parte 90

957) Ciao,
   vorrei sapere se mi potresti  aiutare in un mio problema.
   Ho bisogno dell'analisi testuale della canzone "Chimes of Freedom" e vorrei perciò sapere da te
   dove la potrei trovare. Ne ho forte bisogno per concludere un progetto su Bob Dylan.
   Grazie anticipatamente
   Marco
   Un fan come te

   Ciao Marco,
   non saprei dirti esattamente dove reperire un'analisi come quella che chiedi.
   Se qualcuno è a conoscenza di qualche volume che la riporti mi faccia sapere e la trascriverò su queste pagine.
   Intanto posso riportare quello che scrive Clinton Heylin nel suo "Jokerman, vita e arte di Bob Dylan" a proposito di
   "Chimes of freedom".
   Non si tratta di un'analisi dettagliata del testo, come tu chiedi, ma ad ogni modo Heylin parla diffusamente della canzone
   sviscerandone alcuni aspetti.
   Heylin sottolinea innanzitutto come per quanto riguarda la poesia "Dylan raggiunse il proprio apice creativo negli ultimi
   mesi del 1963, sebbene per tutto il 1964 egli si fosse affidato alla forma in versi sciolti per esprimere i propri pensieri. In
   aprile aveva presentato due delle sue prime poesie in versi sciolti, in occasione del concerto che aveva tenuto alla New
   York Town Hall". Heylin parla quindi di questi due componimenti, My life in a stolen moment e Last thoughts of Woody
   Guthrie, e riporta alcune considerazioni dello stesso Dylan sul suo modo di scrivere poesie e sulla necessità che egli
   sentiva in quel periodo di scrivere di getto tutto quello che gli veniva alla mente: "Ero terrorizzato dall'idea che non sarei
   vissuto a lungo, così scrivevo le mie poesie su qualunque cosa mi capitasse sottomano - le copertine dei miei album, di
   quelli di Joan (Baez, ndr), ovunque...".
   Heylin parla poi della serie di manoscritti emersi solo moltissimi anni dopo la loro stesura da parte di Dylan, i cosiddetti
   manoscritti Margolis & Moss, datati fine 1963, e poi cita l'estratto - che egli definisce notevole - che "fa parte di un blocco
   di scritti databili alla settimana (o alle settimane) che fecero seguito all'assassinio del Presidente Kennedy, avvenuto il 22
   Novembre 1963 a Dallas. A conferma di ciò, sul retro del secondo foglio sul quale egli aveva annotato i propri ricordi di
   Minneapolis c'era una poesia che rappresentava la reazione di Dylan all'assassinio del Presidente e un breve
   componimento di sei sole righe che aveva un non so che di familiare:

"I colori del venerdì erano smorti/mentre le campane della cattedrale bruciavano lente/battendo un colpo per i buoni/uno per le anime gentili/uno per gli storpi/e uno per i ciechi!"

   I semi di una nuova forma di canzone - le catene di fulminee immagini che, una volte legate assieme, avrebbero dato vita
   a Chimes of freedom e, in seguito, a Mr. Tambourine man, Gates of Eden e It's all right mà - erano stati gettati mentre
   Dylan continuava a lavorare pur preda di un notevole subbuglio interiore.
   Poi Heylin parla del viaggio di venti giorni che Dylan compì insieme a Paul Clayton e Victor Maimudes a bordo di una
   station wagon attraverso gli Stati Uniti, da New York alle coste della California.
   "Il viaggio di Dylan era stato motivato anche da un altro fattore: la ricerca dell'ispirazione. Durante tutto il viaggio Dylan
   rimase seduto sul sedile posteriore della station wagon, picchiettando sui tasti della propria macchina per scrivere,
   scrivendo canzoni e probabilmente anche poesie. Mentre si dirigevano verso New Orleans, la canzone alla quale dedicò
   più tempo fu Chimes of freedom. Il già citato refrain "Strikin' for the gentle/strikin' for the kind/strikin' for the crippled
   ones/and strikin' for the blind" (battendo un colpo per i buoni/uno per le anime gentili/uno per gli storpi/e uno per i ciechi)
   che era apparso nella poesia del Dicembre 1963 facente parte dei manoscritti Margolis & Moss aveva ovviamente
   continuato a ronzargli nella mente; mentre i suoi compagni si alternavano al volante, egli completò la canzone.
   I precedenti di Chimes of freedom sono da ricercare nel materiale registrato da Dylan per il proprio terzo album (The
   Times They Are A-Changin'). Il senso della forza della Natura - il testo della canzone è ambientato durante una tempesta,
   con due amici, o due amanti, che trovano rifugio sotto l'arcata di ingresso di una chiesa dalla quale osservano "i rintocchi
   di libertà lampeggiare" - chiaramente riecheggia quello presente nel testo di Lay down your weary tune; il brano è anche
   spudoratamente apocalittico, così come The Times They Are A-Changin' e When The Ship Comes In. La differenza,
   invece, consiste nella promessa di universale emancipazione (forse anche redenzione?) in esso contenuta; la canzone è
   cantata "per ogni persona in difficoltà nell'intero universo", anzichè per pochi eletti. Ironicamente, se la strofa finale di
   When The Ship Comes In fosse stata omessa, l'effetto sarebbe stato in gran parte lo stesso; dopo tutto la forza della
   Natura è una parte essenziale anche di quella canzone, ed è solo nel suo finale che i veri nemici vengono identificati.
   Il maggior punto di contatto tra Chimes of freedom e When the ship comes in è il modo in cui il testo descrive i dettagli di
   una coerente visione così come viene percepita dal cantante. Mentre la sua vita si faceva sempre più caotica, Dylan
   sembrava indossare quel manto visionario che Rimbaud riteneva essenziale per ogni poeta ("Il poeta fa di se stesso un
   visionario per mezzo di un lungo, prodigioso e razionale sconvolgimento dei propri sensi...Egli cerca di raggiungere
   l'ignoto, e anche se, come impazzito, finisce per smarrire il senso delle proprie visioni, egli, perlomeno, le ha avute" -
   Arthur Rimbaud a Georges Izambard, 13 maggio 1871).
   Nel febbraio del 1964, Dylan disse ai propri compagni: "Rimbaud aveva capito tutto. Ecco il genere di roba che significa
   veramente qualcosa, ed ecco ciò che ho intenzione di scrivere, d'ora in poi".
   La composizione di Chimes of freedom riflettè un'importante cambiamento nel modo di percepire la realtà da parte di
   Dylan, uno spostamento in direzione delle canzoni intensamente poetiche che egli avrebbe composto più avanti quello
   stesso anno. A parte Chimes of freedom, Dylan, nel retro della station wagon, lavorò anche agli abbozzi di altre canzoni;
   egli menzionò a Karman la frase piuttosto trita contenuta in Ballad in Plain D: "Sono liberi gli uccelli dalle catene del
   cielo?", anche se ci sarebbe voluto un trauma molto personale per aiutarlo a generare il resto della canzone (la
   separazione da Suze Rotolo, ndr).
   Secondo quanto affermato dallo stesso Dylan nelle note di Biograph, egli, mentre si trovava a New Orleans, dette inizio
   anche a un'altra canzone, intitolata Mr. Tambourine Man, il che, da un punto di vista tanto logico quanto storico, ha
   piuttosto senso; stilisticamente parlando, Mr. Tambourine Man è infatti molto vicina a Chimes of freedom, molto più di
   quanto lo sarebbero state successive canzoni visionarie come Gates of Eden.
   Spero di esserti stato d'aiuto Marco e chiudo con una curiosità che mi ha sempre colpito. E' singolare che nei
   manoscritti del giovane Dylan conosciuti col nome di Margolis & Moss l'estratto che sarebbe poi diventato Chimes of
   freedom era legato al presidente degli Stati Uniti Kennedy e che trent'anni dopo quando Dylan avrebbe cantato
   all'insediamento del Presidente Bill Clinton alla Casa Bianca avesse eseguito proprio Chimes of freedom. Ma forse non si
   è trattato di una coincidenza
   Michele "Napoleon in rags"
 
 

CHIMES OF FREEDOM
words and music Bob Dylan

 Far between sundown's finish an' midnight's broken toll
 We ducked inside the doorway, thunder crashing
 As majestic bells of bolts struck shadows in the sounds
 Seeming to be the chimes of freedom flashing
 Flashing for the warriors whose strength is not to fight
 Flashing for the refugees on the unarmed road of flight
 An' for each an' ev'ry underdog soldier in the night
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 In the city's melted furnace, unexpectedly we watched
 With faces hidden while the walls were tightening
 As the echo of the wedding bells before the blowin' rain
 Dissolved into the bells of the lightning
 Tolling for the rebel, tolling for the rake
 Tolling for the luckless, the abandoned an' forsaked
 Tolling for the outcast, burnin' constantly at stake
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 Through the mad mystic hammering of the wild ripping hail
 The sky cracked its poems in naked wonder
 That the clinging of the church bells blew far into the breeze
 Leaving only bells of lightning and its thunder
 Striking for the gentle, striking for the kind
 Striking for the guardians and protectors of the mind
 An' the unpawned painter behind beyond his rightful time
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 Through the wild cathedral evening the rain unraveled tales
 For the disrobed faceless forms of no position
 Tolling for the tongues with no place to bring their thoughts
 All down in taken-for-granted situations
 Tolling for the deaf an' blind, tolling for the mute
 Tolling for the mistreated, mateless mother, the mistitled
 prostitute
 For the misdemeanor outlaw, chased an' cheated by pursuit
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 Even though a cloud's white curtain in a far-off corner flashed
 An' the hypnotic splattered mist was slowly lifting
 Electric light still struck like arrows, fired but for the ones
 Condemned to drift or else be kept from drifting
 Tolling for the searching ones, on their speechless, seeking
 trail
 For the lonesome-hearted lovers with too personal a tale
 An' for each unharmful, gentle soul misplaced inside a jail
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 Starry-eyed an' laughing as I recall when we were caught
 Trapped by no track of hours for they hanged suspended
 As we listened one last time an' we watched with one last look
 Spellbound an' swallowed 'til the tolling ended
 Tolling for the aching ones whose wounds cannot be nursed
 For the countless confused, accused, misused, strung-out
 ones an' worse
 An' for every hung-up person in the whole wide universe
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.
 
 

 Copyright © 1964; renewed 1992 Special Rider Music
 

CAMPANE DI LIBERTA'
parole e musica Bob Dylan

Lontano tra la fine del tramonto
e lo scampanìo spezzato di mezzanotte
ci riparammo in un androne
mentre il tuono esplodeva con fragore
e mentre maestose campane di lampi
colpivano ombre negli abissi
come se fossero lampeggianti campane di
libertà
lampeggianti per i guerrieri
la cui forza è non combattere
lampeggianti per i rifugiati
sull'inerme via della fuga
e per ognuno e per tutti gli sfruttati
soldati nella notte
e vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Attraverso la fornace disciolta della città
inaspettatamente guardammo
con visi nascosti
mentre i muri si restringevano
mentre l'eco delle campane nuziali
prima della pioggia sferzante
si dissolveva nello scampanare dei fulmini
che suonavano per il ribelle
che suonavano per il miserabile
che suonavano per lo sfortunato
l'abbandonato e il rifiutato
che suonavano per l'escluso
messo costantemente al rogo
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Attraverso il folle mistico martellare
della selvaggia incessante grandine
il cielo esplodeva i suoi poemi
nuda meraviglia
che il tintinnare delle campane della chiesa
sparisse lontano nella brezza
lasciando solo le campane di fulmini
ed il suo tuono
che risuonava per il gentile
che risuonava per il mite
che risuonava per i guardiani
ed i protettori della mente
ed il poeta ed il pittore
lontano oltre questo giusto tempo
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Nella vasta cattedrale della sera
la pioggia raccontava lunghe storie
per le nude forme senza velo
di nessuna posizione
e suonava per le lingue
con nessun posto in cui portare i propri
pensieri
costrette in situazioni scontate
suonava per il sordo ed il cieco
e suonava per il muto
per la bistrattata madre senza marito
la prostituta ingiuriata
per il delinquente da poco
incatenato ed imbrogliato senza scampo
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Sebbene la bianca cortina di una nuvola
mandasse bagliori in un angolo lontano
e l'ipnotica nebbia acquiginosa
si stesse lentamente alzando
lampi elettrici ancora colpivano come dardi
lanciati non per quelli condannati a vagare
oppure per quelli impossibilitati a vagare
e suonavano per quelli che cercano
sui loro sentieri di ricerca senza parole
per gli amanti con la solitudine nei cuori
con una storia troppo personale
e per ogni gentile anima innocua
costretta dentro una prigione
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Con gli occhi splendenti di sorriso
ricordo quando fummo presi
in trappola dal non scorrere delle ore
perchè stavano sospese
mentre ascoltavamo un'ultima volta
e guardavamo con un ultimo sguardo
incantati e sommersi
finchè cessò lo scampanìo
che suonava per i malati
le cui ferite non possono essere lenite
per le schiere dei confusi, accusati, maltrattati
quelli disillusi o peggio
e per ogni uomo imprigionato
nell'intero universo
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà


   958) Ciao Michele,
   ti scrivo per comunicarti che lunedì 10 dicembre canale 5 dovrebbe trasmettere il film Jack Frost. Ti ricorda qualcosa questo
   nome, vero?
   Inoltre visto che ho letto nelle pagine della posta che ci sono anche estimatori del Principe: su De Gregori ho appunto
   fatto un sito e vorrei sapere cosa ne pensate.
   Ecco L'url: http://utenti.tripod.it/Alu84
   Ciao.
   Francesco (The Jack of Hearts)

   Ciao Francesco,
   guarderò il film su Canale 5 che citi anche se dubito abbia qualcosa a che vedere col Jack Frost che interessa noi
   dylaniani.
   Quanto al tuo sito mi sembra molto ben fatto e supponendo che lo amplierai di continuo l'ho già inserito tra i miei preferiti
   in modo da archiviarmi tutto quello che riporti sul grande De Gregori. Consiglio per i fans del Principe: andate a visitare il
   sito di Francesco che riporta tra l'altro un mucchio di articoli scritti da De Gregori per L'Unità, un file audio nel quale De
   Gregori parla del festival di Sanremo e di Tenco, un bel pò di articoli su Francesco ed interviste da lui rilasciate oltre
   naturalmente alla discografia e ad un forum (che però a me non funziona, Francesco... può essere?).
   Un grazie tra l'altro per aver linkato Maggie's Farm all'interno del tuo sito.
   Ciao, Michele "Napoleon in rags"


   959) Ciao,
   per prima cosa i dovuti complimenti per il sito che seguo da un bel po', un punto di riferimento per i fan di Dylan.
   Stavo guardando la pagina delle cover e se non sbaglio non ci sono la cover di All along the watchtower della Dave
   Matthews Band (che puoi trovare nel cd live Listener Supported, se non sbaglio del 1999) e la bellissima cover di Ani
   Difranco di Hurricane che puoi trovare sul cd Swing del 2000, credo, o più comodamente in rete in formato mp3 :-)
   saluti
   Stano

   Ciao Stano, grazie per le segnalazioni, al prossimo aggiornamento della pagina relativa aggiungerò le covers che segnali.
   Per la questione boot ti farò eventualmente sapere in privato.
   Ciao, Michele "Napoleon in rags"


   960) Ciao,
   dopo aver letteralmente consumato Love and Theft, ancora in preda a brividi suscitati dall'ascolto di
   Mississippi, mi sento in dovere di proporre la mia classifica degli album

      1 Love and Theft
      2 Oh Mercy
      3 Blood on the Tracks
      4 Blonde on Blonde
      5 The Freewheelin' Bob Dylan
      6 Time out of Mind
      7 Slow Train Coming
      8 Highway 61 revisited
      9 Bringing it all back home
      10 The basement tapes

   Volevo rivolgere un'enorme grazie a te, Napoleon, e al sito da te curato, poichè il vostro aiuto mi è stato indispensabile
   per orientarmi nell'enorme opera di Dylan, che avevo iniziato ad esplorare solo con un greatest hits.
   Ora sto ascoltando High Water... Floater è appena passata e come sempre mi sono commosso alla strofa di Romeo and
   Juliet........
   Ora sono in attesa spasmodica del 19 aprile, dato che abito a neanche  mezz'ora dal Palaverde......
   Davvero non vedo l'ora di sperimentare Bob anche dal vivo.
   Ad ogni modo, anche se non ce ne sarebbe il bisogno, lasciami spendere solo due parole su Love and Theft... anche
   perchè dopo due mesi di ascolto incessante ora forse posso dire di poter parlare con cognizione di causa.
   Mi ha lasciato basito, con la lingua inerme, non so neanche come potrei esprimermi... Certo è che mai la voce di Dylan è
   suonata così: questa volta alla sabbia e alla colla cosa è stato aggiunto? Nettare? Ambrosia? Bè di certo qualcosa di
   divino! Personalmente credo che questo sia l'album meglio cantato da Bob(nonostante i sessant'anni, e il tono sempre
   più rauco e "sporco") e di sicuro le canzoni non sono da meno....
   Credo che questa versione di Mississippi, ma anche Sugar Baby e le altre, entrino a buon diritto nell'olimpo delle canzoni
   di Bob.
   So di dire cose già dette, ma vorrei solo esprimere il mio stato d'animo... Estasiato. Sono estasiato e senza parole.

   Ciao,
   la strofa di Romeo and Juliet che citi è anche per me una delle più belle di "Love and theft" e fa il paio con l'altra mia
   preferita, quella di Otello e Desdemona da Po' Boy ("Othello told Desdemona: "I'm cold, cover me with a blanket. By the
   way what happened to that poisoned wine?", she said "I gave to you, you drank it") che considero una delle più belle di
   Bob tra tutte quelle del filone "ironico/sarcastico".
   Sulla voce di Bob in "Love and theft" confermo che mi sembra a livelli altissimi e sottolinerei in particolare il cantato di Po'
   boy in cui il fraseggio stretto e l'interpretazione ricorda i tempi gloriosi di album come "Highway 61 revisited" e "Blonde on
   blonde". E poi c'è quell'attacco di "High Water (for Charley Patton) che secondo me è letteralmente da brividi, forse il
   miglior incipit mai cantato da Bob cui affiancherei solo alcuni mitici come quello di Hurricane e qualche altra.
   Credo che "Love and theft" sia veramente "entrato in profondità" e, attenzione, non solo tra i fans (il che naturalmente
   sarebbe stato meno che ovvio) ma anche tra coloro che di Dylan avevano anche solo una vaga idea (quando non
   addirittura ne fossero assolutamente a digiuno). Me ne accorgo parlando con le persone che ho occasione di incontrare
   (specialmente tra i clienti del mio negozio)... Persone che magari fino a qualche mese fa mi sentivano parlare di Dylan e
   mi ribattevano pressochè di non conoscerlo ed oggi scopro invece che hanno ascoltato "Love and Theft" e ne sono rimasti
   entusiasti. Anche in radio ho beccato diversi passaggi di canzoni di L&T, cosa alquanto inusitata, e credo davvero che
   una eventuale partecipazione di Dylan a San Remo possa essere la ciliegina sulla torta per questo periodo in cui
   finalmente sembra che anche i non-believers si siano accorti di lui.
   Ciao, e speriamo magari di vederci al Palaverde...
   Michele "Napoleon in rags"


   961) Ciao Napoleon,
   sono Luca da Piacenza e volevo in primo luogo complimentarmi per il sito davvero molto bello e completo!
   Volevo poi segnalarti, se non è stato già fatto, che Italia 1 sta trasmettendo il sabato pomeriggio verso le 13 un telefilm
   intitolato "Dharma e Greg" (peraltro divertente) in cui apparirà Bob Dylan!
   La puntata con Bobby boy è la numero 51 (ogni sabato sono trasmessi 2 episodi e questa settimana erano  il 26esimo e
   27esimo).
   Il titolo della puntata è "Play Lady Play"... Se ti interessa il sito con gli episodi è
   http://dharma.henrysworld.com/complete.html
   Concludo con un saluto a tutti e con le mie classifiche:

      Canzoni:
      1 Like a rolling stone
      2 Tangled up in blue ("Bootleg series vol. 1/3" version)
      3 My back pages
      4 Mr. Tambourine Man
      5 Standing in the doorway
      6 Sad eyed lady of the lowlands
      7 All along the watchtower
      8 You're a big girl now
      9 The ballad of Frankie Lee and Judas Priest
      10 I shall be realesed

      Album:
      1 Blood on the tracks
      2 Blonde on blonde
      3 Highway 61
      4 Freewheelin'
      5 Another Side
      6 Bringin' it all back home
      7 time out of mind
      8 John Wesley Harding
      9 Oh mercy!
      10 Desire

   Luca

   Ciao Luca,
   ottima notizia quella che ci dai su "Dharma and Greg". Avete segnato tutto, boys?...
   Mi era sfuggito che Italia 1 stesse finalmente dando quella serie e naturalmente aspetterò con trepidazione l'episodio con
   Bob (che avevo visto in una pessima registrazione solo nella versione in americano ma senza audio ed in b/n per i soliti
   problemi di conversione NTSC/PAL).
   Facendo un pò di conti la puntata con Dylan cadrebbe dunque tra 12 puntate, giusto? Dunque tra circa tre mesi...
   Sperèm (lo dico perchè con i "televisionari" non si sa mai, basta un calo di audience e - puff - i programmi spariscono)...
   Poi c'è comunque un dubbio di fondo: visto che Italia 1 non mi sembra famosissima per rispettare l'ordine degli episodi di
   un serial (lo so bene visto che da bravo fan di "X-Files" assisto ogni anno allo scempio di episodi posticipati o anticipati a
   seconda di come gli gira al curatore italiano della serie) siamo sicuri che nel caso di "Dharma and Greg" l'ordine sarà
   rispettato? Secondo la logica tv la puntata con Bob potrebbe essere anche trasmessa sabato prossimo (tanto per dire...).
   Mah! Se sarai a conoscenza della data esatta ti invito a segnalarmelo, Luca, così da riportare l'annuncio su MF.
   Ciao e grazie da
   Michele "Napoleon in rags"



 

   962) Caro Michele,
   dopo un po' rison vivo. Come va a te ed agli amici della Farm?
   Ti scrivo in un bel contesto sonoro, infatti ascolto Tracy Chapman Collection, e credo che (che ne pensi tu?) sia davvero
   straordinaria sia nella capacita' musicale, sia nelle qualita' vocali.
   Sa davvero portare un senso dylaniano nelle canzoni, e poi e' una ragazza sempre nell'ombra, senza clamori stupidi di
   scena, un po' come la stella di George, che ora brilla con i fiori e la luna in cielo ed a cui va il  mio arrivederci (non
   sopporto bonariamente quelli che dicono addio, perche' non esistono per me addii, ma solo un giorno di distacco
   nell'eternita' del fiume che scorre).
   E' da un po di giorni che sono in ritardo, ancora seduto sulla riva del Mississippi a causa di una storia passata durata
   parecchio, mi sento in stile semplice discontinuita' del destino o anche riparo dalla tempesta, diretto son gia' verso un
   nuovo incrocio, ma sai a volte come Bob ci insegna, il labirinto delle cose diventa incredibilmente vasto da poter capire
   subito dove andare... beh lo capiro'...
   Ti dicevo di Mississipi... Non ti ho mai mandato classifiche perche' non riesco a separare le song di Bob, son come figli,
   ma forse Mississippi e Not dark yet sono quelle che mi fanno ogni singola volta (ogni singola, ripeto) sentire come una
   piccola imbarcazione che al chiar di luna si lascia ondeggiare tra l'acqua calma e piatta del tramonto...
   Ogni verso di Mississippi e' una vibrazione che chiama la tua coscienza a duettare con il cuore, e la musica poi e'
   davvero una rolling stone ancor piu' dannatamente vissuta e cosciente, e poi Not dark yet e' la coscienza del nostro
   abisso spirituale, e' la descrizione di quando la vita arriva sul fondo e ti riporta al puro istinto dell'I and I....
   Che ne dici di questi due capolavori? Sono impareggiabili per me, nell'arte non solo nella musica, non in Bob solo...
   Vedi cosa combina Bob, quante ne avrai passate tu... Comunque ha proprio ragione Bono, le canzoni di Dylan sono di
   una rettitudine biblica. Io son tra quelli che hanno sempre dato una esagerata spiritualita' alle canzoni di Bob, ed e' grazie
   a lui che si e' dilatata la mia capacita' di introspezione e la mia fede in genere.
   Sai, almeno so che nel prossimo giorno eterno incontrero' Bob, o forse lo sentiremo cantare tra prati e colori stile "Al di là
   della vita" (se conosci il film).
   Comunque alla prossima Miche', e se mi sai dare informazioni piu' addentro al concerto di Bob a Treviso e su eventuali
   date in periodo natalizio a Londra e dintorni...
   Comunque Tracy Chapman e' incredibile, dopo la tua amica Johanna e' la cantautrice che va per me piu' in profondita'...
   che ne dici?
   Arnaldo, Pescara

   Ciao Arnaldo,
   le tue riflessioni su Not Dark Yet e Mississippi mi hanno fatto venire in mente come Bob sia uno dei pochi a scrivere
   questo tipo di canzoni in cui ha la capacità di racchiudere in pochi minuti tutto un universo interiore. Il tuo paragone con
   una barca che ondeggia sull'acqua mi è risultata incredibilmente efficace perchè a ben pensarci è lo stesso effetto che fa
   a me quel tipo di canzoni di Dylan, ricche di introspezione, legate all'ineluttabilità del destino degli esseri umani... Ecco,
   dovendo "materializzare" quelle sensazioni, effettivamente la prima cosa che mi viene in mente è proprio l'acqua e se
   andiamo ad analizzare in profondità probabilmente lo stesso Dylan, consapevolmente o meno, in questo tipo di canzoni
   fa riferimento a questo elemento ("People don't live or die, people just float", "La gente non vive o muore, la gente
   galleggia soltanto", da "Man in the long black coat").
   La tua visione in stile "Al di là della vita" non mi dispiace per niente e se una volta morto assisterò a qualcosa sul genere
   di quello che tu profetizzi forse non ci sarebbe di che lamentarsi della morte.
   Adoro Tracy Chapman che purtroppo mi persi quando venne in concerto qui ad Aosta pochi giorni dopo Dylan
   (l'organizzatore del concerto di Bob mi rivelò che "furono costretti ad acquistare nel pacchetto anche la Chapman, per
   avere Dylan"...). La sua versione di The Times They are a-changin' del Tributo a Dylan del Madison Square Garden fu
   assolutamente da brividi. Ora mi hai fatto venire voglia di ascoltare il cd che citi (è una nuova uscita?...).
   Ciao Arnaldo e alla prossima,
   Michele "Napoleon in rags"


      963) Ciao a te Michele e a tutta la farm. Sto ascoltando
      l’ultimo bootleg pervenutomi (grazie LisaFox , mille
      volte grazie), il doppio cd in questione e’ un intero
      concerto di Bob a Spokane, W. del 5 ottobre. In questo
      stesso periodo sto ascoltando e rivivendomi in qualche
      modo i concerti di Anzio e Perugia dell’estate passata
      che ho avuto il piacere di vedere. Sono rimasto
      impressionato del climax artistico che sta vivendo il
      nostro, la sua voce (bisogna dare atto alle ultime
      indiscrezioni di Paolo Vites) e’ piu’ controllata e
      modulata con piu’ attenzione, in 4 mesi di concerti –
      luglio/ottobre – e’ divenuta meno gracchiante e piu’
      profonda (una splendida you’re a big girl now lo
      dimostra) , la band e’ sempre compatta e per questo le
      canzoni di Love & Theft sono molto simili negli
      arrangiamenti alle originali (ma ancora per poco
      secondo me), solo Bob porta novita’
      nell' interpretazione vocale, i suoi assolo a volte lasciano
      il tempo che trovano mentre quelli in Summer Days di
      tutte e tre le chitarre sono molto vitali. Note
      negative: devo dare ragione a tutti quelli che
      sparlano del batterista, David Kemper lo conoscevo
      prima per il suo sound con Jerry Garcia e mi piaceva,
      ma con il tempo mi ha stancato, in All along the
      watchtower rimpiango amaramente Winston Watson, lui
      aveva uno stile che teneva insieme la band in un
      corposo rock, la sua piu’ grande performance rimane
      Jokerman a Woodstok e ancora di piu’ Idiot Wind nel
      '92 a San Jose, tante pause e tanti break.
      Tony Garnier e’ veramente il bassista ideale ora
      per Dylan, tiene in piedi le canzoni, se non ve ne
      foste accorti, non solo perche’ fa parte della sezione
      ritmica ma conosce Dylan meglio di chiunque altro.
      Certamente agli esordi fu un vero sfacelo, lo vidi per
      la prima volta nel ’91 e sembrava un principiante
      soprattutto rispetto a Kenny Aaronson che dovette
      lasciare il palco per un tumore alla pelle. Tony che
      doveva essere solo una ruota di scorta , al momento,
      rimase fisso e questo e’ uno di quei tristi capitoli
      sulla sensibilita’ di Bob, Kenny guarì e, benche’
      fosse pronto per il never ending tour, gli fu chiusa
      la porta in faccia, voglio anche precisare che
      Aaronson all’epoca (1988) era considerato tra i
      cinque migliori bassisti rock del mondo, splendidi i
      suoi assolo (!) su All along the watchtower. Meno
      grave ma sempre di cattivo gusto fu quando Bob non
      chiamò G.E.Smith per un piccolo contributo a Oh
      mercy, lui ne rimase ferito e abbandonò il Never Ending
      Tour, da allora bisognera’ aspettare Larry Campbell
      per sentire una chitarra suonare con grazia (John
      "J.J." Jackson era molto simpatico, un chitarrista
      discreto ma impreciso, ricordo e ce l’ho in cassetta
      un suo splendido assolo nel ’91 su Man in the long
      black coat , Bucky Baxter invece è un caso a parte,
      uno strumento a parte, il pedal steel, che sono
      davvero in pochi a saper usare bene, lui è uno di
      quelli) . G.E Smith e’ un chitarrista versatile come
      pochi, se sentite You’re a big girl now in concerto
      ricordatevi che l’impostazione e’ ancora la sua, ma
      tutte le sue interpretazioni e assolo (I Shall Be
      Released dopo lui non sara’ mai piu’ la stessa) sono
      stati incredibili, la band nell’insieme lo era di
      meno, era una garageband, buona ma ancora poco
      definita, con Chris Parker alla batteria e le sue
      piacevoli rullate con i tre toom, su Knockin’on
      heaven’s door “entrava” come pochi. Larry invece è un
      tuttofare, lo sappiamo, come fingerpincking è
      straordinario, e i pochi assolo che fa sono pieni e
      caldi, soprattutto nelle canzoni jazzy (tryin’ to get
      to heaven, if dogs run free), Charlie Sexton è molto
      bravo come ritmico ed ha un tocco delicato, la
      chitarra più idonea rimane la gibson vintage quando
      suona i pezzi più blues del repertorio dylaniano.
      La mia passione per la musica forse ha trasceso le
      mie vere conoscenze (ma sono pur sempre un bravo
      chitarrista, bravo armonicista, mediocre bassista e
      mediocrissimo batterista), comunque rimango nell’idea
      che nelle varie imperfezioni si scopre sempre un
      concerto diverso e un sound diverso, speriamo solo che
      si arricchiscano le scalette, troppo uguali, troppo
      uguali. Un saluto a tutti. Massimo.
 

   Ciao Massimo,
   data la tua conoscenza della materia che ne diresti di curare quella pagina che qualcuno ipotizzò tempo fa dedicata agli
   strumenti utilizzati da Bob e band? Marche, tipo, modelli etc... Se vuoi fammelo sapere e mandami anche un trattato...
   Se non hai tempo no problem.
   Sulla questione Kenny Aaronson riporto le dichiarazioni tratte da "Jokerman" che dimostrerebbero la scarsa sensibilità di
   Bob che fece una specie di carognata all'epoca (così smentiamo quelli che mi scrivono che siamo troppo buoni con
   Bob...). Naturalmente poi bisognerebbe anche conoscere la versione dei fatti dalla bocca di Bob. Certo che stando a Kenny Bob è stato veramente uno &%*°#€.. Ad ogni modo ecco quella di Kenny:

da "Jokerman":
L 'unico evento negativo di quell'Estate fu invece la decisione di Dylan di non riammet-
tere in formazione Kenny Aaronson, il quale era ormai guarito e più che mai pronto a rien-
trare in azione. Sebbene Garnier avesse fornito delle prestazioni più che adeguate, il suo stile
al basso era carente della risonanza scuoti-budella caratteristica di Aaronson, che oltretutto
era anche un personaggio più colorito e dotato di maggiore inventiva. Secondo Aaronson, non
c'era mai stato alcun dubbio che Garnier fosse soltanto una specie di "supplente" che dove-
va fare le sue veci mentre egli si sottoponeva alle necessarie cure. Pertanto, il 23 Luglio, si
recò a Jones Beach, nello Stato di New York, tre settimane dopo l'inizio del tour americano,
per salutare Dylan e informarlo di essere pronto a tornare in azione. Dylan, invece, aveva
chiaramente deciso di andare avanti senza di lui.
Kenny Aaronson: "Fu un giorno ben strano per me, amico... Arrivai là, e tutti vennero
ad abbracciarmi e a sussurrarmi nell'orecchio Quand'è che torni, amico? Ci manchi! Al che,
risposi che ero venuto per parlare con Bob. Circa mezz'ora, venti minuti prima dell'inizio del
concerto venne da me il manager di Bob e mi disse: Bob vuol sapere se ti va di salire sul palco
e suonare qualche brano assieme ai ragazzi. Risposi sì, certo, e poi, cinque minuti prima
dell' inizio dello show, Bob mi chiamò dentro il proprio camerino, così, per fare quattro chiac-
chiere. Probabilmente, voleva soltanto sapere come stavo, mentre io ero invece tutto concen-
trato sul mio eventuale ritorno in formazione. Così, parlammo per un po', e quindi dissi: Be',
che aspetto ho? Ti sembro un uomo malato? Sono pronto a tornare al lavoro! Al che lui
cominciò a menare il can per l' aia, dicendo questo e quello e, insomma, concludendo col dire
di non essere troppo sicuro di voler modificare la formazione della band proprio allora. Bella
stronzata... L' avevo capito, sai... In soldoni, mi aveva detto: Non m 'importa un cazzo di chi
suona il basso".


964) Anna "Duck" mi invia le copertine del prossimo cd del dylantree di Maggie's Farm (visitate il Porcile di Maggie's Farm cliccando qui). Guardate che belle... Non potete non avere questi superbi cd con il materiale dei concerti italiani ultimi scorsi:


fronte


retro



965) Ciao, mi chiamo Ferruccio. Potresti darmi delle informazioni su "Tarantula" il romanzo di Bob Dylan?...
Grazie
Ferruccio

Ciao Ferruccio,
ti riporto di seguito gli stralci che riguardano quel volume pubblicati su "Jokerman" del già citato Clinton Heylin.
Ciao, Michele "Napoleon in rags"

"Il progetto di Dylan del quale si era maggiormente parlato durante il periodo che aveva
coinciso con la sua ascesa alla fama era il libro che si diceva egli stesse scrivendo. Vi aveva
fatto riferimento per la prima volta nel 1963, e quindi in occasione di varie interviste tenute
nel corso del 1964 e del 1965 -facendosi ogni volta sempre più vago a proposito dei suoi
contenuti. Quando ebbe luogo il famoso incidente del Luglio 1966 il libro non era ancora
apparso [Fu infatti solo nel 1970 che Tarantula vide la luce, perlomeno in forma ufficiale,
visto che ne erano circolate già delle copie illegali delle bozze sin da pochi mesi dopo l'inci-
dente]. Dylan giunse all'approccio adottato per Tarantola solo dopo numerosi e infruttuosi
tentativi.
Sebbene siano stati fatti numerosi tentativi per valutare i reali meriti letterari di
Tarantola, la storia riguardante la realizzazione del libro non è mai stata esplorata a fondo.
Lo stesso Dylan ha sempre dato l'impressione di essere stato come persuaso con lusinghe a
scrivere il libro, dopo il successo ottenuto dalle due raccolte di bizzarre poesie e racconti
pubblicate da John Lennon.
Bob Dylan: "Nel corso delle interviste che rilasciavo prima e dopo i concerti, i giornali-
sti mi chiedevano cose del tipo: Che altro scrivi ? E io rispondevo: Be' veramente non scri-
vo nient'altro. E loro: Oh, andiamo, devi scrivere qualcosa! Su, dicci qualcosa di più. Così,
rispondevo: Certo, scrivo libri. Dopo che sui giornali apparve la notizia che scrivevo libri,
cominciarono ad arrivarmi dei contratti... prendemmo quello più vantaggioso, e così eccomi
vincolato a scrivere un libro" [1969].
La verità è che egli confessò apertamente di stare scrivendo perlomeno un libro e due
commedie in diverse interviste concesse nel 1964 -quando ormai aveva già firmato un
contratto con la Macmillan. Secondo Bob Markel, direttore editoriale della Macmillan, il
quale fece da supervisore alla pubblicazione di Tarantola, Dylan non sembrava essere
estremamente determinato a scrivere un libro, ed era incerto quanto lo stesso Dylan a propo-
sito di cosa la Macmillan avrebbe effettivamente ottenuto.
Bob Markel: "Conobbi Grossman prima di conoscere Dylan... Bob aveva appena comin-
ciato a lasciare il proprio segno come cantante e scrittore. Albert mi disse di ritenere che
Dylan fosse un personaggio da tenere di conto, che un giorno o l'altro avrebbe potuto voler
scrivere un libro, e se ero interessato avremmo potuto trovare un accordo per un contratto...
Gli demmo un anticipo per un libro... L 'editore si stava prendendo un bel rischio, dando un
anticipo a un giovane, potenziale fenomeno le cui capacità non erano ancora state messe alla
prova... Lui stesso non aveva idea di come sarebbe stato il libro".
L' incertezza riguardante l' effettiva natura del libro sarebbe durata ancora un po' .Già
nell' Aprile del 1963, Dylan aveva detto a Studs Sterkel di stare scrivendo un libro; in quella
occasione, però, non aveva parlato di un viaggio surreale attraverso il linguaggio, ma di qual-
cosa di "storico", in senso molto lato, perlomeno nel senso in cui My Life in a Stolen Moment
e Last Thoughts of Woody Guthrie erano da considerarsi "storiche": qualcosa, cioè, che
parlasse della genesi di Bob Dylan,folksinger newyorkese.
Bob Dylan: "Sto scrivendo un libro... Parla della mia prima settimana a New York...
Parla di qualcuno che è giunto alla fine di una strada, sa che davanti a sè c'è un'altra strada
ma non sa esattamente dove, però sa che non può tornare indietro per la strada appena percor-
sa... ci sono i miei pensieri a proposito degli insegnanti che ho incontrato a scuola e di tutti
gli autostoppisti che percorrono le strade di questo Paese... ragazzi che vanno al college, e
tutte le persone che conoscevo, ognuna delle quali è una specie di simbolo per ogni genere di
persone" [1963].
Nell' Autunno del 1963, Dylan conobbe il poeta Lawrence Ferlinghetti, col quale discusse
la possibilità di scrivere un libro per la sua casa editrice, la City Lights, la quale, pubblicando le
opere di quasi tutti i poeti Beat, avrebbe rappresentato per Dylan una scelta eccellente, in
termini di credibilità. In ogni caso, nell' Aprile del 1964 Dylan non aveva ancora prodotto
alcun tipo di manoscritto, e scriveva a Ferlinghetti che il suo approccio verso l'intero progetto
era in costante mutamento.
"Ho pronte per te delle canzoni e delle storie, una specie. Il mio problema, però, è che
so di averne delle altre, e preferirei mandarti tutto assieme, anzichè solo quello che ho pronto.
Questo è quanto, penso" [1964].
Al momento in cui la Macmillan espresse il proprio interessamento al libro, il progetto
era ancora lungi dall'essere definito. Secondo Markel, il contratto originale siglato dalla
Macmillan riguardava un libro di fotografie su Hollywood; le fotografie avrebbero dovuto
essere di Barry Feinstein, marito di Mary Travers e responsabile del severo ritratto di Dylan
che faceva bella mostra di sè sulla copertina di The Times They Are a-Changin', mentre il
testo avrebbe dovuto essere opera di Dylan. Dylan parlò di questo libro a Max Jones del
Melody Maker nel Maggio del 1964, a Londra.
Bob Dylan: "Si tratta di un libro fotografico, e le parole che ho intenzione di scrivere non
avranno direttamente a che fare con le foto, ma in un certo qual modo coincideranno con lo
stato d'animo da esse suscitato. Tutte le foto sono state scattate a Hollywood, e ritraggono
qualunque cosa, dalla scritta Hollywood sulla collina a Marlon Brando che parla mentre qual-
cuno regge un cartello con su scritto Amico dei negri... Mi piace questo fotografo, e mi piace
scattare io stesso delle foto" [1964].
Dylan disse anche a Max Jones di avere perlomeno un altro libro in mente, e di stare
preparando anche un paio di commedie; in effetti, tre mesi prima aveva riferito a un giorna-
lista canadese che una delle commedie sarebbe stata pronta "prima del romanzo". Nel frat-
tempo, stava ancora lavorando a quella forma poetica in versi sciolti che aveva elaborato in
Eleven Outlined Epitaphs. Mentre, nel Giugno del 1964, portava a termine il proprio quar-
to album, Another Side..., aveva espresso ancora una volta il desiderio di includere qualco-
sa scritto di proprio pugno nelle note di copertina; il problema -come nel caso di The Times
They Are a-Changin' -era che aveva troppe poesie sottomano perche potessero trovare
posto sulla copertina di un album. Come risultato, le poesie di Another Side... (che, ironica-
mente, erano intitolate Some Other Kinds or Songs, un'ammissione del fatto che, nono-
stante tutti i suoi sforzi, queste poesie free-form rappresentavano qualcosa di diverso dalle sue
canzoni) vennero come pigiate a forza sulla copertina dell'album, scritte con un carattere
tanto minuscolo da essere quasi illeggibile. Nonostante questo espediente, solo cinque di
queste "specie di canzoni" poterono trovare posto sul retro di copertina; sei ulteriori esempi
di tali composizioni vennero in seguito pubblicati come bonus sulla raccolta Writings and
Drawings, del 1973.
Some Other Kinds or Songs rappresenta un passo avanti rispetto a Eleven Outlined
Epitaphs e alle altre poesie che aveva scritto nell' Autunno del 1963. La principale differenza
consiste nei cambi di verso; in Eleven Outlined Epitaphs i versi sembrano interrompere il
testo in punti in cui un pensiero termina e ne inizia un altro, mentre in Some Other Kinds or
Songs sembra che qualunque tipo di struttura rappresenti un impaccio. Esse anticipano diret-
tamente le anfetaminiche scosse ritmiche che Dylan avrebbe in seguito impiegato in compo-
sizioni come Subterranean Homesick Blues o sembrano casuali intrusioni in una poesia-prosa
che procede a briglia sciolta; in effetti, tali poesie in prosa sembravano rappresentare lo stile
verso il quale si stava indirizzando Dylan.
Bob Markel incontrò Dylan poco dopo che questi ebbe scritto Some Other Kinds or
Songs, e chiaramente il concetto che Dylan aveva del libro si era già orientato verso una
forma più vicina a quella di Tarantola, il cui titolo iniziale pare fosse stato Side One.
Bob Markel: "II nostro primo incontro avvenne nei vecchi e meravigliosi uffici che la
Macmillan aveva in centro. Era, probabilmente, l'Inverno del 1964 [sic]. Quando avevo
parlato per telefono con Bob egli aveva insistito perchè il nostro incontro avvenisse dopo il
tramonto, perchè non se la sentiva di viaggiare con la luce del giorno. In quei giorni, girava
attorno a New York in motocicletta... Non aveva scritto ancora alcun libro... Il primo titolo
che sentii attribuire a quello che aveva scritto fu Other Side... Il materiale era, a quel punto,
molto confuso, e il redattore l' aveva definito inaccessibile. I simbolismi erano molto difficili da
comprendere, ma per contro era anche molto terreno, pieno di oscure ma meravigliose imma-
gini... Per me si trattava di qualcosa di molto valido, e di estremamente diverso da quanto
aveva prodotto Dylan fino a quel momento. Non era un libro".
La migliore prova del fatto che Dylan si stesse orientando verso un approccio poetico
sempre più surrealistico è data da quattro lettere che egli scrisse nel corso del 1964 a Tami
Dean, una studentessa della Oklahoma State University. Le lettere {che non vennero
pubblicate prima del 1984, sedici anni dopo la morte della Dean, avvenuta in un incidente
automobilistico} denotano un'evidente evoluzione nel suo stile. La prima lettera, degli inizi
di Marzo 1964, fa riferimento a una sua visita a Dallas avvenuta tre settimane prima e mostra
uno stile simile a quello contenuto nelle lettere in versi sciolti indirizzate l' anno precedente a
Tony Glover, Sis Cunningham e all'Emergency Civil Liberties Committee, anche se stavolta si
tratta di semplice prosa: "Ti rivedrò, una volta o l'altra. in una strana notte. quando le foglie
volano via. e fa un freddo che quasi si gela. quando i fari passano sopra il promontorio sì ti
incontrerò all'incrocio. sul confine della città. nella polvere marrone". La seconda lettera,
datata probabilmente Primavera 1964, prosegue nello stesso stile, sebbene includa qualcosa
che forse è un riferimento indiretto a Chimes of Freedom: "Guardo fuori dalle finestre della
cattedrale, quando posso. altre volte le osservo dal basso della strada piovosa".
La terza e la quarta lettera sono agli antipodi di queste due concatenazioni di pensieri.
Apparentemente datate fine Estate-Autunno 1964, sono entrambe più esplicitamente surreali, e
scivolano con facilità in uno stile tipo flusso-di-coscienza che pone strati di incongruenza
sopra l'assurdo. Nessuna delle due sembra essere rivolta direttamente a Tami Dean -a ecce-
zione di un breve passaggio nella terza lettera dove il Dottor Zen dice ciao -ma sembrano
piuttosto delle esposizioni dello stato mentale di Dylan. La terza lettera è la più coerente, ed
è una divertente parodia della classica lettera stile "Cara Mamma, stiamo tutti bene" che
aveva già messo in ridicolo in una lettera scritta alla madre di Joan Baez nell' Agosto del 1964
(la lettera è riportata nella autobiografia della Baez intitolata And a Voice to Sing With}. Il
personaggio del Dottor Zen segue lo stesso stile di Syd Dangerous, Silly Eyes e Herold the
Professor di Tarantola, o della famiglia di pazzi ritratta in On the Road Again:
"Non sta accadendo niente di nuovo. il dottor zen dice ciao. gli ho detto che eri via, in
oklahoma. lui ha detto no che non lo è. io ho detto ok, ho capito. l'oklahoma non esiste. lui
dice no, cretino, è lei che non esiste. io dico ok, ok, lui dice salutala. a volte il dottore è un
po' strano. si .ficca lsd nel turbante tutti i giorni".
La quarta lettera ha ancora meno precedenti stilistici nella sua antecedente poesia. Diretta
precorritrice del misto di poesie in prosa e delle "epistole" in versi sciolti contenuto in
Tarantola, la lettera assomiglia a una cronaca dadaista. Si apre con la frase "E così, eccomi
qua, a cavallo di quest'ombrello", e prosegue con un linguaggio che si muove parallelo a
quello del pazzo mondo di canzoni come Bob Dylan ' s 115th Dream.
"Attenta ai crolli e non essere troppo buona con nessuno. potrebbero farsi un'idea
sbagliata. deridi il cimitero. fai dei pasticcini grazie mamma buon dio figlio è al ponte di
Londra che stai per andare? confondo pazzifantasmi..,. vengo a trovarmi nella posizione di
uno tradito..".
La lettera si conclude con ventiquattro frasi in versi sciolti. Il tono di consiglio presente
in frasi come "Attenta ai crolli e non essere troppo buona con nessuno" può essere ritrovato,
maggiormente sviluppato, anche in lt's Alright Ma e in quella che può essere forse considerata
la prima delle sue poesie in prosa vere e proprie, la quale venne pubblicata a fine Ottobre
1964. Nel programma del primo concerto da lui tenuto a New York da un anno a quella parte,
il famoso concerto della Vigilia d'Ognissanti del 1964, egli incluse un componimento intito-
lato Advice for Geraldine on Her Miscellaneous Birthday. In un'ilare galoppata attraverso i
temi del restare in riga e del conformismo in generale, egli consiglia la misteriosa Geraldine
di non creare mai niente, perchè potrebbe essere male interpretato e quindi tormentarla per il
resto della sua vita. Il modo in cui egli si rivolge a un'immaginaria amica/critica/componen-
te del proprio pubblico e cerca di smontare parte delle aspre critiche che aveva cominciato ad
attirare su di sè a partire dall'autunno del 1963 lega questa lettera, da un punto di vista tema-
tico e stilistico, alle "lettere" dello Scultore col Burro e di Herold the Professor contenute in
Tarantula.
Nei primi mesi del 1965, gli scritti pubblicati di Dylan cominciarono ad adottare piena-
mente lo stile in prosa che si può riscontrare Tarantola; infatti, due poesie in prosa pubbli-
cate nell'Inverno 1964-'65 furono accreditate come tratte dal suo imminente libro. Il primo
di questi "estratti" venne incluso in Sing Out come introduzione a All I Really Wanna Do, ed
era apparentemente stato ripreso da Walk Down the Crooked Highway, chiaramente un
titolo provvisiorio dell'insieme di scritti che sarebbe divenuto Tarantola; la sua prosa in stile
flusso-di-coscienza fa pensare che fosse stato concepito per essere incluso in Tarantola,
alla luce di frasi come "laura parla di Dio onnipotente dragone su per avenue B
tagliagole bugiardo in pantaloni lunghi".
Il successivo "estratto" dal suo imminente libro, in questa occasione senza titolo, venne
pubblicato sulla rivista Pageant, che aveva sede a Chicago, assieme a un inserto fotografico
a opera di Daniel Kramer. Brevi "commenti" ( come "mi piacerebbe fare qualcosa di valido
/come, forse, piantare margherite nel deserto / ma sono soltanto un chitarrista") erano stam-
pati accanto a ogni foto; in effetti, erano stati scritti in un paio d'ore a Woodstock, su richie-
sta dello stesso Kramer, ma avrebbero potuto benissimo fare parte del libro. L 'ultima poesia
in prosa pubblicata da Dylan nell'Inverno del 1965 prese la forma di note di copertina per il
suo imminente album, Bringing It AlI Back Home. Quest'ultimo componimento era il
meno ortodosso da lui scritto, e rappresentò il suo tentativo più riuscito di avvicinarsi alla
tecnica impiegata nei propri scritti da Burroughs. Agli inizi di Aprile, parlando del proprio,
imminente libro con Paul Jay Robbins, Dylan accennò alla parte che i cut-up avrebbero
potuto avere nel modo in cui il libro -adesso intitolato Off the Record -sarebbe stato
realizzato.
Bob Dylan: "Il titolo, Bob Dylan Off the Record, costituisce una specie di tentativo. Mi
hanno detto che esistono già altri libri che contengono quella frase, "off the record", nel titolo.
Il libro non può effettivamente avere un titolo, ecco che tipo di libro è. Penso che ne scriverò
anche le recensioni... Ho scritto delle canzoni che sono davvero particolari, strane, lunghe
catene di strofe, roba del genere... Non ho mai davvero pensato a scrivere una canzone inte-
ramente in versi sciolti. Ti piace qualcosa come i cut-up? ...Ho scritto il libro perche ho sotto-
mano un sacco di cose che proprio non mi è possibile cantare... Qualcosa del tutto priva di
rima, tutta spezzettata; nella quale non c'è niente, se non parole" [1964].
Appare chiaro il fatto che egli stesse descrivendo la forma finale che avrebbe assunto il
proprio libro. La maggior parte di Tarantola venne scritta nelle ultime settimane del 1964 e
durante i primi mesi del 1965. Dylan sembrava essersi gettato anima e corpo nella realizza-
zione del proprio libro, sebbene non vi avesse ancora trovato un titolo che gli andasse a genio.
Mentre l'Inverno cedeva il passo alla Primavera, egli, ospite di Joan Baez nella sua casa di
Carmel, scriveva e scriveva. Secondo la cantante, egli lasciò a casa sua un'enorme pila di
bozze, che non venne mai più a riprendersi.
Quando, alla fine di Aprile, arrivò in Inghilterra, Dylan aveva quasi completato l'insie-
me di scritti che sarebbe divenuto Tarantola. Era anche finalmente riuscito a farsi venire in
mente un titolo che lo soddisfaceva, titolo che rivelò a Michael Hellicar del Daily Sketch
prima di partire per il proprio tour inglese. La scelta del titolo Tarantula non è mai stata moti-
vata in maniera convincente. Come nel caso del proprio nome d'arte, solo lo stesso Dylan
conosce le vere ragioni della scelta da lui operata; comunque, è pressochè certo il fatto che
egli avesse letto un particolare capitolo di un classico della filosofia ottocentesca, intitolato
Sulle Tarantole.
"Mirate, questa è la tana della tarantola. Volete vedere la tarantola stessa? Ecco lì la
sua tela; toccatela, che essa tremoli! Eccola che arriva, senza indugio: benvenuta, taranto-
la! Il tuo simbolo triangolare giace nero sulla tua schiena, e io so anche cosa c' è nella tua
anima. Vendetta è nella tua anima, e ogniqualvolta tu mordi, lasci cicatrici nere. Il tuo vele-
no sprofonda l'anima in vortici di vendetta... pertanto io strappo la tua ragnatela, così che
la tua rabbia possa attirarti fuori dalla tua tana e la tua vendetta possa balzare fuori da
dietro la tua parola giustizia. Giacche il fatto che l'uomo possa essere liberato dalla vendetta,
rappresenta per me il ponte che conduce alla più alta delle speranze, e un arcobaleno dopo
una lunga tempesta".
Così parlò Zarathustra, cioè Nietzsche. Il nome del filosofo tedesco appare tra i crediti
dell'album Highway 61 Revisited, e sebbene lo stile di Così Parlò Zarathustra assomigli
assai poco a quello di Tarantola, è possibile che, essendo un libro di poesie in prosa che
ritraggono le visioni di un visionario viaggiante, abbia costituito per Dylan una sorta di
modello al quale rifarsi. Ci fu anche un altro libro di visionarie poesie in prosa che, sebbene
ugualmente dissimile per stile, servì probabilmente anch'esso come fonte di ispirazione per
Dylan: Una Stagione all'Infemo di Rimbaud.
In ogni caso, quali che fossero i precedenti letterari di Tarantola -e tra questi c' è ovvia-
mente una buona dose di poeti Beat -i suoi simbolismi sono tipicamente dylaniani. Tanto tipi-
ci, in effetti, che egli cominciò ben presto a pensare che il senso del libro sarebbe sfuggito ai
propri fan e a quei critici letterari che stavano solo aspettando una scusa per denigrare il cosid-
detto "bardo delle onde radio". Egli si rese conto che, sono parole sue, "la gente, a casa, non
ci capirà un bel nulla". Ovviamente, aveva ragione. Tra le opere della letteratura moderna,
forse soltanto Finnegans Wake di Joyce è altrettanto illeggibile quanto le parti di prosa
contenute in Tarantola.
Il suo problema, ora, consisteva nel fatto che tutti si aspettavano un libro intitolato
Tarantula. I giornalisti pretendevano da lui che parlasse del proprio libro, ed egli elaborò un
miscuglio di descrizioni che ne dessero un'idea, facendo vaghi e generici accenni a un qual-
che tema nascosto. Pertanto, il suo era un libro che parlava "di ragni", "di insetti"; era una
"raccolta di epitaffi". A volte, Dylan lo definiva "un libro di confusione, piccoli e brevi detti,
come una macchia sul muro"; altre volte, più onestamente, ammetteva di non avere la minima
idea di cosa parlasse; per certo non era narrativa, nè niente di simile.
Dylan cominciò ad avere qualche legittimo dubbio sull'effettivo valore del proprio libro.
Cominciò a portarsene dietro le bozze ovunque andasse, per leggerle agli amici e chiedere
loro un' opinione spassionata. Nell ' Ottobre del 1965 accennò ad Allen Stone il fatto che stava
cominciando a nutrire seri dubbi sull'effettivo valore del libro.
Bob Dylan: "Ho scritto un sacco di parole per questo libro, ma non posso usare niente di
scritto... non posso usare queste idee. Sono troppo deformate, e non sono quelle
giuste. Roba che è stata espressa già un milione di volte in passato... Ora non scrivo, a meno
che propio non mi capiti" [1965].
Quello stesso Autunno, parlando con Nat Hentoff, Dylan fu ancora più esplicito a propo-
sito dei propri dubbi riguardo gli effettivi meriti del libro. Sebbene egli raccontasse a Hentoff
una specie di parabola riguardante un romanzo al quale aveva lavorato "una volta", sembra
più che evidente il fatto che egli stesse parlando di Tarantola.
Bob Dylan: "Una volta, volevo scrivere un romanzo; così vi dedicai un sacco del mio
tempo, circa sei mesi, anche se a momenti alterni... Infine arrivai semplicemente alla conclu-
sione che quello che vi veniva espresso non era il mio messaggio. Non importava quante
pagine avessi scritto -circa cinquecento, penso -per certo non vi era contenuto il mio messag-
gio. Mi dissi: Questa è una stronzata. Non è nulla. Se anche finisco questo romanzo, non
verrà pubblicato prima di un anno e mezzo, forse due anni da adesso. Quando uscirà, sarà
qualcosa di completamente diverso... Insomma, poteva anche darsi che, al momento della sua
pubblicazione, sarei stato una persona completamente diversa da quella che l'aveva scritta,
solo che io avrei dovuto mantenermi all'altezza di quel romanzo, e se la gente mi avesse chie-
sto facevo... Avrei DOVUTO dire che stavo scrivendo un altro romanzo!" [1965].
Nonostante tutto, all'inizio del 1966 Dylan sembrava assolutamente intenzionato a
pubblicare il proprio libro. In Gennaio, assicurò un libraio che il libro sarebbe uscito "entro
un paio di mesi", gli mancava soltanto di dare un'ultima occhiata alle bozze. La macchina
pubblicitaria era già pronta per una campagna autunnale di supporto al libro, che però non
avrebbe mai avuto luogo; per Dylan c'erano già troppe aspettative alle quali tenere fede
perchè egli desiderasse che se ne aggiungesse anche un'altra.
Tarantola rappresentò il culmine del desiderio provato da Dylan di uscire dai confini
della canzone; dopo Like a Rolling Stone egli si rese conto di potere inserire in una canzone
qualunque cosa volesse esprimere, anche se per fare ciò dovette ridefinire il concetto di
canzone stessa. Le sue ultime poesie in prosa (eccezion fatta per le note di copertina di Planet
Waves, del 1974) sarebbero apparse sul retro di Highway 61 Revisited, e nel foglio
del programma del Newport Folk Festival del 1965. Gli eventi di quel fatidico fine settimana lo
avrebbero spinto verso una nuova direzione, e non ci sarebbero stati, dopo di lui, altri
ragni tentati a ballare la tarantella
Bob Dylan: "Tutti i miei scritti diventano canzoni, ora; le altre forme letterarie non mi
interessano più" (1966)


966) Ciao Michele, ti spedisco la copertina ed un pezzo dell'ultimo
      Mucchio Selvaggio che da secoli non dedicava una
      copertina a Dylan. Ora lui ha concesso un'intervista
      (nella quale ignora di sapere cosa sia Sanremo).
      Manca l'introduzione, ma ho preferito sacrificarla per questioni
      di tempo e spazio. Buona lettura
      Massimo

Ciao Massimo, thanx
 
 






 
 
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