parte 45
339) Rispondo sulla questione siti ftp.
L' enorme progetto di Phil è naufragato
e non se ne parla più sul newsgroup;
il fatto che non se ne parli proprio per
niente mi fa nascere il sospetto
che sia nato qualcosa di più sotterraneo....
magari uno di questi giorni gli
scrivo se ritrovo il suo indirizzo e-mail.
Sugartown cita da un po' di tempo il sito:
ftp://www.orion5570.com/mp3s/Dylan/Bob-Dylan-oxford-OH-99-10-29_from_orion/
accessibile come utente anonimo e contenente
lo show di Oxford (Ohio) del
'99.
Recentemente ha aggiunto il sito:
ftp://fast@24.178.12.32/music
(password: line) al quale non sono riuscito
ad accedere, credo per motivi di congestione,
visto che non è citato il
contenuto, quindi potrebbe essere un discreto
serbatoio di bootleg. Per
esperienza consiglio di tentare la connessione
in tarda mattinata non
scoraggiandosi di fronte ai primi fallimenti.
Carlo
Grazie Carlo. Bene chi ci aveva chiesto novità sui siti ftp è avvisato. Naturalmente se Carlo ci comunicherà ulteriori novità lo comunicheremo...Michele
340) Ciao Michele,
grazie mille per la risposta , sì,ho
quel bootleg di cui parli,
di Bruce Springsteen ho praticamente tutto...
non sapevo che Bob avesse cantato "Dancing
in the dark",
mi puoi dire dove la posso trovare?
Sapevi che Bruce all'inizio della sua carriera
(1975) fece in un
concerto la spendida I want you versione
acustica?
Da brividi.
Alla prossima
ciao
Mat
Ciao Mat, per quanto
riguarda Dancing in the dark è presente sicuramente nei seguenti
boot che hanno lo stesso titolo che è poi appunto quello della canzone
di Springsteen:
1) "Dancing in the
dark" con il concerto di Toad's Place, New Haven, USA del 12-1-1990
2) "Dancing in the
dark" (chiamiamolo Dancing in the dark bis...) con canzoni dalle prove
dei concerti del 1987. Moonlight Records 1996.
Non sapevo della versione
che The Boss ha fatto di I want you... ecco un'altra chicca che aggiungerò
alla mia lista delle covers da trovare...
Ciao Mat e a presto,
Michele
341) Ed ora un grazie ad Anna che mi ha spedito le seguenti traduzioni (le riporto di seguito prima di inserirle nella sezione Stories in the press).
La prima riguarda un mitico articolo di Robert Shelton che lanciò Bob Dylan segnalandone le capacità al grande pubblico.
Dylan acerbo
(Robert Shelton, Bob
Dylan: A Distinctive Folk-Song Stylist, su "New York
Times", 29 settembre
1961).
Un volto nuovo e brillante
della musica folk è apparso al Ger-
de's Folk City. Nonostante
non passi vent'anni, Bob Dylan è uno
degli stilisti più
caratteristici che abbiano suonato in un cabaret di
Manhattan negli ultimi
mesi.
Sorta d'incrocio tra
un ragazzo del coro e un beatnik, Dylan ha
l'aspetto di un cherubino
e una zazzera di capelli arruffati, in par-
te coperti da un cappello
di velluto nero alla Huck Finn. I suoi ve-
stiti hanno forse
bisogno d'un sarto ma quando Dylan lavora con
chitarra, armonica
e piano e compone canzoni nuove cosi in fretta
da non riuscire a
ricordarle, non c'è dubbio che il talento gli spriz-
za da tutti i pori.
La sua voce è
tutto tranne che graziosa. Dylan cerca cosciente-
mente di ritrovare
la rude bellezza di un bracciante agricolo del
Sud che rimedita una
melodia sulla sua veranda. Le sue note con-
servano tutto il loro
“tossire e abbaiare”, e un'intensità bruciante
pervade le sue canzoni.
Dylan è sia
commediante sia tragico. Come un attore di vaudeville
del circuito rurale,
può offrire tutta una gamma di buffi mo-
nologhi: Talking Bear
Mountain satireggia il sovraffollamento di
un'escursione in barca;
Talking New York ironizza sulle sue diffi-
coltà per guadagnarsi
la notorietà e Talking Havah Nagilah parodiz-
za la mania della
folk music e il cantante stesso.
Se di vena seria,
Dylan sembra recitare in un film al rallentato-
re. Le sue elastiche
frasi sono distese e stirate, al punto da far
pensare che potrebbero
rompersi. Dylan scuote la testa e il corpo,
chiude gli occhi come
se sognasse, sembra cercare a tastoni una
parola e uno stato
d' animo, infine risolve la tensione acconsenten-
do a trovare la parola
e lo stato d'animo.
Può mormorare
il testo di House Of The Rising Sun facendone
un ruggito o un sospiro
scarsamente comprensibili oppure enuncia-
re con la massima
chiarezza la poetica amarezza di un blues di
Blind Lemon Jefferson:
"Ti chiedo un piccolo favore/Bada che la
mia tomba sia pulita"
L'approccio altamente
personale di Dylan alla canzone folk è
ancora in evoluzione.
Dylan ha assorbito influenze come una spu-
gna. A tratti la sua
tensione verso il dramma si risolve in un melo-
dramma fuori bersaglio
e la sua stilizzazione minaccia di oscillare e
di farsi eccesso manieristico.
Ma, se non è
per tutti i gusti, il suo modo di far musica ha il
marchio dell'originalità
e dell'ispirazione, tanto più notevoli se si
pensa alla sua età.
Dylan è vago riguardo alla sua nascita e ai suoi
precedenti ma importa
meno dove è stato che dove sta andando, e
sembrerebbe che stia
andando diritto in alto.
La seconda è
una testimonianza di Mike Porco, proprietario di uno dei locali che videro
gli esordi artistici di Bob.
Talkin' New York
(Mike Porco, Talkin'
New York, in Conclusions On The Wall, Thin Man Ltd., 1980).
Mi pare un poco strano
narrare qui la mia "autobiografia".
Spero soltanto che
i miei ricordi vi aiutino a percepire qualcosa
della vita del Greenwich
Village in quei grandi giorni. Ma iniziamo
dal principio.
Arrivai in America
nel 1933 - sapete, uno dei tanti in mezzo
alle "masse confuse
che anelavano respirare in libertà". Avevo di-
ciott'anni e m'ero
lasciato alle spalle la nativa Calabria e il mio la-
voro, una piccola
bottega di falegname. Mio padre era emigrato
negli Stati Uniti
per primo e noi avremmo dovuto seguirlo, uno al-
la volta, man mano
che lui avesse avuto la possibilità di portarci
fin là. Ma
mio padre morì poco prima che io arrivassi e ad acco-
gliermi trovai mio
zio, che mi prese nella sua casa come un figlio.
Non parlavo la lingua
di qui e si era allora all'apice della de-
pressione. Insomma,
era pressoché impossibile trovare un'occupa-
zione: proprio non
c'era lavoro. Mi trovai infine qualcosa, lavoran-
do con mio zio nel
suo ristorante: 90 ore la settimana per 11 dol-
lari. Mi davano i
pasti gratis ma niente vacanze, e rimasi lì cinque
anni!
Quando venne la guerra,
ero sposato con tre figli e lavoravo
come barista. Andai
a lavorare nei Cantieri della Marina di Brooklyn
come falegname, tanto
per fare la mia parte. Dovetti imparare
a usare il ferro invece
del legno. Ma non m'importava il lavoro; il
brutto era quell'incredibile
rumore. Laggiù persi una parte del mio
udito.
Al termine della guerra
assunsi la direzione del bar di un risto-
rante che si chiamava
Club 845. Era nel Bronx e Louis Arm-
strong, Ella Fitzgerald
e Billie Holiday erano tra quelli che ci suo-
navano. Finii per
fare la conoscenza di tutti i musicisti e cominciai
così ad entrare
in contatto con il campo musicale.
Nel 1952 i miei cugini
comprarono un ristorante nel Greenwich Village,
un vecchio locale
chiamato Gerde's - dal nome del vecchio pro-
prietario, un amabile
gentiluomo. Io mi occupai del rinnovo e pas-
sai in quel locale
come direttore, mantenendone il nome perché fa-
ceva fare buoni affari.
Si trovava al numero 11 della West 4th
Street e gran parte
della clientela era composta di gente che lavo-
rava nel campo della
vendita dei cappelli, a Broadway.
Le cose funzionavano
bene durante la giornata ma dopo le cin-
que di sera, più
o meno era un mortorio. Mi serviva più denaro per
pagare i conti. Così
ne discussi con amici e decisi di provare con
la musica - sapete,
avevamo un pianista, un trio di jazz per balla-
re, perfino musica
"bongo"!
Un giorno, verso la
fine del 1959, entrarono due tipi - Izzy
Young e Tony Prendergast.
Mi dissero d'essere amanti del folk. Io
dissi: "Cos'è
la musica folk?". Izzy dirigeva il Folklore Center e i
due cercarono di spiegarmi
la popolarità di personaggi come Peter
Seeger, Joan Baez
e Odetta.
Volevano che il Gerde's
diventasse una ribalta per il loro tipo di
musica. Io, per me,
avevo voglia di tentare e ci accordammo cosi:
loro avrebbero prodotto
gli spettacoli e pagato i musicisti, io avrei
dato a Tom e Izzy
la somma guadagnata con le tariffe supplemen-
tari.
Cosi era iniziata
la tradizione folk di Gerde's - ribattezzato
per l'occasione The
Fifth Peg at Gerde's. Amavo sinceramente la
musica e i "ragazzi"
erano meravigliosi, anche se il mio caro amico
scomparso Cisco Houston
e altri non erano esattamente dei “ra-
gazzi". Ma per me
erano tutti parte della mia famiglia. E sapete,
ogni canzone nel suo
piccolo voleva dire qualcosa.
Farsi conoscere fu
lento, all'inizio, e dopo circa cinque settima-
ne, Tom e Izzy furono
obbligati ad abbandonare il ruolo di impre-
sari. Io proprio non
potevo offrir loro condizioni migliori. Eppure
mi sentivo che la
musica folk era ottima per il locale e che c'era in
giro abbastanza interesse
per far andare avanti la cosa; ma c'era
un problema: non conoscevo
nessun cantante folk.
I Clancy Brothers,
che erano bravissimi ragazzi, mi presentaro-
no Charlie Rotschild,
un diciottenne che conosceva tutti i folksin-
ger della città.
Charlie ed io riuscimmo a ingaggiare dei cantanti
da soli.
Cambiai di nuovo il
nome, questa volta diventò Gerde's Folk
City ed entro la primavera
del 1960 s'era sparsa per New York la
voce che il Gerde's
era il locale dove andare ad ascoltare del folk.
Bene, non è
che gli affari andassero benissimo ma ci guadagna-
vo di che vivere.
Avevo ottimi artisti - Tommy Makem, i Clan-
cy's, i Weavers, Cisco
Houston, il Reverendo Gary Davis, Carolyn
Hester, Judy Collins.
Peter Paul and Mary formarono il loro trio
nel mio club, sapete?
Quelli che non avevano ancora un gran no-
me seguirono, in molti
casi per diventare grandi a loro volta.
I lunedì sono
sempre serate pigre sulle scene di New York -
tutti devono riprendersi
dal week-end! Io volevo sfruttarle per far-
ne una serata del
dilettante, in modo da, speravo, attirare nuovi
clienti. Ne parlai
con Charlie Rotschild e Bob Shelton, che mi
suggerirono di tentare
un "Hootenanny". Non avevo mai sentito
questo nome prima
ma Bob sosteneva che suonava bene, e me lo
scrisse. Scopersi
che suonava meglio di "serata del dilettante": così
nacquero gli "hoots"
del Gerde's.
L'idea funzionò
proprio bene, tanto che di lì a poco non pote-
vo più muovermi
tanti erano i clienti. E la gente faceva la coda
davanti al locale!
Era stupefacente. Visto il mio successo, il Bitter
End e il Gaslight
seguirono le mie orme.
Gli hoots andavano
avanti tutta notte e attiravano molti dei
professionisti più
giovani, che ancora erano in via di perfeziona-
mento: Judy Collins,
Tom Paxton, Jack Ejliott, Dave Van Ronk,
persino un giovanissimo
Arlo Guthrie. Oh e ce n'erano tanti altri.
Io amavo tutto questo
e, mentre mi divertivo, il Gerde's diventa-
va il club più
importante della zona. Era una ribalta per nuovi ta-
lenti e mi dava la
possibilità di trovare artisti di "spalla" per le al-
tre serate. Potevo
dare a qualcuno dei ragazzi una vera possibilità
di sfondare.
Un giorno, entrò
questo giovanotto e chiese di suonare. Disse
di chiamarsi Bob Dylan.
Tutti mi assicurarono che era notevole e
che dovevo assolutamente
sentirlo. Ma io gli chiesi prima di tutto
di provarmi la sua
età, perché non dimostrava più di sedici anni.
Il ragazzo tornò
la successiva serata di hoot, con il suo certi-
ficato di nascita
o qualcosa del genere. Gli permisi di suonare
ma non mi sembrò
niente di speciale, quella prima sera - nient'al-
tro che l'ennesimo
cantante folk. Niente d'impressionante, sape-
te. Ma al pubblico
piaceva, così lo feci tornare la settimana se-
guente, invece di
dirgli, come dovevo fare a volte, che c'erano
troppe altre persone
in attesa di suonare. Mel e Lilian Bailey
continuavano a dirmi
che era davvero bravo e che si scriveva le
sue canzoni.
Decisi di dargli un'opportunità
vera e propria: due settimane
come spalla di John
Lee Hooker. Quando glielo dissi, Bobby era
così eccitato
che faceva i salti dalla gioia. John era amato da tutti
e Bobby capiva che
con lui avrebbe raggiunto un buon pubblico.
Gli dissi che gli
servivano una tessera del sindacato della Musicians Union e
una tessera per cabaret,
e lo portai dove poteva ottenerle. Fu allo-
ra che mi assunsi
il ruolo di suo tutore, perché non aveva ancora
21 anni e sosteneva
di non avere nessun parente ancora in vita.
Ricordo che l'uomo
del sindacato mi guardava con aria interro-
gativa dietro la schiena
di Bobby - sul genere "ma è vera questa
storia?"
L'11 aprile 1961 Bobby
Dylan iniziò la sua prima scrittura im-
portante. Gli avevo
fatto tagliare i capelli (anche se non sembrava
proprio che lo avesse
fatto!) e gli avevo prestato un paio di blue
jeans puliti per l'occasione.
Dio, era un ragazzo così conciato!
Bobby continuò
a girare attorno al Gerde's anche dopo le sue
prime due settimane
di lavoro, suonando agli hoots e partecipando
a jam sessions con
altri musicisti. Si muoveva a un passo tremenda-
mente sostenuto, lavorando
su materiale nuovo, trovando il modo
di conoscere tutte
le persone giuste.
Decisi di dargli un'altra
mano, una scrittura con inizio il 26
settembre, insieme
ai Greenbriar Boys. Questa volta Bob Shelton
era lì come
inviato del Times e fu allora che scrisse quella famosa
recensione - quella
ristampata poi sul primo album
(nota di Michele:
l'avete letta prima di questo pezzo). Bobby
ne fu
addirittura estasiato!
Ci improvvisò anche sopra un talking blues,
una sera. E naturalmente
ciò gli fornì un lancio notevole. Il giorno
dopo che era apparsa
la recensione John Hammond gli offrì un
contratto con la Columbia
Records.
Per Bobby, come tutti
voi sapete, le cose continuarono a mi-
gliorare sempre più.
Io mi sento proprio orgoglioso per tutto que-
sto. Mi sento come
se questi ragazzi fossero tutti miei figli e io li
avessi visti crescere
come persone e come artisti. Tanti di loro so-
no andati avanti fino
a diventare delle stars. Per tutti gli anni 60
il Gerde's è
stato il locale dove sentire la musica folk, il centro
della scena folknik
di New York e, forse, addirittura di quella
americana! Era un
periodo così eccitante! Tutti venivano e suona-
vano e si divertivano.
Vorrei che potessero tornare! Janis Joplin,
Simon and Garfunkel,
Steve Goodman, Phil Ochs, José Felicia-
no... Ce n'erano tanti
di loro.
Quella sera del 1975,
il mio sessantunesimo compleanno, non
me la dimenticherò
mai. Arrivò Bobby con Joan Baez, Phil Ochs,
Bobby Neuwirth, Jack
Elliot, Roger McGuinn, Allen Ginsberg -
tutta la vecchia gente,
il cast di quella che sarebbe diventata la
Rolling Thunder Revue.
Ero cosi emozionato. Qualcuno mi disse
soltanto: "C'è
un po' di gente che vuol vederti"! E poi Bobby e
Joan cantarono Happy
Birthday. Tutti a due a cantare insieme do-
po tutti questi anni
- e cantavano per me! Era magico! Non
m'importò che
Rosie lasciasse cadere la mia torta di compleanno!
Mi venivano le lacrime
agli occhi - per un poco furono di nuovo
i vecchi tempi. Almeno,
posso rivedermi parte di ciò in Renaldo
and Clara.
Molti di loro sono
ritornati per le celebrazioni del ventesimo
anniversario, nel
dicembre 1979. Mi arrivò anche una simpatica
lettera di Edward
Koch, il sindaco di New York, che si congratu-
lava con noi per l'anniversario.
Tutti quegli anni
del Gerde's - sono stati incredibili! Non c'è
da stupirsi che fosse
come casa mia! Ma i vecchi tempi non torne-
ranno mai. Non sarà
mai di nuovo come negli anni '60, nonostan-
te tutti i tentativi
di revival. Immagino che i tempi siano obbligati
a cambiare, proprio
come dice Bobby in quella canzone.
Questa è forse
una delle ragioni per cui ho deciso di ritirarmi
all'inizio di quest'anno.
L'uomo che ha comprato il club mi ha
promesso di mantenere
la tradizione musicale del vecchio Gerde's.
Io ho avuto una bella
vita; ora è il momento di lasciare che sia
qualcun altro a provarci.
Spero di aver dato a tutti qualcosa che
avesse un valore.
Loro, certo, mi hanno dato molto. Ora, sono fe-
lice di vivere con
tutti questi magnifici ricordi.
Ed ora due pezzi sul Newport Folk Festival con la famigerata contestazione al Dylan elettrico
Newport Folk Festival,
1965/1
(Irwin Silber, Newport
Folk Festival, 1965, su "Sing Out!", novembre 1965.
La scena più
controversa del festival ha avuto luogo sul palco-
scenico gigante, drammaticamente
illuminato, a metà del concerto
finale, quando Bob
Dylan è emerso dall'aura misterica imposta dal
suo culto per dare
una dimostrazione del suo nuovo folk rock, un
genere d'espressione
che già ha iniziato a farsi strada nelle classifi-
che dei Top Forty,
quelle che danno la misura quantitativa del suc-
cesso.
A molti è parso
che non sia stato un gran bel "rock", mentre
legioni di altri delusi
hanno trovato che non sia stato un gran bel
Dylan. Gran parte
di costoro si sono sfogati restando in silenzio al
termine delle canzoni
di Dylan, mentre qualcuno ha fischiato l'i-
dolo d'un tempo. Altri
hanno applaudito e chiesto bis, trovando
nel "nuovo" Dylan
un'espressione di se stessi, proprio come gli at-
tivisti sociali adolescenti
del 1963 s'erano trovati rispecchiati nella
visione del giovane
poeta arrabbiato.
Colpito e in qualche
modo disorientato dalla reazione disomo-
genea della folla,
Dylan è tornato in lacrime sul palco, senza stru-
menti elettrici, stanco
e teso, per comunicare la sua sensazione d'i-
natteso spiazzamento
con le parole e la musica di una canzone che
ha reso paurosamente
appropriata: "It's all over now, Baby Blue...”
Newport Folk Festival,
1965/2
(Paul Nelson, Newport
Folk Festival, 1965, su "Sing Out!", novembre 1965).
Per tutta la sua enfasi
sulla tradizione e i suoi tranquilli pezzi
forti (Roscoe Holcomb
e Jean Ritchie che cantano Wandering Boy
era fra tanti il mio
favorito), Newport è ancora un luogo adatto al
Grande Momento, il
minuscolo secondo di Dramma supremo che
gela il sangue e illumina
il cervello in quel genere d'eccitazione che
s'imprime definitivamente
nella memoria. Nulla di simile a un tale
momento è accaduto
a Newport 1964 (uno stupido circo) ma Bob
Dylan ce lo ha fornito
quest'anno, nella serata di domenica: la sce·
na più drammatica
cui abbia mai assistito nella musica folk. Ecco-
ne due rendiconti,
il primo schizzato frettolosamente, sul momen-
to, nei mio taccuino.
"Dylan con quella
nuova roba R & R, R & B, R & ?, mi ha
messo al tappeto;
credo che le sue cose nuove siano entusiasman-
ti più di qualunque
cosa abbia sentito di recente, in ogni campo.
La folla di Newport,
dal canto suo, ha fischiato le sue esibizioni
con la chitarra elettrica
e poi è seguito il fatto più drammatico che
abbia visto: Dylan
che se ne andava dal palcoscenico, con il pub-
blico che fischiava
e urlava: "Butta via quella chitarra elettrica",
Peter Yarrow che cercava
di convincere il pubblico ad applaudire
e Dylan a tornare
indietro, George Wein che chiedeva a Yarrow
in tutta incredulità:
"Sta tornando indietro?", Dylan che tornava
indietro con le lacrime
agli occhi e cantava It's All Over Now, Ba-
by Blue, una canzone
che ho considerato il suo addio a Newport,
un'incredibile tristezza
sopra Dylan e il pubblico che ora infine
applaudiva perché
la chitarra elettrica era scomparsa...".
(Dylan suonò
solo le prime tre canzoni con chitarra elettrica e
gruppo).
La seconda narrazione è tratta da un lungo reportage su New-
port di Jim Rooney,
di Cambridge, Massachusetts.
"Nient'altro, nel
festival, ha causato tante controversie. La sua
[di Dylan] apparizione
è stata l'unica a rivelarsi davvero disturban-
te. Ha distrutto la
Vecchia Guardia, penso, per diverse ragioni.
Bob non è più
un neo-Woody Guthrie con cui possano identificar-
si. Ha buttato via
i vestiti rustici e le giacche ispide. Ha smesso di
cantare talking blues
e canzoni che parlano di qualche "causa" -
pace o diritti civili.
L'autostrada che percorre adesso è sconosciuta
a quanti vagabondavano
negli anni '30 durante la Depressione.
Viaggia in aereo.
Indossa scarpe a tacco alto e vestiti europei d'al-
ta classe. Le montagne
e le valli che conosce sono quelle della
mente - una mente
ben conscia della violenza del mondo interio-
re. Ed esteriore.
"La gente" amata da Pete Seeger è "la folla" tan-
to odiata da Dylan.
Di fronte alla violenza ha scelto di salvaguar-
dare se stesso, soltanto
se stesso. Nessun altro. E sfida chiunque
altro ad avere il
coraggio di essere altrettanto solo, altrettanto pri-
vo di connessioni...
quanto lui. Grida attraversa l'organo e la bat-
teria e la chitarra
elettrica: "Come ci si sente a essere da soli?". E
non c'è da
sbagliarsi, l'ostilità la sfida il disprezzo sono diretti alle
migliaia di persone
che siedono davanti a lui e non sono da soli.
Che non ci riescono.
E loro, a quanto pare, sono riusciti a capire
per la prima volta
quella sera quanto Dylan ha cercato di dire per
oltre un anno - che
lui non appartiene a loro né ad altri - e non
hanno apprezzato quello
che hanno sentito e hanno risposto a fi-
schi. Volevano scacciarlo.
Pete (Seeger) aveva dato inizio alla serata
facendo ascoltare
i vagiti di un neonato e chiedendo a tutti di can-
tare per quel bambino
e dirgli in che genere di mondo gli sarebbe
toccato in sorte di
crescere. Ma Pete sapeva già che cosa voleva
che gli altri cantassero.
Avrebbero dovuto cantare che era un mon-
do d'inquinamento,
bombe, fame e ingiustizia ma che la GENTE
avrebbe infine VINTO...
Ma non ci possono essere canzoni violente
quanto la nostra epoca?
Una canzone folk deve per forza parlare
di monti, vallate
e amore tra il mio fratello e la mia sorella su tut-
ta questa terra! La
disperazione è permessa soltanto nel blues!...
Tutto ciò è
assai comodo e tranquillo. Ma è proprio quello che do-
vremmo cantare a quel
bambino? Forse sì e forse no. Ma dovrem-
mo porre la domanda.
E l'unico in tutto il festival che abbia mes-
so in forse la nostra
posizione è stato Bob Dylan. Forse non l'ha
fatto nel modo più
diplomatico. Forse è stato rude; ma ci ha scos-
so. Ed è per
questo che esistono i poeti e gli artisti".
E' proprio per questo
che esistono poeti e artisti. Newport
1965, ed è
un fatto piuttosto interessante, ha separato per sempre
i due più bei
nomi della musica folk: Pete Seeger, che aveva visto
nella serata di domenica
un'occasione di proiettare la propria visio-
ne del mondo e cercava
di fare in modo che tutti trasmettessero la
stessa impressione
(limitando cosi le proprie esibizioni) e Bob Dy-
lan, simile a un fiero
giovane fuorilegge spagnolo in giacca di
cuoio, un uomo che
non poteva più accettare il vago, generico
umanesimo del cantante
più anziano, un uomo che, come Natha-
niel West, aveva la
sua personale visione arrabbiata da proiettare,
in canzoni elettriche
e vigorose come Like A Rolling Stone, e
Maggie´s Farm.
E, che gli piacesse
o meno, il pubblico doveva scegliere. Se, da
un lato, accettare
la parola di un umanitarista grande e dignitoso
la cui sincerità
personale è fuori discussione ma la cui carriera
pubblica, come quella
dell'altro vecchio radicale Max Eastman,
sembra sempre più
scivolare verso una versione Reader’s Digest -
Norman Rockwell della
realtà delle cose (l'idea di Pete, di cantare
inni di pace a un
neonato fa sembrare le idee piu piccoloborghesi del
Digest estremiste
quanto un'opera di William Burroughs!); o se pren-
dere per vero il mondo
Donleavy-West-Brechtiano di Bob Dylan, in
cui le cose non sono
quasi mai graziose, in cui di rado c'è speranza,
in cui l'uomo non
è sempre nobile ma in cui, ed è la cosa più impor-
tante, esiste una
realtà che coincide con quella del pianeta.
Doveva essere malvasia
e zucchero filato o carne e patate?
Specchi sfumati di
rosa o specchi che ingrandiscono le cose? Una
brava persona che
ha soggiogato e indebolito la propria arte per la
sua costante insistenza
su un mondo che non è mai stato e mai po-
trà essere
oppure un poeta rabbioso e appassionato che chiede alla
propria arte di essere
tutto, che chiede di non essere posseduto, di
non essere limitato
o prevenuto ma soltanto, come Picasso, di es-
sere lasciato in pace
dalle critiche infantili per fare il proprio lavo-
ro, dovunque lo possa
portare ?
Non c'era da sbagliarsi,
gli ascoltatori dovevano fare una scelta
netta e l'hanno fatta:
Pete Seeger. Hanno scelto di fischiare Dylan
e allontanarlo dal
palco per qualcosa di sciocco e superficiale come
una chitarra elettrica
o per qualcosa di stagnante e nauseabondo
come la loro idea
di possedere un artista. Hanno scelto la sicurez-
za dei buoni pensieri
volonterosi invece della stilettata dolorosa,
sempre ardua, dell'arte.
Hanno forse creduto d'avere scelto l'uma-
nità in luogo
d'un temerario atteggiamento io-per-me, ma non era
vero. Hanno scelto
il soffocamento in luogo dell' invenzione e del-
l'avventura, hanno
scelto di restare indietro invece di andare
avanti, hanno scelto
la morte piuttosto che la vita.
Avevano paura, come
del resto Pete Seeger (a sua volta pro-
fondamente disturbato
dall'esibizione dylaniana), di fare il gran
balzo, di ammettere,
di considerare, di pensare. Invece si sono ri-
fugiati nella visione
di Seeger, rielaborata dagli altri cantanti as-
sai-meno-puri-di-cuore
in programma, in verità tutti a parte See-
ger: l'orripilante
seconda metà del programma di domenica sera,
che ha visto fuoriuscire
senza il minimo ritegno tutte le possibili
forme di Significato
Sociale, una nauseabonda esibizione di ego-
mania e un disperato
tentativo di agguantare pubblicità e fama. La
seconda metà
della serata domenicale (secondo tutti i resoconti) è
stata più brutta
e isterica di qualunque punto di canzone di Dylan;
e, si badi, l'impulso
verso tutto ciò veniva non da Dylan ma da
Pete Seeger (per ironia,
nonostante il pubblico avesse scelto la vi-
sione di Seeger, è
stata una vittoria di Pirro per Pete, che ne ha
riportato la sensazione
di un brutto fallimento).
E stata una triste
separazione per molti, me incluso. Io ho scel-
to Dylan, ho scelto
l'arte. Seguirò Dylan e le sue "nuove" canzoni,
e scommetto la mia
reputazione di critico (per quel che può valere)
che ho ragione.
342) WWWWWWWWWWOOOOOOOOOOOWWWWWWWWWWW!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
(nota di Michele:
l'esaltazione di Gabriele deriva dalla visione di Hard rain 1, Hard rain
2, Hard to handle e dell'outtake "I want you" dal video di MTV Unplugged,
video sui quali Gabriele riporta di seguito le sue considerazioni)
Il tour con Tom Petty (del video Hard to
handle) mi ha sempre esaltato da morire (forse la più bella
Knockin’ on heaven’s door di
sempre!) e la versione di I want you tratta
da MTV Unplugged è da brividi.
Su Hard rain 1 non c’è neanche bisogno
di commenti,
basta vedere le interpretazioni di Shelter
from the
storm e Idiot wind per rimanere a bocca
aperta in uno
stato di semi-paresi!
Perdona la mia ignoranza, ma mi sapresti
dire i titoli
delle due canzoni del set con Joan Baez
in Hard rain 1
(mi pare che siano tra Blowin’ in the wind
e I pity
the poor immigrant) e di quella che Joanie
esegue da
sola in Hard rain 2?
Appena riesco devo mandarti
qualche riflessione su John Wesley Harding
per
Maggie’s. Ciao!
Gabriele
Ciao Gabriele, le due
canzoni che Bob e Joanie cantano insieme sono Railroad Boy (la prima) e
Deportees (la seconda)
La prima è
un tragico traditional che parla di una ragazza suicidatasi per amore mentre
la seconda generalmente viene attribuita a Woody Guthrie e parla dei poveri
messicani che tentano di passare il confine con gli USA trovando spesso
la morte e prende spunto se ricordo bene da un incidente aereo in cui morirono
molti di questi "deportees". Secondo me sono due tra le cose migliori mai
fatte da Bob (ed in questo caso da Joan Baez). Quando nel video vengono
inquadrati i due visi di Bob e Joan impegnati a cantare e poi le loro mani
sulle chitarre che cambiano contemporaneamente gli accordi, e poi il modo
in cui canta Bob... quegli stacchi improvvisi, le note allungate (she diiiiiiiiiiied...
for love), tutta l'atmosfera di quel giorno è magica, irripetibile,
secondo me.
Visto che forse non
lo possiedi ti riporto di seguito il testo di Deportees.
DEPORTEES
The crops are all in
and the peaches are rotting
the oranges are packed
in the creosote dumps
They're flying them
back to the Mexico border
to trade all their
money to wade back again
Goodbye to my Juan,
goodbye Rosalita
adios mis amigos,
Jesus y Maria
You won't have a name
when you ride the big airplane
all they will call
you will be
deportees
My father's own father,
he waded that river
they took all the
money he made in his life
my brothers and sisters
gave work in the fruit trees
they rode the big
trucks till they lay down and die
Goodbye to my Juan,
goodbye Rosalita
adios mis amigos,
Jesus y Maria
You won't have a name
when you ride the big airplane
all they will call
you will be
deportees
The skyplane caught
fire over Los Gatos Canyon
a fireball of lightning
and it shook all the hills
Who are these comrades
that died like the dry leaves
the radio tells me
they're just deportees
We died in your hills
and we died in your deserts
we died in your valleys
we died on your plains
we died 'neath your
trees and we died 'neath your bushes
Both sides of that
river we died just the same
Goodbye to my Juan,
goodbye Rosalita
adios mis amigos,
Jesus y Maria
You won't have a name
when you ride the big airplane
all they will call
you will be
deportees
Is this the best way
we can grow out big orchards
is this the best way
we can grow out good fruit
Who die like dry leaves
and rot on my top soil
and be known by no
name except deportee
Goodbye to my Juan,
goodbye Rosalita
adios mis amigos,
Jesus y Maria
You won't have a name
when you ride the big airplane
all they will call
you will be
deportees
Per quanto riguarda invece la canzone che Joan Baez canta nel cosiddetto Hard Rain 2, da sola, si tratta della mitologica "Diamonds and rust"... Non puoi non averla, Gabriele... E' stupenda ed è dedicata a Dylan visto che in questa canzone Joan ricorda con amarezza il suo amore con Bobby. Pensa che io sono talmente innamorato di questa canzone che ne ho scritto una versione italiana che è pubblicata su "Farewell Angelina", il sito di Andygi Garutti (lo trovi linkato nell'indice di Maggie's farm alla voce "Joanie and Bobby" verso la parte bassa dell'indice...). Se a qualcuno dovesse interessare il mio parto poetico ecco di seguito la mia Diamonds and rust perfettamente - si spera - cantabile sulla melodia originale (che Joan mi perdoni):
DIAMANTI E RUGGINE (Joan Baez; Trad. Michele Murino)
Che io possa morire
ora,
il tuo fantasma ritorna
ancora,
ma non è poi
così strano,
è solo che
il cielo è stellato,
e mi hai appena chiamato
Ed io me ne sto qui
seduta,
il telefono in mano,
sento il tuo nome
lontano,
mi sembra passato
un secolo ormai
dal giorno in cui
ti incontrai
Ricordo i tuoi occhi
più azzurri
del cielo d'estate,
"Da dove mi stai chiamando
a quest'ora?
Da una cabina sperduta
di un posto del Midwest?"
Dieci anni fa
ti comprai dei gemelli
rosa,
anche tu mi portasti
qualcosa,
ma di quei diamanti
lo sai
c'è solo ruggine
ormai
Eri già una
leggenda
quando sei apparso
sulla scena,
uno strano fenomeno,
l'eterno vagabondo
che
trovò rifugio
da me
E lì sei rimasto
temporaneamente perduto
nel mare,
la signora era tua
senza pagare,
la ragazza sulla mezza
conchiglia,
che non ti poteva
toccare
Ora ti vedo in piedi
tra foglie cadenti e nei capelli la neve
Ora sorridi dalla
finestra di quell'hotel di Washington Square
Il nostro respiro
di nuvole bianche sospeso nell'aria
Fosse stato per me
avremmo anche potuto morire allora
Adesso mi dici
che non provi rimpianto
allora trovami un'altra
parola
tu che con le parole
sei bravo
a restare nel vago
Perchè adesso
ho bisogno di un pò
di quella vaghezza
tutto è riemerso
con troppa chiarezza
e per i diamanti che
mi hai regalato
sappi che ho già
pagato
E, visto che non conosci questo stupendo brano, ti riporto anche il testo originale di Joan seguito una traduzione che avevo curato sempre per il sito di Andygi "Farewell Angelina":
Diamonds and rust
words and music Joan
Baez
Well I'll be damned,
here comes your ghost
again
But that's not unusual,
it's just that the
moon is fall
and you happened to
call
And here I sit,
hand on the telephone
hearing a voice I'd
known,
a couple of light
years ago
heading straight for
a fall
As I remember your
eyes
were bluer than robin's
eggs.
My poetry was lousy
you said
where are you calling
from?
A booth in the midwest
Ten years ago
I bought you some
cufflinks
You brought me something
We both know what
memories can bring
They bring diamonds
and rust
Well you burst on the
scene
already a legend
The unwashed phenomenon,
the original vagabond
You strayed in to
my arms
And there you stayed,
temporarily lost at
sea
The madonna was yours
for free,
yes, the girl on the
half-shell
Could keep you unharmed
Now I see you standing
with brown leaves falling all around and snow in your hair
Now you're smiling
out the window of that crummy hotel over Washington Square
Our breath comes out
white clouds, mingles and hangs in the air
Speaking strictly
for me we both could have died then and there
Now you're telling
me
you're not nostalgic
Then give me another
word for it -
you who're so good
with words
and at keeping things
vague
'Cause I need some
of that vagueness now
It's all come back
too clearly
Yes, I loved you dearly
And if you're offering
me diamonds and rust
I've already paid.
DIAMANTI E RUGGINE
parole e musica Joan
Baez
Beh che sia dannata,
qui ritorna ancora
il tuo fantasma
Ma non è così
strano,
è solo che
la luna è piena
ed è successo
che hai chiamato
E sto seduta qui
la mano al telelefono
ad ascoltare una voce
che ho conosciuto,
un paio di anni-luce
fa
mentre mi dirigevo
diritta verso un baratro.
Così ricordo
i tuoi occhi
blu come uova di pettirosso.
La mia poesia era
orrenda, dicevi
Da dove mi stai chiamando?
Una cabina telefonica
nel Midwest.
Dieci anni fa
ti comprai dei gemelli
da polso
Tu mi hai portato
qualcosa
Entrambi sappiamo
cosa posson portare i ricordi
Portano diamanti e
ruggine.
Beh, sei esploso sulla
scena che eri già una leggenda
Il fenomeno puro,
l'originale vagabondo
Ti sei rifugiato nelle
mie braccia
E lì sei rimasto,
temporaneamente perso nel mare
La madonna era tua
gratis, sì la venere sulla conchiglia
Poteva mantenerti
intoccato.
Ora ti vedo stare con
foglie brune che cadono tutt'attorno
E la neve nei tuoi
capelli
Adesso sorridi dalla
finestra di quello squallido hotel
Sopra Washington Square
Il nostro respiro
si addensa in nuvole bianche
Si mescola e rimane
sospeso in aria
Fosse stato per me
avremmo potuto morire là in quel momento.
Ora mi dici che non
sei nostalgico
Allora dammi un'altra
definizione -
tu che sei così
bravo con le parole
e a tenere le cose
nel vago
Perché ho bisogno
di quella vaghezza adesso
Tutto è ricomparso
in maniera troppo chiara
Sì, ti ho molto
amato
E se tu mi stai offrendo
diamanti e ruggine
Io ho già pagato.
Ci può essere
una canzone più nostalgicamente bella di questa? O una frase più
tenera di quella in cui Joan dice che gli occhi di Dylan erano "più
azzurri delle uova di pettirosso"?...
E visto che siamo
in tema di Joan Baez e dei miei parti letterari che generalmente mi vengono
in mente alle quattro di notte costringendomi ad alzarmi dal letto e mettermi
al computer, ecco un mio "componimento lirico" dedicato ancora a Joanie
(avete capito ora perchè stavo svenendo quando l'ho conosciuta?).
La mia poesia è
tratta, tanto per cambiare, dal sito del Garutti nazionale di cui sopra.
Due note di Napoleon:
1) Per coloro i quali
volessero provare a cantare questo mio testo possono farlo utilizzando
la musica del ritornello di "Stagioni" di Francesco Guccini (quella dedicata
ad Ernesto "Che" Guevara), canzone sulla cui metrica ho costruito la mia
"J.B."
2) Il verso che recita
"...quando il denaro bestemmia..." è un mio umile omaggio a Bob
Dylan ed alla sua "It's all right mà (I'm only bleeding)"
J.B.
(canzone del tempo che ci ha traditi)
di Michele "Napoleon
in rags" Murino
Con riflessi di corvo,
con riflessi di luna
nelle molte battaglie,
e sconfitte qualcuna,
hai cantato e marciato
e il tuo canto rimane
anche se le parole
a volte sembrano vane
Nel sessanta cantavi
di un America nuova
lontana dall'odio
che tra la cenere cova
Nel sessanta marciavi
per l'America nera
troppo sangue tra
le stelle e strisce della bandiera
Troppi i corpi straziati
in quella lontana guerra
guerra senza nemico,
senza fronte nè terra
guerra di donne e
bambini, guerra senza pietà
quando il denaro bestemmia
non si guarda l'età
Un ragazzo ribelle
combatteva al tuo fianco
un giorno ti ha lasciata,
forse era troppo stanco
di inutili battaglie
e di effimeri miti
o forse è solo
il tempo che tutti ci ha traditi
Il corvo è ormai
volato e ha raggiunto la luna
prosegue la tua battaglia,
finchè ne resta una
finchè varrà
la pena seguire un ideale
allora le parole non
suoneranno vane
finchè varrà
la pena seguire un ideale
allora le parole non
suoneranno vane
se varrà ancora
la pena seguire un ideale
allora le nostre parole
non saranno mai vane
Ciao Gabriele e a presto, Napoleon in rags
343) CIAO MICHELE
Ti scrivo per dirti che ho acquistato "La
storia dietro ogni canzone di Bob Dylan parte prima - gli anni sessanta"
di Elaine Moryson edito da Tarabooks - Strade
Blu srl - segnalato da Stefano un pò di tempo fa.
Ho letto qualche pagina o meglio le schede
di quelle canzoni che più m'interessano. Sembra interessante anche
se c'è quel pò di retorica
che però, nel complesso, non disturba. Contiene, oltre un'analisi
dei testi e delle scelte
musicali, aneddoti, curiosità e testimonianze
su ogni canzone. Se vi sono cose inedite non ve lo so dire, perche io
sono fermo alle notizie di alcuni libri
datati e a quelle che raccolgo sui siti Internet.
Tra le cose più interessanti, che
ho letto sino adesso, una è riferita a "Sad Eyed Lady Of The Lowlands".
Si racconta che i musicisti aspettarono
sino alle quattro di mattina prima d'iniziare la registrazione e che quando
Dylan li
chiamò, diede loro una spiegazione
sommaria senza avvertirli della lunghezza della canzone. Per cui i musicisti
"... mentre ogni strofa andava verso il
ritornello, istintivamente cominciarono a portare al massimo la tensione,
anticipando una conclusione, soltanto per
dover tirare nuovamente le redini quando Dylan iniziava una nuova
strofa...". Ma la cosa straordinaria è
che la canzone fu incisa in unico take a
testimonianza della bravura dei musicisti.
Questi erano talmente stanchi e provati dall'attesa e dall'ora che il
batterista ha riferito "Devo ammetterlo,
pensai che il tipo fosse uscito di testa e che noi lo stessimo semplicemente
assecondando". In merito a Blonde on Blonde vi sono, inoltre, interessanti
testimonianze di Al
Kooper e di Robbie Robertson.
Personalmente lo consiglio ed aspetto un
tuo più autorevole parere.
CIAO e, come dicono quelli che parlano
bene,
COLGO L'OCCASIONE PER AUGURARE IL PIU' FELICE
NATALE SIA A TE CHE A TUTTI GLI AMICI DEL SITO.
P.s. che sà di strascico di cose passate:
... Lo sai che il Dottore s'è le presa pure con Lennon (pace all'anima
sua).... ma stavolta ... ho dormito profondamente.... non è di nostra
competenza ... che se la
sbrighino i beatlesiani ... mica posso
stare qui a prendermela per tutti i cantautori
del circondario?......
P.s.2 sugli Albi di Zimmy: Hai mancato
di citare una mia dichiarazione rilasciata alle agenzie di stampa: "...
c'è una linea di confine, oltre la quale è impossibile tornare
indietro... un punto di non ritorno .... Napoleon in Rags l'ha
superata ... ed io, per sole tre vignette,
mi ritrovo insieme a lui ...." (presa da carlito's way)
p.s. 3 HO UN ARTICOLO DI LUCA VALDISERRI,
DI UNA DECINA D'ANNI FA, SE VUOI POSSO SPEDIRTELA. E' SOLO UNA PAGINA.
L'UNICA COSA E' CHE NON SO DA QUALE GIORNALE E' TRATTO, IN QUANTO ME L'HA
FORNITA UN MIO AMICO STRACCIANDO LA PAGINA.
Ciao Antonio, grazie
per la "recensione" del volume su Dylan che prima o poi troverò
anche in questa landa desolata che è la Val d'Aosta. Comunque mi
hai fatto venire l'acquolina in bocca e domani vado a rompere le scatole
al libraio al quale l'ho ordinato...
Sul tuo ps relativo
a John Lennon (Antonio si riferisce all'articolo del Dottor Cucchi contro
Guccini che è stato fonte di dibattito nelle ultime pagine di Talkin'
Bob Dylan Blues) hai ragione... lasciamo la palla ai seguaci degli "scarafaggi"
di Liverpool... Comunque io, dopo ponderata riflessione, ho finalmente
trovato il modo per sintetizzare il mio pensiero sulla questione sollevata
da Cucchi. Ecco:
----------^-------------
MA MI
FACCI IL PIACERE,
MI FACCI...
SE NE VADA...
SIA
DUTTILE!!!
------------------------
Per quanto riguarda
invece il tuo terzo ps: non credo di avere quell'articolo quindi mi faresti
un grande piacere se me lo inviassi in modo da aggiungerlo alla sezione
Stories in the press che sta diventando sempre più corposa...
Ciao Antonio e alla
prossima, Michele
Ed ecco la copertina del volume di cui ha parlato Antonio. Autrice Elaine Moryson.

Ed ora una lettera di Leonardo alla quale rispondo inserendomi qua e là nel suo discorso visto che come sempre Leo è un vulcano di notizie e commenti. Michele.
344) Carissimo Michele,
come vanno le cose ?
Meglio non potrebbero... Fortunatamente è finito "Il grande fratello", il Napoli sta uscendo dalla zona "Serie B" (comunque io preferivo Zeman)... e poi ora mi faccio anche gli albi a fumetti di Zimmy in casa... Cosa si vuole di più (sì, sì lo so... un nuovo disco di Bob...)
E' un pò che non ti scrivo, ma è
inutile dire che seguo sempre con passione
gli sviluppi del sito. Oramai ho pochissimo
tempo e questo è il motivo per il quale non partecipo più
tanto attivamente sia alle
pagine di Talking che allo sviluppo del
sito in generale. Ho avuto il CD-ROM realizzato da Carlo che è veramente
ottimo,
Confermo e ringrazio "urbi et orbi" Carlo che ha fatto una cosa STUPENDA. Mi ci vorranno un paio d'anni per guardarlo tutto... A proposito Carlo, preparati per un aggiornamento tra un anno quando il materiale di Maggie's Farm sarà talmente vasto che ti ci vorrà un'intera collezione di cd rom per farci stare tutto... Più sotto riporto la copertina che Carlo ha realizzato per il suo cd rom... Chi non ce l'ha lo contatti...
ho acquistato un pò di altri CD ed
ho ricevuto anche un pò di boot. Per quanto riguarda i
CD ufficiali adesso credo di poter dire
di essere veramente a buon punto. Ormai mi manca poco e comunque le cose
più
rappresentative ce le ho. Ho preso "Nashville
Skiline", ed ho concluso la "trilogia religiosa" acquistando "Slow Train
Coming" e "Saved".
"Nashville Skiline" mi piace. Mi sembra
un album senza pretese, ma
inquadra benissimo il Dylan del periodo
post-incidente motociclistico, il Dylan che ama la campagna, il Dylan che
ama
quella "Country Pie". E la amo anch'io !
"Country Pie" è probabilmente una delle migliori composizioni di
Dylan a
livello musicale.
I agree
Brevissima ma veramente molto bella e poi
come la fa ai giorni nostri ... A proposito, che te ne
pare del concerto di Firenze ?
Grazie al cd di Carlo l'ho ascoltato tutto. Beati voi che c'eravate...
Hai visto che cosa ha fatto con "It Ain't
Me Babe" ? Era magnifico !
Per quanto riguarda "Slow Train Coming"
e "Saved", devo dire che il primo mi piace, ma il secondo un pò
meno.
Ottima "Slow Train" nel primo. Nel secondo
mi piace molto "Saving Grace".
Personalmente del primo trovo superbe Gotta serve somebody, Precious angel e Slow train. Del secondo la trascinante Saved, la cataclismatica Solid rock e la dolcissima Covenant woman.
Forse dei tre il migliore è "Shot
Of Love". E
comunque a tutti e tre preferisco il successivo
"Infidels". Sulla sponda Boot mi sono "fatto" dal CD di Carlo la colonna
sonora di "Renaldo & Clara" che è veramente incredibile, con
i suoni che ti avvolgono ...
Er mejo der mejo
e
poi ho "True Confession", "Stumblin' Along",
"Songs of Darkness, Songs Of Light", "Oh Babe, It Bin't No Lie" e "Roma
98",
ma non mi voglio sbilanciare perchè
non ho avuto modo di ascoltarli bene. La mia casa comincia ad essere sommersa
dai CD di Dylan e devo dire che è una piacevole sensazione.
Te ne accorgerai quando troverai dischi anche nel forno e nei cassetti delle dispense in cucina come Fantozzi in "Fantozzi contro tutti" (solo che lì il ragioniere trovava pane, panini ed i "filoncini speciiiiali" di Diego "Cecco" Abatantuono, orrendo butterato con l'alito "tipo fogna di calcutta")
Ho seguito la diatriba su
Guccini, e non mi permetto di dire una parola
avendo ascoltato pochissimo di questo autore (non ti dirò che usa
delle rimette !),
che però, a naso, non deve essere
proprio il mio tipo. Di Guccini, infatti, ultimamente, mi è capitato
di ascoltare qualche canzone dal Premio Luigi Tenco 2000, ma non mi sono
parse niente di speciale.
Non tenere conto di quello che hai visto e sentito in quel programma che ho visto anche io... Non è affatto rappresentativo di Guccini... Compra piuttosto i suoi dischi (ma dopo aver finito quelli di De Andrè e del signor Zimmerman) partendo da Via Paolo Fabbri e arrivando a Signora Bovary passando per L'isola non trovata, Stanze di vita quotidiana, Radici e Amerigo.
Tra l'altro
parlava un pò troppo tra una canzone
e l'altra cercando sempre di dire qualcosa di sarcastico, ma questo mi
ha solamente fatto
rimpiangere il Dylan più volte criticato
per essere troppo distante dai suoi fans e per non dire mai una parola
... In
ogni caso sègnati queste cose che
ti dico perchè tra qualche anno potresti anche trovarmi a fare ore
ed ore di fila
per vedere un concerto di Guccini ... ma
per ora ne dubito.
Ci scommetto
Ti allego la traduzione di una intervista
a Dylan del 99. E' la più recente tra quelle che troviamo sul CD-ROM
di
Carlo. Dacci, però, un pò
più di un'occhiata dato che molte cose potrebbero essere più
chiare.
Grazie. La riporto qui sotto prima di farla "finire" in Stories in the press...
Hai sentito del nuovo disco di De Gregori ?
NOOOO, PER LA MISERIA!!!!! Dammi i ragguagli...
E' atteso per fine gennaio e dovrebbe chiamarsi
"Amore nel pomeriggio" o "Amore
di pomeriggio" (al giornalista autore dell'articolo
che ho letto non era molto chiaro !). Ci sarà una collaborazione
con Battiato, con Nicola Piovani e 2 canzoni scritte a quattro mani con
Guglielminetti, suo eterno seguace.
O almeno questo è quello che riportava
il giornale.
WOOOOOWWWWW. Se leggi altro fammi sapere...
E poi hai visto che pausa si è preso
Bob ? Che stia registrando
un disco che porterà in copertina
(come suggeriva qualcuno) le foto dei fan di Cagliari ? Magari !
MAGAAAAAAAAAAARI. Io comunque sono sicuro che sarà così (nel senso che Bob farà uscire un nuovo disco... non del fatto della foto di Cagliari).
In ogni caso un nuovo disco sono sicuro che
sarebbe magnifico con il gruppo attuale, che a me piace moltissimo.
Ora ti saluto, facendoti i miei migliori
auguri di Natale, da estendere naturalmente a tutti i "Dylaniati"
Ciao. Leonardo Mazzei
Ps Grazie ad Antonio e a Carlo
Ps2 Michele, dimenticavo sempre di chiedertelo,
ma sai, o meglio qualcuno di voi sa se Dylan ha un tatuaggio ?
Merry Christmas !
Mmmm questo proprio non lo so... Qualcuno ha letto qualcosa in proposito?...
Ed ecco la copertina del cd rom di Carlo. E' fantastico, indispensabile, GRANDE.

Ed ecco invece l'intervista di cui parlava Leonardo:
Guitar World Magazine
-- March, 1999
Profile: Bob Dylan
MAXIMUM BOB
In poco più
di un anno, ha vinto un Grammy, è sopravvissuto ad una pericolosa
malattia, è stato in
rapporti con personalità
religiose ed ha fatto concerti senza fine. E' Bob Dylan, il sempre giovane
principe del rock and roll.
A cura di Murray Engleheart
Bob Dylan, che a lungo
nella sua leggendaria carriera è stato il più all'avanguardia,
ha ora speso più
di un anno ad essere
anche il più caldo. E' l'uomo più ricercato, da Eddie Vedder,
suo dichiarato fan, fino a Papa Giovanni Paolo II, per il quale Dylan ha
cantato tre canzoni a Bologna. Dylan ha
perfino influenzato
le vendite online di Amazon.com, che ha recentemente votato " Bob Dylan
Live 1966: The Royal Albert Hall Concert" come il miglior album del 1998.
E' proprio straordinario ,
uno dei più
vitali artisti post-grunge nel rock è il cinquantottenne Bob Dylan.
Dopo quasi un decennio in leggera discesa, l'icona della folk-music degli
anni sessanta, contro tutte le speranze, ha
rivitalizzato la sua
carriera spazzando via gli anni novanta con due album che rientrano tra
i migliori della sua carriera.
Insieme alla fortemente acclamata ristampa di "Albert Hall", il lavoro di Dylan vincitore di un Grammy del 1997 (nota di Napoleon: ad esser precisi i grammies sono stati 3!), " Time Out of Mind", prodotto da Daniel Lanois. Ha rimesso il cantante all'avanguardia del rock.
E forse, ancora più
eccezionali degli album di Dylan sono stati i suoi brillanti show live,
vetrina per la sua arrabbiata lead guitar e per la sua straordinaria band.
Dopo essere scampato alla minacciosa
infezione al cuore
a metà del '97, Dylan ha tenuto oltre 200 concerti, eseguendo ardenti,
imprigionanti re-interpretazioni delle sue migliori canzoni, a volte ricordando
l'armata ferita delle
tre chitarre di "Free
Bird" di Lynrd Skynrd. E' stato un totale distaccarsi dai deludenti e vacillanti
show che divennero
il suo "ferro del mestiere" negli ottanta e nei primi anni novanta.
Quando Bob Dylan Parla
- che è già una cosa rara - la gente sta ad ascoltare. Specialmente
in questi giorni. Abbiamo recentemente avuto l'opportunità di avere
una breve chiacchierata con l'enigmatica
leggenda, che finalmente
si è dato una pausa dal suo "Never Ending Tour". Dylan sembrava
rilassato, ed era abbastanza gentile da ripensare ai turbolenti eventi
della sua recente carriera, e di fare congetture sul suo futuro.
Guitar World: Bruce Springsteen una volta ha detto che senza di te non ci sarebbero stati "Sgt. Pepper's" dei Beatles, "Pet Sounds" dei Beach Boys, "God Save the Queen" dei Sex- Pistols
Bob Dylan: Bè ..., sai, puoi influenzare
ogni tipo di persone, ma a volte accade e basta - specialmente se qualcuno
ti accusa di stare influenzando qualcuno che non hai alcun interesse di
influenzare in primo luogo. Non ci ho mai dato tanta importanza comunque,
davvero. Non mi
interessa influenzare nessuno in questo
momento, e se ho influenzato qualcuno, che posso farci ?
GW: Alcuni tuoi album - "Blood on the Tracks",
"Infidels", "Highway 61 Revisited" - hanno ispirato grossi consensi critici,
ai loro tempi, e sono sopravvissuti alla prova del tempo. Dal tuo
punto di vista, questi dischi mantengono
la loro buona fama ?
BD: Bè, questi dischi sono stati fatti
tanto tempo fa, e sai, sinceramente, i dischi che erano fatti in quei giorni
ed in quegli anni erano tutti buoni. Tutti avevano qualcosa di magico perché
la
tecnologia non andava oltre quello che stava
facendo l'artista. Questo rendeva più facile fare un buon album
allora rispetto ad adesso. Allora ho fatto dei dischi proprio come tanta
altra gente della
mia età, ed abbiamo tutti realizzato
buoni dischi. Quei dischi sembrano gettare una lunga ombra.
Ma quanto di questo è dato dalla
tecnologia e quanto dal talento e dall'influenza, davvero non lo so.
So che non si possono più fare dischi
che suonano in quel modo. La maggiore priorità ce l'ha la tecnologia,
ora. Non è l'artista o l'arte, è la tecnologia che li supera.
Da questo è stato concepito
"Time Out Of Mind" ... non si prende molto
sul serio, ma ancora, il suono è molto significativo in questo disco.
Se questo disco fosse stato realizzato più per caso, non avrebbe
suonato in questo
modo. Non avrebbe avuto l'impatto che ha.
I ragazzi che mi hanno aiutato a farlo hanno cercato di far venire fuori
un disco che fosse stato registrato con un vecchio registratore.
Non c'è alcuno sforzo sprecato su
"Time Out Of Mind", e non penso ce ne saranno in nessun altro mio disco
GW: Uno scrittore una volta notò che i dischi del bluesman del Delta Skip James si sentivano meglio di notte. Lo stesso si potrebbe dire di "Time Out Of Mind".
BD: Pensi che suoni alla Skip James ?
GW: In un certo senso. "Time Out Of Mind" si ascolta meglio a notte fonda.
BD: Questo è un magnifico complimento per me, di sentire che è anche in una specie di ... che sarebbe in una specie di reame con Skip James.
GW: In termini di umore ed atmosfera, è quasi come se ci fossero dei fantasmi a percorrerlo. Sono fantasmi di, o per, qualcuno in particolare ?
BD: No. Non sono pratico per la parte psicologica di esso. Non lo so. I fantasmi di cui probabilmente parli sono solo probabilmente di come gli strumenti sono piazzati nel mix. Alcuni sono più in sottofondo come in opposizione ad essere in primo piano. O forse senti solo i differenti eco emanati dal suono completo del disco.
GW: Jim Dickinson, che ha suonato le tastiere
in "Time Out Of Mind", qualche anno fa disse una cosa che ricordo molto
affascinante. Disse che un sacco di persone non si rendono conto che il
processo di registrazione è una serie
di congelamento - inscatolamento dell'anima.
BD: Si, il processo di registrazione è
molto difficile per me. Perdo l'ispirazione molto facilmente in Studio,
ed è davvero molto difficile per me pensare che sto per mettere
in ombra tutto quello di
buono fatto precedentemente. Mi annoio facilmente,
e la mia missione, che incomincia molto ampia, si affievolisce dopo poche
cose andate male ...
GW: Ci sono elementi di country blues e della qualità della produzione della Sun Record sull'album.
BD: Bè, ci sono sempre stati. Ma in
passato, quando erano registrati i miei dischi, il produttore, o chiunque
supervisionasse la mia session, pensava fosse già abbastanza farmi
cantare una canzone
originale. Non c'era mai abbastanza lavoro
mirato allo sviluppo della musica, e questo mi ha sempre reso molto disilluso
verso il registrare dischi. "Time Out Of Mind" è più illuminato,
migliore sotto l'aspetto della canzone e del suo suono. Gli arrangiamenti
e le strutture sono realmente una parte integrante del tutto.
GW: "Time Out Of Mind" è stato registrato poco prima che tu ti ammalassi.
BD: Si, giusto.
GW: Il disco l'hai considerato come un soddisfacente ultimo capitolo ?
BD: No, non la penso così. Penso che
stiamo solamente incominciando a mettere il mio sound su disco, e penso
ci sia molto altro da fare. Abbiamo solamente aperto una porta in un particolare
periodo, e con il passare del tempo ci torneremo
per estendere il tutto. Ho pensato fosse più un inizio.
GW: Hai menzionato Buddy Holly in relazione con l'album. Cosa ha portato il suo spirito al disco ?
BD: Buddy Holly. Sai, non so esattamente
cosa ho detto su Buddy Holly, ma mentre lo stavamo registrando, ovunque
mi girassi c'era Buddy Holly. Sai cosa intendo ? Era una di quelle cose.
Ogni posto in cui ti giravi. Camminavi per un corridoio e sentivi dischi
di Buddy Holly tipo ""That'll Be
the Day ". Poi ti mettevi in macchina per
andare allo studio e c'era "Rave On". Poi arrivavi allo studio e qualcuno
aveva messo la cassetta di "It's So Easy". E questo accadeva giorno dopo
giorno.
Frasi musicali di Buddy Holly venivano fuori
dal nulla. Era una cosa paurosa. (Sorrisi). Ma dopo aver registrato ed
essere andati via, sai, era rimasto nella nostra mente. Bè, lo spirito
di Buddy Holly doveva essere da qualche parte a sollecitare quel disco.
GW: Sembra esserci un rinnovato interesse verso la tua musica, specialmente tra i giovani. Hai notato un cambiamento anagrafico nel tuo pubblico ?
BD: No, non ho notato alcun cambiamento,
ma ho trovato un pubblico diverso. Non sono tanto bravo a capire come sono
le vecchie persone, ma il mio pubblico sembra essere più vivace
di
quanto lo fosse 10 anni fa. Reagiscono immediatamente
a quello che faccio, e non vengono con un sacco di preconcetti su come
vorrebbero che io sia, o su quello che pensano io sia. Mentre pochi
anni fa non reagivano così velocemente.
Avevano da comunicare troppo ...
GW: Bagaglio ?
BD: Mentale, si, mentale, roba mentale, perciò
(sospiro) ero ancora impantanato in un certo tipo di folla. Ci ha messo
un sacco di tempo a scoppiare quella folla. Anche l'ultima volta che sono
stato in Tour con Tom Petty, eravamo di fronte allo stesso vecchio pubblico.
Ma ora è diverso. Sembriamo
attrarre un nuovo pubblico. Non solo persone
che mi conoscono come una specie di figura da un'altra era o come un simbolo
generazionale. Non ho più niente da dividere con questo, se mai
l'ho fatto.
GW: Trovi che lo scegliere le canzoni per i tuoi show live diventa sempre più difficile o più facile col passare degli anni ?
BD: Bè, ho così tante canzoni
che trovarle è l'ultimo dei miei problemi. Ci sono canzoni che non
ho mai suonalo live. Ho 500, 600, 700 canzoni. Non ho problemi con le canzoni
rimaste indietro.
Alcune scompaiono e si riducono con il tempo,
ma altre prendono il loro posto.
GW: Mentre sembra ci sia un grosso spazio per improvvisare, i tuoi show live di questi giorni sembrano essere molto meglio arrangiati degli scorsi anni.
BD: Se stai per chiedermi qual è la
differenza tra gli show di ora e quelli dei '70, degli '80 o indietro ai
'60, bè, le canzoni non erano arrangiate. L'arrangiamento è
l'architettura della canzone. Ecco
perché le nostre performance sono
così efficaci oggi, perché a poco a poco ci siamo avvicinati
all'attuale struttura della canzone. Ed una volta che l'architettura di
una canzone è a posto, una
canzone può essere fatta in infiniti
modi. Questo è quello che tiene i miei show attuali genuini.
Perché non sono allungati o non nascono
per caso. Non sono affannati, non sono solo un mucchio di urla ... un conglomerato
di suoni. E' come Skip James, che hai menzionato prima, che una volta
disse: "Io non voglio intrattenere. Quello
che voglio è impressionare con abilità e calma la mente dei
miei ascoltatori." Se ascolti i suoi dischi - i suoi vecchi dischi - vedi
che riesce a farlo. Ma se ascolti i dischi fatti nei '60, quando lo riscoprirono,
scopri che manca qualcosa. E quello che manca
è quel filo che lega la struttura
della canzone.
GW: Quale era la natura della tua infezione cardiaca ?
BD: Era una cosa chiamata istoplasmosi che
viene dall'inalare accidentalmente una quantità di sostanze che
venivano fuori da uno dei fiumi presso i quali vivo. Forse un mese o due
o anche solo
tre giorni all'anno, gli argini lungo il
fiume diventano sudici, e poi il vento soffia ed un mucchio di sporcizia
va nell'aria. Mi è successo di inalare qualcosa del genere. Questo
è quello che mi ha fatto
ammalare. E' andato nella zona del cuore,
ma non era niente che veramente attaccasse il mio cuore.
GW: Eri seriamente ammalato, comunque ?
BD: Oh, ero seriamente ammalato, si.
GW: Questo ti ha fatto fare una pausa e ripensare a qualcosa ?
BD: Non l'ho fatto davvero, sai, perché
era qualcosa che portavo su di me. Non era come quando ho avuto bisogno
di tempo per rallentare ed esaminare la mia vita. Era solo una di queste
cose.
Sono stato fermo per circa 6 mesi, ma non
ricordo di aver avuto nessuna particolare illuminazione in questo periodo.
GW: La performance per il Papa al Congresso Eucaristico Mondiale di Bologna deve essere stata tremendamente toccante per te.
BD: Bè, era surreale, sai ? Ma si, era toccante. Voglio dire, è il Papa. (Risate) Sai cosa intendo ? C'è solo un Papa, giusto ?
GW: Ti ha toccato in quel momento l'ironia del cantare "Knocking on Heaven's Door" in quella situazione ?
BD: No, perché era la canzone che volevano ascoltare. Sembrava essere in giusta armonia con la situazione
Ciao Leo, grazie di tutto e a presto. Michele
345) Caro Michele,
la lettura del nuovo libro di Elaine Moryson
sulle
canzoni di Dylan degli anni Sessanta (che
dopo la
segnalazione sulle pagine di Maggie’s sono
corso
subito a comprare!) mi ha convinto a rimettere
sul
lettore John Wesley Harding, che per me
è sempre
rimasto uno dei più grossi “oggetti
misteriosi” della
discografia dylaniana: e devo dire che piano
piano mi
sono ritrovato sempre più coinvolto
dall’essenzialità
e dalla potenza di un album che finora (ebbene
sì, lo
ammetto...) avevo un po’ ingiustamente sottovalutato!
E’ proprio vero come His Bobness sia incredibilmente
capace di riservare sorprese anche al centesimo
ascolto!!!
La prima cosa che emerge è che Dylan
prosegue ed
approfondisce quel viaggio nella tradizione
musicale
americana iniziato nella cantina del Big
Pink,
avvicinandosi sempre più alla purezza
delle radici del
folk–blues. E già questa non è
una scelta facile
(soprattutto nel momento in cui il rock
si stava
orientando verso la psichedelia...), ma
è una chiara
affermazione di come non ci possano mai
essere vere
rivoluzioni senza una sincera e leale riconquista
della tradizione.
La prospettiva ultima del disco, però,
è molto più
complessa (e da questa “scoperta” è
nato il mio nuovo
entusiasmo): le storie narrate da Dylan
in JWH,
infatti, sono tutte fortemente incentrate
sulla
contrapposizione tra l’individualità
di un “outsider”
e l’omologazione di un sistema che soffoca
le reali
esigenze della persona (e in proposito mi
torna il
mente il discorso che aveva fatto Gio sulle
opposizioni dentro/fuori - io/altri nelle
liriche del
nostro menestrello preferito).
Ad esempio:
- il poeta / the fairest damsel (As I went
out one
morning)
- the joker and the thief / businessmen
and plowmen
(All along the watchtower)
- Frankie Lee / Judas Priest (The ballad
of Frankie
Lee and Judas Priest)
- the drifter / the jury (Drifter’s escape)
- il poeta / the landlord (Dear landlord)
In questa situazione di contrasto drammatico
si levano
alcune figure profetiche (Tom Paine, St.
Augustine,
the lonesome hobo...) che esortano ad una
conversione
“laica”, vale a dire a distogliere lo sguardo
dalle
falsità su cui tutto sembra essere
costruito per
abbracciare la verità delle aspirazioni
dell’animo
umano (è quello che accade in particolare
in As I went
out one morning, All along the watchtower,
Dear
landlord, I am a lonesome hobo o The wicked
messenger).
Ed è qui che le suggestioni bibliche
(sempre presenti
in Dylan, non solo in JWH o negli album
“cristiani”!)
e il tema del ritorno alla tradizione come
ad un mondo
ancora incontaminato si innestano con pienezza
di
significato, ricollegandosi anche alle tematiche
abbozzate nei basement tapes.
Del resto Dylan veniva da un momento di
profonda
disillusione per quello “showbiz” dai cui
eccessi e
lusinghe era stato letteralmente travolto
durante il
tour del 1966.
Il tutto trova ovviamente la sua espressione
più
geniale in All along the watchtower, dove
(a mio
personalissimo parere e senza alcuna presunzione
interpretativa!) Dylan è il giullare
che esprime tutta
la propria amarezza per il tradimento del
mondo nel
quale è stato immerso fino a poco
tempo prima, mentre
il ladro è Cristo (che verrà
“like a thief in the
night”, secondo l’espressione evangelica
in seguito
ripresa dallo stesso Dylan in When He returns),
che
comprende fino in fondo il turbamento del
poeta e lo
conforta dicendogli che loro due non fanno
parte di
quella gente per la quale “la vita è
un gioco”. Il
tempo si fa breve e quel mondo di menzogna
sta per
cadere come l’antica Babilonia: Dylan lo
esprime nella
maniera più suggestiva con le atmosfere
inquietanti
dell’ultima strofa, costruita sulla base
delle
immagini tratte dal profeta Isaia, come
qualche tempo
fa tu stesso hai molto analiticamente indicato.
JWH è quindi tutt’altro che un disco
di transizione,
in un certo senso è forse addirittura
una delle opere
più “compiute” di Dylan (quasi un
“concept album”?!
Mah, voi che ne dite?), come dimostra anche
il fatto
che i testi siano stati eccezionalmente
scritti prima
della musica, nello sforzo di eliminare
dalle liriche
tutte le parole di troppo, per raggiungere
una
essenzialità da contrapporre nettamente
ai visionari
viaggi del più recente passato.
E lo stesso vale per la scelta di non sovraincidere
parti di chitarra e di organo con la Band
(come
inizialmente progettato) sulle scarne prime
versioni
dei brani.
A questo punto non mi sembra un caso che
proprio in
questo album Mr. Zimmermann (quasi presagendo
i fiumi
di inchiostro che si sarebbero scritti sul
suo “rock
biblico”) si diverta a prendere in giro
tutti i suoi
sedicenti “interpreti” con il racconto sui
“three
kings” pubblicato nelle note di copertina
di JWH!
Certo, mi rimane sempre la tentazione “fantadylaniana”
di immaginare il disco con qualche basement
tape tipo
Tears of rage, Down in the flood o I shall
be released
al posto degli episodi più country
come Down along the
cove o I’ll be your baby tonight.... Secondo
me
avrebbe potuto essere un capolavoro di ancor
maggiore
fascino!
A questo punto, quasi come Tom Paine con
la malvagia
damigella, invoco il perdono per il torrenziale
sproloquio di cui sopra (ma sapete meglio
di me quali
effetti devastanti possa provocare l’ascolto
di un
album del Nostro!!!), augurando a tutti
quanti un
felicissimo Natale!
Gabriele
Ciao Gabriele,
come sempre le tue
analisi mi soprendono anche perchè le trovo calzanti al cento per
cento. Certo che JWH con l'aggiunta dei brani che suggerisci sarebbe stato
un capolavoro ma anche così, a mio avviso, è un grande album,
forse il migliore di un'ipotetica seconda fascia successiva a quella che
contiene i "testi sacri" (inutile che li elenchi no?).
346) Ciao Napoleon
sono Luca di Piacenza che ti aveva già
scritto x chiederti informazioni su
BOTT"new york sessions".Ti ringrazio tanto
x le informazioni(ho preso un
bootleg che si chiama Blood On The Tapes
con alcune di quelle versioni che hai
segnalato).Volevo comunicarti che recentemente
ho trovato alle Messaggerie
Musicali di Milano uno SPLENDIDO numero
da collezione della rivista inglese
"Q" INTERAMENTE(150 pagine) dedicata a Bob
con tantissime foto e articoli
vari:Bobby e le donne,Bobby e i Beatles(lo
sapevi che sono sulla copertina di
JWH?),Bobby e Dio etc,etc.Costa 23000 ma
è davvero consigliabile.
Saluti e buone feste da Luca
Ciao Luca, grazie per la tua informazione (ed il portafoglio continua a svuotarsi...). Sì, sapevo dell'aneddoto per cui ci sarebbero i Beatles nascosti tra i rami degli alberi della copertina di John Wesley Harding... Sembra però che ci siano solo sulla copertina della versione in vinile uscita esclusivamente nel Regno Unito. Io non ho mai avuto il piacere di vederla. Secondo altri invece l'aneddoto sarebbe frutto di qualcuno ubriaco quando ha visto la copertina in questione. Qualcuno ha mai visto questa fantomatica copertina con Beatles incorporati...E, qualora sia vero, alla luce dell'analisi fatta prima da Gabriele, perchè Bob avrebbe voluto nascondere i mitici baronetti di Liverpool proprio in quella copertina?...
347) Gio, che ringrazio,
mi ha inviato altre traduzioni. Eccole:
La prima è una poesia di Ginsberg che parla di Bob
Blue Gossip
(Allen Ginsberg)
I guess he got sick
of having to get up and get
scared of being shot down
Also probably he got
sick of
being a methedrine clown;
Also he wanted to
go back explore
Macdougal Street New York town
I guess he got sick
of a Cosmic
consciousness too abstract
I guess he wanted
to go back
t'his own babies' baby shit fact
Change his own children's
diapers not get lost
in a transcendental Rock & Roll act.
I guess he thought
maybe he had
enough gold for the world
Saw red white &
blue big enough now
needn't be further unfurled
I guess he felt prophet
show good example,
bring himself down in the world.
I guess he took Zen
Chinese vows
and became an anonymous lout
I guess he figured
he better step down off stage
before he got kicked out
I guess he felt lonesome
and blue
and he wanted out.
I guess he did what
anyone
sens'ble would do
Otherwise like Mick
Jagger go out on stage
wearing curtains of blue
And fly around the
world with great big
diamonds and pearls made of glue.
I guess he felt he'd
used up
'nuff of the 'lectric supply
I guess he know that
the Angel
of Death was nigh -
I guess he sighed
his
next mortal sigh.
I guess he guessed
he could
find out his own mortal face
I guess he desired
to examine
his own family place
I guess he decided
to act with
more modest silent grace
I guess he decided
to learn
from ancient tongue
So he studied Hebrew
as before he blabbed from his lung
I guess he required
to learn new
tender kind songs to be sung.
I guess he thought
he was not guru
for Everyone's eyes
He must have seen
Vajra Hells
in old visions he'd devised
He must've seen infernal
assassins
stealing his garbage supplies.
I guess he decided
to die
while still alive
In that way, ancient
death-in-life,
saints always thrive
Above all remember
his children
he already picked a good wife.
I guess he decided
to Be
as well as sing the blues
I guess he decided
like Prospero
to throw his white magic wand into the Ocean blue -
Burn up all is magic
books,
go back to Manhattan, think something new.
I guess he decided
like Prospero
World was a dream
Every third thought
is grave
or so Samsara would seem -
Took Hebrew Boddhisatva's
vow
and saw golden light death agleam.
I guess he decided
he
did not need to be More Big
I guess he decided
he was not the
Great Cosmic Thingamajig
I guess he decided
to end that sweet song
and such is his Suchness I dig.
23 October 1972, Davidson College
Gossip Blue
(Allen Ginsberg)
Credo che s’era stufato
di doversi alzare e
temere di beccarsi
una fucilata
E probabilmente s’era
anche stufato di
essere un clown di
metedrina;
Voleva anche tornare
a esplorare
Macdougal Street New
York town
Credo che s’era stufato
d’una coscienza
Cosmica troppo astratta
Credo volesse ritornare
ai fatti di cacca
di bimbo dei suoi bimbi
Cambiare pannolini
ai suoi figli non perdersi
in un atto di Rock
& Roll trascendentale.
Credo che pensò
forse d’avere
abbastanza oro per
il mondo
D’aver visto rosso
bianco & blue a sufficienza ora
non serve dispiegarlo
oltre
Credo sentì
che il profeta dà il buon esempio,
discese nel mondo.
Credo che prese voti
Zen Cinesi
e che diventò
uno zotico anonimo
Credo che pensò
fosse meglio venir giù dal palco
prima d’esser scalciato
via
Credo si sentisse
solo e malinconico
e ne volesse uscire.
Credo abbia fatto ciò
che qualunque
sensibile farebbe
Altrimenti come Mick
Jagger sarebbe salito sul palco
indossando cortine
di malinconia
e volando per al mondo
con grandi grossi
diamanti e perle fatti
di colla.
Credo sentì
d’averne consumate
abbastanza di provviste
elettriche
Credo sapesse che
l’Angelo
della Morte era vicino
–
Credo sospirò
il suo
prossimo sospiro mortale.
Credo che credette
di poter
scoprire la sua faccia
mortale
Credo che desiderò
ispezionare
la casa della sua
famiglia
Credo che decise di
agire con
grazia silenziosa
più modesta
Credo che decise d’imparare
dalla lingua antica
Così studiò
l’Ebraico
mentre prima cianciava
dai polmoni
Credo avesse bisogno
di imparare nuove
canzoni tenere da
cantare.
Credo pensò
di non essere un guru
per gli occhi di Tutti
Deve aver visto Inferni
Vajira
in vecchie visioni
che aveva concepito
Doveva aver visto
assassini infernali
rubare la sua spazzatura.
Credo che decise di
morire
ancora da vivo
In quel modo, antica
morte-in-vita,
i santi prosperano
sempre
Soprattutto di ricordarsi
dei suoi figli
già s’era preso
una buona moglie.
Credo che decise di
Essere
e pure di cantare
il blues
Credo che decise come
Prospero
di gettare la sua
bacchetta magica bianca nell’Oceano blue –
Di bruciare tutti
i suoi libri di magia,
tornare a Manhattan,
pensare qualcosa di nuovo.
Credo che decise come
Prospero che
il Mondo era un sogno
Un pensiero su tre
è la tomba
o così sembrerebbe
il Samsara –
Prese i voti dell’Ebreo
Boddhisatva
e vide brillare la
morte dalla luce d’oro.
Credo che decise di
non aver bisogno di
essere Più Grande
Credo che decise che
non era il
Grande Tizio Cosmico
Credo che decise di
finire quella dolce canzone
e tale è la
Talezza che apprezzo in lui.
23 Ottobre 1972, Davidson College
(da Allen Ginsberg,
Primi Blues; a cura di Carlo A. Corsi, TEA )
La seconda è un'altra poesia di Ginsberg dedicata espressamente a Dylan
ON READING DYLAN'S
WRITINGS
(Allen Ginsberg)
Now that it's dust and ashes
now that it's human skin
Here's to you Bob Dylan
a poem for the laurels you win
Sincerest form of flattery
is imitation they say
I've broke my long line down
to write a song your way
Those "chains of flashing images"
that came to you at night
were highest farm boy's day dreams
that glimpse the Angels light.
And tho the dross of wisdom's come
and left you lone on earth
remember when the Angels call
your soul for a new birth
It wasn't dope that gave you truth
nor money that you stole
-- was God himself that entered in
shining your heavenly soul.
July, 1973, London
LEGGENDO GLI SCRITTI
DI BOB DYLAN
(Allen Ginsberg)
Ora che è polvere e ceneri
ora che è pelle umana
Eccoti Bob Dylan una poesia
per gli allori che ti spettano
La forma più sincera
d’adulazione dicono sia l’imitazione
ho spezzato il mio verso lungo
per scrivere una canzone alla tua maniera
Quelle “catene d’immagini lampeggianti”
che t’apparvero di notte
erano i sogni ad occhi aperti d’un eccellente
garzone
quel barlume la luce degli Angeli
E anche se le scorie della saggezza son venute
e t’han lasciato solo sulla terra
ricordati di quando gli Angeli chiameranno
la tua anima ad una nuova nascita
Non era la droga che ti dava la verità
nè il denaro che hai rubato
-- fu Dio stesso che entrò
brillando nella tua anima divina.
Luglio 1973, Londra
da Allen Ginsberg,
Primi Blues; a cura di Carlo A. Corsi,
Infine le liner notes di "Highway 61 revisited"
Highway 61 Revisited
Notes by Bob Dylan
Sul lento treno il tempo non s’intromette
& all’incrocio Arabo aspetta
Cumulo Bianco, l’uomo dal giornale &
dietro di lui i cento Inevitabili fatti di roccia compatta & pietra
– il Giudice Crema & il Clown – la casa di bambola in cui Rosa Selvaggia
& Fissabile vivono semplicemente nella loro lussuria animalesca...
Autunno, con due zeri sul naso a disquisire che il sole scuro su Bach è
famoso quanto la sua confusione & che lei stessa – non Orfeo – è
il
poeta logico “ Sono il poeta logico!” grida
“La primavera? La primavera è solo l’inizio!” cerca di rendere geloso
il Giudice Crema parlandogli di gente con i piedi per terra & mentre
l’universo sta eruttando, indica il treno lento & prega perchè
la pioggia e il tempo intervengano – non è estremamente grassa ma
piuttosto progressivamente infelice... i cento Inevitabili nascondono le
loro predizioni & vanno nei bar &
bevono & s’ubriacano nella loro specialissima maniera consapevole &
quando tom dooley, il genere di persona che credi d’aver già visto
prima, entra bighellonando con Cumulo Bianco, i cento Inevitabili dicono
“chi è quell’uomo così pallido?” & il barista, un bravo
ragazzo & uno che tiene a mente un bufalo, dice “non lo so, ma sono
certo d’aver
visto l’altro tizio da qualche parte” &
quando Paul Sergente, un uomo in abiti borghesi dalla 4th street, entra
alle tre del mattino & arresta tutti perchè sono inverosimili,
nessuno in realtà s’arrabbia – la maggior parte della gente capisce
che è solo un po’ ignorante & Roma, uno dei cento Inevitabili
sussurra “te l’avevo detto” a Madam John... Rosa Selvaggia & Fissabile
stanno
coraggiosamente mandando baci a Esagramma
Di Giada-Carnaby Street & a tutti i govani misteriosi e il Giudice
Crema sta scrivendo un libro sul vero significato di una pera – l’anno
scorso ne scrisse uno sui cani famosi della guerra civile & ora ha
denti finti & nessun figlio... quando il Crema incontrò Rosa
Selvaggia & Fissabile, venne presentato niente meno che da Senzavita
– Senzavita è il Grande Nemico & porta sempre una fondina in
vita – è molto fondinainvita...
quando fece le presentazioni Senzavita disse
“andate a salvare il mondo” & “confusione! questo è il punto”
& cose così & Rosa Selvaggia strizzò l’occhio a Fissabile
& il Crema uscì di scena col braccio al collo cantando “summertime
& the Livin is easy” [in italiano: estate, e
la vita è tranquilla, n.d.t.]... appare il Clown – imbavaglia
Autunno & dice “ci sono due tipi di persone –
quelle semplici & quelle normali” questo
di solito fa ridere di gusto la cava di sabbia & Cumulo Bianco starnutisce
- esce & strappa via il bavaglio di Autunno & dice “Cosa
vuoi dire tu sei Autunno e senza di te tu non ci saresti! che ne pensi
di questa???.” poi Rosa Selvaggia & Fissabile vanno accanto & gli
danno un calcio nelle cervella & lo colorano di rosa perchè
è un filosofo
fasullo – poi arriva il Clown e grida “Tu
filosofo fasullo!” & gli salta sulla testa – Paul Sergente passa ancora
di lì vestito da arbitro & un certo collegiale che ha letto
tutto su Nietzche passa di lì e dice “Nietzche non ha mai indossato
una divisa da arbitro” & Paul dice “Vuoi comprare dei vestiti, ragazzo?”
& allora Roma & John escono dal bar & se ne stanno andando
ad Harlem... oggi stiamo
cantando della GANG SPAZZAVIATUTTO – la
GANG SPAZZAVIATUTTO compra, possiede & fa funzionare l’Industria
Della Follia – se non sai dove si trova l’Industria Della Follia, dovresti
fare due passi verso destra qui vicino, dipingerti i denti & andare
a dormire... le canzoni in questo disco in particolare non sono propriamente
canzoni ma piuttosto esercizi di controllo del respiro
tonale... l’oggetto – per significativo
che sia – ha qualcosa a che fare con gli splendidi stranieri... gli splendidi
stranieri, la giacca verde di Vivaldi & il santo treno lento
hai ragione john cohen – quasimodo aveva
ragione – mozart aveva ragione... non posso più pronunciare la parola
occhio... quando pronuncio questa parola occhio, è come se stessi
parlando dell’occhio di qualcuno che ricordo vagamente... non c’è
nessun occhio – c’è solo una serie di bocche – lunga vita alle bocche
– il tuo tetto – se già non lo sai
– è stato demolito... occhio è il plasma & e tu hai ragione
anche su questo – sei fortunato – non devi pensare a cose come occhi &
tetti & quasimodo.
© Bob Dylan 1965
Nota finale di Michele sulle note di Bob da Highway 61 Revisited: se ci sono dei punti oscuri non è colpa di Gio ma di Bob (avete mai letto Tarantula?...).
348) caro professore,
visto che è Natale, approfitto per
segnalare a chi avevesse già ricevuto il
cd-rom della catena, una pagina curiosa
del sito "Searching for a gem":
forse la più grossa bufala per i
collezionisti, il fantomatico "Christmas
album" descritto in tutti i particolari
in un articolo degli anni settanta.
Per accedervi basta aprire il browser e
copiare l' indirizzo: D:\hard to
find\snowover.htm (ovviamente nel caso in
cui il lettore cd-rom sia indicato
dalla lettera D).
Carlo
Ciao Carlo, ok messaggio
ricevuto
349) Ciao e complimenti per il sito, ho ottenuto
molte informazioni interessanti ... sai sto cercando di
approfondire la mia conoscenza, finora piuttosto
superficiale. A questo proposito ho acquistato un libro su Bob :
"JOKERMAN : vita e arte di Bob Dylan" di
Clinton Heylin e volevo conoscere la tua opinione sul volume.
Eventualmente anche un suggerimento di un
libro che essenzialmente mi dia un' idea motivazione che sta alla base
di ogni canzone.
Ti ringrazio per l'aiuto e spero che, in
futuro, mi potrò definire anche io un dylaniato
Ciao
Stefano
Ciao Stefano e benvenuto
tra noi. Il libro di Heylin è il mio preferito su Bob anche se ho
letto che questo autore non è molto amato tra molti Dylan fans...
A me piace... Il volume
in questione è il mio preferito perchè alterna la storia
di Bob negli anni con le dichiarazioni (sue e di coloro che lo hanno conosciuto)
rendendo la lettura piacevole come se si leggesse un romanzo. Poi sono
praticamente quasi sempre d'accordo su quello che Heylin ha scritto in
quel libro. Sul secondo libro che chiedi... beh, ovviamente cade a fagiolo
quello appena uscito e segnalato proprio in questa pagina: La storia dietro
ogni canzone di Bob Dylan. Ciao Stefano, fatti vivo quando vuoi.
Michele "Napoleon
in rags" Murino
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