TALKIN' BOB DYLAN BLUES
la posta di Maggie's Farm

Trentanovesima parte

278) Non esiste il testo di MAN IN ME di Bob, grande canzone della colonna sonora del Grande Lebowsky?
Silvio

Ciao Silvio,
ti riporto di seguito il testo che ti interessa seguito da una mia traduzione.
 

              THE MAN IN ME
                words and music Bob Dylan

                The man in me will do nearly any task,
                And as for compensation, there's little he would ask.
                Take a woman like you
                To get through to the man in me.

                Storm clouds are raging all around my door,
                I think to myself I might not take it any more.
                Take a woman like your kind
                To find the man in me.

                But, oh, what a wonderful feeling
                Just to know that you are near,
                Sets my a heart a-reeling
                From my toes up to my ears.

                The man in me will hide sometimes to keep from bein' seen,
                But that's just because he doesn't want to turn into some machine.
                Took a woman like you
                To get through to the man in me.

                Copyright © 1970 Big Sky Music

                L'UOMO IN ME
                parole e musica Bob Dylan

                L'uomo in me farà quasi tutto
                e come compenso chiederà poco
                Ci vuole una donna come te
                per raggiungere l'uomo in me

                Nuvole tempestose infuriano alla mia porta
                penso fra me e me che potrei non farcela più
                Ci vuole una donna con il tuo carattere
                per cercare l'uomo in me

                Ma, oh, che sensazione meravigliosa
                sapere che tu sei vicina,
                fa andare il mio cuore su e giù
                dalla testa ai piedi

                L'uomo in me a volte si nasconderà per non essere visto,
                ma questo accade solo perchè non vuole diventare una macchina.
                Ci voleva una donna come te
                per raggiungere l'uomo in me

Ciao Silvio, e alla prossima,
Michele "Napoleon in rags" Murino


279) AVETE LETTO LE NUOVE STRIP DI ZIMMY?...



 

280) Ciao Michele!
Visto il tuo amore per Paul Simon ti mando anch’io il
mio racconto del concerto di Milano, al quale non
avrei mai potuto fare a meno di partecipare!
Devo anticipare subito che, all’uscita del PalaVobis,
nonostante la splendida serata passata in compagnia di
Simon, l’entusiasmo non è stato lo stesso di quello
del concerto di Firenze del 1991, quando una torrida
Piazza S. Croce era stata illuminata per una notte
dalla festa afro-brasil-americana della personalissima
world music del nostro.
I primi versi sono subito una dichiarazione d’intenti
da songwriter di razza: “Somewhere in a burst of glory
/ sound becomes a song / I’m bound to tell a story /
That’s where I belong”.
Ma perchè il tour di Bob Dylan e Paul Simon
dell’estate scorsa non è passato dall’Europa ?!?!
L’atmosfera comincia a riscaldarsi con Graceland e
subito arriva la prima sorpresa, il blues
coinvolgente, con piano e fiati in bella evidenza, di
una quasi dimenticata One man’s ceiling is another
man’s floor (per intenderci, un po’ come quando Dylan
ha ripescato dal cilindro Country pie!).
La serata però stenta a decollare e, a parte
l’emozione dell’irresistibile coro di Me and Julio
down by the schoolyard (“I’m on my way / I don’t know
where I’m going / I’m on my way / I’m taking my time
but I don’t know where!”), comincia a farsi strada un
po’ di insoddisfazione: sarà che l’ultimo concerto che
ho visto è stato quello dei Radiohead e qui il clima è
leggermente più posato (!), sarà che nel ’91 il
concerto era più tirato e sorprendente e che le nuove
canzoni lasciano un po’ il tempo che trovano...
La svolta arriva con l’attacco di You can call me Al,
quando, su incitazione di Simon, rompiamo finalmente
gli argini del PalaVobis e senza quasi accorgermene mi
ritrovo in prima fila, a qualche centimetro dal palco.
Lo sguardo di Simon mi pare carico di gioia e di
malinconico dolore al tempo stesso mentre si tuffa nel
passato con lo spettacolare trittico acustico Old
friends / Homeward bound / I am a rock, e poi ancora
con American tune (forse la mia preferita), The boxer
ed una scarna ed avvolgente Bridge over troubled
water.
Per il resto è una festa di percussioni vulcaniche,
arpeggi cristallini di chitarra e calde linee di
basso, il tutto immerso nella solarità dei fiati (e
condivido perfettamente il giudizio di Anna sulla
bellissima versione di Hurricane eye, alla quale
aggiungerei anche le trascinanti The boy in the bubble
e The coast): solo dopo una trentina di canzoni e più
di 2 ore di musica il piccolo e grassoccio songwriter
con il suo improbabile cappellino da baseball lascia
il palco e saluta tutti con l’ultimo goffo inchino.

Due note su The boxer: anzitutto la CBS era all’epoca
anche la casa discografica degli stessi Simon &
Garfunkel, quindi il sarcastico doppio senso sulla 7th
avenue era già presente nella versione originale. In
secondo luogo, secondo alcuni, tutta la canzone
sarebbe ispirata, nelle intenzioni di Simon, proprio
alla figura di Dylan.
Per quanto riguarda altre canzoni di Paul Simon
cantate da Dylan, ti segnalo che, secondo il sito
Roots, routes and ramblings (l’indirizzo è
members.nbci.com/elstongunn/lyric.html), nel 1991
Dylan avrebbe eseguito una versione di Homeward bound.
Purtroppo non so dirti altro.

Per i dylaniani che non conoscessero Paul Simon,
ricordo anche che nel primo album di Simon & Garfunkel
(Wednesday morning, 3 a.m.), oltre ad una cover di
Pretty Peggy O (cantata anche da Dylan nel suo disco
d’esordio), c’è una storica versione di The times they
are a-changin’, completamente trasfigurata dalle
delicate armonie vocali del duo.
Infine, si può trovare un altro esplicito riferimento
dylaniano nella caustica A simple desultory philippic,
pubblicata sull’album Parsley sage rosemary and thyme:
“I knew a man, his brain was so small
he couldn’t think of nothing at all
he’s not the same as you and me
he doesn’t dig poetry
he’s so unhip that when you say Dylan
he thinks you’re talking about Dylan Thomas
whoever he was.
The man ain’t got no culture
but it’s alright ma
everybody must get stoned!”
La versione originale della canzone, però, era stata
scritta nel 1965 (e quindi prima dell’uscita di Blonde
on blonde), e il verso finale suonava “It’s alright ma
/ it’s something I learned over in England”, con una
citazione tratta da I shall be free no. 10 invece che
da Rainy day women.

Ti segnalo anche l’intervista a Paul Simon realizzata
da Gianni Sibilla dopo il concerto di Milano e
pubblicata su www.rockol.it, che contiene qualche
risposta in più rispetto a quelle dell’intervista che
hai già inserito nella posta.
In particolare, rispetto alla possibilità di un nuovo
tour con Dylan, Simon risponde: “Chi può dirlo se
suoneremo ancora assieme? Non abbiamo progetti al
momento, credo che tornerò dal vivo con questo gruppo
la prossima estate, ma con Dylan mi sono divertito
molto, per cui non escludo nulla”.
Poi c’è un bellissimo passaggio in cui, rispetto al
fatto di tornare a fare concerti, Simon dice che
“Dylan mi ha fatto notare che era un problema di
divertirsi, di essere in pace con me stesso. Dylan ama
quello che fa, forse può sembrare un po’ distaccato,
ma è solo un'impressione data dal suo comportamento
esteriore”.

E con questo è tutto. Alla prossima.

Gabriele
 

Ciao Gabriele,
grazie per il tuo racconto sul concerto di Paul Simon e per le tue ricche e dettagliate informazioni sul binomio Simon/Dylan.
Non credevo che anche Simon velatamente si riferisse ai vertici della CBS con la sua frase sulle "puttane della settima...". Io avevo sempre creduto che invece Paul volesse significare che letteralmente il boxer si recava dalle donne di cui sopra a cercare conforto... Nè sapevo che per alcuni "the boxer" è proprio Dylan... Mi fido della tua conoscenza di Paul Simon...
Per quanto riguarda le canzoni di Simon cantate da Bob Ok per Homeward bound anzi io ci aggiungo un'altra canzone che mi risulta da un mio libercolo che avevo scritto tempo fa per mio uso e consumo con le covers fatte da Bob: si tratta di A hazy shade of winter che mi risulta appunto di Paul Simon. Confermi?
Non sono in possesso della versione di The Times they are a-changin' di Simon e Garfunkel ma ora che lo so cercherò di procurarmela (una delle mie manie collezionistiche è avere tutte le canzoni di Bob interpretate da altri e spero entro il 3099 di riuscirci...).
Ciao Gabriele e alla prossima,
Michele


281) Avevo erroneamente segnalato la "puntata" scorsa che la sezione "Testi in italiano" era stata "restaurata".  Ora dovrebbe effettivamente esserlo con le aggiunte di You're gonna make me lonesome when you go  e You're a big girl now e con il restyling a tutta la grafica che avevo annunciato (ora mi sembrano molto più comprensibili le pagine di quella sezione, voi che ne pensate?...). Napoleon



 

282) Ciao!
potresti indicarmi per favore le date e i luoghi dove si svolgeranno i
prossimi concerti di Bob Dylan. Grazie, Giovanna

Ciao Giovanna,
ecco le prossime date di Bob in concerto:

November 10, 2000 Boston, Massachusetts--(Friday)
November 11, 2000 Lowell, Massachusetts--(Saturday)
November 12, 2000 Kingston, Rhode Island--(Sunday)
November 13, 2000 Lewiston, Maine--(Monday)
November 15, 2000 Salisbury, Maryland--(Wednesday)
November 17, 2000 New Jersey--(Friday)
November 18, 2000 Atlantic City--(Saturday)
November 19, 2000 Towson, Maryland--(Sunday)
November 20, 2000 il tour termina

Puoi sempre trovare le date aggiornate dei concerti di Bob a questo
sito:
http://www.execpc.com/~billp61/dates.html

Ciao e alla prossima,
Michele "Napoleon in rags" Murino



 

283) Sul sito Expecting rain ho trovato un link che recitava: Kirk Elder on success..."I propose to ignore Bob Dylan entirely until he learns to blow his nose before approaching the microphone. Whatever the critics may say, whining is not a sign of merit - (Scotsman).
Cosa ne pensano gli amici dylaniani?...
Giovanni "Clean cut kid" Pratolini

Ciao Giovanni,
ti dico la mia per l'intanto: confesso la mia ignoranza e non so chi sia questo signor Kirk Elder, magari è un grosso personaggio ma, ripeto, io non lo conosco... Quello che penso della sua frase? Beh, o Mr. Elder scherzava, o era ubriaco, o forse ha bisogno di una bella serie di apparecchi acustici... Ciao, Michele.
(per i non esperti della lingua inglese traduco quello che ha dichiarato Mr. Elder: "... Io propongo di ignorare totalmente Bob Dylan fino a quando egli non imparerà a soffiarsi il naso prima di avvicinarsi ad un microfono. Checchè ne dicano i critici, uggiolare non è una nota di merito").
Ehi, ci siete ancora o siete caduti dalla sedia? Michele. Beh, io la mia l'ho detta, adesso tocca a voi...



 

284) Ciao Napoleon,
Sono Roberto, ti scrivo a riguardo di un'altra canzone di Paul Simon
eseguita dal vivo da Bob Dylan. Si tratta di Homeward Bound, e precisamente
in queste date:
06/06/91 - Roma
14/06/91 - Innsbruck
06/07/91 - Nashua, NH
Queste esecuzioni sono state negli anni 'pubblicate' su:
Hard To Find Vol. 4 (Roma);
Olympic Pleasure e Name That Tune!  (Innsbruck);
20/20 Vision (Nashua).
E opinione di molti che le tournee del 1991 siano state tuttaltro che
'indimenticabili' per il nostro Dylan.
Chissà se un giorno saranno rivalutate?

Ciao a tutti
Roberto

Ciao Bob (vorrei chiamarmi come te solo per farmi chiamare così)...
Grazie per le segnalazioni e... accidenti mi sono accorto che non ho neanche una di quelle versioni... urge un approvigionamento boot...
Effettivamente anche io ho sempre sentito parlare in giro abbastanza male di quel periodo 91/92 (da qualche parte ho letto che il punto di massimo declino di Bob è stata la sua esibizione alla sua festa per i 30 anni al Madison square garden di New York quando eseguì Song to Woody, It's all right mà e Girl from the north country...).  Effettivamente non ho ascoltato moltissimo di quel periodo però, ad esempio ho il video dell'esibizione del 17 novembre 1991 - Seville (Expo 92) e non mi sembra affatto male anche se probabilmente quel periodo effettivamente non era il massimo...
Alla prossima, Michele


285) AVETE LETTO LA NUOVA STRIP A FUMETTI DI ZIMMY DAL TITOLO "ON THE ROAD AGAIN"?... MI E' COSTATA UN MUCCHIO DI FATICA QUINDI CORRETE NELLA SOLITA SEZIONE (Chi è che ha gridato: "FATICA SPRECATA!!!..."? Cattivi! Napoleon in rags)



 

286) Finalmente ho trovato il tempo (halleluja!) di
gironzolare un po’di più in questo sito ed ho letto
le recensioni di alcuni concerti dal NETour: è inutile
cercare di descrivere la mia faccia quando ho letto
della tappa di Cagliari... Diciamo che ho sgranato
giusto un po’ gli occhi, tipo Bart Simpson o giù di
lì!!!!! Complimenti a chi c’era! Tra l’altro m’è
rimasto la curiosità del perchèccacchio Bob abbia
voluto fotografare la gente lì presente... Boh?!?
Amici cagliaritani, forse vi vedremo sulla copertina
di un prossimo album!!! Che bello!!! Ora chiudo la
breve parentesi concerto e ne apro una oserei (ma
proprio oserei!) dire “letteraria”. La recente e-mail
di Gabriele mi ha offerto lo spunto per proporvi
alcune mie riflessioni sulle immagini presenti nei
testi del Nostro. Avete mai notato quante volte le
storie che Bobbie racconta si svolgono all’interno di
una casa o di una fattoria -soprattutto in BRINGING,
ma anche in ANOTHER SIDE e HGW61-?  Prendete per
esempio Motorpsycho Nightmare (“farmhouse”), Maggie’s
Farm, On The Road Again (casa), Tombstone Blues
(“kitchen”), BO of A Thin Man (“room”). Se ci pensate
un attimo, casa e fattoria non sono altro che due
microcosmi che ricalcano la struttura della società
reale, che permettono di riprodurne ed ingigantirne i
vizi e i difetti ottenendo effetti ironici
sorprendenti (un po’ come in “Animal Farm” di George
Orwell). Le metafore della casa e della fattoria, poi,
sono sempre accompagnate dalla fondamentale
opposizione dentro/fuori: generalmente al “dentro” Bob
associa l’idea di chiusura mentale, conformismo,
stagnazione, passività (vedi il Mr. Jones che “walk(s)
into the room” o il refrain “you ask why I don’t live
here...” di On The Road Again), mentre il “fuori”
corrisponde alla libertà fisica e mentale, al
progressismo, all’ “io” contrapposto agli “altri” che
stanno all’interno (si prenda ancora On The Road
Again, 2° me molto significativa). Questo discorso si
ricollega alle osservazioni di Gabriele sulle porte,
il limen tra dentro e fuori così come il cancello,
un’immagine altrettanto frequente (Gates Of Eden, It’s
Alright Ma, Simple Twist Of Fate, Sad Eyed Lady...).
Credo che l’interpretazione di Gabriele sia molto
acuta; personalmente non ho gli strumenti per poter
individuare una relazione con l’evoluzione artistica
di Dylan, visto che la conosco solo a grandi linee.
Penso che comunque nei testi di Bob il valore di
queste due immagini sia proprio legato al concetto di
opposizione  dentro/fuori-tu/io di cui ho parlato
sopra, ma possono anche diventare simbolo di una
particolare condizione "emotivo-relazionale" (Simple
Twist Of Fate, Sad Eyed Lady) o talvolta assumere un
aspetto quasi “sacrale” all'interno di un discorso
dall'atmosfera "apocalittica" come Gates Of Eden.
Altre figure ricorrenti sono quelle relative
all’immaginario televisivo e cinematografico, sia in
forma di citazione esplicita, come in I Shall Be Free
n.10 (“Sophia Loren / Anita Ekberg......Mr.Clean.....
mr.football man”) o in Motorpsycho Nightmare (“Dolce
vita”), sia in forma meno diretta, a livello di
“atmosfera”: la rocambolesca Bob Dylan’s 115th Dream
non è forse una storia in perfetto stile
chapliniano??? Moltissimi riferimenti provengono anche
dal circo, soprattutto in forma di personaggi
tragicomici, surreali, deformi: Tom Thumb, Il nano in
flanella grigia, il fenomeno da baraccone (“geek”), il
funambolo, il clown... Desolation Row è un esempio
perfetto in tal senso, una parata completa di
personaggi di questo genere; e non a caso “the circus
is in town”...! Credo la ricorrenza di questi
riferimenti sia spiegabile anzitutto col fatto che TV,
cinema e circo costituiscono un immaginario collettivo
dal potenziale inestimabile: parli di Anita Ekberg e
tutti sanno a che tipo di immagine femmilnile ti stai
riferendo; nomini Brother Bill e Cecil B. Demille e
sai che tutti coglieranno il perchè della tua
citazione... Inoltre è facile immaginare che per i
bambini della generazione di Bob, TV e cinema avessero
un fascino ed un’attrattiva molto più forti che non
per quelli delle generazioni più recenti, nati in un
mondo già super-mediatico, e che per loro il circo
fosse una realtà quotidiana, a differenza di oggi: la
fantasia di Bob deve essere stata molto colpita da
questo tipo di spettacoli.  Infine credo che questi
tre “ambienti” siano così cari al Nostro perchè
possono essere efficaci metafore della vita: molte
canzoni di Bob, infatti, rappresentano la vita ed i
suoi personaggi sottoforma di “film surreale” (penso
ancora a Maggie’s Farm, a Desolation Row o a
Motorpsycho) o di “circo delle meraviglie” in cui si
esibiscono fenomeni di ogni genere. Ok, credo di aver
finito. Naturalmente aspetto critiche, correzioni,
suggerimenti, pareri, domande, insulti e tutto quello
che volete... Su un argomento così (= i testi di Bob)
c’è veramente spazio per ogni tipo di delirio!!!
Grazie per l’attenzione e alla prossima. Gio
PS: un dritta: il sito bobdylan.com (Michele, mi
consenti il rimando?) alla voce “search the lyrics”
permette di effettuare la ricerca “per parola” e
quindi di rintracciare tutti i testi in cui Bob ha
usato un certo vocabolo. Davvero molto utile!

Gio

Ciao cara Gio... sigh, sob... Non rigirare il coltello nella piaga per pietà... Io dovevo essere tra quelli a cui Bob ha fatto la foto... Io avevo già deciso di comprare il biglietto per Cagliari ma poi... come un balengo ho cambiato idea e non sono andato a Cagliari... sob, sigh... La vita può essere crudele a volte... E quel che è peggio è che, pensa, in quest'era di Grandi Fratelli, Grandi Zie, Grandi Cognati e Grandi Cretinate del genere, in cui siamo ripresi 24 ore su 24 dovunque andiamo, in cui tra un pò ci spunterà una microcamera che ci riprende anche mentre... vabbè, insomma nessuno a Cagliari ha ripreso l'evento, nessuno neanche con una piccola telecamerina o con una macchinina fotografica di quelle "usa e getta", ma nemmeno di quelle "gettala pure via prima di usarla... tanto"...Vabbè sto scherzando anche se a Cagliari dovevo veramente andare e stavo già prenotando l'aereo... acc... dannaz... malediz...  (oh, a proposito, se poi qualcuno mi volesse smentire e mandarmi un video di tutta la scenetta con Bob tra i fans la mia e mail la conoscete...)
Cambiando argomento direi che la tua disamina è perfetta ed io aggiungo solo che Bob ha fatto altre citazioni cinematografiche oltre quelle che tu ricordi ad esempio sempre in Motorpsycho Nitemare cita anche Anthony Perkins ed in Desolation Row Bette Davis (e ora che ci penso anche Gregory Peck in Brownsville Girl)... Chi se ne ricorda altri? (per la prossima rubrica di Maggie's Farm: "Gli attori citati nelle canzoni di Bob Dylan").
Ciao Gio, risentirci,
Michele
ps: quanto al tuo discorso sul motore di ricerca di bobdylan.com è quello che ho usato per la mia rubrica "Important words"... L'hai già letta? Se la risposta è no vai a guardarla appena hai un attimo e se vuoi prolungala a tuo piacimento inviandomi altre ricerche su altre parole mancanti tra quelle che ho preso in esame io


287) A proposito di nuove rubriche, avete già visto le due nuove di Maggie's Farm, "Dylan Top Ten" (in cui pubblico i risultati delle votazioni che si sono tenute qui nella pagina della posta nei mesi scorsi) e quella dal titolo "Dylan tree" con la bella iniziativa di Carlo?



 

288) Ciao,
sono Francesco e vorrei ringraziare Antonio S. per la cortesia e
l'attenzione prestata alle mie scarne missive; visto che mi pone alcune
domande vedo di rispondere in maniera succinta. Allora, sono "vecchio"
nel senso di ascolti, anagraficamente sono "nel mezzo del cammin di
nostra vita" come diceva il Poeta. Riguardo al cosidetto periodo
cristiano ricordo bene le accese discussioni con i compagni di scuola
(fine 70 inizio 80) e gli amici più grandi (sono sempre stato il
"giovane" della banda). All'epoca ci si divideva per schieramenti un po'
idioti, se ti piaceva il punk (a me piaceva) generalmente odiavi "le
vecchie scoregge" del rock (es. Rolling, CSNY, Zep ecc) e viceversa.
Io, che sono sempre stato anarchico, non vedevo il motivo di tanta
contapposizione.......mi piacevano artisti di entrambi i campi, anzi ero
guardato persino male dai coetanei perchè l'amore più grande era per
quei fricchettoni sfigati dei Grateful Dead e non per i Sex Pistols!
Il Dylan "cristiano" fu effettivamente una mazzata, molti "fedeli",
specie quelli più impeganti politicamente (area estrema sinistra, serve
dirlo?) inorridirono e Dylan fu liquidato come un vecchio rincoglionito
ecc ecc (Piccola nota: tracce, ed anche evidenti di uno spirito di
ricerca, di una personale via alla "salvezza" sono sparse in buona parte
della produzione di Dylan anche precedente agli anni incriminati...).
Considero personalmente questi tra i dischi più deboli dell'intera
carriera del maestro, anche se ovviamente ci sono pezzi notevoli; il suo
gridare la nuova fede mi fece comunque laicamente incazzare
parecchio............. solo col tempo, e con i cambiamenti (la
saggezza?) che tutti viviamo direttamente, ho accettato, stavolta si con
vero spirito laico, la svolta di quegli anni.
questo però non ha modificato il mio giudizio sul valore artistico di
quei dischi che, confermo, rimangono per me dei lavori riusciti a metà,
a voler essere generosi. L'amore per Dylan tornò con Infidels,
finalmente un nuovo  disco con belle canzoni, e con il primo concerto
che vidi a Milano nell'84 o giù di li ("if my memory serves me well
c'era anche Santana)
Da li in poi l'ho sempre seguito, l'ho visto in ogni tour almeno una o
due volte, e lo trovo migliore on stage anno dopo anno, come i grandi
vini, tanto per intenderci.
Dal punto di vista discografico invece la passione non  mi mai impedito
di considerare roba come Empire Burlesque, Down in the Groove, Under the
Red sky ecc delle solenni schifezze. Anche il live con gli amati Dead fu
una delusione cocente, attribuibile in larghissima parte al vecchio
Bob.........e pensare che l'avevo sognato per anni.
Con Oh Mercy e TOOM ritengo che lo zimmerman sia tornato su buoni
livelli: certo, la complessità metafisica e allegorica dei pezzi targati
anni 60 è sparita, le scintille liriche della prima metà dei settanta
sono solo un ricordo ma..........ma nella sua voce colgo ( o mi pare di
cogliere) un tono che non è mai stato così vero, profondo. Semplici
liriche, storie "folk" alle quali ci si può in qualche maniera
relazionare, insomma l'interpretazione rende scintillanti ora delle
canzoni che sulla carta non sono certamente le migliori in assoluto
della sua produzione. E questo è anche il motivo per cui amo tutte
quelle oscure canzoni  folk e blues che va cantando da qualche anno a
questa parte.....una volta lo vedevo come un essere irrangiungibile, ora
lo trovo così "down to earth" che mi piace ancora di più!
Detto questo spero di avere soddisfatto la curiosita riguardo al mio
percorso di vecchio dylaniato e vi saluto tutti.
grazie per l'ospitalità
Francesco
PS mi sembra chiaro a questo punto che non sono QUEL Francesco.....

Ciao Francesco, bentornato sulle pagine di Maggie's farm e grazie per il tuo intervento.
Come promesso ad Antonio dico anche io la mia sul tema Dylan "cristiano".
Personalmente ritengo gli album del periodo cristiano degli ottimi album, e nel caso di "Slow train coming"... beh, scagliatemi pure un'anatema ma secondo me è uno dei migliori di Bob e lo reputo a livello dei suoi "top" (magari un piccolo gradino sotto ma siamo lì...) sia dal punto di vista musicale che, in gran parte, anche dei testi... Un album dagli arrangiamenti sofisticati, ricchi, ed ancora oggi molto gradevoli (non mi stancherò mai di ascoltare brani come Gotta serve somebody, Precious angel, Slow train, Gonna change my way of thinking e quella stupenda chitarra di Mark Knopfler). Ammetto di essere forse uno dei pochi a pensarla in questo modo però resto della mia idea innanzitutto perchè io ho sempre creduto nella Fede sincera di Dylan (pur non condividendola necessariamente)  ma soprattutto perchè ho sempre ascoltato quegli album, e, ripeto, soprattutto Slow train coming, senza lasciarmi condizionare dal tema (o sarebbe meglio scrivere "dal presunto tema") delle canzoni e senza pensare mai: "Ecco, quello stronzo di Dylan cerca di convincermi a diventare un Cristiano Rinato o ad andare in chiesa tutte le domeniche o a pregare il Signore prima di andare a letto. Che si fotta! Non comprerò mai più un suo disco, fanatico del cazzo...!". Dico questo perchè parlando con alcuni ex fans disgustati dalla piega presa all'epoca da Bob questo è quanto mi è sembrato che sembrino pensare (e personalmente mi fa piacere sapere che tu, Francesco, abbia fatto un discorso più analitico e distaccato). Secondo me il "trucco" sta proprio nel non essere prevenuti, nel non fare a tutti i costi il processo alle intenzioni di Dylan... Cioè al limite dire: "Non sono d'accordo con questo fanatismo ma sentiamoci le canzoni ed ascoltiamo i testi con attenzione e giudichiamo il tutto da un punto di vista poetico e musicale senza pregiudizi".
Del resto, paradossalmente, io provocatoriamente ho sempre detto, quando si è trattato di parlare dell'argomento, che secondo me si può dire che quasi tutte le canzoni del periodo "cristiano" non parlino affatto di Dio o di Religione. Almeno se le si analizza da un punto di vista universale e non limitandosi a cercare a tutti i costi il riferimento alla religione cattolica, al Cristianesimo, a Gesù Cristo, etc... anche ammettendo che Dylan cercasse invece proprio questo.
Mi sembra già di sentire molti dire: "Ma sei pazzo? Come si fa a dire una cosa del genere con quei testi così espliciti?...". Semplice!  Guardiamoli dal punto di vista di quello che possono comunicare e non dal punto di vista di quello che riteniamo aprioristicamente Dylan voglia dire o "ordinare ai Fedeli".
Del resto io ho sempre pensato che volutamente Dylan proprio nel primo brano del primo disco "cristiano" abbia quasi voluto lasciare un messaggio in codice per chi voleva capire, una sorta di messaggio cifrato quasi per fare una specie di premessa come a dire "declino ogni responsabilità", quasi prevedendo la marea di critiche che gli sarebbero piovute addosso.
Il primo brano del primo disco "cristiano" (l'album Slow train coming) è infatti Gotta serve somebody in cui Dylan profeticamente (rispetto alle critiche che verranno, intendo) afferma con forza: "... It may be the DEVIL, it may be the LORD, but you GOTTA SERVE SOMEBODY..." (Che sia il DIAVOLO o che sia il SIGNORE, ma qualcuno lo devi pur servire).
Cioè io ho sempre pensato che Dylan volesse dire: "Non me ne frega niente di convincervi (anche se le mie parole potrebbero indurvi a pensarlo)... Per quello che mi riguarda io la penso così ma ognuno è libero di pensarla come vuole".
Voglio dire insomma: perchè accusare di volerci convertire un tizio che proprio nella prima canzone del primo disco dopo la svolta cristiana ci dice tranquillamente: "Seguite il Diavolo o seguite Dio, siete liberi..." ?
I fans dicevano all'epoca (riporto a memoria quanto scritto da Clinton Heylin in "Jokerman - vita e arte di Bob Dylan"): "A noi sta  bene che Dylan sia contento e felice di essere diventato cristiano e di questa sua Fede ma perchè deve per forza cantarcelo nei dischi?".
A parte il fatto che sarebbe stato assurdo pensare il contrario trattandosi di un artista come Dylan il quale ha sempre scritto quello che sentiva senza guardare le mode o le vendite dei dischi. Soprattutto, da fans, al limite gli si sarebbe dovuto essere estremamente riconoscenti per la sua sincerità, per il non nascondere quello che provava in quel momento senza curarsi di eventuali diminuzioni nella vendita dei dischi o di alienarsi simpatie di gente che evidentemente non sarebbe più andata ai suoi concerti arrecandogli un danno economico... Insomma di aver rispettato i fans senza prenderli in giro magari cantando subdole ed accattivanti canzoni inneggianti alla trasgressione, al Diavolo o a chissà cos'altro e pensando invece a Dio mentre le cantava, facendo il tutto solo per timore di scendere qualche gradino nella Hit Parade dei dischi più venduti...
Ma soprattutto perchè volere a tutti i costi interpretare quei dischi come un tentativo di conversione dei fans?...
Del resto noi criticheremmo mai Alessandro Manzoni definendolo "bigotto" per quello che ha scritto nei "Promessi Sposi" o piuttosto non cercheremmo di analizzare la sua opera e vedere se ci ha comunicato qualcosa al di là di qualsiasi preconcetto?
Del resto prendiamo una canzone considerata manifesto di "quel Dylan" come "I believe in you". Certo se la intendiamo come "I believe in You" con la Y maiuscola e presupponiamo che si parli di Dio è un conto. Ma se viceversa la guardiamo da un punto di vista scevro da tale preconcetto... beh, di Dio non si parla mai in quella canzone così come non si parla mai di Dio in un mucchio di altre canzoni di quel periodo come ad esempio "Slow train" (perchè devo pensare a tutti i costi che Dylan sottintenda che il lento treno che arriva porti la giustizia di Dio per la "gente che muore di fame e di sete mentre i silos di grano scoppiano perchè troppo pieni"?... Allora posso pensare che Dylan voglia parlare del Comunismo o del Socialismo ed il lento treno potrebbe essere la locomotiva di Guccini...), "Gonna change my way of thinking" (perchè devo pensare a tutti i costi che Dylan voglia cambiare il suo modo di pensare sottintendendo che "da oggi in poi" seguirà i precetti cristiani?... Per me può voler semplicemente dire di essere  stanco di ragionare secondo i pazzi che lo circondano e voler pensare con la propria testa), "Precious angel" (perchè devo pensare a tutti i costi che Dylan parli del suo angelo custode?... Per me potrebbe voler semplicemente parlare della donna che ama), "What can I do for you?" (perchè devo pensare a tutti i costi che Dylan non sappia come fare per ringraziare Dio per quello che Egli ha fatto per lui? Allora posso tranquillamente pensare che questa canzone equivalga ad esempio a "Wedding song" o "Sara" in cui Dylan dichiarava il suo Amore per sua moglie e provate a negare che i versi seguenti potrebbero senza problemi appartenere appunto a canzoni come "Wedding song" o "Sara"...

                You have given everything to me.
                What can I do for you?
                You have given me eyes to see.
                What can I do for you?

                Pulled me out of bondage and you made me renewed inside,
                Filled up a hunger that had always been denied,
                Opened up a door no man can shut and you opened it up so wide
                And You've chosen me to be among the few.
                What can I do for you?

E anche qui Dio non lo si nomina nenche di sfuggita...
E ancora, un capolavoro come Every Grain of sand... Quelli sono discorsi universali, perchè ridurli a polverosi precetti religiosi, o a stantie reminiscenze del Catechismo?...
E l'elenco potrebbe continuare a lungo.
Tornando al discorso iniziale su I believe in you, dunque, in quest'ottica chiunque può interpretare una canzone come I believe in you secondo il proprio punto di vista. Il nazista può dire ad esempio, affermando fieramente il proprio apprezzamento per le idee di Adolf Hitler:
                They ask me how I feel
                And if my love is real
                And how I know I'll make it through.
                And they, they look at me and frown,
                They'd like to drive me from this town,
                They don't want me around
                'Cause I believe in you.

(cioè mi cacciano perchè sono nazista) e così via per tutta la canzone.
E lo stesso avviene se il protagonista di I believe in you è un anarchico, un comunista, un ateo, un innamorato, un negro, un omosessuale, un malato di aids.
(mi cacciano perchè sono negro, omosessuale etc...).
Insomma, con questo mio paradosso, voglio sottolinare che, a mio modesto avviso, la critica negativa che accompagna quel periodo nasce da un pregiudizio di fondo, da un processo alle intenzioni di Dylan, come dicevo prima, un volersi sentire a tutti i costi manipolati da lui senza nemmeno provare ad ascoltare quelle canzoni senza provare a non pensare a tutti i costi che Dylan parli di Dio o di religione ma cercando invece di capire se quelle canzoni ci comunicano emozioni sia dal punto di vista musicale che poetico (e personalmente questo avviene nel mio caso).
Canzoni, dunque, il cui tema è Universale, non necessariamente riferito a dogmi religiosi, in cui chiunque può leggervi quello che vuole a patto che le ascolti con la propria mente e non con quella che, in maniera preconcetta, si ritiene che Dylan voglia che noi le si ascolti...
Questo, almeno, è ciò che io ho sempre pensato...
Michele


289) Ciao Michele
la Talking38 è piena di considerazioni ed opinioni alle quali vorrei
contribuire. In particolare vorrei difendere De Gregori, il quale è stato un
pò trattato male da Massimo. Premesso che le mie sono riflessioni personali,
quindi notoriamente opinabili, e che condivido quasi tutto ciò che ha
scritto Massimo, però ci sono due paroline alle quali non riesco proprio ad
essere insensibile; e cioè: De Gregori "scimmiotta" "consapevolmente" Dylan.
Si potrebbe replicare sostenendo che De Gregori è talmente superiore a certi
aspetti dell'ipocrisia mercantile, che avvolge il mercato discografico, che
non solo è un'accusa ingiusta, ma è addirittura non veritiera. Però vorrei
porre all'attenzione le seguenti considerazioni.
Dylan nella storia della musica leggera è un punto di riferimento, un
caposaldo dal quale è stato impossibile distogliere lo sguardo, per
chiunque. Per cui è normale che abbia influenzato un pò tutto il
cantautorato italiano, ma è pur vero che De Gregori ha creato un suo
originale stile musicale, utilizzando riferimenti provenienti dalla musica
americana, lasciando però inalterata, giustamente, l'ossatura principale,
che è fondata su elementi già presenti nella cultura musicale italiana (La
donna cannone ne è un esempio). De Gregori, un pò come ha fatto Dylan
con la propria tradizione musicale, svolge un lavoro di
rinnovamento ed evoluzione che è stato importantissimo e basilare per almeno
una decina d'anni. Ascoltate il LP Rimmel con attenzione e pensate di stare nel
1975; suona magnificamente fresco e nuovo.
Poi c'è una differenza sostanziale ed importante: De Gregori è
ideologicamente schierato mentre per Dylan, ed in genere per gli americani,
ciò è inconcepibile. Questa peculiarità di De Gregori lo ha reso meno
trasversale di Dylan ma nello stesso tempo più vicino alla realtà
social-culturale del nostro paese. Questo è il punto cruciale, Dylan canta
canzoni in una realtà totalmente differente dalla nostra e se De Gregori, a
dieci anni di distanza, avesse utilizzati gli stessi temi e gli stessi
accenti non solo sarebbe parso fuori luogo, ma sarebbe incorso nel vero
scimmiottamento. De Gregori canta l'italia decadente degli anni settanta e
soprattutto ne restituisce il clima (il senso di "Distacco" e "Paura" che
avvolge LP Rimmel è toccante) così come fà Dylan, a modo suo, nei primi
sette album negli USA. Tutti gli aggettivi che Massimo ha utilizzato per
Dylan sono appropriati ma cercare di trasferirli a De Gregori è innaturale,
per le intrinseche differenze culturali e caratteriali.
Dylan è aggresivo e sarcastico mentre De Gregori è piu minimalista, più
riflessivo, ciò è dovuto proprio alle differenze suddette. Differenze che
rendono impossibile qualsiasi forma di imitazione ma non esclude nello stesso
tempo la possibilità a De Gregori, come Artista, di lasciarsi influenzare da
Dylan senza però alterare il proprio personale stile che resta distante ed
indipendente dal modo di porsi di Dylan. Senza tali considerazioni si è
portati a dire che De Gregori imita Dylan. Ma ciò è troppo semplice, perchè
se io fossi un detrattore di Dylan potrei dire che esso scimmiottava Guthrie
all'inizio della sua carriera oppure che mezza generazione musicale Rock non
ha fatto altro che scimmiottare Presley, Little Richard, Beatles etc... Non
solo sarebbe ingiusto ma anche sin troppo elementare e superficiale.
Non credo che sia da tutti scrivere canzoni come Alice, Niente da capire (la
mia preferita), Rimmel, Pablo, La Storia, .... canzoni che trattano temi,
sia musicali che lirici, che è possibile riscontrare solo in parte
nell'intera produzione Dylaniana e ad essere precisi, forse solo nel Dylan
degli anni settanta (dove si riscontra una maggiore presenza di accordi in
minore).
Ciò che De Gregori sembra prendere direttamente da Dylan è l'aspetto etico
della professione di cantante. Crede che si possa fare Arte, o "comunicare"
come ha detto Dylan nel 1997, anche con la musica leggera (o di massa) e
come Dylan introduce nuovi elementi nei testi, mai trattati in precedenza,
che lo pone ad un livello superiore, su base culturale, rispetto alla
produzione standard degli anni sessanta-settanta.
Spero che la mia replica non sia ritenuta troppo "accesa" e presuntuosa
Ma credo, anche, che Massimo abbia gettato con consapevolezza la sua
riflessione polemica su De Gregori per cui non si poteva aspettare una
risposta in tinta "buonista".
Per farmi, in parte, perdonare da Massimo gli consiglio, per gli accordi, il
sito http://www.uvm.edu/~ksherloc/dylan/ dove è possibile trovare tutti i
tabs delle canzoni di Dylan. Inoltre da questo sito è possibile accedere
anche ad un'altro sito sempre dedicato agli accordi.
NAPOLI 08/11/2000
ANTONIO S.
Un Salutone

P.S.: in merito alla precedente e-mail sugli altri brani del cd di Mina.
Oltre a "Blowin' in the wind" vi sono: "The wind cries Mary" (Jimi Hendrix),
"Gone with the wind" (nota nell'esecuzione di Frank Sinatra), "Ride like the
wind" (Christopher Cross).

P.S. x Anna: Volevo rispondere alla tua e-mail nr. 255 ma una strana, quanto
imprecisabile forza mediatica proveniente da Nord annebbia e confonde la
mia mente, impedendomi qualsiasi elaborazione celebrale sull'argomento
trat....... emmm ... dove sono?... ma che di stò parlando? ..... da dove
vengo? ... e soprattutto!? Dov'è l'uscita?....

Ciao Antonio,
il dibattito Dylan/De Gregori continua... Per il momento la situazione è di pareggio: Massimo 1-Antonio 1.
E gli altri come la pensano al riguardo (non so perchè ma mi sa che tra un pò qualche napoletano di mia conoscenza dirà la sua...)?
Per quello che mi riguarda, da amante della musica e dei testi di De Gregori che per certi versi è il mio cantautore preferito, io ribadisco quello che scrivevo in risposta a Massimo e cioè che gli dò ragione sul fatto che effettivamente De Gregori "scimmiotti" (tra virgolette, attenzione!) Dylan ma quando lo fa, lo fa secondo me solo a livello di omaggio ad un artista che ammira, spesso per gioco... Altrimenti canterebbe tutte le canzoni "alla Dylan" e non solo, secondo me volutamente, canzoni come Rimmel (parlo di versioni live ovviamente) che lo stesso De Gregori ha ammesso avrebbe potuto far parte di "Blood on the tracks", o "Compagni di viaggio" (Lei chiese la parola d'ordine/il codice d'ingresso al suo doloreeee... Ditemi se la voce e il tono non sono quelli di Dylan?) o "Un guanto" che mi sembra che "più Dylan non si può", o "Battere e levare" (non la track n. 11 del disco "Prendere e lasciare" bensì la versione nascosta, quella in fondo all'album... mi sembra la track 29, se ricordo bene... Quello è puro Dylan con tanto di armonica alla "Freewhelin'").
Insomma episodi al limite del divertissement come quando fa una copertina di un disco (Canzoni d'amore) che sembra identica a quella di Oh Mercy o quando gli "ruba" qualche canzone, come nel caso di Winterlude/Buonanotte fiorellino o quando cita la melodia di Stuck inside of Mobile ne Il suono delle campane, o mutua qualche verso dylaniano (in "Cose": "c'è qualcosa che brucia baby/something's burning baby") o quando canta di Sante il bandito ("Il bandito e il campione") come faceva Dylan per Rambling gambling Willie, o Billy the kid, o John Wesley Harding... Messaggi in codice ma niente di più anche se forse inconsapevolmente l'influenza di Dylan si fa sentire in un certo modo di scrivere, nella struttura di alcune canzoni, nell'atteggiamento e nel modo di presentarsi et cetera... Ma, ripeto, cose che sicuramente De Gregori non fa per calcolo ma semplicemente perchè probabilmente è sulla stessa lunghezza d'onda di Dylan...
Per chiudere con una cosa che mi ha fatto sempre scompisciare dal ridere anche se non c'entra col discorso fin qui fatto (ma la riporto solo perchè chi non la conosce deve farsi anche lui quattro risate) voglio appunto riportare una frase che diceva spesso in concerto De Gregori a proposito della sua "Sotto le stelle del Messico a trapanar...". Ecco quello che diceva ironico De Gregori: (vado a memoria) "Questa canzone (Sotto le stelle del Messico a trapanar... appunto) è strutturata in un modo molto particolare... Infatti è caratterizzata da una serie di infiniti tronchi (nota di Michele per chi non ricordasse la canzone: Sotto le stelle del messico a TRAPANAR/nelle miniere di petrolio a DIMENTICAR/dentro le ascelle dei poveri a RESPIRAR/sul pavimento dei treni a VOMITAR... e così via ANDAR, SPAVENTAR, TRABAJAR, INNAMORAR, FESTEGGIAR...).
Sono tutti infiniti tronchi... Ecco che dunque io, proprio per chiarezza, volevo chiamare questa canzone "Infiniti tronchi"... Poi però ho pensato che qualche critico musicale l'avrebbe scambiata per una canzone che parlava di una foresta sterminata e quindi l'ho chiamata invece Sotto le stelle del Messico a trapanar (risate del pubblico, sipario, e per stavolta abbiamo finito).
Ciao a tutti, Napoleon



 
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