TALKIN' BOB DYLAN BLUES
la posta di Maggie's Farm

Trentottesima parte


269) Ciao Michele, sono tornata or ora dal concerto di Paul Simon al Palavobis, ma non ti preoccupare, la mia fede dylaniana è più salda che mai, non è stata neppure scalfita dall'evento !
Non conosco molto Simon, ma da profana e incompetente ti mando comunque un brevissimo resoconto della serata, perchè non si dica che noi dylaniani siamo monotematici !
- Massimo livello di professionalità di Simon e della Band (12 elementi ed un numero imprecisato di strumenti, tre batterie, percussioni varie, chitarre, banjo, viola, due fisarmoniche, sezione di fiati, tastiere ecc.),
davvero molto molto molto bravi, suonano "da dio", anche se a volte sono un po' troppo compiaciuti della loro bravura ed esagerano con i pezzi di virtuosismo, che a me annoiano un po'; il mio egregio consorte, che si intende di musica molto più di me, è incantato dalla perfezione con cui vengono eseguiti i pezzi, ma è costretto a riconoscere che
Dylan è molto molto più coinvolgente e trascinante.
- Paul Simon ha una splendida voce, morbida dolce e avvolgente, ma lontana anni luce
dall'intensità dylaniana ...
Potrebbe cantare con la stessa splendida voce "bridge over trouble waters ..." o l'elenco telefonico e non mi accorgerei della differenza (questa è davvero cattiva ...)
- Il pubblico è un po' freddino all'inizio e tutti restano rigorosamente seduti al proprio posto per circa un'ora, poi non si sa come ad un certo punto si verifica il solito assalto al palco, e a questo punto il mio caro maritino, che come un trapezista salta dai concerti di Mozart ai concerti rock e alle opere liriche alla Scala con un'agilità straordinaria (con conseguente e rapidissimo cambio di look), preso dall'entusiasmo mi trascina fin quasi sotto il
palco: da questo momento la serata si fa piacevolissima e divertente, tutti ballano e cantano in coro accompagnando Simon come tanti Garfunkel.
- Mi sono piaciuti soprattuto due pezzi: Hurricane Eye, dall'ultimo album, notevole, mi è rimasta in mente anche se era la prima volta che la sentivo e The Boxer, l'ultimo bis, una versione splendida, anche se molto simile all'originale.
- Giudizio finale: grandissimo concerto, ma .... e le emozioni ????!!!! Le mie sono rimaste a livello....sotto zero !!!
Ci vuole ben altro che un Paul Simon qualsiasi per commuovermi !!
Ciao Michele, alla prossima - Anna
Ps: Acc... non riesco a collegarmi, ti mando la mail domani. Adesso me ne vado a dormire, è ovvio che stasera non ho i problemi di insonnia che solitamente mi procurano i concerti di Bob !!!

Ciao Anna,
grazie per la recensione su Paul Simon, artista che io adoro e di cui mi ha letteralmente commosso la versione di The sound of silence cantata insieme a Bob durante i concerti di qualche tempo fa... Ricordo a quei pochi dylaniani che non lo sapessero che Paul e Bob sono molto amici tanto che, come dicevo appunto prima, hanno fatto una tournee insieme l'anno scorso (o due anni fa? Accidenti come passa il tempo...). Qualche maligno, dopo l'annuncio del binomio Dylan/Simon scrisse: "Dopo Simon vedremo poi Dylan a quale altro artista dimenticato vorrà fare beneficenza..." sottintendendo malignamente che Dylan aveva fatto una specie di favore a Paul Simon visto che, tra i due, chi ci guadagnava nell'abbinamento era l'ex socio di Art Garfunkel. Io non sono d'accordo con costoro e ritengo Simon ancora un grande anche se probabilmente è vero che il suo profilo è più basso di quello di Dylan.
Bob ha inserito nel suo mitico/famigerato "Self Portrait" anche la stupenda "The Boxer" di Simon addirittura facendo la doppia voce (un "primo" Bob faceva la voce di Simon ed un "secondo" Bob quella di Garfunkel).
Un aneddoto a proposito della versione dylaniana di "The boxer" è che secondo alcuni Bob la interpretò anche perchè ad un certo punto del brano Simon parla delle "puttane della seventh avenue", la settima strada di New York, presso le quali il "boxer" cerca conforto (..."the whores on seventh avenue"), e Bob, nella sua versione, voleva invece alludere alle "puttane" della CBS (la cui sede era appunto sulla settima strada), la sua Casa discografica con la quale Dylan era allora in urto.
Poi dal vivo mi sembra che Bob abbia cantato altri pezzi di Simon (uno sicuramente) ma la mia fallace memoria non mi supporta al momento (chi si ricorda il/i titolo/titoli si faccia avanti).
Comunque, Anna, il tuo racconto sul concerto di Simon a Milano mi dà l'occasione di pubblicare qui sotto un'intervista che lo stesso Simon ha rilasciato ai giornalisti dopo il concerto e che è molto interessante per noi dylaniani perchè Simon parla molto di Dylan e riconosce l'enorme influenza che ha avuto su di lui, addirittura affermando che se non fosse stato per Dylan non avrebbe mai scritto una canzone come The sound of silence (e così dopo i Beatles e Cohen ecco un altro grande che afferma di aver avuto in Dylan una sorta di guru...).
Ecco l'intervista:
 

Paul Simon: "Sono un narratore di storie"
Incontro con il cantautore dopo il trionfo a Milano: "In quel concerto ero in stato di grazia"

                            di GIACOMO PELLICCIOTTI

               MILANO — Ammaliato, ancora sopraffatto dalla generosa
               accoglienza dei milanesi, Paul Simon si concede una lunga
               chiacchierata con un pugno di eletti, la mattina dopo il
               trionfale concerto di sabato al Palavobis di Lampugnano. Il
               cantautore si dichiara "sorpreso da tutte quelle
               persone, giovani e meno giovani, che conoscevano a memoria
               e cantavano con me le canzoni non solo vecchie, ma anche le
               più nuove come Darling Lorraine". Non ama le
               interviste, ma per una volta gli piace parlare un po’ di tutto, di
               come scrive le sue ballate, dell’amico Bob Dylan, della
               famiglia. Ma prima deve smaltire la sbornia del pubblico
               italiano: "Ieri sera ero in stato di grazia anche per le
               reazioni della vostra gente. Era l’ottavo show del tour e
               stiamo migliorando ogni sera, ma non ditelo agli
               svedesi". Partito da Stoccolma, il breve tour è volato
               a Parigi e subito dopo affronterà gli Usa.
               Rasato di fresco, il cappellino sulla calvizie, la voce dolce e
               confidenziale, Paul Simon si racconta partendo dal suo ritorno
               a dischi e concerti dopo una lunga pausa: "Erano otto
               anni che non salivo sul palco. Ho ricominciato due anni fa per
               far piacere a un amico discografico, cantando cinque pezzi a
               una serata di beneficenza. Avevo smesso per la paura di
               diventare una caricatura di me stesso. Non sono un
               intrattenitore e, quando canto, voglio solo esprimere la mia
               anima. A Los Angeles ho suonato per me stesso, ma il
               pubblico ha reagito come se fosse un affare di tutti. L’anno
               scorso sono andato in tour con Bob Dylan, che non si pone
               tanti problemi. Lui sul palco ci sta bene, è la sua vita. Allora
               mi sono detto: inutile starci a pensare su, se la gente sente che
               suoni con gioia, ti segue. Con Bob ho una grande amicizia.
               Una sera cominciavo io e la sera dopo apriva lui. Facevamo
               anche qualche pezzo insieme: i miei The boxer e The sound of
               silence, i suoi Knockin’on heaven’s door e Forever young,
               più i classici di Buddy Holly. Ogni notte era un’emozione
               diversa".
               Com’è cambiato nel tempo il suo modo di scrivere canzoni?
               "A 13 anni ho deciso che volevo diventare una
               rockstar. Solo verso i 40 ho capito che avevo il dono, che
               sono un artista. Non importa se buono o cattivo, è solo
               questione di temperamento. A 15 anni ho fatto il mio primo
               disco ed è stato una hit da classifica, anche se suonava come
               un’imitazione degli Everly Brothers. A 21 anni, se non fosse
               stato per Bob Dylan, forse non avrei scritto The sound of
               silence per Simon & Garfunkel. Ma dopo non ho voluto
               seguire più nessuno. Con Dylan, i Beatles, gli Stones a
               dettare legge, bisognava fare qualcosa di diverso. E’ stato
               così che sono nate canzoni come Bridge over troubled water,
               Cecilia o Mrs. Robinson. In particolare Bridge... conteneva
               accordi a me allora sconosciuti, non me rendevo conto, era
               un processo spontaneo".
             Poi ha scoperto il ritmo…
               "Solo più tardi, con l’album "Graceland" e dopo
               essere stato in Africa, ne ho scoperto l’essenza. Oggi
               compongo partendo dal suono o dal ritmo, poi inserisco le
               chitarre e nasce la melodia. Le parole arrivano alla fine, per
               me è la parte più facile e attingo liberamente dal mio taccuino
               di frasi, parole e immagini che raccolgo di continuo. Come
               dico all’inizio del mio ultimo album "You’re the one", mi sento
               essenzialmente uno "storyteller", un narratore di
               storie".
               La sua canzone Pigs, sheep and wolves sembra una
               filastrocca per bambini, ma affronta anche temi scabrosi come
               la pena di morte.
               "La corsa per le elezioni presidenziali sembra aver
               confermato che la maggioranza è per la pena di morte. Ma
               non sono sicuro che sia la cosa migliore. Può lenire il dolore
               dei parenti delle vittime o soddisfare chi ha sete di giustizia,
               ma bisognerebbe essere anzitutto sicuri di avere preso la
               persona colpevole. E poi, oltre ogni considerazione religiosa o
               morale, nessuno è riuscito a dimostrare finora che la pena
               estrema sia educativa per scoraggiare altri crimini".
             Durante il recente silenzio sabbatico, quanto le sono mancati il
               pubblico e la musica?
               "Con gli anni la vita ti insegna a dare spazio anche ad
               altre cose. Nel frattempo ho perso i genitori, mi sono sposato
               (con la cantautrice Edie Brickell) e ho avuto tre figli. Il primo
               lo accompagno ogni giorno a scuola. Ma mi ricordo ogni
               particolare del mio rapporto con la musica, fin dagli anni
               dell’infanzia. Ho sempre avuto un’ossessione per il
               suono".
            Che influenza ha avuto Art Garfunkel all’inizio? Ed è ancora
               possibile una vostra riunione?
               "Eravamo amici stretti e collaboratori. Lui mi ha
               incoraggiato a scrivere le canzoni, ma non avuto altre influenze
               nel processo creativo. Non capisco perché si parli sempre di
               riunioni. Per nostalgia? Non m’interessa la nostalgia, sono
               sempre andato avanti cercando nuovi suoni e scrivo brani
              solo per la mia voce dal 1971. A Simon & Garfunkel ho
               dedicato solo cinque anni di carriera. Non vedo nessuna
               ragione per rimetterci insieme, solo motivi nostalgici o di
               denaro".
 

Ciao Anna e alla prossima.
Michele "Napoleon in rags"


270) Ciao Michele.
Mi pare che qualcuno tempo fa avesse richiesto un parere sul bootleg di Dylan "7 Years of Bad Luck".
Mi limito a un parere numerico, nel senso che dò i miei voti (da 1 a 5),
ovviamente alla versione e non alla canzone.
  1. Hero Blues - ****
  2. Whatcha Gonna Do - ****
  3. Oxford Town - ****
  4. I Shall Be Free - *
  5. I Shall Be Free - ****
  6. I Shall Be Free - ****
  7. I Shall Be Free - ****
  8. Hero Blues - ***
  9. You've Been Hiding Too Long - ***
10. You Don't Have To Do That - ***
11. Positively Van Gogh - ***
12. Positively Van Gogh - **
13. Just Like A Woman - **
14. Gates Of Eden - ****
15. I Threw It All Away - ****
16. I Don't Believe You - ***
17. Telephon Wire - ***
18. Honey, Just Allow Me One More Chance - ***
Ciao a tutti.
Paolo.

Ciao Paolo, ecco pubblicata la tua pagella di questo bootleg che non posseggo (anche se i brani in questione li ho su altri boot). Sono abbastanza d'accordo con i tuoi voti tranne che su due canzoni, Telephone wire e You don't have to do that alle quali io avrei dato quattro stellette. A questo punto però ho una domanda: sai mica perchè quel titolo (7 years of bad luck) ? Me lo sono sempre chiesto ma non riesco a capire il significato.
Ciao Paolo, e alla prossima,
Michele


271) Ciao Michele,
ti scrivo perchè ho letto che nella fattoria è arrivato Francesco, e ciò mi ha fatto molto piacere vista la ritrosìa a parlare dei "vecchi dylaniati".
Se quel "vecchio" si riferisce all'anzianità di servizio come dylaniano, allora mi piacerebbe
rivolgergli alcune domande, in merito a fatti che lui ha vissuto, sicuramente, in prima persona. E mi riferisco alla fase cristiana, che ha sicuramente avuto un impatto notevole sul pubblico che lo ha vissuto. Dalle biografie si evince un profondo malessere dei fans che arrivò al punto di pregiudicare la carriera di Dylan.
Fu così forte la contrapposizione che, forse, Dylan per la prima volta in vita sua, fece un passo indietro nel suo percorso artistico, per recuperare in qualche modo la fiducia del suo pubblico.
So di essere impopolare ma considero Infidels condizionato da questo clima che avvolgeva Dylan in quegli anni (Shelton ci racconta di pressioni della Columbia
su Dylan).
Vorrei sapere da Francesco i sentimenti che provò allora e se il tempo ha cambiato, eventualmente, i suoi primi giudizi.
Poi se, alla luce della successiva evoluzione artistica di Dylan, considera la fase cristiana
come una parentesi oppure un' insostituibile parte del percorso evolutivo di Dylan. Mi scuserete per le domande banali e ricorrenti ma mi interessa tantissimo il parere sulla questione di un "vecchio dylaniano" che ha vissuto quel periodo.
Io ho trent'anni e a volte mi domando se la mia ammirazione per Dylan sarebbe crollata se
avessi vissuto quello che, presumibilmente, ha vissuto di persona Francesco.
Noi ventenni-trentenni abbiamo ascoltato, forse, uno dei migliori Dylan tanto che io considero Time out of Mind inferiore solo ad Highway 61; ma questi sono
solo giudizi del tutto personali (a volte sogno ad occhi aperti di stare in qualche fumante pub ad ascoltare Highlands eseguito da Dylan persona  .... ragazzi che trip da ricovero......).
Spero che Francesco scuserà la mia invadenza e lo ringrazio sin d'adesso per la sua eventuale risposta ad una richiesta che proviene da un aspirante, presunto e a volte dubbioso dylaniano come me.
Chiaramente Michele un tuo parere sarebbe importante in quanto, la tua conoscenza può chiarirmi qualcosa sul periodo, forse, più oscuro e spinoso della quarantennale storia dylaniana.
NAPOLI 30/10/2000
GRAZIE ED UN SALUTO A TUTTI
ANTONIO S.

P.S.: E se Francesco fosse il "Principe" di tutti i Francesco?. ????!!!??? ..... Questa mia riflessione è da assistenza sociale..... Però.... il dubbio .... rimane ......

Perbaccolina, Antonio, mi hai messo una bella pulce nell'orecchio... Allora, Francesco, se sei in linea non farci stare sulle spine: hai mai fatto tourneè con Lucio Dalla? Hai mai litigato con Antonello Venditti? Hai mai avuto grane legali per aver citato un brano di Iva Zanicchi e Bobby Solo in una tua canzone? Se sei tu QUEL Francesco toglici ogni dubbio e rivelaci la tua identità (e magari dicci anche quando esce questo tuo benedetto nuovo album). Se invece non hai niente a che fare con il Principe allora va bene... La domanda di Antonio sul Dylan cristiano però è sempre valida quindi fai sentire la tua voce (io eventualmente dirò la mia su questo argomento dopo la risposta di Francesco)...
Napoleon


272) Salve amici di Dylan,
mi chiamo Massimo ed è la prima volta che mi imbatto in questo sito italiano
su Bob Dylan. Francamente vi confesso che conosco appena la metà della
produzione ufficiale di Dylan, nonostante lo ascolti da un pò; ma si sa, i
prezzi dei cd sono quelli che sono e poi non si mangia mica sempre la stessa
cosa. Volevo fare delle richieste e delle considerazioni. Comincio con le
richieste? Vabbuò. Vorrei che qualche estimatore gentile mi inviasse (o
pubblicasse su queste pagine ) gli accordi di "Lay lady lay" , "Mozambique",
"Just like a woman" e testo e accordi di "Oh, sister". E' troppo? Oppure,
qualcuno potrebbe indicarmi il sito dove è possibile scaricarli? Sono andato
su www.amosfree.com ma non ho capito come funziona. Chi me lo spiega? Questa
mail può essere pubblicata e anche il mio indirizzo di posta elettronica,
(forse qualcuno potrebbe scrivermi direttamente al mio e-mail?). Abbiate
pazienza per queste numerose richieste, ne approfitto perchè mi sono accorto
del clima meraviglioso che regna tra voi. Ma passo a parlare del Nostro. In
particolare vorrei esprimere alcune opinioni in merito al rapporto esistente
tra Dylan ed alcuni cantautori italiani. Si tratta come è ovvio di
considerazioni del tutto personali.
Dylan - De Andrè: Faber ha tradotto e inciso "Via della povertà" e
"Avventura a Durango". La prima in modo abbastanza fedele all' originale -
dal punto di vista musicale -, la seconda con un tempo e un arrangiamento
differenti e mi sembra anche più corta dell' originale. Io sono un
estimatore di De Andrè e vi dirò che le trovo come sempre impeccabili. Lo
stesso De Andrè affermò che gli piacevano almeno una cinquantina di canzoni
di Dylan, ma quando si è trattato di duettare (2 volte) con lui su di un
palco, si è sempre tirato indietro, dicendo che si sarebbe cagato addosso
accanto a Dylan. Peccato però, i posteri ne avrebbero goduto. Penso comunque che
tra i due artisticamente non ci sia molto in comune. Tranne che sono
semplicemente fantastici.
Dylan-De Gregori: qui tocco un tasto che forse alcuni fans del Principe non
vorrebbero toccassi. Premetto che di De Gregori mi piacciono molto circa una
decina di canzoni e nulla più, ma riconosco che è un artista di valore
assoluto. But... alcune volte, consapevolmente, scimmiotta in modo troppo
marcato Dylan. E poi mi dà l' impressione di aver assorbito la lezione di
Bob, ma di essere completamente lontano da quel tipo di artista. Cercherò di
spiegarmi meglio anche se non mi sarà facile perchè sono delle sensazioni
difficili da trasmettere. Dylan è potente, aggressivo, tagliente, fortemente
individualista, prepotente, innovativo, scostante, agile, scattante,
nervoso, ha un suo tempo, un suo ritmo. E' non solo folk, ma anche e
soprattutto blues, rock' n' roll,  country,gospel, pop, reggae,acustico o
elettrico a scelta. Melodico, commovente, romantico, inesorabilmente lento,
ripetitivo, ossessivo, ossessionante. Prende anche in giro l' ascoltatore
con quella sua voce sulla quale non voglio dilungarmi. Tutto questo riferito
alla sua musica. Sono aggettivi e modi di essere che sto mettendo in
relazione alla sua musica, alle sue canzoni. Ebbene, De Gregori non mi
sembra sia quasi niente di tutto questo. Così come Guccini, I Nomadi,
Locasciulli, Barbarossa, Bennato, Vecchioni,Lolli,Bubola ecc... Questi
artisti italiani si sono mossi sulla scia di Dylan, ripercorrendo senza
fantasia le orme dei tre accordi blues che si trovano in molte canzoni di
Dylan. Un pò come fecero all' inizio in America alcuni cantautori degli anni
sessanta. Il risultato è stato: una serie di brutte canzoni noiose e
ripetitive, logorroiche. Di Dylan hanno solo "alla" Dylan. I nostri
cantautori infatti mancano di tutto quello che ho descritto sopra. L' unico
che invece - anche per la propria grandezza - può veramente essere accostato
a Dylan è Lucio Battisti da Poggio Bustone.
Qui il discorso cambia.
Dylan-Battisti: Lucio Battisti disse che ammirava soprattutto Dylan, che l'
aveva studiato a lungo, ma che poi, al momento di mettersi a cantare l'
aveva volutamente dimenticato. In un suo brano dal titolo "Registrazione"
dice che da Dylan ha imparato a dire quello che gli pare. Non ha mai fatto
cover di Dylan o canzoni diciamo "impegnate". Dunque? Quali sono le
analogie? Le prime canzoni di Lucio risentono un pò dell' enorme influenza
che Dylan aveva in tutto il mondo. Parlo di canzoni come "Era" ma
soprattutto di "Luisa Rossi". Quest' ultima canzone è una canzone che di
Dylan ha tutto. Non è solo "alla Dylan". Il giro armonico - 3 accordi - è lo
stesso di tante canzoni di Dylan, il modo di cantarla e la cattiveria verso
Luisa. Queste cose si vedono meglio se la si esegue con una chitarra
acustica, dandole il tempo che sicuramente usò Battisti quando la compose.
E' stata incisa con degli arrangiamenti che si discostano da Dylan, ma le
analogie ci sono. Forse in "Era" si notano maggiormente. Voi direte: ebbene,
una o due canzoni non supportano adeguatamente la tua osservazione. Se
passiamo a considerare la  non voce di Battisti e quella di Dylan si avrà lo
stesso effetto. Una voce che fai fatica a seguire nelle sue apparenti
stentate evoluzioni nello spazio. Macina un sacco di parole, sembra sempre al limite
della stonatura, ti sussurra qualcosa, te lo dice prima in modo
incomprensibile, poi in modo chiaro, poi te lo urla ironicamente o con
rabbia. Certo Battisti usa il falsetto - da Dylan non l' ho mai sentito - e
spesso ama cantare su tonalità molto alte, è molto r 'n' b, non ama molto il
folk. Io, molto indegnamente, amo cantare alcune canzoni di Dylan dal punto
di vista battistiano e vi assicuro che il risultato, a livello di mie sensazioni, è
stratosferico. In quei momenti sento quanto fossero simili artisticamente i
due. Tutto questo per dire che Battisti è stato il Dylan italiano. Altro che
Beatles!(che pure amo). Mi rendo conto di aver generalizzato e di essere
stato superficiale e sbrigativo, altrimenti non me ne uscivo più.
Avrò fatto confusione, vi avrò confusi, ma era da un pò di tempo che volevo
parlare di queste cose e ringrazio voi tutti che me ne avete offerto la
possibilità. Naturalmente accetto critiche, suggerimenti e quant'
altro.Scusate per la lunghezza, ma quanno ce vò ce vò.
Ciao.Massimo Guglielmelli.
 

Ciao Massimo e benvenuto su queste pagine.
Sono d'accordo al mille per mille sul tuo discorso su Battisti. Io ho sempre pensato che un mucchio di canzoni di Lucio, scevre dagi arrangiamenti pomposi (detto in senso positivo) dei vari Mariano Detto e Gian Piero Reverberi (o chi per loro), più americanizzati cioè e meno italianizzati suonerebbero molto vicini a certe cose di Dylan e ne ho avuto la certezza quando in alcune trasmissioni sono stati mandati in onda filmati di Battisti che eseguiva alcuni suoi brani solo con la chitarra acustica. Quando Battisti affermava che "aveva capito tutto ascoltando i dischi di Dylan" aggiungendo "Ora sono forte, fortissimo... Non mi ferma più nessuno" e poi precisava di essersi volutamente discostato dal suo idolo americano quando aveva iniziato ad incidere, secondo me Lucio si riferiva al modo di proporre le canzoni, agli arrangiamenti, al voler adattare il suo stile ai canoni melodici della canzone italiana (con i grandissimi risultati che abbiamo sotto gli occhi con una produzione di capolavori che qualsiasi altro artista italiano si sogna). Ma quando, come raccontava Mogol, Lucio faceva sentire i brani da lui appena composti al suo paroliere principe, Battisti li eseguiva solo con la chitarra acustica e addirittura IN INGLESE (un inglese maccheronico ed improvvisato, come racconta Giulio Rapetti). In inglese, capite? Proprio in uno stile "dylaniano" che io mi sono sempre immaginato non dissimile a certe cose della prima versione di Blood on the tracks, non quella ufficiale, quella del bootleg New York sessions... Del resto brani come "La canzone del sole", "Il mio canto libero" ed altri similari sono molto vicini allo stile della american ballad.
Su De Gregori e soprattutto su De Andrè sono "completamente d'accordo a metà" con te (per citare una famosa frase di un calciatore italiano reso celebre dalla Gialappa's Band, il quale affermò di "essere completamente d'accordo a metà con il Mister...).
Intendo dire ad esempio che il fatto che De Gregori sembri Dylan pur non atteggiandosi a lui nello stile paradossalmente va a merito di Francesco nel senso che egli ha sviluppato, secondo me, un suo stile personalissimo che deve sicuramente molto anche a Dylan ma che è uno stile "alla De Gregori" (salvo in alcuni casi in cui, ma credo più come omaggio che altro, Francesco canta proprio alla Dylan, cioè imitandone addirittura la voce, il modo di allungare certe vocali, una certa cattiveria nel proporre il verso etc., come ad esempio in brani come "Compagni di viaggio" o "Un guanto" o altri casi in cui forse inconsciamente si avvicina allo stile di Bob come in brani come "Rimmel" ed in molte altre di quell'album.
Io comunque per quanto riguarda gli italiani degni di essere accostati a Dylan, oltre a Battisti aggiungerei De Andrè.
Mmm... Se Dylan ha mai usato il falsetto? Dovrei ponzarci un pò sopra... Subito avrei detto di no poi pensandoci meglio direi che l'ha fatto forse solo in una canzone, All I really want to do, almeno così mi sembra... Qualcun altro se ne ricorda altre?... Beh poi ci sarebbero alcuni vecchi yodel che ha cantato nei primissimi anni 60 ma mai apparsi su disco (io li ho su alcuni bootleg) ma non sono sicurissimo se quello si può chiamare falsetto.
Per quanto riguarda le tue richieste sugli accordi giro la palla a Leonardo.
Leo, hai gli accordi in questione? Non compaiono nella sezione da te curata? Cosa aspetti a mandarmeli dannato pelandrone? (ehm, metti via quel fucile Leo, stavo scherzando...).
Per quanto riguarda invece il testo di Oh sister presto fatto, eccolo di seguito:

OH SISTER
words Bob Dylan and Jacques Levy
music Bob Dylan

Oh, sister, when I come to lie in your arms
You should not treat me like a stranger.
Our Father would not like the way that you act
And you must realize the danger.

Oh, sister, am I not a brother to you
And one deserving of affection?
And is our purpose not the same on this earth,
To love and follow
His direction?

We grew up together
From the cradle to the grave
We died and were reborn
And then mysteriously saved.

Oh, sister, when I come to knock on your door,
Don't turn away, you'll create sorrow.
Time is an ocean but it ends at the shore
You may not see me tomorrow.

Copyright © 1975 Ram's Horn Music



 

273) Ciao Michele,
prima di tutto, complimenti per il sito, che trovo al tempo stesso ben documentato e facile da consultare, nonché per le tue versioni in italiano, in particolare per Hurricane, nella quale  sei riuscito benissimo a rendere il ritmo incalzante che contraddistingue l'originale.
Tra l'altro questa  idea di una rubrica dedicata a versioni nella nostra lingua dei testi dylaniani, mi è piaciuta subito molto, perché devi sapere che anch'io , affascinato da quanto fatto da autori del calibro di Fabrizio De Andrè e Francesco De Gregori, avevo provato nel mio piccolo a riportare in italiano alcune canzoni di Bob, rispettandone il più possibile il significato, ma senza rinunciare alla ritmica.
Ti invio quindi SEMPLICE TIRO DEL FATO e IMPIGLIATO IN BLUE, con alcune
considerazioni.
Riguardo a IMPIGLIATO IN BLUE, versione di Tangled up in blue,  sai meglio di me che non esiste in italiano un corrispondente specifico dell' inglese "blue". Ho evitato perciò di tradurre  questa parola. Un'altra difficoltà è rappresentata dal fatto che per rispettare la rima baciata degli ultimi due versi di ogni strofa,  è stato inevitabile allontanarmi - almeno in senso letterale - dal significato originale.
Invece per quanto concerne SEMPLICE TIRO DEL FATO, versione di Simple twist of fate, ti sarai accorto subito che ho optato per la traduzione di Twist con Tiro.
Il che è decisamente opinabile, però leggevo in una pagina della posta di Maggie's Farm che anche questa è una parola un po' intraducibile ( come direbbe Paolo Limiti - o Bisio quando lo imita). E poi "tiro" metricamente "ci sta".
Ciao    e ancora complimenti!!!
Davide

Ciao Davide,
innanzitutto grazie per i tuoi complimenti.
Le tue versioni mi sembrano eccellenti. Appena le ho lette mi sono messo a cantarle strimpellandole con la chitarra (in effetti io faccio finta di suonare con la chitarra essendo completamente un incapace però mi serve per il ritmo). Devo dire che filano molto bene.
Complimenti.
Le inserirò quanto prima nella solita sezione "Italian version" (pian piano comincia a crescere il numero delle canzoni e presto se ne aggiungerà un'altra mia che, non spetterebbe a me dirlo, ma mi sembra la migliore tra quelle che mi sono divertito a trasformare in italiano - o diciamo la meno peggio... Si tratta di "115mo sogno di Bob Dylan" una canzone che mi ha sempre affascinato).
In ogni caso le tue due le riporto anche qui di seguito così chi vuole le può leggere subito senza aspettare che le inserisca nell'apposita pagina (cosa che farò comunque tra poco).
Ciao Davide e a risentirci,
Napoleon

IMPIGLIATO IN BLUE

Presto un mattino  steso sul letto
dalla finestra quel luccichio
a chiedermi è cambiata del tutto
o è come l'ho lasciata io,
avrà i capelli ancora rossi
Dicevano che per la sua felicità
Non avremmo dovuto stare insieme
Mai amarono le origini di mamma e papà
 E stavo fermo al divieto di sosta
la pioggia mi bagnava il cappotto
diretto verso la East Coast
Dio sa se ho pagato lo scotto
e se farei ancora di più
impigliato in blue

La incontrai con l'anello al dito
ma sul punto di troncarla là
l'aiutai a uscire da quel pasticcio
con troppa forza, chi lo sa?
 Guidammo quella macchina con furia
e la abbandonammo a Occidente
ci dividemmo nella notte triste e scura
per entrambi la cosa più prudente
 Si voltò intorno per guardarmi
mentre andavo via di là
sentii una voce dalle spalle
"un giorno ci si rivedrà
magari quaggiù"
impigliato in blue

Trovai lavoro a nord nei boschi
e come cuoco per un po'
ma non mi è piaciuto mai molto
così un giorno l'ascia s'infilzò
giunsi  alla fine a New Orleans
dove mi prese tra i suoi
il capitano di un peschereccio
subito fuori Delacroix
 Ma ogni volta che restavo solo
il passato si faceva presente
ho visto un sacco di donne
ma lei non m'è mai uscita dalla mente
e venivo proprio su
impigliato in blue

Lavorava in un topless bar
mi ci fermai per una birra
non riuscivo a smettere di fissare
il profilo di lei nella luce azzurra
 E più tardi stavo per  andarmene
anch'io come le altre persone
lei in piedi dietro la mia sedia
disse "Non conosco già il tuo nome?"
 Mormorai qualcosa sotto un respiro
lei studiava il mio viso come una sfinge
ammetto che mi sentii un po' a disagio,
quando per allacciarmi le stringhe
si chinò giù
impigliato in blue

Ne accese una alla stufa a gas
e me la offrì senza alcun disturbo
"pensavo che non avresti mai detto ciao
sembri proprio un tipo taciturno".
 Poi aprì un libro di poesie
e me lo porse lieve verso
scritto da un poeta italiano
del secolo decimo terzo
 E ognuna di quelle parole suonava vera
e avvampava come un carbone ardente
spiccando fuori da ogni pagina
come se mi fosse scritta nella mente
e nell'anima di più
impigliato in blue

 Vissi con loro a Montague Street
nella camera sotterranea
c'era buona musica nei café la sera
e rivoluzione nell'aria.
 Poi lui cominciò a trattare con gli schiavi
e qualcosa dentro gli  morì
lei dovette vendere tutto ciò che aveva
e dentro raggelò, tutto qui.
 Quando infine anche il fondo sprofondò
mi ritrovai senza un avvenire
la sola cosa che sapessi fare
era proseguire a proseguire
sia vizio o sia virtù
impigliato in blu

 Così ora sto tornando di nuovo
devo raggiungerla in qualche maniera
tutte le persone che conoscevamo
oggi sono un'illusione, una chimera
 Chi fa il matematico
chi fa la moglie ferita
non sanno affatto come tutto iniziò
né io cosa facciano della loro vita
 Ma io, io sono ancora sulla strada
per un altro incontro su questa pista
in fondo abbiamo sempre provato lo stesso
ma differiva il punto di vista
non credi anche tu?
impigliati in blue.

SEMPLICE TIRO DEL FATO

Sedettero soli sulla panchina
mentre il cielo scuriva
lei lo guardava e lui sentiva
un brivido alla schiena
allora si sentì in pena
volle non essersi fermato
attento a un semplice tiro del fato

Camminarono a lungo insieme
un po' confusi lo ricordo bene
si fermarono in uno strano hotel
con l'insegna al neon lucente
lui sentì che la notte bollente
come un treno l'aveva rovesciato
muovendosi per un semplice tiro del fato

Un sassofono suonava lontano di là
mentre lei si dirigeva alla città
mentre la luce trafiggeva l'oscurità
dove lui si stava svegliando
lei gettò una moneta a un vagabondo
passando sotto il porticato
e si scordò d'un semplice tiro del fato

Lui si svegliò, la stanza scevra
dovunque guardasse, lei non c'era
si disse :- Non me ne frega! -
spalancò la finestra con impulsività
dentro sentì la vacuità
che lo colse impreparato
dovuta a un semplice tiro del fato

Sente gli orologi ticchettare
cammina con un pappagallo che sa parlare
fino alla banchina la va a cercare
dove ogni nave attraccherà
forse lei ancora lo sceglierà
quanto dovrà aver aspettato
prima di un nuovo tiro del fato

Mi dicono che è un grave errore
pensarci e prendersela troppo a cuore
tuttora credo fosse lei il mio amore
ma ho perso la vera
lei è nata in primavera
ma troppo tardi io sono nato
colpa di un semplice tiro del fato



 

274) Caro Michele,
dopo aver smaltito la sbornia per il bellissimo concerto di Wembley,
ripensando un pò a mente... diciamo fredda alle sensazioni provate
durante l'esibizione del Maestro, balza in primo piano l'accoppiata
Dylan/Jazz. Leggendo quà e là le recensioni degli ultimi
concerti,sembrerebbe infatti, che, a parte la meravigliosa versione di
If Dogs Run Free (più o meno fedele all'originale), altri brani (Trying
To Get To Heaven) siano stati sottoposti ad arrangiamenti "jazzy" con
ottimi risultati sia dal punto di vista musicale che di gradimento da
parte del pubblico.
Tra l'altro recentemente Bob ha utilizzato spesso la voce in modo
sommesso quasi da "crooner", cosa che ben si adatta ad accompagnare
melodie jazz; inoltre, la sua personalissima tecnica chitarristica, un
pò "spezzata", si rileva abbastanza piacevole in brani jazz/blues, cosa
evidente se si ha modo di ascoltare If Dogs Run Free nelle ultime
versioni live.
Cosa ne penseresti di un nuovo album di Bob dedicato al jazz
(ovviamente con canzoni nuove)? A me parrebbe un idea grandiosa.

Saluti e a presto, Antonio G.
 

Ciao Antonio,
basta che Bob faccia uscire un nuovo album per me lo può anche fare in stile tarantella napoletana... Scherzi a parte non sarebbe bello se Bob facesse una cosa come quella che tu auspichi... sarebbe GRANDIOSO.
Io comunque devo dire che qualcosa di vagamente jazz avevo già intravisto in Time out of mind anche se molto molto alla lontana.  Questo potrebbe confermare un'attuale tendenza di Bob.
Quanto a Tryin' to get to heaven... non ho ancora sentito la nuova versione anche se il mio amico polacco Artur Jarosinsky che invece l'ha sentita dal vivo mi ha scritto recentemente che è favolosa... anzi FAVOLOSA. Però se non ricordo male mi sembra che ad Anna non era piaciuta particolarmente (era poi Anna che me lo aveva scritto o me lo sono sognato? La memoria comincia ad abbandonarmi... confermami la cosa, Anna!).
Quello che posso dirti, e che ho sottolineato dal mio racconto da Brussels, è che quando nella capitale del Belgio Bob ha attaccato If dogs run free tutti hanno ascoltato in religioso silenzio come se stessero assistendo a qualcosa di magico e l'atmosfera che si creò quella sera durante quella canzone me la ricorderò per sempre. Eravamo tutti incantati e non escluderei che io abbia assistito all'esecuzione del brano con la bocca aperta e gli occhi sbarrati. Le note galleggiavano nell'aria con una "gommosità" (non mi viene un altro termine per definire la sensazione) che dava un senso di incredibile soffice piacere... Al termine ci fu un applauso incredibile (non di quelli soliti che si fanno perchè comunque Bob è Bob, no, un applauso da standing ovation).  Che Bob sia un mancato interprete jazz?... Devo dire comunque che esibizioni come quella mi rimandano sempre con il pensiero a quegli spiritosi che dicono che Bob non sa cantare... Beh, se tutti quelli che non sanno cantare sono capaci di cantare If dogs run free in quel modo, viva gli stonati...!
Ciao Antonio e a presto,
Michele



 

Sono stati da poco inseriti due nuovi testi nella sezione Testi in italiano: You're a big girl now e You're gonna make me lonesome when you go.
Inoltre ho fatto un'operazione di restyling a tutte le pagine di quella sezione che ora mi sembra molto più chiara di prima. Fatemi sapere... Napoleon

Altra segnalazione: ho aggiunto una nuova sezione in Maggie's Farm. Si tratta di "Someone showed me a picture...". Andate a guardarvela e se avete materiale speditemelo pure via e-mail. Gracias. Napoleon bis


275) Ciao Michele
da una news pubblicata su rockol.com (http://www.rockol.com/news.asp?idnews=24733) scopro che la leggendaria Mina ha realizzato un cd di quattro canzoni che verrà dato in omaggio a chi acquisterà un pacchetto promozionale di un noto gestore della telefonia mobile.
Tra i quattro brani vi è Blowind in the WIND (ma tu guarda che idea originale!!!). Qui mi fermo, perché si può cadere, facilmente, in discorsi farciti di falsi moralismi, però da
ammiratore di Dylan non riesco a nascondere un leggero senso di tristezza. Speriamo che sia almeno salvato l'aspetto artistico della faccenda, sono curioso di ascoltare "Mina canta Dylan".
NAPOLI
03/11/2000
SALUTI
ANTONIO S.

Ciao Antonio, grazie per la notizia che non sapevo assolutamente... Mmm, trattandosi di Mina direi che la professionalità non dovrebbe essere messa in discussione anzi personalmente sono curioso di ascoltare questa versione di blowin' nell'interpretazione della Mazzini nazionale. Devo dire che in genere le versioni di Mina di canzoni inglesi non mi hanno mai entusiasmato moltissimo (ricordo una Come together dei Beatles ed altre in alcuni suoi album) però magari con Blowin' in the wind mi ricrederò. Però a questo punto ti chiedo: quali sono le altre tre canzoni? Forse The long and WINDing road dei Beatles, WIND of the old days di Joan Baez e Candle in the WIND di Elton John? O forse tre brani degli Earth WIND and Fire?
Ciao e a risentirci,
Michele


276) Caro Michele, stavo riflettendo su un delirio
dylaniano che provo subito a sottoporti.
Ho sempre avuto l’impressione che la figura della
porta abbia nell’immaginario di Dylan una sua
particolare rilevanza.
In particolare, secondo me, si tratta di un “topos” la
cui evoluzione nel corso degli anni potrebbe essere
letta come riflesso di alcuni fondamentali cambiamenti
della sensibilità del Nostro.
Nell’inquietudine degli “early years”, per Dylan la
porta (e spesso addirittura la finestra!) è anzitutto
il luogo della fuga permanente, una sorta di uscita di
emergenza della vita: serve soprattutto per scappare
via (sbattendola alle spalle) da tutto ciò che cerca
di soffocare i propri desideri o, ancora meglio, serve
per cacciare fuori tempestosamente tutto ciò che è di
ostacolo alla propria felicità. Tanto per dirne una,
le prime che mi vengono in mente sono Bob Dylan’s
blues o It ain’t me babe.
Negli anni del "buen retiro" di Woodstock, invece, la
porta diventa la protezione dall’esterno, il confine
che difende la casa come luogo della propria
realizzazione. In altre parole, dalla porta sempre
aperta si passa alla porta sempre chiusa: vedi ad
esempio I’ll be your baby tonight, Sign on the window
o Tonight I’ll be staying here with you.
Il tormento che rimette in moto l’eterna ricerca di
Dylan nella metà degli anni 70 è espresso ancora una
volta da una nuova visione della porta, che diventa la
meta da raggiungere, la Porta del Paradiso.
E questa è la concezione che dura sino ad oggi, anche
se velata da un nuovo accento di amarezza e
pessimismo: la porta si sta chiudendo prima che
riusciamo ad arrivarci (Tryin’ to get to heaven).
Sia chiaro, non si tratta che di un tentativo un po’
trasversale di rileggere il percorso dylaniano, senza
pretese di interpretazione autentica: non si possono
mai fare generalizzazioni in un universo come quello
di Zimmermann, in cui fin dal primo verso è presente
già tutto e il contrario di tutto!
Gates of Eden, ad esempio, dove la mettiamo? E che
dire di Open the door, Homer???
Con il quiz su X Files non provo neanche a cimentarmi…
Gabriele
 

CAVOLI CAVOLI CAVOLI Gabriele, la tua analisi mi sembra incredibilmente lucida e pertinente... Complimenti. Mi hai subito spronato a cercare altre "porte" nelle canzoni di Bob e segnalerei le seguenti che mi sembrano attagliarsi bene al tuo discorso:
 

Highlands
Every day is the same thing out the door
 

If Not for You
Babe, I couldn't find the door,
 

Senor (Tales of Yankee Power)
How long must I keep my eyes glued to the door?
 

Oh, Sister
Oh, sister, when I come to knock on your door,

Love Is Just A Four-letter Word
Though I tried and failed at finding any door

Desolation Row
(About the time the door knob broke)

Quest'ultima, quella da Desolation row mi è sempre stata molto oscura ma alla luce della tua analisi potrebbe essere interpretata in chiave metaforica...
Cosa ne pensano gli altri amici in linea?
Ad ogni modo il tuo discorso mi è veramente piaciuto e si potrebbe rifare per altre parole. Se avete idee in merito datevi da fare e proseguiremo con la psicanalisi. Anzi la tua lettera mi ha fatto tornare in mente una mail che mi spedì tempo fa il prima citato Artur che faceva un'analisi simile alla tua prendendo in esame la parola "lake" sostenendo che per Dylan doveva avere una grande importanza e mi aveva anche fatto una dettagliata spiegazione di varie strofe in cui era presente tale parola, spiegazione di cui ad essere onesto ora come ora non ricordo molto, ma se ritrovo la mail di Artur la pubblico (se non ricordo male mi sembra che parlasse in particolare di Dignity...).
Ciao Gabriele e alla prossima,
Michele



 

277) BUONGIORNO.
SONO UNA RAGAZZA DI 23 ANNI, MI CHIAMO SABINA, ABITO A BIELLA.
SONO MESI CHE CERCO LA VIDEOCASSETTA CONTENENTE IL VIDEO  WE ARE
THE WORLD. SONO DISPERATA, DESIDERO AVERLA. HO APPENA VISITATO IL VS.
SITO, ED HO INTRAVISTO, QUALCHE INFORMAZIONE IN MERITO. POTETE
VENDERMELA O FAMMI SAPERE DOVE TROVARLA?
VE NE SAREI LIETA, GRATA E FELICE, COSI' ACCOMPAGNAREI AL VIDEO LA
CASSETTA GIA' TROVATA CON MOLTA FATICA.
PER PIACERE, DATEMI RISPOSTA IL PRIMA POSSIBILE.
UN FAN DEL GRUPPO ECCEZIONALE USA FOR AFRICA.

BARBATO SABINA

Ciao Sabina,
allora se ti riferisci al semplice videoclip del brano We are the world io lo posseggo e se mi mandi una vhs su cui duplicartelo te lo mando io.
Se poi ti riferisci invece al making del video, ossia ad uno speciale realizzato ai tempi di USA for Africa in cui erano svelati i dietro le quinte della realizzazione del videoclip con le prove di registrazione della canzone etc. io ne posseggo alcuni spezzoni registrati tempo fa da un programma tv. Si tratta in particolare dei pezzi in cui appare Dylan, alcune sequenze in cui abbraccia qualche altro cantante (forse Bruce Springsteen ma non ne sono sicuro...), una sequenza in cui Quincy Jones gli spiega come cantare la sua parte in We are the world con Stevie Wonder al pianoforte che lo accompagna, un'altra sequenza in cui tutti i cantanti di USA for Africa fanno una sorta di omaggio a Harry Belafonte improvvisando una sua canzone, un'altra sequenza in cui The Boss Springsteen prova la sua parte, ed infine ovviamente il videoclip intero della canzone con alla fine la sequenza di tutte le firme degli artisti che si formano sullo schermo (con in sottofondo il Mondo, se non ricordo male). Anche in questo caso, se ti interessa, te lo duplico io senza problemi.
Fammi sapere al solito indirizzo spettral@tin.it
Se altri, in possesso di materiale più ampio, sono in grado di aiutare Sabina mi facciano sapere e comunicherò privatamente come contattare la nostra amica.
Ciao Sabina e a presto,
Michele "Napoleon in rags"



 
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