parte 378
Lunedì 17 Settembre 2007



4841) Caro Michele

A proposito di "Io non sono qui" mi è venuto una curiosità ed un dubbio.

Alla mostra di Venezia il film era in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Per di più, fatto molto intressante, nei titoli di coda è riportato che gli attori sono stati allenati da alcuni
esperti di "dialetto"! Non sono così altamente ferrato in proposito nè tantomeno di madre lingua da
capire se dipenda dal fatto che alcuni attori sono australiani (Blanchett e Ledger) ed essendo l''inglese
australiano non propriamente come l'americano del midwest, avevano dunque bisogno di lezioni di
accento, o se invece si tratti proprio di uso dialettale della lingua inglese.

Se nelle sale normali la proiezione è in italiano, beh ... penso sia deleterio per il film. Come si fa a
sentire parlare Bob in Italiano? L'interpretazione della Blanchett è per almeno il 60% straordinaira per
come recita! Non solo per come si muove o è truccata.

Il doppiaggio, se c'è stato, penso possa aver influenzato fortemente  su alcuni  giudizi del film.

Andatelo a vedere in originale!

Per quanto riguarda la canzone gospel, se ricordo bene il rimando alla scena, è sicuramente "Trouble in
mind".
Stasera vado a rivederlo e ti confermo.

Cari saluti

Andrea Orlandi


Andrea aggiungeva poi:

4842) Ciao Michele, non posso resistere dalla tentazione di scrivere ancora sul film, dopo i pareri controversi
che arrivano sul tuo sito
...

Eh si, sono tornato a vederlo con il doppiaggio in italiano e devo dire che la mia impressione positiva sul
lavoro di Haynes non è rimasta scalfita nemmeno dal danno provocato dalla perdita del gusto
particolare di sentire esprimersi gli attori nella lingua dell'artista.

Non capisco comunque la scelta di sottotitolare alcune canzoni e non altre, come Mctell o Cup of
coffee o, ancora più grave, proprio la fondamentale I'm not there (la cui traduzione più plausibile,
peraltro, nel contesto della canzone, sarebbe 'IO NON CI  SONO')

A parte ciò, il film regge anche doppiato, il che francamente mi ha sorpreso, e non fa che confermare il
mio parere sulla grandezza del film.

Ti dirò di più, dopo la seconda visione non trovo nemmeno un segmento del film che non vada bene, ho
riabilitato anche le due parti che mi avevano convinto meno (moglie bambini divorzio-pastore dylan)

Secondo me è un film stupendo e ti apre come per magia per 2 ore la porta nel mondo dell'artista e della
sua vita.
Il film è già molto bello dal punto di vista cinematografico, indipendentemente dall'interesse particolare
che uno possa avere per l'artista rappresentato, ma se si ama Dylan diventa una esperienza
sconvolgente.

Che dire, forse soffro di dylanite acuta? Devo farmi curare?

E lasciamo stare se chi va a vederlo esce confuso e non ci capisce niente o prova noia : ma come si fa
ad annoiarsi, bisogna avere una sensibilità di pietra per non lasciarsi coinvolgere dalla miscela da brividi
dell'impatto delle immagini e della musica incessanti che lasciano senza respiro (una per tutti,
woody-bob al capezzale di woody guthrie con audio sparato su Blind Willie Mc Tell).

E se un non fan non  reagisce con interesse ( e sottolineo interesse, non necessariamente approvazione)
a tutto ciò, mi dispiace, ma allora è meglio lasciar perdere, perché tale tipo di pubblico non reagirebbe
neanche ad un concerto dal vivo di Bob allora, o, per quanto al cinema, neanche ad 8 ½ di Fellini.

Ma per chi conosce Dylan il film dovrebbe essere una ubriacatura dei sensi.

Dopo averlo visto la seconda volta, sinceramente sono ancora più sconcertato dai giudizi dei così detti
fans di Dylan che liquidano il film come spazzatura. Ma cosa mai avranno capito di Dylan tali fans - a
noi così oscuro- tanto da spiegarci che solo esseri limitati possono accontentarsi di una 'confezione' per
decerebrati e disinformati. Ma disinformati di cosa? Che non aveva due figlie e che Claire-Sara-Suze
non era una pittrice? Che la conversione religiosa non è del 74 ma del 79? Che Coco non stava Londra
ma a New York? Che dopo l'urlo 'giuda' non se ne è andato dal palco travolto dalla folla , ma ha
continuato dopo aver incitato a suonare a tutto volume Like a rolling stone? Che altro ancora? Sono
questi i dettagli che disturbano i conoscitori?

Illuminateci sulle disinformazioni, chiarite le mistificazioni, prendete una cinepresa con sottomano le
biografie di Dylan ed i dvd di No Direction Home e Don't look back, convincete Bob che la sapete
lunga, e fategli  ritirare la concessione dei diritti a Haynes, ottenendoli anche voi per l'eternità e per tutto
l'universo e fateci vedere come si fa finalmente a raccontare con arguzia, classe , sentimento ed
originalità il nostro Bob Dylan, e poi accorreranno numerosi nella sale, gusteranno senza annoiarsi ed
usciranno finalmente conquistati dall'artista e convinti di aver afferrato finalmente chi è Bob Dylan,
l'artista del trapezio.

Andrea Orlandi

Ciao Andrea,
confermo che la canzone di cui ci chiedevano qui su MF è appunto "Trouble in mind" (la scena con
Dylan e Ginsberg sotto al crocifisso).
Hai ragione sul discorso dei sottotitoli, un difetto che mi ero dimenticato di segnalare nel mio commento.
Costava così tanto sottotitolare tutti i versi e non solo alcuni in maniera tra l'altro arbitraria, visto che si
parla di Bob Dylan e non degli 883?
Per il resto come avrai letto forse nella pagina apposita a me il film è piaciuto a metà e non sono riuscito
a trovare tutto l'entusiasmo che tu ed altri avete provato. Ma sull'argomento ritorno più giù rispondendo
ad una mail specifica.
A presto,
Michele "Napoleon in rags"


4844) Ti invio questo commento che ho scritto sul blog di Paolo per completezza sul film:

".....Un ultima cosa da non sottovalutare che ho tralasciato nel post, e' il senso di angoscia e di
disorientamento che provoca il film, a me ha dato questa situazione quando sono uscito dalla sala, e non
e' poco, anche io come Andrea ho segnalato su Maggie's Farm (il sito) la scena commuovente di
Guthrie e Dylan-kid, e' tutta scena che lascia senza commento per quanto riesce ad essere potente e
suggestiva, soprattutto con la musica in sottofondo, ed in fine il senso di sofferenza che traspare
dall'inizio alla fine del film, sofferenza sia del mondo musicale e vita privata.
Gia' queste due situazioni possono dare al regista la sua giusta parte, e cioe' di aver fatto un buon
lavoro, e secondo me ci e' riuscito, se non altro uscendo dal cinema siamo entrati per un attimo nella
mente di Bob Dylan"

Stefano C.

Ps: Ma il film l'hai visto? a quando un tuo commento?

Alla prossima. 


Stefano mi scriveva poi:

4845) >Non ho invece capito bene se a Stefano il film sia piaciuto o meno, perchè nella prima lettera mi
>sembravi entusiasta ("In poche parole per me e' un grande film su Bob, non so quanto si poteva
>chiedere di piu' al regista") e nella seconda un po' meno ("L'intero film alla fine risulta superficiale, non
>va a fondo")... Fammi sapere...

Ciao Michele,
ti rispondo subito, appena uscito dalla sala del cinema sono rimasto entusiasmato a mille, avevo in mene
le immagini del film, e in alcuni cercavo di darne la risposta, e in serata le ho poi  rivolte a te sperando
che avevi visto la prima.
A distanza di giorni ripensando al tutto, ho scritto che il film era superficiale, ma era dovuto a delle
aspettative che mi ero posto a riguardo,.
Da una parte il film mi e' piaciuto totalmente per come e' fatto e per il tipo di narrazione e la colonna
sonora, e per le novita' del film e nel film stesso, dall'altra rimane superficiale perche' secondo me
doveva essere piu' profondo. Cioe' il regista avrebbe dovuto esplorare le songs e dare a queste delle
immagini (questa era la mia aspettativa) un po' come ha fatto con Ballad of a Thin Man, e nel
contempo  mi ero aspettato che fosse un film tipo non so se l'hai visto quello di Richard Attenborough
'Chaplin' del 1992.

Inoltre come tutte le cose di Bob vanno viste e riviste e anche questo film va in tal senso, comunque mi
e' piaciuto al 100%,spero che riesci a capire te o a chi l'ha visto alcuni punti o interrogativi, riportati
precedentemente.

Alla prossima.
Stefano C.


Ed aggiungeva al riguardo:

4846) Ciao Michele,
eccomi di nuovo, riassumendo volevo sapere alcuni punti oscuri del film 'I'm not There':

Se la donna-governante di colore in casa quando Bob era un kid era per caso Victoria Spivey, ho visto
una foto con lei e Bob giovane del 1961.

La scena di Bob-kid che viene inghiottito dalla balena cosa rappresenta.

La scena Gere-Dylan sul cavallo nella vallata che cammina assieme a persone vestite con abiti d'epoca
diverse e di diverse estrazione sociale, cosa sta a significare?

La scena del cantante da circo (?) con accanto una bara con una ragazza morta cosa significa.

La scena quasi subito dopo dylan-beatles, con dylan elettrico che si allontana in un bosco richiamato da
una ragazza, chi e' la ragazza e cosa rappresenta.

Nota e considerazione: al di la' che il film mi e' piaciuto, possibile che ogni volta che si deve vedere un
qualche cosa che riguarda Bob come anche in questo caso, occorre decifrare certe situazioni?

Alla prossima
Stefano C.

Ciao Stefano,
(come avrai letto nella solita pagina il film l'ho poi visto venerdì scorso), non ti sarò di molto aiuto
perchè la gran parte delle cose che citi non sono chiare in effetti nè credo vogliano esserlo. Suppongo
siano volutamente oscure e fortemente simboliche. Se qualcuno ha letto qualcosa al riguardo ci faccia
sapere. La donna di colore come Odetta? Come Victoria Spivey? Sinceramente chi può dirlo? Non mi
sentirei di escluderlo nè di avallarlo. In realtà potrebbe anche non rappresentare nessuno di specifico
ma solo una sorta di musa che "mette" il piccolo Dylan sulla strada da seguire... La balena mi ha fatto
venire in mente solo Pinocchio, naturalmente, e come scrivevo magari è riferita al fatto che il giovane
Dylan sparava fandonie a destra e a manca costruendosi un falso passato, e quindi da buon bugiardo
finisce nella bocca della balena... chissà? Ma forse la simbologia è più profonda, bisognerebbe
naturalmente chiederlo ad Haynes, così come per gli altri dubbi, fermo restando che il cantante di Goin'
to Acapulco rappresenta evidentemente i blackface minstrels (in questo caso whiteface) dei Minstrel
show incrociato con il Dylan della Rolling Thunder Revue (se leggi questo articolo se ne parla).
Buio assoluto sulla ragazza nella bara. Chi ha qualche indizio per aiutare Stefano? Fateci sapere, grazie!
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4847) Ciao Big Michele, ti invio la mia recensione su I'm not there, scritta di getto dopo averlo visto, due
volte consecutive. Il grande lavoro di Todd Haynes, che giudico appena inferiore a 'No direction home',
ma almeno un spanna sopra Masked and Anonymous, (film che per altro ho amato e continuo ad amare
immensamente!!!) sia per il dualismo Musica e Immagini, che per la compattezza tematica e il tessuto
narrativo.

Michele, io non sono un critico, e tu lo sai bene, ma un appassionato questo si, e ti scrivo stavolta anche
come grande patito di Cinema, che però sa ragionare solo di pancia e davvero poco di cervello, (grosso
limite, riconosco!) magari il film è solo una boiata pazzesca, quindi a te la parola, se ti stuzzicano le mie
caleidoscopiche e lisergiche idee, anche se per la verità con una certa attinenza, almeno stavolta, con
l'argomento trattato, pubblica questa recensione, altrimenti fatti due risate e fanne una copia stampata
per le tue esigenze fisiologiche! ( è una battuta, of course! )

dario twist of fate

Ciao Dario,
naturalmente ho pubblicato. Come ormai saprai ho trovato il film un buon lavoro a tratti ma non un grande lavoro o un capolavoro come qualcuno ha scritto. Ma sono felice naturalmente per quelli che hanno provato emozioni che a me sinceramente ha suscitato solo in pochi sprazzi.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4848) Ciao Michele,
ti allego due foto scattate sabato a Napoli (con il mio cellulare) durante il set della Maggie's Farm
Southern Band al Vaffa-day. E qui, sempre in qualità da cellulare, c'è il video di Leopard
http://www.youtube.com/watch?v=EEqqlbjljQc
Avevo visto suonare Antonio, Leonardo & C. solo all'esordio assoluto della band, nell'ormai lontano
dicembre 2003, in un locale di quella stessa Piazza Dante nella quale li ho finalmente rivisti sabato. Mi
ha fatto molto piacere trascorrere un paio di ore con loro e ascoltare gli otto brani di Bob (Stuck inside,
Hurricane, Leopard, Love sick, Masters of war, Lars, Watchtower, Knockin' ) che il gruppo ha
efficacemente proposto.
Forever Bob e un saluto a te e a tutti gli amici di Maggie's farm!

Elio Rooster

Ciao Elio,
grazie a te ed ecco le foto.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"



4849) in allegato una traduzione-adattamento in dialetto veneto di "Summer Days" ("Love and Theft")

eseguita live dal gruppo PMA

cari saluti
alberto cagnin

Ciao Alberto,
grazie! Ecco il testo che naturalmente ho riportato anche nella nostra pagina del "Dylan in vernacolo"
che chi non conosce trova qui.

XE FINIA L’ISTA’ (SUMMER DAYS)
(Dylan-Cagnin)
THE ULTIMATE VERNACULAR SUMMER ROCK’N’ROLL

FINALMENTE XE FINIA L’ISTA’
FINALMENTE XE FINIA L’ISTA’
TI TE SI ‘NDA VIA E MI SO ONCORA QUA

GO NA CASA IN COINA E ‘NALTRA IN RIVA AL MAR
GO NA CASA IN COINA GHE NE GO ‘NALTRA IN RIVA AL MAR
E NA MOROSA ROSSA RISSA A GO TROVA’ VISSIN NEGRAR

E ADESO ALSA EL BICIERE CANTEMO TUTI VIVA EL LEON
E ADESO ALSA EL BICIERE CANTEMO EVIVA EL LEON
E DOPO SALTA SORA A TOEA PAR FARE UN BRINDISI AL CAMPION

  SO DRIO GUIDARE COA FERARI DRIO NA CAREZA
  E TUTE E TOSE CHE ME DIXE “TI TE SI SONA’”
  GO DIEZE FRANCHI DE MONA E SO PIEN DE MONEA
  GO SCRITO DIEZE CANSON E ME IMPENO COA MOTOREA

EL CAIGO XE FISSO NO SE VEDE GNANCA EL LAMPION
EL CAIGO XE FISSO NO SE VEDE GNANCA A LUCE DEL LAMPION
MA SARA’ MEJO CHE ME TAJA I CAVEI E CHE ME CATA UN PARON

GHE XE E CAMPANE CHE SONA E EL CORO UN FIA’ STONA’
E CAMPANE SONA A FESTA EL CORO CANTA UN FIA’ STONA’
QUEO CHE DE GIORNO XE BRUTO DE NOTE POE CAMBIAR

TI TE ME VARDI NEI OCI E TE ME CIAPI NA MAN
TI TE ME VARDI NEI OCI E TE ME CIAPI ‘A MAN
MI TE VARDO ATENTAMENTE NO TE SI NA NOSTRA FAN

  DA DOVE XE CHE TE VIEN? DOVE CHE TE VE’?
  TE GHE MESSO MASSA SUCARO SOL ME CAFFE’
  SO STA COA SCHINA AL SOE E SO TUTO BLOCA’
  SPARAME AL CUORE NALTRA VOLTA O DAME ‘NALTRA MARTEA’

GO OTO CARBURATORI E, FIOI,  I USO TUTI QUANTI
GO OTO CARBURATORI E, FIOI, I USO TUTI QUANTI
GO MASSA POCA BENZINA TRA UN FIA’ NO VAGO PI’ ‘VANTI

XE DRIO SBAJARE I ME CANI, GHE XE QUALCUNO IN GIARDIN
XE DRIO SBAJARE I ME CANI, GHE XE QUALCUNO IN GIARDIN
TI NO STA VERZARE A NESSUNO GNANCA SE SONA EL POSTIN

SE TE GHE CALCOSSA DA DIRE PARLA DESSO SE NO VA VIA
SE TE GHE CALCOSSA DA DIRE PARLA DESSO SE NO VA VIA
SE TE VOI INFORMASSION VA A DOMANDARGHEE AEA POISSIA

  EL MINISTRO FA GIOGHIN A’A MATINA IN SPIAJA
  NOL VOE FARSE CIAPARE PARCHE’ EL XE UN CANAJA
  I POITICI XE BRAVI A IVEARE EL TO CONTO CORRENTE
  MA SE I VEDESSE DAVERO COME VIVE TANTA GENTE...

SO IN MOECA FIN AEA VITA PRIMA O DOPO VEGNO SU
SO IN MOECA FIN AEA VITA PRIMA O DOPO VEGNO SU
SE NO RITROVO A TO CIAVE ME FARO’ UN PASPARTU’

GO DECISO MI PARTO APENA CHE FA CIARO DOMAN
GO DECISO MI PARTO APENA CHE FA CIARO DOMAN
SE TE VOI CHE SE VEDEMO PASSA UN GIORNO PA MOJAN

FINALMENTE XE FINIA L’ISTA’
FINALMENTE XE FINIA L’ISTA’
MI SI’ CHE SO PARTIO E TI NO, TE RESTI QUA.


4850) Salve amici della Fattoria.
Ho visto il film su Dylan e sono rimasto molto deluso. Dylan è presentato come se fosse un deficiente e
non un genio. Mi chiedo come Bob abbia potuto permettere che un simile film fosse proiettato nelle
sale, anzichè destinarlo ad una pattumiera.
Se lo vedesse qualcuno che non sa nulla di Dylan si chiederebbe: "Ma perchè mai candidano uno così al
Nobel? E perchè tanta gente lo segue?".
Spero di essere stato chiaro.... In poche parole, il regista ha fatto fare a noi dylaniani la figura dei
cretini.
franz

Ciao Franz,
sei stato chiaro sì. Non sono d'accordo ma sei stato chiaro! :o)
Ciao
Michele
ps: non sapevo se questo tuo commento era da intendersi per la pagina di Io non sono qui o per la
pagina della posta. Nel dubbio l'ho riportato in entrambe.


4851) Andrea Orlandi mi segnala questo nuovo articolo molto positivo su Io non sono qui:

http://www.ilmascalzone.it/articolo.php?id=11596


4852) ciao... innanzitutto complimenti per il sito

ho visto il film mercoledi, e mi è piaciuto moltissimo... sicuramente per uno che non ha seguito o, se
vogliamo dire "studiato" bob dylan,questo film è quasi incomprensibile, molte parti infatti devo ora
rivedermele appena lo potrò comperare, perchè ci sono moltissime scene simboliche, ma credo che
bisognerà mettersi tutti assieme per poterle capire tutte...
sarei felice se si potesse fare una sezione in cui si spiegano le varie simbologie del film...

vorrei in particolare sapere cosa rappresenta la ragazza sulla bara e la balena che inghiotte woody...
ho visto poi il cavallo bianco morto, di cui parla in una canzone di cui ora non ricordo il titolo...

ciao, junior

Ciao Junior,
grazie per i complimenti e vale per te la risposta che ho dato a Stefano più su. Una pagina dedicata alle
varie simbologie presenti nel film? Si potrebbe anche fare, se però mi aiutate. Bisognerebbe intanto fare
un elenco dettagliato di tutte le sequenze del film che rientrano presumbilmente in questa categoria,
ovvero quelle in cui è evidente o probabile la scelta simbolica. Poi tentare di individuare, per ogni singola
scena, il corrispondente riferimento al mondo, alla vita o alle canzoni di Dylan. Chi si vuole cimentare?
Per il cavallo morto il riferimento è a Man in the long black coat.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4853) stefano c. segnala

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=66187&pag


4854) Caro Michele,

ti scrivo ancora una volta su I'm not there. Ho già inviato la mia recensione, quindi puoi evitare di
mettere queste righe nell'apposita pagina. Questo breve stralcio vuole essere piuttosto uno stimolo per
te, e al concetto che (mi sembra) tu ti sia fatto del film, peraltro condiviso da molti frequentatori della
tua Fattoria.

Il film non è esente da difetti, siamo d'accordo. Ma perché si insiste a giudicarlo su un piano astratto, a
monte del film stesso, come se si parlasse di chissà quale tesi estetica, e non di arte? Perché porre
l'accento continuamente sul fatto che "non piacerà al pubblico"? Vorrei sapere quanti dischi di Bob (è
solo un esempio, sia chiaro) sono stati fatti con questo criterio: farsi piacere, farsi capire. A me sembra
un'ingiustizia nei confronti di Haynes come regista. Per il solo fatto di essersi ispirato a Dylan
dobbiamo valutarlo come un artigiano, e non un artista in toto, con le sue idee e i suoi diritti? Mi sembra
lampante che Haynes voleva solo esprimere la sua idea di Dylan, non fare un film biografico per
"informare" la gente. Tu dici che bisognava dare più spazio a quella o a questa parte, spiegare meglio il
peso che Dylan ha avuto nella cultura del 900: ma non stiamo parlando di un documentario! Ma che
diavolo! Possibile che non si riesca a capire l'enorme differenza che passa tra un'opera d'informazione e
un'opera d'arte?

Personalmente, credo che Haynes volesse esprimere un concetto: l'infinità delle facce di un artista di
genio, il suo spirito tormentato, inquieto, il suo palese contraddirsi pur restando sempre coerente a se
stesso; e in questo voleva mostrare, come in uno specchio, alcuni scorci di America e di modernità. Per
questo erano più importanti quei pochissimi minuti sul Dylan pastore religioso che un approfondimento
psicologico in qualunque altra parte.

Insomma, si può non essere d'accordo con l'operazione di Haynes. Si può criticarla per come è stata
svolta, o anche biasimarne l'intero impianto ideologico: ma questo è un film di Haynes, non la storia di
Dylan. Se si deve criticare, critichiamo l'artista: a me per esempio non è piaciuta affatto (e parlo di
criteri cinematografici, sia chiaro) la parte del documentario, troppo legata e rispettosa dei modelli, poco
visionaria, un po' banale. Ma non critichiamo l'idea di Dylan del regista, cosa che gli appartiene in modo
esclusivo; né dibattiamo sul miglior modo di fare pubblicità a Bob e di avvicinarlo alla gente. Se anche
questo è il nostro desiderio, trattare da promoter, da cicerone da circo, un regista bravo e originale come
Haynes mi pare molto ingiusto.

Alessandro

Ciao Alessandro,
premesso che non esiste che uno non può criticare l'idea di un regista solo perchè "quella è la sua idea"
e va bene così e non si discute (parliamo di un uomo fallibile che può anche avere un'idea sbagliata già a monte, oltre a metterla poi anche male in pratica in un film), ciò premesso - dicevo - per quello che mi concerne, in riferimento alla questione della scelta di Haynes di dare una certa impostazione al film piuttosto che un'altra, ovvero di realizzare un'opera d'arte e non un film divulgativo, è esattamente quello che ho scritto, come avrai letto sicuramente nella parte finale del mio commento: "Naturalmente però forse Haynes voleva fare solo ed esclusivamente un film non convenzionale, un film per pochi iniziati, assolutamente non biografico nel senso classico del termine, un film poetico e visionario, dalla narrazione ellittica, voleva rappresentare le nevrosi e i tormenti di un Dylan ingabbiato nel ruolo di rockstar, di profeta, di poeta, incapace di vivere una vita vera sempre nell'occhio della macchina da presa, o dell'obiettivo delle macchine fotografiche, o del taccuino, delle penne e dei microfoni dei giornalisti, e non gli importava che si capisse esattamente la cronologia degli avvenimenti o che si approfondissero gli aspetti della vita di Dylan che sono serviti solo ed esclusivamente come spunto ed ispirazione per un film che non vuole rappresentare la vita, o meglio "le vite", di Dylan..."
Come vedi abbiamo detto la stessa cosa. Quindi ti (r)assicuro che sia tu che io siamo capaci di capire la
differenza tra un'opera di informazione e un'opera d'arte. E lo stesso credo valga per i lettori di MF.
Non so poi se, come tu scrivi, qualche lettore di MF abbia un "concetto" (ma forse volevi scrivere
"preconcetto") come quello che ipotizzi sul lavoro di Haynes e lo volevano semplice "artigiano" che
"propagandasse" e "pubblicizzasse" Dylan, e dunque lascio eventualmente a loro la risposta se si
sentono chiamati in causa su questo argomento. Nè mi risulta che su MF qualcuno abbia preteso di dire
ad Haynes come impostare, scrivere e girare il film. Ma se uno va al cinema e paga il biglietto per uno
spettacolo destinato al pubblico credo sia legittimo poi poter dire se ritiene l'opera valida o meno ed
anche se a suo avviso tale opera sarebbe risultata migliore impostata in un'altra maniera. Senza con
questo voler trasformare l'autore-regista in un "artigiano" o in un "promoter" di Dylan.
Resta il fatto che se invece il film voleva anche (e per me lo voleva eccome!) essere rappresentativo
della vita e della carriera di Dylan, allora Haynes ha toppato in parecchi punti, tutti quelli che ho
elencato nel mio commento prima della chiosa finale che ho riportato all'inizio.
Ma, in un caso o nell'altro, resta un grosso 'ma'. Se anche diamo per buona la tesi di cui scrivevo alla fine del mio commento, resta il fatto che allora Haynes ha in maniera quanto meno ambigua (furba?) cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Ha ricopiato pari pari diligentemente una tonnellata di frasi
dylaniane "precotte" e le ha buttate qua e là. Ha ripreso pari pari decine di scene della vita di Dylan
stando attento a non sbagliare nemmeno la posizione del ciuffo di capelli se pendeva a destra o a
sinistra nella foto o nel filmato da lui saccheggiati. Ha ricreato pari pari intere sequenze di film di altri
(Dylan, Alk, Pennebaker, Scorsese), ricalcandone in copia carbone lo stile, la tecnica, l'atmosfera,
l'umore, i colori. Quasi ogni singola scena che ha girato trasuda DYLAN in maniera imbarazzante, parla
di Dylan, racconta aneddoti capitati a Dylan ricostruiti minuziosamente parola per parola, esprime
concetti espressi già da Dylan nei suoi film e nelle sue canzoni, in primis il discorso delle identità che è
uno degli assi portanti di 'Io non sono qui' e che è ricopiata pari pari dai film e dalle canzoni di
DYLAN (tanto per ribadire che Haynes non ha inventato nulla in questo senso in 'Io non sono qui').
Alla luce di tutto ciò è dura pensare che: "...questo è un film di Haynes, non la storia di Dylan". O no?
Tanto più che - e questa è una cosa che mi dà veramente molto fastidio - è stato strombazzato ai
quattro venti un milione di volte prima dell'uscita del film che si trattava "dell'unico film sulla vita di
Dylan ad aver ricevuto l'autorizzazione del cantautore".
E certo! Non vorremo mica dimenticarci di sottolinerarlo, capperi!... Perchè vedete cari spettatori,
Haynes è un grande regista e il film non vuole essere la biografia di Dylan, men che meno la sua
agiografia (che diavolo, lo dirige Haynes mica uno qualunque!), bensì si tratta della originalissima e
geniale visione di Haynes delle molte vite di Dylan... questo sia chiaro... ma... ricordatevi che
Dylan l'ha autorizzato, quindi non vorrete mica perdervelo!!!! Dunque accorrete numerosi!
Il vero punto per me è che - per tornare al discorso iniziale - Haynes ha cercato di tenere due piedi in
una scarpa. Ha camuffato la sua opera sì che avesse l'aspetto del lavoro realizzato da qualcuno che
vuole solo inseguire una visione personale (l'opera d'arte di cui parli) ma di fatto cadendo
clamorosamente nei clichè e negli stereotipi perchè non è riuscito a non cedere alla tentazione di
"accontentare" chi si aspettava un film biografico (e da qui le ampie parti documentaristiche, le scene
ricreate pari pari, le frasi ripetute a pappagallo punti e virgole compresi, le vicende della vita reale di
Dylan riproposte in maniera pressochè identica con qualche piccola variante: nomi cambiati, una pittrice
invece di una modella, copertine di dischi con foto e titoli modificati ma ammiccanti, etc.) In questo
modo ha realizzato un ibrido che probabilmente tradisce entrambe le possibili scelte in un film del
genere.
Il vero "film DI Haynes" (ovvero la sua "visione di Dylan"), la vera opera d'arte in cui l'autore mette il
suo genio prendendo semplicemente spunto da un mondo (quello di Dylan), l'avremmo avuto solo se "Io
non sono qui" fosse stato interamente occupato dal segmento con Richard Gere, che - ripeto - resta
l'unica parte in cui Haynes si è sforzato di creare e non di replicare, l'unica in cui ha iniziato ad uscire
dagli stereotipi, dalle immagini già consolidate, mitizzate, spesso banalizzate in 40 anni di lavori su Dylan,
l'unica in cui stava iniziando a DIRE invece che semplicemente RIDIRE, a fare un film suo invece di
rimasticare quelli degli altri, invece cioè di fare l'operazione di collage che occupa tre quarti del film.
Collage superbo, perchè Haynes è eclettico, sperimentale, avanguardistico, geniale, coraggioso, poetico,
anticonformista, non si discute, ma resta un collage.
Ma è chiaro che sarebbe stato più difficile per lui reggere due ore nello stile "Città di Enigma". Perchè lì
ci volevano idee, bisognava dare ampio respiro a quelle poche intuizioni che ha avuto in quel segmento.
Bisognava costruire una storia e non buttare solo qua e là delle scene visionarie bellissime come quelle
che ha realizzato, con cavalli morti e ragazze nella bara, giraffe e strani personaggi dagli improbabili
costumi, infilandoci dentro una splendida cover.
Molto più comodo allora rifare 'Don't look back' ed altri filmati d'epoca reggendosi sulla bravura della
Blanchett capace di reincarnare sullo schermo il Dylan-Judas. Molto più comodo puntare solo
sull'estetica, sulla fotografia, sul montaggio. Molto più comodo limitarsi ad ammiccare a 724 differenti
stereotipi dylaniani, dal Pete Seeger con l'ascia al Dylan che vomita o sceglie le anfetamine sul tavolo,
dal sosia di Ginsberg che ripete a pappagallo la frase trita del Dylan venduto a Dio alla chitarra con la
scritta "this machine kills fascists" (che banalità oserei dire banale), dal discorso del Tom Paine Award
ripetuto anche quello a pappagallo alle banalità rimbaudiane che credo imbarazzino anche Dylan oggi,
fino alla prevedibile e scontatissima scena del tizio che grida "Judas" e del Dylan che risponde "I don't
believe you", l'apoteosi della banalità e dello scontato. Buttandoci in mezzo una tarantola che zampetta
(in una scena splendida, niente da dire), i Beatles drogati da Bob e una miriade di altri aneddoti dylaniani
noiosi, rimasticati, abusati e prevedibili scelti tra quelli familiari e rassicuranti (così dimostro che ho
studiato e faccio contento il pubblico dei fanatici che avrà un orgasmo ogni volta che riuscirà ad
individuare un ammiccamento nascosto...).
E quando non erano rimasticature cosa ha partorito? Un Dylan aquilone ancorato e bloccato da
qualcuno che lo vuole in qualche modo cristallizzare, la band che spara coi mitra sul pubblico a
Newport, Dylan che usa le frasi delle sue canzoni per parlare ("Proprio come una donna!"), una
tarantola che cammina mentre Dylan scrive Tarantola. Accidenti che trovate geniali! (E il misterioso
Billy che si mette una maschera di plastica trasparente? Mmmm... aspetta, dov'è che l'ho già vista
questa...? Ma sì, non l'aveva già fatta quel tal Dylan nel '75? Meno male che poi Haynes si è fermato
se no rischiavamo di vedere nel film un certo Parker col frigo pieno di uova... Comincio a credere che
durante le riprese Todd continuava a canticchiare fra sè Brownsville Girl... In particolare la strofa
successiva a quella del 'Corpus Christi Tribune'... :o) ).
Certo, confezionando il tutto bene, benissimo, splendidamente, come ho scritto più volte nel mio
commento, alla Godard, alla Eisenstein... Fellini, Warhol, Jarmusch e chi più ne ha ne metta, usando la
crème de la crème delle tecniche cinematografiche, questo sì, perchè Haynes è uno che ha le palle e
conosce il suo mestiere. Ma non basta la bellezza formale per fare un grande film. Nè basta una presunta originalità nell'approccio alla materia trattata, o l'arditezza delle scelte e delle soluzioni narrative. Un grande film dovrebbe anche coinvolgere ed emozionare lo spettatore e - non ultimo (dal momento che si può rigirare la cosa come si vuole ma non cambia il fatto che 'Io non sono qui' resta comunque un film sulla vita di Dylan) dare allo spettatore quegli elementi minimi per capire di cosa si sta parlando.
Paolo Vites è stato da molti martirizzato per quello che ha scritto su 'Io non sono qui' e io stesso ripeto
che è stato sicuramente estremo perchè nel film ci sono anche molte belle cose, ma Paolo secondo me
ha centrato il punto quando scrive: "Todd Haynes non ha cuore. Lo aveva già dimostrato con Velvet
Goldmine, storia del Lou Reed e del David Bowie primi anni 70. Non sa cogliere il mistero che c’è
dietro ogni grande storia di rock’n’roll, sa solo cogliere l’estetica..."
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4855) ciao Michele ti allego una mail " di protesta" e visto che hai gradito il mio effetto pop della locandina ti invio la versione deluxe

Ciao Michele, non sono impazzito, te lo preannuncio…
Questa mia lettera è solo una contro provocazione e come tale va interpretato, a favore del movimento
di cui mi faccio porta bandiera non sparate su I’m not there
Che si contrappone al movimento, fondato da Paolo Vites, bruciamo I’m not there e il suo autore Todd
Haynes…
Ci tengo a dire che non è mia intenzione offendere nessuno, ma solo confrontarmi con la dialettica e lo
stile di provocazione intenta a costruire e non a distruggere…

Attenzione!!! Pericolo!!!

A tutti i maggiefarmiani e dylaniani!!!

C’è un virus pericoloso e letale che si aggira fra di noi:
Si chiama “Bertoncellite”

Colpisce tutti i fan di Dylan che superano la trentina, spettinati, che hanno assistito ad almeno 15
concerto del Nostro e che seguono intensamente l’artista da tre lustri… Negli ambienti della Roma
bene, si mormora che il primo a contrarre il virus sia stato Luigi Grechi, fratello di Francesco De
Gregori, ma a ben vedere pare che anche il nostro Paolo Vites ne sia affetto, io il sospetto gia l’avevo,
ma adesso ne ho la certezza, e come dicono i guappi di cartone del mio quartiere quando uno sbirro
ammonisce un giovane gaglioffo, non ascoltatelo, Chissu nun ci chiava a na turra! (Codest’individuo non
n’azzecca una nemmeno per sbaglio!).
Anche perché uno che dice di non amare il cinema, oggi, è un bugiardo, è come se io dicessi che
Davide The Saint non è un gran puttaniere!
O che io non sono un lurido parassita!
E poi, dice di non aver apprezzato il film, e su questo posso anche credergli, ma non ha forse apprezzato
il fatto di poterlo stroncare senza rispetto, l’antico ruolo del Bastian Contrario, e tirare in ballo Renaldo e
Clara, poi, ma stiamo scherzando! I’ m not there ha vinto premi importanti ad un Festival di Venezia
agguerritissimo e si dice meritasse ancora di più! ( che in gergo, vuol dire che è stato votato per il
Leone d’oro, ma non ha raggiunto il quorum).
A tal proposito vorrei ricordare che la giuria si è riunita per ben 9 ore, cosa inusitata per un Festival, e
viziata, a mio parere dal Presidente di giuria, il cinese Zhang Yimou ( i giurati: tutti registi e tutti
prime-donne!)…
E poi che cavolo devi stroncare: questo film va sostenuto, perché se verrà portato ai Golden Globe
potrebbe fare il botto e come minimo la Blanchett scucirà una candidatura all’oscar, che non sarebbe
male!
Cosa senza precedenti per l’assioma Dylan-Cinema!!!
Poi, cosa c’entra, anch’io sono un artista fallito e conosco i miei polli, stavolta Vites ha preso di mira il
talentuoso Todd Haynes, la prossima volta toccherà a Ryan Adams o a Tom Petty!
Con la sua rivista a buon mercato (sarcasticamente) da autentico mercante di brodaglia…
Ma non è colpa sua, è la Bertoncellite che sta dilagando, sono quelli che in fondo in fondo sperano che
Dylan tiri al più presto le cuoia, sono quelli contro il merchandising di un artista…
Sapete, anche a me non piace una cosa, una sola, non mi piacciono i critici e non mi piacciono i pentiti
alla Vasco Rossi, che prima si costruiscono una credibilità di mala vita e poi sostengono di non aver mai
toccato la bamba!
Ma andatevene tutti a Londra ad aggiornarvi!
Paolo Vites, oh Schiavo delle fisime musicali, spezza le catene della presunzione, Fratello!
...I shall be released...

Cmq una cosa adesso mi è più chiara: devo molto alla Farm e a Murino e forse sono un ingrato
irriconoscente, ma a mio modesto parere (e mi riferisco unicamente a chi non ha saputo apprezzare “I’
m not there”, perché, parliamo chiaro, è una questione di sensibilità, a me pare che Haynes ne ha avuto
fin troppa, non un opera agiografica, ma neppure denigratoria e proprio in questo Vites prende un
abbaglio, “Velvet Goldmine” era proprio un’altra cosa, quasi una prova generale per questo
interessante film, e sempre di Haynes vorrei segnalare il magnifico “Lontano dal paradiso”, e poi: “Walk
the line” su Cash era una schifezza!?! Ma stiamo scherzando o bestemmiando?)
E senza offesa, di cinema ne capite poco!

E scusate l’arroganza, ma parlo coi miei tre lustri di militanza cinefila e qualche film penso proprio di
averlo visto!

Piccola provocazione: è un peccato che Vites non si cimenti con un bel film su Dylan!?!

Ps
Vorrei ringraziare il Signor Luigi Catuogno, (sicuramente col cognome che porta non ha origini
Trentine!?!) per avermi regalato la più grande risata degli ultimi sei mesi, con l’affermazione: - Ho letto
la recensione di Paolo Vites. Per la verità non ho mai condiviso una sola parola su Dylan di questo
"critico".. ma questa recensione tocca il fondo. Intendiamoci: uno può condividere o meno le scelte
artistiche di chiunque ma non capire a cosa si riferisse il personaggio interpretato da Richard Gere mi
sembra proprio una cosa da ignoranti (nel senso latino del termine).

Ciao Dario,
altro che provocazione!!! Tu sei completamente impazzito, altrocccchè!!!??? Vuoi farmi arrivare Paolo
a casa a distruggermi tutta la collezione dylaniana racimolata in tanti anni di privazioni ed elemosine
all'angolo di strada? Perchè Paolo il tuo indirizzo non lo conosce ma il mio sì, cavolo!!! Vabbè io mi
dissocio da ogni singola parola della tua mail, anzi nemmeno ti conosco...

Dario chi? Dario "Twist of fate"? E chi è? Chi lo conosce?

Come chi? Ma dai! Dario!!! Quello di Cosenza!

Cosenza? Cos'è Cosenza? Una virtù teologale? Pazienza, costanza, cosenza, perseveranza, brianza...?

Ma dai! Quello che scrive un sacco su MF...

Ah, sì?... Ma, sai scrive tanta gente, non posso ricordarmi di tutti...

Ma se gli pubblichi un racconto ogni sei minuti?!

Davvero? Sai, non faccio caso ai nomi... Credevo fossero scritti da vari lettori... dici che è sempre lo
stesso?

Scherzi a parte, mi sa che mi sono ammalato anche io di Bertoncellite perchè il film non mi è dispiaciuto
ma decisamente non mi ha preso e sono d'accordo con Vites su diversi punti come ho detto prima...
Senti, ma questo ora non vuol dire che se vengo a Cosenza non mi portate più in quei bei luoghi pieni di
donne disponibili e vogliose che mi avevate promesso, vero?! Io sto già facendo la scorta di tu sai
cosa... (anche al mango e al cinnamomo!)... ne ho già una valigia piena quindi non facciamo scherzi,
OK?

A proposito, Dario, ma se allora leggi il saggio di Carrera su Masked and anonymous cosa fai?
Corri a prendere il fucile? :o)
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"
ps: viva sempre il grande sakem Paolo Vites, conosciuto tra le tribù dylaniane della Sierra Madre come
"Fah-Kew-Hay-Nès" (che sta per "Colui-Da-Cui-Tutto-Nacque")!


4856) http://www.music-news.com/ShowReview.asp?nReviewID=2498&nType=2&

Leggi un pò da questo link: sembra ci aspettino grandi novità discografiche con nuovo produttore !

Ciao
Andrea

Ciao Andrea,
thanx! Segnalato!
Speriamo bene, ragazzi... potrebbe esserci alle viste già nuovo materiale dylaniano inedito per il gennaio
2008!!! Bob, ci stai viziando!?
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4857) Ciao Michele,
guarda cosa ho trovato per il web, una foto con Bob Dylan e sua mamma, lo tiene stretto proprio come
fanno tutte le mamme, te la mando ma non so se si puo' pubblicare sul tuo sito.... che dici se la fai
vedere prima a Bob e ti da' il benestare?

Alla prossima

Stefano C.

Ciao Stefano,
grazie e certo che la pubblico! Che ci frega del benestare di Bob? :o)
Una sola precisazione comunque, dovrebbe essere la zia e non la mamma.
La mamma è questa:

Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4858) Ciao Michele!
Intanto mi presento: sono Claudia da Roma, musicista (ci provo).
Complimentoni per il sito!! FAVOLOSO!
Con le mie colleghe di band, stavamo facendo una scommessa...
Che chitarra usa Bob nel live di Mtv unplugged (che è anche quella della copertina...)??
Ci puoi dare una mano a svelare l'arcano??
Io dico una Martin D-28....loro dicono di no!
Possibile?
Qualcuno può aiutarci? :-)
Ciao e grazie!
Claudia

Ciao Claudia,
chi può aiutarci? Fateci sapè!
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4859) ciao michele,
felice di ri-tornare in contatto con te e con gli amici della farm. sai, sono uno di poche parole, ma seguo
tutti gli accadimenti sul tuo sito con vero interesse e un po' d'affetto. il motivo per cui ti scrivo in realtà è
una semplice facezia, ma visto che c'è posto anche per questo sulla posta, perchè non approfittarne?
proprio oggi leggevo un libro di poesie dell'eminentissimo eugenio montale e ho trovato 'sta cosa, che,
giuro, come l'ho letta mi ha fatto rizzare il pelo e pensare (non solo per il ritmo, le rime ferocemente
ironiche, ma anche per certe sue azzeccate allusioni, per il surrealismo dei personaggi citati e senza
contare il suo titolo) al dylan dei primi sessanta, a metà fra le poesie sul retro di another side e
subterranean homesick blues.
che ne dici? è solo un gioco, certo, però se non c'è (come molti sostengono) del poetico in dylan
possiamo almeno dire che c'è del dylaniano in montale, e non è poco. o no?
lillo.

ps. per che se lo chiedesse 'peoci' sta per 'cozze', più elegantemente 'mitili'.

Ciao Lillo,
bentornato. E' vero, cavoli! Leggetevela e ditemi se Lillo non ha ragione.
Grazie.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"

NOTIZIE E CONSIGLI
di Eugenio Montale

Manda Mirò,
non dir di no,
i libri rei
lascia di ebrei.
Ricerchi invano
posti a Milano,
solo tra i proci
mangi peoci.
Non c'è chi beva
la grazia d'Eva,
pinge Israele
caduche tele.
Entra in Geltrude
il membro rude
del tuo nemico
Thomas di Pico.
Macrì concorre,
Leon discorre,
nulla è diverso,
tutto è perverso.
Di Sergi grassi
o Sergi secchi
lascia gli spassi,
se no t'invecchi.
Non esser vile,
fuggi in Brasile,
scorda di Lugo
fin l'esistenza,
se non ti frugo
nella coscienza.
D'Africa parla
lascia la ciarla,
di bergamasche
donne le frasche.
Eusebio muore
ma c'è abituato,
fu grave errore
l'essere nato.


4860)  ciao Napoleon in rags.
forse hai già dato una tua opinione, ma se così fosse me la sono persa.... cosa ne pensi di Huck's tune?
secondo me è una canzone meravigliosa. ottima la musica, toccante l'interpretazione e ovviamente
grandi le liriche. mi mette i brividi ogni volta che l'ascolto.
un'altra cosa: ma a te risulta che Bob stia lavorando ad un nuovo album per il 2008? a me sembra
improbabile.... comunque... per ora mi accontento divorando Modern times e, ovviamente Huck's tune.
ciao e grazie per il sito.
senza firma

Ciao,
cavolo se mi piace "Huck's tune"! Il testo è splendido e la musica bellissima anche se forse un po' troppo simile a When the deal goes down. La resa vocale di Bob è da brividi, una delle migliori degli ultimi tempi.
Come avrai visto, dopo la segnalazione del link su MF riportato anche sopra, la voce di un nuovo disco
di Bob per il 2008 è effettivamente reale. Speriamo bene.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4861) Ciao Michele, ciao ragazzi!
Vorrei solo segnalare questo video (se qualcun altro non l'avesse ancora fatto) di Most Likely You Will
Go Your Way (and I'll go mine) remixato da Mark Ronson. Il video è un piccolo "I'm not there" di
spalle.....

http://www.youtube.com/watch?v=oCeKkJlMJDQ

Buona visione, a presto

Edo

Ciao Edo,
thanx!
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


Ed ecco in conclusione le consuete classifiche:

LE MIGLIORI COVER INTERPRETATE DA BOB DYLAN
Vota la tua cover preferita tra quelle interpretate da Bob Dylan e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

- Deportees (di Woody Guthrie) - Bob Dylan & Joan Baez, Fort Collins, Colorado, 23 Maggio 1976 - due voti
- Hallelujah (di Leonard Cohen) - Bob Dylan, Montreal (Canada), 8 Luglio 1988 - un voto
- The Times've Known" di Charles Aznavour, versione inglese di Bob Dylan, interpretata a New
York, Madison Square Garden il 1 novembre 1998 - un voto
- Pancho and Lefty di Townes Van Zandt, interpretata da Bob Dylan e Willie Nelson a Austin (TX)
il 28 aprile 1993 - un voto


I MIGLIORI CONCERTI DI BOB DAL 2001
Vota il tuo concerto preferito degli ultimi anni e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

- Londra, Inghilterra - Hammersmith Apollo - 24 Novembre 2003 - 2 voti
- Zurigo, Svizzera - Hallenstadion - 3 Novembre 2003 - 2 voti
- Tulsa, Oklahoma, U.S.A. - Drillers Stadium - 6 Luglio 2005 - 1 voto
- Verona, New York, U.S.A. - Events Center, Turning Stone Casino and Resort - 20 aprile 2005 - 1 voto
- Denver, Colorado, U.S.A. - Fillmore Auditorium - 29 marzo 2005 - 1 voto
- Milano, Italia - Forum di Assago - 12 Novembre 2005 - 1 voto
- Sun City West, Arizona, U.S.A. - Maricopa County Events Center - 8 Aprile 2006 - 1 voto
- West Lafayette, Indiana , U.S.A. - Elliot Hall Of Music, Purdue University - 3 Novembre 2004 - 1 voto
- Bonn, Germania, Museumplatz - 29 giugno 2004 - 1 voto
- Grand Prairie, Texas - Nokia Theatre - 15 Aprile 2006 - 1 voto
- Berlino, Arena, 11 Aprile 2002 - 1 voto
- Berlino, Arena, 20 Ottobre 2003 - 1 voto
- Goteborg, Scandinavium, 21 ottobre 2005 - 1 voto


LE COVER IMPERDIBILI (Le migliori cover di brani scritti da Bob)
Vota la cover (o più cover) di brani di Bob pubblicate dopo il 2001

Voti finora pervenuti:

One More Cup of Coffee (Valley Below) - Sertab Erener, da "Masked and anonymous" - 5 voti
Come una pietra scalciata (Like a rolling stone) - Articolo 31 e Bob Dylan, da "Masked and anonymous" - 3 voti
Come il giorno (I shall be released) - Francesco De Gregori, da "Mix" - 2 voti
Most of the time - Sophie Zelmani - da "Masked and anonymous" - 2 voti
Shelter from the storm - Cassandra Wilson - da "Belly of the sun" - 2002 - 2 voti
I'll be your baby tonight - Norah Jones - 2003 - 1 voto
Most of the time - Ani di Franco - 1 voto
It's all right ma (I'm only bleeding) - Hamell On Trial - 1 voto
On a night like this - Los Lobos - da "Masked and anonymous" - 1 voto
My Back Pages - Magokoro Brothers - da "Masked and anonymous" - 1 voto
Farewell Angelina - Joan Baez - da "Bowery Songs" - 2005 - 1 voto
You're Gonna Make Me Lonesome When You Go - Madeleine Peiroux - da "Careless love" - 2004 - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Avril Lavigne - 1 voto
Masters of war - Pearl Jam live at the Benaroya Hall, 22 ott 2003 (concerto acustico) - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Warren Zevon - 1 voto

scrivi a spettral@tin.it e segnala i tuoi concerti/covers preferiti/e

Nota bene: il limite temporale del 2001 è stato fissato per ottenere due liste che siano idealmente il seguito di quelle pubblicate sul volume "Bob Dylan 1962/2002 40 anni di canzoni" di Paolo Vites e Alessandro Cavazzuti (Editori Riuniti), che si fermano appunto al 2001, anno di pubblicazione del libro.


I RIFERIMENTI A BOB DYLAN NEI ROMANZI (O IN ALTRE OPERE LETTERARIE)
Vuoi contribuire ad allungare la lista sottostante? Segnala a spettral@tin.it i romanzi, i racconti o le altre opere letterarie in cui viene citato direttamente o indirettamente Bob Dylan

- "Nel momento" di Andrea De Carlo
- "Alta fedeltà" di Nick Hornby
- "La spia e la rockstar" di Liaty Pisani, Fazi, 2006
- "L'era del porco" di Gianluca Morozzi, Parma, Guanda, 2005
- "Scirocco" di Girolamo De Michele, Torino, Einaudi, 2005
- "Giorni di un uomo sottile" di Ernesto Aloia nella sua raccolta "Chi si ricorda di Peter Szoke?", minimum fax 2003
- "La ragazza dai capelli di cobalto" di Gianluca Morozzi, nell'antologia di vari autori "Strettamente Personale", ed. Pendragon, 2005.
- "L'Emilia o la dura legge della musica" di Gianluca Morozzi - Guanda
- "Tokyo blues" di Murakami Haruki - Norvegian Wood (trad. ital. Milano, Feltrinelli)
- "Dance dance dance" di Murakami Haruki (trad. ital. Torino, Einaudi)
- "La Torre Nera" di Stephen King
- "I giorni felici di California Avenue" di Adam Langer
- "Per sempre giovane" di Gianni Biondillo, edizioni Guanda - 2006
- "Americana" di Don de Lillo
- "Denti bianchi" di Zadie Smith
- "La Danza del Pitone", di Norman Silver
- "Troppi paradisi" di Walter Siti, Einaudi
- "La fortezza della solitudine" di Jonathan  Lethem (Tropea)
- "Siamo tutti nella stessa  barca" di Owen King (Frassinelli)
- "Come dio comanda" di N. Ammaniti (Mondadori)
- "Accecati dalla luce" di Gianluca Morozzi (Fernandel)
- "Chi è quel signore vestito di bianco vicino a Bob Dylan?" di Gianluca Morozzi ("Vertigine", numero unico - 2006)
- "Il cielo sopra Parigi" di Teo Lorini (Fernandel n. 58)
- "Venerati maestri" di E. Berselli (Mondadori)
- "Zona disagio" di Jonhatan Franzen (Einaudi)
- "Una vita da lettore" di Nick Hornby
- "Ragionevoli Dubbi" di Gianrico Carofiglio - Sellerio editore
- "31 Canzoni" di Nick Hornby
- "Questa scuola non è un'azienda. I racconti del prof. Bingo" di Vittorio Vandelli
- "I ponti di Madison County'' di R. J. Waller
- "La cultura del controllo" di David Garland
- "Il paese mancato" di Guido Crainz
- "Paura e disgusto a Las Vegas" di Hunter S. Thompson
- "L'ultima tazza di caffé" di Teo Lorini (da "Posa 'sto libro e baciami" - ed. Zandegù, Torino 2007)
- "Small world" di David Lodge
- "In cerca di te" di John Irving
- "Mi ammazzo, per il resto tutto ok" di Ned Vizzini, Mondadori.
- "Parlami d'amore" di Silvio Muccino e Carla Vangelista
- "Memorie di un artista della delusione" di Jonathan Lethem (Minimum fax)
- "Boccalone. Storia vera piena di bugie" di Enrico Palandri, Milano, L'erba voglio, 1979 (ristampato da Bompiani)
- "Vedi alla voce Radio Popolare", a cura di Sergio Ferrentino con Luca Gattuso e Tiziano Bonini, Milano, Garzanti, 2006, p. 240 ("Live In Paris  - 1978").
- "Jim ha cambiato strada"(1987) di Jim Carroll. Edizione originale "Forced Entries:The Downtown Diaries 1971-1973", traduzione italiana: Milano, Frassinelli, 1997.
- "Hellbook" di Michele Murino (ovvero "X-Files Bob")