parte 377
Lunedì 10 Settembre 2007


E' uscito!!!



BOB DYLAN - TARANTULA
IN LIBRERIA

HUCK'S TUNE
E' uscita la colonna sonora del film "Lucky You"
con la nuova canzone di Bob Dylan, "Huck's Tune"


MEMORY ALMOST FULL
Il nuovo album di Paul McCartney


L'uscita di "I'm not there" ("Io non sono qui"), il film biografico di Todd Haynes su Bob Dylan non
poteva passare inosservata ed ecco una lunga serie di interventi sull'argomento. Rispondo
cumulativamente alla fine. Attenzione!!! Chi non ha visto il film e non vuole anticipazioni sulla trama stia
attento a leggere le lettere sottostanti dove si parla diffusamente di molte sequenze...

4819) Michele, sempre a proposito di ''I'm not there'', ecco qua un altro articolo molto interessante!

Stavolta a parlare è Heath Ledger (già vincitore, nel 2005, del Leone d'Oro con il discusso ''I segreti di
Brokeback Mountain''), intervistato per l'occasione da Giovanni Bogani.

Ecco il link:
http://canali.libero.it/affaritaliani/Rubriche/FestivalCinema/venezialedger0409.html?pg=1

Ciao,
Stefano ''Red Lynx''


4820)  Ciao Mick, te ne giro ancora uno, mi pare che ne valga davvero la pena...

Ecco qua (direttamente dal prestigiosissimo TIME) ''la citazione del giorno'':
http://www.time.com/time/quotes/0,26174,1659003,00.html

A presto,
Stefano ''Red Lynx''


4821) Ciao Michele,
eccomi di nuovo sara' per l'attesa di vedere il film "I'm not there" ma leggendo un articolo sul film stesso
in cui Richard Gere dichiara che la song "Vision of Johanna" lo ha cambiato, (io quando leggo queste
cose non so mai se sono invenzioni di sana pianta o verita') sono andato a leggermi la traduzione perche'
non mi ricordavo nulla della song se non la musicalita' , una song molto lenta, con il ritornello finale
"....visions of johaaanna" molto sofferto, cosi mi sembra.

Il fatto e' che leggendo la traduzione e i commenti tuoi sulla traduzione non ci ho capito molto, direi
nulla, nel senso che la traduzione e' ok, ma il significato del testo non lo capisco.

Assomiglia per certi versi al testo di "Ballad of a Thin Man" per allusioni , versi onirici, anche da circo,
ma almeno qui qualche cosa si capisce (l'uomo comune, il giornalista, o qualche altra persona e/o colui
che vive ma non sa cosa stia succedendo, mentre attorno a lui sopra e sotto di lui succedono cose
assurde ma vere...)

In poche parole in due righe, ti chiedo cosa significa "Visions of johanna" cosa riguarda nella sua
totalita'? (non dirmi solo che riguarda Joan Baez, in tal caso ci capirei ancora di meno)

Grazie alla prossima

Stefano C.



 


foto di Andrea Orlandi

4822) Caro Michele

ho visto l'altra sera la proiezione a Venezia di "I'm not there" e finalmente si è dissolto l'incubo di
assistere ad un clamoroso flop.

Emozionatissimo, ero in sala con circa 1.800 sconosciuti. Appena pochi secondi dopo le prime immagini
ed i primi suoni, la paura è svanita, e son rimasto inchiodato alla sedia, come TUTTI gli altri 1800
presenti, per 2 ore e mezza, travolto dalla forza evocativa della rappresentazione della vita di uno dei più
grandi artisti del secolo.

Montaggio incalzante , spostamenti in avanti ed indietro nel tempo - e nei personaggi - continui , citazioni
familiari, musica grandiosa (e molta di più di quanto mi aspettassi in versione originale ufficiale di Bob)
attori entusiasmanti.

Non voglio andar oltre per non rovinare la sorpresa della prima a chi non ha ancora visto il film, ma
voglio dire che, almeno per me, ha superato ogni aspettativa.

Originale nel raccontare la storia e nel rappresentare l'artista, la cosa che più mi ha colpito è il modo in
cui ti fa entrare nella sua mente , fino quasi a farti provare l'emozione di come possa funzionare.

Ecco , è come un viaggio all'interno della mente di Dylan e delle sue canzoni per i primi venti anni della
sua carriera.

Forse la parte meno riuscita è in alcuni rimandi alle vicende familiari, con scene troppo forzate e
frettolose, messe per cucire la storia del divorzio.

Cate Blanchett è diventata la mia attrice super preferita: è di una bravura sconvolgente, e posso dire
che il minore dei pregi è la straordinaria somiglianza che riesce ad avere con l'artista di Blonde on
Blonde e del British tour.

Era impossibile fare meglio di quello che ha fatto lei, non la cambierei con nessun altro in quel ruolo.
E Todd Haynes è un genio per la scelta di una donna a rappresentare Bob in quel periodo, come per il
modo originale in cui ha saputo rappresentare i momenti topici delle sue performances.

Haynes con la Blanchett ha catturato per sempre l'essenza del Dylan "hipster" del '66, rivelandone
anche il lato femminile che spiega il fascino che emana forte anche per il pubblico maschile.


foto di Andrea Orlandi

Ho voglia di vederlo subito di nuovo per rivivere l'esperienza dell'altra sera sperando che venga
confermata .

E' un film che, tra l'altro, potrebbe sicuramente colpire dritto al cuore anche uno spettatore che non sa
nulla di Dylan, e penso che potrà incuriosire molti, portando ad allargare la platea dei suoi ammiratori.

Un caro saluto

Andrea Orlandi

Andrea aggiungeva poi dopo aver letto la recensione negativissima di Paolo Vites sul film:

Caro Michele,

non che la mia opinione cinematografica possa o debba avere più o meno importanza di quella
dell'amico Paolo, ma visto che è diametralmente opposta alla sua, e dato che lui dichiara apertamente di
non amare il cinema come forma d'arte e di non voler fare recensioni cinematografiche (salvo poi
dilungarsi su ogni dettaglio del film per criticarlo aspramente) penso potresti pubblicare anche la mia,
che avevo scritto e spedito prima di quella di Paolo e prima di sapere  - ora - che il film ha avuto un
premio speciale dalla giuria e Cate Blanchett la coppa Volpi come migliore attrice.

Anche se non sono un critico cinematografico o musicale, penso che, da spettatore qualunque, possa
esprimere una opinione, e spero che qualcuno possa condividerla.

Penso che la recensione di Paolo - tale è infatti - sia viziata da una visione distorta di chi conosce troppo
l'artista rappresentato e che ha scritto spesso e molto su di lui, tanto da mettersi sulla difensiva.

Penso che abbia visto il film con preconcetti e pregiudizi, pronto a rimarcare le imperfezioni, gli errori ed
i buchi della storia, con l'occhio severo del giornalista musicale profondo conoscitore del soggetto,
troppo attento a rilevare la correttezza formale dei fatti e la loro quantità (si chiede infatti perchè
manchi il periodo dall'80 ad ora).

Ed alla fine sembra che sia lui a non aver avuto il "cuore" di lasciarsi prendere dalle emozioni date dal
film, troppo preso a controllare con il bilancino se il regista aveva o meno tralasciato qualcosa della
biografia di Dylan.

Anch'io, l'ho scritto, ero prevenuto, ma poi la forza delle immagini, della musica, degli attori, mi ha
travolto e non sono stato più a pensare se la biografia era rispettata, perchè ero andato a vedere un film,
non un documentario sulla vita di Bob Dylan.

Paolo cita Scorsese, ma, appunto, quello è un documentario, ed era già stato fatto bene. I due film di
Dylan, poi, non vedo cosa c'entrino come confronto, soprattutto Masked and Anonymous, perchè fatti
dall'artista stesso, che nel film di Haynes è invece soggetto. Renaldo & Clara, anche quello era un
documentario di una tournee e poco più, con manifesta mancanza di idee al di là della trovata di
chiamare Dylan Ronnie Hawkins e Dylan Renaldo, dove la parte migliore è sempre la rappresentazione
del concerto e quindi oggetto del film è la rappresentazione dell'arte stessa di Dylan, non dell'artista.

Haynes non ha bisogno di far vedere e sentire un concerto vero dal vivo, ma riesce a farci entrare nella
mente dell'artista, soprattutto direi proprio con il bistrattato Richard Gere.

Io non ho visto tanto in questa parte del film l'aspetto da Billy The Kid e del lato western, quanto proprio
il lato - e così anche il periodo - che Paolo lamenta di non aver visto rappresentato, quello dopo l'80.

Lasciamo perdere l'aspetto da cowboy, il punto è che Gere trasmette fortemente il senso di solitudine,
disperazione, smarrimento che Dylan ha attraversato proprio negli anni 80, fino a fargli quasi pensare di
lasciare la musica. E la fase finale della parte di Gere, a me è sembrata proprio la rappresentazione
della rinascita artistica a inizio anni 90, con la riscoperta della chitarra acustica e della tradizione folk più
pura, della musica tradizionale americana anteguerra rappresentata dalla chitarra di Woody che, dal
giovanissimo Bob, riappare ora tra le mani dell'anziano Bob (Gere).

A me è sembrata cinematograficamente riuscita la rappresentazione di tale momento cruciale nella vita
artistica di Dylan. Certo, se vogliamo vedere in ordine cronologico quando si è perso a metà anni 80 con
l'ansia di essere al passo con i tempi, quando ha incontrato Jerry Garcia, quando ha iniziato il Never
Ending Tour e quando ha inciso Good As I Been To You e World Gone Wrong, allora dobbiamo
guardare altrove.

Ma a chi sarebbe interessato un film così? Ad un pubblico normale penso di no, questo sì sarebbe stato
di una noia mortale. Ai fans forse, pronti a lamentarsi che mancano un sacco di cose e ci sono una
sacco di imprecisioni.

Mi pare infine che l'affermazione di Paolo quando fa capire che il film si sarebbe potuto giudicare
"fantastico" se non conoscessimo No direction home, Renaldo & Clara e Masked and Anonymous, sia
contradditoria.

E' brutto solo perchè qualche idea è stata copiata? Ma allora non possiamo dire che è sbagliato ed è
pessimo, solo magari che non è del tutto originale. Il che peraltro per me non è vero.

Perchè l'idea dei sei personaggi diversi per uno stesso soggetto non è la stessa che ha avuto Dylan per
Renaldo & Clara, nè tantomeno di far interpretare da una donna la figura hip degli acidi anni 60, nè
tantomento di far fare ad un nero poco più che bambino, la parte di Dylan men che ventenne
innamorato di Woody Guthrie. E, con tutto il rispetto che ho per il musicista Dylan, se togliamo le scene
dai concerti, quello che rimane di R & C non fa trasparire così bene come in I'm not there lo spirito
dell'artista: quello sì che diventa una noia mortale.

A me il cinema piace molto, e questo film mi è piaciuto moltissimo: andatelo a vedere e sappiatemi dire.
Adesso avete anche la scusa del premio speciale che il film ha ricevuto a Venezia e della coppa Volpi
alla Blanchett.

Andrea Orlandi


4823) Il dibattito su I am not there si fa acceso e interessante. A me sembra che il film di Todd Haynes tenti di avvicinarsi realmente all’estetica dylaniana. I piani diversi sovrapposti e intersecati, a formare un
caleidoscopico disegno generale, ricordano l’idea che Dylan ha espresso parlando di Blood on the
Tracks. Così anche tutto il gioco di sostituzioni e spostamenti, di sfasamenti temporali e di soggetti
fluttuanti, che caratterizza il film e lo rende caotico, difficile, forse impossibile per chi non ha sufficienti
conoscenze per decodificare tutto l’intrico di riferimenti. Riferimenti che possono essere estremamente
precisi e raffinati o assolutamente infedeli e fuorvianti. Non sono forse sempre stati così i riferimenti
culturali e musicali dello stesso Dylan?
Le migliori e più coinvolgenti interpretazioni degli attori che impersonano Dylan sono le più lontane dalla
somiglianza: Marcus Carl Franklin è un ragazzino nero, Cate Blanchett una donna, Richard Gere
tutt’altro tipo. Il registro interpretativo è affettivo o di magistrale immedesimazione, nel caso della
Blanchett. Il sorriso della Blanchett nella sua ultima inquadratura è talmente enigmatico e inquietante
che merita secondo me di essere ricordato nella storia del cinema.
Dopo decenni in cui la figura di Dylan ha continuato per un verso o per un altro a essere imprigionata a
Blowin’ in the Wind e ai soliti stereotipi, qui troviamo un regista che inchioda Dylan alla canzone più
oscura, sconosciuta, sconclusionata e inquietante di tutto il suo repertorio: I'm Not There (1956). Infatti
sono proprio l’enigma, lo sfuggimento, l’indefinitezza (e la libertà) a essere poste come chiavi di lettura
del personaggio Dylan e dello stesso film. L’autostrada a sei corsie che minaccia il piccolo villaggio
chiamato “Enigma”, nel frammento di storia con i riferimenti a Billy the Kid, mi sembra il passaggio
nodale per la comprensione di tutto il film. La rivendicazione del diritto a essere complessi, stratificati e
contraddittori, di fronte all’appiattimento del costume generale a cui Dylan fu testimone nel passaggio
tra gli anni cinquanta e sessanta, e contro cui protestò. Il rifiuto di qualsiasi cliché, di qualsiasi ruolo o
atteggiamento preconfezionato, che Dylan ha espresso in tutta la sua vita. Il suo “non esserci” quando
doveva esserci, nell’estate dell’amore, a Woodstock,  in quegli anni settanta che non gli appartenevano
più. La “chiave” di Dylan è nei Basement Tapes: Greil Marcus e Alessandro Carrera lo hanno
abbondantemente argomentato. Todd Haynes coglie nel segno intitolando così il suo film. Lasciando nel
finale i due riferimenti più importanti: l’autenticità esoterica della tradizione popolare e l’enigmatica
concezione dylaniana del tempo...
Perché dunque lamentarsi con questo regista e con questo film?  Todd Haynes non celebra né beatifica
né documenta il fenomeno Dylan, piuttosto lo rielabora creativamente e affettivamente. Così come
anche Sam Shepard aveva fatto nel suo Rolling Thunder logbook.

P.S.:  la canzone del periodo “gospel” che si ascolta nella scena in cui Dylan/Blanchett e Allen
Ginsberg sono sotto il crocifisso, io non l’avevo mai sentita. Qualcuno sa di cosa si tratta?
Ciao a tutti,
Gypsy Flag


4824) Ho visto il film, finalmente!
Che dire? Da una parte mi e' piaciuto in modo totale dall'altra un po' meno, ma andiamo in ordine.
Esco dal lavoro e andiamo io, mia moglie e le mie figlie (virtuali) al cinema, non so perche' ma mi
sembra di stare andando a un concerto di Dylan l'emozione e' la stessa.
In sala siamo in tutto 5 persone piu' le mie figlie che sono 2 virtuali perche' stanno nel pancione di mia
moglie e quindi siamo in totale 7.
Si spengano le luci e... BOB DYLAN!
Si! Bob Dylan perche' questo film e' suo, e' di lui che si parla, le vicende che si dipanano per tutta la
durata del film sono unicamente sue.
Si apre il film con il Dylan elettrico nell'obitorio a dire cosa sarebbe accaduto se Bob fosse morto in
quell'incidente motociclistico...
E via si parte con il film. E' incredibile! E' incredibile come ogni dettaglio non viene trascurato e questa
e' la parte che mi e' piaciuta di piu' del film, e' incredibile come le foto che abbiamo visto di Dylan,
durante gli anni prendono forma e vita, mi riferisco soprattutto al periodo mostrato dal film con Dylan e
Claire (Sara), la casa, e come e' l'aspetto di Dylan, di quel periodo.
E poi il ragazzetto di colore, bellissima la scena del bambino-Dylan che va a trovare Woody Gutrie a
letto veramente commovente.
E il Dylan elettrico con Cate Blanchett che imita Dylan raggiunge quasi la perfezione!
Ma la scena migliore del film secondo me e' quella (tutta l'intera sequenza) del giornalista, in cui Dylan
sputa veleno cantando Ballad of a Thin man, soprattutto quando il giornalista entra nella sala del
concerto e c'e' il pseudo Dylan che recita la song e 'Non e' cosi Mr. Jones?' GRANDE!
La cosa che mi ha colpito del film sono i dettagli, addirittura le unghie di Cate Blanchett nere come Bob
le aveva in quel periodo o le movenze di questa in tutte le situazioni.
Grande la colonna sonora.
La cosa che non capisco e' quale e' la chiave di lettura del film?
Chi conosce Dylan sa molto vedendo e ne sa cogliere anche le varie sfumature del film stesso anche i
continui flash-back ma a chi non lo conosce come ne esce fuori qui? (bob)
Eppure questo film e' stato addirittura autorizzato da Dylan quindi viene presentato come un qualche
cosa di 'VERO'.
In poche parole per me e' un grande film su Bob, non so quanto si poteva chiedere di piu' al regista visto
come e' Dylan e le cose che si hanno su Bob Dylan.
Peccato che riguarda solo alcuni periodi della carriera di Bob!
Ad ogni modo la cosa che traspare dal film e' la grande sofferenza di Bob a tutto questo, al mondo
musicale e non solo, anche sofferenza alla vita stessa.
Joan Baez lo disse una volta: Dylan non e' mai stato felice.

Stefano C.


4825) Questo l'ho scritto nel mio Blog:

Grande l'interpretazione di Cate Blanchett nei panni del Dylan elettrico, perfetta, riesce a fare Dylan
elettrico anni 65-66 in modo strepitoso.

Altra gran bella cosa e' la sequenza pseudo Dylan-giornalista-Mr.Jones,con il giornalista al gabbio e
Bob con il microfono come a dire "ecco il fenomeno da baraccone, di qualche cosa", il tutto con Ballad
of a Thin Man,dal vivo e in sottofondo.

L'inizio del film e' una bella trovata, con il Dylan elettrico sul tavolo dell'obitorio come a dire cosa
sarebbe successo se Bob moriva?

C'e' un primo piano qui da brividi, sembra il Dylan del 1965-66 rinvenuto in vita ma morto... pazzesco!
soprattutto la somiglianza.

C'e' la svolta a Newport da acustico ad elettrico, la trovata dei mitra mi ha convinto poco, e' vero che e'
un simbolo, che chiude con il passato folk e inizia con il rock, ma e' ottima anche l'arrivo dei musicisti sul
palco di Newport con la musica in sottofondo che fa presagire che succedera' qualche cosa.

Commovente e non banale la scena del Dylan-ragazzo di colore ai piedi del letto con un Woody Gutrie
morente,anche qui impressionante la somoglianza a Woody.

Altra cosa da non sottovalutare la cura nei dettagli, in tutto il film, soprattutto nella vicenda Bob e Claire,
le foto viste per anni sembrano prendere vita.

Un'altra cosa secondo te la governante di colore per caso rappresenta Odetta?

stefano c.


4826) Questo e' quello che ho scritto a Paolo Vites nel suo Blog:

Ho visto il film.
Che dire?
Ha ragione Paolo concordo in gran parte con cio' che dice, in effetti a chi serve il film?
Per i Dylaniani come me nulla, sono cose viste e riviste, mi e' piaciuta l'intera sequenza che ha per
protagonista il pseudo Dylan-giornalista-Mr.Jones (Ballad of a Thin Man), l'intero film alla fine risulta
superficiale, non va a fondo, non sonda cose che non sono risapute, inoltre interi periodi della vicenda
dylaniana come al solito diciamo dai primi anni 80 fino ad oggi sono completamente ignorati, perche'?
Sembra che esista solo il Dylan elettrico, quello della svolta elettrica e il resto?
Anche Scorsese con "No Direction Home" fa lo stesso, ma Dylan non e' solo quello.

stefano c.


4827) Ciao Michele,
eccomi qui di nuovo, ho trovato questo link sul film (sito ufficiale):
http://www.bimfilm.com/iononsonoqui/

ho letto che da Novembre il film sara' scaricabile dal web, non credo che venga messo in commercio o
forse sì.

Spero che hai visto il film in tal caso vorrei chiederti secondo te quella scena in cui dylan nei panni di R.
Gere cammina in una vallata per poi fermarsi ad ascoltare una song con una ragazza nella bara, e tutta
quella gente che cammina assieme a lui, con abiti di epoche diverse e di differenza estrazione sociale,
chi sono o cosa rappresenta? e la ragazza nella bara chi e' e cosa rappresenta?

E la scena in cui il ragazzo-dylan di colore salta dal treno merci per finire in un fiume (questo pezzo e'
inventato) e viene inghiottito da una balena cosa sta a significare?

Inoltre questo e' un mio commento, secondo te la scena o meglio tutta la sequenza del divorzio con
Claire (Sara), non ti sembra troppo poco drammatico, cioe' lì Dylan secondo le biografie stava a terra
parecchio in quel periodo, non ti sembra che il regista abbia peccato di superficialita'?
E o forse non andava di piu' valorizzato il periodo con la Rolling Thunder?

Per ora mi fermo qui. se mi viene qualche altra cosa in mente continuo....

Ultima cosa, gia' l'ho detta ma c'e' quella scena del Bob elettrico con il giornalista che entra nella sala
dove Bob canta Ballad Of a Thin Man, e il giornalista rimane paralizzato da quello che canta Bob,
soprattutto una scena che si stacca dall'intero contesto e viene in primissimo piano e si vede solo Dylan
non piu' al piano a cantare ma ad un microfono colpendo l'immaginazione reale del giornalista dicendo
rivolto all'uomo "...NON E' COSI MISTER JONES?"

Grande scena, per me e' grandissima, secondo me il regista avrebbe dovuto continuare su questa strada
con altre song di Bob.

Che ne pensi tu e gli altri che hanno visto il film?

Alla prossima

stefano c.


4828) Cari amici, ieri sera (7 settembre) sono andato a vedere Io Non Sono Qui.

Premetto che non sono un esperto di cinema ma, a differenza di Paolo Vites, a me il cinema piace, non
capisco quali siano le caratteritiche per dire che un film sia valido però credo che un film come Forrest
Gump, ad esempio, sia meglio di Natale A Miami, ma quello lo sapevano anche i gatti. Posso inoltre dire
da modesto scrittore di canzoni che è molto più facile esprimersi in due ore di film che in 50 minuti
di disco, ma questa è un altra storia. Con questo "bagaglio cinefilo" ho ritenuto che Masked &
Anonymous sia stato un film molto bello, magari alla seconda visione dove ho capito meglio, ma l'ho
ritenuto valido. Io Non Sono Qui non è un film facile, bisogna avere pazienza, capire che non si ha a che
fare con un biopic comune perchè del resto una storia recitata sulla vita di un personaggio ancora in vita
sarebbe poco credibile. Cate Blanchett è straordinaria ma non perchè assomiglia a Dylan ma perchè ha
saputo cogliere gli aspetti più interiori di Dylan che nè in Don’t Look Back e nè in No Direction Home
emergono veramente dalle immagini. Credo inoltre che nella storia del cinema sia rarissimo trovare una
donna che interpreta un uomo tra l'altro difficile da capire, enigmatico e complesso e in uno dei momenti
più difficili della sua vita. A volte le inquadrature mi ricordavano alcuni telefilm inglesi degli anni '60. Il
Dylan-Rimbaud degli anni della protesta ha un filo in comune col Dylan-attore degli anni '70 e cioè la
Suze Rotolo/Sara Dylan pittrice dagli occhi tristi e che rappresenta un lato importante della vita di
Dylan, quello dell' amore, delle donne. Il motivo per cui il Dylan hobo è un ragazzino nero secondo me è
dovuto al fatto che egli stesso si dipingeva come un piccolo bluesman e che faceva credere di essere
stato in New Mexico, Gallup, Sioux Falls e tutte le altre fandonie che raccontava appena arrivato a
New York e dato che dimostrava 14 anni anzichè 19 era oggetto di coccole e attenzioni da parte di
qualche mamma del Village. Nel Dylan/Gere/Billy The Kid ho visto il Dylan rifugiatosi nella pace di
Woodstock, lontano dalle scene e dai riflettori che conduceva una vita serena, modesta e felice ma che
poi ha dovuto abbandonare per il clamore dei fans, dei pazzi, dei curiosi, dei giornalisti, dei paparazzi,
etc. Praticamente l'autostrada a 6 corsie che spazzerà via le cose buone. Il costruttore Mr. Jones
smaschera Billy/Dylan che è costretto a tornare al suo destino. Se viene rappresentato come un
vecchio è per lasciare intendere di trovarsi in un momento di saggezza. Purtroppo la fase
Dylan/religioso non viene approfondita come dovrebbe. Il personaggio rappresentato qui è un individuo
maturo e positivo, mentre nella realtà Dylan si trovava nel bel mezzo di un esaurimento nervoso che poi
superò tenendosi stretta la sua spiritualità. La colonna sonora, inutile dirlo è straordinaria e in alta
definizione rende ancora di più. La scena coi Beatles ragazzini è bellissima così come quella della
conferenza stampa. La mitragliata di Newport e relativa performance sono buone. In conclusione direi
che a parte in qualche caso dove la canzone scelta per la scena non è appropriata si tratta di un film
molto interessante anche se non di facile digestione. Inoltre sarebbe consigliabile, per chi non conosce
Dylan, di leggersi una biografia prima di vedere il film per fare in modo di riconoscere nelle battute degli
attori, le dichiarazioni di Dylan tratte da interviste, i riferimenti alle sue canzoni, alle sue poesie e al libro
Tarantula. In questo modo il film è più comprensibile.
Mi spiace che Vites non abbia gradito il film ma come egli scrive non è un amante del cinema (anche se
però non capisco come abbia potuto apprezzare Masked & Anonymous). Come al solito Dylan spiazza.

Ferdinando "Ferdyp" Pollastri


4829) Sono stato a vedere il film ieri sera.. Sono tornato frastornato, e nonostante la stanchezza, stanotte
ogni tanto ci pensavo.
Poi ho letto la recensione di Paolo Vites. Per la verità non ho mai condiviso una sola parola su Dylan di
questo "critico".. ma questa recensione tocca il fondo. Intendiamoci: uno può condividere o meno le
scelte artistiche di chiunque ma non capire a cosa si riferisse il personaggio interpretato da Richard
Gere mi sembra proprio una cosa da ignoranti (nel senso latino del termine). La parte di Gere per me è
stata la più bella. Era Woodstock e La Repubblica invisibile!! (sentito il concerto in lontananza?) e
Dylan/Gere con il suo cavallo, la sua maschera ad incontrare quei personaggi fantastici della musica
popolare, e difendere quel mondo dalle autostrade di Garrett... ma quel mondo non aveva bisogno di
essere difeso da nessuno... rivede se stesso... butta via la maschera e di nuovo sul treno/never ending
tour..
E' un film strepitoso.. il massimo che si puo' fare in due ore..
Ciao Michele.. spero di essere pubblicato!
Luigi Catuogno


4830) Ciao Michele, questo flusso di news attorno ad ''I'm not there'' sembra davvero inarrestabile! Con
tutto questo battage, a questo punto c'è davvero da augurarsi che la distribuzione nelle sale italiane sia la
più capillare possibile, e quando dico ''capillare'' intendo anche Cosenza, Cagliari ed Aosta!!!

Ti mando (tanto per rimanere in tema), gli ultimi link che ho trovato in rete...

Il primo è molto interessante, soprattutto perché contiene delle foto ''nuove'' che ancora non avevo
visto. Nel secondo abbiamo, invece, una scheda vera e propria dell'opera ultima di Haynes con tanto di
locandina del film. Il terzo è un breve articolo di Alberto Crespi apparso su L'Unità di ieri. Il quarto e il
quinto (entrambi interessantissimi!) sono tratti, infine, da sentieriselvaggi.it e adnkronos.com

Ecco i rispettivi collegamenti:

http://intrattenimento.it.msn.com/gallery/io_non_sono_qui.aspx?cp-documentid=6061339

http://cinema.it.msn.com/film/scheda-film.aspx?idFilm=44932

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=68697

http://www.sentieriselvaggi.it/articolo.asp?sez0=1&sez1=192&art=22867

http://www.adnkronos.com/IGN/Spettacolo/?id=1.0.1271289785

Enjoy them!;-)

Ciao,
Stefano ''Red Lynx''

PS: Mick, sai per caso quando esce la colonna sonora del film? Ho dato un'occhiata fugace alla
tracklist... damn, c'è una parata di artisti letteralmente ''pazzesca'' (Sonic Youth, Pearl Jam, Calexico,
Tom Verlaine, Jeff Tweedy, Charlotte Gainsbourg, Mark Lanegan... mancano all'appello solo Carla
Bruni e Patti Smith!), non vedo l'ora di ascoltarla...


4831) He's not there.

L'ho visto.
Oggi davanti al cinema ero già alle 17,30 , a scrutare la locandina affissa al muro.
Ci siamo fatti 100 km per andare a Foggia al cinema più vicino a casa, primo giorno di proiezione e
primo spettacolo.
Alle 17,50 entriamo... siamo i primi , tre speranzosi che un po' scoraggiati si sentono, alle 18 si
abbassano le luci nella piccola confortevole sala del cinema Falso Movimento e siamo sempre solo noi
tre.... per un po' avevamo temuto che annullassero la proiezione...
dopo qualche minuto arrivano alla spicciolata altre persone , nove in tutto noi compresi...
evvabbè.... sono le 18 di un venerdì... chi ci va al cinema a quest'ora?
Non ero mai stata lì e sono piacevolmente sorpresa dall'audio, perfetto, meno male...
Comincia, comincia e finisce dopo due ore ininterrotte..
Ne usciamo silenziosi, dobbiamo trovare le parole.. le trova mio figlio quando mi chiede:
"mamma, un parere? ti è piaciuto?"
e io laconicamente: "mah..."
Difficile esprimere giudizi , magari sono io che non ho abbastanza intelletto da capire le sfumature, però
non mi è piaciuto.
Capitolo a parte è l'interpretazione della Blanchette, che ha talmente metabolizzato il personaggio da
diventarne la reincarnazione.
E' da Oscar.
L'unica cosa che si nota è il grande amore di Todd Haynes per Dylan, amore cieco che lo ha fatto
impantanare tra fantasmi e sogni.
Amore che si vede anche dalla selezione dei brani della colonna sonora , compito estremamente arduo.
Amore che ci ha risparmiato (emmenomale) blowin' in the wind .
Di tutto il film, quello che colpisce perchè è geniale e immortale, è la musica, senza tempo, impigliata
nella nostra mente e pronta a darci ogni volta le stesse emozioni a ogni riascolto.
Rimango sempre più convinta che Dylan non lo si può interpretare nè reinventare, ma solo raccontare.
E' troppo grande, ci si perde.
Un saluto a tutti
Giulia "rabbit"


4832) Ciao Michele, come stai?
Ho letto la recensione di Paolo Vites sul film tanto atteso.
Beh, apprezzo la sintesi molto sincera e senza mezzi termini ma non mi trovo d'accordo.
Io l'ho visto venerdì in compagnia, e sono rimasto colpito dalla ricerca di introspezione psicologica che il regista ha cercato.
Chiaro, Dylan non lo si può descrivere in un film di 2 ore, ma alcuni spunti sono degni di nota.
Per non parlare della interpretazione della bravissima Cate Blanchette (che ho letto è stata premiata) che è qualcosa di veramente incredibile !!
E' più Dylan di Dylan stesso. Mi sa che anche lei ha proprio le palle !!
Ho trovato come dice Paolo una colonna sonora bellissima, tutta da godere e solo per quello due ore passate lì meritano in pieno il prezzo del biglietto.
Ma anche il film mi ha lasciato aperte delle domande, mi ha interrogato, mi ha fatto pensare se conosco bene Bob e quello che ha rappresentato.
Un film che non da' risposte, ma suscita interrogativi; e nella vita oggi purtroppo tendiamo sempre a non interrogarci ma solo a voler dare risposte.
Fantasica la scena che rappresenta in pieno l'assurdità degli anni 60 con Bob e la famosa modella di Andy Warrol, Coco.
Bellissima la scena dei Beatles e concordo con Paolo Vites sulla forzatura di Billy the Kid, forse non c'entra nulla !!
In sostanza io non penso che chi non conosce Bob pensi che sia l'uomo più noioso del pianeta, anzi penso che possa arrivare a pensare come noi che Bob Dylan è il più grande genio della storia della musica rock !! E da un genio come lui riusciamo a scoprire quello che troppo spesso rimane nascosto in mezzo alla ns banale quotidianità.
Ah, con Paolo condivido in pieno la visione del film tratta dai due grandi documentari (Don't Look Back e No Direction Home) ma penso li abbia trapiantati di sana pianta volutamente inserendo le scene da vero film in maniera intelligente ed originale (escludendo forse il cowboy Richard Gere). Bellissimo il personaggio del ragazzino di colore, come le stesse parti di intervista ci dipingono esattamente quello che Bob ha vissuto nel suo momento di fama, quindi niente di scandaloso!!
Per non parlare della bellissima intervista di Mr Jones !!! Scena studiata con ingegno e rispetto al vero Bob!!
Mi è piaciuto il commento di skywalkerboh che dice che il carisma è sempre al top .... gli altri artisti sono in coda dietro .... chi con rispetto, chi con invidia .......
e questo nel film è lampante e chiaro  .......  come Bob sia sempre stato avanti a tutti ci ha regalato delle strade e delle emozioni che senza di lui forse non avremmo vissuto. E' vero che Bob non è solo gli anni 60 , ma un film dura 2 ore  :o))
L'ultimo aspetto che vorrei sottolineare è come anche in questo film esce fuori un grande concetto che Paolo vede molto nel film Masked and Anonimous : "della condizione esistenziale dell'uomo. Cioè dell'impossibilità di sfuggire al mistero che ci afferra. Sempre." Anche qui si tocca con mano quello che Dylan ha sempre cercato nella sua vita, quella domanda che sta a cuore a tutti gli uomini veri , a cui Bob ha dato forse risposta ?
Beh , sicuramente ci ha aiutato a cercarla .
 

Ciao e qualcuno va a vedere i Police a Torino e Bruce a Milano?

Maurizio

Rimini


4833) Ciao Michele,
ecco la mia recensione a I'm Not There:

http://www.ilcritico.com/modules.php?name=News&file=article&sid=342

Visto che "bilancia" un po' la stroncatura, secondo me eccessiva di Vites, ho pensato che magari ti poteva interessare metterla sul sito in questi primi giorni di programmazione del film.

Grazie e buon lavoro

Teo Lorini


4834) Ciao Michele, ciao a tutti voi dylaniati da Dylan!
Ieri sera ho potuto assistere alla proiezione di "I'm not there" e posso dire di essere rimasto soddisfatto:  non so se il mio giudizio e le mie sensazioni incontreranno quelle della maggioranza, but... I don't care!!
Innanzitutto la storia, intricata, ma comprensibile (almeno per me che la conoscevo - la mia ragazza e i miei amici hanno guardato la fine del film ad occhi sbarrati e molti punti non gli erano chiari) e se si presta attenzione le storie dei vari Bob Dylan non sono così a se stanti, ma sembrano avere dei punti in cui, anche se solo di sfuggita, si incontrano e si mescolano. Il regista e gli sceneggiatori hanno fatto, nel complesso, un ottimo lavoro anche se si sono ispirati troppo a "No direction home" di Scorsese: i dialoghi  e le inquadrature di molte scene sono state prese pari pari, ma d'altronde non potevano inventare un'altra storia da quella che in realtà è.
Gli attori mi sono piaciuti molto, ma ovviamente spicca Cate Blanchett che si è impersonificata alla perfezione tanto da essere, in molte scene, del tutto identica al Dylan "ghost of electricity".
Alcune trovate, forse, non erano ottime (i Beatles che giocano con Dylan come fossero alunni idioti di un asilo infantile per esempio) ma, nel complesso, è un buon film, costruito sulle visioni che immaginiamo sentendo le canzoni, leggendo gli scritti o vedendo i filmati di Dylan.

Tentativo riuscito insomma.

A presto,

Edo

Allora, grazie a tutti per gli interventi, i commenti, le segnalazioni, i links e le foto.
Rispondo a qualche domanda.
Partiamo con Stefano C. a proposito della dichiarazione di Richard Gere che cita "Visions of Johanna"
come canzone che "lo ha cambiato" (a proposito, per una incredibile coincidenza telepatica, senza aver
letto prima la dichiarazione di Gere giuro!, io stesso avevo detto quella stessa mattina nella trasmissione "Il camaleonte" della Radio Tv Svizzera Italiana alla quale ero stato invitato a partecipare per commentare
la notizia del Dylan studiato nelle scuole inglesi, che a mio avviso "Visions of Johanna" doveva essere la
prima ad essere inserita nei programmi scolastici in questione). Ma da qui ad avere la possibilità di
capire il significato di quella canzone... Credo che nemmeno Bob sappia esattamente cosa vogliono dire
molti di quei versi. Io l'ho descritta così nel libro "Bob Dylan" della collana "Legends" di Editori Riuniti:
"E' uno dei vertici ineguagliati dell'arte di Dylan, un vero caleidoscopio di immagini, di allucinati frammenti in cui si sublima il surrealismo alla Rimbaud ("Il poeta fa di se stesso un visionario") e in cui Dylan sembra trascendere il piano fisico alla ricerca di un livello superiore, ultraterreno. Il mondo di Andy Warhol messo in musica in una splendida ballata notturna country-rock che sembra la descrizione di un uomo, Dylan, sull'orlo dell'abisso. Immagini evocative in un'atmosfera di paranoica sospensione. Versi come 'Il fantasma dell'elettricità urla nelle ossa del suo viso' o 'Nei musei l'Infinito viene giudicato / Ma Monna Lisa deve avere i blues dell'autostrada, lo si capisce dal modo in cui sorride'. O quelli in cui si parla di 'donne dalla faccia di gelatina' e di 'gioielli e binocoli che pendono dalla testa del mulo' sono tra gli esempi più alti e ispirati della particolarissima poetica dylaniana. L'inquietante organo di Al Kooper conferisce al brano una perfetta atmosfera claustrofobica in cui la voce di Dylan sembra davvero provenire da un altro mondo."
Secondo me in altro modo non si può spiegare se non considerandola un flusso di immagini poetiche e di
versi altamente suggestivi ma che sarebbe forse ingiusto tentare di interpretare o decodificare in
maniera logica, anche perchè spesso non hanno volutamente una logica ma sono dettate dalla voglia di
Dylan di fare citazioni e pastiches, giochi di parole, sostituzioni e allitterazioni, ripescando da altre opere come quando cita The Waste Land di Eliot con la "handful of rain" o le Songs of Innocence di William Blake con il "Little Boy Lost"...  O ancora, con un gioco di parole, la "Ode to a nightingale" di John Keats con il suo "He examines the nightingale code". Insomma versi che sono tesi a trasmettere sensazioni e stati d'animo piuttosto che immagini reali in cui ci sia da capire veramente qualcosa. Versi altamente poetici molti dei quali scritti in stile "flusso di coscienza" o per "associazione", inserendo una parola o un'immagine al di là di quello che tale immagine o tale parola possa o debba necessariamente significare.
Pablo Neruda risponde così al postino Mario Ruoppolo (che gli chiede cosa volesse dire il poeta cileno
quando scrive che "l'odore dei parrucchieri lo fa piangere e stridere") nel film di Michael Radford "Il postino": "Mario, io non saprei spiegarti quel verso con altre parole se non quelle che ho usato. La poesia quando la si spiega diventa banale" (sto citando a memoria non avendo sottomano il film).
Credo che la stessa cosa si possa dire di Visions of Johanna e di altre canzoni di Dylan. Comunque
alcuni hanno voluto vedere Joan Baez nella Johanna citata nel titolo e nel verso principale, altri invece ci
hanno visto l'inferno ebraico (Johanna=Gehenna, dunque visioni d'inferno). La stessa Joan comunque
sembra convinta che la canzone parli di lei visto che addirittura ironicamente canta nel suo brano
"Winds of the old days" nel quale si rivolge direttamente a Dylan: "Ghosts of Johanna will visit you there / And the winds of the old days will blow through your hair" ("I fantasmi di Johanna ti faranno visita stanotte / Ed i venti dei vecchi tempi soffierano tra i tuoi capelli").
Ad Andrea dico naturalmente che la sua recensione non era stata "tagliata" o "dimenticata" ma
aspettavo semplicemente oggi, lunedì, per inserirla nella pagina della posta insieme alle altre. Poi
appronterò una pagina apposita con tutti i commenti al film, quindi mandatemene altri se volete...
Sinceramente non sono in grado di dire se Paolo Vites abbia ragione o meno nella sua stroncatura di
"I'm not there", perchè non ho visto ancora il film. Dunque anche a chi mi chiede come interpretare
alcune scene devo dire che ne parleremo appena lo avrò visto ed invito invece chi lo ha già visto a
rispondere ai dubbi sulle scene in questione (Odetta la governante? La scena con la donna nella bara, la
canzone del periodo “gospel” che si ascolta nella scena in cui Dylan e Ginsberg sono sotto il crocifisso, il
ragazzo inghiottito dalla balena etc).
Non ho invece capito bene se a Stefano il film sia piaciuto o meno, perchè nella prima lettera mi
sembravi entusiasta ("In poche parole per me e' un grande film su Bob, non so quanto si poteva
chiedere di piu' al regista") e nella seconda un po' meno ("L'intero film alla fine risulta superficiale, non
va a fondo")... Fammi sapere...
Per quanto riguarda l'uscita della colonna sonora mi risulta il 30 ottobre.
Ciao a tutti e continuate a mandarmi i commenti sul film,
Michele "Napoleon in rags"


4835) Ciao Michele

dopo tanto tempo mi faccio risentire per mandarti un articolo molto interessante apparso sulla Stampa di
oggi, a proposito di Bob Dylan. I testi delle canzoni del nostro verranno insegnati alle medie nelle scuole
del Regno Unito. E' un primo passo al Nobel? speriamo!

Saluti
Raffaele

Ciao Raffaele
e grazie della segnalazione che ho riportato qualche giorno fa quando me l'hai spedita. Spero anche io
che questa decisione possa essere il "viatico" perchè il Nobel finalmente venga assegnato a Bob dopo un
decennio o quasi di candidature... Io dico da anni che se c'è uno che se lo merita è Dylan.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


In relazione alla mail 4817 della scorsa pagina della posta sul verso di "It's all right ma (I'm only bleeding)":

4836) Grazie della rapidità e della gentilezza! Conoscevo questa canzone, ma non ricordavo più la citazione sul risorgere, anche se nel testo si parla di nascerà, ma forse si intende nascere di nuovo. Ho scritto una sceneggiatura per un cortometraggio dove si ascoltano diversi vecchi pezzi e volevo citare in modo esatto anche questo.
Davvero bello il sito e di Bob Dylan posso solo dire che ha lasciato la sua impronta su molti cantautori
importanti che, almeno ai loro inizi, hanno preso moltissimo da lui, tra gli italiani basta citare Francesco
De Gregori e Francesco Guccini e dimmi poco.
Buon lavoro e buon TUTTO!
ciao
Benedetto

Ciao Benedetto,
e io aggiungerei anche se in misura minore Luigi Tenco, Lucio Battisti, Edoardo Bennato, Tito Schipa Jr., Massimo Bubola ed il secondo De Andrè.
Di che cortometraggio si tratta? Se vuoi mandami qualche dato che lo citiamo...
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4837) Ciao Michele, nell'album di Neil Young "Living with war" c'è una canzone intitolata "Flags of
Freedom" che come titolo e melodia è molto molto molto simile a "Chimes of Freedom". Plagio,
citazione, omaggio? Di questi tempi il confine tra le tre cose è davvero molto sottile. Di sicuro sono
citazioni le frasi "Flags that line old Main street are blowin' in the wind..." e "Their bond is everlasting
listenin' Bob Dylan singin' in 1963..."  L'album è comunque molto bello.
Sai dirmi quanti e quali video ha fatto Bob? Dove posso vederli? Altra cosa: Bob ha mai fatto cover di
Springsteen?
Un saluto. Francesco.

Ciao Francesco,
grazie della segnalazione che tempo fa avevamo... segnalato (ma repetita iuvant). Qui avevo tradotto il
testo.
Del Boss, Bob ha cantato "Dancing in the dark". C'è un boot omonimo che la contiene.
Per quanto riguarda i videoclip eccoli:
1967 Subterranean Homesick Blues (dal film "Don't look back", viene considerato il primo videoclip)
1983 Sweetheart Like You
1984 Jokerman
1984 We are the world (USA for Africa)
1984 Sun City
1985 Tight Connection to My Heart (Has anybody seen my love?)
1985 When The Night Comes Falling from the Sky
1985 Emotionally Yours
1988 Handle With Care (con i Traveling Wilburys)
1989 End of the Line (con i Traveling Wilburys)
1989 Political World
1989 Everything is broken
1989 Most of the time
1989 She's my Baby (con i Traveling Wilburys)
1989 Inside out (con i Traveling Wilburys)
1990 Unbelievable
1991 Wilbury Twist (con i Traveling Wilburys)
1991 Nobody's child (con i Traveling Wilburys)
1991 Series of Dreams
1992 Blood in my Eyes
1992 My back pages (con Tom Petty, George Harrison, Roger McGuinn, Eric Clapton, Neil Young)
1997 Not Dark Yet
1998 Gone 'til November (apparizione nel video di Wycref Jeen)
2000 Things have changed
2001 Tweedle dee and Tweedle dum
2003 'Cross the green mountain
2006 When the deal goes down
Se scrivi a Carlo "Pig" del Porcile di Maggie's Farm (ilmio.divista@email.it) te ne procurerai un bel po'
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4838) Buon giorno amici fan del miticusss bob, finite le vacanze sono tornato qui a riproporre la mia proposta di dylan band, io sono bassista e ho un contatto di varese come chitarra, vi aspetto che mettiamo su un bel repertorietto  per divertirciiiiiiii (luogo dove risiedo MIlano)

ciaooooooo..........      Mauro

fender1963@hotmail.com


4839) Segnalo la presenza di Dylan in un episodio di "Jim ha cambiato strada"(1987), del letterato/musicista Jim Carroll. Edizione originale "Forced Entries:The Downtown Diaries 1971-1973", traduzione italiana: Milano, Frassinelli, 1997.
sergio

Ciao Sergio
e grazie per la segnalazione... La lista qui sotto si allunga sempre più...
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4840) Ciao vorrei sapere qual è la canzone di Bob che dice più o meno così: "Non guardare agli altri ma guarda a te stesso e piangi"

Ti sarei molto riconoscente se mi potessi aiutare !!

Michael

Ciao Michael
non saprei... Non mi sembra un verso di Bob... Ha solo una vaga somiglianza nella seconda parte con un verso di "Cry a while" ma tutto il resto non c'entra... Sicuro che sia di Dylan...?
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


Ed ecco in conclusione le consuete classifiche aggiornate con le segnalazioni di questa pagina:

LE MIGLIORI COVER INTERPRETATE DA BOB DYLAN
Vota la tua cover preferita tra quelle interpretate da Bob Dylan e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

- Deportees (di Woody Guthrie) - Bob Dylan & Joan Baez, Fort Collins, Colorado, 23 Maggio 1976 - due voti
- Hallelujah (di Leonard Cohen) - Bob Dylan, Montreal (Canada), 8 Luglio 1988 - un voto
- The Times've Known" di Charles Aznavour, versione inglese di Bob Dylan, interpretata a New
York, Madison Square Garden il 1 novembre 1998 - un voto
- Pancho and Lefty di Townes Van Zandt, interpretata da Bob Dylan e Willie Nelson a Austin (TX)
il 28 aprile 1993 - un voto


I MIGLIORI CONCERTI DI BOB DAL 2001
Vota il tuo concerto preferito degli ultimi anni e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

- Londra, Inghilterra - Hammersmith Apollo - 24 Novembre 2003 - 2 voti
- Zurigo, Svizzera - Hallenstadion - 3 Novembre 2003 - 2 voti
- Tulsa, Oklahoma, U.S.A. - Drillers Stadium - 6 Luglio 2005 - 1 voto
- Verona, New York, U.S.A. - Events Center, Turning Stone Casino and Resort - 20 aprile 2005 - 1 voto
- Denver, Colorado, U.S.A. - Fillmore Auditorium - 29 marzo 2005 - 1 voto
- Milano, Italia - Forum di Assago - 12 Novembre 2005 - 1 voto
- Sun City West, Arizona, U.S.A. - Maricopa County Events Center - 8 Aprile 2006 - 1 voto
- West Lafayette, Indiana , U.S.A. - Elliot Hall Of Music, Purdue University - 3 Novembre 2004 - 1 voto
- Bonn, Germania, Museumplatz - 29 giugno 2004 - 1 voto
- Grand Prairie, Texas - Nokia Theatre - 15 Aprile 2006 - 1 voto
- Berlino, Arena, 11 Aprile 2002 - 1 voto
- Berlino, Arena, 20 Ottobre 2003 - 1 voto
- Goteborg, Scandinavium, 21 ottobre 2005 - 1 voto


LE COVER IMPERDIBILI (Le migliori cover di brani scritti da Bob)
Vota la cover (o più cover) di brani di Bob pubblicate dopo il 2001

Voti finora pervenuti:

One More Cup of Coffee (Valley Below) - Sertab Erener, da "Masked and anonymous" - 5 voti
Come una pietra scalciata (Like a rolling stone) - Articolo 31 e Bob Dylan, da "Masked and anonymous" - 3 voti
Come il giorno (I shall be released) - Francesco De Gregori, da "Mix" - 2 voti
Most of the time - Sophie Zelmani - da "Masked and anonymous" - 2 voti
Shelter from the storm - Cassandra Wilson - da "Belly of the sun" - 2002 - 2 voti
I'll be your baby tonight - Norah Jones - 2003 - 1 voto
Most of the time - Ani di Franco - 1 voto
It's all right ma (I'm only bleeding) - Hamell On Trial - 1 voto
On a night like this - Los Lobos - da "Masked and anonymous" - 1 voto
My Back Pages - Magokoro Brothers - da "Masked and anonymous" - 1 voto
Farewell Angelina - Joan Baez - da "Bowery Songs" - 2005 - 1 voto
You're Gonna Make Me Lonesome When You Go - Madeleine Peiroux - da "Careless love" - 2004 - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Avril Lavigne - 1 voto
Masters of war - Pearl Jam live at the Benaroya Hall, 22 ott 2003 (concerto acustico) - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Warren Zevon - 1 voto

scrivi a spettral@tin.it e segnala i tuoi concerti/covers preferiti/e

Nota bene: il limite temporale del 2001 è stato fissato per ottenere due liste che siano idealmente il seguito di quelle pubblicate sul volume "Bob Dylan 1962/2002 40 anni di canzoni" di Paolo Vites e Alessandro Cavazzuti (Editori Riuniti), che si fermano appunto al 2001, anno di pubblicazione del libro.


I RIFERIMENTI A BOB DYLAN NEI ROMANZI (O IN ALTRE OPERE LETTERARIE)
Vuoi contribuire ad allungare la lista sottostante? Segnala a spettral@tin.it i romanzi, i racconti o le altre opere letterarie in cui viene citato direttamente o indirettamente Bob Dylan

- "Nel momento" di Andrea De Carlo
- "Alta fedeltà" di Nick Hornby
- "La spia e la rockstar" di Liaty Pisani, Fazi, 2006
- "L'era del porco" di Gianluca Morozzi, Parma, Guanda, 2005
- "Scirocco" di Girolamo De Michele, Torino, Einaudi, 2005
- "Giorni di un uomo sottile" di Ernesto Aloia nella sua raccolta "Chi si ricorda di Peter Szoke?", minimum fax 2003
- "La ragazza dai capelli di cobalto" di Gianluca Morozzi, nell'antologia di vari autori "Strettamente Personale", ed. Pendragon, 2005.
- "L'Emilia o la dura legge della musica" di Gianluca Morozzi - Guanda
- "Tokyo blues" di Murakami Haruki - Norvegian Wood (trad. ital. Milano, Feltrinelli)
- "Dance dance dance" di Murakami Haruki (trad. ital. Torino, Einaudi)
- "La Torre Nera" di Stephen King
- "I giorni felici di California Avenue" di Adam Langer
- "Per sempre giovane" di Gianni Biondillo, edizioni Guanda - 2006
- "Americana" di Don de Lillo
- "Denti bianchi" di Zadie Smith
- "La Danza del Pitone", di Norman Silver
- "Troppi paradisi" di Walter Siti, Einaudi
- "La fortezza della solitudine" di Jonathan  Lethem (Tropea)
- "Siamo tutti nella stessa  barca" di Owen King (Frassinelli)
- "Come dio comanda" di N. Ammaniti (Mondadori)
- "Accecati dalla luce" di Gianluca Morozzi (Fernandel)
- "Chi è quel signore vestito di bianco vicino a Bob Dylan?" di Gianluca Morozzi ("Vertigine", numero unico - 2006)
- "Il cielo sopra Parigi" di Teo Lorini (Fernandel n. 58)
- "Venerati maestri" di E. Berselli (Mondadori)
- "Zona disagio" di Jonhatan Franzen (Einaudi)
- "Una vita da lettore" di Nick Hornby
- "Ragionevoli Dubbi" di Gianrico Carofiglio - Sellerio editore
- "31 Canzoni" di Nick Hornby
- "Questa scuola non è un'azienda. I racconti del prof. Bingo" di Vittorio Vandelli
- "I ponti di Madison County'' di R. J. Waller
- "La cultura del controllo" di David Garland
- "Il paese mancato" di Guido Crainz
- "Paura e disgusto a Las Vegas" di Hunter S. Thompson
- "L'ultima tazza di caffé" di Teo Lorini (da "Posa 'sto libro e baciami" - ed. Zandegù, Torino 2007)
- "Small world" di David Lodge
- "In cerca di te" di John Irving
- "Mi ammazzo, per il resto tutto ok" di Ned Vizzini, Mondadori.
- "Parlami d'amore" di Silvio Muccino e Carla Vangelista
- "Memorie di un artista della delusione" di Jonathan Lethem (Minimum fax)
- "Boccalone. Storia vera piena di bugie" di Enrico Palandri, Milano, L'erba voglio, 1979 (ristampato da Bompiani)
- "Vedi alla voce Radio Popolare", a cura di Sergio Ferrentino con Luca Gattuso e Tiziano Bonini, Milano, Garzanti, 2006, p. 240 ("Live In Paris  - 1978").
- "Jim ha cambiato strada"(1987) di Jim Carroll. Edizione originale "Forced Entries:The Downtown Diaries 1971-1973", traduzione italiana: Milano, Frassinelli, 1997.
- "Hellbook" di Michele Murino (ovvero "X-Files Bob")