parte 363
Lunedì 14 Maggio 2007


E' uscito!!!



BOB DYLAN - TARANTULA
IN LIBRERIA

HUCK'S TUNE
E' uscita la colonna sonora del film "Lucky You"
con la nuova canzone di Bob Dylan, "Huck's Tune"

Maggie's Farm Festival in Umbria - Clicca qui
La Boccia CountryItaly Vacation


4674) volevo segnalare due uscite di cui non si è parlato sulla Farm...
patti smith con twelve e joe cocker con hymn for my soul...
la smith rifà una versione soft di changing of the guards e joe cocker ripropone una buona versione di
ring them bells...
se non sbaglio, il grande joe è alla sua nona o decima cover dylaniana (parlando di discografia ufficiale)
chissà magari anche lui sta pensando ad una sua dylanology o dylanesque...

in questo momento sto ascoltando Mighty Diamonds e la versione reggae di Lay lady lay...
in attesa delle nuove date del tour europee, che prevedo saranno nel prossimo autunno e con un dylan
sempre più in forma...
tra l'altro, michele se ricordi bene, avevo profetizzato un ritorno alla chitarra e la riproposizione di blowin'
in the wind...
ho sgarrato solo sull'acustica, ma diamo tempo al tempo...

ah dimenticavo, dylan a torino ha interrotto il concerto e ha chiesto di te...
la prossima volta ti toccherà portare la giustificazione firmata da carrera e controfirmata da quel tipo
che ha visto 80 concerti di dylan, quaLCUNO SA COME SI CHIAMA, portava un grosso orecchino e
salutava un po' tutti a milano... barba lunga e abbastanza alto...

a presto...

dario

Ciao Dario,
grazie per tutte le segnalazioni.
A questo punto perchè non fai qualche altra profezia? Un consiglio? Prova a dire una cosa tipo: "Nel
prossimo tour autunnale Bob farà un set acustico da solo di cinque canzoni in cui proporrà solo brani
mai eseguiti dal vivo tratti dal suo songbook (non cover quindi), armonica e chitarra. La durata del concerto salirà a due ore e tre quarti. Bob suonerà la chitarra elettrica nel resto del set. Sarà accompagnato da una band composta a rotazione da Eric Clapton, Mark Knopfler, Carlos Santana etc." Non si sa mai...
Ciao,
Michele "Napoelon in rags"


4675) nei libri di Lester Bangs pubblicati in Italia da minimum fax "guida ragionevole al frastuono più atroce" (per la cura di Greil Marcus) e "deliri desideri e distorsioni"  c'è ovviamente parecchio Dylan ma mi piace segnalare, nel secondo, l'articolo su "Joey" sotto il titolo "il flirt di Dylan con il  mafia chic" che è
parecchio spassoso ed è un ottimo esempio di "critica della cultura" applicato al r'n'r. non so se se n'era
già parlato sul sito.
spulciando su internet mi sono imbattutto in una recensione di Bertoncelli sui due volumi che ti invio in
allegato.
saluti e a presto
Paolo Scotto

Deliri, desideri e distorsioni
di Riccardo Bertoncelli - Delrock.it - 28 agosto 2006
Da quando Cameron Crowe lo ha immortalato in Almost Famous, seppur confuso in una Bangsiana
nube di affetto & deliri & amarcord, Lester Bangs è diventato un culto per molti. Non credo però sia
stato solo il film. È il tempo che ha fatto levitare il nostro tipo, e l’imporsi di una nuova generazione di
scrivani rock trenta-quarantenni che vedono in lui l’Icona Massima del rock sulla carta pur con tutte le
sue farneticazioni, gli sproloqui, le profezie sbagliate, l’ego di ventotto metri quadri secondo le ultime
stime catastali - anzi, proprio per quello. È eccitante il suono di un «elefante in una cristalleria», per dirla
con la intro del libro che adesso racconterò, e conforta l’idea che qualcuno, fottendosene del bon ton e
delle raccomandazioni degli uffici stampa, possa scrivere haiku folgoranti come quello a proposito di
David Byrne a pagina 109: «Byrne ha uno sguardo da manicomio ma non emana un senso di pericolo;
sembra solo un simpatico mattacchione che hanno mandato a casa dal reparto psichiatrico con una
busta piena di torazina». Io appartengo alla generazione prima, quella di Crowe, con qualche anno di
anzianità in meno del signor B ma neanche tanti. Be’, lui non era un mito per noi. Era uno strano cucù
che ogni tanto usciva a stonare dall’orologio magico di Rolling Stone o faceva capolino sulle pagine di
Creem le rare volte che riuscivi ad acciuffare una copia di quella rivista dove capitava. Non c’era
questo grande interesse per la scrittura rock, ai tempi, molto più importanti erano le notizie che le riviste
riportavano o i fiumi melodiosi di parole che uscivano dalla bocca dei protagonisti; il mito erano le
interviste di Jan Wenner o Greil Marcus o Ben-Fong Torres, non la pagina delle recensioni, che su
Rolling Stone ha sempre avuto le assi sconnesse, o i rimuginamenti delle sue alate penne. Ai
rimuginamenti, grazie tante, pensavamo noi. Erano anni pieni di borbottii, lamentele, sbrodolamenti,
anche urletti orgasmici qualche volta, che però spesso ti rimanevano a mezza gola. Ricordatevi
questo quando giudicate Bangs; era figlio dei suoi tempi, per niente «avanti». Con gli anni, dicevo,
Bangs è diventato un culto, e questa non è un’opinione ma un fatto, vero e documentabile. Un fatto che
in Italia pesa un chilo di carta e più di 800 pagine, quante ne contano le due antologie che Minimum Fax
ha pubblicato nel giro di un anno: prima Guida ragionevole al frastuono più atroce, curato da Greil
Marcus, e poi Deliri, desideri e distorsioni, a cura di John Morthland. Ottocento pagine sono tante
davvero, anche in formato ridotto, ma se ci pensate è tutto coerentemente Bangsiano. Uno scrittore che
spende ottomila battute per raccontarci dei Wet Willie (Wet chi?) e che per criticare Dylan e il suo flirt
«con il Mafia chic» cola diecimila parole rifacendo puntigliosamente la storia delle famiglie
italo-americane a Brooklyn, be’, non è tipo da comprimere in un millelire di Stampa Alternativa. Certo si
poteva levare qualcosa, certo Bangs non era sempre il velocista brillante della macchina da scrivere che
Morthland racconta ma anche un fa-presto strattonato (strangolato) dal guinzaglio delle sue parole
troppo esuberanti. Però, insomma, l’esagerazione ci sta, è intonata al personaggio; e Morthland, lo
scrive, voleva rendere l’idea e «creare un’atmosfera». Ci è riuscito, disordine e sciatterie comprese.Ora
sembra che io ce l’abbia con lui, ma non è vero. Era un grande (dico «era» perchè è morto nel 1982, a
34 anni) ed era divertente, con intuizioni assolutamente geniali e pagine che ti risucchiano il cervello
come un’idrovora a New Orleans i giorni dopo Katrina. La sua specialità erano le invettive d’amore,
come certe It Ain’t Me Babe Dylaniane che possono fiorire solo dal concime del dispetto e del
risentimento. Bangs ce l’ha con gli ancor giovani babbioni che hanno illuminato la sua giovinezza e han
perso il colpo, non vibrano più belli e luccicanti come una volta a infilare la monetina nel juke box dei
desideri. Cosa vi dicevo prima? Questo era lo spirito dei tempi, i primi anni Settanta, così lontano dal
revisionismo di oggi dove tutto di quei giorni è bello e comprensibile e puro e «da salvare». Invece
no, Paul McCartney «incide nastri da boutique», George Harrison «starebbe bene in un centro di
assistenza per vittime della controcultura», la storia dei Beatles «è roba passata, è noiosa, è persino
fritta e rifritta, l’ho già vista e non me ne importa più niente» e Dylan è un imbroglione, «Desire è una
truffa e una presa in giro», anzi, «sono bugie belle e buone». Non fermiamoci, c’è anche il jazz nella
sala d’attesa del nostro Dottor Morte. Sun Ra è «un vecchio segaiolo», ma è giusto un inciso, la vera
vittima è Miles e la sua svolta dopo Jack Johnson (anche qui, come vedete, Bangs non fa il Battista nel
deserto ma finisce nel coro), il Miles prima amatissimo e poi azzannato, rovesciato a gambe all’aria, da
Birth Of The Cool a Death Of The Cool. «On The Corner era una porcheria», okay, Big Fun e Get Up
«assemblaggi di rimasugli»; e anche Man With The Horn, il ritorno del 1982, per molti un rinsavimento,
non ispira un peana ma acidi rimbrotti da moglie con il mattarello. «Miles, brutto disgraziato che non sei
altro! Noi stiamo qui ad aspettare tutti ’sti anni e tu ci scodelli questo piatto della Morte della Fighezza,
scarabocchi semicongelati criogenici alla Bitches Brew!».La cosa buffa, uno dei tanti paradossi di
quest’uomo, è che quando Lester non è incarognito e deluso non gira così bene. Prendete la recensione
di Horses di Patti Smith o l’ammirato elogio di Brian Eno ai tempi di Before And After Science. Begli
avvistamenti, e al momento giusto, ma le parole suonano blande e di circostanza. Volete mettere invece
quando inquadra nel mirino i Canned Heat del 1973 e rimpiange le loro «insulsaggini oscene perfette per
le feste o per l’autoradio» o «il solco tutto nuovo scavato in quella monotona mazurka» (la monotona
mazurka, per inciso, sarebbe il blues)? O quando dedica pagine e pagine agli Stones di metà anni
Settanta, demolendoli con la precisione di una palla d’acciaio da officina per le rottamazioni. O ancora
Lou Reed, già insolentito con gusto nel volume precedente e qui scorticato con il puntiglio che può
applicare solo un accanito fan dei Velvet Underground originali - che quasi si emoziona ad avere un
incontro ravvicinato con il suo eroe ma non può mancare di notare che è diventato «un tipo grasso
vagamente sgradevole» che beve come una spugna e di porgli la cruciale domanda su quando ha
intenzione di morire: «Voglio essere molto longevo» è la risposta molto Bangsiana del tipo grasso «e
finire a coltivare cocomeri nel Wyoming». Potrei andare avanti per ore ma devo chiudere. Ecco com’è
Lester Bangs fra l’altro: stimolante, una droga legale che mette in moto le cellule cerebrali. Ho
dimenticato Jim Morrison («un buffone dionisiaco»), un’intervista vera a Beefheart e una finta a Jimi
Hendrix ma ve ne parlerò un’altra volta, magari insieme a una fantastica teoria, che chiamerò «del
solipsismo», isolata nelle pagine del primo volume e straordinariamente profetica, per una volta - la
realtà di oggi intuita lucidamente trent’anni orsono. Ma fatemi scrivere ancora una cosa. La traduzione
di Anna Mioni è davvero egregia, complimenti, non era facile far risuonare così bene il Bangsese. Ma
quelle note, aarrrrgh, quegli (n.d.t) che impestano quasi tutte le pagine e a volte sono anche sbagliate o
approssimative ma, insomma, il punto non è la loro precisione bensì la loro esistenza. Bangs non va
glossato, aaaah!, provate a immaginare se fosse ancora vivo e si trovasse davanti queste spiegazioncine
tongue in cheek a chiarire cos’è questo cos’è quello, e una segnaletica certificata ISO 2000 per giochi
di parole, allusioni e salti senza rete. Mio Dio, già lo vedo irrompere negli uffici di Minimum Fax con gli
occhi fuori dalle orbite e legare e imbavagliare il personale, lasciando ben scoperte le orecchie perchè si
sorbiscano almeno tre ascolti a volume distorto di Trout Mask Replica, quella «dissonante curiosa
ratatouille scombiccherata in acqua salsa di palude».

Ciao Paolo,
mai letto un tale cumulo di idiozie. Imho.
Grazie per la segnalazione.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4676) Ciao Michele,
da expecting rain c'e' questa foto di Dylan nelle strade di Lipsia con tanto di parrucchino mah..

stefano c.

Ciao Stefano,
grazie per la segnalazione.
E' esattamente come l'ho visto io nella hall dell'albergo di Bolzano . Tale e quale, parrucca
compresa, come raccontai. Si vede che è una specie di divisa per passare inosservato (secondo lui).
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4677) http://www.youtube.com/watch?v=Nej4xJe4Tdg

Ma l'hai visto questo???
Pazzesco!
Tutti palindromi e quasi tutti in rima tra di loro!

Beppe

Ciao Beppe,
it's unbelievable! Davvero.
Ma chi è questo Yankowic? E' un genio!
Se non l'avete visto correte a vederlo. Si tratta di una sorta di parodia del video di Subterranean homesick blues da Don't look back...
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4678) Ciao Michele,
ti scrivo perché ho appena letto la recensione al concerto di Herning.
Bella, articolata e ricca come al solito. Chapeau al tuo lavoro di traduzione che ci dà davvero un sacco
di materiale (vogliamo parlare della spettacolare intervista a Rolling Stone?).
Però vorrei capire una cosa. So che a te MT è piaciuto tantissimo.
Anch'io lo giudico un disco notevole ma l'opinione per cui sarebbe la cosa migliore fatta da Dylan negli
ultimi 20 anni è tua o dell'autore della review?
Lo domando perché, anche ammettendo (ma NON concedendo) che si possa mettere MT davanti a
Time Out Of Mind, anche preferendolo a World Gone Wrong (questo ci può stare: ammetto che WGW
è un mio vizietto personale) nel 1989, quindi ancora entro le 2 decadi, c'è Oh Mercy e qui direi proprio
che non c'è gara.
Cosa ne pensi?

Aggiungo due segnalazioni al volo: recensione al concerto di Assago sul sito che (indegnamente) dirigo.
Troppo lunga (temo) per metterla tutta su MF. Se però ti interessasse o volessi linkarla, è qui:
http://www.ilcritico.com/modules.php?name=News&file=article&sid=299

Altra cosa che forse può interessare per il "listone" letterario è un racconto che ho pubblicato in "Posa
'sto libro e baciami" (ed. Zandegù, Torino 2007), una raccolta di "Cover d'Amore", racconti ispirati a
film, canzoni o comunque scene d'amore celebri. Il mio si chiama "L'ultima tazza di caffé" (a cosa mai
sarà ispirato?).

Ciao, grazie mille di tutto il tuo lavoro e a presto
Teo Lorini

Ciao Teo,
quella parte della mia recensione da Herning, relativa alla rilevanza di Modern Times, è ovviamente mia,
nel senso che quella opinione è mia. Quella del recensore è virgolettata e viene a seguire dopo la mia
introduzione. Però se leggi bene io scrivo:
"(...) lodi e recensioni entusiastiche da parte di quasi tutti, uno strepitoso accoglimento favorevole per le canzoni di Modern Times che è sicuramente il disco di Dylan più importante e rilevante da questo punto di vista negli ultimi venti anni, con strepitose rese live di autentici capolavori come Nettie Moore, Ain't Talkin', When the deal goes down e Spirit on the water (queste quattro su tutte, ma un po' tutti i brani di MT hanno sempre ricevuto recensioni entusiastiche, da Rollin' and tumblin' a The leeve's gonna break alla supergettonatissima Thunder on the mountain diventato ormai un classico, addirittura da meritare il set dei bis)."
Dunque preciso "da questo punto di vista". In questo senso infatti per me Modern Times è il disco più rilevante. A mia memoria non ricordo negli ultimi venti e passa anni un disco accolto con altrettanto entusiasmo dal vivo. A ruota segue ovviamente "Love and Theft".
Per quanto riguarda invece una mia classifica nell'ambito che citi, parlando solo della qualità del disco, direi nell'ordine Oh mercy, Modern Times praticamente ex aequo con "Love and Theft", Things have changed, Time out of mind quasi ex aequo con i due acustici.
OK per le segnalazioni che vado ad integrare.
Mmm... ci ho pensato un po' e credo di aver capito da cosa derivi il tuo titolo... Credo dalla canzone di
Pino Daniele "'Na tazzulella e' cafè"... Ci ho preso?
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4679) Ciao Michele
ti segnalo questi video di youtube con bob e mark knopfler
sono stupendi
Giovanni

http://www.youtube.com/watch?v=4GaeduCM-wY

http://www.youtube.com/watch?v=_7bMSx04LJY

Ciao Giovanni,
è vero! Li conoscevo e sono bellissimi. Se non li avete mai visti... Don't fall apart on me tonight e License to kill...
E allora visto che si parla di Knopfler io ti rispondo con questo capolavoro ASSOLUTO! (Ah, se esistesse davvero la versione cantata da Bob di cui parla Heylin e prima o poi venisse fuori!)

http://www.youtube.com/watch?v=ruzwBbV2xwc

Ciao
Michele "Napoleon in rags"


Ed ecco in conclusione le consuete classifiche:

LE MIGLIORI COVER INTERPRETATE DA BOB DYLAN
Vota la tua cover preferita tra quelle interpretate da Bob Dylan e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

Deportees (di Woody Guthrie) - Bob Dylan & Joan Baez, Fort Collins, Colorado, 23 Maggio 1976 - due punti
Hallelujah (di Leonard Cohen) - Bob Dylan, Montreal (Canada), 8 Luglio 1988 - un punto


I MIGLIORI CONCERTI DI BOB DAL 2001
Vota il tuo concerto preferito degli ultimi anni e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

Londra, Inghilterra - Hammersmith Apollo - 24 Novembre 2003 - 2 voti
Zurigo, Svizzera - Hallenstadion - 3 Novembre 2003 - 2 voti
Tulsa, Oklahoma, U.S.A. - Drillers Stadium - 6 Luglio 2005 - 1 voto
Verona, New York, U.S.A. - Events Center, Turning Stone Casino and Resort - 20 aprile 2005 - 1 voto
Denver, Colorado, U.S.A. - Fillmore Auditorium - 29 marzo 2005 - 1 voto
Milano, Italia - Forum di Assago - 12 Novembre 2005 - 1 voto
Sun City West, Arizona, U.S.A. - Maricopa County Events Center - 8 Aprile 2006 - 1 voto
West Lafayette, Indiana , U.S.A. - Elliot Hall Of Music, Purdue University - 3 Novembre 2004 - 1 voto
Bonn, Germania, Museumplatz - 29 giugno 2004 - 1 voto
Grand Prairie, Texas - Nokia Theatre - 15 Aprile 2006 - 1 voto


LE COVER IMPERDIBILI (Le migliori cover di brani scritti da Bob)
Vota la cover (o più cover) di brani di Bob pubblicate dopo il 2001

Voti finora pervenuti:

One More Cup of Coffee (Valley Below) - Sertab Erener, da "Masked and anonymous" - 5 voti
Come una pietra scalciata (Like a rolling stone) - Articolo 31 e Bob Dylan, da "Masked and anonymous" - 3 voti
Come il giorno (I shall be released) - Francesco De Gregori, da "Mix" - 2 voti
Most of the time - Sophie Zelmani - da "Masked and anonymous" - 2 voti
Shelter from the storm - Cassandra Wilson - da "Belly of the sun" - 2002 - 2 voti
I'll be your baby tonight - Norah Jones - 2003 - 1 voto
Most of the time - Ani di Franco - 1 voto
It's all right ma (I'm only bleeding) - Hamell On Trial - 1 voto
On a night like this - Los Lobos - da "Masked and anonymous" - 1 voto
My Back Pages - Magokoro Brothers - da "Masked and anonymous" - 1 voto
Farewell Angelina - Joan Baez - da "Bowery Songs" - 2005 - 1 voto
You're Gonna Make Me Lonesome When You Go - Madeleine Peiroux - da "Careless love" - 2004 - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Avril Lavigne - 1 voto
Masters of war - Pearl Jam live at the Benaroya Hall, 22 ott 2003 (concerto acustico) - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Warren Zevon - 1 voto

scrivi a spettral@tin.it e segnala i tuoi concerti/covers preferiti/e

Nota bene: il limite temporale del 2001 è stato fissato per ottenere due liste che siano idealmente il seguito di quelle pubblicate sul volume "Bob Dylan 1962/2002 40 anni di canzoni" di Paolo Vites e Alessandro Cavazzuti (Editori Riuniti), che si fermano appunto al 2001, anno di pubblicazione del libro.


I RIFERIMENTI A BOB DYLAN NEI ROMANZI (O IN ALTRE OPERE LETTERARIE)
Vuoi contribuire ad allungare la lista sottostante? Segnala a spettral@tin.it i romanzi, i racconti o le altre opere letterarie in cui viene citato direttamente o indirettamente Bob Dylan

- "Nel momento" di Andrea De Carlo
- "Alta fedeltà" di Nick Hornby
- "La spia e la rockstar" di Liaty Pisani, Fazi, 2006
- "L'era del porco" di Gianluca Morozzi, Parma, Guanda, 2005
- "Scirocco" di Girolamo De Michele, Torino, Einaudi, 2005
- "Giorni di un uomo sottile" di Ernesto Aloia nella sua raccolta "Chi si ricorda di Peter Szoke?", minimum fax 2003
- "La ragazza dai capelli di cobalto" di Gianluca Morozzi, nell'antologia di vari autori "Strettamente Personale", ed. Pendragon, 2005.
- "L'Emilia o la dura legge della musica" di Gianluca Morozzi - Guanda
- "Tokyo blues" di Murakami Haruki - Norvegian Wood (trad. ital. Milano, Feltrinelli)
- "Dance dance dance" di Murakami Haruki (trad. ital. Torino, Einaudi)
- "La Torre Nera" di Stephen King
- "I giorni felici di California Avenue" di Adam Langer
- "Per sempre giovane" di Gianni Biondillo, edizioni Guanda - 2006
- "Americana" di Don de Lillo
- "Denti bianchi" di Zadie Smith
- "La Danza del Pitone", di Norman Silver
- "Troppi paradisi" di Walter Siti, Einaudi
- "La fortezza della solitudine" di Jonathan  Lethem (Tropea)
- "Siamo tutti nella stessa  barca" di Owen King (Frassinelli)
- "Come dio comanda" di N. Ammaniti (Mondadori)
- "Accecati dalla luce" di Gianluca Morozzi (Fernandel)
- "Chi è quel signore vestito di bianco vicino a Bob Dylan?" di Gianluca Morozzi ("Vertigine", numero unico - 2006)
- "Il cielo sopra Parigi" di Teo Lorini (Fernandel n. 58)
- "Venerati maestri" di E. Berselli (Mondadori)
- "Zona disagio" di Jonhatan Franzen (Einaudi)
- "Una vita da lettore" di Nick Hornby
- "Ragionevoli Dubbi" di Gianrico Carofiglio - Sellerio editore
- "31 Canzoni" di Nick Hornby
- "Questa scuola non è un'azienda. I racconti del prof. Bingo" di Vittorio Vandelli
- "I ponti di Madison County'' di R. J. Waller
- "La cultura del controllo" di David Garland
- "Il paese mancato" di Guido Crainz
- "Paura e disgusto a Las Vegas" di Hunter S. Thompson
- "L'ultima tazza di caffé" di Teo Lorini (da "Posa 'sto libro e baciami" - ed. Zandegù, Torino 2007)
- "Hellbook" di Michele Murino (ovvero "X-Files Bob")