parte 333
Lunedì 16 Ottobre 2006




4309) ancora la segnalazione di due libri.
sul numero di "D", l'inserto di repubblica, di un paio di settimane fa è comparsa un'intervista  a Owen King, il figlio del più noto autore horror, il quale ha scritto una raccolta di racconti: "Siamo tutti nella stessa  barca" (pubblicato in Italia da Frassinelli). il giovane King indica quello tra Jacob e Bob Dylan come un rapporto sano tra figlio e  padre celebre che facciano lo stesso mestiere e ad esso avrebbe ispirato la sua condotta di scrittore. nel corpo dell'articolo inoltre viene citato un brano del racconto che dà il titolo alla raccolta in cui compare Dylan. un concerto del nostro cui si recano insieme un padre e un figlio protagonisti del racconto scioglierebbe l'intreccio e risolverebbe i loro dissidi.
nell'ultimo romanzo di N. Ammaniti ("Come dio comanda", Mondadori), invece, due ragazzine terribili ascoltano entusiaste alla radio "knocking on heaven's door". non so ancora se il nostro compaia anche più avanti.
saluti
Paolo Scotto
p.s.
prima o poi dovrò tornare meno sommariamente su "modern times"

Ciao Paolo,
e grazie per le segnalazioni. In fondo a questa pagina come sempre c'è la lista aggiornata...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4310) Buondì. Spero di non proporre doppioni...

Vorrei segnalare una citazione dylaniana in un recente film italiano.
Si tratta di "Liberi" di Gianluca Maria Tavarelli, ed è del 2002.
Verso la fine, un personaggio ricorda dinanzi al proprio figlio il verso di una canzone di quand'era giovane: "se non sei occupato a vivere sei occupato a morire."

Alla bibliografia su Dylan vorrei quindi aggiungere il seguente volume: "Martin Scorsese. Il mio viaggio nel cinema documentario", a cura di Raffaele Donato, Bologna, Ente Mostra Internazionale del Cinema Libero, 2005, 68 pp., 5,00 euro.
Si tratta di un numero speciale della rivista "Cineteca" edito in occasione della rassegna "Martin Scorsese. Il mio viaggio nel cinema documentario" (Bologna, Cinema Lumière, dal 23 al 30 novembre
2005), ed è aggiornato a "No Direction Home: Bob Dylan".

Saluti, Sergio

PS.
una domanda faceta per Alessandro Carrera: nei ringraziamenti a Gianni Celati "per il suo supplemento
d'ispirazione su BOTT", s'intende l'ipotesi sul "Blue" del titolo di "Tangled Up In Blue"?

Ciao Sergio,
grazie per le segnalazioni e per quanto riguarda la tua domanda ad Alessandro, gli ho girato il quesito e dunque lascio a lui la parola:

Caro Michele,
no, l'ipotesi su "Blue" (che peraltro non mi ha mai molto convinto) l'ho letta altrove. Ringraziavo Celati perche' ancora prima che io cominciassi il mio lavoro lui aveva tradotto tutto "Blood on the Tracks" come suo esercizio personale ed era stato cosi' gentile da farmi avere le sue traduzioni, che io ho consultato attentamente prima di procedere alle mie.
A presto,
Alessandro Carrera


4311) ciao a michele e ai magfarmiani, e complimenti: il vostro (il nostro) cantante preferito è primo in classifica.
Ho letto come sempre con attenzione tutto quanto è stato pubblicato in queste ultime settimane sul sito, compresi i molti ed interessanti interventi apparsi sulla Posta di maggiesfarm. Torno a scrivervi dopo
due settimane di full immersion investigativa alla ricerca delle arcane ragioni dell'attuale megasuccesso mondiale del Nostro: a parte le congiunzioni astrali, alle quali non credo, ho indagato un po' tutto, compreso l'ebraismo internazionale e le sette ereticali contemporanee (...)
Clicca qui per l'articolo completo.
Ora, a parte gli scherzi, volevo dire due cose.
La prima, a proposito di TOOM e di come suona. Quel grande capolavoro (per me tra i primi sette di dylan) è il risultato dei contrasti tra Lanois e Jack Frost. Non può essere considerato perciò come un disco prodotto dal solo Lanois. E', come minimo, una coproduzione, all'interno della quale il contributo di dylan è stato decisivo nella definizione del sound complessivo, il cui fascino non deriva tanto o solo dagli effetti alla lanois, ma, essenzialmente, dalla volontà, tutta dylaniana a quanto ne so, di provare a riprodurre in qualche modo il sound di certi dischi del primo rockblues, quelli che lui ascoltava da ragazzetto alla radio (il primissimo elvis, quello della sun records, budy holly e altri di quegli anni). E il tentativo può a mio avviso considerarsi pienamente riuscito, grazie a lanois e nonostante lanois. Quel disco è un tipico esempio di come un conflitto fecondo produca buoni frutti (anzi, ottimi).
La seconda cosa riguarda Modern Times. A me il disco piace, ne parlo bene a chi me ne chiede, ne ho parlato bene anche qui qualche settimana fa. L'ho definito un grande disco, pari a love and theft, e sotto certi aspetti anche superiore. Tengo però a sottolineare che, a mio avviso, TOOM sta su un altro livello, un livello superiore. E' quindi sbagliato ed ingeneroso paragonare MT a TOOM, al fine di ridimensionare il primo. Sono due dischi molto diversi. TOOM vive di una sua insondabile alterità che lo rende imparagonabile a qualsiasi altro disco realizzato da dylan, prima e dopo.
E' uno di quei dischi miracolosi che qualche volta, se gli va bene, un artista realizza. E' il blood on the tracks dell'ultima stagione dylaniana. Un altro disco di quel livello - e tutti ci auguriamo che arrivi - segnerebbe una nuova stagione nella musica di dylan.
Modern Times si limita a continuare, splendidamente, la stagione attuale. Non mi pare poco.

Saluti a tutti da Marlow

Ciao Marlow,
ho enucleato dalle tue mail il resoconto su Modern Times primo in classifica e l'ho messo qualche giorno fa in una pagina apposita di MF (mi raccomando, mandami il seguito perchè la tua ricerca è molto appassionante :o) ).
Su Time out of mind ribadisco il mio pensiero, più volte espresso in questi dieci anni e che da allora non è cambiato e mai cambierà.
E' un disco di Bob Dylan. Punto.
E' un capolavoro di Bob Dylan. Punto.
Non merita altre appendici, precisazioni, postille, distinguo o accrediti vari ad altre persone che non siano Dylan.
O, quanto meno, non più di quanto lo meriti qualsiasi altro capolavoro di Dylan, da Bringing it all back home ad Highway 61 a Desire etc.
Non più di qualsiasi altro capolavoro di Dylan, cioè, che è tale (ossia un capolavoro) appunto perchè l'ha fatto Dylan, perchè ne ha scritto lui le canzoni, perchè le ha cantate Dylan, perchè le ha suonate Dylan (e perchè tali canzoni sono dei capolavori, naturalmente), non già perchè l'ha prodotto Tom Wilson, Bob Johnston, Don DeVito, Jerry Wexler o Topo Gigio.
Per me l'unico nome che conta di Time out of mind è "Bob Dylan".
Un qualsiasi altro produttore capace di fare il proprio mestiere avrebbe saputo fare altrettanto con quelle canzoni. Magari qualcuno anche meglio. Ed in primis Jack Frost (anzi secondo me avrebbe fatto senz'altro di meglio, alla luce di "Love & Theft" e Modern Times che trovo prodotti decisamente meglio di Time out of mind).
Allo stesso modo in cui - viceversa - Lanois avrebbe fatto un disco mediocre con i pezzi di Down in the groove.
Anzi, stando alle dichiarazioni di Dylan degli ultimi 10 anni mi viene da pensare che le parti più interessanti e meglio riuscite di Time out of mind siano di Frost e quelle noiose, stantie e costruite (e dunque meno riuscite) siano di Lanois. Quindi prendo a prestito la tua frase. Per me Time out of mind è un capolavoro di Dylan nonostante Lanois.
Che continuava a dire che Mississippi doveva essere "un brano tribale" (!!!) e che doveva essere "sexy, sexy, sexy" (!!!).
Lanois che arrivò più volte vicino alla rissa con Dylan perchè voleva imporgli le proprie idee (Jim Dickinson).
Che si ostinò a cercare di mettere nel disco il proprio sound con la conseguenza che "...musicalmente il disco alla lunga perde freschezza e spontaneità" (Paolo Vites).
Che creò "un'orgia di chitarre, tre o quattro contemporaneamente, più due pedal steel, tastiere, in alcuni pezzi addirittura tre batterie contemporaneamente (...) con un effetto che alla lunga risulta fastidioso e anche abbastanza noioso" (Paolo Vites).
Con un lavoro in Tryin' to get to heaven in cui "è impossibile non essere infastiditi da quella chitarrina che per tutto il tempo segue un ritmo tutto suo, ostinatamente in primo piano, con la batteria che pesta oltre misura, dando al tutto un'atmosfera confusa e pasticciata, quasi i musicisti non sappiano da che parte andare. Viceversa lo splendido lavoro di pedal steel è tenuto in secondo piano, mentre invece avrebbe colorato l'affascinante linea melodica in modo compiuto" (Paolo Vites)
Un "album sicuramente di spessore,  musicalmente abbastanza ispirato ma la mano di Lanois è troppo evidente, a volte perfino fastidiosa. Le canzoni di TOOM hanno trovato la loro giusta dimensione dal vivo, più vive, più dirette" (Alessandro Cavazzuti).
Ecco ancora Vites: "(...) Lo stesso è avvenuto con Time out of mind, anche se qui Lanois ha messo pesantemente mano nel suono del disco, stravolgendolo rispetto a come era stato registrato: una intervista con Jim Dickinson, presente in studio, dice di come il disco avesse in origine un sound del tutto diverso, e di come lo stesso Dylan sia rimasto sorpreso del prodotto finale."
E ancora: "Il merito migliore di Lanois è stato quello di avere messo Dylan a suo agio, specialmente in Oh Mercy, dandogli una location perfetta e tranquilla, con tanto di camera per dormire al piano superiore degli studi, musicisti pronti a registrare anche alle tre del mattino, cioè quando Dylan si sentiva pronto per farlo, e nessuno stress."
E sempre Vites: "Credo comunque, per quanto io ami il sound di Lanois, che la bontà di un disco di Dylan dipenda esclusivamente dalla bontà delle canzoni che lui ha pronte in quel momento; il merito del produttore del caso è riuscire a mantenere alto l’interesse di Dylan a registrare quelle canzoni..."
E fu per colpa di Lanois che "...Time out of mind risultò un disco incompleto" (Bob Dylan).
E ancora Dylan: "Quando lavori con un produttore, lo sai che può portarti in quella o quell'altra direzione se non sei particolarmente determinato. Molti miei dischi sono stati alterati. Spesso i produttori e i tecnici sono prigionieri del mito. Non pensano a come realmente le mie cose dovrebbero suonare. Quando suono dal vivo la gente dice: ma le canzoni non suonano come nel disco. Naturalmente no, anche perché non erano state incise nella maniera giusta"
Lo stesso Lanois a proposito del quale abbiamo letto: "Vedi, per quanto riguarda Lanois... Io registravo una canzone nella maniera che più mi piaceva e lui rovinava le parti più belle. Era una cosa irritante... Non mi piaceva affatto!"
Sono sempre parole di Dylan.
E per me l'unico che conti e che sempre conterà è Dylan.
Non altri.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4312) Hi! Mikele Murino, sono Marilina Mastrangelo e desidero inviare a te questo mio articolo su Dylan, pubblicato su La Voce (Ta) qualche tempo fa. Amo anch'io Bob Dylan; il mio feeling comincia con curiosità riflessa, grazie a mio marito Davide Frascella, musicologo e totale estimatore del cantante menestrello; sino ad oggi, ben 27 anni dopo, per un continuo e mai noioso sentirne raccontare, posso annoverarmi fra gli appassionati dylaniani!! Ciò comporta il piacere di leggere il tuo sito e, se gradisci, mandare alla tua attenzione curiosità e "spigolature"sul caro Bob Dylan.
SeeYou Soon!!

Ciao Marilina,
grazie. L'ho messo qualche giorno fa. Chi non l'ha letto lo trova qui .
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4313) Ciao Michele, vorrei segnalare una cover di Blowin' in the wind. Si tratta del brano "La risposta", l'interprete è Dalton, ed è tratto dall'album "Argitari". Non è certo un capolavoro, anzi. Ciao. Massimo

Ciao Massimo,
grazie. Ho aggiornato la nostra pagina.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4314) Ciao Michele,
ero curioso di sapere cosa ne pensi del live "Hard Rain" del 1976 (Ho cercato sul sito, ma non ho trovato nulla a riguardo). Io lo reputo semplicemente fantastico, tanto da farmi rimpiangere il fatto di esser nato soltanto 5 anni dopo ed aver perso quello che secondo me è il miglior periodo concertistico del menestrello.
La versione di "One too many mornings" poi, è meravigliosa: trascinante, emozionante e interpretata divinamente da Bob.
Tu che ne pensi?
A proposito, mi puoi dire l'ultima strofa (Quella aggiunta rispetto alla versione originale) di "One too..."?
Grazie (Anche per aver creato il miglior sito italiano su Bob!)!!

Dario

Ciao Dario,
non posso che concordare con te reputando anch'io Hard Rain un disco fantastico come tutto il periodo della Rolling Thunder Revue, sicuramente il mio preferito tra i periodi dylaniani. Su quel disco ci sono almeno 5 capolavori assoluti secondo me: Maggie's Farm, One too many mornings, Shelter from the storm, I threw it all away e Idiot wind.
Per quanto riguarda il testo di One Too Many Mornings versione Hard Rain eccolo qui:

ONE TOO MANY MORNINGS
words and music Bob Dylan

versione di Hard Rain

Down the street the dogs are barkin'
And the day is a-gettin' dark.
As the night comes in a-fallin',
The dogs 'll lose their bark.
An' the silent night will shatter
From the sounds inside my mind,
As I'm one too many mornings
And a thousand miles behind.

From the crossroads of my doorstep,
My eyes begin to fade,
As I turn my head back to the room
Where my love and I have laid.
An' I gaze back to the streets,
The sidewalk and the sign,
And I'm one too many mornings
An' a thousand miles behind.

It's a restless hungry feeling
That don't mean no one no good,
When ev'rything that I'm a-sayin'
You can say it just as good.
You're right from your side,
An' I'm right from mine.
We're both just too many mornings
An' a thousand miles behind.

I've no right to be here
If you've no right to stay
Until we're both one too many mornings
And a thousand miles away

Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4315) ciao michele, e saluti a tutti i magfarmiani

Non riesco a non scrivere anch'io qualcosa sul periodo '78-'84, uno dei miei preferiti, dopo aver letto le bellissime e condivisibilissime considerazioni fatte da te e da stefano (credo si chiami cosi, spero di
non confondere) nell'ultima talkin'. Finalmente c'è gente che condivide il mio stesso entusiasmo per quel per quel periodo, mi son detto. Di te michele già lo sospettavo (anche se non immaginavo arrivasse sino a quel punto), ma che anche altri lo manifestassero con tale aperta convinzione è per me una graditissima scoperta.

La comprensione della grandezza di questa fase dylaniana (in passato tanto ingiustamente bistrattata) è per me iniziata intorno al 2000, quando, avendo ripreso ad ascoltare dylan dopo una lunga interruzione
(tre, quattro anni di ascolti solo sporadici), ho acquistato a Nizza, quasi per caso, (in realtà cercavo jazz e musica francese) il bootleg 1-3, che si è subito rivelato in quella circostanza per quello che è: un disco fondamentale nella produzione di bob, e indispensabile per capirlo fino in fondo, e per capirne sopratutto quella stagione artistica. Questa insperata e fondamentale "riscoperta" mi ha portato, tornato a casa, a riascoltare con rinnovato interesse gli altri due dischi della cosidetta trilogia cristiana, da me sino ad allora poco considerati (mentre avevo sempre apprezzato, e parecchio, "Slow train coming"). Li ho riascoltati facendo finta che suonassero come gli inediti del bootleg numero 3. Ho così capito, se non altro, che, nella maggior parte dei casi, si trattava di belle, a volte bellissime canzoni (saved in particolare secondo me ne continene parecchie, ed ha ragione vites - un altro dei pochi che tende a rivalutare quel periodo -: se il disco fosse stato realizzato dal vivo sarebbe stato uno dei grandi dischi di dylan), magari in certi casi non "prodotte" al meglio (e in altri casi prodotte e suonate molto male: la n. 2 - non mi viene il titolo adesso - di shot of love è, da questo punto di vista, terribile).
Non sono in possesso di bootleg dei concerti di quel periodo ( non ce li ho per scelta: la musica registrata a mio modo di vedere o è registrata al meglio - al di sopra di un livello minimo di qualità - o
se no non serve: i pochi bootleg che ho ascoltato - non solo di dylan - suonavano malissimo alle mie orecchie, per cui ho subito lasciato perdere...): spero tanto che il prossimo bootleg columbia records
includa i concerti cosidetti "crisitani": dalla fine del '78 a tutto l'84, almeno (non so voi, ma io apprezzo molto "real live", nonostante il chitarrismo del bravissimo mick taylor, così fluido, elegante e pulito... e così poco dylaniano).
Avrei altre considerazioni da fare su altri dischi "minori" di dylan, ma credo che le rimanderò ad un'altra occasione: mi permetto solamente di suggerire ai dylaniani che già non l'avessero fatto di riascoltare
"Saved", un disco da rivalutare, a mio a parere: contiene infatti tante bellissime canzoni, alcune delle quali penalizzate da una produzione non sempre all'altezza (e poi c'è chi osa lamentarsi al riguardo per un disco come Modern Times !).
Vorrei infine ringraziare stefano per il suo precedente intervento, nel quale, circa le produzioni dylaniane della seconda metà degli ottanta, ha espresso considerazioni che io condivido parola per parola e che anch'io avrei espresso in modi assai simili ai suoi (quando l'ho letto sono rimasto parecchio colpito: mancava solo la mia firma).

Anch'io, di fatto, non considero knocked out loaded e down in the groove come parte della discografia dylaniana riguardante gli album realizzati in studio. Per me da Empire Burlesque si passa direttamente a Oh, Mercy !

Saluti a tutti da Marlow

Ciao Marlow,
non posso che unirmi al tuo appello... Non vi fermate a Blonde on Blonde o a Blood on the tracks.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4316) Pensare ad una top ten su Dylan, mi viene in mente il libro di Hornby, High Fidelity, in cui il protagonista non riesce a decidersi - gli viene chiesto la top five dei dischi di tutti i tempi - e continua a cambiare idea.

Bando alle ciance, butto lì:

1- Hurricane
2- Like a Rolling Stone
3- Tangled up in Blue
4- Leopard-skin pill-box hat
5- Visions of Johanna
6- To Ramona
7- Forever Young
8- If you see her say Hello
9- I'll be your Baby Tonight
10- Wedding Song

Classifica faziosissima, dovuta a grandi certezze e ascolti dell'ultimo periodo. Già la cambierei e già mi
rendo conto di come manchino canzoni imprescindibili...

Ivan Fedorovic

Ciao Ivan
e grazie per il contributo.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4317)  Caro Michele,
le diverse recensioni (anche dei fans) sull'ultimo lavoro di Dylan vertono sulla produzione del disco. Ma io vorrei parlare della produzione in generale. Faccio una premessa: ho approfondito la conoscenza della musica di Dylan solo negli ultimi due anni ed ho assistito solo ad un solo concerto, quello di Milano il 12 Novembre 2005. E proprio da questo concerto che voglio partire ed esattamente da un brano che fino a quel momento mi era passato inosservato, Cold Irons Bound e che mi ha veramente entusiasmato come interpretazione.
Quando riascolto la versione originale incisa su Time out of Mind devo ammettere che rimango deluso e vedo che la produzione del disco è fatta da Daniel Lanois. E qui nascono le mie perplessità. Infatti su
alcuni libri dedicati a Dylan , ma anche leggendo le lettere sul tuo (nostro?) sito noto che più di una volta si afferma che la produzione del disco da parte di Lanois è stata benefica per Dylan, in quanto ha
saputo dare un "sound" alle canzoni di Dylan. Ormai tale affermazione è ben radicata.
Arrivo alle domande. Possibile che Dylan con una carriera di 35-40 anni sulle spalle non abbia in testa, al momento di scrivere una canzone, il tipo di sound da dare a quel brano? Non solo, come meglio tu sai, di un brano di Dylan esistono diverse versioni, alcune più belle di quelle ufficiali; aggiungo che lo stesso Dylan sa stravolgere qualsiasi brano dando ogni volta una interpretazione diversa. Infatti la versione di
Cold Irons bound su Masked and Anonymous è nettamente migliore e pare che sia la versione che presenta ai concerti. Andando su gusti personali, il sound che apprezzo è quello che trovo su Nashville
Skyline, John Wesley harding, Blood on Tracks, Planet Waves. Certo, Oh mercy e Time out of mind sono due buoni dischi ma niente altro.
Pertanto, a che serve avere un produttore quando Dylan con la sua maestria riesce a stravolgere da capo a piedi qualsiasi canzone? Per me è sufficiente che canti con armonica e chitarra e così che sono
nati i suoi capolavori.
Ciao Michele Lenzi

Ciao Michele
ovviamente condivido, visto anche quello che ho scritto più su. Ribadisco che per me non è questione di sound da trovare, di suono più o meno sofisticato, più o meno originale, più o meno innovativo, più o meno tecnologico, più o meno caratteristico del produttore di turno... Per me il solo che può determinare la qualità di un disco è Dylan con le sue canzoni e la sua interpretazione. Più su citavo Bob Johnston, il quale ha prodotto Blonde on blonde e New Morning. I due dischi non mi sembrano esattamente sullo stesso livello. E allora da cosa dipende? Dalle canzoni o dal produttore? Se Lanois avesse prodotto anche le canzoni di Dylan presenti su Knocked out loaded e Down in the groove cosa sarebbe successo? Avrebbe trasformato Had a dream about you baby in Not dark yet? Avrebbe fatto diventare Driftin' too far from shore, Standing in the doorway? Avrebbe magicamente mutato Under your spell in Love sick? Viceversa mi chiedo: se Jack Frost avesse prodotto le canzoni di Oh Mercy, avrebbe trasformato Ring them bells in Maybe someday? Man in the long black coat in Got my mind made up? Most of the time in Watered-down love?
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


4318) Caro Michele, i complimenti per MF sono superati ma sacrosanti ! Noi dilaniati ne avevamo, ne abbiamo e ne avremo bisogno.
Ora Ti racconto di ieri sera. 'Stefano prendo MT. Accidenti lo hai monopolizzato da 40 giorni nei momenti di vita liberi da figli, lavoro, stress, casa. Perché non posso goderne pure io?' 'Fai cara
Francesca. Ti gioverà sicuramente perché con MT è tornato ai vertici non solo delle classifiche
mondiali ma anche nel cuore di molti. E' giusto che Tu ne abbia una copia solo per Te in auto, in ufficio
nelle pause. Sai è emozione nuova che Bob sprigiona nei sensi di ognuno di noi.' 'Dai Stefano non
esagerare; Tu con Dylan non sei sempre stato obbiettivo.' 'Uffa ancora Londra-febbraio '91 all'Odeon H......... e tutto il prima e il dopo. Franci non puoi, non possiamo, nessuno mai potrà catalogare uno come lui. I falsi conoscitori non sanno o non conoscono o sparano a caso. A molti MT piace perché è
pieno di nuova gioia, nuovo dolore e forte riflessione. Tu ed io non siamo musicisti o professionisti del settore ma anche da un gradino più basso dobbiamo dire la nostra perché è un album continuo e
trainante.
E' ovvio che un fan di 20-25-30 anni, avendo iniziato ad amare Dylan con gli ultimi lavori potrebbe anche non apprezzare. E li capisco, anzi li comprendo. Tu sai che chi come me (e noi perché Ti ho per
amore e poi per piacere obbligata) ama Bob dai tempi lontani risente, rivede, riluce di vecchie/nuove
meraviglie come Onde, Tracce, Desiderio. Con MT persino album dei 60 senza tempo tornano alla
mente e il naufragar è dolce....'
E di oggi pomeriggio. 'Stefano se dopo 29 concerti abbiamo un'idea (molte idee) sull'artista, sul
poeta/musicista l'uomo rimane nella grandezza anche per questo gran disco, su tutte amo: Spirit on the
water, Workingman's, Nettie Moore, Ain't talkin.' 'Cara per me pure ma se WB#2 è immensa, per
NM non provo ancora tutto quell'entusiasmo. E' questione di tempo ci arriverò. A proposito: Silvia (11)
ripete che è più in forma qui che a Milano 12.11.05, mentre Adalberto (9) adora TOTM e SB. E' vero
devono crescere ma la nuova generazione promette bene.'
Stefano
P.S. Può interessare l'incontro mio e di Franci (Genova 5 luglio '92) con Bob quando le dedicò JLAW?
A presto, grazie.

Ciao Stefano
certo che sì! Che domande! Manda pure che pubblico senz'altro!!!
Ciao,
Michele "Napoleon in rags" 


4319) Ciao Michele, rispondo brevemente alla richiesta d'aiuto dell'amico che ha scritto la settimana scorsa...

Ciao Daniele,
che io sappia, il negozio più fornito che abbiamo a Cagliari è ancor oggi 'La casa del disco' di via Roma. Se chiedi là, non dovresti avere grosse difficoltà a reperire, oltre ai grandi classici, anche i vari volumi delle 'Bootleg series'. Ti lascio, in ogni caso, la mia email [stebob@libero.it] e il mio numero di cellulare
[3343525917] . Io i dischi ufficiali di Bob li ho praticamente tutti, perciò se (in attesa di trovare gli originali che ti mancano) hai bisogno di qualcosa, non esitare a contattarmi!

Ancora una cosa su 'Modern Times', prima di concludere.
Michele, ho provato ad ascoltarlo diverse volte anche in cuffia, ma le cose non sono granché migliorate. Non so che dirti, è un disco che proprio non mi prende. E' uno di quei rari casi in cui un disco di Bob non è riuscito pienamente a convincermi e a coinvolgermi. Ho un po' rivalutato The levee's gonna break (un bel blues, anche se - come osserva giustamente Vites - è la versione sostanzialmente rallentata di Summer days) e Spirit on the water, uno swing di buon impatto che rifà un po' il verso a Bye and bye, il cui unico problema - a mio avviso - risiede nella eccessiva lunghezza. Sarebbe stato un brano sicuramente più riuscito se fosse stato un po' più breve. Quanto a Ain't talkin' e a Workingman's blues, ti confermo quanto già detto l'ultima volta. Sono due pezzi molto interessanti, soprattutto dal punto di vista melodico, ma continuo (almeno per ora) a preferire Highlands e Mississippi.

Un saluto, e alla prossima!
Stefano 'Red Lynx'

Ciao Stefano
grazie dell'aiuto.
Sto rivalutando anche io un po' The leeve's gonna break che era l'unico brano di Modern Times che non mi aveva entusiasmato... Devo dire che in effetti non è affatto male... anche se preferisco Summer Days di molto... Spero che Bob non le faccia insieme in concerto...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4320) Carissimo Michele. Da molto tempo non scrivo e cerco di recuperare con una serie di riflessioni
1) sull'ultimo album: album di qualità superiore, nei testi, nelle musiche, nella voce di chi canta, nel suono che si diffonde nella mia stanza o nella mia auto quando il cd gira. L'edizione cartonata merita, i 4 video presenti, per quanto recuperabili sotto altre forme, meritano i 5 euro in più pagati.
L'unica critica che posso fare ad un album che ritengo superiore a L&T è la stessa che posso muovere al precedente album: ovvero che, in un album di inediti, alcune canzoni, per quanto sublimi, per testo/musica/interpretazione, non sono canzoni dylaniane tout-court, ma variazioni/interpretazioni dylaniane di generi datati, riconoscibili, di canzoni che sono già state scritte, di atmosfere che sono già state create da altri. Dylan aggiunge sopratutto i suoi meravigliosi testi, la sua voce magnifica , ma la musica e le atmosfere sono come riprese nella sua memoria emozionale, e riproposte 50 dopo. In realtà questa non è una critica, perchè il risultato è splendido (prova ne sia che la mia canzone preferita è Spirit on the water). Solo che non sono canzoni dylaniane, quasi allo stesso modo di come non lo sono quelle di World gone wrong. nella sua ricerca delle highlands, Dylan, quello che "influenced absolutely everythings", si lascia influenzare, ammaliare, trascinare, da quelle melodie/atmosfere che meritano di essere recuperate in una sorta di percorso della memoria. Quando Dylan fa il Dylan, e riprende in mano il suo originale percorso musicale, sforna Workingman blues, Aint'talkin, Nettie Moore, e ti viene da chiederti che razza di album sarebbe un album di sole canzoni dylaniane, senza variazioni dylaniane della propria memoria. Ma la domanda è retorica: se Dylan ha sfornato un album identico, quanto a costruzione delle tracks, a quello precedente, è quello che si se nte di fare e basta. Ecco perchè TOOM rimane ancora inarrivabile, nel mio sentire musicale, riguardo agli ultimi album sfornati dal Jokerman.
2) E' periodo di riascolto di album live, complici regali from the USA da parte di mio fratello. Una mia impressione:
a) Dylan & the Dead: parafrasando una famosa recensione: "Che è sta merda?" Mamma mia che brutte interpretazioni e arrangiamenti. Davvero difficile salvare un live del genere.
b) Budokan: è il mio live preferito. Diosanto, quanta energia in questo live? La voce è squillante, gli arrangiamenti gioiosi, energici, quasi fosse un happening, un evento corale. I flauti su Mr Tambourine in una versione cristallina, il sassofono e l'organo su LARS, nella versione più trascinante per me mai ascoltata a parte quella recentemente riproposta da No direction home. E poi il reggae geniale su Don't think twice (a pensarci bene, De Gregori ha rifatto la stessa operazione su Battere e levare nel live Fuoco amico), le bellissime versioni di I shall be released, Going going gone, gli sperimentali arrangiamenti di Shelter from the storm e Maggie's farm, il tutto con i cori femminili che preludono agli album cristiani. Grande live.
c) Unplugged. MTV voleva realizzare un prodotto vendibile, e c'è riuscita alla perfezione, anche perchè Dylan non  ha lesinato negli arrangiamenti e nelle interpretazioni. E' un album che mi piace molto perchè risento le chitarre che nei live odierni latitano dopo la dipartita di Sexton, perchè la voce di Dylan è splendida, nasalissima ma argentina, perchè Dignity è trascinante, John Brown è una chicca, Love minus zero è commovente, e anche le versioni delle canzoni note sono molto sopra la media. Per me rimane un ottimo esperimento e mi spiace che molti dylaniani storcano la bocca.

Detto questo mi congedo e ti abbraccio, Mino "mosquito".

Ciao Mino
e grazie per il commento... E' vero quello che dici su De Gregori... non ci avevo pensato...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


Ed ecco in conclusione le consuete classifiche aggiornate con le votazioni di questa puntata:
 

LE MIGLIORI COVER INTERPRETATE DA BOB DYLAN
Vota la tua cover preferita tra quelle interpretate da Bob Dylan e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

Deportees (di Woody Guthrie) - Bob Dylan & Joan Baez, Fort Collins, Colorado, 23 Maggio 1976
Hallelujah (di Leonard Cohen) - Bob Dylan, Montreal (Canada), 8 Luglio 1988


I MIGLIORI CONCERTI DI BOB DAL 2001
Vota il tuo concerto preferito degli ultimi anni e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

Londra, Inghilterra - Hammersmith Apollo - 24 Novembre 2003 - 2 voti
Zurigo, Svizzera - Hallenstadion - 3 Novembre 2003 - 2 voti
Tulsa, Oklahoma, U.S.A. - Drillers Stadium - 6 Luglio 2005 - 1 voto
Verona, New York, U.S.A. - Events Center, Turning Stone Casino and Resort - 20 aprile 2005 - 1 voto
Denver, Colorado, U.S.A. - Fillmore Auditorium - 29 marzo 2005 - 1 voto
Milano, Italia - Forum di Assago - 12 Novembre 2005 - 1 voto
Sun City West, Arizona, U.S.A. - Maricopa County Events Center - 8 Aprile 2006 - 1 voto
West Lafayette, Indiana , U.S.A. - Elliot Hall Of Music, Purdue University - 3 Novembre 2004 - 1 voto
Bonn, Germania, Museumplatz - 29 giugno 2004 - 1 voto
Grand Prairie, Texas - Nokia Theatre - 15 Aprile 2006 - 1 voto


LE COVER IMPERDIBILI (Le migliori cover di brani scritti da Bob)
Vota la cover (o più cover) di brani di Bob pubblicate dopo il 2001

Voti finora pervenuti:

One More Cup of Coffee (Valley Below) - Sertab Erener, da "Masked and anonymous" - 5 voti
Come una pietra scalciata (Like a rolling stone) - Articolo 31 e Bob Dylan, da "Masked and anonymous" - 3 voti
Come il giorno (I shall be released) - Francesco De Gregori, da "Mix" - 2 voti
Most of the time - Sophie Zelmani - da "Masked and anonymous" - 2 voti
Shelter from the storm - Cassandra Wilson - da "Belly of the sun" - 2002 - 2 voti
I'll be your baby tonight - Norah Jones - 2003 - 1 voto
Most of the time - Ani di Franco - 1 voto
It's all right ma (I'm only bleeding) - Hamell On Trial - 1 voto
On a night like this - Los Lobos - da "Masked and anonymous" - 1 voto
My Back Pages - Magokoro Brothers - da "Masked and anonymous" - 1 voto
Farewell Angelina - Joan Baez - da "Bowery Songs" - 2005 - 1 voto
You're Gonna Make Me Lonesome When You Go - Madeleine Peiroux - da "Careless love" - 2004 - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Avril Lavigne - 1 voto
Masters of war - Pearl Jam live at the Benaroya Hall, 22 ott 2003 (concerto acustico) - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Warren Zevon - 1 voto

scrivi a spettral@tin.it e segnala i tuoi concerti/covers preferiti/e

Nota bene: il limite temporale del 2001 è stato fissato per ottenere due liste che siano idealmente il seguito di quelle pubblicate sul volume "Bob Dylan 1962/2002 40 anni di canzoni" di Paolo Vites e Alessandro Cavazzuti (Editori Riuniti), che si fermano appunto al 2001, anno di pubblicazione del libro.


I RIFERIMENTI A BOB DYLAN NEI ROMANZI (O IN ALTRE OPERE LETTERARIE)
Vuoi contribuire ad allungare la lista sottostante? Segnala a spettral@tin.it i romanzi, i racconti o le altre opere letterarie in cui viene citato direttamente o indirettamente Bob Dylan

- "Nel momento" di Andrea De Carlo
- "Alta fedeltà" di Nick Hornby
- "La spia e la rockstar" di Liaty Pisani, Fazi, 2006
- "L'era del porco" di Gianluca Morozzi, Parma, Guanda, 2005
- "Scirocco" di Girolamo De Michele, Torino, Einaudi, 2005
- "Giorni di un uomo sottile" di Ernesto Aloia nella sua raccolta "Chi si ricorda di Peter Szoke?", minimum fax 2003
- "La ragazza dai capelli di cobalto" di Gianluca Morozzi, nell'antologia di vari autori "Strettamente Personale", ed. Pendragon, 2005.
- "L'Emilia o la dura legge della musica" di Gianluca Morozzi - Guanda
- "Tokyo blues" di Murakami Haruki - Norvegian Wood (trad. ital. Milano, Feltrinelli)
- "Dance dance dance" di Murakami Haruki (trad. ital. Torino, Einaudi)
- "La Torre Nera" di Stephen King
- "I giorni felici di California Avenue" di Adam Langer
- "Per sempre giovane" di Gianni Biondillo, edizioni Guanda - 2006
- "Americana" di Don de Lillo
- "Denti bianchi" di Zadie Smith
- "La Danza del Pitone", di Norman Silver
- "Troppi paradisi" di Walter Siti, Einaudi
- "La fortezza della solitudine" di Jonathan  Lethem (Tropea)
- "Siamo tutti nella stessa  barca" di Owen King (Frassinelli)
- "Come dio comanda" di N. Ammaniti (Mondadori)
- "Hellbook" di Michele Murino (ovvero "X-Files Bob") :o)