parte 329
Lunedì 18 Settembre 2006


4227) Ciao Michele, ciao dylaniani.
E' da molto tempo che non ti scrivo, ma ho seguito tutte le anticipazioni sul nuovo disco del Maestro quotidianamente. Modern Times è bellissimo!!! La canzone che mi piace di più è "Nettie Moore"! Un capolavoro. Ti volevo segnalare che Sabato 2 Settembre (o Venerdì 1, non mi ricordo di preciso), al TG5 delle 13,00 hanno fatto un bel servizio su Dylan e il nuovo album. Il servizio era della bravissima Anna Pradeiro, che aveva già omaggiato il Nostro all'epoca dell'Oscar.

A titolo di curiosità... in che posizione è Modern Times... in Italia? Se non ricordo male "Love & Theft"
arrivò secondo.

Saluti.

Luigi78.

Ciao Luigi,
bentornato. Mi son perso quel servizio, e sì che guardo sempre il TG5! Comunque Bob è al momento al secondo posto in Italia! (Moralmente :o) secondo me lo si potrebbe considerare primo però. Più in alto di lui c'è infatti un greatest hits (Freddy Mercury) ).
Su "Love And Theft" ricordi bene. Arrivò secondo in Italia.
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


4228) Ciao Michele,

come va?

Io tutto ok, inutile dire che dal 1° settembre sto ascoltando ininterrottamente 'Modern Times'; ne avevo
prenotato una copia (onde evitare sgradevoli sorprese..!) della versione deluxe (ho gradito il dvd,
soprattutto perché sono abbastanza sfornita di video del Nostro). Ogni volta che ho ascoltato un cd di
Bob, mi dicevo 'Non sarà come quelli che già ho... non è possibile essere sempre a quel livello!... e ogni
volta mi sbagliavo: ognuno descriveva in modo esemplare una sua fase, ognuno comunicava qualcosa, a
volte erano collegati come dice Carrera, ognuno fantastico. Questo dal primo cd che ho comprato
(Blonde on Blonde, che comunque avrà sempre un posto speciale nel mio cuore J): ero andata al
negozietto sotto casa alla ricerca di 'Highway 61 Revisited', ma di Bob Dylan era disponibile solo
B.O.B., per cui ho 'ripiegato' e mi son detta 'Va beh, proviamo...'; ricordo ancora quel giorno,
indimenticabile, quando è scattata in maniera irreversibile la corsa verso il mondo Dylan, un fortissimo
desiderio di sapere tutto di lui, tutta la sua musica, tutto ciò che lo riguardi.

A meno di un anno dal primo cd di Bob, ho provato ancora scetticismo sul suo nuovo lavoro; avevo letto
molto, buona la critica e le prime impressioni... Ma dentro di me ero sempre scettica; mi spiego, ero
sicura che lo avrei amato in ogni caso, ormai con l'incondizionato 'amore dylaniano' ma dopo un
lavoro formidabile quale 'Time Out Of Mind' (in assoluto uno dei miei preferiti, almeno fra gli ultimi
lavori), non credevo si potesse ripetere qualcosa di emozionante a quel livello; anche 'Love And Theft',
non mi ha emozionato quanto TOOM. A parte qualche commento, non ho voluto 'assaggiare' nulla del
nuovo lavoro, per non rovinare il brivido di sentirlo per intero. E non me ne sono pentita.

L'inizio è travolgente; non c'era modo migliore di iniziare, ma il nome Alicia Keys rimbomba dopo
pochi secondi... non so, sarà sicuramente per accecante invidia, ma lo gradisco poco! Va beh, essere nei primi secondi di un disco di Bob... spero almeno lei realizzi la grandezza di questa cosa (nota di Napoleon: stai certa che l'ha realizzata e la gradisce e come !!!!) ! Poi 'Spirit On The Water', una delle mie preferite, magica direi. 'Rollin' & Tumblin' gradevole. Poi , come la seconda, anche 'When the deal goes down' sembra musica 'd'altri tempi', musica per sognare... la successiva 'Someday Baby' bella dall'inizio (è stata la prima che mi è capitato di sentire in radio, prima di avere il cd in mano!). La n.6, Workingman's blues, dico solo che mi sono commossa all'istante, ovviamente una delle mie preferite in assoluto (penso che entrerà anche nella mia personale classifica delle top 10), da brivido. 'Beyond The Horizon', gradevole non quanto la successiva 'Nettie Moore'. Alla fine un vero gioiello, saggiamente introdotto da una canzone 'più spensierata' come 'The Levee's  Gonna Break'.
Sono rimasta anche colpita positivamente dai testi e ovviamente dall'intensità della voce di Bob.

Lo trovo fantastico, ripeto, sono di nuovo felicemente sorpresa per quanto sia grande il nostro mitico
Bob. Grazie ancora Bob!! Quelle che mi hanno toccato maggiormente sono: 2-6-10; come è già stato
detto... vorresti che non finissero mai, e allora inevitabilmente, non ti resta che riascoltarle a ripetizione!

Per quanto riguarda la 2 giorni dylaniana, ho contattato Frank all'indirizzo che tu mi avevi gentilmente
dato, ma pare non se ne faccia nulla per il momento... peccato, sarebbe stata un'ottima occasione per
vederci e parlare all'infinito delle nuove perle di Bob e per sentire dal vivo la sua musica eseguita dalle
varie band... sarà per la prossima!

Ho visto proprio ora le foto di Elio 'Rooster'... è stata un'estate favolosa, in giro con Bob..ne conservo un
ottimo ricordo, anche per aver conosciuto voi di MF!

Allora..a presto

Baci, Mary

Ciao Mariella,
grazie del bel commento e sono felice (ne ero certo!) che avresti trovato grande Modern Times...
E poi, diciamo la verità, chiunque abbia orecchio musicale e sensibilità poetica se ne rende conto :o)
Inutile dire che sono d'accordo con te praticamente su tutto, come si evince dai miei commenti entusiastici sul nuovo lavoro di Bob. Per quanto riguarda la due-giorni in effetti al momento ci sono state molte adesioni ma non sufficienti (non è facile far coincidere le date per tutti, ovviamente) ma stai sicura che la cosa andrà in porto tra qualche tempo. Intanto gli interessati continuino a scrivermi così allunghiamo la lista in attesa di realizzare la cosa.
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


Ed ora un altro po' di commenti pro e contro relativi al mio articolo sui "dotti-medici-e-sapienti" (da cui la battuta che ho colto l'occasione per fare qui su con Mariella :o) ).

4229) Caro Michele,

la tua invettiva contro i cosiddetti 'dotti medici e sapienti' dylaniani mi ha alquanto divertito, se non altro
per il fatto che mirabilmente tratteggi i caratteri di certo tipo di 'fan', a me non esattamente sconosciuto.
Però permettimi qualche osservazione. D'accordo con te, i bastian contrari per partito preso nonché
quelli che liquidano un disco con un semplice aggettivo senza qualsivoglia analisi di fondo (ancorché
minimale), non sono nemmeno da prendere in considerazione.
Però la tua disamina sembra spingersi ben oltre. Quando affermi che 'Nonostante il consenso pressochè
unanime sulle più prestigiose ed autorevoli riviste, corroborate da dichiarazioni da parte dei maggiori artisti di tutto il mondo, 'la sparuta pattuglia degli incontentabili continua la propria inutile battaglia cercando di sminuire il successo di un artista...' bè, concedimelo, ti metti all'estremo opposto di quelli che chiami 'illuminati da due soldi al mazzo'. All'opposto, appunto, ma altrettanto totalitario.
Permetti, Michele, ma non ti sembra eccessivo (nonché presuntuoso) affermare che chiunque abbia un
minimo di orecchio e un briciolo di sensibilità non possa non apprezzare Modern Times? Suona tanto
come una tipica dichiarazione da  dotto-medico-sapiente al contrario, rispetto a quelli che tu,
giustamente, flagelli. Verrebbe da dire che il tuo assomigli molto a un aut-aut: o vi piace Modern Times
o non avete capito niente. Magari mi sbaglio, ma ti assicuro che questa è l'impressione che trapela dal
tuo pezzo.
Ora, a me Modern Times non fa impazzire. Lo trovo al massimo piacevole, non certamente splendido.
Non mi trovo, per altro, a disagio col suo successo, anzi, e tantomeno mi viene in mente di giustificarlo
in qualche modo solo per sostenere la bontà del mio punto di vista.. Se Dylan ha successo, sono
felicissimo per lui, ma non necessariamente sento di essere nel torto solo perché milioni di persone al
mondo hanno dimostrato di apprezzarlo più di me. Non sento nemmeno l'obbligo di giustificare
il mio non eccessivo apprezzamento, così come non me l'aspetto da chi l'album lo ha apprezzato: de
gustibus!.
Dylan è in testa alle classifiche perché ha fatto un grande disco, dici tu. Bè, può anche darsi, ma mi
pare comunque una posizione un po' superficiale. Secondo la stessa logica, tutti gli album in vetta alle
classifiche sarebbero dei capolavori, chiunque li abbia fatti. Ho troppa considerazione di te per credere
che tu ne sia veramente convinto.
Credo che il tuo furore, originariamente ben mirato nei confronti dei negativisti a tutti i costi, ti abbia
portato un po' fuori dal seminato. Niente di così grave, sia chiaro. Ma certe cose a volte, si sente il bisogno di puntualizzarle.
Con immutata stima,
Alessandro Cavazzuti

Ciao Alessandro,
vado ad enucleare di seguito i vari punti della tua lettera e rispondo per comodità di volta in volta.

la tua invettiva contro i cosiddetti 'dotti medici e sapienti' dylaniani mi ha alquanto divertito, se non altro
per il fatto che mirabilmente tratteggi i caratteri di certo tipo di 'fan', a me non esattamente sconosciuto.
Però permettimi qualche osservazione. D'accordo con te, i bastian contrari per partito preso nonché
quelli che liquidano un disco con un semplice aggettivo senza qualsivoglia analisi di fondo (ancorché
minimale), non sono nemmeno da prendere in considerazione...

Su questo siamo d'accordo, allora. Del resto sai bene che frequentiamo gli stessi ambienti e dunque sai benissimo a che tipo di personaggi mi riferisco :o)
Partiamo quindi da questa base: come risulta evidente dal mio articolo, l'invettiva (che poi nelle mie
intenzioni non è affatto un'invettiva ma una semplice ironica sottolineatura di certi malcostumi e di certa insopportabile maleducazione) è esclusivamente rivolta a questo tipo di personaggi.

Permetti, Michele, ma non ti sembra eccessivo (nonché presuntuoso) affermare che chiunque abbia un
minimo di orecchio e un briciolo di sensibilità non possa non apprezzare Modern Times? Suona tanto
come una tipica dichiarazione da dotto-medico-sapiente al contrario, rispetto a quelli che tu, giustamente, flagelli...

How come you have to ask me that? I can't believe that you're for real! Was that some kind of joke? Hey, man, you must be puttin' me on... Are you talkin' to me? You got a lotta nerve! It ain't me, man! No, no, no, it ain't me, you're looking for! I got nothing to live up to! You shouldn't take it so personal! Better use your sense! You're uttering idle words from a reprobate mind! Go ahead and talk about me because I make you doubt... You used to be so amused at Napoleon in rags and the language that he used... Truth is an arrow and the gate is narrow that it passes through... How long can you falsify and deny what is real? I don't believe you! You're a liiiiiiar! :o)
Scherzi a parte (scusa, ma come dice Guccini: "...per la battuta mi farei spellare" :o))) ).
Semmai è l'esatto contrario!
Fermo restando che ognuno può ricevere da una frase un'impressione piuttosto che un'altra, la mia apertura, alla luce anche del resto dell'articolo (perchè poi non si può estrapolare una sola frase senza rapportarla al resto), era chiaramente (almeno per me) da interpretare nell'ottica: "Invece di salire in cattedra e dispensare lapidarie quanto volgari ed offensive esternazioni a base di "shit" e di "crap" nei confronti di un album frutto dell'impegno di un artista che ha fatto la storia della musica contemporanea e
che meriterebbe quanto meno un po' di rispetto, provate ad aprire il vostro cuore e la vostra mente alla sensibilità poetica e leggete attentamente i testi delle canzoni, oltre a far richiamo al vostro gusto ed al vostro orecchio musicale per rendervi conto della bontà dell'opera e della bellezza delle canzoni, invece di limitarvi a critiche triviali ed inconsistenti (perchè non già basate su disamine accurate e su analisi profonde e documentate) e per di più accompagnate da deliranti deliri, infantili e pretestuosi, tesi in maniera irritantemente strumentale a giustificare l'enorme successo dell'opera in questione (le manovre degli Ebrei che manipolano il mercato, i fans di Alicia Keys, Chronicles, No Direction Home, la pubblicità, le congiunzioni astrali :o) etc.) al solo scopo di "dimostrare" che il lavoro in questione è una merda ed il suo successo fasullo e costruito. Per dimostrare - cioè - dall'alto della vostra "presunta superiore capacità di giudizio", che la ragione sta dalla vostra parte e gli altri non capiscono una mazza".
Mi sbaglio o sono tutte cose che ho sottolineato nell'articolo? Quindi non credo che sia giusto dare ad una frase un'interpretazione che non consideri il contesto di cui tale frase fa parte e le premesse che la muovono e che a mio avviso erano ben specificate nell'articolo.
Poi tu, Alessandro Cavazzuti, potrai legittimamente dirmi: "Beh, Michele, io ci ho provato e nonostante il mio orecchio musicale e la mia sensibilità poetica trovo Modern Times un disco piacevole ma non splendido". E io ne prenderei atto rispettando la tua idea pur non condividendola. Ma certo tu non saliresti su un pulpito, come fanno i personaggi a cui mi rivolgevo, dicendo che io non capisco una mazza di musica perchè sostengo che Modern Times è un disco splendido, il migliore degli ultimi tre di Bob, e tanto meno cercheresti di dimostrarlo limitandoti a post che recitino solo "crap", "shit" o abominevoli commenti similari, nè inventandoti assurde motivazioni degne del peggior romanzo di fantascienza per "tirare acqua al tuo mulino" e dimostrare che MT è lì per caso e non per merito.
Mi sembra che ci sia una certa differenza.
Ed era quello che secondo me risultava chiaro dal mio articolo, tanto più che, consentimelo, se c'è una cosa che abbiamo sempre cercato di evitare in tanti anni di MF sono proprio le dichiarazioni in stile "dotti-medici-sapienti" che cercano di imporre la propria presunta superiore capacità critica in maniera arrogante e presuntuosa.
Tanto più che io non mi sono limitato a scrivere quella frase secondo cui MT è un disco splendido
e che basta avere orecchio e sensibilità per accorgersene, ma su ben tre pagine di MF ed un paio di
Talkin' ho cercato di spiegare il perchè sia un disco splendido (se poi ci sia riuscito o meno questo è un altro discorso, ma certo non mi sono mai sognato di scrivere che chi non è d'accordo con me non capisce una mazza, come fanno i personaggi che io stigmatizzavo, quelli che parlano "dall'alto del loro pulpito..." e che bollano un lavoro come Modern Times con un arrogante "merda!" senza aggiungere una virgola per argomentare il proprio giudizio).
Dunque per tornare alla tua frase, io non dico, come tu ipotizzi, "...o vi piace Modern Times o non avete capito niente", bensì "...secondo me, se vi piace la musica e la poesia, e se ascoltate attentamente i brani di MT e ne leggete altrettanto attentamente i testi, quanto meno non dovete dire che MT è una
merda... O - se lo dite - me lo dovete circostanziare con cognizione di causa e non liquidandomi
semplicemente e saccentemente come 'uno che non capisce una mazza'".
Ripeto, mi sembra che ci sia una certa differenza.
Altrimenti anche io mando un post al forum di Rifondazione Comunista scrivendo che Mussolini è stato lo statista italiano più liberale, tollerante ed illuminato.
Poi però devo provarlo.

Ora, a me Modern Times non fa impazzire. Lo trovo al massimo piacevole, non certamente splendido.
Non mi trovo, per altro, a disagio col suo successo, anzi, e tantomeno mi viene in mente di giustificarlo
in qualche modo solo per sostenere la bontà del mio punto di vista.

Ecco il punto. Hai centrato esattamente quello che, a mio parere, è il nocciolo della questione. La cosa
deprecabile dei personaggi in questione, infatti, è secondo me proprio l'incapacità di accettare la gioia
altrui per il semplice motivo che non è la propria. "Siccome a me non piace e a tutti gli altri invece sì,
allora devo fare in modo che il motivo della loro gioia venga messo in discussione... Diamine! Sarò mica più cretino degli altri che non riesco a vedere il bello dove il bello c'è? Io? Io che potrei tenere lezioni di estetica del canto, di composizione musicale e poetica allo stesso Dylan, il quale invece non imbrocca un disco buono dai tempi di Blood on the tracks? Ci dev'essere sicuramente sotto qualcosa... Ora ci penso io ad aprire gli occhi a questa massa di incompetenti..." E da qui i deliranti deliri di cui parlavamo l'altra volta per sminuire il successo di MT e trovargli fantasiose giustificazioni che non stanno minimamente in
piedi.
Insomma, per usare una colorita quanto efficace espressione romanesca, ho l'impressione che alcune persone a cui questo enorme successo di Dylan dà molto fastidio, "stanno a' rosicà" e non trovano di meglio che sfogare il proprio livore e la propria frustrazione con gli "shit", i "crap" o con le fantasiose invenzioni di cui sopra. Oppure salendo in cattedra e - come scrivevo - parlando "dal pulpito di una presunta superiore capacità di distinguere il bello..." e liquidandoti dicendo che "non capisci una mazza", o magari deridendoti o peggio ancora dandoti del "povero coglione" se osi dire che preferisci Modern Times a Time out of mind.

Dylan è in testa alle classifiche perché ha fatto un grande disco, dici tu. Bè, può anche darsi, ma mi
pare comunque una posizione un po' superficiale.

Permettimi di dire che non è esattissimo, o quanto meno, anche in questo caso, non puoi prendere la frase a sè stante. Se leggi bene il mio pezzo vedrai che io non ho sentenziato, due punti apri virgolette, "Dylan è in testa alle classifiche perchè ha fatto un grande disco!", senza aggiungere altro.
Come ad affermare, cioè, una verità sacrosanta ed inoppugnabile.
Bensì ho scritto: "Ci vuole così tanto ad ammettere che Dylan è in vetta alle classifiche perchè ha
semplicemente fatto un grande disco?", frase che va letta - ancora una volta - nel contesto dell'intero articolo, per cui sottintende la seguente premessa (che veniva anche in questo caso da me abbondantemente puntualizzata nella parte precedente del pezzo): "Invece di inventarvi fantasiose motivazioni legate a non meglio precisati complotti demoplutogiudaici, o a fantomatiche confraternite dagli improbabili nomi di "Gli amici di Alicia", e chi più ne ha più ne metta... non sarebbe (magari) più semplice ammettere che (magari) Dylan è in vetta alle classifiche perchè (magari) ha semplicemente fatto un grande disco?"
In quest'ottica, dunque, vedi bene che non mi sognerei mai di dire - come paventi in conclusione - che
"...tutti gli album in vetta alle classifiche sono dei capolavori, chiunque li abbia fatti". Viceversa dico: "Se
un album è un capolavoro e giunge in vetta alla classifica non vuol dire per questo che ci sia per forza
arrivato per altri motivi che non siano la bontà del disco stesso".
Tanto più che dischi come Blood on the tracks e Desire sono arrivati ugualmente al numero uno e non mi sembra di aver mai sentito qualcuno metterne in discussione la bontà dicendo che c'erano arrivati per caso o per opera e virtù dello Spirito Santo. Mi sembra strano che, dopo trent'anni!!!, Dylan riesce a riconquistare il primo posto ma - nossignore! - per Modern Times vale un discorso a parte. "E' chiaro! Blood on the tracks e Desire sono arrivati al primo posto perchè sono dei capolavori. Modern Times perchè c'è un complotto dietro che glielo ha permesso!"

Infine, consentimi di fare esattamente quello che hai fatto tu ed esternare quindi una mia impressione (e ci tengo a sottolineare, come hai fatto giustamente tu, che anche la mia è una semplice impressione ovviamente, un'impressione che - proprio come nel tuo caso - anche a me sembra che trapeli leggendo la tua mail... sicuramente non erano quelle le tue intenzioni e sicuramente anche io sbaglierò come sbagliavi tu...).
La mia impressione, dicevo, è che a te non abbia creato problemi tanto la forma della mia frase relativa alla "sensibilità poetica" e all' "orecchio musicale", quanto l'oggetto di tale frase (ovvero Modern Times). E questo perchè a te Modern Times non è piaciuto, o meglio non ha particolarmente entusiasmato.
Se ti fosse piaciuto, se lo avessi trovato splendido, quella frase l'avresti trovata perfettamente legittima.
Proviamo ad esempio a manipolare lo scenario e ipotizziamo che, invece che del nuovo disco di Bob, si parlasse di uno dei suoi concerti. Diciamo... New York Philarmonic Hall, 31 Ottobre 1964?
E ipotizziamo dunque che io avessi scritto: "Qui troviamo un Dylan a tutto campo. Abile performer, istrione, trascinatore, clown. Questo è forse l'apice raggiunto da Dylan come performer nel periodo esclusivamente acustico, e chiunque abbia orecchio e sensibilità non potrà non apprezzare questo concerto".
Ho l'impressione (ripeto, sbaglierò) che - in tal caso - a te la mia frase non avrebbe dato alcun problema e, anzi, magari avresti scritto dicendo: "Sagge parole, Michele! Condivido e sottoscrivo! Sembrano parole mie!" (vedi nota in fondo)
Ripeto, sinceramente, questa è l'impressione che, leggendo la tua lettera, si ricava dalla tua contestazione sull "orecchio musicale", come se il tuo intervento fosse dettato solo dal fatto che si parlasse di Modern Times, cioè di qualcosa su cui tu non eri d'accordo, in caso contrario la frase non ti avrebbe fatto nè caldo nè freddo.
Questo, insomma, per dire che a volte siamo portati a dare alle cose un peso piuttosto che un altro solo in base al nostro coinvolgimento ed al nostro interesse per un dato argomento, ed una stessa frase che in un caso ci sembrerebbe legittima in un altro ci apparirebbe discutibile.
Insomma per citare il mio amato Battisti:
"Tutto è dimostrabile, soprattutto il contrario,
con un'abile manipolazione dello scenario"

Ti rinnovo anche io volentieri la mia immutata stima.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

Nota finale per chi non ha letto (male! :o) ) il bellissimo libro di Vites e Cavazzuti dal titolo "Bob Dylan - 1962-2002 - 40 anni di canzoni" (Editori Riuniti): la frase ipotetica sul concerto della Philarmonic l'ho ripresa integralmente dalla scheda scritta da Alessandro, a partire dalla parola "Dylan" fino alla parola "acustico" (pagina 306, seconda scheda). 


Ed ecco una replica di Francesco sullo stesso argomento:

4230) Ciao, in merito alla mia critica sul tuo articolo specifico che non mi ritenevo assolutamente chiamato in causa (anche xchè certe corbellerie che tu riporti non riesco neppure a pensarle, figuriamoci a scriverle!) ne tantomneo ho la coda di paglia. semplicemente e amichevolmente ti ho detto che non mi è piaciuto il tono complessivo dell'articolo, troppo... infoiato, quasi "una lunga gettata di vomito" (si, ma non è lars, eh) che è un urlare al mondo avevo ragione avevo ragione! è il tono, più che i singoli passaggi, che non mi è piaciuto. per i concerti, visto quello che scrivi ((Di quella stessa pasta ormai ammuffita di cui son fatti quelli che ancora oggi vanno a vedere i suoi concerti non già per godersi l'esibizione di Dylan ma solo per far sfoggio del proprio acume critico e pontificare su quello che va bene e su quello che non va bene, su quale canzone merita il plauso e quale no e che osservano con faccia schifata se il chitarrista sbaglia un assolo o se Dylan, a loro inappellabile avviso, ci sta mettendo o no l'anima nel suonare e nel cantare (persone che fortunatamente lo stesso Dylan ha ripetutamente sfanculato) confermo che, con queste parole, mi sembra tu voglia assolvere anche la routinaria e francamente sbilenca attività live anche di questi ultimi anni o disprezzare le critiche leggittime (le fai, ogni tanto anche tu, anche se hai un orecchio di sicuro + benevolo del mio). e qui, credimi, penso di aver visto e sentito abbastanza, viste le decine e decine di show visti qui e all'estero dall'84 ad oggi (ultimo show bologna 2005, più o meno indecente, e mi sono quindi risparmiato pistoia 2006 anche se l'avevo a un tiro di schioppo). quanto ai musicisti che usa, beh, se a voi sembrano, non dico bravi, (non me ne frega nulla se suonano la chitarra alla velocità della luce) ma dotati di un minimo di personalità musicale fatemi un fischio, qui dalle mie parti sembrano una onesta band più adatta a suonare in un baretto di provincia che salire sul palco
ciao
ps e continua non piacermi....

Ciao Francesco,
rispondo anche a te di volta in volta, ovviamente.

Ciao, in merito alla mia critica sul tuo articolo specifico che non mi ritenevo assolutamente chiamato in causa (anche xchè certe corbellerie che tu riporti non riesco neppure a pensarle, figuriamoci a scriverle!)

Bene, di questo sono lieto sinceramente perchè in effetti mi sembrava strano, conoscendoti, che potessi aderire ai deliri relativi agli ebrei e a tutto il resto di cui ho parlato sopra con Alessandro. Però lasciami dire che nel leggere la tua mail sembrava invece che la tua risposta veemente fosse dettata dal fatto che ti eri sentito chiamato in causa. Mi fa piacere sentire che ti dissoci da quelli che scrivono le corbellerie che io ho riportato. E soprattutto che sei d'accordo con me nel ritenere che sono talmente grandi che nemmeno mai ti verrebbero in mente (esattamente come non vengono in mente a me e credo non verrebbero in mente a tutte le persone... sane di mente).

è un urlare al mondo avevo ragione avevo ragione! è il tono, più che i singoli passaggi, che non mi è piaciuto.

Beh, questa naturalmente è una tua impressione, come era un'impressione quella di Alessandro che io ho confutato sopra (naturalmente poi Alessandro magari resterà di quell'impressione come tu resterai della tua, ma ovviamente ognuno è libero di pensarla come vuole), quindi per non ripetermi naturalmente ti dico che vale per te quanto ho scritto sopra ad Alessandro. Nessun urlare "ho ragione" ma semplicemente stigmatizzare il comportamento incivile di persone che si ritengono autorizzate ad usare i metodi più maleducati e presuntuosi per affermare le proprie idee (i propri deliri, nei casi che ho elencato sopra).

per i concerti, visto quello che scrivi ((Di quella stessa pasta ormai ammuffita di cui son fatti quelli che ancora oggi vanno a vedere i suoi concerti non già per godersi l'esibizione di Dylan ma solo per far sfoggio del proprio acume critico e pontificare su quello che va bene e su quello che non va bene, su quale canzone merita il plauso e quale no e che osservano con faccia schifata se il chitarrista sbaglia un assolo o se Dylan, a loro inappellabile avviso, ci sta mettendo o no l'anima nel suonare e nel cantare (persone che fortunatamente lo stesso Dylan ha ripetutamente sfanculato)) confermo che, con queste parole, mi sembra tu voglia assolvere anche la routinaria e francamente sbilenca attività live anche di questi ultimi anni o disprezzare le critiche leggittime (le fai, ogni tanto anche tu, anche se hai un orecchio di sicuro + benevolo del mio).

Cioè fammi capire... Se io critico le persone che in maniera saccente si arrogano il diritto di giudicare Dylan, il suo chitarrista e quant'altro, in maniera supponente e dandoti del coglione se non sei d'accordo con loro, automaticamente assolvo Dylan? Scusa ma mi sembrano due cose completamente differenti. Io critico (e metto alla berlina, se vogliamo usare il termine che avevi usato tu) il modo, non certo la legittimità della critica qualora questa legittimità ci sia. Del resto, perdonami, mi sembra che lo affermi anche tu - in un certo qual modo contraddicendoti - quando scrivi nella parentesi finale che anche io faccio le critiche, sia pur più benevole magari delle tue. Dunque se muovo anch'io critiche a Dylan dimostro già così di non assolverlo automaticamente e sempre, non ti pare? Mi sembra così evidente che su questo mi sento di dire che siamo d'accordo, no? (poi potrai dire che tu faresti critiche più severe, ma questo è un altro discorso).
Il punto è: una cosa è fare una critica non prevenuta, onesta e dettata dall'amore per Bob, un'altra è mettersi in cattedra e criticare solo per amore verso se stessi, per presunzione, per superbia e per voglia di dimostrarsi comunque più intelligenti, più esperti, più colti, più capaci di capire.
Non so, francamente mi sembrava così chiaro il mio articolo in questo senso... Non so sinceramente come tu possa averlo interpretato in altro modo (ed in parte anche Alessandro, forse).

e qui, credimi, penso di aver visto e sentito abbastanza, viste le decine e decine di show visti qui e all'estero dall'84 ad oggi (ultimo show bologna 2005, più o meno indecente, e mi sono quindi risparmiato pistoia 2006 anche se l'avevo a un tiro di schioppo).

Naturalmente qui torniamo nel campo delle opinioni legittime e rispettabili. Quante volte hai scritto in merito a questo argomento a MF? Il sottoscritto o qualcuno dei lettori ti ha mai risposto che "sei un coglione, che non capisci un cazzo, che erano concerti stupendi" liquidandoti saccentemente? Dunque come vedi il problema non è certo quello. Ecco perchè scrivevo la volta scorsa che mi risultava incomprensibile il tuo intervento assolutamente fuori portata per veemenza, concedimelo, visto che non si parlava certo di quelli come te. O come Bertoncelli, per tornare alla mail della scorsa puntata.
Tanto per farti un esempio che ribadisca il mio pensiero: quando Riccardo, a casa sua nel 2001, mi chiese un po' meravigliato: "Ma davvero ti piace così tanto "Love and theft"?", io gli risposi "Assolutamente sì" e gli spiegai il perchè e il percome. Beh, credi forse che mi abbia detto che "non capivo un cazzo"? Mi disse semplicemente che a lui non piaceva perchè lì gli sembrava che Dylan facesse l'imitazione di Natalino Otto, che lo trovava poco profondo rispetto a Time out of mind, che secondo lui stava avendo tutto quel successo solo perchè beneficiava della grandezza del disco precedente etc. Punto. Ognuno rimase della propria idea. Ora, per farti capire il concetto, se uno come Bertoncelli, cioè uno dei massimi esperti nel campo (certo qualcuno non sarà d'accordo ma si sa che le opinioni sono tante...) che avrebbe al limite potuto assumere anche con un certo diritto un atteggiamento di superiorità e cercare di dimostrarmi quanto ne capivo poco dall'alto della sua esperienza quarantennale e dei millanta libri che ha scritto, se uno come lui - dicevo - ha accettato il mio parere (come avrebbe accettato il tuo o quello di chiunque altro) non credi che il minimo che si possa fare con i personaggi che invece io tratteggiavo sia scrivere quello che ho scritto? A me sembra anche poco, onestamente.

quanto ai musicisti che usa, beh, se a voi sembrano, non dico bravi, (non me ne frega nulla se suonano la chitarra alla velocità della luce) ma dotati di un minimo di personalità musicale fatemi un fischio, qui dalle mie parti sembrano una onesta band più adatta a suonare in un baretto di provincia che salire sul palco

Non so a chi ti riferisci con "voi". Se intendi voi di MF riferendoti ai lettori naturalmente sono talmente tanti che ognuno avrà una propria opinione. Se invece ti riferisci a me in rappresentanza del sito ti dico che se c'è uno che si è lamentato dei chitarristi quello sono io e, credo alla nausea, ho detto e ripetuto che rimpiangevo non solo Campbell e Sexton ma anche Koella. Sul batterista (qualora tu consideri anche quello privo di personalità musicale) invece confermo che a me piace ma sicuramente molto meno di Watson o di altri precedenti.
Poi, sai, resta sempre il fatto che ognuno ha un'opinione differente sulla bravura di un musicista e sulla bontà di una band, opinioni spesso opposte.
Un esempio?
Senti cosa dice Bob Dylan, dichiarazione di pochi giorni fa:
"Quella attuale è la migliore band che io abbia mai avuto nella mia carriera".
Ciao
Michele


4231) Dotti, medici e sapienti...

Intervento fenomenale ... chapeau!
GRAZIE per il tuo magistrale lavoro, e per l'umanità ed educazione che contraddistingue il tuo sito.
Giancarlo

Ciao Giancarlo,
grazie!
Naturalmente uno Stetson, vero? :o)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4232) Ciao Michele
solo per dirti che condivido in pieno la tua risposta alla mail (mi si consenta, inutilmente violenta ed urlata) di Francesco della puntata di lunedì. Secondo me sei stato anche troppo signore nel tuo articolo sui dotti-medici-e-sapienti che condivido completamente. Il fatto è che certa gente, i dotti medici e sapienti che tu citi appunto nel pezzo, vorrebbe avere l'esclusiva dell'intelligenza, della capacità critica e del buon gusto e non riesce ad accettare che possano essere condivisi da altre centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Un po' come quei patetici che non vanno a vedere i blockbuster perchè loro sono più intelligenti della massa. Modern Times è al primo posto in tutto il mondo perchè è un capolavoro (altro che "splendido", Michè!) alla faccia di tutti i saccenti, alla faccia del marketing, di Chronicles e di Alicia Keys!!! :)))
Ecco la mia classifica limitata a MT:
1) Workingman's Blues
2) Thunder on the mountain
3) Spirit on the water
4) Ain't talkin'
5) Nettie Moore
6) When the deal goes down
7) Rollin' and tumblin'
8) Beyond the horizon
9) Someday baby
10) The leeve is gonna break
Ciao
Antonio

Ciao Antonio,
solo un appunto però sulla tua frase "alla faccia di Alicia Keys". Scusa, che c'entra quella povera ragazza di Alicia Keys? E' così carina e dolce, nonchè brava... Dai, toglila dalla lista, ti prego... :o)
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


4233) Ciao Michele.
Ti invio in allegato questa mia breve recensione di Modern Times, se ti interessa pubblicala pure come vuoi.
Ciao
Gerry

Modern Times è un disco senza tempo, un grande disco non solo per la bellezza delle canzoni (personalmente l'unica che mi ha deluso è The leeve's gonna break) ma perchè proprio come in Love and theft al suo interno si trova di tutto sia a livello musicale che di testi, dal blues al folk, fino al country- rock e allo swing e al jazz splendido che di recente Bob sta "costeggiando" (vedi Beyond the horizon...).
Modern Times è un disco "di classe", di quelli che non si fanno più, ed in questo direi che è sintomatica la dichiarazione di Dylan sul fatto che i dischi moderni siano per lo più ciarpame a livello di resa con arrangiamenti improponibili, stratificazioni di suoni ammassati uno sull'altro, effettacci tecnologici che fanno rizzare i capelli.
Un altro elemento estremamente positivo è infatti che il disco è prodotto in maniera essenziale, apparentemente semplice ma di una semplicità che è sintomo di idee chiare e di scelte precise (Bertoncelli, ma quale bisogno di un produttore? Ma come si fa a dire una cosa del genere? E' veramente assurdo). Il sound è molto pulito e rasenta la perfezione praticamente in tutti i brani e le parti vocali sono straordinarie, perfettamente impostate sia pur nella voluta ruvidità e spontaneità tipiche dylaniane (tranne una caduta, una in tutto il disco, in Rollin and tumblin quando annaspa sul secondo "golden light of day").
Credo che mai come in Modern Times la musica e le parole siano perfettamente complementari, assolutamente perfette nel loro abbinamento. Ci sono delle invenzioni davvero geniali, delle trovate tra il sublime e lo spiazzante (bellissima la definizione dell'articolista del Giornale che vede in Alicia Keys una sorta di Beatrice per Dylan/Dante).
Ma forse la cosa più bella del disco, al di là della bellezza di musica e parole, è che è capace di far riflettere, di offrire un momento di meditazione in questi tempi moderni in cui "strappano via la tua mente dalla contemplazione".
Fino a Time out of mind si poteva ancora dare un certo credito a chi parlava di Dylan come un grande che viveva di rendita (anche se: che rendita!). Dopo Love and theft e Modern Times Dylan è riuscito ad azzerare il suo passato. Dylan è oggi uno dei più grandi per quello che sta scrivendo, non per quello che ha scritto. E, parlando di Dylan, è un'impresa titanica.
Mai come con Modern Times risulta perfetta la definizione di Bono: "Dylan è come una voce antica, venuta a dirti che devi sapere da dove vieni".
Ciao
Gerry

Ciao Gerry,
sì, anche a me è piaciuto moltissimo il collegamento Alicia Keys/Bob Dylan in chiave dantesca, anche perchè per uno strano caso ci avevo già pensato anche io ad Alicia come Beatrice, prima di leggere quell'articolo del "Giornale".
Anzi avevo addirittura sviluppato una mia teoria tra il serio ed il faceto mettendo insieme una serie di corrispondenze/coincidenze che vado ad elencare (chissà che magari non ci abbia preso in qualcosa!).

La mia "investigazione" era nata dalla domanda che continuavo a farmi: perchè proprio Alicia Keys? Tra migliaia di persone, perchè proprio lei? Perchè?
Dal momento che, come ho detto spesso, sono convinto che Dylan non mette a caso nei suoi versi questa o quella parola, questo o quel personaggio, ho incominciato a fantasticare sul motivo... e a segnarmi tutta una serie di coincidenze...
Chissà...?
Magari Bob non ha scelto Alicia a caso, ma per un preciso motivo evidente nel suo cognome e nel suo luogo di nascita...
Magari Alicia (che è nata ad Hell's Kitchen (Hell = Inferno) ) proprio come la Beatrice di Dante, ha per Dylan le chiavi (in inglese "keys") del Paradiso... e dunque nominandola Dylan ha voluto operare uno dei suoi geniali giochetti "semantici" fatti di allusioni e di codici da interpretare, quelle acrobazie linguistiche alle quali ci ha abituati.
E per di più, la scelta di Alicia (che Dylan ha incontrato alla serata dei Grammy Awards di qualche tempo fa e a proposito della quale ha dichiarato: "Non c'è niente di quella ragazza che non mi piaccia"), coincidenza nella coincidenza (?), si andava a sposare perfettamente con la fascinazione che Dylan ha sempre dimostrato per le donne nere, almeno dal 1977 circa in avanti, e dunque la ragazza si prestava benissimo ad essere presa come esempio per rappresentare una sua ideale "Beatrice".
Poi, altra coincidenza, nel Canto I del Paradiso, Dante scrive (parlando de "l'etterno valore", ovvero il potere divino)

Questi ne porta il foco inver’ la luna;
questi ne’ cor mortali è permotore;
questi la terra in sé stringe e aduna;

che tradotto in inglese è

This bears away the fire towards the moon;
This is in mortal hearts the motive power
This binds together and unites the earth.

e guarda caso nella prima strofa anche Bob parla di "fires on the moon".

Inoltre, sarà un caso, ma "Alicia" in fondo non è altro che "Alice". E "Alice" e "Beatrice" hanno una notevole "assonanza" in quanto a grafia.
Tra l'altro, chissà se è anche questa una coincidenza, se Dante sceglie Virgilio come sua guida, Bob
dice invece di aver studiato l'Ars Amatoria di Ovidio (I've been sitting down studying The Art Of Love)
altro poeta punto di riferimento di Dante per la Divina Commedia.

Oltre tutto Beatrice viene da Dante definita, nel sonetto "Tanto gentile e tanto onesta pare":

"cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare"

Ed in "When the deal goes down" Dylan canta:

"Sei giunta ai miei occhi come una visione dai cieli"

E sempre nello stesso sonetto dalla Vita Nova, Dante scrive, parlando ancora di Beatrice:

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova

Cioè: La bellezza di Beatrice dà attraverso lo sguardo una dolcezza al cuore che chi non la prova non la può capire.

E Dylan ancora in Thunder on the mountain, proprio nella strofa successiva a quella in cui ha detto di aver cercato in tutto il Tennessee la sua Alicia/Beatrice, sembra ribaltare il concetto:

"Mi sento come se la mia anima stesse cominciando ad espandersi
Se guardi nel mio cuore forse capirai"
(la dolcezza che non può capire "chi no la prova" la capirai se guardi nel mio cuore).

Dunque cerca Alicia/Beatrice perchè è l'unica che riesce a far sì che la sua anima si espanda (dunque l'unica che l'avvicini a Dio proprio come Beatrice vi condusse Dante)? L'unica che gli infonde nel cuore la dolcezza che "non può capirla chi non la prova" (ma che invece "se guardi nel mio cuore capirai")?

Tra l'altro nella Divina Commedia spesso Dante si rivolge a Beatrice chiamandola "Madonna" (che resta "Madonna" anche per quelli di lingua inglese) e magari Bob si è divertito anche a fare un ulteriore cervellotico gioco di parole. Dante si rivolge a "Madonna" e Bob invece ad Alicia Keys (cioè un'altra popstar come la Veronica Ciccone). Certo, in questo caso, qui il senso dell'umorismo e dell'ironia di Bob sarebbe ai massimi livelli ma, trattandosi di Dylan, mai escludere alcuna possibilità :o))))

Tra l'altro in tutto il brano Bob canta altre frasi facilmente associabili ad elementi divini e paradisiaci:

Il tuono sulla montagna, non a caso messo proprio come prima frase del disco, annuncia l'arrivo del Signore (the sun will be here soon = the Son will be here soon) ?
"Data la quasi identica pronuncia e la frequenza con la quale l'assonanza compare nella letteratura religiosa di lingua inglese, "Sun" può anche essere inteso come "Son", cioè Figlio, Gesù Cristo" (Alessandro Carrera nella nota a 'Precious Angel' in "Lyrics 1962-2001", pag. 1193)

E nel secondo brano di Modern Times infatti appare "the spirit on the water", lo spirito sulle acque (lo spirito di Dio?) sull'abisso ("on the face of the deep")
Genesi, 1, 1-2 : In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

E tra l'altro anche Beatrice, nel canto 29mo del Paradiso, nel suo discorso a Dante, spiegandogli la creazione degli Angeli e la caduta di Lucifero, parla di Dio utilizzando un'immagine che lo raffigura sulle acque:

Non per aver a sé di bene acquisto,
ch'esser non può, ma perché suo splendore
potesse, risplendendo, dir "Subsisto",

in sua etternità di tempo fore,
fuor d'ogne altro comprender, come i piacque,
s'aperse in nuovi amor l'etterno amore.

Né prima quasi torpente si giacque;
ché né prima né poscia procedette
lo discorrer di Dio sovra quest' acque.

Dylan dice che "quello è il giorno" (il giorno del giudizio?), prende il trombone e suona (le trombe che annunciano la "end's world" che citerà alla fine di Modern Times, "la fine del mondo"?)

Dylan ha cercato la sua Beatrice/Alicia fino in Tennessee. La sua Beatrice che è stata all'Inferno (Hell's Kitchen) ma che possiede le "keys", le chiavi, per farlo accedere al Paradiso? The keys to the Kingdom (per citare sempre Bob). Infatti dice che sente la propria anima espandersi...
E poco dopo canta: "Vieni a leggere la scritta sul muro, vieni a vedere cosa dice".
"La scritta sul muro preannunciante guai rimanda a "Mane, Tekel, Fares" (o "Mene, Tekel, Upharsin"), profezia della caduta di Babilonia, decifrata dal profeta Daniele in Daniele 5, 5:28" (Alessandro Carrera in riferimento alla canzone "Trouble", in "Lyrics", p. 1199)

Poco dopo però afferma di non aver bisogno di guide (Beatrice/Alicia ? Virgilio/Ovidio ?), perchè "conosce già la strada". Basta "seguire la musica" (la musica della tradizione? la musica delle sfere? quella in cui Dylan ha sempre affermato di credere come e più di una fede?)
Dice infatti:
"Dormirò lassù, è da lì che viene la musica
Non ho bisogno di guide, la strada la conosco già"

Ed afferma di essere sempre il servitore di Dio ("Ricordati che io sono il tuo servitore sia di notte che di giorno")

"Il sole continua a splendere ed il Vento del Nord continua a prendere velocità"

The Sun / The Son ?

Il vento del Nord è un riferimento al Diavolo? Come in 'Sweetheart like you' cantava che "il padrone (il diavolo) non c'è, se n'è andato a Nord, si è lasciato sopraffare dalla vanità" (vedi nota di Alessandro Carrera in Lyrics, p. 1202)
Geremia 1, 14: "Dal Nord si diffonderanno i mali su tutti gli abitanti della Terra" (il "vento del Nord che continua a prendere velocità" i cui effetti vedremo nella finale Ain't Talkin' con quelle scene di desolazione e morte?)

I'll recruit my army from the orphanages / Recluterò i miei soldati negli orfanotrofi (un esercito per la
battaglia dell'Armageddon?)

"Mi alzerò domani mattina per percorrere quella difficile strada
Un bel giorno sarò a fianco del mio Re
Non tradirei mai il tuo amore nè nessun'altra cosa"

A fianco del mio Re = Al fianco del Signore?

La città citata in Thunder on the mountain (I'd like to try somethin' but I'm so far from town - Vorrei
provare qualcosa ma sono così lontano dalla città) potrebbe essere la città di Dio come ipotizzato per la canzone 'Under the red sky' dove tra l'altro si parlava ancora della "Key to the Kingdom", la chiave del regno.

Nel secondo brano, "Spirit on the water", dice:
"You got the key to my brain" (un altro riferimento ad Alicia/Beatrice che ha le "keys" della sua mente? Una donna, quindi l'amore, la salvezza?)

I versi:

I've been trampling through mud
Praying to the powers above
I'm sweating blood
You got a face that begs for love

sono una chiara allusione a Cristo e al suo Calvario (mi sono trascinato nel fango = Cristo che porta la croce e cade lungo la strada per il Calvario ; pregando i poteri in alto = pregando il Padre, Dio ; sudo sangue = come Cristo nel Getsemani).

Però Dylan afferma anche di non poter accedere al Paradiso perchè ha ucciso un uomo lì. Forse un riferimento a Caino?

Caino che Dylan aveva già "citato" in Not dark yet (Sometimes my burden seems more than I can
bear)

I wanna be with you in paradise
And it seems so unfair
I can't go to paradise no more
I killed a man back there

Vorrei essere con te in paradiso
e sembra così ingiusto
Non posso più tornare in paradiso,
ho ucciso un uomo lì

"with you" (con Alicia/Beatrice? la donna salvifica? con Dio ?)

Molti versi di "Spirit on the water" tra l'altro sono ambigui e potrebbero anche non riferirsi ad una donna ma a Dio (Alessandro Carrera parlando di 'I believe in you': "Come altre canzoni del periodo cristiano, potrebbe essere indirizzata sia a Gesù Cristo sia a una donna"; sempre in Lyrics, p. 1193).
In particolare:

Attraverso paesi,
viaggio nel crepuscolo del giorno
Sei sempre nei miei pensieri,
non riesco a starti lontano

Non riesco a spiegare
le fonti di questo dolore nascosto
Hai aperto un varco nel mio cuore,
hai le chiavi della mia mente

La vita senza di te
non significa niente per me
Lo dico chiaramente
questi nodi sono stretti abbastanza da tenere

Ora la tua dolce voce
grida da qualche vecchio tempio familiare

Da Est ad Ovest,
sin da quando è cominciato il mondo
Lo dico davvero,
voglio solo stare con te in ogni modo possibile

Ed anche l'intera "When the deal goes down" può essere letta in questa chiave.

Anche in Rollin' and tumblin' c'è un verso ambiguo se si dà per buona la lettura Sun = Son

I got up this mornin', saw the rising sun return
Well, I got up this mornin', see the rising sun return
Sooner or later, you too shall burn

Mi sono svegliato ed ho visto il sol levante ritornare
Mi sono svegliato ed ho visto il sol levante ritornare
Prima o poi anche tu brucerai

Rising Sun = Sole Nascente ; Rising Son = Il Figlio Risorto ?

Anche Beyond the horizon ha molti versi che sembrano una descrizione paradisiaca:

Oltre l'orizzonte, al di là del sole
alla fine dell'arcobaleno dove la vita è solo all'inizio
Nelle lunghe ore del crepuscolo, più in basso della polvere stellare
Oltre l'orizzonte è facile amare

Corre e corre il mio cuore infelice
sento il bacio dell'angelo
mentre le mie memorie annegano
nella beatitudine dei mortali

Tra l'altro "il bacio dell'angelo" potrebbe essere un riferimento di Dylan all'Arcangelo Michele il quale con il suo esercito nel giorno dell'Armageddon separerà il bene dal male.

"La luce trionferà sulle tenebre: è stato predetto e così sarà. Perchè non partecipare a quell'evento? I figli di Dio che saranno iscritti nel numero di coloro che avranno partecipato al combattimento dell'Arcangelo Michele, il Genio del Sole, questa potenza di Dio tra le più luminose, riceveranno il bacio dell'Angelo del fuoco. Tale bacio non li brucerà ma li illuminerà" (Omraam Mikhaël Aïvanhov).

Nell'ultima canzone Dylan, nella prima e nell'ultima strofa, è nel mistico giardino (il Paradiso?), si rivolge ad una "madam" (Alicia/Beatrice le cui "keys" gli hanno permesso l'accesso?), ma il Giardiniere se n'è andato (Dio? Dio che ha abbandonato l'umanità in "questo stanco mondo di dolore", "tra la pestilenza delle città", in questo "intero mondo colmo di speculazione"? ). Il giardiniere che ha abbandonato il giardino, proprio come qualcuno ha voluto interpretare (sul sito "A lily among thorns") la figura del "man in the moon" in Under the red sky e che un bel giorno se n'era andato?
"E c'era un vecchio (Dio?) che viveva nella luna e che un giorno d'estate passò lì vicino... Un giorno l'uomo nella luna tornò a casa ed il fiume seccò" ?

Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4234) Ciao, volevo segnalare per la vostra ricerca di libri che citino Dylan il libro 'La Danza del Pitone', di
Norman Silver. Il libro è ambientato nel Sudafrica di Nelson Mandela, protagonista è Ruth, una ragazza
bianca che non presta molta importanza agli importanti cambiamenti politici e sociali che si stanno
svolgendo nel suo paese e nel mondo. Grazie a un ragazzo, inizierà ad interessarsi a ciò che le accade
attorno, e una delle chiavi per questo cambiamento sarà proprio la canzone 'The Times They're-a-changing' di Dylan (che inizialmente colpirà Ruth solo 'per la sgradevole voce nasale'...).
Commento su Modern Times: è TROPPO bello! Mi piace più di "Love and theft", più di Time Out Of Mind, insomma, l'adoro! Metto sul podio Workingman's blues, Nettie Moore, When the deal goes down e
Spirit on the Water. Queste sono secondo me i veri capolavori. Le altre, mi dispiace, sono solamente
bellissime...
Sara

Ciao Sara,
grazie per la segnalazione e per il commento (e Ain't Talkin' non la consideri un capolavoro? Strano...)
Aggiorno la nostra lista a fondo pagina.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4235) Paolo Vites mi invia questi versi, fonte (forse) parziale per Bob in Ain't Talkin':

Highway Of Regret

Ain't talking, just walking
Down that highway of regret
Heart's burning, still yearning
For the best girl this poor boy's ever met

I never thought this thing could happen
I never thought you'd be untrue
Or go away with another
And break a heart that worshipped you

It makes no difference where I wander
You never seem to leave my mind
Your face is always there before me
I think about you all the time

Author: na
Version: Stanley Brothers
Notes: Lyrics provided courtesy of Bluegrass Lyrics.Com!


4236) Ciao Michele,
ho pensato molto in questi giorni a Modern Times, e stasera finalmente  mi è  venuta l'ispirazione.
Ti mando una mia recensione (è un po' lunga forse, ma ho visto di peggio. Fai tu, come meglio ritieni. Se vuoi puoi ridimensionarla, nessun problema).
Ciao
Peppe Basile

NOTE SU MODERN TIMES
Disco capolavoro? Bando alle esagerazioni. Un giudizio equilibrato ci imporrebbe prima di scegliere se parlare da  “fans” o da  “critici” - (Peppe Basile)

Avrei voluto scrivere questo commento prima di leggere la miriade di recensioni e articoli che in questi giorni hanno invaso la stampa internazionale e il nostro sito. Ho cercato, infatti, di custodire dentro di me le prime sensazioni che l’ascolto di Modern Times mi ha procurato, di non subire l’influenza dei commenti, delle tante osservazioni che poi mi sono ritrovato a leggere (ma come potevo resistere?). Questo mio tentativo di “blindarmi”, di non lasciarmi condizionare, volevo sostenerlo per cercare di cogliere l’effetto che un disco come questo avrebbe potuto sortire su un pubblico medio, su una vasta platea, non necessariamente dylaniana. Mentre lo esaminavo, già al primissimo ascolto, infatti, sentivo il bisogno di spogliarmi della mia conoscenza dylaniana, della mia “militanza”, perché avvertivo ormai che la mia passione per Dylan, il mio “studio” dei suoi dischi, finiscono talvolta col risultare ingombranti, tanto da impedirmi di esprimere un giudizio distaccato e sereno.
Fateci caso: il nostro approccio a ogni nuovo lavoro di Dylan (parlo di tutti noi frequentatori del sito maggiesfarm) risente moltissimo di ciò che ciascuno si aspetta in relazione ai propri gusti personali, ai dischi più o meno amati, alle varie svolte artistiche di Bob che condividiamo o contestiamo. Il nostro punto di vista, insomma, scusatemi, è spesso “inquinatissimo” da quello stesso bagaglio di conoscenza e passione che se da una parte ci permette di capire Dylan meglio degli altri, al tempo stesso ce lo fa sentire “vecchio”, “ripetitivo” (perché fa delle cose che al nostro orecchio risuonano come note) o “poco originale”.
Dice ad esempio Paolo Vites, nella sua recensione su JAM di settembre, n.129/2006: “Modern Times è Love And Theft seconda parte: è impressionante come, con cinque anni di distanza e con due band diverse, Dylan sia riuscito a ottenere il medesimo sound fotocopia di quel disco”.  E’ un commento che mi colpisce, non tanto per la sua esattezza o erroneità (su cui si può discutere), quanto per la implicita delusione che trapela da quelle parole, dette da un conoscitore profondo che avrà anche gradito Love And Theft a suo tempo, ma che ora si aspettava qualcosa  di più o di diverso.
Ebbene,  proprio da questo tipo di reazione cercavo di prendere le distanze: non volevo farmi sopraffare dalle mie aspettative, dai confronti che mi vengono naturali all’ascolto di ogni nota, di ogni parola, con tutte le composizioni di Bob che mi risuonano in testa (…ahimè, ogni giorno! Stiamo peggiorando! E’ un periodo impegnativo per noi dylaniati, fra dischi, libri, DVD, sei concerti italiani …. insomma troppe sollecitazioni per i nostri già provati neuroni!).
E chi non ha mai sentito Love And Theft, allora, che giudizio avrebbe di questo disco? Preso singolarmente, senza confronti,  che valore artistico esprime, quali sensazioni suscita?
Ho inevitabilmente letto tutti i “nostri” commenti, anche quelli più personali (c’è chi mette in condivisione nel sito i propri sogni, ricordi e vicende specifiche), ma questa non è critica. La critica è l’approccio a un lavoro artistico che prescinde dai nostri gusti personali, dalla nostra mutevole disposizione verso l’artista o lo specifico genere musicale. E in questo tipo di critica ho provato a cimentarmi.
Il primo impatto con Modern Tines mi ha provocato sensazioni di “leggerezza”. Mi è parso subito un disco “leggero”, straordinariamente godibile, accessibile come nessun altro disco della carriera di Bob. Come ha infatti osservato la stampa, è un disco “old time”, dall’ “aria western”, “blues e retrò” (“è il Dylan più blues e retrò che sia mai capitato di incontrare”, dice Kataweb-L’Espresso-Repubblica), ha delle sonorità “vintage”, le sue ballate sono effettivamente “piacevoli e briose quanto il possibile repertorio di tanti mezzi cowboy che suonano music roots di vario tipo nei bar d’America”.
Mi sono dunque lasciato cullare da queste sonorità così curate, così discrete, mai ostiche, proprio come quelle che ci si aspetta in un disco di roots folk destinato a un publico internazionale (perché un disco folk destinato agli amatori duri e puri del mercato interno americano, invece, è ostico eccome!), ma dopo i primi ascolti, dopo il calo dell’effetto sorpresa, mi sono fatto l’idea che il disco è suonato e cantato talmente bene che non ti accorgi (non subito) che la composizione in fondo è abbastanza ordinaria e prevedibile. Ho ripensato improvvisamente a Under A Red Sky, primo disco in cui Dylan sperimentava questa sua voglia di cantare da crooner in modo più disimpegnato, anche nei testi, lasciandosi trasportare dalla sua voglia estemporanea di suonare in libertà con tanti musicisti, vagando tra generi diversi. Fu un album criticato perché considerato carente di “spessore” (a me comunque piaceva). Modern Times è sicuramente diverso, molto più meditato (nel suo percorso di crooner Bob ha ormai rifinito il concetto che stava già coltivando allora: in Under A Red Sky, però, lo faceva in modo dispersivo, complice forse una produzione  caotica, con troppi artisti da gestire e poca concentrazione sul progetto artistico complessivo che finì col risultare disomogeneo). Ho pensato, insomma, a un approccio simile da parte di Bob: che altro senso può avere,  infatti, riproporre uno standard trito e ritrito come “Rollin’ And Tumblin’”  se non quello di voler suonare e cantare da crooner in libertà,  senza altre pretese? (Il brano in questione lo interpretò anche Eric Clapton nel suo celebre Unplugged del 1992).
La stessa impressione l’ho ricavata da “Someday Baby” e “The Levee’s Gonna Break”, brani piacevolissimi, sia chiaro (nel disco non c’è un solo momento che non sia gradevole e conciliante), ma privi di quella nota di originalità compositiva che normalmente ci si attende da Bob. Sono dei brani standard, divertenti, briosi, felici, con sonorità levigate, facili da digerire, ma che scorrono come un sottofondo discreto, non ti inchiodano alla sedia come una composizione tipica di Bob.
L’apertura del disco, con “Thunder In The Mountain”, anch’essa accattivante, coinvolgente come sonorità, rimane anch’essa ancorata a questo concetto di folk western che scorre come una colonna sonora leggera. E “Spirit On The Water”, il secondo brano, prosegue su questa linea: gradevolissimo, dolce, “indulgente”, dicono alcuni (si parla di “suoni carezzevoli che s´intrecciano in un caloroso abbraccio swingato che avvolge questo nuovo disco dall´inizio alla fine”), “struggente”. Tutto vero.
I fans più esistenzialisti trovano comunque il Dylan che amano di più, cioè quello “di peso”, quello cantautorale, profondo e intimo nella sostanza,  non solo suggestivo nelle sonorità. Ha ragione Michele quando dice che “sono tre i capolavori del disco” : siamo tutti d’accordo, Workingsman’s Blues 2 è una ballata che ci porteremo dentro per un bel po’ di tempo, Nettie Moore è un brano di composizione assolutamente originale e complessa (più della stessa Workingsman, che invece scorre su un motivo più facile, accessibile, il tipico brano che arriva facilmente ai cuori di tutti, anche della gente comune meno incline alle cripticità dylaniane), e  Ain’t Talkin’ si staglia come il punto di vertice compositivo del disco e compensa col suo spessore la leggerezza dell’intero lavoro.
E’ un disco che venderà come nessun altro nella carriera di Bob, e le premesse ci sono tutte (stiamo assistendo alla conquista del primo posto in tutto il mondo in pochi giorni) … ma siamo oggettivi: anche certe critiche avventate hanno un fondo di verità. “E’ una rifrittura che mangi finchè calda, ma presto si fa callosa”, dice sempre Kataweb: senz’altro esagera. Ma dobbiamo rifuggire dalle esagerazioni anche noi. Il capolavoro è qualcosa di diverso. E se i capolavori di Bob non sono sempre finiti nelle top ten delle charts internazionali un po’ sarà anche questione di marketing, di fama costruita in questi anni col Never Ending Tour, DVD, biografia e pubblicazioni (Michele, perché dobbiamo negarlo?). Nella vita di un artista c’è anche questo, c’è il momento della raccolta dei frutti sull’onda di un apprezzamento generale che si costruisce anche su fattori esterni al disco. Il Tour di Bob è stata un’onda lunga che ha riportato il pubblico dalla sua parte, è notoriamente lo spettacolo più apprezzato al mondo, nonostante le scalette prevedibili, i musicisti non sempre brillanti sul palco, nonostante la voce e tutte le altre variabili di cui quotidianamente discutiamo. E’ chiaro che dopo una biografia di quella portata, dopo tanti show in piazze gremite in tutto il mondo, il pubblico avrebbe comprato il disco nella prima settimana proiettandolo su numeri da record. L’immagine di Bob è alle stelle da diversi anni, anche se in modo differente rispetto agli anni della celebrità massima. Quando sei a questi livelli di popolarità e di stima diffusa, è chiaro che il disco va forte (sarebbe andato fortissimo anche senza Nettie Moore, che è un brano fantastico, un vero brano folk ai massimi livelli).
Dobbiamo essere obiettivi. Lo spessore di questo disco non consente di avvicinarlo ai capolavori (“Oh Mercy” è un capolavoro, ha raggiunto dei vertici della composizione, è un disco pazzesco, perfino troppo grande; “Time Out Of Mind” è un capolavoro, un disco completo fatto di suoni fantastici ma anche di profondità compositive, “Highlands” è superiore alla Ain’t Talkin’ di oggi che pure è giusto celebrare; “Standin’ in The Doorway” è un macigno rispetto alla pur “struggente” Workingsman’ di oggi, “Love Sick” è una bomba di folk-rock , “Dirt Road Blues” è devastante, “Not Dark Yet”, “Cold Irons Bound”, ma la stessa “To Make You Feel My Love”, sono brani di una potenza che Modern Times non sfiora neppure).
Diciamo allora che Modern Times è un lavoro splendido, è un lavoro straordinariamente godibile, che finalmente arriverà sino a quel pubblico easy listening che non è mai riuscito a digerire un artista tante volte ostico, perché universale, sì, ma non al primo ascolto (come McCartney che con una “Yesterday” arrivava subito al cuore di un’umanità intera, indipendentemente dalle diverse capacità culturali e recettive di ciascuno). Dylan è sempre stato considerato (da noi per primi) un artista di difficile fruibilità, talvolta troppo intellettuale, troppo avanti, troppo evoluto per far breccia in un pubblico generalista.
Questo disco riuscirà come nessun altro prima d’ora a dare al mondo una versione del folk nell’accezione più ampia di  musica “popolare” e in questo, le sonorità western più standard agevoleranno l’impresa, specie laddove il gusto musicale “americano” è meno radicato, come anche da noi in Italia. Ci riuscirà anche per la sua deliberata omogeneità stilistica, per quel cantare quasi sussurrato che non disturba, quel suonare soffuso che rende diverso questo disco rispetto al precedente  “Love And Theft” del 2001: quello era un disco più caleidoscopico, aveva una ritmica variabile (dal rockabilly al lounge jazz, dal rock di Honest With Me – qui del tutto assente – alla folk ballad di “Mississippi”), una vitalità diversa. Per questo motivo fu un disco che ha finito con accontentare alcuni e scontentare altri (c’è chi non gradisce le sonorità lounge jazz, chi non sopporta un rockabilly un po’ di maniera e che alla fine stanca … leggete Elio Rooster, che dice “non se ne può più di Summer Days”, etc.). Anche questo disco, forse, tra qualche anno, ci sembrerà un po’ di maniera, forse dopo le prossime tournee, in cui vedremo la resa di questi brani sul palco.
Va  detto, infine, e per concludere, che le classifiche oggi non rispecchiano affatto i valori artistici in campo. Ho visto la classifica americana di Billboard, quella in cui Bob è al primo posto. Onore a Bob, ma vi prego, leggete i 40 nomi che ci sono sotto. Non c’è un artista decente nemmeno a pagarlo oro. Una pena. Quando uscivano i dischi folk (i “capolavori”, penso a “Subterrean Homesick Blues”, a “John Wesley Harding”, le classifiche dell’epoca erano da far impallidire qualsiasi produttore e artista e anche quei capolavori avrebbero fatto  fatica a imporsi in sette giorni, come è accaduto oggi a Modern Times). Di fronte a un parametro così dubbio e squalificante come sono le classifiche di oggi, non ci conviene esultare troppo: quei capolavori restavano tali pur non riuscendo a scalare le Top Ten; quelli di oggi non lo sono per il fatto di essere in cima.
Onore a Bob, comunque, e godiamoci, come sia, un disco che è senz’altro da vivere, anche se non ci cambierà la vita.

Ciao Peppe,
e grazie per la tua recensione che ovviamente non condivido affatto :o) (a proposito ancora un grazie sentito pubblicamente per le splendide foto di Bob che ci hai inviato).
Rispondo alle parti in cui mi chiami in causa e commento alcune frasi che riporti con cui sono in totale disaccordo:

Il capolavoro è qualcosa di diverso. E se i capolavori di Bob non sono sempre finiti nelle top ten delle charts internazionali un po’ sarà anche questione di marketing, di fama costruita in questi anni col Never Ending Tour, DVD, biografia e pubblicazioni (Michele, perché dobbiamo negarlo?).

Scusa se mi permetto ma è assolutamente falso.
Blood on the tracks, Planet Waves e Desire sono arrivati al 1° posto. John Wesley Harding al 2°. Nashville Skyline, Highway 61 revisited, Before the Flood, Slow Train Coming al 3°. "Love and theft" al 5°. Bringing it all back home e Blonde on blonde al 6°. Time out of mind, New Morning e i Basement Tapes al 7°, Bob Dylan's Greatest Hits al 10°.
E spero che non mi contesterai che Blood on the tracks, Planet Waves, Desire, John Wesley Harding, Highway 61 Revisited, Slow Train Coming, "Love and theft", Bringing it all back home, Blonde on blonde, Time out of mind, Basement Tapes e Bob Dylan's Greatest Hits non sono dei capolavori o in alcuni casi dei grandissimi dischi? Quindi - in my holy opinion, come dicono gli americani - che tu non consideri Modern Times un grandissimo disco è un conto, dire che i grandissimi dischi di Bob non sono arrivati nella top ten è un altro, perchè i dati parlano chiaro, ci sono arrivati praticamente tutti.
Oppure, torniamo al discorso che facevo su per Alessandro: per tutti vale la regola che sono grandissimi dischi ed è giusto che siano entrati nella top ten, mentre per MT vale quella per cui è nella top ten per il "marketing, il Neverending tour, la biografia e le pubblicazioni (e i complotti :o) )"... Mi sembra che non stia proprio in piedi, scusa la franchezza.
Altrimenti il discorso strumentale si può applicare praticamente ad ogni disco, volendo:
- Desire è entrato nella top ten per il can can sul caso Hurricane e tutto il battage pubblicitario derivante dalla RTR.
- Time out of mind perchè era il primo disco di inediti dopo secoli di silenzio e tutti l'hanno preso per curiosità e per vedere cosa ci riservava Bob (e oltre tutto Time out of mind ebbe moltissima pubblicità... forse te lo sei scordato... fu definito un capolavoro un mese prima che uscisse... tutti i giornali ne parlavano... c'era un'attesa spasmodica per il ritorno di Bob Dylan che oltretutto aveva appena rischiato di morire... più pubblicità di quella!!! e per di più doveva pure suonare davanti al Papa!!!!! Secondo la tua tesi su Modern Times allora Time out of mind era un dischetto da due soldi che ha avuto successo grazie a tutti questi fattori pubblicitari... Siccome per Time out of mind giustamente non ti sogneresti mai di affermarlo non capisco perchè per Modern Times dovrebbe invece essere automatico il pensarlo).
- Blonde on blonde perchè è chiaro, trascinato dal successo di H61 che era un capolavoro vuoi che non entrasse nella top ten?...
- Slow train coming... beh è chiaro con tutta la pubblicità della conversione al Cristianesimo, tutte le polemiche e tutte le chiacchiere sull'ebreo apostata!!!...
- Before the flood... beh è chiaro, si è rimesso con The Band, hanno fatto un tour superstrombazzato e con tutta la pubblicità che ne è derivata, biglietti esauriti due anni prima, è chiaro che tutti hanno comprato il disco, e poi vuoi mettere... era il primo live di Dylan e poi cazzo! tornava a suonare con la sua band mitica degli anni '60!!! Come si fa a non comprare un disco così!!!?...
- Highway 61... beh è chiaro con tutta la pubblicità che è derivata dalla svolta elettrica, dal Dylan traditore del folk e delle canzoni di protesta, tutti l'hanno comprato di conseguenza...
Possibile che si debba sempre mettere in dubbio il successo di un disco di Dylan? Non è più semplice ed onesto, ripeto e lo ripeterò alla nausea, prendere in considerazione che MT è primo (anche) perchè è un grande disco?
Inoltre io non nego che quelle cose che citi possano essere una componente del successo (ma se lo sono per MT lo sono per tutti i dischi di Bob, allora!), ma nego - come scrivono i "dotti" di cui sopra - che queste cose significhino automaticamente che il disco non ha valore. E' diverso, credo.
La verità è che "il marketing", la "fama costruita", e le "pubblicazioni" Dylan le ha sempre avute, ma quando faceva un disco brutto non c'era marketing che tenesse... Il disco era un flop.

Il Tour di Bob è stata un’onda lunga che ha riportato il pubblico dalla sua parte, è notoriamente lo spettacolo più apprezzato al mondo

Scusami ancora sinceramente la franchezza un po' rude e non me ne volere per questo ma anche questa mi sembra che non stia assolutamente in piedi. Se pensiamo a tutte le critiche mosse alla band di Bob degli ultimi anni, musicisti definiti dei dilettanti, assoli definiti orrendi e/o scolastici, alla voce da uomo lupo, all'upsinging, al Dylan catarroso, vecchio, stonato, con l'artrite, che non si regge in piedi, un vecchio rudere, agli arrangiamenti stravolti, alle canzoni irriconoscibili, alle scalette sempre uguali, ad una attività live definita routinaria e sbilenca, addirittura indecente, alla gente che addirittura dice che si è "risparmiato pistoia 2006 anche se l'avevo a un tiro di schioppo" (Francesco nella mail precedente), ai "musicisti privi di un minimo di personalità musicale e adatti a suonare in un baretto di provincia", al fatto che (orrore!) Dylan non suona più la chitarra, che suona la tastiera come fosse un giocattolo Bontempi per bambini e chi più ne ha più ne metta, mi sembra che MT non doveva arrivare nemmeno nella top 100. Altro che onda lunga in chiave positiva. In chiave negativissima direi io. Funerea.

Quando sei a questi livelli di popolarità e di stima diffusa, è chiaro che il disco va forte

Anche qui il discorso non regge, a mio modesto avviso. La popolarità di Bob era alle stelle nel 1964 dopo Freewheelin' e The times they are a-changin' eppure Another Side of Bob Dylan è arrivato solo 43° in classifica. Spero non mi dirai che il Dylan di quel periodo, il profeta che mostrava la strada, il poeta della canzone amato dai poeti, il genio, il portavoce di una generazione non fosse al culmine della fama?

“E’ una rifrittura che mangi finchè calda, ma presto si fa callosa”, dice sempre Kataweb

Accidenti che profeti che sono! Il disco è uscito da due settimane e loro già sanno che si farà callosa! Ammazza! Altro che Nostradamus... Magari dovrebbero aspettare almeno un paio di anni per vedere se sarà davvero così! O no? Se poi tra due anni tutti saremo qui a dire che Workingman's Blues, Nettie Moore, Ain't Talkin', Spirit on the water, When the deal goes down e Thunder on the mountain sono tra le più belle canzoni di Bob, e che almeno tre di queste sono dei capolavori assoluti, chi glielo va a dire a quelli di kataweb? Ma già, allora chi se ne ricorderà più? (aspetta, chi è che stroncò Desire e poi anni dopo disse che aveva sbagliato completamente giudizio e che era un grande disco? :o) )...

Lo spessore di questo disco non consente di avvicinarlo ai capolavori

Beh, questa naturalmente è invece una tua opinione rispettabilissima, come lo è naturalmente quella di coloro che (e mi metto nel gruppo) la pensano al contrario.
Nello specifico comunque, per restare nel solco del paragone che tu fai scegliendo simbolicamente Time out of mind come "pietra" ecco il mio pensiero:

“Highlands” è superiore a Ain’t Talkin’

Io invece reputo Ain't Talkin' superiore ad Highlands, per atmosfera, per prova vocale di Bob, per il testo assolutamente superiore, più profondo, più magico, di maggior spessore. Musicalmente poi non c'è proprio nemmeno da paragonarle secondo me, Ain't Talkin' e due/tre giri di pista avanti. E stiamo parlando di un brano eccezionale come Highlands, quindi immagina per me a che livello è Ain't talkin'...

“Standin’ in The Doorway” è un macigno rispetto alla pur “struggente” Workingsman’

Le trovo due grandi canzoni ma la seconda per me è decisamente superiore.
“Love Sick” la metterei quanto meno a livello di "Nettie Moore". "Dirt road blues" non mi sembra superiore a "Rollin' and tumblin'". “Not Dark Yet” è superiore a "When the deal goes down" ma non mi sembra che la seconda sia anni luce dietro. “Cold Irons Bound” è stupenda e “To Make You Feel My Love” è bellissima ma non direi che "ha una potenza che Modern Times non sfiora neppure".
In conclusione a mio avviso Time out of mind e Modern times sono due grandi dischi, differenti in molte cose per atmosfere, per contenuti e sound, e simili per altre. Modern times è decisamente più vario e piacevole da ascoltare, però.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4237) Ciao Michele,
qualche osservazione su Modern Times.
Innanzi tutto concordo con il lettore che la volta scorsa giudicava il disco il capolavoro di Jack Frost. Direi che se già con "Love and Theft" Bob aveva dimostrato una grande capacità anche nel ruolo di produttore, con questo MT è andato ben oltre.
Il disco è incredibilmente solido, equilibrato e perfetto in ogni sua parte, sia quella vocale, sia quella musicale (con una unità di fondo determinata dai suoni piacevolmente antichi che già avevano caratterizzato Time out of mind e "Love and Theft" e che qui raggiungono l'apice della "distillazione"), sia quella contenutistica, con un preciso equilibrio tra le tematiche legate all'amore, al sociale, al divino che alla fine ne fanno un concept album sull'esistenza dell'uomo (e dell'uomo-Dylan nei suoi Modern Times?).
Modern Times è un disco profondo, che fa pensare, che fa riflettere su quei temi che da sempre sono alla base di tutte le più grandi opere di Dylan. Uno sguardo sul mondo contemporaneo con un chiaro rimpianto di quello dei Modern Times dylaniani, in perfetta coerenza con quello che già traspariva in L&T. Modern Times non mi sembra un disco fatto di canzoni, ma un disco di atmosfere e di temi, tanto che Bob avrebbe potuto metterle in un romanzo, un romanzo in cui ci raccontava la storia di Nettie Moore, del suo viaggio nel Tennessee alla ricerca di Alicia Keys, spiegandoci perchè gli era venuto da piangere al pensiero della ragazza, di quel collegamento tra il luogo di nascita di Alicia (Hell's Kitchen) ed il posto in cui viveva Bob quando la ragazza è nata, la storia del lavoratore che "...is sailin' on back, ready for the long haul / Tossed by the winds and the seas...", la storia incantata del suo viaggio nel mistico giardino, della signora, del giardiniere, di Lost John, dell'esercito di orfani, della gente per strada con appena la pelle sulle ossa mentre la diga sta per cedere, delle signore di Washington che scappano dalla città...
E' straordinario il susseguirsi dei versi (MT ha alcuni tra i testi migliori di tutta la sua carriera secondo me) tra il disilluso e l'ironico, come uno sguardo disincantato e purtroppo spesso privo di speranza sul mondo contemporaneo.
Direi che qui Bob è ancor più filosofo di sempre, meno profeta tranne in alcuni passaggi.
Insomma un disco che è per me uno scrigno ricchissimo di musiche e di temi che sono antichi ma vivono nel presente, pulsano di vita e risultano molto più ispirate della maggior parte delle "liriche" moderne.
Già, le musiche. Non vorrei sbilanciarmi troppo, ma dopo numerosi ascolti mi sembra che MT contenga alcune delle migliori cose mai realizzate da Bob a livello musicale, a partire dall'irresistibile swing di Spirit on the water, fino al dolce crooning di Beyond the horizon. A proposito di Beyond the horizon vorrei replicare al lettore che scriveva che "fortunatamente" Paolo Conte non ha mai scritto un pezzo come quello. Beh, è vero. Ha scritto di molto peggio.
Modern times è un disco molto ispirato sia musicalmente che letterariamente parlando in cui Ain't talkin' costituisce la gemma più luminosa nonchè l'apocalittico finale degno di un album di questo calibro. Sono d'accordo con chi (non ricordo chi esattamente, forse Patti Smith) ha detto che ascoltando il brano ti sembra di camminare al fianco di Dylan che ti sussurra i suoi pensieri più profondi. E' un brano davvero magico e una delle melodie più belle di Bob. Un brano che, se Bob lo avesse scritto prima, avrei visto benissimo in Masked and anonymous, magari nella scena della morte del Presidente o come brano finale del film.
Ciao
Luca

Ciao Luca,
non dirò che sono d'accordo con te perchè è troppo prevedibile :o) quindi mi limiterò a sottolineare che in effetti Ain't Talkin' ci sarebbe stata a pennello in Masked and anonymous. Ottima osservazione.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4238) Ciao Michele,
quante belle notizie!

Per me la più bella, sembrerà strano, è il Premio Tenco 2006 a Willy DeVille.
E' un riconoscimento prestigioso ad una carriera straordinariamente sottovalutata.
Ma non è questa la sede per parlarne... qui si parla di Bob.

E allora parlo di Bob, perché ne sento parlare TROPPO bene... Primo in classifica... per me vale come premio alla carriera, senza dubbio.
Ma non per Modern Times, che reputo un disco musicalmente irrilevante se non fosse per i testi superlativi. Però a me non bastano i testi per fare un buon disco.
In un altro messaggio parlavo di "Cross the Green Mountain"... beh per me quella canzone da sola vale 10 volte tutto Modern Times e meriterebbe da sola il Nobel.

Cosa sta facendo Bob? Per me è chiaro... sta pagando i suoi debiti.

E' nell'età in cui si deve restituire al mondo tutta l'energia e la bellezza  che in gioventù si è "rubata". Quindi, intanto ha restituito sé stesso: No  Direction Home, Chronicles, Lyrics, Scrapbook, Victoria Street, film biografici, interviste etc... Stiamo finalmente ricostruendo l'immagine completa di un artista sfuggente per antonomasia.

Ma sta anche restituendo ciò che LUI AVEVA CANCELLATO, cioè la musica leggera e popolare americana.
Perché parliamoci chiaro, da Like a Rolling Stone in poi tutto ciò che era prima era diventato vecchiume, carta da macero.
Allora che fa Bob? Si mette a lavorare e ti assembla un programma radiofonico mondiale per ridare dignità a quanto lui aveva declassato. Theme Time Hour è il vero capolavoro odierno di Bob, dal suo punto di vista, e Modern Times non è altro che un modo per dire: "Mi piacerebbe se qualche mia canzone passasse per quel programma radio :-)". Bob sta restituendo LEGGEREZZA alla musica popolare, quella
leggerezza che lui aveva cancellato, quando scavò con suoni e parole nelle nostre anime tormentate. Invece oggi vuole restituire la musica come celebrazione della vita normale: il papà, la mamma, il matrimonio, il divorzio, l'estate, le automobili, gli amici, l'alcol, la prigione, la bibbia, il tempo, i cani, i ricchi e i poveri, i fiori etc..., Bob  restituisce al mondo i luoghi comuni che aveva distrutto.

Sta facendo un'operazione culturale SAGACE ma a mio parere piuttosto DISCUTIBILE. Forse ha ragione, ma è proprio vero che "i vecchi tempi erano migliori" ? Insomma il vecchio non me la conta giusta. Allora io preferisco tornare a Time Out Of Mind, che avevo troppo sottovalutato quando uscì...
oggi mi appare come l'ultimo disco PESANTE di Bob, di quelli difficili da digerire, che magari non va primo in classifica ma poi vince il Grammy.
Uno di quei dischi che apprezzi dopo averlo sentito 5-10 volte.

Insomma io non voglio che Bob Dylan diventi il Frank Sinatra del 2000!

Bruno "Jackass"

Ciao Bruno
e grazie per il tuo commento su cui sinceramente non sono d'accordo, però.
Avendo comunque espresso numerose volte il mio pensiero su MT non mi dilungherò ulteriormente, se non per dire che per me musicalmente è uno dei dischi migliori di Bob e sinceramente non so cosa possa essere rilevante o irrilevante. In che senso?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4239) Ciao Michele
come va? Non scrivo da un bel po' di tempo (impegni di studio... sto per laurearmi!) ma non potevo esimermi dopo l'uscita di Modern Times.. Già Bob fa un disco ogni cinque anni, quindi se perdevo anche questa occasione... :) Ho acquistato MT a Verona, la mia città, il giorno stesso dell'uscita... Pensa che sono riuscita a resistere alla tentazione di ascoltare in anteprima il disco. In realtà mi ero persa i 30 secondi che erano stati messi per un po' sul sito ufficiale della sony, ma poi un mio amico ha scaricato l'intero album credo da emule ma io ho rifiutato di ascoltarlo.. Dunque quando ho scartato il cd pensa che non sapevo nemmeno i titoli (li avevo letti solo una volta alla veloce su MF ma poi non avevo più seguito niente e me li ero praticamente dimenticati).
Sono arrivata a casa e nella pace e nel silenzio (erano le 3 di pomeriggio) mi sono gustata le dieci canzoni una dietro l'altra però con i testi davanti che ho stampato da MF, perchè secondo me un disco di Bob va ascoltato leggendo le parole per gustare appieno le canzoni; mi sembra che Alessandro Carrera lo avesse detto di recente da qualche parte su MF, ed io condivido in pieno.
Si riesce a capire molto di più della canzone, anche a livello musicale, se si segue la voce di Bob con un occhio ai versi che scorrono.
Al primo ascolto il disco mi è sembrato subito decisamente bello, e nella mia mente si sono subito incasellate 4 canzoni, forse le più orecchiabili, non so, comunque mi sono rimaste subito impresse: When the deal goes down, Workingman blues, Thunder on the mountain e Spirit on the water.
Il giorno dopo ho rimesso su il disco per vedere al secondo ascolto se il gradimento andava su o giù. Più o meno ho avuto la stessa impressione della prima volta se non che Nettie Moore è balzata subito in vetta tra le mie preferite (si vede che aveva bisogno di almeno due ascolti). Dopo un terzo e quarto ascolto lo stesso giorno mi sono resa conto della realtà: MT è straordinario. Il disco migliore di Bob degli ultimi 15/20 anni. Diciamo da Oh Mercy. A me L&T era piaciuto molto, forse un po' meno di TOOM, anche se di pochissimo, ma non mi sarei mai aspettata che a 65 anni Bob sfornasse un disco ancora superiore.
Di seguito voglio elencarti le mie preferite e fare una cosa che finora nessuno ha fatto e anzi invito a farlo cioè segnalare i versi migliori di ogni singola canzone ed in generale del disco.
Trovo che Workingman blues sia il pezzo migliore del disco, una musica assolutamente fantastica (già mi immagino dal vivo quando Bob farà: "sing a little bit of this workingmaaaaaaaaaan blueeeeessss" il boato del pubblico... !!!!! sarà una roba da brividi nella schiena, già lo so, da lacrime che sgorgano). Il testo mi dà veramente delle sensazioni indescrivibili, qui mi sembra il Dylan migliore, quello dei grandi capolavori degli anni 60 o 70... La mia strofa preferita è
Now the place is ringed with countless foes
Some of them may be deaf and dumb
No man, no woman knows
The hour that sorrow will come
In the dark I hear the night birds call
I can feel a lover's breath
I sleep in the kitchen with my feet in the hall
Sleep is like a temporary death

che trovo davvero fantastica. Una delle migliori mai scritte da Bob.
Il secondo capolavoro del disco, so che andrò controcorrente, ma secondo me è Spirit on the water, con quel testo enigmatico ma affascinante, quella musica che fa sognare e che ti trasporta in un altro mondo, traveling by land through the dawn of day...
Mi piace molto la strofa che, penso l'abbia notato anche tu, mi sembra un po' in stile Shelter from the storm con la similitudine con Cristo:

I've been trampling through mud
Praying to the powers above
I'm sweating blood
You got a face that begs for love

Comunque il verso migliore della canzone (e uno dei più belli del disco) è quello straordinario/geniale/ironico che solo Dylan poteva pensare:

I'm as pale as a ghost
Holding a blossom on a stem
You ever seen a ghost? No
But you have heard of them

Il terzo capolavoro del disco secondo me è Nettie Moore e qui non ho dubbi ovviamente, la palma va al ritornello sublime... uno dei migliori di sempre:

Oh, I miss you, Nettie Moore
And my happiness is o'r
Winter's gone, the river's on the rise
I loved you then, and ever shall
But there's no one here left to tell
The world has gone black before my eyes

Poi metterei in classifica When the deal goes down, con quel senso di morte e quei versi che sembrano venire da TOOM. I miei preferiti:

Well, I picked up a rose and it poked through my clothes
I followed the winding stream
I heard the deafening noise, I felt transient joys
I know they're not what they seem
In this earthly domain, full of disappointment and pain
You'll never see me frown

il modo in cui Bob pronuncia "In this earthly domaaaaaaaaain, full of disappointment and paaaain". Dio! E' grandissimo!
Poi metterei a pari merito Thunder on the mountain e Ain't talkin, per motivi differenti essendo brani diversissimi ma entrambi nel loro campo delle gemme preziose. La prima nel filone ballata veloce e rockeggiante dal testo che più dylaniano non si può.
La seconda nel filone dark ballad in stile Oh mercy.

Della prima adoro due strofe, e qui non ho proprio dubbi: la strofa di Alicia Keys, assolutamente straordinaria, anche per il modo in cui Bob la canta (avete notato che a differenza delle altre, Bob prima rallenta all'inizio e poi accelera improvvisamente - "When she was born..." - con quel suo fraseggio inimitabile?)

I was thinkin' 'bout Alicia Keys, couldn't keep from crying
When she was born in Hell's Kitchen, I was living down the line
I'm wondering where in the world Alicia Keys could be
I been looking for her even clear through Tennessee

La progressione è fantastica, e il modo in cui dice "down the line"....?  Meraviglia.

Il secondo verso eccezionale di questo brano è

I got the porkchops, she got the pie
She ain't no angel and neither am I
Shame on your greed, shame on your wicked schemes
I'll say this, I don't give a damn about your dreams

Il modo in cui dice "Shhhhhame on your greed... Shhhhhame on your wicked sssschemessss". Unico.

Di Ain't talkin segnalo due strofe. La prima

As I walked out in the mystic garden
On a hot summer day, a hot summer lawn
Excuse me, ma'am, I beg your pardon
There's no one here, the gardener is gone

Mi dà veramente un senso di mistico, di sospeso, di sovrannaturale (tra l'altro a me questa canzone all'inizio ricorda un sacco As i went out one morning) soprattutto con quel "Excuse me madam" che sembra venire da un altro mondo. Ma il capolavoro del disco è la strofa successiva:

Ain't talkin', just walkin'
Up the road, around the bend.
Heart burnin', still yearnin'
In the last outback at the world's end.

e in particolare il verso finale. Come Bob crea la sospensione e poi sibila come in un giudizio universale: "at the wooorld's end".
Mi fa venire i brividi ogni volta. Secondo me il più grande finale di un disco di Bob insieme a Sad Eyed Lady.

Poi viene Beyond the horizon che all'inizio (e per i primi quattro o cinque ascolti) era quella che non mi convinceva molto.
Invece mi sono poi ricreduta e ne ho apprezzato molte cose e non ultima la prova vocale di Bob.
Il verso preferito? Eccolo, senza dubbi!:

My wretched heart is pounding
I felt an angel's kiss
My memories are drowning
In mortal bliss

Concludo con i versi (che mi hanno soprattutto divertito) da Someday Baby, Rollin' and tumblin' e Leeve's gonna break che sono le tre canzoni che mi hanno colpito di meno pur essendo mediamente degli eccellenti brani:

SB:
When I was young, driving was my crave
You drive me so hard, almost to the grave
Someday baby, you ain't gonna worry po' me any more

R&T:
I got up this mornin', saw the rising sun return
Well, I got up this mornin', see the rising sun return
Sooner or later, you too shall burn

LGB:
If it keep on rainin', the levee gonna break
If it keep on rainin', the levee gonna break
Everybody saying this is a day only the Lord could make

Che ne pensi tu?

Ciao
Serena

Ciao Serena,
mmm... che fai? Provochi? OK allora, visto che in effetti su MF ancora nessuno aveva fatto una cosa così scientifica la faccio anche io anche se sarò costretto a ripetere un po' dei versi che citi tu visto che abbiamo una certa identità di vedute (a proposito sei già sposata/fidanzata/accompagnata ? :o) )
Lavoro non facile per me che considero MT uno dei dischi con i testi migliori mai scritti da Dylan.
Partiamo (naturalmente la scelta a volte è dettata dalla poeticità dei versi, altre volte dall'ironia, altre dal modo in cui Bob li canta, altre dall'originalità, a volte dall'insieme di tutte e quattro le cose):

THUNDER ON THE MOUNTAIN

I was thinkin' 'bout Alicia Keys, couldn't keep from crying
When she was born in Hell's Kitchen, I was living down the line
I'm wondering where in the world Alicia Keys could be
I been looking for her even clear through Tennessee

ma anche:

Gonna raise me an army, some tough sons of bitches
I'll recruit my army from the orphanages
I been to St. Herman's church, said my religious vows
I've sucked the milk out of a thousand cows

SPIRIT ON THE WATER

diecimila volte:

I'm as pale as a ghost
Holding a blossom on a stem
You ever seen a ghost? No
But you have heard of them

ma anche:

I wanna be with you in paradise
And it seems so unfair
I can't go to paradise no more
I killed a man back there

ROLLIN' AND TUMBLIN'

soprattutto per il fraseggio:

The landscape is glowin', gleamin' in the golden light of day
The landscape is glowin', gleamin' in the golden light of day
I ain't holdin' nothin' back now, I ain't standin' in anybody's way

e confermo:

I got up this mornin', saw the rising sun return
Well, I got up this mornin', see the rising sun return
Sooner or later, you too shall burn

WHEN THE DEAL GOES DOWN

senza dubbio:

We eat and we drink, we feel and we think
Far down the street we stray
I laugh and I cry and I'm haunted by
Things I never meant nor wished to say
The midnight rain follows the train
We all wear the same thorny crown
Soul to soul, our shadows roll
And I'll be with you when the deal goes down

con quel "midnight raaaaaaaain" che sarà un altro di quelli che susciterà il boato dal vivo, come dici tu

SOMEDAY BABY

qualsiasi cosa voglia dire :o) :

Well, I don't want to brag, but I'm gonna wring your neck
When all else fails I'll make it a matter of self respect
Someday baby, you ain't gonna worry po' me any more

WORKINGMAN'S BLUES #2

ehm... non vale citare la canzone nella sua interezza...? No? Vabbè, allora, per la totalità delle quattro cose citate su:

Now they worry and they hurry and they fuss and they fret
They waste your nights and days
Them I will forget
But you I'll remember always
Old memories of you to me have clung
You've wounded me with your words
Gonna have to straighten out your tongue
It's all true, everything you've heard

BEYOND THE HORIZON

Beyond the horizon, 'neath crimson skies
In the soft light of morning I'll follow you with my eyes
Through countries and kingdoms and temples of stone
Beyond the horizon right down to the bone

NETTIE MOORE

a parte il ritornello (troppo facile da citare):

I'm the oldest son of a crazy man,
I'm in a cowboy band
Got a pile of sins to pay for and I ain't got time to hide
I'd walk through a blazing fire, baby, if I knew you was on the other side

ma anche:

I've gone where the Southern crosses The Yellow Dog
Get away from these demagogues
And these bad luck women stick like glue
It's either one or the other or neither of the two

THE LEVEE'S GONNA BREAK

I woke up this morning, butter and eggs in my bed
I woke up this morning, butter and eggs in my bed
I ain't got enough room to even raise my head.

AIN'T TALKIN'

They will crush you with wealth and power
Every waking moment you could crack
I'll make the most of one last extra hour
I'll revenge my father's death then I'll step back

e la strofa finale che hai citato.

Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4240) Ciao Michele,

ti segnalo una band, credo americana, poco conosciuta ma davvero brava, i Dave's True Story.
E' formata dalla leader Kelly Eyrich accompagnata da David Cantor, Steve Cardenas, Michael Ross, Carmen Yates, Jeff Eyrich, Rich Zukor e Michael Ross.
Dopo una serie di albums di ottima fattura (ma in Italia non hanno avuto un gran riscontro commerciale, forse non saranno nemmeno tanto conosciuti), hanno pubblicato nel 2005 un album dedicato a Bob Dylan.
Si intitola:

DAVE'S TRUE STORY
"SIMPLE TWIST OF FATE - DTS DOES DYLAN"
Anno: 2005
Label: BeBop Records BPO-1016

In realtà doveva essere un mini-album perché contiene 7 canzoni di Bob Dylan, più una bonus track scritta da Kelly Eyrich. Ma sono state aggiunte delle versioni "edit" e "mix" (ma non sono da paragonare con brani house).
Gli arrangiamenti sono jazzati e cantautorali, con un sound fresco, attuale e per nulla banale.
Ecco l'elenco:

01. SIMPLE TWIST OF FATE
02. YOU'RE A BIG GIRL NOW
03. JUST LIKE A WOMAN
04. I WANT YOU
05. IF DOGS RUN FREE
06. IT'S ALL OVER NOW BABY BLUE
07. YOU'RE A BIG GIRL NOW (alternative mix)
08. JUST LIKE TOM THUMBS BLUES
09. SIMPLE TWIST OF FATE (radio edit)
10. YOU'RE A BIG GIRL NOW (radio edit)
11. IT'S ALL OVER NOW BABY BLUE (radio edit)

Bonus track:
12. BLOOD & BONE (scritta da Kelly FLint)

Ciao e alla prossima con nuove segnalazioni.

Samuele

Ciao Samuele
e grazie per la segnalazione. Aggiornerò quanto prima la nostra pagina.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4241) http://musica.excite.it/permalink/441703
Ciao Nap , ti segnalo questo link per Bob , Mick

Ciao Mick,
grazie!


4242) ciao.
tempo fa su Donna avevo letto un articolo su Bob Dylan. tra le tante cose c'era scritto che Shot of love è l'album peggiore di Bob.
ora io vorrei prendere le difese di questo album: certamente non sarà un capolavoro, però io lo trovo molto carino come album.
a parte qualche difetto (Dead man, dead man e la title track), ci sono delle cose molto notevoli. a me fa impazzire Watered down love, per non parlare di Property of Jesus e The groom's still waiting at the altar. Heart of mine è molto dolce, mentre In the summertime è bellissima, a partire dall'attacco con l'armonica, e poi il modo in cui le parole vengono scandite da Bob mi piace molto. Lenny Bruce è carina e si lascia ascoltare. Trouble non è memorabile ma anch'essa si fa ascoltare volentieri. e per concludere un autentico capolavoro. Every grain of sand. è indimenticabile. e secondo me l'inizio i Rem l'hanno copiato per la loro Everybody hurts. dunque è davvero l'album peggiore di Bob Dylan?
mi farebbe piacere sentire il vostro parere.
LucaG.

Ciao Luca,
secondo me? Categoricamente no! Pensa che Dylan lo ha più volte definito il suo album preferito.
Il mio parere? Un bellissimo album parzialmente ridotto in potenzialità dall'esclusione di Angelina, Caribbean Wind e Groom still waiting... che venne aggiunta solo in seguito nella versione CD. Ma anche quel gioiello rock che è Yonder comes sin o la bellissima e melodica Let's keep it between us.
A livello di produzione e di sound il disco è più che notevole, forse uno dei dischi di Bob meglio registrati e con grandissimi musicisti: Benmont Tench (!!), Danny Kortchmar e Ronnie Wood (!!!), Donald Dunn (!!!!).
Sicuramente con quelle canzoni escluse sarebbe stato uno dei più grandi album di Dylan ma anche così a mio avviso è un album buono con brani notevoli come Property of Jesus, Shot of love (strano che non ti piaccia), Lenny Bruce e quel capolavoro assoluto che è Every grain of sand (uno dei cinquanta motivi per amare Bob secondo Bono).
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4243) ciao Michele.
forse sul tuo sito c'è scritto ma non ho ancora trovato la risposta per soddisfare questa mia curiosità. qual è l'album di inediti di Bob dylan che ha venduto di più? e quello, sempre di inediti, che ha venduto di meno? se è possibile mi diresti anche quanto hanno venduto?
ciao e grazie.
Luca

Ciao Luca,
su MF c'è una pagina relativa solo al posizionamento in classifica. Sinceramente non saprei i dati statistici esatti. Ho provato a chiedere ad Alessandro Carrera che mi conferma di non conoscere le statistiche esatte (non so se esiste qualche sito che le riporti) e aggiunge: "Per quello che ne so, l'album di Dylan che ha venduto di piu' e' "Greatest Hits Vol. 1" e quello di inediti, forse (ma solo forse) "Nashville Skyline". Davvero non sono sicuro. Credo che esistano statistiche a cura della BMI o dell'ASCAP (corrispondenti alla nostra SIAE) o forse di Billboard."
Anche a me sembra di ricordare di aver letto che Nashville skyline sia il disco più venduto di Dylan (e se ricordo male Slow train coming era al secondo posto). Ma sinceramente non ne sono sicurissimo.
Qualcuno può aiutarci?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4244) Vorrei ringraziare di cuore ed esprimere la mia ammirazione per chi si occupa di questo sito fantastico
bravi

la copertina piu bella : the basement tapes

Ciao
e grazie per i complimenti
Ho archiviato il tuo voto.
Prossimamente gli aggiornamenti.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4245) Ciao Michele,
volevo scriverti per complimentarmi con Carrera per la sua arringa appassionata, ironica e appropriata nonchè competente sulla faccenda del plagio e poi ho visto pure il tuo racconto sullo stesso argomento.... guarda... non ho parole per esprimere la soddisfazione !!!!!!!!!!!!
Che poi, Michè, certe persone che pretendono di sapere tutto e vogliono fare gli onniscienti poi in realtà non sanno fare proprio nulla, se non dire cattiverie.
Ma chi sarebbe il personaggio che ha scritto "piccolo ladruncolo fetente"? un illustre critico in incognito? uno sfaccendato frustrato? non ci vedo molta differenza.
Giulia "Rabbit"
ps. sei bravissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ciao Giulia,
hai messo troppi esclamativi a quel "bravissimo" perchè io non fossi tentato di mettere la tua mail in questa sede... :o)
Il mio parere veloce: il tale che ha avuto il coraggio di scrivere quella frase credo che si sia qualificato da solo.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4246) Caro Michele,
non capisco la "indignazione" che ha preso alcuni notando la vicinanza di alcuni versi di Dylan con quelli di Timrod, ma nel contempo non capisco la tua "indignazione" nel giudicare chi ha sollevato questo problema.
Uso ovviamente "indignazione" con le virgolette, perchè non è proprio il termine giusto in entrambe le parti, ma lo uso solo per continuare nel solco sarcastico del tuo articolo di giornale.
Alcuni versi sono presi di peso da Timrod punto.
Poi magari questo è normalissimo, sicuramente è del tutto improrio parlare di plagio, ma il fatto è che Dylan ha letto quei versi e in qualche modo li ha recuperati.
Come dice carrera " Nessun verso viene citato integralmente e letteralmente, sono tutti rielaborati e posti in un contesto differente"... e con questo?
Chi ha scoperto questa similitudine ha fatto benissimo a farla notare, sicuramente Dylan sapeva che sarebbe venuto fuori e non gli importa nulla perchè non ha fatto nulla di male.
Comunque Carrera se non sbaglio non ha citato un verso quasi identico in sprit on the water e cioè: "can't explain the sources of this hidden pain" con il verso di Timrod "How then, o weary one! explain the sources of that hidden pain"
Dunque credo che non esista al mondo nessun detrattore in grado di sminuire la validità e la bellezza delle liriche dell'ultimo disco di Dylan, ma - nello tesso tempo - Dylan non ha bisogno di qualche difensore d'ufficio che si sforzi  a dire che non c'è nessun rapporto fra le liriche Timrod/Dylan, perchè il legame c'è ed è evidente quanto voluto.
Ciao
Roberto

Ciao Roberto,
scusami ma sei molto disattento. Io non ho mai parlato di chi ha sollevato il "problema" (il disc jockey che ha notato le somiglianze e i critici interpellati che hanno commentato la cosa o chiunque altro abbia poi proseguito la ricerca ed ampliato l'analisi dei versi).
Ti prego sinceramente di leggere attentamente quello che scrivo. Grazie. La tua mail è completamente fuori bersaglio. Senza offesa, è una mail davvero inutile.
La mia indignazione tra virgolette - penso che tutti l'abbiano capito leggendo il mio articolo fittizio (tranne te evidentemente :o) ) - non è AFFATTO!!! rivolta a chi ha fatto notare i collegamenti assolutamente evidenti e assolutamente non costituenti plagio (solo un cretino può definirli tali), anzi a loro dovrebbe andare il plauso di tutti per aver rilevato la fonte di alcune frasi perchè aiutano a capire la grandezza di Dylan, tutto il mondo di connessioni, di rimandi poetici e letterari che rendono la sua opera assolutamente unica, grande, colta, profonda, densa di spessore, tanto che da una canzone di Dylan ci puoi trarre lo spunto per approfondire le tue conoscenze in decine e decine di campi, di epoche, di autori, di temi, come disse qualcuno che la sapeva lunga "Dylan riesce a mettere un intero mondo in una sola canzone".
L' indignazione tra virgolette era bensì rivolta a quei giornalistucoli (italiani ma non solo) che si sono affrettati a riportare la notizia senza alcuna professionalità, interessati solo all'eventuale aspetto gossipparo della cosa, all'eventuale clamore mediatico a base di querele, processi, sputtanamenti, che si sono buttati sulla notizia come sciacalli su una carogna senza operare alcun approfondimento (come invece facciamo noi su Maggie's Farm!!! e come hanno fatto ad esempio quelli di indipendent.uk, il cui articolo preciso e professionale ho infatti tradotto su MF perchè degno di essere preso in considerazione da noi), ignoranti che si sono limitati a sensazionalizzare la notizia senza spiegare come stavano esattamente le cose e che plagio non esiste, ma solo citazione. Quei pagliacci che vengono anche pagati profumatamente e poi scrivono che Dylan è accusato di plagio per aver copiato il suo disco!!!!!!!!!! (una manciata di parole citate sono diventati "un disco frutto di plagio"!!! Ci sarebbe da ridere se non fosse che un sacco di gente distratta o che non ha i mezzi per verificare si berrà la cosa come oro colato). Persone che dovrebbero vergognarsi di utilizzare con tanta leggerezza un termine come plagio e che invece lo strillano con non chalance come fosse la cosa più naturale del mondo.
Tu, forse, che non hai il tempo di seguire tutto quello che riguarda Dylan (non sono ironico, sto avanzando un'ipotesi seria) non te ne sei accorto. Io che praticamente ricevo ogni giorno ogni singola notizia che riguarda Dylan me ne sono accorto e come! E dunque ripago con la stessa moneta chi non merita altro per la propria incapacità, approssimazione e idiozia (e magari malafede all'insegna del "vendiamo qualche copia in più")! Magari la prossima volta si informeranno meglio su cosa è stato fatto notare, di che cosa si tratta in effetti e della rilevanza di tale cosa ed eviteranno di strillare titoli deliranti e ci penseranno due volte ad usare termini tanto gravi quanto campati in aria.
Questo per quanto riguarda me.
Per quanto riguarda Alessandro Carrera, invece, se vorrà rispondere alla tua accusa di essere diventato il "difensore d'ufficio" di Dylan e di "...essersi sforzato a dire che non c'è nessun rapporto fra le liriche Timrod/Dylan", naturalmente se vorrà farlo ti risponderà in prima persona su queste stesse pagine.
Ma, se dovessi dire la mia: per me - perdonami/bis - hai letto in maniera molto distratta e superficiale anche il suo articolo oltre al mio, dal momento che Alessandro non ha mai detto nulla del genere.
Ciao.
Michele "Napoleon in rags"


4247) Ciao Michele,

non sono intervenuto sulle opinioni relative agli ultimi concerti italiani di Dylan perché sarei stato
costretto a ripetermi: mi sembra che alla fine le polemiche e le affermazioni di chi ne è rimasto deluso
siano le stesse da dieci anni a questa parte. Ho trovato a dir poco ridicoli gli articoli di alcuni giornalisti
che parlavano di Dylan che, guarda un po’ che novità inimmaginabile, suona senza chitarra, che storpia
le sue canzoni, che non canta pezzi storici come "Blowin' in the wind" e che se ne stà quasi nascosto
dietro la sua tastiera…

Mi verrebbe da dire che prima di scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, su Dylan, bisognerebbe superare un
test di ammissione, se non addirittura possedere diploma in Dylan-logia. Io non sono laureato in Fisica e
quindi neppure ci penso a scrivere un articolo di Meccanica Quantistica, e neppure vado in giro a
raccontare che ho trovato il modo di superare la velocità della luce e che tutto quello che ci ha
raccontato Einstein sono soltanto bellissime fiabe e non realtà.

Per quanto riguarda poi chi assiste ad un concerto di Dylan e ne esce deluso come se avesse visto la
moglie tradirlo con il suo migliore amico il giorno stesso delle nozze, proprio lì, sul tavolo del ristorante,
sopra la torta nuziale, forse basterebbe che, prima di acquistare il biglietto, leggesse un foglietto
illustrativo contenente informazioni essenziali tipo:

- Il 1968 è finito già da un pezzo.

- La scaletta delle canzoni non la scegli tu, la sceglie Dylan.

- Se vuoi fare karaoke utilizza i soldi del biglietto per comparti il "Canta tu" di giochi preziosi oppure vai
ad un concerto di Vasco.

- Dylan non guarda verso di te durante i suoi concerti, Dylan guarda dritto verso la tua Anima.

Ecco forse basterebbe semplicemente questo per evitare tante inutili polemiche…

Ho trovato invece molto interessanti tutti i resoconti apparsi qui su Maggiesfarm sui concerti di Dylan,
sia quelli positivi che quelli negativi, perché anche se negativi erano scritti sapendo di Chi si stava
parlando.

Ero a Pistoia al concerto di Dylan di dieci anni fa e c'ero anche qualche mese fa. Dieci anni fa ero
andato semplicemente a vedere Bob Dylan il Mito, e non ero neppure rimasto troppo entusiasta, tanto
che non fu allora che nacque il mio Dylanismo. L'ultimo concerto di Pistoia l'ho trovato suggestivo,
emozionante, vibrante. Non sono un esperto, e non so dare un valore alla sua band -di cui ho sentito dire
un po’ di tutto, nel bene e nel male- ma non credo che si possa valutare ogni singolo componente della
band di Dylan utilizzando come metro di paragone i Pink Floyd degli anni settanta.

Per quanto riguarda Dylan, a me va benissimo così come l'ho ascoltato a Pistoia. Ovvio, anch'io
preferirei vederlo imbracciare la chitarra elettrica o cantare pezzi presi da "Blood on the tracks", così
come del resto vorrei che Megan Gale suonasse alla mia porta e mi dicesse: "Marco, facciamo
l'amore?".

La mia opinione sui concerti di Dylan è che i brani tratti da "Love & Theft" possano rendere di più in
ambienti tipo qualche localaccio sperduto della Louisiana, mentre fuori piove, e a illuminare il palco c'è
solo qualche lampada al neon e in sala non entrano più di cento persone. A Pistoia forse il brano che ho
apprezzato di più è stato "Highway 61", ma anche "Just like a woman", col pubblico che stecca il
ritornello e Dylan che dice "Come on…" come dire: "Ok, per questa volta vi perdono, però vedete che
faccio bene a non farvi intromettere nei miei pezzi?". Difficile poi non lasciarsi andare durante "Like a
rolling stone": leggere negli occhi delle persone tutto quello che significa per ognuno di loro quella
canzone, e leggere negli occhi di Dylan che quella pietra rotolante è lui, è il destino che Dylan ha scelto
per sé, sono emozioni che nessun altro "cantautore" riesce a darmi.

Fino a quanto proverò tutto questo ascoltando Dylan in concerto non smetterò mai di essere presente alle sue esibizioni italiane,
e spero un giorno di riuscire a seguirlo anche all'estero. Chissà a quanti concerti di Dylan bisogna assistere per arrivare a dire:
"adesso basta…". Ho proprio voglia di scoprirlo…

Ma non era mia intenzione scriverti di questo, vorrei chiederti quanto ritieni realmente  “Time out of
mind”, “Love & Theft” e "Modern Times" una trilogia. Io trovo che l’unica reale somiglianza dei tre
album sia che sono tutti album splendidi, ma lo sono in modo differente. Possono essere considerati tutti
album Blues, ma ad es. TOOM non è certo uguale per sonorità e atmosfera a L&T o a MT.

"Time out of mind" è uno dei dischi -sono certo che Dylan apprezzerà molto la parola disco in
sostituzione di CD!!!- che preferisco in assoluto di Dylan, ma non ci trovo molto di riconducibile a
"Modern Times" e ancora meno in “Love & Theft”.

"Love & Theft" contiene sicuramente brani che suonano simili a brani di "Modern Times" ma soltanto in
parte.

A me è sembrato abbastanza evidente che “Modern Times” sia quasi spezzato in due, da una parte le
"ballads"(le tracce "pari") dall'altra i pezzi blues (le tracce "dispari") che effettivamente richiamano
L&T.

Ma è nelle "ballads" che Dylan dà il meglio (o, come si usa dire oggi, "dà il bianco!!!"…): "Nettie Moore", "Ain't Talkin" e "Workingman' blues" sono capolavori capaci di farti vibrare l'Anima.

E' in queste canzoni che sento vivere il Dylan che più amo, perché è in queste canzoni che Dylan
dimostra ancora una volta l'immenso incolmabile divario tra lui e tutti gli altri cantautori (o presunti tali)
dei tempi moderni…Dylan non canta, Dylan vive le sue canzoni e le fa vivere a chi le ascolta, Dylan
utilizza la sua voce per materializzare davanti a te ogni singola parola delle sue canzoni, materializzando
anche dentro di te ogni singola emozione che quella canzone suscita. Un esempio: la frase "I miss you"
è presente in milioni di canzoni di migliaia di cantanti, ma neppure mettendole tutte insieme si avrà
l'effetto vibrante che si ha quando si ascolta Dylan, perché quando Dylan dice "I miss you Nettie Moore" lui non dice semplicemente "Mi manchi Nettie Moore", Dylan materializza nelle tue ossa il dolore di quella separazione, e fa battere il tuo cuore al ritmo del suo, e senti addosso la magia di ogni singolo istante che ha tenuto insieme due persone ed anche la sofferenza di ogni singolo istante che le ha poi allontanate, e senti la serena rassegnazione della realtà, del passato che non ritorna e del presente che comunque è lì e bisogna  trovare il modo di viverlo serenamente .

Sono proprio queste canzoni, che non sapendo esattamente come definire, definisco "ballads" che non
mi sembra possano essere dichiarate simili ai precedenti lavori di Dylan. TOOM è un album splendido,
ma in quell'album la voce di Dylan è molto più dark/tenebrosa delle "ballads" di MT, album splendido,
ma meno "dark" e più serenamente malinconico. TOOM soffia come un vento gelido in un freddo
tramonto d'inverno, MT soffia come un vento leggero all'alba di una giornata d'autunno.

PS: leggo ora che Dylan è nuovamente accusato di plagio x l’ultimo album… All’inizio a dirti la verità ci
rimanevo un po’ male…Se è vero che “prende spunto” o plagia basterebbe citare le fonti per togliersi
dalle polemiche. Sarà che ne ho abbastanza di sentir parlare di Dylan per polemiche spesso stupide e
inutili e false (intendendo con false che se in “Nettie Moore” copia parte di una canzone già esistente,
nei giornali poi scrivono che tutto l’album è un plagio) ma d’ora in poi neppure leggerò tali articoli. E
comunque, come ho già detto prima, Dylan non è Grande solo per i testi delle sue canzoni, è Grande per
come riesce a far diventare tutte le sue emozioni, per la sua voce, per ogni suo singolo movimento sul
palco e come disse qualcuno che lo conosceva, per ogni fruscio di ogni suo bootleg…

PS2: parlando di cover delle canzoni di Dylan: grandissimo WARREN ZEVON nella sua
interpretazione di “Knockin’ on heaven’s door” nel suo ultimo album…Warren sapeva di avere i giorni
contati e il modo in cui canta quella canzone è da brividi, degna del miglior Dylan.

Forse ho parlato un pò troppo... Sai com'è quando comincio a parlare di Dylan non la smetto più..

ciao alla prossima, e fammi sapere se organizzate un gruppo x Dylan a Londra.

Marco on the tracks

Ciao Marco,
condivido la tua bella disamina e per quanto riguarda il discorso relativo alla "trilogia" mi affido a Bob per cui direi che meglio di così... Lui ha dichiarato che quella di TOOM/L&T/MT non è una trilogia. Che "Love and theft" è il primo album di una ipotetica trilogia di cui Modern Times costituisce il secondo capitolo ed un eventuale prossimo album potrebbe rappresentare il terzo e conclusivo.
Se lo dice Dylan c'è da crederci :o)
Sulla bufala clamorosa e direi esilarante del "plagio" avrai visto che non c'è nemmeno da sprecare fiato :o)
Addirittura imbarazzante per chi l'ha riportata in quei termini, oserei dire, roba da vergognarsi... vabbè che alle bufale i giornali ci sono abituati e spesso ci vivono...
A proposito grazie a tutti quelli che mi hanno segnalato e inviato le varie notizie ansa o i ridicoli trafiletti sui giornali italiani privi di qualsivoglia approfondimento della notizia (speravano in un nuovo caso Michael Jackson / Al Bano, e stavano già fregandosi le mani :o) ).
Io la prendo come una cosa positiva per Dylan, nel senso che è talmente sulla cresta dell'onda e talmente rilevante oggi con Modern Times da meritarsi perfino una bufala del genere perchè fa notizia.
L'unica frase che si può citare in questo caso è quella di T. S. Eliot: "Immature poets imitate; mature poets steal; bad poets deface what they take, and good poets make it into something better, or at least something different."
E naturalmente lascio la parola a Dylan:
"Sì, io sono un ladro di pensieri
non, prego, un ladro di anime
Ho costruito e ricostruito
su ciò che è in attesa
perchè la sabbia sulle spiagge
scolpisce molti castelli
su ciò che era già stato iniziato
prima dei miei tempi
una parola, una melodia, una storia, un verso
chiavi nel vento per aprire la mia mente
e per dare ai miei pensieri chiusi l'aria del cortile"
(11 outlined epitaphs)

Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4248) Caro Michele e amici della Farm. Sono Jerry, come va?
Torno a farmi vivo dopo un po' di tempo per dire la mia su Modern Times.Ho ricevuto il cd per il mio
compleanno (che tra parentesi è stato martedì) e sono rimasto un po' sconcertato. All'inizio pensavo
fosse un album di cover e non mi  sembrava granchè, poi l'ho  ascoltato meglio ma qualcosa ancora non
mi convince.
Secondo me ci sono dei capolavori assoluti, come "Spirit on the water" "Workingman's blues e "Ain't
Talking", accanto ad altri brani che scivolano via tranquilli.
Forse provo un po' di nostalgia per le atmosfere di "Love & Theft", che considero complessivamente
migliore di questo ultimo lavoro. Poi certo Dylan  rimane un grande e può dire e fare quello che vuole.
Non mi convincono le atmosfere rockabilly e le cover blues spacciate per canzoni inedite. Tutti sanno
che "Someday baby e "Rollin' and thumblin" non sono canzoni di Bob Dylan, ma classici  del blues
interpretati , tra gli altri, da John lee hooker, muddy waters, eric clapton e compagnia, sarebbe stato più
onesto riconoscerlo, non ti pare? Mi piace molto lo swing scanzonato ironico e romantico di "Spirit on
the water (chissa chi è la fortunata a cui è dedicata la canzone).
Un discorso a parte merita  Workingman blues che ha tutte le potenzialità per diventare un classico.
Eppoi diciamo la verità, solo Bob Dylan poteva affrontare il tema del lavoro in una ballata da brividi,
senza toni barricaderi alla Bruce Springsteen, tanto per intenderci. Il gran finale è Ain't Talking. a
cominciare dall'introduzione di violino che mi riporta a Desire. Un brano notturno e profondo , cantato
quasi con un sussurro per aumentare il mistero. Io nonostante tutto però  sperò che Bob ci regali altri
brani più tipicamente "dylaniani" come "Mississippi" o la chitarrina di "Po' Boy" o i cori stile pellerossa di
High Water. Un brano forte e di impatto che in Modern Times  forse manca a parte le eccezioni  di cui
ho parlato. Un saluto e a presto, Jerry.

Caspita Jerry, e meno male che MT "non ti convince" ancora!!!
Dopo pochi ascolti hai già trovato "tre capolavori assoluti", come Spirit on the water, Workingman's blues e Ain't Talkin'!!!
Se tanto mi dà tanto tra un mese sarà il tuo disco preferito di Bob! :o)
No, credo che sia giusto che Dylan non abbia citato le fonti di Rollin' and tumblin' e di Someday baby o quanto meno lo è se lo era il non citarle nelle decine e decine di blues incisi da Freewheelin' in poi. In
questi casi musicalmente si tratta di standard che si perdono nella notte dei tempi, ritmi standard, arrangiamenti standard, melodie standard, oserei dire persino il modo di cantarle in un certo senso... ed ogni artista li fa propri quindi non ha senso dire musica di tizio piuttosto che di caio (poi naturalmente Dylan poteva anche scegliere di citare la fonte più vicina alla sua versione, quella a cui si è maggiormente rifatto, ma non credo sia un obbligo diventando di fatto un' altra canzone). Il blues è essenzialmente rielaborazione e riscrittura.
Anche se trovi "Rollin and tumblin - words and music Muddy Waters", stai certo che a sua volta ha fatto suoi versi e musiche di decine di blues percedenti.
Letterariamente poi i testi di Dylan sono completamente riscritti e non hanno quasi nulla in comune con gli originali tranne qualche parola qua e là ed il titolo.
Ad esempio per Rollin' and tumblin' ecco la versione di Muddy Waters...
Tranne i primi due versi è completamente diversa:

I roll and i tumble, cried the whole night long
Yes i roll and i tumble, i cried the whole night long
I got up this morning, feeling that something going on wrong

Well, I rolled and I tumbled, cried the whole night long
Well, I rolled and I tumbled, cried the whole night long
Well, I woke up this mornin', didn't know right from wrong

Well, I told my baby, before I left that town
Well, I told my baby, before I left that town
Well, don't you let nobody, tear my barrelhouse down

Well, ahh, mmm-hmmm, owww, oww ooo, aww, oww, oh
Aaa, mmm-hmmm, oww, oh oh oh owww, oww ooo, aww, oww, oh

Well, if the river was whiskey, and I was a divin' duck
Well, if the river was whiskey, and I was a divin' duck
Well, I would dive to the bottom, never would I come up

Well, I could a had a religion, this bad old thing instead
Well, I could a had a religion, this bad old thing instead
Well, all whiskey and women, would not let me pray

Well now want you to love me baby, or please let me be
Yes love me baby, or please let me be
If you don't like my peaches please don't shake my tree

Well i want you to love me baby,
and come on and say you'll be mine
I want you to love me baby,
come and say you'll be mine
If you don't like my potatoes, please don't dig up my vine

Lo stesso dicasi per Someday baby. Anche questa l'hanno scritta e riscritta in duecento. Ecco alcune versioni di Lightnin' Hopkins, Jerry Garcia e John Estes. Tranne la frase "Someday baby..." il brano di Dylan è completamente differente.

Someday Baby

Don't care when you go
How long you stay
That good kind treatment
Will bring you back some day
Someday baby
You ain't gonna worry my mind any more

Just one thing
Really give me the blues
I wore a hole
In my last pair of shoes
Someday baby
You ain't gonna worry my mind any more

Don't like everybody
In my neighbourhood
I got a no good woman
Don't do me no good
Someday baby
I ain't gonna worry my mind any more

Keep on betting
But the dice won't pass
Want to leave here running
Almost too fast
Someday baby
You ain't gonna worry my mind no more

Keep on betting
But the dice won't pass
Going to leave here running
Almost too fast
Someday baby
You ain't gonna worry my mind any more

Don't like everybody
In my neighbourhood
Got a low down woman
Don't mean me no good
Someday baby
You ain't gonna worry my mind any more

Oh someday baby
You ain't gonna worry my mind any more

---

Now here's something darling, I didn't think you would do
You'd have caused me to mistreat my home, it was on
account of you
But someday baby
You ain't gonna worry my life any more

You know my mind, any place I go
The way that you've been [wooing] me, hope you never
want me no more
But someday baby
You ain't gonna worry my life any more

So bye bye baby, you know I'm through with you
You done made me do something, God I didn't want to do
But someday baby
You ain't gonna worry my life any more

Now little darling, this is what I've got to tell you
Just marry you another man, and don't look back at what I do
But someday baby
You ain't gonna worry my life any more

---

Oh lordy Lord, oh lordy Lord
Heard you go back, before I rush too far
But someday baby you ain't gonna worry my life anymore

She's on my mind every place I go
How much I love her - ain't nobody know
But someday baby you ain't gonna worry my life anymore

So many nights - since you been gone
How I'd be grieving my life alone
But someday baby you ain't gonna worry my life anymore

That's my story - there's all I got to say to you
Goodbye baby - I don't care what you do
But someday baby you ain't gonna worry my life anymore

---

I don't care how long you're gone
I don't care how long you stay
But that good kind treatment
Bring you back home someday
But someday baby
You ain't going to worry my mind any more

I hate that wind, that old chilly breeze
Come blowing through your BVDs
But someday baby
You ain't going to worry my mind any more

If you don't quit betting, boy those dice won't pay
It's gonna send you home on your yas-yas-yas
But someday
You ain't going to worry my life any more

It ain't but the one thing that give a man the blues
He ain't got no bottom in his last pair of shoes
But someday baby
You ain't going to worry my mind any more

I tell all the people in your neighbohood
You're a no-good woman, you don't mean no good
But someday
You ain't going to worry poor John's mind any more


4249) Ciao Michele, sono Tommaso... ehm sì, se ti ricordi sono quello che doveva spedirti dei disegni ispirati agli album di Dylan... disegni mai finiti che da quasi tre anni rimangono su uno scaffale a prendere
polvere. Il fatto è che ormai da anni (appunto) sono entrato in una bella crisi creativa che a stento mi fa
portare a termine i disegni che devo fare per lavoro, figuriamoci le cose che dovrebbero rappresentare
un piacere. In questi anni non ho mai smesso di seguire Maggie's Farm e avrei voluto intervenire più
volte su vari argomenti, ma il rimorso di non aver portato avanti quel mio impegno mi ha sempre
bloccato.

Se ora mi sono 'sbloccato' ovviamente il merito è tutto di Modern Times'. Come non dire la mia?

Peccato che piuttosto che 'dire la mia' opinione, sarà un 'sbrodolare' la mia opinione... insomma,
NON sarò breve, spero che di non mettere alla prova la pazienza di nessuno e di non esagerare con i
deliri.

Non so ancora decidere se Modern Times sia un capolavoro... ma è un grande album sicuramente.

Ora come ora, lo preferisco sicuramente a 'Love And Theft' (che comunque, dopo un iniziale quasi
rifiuto, è un disco che ho finito per amare), non so se col tempo raggiungerà nella mia classifica i vertici
di 'Time Out Of Mind' e 'Oh Mercy', ma certo non si dovrebbe piazzare lontano.

L'apertura di 'Thunder on the Mountain' è già cosa buona e giusta. I 'tuoni della montagna' si
prestano mi sembra a molteplici interpretazioni: musicale (il tuono è la musica folk, di cui Dylan si
dichiara eterno servitore?), politico (l'ovvio riferimento nell'ultima strofa all'11 settembre) e i soliti
riferimenti biblici (che in Dylan sono quelli che in genere mi interessano di meno - meraviglioso periodo
gospel a parte). Molto probabilmente i tre piani per Dylan sono intercambiabili. Francamente mi
stupisce che nessuno abbia colto la scandalosità di questo brano... o sono solo io facilmente
impressionabile? A distanza di cinque anni dai funesti avvenimenti che tutti sappiamo, in una canzone
dove parla di Alicia Keys (ed evidentemente non per le sue qualità canore!), fa lo spiritoso (formidabile
il verso sull'esercito dei figli di puttana) e altre amenità simili, Dylan tratta quella tragedia praticamente
a piè di pagina della canzone, con versi quasi cinici come 'Sembra succeda qualcosa di brutto, meglio
far atterrare il tuo aeroplano'. Non so, ve lo immaginate un Guccini (o un De André, o un De Gregori)
che solo cinque anni dopo l'assassinio di Moro avesse aperto un suo disco con una canzone in cui
dedicava un verso a Gloria Guida, un altro paio al sesso e dopo qualche altra spiritosaggine assortita
avesse dedicato l'ultima strofa a Moro con versi tipo 'Sembra succeda qualcosa di brutto, era meglio
che te ne stavi alla larga da Via Fani...' Esagero?

Davvero simpatica 'Spirit on the Water', da quanto non si sentiva un Dylan così rilassato, così
sornione, così innamorato? Pare di vederlo il sorriso che doveva avere stampato in faccia, quando ha
inciso questo brano. Ecco, da quanto Dylan non sorrideva così?

Non da 'Love And Theft'. I 'sorrisi' che mi si percepiscono in quel disco mi sembrano più torvi e
malinconici, subito pronti a prendere una piega amara o a trasformarsi proprio in ghigni.

Dal periodo country? Mmmh, troppo miele e torte di mele per i miei gusti.

Dal 1967 dei Basament Tapes? Può darsi, ma sarà che mi lascio influenzare dalla biografia, ma io dietro
a quei divertissement ci ho sempre visto qualche bel chilo di nevrosi post incidente, una specie di
'ridiamo per non piangere'.

Mi sà che bisogna tornare indietro la bellezza di quarantadue anni, fino ad 'Another Side Of Bob
Dylan' per trovare qualcosa di equivalente. Tornare a quel Dylan giovane e eccitato che a braccetto di
Huckelberry Finn cantava e rideva in 'All I Really Want To Do', 'Black Crow Blues' (titolo perfetto
per il Dylan odierno), 'To Ramona', 'I Don't Believe You' e quei suoi folli, magnifici e troppo
trascurati talkin' blues 'I Shall Be Free No. 10' e 'Motorpsycho Nitemare'. Ecco, a sessantasei anni
suonati Dylan riesuma quello spirito (appunto) serenamente giocoso in 'Spirit on the Water', che
sembra cantata da qualcuno che ci accompagna tranquillo passeggiando in un campo di grano inondato
dal sole o sulla riva di un fiume al chiaro di luna. E pazienza per l'eccesso di stereotipi. Fino al giorno in
cui ci spiegheranno cosa significano, o da dove vengono, quei riferimenti agli spiriti e ai fantasmi e
magari scopriremo che la passeggiata Dylan ce la faceva fare, sogghignando, in un cimitero.

'Rollin' and Tumblin'' (toh un 'Rollin' qui e un 'Thunder' giusto una canzone più in là... casualità?) è
altrettanto divertente. Gli arrangiamenti dei brani veloci del disco sono superlativi, riscattano
ampiamente la prevedibilità (comunque voluta) della parte melodica.

Canzoni come questa mi danno l'idea che il blues per Dylan sia una specie di fiume sotterraneo che
ogni tanto fa riemergere nei sui dischi, senza darsi pensiero dell'originalità, anzi in questo contesto
risulterebbe persino fuori luogo.

'When the Deal Goes Down' per me è il primo capolavoro dell'album e ha anche tanto il sapore di una
canzone, come dire?... definitiva. Non sarà quel poetico tirar in barca i remi del Cohen di 'Dear
Heater', non sarà una smobilitazione, ma che è un fatto che in molte canzoni di Modern Times tira aria
da bilancio finale.  'When the Deal Goes Down' mi sembra una specie di sorella gentile di 'Not Dark
Yet'. Gentile ma non meno significativa nel contesto della discografia dylaniana. Anzi, darei per sicuro
che per Dylan deve essere stato più difficile scrivere una canzone affettuosamente morbida e
dolcemente malinconica come questa, che non un inno alla disillusione come 'Not Dark Yet', tenendo
conto che amare ruminazioni di quel tipo gli appartenevano fin da giovanissimo. Mica per niente
apprendo da Vites che per il testo si è fatto dare un 'aiutino' dal poeta sudista Henry Timrod. Ecco un
bello spunto per un confronto con il Cohen di 'Dear Heater', anche lui stranamente a corto di parole
nei saluti finali, e costretto ad affidarsi alle poesie di Lord Byron, Frank Scott  o ai tradizionali folk e
country per trovare le parole giuste.

Alla fine le parole di 'When the Deal Goes Down' non sono epocali, ma ne intuiamo la portata solo se
si pensa che a cantare versi come 'Viviamo e moriamo, il perchè non sappiamo, ma io sarò con te,
quando verrà il turno' è lo stesso tizio che nove anni prima cantava 'Ha sempre significato così tanto
anche la più lieve carezza'. C'è quasi da tirar fuori i fazzoletti!

'Someday Baby' è un altro gran bel pezzo veloce, con una bella prova vocale e soprattutto una
stupenda performance del gruppo, a cui Dylan concede insolitamente molto spazio. Mi viene il sospetto
che la canzone possa essere stata composta giusto per permettere ai suoi compagni di sfogarsi. Molto
affascinante la lettura che questa canzone potrebbe descrivere il rapporto di Dylan con il suo pubblico.
Molti versi tornerebbero e acquisterebbe valore l'ipotesi (non ricordo di chi) che in alcuni versi ci siano
riferimenti all'incidente del '66. Comunque, è meglio non perderci le notti su interpretazioni così
campate in aria, o senza neanche accorgersene ci si ritrova tutti a rovistare tra le immondizie di Dylan
(che schifo!).

'Workingman's Blues #2' è ovviamente il secondo capolavoro. Ho una mia teoria, non so quanto
scontata: nei primi quattro versi a parlare potrebbe essere un operaio della ferrovia, dopo il primo
ritornello entra in scena un portuale (mi sembra si citi esplicitamente la trama di 'Fronte del Porto' -
quanto Marlon Brando nelle canzoni di Dylan, altro che James Dean!), poi ancora un contadino e infine
negli ultimi quattro versi... boh? Una chiosa di Dylan? I tre personaggi precedenti che parlano insieme?
Interpretazioni a parte, chi si aspettava nel 2006 uno dei Dylan più esplicitamente politici mai sentiti?
Una specie di chiamata alle armi di chi sa già in partenza di essere sconfitto. Non una canzone di
denuncia sui diritti perduti, ma un invito a non perdere la propria dignità. Si può rinunciare al resto, i
diritti sindacali e gli aumenti salariali, ma senza il rispetto di se stessi il resto non esiste o non ha valore.
Macchè 'Oh Mercy', questo era l'album perfetto in cui includere 'Dignity'.  'Workingman's Blues
#2' è una gran canzone individualista certo, e in questo senso una grande canzone americana, ma per
nulla conciliatoria o vuotamente indignata. Il bellissimo ritornello credo possa funzionare da metafora
per l'intero album: un invito a ballare, a non prendersela, a provare ad essere felici nonostante tutto.
Nonostante i tempi moderni e tutte le loro piaghe.

Per quanto la trovi gradevolissima è difficile giudicare 'Beyond the Horizon'. E' un disimpegno alla
'Where Teardrops Fall e 'Make You Feel My Love' o qualcosa di più serio? A ben pensarci è una
canzone che descrive nientemeno che l'aldilà, il che da parte di uno che ai cancelli del cielo si era
presentato spesso, ma non aveva mai osato fare un passo più in là (anche perché aveva trovato sempre
chiuso) è già una bella novità. Forse, come al solito, tutte e due le cose. Dylan descrive il suo paradiso,
ma per non rischiare troppo, per non cadere nel ridicolo involontario, la butta sull'ironico. O forse lui
l'aldilà lo immagina come un posto dove l'ironia è ben accetta e praticata.

Meravigliosa 'Nettie Moore'. Un testo costruito su schegge, scintille e riflessi di chissà quali e quante
vecchie e dimenticate canzoni; lo si intuisce ancora prima di vederselo confermato dagli esperti di folk
americano (cosa che io ovviamente non sono). Ma mi sembra che ci siano scampoli anche di vecchie
canzoni dello stesso Dylan, come quando da un verso spunta fuori quel giudice e non si può non pensare
ai tanti giudici torvi e corrotti che affollavano un tempo le sue canzoni: 'Percy's Song', 'The
Lonesome Death Of Hattie Carroll', 'Seven Curses', 'Drifter's Escape'...

Ascoltando 'Nettie Moore' è impossibile per me non avvertire una sensazione che poi tornerà ancora
più violenta con 'Ain't Talkin''. La sensazione che Modern Times potrebbe essere l'ultimo album di
inediti di Dylan. Perché mi è davvero impossibile immaginare una canzone più definitiva di questa
sull'amore e l'ossessione principale del Dylan degli ultimi anni: il mondo del folk e del blues vissuto
come un luogo fisico, uno stato mentale reale e concreto. Credo di scoprire l'acqua calda se dico che
Nettie Moore non è semplicemente un nome preso da una canzone folk, Nettie Moore è il folk. Ma il
testo non dice quanto la voce, e mai come in questo pezzo si sente da come canta che Dylan non vive di
folk e di blues, ma vive nel folk e nel blues. Lo aveva già detto chiaramente ventidue anni fa, quando al
termine di 'Empire Burlesque' cantava in quel misconosciuto capolavoro, quella 'Blind Willie McTell'
degli umili che è 'Dark Eyes':

'Io vivo in un mondo diverso, dove di vita e di morte si tiene memoria, dove la Terra viene ornata con le perle degli amanti e io non vedo che occhi neri'

(riporto la traduzione di Carrera, ovviamente)

Lo ha ribadito recentemente in 'Chronicles' (di cui 'Nettie Moore' potrebbe essere la colonna perfetta
tra l'altro) parlando di se stesso negli anni '60. Ma potevano essere una semplice trovata poetica, o una
scusa come un'altra per evitare di commentare la cronaca di quegli anni e la parte che in essa, volente
o nolente, Dylan aveva sostenuto. Ma dopo 'Nettie Moore' non ci sono più dubbi. Dylan, tramite la
musica, ha avuto e continua ad aver accesso ad un'altra dimensione che egli vive con uguale e forse
maggiore intensità della vita reale. Non una noiosa dimensione fantasy dove rifugiarsi, separata e
impermeabile alla realtà, ma un appassionante paese nascosto dietro lo specchio, intimamente legato e
intrecciato con la realtà, di cui Dylan sente di essere tra gli ultimi a saperne cogliere e interpretare i
segni. Solo così si può spiegare l'infintita malinconia, il dolore sommesso ma struggente che traspare
quando canta il commosso ritornello di questa canzone. Perché il folk come linguaggio, come chiave
d'accesso ad un punto di vista 'altro', nessuno lo vuole più parlare ('But there's no one here left to
tell'). E se in questa sua convinzione Dylan può peccare un po' di presunzione, poco importa fintanto
che continua a tirare fuori canzoni simili (ma ne continuerà?). Molti continuano a cantare e suonare il
folk, ma pochissimi lo riconoscono come una cosa viva e 'moderna' come fa Dylan.

E arriviamo a quella 'The Levee's Gonna Break' che quasi all'unanimità tutte le recensioni segnalano
come la canzone più debole del disco. Beh, per me invece è la canzone più incompresa.

In realtà trovo non solo che sia perfetta messa tra 'Nettie Moore' e 'Ain't Talkin'', ma anche che sia
la chiusa perfetta dell'opera ('Ain't Talkin'', come spesso i brani finali degli album di Dylan, mi
sembra si svolga altrove e parli di altro rispetto al resto del disco - a ben pensarci in Dylan succede da
sempre anche nelle singole canzoni che il verso finale sia apparentemente scollegato dal resto, come se
la mente e l'ispirazione di Dylan fossero condannate ad essere sempre un passo più in là rispetto alle
sue canzoni e ai suoi dischi). Mi sembra interessante che Dylan apra un album con un pezzo che ha dei
chiari riferimenti alla tragedia delle Twin Towers e quasi chiuda con un altro dove ci sono altrettanti
chiari riferimenti ad un'altra grande tragedia, quale la devastazione di New Orleans. Il sipario si apre e
si chiude sul disastro dei Tempi Moderni.

E su l'uragano Katrina ancora una volta, a mio parere, Dylan centra l'obiettivo, il cuore della tragedia
meglio di mille articoli e analisi giornalistiche.

Non commette l'errore che, secondo me, stanno commettendo altri artisti che si stanno occupando
dell'argomento, non la butta in protesta come uno Spike Lee qualsiasi. Il quale, fatto salva la sua ovvia
buona fede, nel suo (comunque bellissimo) film su New Orleans commette l'errore fatale di sempre di
chi vuole 'puntare il dito', cioè quello di soffermarsi solo sulle cause sociali del disastro, adottando un
punto di vista giustamente arrabbiato (ci mancherebbe) ma anche terribilmente paternalista.
Approdando alla fine involontariamente alla più classica e terribile delle ambiguità, per cui sembra che
gli unici e i soli che possono risolvere i problemi del mondo sono gli stessi che li hanno causati. Se quindi
da una parte si denuncia l'agire criminoso di questi vecchi e nuovi Signori della Guerra, dall'altra non si
fa che ribadirne la centralità e la paradossale utilità nella nostra società e nelle nostre vite. Parlando
male di loro, si ammette in fondo che non si può fare a meno di parlare di loro. Ed è proprio questo che
che Dylan evita di fare.

Si veda anche la sua recente battuta sul Neil Young  di 'Let's Impeach the President': Dylan non è
scemo, lo sapeva perfettamente a quale presidente era diretta quella canzone, ma, pensiamoci bene, il
vero bersaglio di quella battuta era l'ingenua irruenza politica della canzone di Neil Young o proprio
QUEL presidente di cui Dylan finge di non conoscere neanche l'esistenza?

Ad un Bush qualsiasi fa più male la milionesima critica, il miliardesimo insulto o il fatto che Bob Dylan
(che a differenza dei presidenti è un modello unico e non sostituibile) faccia finta di non prenderlo
neanche in considerazione, quando si parla di presidenti da destituire?

E allora in 'The Levee's Gonna Break' Dylan ancora una volta come in 'Workingman's Blues #2' sposta il discorso su un piano
a lui più caro rispetto a quello di denunciare chi ha colpa di cosa: quello della dignità umana.

Dignità che non si conserva aspettando che i Grandi Buana Bianchi di Washington si accorgano
finalmente dei tanti problemi dei tanti poveri Zio Tom d'America e incazzandosi se non succede, ma
vivendo la propria vita come si è sempre vissuta e soprattutto vivendola come la si vuole vivere. Anche
rimanendosene a casa propria snobbando gli allarmi su un'imminente inondazione. Anche morendo, ma
sotto il proprio tetto e nel proprio letto. E naturalmente cantando un vecchio blues di Memphis Minnie,
dando ogni tanto uno sguardo fuori dalla finestra, giusto per vedere cosa sta succedendo, ma senza
darci troppa importanza.

'The Levee's Gonna Break' è più di un atto d'amore verso New Orleans, la sua gente e la sua cultura,
è un attestato di sconfinata ammirazione per chi decise di restare facendosi travolgere dalle acque alte,
pur di non farsi sradicare, pur di non separarsi da ciò e da chi gli era più caro, pur di non accettare un
interessamento del potere (e del loro vero braccio armato: i media) tanto tardivo quanto penoso, pur di
non perdere la propria dignità.

Per questo è una canzone allegra che non si cura del dolore e della tristezza, come molti a New Orleans
non si curarono dell'inevitabile, o dell'asettico e gelido buon senso dispensato da chi le tragedie le vive
solo per televisioni. Perché gli eroi casuali di Dylan, al pari di quelli di un autore da lui mi pare molto
amato come Checov (e come lui piuttosto propenso a confondere i confini tra commedia e dramma) si
lasciano travolgere dagli eventi e dalla Storia scegliendo aristocraticamente di non scegliere,
infischiandosene bellamente del proprio destino, tentando di non farsi occupare la mente da cose su cui
comunque non hanno alcun controllo.

Se è impossibile sottrarsi al malvagio uragano dei Tempi Moderni, almeno non paghiamogli il comunque
inutile tributo di metterlo al centro dei nostri pensieri.

Come spesso in Dylan, l'ultima canzone del disco contiene e allo stesso tempo annulla le canzoni
precedenti. 'Ain't Talkin'' è il risveglio dal sogno, o forse l'inizio di un sogno diverso. Un sogno che ha
tutta l'aria di un incubo, però di una bellezza che quasi atterrisce. Nove minuti che finiscono in un
soffio. Forse una canzone che parla della fine del mondo e del disfacimento del tempo. Ma sembra la
fine di un mondo che non ha mai smesso di finire, fin dai tempi dei tempi, e il tempo non è mai stato una
faccenda troppo chiara, soprattutto se cantato da Dylan.

Chi è il protagonista? Dylan , Gesù o Caino (a proposito non è lui che potrebbe dire più o meno di aver
ucciso qualcuno in paradiso? Ecco un altro indizio che potrebbe indicare un lato oscuro di 'Spirit On
The Water')? Le visioni apocalittiche a cui Dylan ci rende partecipi riguardano il passato, il futuro o il
presente? A ben pensarci l'ipotesi più probabile ed inquietante è che riguardi tutti e tre, e che 'Ain't
Talkin'' parli del Male che sempre e in ogni tempo ha segnato, segna e segnerà il cammino del mondo.
Forse che anche il vecchio ebreo/cristiano Dylan è giunto alla desolata conclusione che se esiste
qualcuno che guida il destino dell'umanità, quel qualcuno è probabilmente il diavolo?

Ciao.

Tommaso

Ciao Tommaso,
direi che l'attesa di una tua nuova mail è stata ripagata dalla tua interessante analisi.
Ora, ti prego, continua quella serie di disegni che erano spettacolari... Io aspetto fiducioso!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4250) "I paid my time and now I'm good as new”: Dylan l’anti (post) moderno.

Modern Times riporta il contatore a zero. Si infila nelle pieghe del tempo e là rimane e si impone. Forse è anche questa la spiegazione del suo successo. Rovesciando il tempo, potrebbe essere il suo disco d'esordio. I riferimenti al passato ci sono, è ovvio, ma è come se perdessero di significato, nell’aura inedita e particolarissima che questa nuova raccolta emana. Love & Theft, a mio parere, non l’aveva. Forse fatalmente segnato da un certo manierismo, da un'operazione colta di “furto” letterario e musicale, dalle terribili circostanze nelle quali uscì. Modern Times è più immediato, meno cupo e più pienamente ispirato. I testi sono aperture, passaggi. Ci permettono, come ha splendidamente detto Patti Smith, di “entrare nella testa di Dylan e ascoltare i suoi pensieri”. Modern Times, se per forza bisogna fare un confronto, mi richiama l’umile, onesta e riconoscente dignità della scrittura di Chronicles. Chissà se sarà davvero Chronicles una trilogia e, sinceramente, non vedo Modern Times come pezzo di una trilogia. Non mi fiderei di nessuna delle diverse “trilogie” postulate dalla casa discografica o da Dylan stesso. Colpisce, piuttosto, come l’ultimo pezzo di Modern Times - con quel Aint talking, just walking - si reinnesta nell’I’m walking che apre Times Out of Mind. I tempi moderni ritornano ai tempi dei tempi. Dopo circa un quarto di secolo dalla sua prima formulazione filosofica, Dylan si incarica di insegnare il post-moderno al grande pubblico: in Modern Times la modernità è vecchia musica. Al tempo stesso, nel post-moderno, ci infila un puntello. Il post moderno è forse vecchio e finito pure lui, così come il mondo delle nuove tecnologie è solo un deludente orizzonte che tutto appiattisce e consuma. Nelle tasche del suo pastrano da “riverboat gambler”, Dylan ritrova, accartocciata e ingiallita, la formula magica per fermare il tempo. In un tempo che “ci strappa dalla contemplazione”, la contemplazione del fiume. Nella pre-post modernità, nei suoi bauli polverosi, la salvezza perduta. Nelle sue pieghe, l’apertura all’oltremondo, che oggi non si riesce più a vedere.
Francesco Spagna

Ciao Francesco
e grazie anche a te per il bel commento.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4251) Guarda cate Blanchett versione Dylan 1966

Titolo: Cate Blanchett è Bob Dylan
Link: http://www.directorscup.it/news/archives/2006/09/cate_blanchett.html


4252) Non so le l’hai già visto, comunque ti allego una bella critca su “Modern Times” del professor Sapelli, storico dell’economia, apparsa nell supplemento “Corriere economia”(pag.13) allegato al “Corriere della sera” di oggi 11 settembre.

Ciao

Francesco


4253) Ciao ragazzi,
guardate un po' dove è finito Dylan: nell'inserto "Economia" del Corriere della Sera di oggi!
E' un'analisi socio-economica di Modern Times. Ho scannerizzato l'articolo e ve lo mando in allegato.
Ciaoooo
Anna "Duck"

Ciao Francesco, ciao Anna
grazie. L'ho messa qualche giorno fa, qui.


4254) ciao michele
ti invio un interessante link al commento di un "certo" David Was (anche audio) a MT
Ciao
Andrea
http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=5781958&sc=emaf

Ciao Andrea,
grazie.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4255) ..........a quando  delle suonerie di BOB per cellulari???
adriano

Ciao Adriano
è una domanda ricorrente, di tanto in tanto...
Purtroppo se c'è uno che non ne sa niente di suonerie di cellulari sono io... Quindi invito come al solito chi ne sa qualcosa a farci sapere eventualmente dove trovarne.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


4256) Ciao Michele,
ho letto questo articolo e mi e' piaciuto, valuta tu se e' il caso  di inserirlo al  tuo sito,o se gia' e' inserito
e/o gia' letto.

Alla prossima.
Stefano

Ciao Stefano
grazie.

da ondarock - modern times

Autore:  BOB DYLAN
Titolo:  Modern Times
Anno:  2006
Genere:  songwriter
Etichetta:  Columbia

"The New Dark Ages". Così Bob Dylan aveva definito i tempi moderni all'epoca di "World Gone
Wrong": tempi in cui l'uomo sembra condannato a rimanere incomprensibile a sé stesso.
Oggi, lo sguardo con cui Dylan scruta gli ingranaggi senz'anima del nuovo millennio è velato dallo
stesso sorriso amaro che increspava le labbra dell'operaio Charlot. Il parallelismo con Charlie Chaplin,
del resto, è una costante dell'iconografia dylaniana : già all'epoca dell'esordio, John Hammond aveva
descritto l'imberbe folksinger del Minnesota come "un vagabondo Chaplin musicale". Con "Modern
Times", allora, il cerchio sembra davvero essere compiuto.
Dylan non appartiene ai tempi moderni: è da una dimensione fuori dal tempo che giunge la sua voce,
intessuta di immagini bibliche che attingono al pozzo ancestrale del folk dei padri. Quella di Dylan è
un'incessante ricerca del tempo perduto, un impossibile tentativo di trattenere anche solo un frammento
di quegli istanti che fuggono nella notte, come nella celebre fotografia di Ted Croner posta in copertina
dell'album.
"Modern Times" può essere allora considerato come un nuovo tassello nell'ennesimo ciclo della
discografia dylaniana , accanto al suo diretto predecessore "Love And Theft". Una continuità sin troppo
marcata, a dire il vero, per uno abituato come Dylan a sovvertire sempre le attese. Ma il nuovo disco di
Mr. Zimmerman sembra riuscire a conferire una più palpabile tensione alle suggestioni rétro di "Love
And Theft", pur senza raggiungere la vertiginosa profondità di "Time Out Of Mind".
Registrato nell'arco di un paio di settimane a New York, dopo avere trascorso due mesi di prove
all'inizio del 2006 al Teatro dell'Opera di Poughkeepsie, "Modern Times" si avvale dell'affiatata
backing band che accompagna Dylan nell'ultima incarnazione del suo "Never Ending Tour". Tuttavia,
se sul palco pare sin troppo facile imputare alla band capeggiata dall'ormai storico bassista Tony
Garnier un preoccupante eccesso di manierismo, in studio il gruppo sembra avere trovato un raffinato
equilibrio, capace di adattarsi alla perfezione all'atmosfera delle nuove composizioni di Dylan.
Un'atmosfera che evoca le immagini sgranate di un passato intessuto di ricordi, come quelle in cui si
muove Scarlett Johansson nel video girato per "When The Deal Goes Down". In un processo quasi
metafisico di immedesimazione con le proprie radici, Dylan ricrea così un intero mondo, come se stesse
inseguendo l'eco di una gracchiante radio americana degli anni Trenta o Quaranta.
Come già era avvenuto per "Love And Theft", Dylan dirige personalmente ogni dettaglio del suo
trentaduesimo album, occupandosi in totale autonomia della produzione del disco sotto lo pseudonimo di
Jack Frost. La sua voce, arrochita dal solco delle opere e dei giorni, abbraccia tonalità di crooning scure
e profonde come non mai. "A volte sono come abitato dall'eco della voce di Louis Armstrong",
afferma. "Non so se il mio modo di cantare si ispiri più al suo timbro di voce sabbioso o a quello della
sua tromba quando sembra sussurrare un segreto all'orecchio".
Il sipario dei tempi moderni dylaniani si apre sul proto-boogie di "Thunder On The Mountain", che
insegue con la sua incalzante linea melodica l'eco dei volteggi rock 'n' roll di "Johnny B. Goode",
lasciando volentieri il passo agli eleganti assolo chitarristici di Stu Kimball e Denny Freeman.
Dylan si presenta nelle vesti di un attempato Casanova, impegnato a studiare l' "Ars Amatoria" di
Ovidio e a lanciare sguardi maliziosi in direzione di Alicia Keys. Una citazione, quella dell'avvenente
cantante r&b americana, che sembra fatta apposta per divertirsi a spiazzare gli esegeti dell'accademia
dylaniana : "L'ho incontrata ai Grammy Awards del 2001", racconta sornione His Bobness, "e quando
l'ho vista mi sono detto che non c'era niente di quella ragazza che non mi piacesse?".
"Modern Times" alterna con consumata esperienza movimentati blues e soffici ballate d'antan. Così,
Dylan torna a danzare sul lieve tappeto jazzistico di "Love And Theft" con lo spirito di un'orchestra da
music hall : "Mentre cantavo", rivela, "immaginavo quelle coppie eleganti abbracciate e gli abiti da sera
delle donne che si avviluppavano ai passi leggeri dei loro cavalieri?". Ed ecco allora un azzimato Dylan
destreggiarsi tra zuccherose carezze in stile Tin Pan Alley come "Spirit On The Water" e "Beyond The
Horizon", fino a giungere al soffuso valzer di "When The Deal Goes Down" con l'aria romantica di un
vecchio film in bianco e nero.
Sul versante blues, l'intreccio di amore e furto prosegue con il consueto labirinto di citazioni e rimandi:
se "Rollin' And Tumblin'" si propone apertamente come una riscrittura dell'omonimo classico di
Muddy Waters, il fantasma del bluesman di Chicago ricompare anche in "Someday Baby", che ruba il
riff alla sua "Trouble No More". E quanto a "The Levee's Gonna Break", non è difficile tracciare la
linea che la congiunge a "When The Levee Breaks" di Memphis Minnie, inserita anche dai Led
Zeppelin nel loro leggendario quarto album, che con le sue immagini di diluvio sembra acquistare una
nuova attualità nell'America ferita dall'uragano Katrina.
Ma "Modern Times", per fortuna, non è solo una collezione apocrifa di standard blues e swing. Ad
annunciarlo è il pianoforte nostalgico che sfiora i contorni di "Workingman's Blues #2", ispirata a un
brano di Merle Haggard. Utilizzando ancora una volta una tecnica di scrittura che procede per
associazioni di aforismi, Dylan tratteggia in pochi versi la propria personale analisi economica della
società occidentale: "Il potere d'acquisto del proletariato ha toccato il fondo/ il denaro sta diventando
debole e privo di valore", canta livido, "dicono che i salari bassi sono una realtà/ se vogliamo competere
con l'estero".
Poi, l'incedere denso di ineluttabilità di "Nettie Moore", accentuato dal violino di Donnie Herron, si
ammanta di rimpianto e struggimento. Ancora una volta, le radici affondano lontano, in una ballata folk
del XIX secolo di Marshall S. Pike dedicata alla memoria dolorosa di una donna tratta in schiavitù e
separata per sempre dal suo amore.
Ma prima che scorrano i titoli di coda, Dylan ha ancora in serbo il momento più avvincente della sua
sceneggiatura: introdotta da una cupa lamentazione di violino, la conclusione di "Modern Times" è infatti
affidata allo spettrale passo di tango di "Ain't Talkin'", che per oltre otto minuti conduce in una
meditazione apocalittica degna delle visioni con cui "Highlands" suggellava il flusso di coscienza di
"Time Out Of Mind".
È un pellegrinaggio in cui i passi sono molto più importanti delle parole, quello di "Ain't Talkin'": "non
sto parlando, sto soltanto camminando", mormora Dylan, "attraverso il mondo misterioso e sfuggente/ il
cuore sta bruciando, si sta ancora struggendo/ mentre cammino tra le città della pestilenza".
Il "giardino mistico" in cui si dipana il suo viaggio rammenta più le spine del Getsemani che non i frutti
dell'Eden. Non ci sono altari, lungo la strada solitaria, eppure il percorso è guidato da "una fede che è
stata da lungo tempo abbandonata" e da un?implorazione piena di mendicanza: "Dicono che la preghiera
abbia il potere di guarire/ perciò prega per me, madre".
Alle soglie della fine del mondo, nel giardino deserto non sembra esserci traccia del giardiniere. È Dio
che ha abbandonato l'uomo, si chiederebbe T.S. Eliot, o è l'uomo che ha abbandonato Dio? Dylan
risponde riprendendo silenzioso il cammino nel misterioso sabato del tempo in cui si compie l'esistenza
umana. È questo che da sempre fanno i pellegrini. 


Ed ecco in conclusione le consuete classifiche:

I MIGLIORI CONCERTI DI BOB DAL 2001
Vota il tuo concerto preferito degli ultimi anni e contribuisci alla nostra classifica (valgono anche più segnalazioni)

Voti finora pervenuti:

Londra, Inghilterra - Hammersmith Apollo - 24 Novembre 2003 - 2 voti
Tulsa, Oklahoma, U.S.A. - Drillers Stadium - 6 Luglio 2005 - 1 voto
Verona, New York, U.S.A. - Events Center, Turning Stone Casino and Resort - 20 aprile 2005 - 1 voto
Denver, Colorado, U.S.A. - Fillmore Auditorium - 29 marzo 2005 - 1 voto
Milano, Italia - Forum di Assago - 12 Novembre 2005 - 1 voto
Sun City West, Arizona, U.S.A. - Maricopa County Events Center - 8 Aprile 2006 - 1 voto
West Lafayette, Indiana , U.S.A. - Elliot Hall Of Music, Purdue University - 3 Novembre 2004 - 1 voto
Zurigo, Svizzera - Hallenstadion - 3 Novembre 2003 - 1 voto
Bonn, Germania, Museumplatz - 29 giugno 2004 - 1 voto
Grand Prairie, Texas - Nokia Theatre - 15 Aprile 2006 - 1 voto

LE COVER IMPERDIBILI (Le migliori cover di brani scritti da Bob)
Vota la cover (o più cover) di brani di Bob pubblicate dopo il 2001

Voti finora pervenuti:

One More Cup of Coffee (Valley Below) - Sertab Erener, da "Masked and anonymous" - 4 voti
Come una pietra scalciata (Like a rolling stone) - Articolo 31 e Bob Dylan, da "Masked and anonymous" - 3 voti
Come il giorno (I shall be released) - Francesco De Gregori, da "Mix" - 2 voti
Most of the time - Sophie Zelmani - da "Masked and anonymous" - 2 voti
Shelter from the storm - Cassandra Wilson - da "Belly of the sun" - 2002 - 2 voti
I'll be your baby tonight - Norah Jones - 2003 - 1 voto
Most of the time - Ani di Franco - 1 voto
It's all right ma (I'm only bleeding) - Hamell On Trial - 1 voto
On a night like this - Los Lobos - da "Masked and anonymous" - 1 voto
My Back Pages - Magokoro Brothers - da "Masked and anonymous" - 1 voto
Farewell Angelina - Joan Baez - da "Bowery Songs" - 2005 - 1 voto
You're Gonna Make Me Lonesome When You Go - Madeleine Peiroux - da "Careless love" - 2004 - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Avril Lavigne - 1 voto
Masters of war - Pearl Jam live at the Benaroya Hall, 22 ott 2003 (concerto acustico) - 1 voto
Knockin' on heaven's door - Warren Zevon - 1 voto

scrivi a spettral@tin.it e segnala i tuoi concerti/covers preferiti/e

Nota bene: il limite temporale del 2001 è stato fissato per ottenere due liste che siano idealmente il seguito di quelle pubblicate sul volume "Bob Dylan 1962/2002 40 anni di canzoni" di Paolo Vites e Alessandro Cavazzuti (Editori Riuniti), che si fermano appunto al 2001, anno di pubblicazione del libro.


I RIFERIMENTI A BOB DYLAN NEI ROMANZI (O IN ALTRE OPERE LETTERARIE)
Vuoi contribuire ad allungare la lista sottostante? Segnala a spettral@tin.it i romanzi, i racconti o le altre opere letterarie in cui viene citato direttamente o indirettamente Bob Dylan

- "Nel momento" di Andrea De Carlo
- "Alta fedeltà" di Nick Hornby
- "La spia e la rockstar" di Liaty Pisani, Fazi, 2006
- "L'era del porco" di Gianluca Morozzi, Parma, Guanda, 2005
- "Scirocco" di Girolamo De Michele, Torino, Einaudi, 2005
- "Giorni di un uomo sottile" di Ernesto Aloia nella sua raccolta "Chi si ricorda di Peter Szoke?", minimum fax 2003
- "La ragazza dai capelli di cobalto" di Gianluca Morozzi, nell'antologia di vari autori "Strettamente Personale", ed. Pendragon, 2005.
- "L'Emilia o la dura legge della musica" di Gianluca Morozzi - Guanda
- "Tokyo blues" di Murakami Haruki - Norvegian Wood (trad. ital. Milano, Feltrinelli)
- "Dance dance dance" di Murakami Haruki (trad. ital. Torino, Einaudi)
- "La Torre Nera" di Stephen King
- "I giorni felici di California Avenue" di Adam Langer
- "Per sempre giovane" di Gianni Biondillo, edizioni Guanda - 2006
- "Americana" di Don de Lillo
- "Denti bianchi" di Zadie Smith
- "La Danza del Pitone", di Norman Silver.
- "Hellbook" di Michele Murino (ovvero "X-Files Bob") :o)