TALKIN'
BOB DYLAN BLUES
la posta
di Maggie's Farm
Trentesima parte
211) Caro Michele, accodandomi ad Antonio S. ecco la mia classifica:
1) It's All Right Ma'
2) Mr Tambourine Man
3) When The Ship Comes In
4) Desolation Row
5) Gates Of Eden
6) Love Minus Zero / No Limit
7) Leopard-Skin Pill-Box Hat
8) Visions Of Johanna
9) Idiot Wind
10) Sad Eyed Lady Of The Lowlands
Ovviamente come tutti potrei stravolgere la classifica
senza alcun
problema. Anche per me ci sono brani che non
riascolterei mai: Solid
Rock, In The Summertime, Death Is Not The end.
Ultimamente ho ascoltato alcuni pezzi dal vivo
tramite rete ed ho
trovato fantastico Dark As A Dungeon cantata
con Joanie alla Night Of
The Hurricane I. Anche se Bob sbaglia l'attacco,
è fantastico quando
canta "the sun never shines" e come pronuncia
"sun" con 100 tonnellate
di naso.
A proposito di concerti, prosciugherò completamente
le mie finanze
andando a Londra per il secondo concerto alla
Wembley Arena (6
ottobre). Qualcun altro dei Dylaniati sarà
della partita ?
Salutoni a tutti ed in particolare a Michele &C
per i magnifici
racconti di estate (Joanie et al).
ANTONIO G.
Ciao Antonio, anche la tua
classifica è archiviata in attesa di stilare tra qualche settimana
una classifica finale con la top ten delle canzoni dylaniane secondo i
visitatori del nostro sito. Devo dire che leggendo la tua classifica e
la tua postilla mi sono convinto ancora una volta di più di come
effettivamente i gusti di noi dylaniani cambino incredibilmente da persona
a persona. Mi riferisco ad esempio al pezzo in cui citi le canzoni che
proprio non sopporti di Bob e tra esse citi Solid rock che io ad esempio
ho invece inserito sempre tra le mie preferite... La cosa mi fa ancora
una volta dare ragione a Dylan il quale ha dichiarato in diverse interviste
che secondo lui non esistono sue canzoni che assolutamente sono da eseguire
in concerto perchè - parole di Bob - "una canzone che per qualcuno
può significare qualcosa per mille altri non significa nulla...".
Io ad esempio, non scagliatemi un anatema vi prego, preferirei mille volte
ascoltare in concerto... che so? una Ballad of Frankie Lee and Judas Priest
o una Lily, Rosemary and the Jack of Hearts che non le solite Mr.Tambourine
Man o Rainy day women...
Per quanto riguarda i prossimi
concerti europei di Bob anche io sono tentato di andare a Londra come te...
Vedremo se le finanze me lo consentiranno (ultimamente ho dilapidato un
bel pò di pecunia). Io però sono anche molto tentato dal
concerto di Parigi... Mi stuzzica l'idea di vedere Bob esibirsi in una
metropoli come quella con - immagino - un tutto esaurito da paura... Vedremo...
Intanto, Antonio, prenotiamo fin da ora il tuo racconto dal neverending
tour da Wembley e mi raccomando nel caso in cui ti portassi una macchina
fotografica o una videocamera... ricordati di noi!!
Domanda finale: cosa significa
al termine della tua lettera quel "et al" dopo Joanie?...
Ciao e alla prossima,
Michele "Napoleon in rags"
Murino
212) Caro Michele,
bentornato dalle vacanze, ti scrivo per chiederti
un favore; visto che sei
appena stato in Camargue, la regione che più
desidero visitare tra quelle a
portata di treno; conoscendo la tua capacità
di osservare e raccontare, ti
chiedo, se ti va, di darmi qualche tua impressione
su ciò che hai visto, in
particolare più che lo splendido paesaggio
mi piacerebbe sapere quanto è
forte la presenza dei gitani per strada, negli
esercizi pubblici, fuori
dalle città, e che tipo di presenza è;
se ti va... e in maniera anche molto
concisa. Come ti raccontai tempo fa, coltivo
la speranza di partecipare alla
festa dei gitani che si tiene tra il 25 ed il
28 maggio a St. Maries de la
Mer e che sta vivendo un nuovo periodo di splendore,
come ho appreso da una
recente conversazione con dei gitani.
Carlo
Ciao Carlo... Allora ti
rispondo sul sito così ho l'occasione di parlare anche di Dylan
e del suo viaggio del 74 in quella zona della Francia.
Per quanto riguarda il
discorso relativo ai gitani devo dirti che nelle città non se ne
vedono molti (almeno in questo periodo). Io sono stato ad Arles (dove avevo
l'hotel), a St. Maries de la Mer, ad Aigues Mortes ed in tutta la zona
delle Salins de Giraud (le Saline di Giraud, qualcosa di spettacolare...
se ci vai facci un salto e ti ritrovi in un paesaggio irreale con immense
distese di acqua rossa a perdita d'occhio e gabbiani e flamant roses -
i fenicotteri rosa - che svolazzano sui mucchietti di sale). In queste
città che ho citato, intendo proprio nelle strade, non c'è
una forte presenza dei gitani se non per quanto riguarda le zone in cui
ci sono ristoranti e locali per turisti. Si può dire che ad ogni
ristorante in cui andavo, sistematicamente durante il pranzo o la cena,
comparivano alcuni gitani e zingari che suonavano il violino, le chitarre
e la fisarmonica allietando gli avventori. La cosa bellissima da vedere
in questo senso sono ovviamente i costumi tradizionali. Ad Arles ad esempio
dovunque ti giravi vedevi questi coloratissimi costumi "zingareschi" dai
forti colori (giallo, blu, rosso) ed ovviamente se ne faceva anche una
bella speculazione a livello turistico visto che se ne vendevano ad ogni
angolo di strada.
I gitani nel senso stretto
del termine li ho visti invece alle periferie delle città, anzi
ad essere precisi più che alle periferie li ho visti proprio nelle
zone semidesertiche delle paludi della Camargue, molto molto distante dai
centri abitati, in questi immensi spazi deserti a perdita d'occhio con
paludi, canneti, deserti di terra scura spaccata in tanti "mattoncini"
tipo film "western". Si potevano vedere variopinti carrozzoni tipo quelli
del circo soprattutto alla periferia di St. Maries de la Mer, con i gitani
intenti nelle occupazioni solite (non ho quasi mai visto uomini), donne
che stendevano i panni o cuocevano qualcosa e una frotta interminabile
di bambini di tutte le età che ovviamente correvano o giocavano
a pochi metri da mandrie di cavalli bianchi (ho scoperto che i famosi cavalli
della Camargue sono bianchi solo da adulti visto che da puledri sono nerissimi),
tori e garzette o fenicotteri.
Sicuramente quando andrai
tu, in concomitanza con la festa dei Gitani a Saintes Marie de la Mer la
presenza di gitani sarà molto più massiccia anche nelle città
visto che mi hanno raccontato ad Aigues Mortes che per quella data migliaia
di zingari provenienti da tutta l'Europa si ritroveranno in Camargue per
festeggiare Sara la nera, la loro santa patrona (a proposito, hai notato
la coincidenza visto che anche la moglie di Bob si chiamava Sara ed in
Renaldo and Clara nella "sceneggiatura" di Bob lei era una sorta di divinità?).
Tu scrivi che la festa si terrà per quattro giorni... mmm... Io
invece parlando ad Arles dell'argomento con varie persone ho saputo che
la festa effettivamente dovrebbe durare due giorni... Tra l'altro ricordo
che Dylan quando si recò per questa festa nel 1974 a Saintes Maries
de la Mer festeggiava il suo compleanno (ottima scelta quella di Bob per
la sua festa) ed essendo nato egli il 24 Maggio almeno uno dei due giorni
dovrebbe essere proprio quello anche se tu parli del 25/28... Informati
bene, ovviamente, prima di partire.
Tornando a Dylan riporto
di seguito alcuni stralci tratti da "Jokerman" di Clinton Heylin relativi
alla visita di Bob in Camargue per la Festa dei Gitani:
"Dylan aveva recentemente
raggiunto uno dei propri vertici creativi (nota di Michele: Blood on the
tracks) e fu probabilmente questo a riportare alla luce la sua occasionalmente
assopita "fiducia in sè". Non aveva intenzione di abbandonare nuovamente
la propria Musa ispiratrice,qualunque fosse il prezzo da pagare. Durante
questo soggiorno di sei settimane nella Francia Meridionale, Dylan scrisse
una canzone, intitolata One more cup of coffee (Valley below), la quale
venne fuori in conseguenza all'aver assistito ad un grande Festival Gitano,
in concomitanza con il suo trentaquattresimo compleanno. Sebbene One more
cup of coffee (Valley below) sia scritta dal punto di vista di uno che
è stato sedotto da una delle figlie del Re dei Gitani, pare che
fosse lo stesso Re dei Gitani ad avere originariamente affascinato Dylan.
Bob Dylan: "Andai nel Sud
della Francia a vedere il Re dei Gitani. Questo tizio aveva dodici mogli
ed un centinaio di figli; di mestiere faceva l'antiquario ed era proprietario
di un magazzino di robivecchi, ma prima che mi recassi a fargli visita
aveva avuto un attacco cardiaco. Tutte le sue mogli ed i suoi figli se
n'erano andati... Se ne torneranno una volta che sarà defunto. Annusano
la morte, e se ne vanno".
Tra la fine di Maggio e
l'inizio di Giugno, egli si rese conto che era tempo di tornarsene a casa.
Se Blood on the tracks aveva dimostrato che era ancora in grado di rendere
al meglio nel freddo isolamento di uno studio d'incisione doveva ancora
provare che la sua rinascita si estendeva anche all'esibizione dal vivo.
Secondo quanto affermato da Dylan egli si rese conto di ciò mentre
si trovava nella Francia Meridionale:
Bob Dylan: "Ero seduto
in un campo che sovrastava alcune vigne; il cielo era rosa , il sole stava
calando ed era già spuntata una bellissima luna. Ricordo che mi
stavo facendo portare in città da un uomo che guidava un carretto
trainato da un mulo, e mentre procedevamo traballando su quel carretto,
ebbi come un flash, e mi resi conto che dovevo tornare in America e dedicarmi
seriamente a fare ciò che facevo, perchè in quel periodo
la gente non sapeva cosa fosse ciò che facevo... Solo la gente che
assiste al nostro show sa cosa sia ciò che faccio, e il resto deve
immaginarselo".
Mi è venuta al proposito una correlazione: non è strano che proprio in questo periodo di interesse da parte di Bob verso i gitani (al punto da andare in Francia per il Grande Raduno di Saintes Maries de la Mer) egli se ne andasse poi in giro con la Rolling Thunder Revue che altro non era se non una sorta di grande baraccone circense musicale alla stregua di un carrozzone di zingari?
Allora Carlo, tornando a
noi... la conosci la leggenda che mi hanno raccontato in Camargue relativa
a Sara la nera (più penso a questa frase e più mi viene in
mente la moglie di Bob...)? Immagino di sì... Io comunque la riporto
come me l'hanno raccontata: verso il 40/50 dopo Cristo la tradizione vuole
che due donne di nome Maria (se ho ben capito le Marie del paese omonimo
sono in realtà quattro) furono ritrovate in una barca abbandonata
alla deriva che giunse nel luogo dove sorgeva una chiesa che è poi
diventata quella della cittadina di Saintes Maries de la Mer a circa 34
chilometri dalla città romana di Arles. Se ho ben capito le due
Marie erano state abbandonate in mare dagli Ebrei e salvatesi miracolosamente.
Con le due donne c'era anche Sarah, o Sara, definita la Nera di cui tra
l'altro si può ammirare una bella statua nella cripta della città.
Durante la festa per la
loro Santa Patrona un ruolo ce l'hanno anche quelli che lì chiamavano
"guardians", guardiani (il tipo che mi ha portato a fare un safari fotografico
all'interno delle paludi della Camargue mi ha fatto vedere e fotografare
alcune case di questi "guardians" che sono delle strane abitazioni tipo
capanna con il tetto nero fatto di un materiale simile alla paglia e con
le mura completamente bianche adornate da teschi di toro).
Questi guardians attraversano
le strade della cittadina sui cavalli bianchi di cui parlavo sopra (non
ho ben capito se sono gitani ma sicuramente di origini zingare).
Mi hanno raccontato poi
che la statua della Santa Maria viene immersa nell'acqua del mare come
benedizione.
Ho sentito che durante
la festa ci sono danze e canti praticamente dovunque e tutti sono vestiti
con i costumi arlesiani che ho sopra descritto.
Insomma Carlo, avrai di
che divertirti quando sarai lì. In conclusione ti consiglio solo
di non perderti l'occasione di girare negli splendidi scenari paesaggistici
della Camargue (meglio se a cavallo come ho fatto io) con queste immense
distese paludose sorvolate da fenicotteri rosa, garzette bianche e da altri
bellissimi uccelli. Se vuoi una "dritta" vai in direzione Salins de Giraud,
ad un certo punto troverai l'indicazione "Etang de vaccares" (uno stagno).
Inoltrati in una delle tante stradine in terra battuta che si diramano
intorno all'etang e ti ritroverai in uno scenario incredibile con un silenzio
tale che riesci ad avvertire il suono di un uccello anche a centinaia di
metri.
Ciao e alla prossima, Michele
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