parte 290
Lunedì 28 Novembre 2005


Come era prevedibile, l'articolo di Paolo Vites che ho pubblicato qualche giorno fa (ancora un grazie a Paolo per la lunga disamina sul Dylan live degli anni recenti) non ha mancato di suscitare reazioni, alcune pro e altre contro.
Partiamo

3674) Caro Michele
ho appena letto il lungo articolo di Vites su MF. Che dire? Tempo fa ne sarei rimasto sorpreso e probabilmente seccato. Devo dire invece che alla luce degli ultimi concerti non posso che essere d'accordo con Vites - ahimè (e ahinoi). Non volevo scrivere su questi concerti che mi hanno deluso molto, ma l'articolo di Vites mi ha invitato a riflettere e sono andato a riascoltarmi quello che Bob ha fatto 4, 5, 6 anni fa e in effetti non c'è confronto con il tour attuale.
Paradossalmente erano show più imperfetti ma molto più coinvolgenti, ad ogni canzone ti sembrava di assistere o di poter assistere ad una invenzione, ad un qualcosa che stravolgesse il già visto e il già sentito. Invece ora, tranne rare eccezioni, Bob esegue dei brani tranquilli tranquilli, niente di imprevedibile, ha quei due o tre standard (o il blues tipo Cold Irons Bound, o la ballata, o il r'n'r più tirato, ma sono tutti pezzi sempre molto simili tanto che potrebbe intercambiarli e nessuno se ne accorgerebbe). Secondo me il grosso handicap sono proprio gli arrangiamenti ed i musicisti attuali secondo me hanno dato il colpo di grazia finale. Poi Bob in effetti mi sembra essersi adagiato. Non c'è niente da fare, Dylan dà il meglio di sè quando è stufo di una cosa e si impunta finchè non è riuscito a rinnovarsi. Secondo me questo è il momento giusto e spero che già dal prossimo tour, con un po' di gente nuova, possa rivitalizzarsi un po'.
Io comunque a differenza di Vites continuerò a seguirlo in tour perchè nonostante tutto i momenti magici, pochi finchè si vuole, in uno show di Dylan ci sono e ci saranno sempre.
Ciao
Giorgio


3675) Ciao Michele e ciao amici della Farm,
volevo fare un veloce commento all'articolo The mighty road to r'n'r, di Paolo Vites di Giovedì 24 novembre.
Io non sarei così drastico nel giudicare il Dylan attuale e soprattutto non credo che non ci siano margini di miglioramento al punto di abbandonare Bob come mi sembra di aver capito che farà Vites. E' vero, anche a me lo show di Milano, così come quello di Bologna (e ho ascoltato molti mp3 dai concerti europei) non ha esaltato affatto perchè Dylan mi è sembrato ripetere più o meno lo stesso clichè visto di recente in Italia, più o meno sempre gli stessi brani (perchè poi va in Inghilterra e fa quelle cose? Ha ragione Vites... sembra che noi siamo considerati spettatori di serie b), sempre gli stessi arrangiamenti (alcuni devo dire neanche eccezionali, almeno cambiasse quelli... Girl from the north country non ha senso così, Hard rain nemmeno... Mobile è semplicemente noiosa, quando inizia non vedi l'ora che arrivi la fine...), i musicisti non mi sono dispiaciuti del tutto ma sono chiaramente a disagio o perchè non all'altezza dei vari Campbell, Sexton e Koella (cosa molto probabile) o perchè non c'è intesa tra loro o con Bob.
Non sono invece d'accordo con Vites quando parla di show da Las Vegas. Per me siamo ancora lontani da quello e un concerto di Dylan è comunque qualcosa che si eleva sulla media, vuoi per l'enorme potenziale delle canzoni presentate, vuoi perchè l'uomo ha ancora un carisma che i più acclamati showmen del momento si sognano (basta vedere come una Just Like A Woman cantata col pubblico ed un paio di suoi sorrisi abbiano scatenato l'entusiasmo). Certo va detto che i momenti veramente memorabili di un concerto attuale (ma io ci metterei anche gli ultimi due anni in Italia) sono sempre di meno ma preferirò sempre andare a vedere un concerto di Bob che non uno di McCartney o degli Stones che Vites cita come esempio di professionalità (giustamente, per carità, ma vuoi mettere con il fascino di un concerto di Dylan?).
Sono d'accordo che ora come ora Dylan sembra non avere più molti stimoli e condivido l'analsisi degli anni d'oro fatta da Vites dove c'erano canzoni rivoltate come un guanto che ti lasciavano veramente di stucco (anche per me la versione di Restless Farewell al Sinatra Tribute è una cosa che va al di là di ogni immaginazione...) o come altri brani che cita, la Mobile che entusiasmava e che ora come ho detto a me personalmente fa addormentare. Va detto però che - come anche tu hai detto ogni tanto su MF - se Dylan vuole ancora oggi è capace di fare cose egregie e secondo me la testimonianza l'abbiamo avuta solo pochi giorni dopo i vituperati concerti italiani quando Bob ha sfoderato in Inghilterra delle cose davvero pregevoli: Million dollar bash mi ha lasciato senza parole per come Bob l'ha eseguita, ho ritrovato sprazzi del Dylan convinto ed entusiasta di qualche tempo fa (guardate come chiude ogni strofa con ... "million dollaaaar baaaash"). La stessa Waitin' for you che su disco mi era sembrata un pezzo senza infamia e senza lode mi ha entusiasmato letteralmente (e anche il pubblico a giudicare dalla reazione). Blue Monday è un altro di quei pezzi che Bob dovrebbe tirare fuori di tanto in tanto, si vede che lo intrigano di più di alcune cose sue ormai trite (trite per come le esegue lui intendo, ad esempio Down along the cove che vedo che piace a molti, non dico non sia anche gradevole ma è uno dei tanti pezzi del genere che si possono sentire eseguiti da chiunque).
Non sono invece d'accordo quando Vites stronca Tell Ol' Bill. Non so come la possa ritenere così penosa. Non sarà un brano da Oscar come Things have changed nè un grande brano come 'Cross the green mountain ma l'ho trovato decisamente gradevole e non mi sembra che Bob lo canti poi così male, anzi secondo me ci ha messo anche una certa cura. Inoltre il testo mi piace davvero moltissimo.
Ciao e grazie per quanto fai per noi,
Sandro


3676) Carissimi della Farm,
oggi ho trovato un pò di tempo per leggere le ultime di Maggie's.
In particolare mi sono "accanito" :o) sull'articolo di Paolo Vites, che reputo un'autorità del settore.
Ci sono parole che fanno male, almeno per uno come me, che ama dylan alla morte, ma per quello che ha fatto e non per quello che fà.
In sostanza, io dei suoi ultimi quattro concerti, non me ne sono perso nessuno ma, fatta eccezione per il concerto di Como, che considero una storia a parte (sublime), di tutti gli altri (a milano) non ho ancora
capito se ho apprezzato la visione del mito o cos'altro. Perchè di sicuro non ho sempre apprezzato quello che ho sentito.
Di Dylan mi piace ascoltare tutto quello che possiedo in tutti i formati possibili, non mi faccio scrupoli nemmeno a spendere vagonate di euro per comprare i gadget (scrapbook ecc) che il dylan commerciale ci sta propinando ultimamente. Tutti si vendono prima o poi; lui si è venduto fin dal primo giorno che ha messo piede in N.Y.C. ed io non ci trovo niente di strano.
La sua fama e la sua ricchezza consistono proprio nell'abilità dell'uomo, che riesce a vendere bene ciò che egli è veramente. Un grandissimo ARTISTA.
Centinaia di grandissimi artisti hanno arricchito post mortem migliaia di persone, lui, il grande, ha solo deciso di farlo prima.
Ma in questo, anche Dylan ha grandi maestri. Primo tra tutti quel Paul McCartney citato da Vites.
Quello che mi rode è dover riconoscere che Dylan dal vivo non mi piace più. Soprattutto dopo l'avvento della "bontempi" che sembra più un bastone della vecchiaia che altro.
Però allo stesso tempo, mi rode anche leggere: "Anche se un buon professionista dovrebbe garantire ogni sera uno spettacolo accettabile (vedi Paul McCartney o gli Stones, i suoi 'coetanei'), non puoi
correre per il mondo sperando di imbroccare la sua serata giusta. " (cito alla lettera l'articolo di Vites).
Perchè è lì che mi desto: quando scrive "professionista", allora vedo la futilità di tutti questi pensieri (anche dei miei).
Se Dylan fosse un Professionista, nel senso canonico del termine, non sarebbe Dylan.
Non si possono dimenticare tutti i 'malcontenti live' trascorsi, da Newport in poi.
Dylan sarebbe capace di affrontarlo oggi? Una nuova Newport? Secondo me si. Anzi, secondo me gli farebbe bene. Ma come mai non avviene??.

La risposta soffia nel vento, ma intanto io mi esimo dal giudicare Dylan per come canta dal vivo. Quest'anno non ho nemmeno comprato il biglietto, sono arrivato tardissimo, ho ascoltato le ultime cinque canzoni e tutto sommato mi è andato bene così.
Ciò non toglie che poi, risalito in macchina, abbia trascorso un'oretta di coda deliziato dalle note di "Street legal" in cd.
Non so se mi è piaciuto quel poco che ho ascoltato di lui dal vivo quella sera a milano ma sono stato contento di aver sentito ancora energia nelle sue corde vocali e di aver visto che il mio eroe preferito è ancora in piedi e quella sera era lì... anche per me.
Chiudo questa dissertazione contestando in ultimo, la feroce critica di "Tell Ol' Bill".
Trovo che sia una registrazione splendida. Ascoltarla è stata un'iniezione di vera linfa dylaniana, la più dolce. Mi basta quel brano per credere che Dylan (anche quello che piace a me) è ancora vivo e si nasconde da qualche parte... ma non ha ancora smesso di incantarci.
Ciao a tutti
Alfredo
alias Mc'Tell

Ciao Giorgio, ciao Sandro, ciao Alfredo...
Io naturalmente ho detto più volte la mia nelle scorse Talkin' quindi lascio la palla ad altri... Fatevi sentire... Il dibattito è sempre aperto...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3677) Guardandosi attorno tracce di Dylan compaiono nei luoghi più insperati. Può accadere in una pizzeria di Bologna o al museo del fumetto di Lucca dove era in mostra un'istallazione dedicata a Grazia  Nidasio: un gruppo beat suona e al muro è appesa un'improbabile locandina (Greenwich Village - 19 settembre 1960). Ottimo territorio di caccia erano le librerie Feltrinelli dove ora le foto bisogna rubarle.
Fotografare è vietato, per motivi di sicurezza dicono. A Roma l'avvertimento è giunto in ritardo.

A Lucca Comics ho trovato un fumetto (tu certo lo conosci) del quale sapevo l'esistenza e mi era risultato irreperibile. Si tratta di 'BOB DYLAN - Le risposte nel vento in formato poster' Testi di Antonio Tettamanti  Disegni di Matteo Guarnaccia - OTTAVIANO - 1980.

Infine ti invio l'articolo (della serie la 'prima volta' con Dylan) firmato Francesco Guccini comparso
sulla rivista Musak nel 1974.

Allego immagini.

Ciao, alla prossima

Giorgio

Ciao Giorgio
e grazie di tutto. Ho messo qui le foto della Feltrinelli, del museo di Lucca e della pizzeria bolognese. Riporto qui sotto il pezzo di Guccini che è sempre molto interessante da rileggere o da scoprire per chi non lo conosce. Prossimamente su MF il resto dei tuoi allegati.
Grazie ancora e alla prossima
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

OH TU, VECCHIO BOB DYLAN ovvero BRINGIN IT ALL BACK HOME

Articolo di FRANCESCO GUCCINI

dove un'occasione per parlare del misterioso e remoto bardo di Woodstock (on Avon) si risolve in un'occasione per ricordare cose e persone che forse poi non c'entrano molto (o c'entrano definitivamente).

Dice: «Non faresti un pezzetto su Dylan? Potrebbe essere interessante e tutto il resto "dice'! sai, uno che fa canzoni, che scrive su un altro che fa canzoni, uno che poi ha avuto tanto peso eccetera eccetera...» E io dico: «Perché no?» e l'idea mi sembra buona, e anche in un certo senso divertente. Si era più o meno in settembre, e a me piacciono i progetti a lunga scadenza, voglio dire che certe cose come idee lì per lì mi piacciono, ma, spesso restano tali, nel senso che l'idea è buona, ma poi mettiti lì alla macchina da scrivere a tirar fuori le cose da dire. E poi non sono un critico; i dischi me li ascolto così, li metto su poi mi piacciono o no, parlo soprattutto dei testi, li ascolto e certi testi mi lasciano steso, e mi
piacerebbe averle scritte io quelle parole. Così ti rimangono dentro, te le rimescoli senza accorgerti di niente poi, anche dopo un anno magari, tiri fuori la tua, di canzone, Non copiata, intendiamoci, ma c'è sempre qualcosa da imparare, e in questo senso Dylan per me è stato importante.
Ma una critica, o qualcosa di simile?! Sai, in giro c'è quella gente (bravi, voglio dire) che sanno anche di che colore era la camicia che portava nel concerto quello là di quell'anno, che corde montava sulla chitarra, perché ha smesso di usare quelle, e giù giù fino a tutta la formazione del complesso in ordine aIfabetico: Abbati, Abbondi, Accursi, Barigazzi, Bufalini …..
Poi allora dischi da ascoltare non ne avevo; era già molto se riuscivo a mettere assieme le duecento per le Nazionali senza filtro, mica storie; il giradischi sì, un mono bestiale con una puntina da 350 Kg. e non è che gli amici me li prestassero volentieri. Così dico: «Il pezzo lo faccio, ma in un altro senso, cioè diciamo cos'è stato Dylan, e lasciatemi sbrodolare addosso un po' di ricordi, che in quel senso a volte mi viene anche bene, e diciamo cos'è stato Dylan, ma soprattutto chi era che lo impersonava e cosa accadeva in, quegli anni, a cominciare circa dal '64.
- E Bob Dylan, per me, era quel tale Joe Novitsky, che si faceva chiamare «Gringo» perché aveva fatto il corrispondente del N.Y. Times in Sud-America, dove credo sia ora a fare la stessa cosa; e pare che là lo chiamassero così.
«Gringo» girava con un paio di stivali da cow-boy estate e inverno; ma d'inverno ci metteva sopra anche giubboni di pelle e strani copricapi (ora non so se DAVVERO portasse strani copricapi, ma ne era il tipo, voglio dire); girava spesso con una custodia nera e dentro c'era una Gibson, la prima che abbia mai visto, e la cosa, dico, la chitarra, era già un bel colpo, se la si paragonava alla mia, allora neanche Masetti, una Carmelo Catania tutta tenuta assieme dallo scotch nero perché avevo avuto la pessima idea di caderci sopra rientrando una sera. Joe studiava allora alla Johns-Hopkins, e ci si incontrava al giovedì sera in un posto che si chiamava la «Grondaia»; lui suonava roba americana, io le mie, canzoni d'allora, come «il 3 dicembre del '39», «l'antisociale» eccetera. E lo avrei ascoltato delle ore, per quel suo arpeggio maledetto che guardavo guardavo e non riuscivo a imparare. Gli avevo detto: «Insegnamelo» e lui me lo aveva anche insegnato, ma così, in fretta, e ovvio non ero riuscito a imparare niente. «Ma che arpeggio è?» «Boh» diceva «è il travi's pick, o chiamalo come vuoi ». «E questa canzone di chi è? ». « Di Woody Guthrie». «E chi è Guthrie?». «Un vecchio folksinger, un "hobo"; è bravo, ora ai giovani piace Dylan, ma Dylan canta come lui, ha preso tutto da lui...». «Dylan, e chi è Dylan?», ma poi non mi interessava molto, chi era Dylan, mi interessava. più quell'arpeggio, pollice, pollice, medio, pollice, medio, indice, pollice...
Poi Bob Dylan è, per me, quell'autostoppista americano di cui non ricordo il nome, solo che veniva da Palo Alto, California. Solo il nome, per me allora, una specie di mito, in cui entravano Steinbeck, la California e tutto il resto; i figli dei fiori, allora, di là da venire, almeno da noi.
Fu nello stesso anno, l'anno di Joe, più o meno il '64 credo, ma la memoria r1ei verchi spesso s'incasina. Palo Alto era sulla tangenziale, che faceva l'autostop, e Ludi mi era venuto a prendere quella domenica mattina verso le 11 perché aveva scoperto, quell'osteria deliziosa, dice, dove c'era, (appena fuori Bologna, due passi, ho la macchina qui giù), «un salame e un'albana che non te li devi proprio perdere ». Ma dico, hai presente l'ora, ma lui che era fatto così dice dai dai e andiamo e sulla tangenziale carichiamo questo tizio e ce lo portiamo dietro, (lui che voleva andare a Firenze), a mangiare salame e a bere albana. E Ludi poi se lo porta anche a casa sua a mangiare, e ci incontriamo nel pomeriggio, in giardino da Ludi, che aveva quel registratore con tutte le canzoni che ci piacevano allora, e c'era Brel, c'era Brassens, c'era Amodei, e qualcuna delle mie d'allora, tipo «le belle domeniche». Palo Alto per ascoltare ascoltava. anche le nostre traduzioni, ma credo che non capisse bene queste cose, o che non gli importassero molto, perché poi gli americani sono così, se le cose non le hanno fatte loro, o non è arte del rinascimento, non è che gli interessino particolarmente. Folklore pataccaro, monumenti, e via andare, i ragazzi. E fa: «Conoscete Dylan?» «Certo» dico «Dylan Thomas». E lui fa «No, no, Bob Dylan! Oh me, he's great!».
Bob Dylan è, per me, quel ragazzino americano, amico di mio fratello ma un poco più vecchio di lui, a Bologna con quella sua strana madre e un numero incredibile di fratelli più piccoli (come solo riescono ad averne gli americani) e questa sua strana madre a Bologna per un anno a scrivere un libro di cucina, o di viaggi, o qualcosa del genere. Venne un giorno a casa mia con dei dischi finalmente DISCHI, di Dylan e Guthrie. E soprattutto c'era quel meraviglioso « Freewheelin'», con «Don't think twice», e «Blowin' in the wind» e «Hard rain's», e i «Talkin' blues» di Dylan e di Guthrie, e io là ad ascoltarli per pomeriggi e a cercare di capire le parole, con gli amici di allora, poi a cercare di ripeterle, e a tradurle, e a buttare quei giri nuovi d'accordi sulla chitarra e in poco meno di tre mesi vennero fuori Auschwitz e Noi non ci saremo e E' dall'amore che nasce l'uomo. L'idea di «Noi non ci saremo» poi stranamente uscita da una mia strana interpretazione di Mr. Tamburine Man.
Bob Dylan è per me il primo folk-studio bolognese, le nostre idee di allora, le nostre discussioni di politica e di musica, e il viaggio ad Amsterdam, coi primi soldi delle prime canzoni uscite. Ad Amsterdam era tempo di «provos» e io e Claudio con le nostre chitarre a cercarli, lungo i canali e negli scantinati; i provinciali che non capivano bene la situazione, un po’ sospettosi, un po' curiosi, noi ancora coi capelli corti, arrivati là quando il movimento stava già morendo. E quella marcia per il Viet-nam, in centro ad Amsterdam, e io che cantavo «Masters of the war» e stranamente l'uomo della TV olandese venne a intervistare proprio me, forse si vedeva che ero straniero, e disse, perché questo, perché queste canzoni, e io a spiegare perché, e cos'erano quelle canzoni, e cosa rappresentavano. Ci si credeva, voglio dire: «I tempi cambiano, i tempi stanno cambiando» e in un certo senso era anche vero. Anche il nonno di quella ragazza, Nike, se ne stette tutta una mattina ad ascoltare quelle canzoni, le mie e quelle di Dylan, con attenta pazienza, perché la nipote gli aveva detto «Ascoltale, sono nuove, sono importanti» e lui, il vecchio famoso architetto in quella buffa casa piena di strani oggetti e disegni e sculture e foto, si emozionò, si esaltò, forse un po' gigionesco, dicendo cose tipo io credo ai giovani, mi piacciono, sorgono sempre, stanno ribellandosi, stanno arrivando, portando nuove forze, come i popoli del terzo mondo. Non tutto vero, forse retorico, ma allora era bello, come, nella confusione di allora, cantare Dylan, di sera, dentro le facoltà occupate, quelle prime volte.
Bob Dylan è, per me, il '68-69, l'arrivo a Bologna di Debby e di quel gruppo d'americani miei allievi coi quali si era sempre assieme. Forse gli ultimi anni interessanti di questi ultimi anni. E vuoI dire Gandolfi, l'osteria fuori porta d'Azeglio, prima che diventasse un posto importante, di moda; solo noi e i vecchi, prima, poi tutta la gente che ci seguiva il giovedì sera, e poi anche le altre sere. C'era anche Alex, greco, e tutti i suoi amici, Janis che ballava, e il vecchio Bergamini con la fisarmonica, a cantare mezzo francese e mezzo italiano, lui che aveva portato dalle «mine» quello strumento e la silicosi. E infatti due anni dopo, quando il Moretto che aveva preso il locale me lo fece rivedere, ed erano due anni che non ci entravo, di proposito, e anche allora non sapevo che sarebbe diventato un posto importante, vidi su un mobile, fra la polvere e la confusione lasciata dagli imbianchini la fisarmonica di Bergamini. E il Moretto mi fa «Sai, l'ha lasciata qui, poi è morto, e nessuno l'è venuta a riprendere» e fu un colpo davvero, e scrissi quella canzone «le osterie di fuori porta» anche per lui, per Bergamini, e non solo per quello che noi eravamo allora. Che a raccontarlo così fa un po' cineromanzo, ma a farle, le cose, è differente.
E c'era Lynn, la strana Lynn che cantava assieme a me Mr. Tamburine man, ubriaca di vino da 250 lire la bottiglia, allora, e crollava sotto ai tavoli ridendo e piangendo; e c'era Frascari, un vecchio contadino che ci portava a casa sua alle tre di notte, quando Gandolfi chiudeva, e tirava fuori vino e salame e pane e ciccioli, e faceva friggere la salsiccia alla moglie che si alzava e ci guardava sbalordita, e noi ancora a cantare, sotto gli occhi stupiti delle figlie che dovevano andare a lavorare. Chissà se a Dylan fischiavano le orecchie, in quei momenti? Certo, la situazione, non se la poteva immaginare, noi là, americani greci e italiani, sulle colline di Bologna, a urlare «it ain't no use to sit and wonder why, baby» fin quando Frascari andava a mungere e noi voltavamo le macchine verso Bologna.
Ma già tutto sapeva di qualcosa che stava per finire, o che doveva finire, anche se forse non ce ne accorgevamo; eravamo felici, andava bene, e non guardi mai molto avanti, in quei momenti.
Ma non ritrovai Dylan l'anno dopo, in America, e non c' erano le cose che avevo pensato di vedere e di trovare. Già Dylan, per dire solo lui, era come invecchiato, e non lo si cantava più. Farlo, sembrava di ripetere qualcosa di già conosciuto. C'erano altri nomi; lui, chissà dov'era, era già passato; di presente c'era la malinconia e la voglia di tornare a casa per vedere se era possibile ripetere quelle cose che non si possono ripetere. Al massimo, si fanno diverse, con altra gente e in altri posti. Le cose finiscono e i miti passano, restano i ricordi. E anche Dylan, in un certo senso, era scomparso.
Ma Dylan è stato, per me quello strano personaggio di un film, «Pat Garret» quando lui, proprio lui, così piccolo (e Debby, che  l'aveva conosciuto e ci aveva suonato assieme, a New York, me lo aveva detto, che era piccolo) quando lui dicevo esce, fuori da quella porta e il tizio gli fa: «Come ti chiami» o «E tu chi sei?» qualcosa così, non ricordo - bene. E lui sta un attimo zitto, e poi risponde: «Che domande». E quella strizzata d'occhio, fatta a quelli che l'hanno capita, mi è piaciuta, e mi ha ricordato tutte le cose che erano state e che avevamo fatto, assieme a lui; e forse più grandi di lui.
(Francesco Guccini – Musak nr. 6/1974)

Compare anche in BOB DYLAN – Le risposte nel vento in formato poster (Fumetto)  Testi di Antonio Tettamanti  Disegni di Matteo Guarnaccia – OTTAVIANO - 1980


La volta scorsa Cristian chiedeva il parere di Alessandro Carrera su una teoria di Nick Cave relativa a "Death is not the end"... Alessandro, che ringrazio, risponde qui sotto. Intanto ecco lo stralcio della mail di Cristian per capire di cosa si parla: (...) A proposito della canzone "Death is not the end" vorrei chiederti quale sia la tua personale interpretazione e anche quella di Dylan (se mai si è espresso a tal proposito)... il dubbio mi sorge perchè Nick Cave nella sua bellissima rilettura in Murdered Ballads la inserisce come ultima canzone del disco in maniera un po' cattivella; infatti intervistato sull'argomento dice che ha sempre pensato che Dylan scrivendo quella canzone intendesse quel "la morte non è la fine" riferito non alla vita (come sarebbe normale pensare, e quindi con una valenza positiva e di speranza), ma agli orrori della vita e quindi con una intenzione piuttosto sadica  ....come dire anche quando stai male e non hai più speranza non pensare che con la morte finisca tutto il tuo dolore, ma continuerà.... viceversa Bono in una intervista dichiara che al suo funerale vorrebbe che fosse suonata proprio "Death is not the end", quindi presumo interpretandola in maniera positiva... difficile pensare che Bono si auguri una vita oltre la morte piena di dolore :) ...se è possibile mi piacerebbe leggere a tal proposito anche l'autorevole parere del professor Carrera, del quale aspetto con ansia le traduzioni di tutte la canzoni del Nostro...
Ciao e alla prossima
Cristian


3678) Caro Michele,
ti diro' che ascoltando la versione di "Death Is not the End" incisa da Nick Cave avevo avuto la stessa
impressione del tuo amico Cristian, cioe' che quella canzone, posta a conclusione di"Murder Ballads", assumesse un  tono da film horror, come se la cantasse uno zombie che viene a dire ai vivi: "Voi credete, poveri illusi, che la morte sia la fine..." Non credo peraltro che il sarcasmo fosse diretto contro Dylan. Nick Cave ha affermato da qualche parte, non ricordo dove, che a suo parere le canzoni cristiane sono il periodo migliore di Dylan, e "Death Is not the End", che e' stata incisa all'epoca di "Infidels", e' un corollario al periodo cristiano. E' solo che Nick Cave, con la sua propensione all'orrido da setta pentecostale, ha colto una possibilita' interpretativa nella canzone che, potrei giurarci, Dylan non aveva in mente quando l'ha scritta. L'interpretazione che ne da' Bono e' sicuramente piu' in linea con quello che Dylan intendeva, ma il bello dell'arte e' che ognuno la stravolge come vuole.
Ho accennato a "Death Is not the End" nel terzo capitolo de "La voce di Bob Dylan". Partivo da questa
citazione:
"Io non intendo subire il fatto che sia l'amore a influenzare le mie canzoni. Non più di quanto abbia
influenzato le canzoni di Chuck Berry o di Woody Guthrie o di Hank Williams. Quelle di Hank Williams
non sono canzoni d'amore. È umiliante chiamarle canzoni d'amore. Sono canzoni che vengono dall'Albero della Vita. L'amore non sta sull'Albero della Vita. L'amore sta sull'Albero della Conoscenza, l'Albero del Bene e del Male. Nella musica pop ci sono moltissime canzoni che parlano d'amore. A chi servono? Né a te né a me. L'amore può essere usato in molti modi che si ritorcono contro chi li usa. L'amore è un principio democratico. Una faccenda greca" (Dylan in un'intervista del 1981).
E questo e' il mio commento:
Forse si può leggere la storia della Grecia antica e capire tutto dell'America, continua Dylan, ma al mondo "ci sono parecchi paesi oltre all'America". Sta pensando a Israele? "The Tree of Knowledge is not the Tree of Life", l'albero della conoscenza non è l'albero della vita, è un verso di Lord Byron, e può darsi che Dylan lo stia citando. Ma è una citazione che affonda le sue radici nel cuore della cultura
ebraica. Come nella Genesi viene descritto l'Albero della Conoscenza, così è nella Kabbalah che sono
descritte le dieci Sefirot, sfere o emanazioni dell'Albero della Vita, dalla somma Kether (la "corona", volontà e gloria di Dio), all'infima e infinitamente necessaria Malkhut (il "regno", lo strato della materia nel quale si manifestano le altre Sefirot). È dall'Albero della Conoscenza invece, dall'Albero del Bene e del Male da cui viene colto il Frutto, che discendono l'éros pagano e l'amor dei poeti provenzali e stilnovisti, fino al Liebe, all'amour e al love della poesia romantica e delle "canzoni d'amore". Quanto a Hesed o Chesed, la quarta emanazione dell'Albero della Vita, si può tradurre con "amore", ma è attributo di un Dio trascendente e non ha nulla a che fare con l'éros di un Olimpo o di un Paradiso Terrestre ormai contaminati con il mondo dei mortali. È amore della creazione, non delle creature.
È l'amore che Dio mostra nello stringere un'alleanza con le sue creature, vicino alla caritas e alla gratia
cristiane, ma meno individualizzato e personale. Bob Dylan sta dicendo che l'amore di cui si parla nelle
antiche ballate, nel blues e nel country autentici, non è l'éros individuale e biografico, l'amore di Jack
per Jill o la delusione di Jill perché Jack non la ama. È un amore sovrapersonale e che discende dalle
sfere, perché la folk music è la musica delle sfere. Chiedere salvezza all'amore vuol dire rivolgersi
all'albero sbagliato. La vita, la morte e l'eventuale vittoria sulla morte vengono da Hesed, non da Amor.
Dylan l'aveva già accennato qualche anno prima in alcuni versi di Death Is Not the End: "Oh, the tree of life is growing / Where the spirit never dies / And the bright light of salvation / Shines in dark and
empty skies" ["L'albero della vita cresce dove lo spirito è immortale, e lo splendore della salvezza
brilla in cieli oscuri e vuoti"].

A presto!
Alessandro Carrera


Ed è la volta di una nuova classifica delle "songs":

3679) 1) License to kill
2) I'll be your baby tonight
3) Don't think twice
4) Visions of Johanna
5) A Hard rain's a-gonna falls
6) Girl from the north country
7) It ain't me babe
8) You belong to me
9) Like a Rolling Stone
10) Just like a woman

Ciao,
Domenico

Ciao Domenico
e grazie per la classifica. Un solo dubbio, non è che all'ottavo posto volevi in realtà scrivere "She belongs to me"? Fammi sapere che eventualmente correggo (ho visto che la gran parte delle canzoni che hai scelto sono dei primi album quindi potresti esserti sbagliato a scrivere).
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3680) Ciao.
Se può far piacere ai più fanatici del Dylan con la chitarra in mano, quello forse un po' piu' rock in senso celentaniano e non, vorrei dire che ho lavorato al palamalaguti la sera del concerto, e che durante il
soundcheck ha strimpellato alla grande, credo che lui vuole dare ora un' altra immagine di se', se ci piace anche cosi', 64enne con una bellissima voce profonda che suona una pianola, andiamo a goderci i concerti, altrimenti guardiamoci una bella registrazione! The times they are a changin'... no scusate forse è meglio Things have changed...

Ah, ci hanno espressamente detto che non voleva intrusi durante il soundcheck... ma sapete com'è...
Valerio

Ciao Valerio,
e grazie per la preziosa testimonianza "sul campo" che sembrerebbe dunque smentire le voci che il problema sia fisico (o forse magari riesce a suonare per un po' la chitarra solo nel soundcheck ma non reggerebbe due ore di chitarra...?)
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"
ps: visto che hai citato Celentano... Bob è rock o è lento??? :o)


3681) Ciao Michele, scrivo un pò ritardo ma avendo due bimbi (4 e 10 anni) la sera dopo il lavoro devo dedicargli tutto il tempo possibile e tra il lavoro, a volte la stanchezza e tutto il resto non è facile
ritagliarmi un pò di tempo.
Innanzitutto ti volevo ringraziare della risposta alla mia prima lettera, anche se il sito lo guardo da più di
un anno.
Ed a riguardo concordo con te quando parlavi dell' effetto taumaturgico che a volte le canzoni di Dylan hanno su di te (io l'ho chiamato effetto di pace, ma penso sia la stessa cosa) e sul fatto che gran merito era della sua voce. In effetti c'è qualcosa di magico, di arcaico, di veramente speciale che ti riporta subito ad un mondo che ti fa stare meglio!
Ma tornando al motivo della lettera, volevo dire due cose sul bellissimo concerto che ho vissuto a Bologna.
Concordo sui commenti generali fatti sul sito riguardo la serata, e riparlare dei brani ascoltati può essere
ripetitivo.
Anche se devo dire comunque che, pur avendo visto Dylan dalla sua prima tournèe in Italia all'arena di Verona, ogni anno è un emozione nuova, diversa, è come riempirsi di adrenalina per andare a lottare i giorni seguenti nel nostro a volte bello, ma a volte triste mondo di noi comuni mortali.
E forse è più un riempirsi il cuore, o l'anima di una forza che ci distingue forse da altre persone che preferiscono vivere più in superfice, non scoprendo così le bellezze delle profondità dell'oceano della vita, oscuro ma pieno di luce se sai usare la giusta luce (P.S. faccio il fotografo :o)  )
E non sono d'accordo sul fatto che la band era così fiacca. Io seguo diversi concerti, e vi assicuro che
non si trova tutti i giorni una band come quella del ns. Bob !! Specie i chitarristi hanno fatto un buon lavoro e mi hanno regalato una versione di Highway 61 veramente da urlo, un rock attualissimo che è stato un piacere vedere ballare e cantare da due ragazzi giovanissimi Siriani che erano davanti a me.
Sembra quasi che sia stata scritta qualche anno fa !!!!
Ah mi dispiace anche non concordare con Giorgio, ma la versione di Girl from the North Country mi è piaciuta moltissimo, anche se per apprezzarla bisogna veramente uscire dalla visione di Dylan degli anni 60!
Poi una cosa che mi ha veramente stupito è stato lo stato di forma di Dylan, da come ha cantato a come è riuscito a reggere con forza tutto il concerto (si sa , il ns amico non è più un giovanotto e non ha
certo la salute di ferro !!)
A parte lo scatenamento interiore che ho sentito in quella serata - come tutte le volte che l'ho visto (e che mi fa scatenare come un ventenne!!) vorrei raccontarvi la cosa che ha reso "diverso" questo
concerto da quelli delle serate precedenti.
L'incontro con gente che come me ha nel cuore, ma veramente dentro e nella parte più profonda, un poeta-cantante che ha cambiato la musica e forse la nostra vita.
Sono stato a pranzo a Bologna e lì ho conosciuto Anna Duck, Giorgio, Michele ed altri, tra cui una ragazza (scusa la memoria non fotografica, malgrado il lavoro!) che sembrava la fotocopia italiana (e qualche anno dopo) di Joan Baez. Veramente brava e se leggi complimenti davvero.
Chiaramente seduto a quel tavolo dove non conoscevo nessuno in una tranquilla osteria di Bologna, credevo di trovarmi un pesce fuor d'acqua.
Invece (miracolo Dylaniano!!) pian piano mi è sembrato di avere persone a fianco che ... non  so come spiegarlo .... che mi erano vicine, con cui avevo piacere spendere del tempo, pur non essendo io un chiaccherone con cui poter spendere chissà quali racconti.
Poi il momento più bello è stata la fila dalle 15.00 davanti ai cancelli (erano anni che non stavo così in fila per un concerto!!, forse dai tempi del primo del Boss) dove ho finalmente conosciuto Michele, il grande ideatore di questo sito bellissimo che mi sta facendo dormire sempre meno (quando sono in mansarda da solo e posso dedicarmi al sito non sono mai prima delle 23.00 , e si va avanti fino tarda notte!!!!!).
Michele me lo aspettavo più o meno così, ma quello che mi ha colpito è la sua assoluta umiltà mentre potrebbe di fronte a tutti quei "patiti" di Bob, vantarsi della sua mega cultura. Poi anche i due Milanesi, Anna e Giorgio, che a pranzo avevo scambiato per marito e moglie  :o)  , con cui ho scambiato più tempo, sono state due persone fantastiche. E pian piano ho conosciuto altri membri di MF, scoprendo così che io sono solo un piccolo piccolo piccolo fan, rispetto le persone citate. Scambiarsi opinioni, critiche, esperienze è stato quasi più bello del concerto e , sinceramente, non vedo l'ora che venga di nuovo di Italia per poter - oltre rivedere un suo concerto naturalmente -  incontrare di nuove queste persone che pur non avendo mai visto ho sentito che viaggiano e vedono con la mia stessa frequenza d'onda. Certo che se è vero che per creare amicizie è necessario  avere un argomento comune, con Bob si ha più di un argomento, si ha veramente qualcosa che ci aiuta a spiegare la vita!!!!
Non so spiegare bene le mie emozioni, ma questo sentirmi vicino con altre persone mi ha fatto avvicinare ancora di più al grande Bob, e a voler ancor più approfondire la mia conoscenza verso tutto quello che ci sta lasciando in questi anni, per poter vivere più forte e più uomo.
Per cui da quando sono tornato da Bologna, sto scoprendo che questo sito sarebbe da leggere dalla A alla Z , anche se so che con il mio tempo sarà impossibile!! E non vedo l'ora di ricevere da Giorgio la sua grande compilation, sono questi i lavori importanti di comunicazione!!!!, ed il DVD del concerto del periodo cristiano di Toronto. E spero, Michele, di poterci rivedere presto per scambiare altre due
chiacchere su Bob e non solo.
Ah mi dimenticavo che Anna mi ha detto di trovarmi un Nick con il nome di un animale .... ci sto pensando .... te lo comunico al più presto.
Un salutone a tutti i membri del sito ed ai ragazzi conosciuti a Bologna, e scusate se non ricordo tutti i
nomi ma la mia memoria è veramente scarsa!
Fino ad ora era bello avere una passione come questa, essere un fan, dove nel mio piccolo mondo quando mi trovavo solo con la musica sotto di Bob in penombra scoprivo tante cose di me, ma ora condividere questo con altri mi fa veramente entrare in un mondo affascinante, dove posso solo imparare (e nella vita non si finisce mai di imparare!!), da un mare sono passato ad un oceano e spero di imparare a nuotare bene :o))
E' bello vedere che non sono l'unico "pirla" che ascolta quel vecchietto con la voce roca  :o))   - ahimè stolta è la gente ma noi rimarremo per sempre sotto i 30 anni, forever young !!!!
Ciao
Maurizio di Rimini
P.S. se qualcuno passa in zona è ospite gradito

Ciao Maurizio
grazie a te anche per questa bellissima testimonianza... e grazie anche per le foto che ho messo di recente su MF.
Naturalmente condivido tutto quello che dici su quanto è bello condividere Bob con gli altri (anche io prima di creare MF vivevo questa passione da solo e non era assolutamente la stessa cosa...).
Allora trovati un nickname animalesco (dai che in fondo di animali ce ne sono ancora :o) ) e non preoccuparti che sicuramente Giorgio ti farà avere la sua compilation der mejo der mejo di Bob live (ma ti ricordo di fare un salto anche nel Porcile di Maggie's Farm dove potrai entrare in possesso di alcune perle: http://porcile.tk).
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3682) Caro Michele
alcuni fotogrammi da Praga, Munich e Bologna come souvenirs.
Cari saluti
Andrea Orlandi

Ciao Andrea
e grazie per le bellissime foto che ho messo qui
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3683) Ciao Michele "Napoleon in rags" Murino!
Son venuto a conoscenza del tuo sito tramite il libro di Paolo Vites su Bob Dylan e vorrei:
1. farti i complimenti perchè il sito è davvero incredibilmente completo ed esauriente (rispetto a molti
altri siti su Bob che ho trovato in rete)
2. votare (amo alla follia stilare classifiche!)
quindi...

Canzoni:
1. Desolation Row
2. Like A Rolling Stone
3. Subterranean Homesick Blues
4. Visions Of Johanna
5. Queen Jane Approximately
6. I Want You
7. Girl From The North Country
8. The Times They Are A-Changin'
9. Mr. Tambourine Man
10. All Along The Watchtower

Albums:
1. Highway 61 Revisited
2. Blonde On Blonde
3. Bringing It All Back Home
4. The Times They Are A-Changing
5. Blood On The Tracks
6. Another Side Of Bob Dylan
7. Desire
8. The Freewheelin' Bob Dylan
9. John Wesley Harding
10. Pat Garrett & Billy The Kid

(il mio giudizio però è limitato perchè posseggo solo 12 album di Bob - ho lasciato fuori dalla classifica
solo "Planet Waves" e "Nashville Skyline". Lo stesso vale per la classifica delle canzoni, quindi.)

Copertine:
1. Another Side Of Bob Dylan
2. The Basement Tapes
3. Slow Train Coming
4. Planet Waves
5. Bringing It All Back Home
6. Pat Garrett & Billy The Kid
7. Dylan
8. Highway 61 Revisited
9. Under The Red Sky
10. Blonde On blonde

Grazie dell'opportunità e buona vita!

Marco,

Ciao Marco
e grazie per le classifiche. Prossimamente aggiornerò la paginona relativa.
Un solo consiglio, allora devi assolutamente comprare almeno questi tre album: Oh Mercy, Time out of mind, "Love and theft"... Credimi ne vale la pena! E se ho capito bene non hai neanche Street legal... beh anche quello va ascoltato!!!
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3684) Ciao.
Sono un dylaniano da circa due anni e ho scoperto la sua musica attraverso i cantautori italiani: De André, Guccini e De Gregori. Subito mi ha colpito il suo modo di scrivere musica, i testi e soprattutto la sua capacità di rinnovarsi e far sì che ogni album non ripeta le sonorità del precedente. Amo Dylan, lo ascolto ogni giorno e il guaio è che con lui, quando ascolto qualsiasi altro cantante non posso non fare a meno di fare delle comparazioni. Insomma sono diventato di bocca (troppo) buona.
Grazie per il bellissimo sito di Maggie's Farm dove si può accedere a tutto quello che riguarda il mondo di Dylan; un grazie soprattutto al lavoro sui testi, alle traduzioni che ci restituiscono una parte importante del più grande cantante del ventesimo secolo... grazie di cuore!
Vi mando la mia classifica degli album:

1) Blood on the tracks
2) Highway 61th Revisited
3) Bringing it all back home
4) Blonde on blonde
5) Time out of mind
6) Oh Mercy
7) Freewheelin' Bob Dylan
8) Another side of Bob Dylan
9) Desire
10) Street Legal

Grazie

Cordiali Saluti
Raffaele

Ciao Raffaele
grazie anche a te per la classifica e soprattutto per i complimenti! :o)
A presto
Michele "Napoleon in rags"


3685) Ciao Michele,
che dire di questi concerti? sono sconcertata.... io sono un'altra che Bob se lo va a vedere per
devozione e per grazia ricevuta (per me è un santo con la s minuscola visto che sono per le cose essenziali) e continuerò ad andarci fino a consunzione mia e sua ...
Tutto questo preambolo per dire che non mi sono piaciuti moltissimo questi due di Bologna e Milano.
Allora... premesso che per una serie di sventure (postali e ortopediche) non ero nel parterre, luogo di
beatitudine per dylaniati irrecuperabili, ma su su negli anelli sia del PALAMAGATU (era così scritto
nella locandina ufficiale in vendita) che del Forum di Assago e quando si è negli anelli non si è molto
coinvolti emotivamente.. sarà anche per questo ....però non sono stati coinvolgenti come le altre volte.
A me hanno dato l'impressione di una situazione precaria e instabile, come quelle orchestrine alle
feste estive di paese.
L'unica colpa di Bob, se di colpe si può parlare , è di avere messo sul palco quelle due chitarre hawaiane che somigliano moltissimo (ma in peggio) a Santo e Johnny (quelli della mia età se li ricorderanno) e che nella fattispecie sono Kimball e soprattutto Freeman.
Ma ragazzi.... lì nel parterre come si sentiva????
Io da lassù ( ommadonna....) sentivo tutte le stecche e le "sviste" che soprattutto Freeman faceva.. per
carità saranno pure onesti mestieranti ma potrebbero fare un altro mestiere, non accompagnare Bob che è meglio solo che male accompagnato.....
nulla da eccepire naturalmente su Garnier e Receli, che hanno cercato di tenere salda la situazione.
Herron è stato messo nell'angolino ma poteva fare di più.
Per quanto riguarda invece Bob non trovo le parole adatte per dire quanto sia prezioso e sublime e capace e intelligente ecc ecc perchè ragazzi..... LUI ha tenuto in mano la situazione per tutta la durata dei concerti (ben sapendo, secondo me, che la situazione era quella che era...) facendo più e molto di più di quanto avesse mai fatto nei concerti che ho visto negli anni passati, quando era affiancato ad es da quei due angioletti di sexton e campbell che non davano nessun tipo di problema se non quello della bravura ... (per inciso una cattiveria stile Zimmy... ma non è che Bob li ha tolti dalla band perchè temeva che offuscassero il suo fulgore?) ecco, questo mi è sembrato Bob: fulgido e brillante e che ha cantato meglio di quanto mi aspettassi... certo alcune canzoni erano di routine e con le finali in falsetto ma alcune cose da sole valevano il prezzo del biglietto (nonchè del viaggio e soggiorno, per quanto mi riguarda), tipo love minus zero, memphis blues again e sugar baby a Bologna e spanish leather, forever young e just like a woman (il duetto col pubblico!!!!!!!!) di Milano.
Mi è piaciuto moltissimo pure il suo suonare la pianolina... (perchè adesso la suona come suonava la
chitarra...) anche se la chitarra era un'altra cosa.......
Si avvicina Natale , da un po' sto pensando a come fare il presepe e quest'anno, dopo aver visto il
palco con tutte le luci tipo cielo stellato (Bob è l'astro lucente , off course..) penso che farò un
presepe dylaniato.... eggià... con Bob che fa il bambinello e, perdonatemi, con freeman che fa
l'asinello.
Sulla grotta/palco la scritta FOREVER YOUNG.
Due parole per la serata al Ristoshow.. è stata bellissima e coinvolgente, con musicisti bravissimi e
davvero motivati (ad es i freewheelings) che dimostrano fino a che punto si possa amare Dylan.
Saluto tutti gli amici della farm incontrati a Bo e Mi e un abbraccio particolare ad Anna che mi ha salvata da infarto sicuro ...e con la quale ho passato una piacevolissima giornata a Milano.
..i prossimi concerti però ce li facciamo a Londra, eh?
ciao
Giulia "Rabbit"

Ciao Giulia,
senza dubbio! Io ho già prenotato il biglietto per Londra e stavolta Bob non mi frega (poi magari viene in Italia e fa Lily, Rosemary and the Jack of Hearts :o) ).
Come avrai letto dai miei commenti sono sostanzialmente d'accordo con te (mi hai fatto sganasciare con il paragone con Santo e Johnny e soprattutto con l'asinello del presepe... mi sa che ne verrà fuori una strip di Zimmy, con Garnier/San Giuseppe, Kimball/il Bue, Receli/Herron/Morrongiello i Re magi... ma chi fa la Madonna? :o) ).
Alla prossima,
ciao
Michele "Napoleon in rags"


Ed ecco finalmente il racconto di Anna "Duck" dai concerti italiani...

3686) Ciao ragazzi,
credevo di essermela cavata con l'idea per la strip di Zimmy, ma Michele continua ad insistere sul fatto che non posso esimermi :-)...  il fatto è che mi diventa sempre più difficile commentare i concerti di Dylan, perchè ormai li vivo più come eventi, come ricorrenze, come giorni fausti da festeggiare in compagnia di amici, una specie di natale, un compleanno, ferragosto... (credo si tratti più o meno della stessa sensazione di Elio: un "pellegrinaggio rituale"...); non riesco assolutamente a considerarli un semplice spettacolo di musica da intrappolare dentro una griglia di valutazioni tecniche se pur soggettive: le tonalità più o meno roche o acute della voce, la bravura o la mediocrità del batterista o del chitarrista di turno, la scaletta, le luci, lo sfondo, la pianola, le canzoni classiche, lo stravolgimento delle canzoni classiche ecc ecc.
Certo, alcuni brani mi hanno entusiasmato più di altri: su tutti Highway 61, travolgente da far ballare un resuscitato Lazzaro che fosse stato presente tra il pubblico, e poi Down Along The Cove, Never Gonna Be The Same Again,  Ballad Of Hollis Brown, Just like a Woman, con l'estemporaneo coretto nel ritornello.
Sì, forse la band non è tra le migliori che hanno accompagnato Bob negli ultimi quarantanni, però non darei troppo peso a queste considerazioni, perchè quella griglia di cui dicevo sopra va ormai troppo stretta a Dylan (forse gli è sempre stata stretta...).
Bob ha 64 anni, e credo che si meriti ora più che mai di fare sul palco quello che gli pare, di suonare quello che più gli piace, di strimpellare lo strumento che più lo attrae al momento, fosse anche un'arpa :-))), di travestirsi da Zorro, con a fianco il suo fedelissimo Tenente Garcia, o da Jack lo Squartatore che fa a pezzi Girl From The North Country, Mr. Tambourine o Hard Rain (eppure la versione "tipo walzer" di Bologna a me non è dispiaciuta affatto...).
Insomma, per me la cosa più importante è che Dylan continui ad aver voglia di girare il mondo e ogni volta sono felice di rivederlo mentre si diverte come un matto sul palco. Se è questo che si intende per "artista al capolinea" devo dire che il capolinea di Dylan mi piace, e scendo volentieri dal tram per fermarmi un po' con lui. E sottoscrivo la frase di Sal : "Molti erano lì per vedere Dylan, anche se avesse recitato l’elenco telefonico accompagnato da percussionisti e da una band serbo-croata di fiati"... bè, io faccio parte di quei "molti" .
Piccola nota personale: si è ripetuta anche al Filaforum la mia consueta allucinazione da concerto: sono sicura che Dylan ad un certo punto ha guardato dalla mia parte ... mi sono immediatamente voltata verso Carlo, il quale, ancora prima che gli chiedessi conferma mi ha subito smentito dicendo: "e non venirci a raccontare che ha guardato verso di te, perchè non è vero!". Però aveva uno strano luccichio negli occhi, credo che sia segretamente convinto che Bob abbia guardato lui e non me... ma si sa, Dylan dimentica sempre gli occhiali sul pullman, e alla fine ci ha baciato tutti.
Ciao a tutti
Anna "Duck"


3687) Ciao.
L'incontro di Bob con il Papa a Bologna nel 1997 cliccando qui
http://www.zippyvideos.com/2602571692267266/bobpope-bologna97/
Ciao Francesco

Ciao Francesco
e grazie per la segnalazione.
Michele "Napoleon in rags"


3688) caro michele,
ti invio la pagina dedicata a dylan da repubblica del 23 novembre.
osservazioni e curiosità:
1) il primo articolo (almeno quando parla delle concessioni a scorsese) non è distante dalla tua tesi (nell'articolo su JAM) di una riconciliazione di dylan con il proprio mito;
2) il secondo, nel descrivere gli oggetti battuti all'asta, propone anche "una delle sue fisarmoniche
autenticata". e se invece di un banale refuso fosse una succosa anticipazione sul nuovo strumento che
prenderà il posto della pianola dal prossimo tour?
un caro saluto
blindboygrunt59

Ciao Blindboygrunt
e grazie per l'articolo che ho messo qui.
Mi sa tanto di refuso... :o) Magari però effettivamente potrebbe essere un'anticipazione... forse meglio la fisarmonica della pianola bontempi attuale :o)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3689) Ciao Michele,
come stai? Spero bene, io benissimo. Dopo la visione di "Hard Rain" sono riuscito a procurarmi il BS7.
Cominciamo con il primo: di una bellezza stupefacente, poco da dire. C'è un'aria magica in tutto il concerto, dai musicisti al pubblico che guarda incredulo, il duetto con la Baez in "Blowin'in in the wind" è sublime.
Credo Michele che puoi segnarmi nella tua lista di "tossici-da-hard-rain". Uno di quelli irrecuperabili.
Sul BS7 ho qualche dubbio su tutta l'operazione, so che ne avevate già parlato, ma anche me non ha
entusiasmato. Ho trovato molto emozionanti la versione intimista di "this land is your land", e la nuova di zecca (almeno per me!) "man of constant sorrow".
Bellissima anche la "chimes of freedom" di newport, ma soprattutto per il secondo CD mi è sembrato superfluo.
Lo ascolto sempre volentieri, lo sto ascoltando pure adesso per esempio, ma perché fermarsi al '66? Solo per un omaggio al film di Scorsese?
A proposito di BS7 il Nostro prima di "blowin'in the wind" dice qualcosa al pubblico ma non sono riuscito a decifrare, tu per caso hai capito di che parla? E prima di "mister tambourine man" succede la stessa cosa ma non con il pubblico ma con un tizio della casa discografica. Sei riuscito a capire di che parlano?
Su una nuova rivista musicale che ho comprato in quel di Bologna che si chiama "MUZ" c'è un articolo che mi ha incuriosito parecchio, riguarda il famoso concerto di Newport del '65, il 25/07/1965 per l'esattezza. L'articolo sfata una delle leggende dylaniane, quella secondo la quale sarebbe stato fischiato dopo i tre pezzi elettrici tanto d'allontanarlo dal palco per ritornare da solo con la chitarra acustica. L'articolo dice sì che è stato fischiato ma che c'erano anche applausi, e che suonò tre pezzi perché così era stato concordato con gli organizzatori del NFF.
Sinceramente non so che pensare, tu che ne pensi? Hai letto l'articolo? Che verità credere su Newport '65?
Un saluto a te e a tutti i magfarmiani
Davide

P.S.: contributo alla rubrica "puoi considerarti un vero dylaniato quando...":
- quando ogni volta che vedi una stella cadente invece di esprimere un desiderio pensi alla versione di "shooting star" che sta su "unplugged", che forse è meglio di quella su "Oh!Mercy".
- quando non parli di lui come Bob Dylan, ma come "Ladies and gentlemen... Columbia recording artist:.... Bob Dylan".

Davide Saladino

Ciao Davide,
non avevo dubbi che saresti diventato un hardrain dipendente... chi guarda quel video non può sfuggire alla magia di quel periodo, di quel Bob e di quelle canzoni, a mio avviso mai prima nè dopo eseguite meglio.
Ti confermo che il cd di NDH si ferma ovviamente al '66 perchè funge da colonna sonora del film di Scorsese che prende in esame la carriera di Bob appunto fino a quell'anno...
Per quanto riguarda quello che dice Bob prima di Blowin' in the wind non sono chiarissime tutte le parole comunque il concetto lo dice Eddie Gorodetsky nelle note:
"Con un commento introduttivo ambiguo a proposito del recente status di hit della canzone, Dylan presenta la sua BLOWIN' IN THE WIND con tutta la capacità di sviare che è propria di un provetto prestigiatore. Dopo aver detto che le parole sono la cosa importante, Dylan inizia ad accarezzare la melodia della canzone, prima con l'armonica e poi con la voce, finchè il brano non assume i connotati di una domanda da parte di un innamorato piuttosto che di un inno politico".
Se qualcuno ha la trascrizione delle parole esatte pronunciate da Dylan me le mandi. Grazie.
Per quanto riguarda Mr. Tambourine... si sente Bob dire: "Jack sing on this" (Jack canta in questo brano, con riferimeno a Jack Elliott), poi si sente la voce che chiama il numero della take
"This CO 82221 Mr. Tambourine, take 1"
ma sbaglia e dice Mr. Tambourine invece di Mr Tambourine Man. Allora si sente la voce di Dylan che corregge la persona che ha appena parlato e sottolinea: "...Tambourine Man"
La persona si scusa: "Mr Tambourine Man, sorry..."
Poi si sente la voce che se non sbaglio dà indicazioni a Bob e Jack su come posizionarsi rispetto al microfono e mi sembra che dica che devono stare più vicini...
Poi dice: "OK now, let's go, rolling 2 ... ready ?" chiamando cioè l'inizio della take e chiedendo a Bob e Jack se sono pronti...
Per quanto riguarda Newport è stato detto tutto e il contrario di tutto. La verità più probabile e che tutte le verità dette siano da considerare in parte attendibili anche se sicuramente c'è stato un ingigantimento di tutto. Ci sarà stato qualcuno che ha fischiato perchè Dylan si era presentato in versione elettrica in un posto deputato al folk (gente che probabilmente non aveva ancora sentito le ultime cose di Bob e pensava di rivederlo in duetto con Joan Baez come negli anni prima, chitarra acustica e armonica) ma probabilmente non saranno neanche stati poi chissà quanti e sicuramente non tutto il pubblico, ci sarà stato chi ha applaudito, ed è stato anche detto che parte di quelli che fischiavano lo facevano solo perchè il set gli era sembrato troppo breve e ne volevano ancora. Di certo Seeger e qualche altro furono contariati dall'esibizione di Dylan tanto che Seeger voleva staccare i cavi degli altoparlanti...
Come tutte le leggende probabilmente molte cose sono state ingigantite anche se Dylan stesso ammise di aver sentito i fischi.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3690) Ciao Michele,
ormai ci ho preso gusto e scrivo per la seconda settimana consecutiva.
Innanzitutto spero di far felice tutti gli amici dylaniati come me con una foto d'epoca, estate 1981 dal concerto di Monaco di Baviera, purtroppo io non ero presente ma una mia amica si era premurata di
farmi avere questa foto originale in B/W che conservo gelosamente nonostante la qualità non sia eccezionale.
Riguardo alla richiesta fatta da qualcuno la settimana scorsa di arricchire "What's goin' on in your show" con i resoconti dei concerti di Bobby antecedenti al 1999 mi trovo splendidamente d'accordo, magari prossimamente vi racconterò la mia esperienza del concerto di apertura del tour 1984 all'Arena di Verona.
Un'ultima considerazione: nonostante il concerto del 12/11 al Forum mi abbia dato grandi emozioni, non posso fare a meno, dopo aver letto la review da Zurigo del giorno successivo, di provare un pizzico di
invidia per i fortunati elvetici che si sono ritrovati ad ascoltare una setlist in parte rinnovata e di grande fascino.
Aspetto già il prossimo concerto italiano di Zimmy per provare nuovi sussulti.
Un grosso saluto a tutti, a presto
Enrico 'slowhand' - Bergamo

P.S. la foto è in allegato

Ciao Enrico
benissimo, allora aspetto il tuo racconto da Verona così partiamo...
Sulla setlist di Zurigo, quanto hai ragione!!!!! E hai visto Londra??? Da suicidio! Altro che invidia...:o)
Ecco la foto (grazie!)

Ciao
Michele "Napoleon in rags"

3691) CIAO SITO GRANDIOSO,
UNA DOMANDA, IN CHE CANZONE IL GRANDE BOB PARLA DI NAPOLEON IN RAGS?
ANCORA COMPLIMENTI
michael

Ciao Michael
ovviamente nella immortale "Like a rolling stone"... La trovi nell'album "Highway 61 Revisited" e in una marea di Greatest hits di Bob...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3692) Ciao Michele,
sono Marco Pavan, ti scrivo a seguito di questa tournèe europea del Nostro per esprimere qualche
considerazione.
Innanzitutto ho avuto l?immenso piacere di conoscerti di persona a Milano: si è materializzato davanti a me l'uomo che ha fatto il più bel sito di Bob nel mondo (come abbiamo anche detto a Samantha,
ricordi?). Anche i miei amici sono rimasti molto contenti del nostro meeting casuale e mi sento di
convogliarti anche i loro saluti.
Ti girerei un'analisi del concerto milanese dello scorso 12 novembre, l'unico che ho visto. Credo che il
mio giudizio si vada a porre a metà strada tra quello di alcuni 'vati', come te o Paolo Vites, che di
concerti di Bob ne avete visti a bizzeffe, e tra quelli che si entusiasmano al loro primo concerto (è
successo al mio amico Michele, che alla fine di AATW aveva un?espressione alle soglie dell'estasi
mistica). Fatte queste premesse: il 12 novembre ho visto il miglior concerto di Bob dei tre ai quali ho
assistito. La mia 'avventura live' come ho già ricordato è iniziata nel 2003 sempre a Milano e
proseguita a Stra lo scorso anno. Sarà stata anche la compagnia perfetta che avevamo composto per
l?occasione ma credo veramente che Bob questa volta abbia dato il meglio di sè. Innanzitutto la scaletta:
scusate, ma tutti vi lamentate perchè ha fatto una scaletta stile 'greatest hits'...ma che deve fare Bob
in concerto? Spararci Wiggle Wiggle perchè così fa una 'perla' (nonchè una canzone del c.... aggiungo
io)? Non è forse meglio che ci snoccioli un bel po' di classici (calssici per Bob= CANZONI
CAPOLAVORO!!! Per questo motivo non avevo tanto apprezzato la scaletta di Stra lo scorso anno,
pur dovendo riconoscere una gran versione di Seeing The Real You At Last)?
Chiarito il primo punto, passerei al scìecondo: a parte il chitarrista che sta sulla destra (non ricordo il
nome, non Kimball comunque), che è una vera e propria statua di cera che fissa Bob anche con timore
a mio avviso, la band è grandiosa. Recile (o Receli? Dubbio che mi porto dietro da TROPPO tempo!!!)
è una garanzia (un valore aggiunto in Cold Irons Bound e in AATW). Su Garnier non c'è da dire molto,
vista la bravura e l'affiatamento che ha ormai con Bob; anche Kimball se l'è cavata egregiamente, non
più sotto l'incombente ombra dell'ottimo Campbell. Un plauso al grande pedal steel guitar player
(Herron?), novità piacevole e graditissima.
Spazzato anche questo dubbio veniamo alle canzoni: STRATOSFERICA Highway 61, una cavalcata
rock dall'impatto devastante, il ricordo più vivo del concerto. Ottima Maggie's all'inizio (non l'avevo
mai sentita dal vivo: sempre To Be Alone With You...); fantastica AATW (ma c'è bisogno di
ricordarlo?); inferiore a Stra ma ugualmente bella Cold Irons (è anche una delle mie canzoni
preferite...). Alcuni momenti assolutamente magici: Mr. Tambourine è stata stravolta in una versione
dal fascino terribile, 'mistica' come ha suggerito il mio amico Fabio. Just Like A Woman è da lacrime
agli occhi (alla facciaccia di tutti quelli che dicono 'Bob non parla mai', 'non ha rispetto dei suoi fans'
ecc....visto chi è Bob? Anche quello che ti fa cantare il ritornello e quello che sganascia durante
Memphis Blues Again e quello che manda i baci al pubblico...). Boots Of SL è l'unica nota negativa:
arrangiamento orribile, sarà perchè avrò sempre impresso nella mente quella meraviglia di canzone che
era nel 2003 (andate un po' tutti a riascoltarvi il boot di Milano 2003 per sentire la performance vocale
che ci aveva regalato nella canzone in questione...). Hollis Brown è stata la sorpresa, non me
l?aspettavo ed ha avuto il pregio di farmi ad andare a riapprezzare una canzone che avevo quasi
dimenticato...Della risata su Memphis blues again ho già detto (momento memorabile su canzone
altrettanto memorabile). Infine Forever Young (in omaggio a Neil?) eseguita molto meglio rispetto allo
scorso anno a Stra. Tra le sorprese: quando mi aspettavo una Tonight's I'll be staying here with you
Bob mi esce con una Lay Lady Lay da favola. Quando mi aspetto l'irruzione della Pietra Rotolante
ecco invece partire i dolcissimi accordi di una Don't Think Twice da antologia (devo ammettere di
avere avuto un tuffo al cuore).
Si poteva anche fare a meno: i non memorabili i brani di L&T (Summer Days ha ufficialmente rotto: bella, divertente ma più che inflazionata; idem per TD&TD), Down Along The Cove e Watching The River Flow (non più belle di altri rock blues abbastanza standard).
Un concerto nel complesso strepitoso che ha avuto dei momenti assolutamente altissimi e che ha
soddisfatto appieno me and my company. Insomma tutto questo sputar fiamme sulla tournèe del nostro
mi pare quantomai esagerato. Non so se condividerai (dall'alto della tua esperienza) alcuni dei miei umili
giudizi, ma credo che se Bob è pronto per Las Vegas io sono Mike Tyson (che va a sentirsi Bob pure a
Las Vegas :o) )!
Un saluto ed un abbraccio e tanti tanti tanti complimenti ancora!!!
Marco Pavan
p.s. presto ti arriverà un racconto scritto a quattro mani con il mio amico Fabio sulla nostra avventura a
Milano!!!

Ciao Marco
e grazie per "il sito più bello del mondo". Fammi sapere se hai notizie di Samantha...
Grazie ai tuoi amici... ricambio i saluti!
Per quanto riguarda la tua domanda sul "perchè ci lamentiamo delle setlist... etc", beh personalmente capisco che Bob abbia delle esigenze e debba fare i brani più conosciuti per la grande parte del pubblico che magari vede solo quel concerto... l'unica cosa che dico è che potrebbe infilare su 17 canzoni almeno tre brani a sorpresa... non credo che per questo il pubblico "grosso" se ne avrebbe a male... tanto più che poi va in Inghilterra e lo fa, il maledetto :o) !!!! Voglio dire, non credo che se a Bologna e Milano avesse sostituito, per dire, Mobile, TD&TD, Cold Irons Bound e Watching the river flow con Million dollar bash, Waitin' for you, Blue Monday e... Viva l'Italia o Piazza Grande (dico per dire... insomma l'equivalente di London Calling :o) ) qualcuno se ne sarebbe lamentato tra gli spettatori occasionali... ma in compenso Bob avrebbe accontentato quelli che hanno visto venti, trenta e anche più concerti.
Aspetto il tuo racconto a quattro mani con Fabio e naturalmente condivido molti dei tuoi giudizi e ti confermo che vengo anche io a vederlo a Las Vegas, Bob... :o)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: il nome del chitarrista che non ricordi è Denny Freeman
ps2: Wiggle Wiggle è un CAPOLAVORO :o))))))
ps3: La grafia giusta è Recile e si legge Reseli


3693) Ciao Michele,
quando ho letto che nella seconda serata a Londra Dylan ha cantato London Calling dei Clash, mi è subito venuta la curiosità di ascoltarla (fra l'altro, gli ultimi due cd che ho comprato qualche tempo fa
sono stati New Morning e London Calling!), ma pensavo che non sarebbe mai stato possibile.... e invece arrivo qui su Maggie's Farm e trovo il link per scaricare quella e altre canzoni!! Che dire, siete grandi!
Grazie! :-)
A proposito di concerti, vorrei raccontare una cosa piuttosto spiacevole successa al Forum di Milano: durante il concerto, i venditori di popcorn/noccioline hanno continuato a fare avanti e indietro, così ogni
3, 4 canzoni mi vedevo passare davanti una sagoma scura con la cassetta a tracolla e una lucetta sulla testa, insomma io stavo lì in ascolto/adorazione di Bob e questa cosa mi disturbava (ero su al secondo
anello)... e poi mi sembra una mancanza di rispetto sia per il pubblico che per chi sta sul palco, chiunque sia... se poi è Bob Dylan, ancora di più! Non ho grande esperienza in fatto di concerti, ma non mi sarei mai aspettata una cosa del genere, a qualcuno era mai successo?
Avevo intenzione di scrivere agli organizzatori per protestare ma me ne sono dimenticata, lo faccio adesso, però al prossimo concerto voglio stare davanti al palco!!! (questa volta non ho trovato i biglietti, perchè mi sono decisa tardi ad andare...!)
A presto
Ely81

Ciao Ely,
certo che è successo, al sottoscritto... Ero insieme al mio amico Stefano Frison ed altri aostani al concerto di Milano nel 2000 mi pare... eravamo in alto e per tutto il tempo litigammo con questi venditori di pop corn e bibite che ci si piazzavano davanti... hai ragione è una cosa assurda...
Ti consiglio caldamente di prendere il parterre la prossima volta...
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3694) Ciao michele ... ho due segnalazioni .. la prima è che su www.capital.it si può ascoltare una breve trasmissione di radio capital su No direction Home con intervista a Martin Scorsese ... non so per quanto resterà linkato ...

poi ... t'invio un articolo preso da dagospia.com ... sempre sullo stesso argomento ... o meglio sulla presentazione di No Direction Home che Scorsese ha fatto a Bologna nei giorni scorsi ..

Ciao
Antonio Cat

Ciao Antonio
e grazie di tutto.
Ecco qua:

DYLANIATI - SCORSESE A BOLOGNA PER 'NO DIRECTION HOME' - NON E' CINE-ROCK NE' DOCU-FOLK: 'AL CENTRO DI QUESTO FILM CI SONO GLI OCCHI DI BOB DYLAN. LUI DICE MOLTE COSE, MA I SUOI OCCHI VANNO ALTROVE...''
Luisa Gallignani per ANSA

''Questo film per me e' un atto d'amore''. Martin Scorsese, dal palco del cinema Medica di Bologna, ha
spiegato cosi' al pubblico cio' che lo lega a 'No direction home', il documentario su Bob Dylan presentato ieri sera in anteprima nazionale nel capoluogo emiliano, nell' ambito della rassegna Officinema Festival organizzata dalla Cineteca comunale. Il regista (che domani ricevera' la laurea honoris causa in Cinema dall' Universita' di Bologna e, nel pomeriggio, il Premio della Fondazione Fellini a Rimini) ha parlato una decina di minuti prima della proiezione, concedendosi solo ai fotografi ma non alle domande dei cronisti, con i quali non e' previsto alcun incontro in queste giornate bolognesi.
Accolto con grande calore dalla platea che lo ha applaudito piu' volte, Scorsese ha ringraziato in
italiano e ha raccontato come e' nato questo film-documentario ('dura tre ore e mezzo, siete avvisati', ha scherzato). ''Un film che non volevo fare'', ha detto. ''Mi sentivo troppo coinvolto quando Jeff Rosen (manager e archivista di Dylan) e' venuto a propormi il progetto''.
Ma a convincerlo e' stata l' intervista di 10 ore che lo stesso Rosen aveva fatto a Dylan in cinque giorni, oltre al materiale inedito proveniente dall' archivio del cantante (film, audio, foto, manoscritti) messo a disposizione. Cosi', senza nessuna scadenza, Scorsese si e' messo al lavoro con l' unico vincolo che la
narrazione si fermasse al 1966.
''Si lavorava al montaggio nella stanza accanto a quella in cui si stava montando 'The Aviator'. Lavorare contemporaneamente su un film e su un documentario per me ha avuto un effetto 'energizzante''', ha spiegato il regista, che ha speso tre anni e mezzo sul materiale. ''Non sono una grande autorita' su
Dylan'', ha tentato di schermirsi Scorsese, che invece e' un' autorita' anche in fatto di documentari musicali, da 'Woodstock' (1970) in cui fu assistente di regia e di montaggio, alla storia della Band di 'The Last Waltz' (1978), alla serie piu' recente sul Blues di cui fa parte il suo 'Feel Like Going Home'.
In 'No direction home' Scorsese racconta in particolare i primi anni della carriera di Dylan fino al grande successo.
''Il punto era capire come un artista crea la sua visione, quale sia la voce che ascolta, la sua dentro di se' o quella degli altri, anche a costo di tradire il suo pubblico''. E proprio questo ''tradimento'' e' lo spunto narrativo scelto da Scorsese per il film e incarnato dal passaggio di Dylan dalla chitarra acustica a quella elettrica, dal folk al rock, dal suo rifiuto sempre piu' esplicito di restare per sempre quel cantante di protesta che aveva conquistato la nuova generazione ribelle degli anni '60.
''Io ero una specie di outsider - racconta Dylan nell' intervista, ripreso in primissimo piano, spesso ironico e autoironico - Volevano farmi diventare un cantante specializzato, volevano farmi diventare uno di loro, ma niente da fare...''. E ancora, riferendosi alle pesanti contestazioni del pubblico, quando comincio' a suonare anche con la chitarra elettrica:
''Non capivo perche' disapprovassero. Ma era una cosa che non riguardava le canzoni''. Era la pretesa del pubblico di vedere un simbolo ripetersi all' infinito, un idolo da cui volevano sempre di piu', come spiegano alcuni suoi amici nelle interviste. Il ritmo del film tende a questo finale drammatico, fino alle contestazioni del tour inglese del maggio 1966, quando Dylan fu chiamato 'Giuda', 'traditore', 'falso', 'ipocrita' dal pubblico.
Poi il documentario si chiude quasi bruscamente, con la notizia che nell' autunno dello stesso anno il
cantante ebbe un incidente in moto e che riprese a fare concerti solo otto anni piu' tardi. La storia di Bob Dylan e' raccontata da testimoni di lusso, che, tra musica e parole, valgono da soli il film. Cosi'
si va da Allen Ginsberg a Pete Seeger a Joan Baez. Si vedono spezzoni con Woody Gutrie, Andy Warhol, Ferlinghetti, estratti da 'Festival' di Murray Lerner, e poi tanta musica, country, folk, rock.
Ma insieme a questo Scorsese voleva anche ''restituire sensazioni, soprattutto per le nuove generazioni'', come ha detto lui stesso ieri sera, su anni che hanno cambiato il mondo. Cosi' la storia di Dylan e'
intercalata da documenti sui fatti di quegli anni, dalla marcia per i diritti civili di Luther King ('tuttora influenza il mio pensiero', dice di lui il cantante), alla crisi di Cuba, agli assassinii di Kennedy e di Oswald, al Vietnam. Ma quello che resta alla fine sono le persone, sembra voler dire Scorsese che ha concluso con parole un po' enigmatiche il suo breve intervento: ''Al centro di questo film ci sono gli occhi di Bob Dylan. Lui dice molte cose, ma i suoi occhi vanno altrove...''.


3695) Ciao Michele,
ti ho scritto tempo fa a proposito di Blonde on Blonde e del significato del titolo dell'album. Ritorno ora con un'altra domanda, legata a Dylan, ma che può essere estesa al mondo della canzone in generale. Mi interessava sapere se qualcuno ha coniato qualche neologismo a partire dal nome o dal cognome di Dylan, in qualsiasi lingua.
E' una curiosità linguistica, che nasce a sua volta da una canzone che Djavan ha dedicato a Caetano Veloso, Sina, nella quale usa il neologismo "caetanear" per omaggiare appunto Veloso.
Un salto dal nome al verbo, dal singolare all'universale, in quanto il verbo indica un'azione.
Estendo la domanda a chiunque legga questa mail.
Grato per l'attenzione.
Flaviano

Ciao Flaviano,
personalmente non saprei cosa dirti... "Dylanesque" è un aggettivo che ogni tanto si legge in giro. Ma non so se è quello che tu intendi... Cosa ci dicono gli altri amici in linea?...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3696) Ciao Michele,
ti segnalo che qualche giorno fa è uscita la traduzione italiana del "Logbook" di Sam Shepard: Diario del
Rolling Thunder. Dylan e la tournée del 1975, trad. ital. di Sara Anonelli, Roma, Cooper Editrice, 2005,
pp. 194, Euro 18.
C'è anche una "Postfazione" (pp. 180-194) nella quale la traduttrice esamina le differenze tra la prima
(1977) e la seconda (2004) edizione del libro e propone alcune considerazioni sulla RTR e sulla
"enigmaticità" di Bob Dylan.
Buona giornata!
Giorgio Brianese


3697)Ciao Michele,
volevo segnalarvi/ti che e' uscito il libro tradotto in italiano di Sam Shepard "Diario del Rolling Thunder" Dylan e la tournee del 1975

Ed.Italiana a Cura di Sara Antonelli
Stampato nel mese di Novembre 2005
Cooper casa Editrice

All'interno ci sono foto nuove e diverse rispetto al libro originale "The Rolling Thunder Logbook" 1977

Stefano C.

Ciao Giorgio, ciao Stefano
grazie per la segnalazione.


Bob mi segnala:

3698) Londra, 16:04

MCCARTNEY SCOSSO DA VIDEO SU ANIMALI, MAI PIU' IN CINA

Paul McCartney ha annunciato che non fara' piu' concerti in Cina dopo aver visto un documentario-choc sui maltrattamenti inflitti a cani e gatti. Il video, di cui e' entrata in possesso una delle associazioni internazionali piu' attive nella difesa dei diritti degli animali, la Peta ('People for the Ethical Treatment of Animals'), e' stato girato in un mercato di pelli di Ghangzhou, nel sud del Paese, e mostra gatti e cani stipati a decine in gabbie rettangolari di metallo della grandezza, al massimo, di 50 centimetri per un metro. Nel filmato, che si puo' scaricare dal sito inglese della Peta (www.peta.org.uk), si vedono le gabbie con gli animali che vengono scaraventate giu' dai camion da diversi metri di altezza, gli animali che vengono scuoiati e le pelli, a centinaia, mentre vengono sistemate in ordine per terra. "Tutto questo e' incivile. Orribile. Sembra qualcosa venuto dal Medio evo. Sono immagini disgustose, individui disgustosi", ha commentato l'ex beatle in un'intervista alla Bbc. "Non me lo sognerei neanche di andare laggiu' a suonare, nello stesso modo in cui non andrei in un Paese che ha sostenuto l'apartheid", come il Sud Africa. L'artista si e' poi chiesto come e' possibile che un Paese che ospitera' i Giochi olimpici, come fara' la Cina nel 2008, permetta che gli animali siano trattati in questo modo. Le immagini del video sono accompagnate da didascalie in cui si invita al boicottaggio dei prodotti cinesi venduti in tutto il mondo: si cita in particolar modo la catena di abbigliamento e accessori J.Crew che vende negli Usa prodotti made in Cina. La moglie di McCartney, Heather, e la figlia Stella sono da anni impegnati in attivita' promosse dalla Peta.


3699) Nel testo di "Blowin' in the wind" la seconda e la terza strofa sono invertite.
Per l'esattezza a http://www.maggiesfarm.it/ttt4.htm
Simone

Ciao Simone,
non è un errore. E' il testo ufficiale. Bob canta le strofe in maniera differente.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3700) Ciao Michele,
solo per segnalarti/vi l'uscita di 'In Direzione Ostinata e Contraria', ultimo tassello della discografia del grande Fabrizio De André.
Trattasi di una retrospettiva antologica di brani 54 (suddivisa in 3 CD), curata personalmente da Dori Ghezzi con la supervisione del maestro Gian Piero Reverberi.

Il cofanetto in questione (la cui prefazione è affidata ad Aldo Grasso) contiene un ricco libretto di ben 52 pagine, ed è assai interessante perché, oltre a porsi come l'antologia probabilmente 'definitiva' sul nostro più grande cantautore, racchiude 3 importanti inediti, cioè un duetto con Cristiano De André intitolato 'Cose che dimentico', 'Titti' (ispirata a 'Doña Flor e i suoi due mariti' di Jorge Amado) e 'Una storia sbagliata', canzone quest'ultima dedicata al grande Pier Paolo Pasolini.

Ti mando in allegato, insieme alla copertina del disco e alla tracklist, anche una bella recensione di Enrico Deregibus (tratta da kataweb.it) e una bellissima foto che ritrae insieme il compianto Fabrizio e Dori Ghezzi.

Ciao, e alla prossima!
Stefano 'Red Lynx'

Ciao Stefano
grazie. Una sola nota: Titti e Una storia sbagliata non sono inediti. Vennero pubblicati su 45 giri ma mai inclusi su album. Una storia sbagliata è stata ristampata anche nel cofanettone con tutta la produzione in 14 cd.
Non ho trovato o forse ho perduto la recensione che citi e la foto... me le rimandi?

'Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria / col suo marchio
speciale di speciale disperazione / e tra il vomito dei respinti muove
gli ultimi passi / per consegnare alla morte una goccia di splendore /
di umanità, di verità'
(F. De André - I. Fossati; da 'Smisurata preghiera', Anime Salve, 1996)

Fabrizio De André / In Direzione Ostinata e Contraria

Disco 1

1. Amore che vieni amore che vai
2. La città vecchia
3. Via del Campo
4. Bocca di Rosa
5. La canzone di Marinella
6. Ballata dell´amore cieco o della vanità
7. Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers
8. La guerra di Piero
9. La ballata dell´eroe
10. Il pescatore
11. Canzone dell´amore perduto
12. La ballata del Miché
13. Preghiera in gennaio
14. Valzer per un amore
15. Si chiamava Gesù
16. Il sogno di Maria
17. Ave Maria
18. Il testamento di Tito
19. Inverno
20. Girotondo
21. Terzo intermezzo
22. Recitativo (Due invocazioni e un atto d´accusa)
Corale (Leggenda del Re infelice)
 

Disco 2

1. La collina
2. Un giudice
3. Un ottico
4. Il suonatore Jones
5. Introduzione
6. Canzone del maggio
7. Il bombarolo
8. Verranno a chiederti del nostro amore
9. La cattiva strada
10. Giugno ´73
11. Canzone per l´estate
12. Amico fragile
13. Andrea
14. Volta la carta
15. Titti
16. Una storia sbagliata
17. Geordie
 

Disco 3

1. Fiume Sand Creek
2. Hotel Supramonte
3. Se ti tagliassero a pezzetti
4. Creuza de mä
5. Sidún
6. Â duménega
7. La domenica delle salme
8. A çimma
9. Don Raffaè
10. Khorakhané
(A forza di essere vento )
11. Prinçesa
12. Ho visto Nina volare
13. Anime salve
14. Smisurata preghiera
15. Cose che dimentico (versione live inedita cantata con Cristiano De André ) 


3701) The Beards in concerto : 4 Dicembre , Rikki's Pub , Villa Del Conte , Padova



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