parte 287
Lunedì 7 Novembre 2005



Raduno dylanian-gastronomico bolognese.
Per chi è interessato ad unirsi al gruppo di Maggie's Farm in occasione del concerto di Bob Dylan a Bologna per il pranzo: Giovedì dieci novembre alla trattoria da Vittorio in Via Avesella. Menù tipico bolognese euro 17,50 bevande escluse Per chi volesse aggregarsi, contattare Michele "Hound Dog" all'indirizzo: ilsuonatorejones@alice.it il più presto possibile per confermare la propria partecipazione (abbiamo bisogno di prenotare i posti). Grazie!!! Michele "Napoleon in rags"

Per coloro i quali si volessero aggregare al gruppo di Maggie's Farm in occasione dei concerti di Dylan
di Milano e Bologna o per pranzi, cene, saluti etc. durante quelle magiche giornate: segnate i numeri di
cellulare sottostanti così potrete contattarci il giorno dei concerti (o un po' prima, se volete) in modo da
metterci d'accordo su dove vederci.
Anna "Duck" - 348 9040938
Michele "Napoleon in rags" - 333 2417057
Nota importante: siccome ho un rapporto poco felice con i cellulari ed ho il vizio di dimenticare spesso di
accenderli o ricaricarli o portarmeli dietro etc. vi consiglio vivamente di segnarvi anche quello di Anna
così che se io non dovessi essere reperibile, perchè magari il mio cellulare giace immoto e sconsolato
chissà dove, lo sarà sicuramente la nostra papera del cuore, e visto che io ovviamente non mi separerò
dalla suddetta fanciulla durante il tour di Bob in Italia (fossi matto!!! :o) ) trovando lei trovate me!
Michele "Napoleon in rags"


3613) Cavolo che sito!!! E' enorme, c'è un sacco di cose!! Ci sarà voluto una vita a tirarlo su! Complimenti davvero Michele!
Per me che mi sono avvicinato ora a Bob Dylan è stato fondamentale.
Questo è un periodo difficile per me musicalmente e non solo, e su di me ha fatto presa prima De Andrè, che mi ha colpito oltre che per una musicalità tutta sua e una linguistica esagerata, anche per le
questioni sociali affrontate affiancate da forti riflessioni morali.
Piano piano si sta affacciando Bob, che credo possa darmi gli stessi spunti e le stesse emozioni di Fabrizio. Ma ancora non lo conosco, e i testi e le traduzioni che ho preso dal tuo sito saranno di grande
aiuto. Oltre a capirlo, Bob, sarà difficile anche suonarlo e cantarlo!
Ma quando girerò per i locali d'Italia con la mia chitarra e la mia armonica, ti prometto che ti inviterò!!
Ciao Michele
Fabio

Ciao Fabio,
più che una vita, finora sono 7 anni di lavoro quotidiano. Grazie per i complimenti. Sono felicissimo quando sento che qualcuno ha trovato utile il mio/nostro lavoro.
Quello che racconti è la stessa cosa che è successa a me. Anche io ho conosciuto innanzi tutto De Andrè. Poi di riflesso De Gregori grazie anche a Via Della Povertà. E quindi Bubola per Avventura a Durango (e parallelamente anche Guccini) e da lì Dylan.
Fammi sapere dove e quando ti esibisci e se sarò in zona verrò volentieri.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3614) Salve a tutti voi e grazie a Napoleone per le risposte (passate e future).
Vorrei brevemente dire la mia sull'MTV UNPLUGGED.
Bene, di Dylan io ho ascoltato davvero poco, ma penso che quella performance sia qualcosa di straordinario.
Per fortuna poi sono venuto in possesso dell'intera 2 giorni "at Sony Studios" e credo che il cd/DVD ufficiali non diano una vera dimostrazione di quello che è realmente successo. Sono stati fatti a mio parere dei tagli e montaggi mostruosi pur essendo il prodotto finale comunque di alta qualità. La stessa papera (di Dylan o della Band? che è successo esattamente?) pre-LARS è stata montata in qualche modo, insomma chi ha potuto sentire la registrazione intera sa che le cose sono andate ben diversamente!
Comunque goduria allo stato puro.
Grazie e saluti
Stefano

Ciao Stefano
sono d'accordo, anche a me piacciono moltissimo le prove dell'MTV, forse più dell'ufficiale. Trovo che spesso siano più comunicative le canzoni fatte durante le prove con un clima più informale che non quelle "ufficiali".
Per quanto riguarda l'MTV unplugged e la papera, Dylan e soci attaccano Like a rolling stone ma poi si interrompono, o meglio Bob stoppa il brano, perchè a detta di Dylan la band non è entrata a tempo. Dylan dice nel microfono parlando con il pubblico subito dopo aver smesso di suonare interrompendo la canzone: "We’re gonna start this again, the band was way ahead of me (Dobbiamo ricominciare questa canzone, la band era avanti rispetto a me). Poi Dylan ride e parlotta con Garnier. Poi torna verso il microfono ed aggiunge "...and we have to tune these instruments too!" (E dobbiamo anche accordare questi strumenti"). Da notare che ad un certo punto John Jackson protesta verso Dylan dicendo che non era colpa della band.
Comunque: goduria allo stato puro, confermo.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


...e a proposito...

3615) salute a tutti i maggiesfarmiani !

Alla fine l'ho comprato, l'mtv live, e mi piace molto (non me l'aspettavo così bello...).
Le canzoni sono una meglio dell'altra, a parte the times the are a-changing, dotata, a mio avviso, di un arrangiamento che ne tradisce in gran parte lo spirito originario (cosa che non avviene nelle altre canzoni, dove anzi lo spirito originario è aggiornato e ulteriormente approfondito).
Vi ringrazio pertanto dei vostri consigli, che hanno contribuito non poco a spingermi all'acquisto...

Saluti a tutti

Marlow

P.S. ciao michele, si sa per caso la data precisa in cui uscirà il dvd di No direction home ? (o è già uscito?)

Ciao Marlow,
sono contento che l'MTV Unplugged ti sia piaciuto. Sinceramente non avevo dubbi al riguardo.
La data di uscita ufficiale di NDH era il 3 novembre quindi dovrebbe essere già reperibile. Io qui ad Aosta non l'ho ancora visto ma i ritardi da queste parti sono cronici dunque non fa testo :o)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3616) ciao e complimenti x il magnifico sito...
volevo sapere se era possibile trovare in rete un documento word o pdf in cui fossero comprese tutte le
traduzioni di Dylan... magari puoi aiutarmi...
grazie mille e continua così...

mitch

Ciao Mitch,
no. Però se vai nella nostra pagina delle traduzioni li trovi tutti, in formato htm ovviamente. La trovi cliccando qui.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


Grazie a Jerry, Antonio "Cat" e Sal "Eagle" che mi hanno segnalato ed inviato quanto segue in relazione al recentissimo articolo su Dylan di Rolling Stone.

3617) Ciao  Michele sono Jerry, come va?
Ancora una segnalazione da internet.
Nel numero di oggi (giovedì 3 novembre) di Dagospia  (www.dagospia.com) c'è un interessante articolo
sui quarant'anni di Like a rolling stone scritto da Nigel Williamson per Rolling Stone Italia. Nel pezzo
vengono descritti i momenti che precedetttero l'idea e la successiva esecuzione di L.A.R.S. con
le testimonianze dei musicisti. Speriamo di incontrarci al live di Milano, che si avvicina sempre più. Per
adesso un saluto e alla prossima. Jerry.


3618) Ciao Michele

... oggi ... con grande mia sorpresa il sito www.Dagospia.com (a cura di Roberto D'Agostino), uno dei siti, allo stesso tempo, più popolari e "In" visitati i italia, pubblica un articolo di Nigel Williamson preso da RollingStone ... copio e incollo e invio ...

ps.: apro una parente :-)... su dagospia potete trovare le battute tradotte del David Letterman Show e di Jay Leno .... due late show satirici molto visti e seguiti in america ...

Ciao
Antonio "Cat"

HOW DOES IT FEEL, TO BE WITHOUT A HOME, LIKE A ROLLING STONE?
40 ANNI FA BOB DYLAN INCISE IL PIU' GRANDE BRANO ROCK (E IL MONDO CAMBIO)
SPRINGSTEEN: ELVIS LIBERO' I NOSTRI CORPI. DYLAN LIBERO' LA NOSTRA MENTE
Nigel Williamson per RollingStone Italia

(Nigel Williamson è all'esordio su RS Ita­lia. Ha scritto diversi libri, tra cui The Rough Guide to Bob Dylan, Rough Guides, 2004).

Era l'estate di quarant'anni fa e Bob Dylan stava entrando nello studio A della Columbia sulla Seventh Avenue di New York. Stava per registrare il più grande singolo nella storia della musica popolare. Sui nastri originali, al termine della quarta prova del secondo giorno - quella che fu incisa e che 34 giorni dopo sarebbe stata il più lungo singolo mai pubblicato fino ad allora - si può sentire la voce del produttore Tom Wilson che dice: «Questa per me è buona».

Dylan sapeva che era qualcosa più di 'buona'. Come disse poco tempo dopo in un'intervista, la canzone rappresentava «una categoria completamente nuova». Like a Rolling Stone cambiò i parametri di cosa era possibile fare con quattro versi e un ritornello. Dylan poteva dichiarare senza troppa
arroganza che «prima, nessuno aveva mai scritto canzoni».
In sei minuti e sei secondi - 05.59 come affermava la Columbia sull'etichetta nella speranza che scendendo sotto la soglia dei sei minuti si potessero attenuare gli scrupoli dei programmatori radio - Dylan fornì all'industria discografica la sua nemesi. Tutti se ne resero conto.
A Los Angeles, dopo aver sentito Like a Rolling Stone la prima volta, Frank Zappa voleva abbandonare la musica. «Sentivo che se avesse avuto successo, e avesse fatto quello che doveva, io non avrei potuto fare più nient'altro», ricordò in seguito.

Nel New Jersey, un Bruce Springsteen 15enne era anche lui del tutto consapevole che nella musica
popolare era arrivato qualcosa di completamente nuovo. «Elvis liberò i nostri corpi», fece notare quasi un quarto di secolo dopo. Ma Dylan aveva fatto di meglio e aveva realizzato un disco che «liberava la
mente». A Londra, mentre contemplavano il premio "Ivor Novello", appena vinto per Can't Buy Me Love, Lennon e McCartney ascoltarono attentamente, quindi si impegnarono elevando il loro livello creativo con Rubber Soul.

Like a Rolling Stone non era tanto una canzone quanto una rivoluzione il che spiega perché la casa editrice Faber & Faber in America ha pubblicato Like a Rolling Stone: Bob Dylan at the Crossroads di Greil Marcus. Da una rapida occhiata all'archivio della British Library, sembra sia il terzo caso di un intero libro scritto su una sola canzone.

La risposta di Dylan al 40esimo compleanno della sua canzone più grande è stata meno eclatante. L'ha cantata come bis agli inizi di marzo nelle prime due date del suo tour americano. Quindi l'ha
sostituita con All Along the Watchtower: al momento in cui scrivo questo articolo, la canzone ha fatto solo un'apparizione successiva in scaletta, a Chicago, agli inizi di aprile.

Giugno 1965. L'astronauta Edward White ha appena finito la prima passeggiata spaziale e l'esercito americano sta schierando unità di combattimento in Vietnam, dando inizio a un'escalation che porterà 190 mila soldati americani nel Sud-Est asiatico prima della fine dell'anno.

Da qualche parte, nel bel mezzo di questi eventi simbolici dell'ottimismo per le nuove frontiere e della disperazione incombente del Vietnam, il 16 giugno in uno studio di Manhattan Dylan e un gruppo di session-men - il chitarrista Mike Bloomfield, il batterista Bobby Gregg, il pianista Paul Griffin, il
bassista Joe Macho jr., Al Kooper all'organo e Bruce Langhorne, che brandiva lo stesso gigante tamburello turco che aveva ispirato un'altra grande canzone di Dylan - fanno storia a parte.

Dylan e Wilson hanno passato la giornata precedente in maniera frustrante con una line-up di
musicisti leggermente diversa registrando una mezza dozzina di versioni poco ispirate di Like a Rolling Stone. Hanno provato anche versioni di Phantom Engineer (ripresa in seguito come It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry) e Sitting on a Barbed Wire Fence, nessuna delle quali sarà sull'album Highway 61 Revisited.

Like a Rolling Stone avrebbe potuto fare la stessa fine. Significativamente, nella versione del cd rom interattivo di Highway 61 uscita nel 1995 se ne trovano dieci versioni diverse. Dopo un minuto della prima versione del primo giorno, Dylan si interrompe: «Mi sono perso, amico».
La versione seguente vede un Bloomfield esasperato interpretare la parte del musicista autoritario: «Mi bemolle minore con la quarta sospesa - mi bemolle minore, senza la settima - mi bemolle minore
sospeso», dice a tutti. «Proprio così», dice Dylan, provocando un mare di risate. Un'altra versione è praticamente distrutta sul nascere dall'Hammond borioso dell'organista Frank Owen, che non verrà
richiamato il giorno seguente.

C'è poi la versione semi-abbozzata a tempo di valzer che abbiamo potuto finalmente ascoltare nel 1991 su The Bootleg Series: Volumes 1-3, nella quale Dylan si impapera sulle parole («You used to make fun about» invece di «Laugh about»), e che collassa dopo due minuti quando Dylan borbotta: «La voce se ne è andata, amici. La riproviamo di nuovo?». Anche se registrata appena 24 ore prima, è una canzone completamente diversa dalla versione definitiva: lenta, melanconica e più simile a una folk ballad che al futuro del rock&roll.

Fortunatamente, la provano di nuovo. Il giorno dopo, Owen e il chitarrista Al Gorgoni non ci sono più. Arriva il 21enne Al Kooper, la cui presenza si rivelerà cruciale.
Fondamentalmente Kooper è un chitarrista, un fan di Dylan invitato da Wilson a osservare dalla sala del mixer: non è stato scritturato per suonare nella session. Ma il ragazzo ha altre idee: «La session era
fissata per le due del pomeriggio. E allora io sono arrivato presto, all'una e 20 circa, con la mia chitarra, mi sono seduto, l'ho attaccata all'amplificatore e ho iniziato a scaldarmi. Alle due meno un quarto, Dylan entrò insieme a Mike Bloomfield, che io non conoscevo». Quando Kooper sente Bloomfield scaldarsi, stacca con calma la chitarra e rientra in sala mixer, sapendo di non poter competere. «Era troppo più
bravo di me. Non ho mai sentito un bianco suonare così», racconterà in seguito.

Nelle prime due prove il gruppo lavora alla ricerca del suono voluto da Dylan, con Griffin all'Hammond. Quindi Wilson lo piazza al piano, in cerca di una tessitura più luminosa. Cogliendo l'occasione, Kooper dice al produttore: «Ehi, ho una parte davvero buona sull'organo per questo pezzo».

Wilson ignora l'idea, e ricorda a Kooper che non sa suonare l'organo. Ma proprio in quel momento il
produttore viene chiamato fuori dalla sala mixer per una telefonata, e al suo ritorno Kooper è seduto all'Hammond. È una storia che fa parte della mitologia del rock da tanto tempo, insieme al sospetto che
probabilmente sia stata esagerata da anni e anni di racconti. Ma la prova è proprio sul nastro. Quando Wilson ritorna, lo si può sentir dire a Kooper con un tono sorpreso: «Cosa ci fai lì?». I due ridono,
Wilson dice: «Oh, ok». E Kooper ha il permesso di restare lì, mentre il nastro scorre per un'altra versione.

Sorprendentemente, anche se non conosce la canzone e non ha una grande padronanza dello strumento, il modo istintivo di suonare l'Hammond di Kooper fornisce subito l' elemento mancante che permette a tutto il resto di assumere una forma sensata. Dopo una prova incompleta e un paio di false partenze,
catturano la canzone in una versione da cataclisma in cui gli accordi esultanti di Kooper mantengono vivo il pezzo nel corso dei suoi sei minuti, indietreggiando proprio al momento giusto per permettere alla
chitarra di Bloomfield di scatenarsi, per poi rifluire di nuovo alla fine dell'assolo. Intanto, il piano di Griffin gli gira attorno e Dylan dispensa quell'acido sogghigno con arte, con un sarcasmo che si srotola
dagli angoli della bocca vendicativa.

Stranamente, Dylan, di solito reticente, ha fornito una descrizione molto dettagliata del processo di
scrittura della canzone. Vale la pena ripercorrerlo solo perché - come succede molto spesso con Dylan - la storia solleva tanti interrogativi quante sono le risposte che dà.

Il 2 giugno 1965, tornato in America dopo un trionfale quanto emotivamente snervante tour in Gran Bretagna (descritto brillantemente in tutta la spigolosa e nervosa intensità nel film del 1967 di D. A. Pennebaker Don't Look Back, un Dylan prosciugato, stanco e indisposto dall'esaurimento e dalle droghe, si ritirò a Woodstock in una casetta di proprietà della madre di Peter Yarrow (il Peter del trio folk Peter Paul & Mary). Con lui c'era Sara Lowndes, che sarebbe stata presto sua moglie.

Sembra che in quei giorni Dylan le abbia promesso non solo di chiudere con Joan Baez (si può osservare il loro rapporto che si disfa in Don't Look Back, ma anche che l'avrebbe fatta finita con il rock&roll. Poi arrivò Like a Rolling Stone, non richiesta e da principio non voluta. «La scrissi dopo essermene andato», dichiarò Dylan nel febbraio 1966. «Avevo letteralmente smesso di cantare e di suonare». Si trovò, invece, «a scrivere questa storia, questo lungo pezzo di vomito di 20 pagine, da
cui ho estratto Like a Rolling Stone facendolo diventare un singolo».

Che Dylan considerasse la canzone una specie di passo avanti (addirittura un salto quantico) era evidente. «Improvvisamente capii che questo era ciò che dovevo fare», disse poco dopo la pubblicazione.
«Nessuno ha mai fatto niente del genere. Chiunque avrebbe potuto scrivere le cose che scrivevo. Io le ho scritte per primo solo perché a nessun altro è venuto in mente di scriverle. Ed è successo perché ero avido di scrittura».

A questo punto la sua voce si affievolisce, come se la contemplazione della forza della canzone lo sopraffacesse privandolo dell'eloquenza. «Non sto dicendo che sia meglio di qualsiasi altra cosa», riassume, «sto dicendo che penso che Like a Rolling Stone rappresenti esattamente quello che dovevo fare. Dopo averla scritta non ero più interessato a scrivere un romanzo o un pezzo teatrale. Ne avevo abbastanza. Volevo scrivere canzoni. Perché rappresentava una categoria completamente nuova. Cioè, prima nessuno aveva mai scritto canzoni, davvero».

Aveva ragione. In precedenza ci era andato vicino con molti dei pezzi di Bringing It All Back Home,
pubblicato nel marzo di quell'anno. Ma Like a Rolling Stone rappresentava un genere di composizione completamente nuovo, carico di allusioni surreali a personaggi quali «Miss Solitaria», il «Vagabondo
del mistero» e un «Napoleone straccione», oltre a riferimenti indecifrabili a un «diplomatico» su un «cavallo cromato» con un «gatto siamese». Era una canzone che creava un mondo, misterioso e
indipendente. Però, innegabilmente, era anche rock&roll, energico quanto un pezzo del canzoniere di Lieber e Stoller. Hound Dog di Elvis incontra Il grido di Allen Ginsberg in un selvaggio guaito di
genio poetico.

È alquanto probabile che il «lungo pezzo di vomito di 20 pagine» rappresentasse una parte di Tarantola, il romanzo semi abbozzato a cui stava lavorando da anni. Si dimostrò invece essere la
fine delle pretese di Dylan come romanziere, e il libro venne accantonato. Aveva già trasceso la forma e aveva capito che poteva dire più cose in una canzone di quattro, cinque o sei minuti di quante
potesse dirne in un romanzo di 300 pagine.

La teoria secondo la quale il testo di Like a Rolling Stone sarebbe nato come passaggio pensato
per Tarantola venne accreditata da Dylan stesso quando in seguito descrisse la canzone come «una cosa ritmica su carta» che, affermò, non aveva mai inteso come una canzone «finché un giorno non ero al piano e le parole sul foglio cantavano How does it feel con un ritmo al rallentatore». Nelle note di copertina per il cofanetto Biograph del 1985, racconterà a Cameron Crowe una storia leggermente diversa, senza accennare al ritiro né alle 20 pagine di prosa: «Scrissi la canzone in questa casetta. Eravamo venuti da New York e avevo circa tre giorni per riuscire a mettere insieme qualcosa. Arrivò semplicemente, così. Iniziava con un riff simile a La Bamba».

Il poeta laureato del rock&roll era quindi così lontano dal suo stesso passato da lasciarsi andare di fronte a un disco di Richie Valens? Di sicuro, se aveva preso in considerazione di abbandonare la musica, si è trattato di uno dei ritiri più brevi della storia: a 13 giorni dal ritorno dalla Gran Bretagna era di nuovo in studio. In quel periodo aveva scritto il «lungo pezzo di vomito», si era seduto al piano per scoprirci nascosta dentro una canzone, che aveva insegnato a Mike Bloomfield.

«Sono andato a casa sua e la prima cosa che ho sentito è stata Like a Rolling Stone», ricordò Bloomfield nel 1968. «Voleva che mi facessi un'idea di come suonarla. Immaginavo che volesse del blues in stile string-bending, perché è quello che faccio. Lui mi dice. 'Senti amico, non voglio assolutamente roba alla BB King.' Allora mi scoraggiai davvero. Che diavolo voleva? Abbiamo cazzeggiato un po' con la canzone. L'ho suonata nel modo che cercava lui e ha detto che era splendida».
Niente di tutto ciò ci spiega di cosa parli la canzone. Però anche in questo, Dylan è stato insolitamente disponibile. Ha raccontato che il testo deriva da «un forte astio con uno scopo onesto. Alla fine non si
trattava di astio. Era un dire a qualcuno qualcosa che non doveva fare. "Vendetta" è un termine migliore... Con lo sguardo, vedi la tua vittima che nuota nella lava. Aggrappata con le braccia a una betulla. È saltare sull'albero e prenderla a calci, colpire le dita con un piede. Vedere qualcuno nel dolore in cui è destinato a imbattersi».

Ma che cosa ha portato a una tale esplosione di rancore o di voglia di riscatto? E chi era la persona a cui Dylan rivolgeva una manciata di efficaci verità? Le teorie sono molte. La sventurata Joan Baez che, come si può constatare in 'Don't Look Back', è stata il bersaglio di tanto disprezzo e derisione nel tour britannico che Dylan aveva appena concluso? Sarebbe stato un obiettivo troppo facile. Baez stessa credeva che il soggetto fosse Bobby Neuwirth, una delle persone più vicine a Bob Dylan in quel medesimo tour. O si trattava invece di un pezzo di autoanalisi abilmente mascherato?

Nel suo libro My Back Pages: Classic Bob Dylan 1962-69, il giornalista di Uncut Andy Gill
propende per questa ultima teoria, sottolineando che il nome da ragazza della madre di Dylan era Stone e che lui, ovviamente, era rotolato molto lontano da casa. Gill afferma che al centro di Like a Rolling
Stone sta il fatto che «per conoscere davvero se stessi e realizzarsi, bisogna affrontare il mondo da soli, essere artefici del proprio futuro seguendo la propria esperienza senza le comodità dei favori o del
sostegno. Ci si deve, invece, spingere lontani dalla riva, verso acque sconosciute dopo aver smarrito la via di casa».

È un'interpretazione ripresa anche dal fondatore di Rolling Stone Jann S. Wenner (RS ha nominato Like a Rolling Stone numero uno nella sua lista delle 500 migliori canzoni del mondo). "Sei invisibile"; "non hai più segreti".
Sono parole così liberatorie», dichiara Wenner nel libro di Greil Marcus. «Non devi più avere paura di niente. È inutile nascondere una qualsiasi di queste merde. Sei un uomo libero». Secondo questa lettura,
il «ghigno trionfalistico di piacere malsano» di Dylan diventa invece un momento rivelatore e liberatorio di autocoscienza.
Ma, ovviamente, quello che rende Like a Rolling Stone il miglior singolo di tutti i tempi non è solo la canzone. È l'esecuzione. Come fa notare il compositore Michael Pisaro, la voce di Dylan possiede sfumature infinite e l'enunciazione è carica di una convinzione tale che i suoi strati di significato sarebbero altrettanto evidenti anche se Dylan cantasse in «greco antico o in russo».

Alla fine del suo libro, Marcus ci ricorda che anche se Like a Rolling Stone è stato il trionfo della
maestria, della volontà e dell'ispirazione, la genialità della versione che conosciamo risiede anche nel fatto che sia stata frutto di un incidente. Dal primo colpo di pistola del rullante di Bobby Gregg allo
sfumare di armonica della canzone, la versione realizzata è stata un evento unico che non poteva essere ripetuto. Dylan e suoi musicisti hanno provato un'altra dozzina di versioni e nessuna di queste
catturava lo spirito di quel momento. E questo, alla fine, è ciò che rende Like a Rolling Stone un evento raro più che un semplice pezzo di musica popolare. Per definizione, un evento è qualcosa che può accadere una volta soltanto. La gloria sta nel fatto che capita ogni volta che lascoltiamo.

http://213.215.144.81/public_html/esclusivo.html

E qui c'è la versione cartacea inviatami da Sal.


3619) Ciao Napoleon,

Lo scorso venerdi ho assistito alla presentazione di Greil Marcus: Like a Rolling Stone qui a Roma (Auditorium) dove ho avuto anche l’occasione di comprare il libro e la cosa è stata veramente interessante.

In genere la nostra idea degli americani è che siano superficiali e bonaccioni, ma in realtà quando si ha l’occasione di incontrare certe personalità si rimane impressionati dalla loro grande capacità di comunicare soprattutto le emozioni che, in campo musicale, è un fattore decisivo.

Gli interventi introduttivi di Borgna e Castaldo (dal quale francamente mi aspettavo di meglio) sono stati invece infarciti di sciocchezze e luoghi comuni che hanno tolto tempo prezioso al confronto del pubblico con l’autore.

Il libro, poi, non mi sembra che abbia una traduzione all’altezza… in alcuni punti il senso delle frasi sembra essere stravolto.

Insomma a mio parere da parte di Greil Marcus è arrivata un grandissima lezione di giornalismo musicale, in cui la passione e la grande capacità di scrittura rendono possibile scrivere un bellissimo libro che, in fondo, parla di una singola canzone senza mai annoiare.

Bruno “Jackass”

Ciao Bruno
e grazie per la testimonianza...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3620) Ciao Michele,
come stai? Anche tu in stato di ebbrezza per il grande evento? Forse più di me!
Volevo sapere se dopo il concerto di Bologna sarà attivo un servizio navetta che ci riporta alla stazione, che sai dirmi a riguardo? Due settimane fa ricordo qualcuno ti ha fatto la mia stessa domanda nella posta ma da allora non hai detto più niente.
Ci sentiamo (e vediamo) presto
Davide


3621) ciao michele,
è difficilissimo il dylantest nonostante gli approfondimenti serali che faccio su mf..
ci metterò un po' di tempo così mi viene meglio....spero.
....buone nuove per tutti gli appiedati fans che rischiano di passare la notte in aperta campagna dopo
il concerto di bob (hanno attivato il servizio navetta che tu sappia?)
ormai ci siamo.....
ciao
giulia "rabbit"

Ciao Davide, ciao Giulia
purtroppo non so nulla ancora. Se qualche bolognese in ascolto può darci qualche informazione, se ne ha, ci fa cosa grata.
Fateci sapere, grazie.
Michele "Napoleon in rags"
ps: più che in stato di ebbrezza sono in stato di fibrillazione :o)


3622) Ciao, sono Otis e vi scrivo da San Giorgio di Piano, vicino Bologna dove, dopo una lunga attesa, Dylan sta finalmente per arrivare. In questa lunga fase che sta precedendo l'evento si è molto diffuso Dylan e la sua arte da queste parti e sono tre mesi più o meno che mi sono avvicinato a questo personaggio, recuperando un bel po' di sue cose ufficiali, anche grazie a internet dove ho scoperto questo bellissimo sito italiano. Mi piace molto anche questa vostra area della farm, il Porcile, e mi piacerebbe ancora di più se, in occasione del concerto di giovedì, ci si potesse incontrare e magari se potessi ricevere uno solo dei cd che diffondete, quello che magari ritenete più utile per un ragazzo (ho da pochi giorni compiuto 16 anni) che di non ufficiale di Dylan per ora non ha proprio niente.
Sarò giovedì al concerto (con mia madre, a lei piace Dylan ma preferisce Beatles e Stones) e spero di incontravi, se mi fate sapere ci mettiamo d'accordo.
Non chiedo altro che un cd, solo uno, non vorrei apparire inopportuno.
Grazie.
Otis

Ciao Otis
ti abbiamo risposto anche privatamente e approfitto della tua mail per ricordare a tutti quelli interessati come te che il modo migliore per recuperare rarità dylaniane è andare sul Porcile di MF (http://porcile.tk) e seguire le istruzioni. E per quanto riguarda incontrarci a Bologna, senza dubbio! Devi segnare questi due numeri di telefono e contattarci.
Anna "Duck" - 348 9040938
Michele "Napoleon in rags" - 333 2417057
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3623) Ciao amici, complimenti per il vostro straordinario sito! come contenuti è davvero fatto benissimo.
Sono un grande fan di Bob ovviamente, essendo Dylan uno dei miei cantanti preferiti assieme a Neil Young, Elliott Smith e Nick Drake. Proprio il rapporto tra Bob e Neil è il tema della mia email.
Secondo voi qual è stato il più grande tra i due? Quasi tutti ritengono che Dylan sia fuori classifica, e che Neil capeggi le file dei secondi, benché ad esempio un critico preparato come Stefano Isidoro Bianchi abbia scritto recentemente che 'nessuno è stato ombroso, lunatico, instabile, geniale nella storia del rock quanto Neil Young. Bob Dylan gli ha spesso dato dei punti ma non è mai arrivato a
spodestarlo dal trono'. Il loner dell'Ontario ha sempre umilmente evitato qualsiasi paragone, e nella sua recentissima intervista  a Time ha ribadito 'I'll never be Bob Dylan. He's the master. If I'd like to
be anyone, it's him.' (Non sarò mai Bob Dylan. Lui è il maestro. Se potessi essere qualcuno, quello è lui)

Voi cosa ne pensate? Penso sia una bella disputa. La mia idea è che Neil alla fine possegga un maggiore numero di frecce al suo arco.

Dylan vanta  nei confronti di Neil un imprinting fondamentale (non ci sarebbe stato nessun Neil Young senza Bob Dylan); è stato 'avanti' rispetto a tutti, Beatles in primis; ha rivoltato come un calzino tutte le convenzioni musicali (la sua svolta elettrica è stata senza ombra di dubbio il momento più significativo dell'intera storia rock) e sociali negli anni '60. Il suo talento lirico è certamente più cristallino rispetto a quello di Neil.

Young dal canto suo credo sia stato più variegato musicalmente, forgiando capolavori in diversi stili, essendo stato il miglior interprete country  di sempre e allo stesso tempo il padrino del grunge, via Sonic youth e Pixies (senza dimenticare  un certo Kurt Cobain: Rust never sleeps docet), solo per dirne un paio. A mio avviso ha influenzato più profondamente di quanto abbia fatto Dylan tutte le scene 'off' e underground, soprattutto grazie a dischi come On the Beach o Tonight's the Night, mirabili affreschi di
splendori, decadenze e ambiguità del rock e della società americana dopo la fine della sbornia sixties,
nonché inventori di  un suono allo stesso tempo sporco e struggente (Flea dei RHCP, un gruppo in teoria distante anni luce dall'estetica younghiana e che invece ne è stato evidentemente influenzato,  definì Tonight's the night 'the greatest raw rock and roll album ever'). Se Dylan è sempre stato magnificamente al di sopra delle mode, Neil non credo gli sia stato da meno, specialmente quando dopo Harvest invece di lucrare sul country rock incise la splendida 'doom trilogy', in particolare un live di inediti urticanti come Time Fades Away.

Il dibattito è aperto, attendo risposte e contributi da altri inguaribili rockettari come il sottoscritto Nel
frattempo ecco il mio contributo alle classifiche di Bob

Ciao a tutti

Junio

CANZONI

1) Simple twist of fate
2) Not dark yet
3) It's all over now baby blue
4) Desolation row
5) Subterranean homesick blues
6) Lay Lady Lay
7) Idiot Wind
8) Shelter from the storm
9) Hurricane
10) Don't think twice it's all right

ALBUMS

1) Bringing it all back home
2) Blood on the tracks
3) Highway 61 Revisited
4) Time out of mind
5) Nashville skyline
6) The freewheelin'
7) Blonde on Blonde
8) Desire
9) "Love and theft"
10)  Oh Mercy

COPERTINE

1) The freewheelin'
2) Self portrait
3) Bringing it all back home
4) Nashville Skyline
5) Like a rolling stone
6) New Morning
7) Blood on the tracks
8) Oh Mercy
9) Time out of mind
10) "Love and theft"

Ciao Junio
e grazie per i complimenti e per le classifiche.
Per quanto riguarda Neil Young aspetto commenti da parte di altri magfarmiani. Per quanto mi riguarda posso naturalmente dire che trovo Dylan molto superiore a Young, non perchè l'opera del canadese non sia più che valida, anzi è costellata da capolavori, ma è che per me Dylan è in generale superiore a tutti i songwriters passati e presenti ed è difficilmente accostabile a chiunque altro. Trovo cioè che artisti del calibro di Neil, ma lo stesso vale per molti altri (al riguardo il mio pensiero l'ho espresso in una recente Talkin' in cui si paragonava l'opera di Bob a quella dei vari Waits, Springsteen, Cohen, etc.) abbiano fatto grandi cose ma che complessivamente ed anche in virtù dell'influenza avuta in tutti i campi Dylan sia inarrivabile.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3624) Ciao Michele,
finalmente anche da noi è uscito lo stupendo DVD di Scorsese , io sono molto appassionato della musica anni sessanta rock in generale anche se Dylan sta al vertice della mia classifica. Ne ho visti molti di documentari su altri artisti come Beatles, Hendrix, Stones, Zappa, Lou Reed e molti altri ma questo qui li batte tutti. Veramente non trovo aggettivi per descrivere la gioia provata nel vedere filmati così importanti nella storia del rock. Tutte le immagini sognate da me relative ai concerti di Newport 65 o Manchester 66 sono finalmente davanti ai miei occhi ancora più belli di come li immaginavo. L'unica cosa "negativa" è che la sete di conoscenza che abbiamo tutti noi amanti di Dylan ci spinge a desiderare di vedere tutti i concerti (a proposito credi che ad esempio la versione di LARS di Manchester è stata ripresa tutta? Io credo di sì) e non alcuni minuti. Certo lo so che questo è un documentario ma poter vedere un intero concerto del 1966... che esperienza... e il fatto è che esistono altrimenti Scorsese dove avrebbe preso tutto quel materiale.
Una delle cose che più mi ha colpito del documentario sono le interviste di Dylan. Basta guardare una pop star dei nostri giorni davanti alle telecamere e ai microfoni per vederla sempre ben disposta verso
l'intervistatore o il pubblico, in maniera falsa e mai naturale perchè sa che deve fare così.
Dylan era diverso, era unico, forse anche perchè in quel periodo si era agli inizi del giornalismo televisivo musicale, ma mi ha colpito molto come non conceda nulla a nessuno, è lui e basta "prendere o lasciare" (FDD).

P.S. Una curiosità non so se conosci una canzone "Codine" molto suonata negli anni sessanta da gruppi acid rock di San Francisco (Grateful Dead, Jefferson Airplane o Quicksliver e Charlatans) io la trovo molto simile a ISIS!!! fammi sapere.

Ciao Stefano

Ciao Stefano
ho avuto le tue stesse impressioni guardando NDH. Di quelli che ho visto è sicuramente il miglior documentario tra quelli musicali e credo che il mio giudizio vada al di là del fatto che si parla di Bob Dylan, ovviamente... Lo trovo eccezionale in ogni caso, come opera in sè, non solo da fan di Dylan, dunque. Anche io credo che la versione di LARS sia stata ripresa integralmente e non solo quella... Per il momento accontentiamoci di questo... sperando che in futuro... Del resto fino a qualche tempo fa era impensabile che mai avremmo visto quelle scene, dunque...
Per quanto riguarda Codine in effetti vagamente l'andamento ed il ritmo sono simili però direi che a quel livello ci sarebbero molte canzoni che possono ricordare un brano come Isis... Insomma direi che è la somiglianza è molto generica.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"
ps: non ho capito quel FDD tra parentesi... a meno che non sia un errore e volessi scrivere FDG con riferimento a "prendere o lasciare" (anche se il suo album è "Prendere e lasciare"). Fammi sapere...


3625) salve a tutti,
cerco registrazioni amatoriali video e audio dei Nomadi con Augusto Daolio. In cambio do il concerto amatoriale video di Bob Dylan a Correggio ( re ) del 1992, della durata di due ore, oppure in cambio offro altri concerti dei Nomadi.
gian.cre@virgilio.it


3626) ciao a tutti di maggie's farm.
si avvicinano i concerti di dylan e in piu' oggi mi sono guardato no direction home con grande nostalgia del passato. mi chiamo marco ho 32 anni sono di genova. ascolto dylan da sempre.
Credo di conoscerlo molto bene, anche se col passare del tempo ho tralasciato molto gli aspetti collezionistici e fansistici del mio rapporto con la sua musica.
vi voglio raccontare del mio incontro "dal vivo con Dylan".
credetemi è successo davvero: inizio luglio 1992 genova vigilia del concerto di bob all'expo colombiano.
avevo 19 anni con tutta l'energia e la voglia di appostarmi. scoperto il suo hotel ci passo la giornata incontrando tutta la band tranne il boss. scoraggiato vado a mangiare fuori con gli amici e per puro scrupolo a mezzanotte di ritorno rifaccio un passo in moto sotto l'hotel. vedo un tipo a 200 metri dall'albergo imbacuccato con occhiali da sole, cappuccio e berretto da baseball, però vestito per il resto normalmente: polo albicocca, jeans di cotone scarpe allacciate classicissime. con cautela mi avvicino e gli dico Hi Bob. sorride e mi risponde. gli chiedo solo di stringerci la mano e con lenta diffidenza lo fa. ci salutiamo e vado via.
di nuovo in moto mi dico: ma sei un pazzo! torna indietro e parlaci ancora un po', nonostante mi fossi sempre ripromesso di non assediarlo e irritarlo con domande e probabili svenimenti :-).
Ritorno dopo 10 minuti e lui passeggia con un tizio che scoprirò ben dopo essere il tour manager italiano roberto de luca. lo riavvicino e chiacchiariamo molto. parlo io, dopo aver premesso che non gli avrei
fatto domande artistiche o personali, mi offro a fargli conoscere genova. apprezza e in segno di fiducia leva occhiali, cappuccio e cappello. camminiamo e un signore chiede proprio a lui di cambiare delle monete...
Gli spiego, sul tema dei vicoli genovesi, la sottile differenza tra row e halley, discussione che lui apprezza molto... e tanti altri discorsi con lui praticamente in silenzio ma con una mano costantemente appoggiata alla mia spalla e del luca nervosissimo e teso ma zitto (poteva almeno dire che era italiano e darmi una mano!).
finito il passeggio torniamo verso l'albergo dove ci sono un po' di giornalisti e fotografi cosicchè lui si agita un po', mi stringe sorride e prima di cominciare una corsetta verso la hall mi dice sorry but i've
got to go up to my friend now e svanisce. io resto preda di fotografi e giornalisti che mi avevano visto arrivare con lui. per non tradire la fiducia di bob tappo gli obiettivi con le mani e non rilascio
dichiarazioni.
di lui ho un ricordo di grande dolcezza e cortesia. due occhi di una tinta innaturale, l'aroma di sette litri di profumo cacharel :-), il fatto che fosse poco piu basso di me che sono 175, la sua unghia lunga. un incontro molto irreale però difficile da codificare nelle mie emozioni. oggi bello, all'epoca un po' sconcertante. sono felice che lui avesse apprezzato la mia voglia di stare un po' lì senza tante domande o riti di adorazione del mito ma anzi semmai dando qualcosa di mio.

a presto!! ciao a tutti, mi fa piacere aver condiviso
con voi questo ricordo.

se qualcuno vuole farsi vivo per il concerto di milano ci andrò.

matteo

(ciao napoleoninrags, non so chi sei ma complimenti x tutto il lavoro)

Ciao Matteo
e grazie per la incredibile testimonianza che andrò ad inserire naturalmente nella nostra rubrica "When we first met..." (e direi che il tuo racconto si presta mirabilmente per quel titolo, visto che di incontro diretto stavolta si è trattato...). Sei stato davvero fortunato a beccare Bob senza guardia del corpo... non sai cosa pagherei io per ritrovarmi nelle tue stesse condizioni. Come forse avrai letto nel mio racconto qui anche io l'ho avvicinato a Bolzano (ero a pochi metri davanti a lui seduto nella hall dell'albergo Laurin) ma la presenza del bodyguard di fianco a Bob mi ha impedito l'approccio diretto...
Per Milano segnati i numeri di cellulare riportati in cima a questa pagina...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3627) Ciao ragazzi,
sentite questo gustoso trafiletto dall'inserto di oggi del Corriere della Sera:
"Probabilmente quella che Bob Dylan percorre, notte dopo notte, da anni, è una massacrante via crucis di concerti che finirà solo alla vittoria del Nobel... E allora ben venga l'ottusità svedese... "
Carino, vero ?
Anna "Duck"

Ciao Anna
carino davvero e non ho resistito a pubblicare qui sotto il commento di Carlo "Pig" caustico as usual...


3628) sì, brava, mettiti pure a rinfocolare le loro convinzioni su dylan-messia!
e allora, visto che ci siamo vi riporto un paio di altre notizie
1) Dylan starebbe aumentando il numero dei componenti della band per arrivare prima possibile a 12
2) si dice che durante un concerto londinese in cui la folla era affamata da una lunga attesa, abbia moltiplicato un sacchetto di "fish and chips" per sfamare tutti.
Buona domenica; io torno ad ascoltare alcune registrazioni apocrife del '97.
Carlo "Pig"

Ciao Carlo
grande commento come sempre e ne approfitto per segnalare a chi non l'ha letta la tua strip in tema di qualche tempo fa. La trovate qui.


3629) Ciao Michele,
non so se hai già riportato su Maggie's queste notizie da Searchingforagem.com
Carlo "Pig"

- 24 Oct 2005: Thanks to Anders Lindh for news that a 2DVD set of Masked And Anonymous will be released by Shochiku Video in Japan on 22 Dec 2005. I would like to know what extras are included on the second disc!

- 28 Oct 2005: Thanks to Jack Guerreiro for the information that, in addition to the Capitol 6 disc set The Band: A Musical History (see 2005), there will be an 8CD set of Levon and The Hawks called Bacon Fat And Judgement Day released by the Canadian label Other People's Music. This will
include 1967 Woodstock Basement Tapes material, and may include tracks with Bob.

- 2 Nov 2005: Thanks to Terry Kelly and Ian Woodward for the news that to coincide with Bob touring the UK three tracks will be available from 14 Nov 2005 for download from sites such as iTunes:

R-0725 Baby Please Don't Go (Big Joe Williams) - out-take from The Freewheelin' Bob Dylan, recorded Columbia Studios, New York, 25 Apr 1962
R-0717 Mr. Tambourine Man - live, Newport Folk Festival, Newport, RI, 26 Jul 1964, from DVD release of Martin Scorcese documentary film "Bob Dylan: No Direction Home", Sep 2005
R-0726 Outlaw Blues - alternate take from Bringing It All Back Home, recorded Columbia Studios, New York, 16 Jan 1965
Two of the tracks are previously unreleased!

Ciao Carlo
e grazie per le segnalazioni che vado a tradurre:

- 24 Ott 2005: Grazie ad Anders Lindh per la notizia secondo cui un doppio DVD di Masked And Anonymous sarà messo in vendita da Shochiku Video in Giappone il 22 Dic 2005. Mi piacerebbe sapere che extra saranno inclusi nel secondo disco!

- 28 Ott 2005: Grazie a Jack Guerreiro per l'informazione secondo cui, in aggiunta al cofanetto di 6 dischi della Capitol dal titolo The Band: A Musical History, ci sarà un cofanetto di 8 CD di Levon and The Hawks chiamato Bacon Fat And Judgement Day, pubblicato dall'etichetta Canadese Other People's Music. Esso includerà materiale del 1967 proveniente dai Woodstock Basement Tapes, e potrebbe includere tracce con Bob.

- 2 Nov 2005: Grazie a Terry Kelly e Ian Woodward per la notizia per cui in coincidenza con il tour di Bob del Regno Unito saranno disponibili tre tracce dal 14 Nov 2005 su alcuni siti come iTunes:

R-0725 Baby Please Don't Go (Big Joe Williams) - out-take di The Freewheelin' Bob Dylan, registrata ai Columbia Studios, New York, 25 Apr 1962
R-0717 Mr. Tambourine Man - live, Newport Folk Festival, Newport, RI, 26 Lug 1964, dal DVD di Martin Scorsese "Bob Dylan: No Direction Home", Set 2005
R-0726 Outlaw Blues - alternate take da Bringing It All Back Home, registrata ai Columbia Studios, New York, 16 Gen 1965
Due delle tracce sono inedite!



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