parte 250
Lunedì 14 Febbraio 2005


3106) Salve,
mi chiamo Simone, e volevo sapere se c'è qualche remota speranza che Dylan si esibisca in Italia (o
magari negli Stati vicini) oppure è una cosa improponibile.

Grazie mille!
Seba87

Ciao Simone,
altro che remota speranza... Ormai è una certezza che Bob viene dalle nostre parti con cadenza annuale e a volte semestrale (per così dire :o) ). Quindi anche questo 2005 ha buone possibilità di vedere Dylan venire a suonare in Italia o quanto meno in Europa. Per il momento è ripreso il suo tour, e questo costituisce già un fatto positivo visto che ogni volta che ne termina uno circolano voci di ritiro dalle scene (ma andiamo! E' chiaro che Bob vuole morire sul palco :o) ). Al momento Dylan sarà impegnato negli States e precisamente a Seattle, Portland, Oakland, Reno, Las Vegas, Los Angeles e Denver nel mese di Marzo e a Chicago, Milwaukee e Boston nel mese di Aprile (con  Merle Haggard and the Strangers, ed Amos Lee).
Resta in linea perchè naturalmente su MF comunicheremo eventuali tour europei un minuto dopo averlo appreso :o)
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3107) Ciao,
ho scoperto di recente che Bob Dylan ha avuto come tutore nel 1961 Mike Porco, direttore del Gerde's Folk City di New York. Abito a Carolei, in provincia di Cosenza, il paese natale di Mike Porco, e mi piacerebbe avere un po' di notizie su Mike e Bob Dylan, sul loro rapporto, sul Gerde's Folk di quegli anni, sulla morte di Mike - mi dicono avvenuta in Florida. Forse potrei scrivere una pubblicazione, piccola per carità, che mette in risalto la vita di Mike, con la sua storia di emigrazione, simile a quella di molti altri nostri conterranei andati in America per trovare lavoro.
Notavo che alla parte 53, punto 458, del Talkin' Bob Dylan Blues (la posta di Maggie's Farm), si accenna a Mike Porco. Potreste aiutarmi?

Grazie
Bruno Castagna

Per eventuali notizie utilizzare e-mail brunocast@tin.it

Ciao Bruno
purtroppo non ne so moltissimo su Mike Porco se non che gestiva appunto il Gerde's.
Ecco qualche stralcio in cui se ne parla:
"Sente l’aria che arriva da New York, Bob Dylan. Va a vedere Patti Smith che suona, in quell’estate, e ne è talmente colpito che scrive un brano, Isis, ispirato dalla sua performance. Poi va ad ascoltare Jack Elliott, duetta con lui e si ubriaca con Phil Ochs. Una sera appare anche, non annunciato, sul palco del vecchio Folk City, dove i sopravvissuti dei Sixties festeggiano Mike Porco, il proprietario di quel club che dieci anni prima aveva permesso a ognuno di loro, Dylan compreso, di lanciare la propria carriera".  (Paolo Vites da "Jam" n. 88).

Il Gerde’s Folk City (11 W. 4th Street) invece ha chiuso i battenti nei primi anni Novanta, mitico folk club del Village newyorkese fondato dall’italoamericano Mike Porco. Il locale apre nel 1959 come coffee house in cui si suona jazz, ma l’anno seguente cambia scena diventando in breve il folk club più importante degli Stati Uniti. Celebri i suoi lunedì sera nei quali si tenevano le leggendarie hootenanny che videro, tra gli altri, la partecipazione dei giovani Bob Dylan e Joan Baez. Nell’organizzazione ci mise lo zampino il critico musicale del New York Times Robert Shelton. Di fronte è invece sito il Blue Note, uno dei più famosi jazz club di New York.
(Roberto Caselli, Gian Paolo Giabini, Paolo Vites da "Jam" n. 67).

"Mike Porco... il padre siciliano che non avevo mai avuto". Mike Porco (1914-1992) era originario della Calabria ed emigrò negli Stati Uniti nel 1933. Nel 1952 iniziò a gestire il locale che avrebbe poi preso il nome di Gerde's Folk City (Alessandro Carrera dalle note di "Chronicles - Volume 1")

Qui trovi un articolo scritto da Porco in cui ricorda Dylan e soci e parla anche un po' di se stesso.

Nel cd rom Highway 61 Interactive c'è anche un breve filmato di Porco che racconta la storia della tutela (Dylan era minorenne e Porco firmò al posto del padre di Bob per farlo lavorare).

Se qualcuno ha qualche notizia biografica su di lui, sulla sua storia, sulla sua vita o qualsiasi altro aneddoto può contattare Bruno. Grazie.
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


1979 - Peggy Atwood con Mike Porco al Gerde's Folk City - da www.peggyatwood.com

3108) Cari amici,
ho visto, tramite la vostra rassegna stampa, la foto del concerto di Ravenna di Bob da me inviatavi pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno. Ciò mi ha fatto molto piacere. Detto questo (come si suol dire oggi) non sarebbe stato sgradito 1 riferimento all'autore. Non vorrei sembrare "spocchioso" Xkè non è il mio caso. Vorrei esporre 1 opinione sulle classifiche, è assolutamente impossibile stabilire le 10 canzoni migliori di Bob, e qualsiasi fans lo dovrebbe sapere, come continuare a citare SELF PORTRAIT come il peggiore, riguardo al quale lo stesso Dylan ha detto "c'è un sacco di buona musica in quel disco",

Un caro saluto e complimenti X la continuità, la qualità, e la quantità del vostro sito .

CIAO MITZY (the Vyper)

Ciao Mitzy
pensa che se non me lo avessi fatto notare tu con questa lettera non mi sarei mai ricordato che quella
foto era la stessa che avevi mandato tu a MF. Quando l'ho vista stampata sul giornale a Napoli ho solo
pensato che da qualche parte l'avevo già vista ma quanto a ricordarmi dove...!!! Credo di aver visto
nella mia vita un diecimila foto di Bob (vabbè forse qualcuna di meno... novemilanovecento :o) ) e poi l'età che avanza fa vacillare sempre più la mia già scarsa memoria.
Evidentemente quelli del Corriere l'hanno presa da MF e l'hanno pubblicata senza dirci niente "pensando
bene" di non citare l'autore che pure su MF era citato molto chiaramente. Quindi al massimo dovresti
rivolgerti a loro per proteste e contumelie.
Peccato perchè sarebbe stato giusto dare a Cesare quel che è di Mitzy... :o)
L'unica cosa che ho potuto fare per compensare in qualche modo la dimenticanza del Corriere è
aggiungere il tuo nome sotto la riproduzione dell'articolo suddetto nella nostra rassegna stampa su MF.
Meglio che niente.
Per quanto riguarda le classifiche un fondo di verità potrebbe esserci in quello che dici però è altrettanto vero che da quando abbiamo lanciato il sondaggio anni e anni fa (mi sembrano secoli ormai) ho ricevuto centinaia di votazioni, segno che per quanto difficile comunque una classifica in qualche modo è fattibile. Certo se per gli album è più facile, per le canzoni è certamente più arduo vista la mole abnorme del materiale. Comunque le classifiche che fin qui hanno preso corpo tutto sommato dimostrano di essere alquanto attendibili se pensi che in vetta ci sono canzoni come Like a rolling stone e Mr. Tambourine Man e non certo Under your spell o Got my mind made up. Dunque qualcosa vorrà pur dire.
Per quanto riguarda Selfportrait come sempre ribadisco che sfondi una porta aperta con me e sono anche io convinto che a Bob quel disco piaccia molto per quanto lo abbia, come lui stesso ha detto, compilato secondo una strategia perversa per alienarsi le simpatie dei dropouts di cui parla in Chronicles. Insomma, spiazzante, machiavellico, frankensteiniano, ma non sgradevole, nè stucchevole come qualcuno dice (molti? mah... non vorrei che alla fine sia una sorta di luogo comune e che magari molti di quelli che lo dicono non l'abbiano nemmeno ascoltato...).
Grazie per i complimenti.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3109) Ciao.
Ho trovato l'ultimo capitolo dell'autobiografia di Dylan quello forse più emozionante, la narrazione della
scoperta di Robert Johnson assume i contorni di una narrazione quasi mitica in perfetta simbiosi con lo
spirito delle origini del blues. Dylan, a proposito di R. Johnson, narra della visione di un filmato (realizzato da tedeschi nelle zone del Mississippi, probabilmente intorno alla fine degli anni '30) in cui si intravede per qualche secondo un bluesman nero che probabilmente è lo stesso Johnson. In Internet ho trovato l'immagine di un fotogramma di quella pellicola, ed è veramente emozionante.
Grazie, e complimenti per il sito, e complimenti a Murino che mi sembra essere colui che, pur con molte
collaborazioni, con sforzi immani tiene in piedi il tutto.
Gianluca.
p.s.: invierò al più presto un bellissimo articolo de "l'Unità" sulla storia di Emmett Till, l'articolo in
questione è la narrazione di un "sopralluogo" (avvenuto pochi mesi fa) del giornalista stesso sui luoghi
del fatto, e si descrive anche l'incontro con un ragazzo che con la sua chitarra suona e canta la canzone
di Dylan. Quindi a presto!
Gianluca

Ciao Gianluca
ho eliminato dalla tua mail le domande per Alessandro Carrera che gli ho naturalmente "girato" (leggeremo le risposte prossimamente su MF).
Grazie per la foto che riporto qui sotto.
OK, allora inviami appena puoi l'articolo su Emmet Till che citi giacchè mi sembra molto interessante.
Grazie per i complimenti.
Ciao e alla prossima,
Michele "Napoleon in rags"


3110) Ciao Michele,
ti invio alcune considerazioni su Chronicles in rapporto a Guthrie

Perché un uomo riservato come Bob Dylan si sia deciso a scrivere una autobiografia? Si è chiesta
buona parte della stampa in questo periodo. I commenti sono per lo più stati rivolti a considerarla come
una delle solite stranezze, che in questi anni ha ceduto alle lusinghe dello spot commerciale, ha
abbandonato il centro del palco e la fida chitarra per defilarsi con una anonima tastiera.

Una chiave di lettura personale secondo me esiste. Ed è abbastanza ovvia. Fa parte della strada stessa
di Dylan. Chronicles sta a Bob Dylan come Bound for Glory sta a Woody Guthrie. Non sono state solo
le canzoni, come riporta lui stesso, ad appassionarlo a Woody , ma il suo credo è stata anche la sua
biografia. E' abbastanza scontato che ritenga importante nel cammino di un cantante anche la storia
della sua strada. La mia impressione è che Bob scriva molto meglio di Woody e che sappia meglio dove
voglia andare a parare. Per il resto esistono alcune analogie emblematiche. Anche la biografia di
Woody finisce con l'episodio con cui è iniziata. E' costruita nello stesso modo su una serie di episodi.
Questo permette ad entrambi, abituati ad esprimersi soprattutto sulla sintesi, di non doversi confrontare
con l'architettura complessa ed omogenea del romanzo, ma di spezzettare il racconto su episodi singoli
che si sposano meglio con la loro stessa indole. Tarantola, Renaldo & Clara, Masked and anonimous,
ripercorrono le stesse strutture, fatte di immagini, come fossero canzoni. Woody Guthrie potrebbe
essere Tom Joad, Bob Dylan potrebbe essere Steinbeck. La sua infanzia è però meno epica di quella di
Woody, non ci sono case che vanno a fuoco, battaglie tra bande, stile ragazzi della via pal, città e
baracche che sorgono in corrispondenza di giacimenti petroliferi, per cui Dylan è costretto ad
interessare il lettore parlando di quello che accade accanto. Quello che gli interessa è il suo mondo e il
suo mondo è la musica. La strada di Dylan è la musica. Quella di Woody è più vicina alla strada stessa,
ma il risultato, anche se nascosto sembra simile. Furore per certi versi si conclude con il senso della
perpetuazione della specie. Bound for glory finisce con lo stesso clima di unità tra le persone, in cui tutti
si ingegnano per proteggere e riparare dalla pioggia la chitarra di woody, strumento indispensabile per
Woody per riuscire a guadagnarsi di che sopravvivere. E' abbastanza sintomatico che Woody non
riesca invece a salvare lo strumento di lavoro che pseudoufficialmente gli dava da vivere (i pennelli per
le insegne). Diventa simbolicamente il latte di Furore. E' la musica che dà da vivere. Per Dylan il fine
ultimo non è più rappresentato dalla sopravvivenza delle persone ma dalla sopravvivenza della musica
alle persone. E questa potrebbe essere una chiave di lettura sui perché di chronicles.
Michele Talo

Ciao Michele,
grazie per la tua analisi. "Bound for glory" secondo me non sarebbe stato male come titolo della bio di Bob visto che anche Dylan parla apertamente del destino che secondo lui lo stava guardando ("Ero diretto verso le fantastiche luci ed il destino stava guardando solo me e nessun altro") e che tale destino gli stava riservando un futuro di gloria.
Non avevo fatto caso ai parallelismi tra Chronicles e la bio di Woody e che tu giustamente sottolinei (in particolare la circolarità del racconto che termina dove è iniziato, con il "rientro in scena" di Lou Levy). E mi sembra anche molto pertinente l'osservazione per cui alla narrazione ad ampio respiro Bob abbia preferito dei flash, dei singoli quadri che sono più vicini per struttura alla forma-canzone piuttosto che a quella del romanzo. Proprio come, in "Renaldo & Clara", aveva preferito sequenze frammentarie ad una trama unica, come scrivi. Che ne pensano gli altri magfarmiani in ascolto?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3111) Hi Mick!
Ringrazio innanzitutto Luca per le parole di apprezzamento sullo "special" about Jakob and his Wallflowers (ma non mi chiamare "esperto", per carità, ché - come direbbe Mughini - aborro questo
termine...) e provo a rispondere alla sua domanda.

Allora, premesso che a Dylan Jr. piacciono senz'altro (e parecchio) i "quattro di Liverpool", che io sappia non si profila all'orizzonte alcun film sui Beatles che veda la partecipazione (musicale) di Jakob e dei suoi Wallflowers.

Ti dico questo perché ho dato un'occhiata (dopo la tua segnalazione) al sito ufficiale della band (www.wallflowers.com), e dalla pagina delle NEWS non risulta alcunché.

L'unica cosa certa è - come dicevo prima - la grande passione di Jakob & soci per i mitici "Fab Four", se è vero (come è vero) che gli Wallflowers hanno inciso la splendida "I'm Looking Through You" (dal mitico "Rubber Soul" del '65) per la colonna sonora di "I Am Sam", splendido film diretto da Jessie Nelson e interpretato da uno straordinario Sean Penn (l'unico vero erede, a mio parere, del grandissimo Robert De Niro) e da una non meno brava Michelle Pfeiffer.

Per chi non lo sapesse, il soundtrack in questione contiene esclusivamente brani dei Beatles, interpretati, oltre che dagli Wallflowers con la già citata "I'm Looking Through You", da altri artisti del calibro di Nick Cave, Ben Harper, Black Crowes, Eddie Vedder e Sheryl Crow.

Ecco qua, per concludere, la copertina del disco and of course la tracklist completa della colonna sonora.

Ciao a tutti,
Stefano "Red Lynx"

PS: se qualcuno volesse saperne di più sul film in questione (cioè su "I Am Sam"), consiglio di fare un salto su www.cinematografo.it e di cercare lì la relativa scheda con la trama del film e tutto il resto.

Tracklist del film "I Am Sam" (di Jessie Nelson), con Sean Penn e Michelle Pfeiffer.

1) Two Of Us - Aimee Mann & Michael Penn
2) Blackbird - Sarah McLachlan
3) Across The Universe - Rufus Wainwright
4) I'm Looking Through You - Wallflowers
5) You've Got To Hide Your Love Away - Eddie Vedder
6) Strawberry Fields - Ben Harper
7) Mother Nature's Son - Sheryl Crow
8) Golden Slumbers - Ben Folds
9) I'm Only Sleeping - Vines
10) Don't Let Me Down - Stereophonics
11) Lucy In The Sky With Diamonds - Black Crowes
12) Julia - Chocolate Genius
13) We Can Work It Out - Heather Nova
14) Help - Howie Day
15) Nowhere Man - Paul Westerberg
16) Revolution - Grandaddy
17) Let It Be - Nick Cave

Ciao Stefano
grazie per le delucidazioni. Dunque Luca, che ha scritto la volta scorsa chiedendo in merito a questa notizia, probabilmente si riferiva a questo film (anche Sal qui sotto conferma la cosa). Confermi, Luca?
Beh, comunque non mi sembra affatto male questa colonna sonora... quasi quasi me la compro...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

3112) Ciao Michele e ciao a tutti i maggiesfarmiani in linea,
ti scrivo innanzitutto per complimentarmi con Lillo della bella analisi "pseudo-sheltoniana" di Desire, e ovviamente per dire la mia a riguardo. Scommetto che te lo aspettavi eh?
Bene, vista la tarda ora cerco di sintetizzare. Desire come ho sempre sostenuto è un disco multilivello. Multilivello nel senso che si apre a due o più interpretazioni, ricordo tempo fa nella talkin' qualcuno
scrisse qualcosa di simile, rileggendo il disco in chiave "matrimoniale", ma come già sai (ti ho espresso a lungo la mia teoria) la speculazione su questo disco non è limitata solo a questo livello di lettura ma anche a quello esoterico (Isis è un altissimo esempio del parallelo pubblicità/segreto esoterico). Ovviamente per aprire Desire a questo tipo di lettura è necessario conoscere alcune chiavi importanti,
quella principale è la coordinazione dei tarocchi che sono sulla copertina con il personaggio di Bob Dylan. Quando si parla della donna o meglio di Sara, è senza dubbio lecito collegare tale figura con il
tarocco della Principessa colei che genera l'equilibrio interiore in colui che la ama. In questo caso il menestrello o mago, ovvero l'instabilità e l'insicurezza (Bob) contrapposto all'altro tarocco ovvero quello del saggio, identificato ancora una volta con Bob. Ecco è appunto il dualismo della personalità di Bob che apre il secondo livello interpretativo, l'unica donna in grado di pacificare la sua anima, è appunto Sara. Il terzo e forse più importante livello interpretativo è quello che come dicevo prima si intreccia con l'esoterismo, e dunque con il suo viaggio in Carmague, e qui mi sento più o meno in dovere di
ridimensionare l'interpretazione di One More Cup Of Coffie, che inserita in un altro contesto, ovvero quello del racconto dell'incontro con il re degli Zingari assume tutt'altro significato. Il mio lavoro di indagine a riguardo dei vari significati numerologici, cabalistici ect, non è mai terminato. Credo che però prima o poi debba dare un taglio definitivo a questa mia ricerca spasmodica, se non altro perchè prima o poi finirei per capire che è un cane che si morde la coda, giungendo a conclusioni idiote tipo... ricordi quella di Strà? Beh Dylan è un personaggio strano.
Onde evitare la pubblica gogna, prima o poi ti consegnerò quel famoso file word, che ha girato un po' tutta l'Italia.
Long May You Run
Sal
www.rockinfreeworld.tk

ps: La canzone dei Beatles in questione cantata dai Wallflowers è I'm Looking Through You dalla Colonna sonora di I Am Sam.

Bene Sal,
grazie per le anticipazioni illuminanti (sia pur molto "esoteriche") e, come diceva l'insuperato Nino Manfredi, "fusse che fusse la vorta bbona?".
Resto in attesa del resoconto totale dell'indagine. Entro il 2022.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3113) Ciao Michele,
venendo a quanto mi chiedevi la volta scorsa a proposito del concerto cagliaritano di Bob Dylan, la risposta è purtroppo negativa. Conosco naturalmente l'aneddoto, ma non ero (unfortunetely) tra quei fortunati...
Anch'io, in effetti, mi accorsi alla fine di quel concerto (un grandissimo concerto!) che c'era qualcosa nell'aria, ma (conoscendo le abitudini del nostro "pollo"...) non diedi il minimo peso alla "vox populi" avviandomi (mestamente) verso i cancelli.
E invece, ciò che mai e poi mai avrei anche solo osato immaginare potesse accadere, ossia l'imponderabile, accadde! Quella notte (era il 2 giugno 2000) Bob Dylan ha veramente firmato autografi, stretto mani e scattato foto.
Non so se Cagliari (come ha scritto poi qualcuno) abbia fatto il "miracolo"... o se (più probabilmente) l'inafferrabile Bob - colpito (pare) dalla lettura di un curioso cartello esibito da una fan durante lo show - abbia per un attimo "abbassato le difese" decidendo, tra lo stupore generale dei presenti (e lo sguardo teso e a dir poco "preoccupato" dei suoi bodyguards), di concedersi l'imprevisto "bagno di folla"...
Quel che è certo, amici, è che tutto ciò è realmente accaduto, ed è accaduto (lo dico con una punta di orgoglio, ma anche di invidia per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di assistere al "fuori programma") a Cagliari!
Venendo al concerto vero e proprio (che rimane, a tutt'oggi, il mio unico concerto di Dylan), non posso che ribadire quanto detto, a suo tempo, dai commentatori locali di TV e carta stampata. Fu davvero un grandissimo show, oltre che una serata magica e indimenticabile per Cagliari e la Sardegna tutta!
Consapevole dell'importanza "storica" dell'evento, ricordo che riuscii a tragarmi dietro (non senza difficoltà e "titubanze" da parte degli stessi...) alcuni amici miei e di mio fratello. Il gruppo era composto da 6 o (più probabilmente) 7 persone. Una di queste (un amico di mio fratello di nome Andrea, per la precisione) venne letteralmente presa in ostaggio dal sottoscritto, che si servì (per tutta la durata del concerto) della povera schiena del malcapitato per scrivere su un foglietto (che conservo ancora
gelosamente in un cassetto del mio tavolo, alla stregua di una preziosa reliquia) la scaletta del concerto.
Devo ammettere che, pur ascoltando Dylan da parecchi anni, anch'io quella notte ebbi qualche difficoltà a riconoscere immediatamente i vari brani eseguiti da Bob and his (magic) Band! Anzi, 3 dei 19 proposti (cioè il traditional Duncan & Brady, Drifter's Esacape e My Back Pages) non riuscii proprio a riconoscerli.
Beh, comunque 16 su 19 non mi sembra affatto male come "score"... che dici, Michele? Lo show iniziò in quasi perfetto orario (cioè alle 21,35) con una versione acustica del traditional (che a quel tempo ancora non conoscevo) Duncan & Brady.
Dopo una partenza un po' in sordina (per un momento sia io che Andrea, cioè l'amico di mio fratello che avevo in ostaggio, avemmo quasi l'impressione che Charlie Sexton si fosse addormentato sulla chitarra...), il concerto iniziò decisamente a decollare (e gli animi dei presenti a "surriscaldarsi") quando dal set acustico si passò a quello elettrico.
Sono ancora perfettamente scolpite nella mia mente le incandescenti versioni rock-blues, proposte quella notte da Bob and his Band, di pezzi quali Highway 61, Rainy Day Women e All Along The Watchtower! Per non parlare poi di due (almeno per me) autentiche "sorprese" come Country Pie (bellissima!) e (la rara) This Wheel's On Fire, proposta in una versione a dir poco travolgente!
Mi sarei aspettato, a dire il vero, di sentire qualche brano anche da "Oh Mercy" e "Time Out Of Mind". Soprattutto da quest'ultimo, che rimane a tutt'oggi (come ho detto più volte) uno dei miei preferiti in assoluto. E invece, nada! Ma va bene lo stesso, perché tutti i (diciannove) brani proposti quella notte al Molo Ichnusa, e la performance più in generale offerta da Bob & soci al pubblico cagliaritano, furono - come ho detto anche prima - assolutamente memorabili!
La sensazione che provai (e che provammo) quella notte (soprattutto durante la fase centrale dello show, cioè quella elettrica) è qualcosa di molto difficile da spiegare. L'atmosfera che si respirava era veramente ed effettivamente quella di una grande festa! E ciò lo si poteva percepire anche guardando i visi e le espressioni dei musicisti della Band, soprattutto di "Baffo" Garnier e dei due chitarristi Larry Campbell e Charlie Sexton. Si vedeva lontano un miglio che erano su di giri...
Lo stesso Bob (per quanto sia stato, anche a Cagliari, piuttosto "parco" di parole... giusto la presentazione della Band e un "thank you" buttato lì, non mi ricordo nemmeno più dopo quale canzone) mi sembrò, a tratti, contento e quasi compiaciuto. Io l'ho fissato spesso durante quel concerto, e mi ricordo di averlo visto sorridere in almeno un paio di occasioni...

Insomma, uno show (e una serata) da incorniciare, non c'è che dire!

Ancora una cosa. Non conosco personalmente Gianni Zanata, ma ho letto il suo gustosissimo resoconto ed è stato bello, perché mi ha riportato indietro con la mente a quella magica notte di (quasi) 5 anni fa! Beh, se non altro (pur essendosi dimenticato a casa le batterie di riserva) almeno lui ha provato
l'ebbrezza dell'incontro "ravvicinato" con il Mito, e scusate se è poco...

Bueno Miguel, voglio chiudere definitivamente questo mio "intervento-testimonianza" rilanciando, anche questa settimana, un appello a tutti i dylaniani sardi che fossero eventualmente in ascolto. Ragazzi, se
qualcuno di voi sta leggendo queste righe, si faccia sentire! Se qualcuno di voi possiede il bootleg del concerto (ma anche foto e altre "mirabilia" dell'evento, come magari uno di quei famosi autografi firmati da Bob quella notte), si faccia vivo, please! La mia email è sempre la stessa (cioè stebob@libero.it) e i miei numeri pure (3343525917 oppure 070 942198). Allora gente, qui si attendono notizie... anda beni??

Ciao a tutti, e a presto!
Stefano "Red Lynx"

PS: E Cagliari fece il miracolo...

Michele, ecco qua (sempre a proposito del concerto cagliaritano di Bob) un piccolo trafiletto di Walter Porcedda, pubblicato sulla Nuova Sardegna del 4 giugno 2000, nel quale si tenta di far luce sulle cause del famoso "miracolo"...

PS2: ti manderò appena possibile anche un altro articolo (sempre dello stesso Porcedda) pubblicato quello stesso giorno sulla "Nuova", con la cronaca del concerto.

E il Mito firmò un autografo
(di Walter Porcedda)

E alla fine Cagliari fece il miracolo. Il grande Bob infatti, forse per la prima volta, fa svanire con un colpo di bacchetta magica la pesante cortina di sicurezza di aitanti bodyguards che lo circonda e decide di andare verso il pubblico. Il concerto è appena terminato, e il musicista avanza verso il minibus
che lo dovrà condurre all'aeroporto di Elmas. Ma Dylan all'improvviso cambia strada e si dirige con passo incerto verso i numerosi fans che lo aspettano all'uscita del backstage. Ed ecco il miracolo. Dalla tasca della sua giacca tira fuori una minuscola macchina fotografica di colore rosso e comincia a
fotografare (lui che non ama e anzi vieta la presenza dei fotografi ai suoi concerti) verso le decine di mani che si levano al cielo per salutarlo, le decine di volti sorridenti di uomini e donne che, dopo essere rimasti esterrefatti e sorpresi dal comportamento dell'artista, ora cercano di toccarlo, chiedendo addirittura un autografo, o scattando a loro volta un flash. E l'incredibile avviene. Bob stringe mani, firma autografi su pezzi di carta, accettando tranquillo gli scatti per qualche minuto prima di salire sul furgone.
Non senza avere prima agitato la mano in segno di saluto. Cosa è stato a sciogliere il cuore dell'impenetrabile star? Forse la forte sensazione di calore trasmessa da un pubblico che ha sempre colpito, prima di Bob, molti altri protagonisti della musica internazionale (ad esempio, il divino Miles). O magari il richiamo di una fan dylaniana appassionata di radio e musica rock (Paola Pitzalis), che un secondo prima dell'inizio del concerto gli mostra un cartello con su scritto (in inglese): "Ehi! Mr. Zimmerman, ora che ha raggiunto Ichnusa, terra nuragico-semitica dove Dio lasciò l'impronta del suo sandalo, lei a 59 anni si sente ancora un "artista del trapezio" che trasmette la propria disillusione come Henry Miller? O la sua ispirazione artistica è ancor più vicino al simbolismo del "Gabbiano" imbalsamato ucciso da Kostja di Cechov?".
Bob Dylan, legge e fa un bel sorriso. Sarà stato questo messaggio-rimprovero fatto con rispetto e amore, o forse il ricordo del suo amico Miller con il quale amava giocare a ping pong, o ancora l'aria magica di una notte sarda rinfrescata dolcemente dal vento di maestrale. O magari tutte queste cose assieme, e il piccolo grande miracolo è arrivato.

Ciao Stefano,
grazie per tutte queste testimonianze che non fanno altro che rigirare il coltello nella piaga perchè io a Cagliari dovevo esserci e all'ultimo istante rinunciai. E sicuramente sarei stato tra quelli del gruppetto fotografato da Bob. Sigh!
Per il resto mi piacerebbe sapere quanto era grande il cartello della ragazza... C'era scritto su praticamente un romanzo... :o) Paola, se leggi queste righe scrivimi ti prego. E se qualcuno ha una delle foto fatte al Bob fotografo e vuole inviarmela...
A proposito di sardi celebri non ho mai chiesto al nostro Michele Salimbeni se era lì quel giorno... Michele che mi dici? Facci sapere...
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3114) Ciao Michele
ti segnalo una nuova ristampa su Tea Libri della biografia di Bob Dylan scritta da Howard Sounes.
Elio "Rooster"

Ciao Elio
grazie per la segnalazione. Ho trovato la copertina e la riporto qui sopra.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3115) Ciao.
Fate sapere a Fernando che ha scritto il 20 dicembre chiedendo di un'edizione speciale di blonde di
andare su amazon.com e fare una ricerca con dylan blonde on blonde nel campo di ricerca e troverà
questa edizione tedesca di bob sponsorizzata da Der Spiegel il cd ripropone il look del vinile nero ed è
nero anche nella parte incisa.
Ciao,
Fausto

Ciao Fausto,
OK, thanx!

3116) Ciao Michele
quanto agli animali di Bob direi anche un uccellino (lo dice nel secondo disco :o) ).
Comunque che io sappia Bob ha avuto molti cani, gatti e cavalli. Chissà?, magari era suo quello che
monta in Renaldo and Clara. Credo comunque che i cavalli li abbia avuti dopo il 72 perchè mi sembra di
ricordare che durante le riprese di Pat Garrett and Billy the Kid avesse causato problemi alla troupe
mentre girava scene a cavallo creando lo scompiglio.
Un cane non citato era quello marrone dall'aria alquanto feroce che si vede su una foto che hai messo anche sul sito. Credo che lo possedesse negli anni 80.
Lino
ps: ti allego anche un bel disegno, copertina di un cd dove c'era "Everybody's Kickin' My Dog Around"

Ciao Lino
hai ragione... I got a bird that whistles, i got a bird that sings... E magari era un cuckoo :o)
Sì il cane che dici deve essere questo qua:

Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: se qualcuno non ha capito perchè un cuckoo... semplice: perchè is a pretty bird

3117) Ciao Michele
per rispondere alla domanda della scorsa volta io ho un cane cui ho dato nome Bobby (ispirandomi al
nome di Dylan) ed ho avuto una coppia di gatti, maschio e femmina, che ho chiamato Renaldo and
Clara.
Ciao
Paolo

Ciao Paolo
e naturalmente la volta scorsa mi ero dimenticato di ricordare il mini zoo della nostra mitica Benedicta
"Hamster" con criceti, gerbilli e conigli con nomi come Zimmy, Ramona (il coniglio) e vari nomi dei
Traveling Wilburys (i nomi finti intendo, Nelson, Lucky etc.).
Ora rivelo una cosa importantissima e fondamentale. Il mio gatto si chiama Silvestro e nel tempo io mi
son detto: ma perchè non gli ho dato un nome dylaniano? Allora ho preso a chiamarlo - come diminutivo di Silvestro - con il nome di "Silvio", in omaggio al bel brano di DITG. Solo che poi la gente mi chiedeva perchè gli avevo dato il nome di Berlusconi e allora ho smesso :o)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3118) Ciao Michele
ma davvero Bob aveva un gatto che si chiamava Rolling Stone?
Valerio

Confermo. E' quanto mi disse Anna "Duck". Dove lo hai letto Anna? Facce sapè...
Michele "Napoleon in rags"


3119) Ciao Michele,
ho appena inserito nel Porcile di Maggie's Farm tre nuovi tree in dvd per i quali ricordo che non è necessario avere un masterizzatore dvd perchè ci si può iscrivere come foglia. Si tratta di materiale già presente nel Porcile in formato video-cd, ma per la maggiorparte del quale il dvd porta un notevole miglioramento di qualità:
B&P tree 36: Hard To Handle + Farm Aid 2
B&P tree 37: the Gospel Years (Toronto 80 + Saturday Night Live 79)
B&P tree 38: Woodstock 94 con l' audio del bootleg Crystal Cat
Carlo "Pig"

Benissimo. Allora: http://porcile.tk


Squillino i tamburi. Rullino le trombe. Ritorna tra noi tra un viaggio e l'altro... "ANNA DUCK"!!!

3120) Ciao ragazzi,
di ritorno dalla vacanza in quella specie di paradiso terrestre che è l'Argentina (Michele, ti sei
poi informato ? non mi sembra possibile ! Bob è stato dappertutto ma non è ancora andato da quelle
parti ??!!) ho raccolto in una cartella alcune foto di quegli strani animali argentini (e brasiliani...), ho ridotto e strizzato le immagini all'osso, meno di così non ce la faccio... Abbiamo fatto 1300 foto ! non posso mandartele tutte.....
Abbraccione !
Anna "Duck"

Ciao Anna
grazzzie. Visto che di recente sulla Talkin' stiamo parlando di animali e visto che siamo una Fattoria appunto popolata dei medesimi direi che le tue foto-ricordo argentine "cascano a pisello", come diceva il grande Abatantuono, in questa puntata.
Ecco qui un montaggio di alcune di quelle che mi hai inviato.

Ed ecco anche il commento di Carlo "Pig" alla tua domanda:

3121) >mentre me ne stavo in vacanza in quella specie di paradiso terrestre che è l'Argentina (Michele, ti >sei poi informato ? non mi sembra possibile ! Bob è stato dappertutto ma non è ancora andato da quelle
>parti ??!!)...

Come no?! è stato lui a buttarci fuori dall' eden; ma non ha accettato una mela dalla Sara di turno... Ha
costruito una casetta sull'albero dove faceva le porcherie con la sua compagna servendosi perfino del
serpente.
Non vi preoccupate: sono sotto l' effetto di una sniffata di grappa da un bicchiere altrui.
Carlo "Pig"

Invece io confermo quello che ti avevo detto al telefono, Anna. Che Bob è stato in Argentina eccome!
E' accaduto sicuramente il 4 e 5 Aprile 1998 a Buenos Aires al River Plate Stadium. Il concerto della prima data era il terzo del tour con i Rolling Stones in Sud America. Nella seconda data fa solo una partecipazione al concerto dei RS e canta Like a Rolling Stone appunto con gli Stones.
Per quanto riguarda invece la tua battuta, Carlo... mi ha fatto scompisciare al punto che secondo me devi fare una sceneggiatura per una strip di Zimmy. Avevi fatto già qualcosa di simile in passato con la strip della natività a Betlemme e gli altri episodi con Gesù. Ora direi che la cacciata dall'Eden si presta benissimo per Zimmy/Adamo. Che ne dici? Dai!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


Risolto il mistero del Dylan Quiz 6:

3122) Ciao Michele, ancora io, ancora sul Dylan Quiz n. 6.

Tu scrivi:

"non avevo pensato che magari era successo più di una volta che un chitarrista attaccasse una canzone sbagliata e che ci si potesse ritrovare davanti alla possibilità di risposte multiple ed ugualmente
valide"

Volendo essere precisi: è successo più di una volta, forse con  preoccupante frequenza, nei primi anni del Never Ending Tour, se ricordo bene soprattutto nel 1989. Piuttosto che un errore del chitarrista,
secondo me, era il Dylan stesso a "trasgredire" magari per eseguire ancora una canzone prima del bis, o una addirittura non prevista. Erano i tempi delle setlist spesso molto diverse, qualche Dylanologo le definì "erratiche", rendendo assai bene l'idea.

Comunque - COMPLIMENTI A GIORGIO - il 4 luglio 1998 a Villafranca è proprio avvenuto come richiesto dalla tua domanda: la band dovrebbe fare Can't Wait, il nostro Larry attacca con Silvio (che viene eseguita dopo).

Tornando al 2 giugno 1984: il fatto che sia riportato dal sito di Santana, ovviamente, non può modificare l'evidenza fornita dall'ascolto diretto. Piuttosto la dice lunga sulle conoscenze della geografia europea da parte degli americani: magari che hanno confuso la Svizzera con l'Austria, o la Svezia.

Saluti

Roberto "Terrapin"

Ciao Roberto
grazie di tutto. Bene dunque il premio va a Giorgio anche perchè come si evince qui sotto quella di Matteo e di Santana era una bufala (Matteo si è divertito a farci uno scherzo di carnevale).
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


E veniamo al carnascialesco Matteo che in settimana mi ha esordito così, segnalandomi un fantomatico link ad una pagina del sito ufficiale di Santana dove sarebbe stato riportato l'aneddoto dell'errore di Santana che egli (Matteo, non Santana) cercava di spacciarci come veritiero:

3123) Buonasera.

www.santana.com/history/80/bigorfatswisslaughter

Grazie.

Matteo


Poi il burlone Matteo proseguiva con questa nuova farneticazione carnevalesca relativa al sondaggio "Bob & Animals":

3124) Buonasera.
Dylan intorno al 78 ebbe un acquario con circa 60 pesci. In una intervista del periodo disse: "The world
of the fishes....... it stimulates me. What would we be if we were completely absorbed in the water?".
Grazie
Matteo

p.s. siamo sicuri che la registrazione che ha Roberto "Terrapin" di Basilea 1984 è completa? Io
comunque il libro non lo voglio.


Infine il ridanciano Matteo gettava la maschera (di Carnevale, ovvio):

3125) Carnevale è passato e finisce pure lo scherzo, simpatico direi, di Matteo.
Proprio come dicevi tu, il tuo quiz mi era parso subito facilmente suscettibile di multinterpretazioni e così
è iniziata la serie di mail, con il primo concerto che ho avuto di fronte aprendo un libro di Bob.... anche
la domanda sugli animali posseduti da Dylan mi ha dato lo spunto sull'acquario e sull'assurda frase che
Bob avrebbe pronunciato (molto dylaniana, comunque, direi.....).
Hai notato che le risate svizzere erano grandi prima e grasse dopo (si avvicinava il martedì....). Che
quell'ormai ci siamo era riferito proprio alla fine del Carnevale? Che il link di Santana era quanto di più
assurdo potesse esserci?
Spero ti sia piaciuto e non ti abbia fatto arrabbiare il tutto.
Ciao!
Matteo

p.s. : ma chi c***o è Matteo?

Ciao "Matteo"
a me no anche perchè non avrei avuto il tempo di controllare. Per questo mi ero rivolto ai magfarmiani perchè mi aiutassero. Al limite si sarà arrabbiato Roberto che avrà perso tempo a controllare. Dunque Roberto se vuoi ti giro l'email del fantomatico ed infingardo Matteo così puoi insultarlo a tuo piacimento :o)
Fammi sapere.
Già : ma chi c***o è Matteo?


3126) Ciao Michele
ho appena trovato in rete questo bellissimo racconto di Erri De Luca con rimandi dylaniani... fai ancora in tempo a inserirlo nella Talkin ?
Bacione
Anna "Duck"

Ciao Anna, grazie. Eccolo qua:

E la musica s'insinuò nei nostri nervi politici

di ERRI DE LUCA

Gli dico che è l'ultimo di quelli che si sono presi cura delle parole nella musica fin troppo leggera, l'ultimo di quelli che hanno annodato a fiocco le sillabe e le note. Ivano Fossati, ligure d'entroterra più che di costa, ha in faccia l'aria che Francesco Biamonti ha scritto in Vento largo . Ricorda musica imparata in balera, la scelta a diciott'anni del mestiere di suonatore di sale da ballo, la mezz'ora/quaranta di mazurka obbligatoria da fornire per contratto alla clientela, mentre il rock gli bruciava tra le dita in attesa. «Una buona scuola, imparare a far tutto». È l'ultimo chansonnier nostrano, meglio di cantautore, parola malaccorta e malassortita, come il tramezzino al posto del sandwich. I poeti scrivono su carte di emergenza, Ivano Fossati mette i suoi versi nello stretto delle cinque righe di uno spartito. Dopo uno spettacolo di danza il poeta Yeats scrisse il perfetto endecasillabo: «How can we know the dancer from the dance?», (come possiamo noi distinguere il danzatore dalla danza?). Così ascoltando les chansons di Fossati non puoi districare la musica dai versi, un fiume dalla sua corrente.
Per lui e per me, coetanei di una generazione che fu giovane quando il secolo era vecchio, la canzone francese è stata la prima sorpresa di trovare poesia, una mungitura di poesia raccolta nel secchio della musica. Jacques Brel, Georges Brassens hanno scaldato forte il piccolo circuito di parole che fa da pista alla melodia. La musica restava leggera, ma con dentro un gas nobile portato a incandescenza.
Nella sera di Napoli in una sala intensamente amica sua, Ivano Fossati e la sua mezza dozzina di suonatori complici davano una scottata alle membrane acustiche riunite, con la sua voce robusta e screpolata. Si rinnovava la bell'avventura di parole cadute esattamente sulla musica, bruscolini di stelle in una sonora nottata di San Lorenzo, l'improvvisa rima che bacia due sillabe «tra un bicchiere di neve / e un caffè come si deve», una chanson d'amour bella come un salmo, un'altra per quelli che sbarcano da noi passando da una polizia all'altra. Un poco ascoltavo seduto nella sala di concerto, sala di aspetto e di affetto, un poco riandavo a dove s'era infilata la musica leggera nella mia vita, come c'era finita. All'inizio m'incuriosivano le urla, le voci sporche che scassavano la melodia, scatarravano lontano dai gorgheggi. Erano gole maleducate, fuori da ogni scuola di canto, fabbricavano da sé parole e musiche nell'officina minima di una chitarra sola. Chiamati goffamente cantautori, erano piuttosto degli autarchici, bastevoli a se stessi, orchestra, spartito ed esecuzione in una persona sola. Assorbivano correnti d'altri Paesi, le riportavano con il buon sentimento dell'ammirazione, che è umile, vuole trasmettere intorno una felicità di ascolto. Prima di disertare l'origine borghese, ho avuto un'adolescenza coltivata a libri e musiche, la buona marca di un giradischi, versioni originali, prime incursioni in lingue straniere attraverso canzoni. Passavo dalle napoletane, obbligatorie e salvatrici del miglior dialetto, a quelle francesi e americane. Ma poi d'improvviso uscirono di pista, non erano più arie di cui riempirsi la bocca come caramelle. L'amore cortese e maltrattato spariva tutto in una volta dal repertorio. Di là dall'Atlantico veniva il graffio di un'armonica a bocca, lo scroscio metallico di una chitarra acustica appesa a una schiena minima e imbracciata a fatica da un ragazzo incendiario e intossicato. Dylan faceva stonare tutt'una generazione di ragazzi d'America che avevano da tirare a sorte a testa o croce il loro destino tra gli acquitrini del Sud-Est asiatico, nell'intruglio di foreste del delta del Mekong. Ecco il peggior gigante di tutti i King Kong, il soldatino vietcong, variabile imprevista di una macchina da guerra abituata a non perdere mai. In Vietnam perdeva amaramente e male la sua gioventù rastrellata in massa senza risparmio. Lontane da venire erano le prime linee formate da immigrati che si conquistano così il diritto di cittadinanza americana. Allora in Vietnam moriva la pelle bianca e fresca della giovane America. Dylan stonava forte e faceva stonare, la sua musica ruvida procurava attrito sotto le suole di una gioventù che non si lasciava trascinare allo scannatoio tra le risaie.
Dylan mischiava l'inno da barricate di «The times they are 'a changing» con le desolate strofe del drogato di «Mr. Tambourine man»: «Let me forget about today until tomorrow» (fammi scordare di oggi fino a domani). Rompeva le righe, pure musicali, la fanteria delle note ne usciva ubriaca. Da lui in avanti la musica delle canzoni produceva in politica danni collaterali. Le adolescenti che si strappavano le ciocche e le corde vocali ai concerti dei Beatles cominciavano a sbattere in corteo contro l'ordine costituito. La musica non era più leggera.
Da noi l'unico a reggere il comparativo era Fabrizio De André. Pescava musica ovunque dal basso, «nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi», svariava da Spoon River al Nuovo Testamento, dalle rivolte carcerarie alla sua prigionia all'hotel Supramonte. Quest'era la musica che s'era infilata per via sottocutanea nei miei nervi politici. Me la riassumeva e risvegliava la banda Fossati una sera d'aprile nella città d'origine. «C'è un tempo bellissimo / tutto sudato / una stagione ribelle»: proprio così, Ivano Fossati, nella tua musica ci sono ragioni cardiache, colpi di extrasistole che arrivano ai pensieri di noialtri seduti dirimpetto, fanno fibrillare gli occhi e prudere le mani che scarichiamo a scroscio in una grondaia di applausi. Applausi seri, ce li possiamo permettere anche in tempo di guerra noi che siamo i primi vecchietti di un secolo neonato.



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