TALKIN' BOB DYLAN BLUES
la posta di Maggie's Farm

Venticinquesima parte


190 ) Il mio lungo racconto che segue riguarda Bob solo indirettamente dal momento che in esso descrivo accuratamente una giornata che resterà per sempre tra le più belle della mia vita, il giorno (15 luglio ultimo scorso) in cui ho conosciuto Joan Baez. Leggetelo anche se non riguarda particolarmente Dylan perchè se riuscirò a trasmettervi con queste righe anche solo la millesima parte delle emozioni di questo grande giorno... beh allora sarà valsa la pena leggerlo.
Michele

"LOVE - JOAN BAEZ"
di Michele "Napoleon in rags" Murino

Ragazzi...!! Cosa vi vado a raccontare... Un' emozione... Di quelle che danno senso ai bellissimi versi di una canzone celeberrima di Battisti e Mogol... Una di quelle cose che ti restano dentro, ti scombussolano, e sai che ti resteranno nell'anima per tutta la vita, che ti segnano profondamente e valgono forse più di qualsiasi altra affermazione personale o professionale e che saranno un rifugio di dolcezza nella tempesta dei momenti più amari...
Parlo dell'incontro, mio e dell'amico Andrea "Andygi" Garutti (a nome del quale parlo, immaginando che condivida le mie sensazioni) con Joan Baez, del tenero abbraccio che questa GRANDE ANIMA ha voluto regalarci a Chateau Arnoux dove Andrea ed io l'abbiamo aspettata fiduciosi nello spiazzo ormai deserto appena fuori le mura del luogo dello show dopo il concerto fino quasi all'una e trenta dopo mezzanotte venendo infine premiati da questa dolcissima donna che nel vento sferzante della gelida notte francese si è tranquillamente avvicinata a noi due in attesa vicino al pullman che l'avrebbe condotta in albergo insieme con i membri della sua band.
Di come ci ha serenamente parlato, concedendoci il calore di un tenero abbraccio e di un bacio sicuramente sentito e non formale nel salutarci quasi fossimo suoi amici di una vita...
Uno di quei ricordi indelebili che il tempo difficilmente farà sbiadire e che danno un senso all'esistenza, che ci fanno ricordare che le persone che noi ammiriamo per la loro opera e che inconsapevolmente ergiamo ad icone riversando in esse e nelle loro opere le nostre proprie convinzioni, idee, sensazioni, emozioni, sono infine proprio come noi e nei loro occhi ritroviamo noi stessi, la nostra vita e tutto quello che abbiamo mai provato o mai proveremo.
Nel calore e nella fisicità di quei baci, di quell'abbraccio, di quel contatto di epidermidi Joan mi è apparsa finalmente reale, come è chiaro che sia, chiaro ma non facile, in un campo come quello delle stars (siano esse musicali, cinematografiche o di altro genere) in cui è facile cadere nella trappola della divizzazione, dell'attribuzione di un aura di mito a coloro che sono invece ovviamente normali individui cui il destino ha voluto attribuire un ruolo apparentemente diverso e più "alto" rispetto al nostro.
Ma voglio raccontarvi tutto dall'inizio con la ricchezza di dettagli che ha caratterizzato le nostre cronache relative ai concerti di Bob Dylan raccolti nella sezione "Racconti dal Neverendingtour"... Non di un concerto di Bob si tratta questa volta ma ritengo che parlando di Joan Baez sia praticamente la stessa cosa visto tutto quello che ha legato e lega le storie e le vite, sia artistiche che personali, di questi due artisti che hanno saputo con la loro vita e le loro canzoni, seppure in modi differenti, toccare le anime di milioni di persone, noi tra essi.
Joan Baez suona a Chateau Arnoux, Francia, Alta Provenza. L'occasione è di quelle che non devono sfuggire assolutamente. Io e Andrea partiamo da Aosta alle 8 di sabato 15 luglio con nel cuore una speranza che di lì a 16 ore sarà esaudita come una sorta di terzo desiderio con relativo genio della lampada, riempendoci di incontenibile felicità.
Attraversiamo la Francia del sud, ci lasciamo alle spalle Grenoble, e puntiamo verso Sisteron, deliziosa cittadina a pochi chilometri dalla nostra meta, Chateau Arnoux, piccolo borgo in direzione Costa Azzurra, ad un centinaio di chilometri da Marsiglia.
In auto, ovviamente, respiriamo, attraverso le casse del cd, la musica di Joan Baez anche se indirettamente, nel senso che il caricatore del mio cd è pieno di bootleg di Dylan dei tempi della Rolling Thunder Revue, ricco quindi di quegli splendidi duetti di Bob e Joan in quello che personalmente reputo un irripetibile periodo di fecondità creativa ed artistica tanto per l'uno quanto per l'altra, quando la Baez ritornò ad affiancare il suo "originale vagabondo" dopo dieci anni, aggregandosi, per volontà dello stesso Dylan che la volle accanto a sè, alla colorata e circense carovana della Revue, dividendo di nuovo il palco con l'amato Bob, sebbene questi fosse ormai un uomo sposato al quale la sua Sara dagli occhi tristi aveva dato quattro figli.
I pity the poor immigrant, Never let me go, I dreamed I saw Saint Augustine, Dark as a dungeon, Blowin' in the wind, Deportees, accompagneranno assieme ad altri brani di Bob e dalla Rolling Thunder Revue, tutto il nostro viaggio cullandoci con il dolce violino di Scarlet Rivera, le mitiche note della chitarra di Roger Mc Guinn, la voce "punk" di Bob, quella dolce di Joan che faticava ad emergere in quella che lei stessa definì in un'intervista la "lotta per il microfono", unico per entrambi i cantanti, secondo il volere inappellabile di Bob, e sul quale i visi di Dylan e della Baez si avvicinavano e si allontanavano a tempo, seguendo il ritmo e la melodia della canzone di turno, con gli occhi azzurro cielo di Bob che improvvisamente si concentravano sul viso di Joan, quasi a scrutarne i pensieri e con le labbra di lui che si avvicinavano pericolosamente a quelle della donna quasi a sfiorarle in un bacio che sapeva di vendetta di fronte a Sara, all'epoca protagonista di una continua lite col marito, che sotto la pioggia assisteva allibita alla scena, e con quella gara a chi teneva più a lungo la nota in brani come "Railroad boy" o "I pity the poor immigrant" (vedi le sequenze del video "Hard Rain", 1976).
Dopo 7 ore di viaggio raggiungiamo Chateau Arnoux (la nostra marcia è di molto rallentata dal nevischio che troviamo sul Colle del Piccolo San Bernardo e da una interminabile coda di vacanzieri belgi, olandesi e francesi diretti verso le calde spiagge della Costa Azzurra) e cerchiamo subito la Ferme de Font Robert, luogo in cui si terrà il concerto di Joan, nell'ambito della manifestazione dal nome "Festives de Font Robert", preceduta dal concerto della giovane cantante canadese Beverly Jo Scott.
In meno di tre minuti raggiungiamo il luogo anche perchè il paese è poco più di un piccolo borgo quindi non ci si può sbagliare neanche volendo.
Parcheggiamo l'auto e cominciamo a gironzolare intorno al luogo del concerto, una vera e propria fattoria costituita da una casa in muratura, sicuramente molto antica, con due ampi cortili interni, il palco montato sul lato destro, una fitta, verdissima siepe tutto intorno, portoni e porticine di legno sui vari lati del perimetro. Sulla sinistra sono montate alcune tende bianche in stile vagamente orientale sotto cui i membri dello staff mangiano, bevono, scherzano, si riposano in attesa del concerto (previsto per le 21). Sul lato destro, frontalmente rispetto all'ingresso principale, un autobus bianco staziona. E' ovviamente quello di Joan e della sua band. Grazie al cielo decideremo di appostarci vicino ad esso a concerto finito in attesa speranzosa che avvenga quello che sia io che Andrea ci auguriamo (e che vi ho anticipato all'inizio di questo racconto).
Dico ad Andrea che, per sicurezza, conviene cominciare a tentare di entrare nella struttura per chiedere dove acquistare i biglietti... In realtà il rischio di un tutto esaurito è remoto ma non si sa mai... Così, candidamente, io e Andy entriamo nella "fattoria", gironzoliamo qua e là, guardiamo i poster di Joan affissi un pò dovunque insieme con quelli della già citata Beverly, ci intrufoliamo sulle platee vuote di fronte al palco dove da lì a poco, si intuisce dal fermento di tecnici ed addetti vari, inizieranno le prove.
Ci avviciniamo ad una porticina di legno di fianco al palco ma desistiamo dall'entrare dal momento che su un foglio attaccato in alto c'è scritto in francese "Vietato l'ingresso ai non addetti". Proseguiamo e qualche metro più in là un'altra porticina di legno, aperta, senza divieti di sorta, si affaccia su una balaustra di cemento che dà su uno dei cortili interni della casa. Visto che non ci sono divieti entriamo decisi. Percorriamo la balaustra e sulla sinistra scorgiamo una sorta di piccolo ufficio dal quale esce un uomo che ci osserva con fare interrogativo come a chiedere cosa desideriamo. Gli diciamo che siamo in cerca dei biglietti del concerto ed egli ci indica un ufficio giù in basso su un lato del cortile al quale si accede grazie ad una scala che è proprio di fronte a noi al termine della balaustra. Ringraziamo e ci giriamo affacciandoci sul cortile appoggiati alla ringhiera in ferro che la delimita come una sorta di balcone... ed avviene l'impensabile.
Nel cortile sottostante infatti, su un verde prato dall'erba ben curata, varie persone si muovono entrando ed uscendo da un paio di locali laterali, uno dei quali è l'ufficio indicatoci dal signore francese per l'acquisto dei biglietti. Su un lato del prato, sulla sinistra rispetto a noi che siamo in alto affacciati alla ringhiera, di fianco al grande portone principale di legno della fattoria che abbiamo già notato dall'esterno, una signora magra, con i capelli bianchi, legge seduta. Vicino a lei, distesa sull'erba un'altra donna, vestita di nero, e per certi versi simile nell'aspetto alla prima, prende il sole in tenuta sportiva con in testa delle cuffie nere da cui sta ascoltando musica...
C'è solo una piccola differenza... La seconda donna, quella distesa che prende il sole, E' JOAN BAEZ.
Io trasecolo dall'alto della balaustra quando il mio sguardo che vagava distratto nel cortile si posa su di lei e mi rendo conto che si tratta proprio di Joan. Mentre la parte inferiore della mia mascella fa il verso a quella di Wile E. Coyote di fronte all'ennesima scena da cartoon della Warner bros. con Bip Bip e raggiunge le mie ginocchia vengo anticipato dall'emettere qualsiasi fonema da Andy, che praticamente in contemporanea col sottoscritto si è accorto della presenza di Joan e che mi scuote dicendomi incredulo: "Hai visto dov'è la Baez?... E' lì che prende il sole!".
Ci fissiamo per diversi secondi sbigottiti e non riusciamo a renderci conto di come sia possibile una cosa del genere... Per un attimo confesso di pensare anche ad una sorta di allucinazione collettiva, la celebre "folie a deux"... In seguito capiremo l'arcano. In realtà la porta dalla quale siamo entrati accedendo alla balaustra di cemento con relativa scala verso il cortile interno ed il prato, doveva essere rigorosamente chiusa, essendo la zona sottostante ovviamente riservata agli artisti. Qualcuno incautamente invece l'aveva lasciata aperta consentendoci di entrare ed ecco il "patatrac".
Noi comunque, ancora increduli, scendiamo per la scala dirigendoci verso l'ufficio indicatoci e come fosse la più normale delle cose di questo mondo passiamo ad un paio di metri da Joan, sempre distesa al sole. Lei non si accorge minimamente di noi anche perchè tiene gli occhi chiusi e continua ad ascoltare la musica dalle cuffie (a proposito, chissà cosa ascoltava?...).
Io me la studio centimetro per centimetro e credo lo stesso faccia anche Andrea in quel tempo relativamente breve che ci porta dalla scala all'ufficio passandole davanti sul prato.
E' ancora una donna molto bella nonostante la non più giovane età, in forma fisica invidiabile, dovuta probabilmente ad una vita da "salutista" a base di attività fisica e cibi genuini.
Per un attimo abbiamo la tentazione di fermarci e di "svegliarla"... Ci rendiamo però subito conto che non sarebbe un gesto molto carino e lasciamo perdere a malincuore. Proseguiamo in direzione dell'ufficio biglietti (chiamiamolo così) anche se con la coda dell'occhio continuiamo a guardare verso Joan sempre immobile e irradiata dal sole.
Entriamo nell'ufficio dove una ragazza bionda dietro una scrivania ci guarda con aria sospetta... "Bonjour...", ci avvicinamo e Andrea le chiede se è possibile acquistare i biglietti per il concerto di quella sera (nota: Andy è ufficialmente il p.r. di questa gita, vista la sua perfetta conoscenza del francese che fa eclissare le mie scarse nozioni della lingua dei cugini d'oltralpe, nozioni che, per intenderci, sono simili a quelle di Totò e Peppino a Milano davanti al Duomo che chiedono al vigile urbano , scambiato dai due per un generale austro-ungarico, "Eschius mi!... Noio volevam savuàr... l'indirìss..." e terminano con la celebre frase "...Per andare... dove dobbiamo andare... Per dove dobbiamo andare? Sa... E' una semplice informazione!!!").
La ragazza sbigottita ci dice che sì, i biglietti possiamo acquistarli lì, e che costano 140 franchi... poi però continuandoci a guardare sospettosa ci chiede come diavolo abbiamo fatto ad arrivare fino lì... Andrea risponde candidamente in perfetto francese che siamo semplicemente entrati dalla porta in alto... La tipa fa una faccia come chi inghiotte una famiglia di rospi, ci stacca due biglietti e ce li dà velocemente quasi volesse liberarsi di noi (dopo ci renderemo conto che la tipa si augurava che noi intascassimo i biglietti e ce ne tornassimo di sopra senza "creare danni" e soprattutto senza essere scoperti da qualcuno che avrebbe potuto eventualmente farle avere delle grane per quella porta lasciata aperta per errore...).
Facendo un paragone "dylaniano" è come se al Palavobis di Milano fossimo per sbaglio entrati attraverso una porta lasciata incautamente aperta da qualcuno in una stanza scoprendo che si tratta del camerino di Dylan mentre Bob è seduto a strimpellare la chitarra...
Intaschiamo i nostri biglietti e usciamo dall'ufficio ritornando sul prato.
No, allora proprio non si trattava di una visione... Joan è ancora lì distesa al sole, in carne ed ossa, e continua a muovere la testa ad occhi chiusi al ritmo della musica delle cuffie...
Andrea ed io ci fermiamo nuovamente di fronte a lei... Che si fa?... Non sappiamo che pesci prendere... La tentazione è fortissima e l'eccezionalità della situazione è tale da obnubilarci il raziocinio...
Veniamo scossi dalla nostra trance dalla ragazza che ci ha venduto i biglietti la quale, visto che noi stazioniamo ancora nella "zona proibita" esce dall'ufficio e ci dice gentilmente che non possiamo restare lì, che quella zona è interdetta al pubblico e che dobbiamo cortesemente ritornare di sopra. In un sospiro di malinconia la rassicuriamo che ce ne andremo immediatamente.
Andrea però, che ha portato con sè in uno zaino delle copie di pagine stampate del sito dedicato a Joan "Farewell Angelina" che egli cura in gemellaggio col nostro "Maggie's Farm", si fa coraggio, si avvicina alla signora col giornale seduta dietro il portone di legno accanto alla "dormiente" Joan (una donna che dopo ci dirà di chiamarsi Nicole e che ci dava un pò l'idea di essere "a guardia" di Joan), e la prega se può cortesemente consegnare più tardi quei fogli a Madame Baez.
Andrea le spiega di cosa si tratta ma la signora sembra non capire.
"Vous etes journalistes?", chiede. Intervengo io nonostante il mio scarso francese e le dico che no, non siamo giornalisti, ma curiamo un sito dedicato a Joan Baez e Bob Dylan su Internet. Lei si illumina come chi ha finalmente capito, ci ringrazia e ci assicura che consegnerà immediatamente i fogli a Joan appena si sarà rialzata.
Noi due ringraziamo, salutiamo e ci incamminiamo nuovamente lungo la scala che ci riporterà sopra, vicino alla zona del palco.
Andrea però tenta il tutto per tutto, estrae una piccola macchina fotografica e dissimulando indifferenza, mentre sale la scala la punta verso Joan sempre distesa sull'erba e scatta un paio di foto senza neanche inquadrare, "alla cieca".
Ritorniamo di sopra e mentre commentiamo ancora l'incredibile episodio ci avviciniamo al palco.
Andrea mi indica col dito un ragazzo di colore seduto nel punto più alto della platea vicino ad una ragazza bionda, dall'aria che "più americana non si può"... "E' il bassista di Joan...", mi dice.
Restiamo ancora un pò sugli spalti mentre sul palco continua l'andirivieni di tecnici ed addetti che provano i microfoni e gli strumenti per le imminenti prove.
Ad un certo punto scatta la mia solita "indole dell'agente segreto" che ben conoscete e dico ad Andrea che mi faccio un giro intorno alla casa anche perchè sapere che Joan è a pochi metri stesa su di un prato che prende il sole è una tentazione troppo forte per non tentare di immortalarla (ovviamente ho con me la mia solita videocamera ormai inseparabile quando vado in giro per concerti).
Andrea mi dice che preferisce sedersi sugli spalti e restare lì a guardare i movimenti sul palco; aspetterà lì il mio ritorno.
Lo saluto e comincio a girare intorno alla casa sul lato sinistro, passo davanti alle tende bianche sotto le quali seduti ai tavoli molti uomini e donne dello staff riposano e si rifocillano, ritorno sul lato anteriore dell'edificio e naturalmente mi avvicino al grande portone di legno dietro il quale so ovviamente essere situato il cortile col prato che poco prima abbiamo visitato all'interno con Joan distesa.
Sono passati pochi minuti da quando l'abbiamo lasciata quindi suppongo che sia ancora lì al sole.
Mentre mi avvicino al portone inserisco la cassetta nella videocamera, tolgo il tappo dall'obiettivo, accendo la camera e mi tengo pronto a registrare.
Arrivato al portone cerco qualche spiraglio che mi consenta di vedere all'interno.
In effetti il portone sembra molto antico ed essendo di legno non ha una chiusura ermetica sicchè potrebbe anche offrire qualche apertura.
In effetti è così dal momento che proprio al centro, sull'anta di destra, c'è un grosso foro nel quale si inseriva probabilmente in tempi antichi una di quelle enormi chiavi di ferro che servivano a serrarlo.
Incurante di alcuni uomini dello staff che mi osservano dalla zona del pullmann di Joan alla mia destra, mi avvicino al portone e comincio a spiare dal foro.
Vedo subito che Nicole è sempre li seduta a leggere (ne vedo ovviamente le spalle) e sul prato alla sua destra ci sono i fogli che le abbiamo consegnato prima.
Torco il collo disperatamente cercando una visuale impossibile che da quel foro mi consenta di vedere alla sinistra di Nicole dove so che Joan è distesa.
Purtroppo la posizione è infelice e riesco solo a vedere le gambe di Joan... Beh, almeno ho la certezza che è ancora sul prato.
Ovviamente non tento nemmeno di riprendere dal momento che l'obiettivo della camera non può come il mio occhio "guardare di traverso", sicchè tutto quello che filmerei sarebbe il centro del prato e la parete di fronte al portone...
Resto però appostato nella speranza che Joan prima o poi si alzi e passi davanti al portone...
Dopo qualche minuto però vedo che lei è sempre lì a crogiolarsi al sole e non sembra minimamente intenzionata a muoversi ancora per un bel pezzo.
Più che tentare una danza della pioggia che non potrei fare ma essendomi sconosciuta tale pratica rituale e non avendo antenati o parenti pellerossa ai quali telefonare per un rapido corso telefonico sulle arti magiche degli sciamani, rinuncio dopo un pò al mio appostamento e torno da Andrea sugli spalti.
Dopo qualche minuto ci fanno gentilmente sloggiare dalla zona dal momento che stanno per iniziare le prove che dovranno avvenire rigorosamente "a porte chiuse".
Dico ad Andrea che bisogna assolutamente correre sul lato esterno della casa in corrispondenza del lato destro del palco, l'unico prospiciente la strada, e sperare che da fuori ci sia qualche apertura che consenta di vedere parzialmente all'interno.
Così facciamo e ci fiondiamo sul lato destro della fattoria.
Ora, da questa parte una verdissima siepe corre lungo tutta la parete. Ottima notizia dal momento che l'erba, per quanto fitta, non è certo come un muro di cemento.
Iniziamo una frenetica ricerca di uno spiraglio tra le foglie e vinciamo al superenalotto quando il sottoscritto, confermando le proprie doti di segugio, scova un bel buco tra il fogliame che guarda caso permette di vedere il palco proprio nella sua parte più vicina al palco, in corrispondenza quindi del microfono dell'artista.
Suppongo che il buco sia stato fatto ad arte in passato per sbirciare l'esibizione dei vari cantanti che sono passati per la Ferme de Font Robert.
Ringraziamo mentalmente ed idealmente lo sconosciuto ed antico "potatore" e ci impossessiamo della postazione prima che lo faccia qualcun altro (in effetti diversi ragazzi e ragazze venuti per il concerto, in tutto tre o quattro, si aggirano come noi intorno alla fattoria come api intorno ad un favo).
Dopo qualche minuto di trepidante attesa Joan arriva sul palco ed iniziano le prove.
Io e Andrea nascosti dietro la siepe, in religioso silenzio o al massimo sussurandoci le nostre impressioni nel timore di essere "scoperti", assistiamo al tutto con gli altri ragazzi che cercano altri spiragli nella siepe e probabilmente maledicono di essere arrivati tardi rispetto a noi che abbiamo monopolizzato il punto di osservazione migliore.
Io accendo la videocamera e praticamente mi tuffo con la testa nel fogliame in direzione del buco mentre alle mie spalle Andrea estrae una Contax con cannone teleobiettivo che punta ovviamente anche lui in direzione del foro.
Joan appare sorridente ed in forma anche se il sole di poco prima è ormai sparito ed un vento fastidioso e freddo comincia a soffiare sul palco.
E' vestita completamente di nero, bracciali argentati al braccio sinistro, orecchini, due auricolari nelle orecchie collegati con un filo che le scende lungo la schiena (anche durante il concerto li aveva... chi mi sa dire a cosa servono?), una collanina sottile al collo, capelli corti con codino molto lungo.
Scherza con i musicisti sul palco, abbraccia un pò di persone, poi si mette la chitarra a tracolla ed attacca a cantare "No mermaid", dal suo ultimo album "Gone from the danger".
Io riprendo tutto ovviamente (alla fine avrò un bel filmato pressochè integrale delle prove della durata di 25 minuti circa) e noto con piacere che dal buco improvvisato nella siepe riesco ad inquadrare abbastanza nitidamente Joan, il violinista (che è poi anche sassofonista) alla sua destra e la chitarra solista alla sinistra di Joan.
Il resto del palco è fuori dalla visuale ma non mi lamento visto che quello che interessa è ben visibile.
Le prove sono interrotte diverse volte dalle indicazioni di Joan verso il mixer relative alla regolazione dei volumi dei vari strumenti. Poi un episodio molto divertente (tutte le prove sono comunque caratterizzate da un tono allegro con Joan che scherza più volte con le persone sul palco). Una sirena, probabilmente di una fabbrica vicina, si fa sentire con un suono prolungato e penetrante che costringe i musicisti a smettere di suonare.
Il suono è veramente fastidioso e non accenna a smettere e somiglia un pò a quelle sirene che durante la seconda guerra mondiale annunciavano un bombardamento aereo e facevano scappare la gente nei rifugi, tanto che Joan ridendo alza le mani al cielo come a dire "Mi arrendo!" e poi, tra le risa generali, si toglie la chitarra e si stende a terra sul palco rannicchiandosi come chi aspetta da un momento all'altro di veder passare uno stormo di aerei da bombardamento sulla propria testa.
Ovviamente io mi affretto a riprendere la scenetta.
Terminato il momento di ilarità riprendono le prove.
Joan canta ancora un paio di canzoni una delle quali è "Hello in there" e poi una delle ragazze di fianco a noi ha la bella idea di saltare su una pila di tavole di legno addossate alla siepe per sbirciare dall'alto il palco.
Questo comporta che dopo qualche minuto ovviamente dall'interno escono un paio di uomini della security che hanno notato la testa dell'intrusa al di là della siepe e ci fanno sloggiare dicendo che non si può fotografare nè riprendere.
Io naturalmente appena li vedo avvicinarsi batto il record dei duecento metri a ostacoli fiondandomi superando di tutto verso il parcheggio delle auto ben deciso a non farmi sequestrare il nastro (del resto non credo che legalmente avrebbero potuto farlo dal momento che non ero penetrato all'interno della struttura del concerto ma ero sulla strada, luogo pubblico, ed avevo il diritto di riprendere la siepe finchè mi pareva da buon collezionista quale sono di immagini di siepi da tutto il mondo - che poi ci fosse un buco per cui "casualmente" ho ripreso anche l'interno... beh... non è colpa mia... eh eh eh).
Scherzi a parte comunque mi dileguo per sicurezza e mi rifugio in un vicino boschetto sul retro della fattoria dove mi raggiunge dopo qualche minuto anche Andrea che è riuscito a salvare anch'egli la preziosa pellicola della sua macchina fotografica con la quale ha scattato non meno di 25 foto durante le prove.
Soddisfatti del colpo riuscito e bullandoci orgogliosi come farebbe James Bond dopo aver fotografato i piani segreti del KGB, ci rilassiamo seduti su una panchina nei pressi del boschetto di cui sopra, mangiamo un pò di panini, patatine e biscotti che Andrea ha premurosamente portato dietro da Aosta (credo che abbia saccheggiato un supermercato visto che continuava a tirar fuori dallo zaino di tutto, tipo tasca di Eta Beta, dal tè ai cipsters, dai wafers alle patatine, ai croissants alle gomme da masticare...), ed aspettiamo le 19.00, orario di apertura ufficiale dei cancelli.
Entriamo alle 19.30 circa, non c'è molta gente anche se alla fine gli spalti pian piano si riempiranno con circa mille spettatori.
Alle 21.15 circa esce sul palco Beverly Jo Scott, giovane cantante canadese che esegue una dozzina di brani.
Non ci colpisce particolarmente anche perchè il suo genere musicale è un pò troppo rumoroso per i nostri gusti (una specie di "heavy rock" per così dire) e personalmente apprezzo quasi esclusivamente un bel blues, l'unico della sua performance, che sospetto essere anche l'unica cover eseguita da Beverly essendo molto diversa dal resto delle sue canzoni (se qualche esperto mi illumina potrebbe essere un blues dal titolo "Baby, you got my heart on fire", o, se non proprio il titolo esatto, era quella comunque la frase che ripeteva continuamente nel ritornello, un blues potente molto bello che mi ha ricordato certe sonorità dylaniane di album come Highway 61 revisited e Blonde on Blonde).
Dopo circa due ore finalmente sul palco arriva Joan tra gli scroscianti applausi del pubblico.
Gonna bianca, maglietta nera con cerniera in cima, bracciali d'argento ai polsi, orecchini, gli auricolari descritti sopra, foulard giallo intorno al collo per proteggersi dal vento gelido sempre più insistente.
Io e Andrea siamo posizionati abbastanza vicini al palco, defilati sulla destra.
L'entrata è molto sommessa, un pò come Bob Dylan, senza particolari gesti o manifestazioni eccessivamente spettacolari o invitanti all'isteria del pubblico. Prende la chitarra e si posiziona dietro il microfono in tutta tranquillità.
Alla sua destra il violinista/sassofonista, alla sua sinistra la chitarra solista (Joan fa la chitarra ritmica), dietro di lei il bassista e la percussionista, ancora più dietro un simpatico ragazzo dall'incredibile capigliatura rossa altissima che suona la fisarmonica ed il piano.
Joan sorride verso il pubblico e poi comincia a mimare brividi di freddo visto che il vento gelido insiste al punto che più che al 15 di luglio sembra di essere al 15 di gennaio.
La gente ride divertita alle scenette di Joan che scoprirò nel corso del concerto anche ottima attrice comica dal momento che improvviserà molti "numeri" al limite del cabaret come quando ogni volta che uno dei tecnici di palco le infilava il jack nel buco della chitarra a tracolla lei sorridendo maliziosa eseguiva nel microfono un gridolino con sottintesi erotici suscitando le fragorose risate di tutto il pubblico.
La prima canzone che Joan esegue è STRANGE RIVERS ed è veramente molto bella anche se Joan sembra non "spingere" la voce, quasi sussurrando i versi.
Seguono NO MERMAID e REUNION HILL, entrambe dall'ultimo album "Gone from the danger". La seconda, particolarmente bella e suggestiva, viene preceduta da una spiegazione di Joan in francese che racconta la storia della canzone con la donna che ha perso il marito in guerra. Joan parlerà al pubblico quasi sempre in francese anche se di tanto in tanto, forse confondendosi, parlerà in americano.
Addirittura una volta inizia in inglese, poi accorgendosi della cosa prosegue improvvisamente in francese la frase.
La quarta canzone ci porta nei classici, si tratta infatti di THE NIGHT THEY DROVE OLD DIXIE DOWN, di Robbie Robertson (ex The Band) e gli applausi appaiono più calorosi.
Anche Andrea ed io cominciamo a scaldarci. Io canticchio con Joan e mi sembra di sentire Andrea che fischietta il brano a tempo.
A seguire, Joan sempre in francese annuncia che sta per eseguire una canzone che è la prima che abbia mai scritto e che parla di un uomo di cui ormai lei si è perfino dimenticata, tanto è il tempo trascorso da allora.
Si tratta di SWEET SIR GALAHAD dedicata ad uno spasimante della sorella di Joan, Mimi.
E' una canzone stupenda, come al solito, anche se Joan non raggiunge più gli acuti di trent'anni fa.
Io da buon dylaniano aspetto che Joan faccia qualche brano di Bob, ma è ancora presto, sarò accontentato più tardi.
E' infatti la volta di CRACK IN THE MIRROR, ancora tratto da "Gone from the danger" che Joan presenta al pubblico come una canzone che parla degli abusi sessuali sui minori.
Poi Joan annuncia una nuova canzone, LONG BED FROM KENYA, e ne racconta brevemente la storia.
Prima che la canzone inizi però c'è una sorta di intermezzo con Joan che si scatena in una specie di balletto irlandese al suono della fisarmonica.
A questo punto io lascio la mia postazione perchè ho deciso di assistere alla seconda metà dello show attaccato al palco. Andrea non mi segue perchè impegnato in illecite performance fotografiche non espletabili troppo vicini al palco. Mi dice che mi raggiungerà più tardi.
Mi faccio largo tra i ragazzi appoggiati alle transenne e con un'abilità degna di un cobra mi insinuo tra le maglie degli spettatori fino a raggiungere la migliore posizione in assoluto di tutta l'audience, in primissima fila davanti a Joan, a circa tre metri da lei.
Nel frattempo lei ha attaccato JOE HILL, una bellissima ed antica canzone che è uno dei suoi classici di sempre.
A seguire è la volta della bellissima JESSE che mi sembra eseguita con particolare trasporto... poi il primo regalo personale di Joan per me della sera: LOVE IS JUST A FOUR-LETTER WORD,
la prima canzone di Bob Dylan dello show.
Ovviamente la canto tutta dall'inizio alla fine guardando attentamente il labiale di Joan per andare a tempo e lei mi guarda per un paio di volte e vedendomi così concentrato mi sembra quasi che si chieda tra sè divertita: ma la sai tutta?...
Seguono varie battute sulla Francia e sul fatto che lì dovrebbe fare sempre caldo, mentre Joan ogni tanto trema dal freddo e si riscalda le mani toccando un bicchierone fumante di liquido caldo che un addetto al palco le ha messo accanto su una cassa.
E' la volta di SUZANNE di Leonard Cohen, altro capolavoro.
Ma la cosa migliore della serata viene ora, secondo me, quando Joan attacca LILY OF THE WEST, che scatena le urla del pubblico con me in testa che lancio ad ogni fine strofa diversi "yuhuu" da rodeo imitato da altri che alle mie spalle fanno lo stesso. Joan ride divertita da questo clima da vecchio West e canta benissimo questo bellissimo brano.
Visto che ormai sono vicinissimo al palco al punto che se allungo un braccio tocco il microfono di Joan allungo lo sguardo al foglio attaccato sul palco ai suoi piedi con su scritta la scaletta dello show. Noto che non ha rispettato la sequenza e se non ricordo male ha saltato un paio di canzoni cambiandole con altre. Imagine ad esempio era segnata in scaletta e non l'ha eseguita mentre non c'era Here's to you che invece ha poi eseguito.
La tredicesima canzone della serata è PLAY ME BACKWARDS seguita da WELCOME ME
che chiude ufficiamente il concerto.
Ovviamente tutti chiediamo a gran voce il bis e dopo pochissimi istanti la band ritorna sul palco con Joan in testa per eseguire, come scrivevo prima, HERE'S TO YOU che però ho l'impressione che non fosse prevista e Joan la canta solo perchè sente tutta la prima fila, me compreso, che la canta.
Segue un altro dei capolavori di questa sera eseguito come secondo bis. Parlo di DONíT THINK TWICE ITíS ALL RIGHT di Dylan che mi fa venire le lacrime agli occhi.
E' cantata e suonata in maniera perfetta con le corde della chitarra sollecitate dalle nervose mani di Joan nell'inconfondibile melodia.
Tutti scoppiamo a ridere poi quando sull'ultimo verso Joan canta volutamente nella classica voce nasale di Bob imitandolo pressochè alla perfezione e ridendo per prima lei stessa.
Un signore alla mia destra lancia due rose rosse incartate con la plastica sul palco ai piedi di Joan che le raccoglie sorridendo. Qualche minuto dopo qualcuno dietro di me lancia un pulcino bianco di peluche che finisce vicino alle casse. Joan lo raccoglie ridendo e inizia a leggere tra se il biglietto che vi è attaccato vicino scritto con una penna rossa.
Mentre sta finendo Don't think twice il vento fa volare una delle due rose giù dal palco proprio nella mia direzione. Con un gesto rapido la afferro prontamente al volo e me la tengo in mano. Quando Joan ha finito di cantare mi metto in piedi sulla transenna di metallo davanti a me e mi sporgo verso di lei offrendole la rosa. Joan si allunga verso di me e la prende sorridendo. Io però resto con la mano destra tesa nella speranza che Joan mi dia la mano, allora lei che ha la destra impicciata dalla chitarra allarga le dita della sinistra tenendo contemporaneamente la rosa ed afferra la mia mano stringendola vigorosamente mentre quelli vicini a me esultano per la cosa.
L'ultimo brano dello show è GRACIAS A LA VIDA il cui ritornello è cantato dal pubblico espressamente sollecitato da Joan.
Il concerto termina alle ore 00,30 e tutti sciamano via soddisfatti.
Io dico ad Andrea che conviene aspettare dal momento che, visto come è strutturata la Ferme de Font Robert, senza uscite segrete o inaccessibili per il pubblico, forse saremo fortunati a vedere Joan uscire per salire sul veicolo che la porterà in albergo.
Ci appostiamo quindi nei pressi del bus con un occhio al portone di legno grande ed un altro ad una seconda uscita lontana pochi metri da esso.
Intanto il pubblico defluisce, chi sale in auto chi si allontana a piedi. nel giro di venti minuti tutti sono andati via, la zona è completamente deserta. Fa un freddo cane ed il vento continua a soffiare. E' tutto buio e ci sono solo alcune luci sulla parte anteriore della casa. Ci siamo solo io e Andrea infreddoliti che in silenzio, avendo ormai esaurito tutte le supposizioni su dove Joan possa ancora essere o da che parte eventualmente possa uscire, ce ne stiamo come due sentinelle nella notte gli occhi fissi sulle porte in attesa che qualcosa si muova.
Passano i minuti e dopo quasi un'ora visto che tutto è silenzio e non si vede più nemmeno movimento di gente dello staff Andrea mi dice che forse è il caso di andare.
Mi ringrazierà per tutta la vita per averlo fatto desistere dal proposito: "Aspettiamo ancora un quarto d'ora...", gli dico, "Tanto ormai per noi non fa più molta differenza restare ancora un pò visto che ci aspettano altre 7 ore di auto, quindi minuto più minuto meno...".
Passano altri interminabili minuti quando all'improvviso Andrea mi dice di aver visto due sagome dietro il portone grande semiaperto. "Stanno venendo qua! Mi grida eccitato e mi sembra che...".
Le due figure escono dal portone e noi ci fiondiamo nell'area riservata al bus verso la quale sembrano dirette. Passano in un apertura della siepe che porta in tale area e vediamo che la prima delle due figure nell'ombra è proprio lei, Joan Baez.
Ci avviciniamo ancora un pò anche se siamo un pò incerti sul da farsi, quindi aspettiamo di vedere cosa fa lei.
Ora pensate che era ormai giunta al bus e ci aveva chiaramente visti lì in attesa, per cui se solo avesse voluto, avendo chiaramente capito che non eravamo membri dello staff poteva con tre passi girare dietro l'autobus e salirvi evitandoci senza problemi.
Invece si dirige seguita dall'altra sagoma, una donna, proprio verso di noi. Io deglutisco perchè ormai è chiaro che si fermerà appena le sbarreremo la strada. Andrea si fa coraggio e le si para davanti allungando la mano destra e dicendo in francese "Madame Baez, è stata magnifica... Complimenti!".
Lei sorride divertita mentre io mi metto alla sua destra (le sono praticamente addosso tanto che le tocco il braccio destro), Andrea di fronte e l'altra donna, una sua assistente o qualcosa di simile, alla sinistra di Joan.
Le facciamo un bel pò di complimenti sullo show ma lei si schermisce sorridendo in maniera modesta come a dire: "Cosa volete che sia stato? Esagerate...".
Io, e credo anche Andrea, sono completamente paralizzato. Sono davanti a Joan, le sto parlando, lei mi guarda, mi sorride... è incredibile. Mi passano davanti agli occhi le decine di video che ho visto con lei, le marce per i diritti civili, la marcia di Washington del '64, Martin Luther King, la Cambogia, tutti gli eventi ed i luoghi che l'hanno vista protagonista di battaglie sociali sostenute sia con la sua musica che con la sua attività oserei direi fisica.
Ed ora quel personaggio incredibile che negli anni 60 radunava folle oceaniche di centinaia di migliaia di persone è davanti a me, nel 2000, all'1.30 di notte, in uno spiazzo buio e deserto se non per la presenza di noi quattro, nel gelido e ventoso silenzio della notte francese. Faccio fatica a capacitarmi.
Penso a "Renaldo and Clara", a Dylan, al video "Hard Rain", alle marce per la pace, per l'integrazione razziale dei negri, contro la guerra nel Viet-Nam; ogni sorriso che fa, ogni parola che pronuncia, ogni sguardo che ci rivolge, mi ricorda una scena vista in suoi filmati, trasmissioni, spettacoli che ho visto. Solo che stavolta non si tratta di un filmato. E' proprio lei in carne ed ossa a dieci centimetri da me.
E' una sensazione stranissima che mi fa sembrare quella scena irreale.
Lei mi sembra ancora più bella di quello che avevamo visto mentre era sul prato a prendere il sole, soprattutto quando sorride ed il viso sembra illuminarsi nel buio circostante, quasi arrossendo.
Andrea le chiede sempre in francese se ha visto le fotocopie del suo sito a lei dedicate che le abbiamo fatto avere nel pomeriggio.
Joan sembra non capire: "Quali fotocopie?", probabilmente non collega la cosa perchè ha capito che Andrea intendeva dire che gliele avevamo dato personalmente.
Sembra infatti chiedersi: "Di cosa parlano se li vedo per la prima volta?...".
Io che ho capito l'equivoco mi faccio forte del poco francese che so e incredibilmente senza errori (almeno così mi ha poi detto Andrea) dico a Joan: "Nel pomeriggio abbiamo dato ad una sua assistente delle fotocopie di un sito web dedicato a lei che curiamo su Internet...".
Joan si illumina come chi finalmente ha capito o ricordato qualcosa e sorridendo ci dice che le sono stati consegnati e ci ringrazia per averglieli dati (nel suo tono ho colto una sorta di minimizzazione come a dire: "Mi reputate addirittura talmente importante da dedicarmi un sito web? Grazie.").
Andrea tira fuori un block notes ed una penna e le chiede se gentilmente può farci un autografo. In realtà Andrea chiede in francese "une signature" e Joan sorride dicendo che non ci sono problemi, poi mentre prende la penna ridendo esclama scandendo in tono vagamente canzonatorio: "Oh la la... Se-gna-tu-ra..." ("signature" significa letteralmente "firma" e quindi in realtà Andrea avrebbe dovuto dire "autographe" che vuol dire appunto "autografo, per questo probabilmente Joan sorride).
Mentre la donna al fianco di Joan tira fuori da una borsetta una piccola pila per illuminare il foglio Joan firma: "LOVE - JOAN BAEZ" con una calligrafia chiara.
E' la frase che ho scelto per il titolo di questo racconto.
Andrea ripone gelosamente il cimelio (lo potete ammirare in "Farewell Angelina").
Io mi ero portato dietro un bootleg di Dylan dal titolo "All Hallow's Eve and more" con in copertina Bob e Joan giovanissimi davanti ad un manifesto pacifista.
Pensavo di farmelo autografare se fossimo riusciti ad avvicinare Joan, poi però ci rinuncio anche perchè essendo un disco di Bob non sarebbe stato molto logico nonostante la foto di copertina ed alcuni duetti Dylan/Baez contenuti nel disco (mi resterà il dubbio su che faccia avrebbe fatto Joan se glielo avessi mostrato... chissà, essendo un bootleg forse non era nemmeno a conoscenza della sua esistenza...).
A questo punto non ci resta che salutarla anche perchè immaginiamo che sarà stanchissima e non veda l'ora di salire sul pullmann e non ci sembra giusto trattenerla ancora visto che si è dimostrata così dolce e disponibile da dedicarci tutto quel tempo ad un'ora così tarda dopo un concerto sicuramente faticoso e con il gelido vento che attanaglia la piazza.
Non osiamo ovviamente abbracciarla per cui c'è un momento di incertezza in cui entrambi restiamo a fissarla accennando un saluto.
A questo punto è Joan stessa che ci allarga le braccia e ci abbraccia e bacia sorridendo. Ovviamente, "autorizzati", noi ricambiamo, io personalmente la stringo forte e la bacio piano sulla guancia (non so perchè esclamando la parola "kiss", forse perchè sono completamente fuso o perchè voglio fare sfoggio della mia conoscenza della lingua inglese). I baci di Joan sono invece molto più sonori e mi "schioccano" rumorosamente sulle guance. Poi la ringraziamo ancora e le facciamo un cenno di saluto con la mano mentre si allontana verso il pullmann.
Anche noi quasi in stato di trance ci avviamo in direzione del parcheggio dopo aver gettato un ultimo sguardo verso di lei che si allontana.
Siamo stanchi ma ovviamente felici per questa giornata memorabile conclusasi inaspettatamente nel migliore dei modi possibile.
Ci mettiamo in moto in direzione Sisteron/Grenoble ed io non posso fare a meno di continuare a pensare a tutto quello che abbiamo provato quel giorno in un crescendo vorticoso di emozioni che alla fine lascia solo un retrogusto di amarezza a pensare che, appunto, si è trattato di una cosa irripetibile che purtroppo difficilmente ricapiterà in futuro (anche se "mai dire mai") lasciando comunque indelebile nella mia mente l'immagine della dolce Joanie ed il desiderio di ringraziarla per tutto quello che con la sua esistenza ha dato e darà ancora a tutti noi ed il rimpianto che se ci fossero un pò più persone come lei forse questo schifo di pianeta (il peggiore dei mondi possibile) sarebbe un posto migliore in cui vivere.
Grazie Joanie!

Michele "Napoleon in rags" Murino

CHATEAU-ARNOUX
ALPES DE HAUTE PROVENCE
FRANCE
LES FESTIVES DE FONT-ROBERT
15 JUILLET 2000

CONCERT DE JOAN BAEZ

LA SCALETTA
 

Inizio Concerto h. 23,00

1. STRANGE RIVERS

2. NO MERMAID

3. REUNION HILL

4. THE NIGHT THEY DROVE OLD DIXIE DOWN

5. SWEET SIR GALAHAD

6. CRACK IN THE MIRROR.

7. LONG BED FROM KENYA

8. JOE HILL

9. JESSE

10. LOVE IS JUST A FOUR LETTER-WORD

11. SUZANNE

12. LILY OF THE WEST

13. PLAY ME BACKWARDS

14. WELCOME ME

1° Bis. HEREíS TO YOU

2° Bis. DONíT THINK TWICE ITíS ALL RIGHT

3° Bis. GRACIAS A LA VIDA

Il concerto termina alle ore 00,30

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