parte 247
Lunedì 24 Gennaio 2005


3048) Cari amici della Fattoria , sono gerry, come va?
Ho ricomprato recentemente Blonde on Blonde, che già possedevo su vinile. A parte la delusione
dovuta al formato cd, che comprime in un unico supporto il primo album doppio nella storia del rock, devo dire che questa edizione del capolavoro dylaniano mi ha lasciato in parte perplesso. I suoni mi sembrano diversi. Forse perchè più fedeli all'originale o forse perchè era un po' di tempo che non ascoltavo più questo disco, oppure per la maggiore qualità dovuta alla rimasterizzazione. Che ne pensate?
Un caro saluto, Gerry.

Ciao Gerry
bentornato sulla Talkin'. Qui le cose vanno come meglio non potrebbero. (Hai letto "Chronicles"? Che ne pensi?).
Per quanto riguarda la tua domanda e per quel che posso dire io segnalo che Paolo Vites nel libro "Bob Dylan 1962/2002 - 40 anni di canzoni" scrive a proposito di Blonde on blonde nella scheda relativa: "Gli audiofili più convinti sostengono che la versione (sonora) migliore di Blonde on Blonde è quella mono uscita originariamente nel '66. Evitare accuratamente la ristampa su CD pubblicata negli anni Ottanta, con una masterizzazione indecente, in cui praticamente spariscono le tastiere, lo strumento fondamentale del sound di Blonde on Blonde, mentre nei primi anni Novanta è stata pubblicata una superba rimasterizzazione con il sistema 20-bit "Super Bit Mapping" su 24-Karat gold cd dal suono decisamente brillante".
Non è che magari la tua copia è quella del primo tipo descritto da Paolo, cioè quella indecente?
Comunque, a prescindere, in più d'uno tra quelli che ho sentito mi ha fatto notare che la qualità digitale toglie qualcosa alle pienezza del suono originale. Anche se un capolavoro del genere resta comunque tale, secondo me. Che ne pensano gli altri?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3049) Ciao Michele,
prima di tutto una breve battuta su "Chronicles".

Ho iniziato a leggerlo in italiano, capendoci ovviamente molto di più. Mi piace molto lo stile di Bob e voglio esprimere un sincero apprezzamento per il lavoro fatto da Alessandro Carrera.

Alcuni momenti sono specie di canzoni. Per esempio quel momento in cui parla delle persone che
transitano davanti a lui che guarda fuori dalla finestra nel freddo di New York, citato da un lettore, mi
ricorda un po' l'ambientazione di three Angels e può essere in relazione quel momento di forte intensità
emotiva, ripreso 10 anni dopo per una canzone e 40 anni dopo per raccontarcelo in un libro, con quei
vari personaggi che passeggiano sotto, incuranti forse della dimensione spirituale del mondo. Solo che il
giudizio sembra molto più indulgente e maturo, quelle persone hanno una loro storia e fanno parte
ognuna della realtà della città. La parte iniziale mi piace molto, mi piace il fatto che racconti le sue
emozioni, come ha semrpe fatto con le sue canzoni, piuttosto che raccontarci le sue storie personali di
cui sono a caccia i biografi.

Rieccoti il testo in inglese richiesto la volta scorsa nella Talkin'. Essendo ripreso dal vivo non so se vi può essere qualche errore.

Michele Talo

Ciao Michele
grazie di tutto. Riporto il brano che mi invii (la trascrizione in inglese dell'intervista della CBS a Bob) alla fine di questa Talkin'. Chi era interessato a tale testo la volta scorsa lo trova lì.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3050) Caro Michele
mi unisco ai complimenti che ti stanno giustamente piovendo addosso e volevo farti sapere che anche se
è un po' che non scrivo seguo sempre MF e sono molto felice per tutte le belle cose che ti stanno capitando (volevo venire a Napoli ma non ho potuto all'ultimo momento). Una sola domanda rapida: ma veramente Johnny Cash ha ucciso un uomo come dice Bob nella bio? Non ho capito se era una battuta o che...
Ciao e ancora complimenti
Daniele

Ciao Daniele
grazie per i complimenti. Daniele si riferisce alla pagina 116 di "Chronicles" (una decina di righi dalla fine). Dylan in realtà si riferiva ad un verso di una canzone di Cash, quella che recita "I shot a man in Reno just to watch him die" ("Ho sparato ad un uomo a Reno solo per vederlo morire"). Per quanto io sappia che Cash ha avuto una vita turbolenta ed è stato in carcere non credo che abbia mai "ucciso un uomo solo per vederlo morire". Anche Carrera lo scrive nelle note finali del libro, ad ogni modo. Dunque Dylan si riferisce alla canzone.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3051) Ciao Michele,
solo per segnalare che "La risposta" di Luigi Tenco e quella del duo folk Jonathan & Michelle non sono le uniche due versioni italiane di Blowin' in the wind. Quest'ultima infatti è stata ripresa (sempre con lo stesso titolo, cioè "La risposta") anche dai Kings, un gruppo beat veronese che rifece (con il titolo di "Bambina non sono io") anche It ain't me, babe.
A proposito, rovistando a casa ho ritrovato un vecchio articolo di Luciano Ceri sulle covers italiane di Dylan! Appena possibile te lo mando?

Stefano "Red Lynx"

Ciao Stefano,
grazie per la segnalazione e mandami pure l'articolo, ovviamente.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3052) Ciao Michele
non ho potuto seguire, purtroppo, i commenti sulla biografia di Bob e forse quello che sto per dire è acqua passata. In questo caso scusami e non inserire nella Talkin' quanto sto per scrivere. Mia moglie, guardando la copertina del libro, mi ha fatto notare quello che potrebbe esserne il significato: una persona che, da sola, cammina contro-corrente (stranamente in entrambe le strade ai lati le auto scorrono in una medesima direzione). Inoltre quell'individuo singolo è a piedi mentre "loro" cavalcano il progresso (o, forse, sarebbe più esatto dire ne sono "travolti").
Ciao
Leonardo jokerman

Ciao Leonardo,
mmm... Ottima interpretazione... Non ci avevo pensato... Chissà che non sia davvero questo il significato... Altri pareri? Fateci sapere...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

3053) Colgo l'invito fatto da Michele a porre domande all'autorevole Alessandro Carrera e colgo anche l'occasione per fargli i complimenti per il suo libro "La voce di Bob Dylan"... devo dire che e' un gran bel libro su Dylan.

Sto leggendo "Chronicles" e sono circa a metà; è un buon libro, mi piace il taglio narrativo, con quella sorta di andare avanti e indietro nel tempo, pur rimanendo nello stesso tempo; c'è un esempio,
quando Dylan parla e descrive la biblioteca, poi passa ad un'altra sequenza o luogo temporale e dopo un
po' ritorna in biblioteca. Sembra che la narrazione viaggia su due o piu' binari paralleli o piu' piani temporali, ma nello stesso momento sembra che non sia così.

La mia domanda e' (Nota di Napoleon: ovviamente non la riporto... la leggerete nell'intervista).

La ringrazio vivamente. Un saluto da un fan Dylaniano che da 20 anni e passa segue Bob.

Stefano Catena

Ciao Stefano
ho preso nota della tua domanda che girerò con l'intervista completa ad Alessandro. Colgo l'occasione per rinnovare l'invito a chi legge questa pagina. Inviatemi le vostre domande su Dylan e su "Chronicles"... Tra qualche settimana le pubblicheremo tutte insieme su MF con le risposte di Alessandro Carrera.
Per venire alla tua osservazione, anche a me è piaciuta molto la scelta di non raccontare gli eventi in maniera cronologica... Probabilmente la biografia, scritta in quel modo, sarebbe stata molto più scontata e banale... Ed in effetti è molto interessante la tecnica che Dylan usa quando racconta di un evento accaduto in un periodo e nello stesso tempo lo mette in correlazione con altri eventi accaduti in periodi differenti (dieci anni prima, cento anni prima), facendoli confluire tutti in uno stesso momento. Mi ha ricordato un po' quanto egli stesso raccontava a proposito della tecnica imparata da Norman Raeben.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3054) Spett. Michele,
ti scrivo per annunciare l'apertura di un nuovo tree sul Porcile di Maggie's Farm. Dopo uno scambio di mail con Carlo Cesaretti al quale avevo proposto di condividere del materiale, ci sarà appunto questo nuovo tree costituito da tre CD audio contenenti un'antologia di brani acustici tratti da diversi concerti del 1995. Chi fosse interessato potrà trovare informazioni più dettagliate sull'apposita pagina del Porcile di Maggie's Farm (http://porcile.tk), che sarà on-line la settimana prossima.

Ciao.
Marco Benevelli

Ciao Marco
ok!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3055) Ciao Michele
mi unisco al coro di complimenti, strameritati, per i tuoi recenti successi (anche se "there's no success like failure", nota di Napoleon). Ho letto il libro su Dylan della Giunti ed ora aspetto di leggere quello di Editori Riuniti (a proposito sarà strutturato come gli altri della stessa collana?). Spero di vederti a Roma per il Festival Folk di MF anche se forse in quel periodo potrei essere a Milano (ma farò di tutto per esserci). Ho alcune domande su Chronicles: non ti è sembrato un po' ingeneroso come Bob ha trattato Al Kooper nella sua biografia? Dice che è sempre vissuto in una sorta di limbo musicale senza mai diventare qualcuno. In fondo Al ha contribuito al successo di Like a rolling stone e di altri lavori importanti di Bob... Mi ha  colpito inoltre quando Bob scrive che era depresso perchè il pubblico che andava ai concerti che faceva con Tom Petty in realtà andava a vedere Petty e gli Heartbreakers e non certo lui. Io non credo proprio. Può essere? Mi sembrererebbe molto strano. Mi ha colpito leggere che le canzoni di Oh Mercy sono nate prima a livello di testo e poi a livello di musica. Ho sempre pensato che Dylan scrivesse prima la musica. Ti risulta che abbia scritto altre canzoni con quel sistema? Infine secondo te il personaggio di Sun Pie è vero o immaginario? Io propenderei per la seconda ipotesi.
Ancora complimenti per tutto quello che stai realizzando, complimenti da estendersi anche ad
Alessandro Carrera e Paolo Vites di cui leggo sempre con piacere gli interessanti interventi su MF e
speriamo di vederci presto.
Stefano
ps: a proposito di Vites l'ho trovato su internet come autore del libro su De Gregori "Curve nella memoria"... di che si tratta?

Ciao Stefano
grazie per i complimenti (spero che a Roma ci sarai) e passo velocemente alle molte risposte. Il "Bob
Dylan" di Editori Riuniti sarà strutturato esattamente come tutti gli altri della collana Legends. In effetti
anche a me è sembrato un po' cattivo Bob nei confronti di Kooper con quella frase buttata lì quasi come
a togliersi un sassolino dalla scarpa. E' vero che nel presentarlo Dylan ne loda la bravura come
musicista ma è anche vero che quel finale mi sembra un po' volutamente cattivello. Non so che rapporti
ci siano ora tra i due ma Ivan Manuppelli di The Artist che ha parlato con Kooper tempo fa mi ha detto
che egli non aveva nessuna voglia di parlare di Dylan, quindi si potrebbe presumere che non ci sia
proprio un gran feeling tra i due ora come ora (e, posto che sia così, bisognerebbe conoscerne i motivi).
Inoltre in quel pezzo Bob mi è sembrato molto poco tenero anche con Albert Grossman (praticamente
ha scritto che in veste di manager non era stato capace di sfruttare bene le potenzialità di Janis Joplin,
nè quelle di Kooper). Ma su Grossman è chiaro che Bob parli così. Anche io dubito che la gente che
andava a vedere Bob con gli Heartbreakers fosse interessata più a questi ultimi. Probabilmente era un
convincimento di Bob dovuto al momento di crisi che dichiara di aver attraversato in quel periodo. Che
poi Tom Petty e soci avessero i loro fans questo è indiscutibile e sicuramente molti andavano per loro
più che per Bob, come è altrettanto indiscutibile che molti andavano più per Bob che per Petty... ma
ripeto, quantificando, non credo proprio che i primi superassero i secondi in numero. Ma chi può dirlo?
Normalmente Bob scrive prima la musica e la stragrande maggioranza delle sue canzoni sono nate così.
Oltre quelle di Oh Mercy mi sembra di ricordare che solo quelle di John Wesley Harding sono nate
prima testo e poi musica. Chi se ne ricorda altre? Fateci sapere. Grazie.
Sun Pie... Chi può dirlo? A me dà l'idea di un personaggio reale il cui incontro e dialogo con Bob sono stati però probabilmente un po' romanzati da Dylan... e dubito che si chiamasse così... certamente Bob gli ha trovato un nome fittizio (torta di sole?).
Per quanto riguarda il tuo ps immaginavo ci fosse un errore e ho chiesto a Paolo che mi scrive: "Il libro è di Giommaria Monti, è circolata una voce sbagliata, l'autore non sono io".
Ciao, grazie per le belle parole e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3056) Ciao Michele
ho appena terminato di leggere Chronicles e volevo provare a dire la mia premettendo che mi aspettavo
un capolavoro ed invece ho trovato un eccellente libro che non è una autobiografia (ma questo non è
necessariamente un difetto, anzi forse meglio così) ma non un capolavoro.
Sostanzialmente sono d'accordo con il lettore che ha scritto la volta scorsa... Anche a me la prima parte
è sembrata eccessivamente noiosa in molti punti, come se Dylan piuttosto che parlare di sè e
approfondire cose che lo riguardavano in prima persona ha tirato un po' per le lunghe svicolando in
ritratti di persone che incontrava, di posti che vedeva etc. Ora se queste cose fossero state interessanti
non sarebbe stato necessariamente un male che Dylan non parlasse in maniera precipua di se stesso...
Il fatto è che secondo me si perde in raccontini spesso poco significativi, descrizioni che non dicono
granchè, a mio avviso, che magari danno un po' di colore ma niente di più. E soprattutto ne cita troppi di
personaggi, veramente troppi. Uno dietro l'altro, con poche righe per ognuno, in una specie di lista un po'
schematica. Del buono (e non poco) in queste prime pagine comunque c'è, anche da un punto di vista
letterario, ma secondo me sono soprattutto le parti in cui parla di se stesso piuttosto che degli altri, o
quelle in cui invece di dilungarsi in ritratti un po' schematici racconta le proprie sensazioni in maniera
talvolta molto poetica.
Sono d'accordo anche sul fatto che quelle descrizioni iperdettagliate e chiaramente inventate (a meno
che Bob non abbia una memoria un centinaio di volte più potente di quella di un normale essere umano) sono un po' superflue.
A proposito, non ho letto il libro in inglese ma credo che Carrera abbia fatto un lavoro eccellente. Una
sola curiosità (visto che chiedevi domande da fargli), avevo letto da qualche parte che erano stati
lasciati volutamente anche gli errori di Dylan originali... io non li ho visti, ma forse mi sono suggiti... A
parte quello dove scrive Boliva invece di Bulova... Quali sarebbero?
Le parti davvero belle nei primi due capitoli sono quelle in cui parla di Hammond e Billy James, quella in
cui parla di quando voleva fare la carriera militare a West Point e del bisogno di "avere conoscenze"...
Oppure ritratti fugaci come quello relativo al suo incontro con George il Favoloso che mi ha ricordato un
po' il racconto che Dylan fece di Buddy Holly e di quando incrociò il suo sguardo ad un concerto. Mi è
piaciuto molto anche il ritratto che fa di Bobby Neuwirth e la parte in cui ricorda i programmi radiofonici
tipo The Shadow.
Interessante anche tutta la parte in cui parla dell'ipotesi che scrivesse una canzone su Joe Hill e
bellissima quella della visita con Delores nella casa dove c'era Cisco. Così come quella in cui parla di
Hank Williams.
Il terzo capitolo, Nuovo Mattino, di cui avevo letto l'anteprima su MF, mi è piaciuto molto, non tanto per
il discorso relativo agli hippies che gli rompevano i coglioni (per quanto è veramente strepitosa la parte
in cui Dylan esprime la propria disperazione per la situazione e tutti i suoi buffi tentativi di fare qualcosa
per cambiarla, tipo versarsi il liquore in testa) quanto per i viaggi per andare a trovare Archie ed il
ricordo dei loro dialoghi. Mi sembra scritta veramente bene ed è uno dei primi passaggi del libro
veramente nuovi, cioè in cui dice qualcosa che veramente non si sapeva. Mi è molto piaciuta la parte in
cui dice di aver parlato con Archie di "John Brown" e la frase: "Ha più della tragedia greca... Una
faccenda di madri... Tutte le madri riassunte in una". Ed anche il dialogo con Robbie Robertson in auto
a Woodstock.
Assolutamente splendido il ricordo della laurea a Princeton.
Il libro continua a crescere con Oh, pietà che è il capitolo migliore anche se ho trovato uno squilibrio
enorme e sicuramente eccessivo per quanto riguarda le canzoni: voglio dire, fino a quel punto
praticamente non ha mai parlato delle sue canzoni tranne un rigo o due qua e là e poi ad un tratto
descrive nei minimi particolari tutte le canzoni di Oh Mercy dedicando ad ognuna quasi una pagina
intera (pagine e pagine solo per Where teardrops fall, Political World e Dignity che saranno anche belle
canzoni finchè si vuole ma allora se doveva parlare di Like a rolling stone o Mr Tambourine man gli
andava via mezzo libro?)... Tutta la parte dei Grateful Dead e del suo momento di crisi è stupenda, e
così il racconto di Sun Pie e del viaggio in moto insieme a Carolyn in Louisiana, sicuramente la migliore
del libro.
Bello anche il racconto del suo dialogo con Bono a cena. Non mi è piaciuta invece la parte in cui parla
di Lanois perchè mi è sembrata un po' aria fritta con tutti quei racconti di indecisioni su quale
arrangiamento usare, che strumenti suonare etc. Avrebbe potuto sicuramente condensarla senza
sprecare troppe pagine.
Bellissima invece la parte in cui parla di quella dj donna e del programma radiofonico che trasmetteva in
Louisiana.
Il capitolo finale, Un fiume di ghiaccio, è molto bello soprattutto nelle parti dedicate a Joan Baez e a
Woody Guthrie ed anche in quella in cui ricorda il suo arrivo a Minneapolis.
Resto in attesa dei volumi successivi sperando che Bob dedichi almeno lo stesso spazio che ha dato ad
Oh Mercy anche a The Freewheelin' Bob Dylan, Highway 61 Revisited e Blood on the tracks. Si sa già se ne parlerà?
Ciao
Francesco

Ciao Francesco
grazie per il commento a "Chronicles". Girerò la tua domanda ad Alessandro e per quanto riguarda la domanda relativa ai prossimi volumi della biografia... in realtà per il momento non si sa ancora neanche se usciranno e quando e dunque credo che sia prematuro ipotizzarne il contenuto. Anche io comunque mi auguro che dedichi un intero capitolo (come ha fatto per Oh Mercy) agli album che citi con l'aggiunta di Bringing it all back home e Slow Train Coming.
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3057) Ciao Michele,
venerdì scorso (21 Gennaio) mi è capitato di ascoltare su radio 2 la trasmissione "Condor" di Luca Sofri
(ti ricordi la polemica di qualche tempo fa su MF a proposito delle sue parole che sminuivano Dylan?)...
Ebbene Sofri ha mandato in onda un disco di Conor Oberst... Dopo il brano ha parlato un po' di Oberst magnificandone le doti e per dare un'idea del tipo di cantante ha detto agli ascoltatori: "Per capirci è un cantante alla Dylan... Naturalmente con molta più inventiva...".
Io naturalmente ho potuto fare a questo punto solo una cosa: cambiare canale.
Ciao
Luca

Ciao Luca,
grazie della segnalazione...
Vabbè del resto Dylan non è che ne abbia tanta di inventiva... ammettiamolo... :o)
Ciao
Michele
ps: corro a comprarmi tutti i dischi di Conor :o)


3058) Caro Michele,
hai notizie di una canzone (molto bella) che si chiama Pirate Looks at Forty, cantata dal vivo da Dylan
con la Baez, non si capisce bene in che anno (76? 82?).
Ciao, e grazie di tutto. Il sito è veramente fantastico.
Francesco Spagna

Ciao
Francesco, certo che sì. La canzone si chiama esattamente "A pirate looks at forty"
Eccola qui (prima il testo in italiano e poi in inglese). Poi vai qui per un servizio su quella esilarante esibizione.

UN PIRATA CONSIDERA I SUOI QUARANT'ANNI
parole e musica Jimmy Buffet

cantata da Bob Dylan e Joan Baez a Pasadena nell'ambito del "Peace Sunday Rally" svoltosi il 6 giugno del 1982

da "Alias: The Sideman Story, Volume 3"

Madre, madre oceano, ho sentito il tuo richiamo,
Ho desiderato navigare sulle tue acque sin da quando ero alto tre piedi
Tu hai veduto tutto, tu hai veduto tutto.

Hai veduto gli uomini che han percorso le tue acque passare dalle vele al vapore
E nel tuo ventre conservi i tesori che in pochi han mai veduto
Molti dei loro sogni, molti dei loro sogni

Sì, io sono un pirata, duecento anni in ritardo.
I cannoni non tuonano, non c'è nulla da saccheggiare
Sono una vittima del fato oltre i quaranta
Sono arrivato troppo tardi, sono arrivato troppo tardi

Ho fatto un po' di contrabbando, ho avuto la mia parte di bottino (1)
Ho fatto denaro a sufficienza per comprare Miami, ma l'ho dilapidato così in fretta
Non ho mai avuto l'intenzione di farlo durare, non ho mai avuto l'intenzione di farlo durare

E son stato ubriaco per oltre due settimane
Sono svenuto ed ho ripreso i sensi ed ho fatto acqua da un po' di falle (2)
Ma devo smetterla di desiderare, devo andarmene a pescare
Di nuovo giù in fondo agli scogli
Solo qualche amico, solo qualche amico

Vado in cerca di donne più giovani, ho vissuto con molte per un po'
Anche se son fuggito via da loro, un giorno torneranno indietro
Potrei ancora riuscire a sorridere
Ci vuole solo un attimo, ci vuole solo un attimo

Madre, madre oceano, dopo tanti anni è andata a finire che
i rischi associati al mio mestiere sono diventati il mio mestiere e non il contrario
Mi sento come se fossi annegato, andrò a cercare qualche bar in centro (3)
Mi sento come se fossi annegato, andrò a cercare qualche bar in centro

NOTE:

1) "Share of grass" vuol dire "Razione di pascolo" o anche "Qualità del pascolo". Qui si può tradurre con "Ho avuto la mia parte di bottino".

2) In questo caso l'espressione "Spring a few leaks" può voler significare "Mi sono pisciato addosso"

3) Qui il senso è "Mi sento come se fossi annegato (nell'acqua). Meglio andare in centro città (a cercare qualche bar dove ubriacarsi)". Si può tradurre "Andrò a cercare qualche bar in centro".


traduzione di Michele Murino e Alessandro Carrera
note di Alessandro Carrera

A PIRATE LOOKS AT FORTY
words and music Jimmy Buffet

Mother, mother ocean, I have heard you call,
Wanted to sail upon your waters since I was three feet tall --
You've seen it all, you've seen it all.

Watched the men who rode you switch from sails to steam,
And in your belly you hold the treasures few have ever seen --
Most of 'em dream, most of 'em dream.

Yes, I am a pirate, two hundred years too late.
The cannons don't thunder, there's nothin' to plunder
I'm an over-forty victim of fate --
Arriving too late, arriving too late.

I've done a bit of smugglin', I've run my share of grass,
I made enough money to buy Miami, but I pissed it away so fast --
Never meant to last, never meant to last.

And I have been drunk now for over two weeks.
I passed out and I rallied and I sprung a few leaks,
But I got stop wishin', got to go fishin'
Down to rock bottom again --
Just a few friends, just a few friends.

I go for younger women, lived with several awhile.
Though I ran 'em away, they'd come back one day,
Still could manage to smile --
Just takes a while, just takes a while.

Mother, mother ocean, after all the years I've found
My occupational hazard being my occupation's just not around --
I feel like I've drowned, gonna head uptown,
I feel like I've drowned, gonna head uptown.


3059) Ciao Michele,
ti segnalo che sul numero di Rolling Stone (quello italiano) di febbraio c'è un bell'articolo di Greil Marcus su "Chronicles" corredato da alcune bellissime foto (di Elliott Landy) che ritraggono Bob, Sara e figli nella famosa casa di Woodstock.
Stefano "Red Lynx"

OK!


Sal "Eagle", che ringrazio, mi invia questo testo di Born in time con le "alternate lyrics" tra parentesi:

3060) In the lonely night
In the blinking stardust of a pale blue light
(1997: In the shadows of the pale moonlight)
You're comin' thru to me in black and white
(1993&1997&outtake: I think of you in black and white)
When we were made of dreams.

You're blowing down the shaky street,
1993&outtake: I walk along through the shaking street
You're hearing my heart beat
(1993&1997&outtake: Listening to my heartbeat)
In the record breaking heat
Where we were born in time.

Not one more night, not one more kiss, Not this time baby, no more of this,
(Outtake: Just when I knew, you were gone, you came back)
Takes too much skill, takes too much will, It's revealing.
(Outtake: Just when I knew it was for certain)
(1993:It's much too cold, too untold and it's too uncertain)
(1997: It's much too old, it's much too cold and it's too revealing)
You came, you saw, just like the law, You married young, just like your ma,
(Outtake: You were high, you were low, you were so easy to know)
You tried and tried, you made me slide, you left me reelin' with this feelin'.
(1993&outtake: Oh Baby, now it's time to raise the curtain, I'm certain)
(1997: Oh Baby, now you left me reelin' with this feeling)

On the rising curve
Where the ways of nature will test every nerve,
You won't get anything you don't deserve
(1993&1997: I held you close and got what I deserve)
(Outtake: I took you close and got what I deserve)
Where we were born in time.

You pressed me once, you pressed me twice, you hang the flame, you'll pay the price,
(Outtake: Just when I knew, who to thank, you went blank)
Oh babe, that fire is still smokin'.
Just when the home fires were smoking.
You were snow, you were rain
You were striped, you were plain,
Oh babe, truer words
Have not been spoken or broken.

In the hills of mystery,
In the foggy web of destiny,
You can have what's left of me,
(Outtake: I think of you from deep inside of me)
Where we were born in time.


3061) Ciao Michele,
sono Francesco "frog", è un bel po' che non ci sentiamo, ma non preoccuparti, sono sempre sintonizzato su MAGGIE'S FARM...
Non posso fare a meno di scriverti per la notizia che ho appena letto: IL DOCUMENTARIO DI SCORSESE SI FARA'!!!!!!!!!!!!!
Il mio cuore esulta, perchè Scorsese è un regista molto competente in fatto di musica e non solo!!!
Sarà sicuramente una bomba, e le prime indiscrezioni sui filmati sembrano confermarlo!!!
A questo punto non vedo l'ora che esca!!!
Mi sa che questo 2005 sarà un anno ghiotto per i dylaniani....
Ti saluto con affetto
Francesco "frog"

Ciao Francesco
anche io sono stato molto felice nell'avere la conferma che il progetto di Scorsese è andato in porto vista la grandezza assoluta del regista in questione. Anche io ho fatto un balzo dalla sedia quando ho letto che saranno inseriti nel film dei video assolutamente inediti ma ancor di più quando ho letto che in concomitanza con la messa in onda di PBS, la Columbia Legacy pubblicherà un set di due CD di canzoni inedite di Dylan e che la Paramount Home Video pubblicherà un DVD, con ulteriori filmati, la prossima estate o ai primi di autunno.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3062) Chiudiamo questa puntata con due foto che mi ha inviato Elio "Rooster" nel corso di una corrispondenza privata e che mi sembravano molto carine tanto che mi hanno ispirato due gag "zimmyesche" nella trasformazione che potete vedere qui sotto. :o)



Ed ecco la trascrizione dell'intervista di Ed Bradley:

Bradley, narrating: For as long as I have been here at
sixty minutes, I've wanted to interview Bob Dylan.
Over his forty-three year career there's been no
musician alive who's been more influential. His
distinctive twang and poetic lyrics have produced some
of the most memorable songs ever written. In the
sixties his songs of protest and turmoil spoke to an
entire generation.

While his life has been the subject of endless
interpretation, he has been largely silent. Now at
age sixty-three he's written a memoir called
Chronicles, Volume One. I finally got to sit dow with
him in his first television interview in nearly twenty
years. What you will see is pure Dylan, mysterious,
elusive, facinating, just like his music.

[Dylan singing]

Bradley: I read somewhere that you wrote "Blowin' in
the Wind" in ten minutes. Is that right?

Dylan: Probably.

Bradley: Just like that?

Dylan: Yeah.

Bradley: Where did it come from?

Dylan: It just came...came from, uh...like,
um...right out of that wellspring of creativity, I
think, you know.

Bradley, narrating: That wellspring of creativity has
sustained Bob Dylan for more than four decades...

[Dylan singing]

Bradley, narrating: ...and produced five hundred
songs...

[Dylan singing]

Bradley, narrating: ...and more than forty albums.

[Dylan singing]

Bradley: Do you ever look at music that you've
written...do you look back on it and say, "Whoa, that
surprised me?

Dylan: I used to...I...I don't do that any more. I
don't know how...I how...I got to write those songs.

Bradley: What do you mean you don't know how?

Dylan: Those early songs were like almost magically
written. Darkness at the break of noon, Shadows even
the silver spoon, Handmade blade the child's balloon.

[Dylan singing]

Bradley: This Dylan classic, It's All Right, Ma, was
written in nineteen sixty-four (1964).

[Dylan singing]

Dylan: Well,...try to sit down and write something
like that. Th..There's a magic to that. And it's
not...uh, a Sigfried and Roy kind of magic, you know.
It's a different kind of penetrating magic.
And,...uh...I did it. I did it at one time.

Bradley: You don't think you could do it today?

Dylan: Uh, huh. [Bob is saying "no"]

Bradley: Does that disappoint ya [you]?

Dylan: Well, you can't do something forever,
and...uh...and I did it once and...I can do other
things now. But I...I can't do that.

Bradley, naratting: Dylan has been writing music
since he was a teenager in the remote town of Hibbing,
Minnesota, the eldest of two sons of Abraham and
Beatty Zimmerman.

Bradley: Did you have a good life, a good, happy
childhood, growing up?

Dylan: I really didn't consider myself happy or
unhappy. I always knew that there was something out
there that...uh...I needed to get to. And it wasn't
where I was at that particular moment.

Bradley: It wasn't in Minnesota?

Dylan: No.

Bradley, naratting: It was in...New York City. As he
writes in his book he he came alive at age nineteen,
when he moved to Greenwich Village, which at the time
was the frenetic center of the '60s counterculture
movement. Within months, he had signed a recording
contract with Columbia Records.

Bradley: You refer to New York as the capital of the
world. But when you told your father that, he thought
that it was a joke. Did your parents approve of you
being a singer-songwriter? Going to New York?"

Dylan: No. They wouldn't have...wouldn't have wanted
that for me. But my parents never went anywhere. My
father probably thought the capital of the world was
wherever he was at the time. It couldn't possibly be
anyplace else. Where he and his wife were in their own
home, that, for them, was the capital of the world."

Bradley: What made you different? What pushed you out
there?

Dylan: Well, I listened to the radio a lot. I hung
out in the record stores. And I slam-banged around on
the guitar and played the piano and...and learned
songs from a world which didn't exist around me.

Bradley, naratting: He says that he knew even then
that he was destined to become a music legend. "I was
heading for the fantastic lights," he writes. "Destiny
was looking right at me and nobody else."

Bradley: You use the word "destiny" over and over
throughout the book. What does that mean to you?

Dylan: It's a feeling you have that you know
something about yourself...nobody else does...the
picture you have in your mind of what you're about
will come true. It's kind of a thing you kind of have
to keep to your own self, because it's a fragile
feeling. And if you put it out there, somebody will
kill it. So, it's best to keep that all inside.

Bradley, narrating: When we asked him why he changed
his name, he said that was destiny, too.

Bradley: So you didn't see yourself as...as Robert
Zimmerman.

Dylan: For some reason I never did.

Bradley: Even before you started performing?

Dylan: Not even then. Some people...you're born, you
know, the wrong names, the wrong parents. I mean, that
happens.

Bradley: How did you decided on Bob Dylan?

Dylan: You call yourself what you want to call
yourself. This is the land of the free.

Bradley: Bob Dylan created a world inspired by old
folk music, with piercing and poetic lyrics, as in
songs like "A Hard Rain's A-Gonna Fall."

[Dylan singing]

Bradley, narrating: These were songs that reflected
the tension and unrest of the civil rights and
anti-war movements of the sixtys.

[Dylan singing]

Bradley, naratting: It was an explosive mixture that
turned Dylan, by age twenty-five, into a cultural and
political icon, playing to sold out concert halls
around the world, and followed by people wherever he
went. He was called the voice of his generation, and
was actually referred to as a prophet, a messiah.

[Voice on video]

Bradley, narrating: Yet he saw himself simply as a
musician:

Dylan: You feel like an impostor
when..when...when...when someone thinks you're
something and you're not."

Bradley: What...what was the image that people had of
you? And what was the reality?

Dylan: The image of me was certainly not a songwriter
or a singer. It was more like some kind of a threat
to society in some kind of way.

Bradley: What was the toughest part for you
personally?

Dylan: It was like being in an Edgar Allan Poe story.
And you're just not that person everybody thinks you
are, though they call you that all the time. You're
the prophet. You're the savior. I never wanted to be
a prophet or savior. Elvis maybe. I could easily see
myself becoming him. But prophet? No.

Bradley: I..I know and I accept that you don't see
yourself as the voice of that generation, but some of
your songs did stop people cold, and they saw them
as...as anthems and they saw them as protest songs
that sparked a moment.

[Dylan singing]

Bradley: You may not have seen it that way, but
that's the way it was for them.

[Bob nods his head]

Bradley: How do you reconcile these two guys?

Dylan: My stuff were songs, you know? They weren't
sermons. If you examine the songs, I don't believe
you're gonna find anything in there that says that I'm
a spokesman for anybody or anything really."

Bradley: But they saw it?

Dylan: Yeah. But...

Bradley: They....

Dylan: But they must not have heard the songs.

Bradley: It's ironic, that...the way that people
viewed you was just the polar opposite of the way you
viewed yourself.

Dylan: Isn't that somethin'?

Bradley, narrating: Dylan did almost anything to
shatter the lofty image many people had of him. He
writes that he intentionally made bad records, and
once poured whiskey over his head in public, and, as a
stunt, he went to Israel and made a point of having
his picture taken at the Wailing Wall wearing a
skullcap.

Bradley: When you went to Israel, you wrote that
"newspapers changed me overnight into a Zionist. And
this helped a little." How did this help?

Dylan: If the common perception of me out there in
the public was that I was either a drunk, or I was a
sicko, or a Zionist, or a Buddhist, or a Catholic, or
a Mormon, all...all of this was better than Archbishop
of Anarchy.

Bradley: And a spokesman for the generation.

Dylan: Yeah.

Bradley: Opposed to everything.

Dylan: Um...um.

Bradley, narrating: He was especially opposed to the
media, which he says were always trying to pin him
down.

Voice on video: Do you consider yourself primarily as
a singer or as a poet?

Dylan on video: No...I think of myself as a song and
dance man, you know. [laughter]

Bradley: Let me talk a little bit about your
relationship with the media. You wrote, "The
press...I figured, you lied to it." Why?

Dylan: I realized at the time that the press, the
media, they're not the judge. God's the judge. The
only person you have to think about lying twice to is
either yourself or to God. The press isn't either of
them. And I just figured they're irrelevant.

Bradley, narrating: Dylan tried to run away from all
of that. In the mid-sixties, he retreated with his
wife and three young children to Woodstock, New York.
But even there, he couldn't escape the legions of fans
who descended on his home, begging for an audience
with the legend himself.

Bradley: So people people would actually come to the
house?

Dylan: Um. {Dylan is saying yes]

Bradley: And do what?

Dylan: Want to discuss things with me, politics and
philosophy and organic farming and things.

Bradley: What did you know about organic farming?

Dylan: Nothing. Not a thing.

Bradley: What did you mean when you wrote that "the
funny thing about fame is that nobody believes it's
you"?

Dylan: People will...they'll say, "Are you who I
think you are?"
And you'll say, "I...I don't know."
Then, they'll say, "You're...you're him."
And you'll say, 'OK, you know, that - yes."
And then, the next thing they'll say, "Well, no, you
know? Like are you really him? You're not him."
And,..uh...you know,..uh...that can go on and on.

Bradley: You go out to restaurants now?

Dylan: I don't like to eat in restaurants.

Bradley: Because people come up and say, "Are you
him?"

Dylan: Tha...that's always gonna happen. Yeah.

Bradley: Do you get used to it?

Dylan: No.

Bradley, narrating: At his peak, fame was taking its
toll on Bob Dylan. He was heading toward a divorce
from his wife, Sara. In concerts, he wore white makeup
to mask himself. But his songs revealed the pain.

[Dylan singing]

Bradley: You said, "My wife, when she married me, had
no idea of what she was getting into."

Dylan: Well, she was with me back then, through thick
and thin, you know? And it just wasn't the kind of
life that...uh...she had ever envisioned for
herself,...any more the than the kind of life that I
was living, that I had envisioned for mine."

Bradley, narrating: By the mid-nineteen eighties he
felt he was burned out and over the hill.

Bradley: You also wrote, "I'm a '60s troubadour, a
folk rock relic. A wordsmith from bygone days. I'm in
the bottomless pit of cultural oblivion." Those are
pretty harsh words.

Dylan: I'd seen all these titles written about
me....you kinow.

Bradley: And you started to believe it?

Dylan: I believed it, anyway...you know? I wasn't
getting any thrill out of performing. I thought it
might be time to close it up, you know

Bradley: You really thought about quitting? Folding
up the tent?

Dylan: I had thought I'd just put it away for a
while. But...but then I started thinking, "That's
enough, you know?"

Bradley, narrating: But within a few years, Dylan told
us he had recaptured his creative spark, and went back
on the road.

[Dylan singing]

Bradley, narrating: Performing more than one hundred
concerts a year.

[Dylan singing]

Voice on video: And the album of the year is...

Bradley, narrating: In nineteen ninety-eight he won
three Grammy awards.

Voice on video: Time Out Of Mind.

Bradley, narrating: At age sixty-three, Bob Dylan
remains a voice as unique and powerful as any there
has ever been in American music. His fellow musicians
paid tribute to him when he was inducted into the Rock
and Roll Hall of Fame, joining him in a rousing
rendition of his most famous song.

Video, group singing: Like a rolling stone.

Bradley: As you probably know, Rolling Stone Magazine
recently named your song "Like a Rolling Stone" the
number one song of all time. And twelve of your songs
are on their list of the Top Five Hundred. That must
be good to have as part of your legacy?

Dylan: Oh, maybe this week. But you know, the
list...they change names, and you know...quite
frequently, really. I don't really pay much attention
to that."

Bradley: But it's a pat on the back, huh?

Dylan: This week it is. But...uh...who's to say how
long that's gonna last?

Bradley: Well,...it's lasted a long time for you. I
mean,...you're still out here enjoying your songs...

Dylan: Well, you know...

Bradley: ....still on tour

Dylan: I do but I don't take it for granted.

Bradley: Why do you still do it? Why are you still
out here?

Dylan: Well,...it goes back to that destiny thing. I
mean, I made a tough bargain with it...you know...a
long time ago. And I'm...I'm holding up my end.

Bradley: What was your bargain?

Dylan: To get where...uh...I am now.

Bradley: Should...should I ask who you made the
bargain with?

Dylan: With...with...with, you know, with the
chief...the chief commander.

Bradley: On this earth?

Dylan: In this earth and...and in the world we can't
see."

Bradley, narrating: Bob Dylan has been nominated this
year for the Nobel Prize in literature for his
songwriting. His new book has been a bestseller for
the past seven weeks. It was published by Simon &
Schuster, which is owned by Viacom, the parent company
of CBS. Dylan is planning to write two more volumes of
his memoirs.

3064) Martedì 25 Gennaio ore 21.30

"Lettere Caffé" presenta:

i Servi disobbedienti e Fabrizio Mozzillo
(canzone d'autore italiana)

in concerto

Cover di Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Francesco Guccini etc.
e brani originali

"Lettere Caffé"
Via San Francesco a Ripa, 100/101 Roma (Trastevere)
Tel. 0658334379
Sito web: www.letterecaffe.org 



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