parte 246
Lunedì 17 Gennaio 2005


3035) Ciao Michele
ho quasi finito di leggere la bio di Bob. Ecco qualche pensiero sparso: l'inizio è un po' monotono, talvolta noioso, soprattutto la parte in cui parla dei libri che leggeva o delle cose che leggeva sui giornali... sulla situazione politica e tutte le altre cose poco attinenti alla materia dylaniana in senso stretto, i musicisti che si sentivano o che lui ascoltava etc. Nelle prime 100 pagine praticamente non parla quasi mai di se stesso o della sua musica e la cosa non mi ha convinto molto. Proverò a rileggere questa parte una seconda volta per un giudizio più attendibile ma non mi sembra particolarmente interessante se non in qualche sprazzo come quello in cui parla del suo primo dialogo con quelli della Columbia o qualche altra sequenza tipo quella in cui era con quella sua fidanzata part time come la definisce lui con l'incontro con Cisco Houston. O anche il pezzo in cui introduce il personaggio del suo manager Albert Grossman (avete provato a leggerlo? E' praticamente l'ingresso di Big Jim di Lily Rosemary and the Jack of Hearts e questa è la prova secondo me lampante che quella canzone parla di Grossman, di Joan Baez e di Dylan). Una cosa che mi è piaciuta di questa prima parte è piuttosto la descrizione che Dylan fa degli ambienti e delle situazioni, ti coinvolge molto e ti trasmette sensazioni vive come se fossimo lì anche noi, anche se non ho apprezzato molto il fatto che entra troppo in dettagli chiaramente romanzati ed in scenette riempitive ovviamente inventate sulla base di ricordi, perchè non so come si potrebbe ricordare dopo 40 anni che "Chloe era in piedi davanti alla stufa e la padella sfrigolava. Indossava un kimono giapponese sopra una camicia di flanella rossa..." (io non mi ricordo nemmeno cosa indossavo ieri!) oppure che guardando dalla finestra "...in direzione del fiume una donna bionda in un cappotto di pelliccia camminava insieme a un uomo zoppicante e con indosso un pesante cappotto" (sì, come no! e di che colore aveva i calzini???), o tutti quei punti in cui descrive minuziosamente di cosa erano fatti i mobili, che colore avevano, dove erano posizionati i cassetti, perfino se nel cielo in quel momento le nuvole erano rade o meno (vedi secondo capitolo). A partire dal capitolo Nuovo mattino secondo me il libro decolla. La parte in cui parla del padre morto e di come non poteva più dirgli le cose che avrebbe voluto è bellissima. Molto bella anche tutta la parte in cui parla di MacLeish e dell'opera teatrale. E poi quando dice di Sara: "Mia moglie era una delle creature più adorabili nell'intero mondo delle donne" (!!!). La bio raggiunge le sue vette nel capitolo di Oh Mercy con tutto il racconto ambientato in Lousiana, ma anche la parte in cui dice che si sentiva finito e voleva abbandonare e poi incontrò il vecchio cantante jazz nel pub. Da applausi è la descrizione del suo tentativo di cantare in modo diverso una volta tornato con i Dead per le prove ("Era come scavare un buco in un muro e l'unica cosa che sentivo era il sapore della polvere... un grugnito catarroso e pieno di sangue..."). A proposito ma com'è che Bob si era maciullato la mano? Non l'avevo mai sentito prima...
Grandissimo il ritratto che fa di Joan Baez... Belli i pezzi in cui parla di Dave Van Ronk o Seeger e Guthrie... Insomma ad una prima lettura mi sembra una bio interessante ed in molti punti eccellente, con un inizio un po' palloso in certi punti, anche se non condivido la scelta di evitare i periodi più significativi della sua vita da un punto di vista artistico e quindi i vari dischi elettrici degli anni 60 o Blood on the tracks... o i dischi cristiani. Ecco secondo me un difetto è che c'è poco del Dylan dei dischi, del Dylan delle canzoni (a parte quelle di Oh Mercy raccontate secondo me fin troppo nel dettaglio, forse). Comunque l'opera merita sicuramente anche se spero che il volume due e anche il tre "ci diano un po' più dentro"...
Ciao
Bruno

Ciao Bruno
grazie per questo primo commento. Aspetto nuovi pareri quando avrai terminato il volume. Io l'ho letto tutto ma lo voglio rileggere almeno una seconda volta per avere una visione più precisa e poter esprimere un giudizio definitivo che al momento è comunque molto positivo.
Per quanto riguarda la tua domanda, mi sono chiesto anche io dove Bob si fosse scarnificato la mano (dice che se l'era stritolata fino all'osso). Qualcuno lo sa?
Alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3036) Ciao Michele,
sono Leonardo. Permettimi di consultarti per una questione che ci ha impegnato alcune sere addietro (a casa, con amici). Che tu sappia si sono mai incontrate le strade di Dylan e Bon Jovi? Che rapporto c'è tra i due? Inoltre, se non chiedo troppo, quale è la tua personalissima opinione sui Bon Jovi? Il tuo parere ci interessa particolarmente.
Ciao e grazie
Leonardo

Ciao Leonardo
per quanto riguarda le eventuali correlazioni tra Bob Dylan e Bon Jovi avevo già risposto in una Talkin' precedente. Riporto tutto qui sotto:

Da un'intervista a Bob:
Domanda: Ascolta la radio contemporanea?
Bob Dylan: Molto occasionalmente. Personalmente, mi piace ascoltare i programmi radio all'antica - sembra che quel tipo di trasmissioni ritorni un pò. E' persino il tipo di programma che ascoltavo da ragazzino: della roba genere gruppo di teatro che suona della musica ma che racconta anche delle storie...
Domanda: Ma ammettiamo che capita su un successo di Bon Jovi o di Springsteen: sa di cosa si tratta?
Bob Dylan: Bon Jovi, non lo saprei riconoscere (risate)... Bruce è diverso, è come un fratellino per me. Ha costruito una musica che si differenzia da quell' hard rock grossolano che si sente dappertutto ma che io non ascolto mai. Invece trovo che il rap sia legato in maniera più pura al blues delle musiche che pretendono di discendere dal blues. Non mi piace neanche tanto il nuovo soul, i cantanti che derivano da Marvin Gaye o da Stevie Wonder... Per quello stile di musica, è ancora lui il migliore, non vale la pena andare a cercare altrove".
Inoltre Luca in una vecchia Talkin' diceva che aveva ascoltato alla radio un brano di Bon Jovi di cui non conosceva il titolo ma che la sua ragazza sosteneva provenire dall'album "These days" e la cui base musicale era  assolutamente simile a quella di "I shall be released"
Inoltre Jon Bon Jovi ha inciso "Knockin' On Heaven's Door" e "Shooting Star".
Qualcuno sa altro?
Per quanto riguarda invece il mio parere su Bon Jovi ti dirò che la mia conoscenza non è particolarmente approfondita ma alcune cose non mi dispiacciono. Tra i gruppi hard rock sicuramente è notevole ma non ne conosco moltissime canzoni. Mi ricordo "You Give Love A Bad Name" che mi piaceva per l'incredibile energia, poi "Livin' On A Prayer" che se non sbaglio era nello stesso album e "Wanted Dead Or Alive". Ma non conosco molte cose soprattutto recenti.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3037) Ciao Michele
sono letteralmente felice per tutto il successo che stai avendo di recente (Chronicles, Jam, i fumetti di Zimmy, i libri su Dylan - quando esce quello di ER? - tutti gli articoli dedicati dalla stampa a MF, il teatro etc.). Ti seguo da diversi anni e devo dire che per tutto il lavoro incredibile che fai te lo meriti sicuramente... Complimenti davvero. Una sola domanda: secondo te (e lo riporto in relazione alla recente discussione su MF relativa ad Hattie Carroll e alle canzoni di cronaca un po' romanzate) Dylan allude anche alle proprie quando scrive in Chronicles: "Di canzoni di attualità ne cantavo parecchie. Le canzoni che parlavano di fatti reali erano sempre di attualità. C'era sempre un punto di osservazione dal quale guardare la storia e prenderla per quello che era, e l'autore non deve essere neanche troppo accurato, può dire qualunque cosa e gli si crede" (pagina 77)?
Ciao
Luca "The Bear"

Ciao Luca
che dire? Grazie! Troppo (decisamente) buono! Una sola precisazione per i lettori: nell'elenco delle mie gesta imperiture, da tramandare ai posteri insieme ai cicli arturiani e alle saghe della mitologia scandinava, Luca ha citato Chronicles sottintendendo (naturalmente) semplicemente la mia partecipazione alla presentazione del libro alla Feltrinelli di Napoli... Lo scrivo perchè qualche distratto magari dalla mail di Luca, leggendo quella lunga lista di mirabilia, potrebbe pensare che Chronicles l'abbia scritto io... :o)
Grazie ancora.
Per quanto riguarda la frase di Bob da Chronicles è chiaro che come sempre Dylan ha seguito il nostro sito, ha letto tutta la discussione sulle canzoni di cronaca e ha voluto farci sapere la sua opinione al riguardo...
Scherzi a parte secondo me la frase di Dylan è la dimostrazione che in quella discussione la verità sta nel mezzo, cioè nè tutto inventato nè tutto vero rigorosamente.
Il libro di ER dovrebbe uscire a febbraio. Comunque l'annunceremo su MF ovviamente.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3038) Ciao Michele
Due cose dalla Talkin': alla persona che cerca Loud And Strong puoi dire che se vuole può fare un B&P con me.
Poi un mistero: mi sembrava di ricordare che una persona avesse scritto di avere il masterizzatore dvd e quindi era disponibile a partecipare a tree in quel formato, ma adesso che vado a ripescare la Talkin' non trovo più quella lettera... mi ricordavo male?
Carlo "Pig"

Ciao Carlo
ok, dunque chi cercava Loud And Strong si rivolga a Carlo (a meno che non intendesse dire che cercava il boot originale).
Per quanto riguarda la seconda questione anche a me sembrava di ricordare così. Chi scrisse quella lettera si può rifare vivo? Grazie!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps privato: a proposito Carlo sai che Bob in Chronicles dice che non mangia carne di maiale...? Ti ricorda qualcosa?


3039) Gentile Michele,
ho scritto un po' di tempo fa chiedendoti informazioni sulle cover italiane di Blowin' in the wind. Nel
frattempo sono venuto a sapere da altre fonti che quella di Johnatan e Michelle, pur avendo un titolo
leggermente diverso, è basata sullo stesso testo scritto da Mogol e cantato da Tenco.
Avrei un'altra domanda: sapresti indicarmi dove recuperare il testo inglese dell'intervista che Dylan ha
concesso a 60 Minutes?
Grazie mille per il tuo aiuto!

Federico Melle

Ciao Federico
bene, risolto il mistero su Blowin'... Ripensandoci dopo, in effetti a me sembrava di ricordare che l'unico testo in italiano del brano di Dylan fosse stato fatto da Mogol... ma non ne ero sicurissimo.
Per quanto riguarda il testo inglese dell'intervista di Ed "Ma è vero che hai scritto Blowin' in the wind in 10 minuti?" Bradley, la riporto nella penultima lettera di questa stessa pagina grazie ancora a Carlo "Pig".
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


3040) Carissimi della Fattoria
Ieri sera sono stato, per conto della televisione con cui collaboro, alla conferenza stampa di presentazione del libro di Bob a Milano.
Ho intervistato Alessandro Carrera.
L'intervista completa si potrà vedere, in un servizio, su "Omnia" (trasmissione da me condotta) che andrà in onda su Play Tv (canale 869 del pacchetto Sky) una satellitare che si vede in quasi tutto il mondo.
Date ed Orari: Venerdì 21.01 ore 18,30
La stessa trasmissone (in orari vari) si vede in TV7 Lombardia, Più Blu, Snai Sat e in diverse televisioni
locali sparse per la penisola.
Volevo segnalare la cosa... se a qualcuno interessa.
Grazie per l'attenzione e un abbraccio a tutti voi.
Ivano Bison

Ciao Ivano
grazie per la notizia che ho subito riportato quando me l'hai inviata e che ripropongo qui sopra come reminder... Ricordatevi dunque: venerdì 21 ore 18.30, programma "Omnia" su Play TV (Sky).
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


3041) Ciao Michele,
voglio chiederti una cosa a proposito del "controverso" Saved. Premesso che neanche a me l'album in questione (pur non essendo uno dei miei preferiti) dispiace (non foss'altro per la splendida "In the Garden"), volevo chiederti (lo chiedo a te ma anche a Carlo, che è un po' l'esperto di MF in materia) se il disco in questione è per caso uscito in Europa (o in altre parti del mondo) con una cover diversa da quella universalmente conosciuta. Ti faccio questa "strana" domanda, perché proprio recentemente mi è capitato di "avvistarlo" su un sito commerciale italiano con una copertina totalmente diversa.

Ecco qua sotto le due cover di Saved (quella originale e quella "alternativa") a confronto. Che mi dici??

Stefano "Red Lynx"

PS: un'ultima osservazione di carattere, diciamo così, "estetico". A me, personalmente, la cover "originale" di Saved non è mai dispiaciuta. Trovo infatti che quell'immagine così impregnata di misticismo (di chiara ispirazione biblica, suppongo) sia fortemente evocativa, e abbia (proprio per tale ragione) un impatto visivo piuttosto "forte" agli occhi di chi guarda. L'unica cosa che, a mio avviso, la rovina un po' sono quelle due scritte sulla copertina. Senza scritte (cioè con la sola immagine), secondo me sarebbe stata perfetta!

Ciao Stefano
mi fa piacere sentire che non sono il solo ad apprezzare Saved che in effetti più d'uno mi dipinge come un disco brutto. Del resto una difesa l'avevamo avuta già la volta scorsa con la mail di Paolo.
Per quanto riguarda la copertina non c'è nessun mistero. Semplicemente la copertina con la mano di Dio è quella originale. L'altra venne utilizzata in ristampe pubblicate negli anni successivi perchè - a quanto ne so io - quella originale mistica venne giudicata troppo "pacchiana".
A me sinceramente quella copertina non sembra poi così brutta come molti dicono. Quanto alle implicazioni religiose etc. vanno prese ed accettate nel momento stesso in cui si tiene conto del fatto che Dylan in quel momento si sentiva davvero morto e rinato grazie al tocco del Signore (lo ha ripetuto innumerevoli volte) e dunque non si capisce perchè non avrebbe dovuto utilizzare quella copertina che esprime esattamente quello che provava in quel momento. Anzi secondo me è segno di estrema sincerità e volontà di condivisione con il proprio pubblico oltre che la prova che a Dylan di vendere dischi è sempre importato relativamente perchè era chiaro che un disco come Saved con quel titolo, quella title track, e quella copertina (oltre a molte canzoni, quasi tutte) avrebbe rischiato di alienargli le simpatie di molti e dunque anche la vendita di molte copie del disco stesso. Se mai è da rimproverare a Bob il fatto di aver permesso che la copertina venisse cambiata nelle edizioni successive anche se io non credo molto ad un suo ripensamento e ad un cambio voluto quanto piuttosto alla decisone presa da altri (responsabili della casa discografica) nel totale disinteresse di Dylan per la cosa (probabilmente nemmeno glielo hanno detto).
Può darsi che tu abbia ragione e senza le scritte il risultato della copertina originale sarebbe stato migliore (ho provato a toglierle io per vedere l'effetto... eccola qui sotto dopo le due ufficiali).
Ciao
Michele "Napoleon in rags"




3042) Ciao Michele,
mi è dispiaciuto davvero tantissimo non aver potuto partecipare, giovedì scorso, a quella che è stata una
serata da ricordare, ma problemi di lavoro mi hanno tenuto a Roma, impedendomi di raggiungere
Napoli.
Di motivi per i quali l'appuntamento era imperdibile ce ne erano tanti: non solo nella mia città si
presentava l'autobiografia di Bob Dylan (il che per me è un pò come dire che nel più bel posto del
mondo si parlava del più importante libro mai scritto.......), ma l'evento era curato da Maggie's farm
(quel luogo virtuale di devozione dylaniana che ha aggiunto tantissimo ad una mia vecchissima fede) e in
particolare da te, che di questo luogo sei il "creatore", e dalla Maggie's farm southern band, della quale
forse non tutti sanno, e mi sia concessa l'immodestia, che il "creatore" sono io.
Antonio Genovese mi parlava prima dell'evento di un "coronamento" per i fans napoletani di vecchia data come noi, io concordo pienamente. Ma purtroppo io non ho potuto partecipare ma solo essere rappresentato da mio nipote Edoardo, la cui presenza mi piace però vederla in maniera più importante di quanto sembra: lui è stato con me proprio agli ultimi concerti a Napoli e a Roma di Bob del 2001 e del 2003, ed era con me al debutto ufficiale della MFSB nel 2003 al "lontanodadove"!
A qualcosa mi devo pur aggrappare per provare a contenere la delusione ......
Elio "Rooster "

Ciao Elio
in effetti la tua mancanza si è sentita ed è stato davvero un peccato perchè un'occasione così chissà quando si ripresenterà (anche se mai dire mai... ci candidiamo già da ora ufficialmente per il volume due, se la Feltrinelli vuole...).
La serata è stata davvero di quelle indimenticabili e nei prossimi giorni la dettaglieremo nel dettaglio in tutti i dettagli (foto, commenti, etc.). A proposito se tutto va bene faremo circolare anche il video integrale della serata ripreso con magistrale maestria da Michela "Lady Hawk" appena la nostra bellissima falchetta me ne farà avere una copia. Ne faremo un Dylan Tree, quindi chi è interessato all'epocale evento resti sintonizzato. Soprattutto per non perdersi l'esibizione assolutamente eccellente della nostra MFSB che ha chiuso la serata - dopo le parole - con tanta buona musica di Bob, da Leopard Skin a Hurricane, da Lars a Mobile, da Knockin' a Tight connection...
A proposito della MFSB hai ragione e questa è l'occasione per dare a Cesare quel che è di Cesare visto che non lo abbiamo mai detto su queste pagine: Elio è il creatore ed unico mentore della nostra band che tante soddisfazioni ci sta dando e ci darà in futuro (anche se va riconosciuto a Sal "Eagle" il lavoro di promozione, sponsorizzazione, organizzazione, diffusione e coesione della squadra). Ma tutto è nato dal nostro "rooster crowin'"...
A proposito Elio... hai già letto Chronicles? Che te ne pare? Cosa ti è piaciuto di più e cosa di meno? Domande che naturalmente giro a tutti visto che nelle prossime Talkin' si parlerà diffusamente dell'opera di Bob (abbiamo già iniziato in questa) che nel frattempo tutti avrete letto (dieci giorni mi sembrano più che sufficienti... io l'ho letto in due giorni!!!).
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


3043) Ciao Michele.
Ho appena aperto tre Dylan tree in formato dvd-video nel Porcile. Naturalmente si potranno iscrivere molte foglie anche se spero che ci sia qualcuno che possa partecipare come ramo avendo a sua volta la possibilità di duplicare. Poi, quando Anna tornerà dall' ultima migrazione, mi darà una mano pure lei (vero Anna?). I tree sono raggiungibili dalla pagina "DVD" linkata sulla pagina principale del porcile (http://porcile.tk) e sono:
1) una raccolta di materiale del 2004 costruita attorno all' ultima intervista della CBS sottolineata in italiano (spot pubblicitario, You Win Again con Willie Nelson, A Change Is Gonna Come all' Apollo Theater...)
2) una raccolta di video. Questa la segnalo particolarmente a Stefano "Red Linx" che aveva chiesto informazioni proprio sulla Talkin' a proposito del video di Series Of Dreams, qui incluso in doppia versione "grezza" e "definitiva".
3) il concerto di Roma '98
Carlo "Pig"

Perfetto!
Correte nel Porcile di Maggie's Farm (http://porcile.tk)
A proposito di Anna "Duck" e delle sue migrazioni... parlavo con lei al telefono e siccome è in partenza per l'Argentina mi chiedeva se Bob aveva mai suonato lì. Io a memoria le ho detto di sì (mi sembra di ricordare Buenos Aires) ma non vorrei essermi confuso con il Brasile. Chi lo sa di sicuro?
Michele "Napoleon in rags"


3044) Ciao Michele,
un paio di sabati fa Canal Jimmy ha mandato in onda uno speciale su Bob Dylan che mi sono perso. Qualuno lo ha registrato?
Toni "Albatros"

Ciao Toni. Se qualcuno lo ha visto o registrato ci faccia sapere, grazie.
Michele "Napoleon in rags"


Ed ecco due articoli di Ernesto De Pascale che mi invia Sal "Eagle", che ringrazio:

3045) Bob Dylan: Chronicles, vol. 1 (Simon & Schuster, 2004)

Pure Bob!

Chronicles prima autobiografia di Bob Dylan, è una affascinante lettura. La lingua inglese, non editata, molti gli errori conservati dal manoscritto originale, è quella del menestrello di Duluth, quella a cui siamo abituati ascoltando i suoi dischi. C'era l'esigenza da parte di Bob Dylan di pubblicare questo volume? lui, nella sua prima intervista tv in 10 anni risponde affermativamente, ma pagina dopo pagina ti accorgi del contrario. Eppure, non puoi tornar più indietro tanta è la tensione emotiva della scrittura e del suo errare che pare andare di pari passo con la scoperta del giovane Dylan di New York City.
Nessuna citazione della separazione dalla moglie Sara, l'incidente motoclicistico del 1966 (cambierà la musica di Dylan negli anni a venire) relegato a un rigo così i Basement Tapes dell'anno successivo
a Woodstock con The Band. Silenzio stampa sulla conversione religiosa e sulle molte relazioni extraconiugali. Dal nulla ci arrivano invece i capitoli dedicati agli album New Morning e su Oh Mercy, avventure in una ben più grande avventura che Dylan, azzardiamo noi, ha voluto mettere a fuoco perché - ma è solo una illazione - non avevano ricevuto l'attenzione desiderata. E, per chiudere, un capitolo su Suzanne Rotolo, the most erotic thing ever seen in my life. È Chronicles quello che
ci aspettavamo da Dylan? Ma, in fondo Dylan ci hai mai dato ciò che aspettavamo. Inutile tentare una risposta. Chronicles è sicuramente - possiamo affermarlo insieme a centinaia di migliaia di lettori, che lo hanno spedito al primo posto in America - "Pure Bob" e questo può bastarci e non c'è un rigo che non dia piacere, che non abbia il sapore delle sue canzoni. Cosa altro poteva darci di più? Libro dell'anno.
Ernesto de Pascale

Meet The Jokerman, impressions of Bob Dylan

Il torpedone viaggia veloce e sicuro costeggiando il lago di Garda.
Nessuno sa dove sia diretto ma nessuno se ne sta facendo un cruccio.
Perché tutti sanno che stiamo andando ad incontrare un pezzo di storia: mr. Bob Dylan in persona.
Guardo fuori del finestrino. Andrà a piovere, mi dico. Non fa caldo ma non fa freddo. È il 28 Maggio ma siamo a Verona qui e tutto è un po' mesto. Anche il tempo metereologico.
Per quale motivo Dylan abbia intrapreso questa tournée non è cosa chiara; le cronache americane ce lo davano intenzionato a suonare nei club con un gruppo punk e ce lo ritroviamo a promuovere il suo ultimo album, Infidels con una band di super professionisti. Nel torpedone l'atmosfera è di calma apparente; anche i giornalisti più esperti sono eccitati, nessuno di loro ha, infatti, mai incontrato Dylan. Riconosco alcune firme storiche: Cesare Romana, Mario Luzzatto Fegiz, la Marinella Venegoni de La Stampa, Alfredo Saitto de Il Tempo, Lucio Seneca per Il Mattino di Napoli, Giò Alaimo per il Gazzettino Veneto, addirittura il cantautore Ernesto Bassignano per Paese Sera.
La data di Verona costituiva la prima di una lunga tournée europea. Dylan aveva convocato l'ex Rolling Stones Mick Taylor come direttore musicale del gruppo e quello aveva chiamato Ian Mc Lagan (ex Small Faces e Faces) alle tastiere, l'inglese Colin Allen (ex John Mayall) alla batteria. Solo il bassista, Gregg Sutton era volato dagli U.S.A.
Naturalmente nessuna prova, secondo uno stile caro al menestrello di Duluth.
A tenere questa baracca procacciatrice di bei soldi ma molto pencolante insieme ci pensava un solo uomo, l'impavido Bill Graham, super manager con la vocazione di rockstar, colui che nei sessanta aveva dato all'estate dell'amore una ragione di esistere, l'unico manager in grado di proporre a Bob un lungo tour di stadi europei convincendolo che avrebbe alzato di un gradino almeno la sua popolarità, la sua autorevolezza e, più in generale, la sua percezione presso il suo pubblico del vecchio continente. Dylan, memore dei successi di Bill con i Rolling solo due anni prima, ci aveva messo pochi minuti a farsi convincere e a tralasciare l'idea del tour nei club americani con lo sfortunato gruppo punk.
Sulla base di queste informazioni non ufficiali ma comunque poco confortabili la stampa italiana accreditata era stata convocata, dopo una discriminante quanto arbitraria selezione, presso l'Arena nel
pomeriggio, e fatta attendere che qualcuno si prendesse cura di lei per ore, mentre dentro le antiche mura si svolgeva il più lungo soundcheck del rock, a cui nessuno, naturalmente, poteva assistere.
Sulla possibilità che sua maestà Bob, His Bobness, come già lo additavano gli inglesi, ci avesse ricevuto, pochi erano quelli che ci avrebbero scommesso una lira. Anche gli incrollabili iniziavano al terzo
caffè a perdere la pazienza.
La notizia di uno spostamento in pullman per incontrarlo non era però stata contemplata da nessuno e lasciò qualcuno costernato quando venne diramata. Avete idea di quanto poco sia disposto un giornalista a muoversi? Immaginate voi fra lui è un artista di un certo calibro chi è la vera rockstar?
Sta di fatto che solo uno stolto se ne sarebbe andato (qualcuno se ne tornò in albergo, a dirla tutta...) e adesso, che da un po' viaggiavamo, alla curiosità veniva soppiantandosi un certo nervosismo. Qualcuno si stava forse prendendo gioco di noi? Impossibile dirlo con Dylan, la cui mitologia ci aveva abituato a un comportamento erratico in ogni circostanza.
Ognuno tentava chiaramente di riordinare le idee. Le domande da porre a tale monumento vivente erano troppe per rischiare di non farle tutte.
Ma, da dove cominciare? E poi: sarebbe stato il grande Bob o solo mr. Robert Zimmermann a risponderci? e così via.
Giungiamo dopo quasi un ora di code e curve davanti al cancello di una fantastica villa i cui giardini si allungano e degradano fino al lago e imbocchiamo il viale che porta al palazzo principale del complesso.
Intorno a noi tutto pare essere improvvisamente cambiato; ci troviamo improvvisamente calati come per incanto in uno straordinario mondo parallelo di pace, tranquillità e sobria nobiltà che in qualche modo
incute ancora più timore al gruppo-vacanze, a quel punto completamente depistato.
I commenti si sprecano. Qualcuno afferma che la residenza sia di proprietà di Bob. Qualcun'altro sostiene che è uno di quei posti che si danno in affitto per rappresentanza. I romani fanno battutacce. I
milanesi si domandano a voce alta se ci sarà un rinfresco È immediatamente chiaro che la sontuosa villa settecentesca è casa di qualche poveraccio, e che Bob è ospite del proprietario assieme a tutto il suo seguito.
Ci fanno accomodare in una sala di stucchi e ori e non ci accorgiamo dei minuti che passano, tutti impegnati, naso all'insù, a scoprire le trame di questo o quel dipinto. Qualcuno azzarda dei nomi di pittori del periodo ma è chiaro che siamo una massa di ignoranti. Un signore in un angolo ci guarda con aria schifata. Penso che un po' di ragione, in fondo, lui ce l'abbia.
Poi, quasi di soppiatto, entra Bob. Per un attimo tutti trattengono il respiro. Dylan cammina a testa bassa, guardando avanti e pare perso nei suoi pensieri. Non è il personaggio statuario che ti aspetteresti. E' piccolo, minuto, fuori del tempo. Secondo me si è fatto la permanente. Come sempre accade in una conferenza ti dicono che l'artista ha poco tempo a disposizione. Un classico. Pochi convenevoli e via con la prima domanda. Silenzio. Ma che cazzo gli vuoi chiedere a uno come Dylan?? Un collega azzarda una domanda sull'ultimo album Infidels. Dylan non risponde. Un altro gli domanda se suonerà i classici di sempre. Bob grugnisce. Qualcuno la butta sul politico. L'artista dice qualcosa all'orecchio al collaboratore che lo accompagna. C'è aria di imbarazzo, l'unico a suo agio è il collega fotografo che piazzerà una foto del concerto della sera sul retro copertina di Real Live il disco dal vivo tratto da quel concerto.
Si cambia tattica, ok ? Mr. Dylan quale è l'occupazione che preferisce quando non è occupato con la musica?? Risposta secca e immediata 'Go fishing'. Andare a pescare. E poi ancora, con un lampo di genio, 'Cosa pensa di John Lennon?' Un uomo che ha giocato bene le sue carte.
È in quel momento, dopo questo pregnante scambio di domande e risposte riportatovi, che il più celebre giornalista di un quotidiano milanese che si era conquistato la prima fila sbattendo in faccia a tutti il suo
puzzolente sigaro - si alza e, prima che il promoter italiano, il contestatissimo David Zard, possa dichiarare conclusa la conferenza stampa, si avvicina a sua maestà Bob e gli allunga la foto
promozionale della cartellina stampa distribuita dalla CBS per farsela firmare.
Di per sé il gesto potrebbe non dire molto ma - conoscendo la naturale avversione della categoria per le rock star e il personaggio in questione - la dice invece lunga su quel sottile file che divide un artista celebre da una leggenda vivente.
La scena che si presentava dinanzi a me in quel momento era innaturale: i più importanti giornalisti musicali italiani si erano trasformati improvvisamente in piccoli fans mentre dall'altra parte del tavolo un
uomo, Robert Zimmermann, firmava per la millesima volta, con mano lenta e in piccoli caratteri, il suo contratto con la storia.
Il nostro incontro con Dylan terminò così, con questa 'processione' di ringraziamento. Durante il viaggio di ritorno a Verona l'atmosfera si fece distesa. La sera prima dello show qualcuno mostrò a quelli che
non erano stati invitati 'il trofeo'. Il concerto fu una delusione ma poco importa.
Venti anni dopo.
Leggendo una dichiarazione rilasciata a David Gates il mio pensiero è volato a Verona. "Questa volta non potevo rischiare di essere male interpretato" ha detto al giornalista americano Dylan a proposito di Chronicles la biografia che ha appena pubblicato.
Allora, ho fatto girare ancora una volta nel lettore Dvd il suo sfortunato ma straordinario film del 2003 Masked & Anonymous e sono andato direttamente all'ultima scena. Per riportarvi le parole che sua
maestà Bob - fuori campo - pronuncia. E che confermano ciò che sempre ho pensato da quel giorno a Verona in poi e che cioè Dylan è, per fortuna, solo uno di noi. Magari a modo suo, ma uno di noi.
"I was always the singer, and maybe no more than that. Sometimes is not enough to know the meaning of things. Sometimes we have to know what things don't mean as well. What does it mean to not know, What the person you love is capable of ? Things fall apart. Especially all the neat orders of rules and laws. The way we look at the world is the way we really are; see it from a fair gardner and everything is cheerful. Climb to a higher plateau And you'll see plunder & murder. Truth & beauty are in the eye of the Beholder. I stopped trying to figure everything out A long time ago."
Ernesto de Pascale


E torniamo alla richiesta della lettera 3039 in relazione alla trascrizione dell'intervista della CBS. Ho chiesto aiuto a Carlo "Pig" ed ecco qua...

3046) Ciao Michele,
eccoti la trascrizione, ma mi sembra di ricordare che non fosse una trascrizione pura, nel senso che in alcuni punti non coincide esattamente con le parole dette, accorciando leggermente... mi pare, ma non è che ricordi esattamente...
Carlo "Pig"

Ciao Carlo
grazie. Se Federico ha bisogno di quella integrale... me l'aveva spedita Michele Talo ma dopo averla tradotta l'ho cancellata... Se Michele ce l'ha ancora e me la può mandare... grazie in anticipo.
Michele "Napoleon in rags"

Dylan Looks Back - Dec. 5, 2004

There is no living musician who has been more influential than Bob Dylan. Over a 43-year career, his distinctive twang and poetic lyrics have produced some of the most memorable songs ever written. In the '60s, his songs of protest and turmoil spoke to an entire generation.

While his life has been the subject of endless interpretation, Dylan has been largely silent. Now, at 63, he has written a memoir called "Chronicles, Volume One." Correspondent Ed Bradley got to sit down with this music legend in his first television interview in nearly 20 years.

Dylan is mysterious, elusive, fascinating - just like his music.

Over more than four decades, Dylan has produced 500 songs and more than 40 albums. Does he ever look back at the music he's written with surprise?

"I used to. I don't do that anymore. I don't know how I got to write those songs. Those early songs were almost magically written," says Dylan, who quotes from his 1964 classic, "It's Alright, Ma."

"Try to sit down and write something like that. There's a magic to that, and it's not Siegfried and Roy kind of magic, you know? It's a different kind of a penetrating magic. And, you know, I did it. I did it at one time."

Does he think he can do it again today? No, says Dylan. "You can't do something forever," he says. "I did it once, and I can do other things now. But, I can't do that."

Dylan has been writing music since he was a teenager in the remote town of Hibbing, Minn. He was the eldest of two sons of Abraham and Beatty Zimmerman.

How was his childhood? "I really didn't consider myself happy or unhappy," says Dylan. "I always knew that there was something out there that I needed to get to. And it wasn't where I was at that particular moment."

In his book, Dylan writes that he came alive at 19, when he moved to Greenwich Village in New York City - which at the time was the frenetic center of the '60s counterculture. Within months, Dylan had signed a recording contract with Columbia Records.

"You refer to New York as the capital of the world. But when you told your father that, he thought that it was a joke," says Bradley. "Did your parents approve of you being a singer-songwriter? Going to New York?"

"No. They wouldn't have wanted that for me. But my parents never went anywhere," says Dylan. "My father probably thought the capital of the world was wherever he was at the time. It couldn't possibly be anyplace else. Where he and his wife were in their own home, that, for them, was the capital of the world."

So what made Dylan different? What pushed him out there?

"I listened to the radio a lot. I hung out in the record stores. And I slam-banged around on the guitar and played the piano and learned songs from a world which didn't exist around me," says Dylan.

He says that he knew even then that he was destined to become a music legend. "I was heading for the fantastic lights," he writes. "Destiny was looking right at me and nobody else."

What does the word "destiny" mean to Dylan?

"It's a feeling you have that you know something about yourself - nobody else does - the picture you have in your mind of what you're about will come true," says Dylan. "It's kind of a thing you kind of have to keep to your own self, because it's a fragile feeling. And if you put it out there, somebody will kill it. So, it's best to keep that all inside."

When Bradley asked Dylan why he changed his name from Robert Zimmerman, he said that was destiny, too. "Some people - you're born, you know, the wrong names, wrong parents. I mean, that happens," says Dylan. "You call yourself what you want to call yourself. This is the land of the free."

Dylan created a world inspired by old folk music, with piercing and poetic lyrics, in songs such as "A Hard Rain's A-Gonna Fall." These were songs that reflected the tension and unrest of the civil rights and anti-war movements of the '60s.

It was an explosive mixture that turned Dylan, by 25, into a cultural and political icon - playing to sold out concert halls around the world, and followed by people wherever he went. Dylan was called the voice of his generation - and was actually referred to as a prophet, a messiah.

Yet Dylan says he saw himself simply as a musician: "You feel like an impostor when someone thinks you're something and you're not."

What was the image that people had of him? And what was the reality?

"The image of me was certainly not a songwriter or a singer," says Dylan. "It was more like some kind of a threat to society in some kind of way."

What was the toughest part for him personally? "It was like being in an Edgar Allan Poe story. And you're just not that person everybody thinks you are, though they call you that all the time," says Dylan. "'You're the prophet. You're the savior.' I never wanted to be a prophet or savior. Elvis maybe. I could easily see myself becoming him. But prophet? No."

He may not have seen himself as the voice of the '60s generation, but his songs were viewed as anthems that sparked a moment.

"My stuff were songs, you know? They weren't sermons," says Dylan. "If you examine the songs, I don't believe you're gonna find anything in there that says that I'm a spokesman for anybody or anything really."

"But they saw it," says Bradley.

"They must not have heard the songs," says Dylan.

"It's ironic, that the way that people viewed you was just the polar opposite of the way you viewed yourself," says Bradley.

"Isn't that something," says Dylan.

Dylan did almost anything to shatter the lofty image many people had of him. He writes that he intentionally made bad records, and once poured whiskey over his head in public.

He also writes that, as a stunt, he went to Israel and made a point of having his picture taken at the Wailing Wall wearing a skullcap. When he went to Israel, he writes that the newspapers changed him overnight into a Zionist. How did this help?

"If the common perception of me out there in the public was that I was either a drunk, or I was a sicko, or a Zionist, or a Buddhist, or a Catholic, or a Mormon - all of this was better than 'Archbishop of Anarchy,'" says Dylan, referring to being considered the voice of a generation opposed to everything.

Dylan was especially opposed to the media, which he says were always trying to pin him down. He wrote, "The press, I figured, you lied to it." Why?

"I realized at the time that the press, the media, they're not the judge - God's the judge," says Dylan. "The only person you have to think about lying twice to is either yourself or to God. The press isn't either of them. And I just figured they're irrelevant."

Dylan tried to run away from all of that. In the mid-'60s, he retreated with his wife and three young children to Woodstock, N.Y. But even there, he couldn't escape the legions of fans who descended on his home, begging for an audience with the legend himself. He says people would actually come to the house, wanting to "discuss things with me, politics and philosophy and organic farming and things."

What did Dylan know about organic farming? "Nothing," he says. "Not a thing."

What did he mean when he wrote that "the funny thing about fame is that nobody believes it's you"?

"People, they'll say, 'Are you who I think you are?' And you'll say, 'I don't know.' Then, they'll say, 'You're him.' And you'll say, 'OK, you know, that - yes,'" says Dylan. "And then, the next thing they'll say, 'Well, no, you know? Like are you really him? You're not him.' And, you know, that can go on and on."

He says he doesn't like to eat in restaurants because of all the attention he gets. And he says he has never gotten use to it.

At his peak, fame was taking its toll on Dylan. He was heading toward a divorce from his wife, Sara. And in concerts, he wore white makeup to mask himself. But his songs revealed the pain.

About his ex-wife, Dylan says: "She was with me back then, through thick and thin, you know? And it just wasn't the kind of life that she had ever envisioned for herself, any more the than the kind of life that I was living, that I had envisioned for mine."

By the mid-1980s, Dylan felt he was burned out and over the hill. And he wrote some pretty harsh words about himself: "I'm a '60s troubadour, a folk-rock relic. A wordsmith from bygone days. I'm in the bottomless pit of cultural oblivion."

"I'd seen all these titles written about me," says Dylan. "I believed it, anyway. I wasn't getting any thrill out of performing. I thought it might be time to close it up. . I had thought I'd just put it away for a while. But then I started thinking, 'That's enough, you know?'"

But within a few years, Dylan said he had recaptured his creative spark, and went back on the road. He performed more than 100 concerts a year. And he won three Grammy awards in 1998 for his album, "Time Out Of Mind."

At 63, Dylan remains a voice as unique and powerful as any there has ever been in American music.

His fellow musicians paid tribute to him when he was inducted into the Rock and Roll Hall of Fame, joining him in a rousing rendition of his most famous song, "Like a Rolling Stone." That song was recently named by Rolling Stone magazine as the No. 1 song of all time. And he has 12 other songs on their list of the Top 500.

"That must be good to have as part of your legacy," says Bradley.

"Oh, maybe this week. But you know, the list, they change names, and you know, quite frequently, really. I don't really pay much attention to that," says Dylan.

"But it's a pat on the back," says Bradley.

"This week it is," Dylan replies. "But who's to say how long that's gonna last?"

His success, however, has lasted a long time. Dylan is still performing all of his songs on tour, and he says he doesn't take any of it for granted.

So why is he still out there?

"It goes back to that destiny thing. I mean, I made a bargain with it, you know, long time ago. And I'm holding up my end . to get where I am now," says Dylan.

And with whom did he make the bargain? "With the chief commander," says Dylan, laughing. "In this earth and in the world we can't see."

Dylan has been nominated this year for the Nobel Prize in literature for his songwriting. His new book has been a bestseller for the past seven weeks. It was published by Simon & Schuster, which is owned by Viacom, the parent company of CBS. Dylan is planning to write two more volumes of his memoirs.


3047) Mercoledì 19 Gennaio ore 22

"Club Underground" presenta:

"Tra la Via Emilia e il West"

Concerto e Jam session con i Servi disobbedienti

Cover di Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Francesco Guccini etc.

Strumenti a disposizione (chitarre e tastiera) per chiunque voglia cantare e suonare.

"Club Underground"
Via Reno n° 3/5 (ex Via Faravelli) Monterotondo (Roma)
Per info: Maurizio - Tel. 069066390



clicca qui



Clicca qui per leggere i racconti finora pubblicati
Scrivete sempre a spettral@tin.it




E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION