parte 239
Lunedì 29 Novembre 2004



2933) Ciao Michele.

La mia classifica personale è:

1- i threw it all away
2- tangled up in blue
3- make you feel my love
4- can't wait
5- meet in the morning
6- born in time
7- milion miles
8- blowin in the wind
9- lay lady lay
10- political world

Vi invito amici quotidiani di Maggie's Farm a visitare il mio sito internet.
WWW.PATRICKEDERA.COM

vi aspetto li'

Ciao Patrick
grazie per la classifica (tra qualche settimana gli aggiornamenti). Se non fosse per blowin' e political world a pensarci bene potrebbe quasi valere anche come classifica delle 10 love songs... E guardate cosa c'è al terzo posto (ma se ne parlerà più sotto in questa pagina)...
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2934) Michele, grazie per la risposta!!!

Ti volevo chiedere un ulteriore favore (se puoi): puoi scrivermi la terza strofa di Knockin' on Heaven's door del concerto Mtv Unplugged??

Grazie mille di cuore!

Alessandro

Ciao Alessandro, niente di più facile... ma siccome non ho capito se conti anche il ritornello te le scrivo tutte e due (la prima è la solita...)
ecco qua:

(...)

Mama wipe the blood out of my face
I just can't see through it anymore
Got a lone black feelin' and it's hard to trace
And I feel like I'm knockin' on heaven's door...

Ritornello...

Mama put (1) my guns into the ground
I just can't fire them anymore
that long black train is pullin' on down
And I feel like I'm knockin' on heaven's door...

(1) in realtà Bob si sbaglia e inizia a cantare "Mama wiiiipe..." poi si accorge che quella strofa l'ha già cantata e senza scomporsi prosegue con "my guns...".

Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2935) Caro Michele,
Bob ha appena concluso i suoi concerti negli States. Come ben sappiamo, la tournèe era partita ai primi di Ottobre per finire in questi giorni. Mi pare che quasi tutti i concerti si siano svolti nelle Universita' o sbaglio?
Un sondaggio, visto in Tv durante il duello Bush-Kerry, diceva che la maggior parte degli studenti
universitari degli States simpatizza per i Repubblicani. Se controllate la scaletta dei brani, quasi mai
manca almeno una canzone antimilitarista (Hard Rain's gonna fall, Masters of War e persino John
Brown). Bob, a differenza di Springsteen, Bon Jovi ed altri, non e' sceso pubblicamente in piazza a
favore di Kerry. Sappiamo quanto Lui detesti le forme di pubblicita'. Secondo Te pero', ha avuto il suo
ruolo suonando nelle Universita', anche se nulla di ufficiale dal punto di vista politico? Non posso
pensare che dietro a Kerry e Bill Clinton non ci sia l'occhio vigile della Famiglia Kennedy. Bob non
frequenta il Jet Set, ma alle feste dei Kennedy ed alle cerimonie di Bill Clinton si e' visto, anche
accompagnato da Sua Madre Betty.

Giorgio da Verona

Ciao Giorgio,
avevo notato anche io la coincidenza. Potrebbe benissimo essere. Un Bob schierato che partecipa alle iniziative promosse da Springsteen e soci in effetti ora come ora non ce lo vedo (forse mooooolti anni fa... ma oggi non credo proprio). Invece un Dylan che tramite la sua arte non manca di dire certe cose piuttosto che altre direi che è molto più probabile, anzi plausibile. Ma personalmente credo che lo faccia a prescindere da questo o quel candidato, da una posizione che è al di fuori da quelle che possono essere le "logiche di partito"... diciamo così... Che ne pensano gli altri...?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2936) Caro Michele,
ho letto il saggio di Andy Muir e ti sintetizzo le mie obiezioni per "Maggie's Farm", che appena avro' tempo magari scrivero' anche in inglese e le mandero' a "Judas!", come Muir esorta a fare.

1) Per quanto riguarda "The Lonesome Death of Hattie Carroll", l'unica vera inesattezza di Dylan
riguarda il bastone di Zantzinger, che era un bastone leggero, da party, e non un bastone pesante. Dylan
non dice che tipo di bastone fosse, ma lascia intendere che potesse far male. Ma la sostanza dei fatti non mi sembra granche' alterata da questo particolare.

2) Sono rimasto molto sorpreso dalla leggerezza con cui Muir tratta l'offesa di Zantzinger a Hattie
Carroll. Secondo lui, sembra che dire "black bitch" a una donna afromaericana non sia poi questo
grande insulto visto che ogni domenica agli stadi si sente di peggio. Ma siamo impazziti? Un conto e'
insultare un giocatore di rugby, che se vuole puo' anche mollarti un ceffone, un altro conto e' insultare
una donna che viene da generazioni di schiavi ed ex-schiavi e che vive in un paese dove (nel 1964)
ancora non gode di diritti civili pari a quelli dei bianchi e quindi non puo' nemmeno rispondere.

3) L'argomento "Hattie Carroll", in realta', e' stato ripreso, e forse concluso, nel modo piu' autorevole da
Christopher Ricks nel suo "Dylan's Vision of Sin". Nel capitolo dedicato a "Hattie Carroll", Ricks fa
notare questo: Dylan dice "William Zanzinger killed poor Hattie Carroll" ma non dice mai "murdered". In
inglese la distinzione e' precisa, piu' ancora che in italiano. Io posso uccidere una persona senza avere
avuto intenzione di assassinarla. Questo, dopotutto, e' l'omicidio preterintenzionale, e secondo la
sentenza e' quello che Zantzinger ha fatto. Non aveva avuto intenzione di assassinare Hattie Carroll, ma
l'aveva "uccisa" contribuendo significativamente a causarne la morte (per emorragia cerebrale il giorno
dopo, non per il colpo di bastone ma per un complesso di cause). E' per questo, credo, che Zantzinger
non ha mai citato in giudizio Dylan ne' avrebbe potuto farlo, dal momento che Dylan non lo accusa mai
di "murder", cioe' di omicidio volontario, e quindi non esce da cio' che la sentenza del tribunale aveva
affermato.

4) L'indignazione di Dylan non nasce dal fatto che Zantzinger fosse stato condannato solo per omicidio
involontario. Dylan non dice mai, appunto, che Zantzinger "murdered" Hattie Carroll. La sua
indignazione nasce dalla leggerezza della pena inflitta, appena sei mesi di carcere (che Zantzinger non
sconto' nemmeno tutti). Sono troppi o sono abbastanza sei mesi di carcere per un omicidio involontario?
Dipende dai casi singoli, ma il fatto e' che erano pochi anche per la legge americana. Se stiamo a un
recente articolo di Ian Frazier, "Legacy of a Lonesome Death",
<http://www.motherjones.com/commentary/slant/2004/11/10_200.html>
la pena fu contenuta a sei mesi perche' cosi' Zantzinger la poteva scontare nella prigione locale. Se
fosse stata superiore, Zantzinger avrebbe dovuto essere trasferito nella prigione di stato dove i detenuti
afroamericani, venendo a conoscere la ragione della sua condanna, potevano fargli violenza o ucciderlo
per vendetta. Una simile "delicatezza", anche se comprensibile, non sarebbe stata usata se Zantzinger
non fosse stato bianco e non avesse avuto qualche santo in cielo, ma in ogni caso prova che la
condanna a sei mesi era effettivamente leggera.

Per quanto riguarda "Shooting Star", di cui si parlava di recente su MF, posso stare solo a cio' che
Dylan ne scrive in "Chronicles". Non c'e' nessun riferimento ad amici morti e nemmeno a una malattia
(questo lo escluderei). Che Dylan stesse pensando a qualcuno che non ha voluto nominare per il suo
solito pudore, non lo escludo. Pero' leggendo il capitolo dedicato a "Oh Mercy" si capiscono alcuni
riferimenti, per esempio alla radio ("the last radio is playing") dal momento che una pagina intera e'
dedicata alle radio di ryhthm and blues e di jazz che lui ascoltava a New Orleans.

Per rispondere a Stefano "Red Lynx", per quanto riguarda "To Make You Feel My Love", non e' vero
che non ne parlo nel mio libro "La voce di Bob Dylan". Purtroppo il titolo mi e' sfuggito quando ho
preparato l'indice finale delle canzoni. In realta' ne parlo nelle prime pagine, nella premessa. Questo e'
quello che ho scritto:

"Entrare a fare la spesa nel supermercato vicino a casa mia [qui mi riferisco a quando abitavo a New
York] e ascoltare tra la muzak che accompagna gli acquisti la melodia di To Make You Feel My Love
(una canzone minore di Time Out of Mind), non mi fa pensare che Dylan sia ormai digerito e assimilato.
Mi dà anzi lo stesso effetto di bizzarro compiacimento del sapere che la commercialissima Memory di
Andrew Lloyd Webber è basata sui versi di Rapsodia di una notte ventosa di T.S. Eliot.
To Make You Feel My Love è stata incisa anche da Billy Joel e da Garth Brooks, che vendono molti più dischi di Bob Dylan, e certamente è per tale via che è giunta in versione flautata al Grand Union Supermarket di Bleecker Street. Ma la cultura è fatta delle parole che ci scambiamo, di come cerchiamo di spiegarci l’un l’altro chi siamo, della sensazione di avere o di non avere qualcosa in comune con chi ci sta vicino alla prima di un’opera o nella fila davanti alla cassa di un supermercato. La culltura alta (T.S. Eliot e Dylan, in questo caso) è piuttosto robusta di costituzione, e molto meno indifesa nei confronti della cultura bassa di quanto non si creda. Se Dylan è ancora capace di costringere una catena di supermercati a comprare una sua canzone è perché aveva ragione lui quando diceva a Nat Hentoff, nell’intervista a “Playboy” del 1966, che niente e nessuno riuscirà mai a uccidere la musica tradizionale, e che tutte quelle canzoni che parlano di rose che escono dal cervello della gente e di cigni che si trasformano in angeli non sono destinate a morire. Nessuno potrebbe includere To Make You Feel My Love tra le sue opere memorabili, ma una goccia di profumo di selvatico aleggia anche dalle sue note."

Quanto al mio giudizio critico sulla canzone, si', penso anch'io che sia un po' un riempitivo. Per la
musica, che e' piu' "leggera" del resto di "Time Out of Mind", e anche per il testo che e' frettoloso (c'e'
un verso ripetuto due volte; non ci voleva molto a trovarne uno nuovo). In un altro disco, che ne so, in
"Under the Red Sky", una canzone cosi' avrebbe fatto la sua figura. Stretta fra le vette di "Time Out of
Mind" sparisce un po'. Ma e' una bella "ballad" in ogni caso, e mi fa sempre piacere riascoltarla,
soprattutto dal vivo.

Un caro saluto,
Alessandro Carrera

Ciao Alessandro
e grazie per tutte le informazioni che contribuiscono al dibattito. Chi non ha letto quanto scritto da Andy Muir a cui Alessandro fa riferimento vada qui.
Sulla questione invito naturalmente tutti gli altri a dire la loro (così come su Make you feel my love e Shooting star).
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
p.s. per Carlo "Pig": Se non sbaglio, Carlo, non avevi detto tu qualcosa a proposito di "murder" e "kill" in relazione al caso "Hattie Carroll"... o me lo sono sognato? Non dicevi qualcosa di simile a Roma al Big Mama...? Fammi sapere...


E sempre a proposito di Alessandro approfitto della sua mai qui sopra per abbinarvi questa qui sotto che lo riguarda:

2937) Ciao Michele
tempo fa si parlava su MF di un disco di Alessandro Carrera (pubblicasti anche dei testi). E' ancora
reperibile?
Ciao e grazie per il tuo sito la cui bellezza non si riesce ad esprimere a parole.
Rudy

Ciao Rudy
lascio la parola al diretto interessato Alessandro (e grazie per le belle parole... inespresse :o) ):


2938) Caro Michele,
il mio disco, "Le cartoline", e' totalmente irrintracciabile e forse e' meglio che rimanga tale... Scherzi a
parte, magari un giorno faro' una copia CD (dalle ultime quattro copie in vinile che mi sono rimaste) che
sara' riproducibile...

Un caro saluto,
Alessandro Carrera

Grazie Alessandro e per chi non ha letto quei testi vada qui e li troverà.
Ciao Rudy e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2939) Cari dylaniati e dylaniani volevo solo segnalarvi (se lo sapevate già mi scuso per l'intrusione) come nella V edizione del "Sottodiciotto film festival" di Torino (Torino, 27 novembre - 4 dicembre 2004) vi sia una sezione dedicata al Nostro:
I TEMPI STAVANO CAMBIANDO TRIBUTO A BOB DYLAN con proiezioni di "Hearts of Fire -
Cuori", "Renaldo e Clara", "Don't look back", "Pat Garrett e Billy the Kid". Per chi risiede a Torino e
dintorni è una ghiotta occasione!
A presto
la baeziana Chiara

Ciao Chiara
sì ho riportato nei giorni scorsi la notizia ma inutile dire che repetita iuvant...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2940) Ciao,
in quale cd o bootleg si trova la cover di bob seger "Get out of Denver" cantata da Dylan?
Grazie
Renzo Cerboncini

Ciao Renzo
bella domanda... Chi lo sa? Io ce l'ho solo in mp3 scaricato tempo fa dal dylan pool.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


Guardate che bella foto che ci invia The Big Paolo Vites!... Tre big in un colpo solo! :o)
Ho chiesto a Paolo ragguagli sulla foto e mi ha scritto quanto segue:

2941) La foto è del giugno 1991, quando intervistai Francesco per Rolling Thunder, il nostro primo incontro.
Fu solo qualche giorno dopo il concerto di Dylan al palatrussardi, quando Bob "mi abbracciò". Puoi immaginarti come mi sentii quella settimana: prima l'incontro con Dylan, poi quello con De Gregori...

Beata giovinezza!

Paolo Vites

Grande foto! Beato te!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Direi che questa foto ha un che di mistico... di religioso... di ieratico... tipo: gli apostoli con l'immagine del Redentore... qualcosa di simile... direi che emana un senso di pace... di estasi, direi... bellissima :o))))
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: potrebbe servire come copertina di un eventuale album di De Gregori composto di cover di Dylan e con le note introduttive scritte da te... Sarebbe perfetta :o)

2942) Caro Michele,

ti ringrazio molto per le parole di apprezzamento del mio "When We First Met" e per l'evidenza che
gli hai dato su Maggie's Farm. Per me è stato davvero un piacere ripercorrere quella fase della mia vita,
così legata a Bob Dylan, il primo dei grandi incontri. Non ti ringrazierò mai abbastanza per avere avuto
l'idea di questa rubrica, e quel titolo straordinario poi... Spero che il mio articolo sia davvero l'occasione
per stanare i maggiesfarmiani doc che non si sono ancora cimentati con la loro prima volta. Credo ne
uscirebbe un quadro molto interessante.
Mi conforta molto che la tua opinione sul "Disastro aereo sul Canale di Sicilia" coincida con la mia.
Molti complimenti per i servizi su Giovanna Marini, molto ben informati e utili. Un'idea molto
opportuna. A questo proposito ti volevo segnalare che il primo, e credo fino ad ora unico, saggio critico
sul lavoro di Giovanna Marini è stato scritto da Alessandro Carrera sul numero 46 della rivista
"Musica/Realtà" del marzo 1995, con il titolo "Il lamento di Narciso. Le poesie friulane di Pasolini
musicate da Giovanna Marini" pp. 123-142.

A presto Gianni "The lonesome sparrow"

Ciao Gianni
grazie a te.
Grazie per le informazioni e per i complimenti (più giù te li fa anche il nostro Elio "Rooster").
Mmmm... non sapevo di quell'articolo di Carrera... sarebbe bello magari proporlo su MF in appendice alla pagina dedicata alla Marini... se Alessandro ci autorizza...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2943) ciao io mi sono avvicinato a dylan attraverso i dischi in collaborazione con il mio idolo mark. ho letto che c'è un libro in pubblicazione sui dire straits, è uscito?
Walter

Ciao,
non ho letto ancora niente al riguardo. Qualcuno lo sa?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

Ed ecco una mail per Sal "Eagle":


2944) Ciao Sal,
and thanks a lot per la "dritta" su Harvest! Come ho detto qualche tempo fa sulla Talkin', adoro quel disco... anche se (purtroppo) non lo ascolto quasi mai per via della sua pessima qualità audio. E' davvero un peccato che la casa discografica di Neil Young non si sia ancora decisa a "restaurarlo" (ammesso che si possa fare qualcosa in tal senso... ma penso di sì... come il caso "Street Legal" insegna...), perché quel disco è veramente una "bomba". Anzi, non sarebbe male se si decidessero (some day or other) a farlo uscire pure in versione definitiva (tutte le session di registrazione, intendo), che dici?
Totalmente d'accordo con te of course su On The Beach!! Ho acquistato qualche tempo fa la versione (questa sì!) restaurata, e anche secondo me è un gran disco! Speriamo a questo punto che i "lavori di restauro" non si limitino solo a questo...

Un caro saluto,
Stefano "Red Lynx"

PS: Solo un'ultima cosa. Dove si può trovare e (soprattutto) quanto dovrebbe costare (più o meno) questo famoso DVD audio di Harvest?
Thanks in advance...


2945) Ciao Michele,
ti invio due articoli dal numero di questa settimana di Torinosette, nei quali si parla dei film dylaniani che
verranno proiettati mercoledì 1 dicembre al Massimo di Torino per il Sottodiciotto Film Festival. Il primo è di Riccardo Bertoncelli.
a presto, Andrea "Greyhound"

Ciao Andrea,
grazie, li ho messi ieri. Chi non li ha letti li trova qui
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2946) ciao
per quel che posso dire io make you feel my love è una bella canzone. non so se sia un riempitivo come è stato scritto da molti però è comunque bella. secondo me anche le canzoni riempitivo di bob sono più belle di quelle non riempitivo di molti altri. è vero che la musica assomiglia a you belong to me ma secondo me questo non ha alcuna importanza altrimenti bisognerebbe fare lo stesso discorso per decine di canzoni di bob ispirate a musiche preesistenti, da song to woody a bye and bye... è come le si trasforma che conta, come le si canta, come le si interpreta e tutto il resto... secondo me quel brano ha il solo torto se così si può dire di stare in un grande album in cui un po' sfigura insieme alle altre, come secondo me dirt road blues... ma sono le altre che sono di un livello "fuori categoria"...
ciao
Franco

Ciao Franco
ok, "segno" il tuo voto a favore di "Make you feel my love"... Credo anche io che influisca molto l'album su cui è apparsa. In Down in the groove sarebbe stata definita una bellissima canzone.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2947) Ciao Michele,
quello che ha scritto Gianni "The Lonesome Sparrow" la scorsa settimana nel suo When we first met mi
è piaciuto tantissimo.
Innanzitutto, per alcune considerazioni molto chiare ed efficaci che condivido totalmente:
Mi sembra che Dylan sia sempre stato presente nel mio orizzonte, l'abbia in qualche modo assimilato
nella mia infanzia.
Non è possibile non avere un'opinione su Dylan, anche la più sballata.
E' il cantante più importante, anzi l'unico che ha scritto vere canzoni, le altre servono solo per ballare e
divertirsi.
Ha scritto l'inno della pace, che sarebbe poi Blowin' In The Wind, detto grosso modo come si dice che
Beethoven ha scritto l'Inno alla gioia.
Rispetto e distanza, nessuno lo conosce veramente, ma tutti ne parlano.
Dylan come il Che, in un immaginario giovanile senza tempo e, soprattutto, senza storia. Proviamo a
pensare per un momento il Che settantenne. Qualsiasi cosa fosse diventato - un vetero-stalinista come
Castro, un leader noglobal amico di Agnoletto e Casarini, un serio politico riformista, uno scrittore di
successo o uno scaltro imprenditore rivale della Coca Cola - avrebbe distrutto il suo mito.

Poi, per una lunga serie di situazioni di cui Gianni racconta e che trovo molto in comune con le mie:

mia madre aveva una passione per Luigi Tenco (pure la mia!!)

maggio è sempre stato il mio mese preferito (lo adoro, ci sono nato, ci è nato il mio primo figlio, ci è nato
Bob, mi fanno impazzire le fragole che solo in quel mese sono davvero buone .....)

le trasmissioni televisive del Giro d'Italia (in quegli anni un appuntamento fisso anche per me, il mio
preferito Giovanbattista Baronchelli....)

un bel programma di Radiotre di Marina Morbiducci e Massimo Scarafoni intitolato "Bob Dylan. Un po'
di più", andato in onda alla fine del 1979 per qualche settimana. Durante il ciclo di trasmissioni arrivò
dall'America la notizia dell'uscita di Slow Train Coming, che venne commentato e trasmesso in
anteprima, rivoluzionando la scaletta originaria (il programma lo ricordo benissimo e lo seguii settimana
dopo settimana, anche se avrei scommesso che si chiamasse uncertodiscorsoestate, scritto proprio
così......)

Marina Morbiducci e Massimo Scarafoni curarono poi per la Lato Side un volume, oggi introvabile, con
le traduzioni dei testi dal 1973 al 1980 (volume indispensabile in quegli anni, al pari dei due precedenti di
Rizzo e di quello di Nemesio Ala che Gianni pure cita....)

Greatest hits vol. II, ribattezzato "Un poeta, un artista" (che è ancora la mia copia di quell'ellepi....)

"contiene Drifter's Escape trionfatore a Bandiera Gialla" (quello stick lo ricordo perfettamente, era
anche sulla prima copia che ebbi dell'ellepi, acquistata usata in mediocri condizioni e rivenduta a metà
anni 80, dopo aver acquistato una copia nuova del disco in uno dei posti più strani di Europa, il
Principato di Andorra, per una cifra pari a 400 lire!!!!)

"Sympathy" e "Yellow River" (me le ricordo, è vero, erano i pezzi alternativi nella nostrana hit
parade....)

supermercato Standa e Lelio Luttazzi (questi due li cito proprio anche io nel mio racconto....)

e ancora oggi non posso ascoltare quella versione di One Too Many Mornings senza provare i brividi
(dicevo pochi giorni fa a Carlo Pig che se qualcuno mi costringesse, ma proprio davvero mi
costringesse, a scegliere un solo brano dalla discografia ufficiale live di Dylan, io sceglierei questo.....)

a me Saved era piaciuto molto, ma me lo tenevo per me. Impossibile sostenere discorsi su questo
argomento, meglio scantonare (realtà comune, proporre Dylan a qualcuno ha quasi sempre significato
per me essere ignorato se non magari deriso ........)

Si trattava per scrupolo di aspettare il sorteggio degli orali, ma era chiaro che il 25 luglio sarebbe già
stato finito tutto. E invece ero il terzo candidato di lunedì 27 luglio. Impossibile convincere i miei che
avrei potuto partire sabato mattina, ascoltare il concerto sabato sera, rientrare nella giornata di
domenica e presentarmi agli orali lunedì. Senza contare che se mi avessero cambiato la seconda
materia, avrei dovuto sgobbare tutto il fine settimana (questo è esattamente quello che è successo a me
nel 1978, quando non andai a Norimberga sabato 1 perchè avevo la prima prova scritta lunedì 3, con la
promessa dei miei genitori che sarei andato per l'ultima data del tour a Camberley sabato 15 luglio - sì,
proprio lì dove stava Gianni anche se fuori dall'aeroporto, e chissà a questo punto se non ci fossi rimasto
anche io - se fossi stato tra i primi a fare gli orali. Ma un sorteggio impietoso mi sbattè a lunedì 24 luglio,
perdipiù anche sesto ed ultimo!!).

Non ricordo, e incuriosisce molto anche me, la storia a fumetti apparsa sul Giornalino.

Trovo When we first met una rubrica bellissima, le due parti del mio first met ne sono la conferma; per
tutto quanto ho provato a riportare sopra, mi sembra quasi che il bellissimo racconto di Gianni ne possa
rappresentare idealmente una terza, ulteriore parte!

Elio Rooster

Ciao Elio
come scrivevo un paio di Talkin' fa a proposito di quanto diceva Anna "Duck" quei racconti testimoniano le "radici comuni" che legano un po' tutti i dylaniani della prima o seconda ora...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2948) Ciao
ecco la copertina della versione norvegese di chornicles

all'interno ha delle foto di dylan e la carta non è tagliata come quella americana

Paolo Vites

Grazie! Pur non conoscendo il norvegese immagino che il titolo significhi "Memorie"... Preferisco "Chronicles"... Memorie sa di uno che ha chiuso con la sua carriera e rievoca il passato... e non è il caso di Bob!!!!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2949) Caro Michele,
ecco la domanda che rivolgerei al signor Robert Zimmerman se mai avessi la ventura (ma ne dubito?) di trovarmelo davanti! Io gli chiederei se è orgoglioso di avere come figlio uno dei musicisti più bravi
che ci siano attualmente in circolazione, cioè Jakob Dylan. Visto e considerato che quest'ultimo non vuole mai parlare (quando lo intervistano) dei suoi rapporti con il padre più famoso della storia del rock
(il suo!), chissà che il nostro Bob (che con l'avanzare degli anni pare stia diventando, fortunatamente, un po' meno "orso"), mosso da uno slancio d'amor paterno, non accetti (davanti magari ad una bella pinta di birra o a un buon bicchiere di rosso [un Planet Waves??]...) di parlarne!! Secondo me, ci sono buone
speranze...
Joking apart, Jakob Dylan -per quei pochi che non lo sapessero - è uno dei cinque figli (l'ultimo) che Bob ha avuto dalla prima moglie, l'ex modella Sara Lowndes. E' nato nel 1971 a New York, è cresciuto con la madre (alla quale dopo la definitiva separazione da Bob vennero affidati i cinque figli) a Los Angeles, ed è l'attuale leader degli Wallflowers.
Ho voluto puntare su questa "domanda", caro Michele, per tre motivi. Uno, perché mi piacciono tantissimo gli Wallflowers (una delle migliori rockband americane [insieme ai Black Crowes e agli Wilco] di questi ultimi dieci anni). Due, perché Jakob Dylan è veramente ma veramente bravo, ed è riuscito (caso più unico che raro nel "mondo dorato" dei figli d'arte) (forse solo Jeff Buckley e Norah
Jones [rispettivamente figli di Tim Buckley il primo, e del leggendario sitarista indiano Ravi Shankar la seconda] possono, in tal senso, essere accostati a Dylan Jr., cioè a Jakob) a non farsi schiacciare dal peso a dir poco "ingombrante" del (ben) più famoso padre. Terzo ma non meno importante motivo, perché se Jakob non fosse venuto al mondo, probabilmente Bob non avrebbe mai scritto quella che resta - a mio parere - una delle sue più grandi canzoni di sempre, cioè l'immortale Forever Young.
Se proprio dovessi consigliare un disco a chi non conosce questo gruppo (cioè gli Wallflowers), non avrei il minimo dubbio: Bringing Down The Horse!! Uno dei più bei dischi degli anni '90 (non a caso si aggiudicò infatti anche 2 Grammy > uno come miglior album rock del '96; l'altro per la miglior performance nella categoria "brani rock" con One Headlight), prodotto da una "vecchia conoscenza" di papà Bob, cioè quel T-Bone Burnett che faceva coppia fissa con il Nostro durante gli anni epici della "Rolling Thunder Revue".
E' veramente un gran bel disco questo secondo lavoro di Jakob & soci. Non un punto debole, non un arrangiamento fuori posto, non una canzone brutta. Insomma, un piccolo capolavoro!
Non sono male, in verità, nemmeno Red Letter Days (l'ultimo disco della band californiana, uscito nel 2002) e il primo (cioè il disco omonimo del '92), che per quanto ancora (un po') "acerbo", già rivelava al mondo tutta la (differente) "pasta" di cui era fatto lultimogenito di Bob!!

Stefano "Red Lynx"

PS: oops, almost I forgot! In Bringing Down The Horse suonano tra gli altri (oltre a T-Bone Burnett) anche Fred Tackett (con Dylan su Saved e Shot Of Love), e 2/5 degli "Heartbreakers" di Tom Petty, ossia Mike Campbell (chitarre) e Benmont Tench (tastiere), anche questi ultimi presenti su diversi dischi di Dylan (quasi tutti quelli degli anni '80).
Un grande, grandissimo disco insomma! Che piacerà molto (sicuramente) a chi apprezza le sonorità anni '70 à la Heartbreakers, appunto!!

Ciao Stefano
e grazie per aver perorato la causa di Jakob che anche a me non dispiace affatto e non perchè è figlio di tal padre ma sinceramente perchè è bravo.
Per quanto riguarda la domanda la metto insieme alle altre già ricevute per la nostra fantaintervista a Bob in attesa di spedirle all'indirizzo del management di Dylan...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

2950) Ciao Michele....
volevo sapere da Te o da qualche altro "adepto" qualcosa sul significato di tre canzoni per me meravigliose contenute in un grande e sottovalutato disco: "Street Legal".
Le canzoni sono "Changin' of the Guards", " Senor" e "Where are you tonight?".
Ho letto che il disco risale ad un periodo in cui il Nostro stava approfondendo tematiche gia' abbozzate in Desire, di carattere alquanto "esoterico", se cosi' si puo' dire, tanto che qualcuno ha parlato di
"periodo nero" di Dylan con riferimento al periodo nero del pittore Goya, nel quale quest'ultimo inizio' a dipingere opere incentrate su magia nera, spiritismo, etc.
Ho letto anche che Senor nasce da un "viaggio" di Dylan in Messico.. (viaggio reale e metaforico, in quanto il Nostro pare che abbia avuto una visione soprannaturale in un piccolo treno da Tijuana alla California, forse favorita dall'uso di peyote...).
Infine, cito gli stupendi ed enigmatici versi finali di Changin' of the Guards, la mia preferita:
" Cruel death surrenders with its pale ghost retreating between the King and the Queen of Swords.."
Ciao a tutti
DARIO -Torino

Ciao Dario,
esatto... Desire e Street Legal sono due dischi che fanno parte di un periodo in cui Dylan era molto influenzato dalle tematiche esoteriche, dalla simbologia dei tarocchi, dalla magia etc.
Quanto a Changing of the guards io ho sempre pensato che in quel brano Bob parla metaforicamente di avvenimenti che lo riguardano ed ho sempre creduto che fosse lui il protagonista della canzone. L'ho sempre pensato a causa dei primi versi
Sixteen years,
Sixteen banners united over the field
che ho sempre pensato fossero un riferimento alla sua attività collegandolo al fatto che Street Legal, il disco su cui appare la canzone, è uscito 16 anni dopo il primo di Bob (1962/1978). E che i sixteen banners (le sedici bandiere) fossero i sedici dischi usciti fino a quel momento.
Credo poi ci siano come sempre molti riferimenti biblici in tutto il brano (alcuni evidenti alcuni meno).
Chi vuole mi mandi qualcosa su questo testo.
Intanto a titolo di cronaca riporto vari pezzi che ho tradotto (li ho trovati su un sito di commenti ai testi di Bob).
Nel primo, Tvargan, l'autore, scrive:
Changing of the guards, per me parla di una storia d'amore che si svolge durante le Crociate. Circa 1000 anni fa il Papa ordinò agli Europei di marciare verso Gerusalemme per liberare la città dai Musulmani.
Tutta l'Europa unita... 16 bandiere unite... (16 banners united)
The good shepherd (il Buon Pastore, cioè Cristo) è addolorato perchè la sua citta è nelle mani degli infedeli.
The market place where merchants and thieves are hungry for power sembra dare un'impressione mediorientale.
Un crociato (the captain) vede una ragazza musulmana del luogo e se ne innamora (Whose ebony face is beyond communication).
Il suo amore per lei si scontra con tutto quello che egli ha sempre creduto - lei è una pagana, un'infedele. L'amore non ricambiato è un simbolo di come sarebbe meglio se le due religioni potessero convivere insieme... l'alternativa è l'eliminazione: or your hearts must have the courage for the changing of the guards.
Nel finale leggiamo " peace will come " (giungerà la pace) e poi " when her false idols fall " (quando cadranno i suoi falsi idoli).
Tutto sembra indicare che questo folle scontro avrà fine, quando le due religioni saranno unite, e naturalmente questo è stato scritto ai tempi in cui Dylan si stava convertendo al Cristianesimo.
Potrei andare avanti, se siete interessati. C'è molto ancora da dire...
Un paio di informazioni finali:
con il termine "dog soldiers" si indicavano le peggiori truppe... il paragone è trascinare tutti i cani nel villaggio insieme e mandarli contro il nemico.
Sostanzialmente una metafora per indicare truppe totalmente indisciplinate (i crociati).
Un certo JH nello stesso sito segnala che
Peace will come with tranquillity and splendor on the wheels of fire
sarebbe ripreso dalla Bibbia, esattamente da
Daniele 7:9-14
(I beheld till the thrones were cast down, and the Ancient of days did sit, Whose
garments were white as snow, and the hair of His head like the pure wool: His
throne was like the fiery flame, and His wheels as the burning fire. A fiery stream
issued and came forth from before Him: thousand thousands ministered unto Him,
and ten thousand times ten thousand stood before Him: the judgment was set, and
the books were opened. I beheld then because of the voice of the great words which
the horn spake: I beheld even till the beast was slain, and his body destroyed, and
given to the burning flame).
Dunque His wheels of fire... cioè le ruote infuocate del trono di Dio.
Sempre nello stesso sito Kees de Graaf scrive che "Street legal" segna un punto di svolta nella carriera di Dylan e che questo si riflette sui testi. Dylan, scrive l'autore, come un capitano si volta indietro a guardare i sedici anni passati come ad una parata militare. Il Buon Pastore (The Good Sheperd), ovvero Dio o Cristo, non è soddisfatto del risultato. Si avvicina il giorno del giudizio. Tutto sta arrivando ad una
conclusione. Tutto sta per cambiare. Sta per avvenire il cambio della guardia. Dylan, in Changing of the guards, chiederebbe alla persona che ama di aspettare finchè avvenga questo cambiamento affermando così le sue intenzioni di conversione che da lì a poco daranno i risultati che conosciamo (Slow Train Coming, Saved etc.).
Un tale Richard, sempre in quella pagina di commenti, afferma di aver studiato a lungo la canzone e la definisce una delle più importanti dell'intera carriera di Dylan.
Egli ricorda che in un'intervista del 1978 Dylan menzionò il suo "consigliere psichico", Tamara Rand. Costei aiutò Dylan a rivivere le sue vite passate tramite l'ipnosi (tecnica tipica basata sulla regressione ipnotica). Dunque Changing of the guards sarebbe un elenco delle vite passate di Dylan attraverso le varie epoche. La frase "I don't need your organization" rappresenta la sua vita presente. Il verso
finale,
Peace will come
With tranquility and splendor on the wheels of fire
But will bring us no reward when her false idols fall
And cruel death surrenders with its pale ghost retreating
Between the King and the Queen of Swords.
sostiene ancora Richard, è forse il più profondo. In esso Dylan prevede un futuro in cui la morte finalmente sarà sconfitta ma non senza lotta (struggle). Ciò viene messo in relazione da Richard ai discorsi di Dylan sul palco del 79-80 in cui parlava di Dio che distrugge il Male, alla fine.
Insomma, un collegamento alla Bibbia sembra mettere d'accordo tutti. Comunque aspetto commenti di altri... Io propendo per l'ipotesi che Dylan parli di sè in chiave metaforica e faccia come sempre ampi riferimenti al Libro dei Libri anche se è affascinante e molto poetica la testi del Crociato e della sua storia d'amore con una musulmana dal viso d'ebano, se pensiamo che di lì a poco Dylan si sposa con una ragazza di colore, Carolyn Dennis, e dissemina - come ci ha fatto notare Carrera in alcuni interventi su MF - in diverse canzoni, da Tight Connection a Angelina, i riferimenti a questo amore tra un uomo bianco ed una donna nera...
Ed ecco a proposito cosa scrisse proprio Alessandro Carrera su MF: "Per quanto riguarda l'ultimo verso di "Changing of the Guards" si riferisce certamente ai tarocchi, o semplicemente alle carte, perche' il re e la regina di spade non sono arcani maggiori. L'espressione fa il paio con "il principe e la principessa"
che discutono alla fine di "Gates of Eden". In quel caso molti hanno pensato a Dylan e alla Baez. Nel caso di "Changing of the Guards" potrebbe riferirsi a una qualunque coppia simbolica. Credo comunque che "Changing of the Guards" sia la prima puntata di una sorta di lungo poema nascosto che Dylan ha composto disseminandolo in varie canzoni tra "Street Legal" e "Empire Burlesque". In un modo o nell'altro, tutte le canzoni di questo poema nascosto, che comprende "Let's Keep It Between Us", "Need a Woman", "Angelina", "Caribbean Wind", "Groom's still Waiting at the Altar", "I and I", "Someone's Got a Hold of My Heart", "Tight Connection to My Heart" e forse anche "When the Night Comes Falling from the Sky", hanno a che fare con una storia d'amore impossibile tra un uomo di razza bianca e una donna afro-americana (o piu' donne). Lo si potrebbe chiamare il poema della Regina di Saba, che infatti e' evocata in "I and I". Sappiamo che questa era anche la situazione di Dylan in quegli anni, ma non restringerei l'interpretazione al fatto autobiografico, perche' ha a che fare con complessi riferimenti biblici e sociali. Prima o poi ho intenzione di scrivere qualcosa su questa corrente nascosta, forse perfino inconscia, di questo periodo dell'attivita' dylaniana".

Il verso in questione cui fa riferimento Carrera è il seguente:
"In another lifetime she must have owned the world, or been faithfully wed
To some righteous king who wrote psalms beside moonlit streams".

Per quanto riguarda "Senor":
come molte canzoni di "Street Legal" anche Senor ha un testo che dire ermetico è dire poco. Io non ci provo nemmeno a darne un'interpretazione (c'è chi l'ha letta in chiave religiosa, chi in chiave allegorica, chi addirittura in chiave ufologica... insomma chi più ne ha ne metta...). Quello che posso riportarti è quanto disse Dylan in concerto presentando la canzone. Ecco qua: "Stavo viaggiando su di un treno un giorno. Andavo da Durango, in Messico, a San Diego. Mi addormentai sul treno e mi risvegliai nella città chiamata Monterrey... Erano circa le..., credo che fosse passata mezzanotte, all'incirca. Una famiglia stava salendo sul treno ed un vecchio stava salendo sui gradini per entrare nel treno. Venne verso di me e mi si sedette vicino. In quel momento il treno era ancora in stazione... Comunque, io guardavo tutto attraverso il finestrino... Poi sentii una strana vibrazione che mi spinse a guardare verso l'uomo... Non aveva nient'altro che una coperta addosso... Così lo guardai - aveva gli occhi di fuoco, potei vederlo bene, ed usciva fumo dalle sue narici. Dissi tra me: "Era questo l'uomo con cui dovevo parlare". Così mi voltai guardando fuori dal finestrino e cercando di trovare il coraggio di parlargli.  Quando il treno incominciò a muoversi la nostra conversazione fu una cosa tipo: "Senor, senor, can you tell me where we´re heading..."
Ancora Alessandro Carrera scrisse quanto segue al riguardo sulle pagine di MF: "(...) In realta' su "Senor" dovrei scrivere un intero saggio, e prima o poi lo faro'. Señor è una delle canzoni più affascinanti e misteriose di Dylan. Uno dei pochi casi, anche, in cui la sua maniera di raccontare una storia senza raccontarla, vale a dire accumulando dettagli apparentemente irrelati e lasciando al lettore, o all’ascoltatore, il compito di completare il quadro, funziona davvero. Nessuno, che io sappia, ha mai fatto il nome di Carlos Castaneda per spiegare questa canzone, eppure sembra proprio che lo “yankee” del sottotitolo (“Storie del potere yankee”) sia quasi un Castaneda in cerca del suo Don Juan. Il señor del titolo ha tutte le apparenze di uno stregone voodoo, o comunque qualcuno che è in grado di mettere in comunicazione il malcapitato yankee con riti di possessione che dovrebbero metterlo o rimetterlo in contatto con una donna probabilmente caraibica di cui si è sventuratamente innamorato. Di qui il riferimento a un “campo magnetico” e a “un treno carico di invasati” che si spogliano e si inginocchiano di fronte a qualche innominata e forse innominabile divinità. Dylan avrebbe poi ripreso la stessa ambientazione in altre canzoni degli anni successivi, scritte nel suo periodo “cristiano” e che pure raccontano una storia parallela e indipendente da quella della conversione (“Caribbean Wind” e “Angelina” sono due esempi). Per rispondere alla domanda diretta, se cioe' il "Senor" della canzone sia Dio, io credo che non sia ne' Dio ne' il diavolo, quanto piuttosto una figura intermedia e moralmente indifferente, uno stregone appunto, che e' in grado di fare da medium tra l'artista (lo "yankee") e il richiamo che lo yankee sente provenire da una cultura che e' estranea alla sua e che ha connotazioni abbastanza minacciose. Oppure, anche, una sorta di rapporto Virgilio-Dante, se vogliamo calcare la mano. Mi hanno appena detto che in un libro recente, intitolato "Juke-Box Novecento", in cui vari scrittori commentano la loro canzone preferita, il medievita Franco Cardini ha scritto appunto su "Senor", sostenendo che la canzone gli ricorda quel passaggio del Canto III dell'Inferno dove le anime impazzite corrono dietro a una bandiera..."
Sempre a proposito di Senor ci viene in soccorso ancora una nota di Carrera alla mia traduzione delle note di Biograph, in particolare ad un passo in cui Dylan cita il cantante Big Brown.
Dylan dice quanto segue parlando della musica moderna che in realtà non fa altro che riproporre quella del passato: "Non c'è niente di veramente nuovo. Tutti tentano semplicemente di giocarsi la propria chance - e la maggior parte di quella musica viene riciclata e messa nuovamente in circolazione, ma annacquata.  Anche i dischi di rap, amo quel tipo di canzoni, ma non sono per niente una novità, si sentiva quella roba da sempre... c'era un tizio, chiamato Big Brown, che indossava una coperta di quelle che ti danno quando sei carcerato, e non metteva mai altro, sia in estate che in inverno, anche John Hammond lo ricorda - era come Otello, recitava brani epici, come se fosse un grande oratore  dell'antica Roma, anche se era roba molto poco diffusa, Stagger Lee, Cocaine Smitty, Hattiesburg  Hattie. E dov'erano le case discografiche quando lui cantava? Ma anche quello che faceva lui però, era come se fosse stato fatto trent'anni prima... e Dio solo sa quante altre volte prima".

Ed ecco la nota di Carrera:

"Big Brown era un afro-americano che recitava ballate folk a Washington Square, nel Village,
quando Bob Dylan e' arrivato a New York nel 1961. Dopo di che non se ne sa piu' niente. Indossava
una coperta di quelle che danno in prigione (a jail blanket). Probabilmente Dylan si è ricordato di Big
brown quando ha inventato la storia dell'uomo dagli occhi di fuoco incontrato sul treno Monterrey-San
Diego, e che indossava solo una coperta (in una delle sue introduzioni a "Senor" nella tournee del 1978)".

Sempre riguardo a Senor voglio anche ricordare una presentazione che Dylan fece della canzone al
Blackbushe Aerodrome di Camberley, Inghilterra, il 15 Luglio 1978. Bob disse: "La prossima è una canzone che ho scritto di recente. Scritta ed ispirata... questa canzone è ispirata da un uomo chiamato Harry Dean Stanton. Qualcuno di voi forse lo conosce, qualcuno forse no. Stasera è qui presente. Alzatevi e fategli un inchino! Inquadratelo con i riflettori! Sì, inquadratelo con i riflettori! Illuminate quell'uomo! Comunque la canzone si chiama Tales Of Yankee Power".
Precisato che Harry Dean Stanton è un amico di Bob, attore che ha preso anche parte al suo film "Renaldo & Clara" in cui Harry interpreta la parte di Lafkezio, non so come questo possa essere di aiuto nell'interpretazione di Senor. Qualche idea?
Per quanto riguarda "Where are you tonight? (Journey through dark heat)" il riferimento è sicuramente alla fine del rapporto con Sara. Molto più difficile è capire se hanno qualche significato particolare i molti versi particolarmente ermetici disseminati nel corso della canzone, come ad esempio il riferimento alla luce al neon di Elizabeth Street, al solitario suono di campana nella valle della pietra, al Cherokee di razza pura che predice a Dylan il momento ed il posto in cui cominceranno i problemi.
E ancora la spogliarellista con i capelli da tempo dorati, Marcel e St. John e tutti gli altri strani personaggi che vengono citati nella canzone, dal boss che non ha mai conosciuto la sconfitta ai soci nel crimine e tutto il resto. In chiave autobiografica è molto probabile che il riferimento - sotto metafora - sia a persone reali conosciute da Dylan.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"



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