parte 238
Lunedì 22 Novembre 2004





2920) Caro Michele,
sono Giorgio da Verona. Vorrei ricordare che circa 1 anno fa, al telegiornale del mattino ho visto un servizio che riguarda il caso di Emmett Till. A distanza di piu' di 40 anni, i parenti rimasti vogliono la verita' che non hanno mai saputo. Si riapre il caso. Non ho piu' saputo nulla poi.
Bisogna sempre ricordare che, in quegli anni, c'erano i giornali ed era il tempo della caccia alle streghe.
Le Tv avevano pochi canali e non c'era Internet. E' chiaro che Dylan poteva basarsi solamente su cio'
che era scritto nei quotidiani. Avra' sbagliato nei riferimenti. Fatto sta che non si e' mai saputa la verita',
ed il ragazzo e' stato ucciso. Se Bob poi ha detto di aver scritto una cazzata, nessuno di Noi Gli ha
parlato. Chissa' che a quel tempo non avesse ricevuto minacce??? Cerchiamo chi sia piu' aggiornato
sugli sviluppi del caso riaperto.

Giorgio

Ciao Giorgio
grazie per la segnalazione. Qualcuno ha letto qualcosa al riguardo? A me pare di avere letto qualcosa tempo fa ma non ricordo con esattezza cosa e dove... Probabilmente avevo letto anche io qualcosa che faceva riferimento a quel telegiornale che tu citi.
Se qualcuno ne sa di più ci faccia sapere.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: per chi non lo ha letto... Giorgio fa naturalmente riferimento all'articolo che Andy Muir ci ha fatto pervenire relativo alle canzoni di Bob "storicamente errate", Lies that truth is black and white. Clicca qui


Ed ora lascio la parola a Carlo "Pig" che risponde a Stefano "Red Lynx":

2921) Ciao Stefano,
in fondo a questa e-mail trovi le informazioni sul dvd di cui chiedevi; sono  prese da Dvdylan.com che lo classifica come "commercial bootleg", vale a dire bootleg stampato e venduto... qui a Roma già se ne trovano da circa un anno.
Per quanto riguarda lo strano cofanetto spagnolo, ho fatto già delle verifiche. Il marchio della "siae spagnola" è in effetti presente senza nessun significato, un po' come avveniva sui bootleg italiani e tedeschi fino al 1994.
Carlo "Pig"

TV Live & Rare '63 - '75

Commercial Bootleg
Bootleg ID: D415

Track List:
Only A Pawn In Their Game (excerpt from "Don't look back")
When The Ship Comes In
Only A Pawn In Their Game
Hold On (Washington March, 28th Aug. 1963)
The Times They Are A-Changin'
Talkin' WWIII Blues
The Lonesome Death Of Hattie Carroll
Girl From The North Country
A Hard Rain's A-Gonna Fall
Restless Farewell (Quest CBS TV, 1st Feb. 1964)
The Lonesome Death Of Hattie Carroll (Steve Allen Show, 25th Feb. 1964)
All I Really Want To Do (Newport Folk Festival, 26th July 1964)
Unknown Instrumental (fragment)
Like A Rolling Stone (fragment)
Maggie's Farm (incomplete)
Mr. Tambourine Man (incomplete) (Newport, 25th July 1965)
One Too Many Mornings (Nashville w. J. Cash, 16th Feb. 1969)
I Threw It All Away
Living The Blues
Girl From The North Country (Johnny Cash Show, 1st May 1969)
Est Virginia
Nashville Skyline Rag (Earl Scruggs and friends, circa 1970)
A Hard Rain's A-Gonna Fall
It Takes A Lot To Laugh
Blowin' In The Wind
Just Like A Woman (Concert for Bangladesh, 1st Aug. 1971)
Hurricane
Simple Twist Of Fate
Oh Sister (World of John Hammond, 10th Sept. 1975)


Ed ecco in merito all'argomento anche Emiliano "Nightingale"

2922) Ciao Napoleon,
Sono Emiliano, "the nightingale", non so se ti ricordi, è più di un anno che non ti scrivo... anche se
continuo a seguirti con immenso piacere e il tuo sito è sempre una fonte preziosissima.
Il dvd in questione io ce l'ho, l'ho recuperato alla mostra del cd e del vinile che c'è stata a Milano un po'
di mesi fa da un venditore portoghese... è un dvd uscito con la rivista portoghese TOTAL DVD
Di seguito la scaletta:

1- ONLY A PAWN IN THEIR GAME - Greenwood Mississippi, 6 luglio 1963
2- WHEN THE SHIP COMES IN - Con Joan Baez & others - Marcia su Washington, 28 agosto 1963
3- ONLY A PAWN IN THEIR GAME - Con Joan Baez & others - Marcia su Washington, 28 agosto
1963
4- HOLD ON - Con Joan Baez & others - Marcia su Washington, 28 agosto 1963
5- THE TIMES THEY ARE A-CHANGIN' - Quest CBS Tv, 1 febbraio 1964
6- TALKING WORLD WAR III BLUES - Quest CBS Tv, 1 febbraio 1964
7- THE LONESOME DEATH OF HEATTIE CARROLL - Quest CBS Tv, 1 febbraio 1964
8- GIRL FROM THE NORTH COUNTRY (picture breaks) - Quest CBS Tv, 1 febbraio 1964
9- A HAD RAIN'S A-GONNA FALL (picture breaks) - Quest CBS Tv, 1 febbraio 1964
10- RESTLESS FAREWELL - Quest CBS Tv, 1 febbraio 1964
11- THE LONESOME DEATH OF HEATTIE CARROLL - Steve Allen Show, 25 febbraio 1964
12- ALL I REALLY WANT TO DO - Newport folk festival, 26 luglio 1964
13- UNKNOWN INSTRUMENTAL (fragment) - NEWPORT, 25 luglio 1965
14- LIKE A ROLLING STONE (fragment) - NEWPORT, 25 luglio 1965
15- MAGGIE'S FARM (incomplete) - NEWPORT, 25 luglio 1965
16- MR. TAMBOURINE MAN (incomplete) - NEWPORT, 25 luglio 1965
17- ONE TOO MANY MORNINGS - Nashville with Jonny Cash, 16 febbraio 1969
18- I THREW IT ALL AWAY - Jonnhy Cash show, 1 maggio 1969
19- LIVING THE BLUES - Jonnhy Cash show, 1 maggio 1969
20- GIRL FROM THE NORTH COUNTRY - Jonnhy Cash show, 1 maggio 1969
21- EAST VIRGINIA - Earl Scruggs & friends, circa 1970
22- NASHVILLE SKYLINE RAG - Earl Scruggs & friends, circa 1970
23- A HARD RAIN'S A-GONNA FALL - Concert for Bangladesh, 1 agosto 1971
24- IT TAKES A LOT TO LAUGH - Concert for Bangladesh, 1 agosto 1971
25- BLOWIN' IN THE WIND - Concert for Bangladesh, 1 agosto 1971
26- JUST LIKE A WOMAN - Concert for Bangladesh, 1 agosto 1971
27- HURRICANE - World of John Hammond, 10 settembre 1975
28- SIMPLE TWIST OF FATE - World of John Hammond, 10 settembre 1975
29- OH SISTER - World of John Hammond, 10 settembre 1975

Come vedi il materiale è molto... a me personalmente è piaciuto, anche se di alcune canzoni ci sono solo
spezzoni, ad altri amici non è piaciuto molto, per il prezzo che ha credo valga la pena...

A presto, curi sempre il miglio sito di Dylan che c'è sulla piazza!!!!
A proposito di Dylan, mi è arrivato ieri sera dalla Sony inglese Chronicles... non vedo l'ora di iniziare a
leggerlo, anche se in lingua originale non capirò tutto...

Un saluto
Emiliano "Nightingale"

Ciao Emiliano
certo che mi ricordo dell'usignolo della Fattoria! Grazie anche a te per i dati e le informazioni. Preciso solo che la canzone indicata sul dvd come Hold on è anche conosciuta (è più conosciuta?) con il titolo di "Keep your eyes on the prize".
Grazie per i complimenti al sito e se vuoi poi dire la tua su "Chronicles" quando lo avrai letto... fammi sapere...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2923) ciao, ricca messe di cover dylaniane su due volumi della JGB NYC Lunt Fontanne Theater

simple twist of fate
watchtower
forever young
tangled up in blue
masterpiece

che si uniscono a eccellenti versioni di It stoned me e Crazy love di Van Morrison e ad una esplosiva e
ironica versione di Werewolves of London del grande Warren Zevon. Tra i 7 cd (1 quadruplo e 1 triplo!) ben tre sono costituiti da superbo materiale acustico (elizabeth cotton, johnny cash, ralph stanley ecc) che possono piacere sicuramente anche agli amanti del vecchio bob

ciao
francesco

PS continuo a leggere recensioni entusiaste sull'attività live dello zimmerman ma a quanto sono riuscito
a sentire mi sembra più che mai necessaria una vera pausa da questo touring sempre più insensato, sarò
anche un fan sfegatato ma il vecchio ha bisogno di riposo...

Ciao Francesco
grazie per i dati sulle nuove covers che inserirò ovviamente quanto prima nella nostra pagina sempre più gigantesca.
Per quanto riguarda il Bob live anche io credo che i recenti concerti, per quanto di qualità, siano un po' statici ma personalmente più che di una pausa credo che Bob abbia bisogno di un cambiamento radicale nello show, nuovi musicisti e nuovo stile, questo attuale sarà bello finchè si vuole ma sono anni che più o meno non cambia. Certe canzoni in automatico dovrebbero essere sostituite, a partire dalla canzone preferita di Sal, Tweedle Dee and Tweedle Dum (a proposito Sal, ti ho preparato un triplo cd con tutte le versioni di questa canzone degli ultimi anni :o) ), per proseguire con i bis ormai eccessivamente inflazionati (AATW e LARS) e qualche altra che sono dieci anni che continua ad esser presente tranne qualche breve pausa. Speriamo che il nuovo disco esca davvero a breve come detto da Bob così almeno le scalette verrebbero rivitalizzate come quando ai tempi di "Love & Theft" le nuove canzoni furono linfa vitale...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


E a proposito di Sal lascio a lui la parola ancora per Stefano "Red Lynx":

2924) Ciao Red Lynx,
Di Harvest esiste una versione rimasterizzata su cd, di qualche anno fa, nulla di eccezionale rispetto a quella comunemente conosciuta, la riconosci dalla costina del cd trasparente. Costa intorno ai 10 euro. Se vuoi però sentire e vivere Harvest devi acquistare il DVD Audio (che presuppone il possesso di un impianto dolby 5+1). Si tratta di un prodotto eccezionale e curatissimo con tanto di filmati eccezionali da visionare (meraviglioso quello in cui Neil ascolta in aperta campagna il rough mix di Heart Of Gold). Le tracce audio poi si sentono in modo eccellente, tutti gli strumenti sono separati e si possono regolare per
mettere in evidenza questo o quello strumento. Io ho avuto modo di ascoltarlo a casa di un caro amico a Roma e ti assicuro, se avessi i soldi comprerei l'impianto audio solo per quel disco. Di Neil Young però
merita un ascolto approfondito On The Beach, secondo me ai livelli di Blood On The Tracks, un disco troppo sottovalutato e da rivalutare.
Un saluto
Sal "I love TweedleDee&TweedleDum" Eagle


2925) Ciao Michele,
solo due righe per una piccola precisazione. L'altra volta, nel sollecitare Alessandro Carrera a dire la sua su Make You Feel My Love, ho detto (tradito dalla memoria) una inesattezza. Nel suo bel libro "La voce di Bob Dylan", Carrera in realtà non fa alcun riferimento alla canzone in questione. Ho infatti
controllato l'elenco delle canzoni citate in appendice, e quest'ultima (in effetti) non figura.
Mi scuso quindi con Alessandro per l'inesattezza, e gli rinnovo naturalmente (anzi, a questo punto direi a maggior ragione, visto che non se ne parla ex professo nel capitolo relativo a Time Out Of Mind...) l'invito a dir la sua sulla canzone "incriminata", e se ha il tempo anche sui possibili significati di
Shooting Star.
Se poi Alessandro ha anche una sua top ten di "lovesong" favorite, mi piacerebbe sapere (of course) quali sono.

Stefano "Red Lynx"

PS: Ciò che ho detto per Alessandro Carrera vale of course anche per Paolo Vites...e per chiunque altro voglia intervenire a dir la sua sulle due canzoni sopracitate.

Ciao Stefano
ok! Allora se Paolo e Alessandro sono in linea e vogliono dire la loro... fateci sapere!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2926) Carissimo Michele
girando nel tuo corposissimo, nonchè fantastico, sito sono andato a vedere la sezione "TUTTI FIGLI DI ZIMMERMAN" ed ho scoperto... di non esserci !!

Data la mia lunga militanza Dylaniana (dal 1976) e dato il fatto di aver realizzato un sito a lui dedicato, nel celebrare le sue canzoni con le mie interpretazioni, penso di poter essere inserito e quindi far parte del "gruppo", proprio nello spirito di quella divulgazione passionale che ci contraddistingue rispetto a tutto il resto del pianeta musica.
Ti ringrazio per l'attenzione

Al Diesan

Ciao Al
benissimo! Allora mandami un po' di dati e ti inserisco prontamente (al momento sei solo nella pagina dei links dylaniani).
A presto
Michele "Napoleon in rags"


Ed ora una precisazione di Alessandro Carrera in merito alla sua mail della volta scorsa:

2927) Caro Michele,
una rettifica. La traduzione italiana della autobiografia di Dyaln non sara' "Chronicles Volume primo" ma "Chronicles Volume 1".

A presto!

Alessandro Carrera

OK! Ricevuto. Ricordo, a chi non lo ha letto, che Alessandro ci ha fatto sapere che la bio di Bob in italiano uscirà il 14 Gennaio (Feltrinelli)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2928) Ciao Michele e ciao Famiglia Dylaniana,
YEYEYEYEYEYEYEEEEEEEEEEE....... Ladies & Gentleman..... would you please welcome the most dylaner in the world Sal "The Man In Blue Coat" Esposito...... alt.... non siamo su What's Going On In Your Show..... Ho appena letto (sono le 2 circa) l'intervista di Bob a Rolling Stone.... sono stupito davvero. Dylan mai così a cuore aperto... ti rendi conto che ha praticamente spiegato il suo modo di suonare il piano, il fatto che il suo modo di suonare è un sorta di accompagnamento ritmico.... e poi
Rock Of Ages..... e ancora la battuta finale. Dylan si sta rivelando quello che ho sempre creduto che fosse, un uomo conscio del suo talento e soprattutto ancora pieno di Rock N' Roll... Non mi dilungo oltre, ma non  vedo l'ora di leggere IL CAPOLAVORO (vero Elio?) ovvero "Chronicles".

Sal "Finally The Eagle" Esposito

Ciao Sal
mi rendo conto sì! Anche a me è piaciuta molto quella intervista anche se non ho ben capito quando Bob dice che le nuove canzoni che ha scritto non ha idea di "dove" usciranno...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: e mi è piaciuta moltissimo anche la traduzione dell'intervista... chi è quel bravissimo traduttore? Veramente eccezionale...


2929) Ciao Michele,
altro lavoro per te... bisogna aggiungere nel paginone delle covers quella di Lay Lady Lay fatta da Cassandra Wilson. Tale cover si trova nell'ultimo lavoro della jazzsinger di Jackson, Glamoured, uscito lo scorso anno. Non ho il disco in questione, ma l'ho sentito a casa di un amico e non è affatto male. Non sarà forse ai livelli di Belly Of The Sun e (soprattutto) di Blue Light 'Til Dawn (unanimemente considerato il capolavoro della Wilson), ma è comunque un gran bel disco!
Chiudendo con il jazz, vorrei chiedere se qualcuno conosce "Jewels and Binoculars", il disco-tributo di Michael Moore alla musica del Nostro uscito nel 2001. Ho letto parecchie recensioni (tutte molto positive peraltro) del disco in questione, ma non riesco a trovarlo (qui a Cagliari) da nessuna parte. Qualcuno può aiutarmi?
Thanks in advance...

Stefano "Red Lynx"

Allora? Chi ce l'ha? Comunque consolo Stefano dicendo che se a Cagliari non ce l'hanno qui ad Aosta non sanno nemmeno cosa sia...
OK per le covers, aggiornerò as soon as possible...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2930) Good afternoon

Look at my name. Looks italian, don't it? That's because I'm brazilian, and all my family came from Italy. Grand-grandparents, three or four generations above. But I can't speak italian... not yet.
That's why I'm writing to you. I'm just dying to read the liner notes from Tony Glover for the Live 1966 2-cd set. I can't find it on the web, unless for your site, wich is in italian. So I thought: maybe
youhave it, typed in a .doc file, don't know...

If you can get it, please, send me?

Hugs and peace,
Marcelo Zorzanelli Ferri

Hi Marcelo
I got only the italian version in a .doc file. Anyway I hope MF's readers can help you. I'll let you know...
All the best
Michele "Napoleon in rags"
ps: per chi non conosce l'inglese il nostro amico Marcelo sta cercando le liner notes di Tony Glover scritte per il Live 1966 di Bob Dylan in formato .doc (le liner notes originali in inglese, intende).
Qualcuno le ha?


2931) Ciao Michele.

Ti volevo chiedere una curiosità su KNOCKIN' ON HEAVEN'S DOOR.
Nella versione originale, Bob canta solo le 2 strofe, invece, nei live ne canta 3. (tipo il live di Bologna dal
Papa)
Esiste un testo di questa terza strofa aggiuntiva, oppure Bob la inventa al momento??

Grazie ciao

Alessandro

Ciao Alessandro
Bob ha cambiato quella strofa tremiladuecentocinquantatrè volte.
Eccone alcune versioni (comunque non credo che la improvvisi... semplicemente ogni volta la riscrive perchè evidentemente gli gira così).

Versioni alternative in studio dalle sessions ai Burbank per Pat Garrett...

Mamma, put my guns in the ground
I don't need them anymore
Long black train is comin' round
I feel I'm knockin' on heaven's door

Mamma, put my guns in the ground
I can't shoot them anymore
that long black train is comin' round
I'm knockin' up on heaven's door

Ecco la versione 1974, inclusa anche in "Before The Flood":

Mama, wipe the blood from my face
I'm sick and tired of the war
Got a lone feelin', and it's hard to trace
Feel like I'm knockin' on heaven's door

Mama take these bells out of my ears
I can't hear them anymore
They're bringin' me down and givin' me tears
Feel like I'm knockin' on heaven's door

Mama wipe the blood off of my face
I can't see through it anymore
I need someone to talk to, and a new hiding place
I feel like I'm knocking on heaven's door
(Boston, 21-11-75)

Mama take these tears out of my eyes
I can't see through them anymore
Just for once, I'd like to see the sunrise
Feel like I'm knockin' on heaven's door
(Madison Square Garden, "Night of the Hurricane", 8-12-75)

Mama take this badge off of me
I can't feel it anymore
It's getting dark, too dark to see
Feel like I'm knockin' on heaven's door
(New Orleans, 3-5-76 e Fort Worth 16-5-76)

Mama tow my barge down to sea
Pull it down from shore to shore
Two brown eyes are lookin' at me
Feel like I'm knockin' on heaven's door.

Goin' down by that road
Feelin' down and more and more
Take the train by [...]
Feel like I'm knockin' on heaven's door.
(Earl's Court, Londra 28-3-81)

(???) on this scene
fallin' down like to the floor
Two brown eyes are looking at me
Feel like I'm knockin' on heaven's door
(Earl's Court, Londra 29-3-81)

Mama take me above all that misery
Let it fall down to the floor
Two brown eyes are looking at me
Feel like I'm knockin' on heaven's door
(Drammen, Norvegia, 10-7-81)

Mama take this (front part away)
I just don't want it anymore
Aah, when I get in front of something it's too much to pay
Yeah, Feel like I'm knockin' on heaven's door

Mama take my boat (out of the sea)
Let it fall down to the floor
Two brown eyes are looking at me
Feel like I'm knockin' on heaven's door.
(Avignone, 25-7-81)

Mama wipe the blood off of my face
I can't see through it anymore
I need someone to talk to, and a new hiding place
I feel like I'm looking at heaven's door
(versioni dal vivo del 1975)

Mama wipe the blood from my face
I just can't see trough it any more
Sometimes you feel so damn out of place
And I feel like I'm knockin' on-a heavens door
(Bristol Connecticut, Lake Compounce 4 Settembre 1988)

E questa esisterà? Qualcuno ce l'ha?

The sun is setting down
On this ill-forgotten town
Two riders are coming down
Bury my heart in this ground
(Data e luogo sconosciuti)

Ed ecco il verso di Roger McGuinn:

Mama I can hear that thunder roar
Echoin' down from God's distant shore
I can hear 'em callin' for my soul
Feel I'm knockin' on heaven's door
(Waterbury Connecticut 11-11-75 e dal vivo nel 2001)


2932) Caro Michele,
ti invio il mio "When we first met". Era da molto tempo che avevo in mente di scriverlo, ma volevo
trovare un momento di calma per pensarci su bene.
È una rubrica che mi è sempre piaciuta molto, e penso sia meno marginale di quanto possa apparire,
perché consente una serie di riflessioni di grande valore. Mi sono identificato in alcuni frammenti di
storie, la malinconia di chi arriva dopo di Bruno "Jackass", gli anni settanta di Elena "Wallflower", le
recensioni allo Street Legal Tour di Elio "Rooster"; altre, come quella di Nadia, le ho trovate molto
intense. Credo sia una rubrica che vada rilanciata, anche perché mancano molti racconti di
maggiesfarmiani doc. Penso che anche tu dovresti rimettere mano al tuo racconto, così promettente.
Nel mio ho cercato di ricreare il clima di quegli anni, sia per ciò che riguarda il ruolo di Dylan, sia per
quanto riguarda l'ambiente in cui sono cresciuto. Spero di esserci riuscito.

A presto Gianni "The lonesome sparrow"

Ciao Gianni
naturalmente "When we first met" è sempre attivo e chiunque voglia può mandarmi il proprio racconto. In effetti mancano i racconti di alcuni magfarmiani ma non posso certo puntargli il mitra per fare scrivere quei pigroni... Ad esempio sto aspettando quello di Anna "Duck" da un paio di anni ma lei fa finta di niente... finirà che la costringerò con una offerta che non potrà rifiutare... e lei sa a cosa mi riferisco...
Grazie per il tuo racconto che è molto molto molto bello e che metterò nella pagina apposita. Per i pigri e gli impazienti lo riporto anche qui sotto.
Grazie e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"
ps: per quanto riguarda il mio racconto in effetti se prima o poi avro' tempo ne scriverò il seguito
ps2: per la cronaca ho sempre pensato anche io quello che pensi tu a proposito di "Disastro aereo sul canale di Sicilia"...
ps3: non ho trovato il fumetto che citi da "Il Giornalino"... qualcuno ce l'ha?

“WHEN WE FIRST MET”

When we first met... when we first met... Già, when we first met? Come ho conosciuto Bob Dylan e
la sua musica? La domanda continua a ronzarmi per la mente da quando ho scoperto questa rubrica su
“Maggie’s Farm”, e ho incominciato ad appassionarmi ai racconti pubblicati. Non è una domanda
semplice, mi sembra che Dylan sia sempre stato presente nel mio orizzonte, l’abbia in qualche modo
assimilato nella mia infanzia. Eppure nella mia famiglia nessuno ascoltava musica – solo mia madre
aveva una giovanile passione per Luigi Tenco, ma senza dischi, troppo cari per lei – e ai miei amici ho
poi spiegato io chi era Dylan. Non sto parlando del percorso razionale verso la conoscenza della musica
e del mondo di Dylan. No, quello l’ho ben presente da sempre, so come ci sono arrivato. Tutto
incomincia nel maggio del 1978 in una classe della seconda liceo scientifico di Borgomanero, una città di
ventimila abitanti in provincia di Novara, non esattamente il centro del mondo, piuttosto una delle tante
versioni della eterna provincia italiana. Durante il liceo, maggio è sempre stato il mio mese preferito.
Non ho mai condiviso la pratica della maggior parte dei miei compagni, che sperperavano allegramente
la prima parte dell’anno, per trovarsi poi costretti a sgobbare sui libri mentre le giornate incominciavano
ad allungarsi e ogni anno si riaprivano inaspettate possibilità. L’inverno è freddo, non si può andare in
giro, le giornate sono corte. Tanto vale stare in casa a leggere e studiare. Così, dopo gli ultimi compiti in
classe della prima parte di maggio, la scuola virtualmente finiva, con tutti i voti in ordine; e mentre gli
altri si affannavano a rimediare, potevo dedicarmi ad altro. C’è un evento a cui sono legati
indissolubilmente questi ricordi: le trasmissioni televisive del Giro d’Italia. Pomeriggi trascorsi davanti al
televisore, concedendosi il lusso – così formativo, secondo la lezione di Michele Serra - di perdere
tempo, anche se la scelta mia e di mio fratello di tifare per Moser, così appagante in primavera, era
fonte di grandi incazzature: un anno è spuntato persino De Muynck! Dunque, in quel maggio del 1978 la
nostra insegnante di lettere chiese a tre o quattro di noi che non avevamo più molto da fare, e che
avevamo dimostrato interesse e predisposizione per la sua materia, di aiutarla a scegliere l’antologia da
adottare l’anno successivo. Ma con un metodo interessante: assegnare a ciascuno due testi e un tema
su cui fare una ricerca. Dal risultato delle ricerche e dalle nostre impressioni circa l’uso dei testi
avrebbe tratto indicazioni utili per la sua decisione. L’argomento che mi venne assegnato fu “La poesia
beat”. Mi interessava moltissimo ed ero molto contento, anche se era un argomento che conoscevo
molto poco. Avevo solo orecchiato da qualche compagno e dal fratello di uno di questi qualche nome:
Ginsberg, soprattutto, ma anche Kerouac e Fernanda Pivano. E poi, ne sono sicuro, dovevo già aver
presente che in qualche modo centrava un cantante che si chiamava Dylan. Ma quando ho incominciato
a leggere i testi via via proposti e a scoprire Burroughs, Corso, Ferlinghetti,... ho capito che questo
Dylan doveva essere il più importante, e che le canzoni dovevano essere una cosa molto complessa, un
fatto culturale con cui non mi ero mai confrontato. Per la verità, avevo già trovato un suo testo
curiosando sulla nostra antologia. Era Three Angels – a proposito, nessuno mi toglie dalla testa che la
musica del Disastro aereo sul canale di Sicilia venga di peso da lì, e che New Morning sia l’album
preferito di Francesco De Gregori: Buonanotte fiorellino, Cartello alla porta – ed era commentato in
termini che così sintetizzo oggi, ma che allora non mi risultavano chiari, lasciandomi un vago senso di
inadeguatezza: bene questo Dylan che contesta il sistema americano ormai marcio, evidenziando la
contraddizione dell’emergenza ecologica; ma state attenti a queste prese di posizione romantiche, se
vagheggiano un impossibile ritorno ad un passato arcadico, perché quello che conta sono i rapporti di
produzione dentro la società industriale. Come è stata scritta Three Angels, perché, che parte aveva
nella vicenda artistica di Dylan, come si deve leggere un testo destinato a essere cantato su una musica,
tutto questo non interessava. Ciò che importava era decodificare un messaggio, una presa di posizione
nel dibattito pubblico.

Non so che fine abbia fatto la mia ricerca, forse non l’ho mai nemmeno scritta. La scuola è finita, sono
incominciate le vacanze e con le vacanze le esplorazioni estive. E la scoperta di Dylan, così
emozionante e promettente, esce dal centro della scena. Quell’anno sarei andato per la prima volta in
Inghilterra. Ma quando arrivo tutti parlano di Bob Dylan, impossibile sfuggirgli. Sta tornando in Europa
dopo dodici anni. Non è possibile non avere un’opinione su Dylan, anche la più sballata. Si rischia di non
essere considerati. È il cantante più importante, anzi l’unico che ha scritto vere canzoni, le altre servono
solo per ballare e divertirsi. Questo lo dicono anche quelli che non lo ascoltano, al limite sostengono che
le vere canzoni sono noiose, come i libri, e che conta ballare e divertirsi. Ha scritto l’inno della pace, che
sarebbe poi Blowin’ In The Wind, detto grosso modo come si dice che Beethoven ha scritto l’Inno alla
gioia. Rispetto e distanza, nessuno lo conosce veramente, ma tutti ne parlano. Farà solo le vecchie
canzoni. Ecco un luogo cruciale del rapporto con Dylan di quegli anni, ma lo stesso discorso si potrebbe
fare per De André e Guccini. Tutto è già stato scritto nell’età dell’innocenza, quando fare le canzoni
preparava il mondo a venire, dove non ci sarebbero più stati limiti materiali all’espressività umana. Dopo
è stata solo industria, chi ha continuato lo ha fatto perché si è svenduto, e ha pensato bene di fare soldi.
Ma perché Dylan non è morto nell’incidente in moto entrando direttamente nel mito, lasciandoci un
simbolo che incarnasse le speranze della nostra gioventù? Già quel Blonde On Blonde era così
decadente e borghese. E quegli insopportabili sermoni biblici di John Wesley Harding. O l’insignificante
Street Legal, un impasto sonoro dove le parole sono solo un pretesto per cantare, che bordeggia la
musica disco in Changing Of The Guards, seppure ad alto livello. È la tesi sostenuta da Nemesio Ala in
un libro pubblicato da Savelli editore nel 1980, in una collana diretta da Luigi Manconi, alias Simone
Dessì, Bob Dylan. Dal mito alla storia. (alla storia!), scritto tra l’altro per difendere Dylan da
pubblicazioni quali Dylan SpA, a cura di «Stampa Alternativa», Verona, Bertani, 1979, ricordando che
c’è una parte buona da salvare. Insomma Dylan come il Che, in un immaginario giovanile senza tempo
e, soprattutto, senza storia. Proviamo a pensare per un momento il Che settantenne. Qualsiasi cosa
fosse diventato - un vetero-stalinista come Castro, un leader noglobal amico di Agnoletto e Casarini, un
serio politico riformista, uno scrittore di successo o uno scaltro imprenditore rivale della Coca Cola –
avrebbe distrutto il suo mito. Per inciso Nemesio Ala diventerà Consigliere regionale della Regione
Piemonte per i Verdi. Cercando pratiche che innovassero la politica, le liste verdi non chiedevano voti di
preferenza e mandavano negli organi istituzionali i loro candidati seguendo l’ordine alfabetico di
presentazione e prevedendo la rotazione per allargare la partecipazione. Ala, entrato in Consiglio poiché
il suo cognome iniziava per a, non si dimise quando fu il suo turno, come del resto molti altri
rappresentanti dei Verdi, perché «non si poteva gettare al vento l’esperienza istituzionale così
faticosamente accumulata, disperdendo un patrimonio così importante per il gruppo».
Un compagno di stanza di mio fratello, un ragazzo di Rotterdam di nome Adrian, si era portato il
Concerto per il Bangladesh, e metteva continuamente sul piatto Mr. Tambourine Man. Mio fratello
cerca di raccontarmela, e io oramai tra la Blowin’ canticchiata in spiaggia e la Mr. Tambourine
raccontata – come dice Guccini, prima dell’industria del disco era pura trasmissione orale – ho deciso
che Dylan è una chiave indispensabile per capire qualcosa della vita e del mondo. E poi veniamo a
sapere che avrebbe suonato a quaranta chilometri da Brighton, dove eravamo, in un vecchio aerodromo
dismesso. Decidiamo di andare, così, all’avventura, senza biglietti, senza idea di come muoverci. C’è
solo un problema: siamo tutti minorenni, e non abbiamo portato dall’Italia nessuna autorizzazione ad
allontanarci da soli. Convinciamo un neodiciotenne ad accompagnarci, ma quando capisce che si deve
assumere la responsabilità della comitiva, sparisce. Fa niente, ormai abbiamo deciso che dobbiamo
andare e andiamo. Non si può proprio dire che abbiamo ascoltato il concerto. C’erano più di
duecentomila persone, una bolgia incredibile: sbronzi, fatti, fumati, love and peace e, novità per noi
provinciali, i primi punk venuti ad ascoltare uno dei gruppi di spalla. Non abbiamo trovato biglietti, anzi
non abbiamo capito nemmeno dove li vendevano, ammesso che ce ne fossero ancora, e non siamo
riusciti ad entrare, sentivamo solo un vago rumore. In più non conoscevamo praticamente nessuna
canzone. Ma che avventura! Che impressione! La sensazione di trovarci di fronte ad un punto di
riferimento cruciale, a qualcuno che con le sue canzoni aveva raccolto e raccontato le inquietudini e le
esistenze di tante persone. E le più diverse: già allora accanto a reduci e nostalgici c’erano ragazzini
come noi, radical, ma anche persone perfettamente integrate, perfino qualche famiglia. In modo plastico
la spiegazione di cosa sia l’arte e di come attraversi, quando è autentica, le più diverse condizioni umane
e sociali. Il concerto sono poi riuscito ad ascoltarlo soltanto sei o sette anni fa, quando mi sono
procurato una copia in CDR, che custodisco gelosamente, di The Picnic at Blackbushe aerodrome,
registrato a Camberley, Surrey sabato 15 luglio 1978, con Eric Clapton che sale sul palco per Forever
Young. E ho scoperto che Dylan, come in tutto quel tour, cantò quasi tutte le canzoni del nuovo album,
Street Legal. E che versioni! E che Changing Of The Guards era suonata prima di The Times They
Are A-Changin’, di cui rappresenta una sorta di epilogo. E oggi, dopo la pubblicazione di Things Have
Changed, si può dire che queste tre canzoni siano una sorta di trilogia che attraversa il senso del lavoro
di Dylan. Ah, per la cronaca, durante il viaggio di ritorno in Italia, il neodiciotenne ammonì con severità:
mi raccomando, a casa si dice a tutti che abbiamo visto Dylan. E ancora oggi, ormai ultraquarantenne,
racconta di quella volta che ha sentito Dylan vicino a Brigthon...

Tornato a casa, la vita di provincia riprende con i suoi ritmi sonnolenti, ma anche con le sue rassicuranti
certezze. Ma sembra che non mi sia proprio possibile dimenticare Dylan. Uno dei temi del compito in
classe di Italiano di ottobre chiede di commentare la prima strofa di The Times They Are A-Changin’ e
di fare alcune considerazioni sulle canzoni di protesta. Quei versi mi colpiscono per la prima volta.
Come gather ‘round people..., ehi gente venite tutti qua intorno, che potenza, che immagini, ...the
waters/Around you have grown... come non pensare al diluvio universale? Per il resto, anche se non ne
so ancora molto, “le canzoni di protesta” mi fanno già arricciare il naso: chi protesta e contro chi? E poi
mia madre decide di regalarmi a Natale i tre volumi della Newton Compton che traducono i Writings &
Drawings, che lungamente avevo guardato con cupidigia sugli scaffali dell’unica libreria di
Borgomanero. Mi si apre il mondo di Bob Dylan, ogni pagina una scoperta. My Life In A Stolen
Moment, trovo un attimo per raccontarmi la mia vita. Bob Dylan’s Dream, quei ragazzi come noi che
pensano che il mondo sia tutto per loro e non sanno che nel giro di qualche mese saranno sbattuti nei
posti marginali che gli erano destinati da sempre. Senza avere nemmeno il tempo di rendersi conto, ma il
loro compagno Bob, forse il più insignificante, l’ha capito per tempo. E come gli pesa questa
consapevolezza, vorrebbe tornare indietro, ma sa già che non si può. E su quella ferita costruirà tutta la
sua arte. E lo stupore che Blowin’ In The Wind sia stampata come le altre canzoni, senza nulla che la
evidenziasse come “la” canzone. Ma anche da quei volumi traspare l’idea che sia già tutto concluso.
Anche il bel saggio introduttivo di Fernanda Pivano è pensato per difendere Dylan dalle accuse di allora,
chiedendo di dargli tempo e fiducia, cercando di suggerire che forse Dylan è semplicemente più avanti
di quelli che lo contestano, forse troppo avanti, e mettendo in evidenza come il sistema americano
stritola una dopo l’altra le persone di valore con velocità crescente. E poi quella storia della chitarra
acustica e della chitarra elettrica: la purezza e il mercato, l’impegno e i soldi, che a pensarci oggi fa
proprio ridere, se non fosse che ci mostra la potenza dei simboli, quando si abdica dalla razionalità. Quei
volumi ebbero anche un altro effetto importante sul mio approccio con il materiale di Dylan. I tre
volumi, infatti, non erano stati concepiti in modo unitario. Il primo fu pubblicato come antologia
autonoma nel febbraio 1972, il secondo nel settembre 1972 con tutte le canzoni escluse dalla prima
antologia. Così per molto tempo ho pensato queste canzoni escluse dalla prima scelta come minori, fino
a che mi sono comprato l’edizione inglese e, soprattutto, ho imparato a costruirmi un mio percorso
personale. Decisivo in tal senso un bel programma di Radiotre di Marina Morbiducci e Massimo
Scarafoni intitolato “Bob Dylan. Un po’ di più”, andato in onda alla fine del 1979 per qualche settimana.
Durante il ciclo di trasmissioni arrivò dall’America la notizia dell’uscita di Slow Train Coming, che
venne commentato e trasmesso in anteprima, rivoluzionando la scaletta originaria. Ogni tanto veniva un
ospite a parlare di Dylan. Ricordo Francesco De Gregori e un inopinato Baglioni che raccontava di aver
visto il concerto di Parigi dello Street Legal Tour e di aver scoperto che Dylan è un vero cantante,
avendo sempre considerato le sue canzoni politica e non musica. Vennero trasmesse tutte le canzoni
degli anni sessanta pubblicate solo su bootleg o sulle Broadside Reunion, e soprattutto ascoltai per la
prima volta intelligenti commenti sui paralleli tra The Times They Are A-Changin’ e Changing Of The
Guards, fatti per dimostrare la continuità dell’arte di Dylan e rigettare tutta la retorica del bel tempo
andato che aveva imperversato sui media italiani in occasione del tour del 1978. Un titolo per tutti:
“L’usignolo ha una spina in gola”, dell’Espresso. Marina Morbiducci e Massimo Scarafoni curarono poi
per la Lato Side un volume, oggi introvabile, con le traduzioni dei testi dal 1973 al 1980, precedute da
una bella introduzione che faceva anch’essa giustizia dei luoghi comuni italo-dylaniani.

E i dischi? Può sembrare paradossale ma in quegli anni non era facile trovare nell’unico negozio di
Borgomanero dischi che non fossero Tozzi, Baglioni o Battisti. Non parliamo poi di dischi di catalogo.
Ricordo che quando nel Natale del 1979 mia madre - santa donna, un giorno o l’altro la porterò a sentire
Dylan – mi regalò un buono per quattro LP – allora andava molto regalare i buoni, oggi non so –
aspettai ben due mesi per avere i dischi che avevo scelto: Blonde On Blonde, Nashville Skyline e John
Wesley Harding. E che copie! John Wesley Harding aveva stampigliato un box di una decina di
centimetri con la scritta: “contiene Drifter’s Escape trionfatore a Bandiera Gialla” e come note di
copertina la pausa di Bringing It All Back Home tradotta in italiano, anziché Three Kings. Blonde On
Blonde era in versione mono, anziché stereo, e all’interno aveva la stessa foto della copertina, anziché
le foto di studio che avevo visto al Virgin di Londra. È anche vero che secondo il CD acquistato negli
anni novanta la prima canzone di Blonde è Rainy Day Women Nos 12 & 36. E così acquistai il primo
disco il 20 gennaio del 1979 - una copia di The Freewheelin’ stampata in Olanda nel 1975 - quando il
mio amico Giulio mi annunciò tutto trionfante che nel supermercato Standa appena aperto a
Borgomanero c’era un reparto di dischi – rottura del monopolio, finalmente – che come lancio aveva
tutto il catalogo di Dylan scontato. Quella voce di cartavetro che arrivava direttamente dalle fumose
coffee house del Village incominciò a dar vita una dopo l’altra a quelle parole che ormai mi
accompagnavano, guidandomi ogni volta in territori inesplorati. Mi costò anche un penoso sei in un
compitino di filosofia. Ma come spiegare alla professoressa e ai miei che non ero riuscito ad
impadronirmi con la consueta precisione del pensiero di Platone, perché continuavo a interrompere lo
studio con A Hard Rain’s A-Gonna Fall, Girl Of The North Country,... i cui versi e le cui immagini si
impadronivano poi della mia mente? E poi, dando fondo ai risparmi, Highway 61 Revisited, Hard Rain –
terrificante il primo ascolto, non riuscivo a smettere di ascoltare e leggere e rileggere Idiot Wind,
ubriacato dalla musica e affascinato da quei versi che cercavo di sviscerare: ma santa madonna,
possibile che una donna riesca a farti così male da scomodare l’universo mondo; l’avrà davvero ucciso
Gray?, e chi era? E ancora oggi non posso ascoltare quella versione di One Too Many Mornings senza
provare i brividi – e Bringing It All Back Home, che era esaurito e mi fecero arrivare in tre giorni.
Repertorio naturalmente sixties, come intimavano i sacri testi. Unica licenza i live. Avevo paura ad
ascoltare roba scritta dopo. Avevo persino letto che Desire era stato registrato con i violini, come un
Claudio Villa qualsiasi. Che sollievo quando si è inceppata la cassetta che Davide voleva farmi
ascoltare ad ogni costo: «a te che piace Dylan non può non piacere Hurricane». E così ci ho messo altri
due anni per scoprire Scarlet Rivera. Il primo disco avuto mentre era il nuovo disco di Dylan fu Street
Legal nel maggio del 1979, anche se era uscito da un po’. Protagonista ancora mia madre che,
professoressa di Italiano e Storia nel triennio di un Istituto tecnico, aveva accompagnato i suoi alunni in
gita a Firenze, “ordinando” ad uno di questi, il più esperto di musica, di procurarsi una cassetta di Dylan
per me. Disappunto per la cassetta – ma mamma, ci vuole il vinile! – disappunto per il titolo – oddio, e
adesso? – e disappunto perché non riuscivo ad ammettere che mi piaceva, anche se Dylan non suonava
la chitarra acustica. Anzi Is Your Love In Vain? era proprio una grande canzone.
I concerti erano una cosa ancora più complicata. L’Italia era fuori dai tour europei, dopo le molotov a
Santana del 1977 al Vigorelli, e poi Dylan veniva in Europa ogni tre anni. Quando venne annunciato il
tour europeo del 1981 l’attesa divenne febbrile. Le notizie erano buone. Aveva smesso di fare solo il
repertorio cristiano, ma intervallava una canzone cristiana a una canzone classica. E che canzoni: Girl
Of The North Country, The Times They Are A-Chanigin’ con quattro strofe fatte da solo con la
chitarra acustica, Don’t Think Twice, It’s All Right. A me, per la verità, anche Saved, considerato da
molti il punto più basso della carriera di Dylan, era piaciuto molto. Mi piaceva molto A Satisfied Mind,
ma anche Covenant Woman, ma me lo tenevo per me. Impossibile sostenere discorsi su questo
argomento, meglio scantonare. Articoli al vetriolo dappertutto. Ho vaga memoria di uno particolarmente
virulento del “Mucchio selvaggio”, che i miei amici cercarono di nascondermi con grande misericordia.
Ricordo questo colloquio nell’agosto del 1980 a Eastbourne, mentre tornavo verso casa con la signora
che mi ospitava, con sottobraccio una copia appena acquistata di Saved, assieme agli spartiti. «What’s
that record?». «It’s the last of Bob Dylan». «Not the last, the latest. Anyway I liked very much Bob
Dylan». Avrei voluto replicare, guardi che Dylan scrive ancora, e le sue canzoni continuano ad essere
importanti; ma rinunciai, un po’ mortificato dal disastroso errore appena commesso, un po’ scoraggiato
dalla perentorietà di quel “liked”. Inoltre non avevo ancora ascoltato Saved, e la copertina non era poi
così rassicurante.
Lessi su “La Stampa” - “il” giornale dalle nostre parti - che per assistere all’ultimo concerto del tour,
che si teneva ad Avignone il 25 luglio, un negozio di dischi di Torino organizzava un pulman. Annotai il
numero di telefono, pronto a chiamare. Quale migliore occasione per festeggiare la maturità? Si trattava
per scrupolo di aspettare il sorteggio degli orali, ma era chiaro che il 25 luglio sarebbe già stato finito
tutto. E invece ero il terzo candidato di lunedì 27 luglio. Impossibile convincere i miei che avrei potuto
partire sabato mattina, ascoltare il concerto sabato sera, rientrare nella giornata di domenica e
presentarmi agli orali lunedì. Senza contare che se mi avessero cambiato la seconda materia, avrei
dovuto sgobbare tutto il fine settimana. E così dovetti attendere il concerto di Milano del 24 giugno 1984,
con Mick Taylor e Santana – e che concerto! Con Bob euforico e, forse, felice davanti a più di
cinquantamila persone che ci ha fatto cantare sul ritornello di Blowin’ In The Wind e con un inaspettata
The Times They Are A-Changin’ come secondo bis mentre stavamo già uscendo - per vedere il mio
primo concerto di Dylan, qualche settimana dopo aver visto per la prima volta Joan Baez al Castello
Sforzesco, in compagnia di molti reduci dai concerti veronesi di Dylan della sera prima. Ma ormai ero
l’esperto – quello che riconosceva le canzoni dalla prima nota, che spiegava tutti i retroscena della
vicenda dylaniana e che era stato a Blackbushe – alla testa di un gruppo numeroso, formato da gente
che voleva sentire Dylan, anche se non lo conosceva bene. Eh sì, perché il ritrovato menestrello - che
imbracciava di nuovo l’acustica per fare Tangled Up In Blue, It’s Alright Ma e A Hard Rain’s
A-Gonna Fall e aveva recuperato una formazione classica, rinunciando alle coriste - era di nuovo il
maestro da ascoltare ad ogni costo, ma adesso con rispetto e venerazione. Anzi in quei piatti e
detestabili anni ottanta aveva acquistato il carisma di chi non si era venduto, proprio mentre i fratelli
maggiori del suo nuovo pubblico, che lo avevano massacrato qualche anno prima, si stavano sistemando
uno dopo l’altro ben dentro il cuore del sistema, senza averlo minimamente reso più umano, anzi! Sic
transit gloria mundi.

Questo è il percorso razionale. Ma in qualche modo sono convinto che da molto prima sapevo chi era
Dylan, anche se non lo conoscevo. E allora ho incominciato a scavare nella memoria per portare alla
luce tutti i frammenti utili. È così affiorato un quaderno di scuola di mio fratello con la copertina dei
Greatest Hits vol. II, ribattezzati “Un poeta, un artista”. Era la versione del disco che si trovava in Italia,
e così, a suo tempo, anche i Greatest ho dovuto comprarmeli a Hastings. Nella controcopertina di quel
quaderno si narrava la storia del mito, che a quindici anni aveva scritto la prima canzone per Brigitte
Bardot. Il fascino di quella foto di spalle – credo venga dal “Concerto per il Bangladesh” – era
magnetico. Ho pensato che probabilmente questo Dylan dopo Brigitte Bardot doveva aver fatto cose
più serie. È poi affiorata una storia a fumetti apparsa sul Giornalino, che non so collocare nel tempo -
ma forse Michele mi può aiutare - di un reporter in moto che si reca all’astrodromo di Houston a sentire
Dylan. Penso il riferimento fosse al Benefit per Carter. Nel fumetto c’erano anche i versi di due
canzoni, una sono quasi sicuro fosse Chimes Of Freedom. Sono invece sicuro che mi colpirono molto.
Ma poi poco a poco si è fatta strada la circostanza in cui we first met. 1970. Al tempo io e mio fratello
– prima e terza elementare - collezionavamo 45 giri, che ascoltavamo in un mangiadischi rosso che
recava la scritta “Music for your eyes”, per noi allora incomprensibile, e per la verità tale rimasta: che
c’entrano gli occhi? La fonte era la tv, canzonissima e sanremo, e la radio, Lelio Luttazzi, ma già con
qualche guizzo: Gaber, Antoine – che emozione quando scoprii che Pietre era, un po’ massacrata,
Rainy Day Women! – e “C’era un ragazzo”. E così un giorno arriva a casa nostra l’ultimo successo
inglese. In particolare ero io che incominciavo a chiedere musica inglese: “Let It Be”, “Sympathy” dei
Rare Bird. Era “Yellow River” di un certo Christie, copertina rossa e gialla. Il disco era stampato dalla
Cbs, e sul retro c’era la pubblicità degli ultimi successi della casa discografica con la riproduzione delle
copertine. Non riuscivo a staccare gli occhi da quel signore con la barbetta rada dall’aspetto gentile, che
sollevava la bombetta e teneva in mano una splendida chitarra con il parapenne meravigliosamente
intarsiato. Oh, Bob!

Gianni “The Lonesome Sparrow”, novembre 2004.



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