parte 234
Lunedì 25 Ottobre 2004


2868) Caro Michele,

nella lettura di Chronicles sono ormai giunto al capitolo che parla di "Oh Mercy" e vorrei esternare dei primi brevissimi commenti su quanto finora letto, riservandomi un intervento più esaustivo a fine lettura (con qualche rilettura delle parti più criptiche...), se la mia piccola Brunellina me lo permetterà.

Innanzitutto lo stile narrativo, nonostante la barriera linguistica e nello specifico alcuni dubbi me li potrà risolvere solo la versone in italiano di Alessandro Carrera, mi è apparso brillante ed avvincente, in grado di trasmettere in modo chiaro e fortemente emotivo i diversi stati d'animo dell'autore riferiti all'epoca dei fatti narrati.

- Così ecco il giovane Bobby Zimmerman al Village (in procinto di diventare Bob Dylan in onore del poeta gallese Dylan Thomas, finalmente abbiamo la conferma) con l'ambizione di sfondare nel mondo della folk music e l'entusiasmo per gli incontri di grandissimi come Van Ronk, Belafonte, Mike Seeger e la scoperta della propria vocazione di songwriter; la visione della futura grandezza.
La prima parte del libro ci porta per mano, salterellando tra frame cronologicamente non successivi - eppure si ha la sensazione di una narrazione ordinata, fino al momento in cui Dylan è sul punto di esplodere sulla scena musicale come il fenomeno che tutti ammiriamo. Tantissimi sono i luoghi e gli ambienti descritti dei "mitici" club di folk music del Village e gli strambi ed affascinanti personaggi "hanging around".
Appassionato e a tratti struggente è infine il racconto degli incontri con Woody Guthrie e dei momenti in cui Bob gli cantava le proprie canzoni (tra la non curanza degli altri ammalati). Interessante è il mistero dei
manoscritti di Guthrie e del tentativo (tragi-comico) di Bob di recuperarli, dopo essere passato in una specie di palude, a casa di Guthrie e fallito perchè il giovanissimo figlio di Woody, Arlo ne ignorava l'esistenza. Bob ci fa sapere che tali manoscritti sono stati finalmente recuperati e resi in musica recentemente da Billy Brag e i Wilco.
Per il momento nessun accenno a Joan Baez......
 

- New Morning - qui l'amarezza di Bob fuoriesce dalle pagine del libro in modo davvero disperato. Il racconto ci porta alla fine deli anni 60 ed evidente è l'impossibilità dell'autore di trattare l'orda di esaltati che assedia la sua casa di Woodstock (supposta un'oasi di tranquillità) per esortarlo a prendere la testa del movimento rivoluzionario contro tutto e tutti. All'opposto, tenerissimo è il suo desiderio di trascorrere una vita "normale" con la propria famiglia e la preoccupazione di non essere in grado di proteggerla. Qui il primo accenno a Joan Baez e la citazione della canzone "di protesta contro di lui" - To Bobby.
In questa parte Dylan tenta per l'ennesima volta di scrollarsi di dosso gli appellativi "Voce di una generazione", "Profeta", "Salvatore", etc. che ritiene oltremodo pericolosi e lo fa in modo ripetitivo, quasi ossessivo.
Non mancano alcune curiosità, ad esempio di come un riff jazz al piano di Al Kooper e la presenza estemporanea di tre coriste ha favorito la composizione di "If Dogs Run Free". A proposito di Al Kooper, Dylan ci racconta di averlo "raccomandato" al suo vecchio manager Grossman e all'epoca manager di Janis Joplin perchè riteneva che le sonorità prodotte da Kooper sarebbero state esaltate da una front singer di inaudita energia come Janis. Ovviamente Grossman non era della stessa idea e Dylan commenta amaramente: di lì a poco Janis non avrebbe più respirato e Al sarebbe rimasto in un limbo musicale per sempre.....
 

- Oh Mercy (non ho ancora completato la lettura). Il racconto riparte dal 1987 durante il tour con Tom Petty frammentato dalle esibizioni live con i Grateful Dead. Dylan si sente svuotato di tutte le energie creative e di performer: è il momento peggiore della sua carriera. La possibilità di smettere è reale, comincia ad attivare contatti concreti per passare al mondo del business ! L'incubo ha una fine improvvisa in occorrenza del momento più buio - fugge letteralmente da una session con i Dead con una scusa banale poichè pressato dal gruppo interessato ad eseguire suoi brani di cui non ricorda quasi l'esistenza. In fuga disperata, entra in un locale e ordina un drink, un gruppo suona ballate jazz ed un anziano cantante pur
non dotato di una voce fantastica appare avere un controllo totale delle melodie e canta in modo perfetto senza mostrare il minimo sforzo. (O' miracolo, direbbe Troisi...) Bob sembra capire che la tecnica vocale mostrata da un anziano cantante sconosciuto è la chiave per ridare vita al suo repertorio ! Ciò non basta, pensa che sia il momento giusto per rispolverare una tecnica chitarristica che gli aveva mostrato molti anni
prima un musicista al Village, particolarmente adatta ad esaltare la nuova tecnica vocale. Tale tecnica chitarristica si basa sull'esecuzione di "triplette" tipiche delle melodie sincopate del jazz e su tempi dispari in luogo della semplice tecnica di strumming (flat picking) in battere e levare utilizzata finora da Dylan. Non entro nei particolari pur bene esplicitati nel libro e tutto sommato facili da comprendere (per i colleghi musicisti ehm, ehm...), ma il risultato è il modo di cantare di Bob nel Neverending Tour, con melodie spesso spezzate e talvolta lontane da quelle originali e i famigerati "assoli di due-tre note". E' proprio Dylan comunque che ci fa sapere che questa tecnica è assolutamente asservita al canto e non era sua
intenzione quella di diventare un "lead guitarist".
A questo punto Dylan rincuorato aspetta pazientemente il prossimo tour per sperimentare le nuove tecniche......
Tutto sembra nuovamente scemare per un misterioso grave incidente ad una mano. La guarigione, dopo i primi dubbi, comunque va nel migliore dei modi e Bob è pronto per una nuova sfida.
Nel frattempo incomincia a scrivere nuove canzoni (solo le parole per Political World, Dignity, Desease of Conceit, What Was It You Wanted, etc.).
Segue l'incontro con Bono a cui fa leggere le nuove canzoni e Bono lo esorta a contattare Lanois. Dylan chiama subito "Danny" e fissano un incontro................

Insomma ci sarebbero ancora tanti episodi da evidenziare e commenti da fare, ma spero per il momento di aver trasmesso la sensazione di una lettura a dir poco avvincente (e non è ancora finita !) e naturalmente mi aspetto di estrarre altre rarità dal preziosissimo scrigno che Bob ci ha regalato con il suo libro.

Ultimissima nota. Ci sono diversi punti nel libro dove Dylan parla di qualcuno che "possiede la sua stessa visione creativa, gli stessi gusti musicali, etc.). Insomma una sorta di anima gemella dal punto di vista
artistico (per esempio Ricky Nelson.....e perfino Bobby Vee)... sarà perchè Dylan è del segno dei gemelli....scherzo ma la cosa viene ripetuta per più di un personaggio, strano.....

"And that's good enough for now"

A presto,

Antonio.

Ciao Antonio
e grazie per queste interessanti anticipazioni. Sei stato assolutamente avvincente nel racconto e mi hai fatto venire ancora più voglia di leggere il volume che però io aspetto di leggere nell'edizione in italiano anche per questioni di tempo.
Comunque da quello che mi scrivi mi sembra che l'opera sia davvero molto interessante.
Invito altri magfarmiani che abbiano letto Chronicles Vol. 1 a dire la loro se vogliono...
Ciao e a presto
Michele "Napoleon in rags"


2869) Ciao Michele,
una precisazione rispetto alla questione del bonus cd associato al primo volume della autobiografia di Dylan, "Chronicles" (presso alcuni rivenditori), di cui parlavamo nella scorsa puntata della Talkin' di Maggie's Farm. L'ho tratta dal sito Searchingforagem.com: non esiste una versione da 5 tracce ed una da sei; tutti i bonus cd contengono anche il brano "Cuckoo Is A Pretty Bird".
Per quanto riguarda quest'ultima canzone, naturalmente avevo scritto nella mia scorsa lettera "inedito" tra virgolette perché lo è solo rispetto alla discografia ufficiale, essendo il brano già da tempo in circolazione su bootleg.
Ma a quanto sembra la questione del bonus cd di "Chronicles" sembra più incasinata ancora perchè Alan Fraser scrive sul newsgroup:
"To confuse matters there really is now a second "Chronicles Volume One" bonus disc. This is Columbia CSK 54808 and has a single track - Tryin' To Get To Heaven, recorded live in the UK in 2000. I'm told it's the audience recording from Portsmouth, 25 Sep 2000. (Several audience performances from the two Portsmouth nights have already been released by Columbia on various international discs.)" Dunque sembra esserci un secondo bonus disc con una versione live di "Tryin' To Get To Heaven" probabilmente tratta dal concerto di Portsmouth del 25 settembre 2000...
Carlo "Pig"

Ciao Carlo
grazie per le informazioni. Staremo a vedere. Se qualcuno ha altre notizie al riguardo ci faccia sapere.
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2870) Ciao.
C'è una dimenticanza nella vostra lista di cover dylaniane: di "It's all over now baby blue" esiste anche
una versione di Marianne Faithfull. La Faithfull ha infatti registrato "It's all over now baby blue" nel 1970 con altre due cover dylaniane: "Visions of Johanna" e "It takes a lot to laugh, it takes a train to cry". Le tre cover sono state pubblicate solo nel 1984 sull'Lp "Rich Kid Blues" .
Ciao e complimenti per il sito
Renzo

Ciao Renzo
grazie infinite per la segnalazione e per i complimenti. Ho già provveduto ad aggiornare la nostra mega paginona delle covers...
A proposito di covers ho sentito parlare qualche giorno fa in radio di una cover di un pezzo di Dylan appena uscito e cantato dall'ex cantante dei Simple Minds (se non ho avuto una allucinazione acustica). Non ricordo il brano in questione. Qualcuno sa aiutarmi?
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2871) Ciao Michele,
ti invio la copertina del nuovo libro della Giunti su Bob Dylan (autore Cesare Rizzi) che ancora non ho letto (l'ho appena comprato), prima edizione Settembre 2004, in cui tra gli altri vieni citato tu e il sito Maggie's Farm (Pag.128 Collana a Cura di R.Bertoncelli).
Alla prima occhiata mi sembra fatto bene, ripercorre tutta la discografia di Dylan con foto edite ed altre
inedite. Sicuramente e' un buon libro per chi si immerge per la prima volta nel vasto mare Dylaniano; per i neofiti e' un ottimo inizio ed anche per i veterani lo e' poiche' racchiude con sintesi in modo compatto l'intera discografia e alcuni boot catturando facilmente cio' che si desidera trovare in modo semplice (arriva fino alla descrizione dell''ultimo "Bootleg Series Vol. 6") .
Niente male in attesa che arrivi da noi tradotto in italiano "Chronicles" Vol. 1.

Un Saluto
Stefano C.

Ciao Stefano
grazie di tutto. E grazie anche di cuore all'autore del libro in questione, Cesare Rizzi, per le sue belle parole nei confronti del nostro sito da lui definito "splendido". Grazie a Cesare, dunque. Ecco la copertina del volume per chi non lo avesse ancora acquistato.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2872) Ciao a tutti.
Nei giorni scorsi ho trovato su eBay l'immagine di "Il meglio di Bob Dylan n.1" che cercavo da tempo , e che manca, tra l'altro, nel mio "When we first met - Part 2" (Michele la puoi aggiungere? Sarà fatto quanto prima!) dove includevo solo quella del n. 2 che Carlo "Pig" (al quale ho più volte parlato dell'importanza che questi due dischi hanno avuto nel mio avvicinamento a Dylan) aveva recuperato sul sito Searching for a gem.
Ora scopro leggendo l'ultima Talkin' di MF che tu, Anna, hai il disco, che è stato anche per te tra le prime cose dylaniane, che anche tu lo prendesti ad un grande magazzino (il mio era quello stesso Standa del mio quartiere dove avevo già preso Desire e Hard Rain) e ne riporti addirittura la lista dei brani che non riuscivo a recuperare in nessun posto!
Ma hai anche il n. 2? E quali brani ci sono? Mi pare di ricordare Absolutely sweet Marie, forse Chimes
of freedom, ma le altre proprio non le ricordo ..... così come non ricordavo assolutamente delle note di Paolo Limiti che hai riportato nella scorsa Talkin' ............ non mi pentirò mai abbastanza di averli venduti, quei due lp, ma, dopo averli letteralmente distrutti (complice lo stereo di Selezione del Reader's Digest, un vero e proprio mostro con una puntina a vite che i dischi li solcava letteralmente ........ magari Anna avevi quello pure tu, come me e come mezza Italia ...........) li utilizzai, assieme a Hurricane in 45 giri (altro errore gravissimo) come merce di scambio nell'ottica di recuperare quanta più discografia lp ufficiale possibile .........

Elio "Rooster"

Ciao Elio
è bello vedere come il passato dylaniano di ognuno di noi sia magari caratterizzato dagli stessi percorsi, dagli stessi piccoli eventi che ci hanno portato a diventare appunto dei dylaniani fino al midollo. Io non li ho quei due dischi de "Il meglio di Bob Dylan" anche perchè non li avevo mai trovati... Chi ha la lista del vol. due di cui parla Elio? Ce la manda?
Ma lascio la parola ad Anna "Duck" con altre rievocazioni in risposta ad Elio...

2873) Ciao Elio e ciao a tutti...
Sìììì, è proprio quello della foto (vedi qui sopra)!!! e anch'io l'avevo comprato alla Standa. Purtroppo non ho il n. 2... i ricordi mi si accavallano e probabilmente non rispettano l'esatta sequenza temporale, ma mi pare che dopo di quello, andai a recuperare il Greatest Hits (quello doppio con la copertina azzurra e un BELLISSIMO Bob con armonica e giacchino di jeans) che avevano regalato a mia sorella e che giaceva ancora inascoltato a casa dei miei; a quel punto non mi bastavano più le raccolte e i "The Best" perchè volevo decidere da me quale fossero i capolavori, e così mi buttai sugli lp ufficiali: Blonde on
Blonde (ho l'edizione con la foto della Claudia Cardinale che poi sparì dalle edizioni successive), Highway 61 Revisited e Bringing It All Back Home (la mia edizione ha però il titolo di "Subterranean homesick blues"). Questi restano a tutt'oggi i tre album che più mi affascinano e mi emozionano. Anch'io avevo uno stereo "terribile" di quelli che facevano scrunch scrunch quando gli passavi il dito sulla puntina per togliere la lanugine che vi si formava e tentare di ascoltare la voce di Dylan senza che fosse sovrastata dai fruscii... ... mi rendo conto che questo è un nostalgico amarcord.... ma siamo davvero così vecchi ??? :-)
Anna "Duck"

Ciao Anna,
ma va là che sei praticamente una bambina... Dunque il regalo per tua sorella servì invece a te? O era dylaniana anche lei? E chi fu la saggia persona che fece così oculatamente quel regalo? Fammi sapere... Per la cronaca avevo anche io uno stereo di Selezione come quello che descrive Elio... Comunque a proposito dei crackle e scrunch un amico mi disse che lui credeva che i dischi di Dylan si sentissero con quella voce gracchiante causa la puntina... poi quando li ha sentiti su cd si è reso conto che era proprio la voce di Bob!!! :o) Un po' come tutti gli italiani che cercavano di sintonizzare la radio quando sentivano Ciotti convinti che fosse fuori sintonia... :o)

E per concludere il trittico dei tenutari del "Porcile di Maggie's Farm" ecco la testimonianza di Carlo "Pig", last but not least, con un suo personalissimo "When we first met"...


2874) Ciao a tutti,
io invece ho iniziato registrando su cassetta dai cd che prendevo in affitto; i primi cd in affitto furono Hard Rain, in cui ritrovai la Shelter From The Storm che mi aveva colpito anni prima in tv, Dylan & the Dead, dal quale ascoltai la prima Knockin' On Heaven's Door, Under The Red Sky e, a ruota, Down In The Groove, nella quale cercavo la Let's Stick Together che avevo ascoltato in tv qualche anno prima... per questo ero convinto che ne esistesse un video-clip, perchè sentii quella canzone alla tv, probabilmente proprio su Videomusic.
I primi 3 cd acquistati furono 3 dei 4 Documents Of Bob Dylan (coi Gaslight Tapes), poi Hard Rain e un bootleg del famoso Royal Albert Hall '66, tutti alla Metro; poi venne Portaportese... Live '64 il primo e tutti gli altri di seguito. Senza limiti ;-)
Carlo "Pig"

...Eggià perchè dovete sapere che Carlo mi ha fatto una "capa tanta" per un sacco di tempo sostenendo che esisteva un videoclip di "Let's stick together" di Dylan da "Down in the groove"... Ed io che continuavo a dirgli che se l'era sognato e che non esisteva affatto e che - fesso che sono! - non l'ho neanche obbligato ad una scommessa pecuniaria che mi avrebbe fatto intascare un bel po' di soldi... :o)
A proposito del "Porcile di Maggie's Farm", non mi ricordo se avevo già segnalato il Dylan tree relativo al video di Milano 2003; lo faccio ora (http://porcile.tk)
Ciao a tutti
Michele "Napoleon in rags"


2875) Carissimo Michele
avendo avuto l'occasione di viaggiare recentemente tra gli Usa e l'Inghilterra vorrei segnalare a te e a tutti gli amici del tuo sito che sulla rivista di bordo, "Highlife", c'è questo piccolo articolo che parla del
Maestro con un paio di belle foto.
Inoltre sul canale 9 della programmazione radiofonica di bordo si può ascoltare per intero "Blood on the tracks"... devo dire che il viaggio è stato molto piacevole..!!
Salutoni
Al

www.al-diesan.it

Ciao Al
un buon modo per incentivare i viaggi aerei... :o)
Ecco qui sopra la scansione che mi invii. Grazie e alla prossima,
Michele "Napoleon in rags"


2876) Caro Michele,
sto finendo di leggere "Chronicles vol. I", come molti altri animaletti, credo, e penso che questo libro sia una pietra miliare nella storia di Dylan.
E' la grande sorpresa che mi aspettavo qualche anno fa scrivendo proprio su Maggie's Farm.
Abbiamo finalmente un quadro esatto dello spessore letterario e umano di Dylan, raccontato da lui stesso come nessun'altro ovviamente poteva fare.
Ciò che mi colpisce in particolare è la sua capacità di interiorizzare e memorizzare le esperienze, con una dovizia di particolari incredibile.
Ho sempre pensato che alla base di menti così geniali ci deve essere una capacità di memorizzazione superiore. A questa Dylan unisce una sensibilità straordinaria. E' un libro illuminante che credo faccia piazza pulita di molte cose scritte su di lui.
Colpisce anche la consapevolezza delle proprie ambizioni e della propria capacità di perseguirle.
Non conosco l'inglese (americano) così bene ma mi pare che anche a livello stilistico il libro sia scritto in modo stupendo.
Aspetto con ansia la traduzione italiana di Alessandro che sono sicuro sarà all'altezza del difficilissimo compito.

Ciao
Bruno "Jackass"

Ciao Paolo,
come scrivevo sopra io per questioni di tempo aspetterò l'edizione italiana per leggerlo.
Dunque le tue parole sembrano smentire la favola circolata tempo fa secondo cui Dylan non si ricordava gli avvenimenti del proprio passato.
Anche io sono sicuro che si tratterà di una grande opera, tanto più quando sarà completata e letta nella sua interezza.
A proposito per quanto riguarda l'uscita italiana sembra che si aggiri intorno al 13 gennaio prossimo.
Ciao e alla prossima,
Michele "Napoleon in rags"


2877) Ciao Michele.
Ancora qualche immagine di Bob + Elana.

Ciao
Roberto


Ciao Roberto
grazie per le foto... Allora quando avevo disegnato la strip di Zimmy dal titolo "Elana on my mind" ci avevo azzeccato in pieno! Guardate la terza foto e ditemi se non è esattamente quello che ho descritto nella strip?...
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"

2878) Ciao Michele! Ho ritrovato senza troppe difficoltà (avendo a casa il disco dei Byrds al cui interno si trova la foto mandata da Sal due settimane fa) "the missing Byrd", ovvero Roger McGuinn! Ecco quà una nuova foto con tutta la band al gran completo! Roger McGuinn (che si chiamava, all'epoca, ancora Jim e non Roger) è l'ultimo sulla destra. Come dicevo già la settimana scorsa, la foto in questione risale al 1965 e fu scattata da Ciro's, il locale di Los Angeles sul Sunset Strip in cui i Byrds si esibivano in quel periodo. Bob, quell'anno, accompagnò spesso i Byrds nelle loro esibizioni californiane, e questa foto
documenta appunto una di quelle (prime) esibizioni.
Dirò forse una banalità, ma senza Bob Dylan probabilmente i Byrds non sarebbero mai esistiti, o non sarebbero comunque diventati uno dei gruppi più importanti della storia del Rock. Bob Dylan fu infatti per il gruppo californiano un vero e proprio "padrino", oltre che una fonte di ispirazione costante. Ciò che trova (del resto) puntualmente conferma nelle numerose cover del Nostro presenti su molti dei loro dischi.
Da questo punto di vista, i Byrds sono stati sicuramente dei formidabili diffusori delle idee (e delle intuizioni) di Bob Dylan. Tra tutte le cover incise da McGuinn & soci, Mr. Tambourine Man resta probabilmente a tutt'oggi (anche per via della sua impressionante potenza innovativa) la migliore. C'è
qualcosa di vagamente onirico in questa rivisitazione byrdsiana del "Signor Tamburino" di Dylan. Qualcosa che me la fa accostare, per certi versi, sia a Sunday Morning dei Velvet Underground sia a California Dreamin' dei Mamas & Papas. Tre popsong praticamente perfette. Cose che accadono di rado nel mondo del Rock.
Questo disco d'esordio dei Byrds (e la sua title-track, in particolare) rappresenta una sorta di big bang, ossia un punto di non ritorno per la storia del Rock. Mr. Tambourine Man è, infatti, un disco che crea un genere (quel famoso "jingle jangle sound" che tanta influenza avrà negli anni a venire su decine e decine di gruppi e artisti, Tom Petty e Rem su tutti). Uno di quei dischi insomma che segnano davvero il confine tra un prima e un dopo.
Da questo punto di vista, la sua importanza "storica" non è sicuramente inferiore - a mio parere - a quella di capolavori epocali quali Rubber Soul dei Beatles, Highway 61 di Bob Dylan, Electric Ladyland di Jimi Hendrix e Velvet Underground del gruppo omonimo.
Un ultimo aneddoto, prima di concludere. Pare che il nome "Byrds" fosse stato scelto dallo stesso McGuinn, il quale, stufo di sentire intorno a sé solo musica dura e stressata, era convinto che la musica del nuovo gruppo avrebbe dovuto essere leggera e naturale proprio come il volo degli uccelli. Da qui il nome del gruppo.
La sostituzione di Birds con "Byrds" avvenne presumibilmente per ragioni "pubblicitarie". Ciò che troverebbe conferma, ancora una volta, nelle parole di Robert Shelton: "...per non sembrare effeminati, evitarono la dizione "The Birds". Nel 1968, Brian Epstein, il manager dei Beatles, stava tenendo d'occhio un nuovo gruppo, The Cyrcle, e mi disse (disse cioè a Roger McGuinn) che la "y" aveva in sé una mistica vincente..."

Stefano "Red Lynx"

PS: d'accordissimo con Michele su Sweetheart Of The Rodeo, al quale però affiancherei (oltre al "seminale" Mr. Tambourine Man...) anche Younger Than Yesterday. In definitiva, i tre dischi assolutamente da avere dei Byrds!!!

Ciao Stefano
e grazie per la foto oltre che per la puntuale ricostruzione storica. Che la "y" di Byrds fosse ispirata a quella del nome d'arte di un certo Zimmerman A. Robert... :o) ?
Risolto dunque il mistero della foto tagliata ed ecco qui sopra il fantomatico McGuinn che dunque in effetti era davvero sul palco con Bob... dunque Sal può essere slegato, tolto dai ceci e può tornare a vedere la sua amata "Corazzata Potemkin"... :o)
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2879) Comunicato stampa: The Gang a Gallarate (Va), 1 novembre 2004

Marino e Sandro Severini (The Gang) presentano Banditi senza tempo a Gallarate (Va), lunedì primo novembre 2004

Lunedì 1 novembre, ore 21.00 a Gallarate (Va) Marino e Sandro Severini (ovvero The Gang) chiuderanno la settimana del libro e dell¹autore di Duemila Libri a Gallarate (Va), Palazzo Broletto presentando Banditi senza tempo (Selene Edizioni, collana Distorsioni), un libro che racconta in prima
persona l'esperienza del loro gruppo e delle canzoni con cui hanno scritto e stanno scrivendo le mille, controverse storie d'Italia.

Un tempo questo tempo/con un'arma un po' speciale/una Magnum Les Paul/sparacanzoni che fanno male/Ora ha una nuova banda/e un fazzoletto rosso enero/quando attacca I Fought the Law/fa saltare il mondo intero/Ma un tempo fuun bandito/bandito senza tempo/veniva con la pioggia/e se ne andava
via col vento. (Bandito senza tempo)

Marino e Sandro Severini, ovvero The Gang, da vent'anni scrivono canzoni, hanno pubblicato una mezza dozzina di dischi e sono una delle più importanti rock'n'roll band italiane. Nel loro songwriting scorrono storie vere, personaggi ispirati dalla cronaca e dalla vita quotidiana. E¹ proprio partendo dalle canzoni che hanno ricostruito le vicende umane e politiche di Ilaria Alpi, don Giuseppe Puglisi, i fratelli Cervi, Joe Strummer, la Banda Bassotti, Andrea Pazienza, il subcomandante Marcos, Sacco & Vanzetti, Pio La Torre, Chico Mendes. Questi e molti altri personaggi costituiscono la galleria dei Banditi senza tempo che hanno ispirato i Gang e che a loro volta li hanno raccontati intrecciando storie e incontri, canzoni e letture, ritornelli e riflessioni e tutta una vita sulla strada. Banditi senza tempo, uscito un anno fa, ha venduto più di tremila copie, un traguardo importante, che va ad aggiungersi all¹enorme riconoscimento che la stampa gli ha dedicato.

Per ulteriori informazioni:

Selene Edizioni, Via Bazzini, 24, 20131, Milano, Telefono: 0226681738; Fax
0259611112, www.edizioniselene.it, e-mail: selene@edizioniselene.it

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