parte 225
Lunedì 23 Agosto 2004


Iniziamo questa puntata della Talkin' con una mail concisa ma decisa... che potrebbe avviare un'interessante nuova discussione.
Michele "Napoleon in rags"

2752) Dite quello che volete, ma l'ultimo grande disco di Dylan è stato: "Good as i been to you". Ciao.

nelcav

Ciao "Nelcav",
immagino che tu ti riferisca al fatto che su "Maggie's Farm" abbiamo spesso lodato ed esaltato "Time out of mind" e "Love & Theft", ovvero dischi di materiale inedito successivi a "Good as I been to you" (ed a "World gone wrong", naturalmente).
Io non so se altri dylaniani ritengono come te che GAIBTY sia l'ultimo grande disco di Bob. A questo proposito invito chi legge queste righe a dire la propria sull'argomento.
Io non lo ritengo l'ultimo capolavoro di Dylan, sinceramente.
Cionondimeno è un grandissimo disco, uno dei miei preferiti, con brani splendidi come Canadee-i-o, Blackjack Davey, Hard times, Jim Jones ed altre... e soprattutto suonato alla grande con un Dylan chitarra ed armonica che ormai ci siamo dimenticati da anni (e che qualcuno auspicava di rivedere in concerto, magari anche per una sola canzone... ne parlavo giorni fa con Matteo "Squirrel")..
Però sinceramente reputo "Time out of mind" e "Love & Theft" dischi superiori nel loro complesso a GAIBTY... Oltre al fatto che essendo dischi molto ma molto differenti si fa anche fatica a paragonarli con i due dischi acustici dei primi anni '90.
Inoltre bisognerebbe che tu precisassi se lo reputi l'ultimo grande disco di Bob per la qualità delle canzoni, piuttosto che per la voce e l'interpretazione o per altri motivi. Probabilmente ti riferisci al disco nel suo complesso ed in questo caso ribadisco quanto detto sopra.
Se invece ti riferisci solo alla voce o all'interpretazione... beh allora si potrebbe discuterne visto che effettivamente io adoro il modo in cui Dylan canta in quei due dischi acustici e che da quel punto di vista giudico superiori agli ultimi lavori inediti.
Che ne pensano gli altri? E visto che siamo in argomento: quanti vorrebbero un nuovo disco acustico di Bob? Magari non di traditional ma di inediti (per quanto è chiaro ormai che Dylan inediti veri e propri ne realizza pochini e preferisce ripescare dal passato anche per i suoi brani "originali")?
Michele "Napoleon in rags"


2753) Quando è nata mia figlia io ero là.... ad assistere,
E mentre nasceva ho pensato a Bobby, perchè ci penso ogni giorno, e poi ho pensato a come chiamare questa creatura.
Se fosse stato un maschio non avrei avuto dubbi: sarebbe stato Danilo (O Dilan) ma era femmina e allora è stato ancora piu' facile: si chiama Linda (Dilan).
Volevo dirvelo.
Siete il sito che ho sempre sognato.
Linda è il mio amore, she speaks like silence,
Ciao.
Claudio

Ciao Claudio,
che dire di fronte ad una lettera così intensa? L'unica è cogliere al volo il suggerimento della frase di Dylan che citi.
Grazie per i complimenti al sito e un saluto a Linda, e - per restare in tema - chiudiamo citando una strofa sublime che Bob ha dedicato ad una sua creatura:
May God bless and keep you always, may your wishes all come true, may you always do for others and let others do for you. May you build a ladder to the stars and climb on every rung, and may you stay forever young.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2754) Ciao da "Mario di Roma"

Invio una interpretazione di "Man In The Long Black Coat" del prof. Aidan Day che ho tradotto perché mi sembra interessante.

"Man In The Long Black Coat" (L'Uomo Dal Lungo Cappotto Nero)

La scena di apertura di questa canzone, apparentemente molto grafica, presenta le conseguenze di una poderosa forza naturale:

Cricket are chirpin', the water is high
There's a soft cotton dress on the line hangin' dry,
The window's wide open, African trees bent over
backwards from a hurricane breeze.

La delicatezza e la vulnerabilità di quel vestito sono pertinenti la canzone perché l'impatto dell'uragano è un tema dominante per una forza che ha spazzato via la donna o la ragazza che poteva averlo indossato. Un uomo:

Not a word of goodbye, not even a note,
She gone with the man in the long black coat.

Il misterioso viaggiatore, che viene in città ed effettua qualche trasformazione prima di sparire, è un archetipo di un film Americano. La trasformazione può essere liberatoria, portatrice di vita. Il viaggiatore può adempire ad una funzione rassomigliante a Cristo. Ma qui il viaggiatore ha un aspetto chiaramente inquietante. Celando un altro volto lui è, in parte, una figura di morte:

He looked into her eyes when she stopped him to ask
If he wanted to dance, he had a face like a mask.
Somebody said from the Bible he'd quote
There was dust on the man in the long black coat.

Qui la morte e la parte erotica si cercano l'una con l'altra. L'uomo dal lungo cappotto nero, indossando non solo la polvere del viaggio ma quella della morte, rappresenta allo stesso tempo una mascolinità sinistra, perfino satanicamente seducente. La sua attrattiva, il suo potere di costrizione, sufficiente a causare che la ragazza lo avvicini, è abbastanza forte da indurla ad abbandonare la sua casa, a lasciare la sicurezza e ciò che conosce. E lei ha fatto un errore.
Nella quarta strofa Dylan critica un certo pensiero secondo il quale non ci sono errori nella vita, e che ogni cosa accade fondamentalmente senza il nostro consenso. Tale punto di vista è dedotto dall'atteggiamento disinvolto delle persone che non vivono la vita nella sua pienezza, ne affrontano la morte nel suo estremo. La ragazza aveva cercato di uscire dalla banale routine. Lei ha corso un rischio:

There are no mistakes in life, some people say,
It is true sometime, you can see it that way,
But people don't live or die, people just float.
She went with the man in the long black coat.

Lei ha corso un rischio ed ha fatto un errore. Quanto sia grave l'errore lo si coglie nel modo in cui la strofa finale delinea la scena del testo come testimonianza di un'energia che è minacciosa nella sua frustrazione, un'energia che è l'opposto di ogni cosa vitale:

There's smoke on the water, it's been there since June,
Tree trunks uprooted 'neath the high crescent moon.

Se Dylan attribuisce in questa canzone una dimensione negativa e distruttiva alla mascolinità stessa, poi allo stesso tempo solleva dubbi circa l'esistenza di una capacità umana che può misurarne la dimensione. Nella terza strofa ci sono alcune righe in cui Dylan contesta l'idea che gli esseri umani abbiano qualsiasi capacità per esprimere un giudizio moralmente puro:

Preacher was talkin', there's a sermon he gave,
He said every man's conscience is vile and depraved,
You cannot depend on it to be your guide,
When it's you who must keep it satisfied.

La più oscura visione di queste righe, dove le ultime due si isolano per la caratteristica del battito della lettera "t", è che non esiste nessuna cosa come la purezza. Nessuna cosa che sia una facoltà attendibile per chiunque. La coscienza è, piuttosto, complice del male che essa giudica. Essa non è al di sopra del male che uno fa, e dipende, invece, dal male che si fa. Essa ha bisogno che uno faccia del male per esistere. La coscienza partecipa all'interresse dell'ego. Il punto sconcertante del racconto è che la coscienza può essere vista come provocatrice del male che uno fa, essa stessa generatrice del male in un ciclo auto-giustificante ed auto-realizzante. Questa considerazione può riferirsi alla ragazza che ha fatto l'errore ed ha seguito il pericolo, ma il cui vero sbaglio è stato l'essere portata a sbagliare da una coscienza corrotta. Può anche riferirsi alla figura dell'uomo dal lungo cappotto nero che avrebbe preso la ragazza per avere la sua coscienza soddisfatta.

Aidan Day - Professor of British Literature and Culture
 

(traduzione parziale)

Ciao Mario
e grazie per questa interessante analisi.
Che ne pensate? Naturalmente c'è da tenere conto che Dylan si è palesemente ispirato ad "House Carpenter" per la sua "Man in the long black coat", tanto che di recente in concerto ha modificato un verso citando la barca sulla quale l'amata del falegname viene rapita dal misterioso uomo dal cappotto nero e condotta nel gorgo mortale ("I went to the river... I just missed the boat... She's gone with the man in the long black coat").
Sicuramente Dylan utilizza l'episodio per operare una critica del mondo e delle persone, come fa un po' in tutti i brani di Oh Mercy, da "Political World" a "Everything is broken", da "What good am I" a "Disease of conceit". I versi in cui sospende il racconto quasi ad inserire delle massime sicuramente hanno una valenza morale. Potrebbe essere interessante far notare che Dylan ha eliminato (sostituendolo con il verso sopra citato) proprio il passo in cui cantava che ..."people don't live or die, people just float". Chissà se è solo un caso o una precisa scelta dettata da un cambiamento di vedute da parte di Bob?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

L'UOMO DAL LUNGO CAPPOTTO NERO
parole e musica Bob Dylan

I grilli friniscono, l'acqua e' alta
c'è un vestito di cotone leggero appeso ad asciugare
una finestra spalancata, alberi africani
piegati all'indietro dal soffio di un uragano.
Non una parola di saluto, nemmeno un biglietto
Lei se ne è andata con l'uomo
dal lungo cappotto nero.

Qualcuno lo vide aggirarsi intorno
alla vecchia sala da ballo ai sobborghi della città
Lui guardo' nei suoi occhi
Quando lei lo fermò per chiedergli
se voleva ballare il volto di lui era come una maschera.
Qualcuno disse che citava dalla Bibbia
C'era polvere sull'uomo
dal lungo cappotto nero.

Il predicatore stava parlando, stava facendo un sermone
disse che ogni coscienza umana è vile e depravata,
non puoi contare su questo per farti guidare
quando sei tu che devi soddisfare tutto questo.
Non e' facile da mandare giù, ti si ferma in gola
Lei ha dato il suo cuore all'uomo
dal lungo cappotto nero.

Non ci sono errori nella vita dice la gente
a volte è vero, puoi vederla cosi'.
Ma le persone non vivono o muoiono, le persone semplicemente galleggiano
(Nuova versione: Sono andato al fiume, ma non sono arrivato in tempo per raggiungere la barca)
Lei se n'è andata con l'uomo
dal lungo cappotto nero.

C'è del fumo sull'acqua, è lì da giugno
tronchi sradicati, sotto la luna crescente
senti il pulsare e le vibrazioni e la potenza che romba
qualcuno là fuori sta bastonando un cavallo morto
Lei non ha detto nulla, non c'è niente che abbia scritto.
Se n'è andata con l'uomo
dal lungo cappotto nero.


2755) Come mai dell'album Time out of mind manca la traduzione di Make you feel my love?
Complimenti per il sito e buon lavoro
Gianni

Ciao Gianni
a dire il vero la canzone è regolarmente inserita nella pagina di "Time out of mind". Forse ti è sfuggita. Ad ogni modo te la riporto qui sotto.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

MAKE YOU FEEL MY LOVE
words and music Bob Dylan

When the rain is blowing in your face
And the whole world is on your case
I could offer you a warm embrace
To make you feel my love

When the evening shadows and the stars appear
And there is no one there to dry your tears
I could hold you for a million years
To make you feel my love

I know you haven't made your mind up yet
But I would never do you wrong
I've known it from the moment that we met
No doubt in my mind where you belong

I'd go hungry, I'd go black and blue
I'd go crawling down the avenue
There's nothing that I wouldn't do
To make you feel my love

The storms are raging on the rollin' sea
And on the highway of regret
The winds of change are blowing wild and free
You ain't seen nothing like me yet

I could make you happy, make your dreams come true
Nothing that I wouldn't do
Go to the ends of the earth for you
To make you feel my love

FARTI SENTIRE IL MIO AMORE
parole e musica Bob Dylan

Quando la pioggia cade sul tuo viso
e il mondo intero e' sulle tue spalle
ti potrei offrire un caldo abbraccio
per farti sentire il mio amore

Quando la sera sfuma e appaiono le stelle
e non c'e' nessuno ad asciugare le tue lacrime
potrei stringerti per un milione di anni
per farti sentire il mio amore

So che non hai ancora preso una decisione
ma non ti ho mai voluto fare del male
lo so dal momento che ci siamo incontrati
non ci sono dubbi nella mia mente a quale posto appartieni

potrò essere affamato, essere triste e malinconico
potrei andare strisciando per la strada
oh, non c'e' niente che non farei
per farti sentire il mio amore

le tempeste infuriano sul mare agitato
e sull'autostrada del rimorso
i venti del cambiamento soffiano selvaggi e liberi
ancora non hai mai visto nessuno come me

Potrei renderti felice, realizzare i tuoi sogni
non c'e' niente che non farei
andrei fino in capo al mondo per te
per farti sentire il mio amore.


2756) Trasmetto la mia top ten dylaniana:

ALBUM

1. HIGHWAY 61 REVISITED
2. BRINGING IT ALL BACK HOME
3. BLOOD ON THE TRACKS
4. BLONDE ON BLONDE
5. OH MERCY
6. TIME OUT OF MIND
7. THE FREEWHEELIN'
8. PAT GARRETT&BILLY THE KID
9. JOHN WESLEY HARDING
10. INFIDELS

SONGS:

1. LIKE A ROLLIN' STONE
2. MR. TAMBOURINE MAN
3. KNOCKIN' ON HEAVEN'S DOOR
4. TANGLED UP IN BLUE
5. SIMPLE TWIST OF FATE
6. I'LL KEEP IT WITH MINE
7. I WANT YOU
8. YOU'RE A BIG GIRL NOW
9. FAREWELL ANGELINA
10. WHERE TEARDROPS FALL

ciao.

Maurizio "dylaniato" 64

Ciao Maurizio
ok, la tua classifica è archiviata per i prossimi aggiornamenti.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2757) Il genio crea strutture e le sa far stare in piedi, stabili.
Anche l'artista crea strutture ma non riesce a farle stare in piedi, le lascia oscillare in perenne, precario equilibrio, così da mantenere vivo l'interesse, creando emozioni.
Ci sono forme d'arte che io definisco "compiute", che cioè hanno una forma definitiva.
Un dipinto od un romanzo hanno una forma compiuta ed è il nostro stato d'animo del momento che ci permette di rivivere nuove sensazioni ogni volta che vi ci poniamo davanti.
Altre forme d'arte, invece, le chiamo "instabili" , come la musica eseguita dal vivo e come un'altra arte che con la musica ha molto in comune: l'architettura. (entrambe non si osservano da fuori ma vi si entra muovendosi lungo percorsi stabiliti dall'artista).
Qui mi riferisco all'architettura vissuta, cioè ancora in continua modifica perchè sede di attività umana.

La musica eseguita dal vivo possiede una peculiarità rara: il musicista non solo esegue quanto elaborato in precedenza ma crea al momento piccole o grandi variazioni.
Ma la cosa che più affascina di questo momento è che ciò che viene creato risente dell'interazione con chi ascolta.
Come un pittore trae ispirazione dal riflesso della realtà nella sua anima e quindi dipinge, così può accadere ad un gruppo di musicisti davanti ad un certo pubblico.
Questo non ho trovato nel concerto di Strà.
Questo mi è mancato.
Non barzellette o prediche.
E non pretendo nulla dall'artista ma mi chiedo come mai un uomo che ha scritto così tante parole, pensandole e vivendole emotivamente non riesca a trasmettermi nulla se non la sua stanchezza, la sua voglia di finire presto il lavoro.
La mia non è una critica, ma un'osservazione, ognuno deve essere sè stesso e spero che Dylan lo sia ma ho l'impressione che a lui piaccia indossare la maschera che ci mostra, come faceva Miles Davis.
Ma a me le maschere non interessano, e pagare per vederne una mi pare una cosa sciocca.

Un saluto a tutti.
Francesco

Ciao Francesco
grazie per questo nuovo contributo alla discussione che di recente sta tenendo banco su MF (andate qui per la discussione completa).
Però secondo me il discorso dello stato d'animo che può influenzare il giudizio di chi osserva o ascolta una manifestazione artistica potrebbe valere anche per un'arte instabile come la musica dal vivo.
Inoltre io credo che una componente fondamentale di cui tenere conto in questo caso è l'inflazione di tali manifestazioni. Forse un tempo quando si vedeva Bob una volta ogni tot anni si apprezzava di più quanto egli comunicava anche nella sua consueta non comunicatività verbale. Oggi forse qualcuno può essere fuorviato dalla "consuetudine routinaria" (tour regolari, continui, ricchi di date e "scontati". Insomma ci si è abituati a vedere Bob dal vivo...).
Un discorso simile me lo faceva tempo fa a Roma Carlo "Pig", se ben ricordo, anche se non era riferito nello specifico ai concerti di Bob bensì ai suoi bootleg. Carlo, mi diceva, quando non ne aveva ascoltati che pochissimi, ogni volta che ne ascoltava uno nuovo era una scoperta ed un'emozione nello scoprire un particolare nuovo arrangiamento, una nuova inflessione data ad una frase, etc. Poi col tempo e l'inflazione di bootleg ascoltati è avvenuto il conseguente diradarsi di tali emozioni. E' così Carlo? Dammi conferma.
La stessa osservazione del "Pig" relativa ai bootleg potrebbe per molti attagliarsi anche ai concerti? Che ne pensate?
Ciao Francesco e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2758) Ciao Michele,

potresti tradurre anche Let's Stick Together e Sally Sue Brown?

Una curiosità: ecco che cosa srive Gianfranco Ravasi, il noto esegeta biblico, nel suo commento al Cantico dei cantici: "Il giovane del Ct finora non ha parlato ma la sua stessa presenza, il suo «nome» è stato parola, voce che conquista. Proprio come dice una delle più belle canzoni di Bob Dylan, «my love speaks like silence», «il mio amore parla come il silenzio»".

A presto.

Francesco

Ciao Francesco
ok quanto prima tradurrò quelle canzoni che sono tra le poche ormai mancanti alla nostra listona.
Grazie per la frase di Ravasi che cade a pennello in questa puntata visto che l'abbiamo aperta proprio con la citazione di quel bellissimo verso di "Love minus zero/No limit".
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2759) Ciao Michè,
ti allego il nuovo banner del mio sito.
Sal "Eagle"

OK. Sostituito!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2760) In conclusione un ringraziamento speciale a Giorgio Zampriolo di Mantova, dylaniano e magfarmiano di vecchia data, che è venuto a trovarmi con sua moglie (grazie anche a lei) nel mio negozio di Aosta e che mi ha poi inviato le belle immagini che ho messo nella sezione Dylan Memorabilia (chi non le ha viste le trova qui).
Un appello a Giorgio: ho maldestramente perso due di quelle immagini, quelle della Feltrinelli di Torino. Se hai voglia e tempo inviamele di nuovo così aggiorno la pagina.
Ciao e grazie
Michele "Napoleon in rags"



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