parte 214
Lunedì 17 Maggio 2004


Tiene banco la discussione sul "caso" William Zanzinger/Hattie Carroll nata grazie a due articoli pubblicati nei giorni scorsi su Maggie's Farm. Il primo è di Paolo Vites (lo trovate qui), il secondo (in risposta al primo) è di Alessandro Carrera (lo trovate qui). L' uno è pro e l'altro contro Zanzinger. Vi consiglio di leggere i due articoli se non lo avete fatto, ad ogni modo sintetizzo dicendo che Vites, citando in particolare Clinton Heylin, sostiene che Hattie Carroll non sia morta per l'aggressione di William Zanzinger ma a causa di un infarto la cui relazione con l'episodio della lite con Zanzinger è marginale o quanto meno tutta da dimostrare (e che la canzone di Dylan sia alquanto imprecisa e romanzata). Vites sostiene dunque che la pena comminata a Zanzinger sia stata giusta, anzi forse finanche eccessiva. Carrera invece ribatte che Heylin è in errore e che Dylan si era documentato bene prima di scrivere la canzone e che le cose sarebbero andate come raccontato nel celebre brano di The Times They Are A-Changin' (il mio riassunto è un po' semplicistico quindi, ripeto, vi consiglio di leggere i due articoli per avere un quadro preciso della discussione).

Ad ogni modo ecco una risposta di Paolo ad Alessandro. Seguono altre mail sull'argomento.
Michele "Napoleon in rags"

2587) "Caro Carrera,

sono in attesa da parte di Clinton Heylin di qualche prova a favore delle sue argomentazioni.
Intanto però mi preme sottolineare alcune cose: Heylin non gode di buona fama negli ambienti dylaniani perché è probabilmente l'unico biografo e studioso di Bob Dylan che quando scrive su di lui non si mette in ginocchio in adorazione, come fanno un po' tutti, dal mio caro amico Paul Williams a tanti altri.

Per questo motivo ogni sua critica a Dylan viene vista come "un delirio di onnipotenza". Ma per favore... Personalmente anche io non concordo con tanti dei suoi giudizi sull'opera di Dylan, ma apprezzo tantissimo il suo sforzo per  fornire dell'artista una visione critica e non una semplice idolatrazione del personaggio.

Le "prove" comunque che tu hai portato a proposito della colpevolezza di Zanziger mi sembrano molto di parte e infarcite di diversi "sembra": "sembra che abbia pagato alla famiglia... etc."

Quello che mi premeva portare all'attenzione generale era comunque la poca attendibilità con cui Dylan ha (quasi) sempre scritto le sue canzoni di contenuto sociale (vedi cosa disse lui stesso a proposito del brano Emmett Till: "Un mucchio di stronzate").

In futuro, con un po' di documentazione, scriverò a proposito di Hurricane e George Jackson, due brani anch'essi infarciti di falsità e approssimazioni storiche in modo a dir poco divertente.

con immutata stima

Paolo Vites


2588) Caro Michele
sono rimasto colpito dal pezzo di Vites su Hattie Carroll... Quello che mi sembra strano è che - se è vero quello che sostiene Heylin, cioè che la donna sia morta non per colpa di Zanzinger ma per altre cause - Dylan dopo tanti anni continui a proporre la canzone... Non dico che non credo a Heylin o a Vites però mi sembra strano... Heylin (o chi per lui) ha mai pubblicato le prove dell'innocenza di Zanzinger? E se così è stato come mai la canzone non è stata eliminata da Dylan dal suo repertorio (o quanto meno modificata come aveva fatto per Hurricane dopo il rischio di querela da parte di Patty Valentine?)... Come sottolinea Vites nell'articolo su MF, ancora pochi mesi fa Dylan ha citato la canzone e l'episodio di William Zanzinger nell'intervista di Amsterdam... Possibile che Zanzinger - se innocente - non reagisca?...
Ciao
Giorgio


2589) Ciao a tutti,
Zanzinger è innocente...? Sinceramente non credo proprio, anche se le cose stessero come dice Heylin. Voglio dire che se anche la Carroll è morta per infarto, se quest'ultimo le è stato provocato dai colpi di Zanzinger non cambia molto la questione... anche perchè la canzone di Dylan è chiaramente simbolica ed esemplificativa... a lui interessava criticare un sistema giudiziario che (a detta di Dylan, certo...) praticamente "grazia" un responsabile di omicidio (che sia esso intenzionale o preterintenzionale) perchè questi è uno potente, ammanicato, protetto, mentre la vittima è una donna di colore che fa la cameriera e la cui morte probabilmente non fa scalpore e interessa a pochi. Provate ad immaginare se fosse stata la Carroll a provocare l'infarto di Zanzinger. Per lei la sentenza sarebbe stata uguale? Fermo restando che da quello che ho capito leggendo gli articoli di Vites e Carrera il caso è molto dibattuto e non è chiarissimo da che parte stia la verità... Sono d'accordo con Vites che magari in qualche canzone Dylan all'epoca sia stato un po' superficiale e ne è una prova The death of Emmett Till che lo stesso Dylan "disconobbe"... Però c'è da dire ad esempio che quest'ultima canzone Dylan si è guardato bene dal ricantarla... mentre Hattie Carroll la canta regolarmente... questo mi fa pensare che in quel caso avesse ragione lui...
Ciao
Toni


2590) Ciao Michele,
ho letto gli articoli su Hattie Carroll scritti da Paolo Vites e Alessandro Carrera e, pur non avendo avuto la possibilità di leggere molto sull'argomento, ho trovato un articolo che avevo tempo fa archiviato e che proviene dalle pagine del The Telegraph in cui veniva ricostruita "la vera storia di William Zanzinger" (una precisazione: sembra che il vero nome sia Zantzinger, come scriveva Carrera, che viene però spesso storpiato - così come da Dylan - in Zanzinger). Te lo allego. Fermo restando che bisognerebbe conoscere anche la versione di Heylin.
Ciao
Bruno

Grazie Bruno.
Lo riporto qui sotto preceduto da una mia sintetica traduzione per chi non conosce l'inglese.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"

In breve segnalo che viene confermato che Zanzinger aveva con sè un bastone di legno con il quale imitava Fred Astaire, durante la serata all'Emerson Hotel di Baltimora (una serata di beneficenza) quell'8 febbraio del 1963.
Tra l'altro viene riportato che Zanzinger dopo aver infastidito un'altra cameriera, Ethel Hill, colpendola con il bastone e ferendola ad un braccio, avesse colpito sulla testa con una scarpa anche sua moglie. E poco dopo aveva colpito anche un altro ospite della festa che aveva tentato di calmarlo.
Una curiosità: la Carroll aveva 11 figli mentre Dylan gliene attribuisce dieci forse per ragioni metriche.
Nell'articolo viene riportato che soffriva di ipertensione arteriosa e aveva problemi alle coronarie.
Quando Zanzinger le chiede di versargli da bere lei gli dice di aspettare perchè è occupata e lui la insulta e la colpisce con il bastone sulla testa e sulle spalle. La Carroll chiede aiuto ed accorre un compagno di lavoro al quale ella biascica poche parole in stato confusionale e poi sviene. Poco dopo viene chiamata un'ambulanza e la polizia. La Carroll viene portata all'ospedale (Baltimore Mercy Hospital) e Zanzinger viene arrestato dalla polizia per aggressione e mentre viene condotto nella centrale di Pine Street egli aggredisce i poliziotti ferendone uno alle gambe (tale Warren Todd) e ricevendo in cambio un occhio nero.
L'imputazione che gli viene ascritta è "aggressione con un bastone di legno nei confronti di Ethel Hill e Hattie Carroll".
Alle 9.15 di quella mattina Hattie Carroll muore in ospedale per sospetta emorragia cerebrale senza aver mai ripreso conoscenza. L'articolo riporta che la notizia della morte non era giunta alla Corte quando Zanzinger viene rilasciato dietro cauzione di 600 dollari. Quando la polizia apprende della morte di Hattie va ad arrestare Zanzinger con l'accusa di omicidio. Era tra l'altro la prima volta nella storia del Maryland che un uomo bianco veniva accusato dell'omicidio di una donna di colore.
Zanzinger chiese tramite i suoi avvocati difensori che il processo non avesse luogo a Baltimora dove gli anti-segregazionisti erano alquanto attivi ma nel "terreno neutrale" di Hagerstown.
La difesa di Zanzinger fu semplice, basata esclusivamente sul fatto che egli era ubriaco e nemmeno ricordava di aver colpito sua moglie, un poliziotto ed una cameriera. La difesa sostenne che Hattie Carroll era una donna grassa che aveva problemi di pressione e che avrebbe potuto subire un infarto in qualsiasi momento. Il fatto che l'avesse avuto dopo i colpi di bastone di Zanzinger era solo una coincidenza.
I tre giudici tuttavia ritennero Zanzinger ugualmente colpevole anche se non di omicidio di primo grado bensì di secondo grado e lo condannarono a sei mesi di prigione.

From The Telegraph, 1991. 2002?

The true story of William Zantzinger

The sorry tale of William Zantzinger and poor Hattie Carroll has been told in detail once before, not in the pages of The Telegraph, but in a piece that was specially written for the anthology, All Across The Telegraph. It was only a few months ago, however, that, 28 years after the crime that was commemorated in Bob Dylan's great song, The Lonesome Death Of Hattie Carroll, William Zantzinger was again in trouble with the law. A profile of Zantzinger was published in the Washington Post magazine on August 4, 1991, written by Peter Carlson. What follows is a revised version of the original AATT article, with borrowings from Peter Carlson's work to bring the story up to date.
William Devereux Zantzinger, 24, killed poor Hattie Carroll at 1.40am on February 8, 1963, at the Spinsters' Ball - an annual charity event sponsored by post-debutantes - at the Emerson Hotel in Baltimore. That year's event was to benefit the Baltimore League for Crippled Children and Adults.
Zantzinger attended the function with his 24-year-old wife, the former Jane Elson Duvall. The couple had met at school - Sidwell Friends School, Washington DC - and William Zantzinger had gone on to the University of Maryland. His father, Richard C. Zantzinger, was prominent in the Washington real estate business and a Maryland socialite; he'd also served a term in the Maryland legislature and been a former member of the state Planning Commission.
The Spinsters' Ball had begun at about 10 o'clock on the Friday night and was due to run until about 2am on the Saturday. Two hundred people had invitations to attend. The Zantzingers drove there from West Hatton, the 630-acre family farm at Mount Victoria in Charles County, which produced tobacco, corn and grain. When Billy Zantzinger, a high spirited young man who loved partying and, especially, horse-riding and fox-hunting with the Wimoco Hunt Club, turned up at the Ball, he was pretty drunk. "I just flew in from Texas! Gimme a drink!" a laughing Billy shouted, by way of announcing his arrival. At well over six feet tall, in white tie and tails, a carnation in his lapel and a top hat on his head, he cut a striking figure. He carried a cheap wooden cane with which he pretended to be Fred Astaire; when he wanted a drink, he used the cane to tap smartly on the silver punch bowl; when a pretty woman whom he knew waltzed by, he'd tap her playfully, all in fun, no offence, of course.
By about 1.30am Billy had had more than enough to drink; his initial high spirits had darkened and his behaviour, particularly towards the hotel staff, began to degenerate. Ethel Hill, a 30-year-old black waitress of Belkthune Avenue, Baltimore, was clearing a table near the Zantzingers when she was approached by Zantzinger himself. He asked her something about a firemen's fund, then, as the police reported it later, she was struck across the buttocks "with a cane of the carnival prize kind". She tried to move away, but Zantzinger followed her, striking her several times across the arm, thighs and buttocks. Mrs Hill wasn't seriously hurt, but her arm hurt, and she ran, in tears, back to the kitchen. In the next few minutes, the cane would be used again, first against a bellhop, then to yank the chain around the wine waiter's neck; as Billy's wife, Jane, tried to calm him down, he collapsed on top of her in the middle of the dancefloor and began hitting her over the head with his shoe; when another guest tried to pull him off, Zantzinger thumped him. Then, apparently retrieving some of his dignity, he dusted himself down, and decided he needed a drink.
Working behind the bar was Hattie Carroll, a 51-year-old black woman who had worked at the Emerson Hotel for six years as an extra employee for special functions and "ballroom events". She was a member of the Gillis Memorial Church and was active with both the church and in local social work. The mother of 11 children, Hattie Carroll lived with two of her daughters, a 14-year-old and an 18-year-old, her other nine children all being older and married. She suffered from an enlarged heart and had a history of hypertension.
Zantzinger went up to the bar at just before a quarter to two and ordered a bourbon and ginger ale. Hattie Carroll was busy when he barked out his order. "Just a minute, sir," she said. As she did come to serve him, she fumbled with the glass, and Zantzinger shouted at her, "When I order a drink, I want it now, you black bitch!" Hattie said she was hurrying as best she could, but Zantzinger struck her across the head and shoulders with his cane. She shouted for help and slumped against the bar, looking dazed. "That man has upset me so," she told a fellow worker who came to help her. "I feel deathly ill." Her speech was slurred and she collapsed. A hotel official called for an ambulance, and for the police. When the wooden cane was found later, it was broken in three places.
The ambulance took the unconscious Hattie Carroll to the Baltimore Mercy Hospital. The police arrested Zantzinger and charged him with assault. As they escorted him out through the hotel lobby, the policemen were attacked by Zantzinger and by his wife. Patrolman Warren Todd received multiple bruises on his legs; Zantzinger received a black eye.
Zantzinger and his wife were taken to the Pine Street police station, where Jane Elson Duvall Zantzinger was charged with disorderly conduct and her husband with the same offence, plus two charges of assault "by striking with a wooden cane" Ethel Hill and Hattie Carroll. Mrs Zantzinger was released on providing a $28 collateral.
William Zantzinger was held overnight in police custody. He appeared in the Central Municipal Court the following morning, still wearing tails and a carnation, though without his white bow-tie. He pleaded not guilty to the charges. Judge Albert H. Blum had left instructions that he was to be notified if Hattie Carroll's condition worsened, but at 9.15 that same morning, while the hearing was in progress, Hattie died, never having regained consciousness. The suspected cause of death was a brain haemorrhage caused by a blow to the head. News of her death didn't reach the court, however, and in the meantime, Zantzinger had been released on $600 bail. When the police were told of Hattie Carroll's death, a warrant for his re-arrest was issued, this time on charges of homicide.
When the police from Charles County went to the Mount Victoria farm, some 70 miles south of Baltimore, neither of the Zantzingers was at home. The police therefore put out an APB, and Zantzinger was soon apprehended and charged with first and second degree homicide. It was the first time in the history of the state of Maryland that a white man had been accused of murdering a black woman.
Charles County in Maryland was first settled in the 1600s and the white landowners set about making fortunes for themselves by setting up huge tobacco plantations and working them with black slaves. Despite emancipation, conditions changed little over the next 350 years: "In Southern Maryland," it was written in the Maryland Writers Project guide to the state, published in 1940, "the Negro lives under much the same conditions his ancestors knew . . . " Segregation was strictly enforced well into the 1960s - indeed the schools weren't fully integrated until 1967. At the time of Hattie Carroll's murder, which Bob Dylan read about on his way home from the Martin Luther King March On Washington, feelings of righteousness and indignation were running high. On trial in Maryland was 350 years' worth of history, tradition, no matter how bloody or obscene. It was a case of white against black, rich against poor, master against servant.
Zantzinger's defence requested that the trial should not take place in Baltimore, where anti-segregationists had been active for some time, but in the more "neutral" territory of Hagerstown. And so it was. Zantzinger's defence was a simple one - he was drunk at the time, so drunk that he didn't even remember hitting anyone, his wife, a policeman, let alone a black barmaid.
Furthermore, the defence contended, Hattie Carroll was, after all, a large woman, an overweight woman, who had a history of high blood pressure.
She could have suffered a fatal stroke at any time. The fact that she did so after being beaten about the head by William Zantzinger's cane was just one of those unfortunate coincidences. He was just a victim of circumstances.
The three judges weren't impressed. Zantzinger was guilty, they concluded, but not of first-degree, nor indeed, second-degree murder; they found him guilty of manslaughter and deferred sentence until August, when Zantzinger was sent to prison with a six-month sentence. With time off for good behaviour, he was home in time for Christmas, and though the sentence outraged the black activists in the area, and moved Bob Dylan to write his song, most of Zantzinger's friends in Charles County thought that the whole thing had been blown out of all proportion, that Billy had got a bum rap. He didn't have any difficulty at all settling back into Charles County society.
He ran the tobacco farm for awhile, then went into real estate. He moved up-county, to Waldorf, then to a two-acre property in Port Tobacco where he lives today. He had three children, divorced his first wife and married a second time. For a while he ran a nightclub in La Plata; he also opened a small weekends-only antiques shop and, as W & Z Realty of White Plains, Maryland, set himself up as a valuer and auctioneer. He was active with the Chamber of Commerce and in 1983 was elected Chairman of the board of trustees of the Realtors Political Action Committee of Maryland. Billy Zantzinger was a popular local personality - everybody liked him, liked his open sociability. When reporter Peter Carlson asked after him in Charles County, he found that Zantzinger still had a whole bunch of friends:
"He's a very likable person; Billy is Billy . . . he's a free spirit type of person," said Senator Jim Simpson, a friend for 15 years. "He'd give you the shirt off his back. He's always smiling," said Mike Sprague, who told Carlson that he thought the Hattie Carroll case had been distorted by the media, and by Bob Dylan's song: "They made it sound like he was Rhett Butler, riding around on a white horse with a whip. He was just an unfortunate victim of his times, because in the '60s, with integration going on, that played well." One other thing caused Sprague to laugh - the fact that Carlson pointed out to him that William Zantzinger's name was frequently to be found in the local newspapers, in the lists of local residents who didn't pay their property taxes. "Billy has been toasted for delinquent property taxes just about every year," Sprague told Carlson, "but there are five pages of people who do that - Billy just happens to be one of them."
However, on April 24, 1991, a front-page story in the Maryland Independent written by reporter Kristi Hempel, revealed that though Zantzinger had been regularly collecting rents on some beat-up old wooden shacks in Patuxent Woods which were homes to several negro families, he hadn't actually owned them since 1986, when the county had foreclosed on him because of his failure to pay his property taxes. Indeed, not only had Zantzinger continued to collect rents for the next five years, he'd actually raised the rents to $200 per month, despite the fact that the hovels had no running water, no toilets and no heating; Zantzinger had even, in the Spring of 1991, taken one tenant, John Savoy, a 61-year-old negro who lived on welfare, to court for non-payment of his rents. And Zantzinger had won the case, the court ordering the hapless Savoy to pay his supposed landlord $240. But Kristi Hempel's story stirred things up for Zantzinger, and re-opened a lot of old wounds.
The dreadful living conditions of the tenants in Patuxent Woods were widely held to be shameful, not only to Zantzinger, but to all of Maryland; Zantzinger was denounced as an exploitative villain, who should be called to account at the earliest possible opportunity; but there were those who knew the way things worked who predicted that Billy, who still had plenty of friends and high office relations in the politics of Maryland, was likely to go unpunished. One person, however, who was determined that Zantzinger wouldn't get away with it, was 40-year-old Connie Dunbar, who'd worked with a church-based group called SMASH, Southern Maryland Area Self-Help, set up to try to help improve housing conditions for the under-privileged. When weeks went by with no apparent action against William Zantzinger, Connie Dunbar organised a protest demonstration to demand immediate action. "If Zantzinger gets away with this," she said, "we may as well pack up and move out, because that means that everybody else will get away with it."
Some time later, when Zantzinger still hadn't been arrested despite continuing protests from Connie Dunbar and SMASH, Washington Post reporter Peter Carlson went to see Mac Middleton, president of the county commissioners. "There's this eagerness to bring this man to justice," Middleton told Carlson, "and I can understand it. To the people in the housing advocates community, the guy is like a mass murderer walking around loose . . . They see him as somebody who abused people even before he lost the units in Patuxent Woods. He created that slum situation out there and then he lost it, and he continued to profit from it. They see him as someone who has lived off poor people, particularly poor black people . . ." Is that perception accurate? Carlson asked. "I think it's accurate," Mac Middleton replied.
On June 5, 1991, Zantzinger was finally served with a summons, charging him with "deceptive trade practice" - one count of making a "false and misleading oral and written statement", a misdemeanour rap which carried a maximum penalty of a year in jail and a $1,000 fine. The trial had been set for September 20, though the case didn't actually come to court until November 18, by which time Zantzinger was facing 50 misdemeanor counts of unfair and deceptive trade practises. He pleaded guilty, and in return the prosecutors agreed to drop one misdemeanor count and two counts of felony theft. As is the custom with American courts, sentencing was deferred. Under state sentencing guidelines, Zantzinger was facing a possible jail sentence of 25 to 50 years for the offences. On January 3, 1992, William Zantzinger was sentenced to 18 months in the county jail and fined $50,000. The fine was no problem, of course, and Circuit Court Judge Steven I. Platt recommended that corrections officials allow Zantzinger to serve his sentence in a work-release programme, working outside during the day, but spending his nights in jail. Platt also sentenced Zantzinger to 2,400 hours of community service, spread over 300 days during the five years following his release (probably in nine months' time) for local groups that advocate low-cost housing.

"I never intended to hurt anyone, ever, ever," Zantzinger said, pleading for leniency; "it's not my nature."

"Mr Zantzinger, I wish you the best of luck," said the judge, as Zantzinger was led away in handcuffs.


2591) Ciao, qualcuno può spiegare come si arriva da Padova a Villa Pisani e da Como a Villa Erba per i concerti di Dylan? Esistono collegamenti pubblici? Grazie Mario

Qualcuno che abita sul posto può aiutarci?
Fateci sapere, grazie.
Michele "Napoleon in rags"


2592) Caro Michele,

finalmente, è ufficiale, a fine maggio la Maggie's Farm Southern Band torna in concerto per celebrare il 63mo compleanno di Bob. La data è il 26 maggio presso la pizzeria/piano-bar "Pummarola City" (il nome è tutto un programma) sita in località Lago D'Averno - Pozzuoli (NA).
Dunque riassumendo:
- Mercoledì 26 maggio ore 21:30
- presso pizzeria/piano bar "Pummarola City" - Località Cuma/Lago D'Averno - Pozzuoli (NA).

Un abbraccio,

Antonio G.

Ciao Antonio
grazie della notizia e della locandina che ho messo ieri (andate qui).
Spero di poter essere dei vostri. Se non sarà così mandatemi naturalmente video, audio, bootleg, foto, poster, locandine, noccioline, caramelle e quant'altro e soprattutto fate cantare per una volta anche Sal "Eagle" che già mi immagino nel suo cavallo di battaglia "Knockin' on heaven's door"... (chi è l'allegrone che ha gridato "ronzinooo di battaglia!!" ??? :o) ...)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


...ed ora due lettere di Paolo Vites e Stefano Red Lynx a proposito di The Last Waltz e dell'outtake Hazel di cui parlavamo nella scorsa Talkin':

2593) ho visto questa lettera

>caro michele sono piero di ciampino seguo senpre con interesse il tuo sito e ti faccio i conplimenti.
>ti pongo una domanda ho visto in un negozio qui da me il dvd di the last waltz , ma letto non vi e' il >brano" hazel", dove e' invece inserito nel box set. (che cos'e'questo box set, e sempre in dvd, dove lo posso trovare?) un saluto piero la pace!

la versione su dvd non contiene hazel, perché scorsese aveva letteralmente
fuso le telecamere in quel momento della serata, come racconta nel dvd

invece hazel è presente nella nuova versione ampliata audio di last waltz,
un cofanetto solo cd (e non dvd) con parecchi altri inediti, tra cui hazel
Paolo Vites


2594) Ciao Michele,
vorrei rispondere molto brevemente alla richiesta di aiuto di Piero di Ciampino su "The Last Waltz".
Avendo a casa sia il DVD che il cofanetto integrale di quel fantastico "concerto d'addio" di The Band
(passato alla storia come "The Last Waltz" o, per usare le parole di uno che la sapeva lunga [cioè il
leggendario Bill Graham], come "L'ultima cena del rock & roll"...), posso confermare quanto già detto
da Piero.
Il DVD del concerto (pubblicato dalla MGM nel 2003) non include (purtroppo) "Hazel", presente invece
nel Box quadruplo edito dalla Rhino nel 2002. L'assenza nel DVD di "Hazel", come di tutti gli altri brani
inediti (tra i quali spiccano una grandissima versione di "This Wheel's On Fire", oltre che due classici
senza tempo di The Band come "The Weight" e "Rag Mama Rag"...) presenti nel cofanetto audio
(integrale) che documenta lo storico ritiro dalle scene di Robbie Robertson & Soci (avvenuto nel mitico
"Winterland" di San Francisco il 25 novembre del '76), è dovuta presumibilmente al fatto (come disse
già Paolo Vites in un vecchio numero di Jam...) che un bel po' di pellicola (vorrei ricordare, per chi non
lo sapesse, che lo storico evento fu filmato all'epoca da Martin Scorsese, il quale due anni più tardi, cioè
nel 1978, ne ricavò un film-documentario con il titolo appunto di "The Last Waltz") è andata
(inspiegabilmente) perduta nel corso degli anni.
Ciao a tutti, e a presto...

Stefano "Red Lynx"

PS: Caro Michele, sembra che sia destino che nemmeno stavolta ci si debba incontrare! Sarei venuto
molto volentieri alla "Folk Osteria" di Roma, per festeggiare insieme a tutti voi il compleanno di Bob e
l'anteprima di "Un giorno tutto sarà calmo"...senonché il 20 maggio sono in partenza per Madrid. Ho là
due carissimi amici...e (purtroppo) ho già fatto, da due mesi a questa parte, i biglietti aerei. Lo siento
mucho, amigos! Ma non mancheranno in futuro (ne sono certo...) altre occasioni! Vi scriverò, se
possibile, due righe da Madrid...un abrazo a todos!

Ciao Paolo, Ciao stefano
grazie per le segnalazioni che giungono in soccorso del nostro amico Piero...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps per Stefano: allora vorrà dire che magari ci becchiamo ai concerti di Bob prossimi...


2595) Ciao Michele come stai? Dopo secoli di assenza mi rifaccio vivo per chiederti notizie sul libro di Paolo Vites dedicato al Never Ending Tour. Ho provato a cercarlo in varie librerie ma senza successo. E' ancora in commercio?
Ci si vede a Padova?
Un saluto a te e a tutti gli amici della fattoria.
Giulio

Ciao Giulio
il libro di Paolo credo sia fuori catalogo o comunque difficilmente reperibile. Ma come forse avrai visto ne stiamo mettendo in palio parecchie copie nel nostro "Dylan Quiz" (grazie appunto all'autore che ce ne ha fatto dono)... Stai collegato che prossimamente lanceremo un nuovo quesito con il libro in questione in palio...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: ci si vede sicuramente a Padova!

2596) Ciao Michele,
vorrei tornare per un attimo sulla cover di "Masters of War" di Roger Taylor di cui si parlava la volta
scorsa, precisando un po' meglio il mio pensiero in proposito, e rispondendo così alle tue richieste di
chiarimento. Faccio una premessa. Essendo ormai da parecchi anni Bob Dylan il mio artista preferito,
sono naturalmente interessato - come qualsiasi altro fan - a tutto ciò che direttamente o indirettamente
lo riguarda. E quindi anche alle covers (che hanno ormai raggiunto - correggimi se sbaglio, Michele -
l'ordine del migliaio, e forse più... ma la stima è probabilmente solo approssimativa...) (confermo!) delle sue canzoni.
Proprio la quantità impressionante di covers di Bob Dylan eseguite sin dalla prima metà degli anni '60
dagli artisti più disparati (fenomeno che, tra l'altro, non accenna minimamente a diminuire, nonostante la
ormai ultraquarantennale carriera del Nostro...), credo dia la giusta misura dell'importanza storica che la
musica di Bob Dylan ha avuto nella (e per la) evoluzione del genere rock, e dell'influenza esercitata
dalle sue canzoni su tutti coloro che un bel giorno hanno imbracciato una chitarra e hanno deciso di
intraprendere il mestiere di cantautore. Tom Petty ha detto (giustamente) che Bob Dylan ha influenzato
tutti quanti. E ha perfettamente ragione! Bob Dylan ha veramente influenzato tutti quanti. Sia quelli
venuti dopo, sia (in qualche caso) quelli venuti prima di lui. Prendiamo, per esempio, Leonard Cohen.
Ebbene, Cohen - sebbene più vecchio rispetto a Bob Dylan di quasi dieci anni - ha spesso dichiarato di
aver iniziato a scrivere canzoni proprio dopo aver ascoltato i primi dischi di Bob Dylan. Oppure Johnny
Cash, la cui musica tanta influenza ebbe sul "giovane Dylan", ma che probabilmente è stato egli stesso,
a sua volta, influenzato (e - aggiungerei - superato...) dal suo allievo prediletto. O, ancora, "il Re del
rock & roll" Elvis Presley, autore anch'egli di una celebre cover del Nostro. Persino i Beatles, che pure
non hanno mai inciso ufficialmente (strano a dirsi...) alcuna canzone di Bob Dylan, hanno detto in più
occasioni (durante gli anni '60) di essere stati fortemente influenzati, a partire da un certo momento
(immagino a partire dal '65, cioè da "Bringing It All Back Home"...) (sembra fin da Freewheelin', stando a quanto dichiarato da George Harrison e stando alla foto qui sotto), dalla sua musica, tanto da aver
addirittura indicato in lui (cioè in Bob Dylan) "la strada da seguire", o qualcosa del genere.

Ho fatto solo alcuni nomi, i più "clamorosi". Ma l'elenco è lunghissimo, e ne potremmo discutere
all'infinito. Il fatto poi che artisti molto diversi e distanti rispetto a Bob Dylan (penso, per esempio, a
Bowie, a Syd Barrett, ai Television, a Todd Rundgren... ma anche, venendo a tempi più recenti, ai
Pixies, a P.J. Harvey [autrice, nel suo secondo disco, di una gran versione di "Highway 61", e che ha
indicato proprio in Bob Dylan "l'artista del Millennio"...], o ai Rage Against The Machine) abbiano
deciso di incidere sue canzoni, la dice lunga - come ebbi modo di rilevare già in altre occasioni - sulla
"trasversalità" del Nostro. Bob Dylan sembra essere un artista che, in qualche modo, mette d'accordo
tutti. E reinterpretare le sue canzoni è sempre stato, sin dalla prima metà dei '60 (e, a quanto pare,
continua ad essere...) un esercizio a cui nessuno (o quasi) si vuol sottrarre, cioè - per dirlo in una sola
parola - un "must".
Per tutti i motivi che ho appena detto, questo delle covers è dunque un argomento che mi appassiona
molto (tanto è vero che, la prima volta che scrissi su queste pagine, proposi addirittura di istituire
un'apposita "Top Ten" per le migliori covers di Bob...). E quindi, in linea di massima, tutte le covers di
Bob Dylan sono (proprio per i motivi che dicevo poco fa) sempre in qualche modo "interessanti".
Personalmente, ogniqualvolta mi accingo ad ascoltare una nuova cover, mi chiedo perché quel
determinato artista ha voluto incidere un pezzo di Bob, e (soprattutto) perché la scelta è caduta su una
certa canzone piuttosto che su un'altra. E la risposta che mi do è, in definitiva, sempre la stessa. I
centinaia e più artisti che, da quarant'anni in qua, hanno dato la loro "personale interpretazione" di Bob,
hanno scelto il più delle volte quelle canzoni che sentivano maggiormente "proprie". Che altro brano
poteva incidere, per esempio, "il più grande fuorilegge" che la musica country ricordi, cioè Johnny Cash,
se non "Wanted Man"? E c'era forse canzone più adatta della crepuscolare "Love Minus Zero" per il
gruppo crepuscolare per eccellenza della musica rock, ossia i Joy Division? Evidentemente no. E quale
altra canzone di Bob avrebbe potuto far sua "il più rivoluzionario chitarrista di tutti i tempi", cioè il
grandissimo Jimi Hendrix (che comunque ne ha inciso anche delle altre, come "Like a Rolling Stone" e
"Dear Landlord"...e che è stato "sin dalla prima ora", e per sua stessa ammissione, un grande fan del
Nostro...), se non la misteriosa e sfuggente "All Along The Watchtower"? Ancora. E' un caso che i
Rolling Stones abbiano scelto di incidere (per il loro Unplugged) proprio "Like a Rolling Stone", o che
Norah Jones abbia reinterpretato una ballad dolcissima e delicata come "I'll Be Your Baby Tonight", o
che il grande Lou Reed abbia riletto in modo magistrale (in quel fantastico tributo che è stato il
trentennale del Madison Square Garden) un pezzo come "Foot Of Pride" (che già nel suo aspetto
originario sembrava essere uscito direttamente da un disco dei Velvet Underground...), o che l'unica
artista femminile che ha raggiunto - a mio avviso - dei vertici di lirismo assimilabili a quelli che hanno
contraddistinto (ma sì, diciamolo pure...) la "poetica" di Bob Dylan, cioè Patti Smith (artista che adoro
quasi quanto Dylan, e la cui musica ha rappresentato uno di quei rari casi di "manifesta ispirazione" per
lo stesso Dylan... mi riferisco naturalmente a quel grandissimo pezzo che è "Isis"...), abbia fatto sua (in
quella versione molto toccante presente su "Gone Again"...) "The Wicked Messenger"? Io credo di
no...
Venendo dunque, dopo questa lunghissima premessa, alla cover "incriminata", cioè a quella "Masters of
War" eseguita da Roger Taylor circa una ventina di anni fa (per un disco solista che probabilmente non
costituisce uno degli episodi più significativi della sua carriera...), nonostante non sia una delle mie
preferite, continuo a reputarla se non "molto interessante" (giudizio forse un tantino "avventato", dovuto,
in realtà, più ad un ascolto lontano nel tempo che ad un'intima convinzione... e che pertanto non ho
alcuna difficoltà a rivedere...) quantomeno "interessante". Non è certo una interpretazione memorabile
quella di Roger Taylor (non è, per intenderci, né la "All Along The Watchtower" di Jimi Hendrix, né la
"Knockin' On Heaven's Door" di Eric Clapton, né la "Like a Rolling Stone" degli Stones...), però
definirla "storpiatura" mi sembra - non me ne voglia il buon Esposito - una esagerazione all'incontrario.
Ciò che magari può infastidire di questa cover, non è - a mio parere - né la cover in sé (che come
cantato non si discosta poi molto dall'originale...) né tantomeno la voce di Roger Taylor (che resta, a
mio avviso, una gran bella voce...a tratti un po' springsteeniana direi...), quanto piuttosto l'uso massiccio
del synth. Ma bisogna anche considerare che siamo nel bel mezzo degli anni '80...e che, perciò, sia il
disco sia la cover in questione "suonano" molto anni '80... cioè molto radiofonici. Stavo riascoltando da
poco il disco, e mi sembra a tratti di risentire (come sound intendo...) certe cose fatte da Springsteen
negli anni '80, tipo "Tunnel of Love" e "Lucky Town"...
Insomma, per concludere, la cover di "Masters of War" di Roger Taylor rimane, a mio parere, e in
definitiva, una versione "interessante". Memorabile no senz'altro, interessante sì. Poi naturalmente -
come ha detto giustamente Michele - "de gustibus non est disputandum"...
Vorrei, infine, prima di concludere del tutto questo interminabile intervento, spezzare una piccola lancia
a favore di Claudio Bisio e della sua interpretazione de "La Canzone del Maggio" di De André, eseguita
a Roma in occasione del tradizionale concerto del 1 Maggio. Non ho sentito la performance di Mario
Venuti, e quindi su di essa preferisco non esprimermi. Ma per quanto riguarda Bisio e la sua
"esibizione", non condivido il giudizio così drastico espresso da Salvatore. Occorre infatti considerare, a
questo proposito, almeno un paio di cose. Primo, Bisio non è un cantante, e l'ha detto (in maniera, mi
pare, molto onesta...) anche prima di accingersi a cantare. Secondo, da grande appassionato di De
André quale egli è (tanto appassionato da aver addirittura rappresentato a teatro due tra i massimi
capolavori dello stesso De André, ossia "La Buona Novella" e "Non al denaro non all'amore né al
cielo"...), ha interpretato in maniera direi piuttosto sentita, cioè "con il cuore" (la sua commozione mi è
sembrata, tra l'altro, piuttosto evidente...), sia "La Canzone del Maggio" che "Il Suonatore Jones". Il che
- lasciatemelo dire - forse conta, alla fin fine, più di una esecuzione "tecnicamente perfetta" ma priva di
pathos.
Per i motivi che ho appena detto, non mi sento dunque di condividere quanto detto in proposito da
Salvatore.
Ciao a tutti, e scusate ancora per l'eccessiva lunghezza...

Stefano "Red Lynx"

Ciao Stefano
grazie per la bella disamina.
Lascio a Sal la risposta su Roger Taylor... sebbene l'avessi invitato ad esprimersi nell'ultima Talkin' non si è fatto vivo ma si sa che... quandoque dormitat Homerus...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2597) Ciao Michele,
curiosando a ritroso nella tua rubrica "talking" ho scoperto, con grande ritardo, che nel numero 178 del 1
settembre 2003 un tale Walter della provincia di Milano era interessato ad una collaborazione artistica
con me.
Seppure tu l'abbia invitato a contattarmi ciò non è mai avvenuto.
Se ti è possibile, potresti inviargli questo messaggio o anche solo questo recapito?
Grazie
PS Ci sarai il 22 luglio al teatro tenda di Saint Vincent al concerto di Joan? Io non mancherò !!!
Valeria Caucino

Ciao Valeria
ecco il tuo annuncio pubblicato... spero che Walter si faccia vivo...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
Ps: Certo che sarò a vedere Joan!!!!


...e a proposito del bonus Homerus...

2598) Ciao Michele,
qui c'è una foto bellissima di Bob... con un bimbo

Sal

... che credo sia uno de' su' figlioli... ma non chiedetemi quale dei 16... :o)


...ed ecco un'altra mail della nostra amica Valeria Caucino che pubblicizza i concerti del gruppo di musica celtica di cui fa parte, i Lazy Bed:

2599) Gentili amici,
queste le date dei nostri prossimi concerti :

- sabato 22 maggio ore 16.30 Torino, Piazza Castello (imbocco di Via Garibaldi)

- domenica 23 maggio ore 16.00 Circolo "Le Piane" , Località Pratetto (Tavigliano - BI)

in entrambi i casi l'ingresso sarà gratuito

visitate il nostro sito www.lazybed.it !!!

Arrivederci a tutti

I Lazy Bed



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