parte 206
Lunedì 22 Marzo 2004


2469) Caro Michele,
davvero complimenti per il tuo sito: una vera miniera d'oro per chi ama Dylan. Io sono un semplice novizio, e non ho ancora le conoscenze necessarie per poter formulare classifiche di alcun genere anche perché, a naso, mi sembra impresa ardua. Comunque volevo chiederti: che cos'è un tree? Sono
molto interessato a quelli italiani che tu citi nella posta, visto che sono stato al concerto di Roma e da mesi desidero riascoltarlo, in qualche modo.
Se potessi averlo, farei i salti di gioia. Altra domanda. Dove, e come, posso trovare video, videocd o altro materiale filmico su Dylan? Puoi aiutarmi in questo, o magari darmi qualche consiglio? Un'ultima cosa. Con colpevole (ma giustificato, giuro) ritardo ti segnalo una citazione pubblicata sulla stampa italiana, precisamente su "Alias", supplemento settimanale del Manifesto, di sabato 6 marzo 2004. L'articolo è di Flaviano De Luca - si tratta di un'intervista ad Antonio Infantino, creatore dei "Tarantolati di Tricarico" e recita:

"Come sono nati i Tarantolati di Tricarico?"
"Nel 1970 mi capitò tra le mani il libro di Bob Dylan, Tarantula, e lì ho improvvisamente focalizzato l'attenzione. Il mondo del tarantismo io lo conoscevo sin da bambino, ho visto gente indemoniata, impossessata, forsennata. Mia nonna aveva un suo universo immaginario di angeli, demoni, fantasmi. C'era questo mondo magico vissuto come ritualità quotidiana. Se anche Bob Dylan, che stava in America, si interessava alla Tarantola, allora era il caso di darsi da fare..."

Questo piccolo riferimento per dimostrare che genere di influenza era capace di esercitare Dylan, in tutto il mondo, anche nella sperduta Lucania, in quegli anni.
Grazie in anticipo, e ancora complimenti. Spero di diventare assiduo frequentatore di questa Talkin'. Ciao a tutti gli amici di MF.
R.'72

Ciao R.
grazie per la segnalazione particolarissima sui Tarantolati (ogni volta che leggo notizie simili mi viene in mente la frase di Tom Petty "Bob Dylan influenced absolutely everything...").
Per quanto riguarda i tree ti consiglio caldamente di partecipare ai nostri tree del Porcile di Maggie's Farm (se sei un novizio troverai un sacco di cose interessantissime... vai all'indirizzo http://porcile.tk e troverai tutte le spiegazioni su cos'è un tree, come partecipare e tutto il resto. In ogni caso scrivi a Carlo "Pig" all'indirizzo ilmio.divista@libero.it per qualsiasi ulteriore spiegazione)
Per i video cd stesso discorso, vai sempre sul Porcile e fatti dire tutto da Carlo.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"
ps: grazie per il bellissimo racconto della serie "When we first met..." che mi hai spedito e che ho già inserito nella nostra sezione apposita e che riporto più giù in questa stessa pagina.


2470) Salve, mi chiamo Gaetano e scrivo da Palermo. Sono un fan sfegatato di Dylan. Vorrei sapere, se
possibile, dove posso trovare le registrazioni dei suoi live di cui parla Alessandro Cavazzuti nel libro di Paolo Vites. Vorrei acquistare alcuni di questi concerti su cd.
Grazie
Gaetano

Ciao Gaetano
lascio la parola direttamente ad Alessandro Cavazzuti qui di seguito.
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


2471) Ciao Michele,
rispondo a Gaetano.
Copie delle registrazioni dei concerti di Dylan si possono ottenere prevalentemente attraverso scambi. Se non si spossiede molto materiale da scambiare è consigliabile la pratica del B&P (blank and postage). Esistono numerosi siti internet dove è possibile 'incontrare' traders da tutto il mondo, per scambi o B&P. I più diffusi sono:
Dylantree:  http://www.dylantree.com/phorum/list.php?f=3
Dylanpool: http://pool.dylantree.com/phorum/list.php?f=2, e relativo trade forum:
http://pool.dylantree.com/phorum/list.php?f=7

Nel caso si disponga già di una lista, può essere utile iscriversi a Bobsboots (http://www.bobsboots.com/trader/index.html), sito che 'raccoglie' le liste e i nomi di traders da tutto il mondo, offrendo loro una certa visibilità.
Per iniziare, consiglio di postare un messaggio sui siti appena citati, dichiarando di cercare materiale di Dylan e di essere disposto al B&P. Di solito c'è sempre qualcuno che si prende cura dei 'nuovi' (newbies in inglese). Se si possiede già una lista con un pò di materiale, si può chiedere direttamente uno scambio.
Consiglio inoltre, naturalmente, la rubrica di annunci di MF, nonchè l'adesione ai tree del porcile.

Diverso il discorso se si cercano i bootleg originali. Onestamente non saprei dire dove si possano ancora scovare qui in Italia, probabilmente ormai solo in qualche fiera tipo Vinilmania o affini.
Alessandro Cavazzuti 


Ed ora una postilla di Alessandro Carrera alle note da lui scritte per il San Francisco Rap.

2472) Caro Michele,
una postilla a quanto ti ho scritto sul "San Francisco Rap". Non molto tempo fa mi e' capitato di leggere
in rete il delirio di un ultrafondamentalista cristiano della California del Nord. Vive in una comunita' di
gente come lui che, a leggere le sue parole, deve assomigliare a quei terrificanti paesini isolati dal
mondo e dominati da fanatici che si trovano in certi romanzi di Stephen King (Children of the Corn, per
dirne uno). La sua argomentazione era questa: nei primi anni Sessanta i divi della canzone erano tutti dei
bei ragazzi. Le ragazze li adoravano, ma siccome erano molto piu' belli della media, era difficile per uno
normale e magari un po' bruttino farsi avanti con loro e rilassare, diciamo cosi', la loro moralita', perche'
gli standard imposti dai divi della canzone erano troppo alti. Allora le case discografiche hanno "inventato" Bob Dylan, che era brutto e insignificante. Chiunque poteva intortare una ragazza parlandole di Bob Dylan, perche' si era sicuri di non essere peggio di lui. E' stato allora che la moralita' delle ragazze americane ha cominciato a decadere ed e' diventato molto piu' facile convincerle a salire in macchina e ad andare giu' a San Francisco, dove poi sarebbe successo quello che doveva succedere. Da allora la dissoluzione morale dell'America e' proceduta a valanga, fino ad arrivare alla creazione della comunita' omosessuale e all'abominio dei matrimoni tra omosessuali che infatti sono iniziati a "Sodoma" (l'autore del pezzo avverte che a casa sua nessuno dice San Francisco, la chiamano solo "Sodoma"). In qualche modo, Bob Dylan e' il responsabile di tutto cio'. E il fatto che Dylan sia un agente del demonio e' provato dal fatto che ha suonato per il Papa (per gli ultrafondamentalisti il Papa e' quasi come l'Anticristo).
Come si vede, il problema di ogni integralista e' che c'e' sempre qualcuno piu' integralista di te. C'e' una
sorta di "giustizia poetica" nel fatto che qualcuno adesso accusi Dylan di essere responsabile di quella
stessa "iniquita'" contro la quale furoreggiava nel 1980.
A presto,
Alessandro Carrera

Ciao Alessandro
e grazie per il racconto.
Ricordo che il riferimento è al famigerato San Francisco Rap, il discorso di Dylan ad Hartford del 1980, che ho tradotto qualche giorno fa e le cui note Alessandro ha scritto. Se non lo avete ancora letto lo trovate qui.
SAN FRANCISCO RAP - Clicca qui
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags" 


2473) Ciao Michele Tutto ok??

Ti disturbo per una ricerca!!

Qualche tempo fa avevi pubblicato su MF degli MP3 riguardanti la serie di concerti di bob con i dead che si erano tenuti la scorsa estate.
Non riesco + a trovarli potresti darmi qualche indicazione??

Grazie infinite ed a presto!!

TINO

Ciao Tino
purtroppo non credo siano più on line (ci restano per un po' e poi spariscono).
Qualcuno sa se sono ancora in giro?
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


2474) Ciao Michele
ho trovato questo trafiletto sull'ultimo film di Bertolucci:

Dopo le immagini dei film, sono sicuramente le canzoni che compongono la colonna sonora ad attirare
l’attenzione della platea. Infarcita di hit degli anni sessanta, le immagini viaggiano sulle note di Hendrix,
Bob Dylan, The Doors, fino al “No, je ne regrette rien” di Edith Piaf.
Più che la storia e le immagini di Bertolucci si può dire che è la musica trascinante a condurci indietro
nel tempo, a quel 1968 che forse avrebbe potuto dire di più.
t.e.

Ciao
Val

Ciao Val
non ho ancora visto quel film (The Dreamers). Qualcuno lo ha visto? Che canzoni di Dylan si sentono? Fatemi sapere così aggiorniamo la nostra pagina
LE CANZONI DI BOB DYLAN NEI
FILM
clicca qui
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


2475) Ciao, sono Adry fan di Bob da una vita. My friend, Alberto, mi parla spesso del vostro sito, delle
meraviglie che vi trova. Ho capito che siete un punto di riferimento indispensabile a qualunque Dylanist che si rispetti. Mando un bacio a "Napoleon in rags" e un saluto a tutti i collaboratori di MF. Ecco la mia Top Ten:

01. Percy's Song
02. Abandoned Love
03. With God in our Side
04. It's Alright Ma I'm only Bleeding
05. Two Soldiers
06. Caribbean Wind
07. I'll Keep with Mine
08. Blowin' in the Wind
09. Every Grain of Sand
10. Black Jack Davey

Ciao Adry,
grazie per la classifica (molto particolare davvero). Aggiornamenti prossimamente.
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


2476) Ciao dalla Lucertola
qualcuno sa dove sia disponibile la prevendita per il 3 luglio a Como?

Ciao Lizard
naturalmente su MF segnalerò eventuali notizie al riguardo. Se qualcuno sa qualcosa ci faccia sapere.
Ciao
Michele 


E a proposito ecco una precisazione di Giorgio:

2477) Ciao Michele.
Ti segnalo due piccole correzioni relative alle date italiane.
Il concerto di Padova si svolgerà in effetti presso la Villa Pisani di Stra (una località sulla riviera del
Brenta, tra Padova e Venezia).
Quello di Como presso Villa Erba di Cernobbio.
Buona serata,
Giorgio Brianese

Ciao Giorgio
grazie per la segnalazione. Ho aggiornato la nostra pagina relativa.
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


2478) Caro Michele
sono d'accordo con te quando dici che in De Gregori sussistono due tendenze , l'una Dylaniana e l'altra
De Gregoriana. La mia idea, però, è che queste due tendenze in De Gregori abbiano subito un
rovesciamento di tipo quantitativo. Il momento di passaggio è stato, a mio avviso,"Miramare". In "Bambini venite parvulos" il semi-Dio Americano annuncia che dominerà incontrastato nella casa del suo discepolo. Certamente rimangono dei momenti veramente grandiosi nella produzione di
Francesco...... egli è forse il più grande poeta-musicista attualmente esistente in Italia. De Gregori in
pochi versi è capace di illuminare un paesaggio interiore senza confini, sa sfiorare corde dell'animo che
solo il poeta di genio è capace di fare.Non è così, ad esempio, Guccini, il quale è più simile ad un
prosatore-musicista che al vate.Guccini non evoca, egli descrive. Le sue mirabili canzoni dipingono in
modo netto un ritratto esterno o interno ma non è capace di commuovere, di combinare le parole  in
quella alchimia poetica di cui Francesco conosce il segreto.........
In corrispondenza del massiccio Dylanismo del De Gregori post-Miramare egli ha, secondo il mio punto
di vista, positivamente sviluppato un Dylanismo "sano". Questo aspetto non ha tanto a che vedere con la
composizione delle canzoni quanto con modo di porsi di fronte al pubblico, la sua dimensione di
intellettuale. Il primo De Gregori tendeva a voler vestire i panni del cantautore impegnato adottando
tutti gli stereotipi del ruolo. Da un certo punto in poi, invece, Francesco si è allontanato da questi
imperativi , sempre più rifiutando di lasciarsi inquadrare secondo una aspettativa che ne avrebbe distrutto l'autenticità. Oggi De Gregori dichiara di non aver partecipato alla serata in onore di De Andrè perché non è stato invitato ma che avrebbe gradito esserci...... in altri tempi, forse, avrebbe tirato fuori chissà quali motivazioni. Non voglio dire , comunque , che De Gregori abbia mai sofferto di una particolare forma di snobismo (non troppo almeno).......
In questa nuova versione De Gregori assomiglia davvero a Dylan . Bob è l'uomo coerente per
eccellenza, fedele sino in fondo a se stesso. I suoi cambiamenti repentini sia in campo musicale che
spirituale non sono segno di un carattere mutevole e volubile ma di quella profonda coerenza che spinge
un individuo a "tradire" le aspettative del pubblico per non tradire le proprie idee. Dylan ha veramente il
volto tormentato di chi non ha mai rinunciato a viaggiare , un viaggio tutto interiore , senza pause , senza
facili accomodamenti di fronte a un pubblico che è disposto a seguirlo sempre purché non cambi
mai......
Dylan è cambiato e proprio per questo è rimasto sempre se stesso. Non così è stato per i più (si pensi a
Lolli che dopo decenni continua ancora a imitare se stesso, o forse quello che dovrebbe e vorrebbe
essere agli occhi "loro").
Ciao Leonardo "Jokerman"

Ciao Leonardo
anche io credo che De Gregori sia attualmente il poeta-musicista maggiore che abbiamo in Italia, da quel punto di vista nettamente superiore a Guccini, come tu sottolinei. Guccini lo trovo molto più "letterario", un vero cantastorie, grande nel suo genere ma musicalmente meno vario.
Sull'assenza di De Gregori alla serata in onore di De Andrè per me resta il mistero, mi sembra veramente una cosa strana e secondo me c'è sotto qualcosa che non è stato detto.
Sicuramente dal punto di vista dell'atteggiamento Francesco è come tu scrivi molto dylaniano (forse ancor più in questo che non nelle sue canzoni). Il suo porsi nei confronti del pubblico, il continuo rinnovarsi in concerto, la scelta di spiazzare, di sorprendere, di fare sempre qualcosa di nuovo. Non è un caso che anche lui durante i concerti stravolge le canzoni e raramente permette al pubblico di cantare con lui.
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2479) Ed ecco il nuovo racconto della serie WHEN WE FIRST MET… di cui parlavo sopra...

Le camere segrete.

L’uomo si apprestò a partire. Il caldo era sempre più soffocante: ricordava poche estati torride come
quella. Si asciugò una goccia di sudore dalla fronte trattenendo il fiato prima di aprire la portiera
dell’auto. Maledisse, come faceva ogni giorno, l’insopportabile pigrizia che gli impediva, la sera, di
portare la macchina in garage; finiva sempre per posteggiarla nei pressi di casa e, inevitabilmente, dopo
un’intera mattinata sotto il solleone, le lamiere e la plastica parevano fondersi in un coagulo
indistinguibile appena vomitato da un altoforno. Scacciò le imprecazioni e aprì lo sportello: una zaffata di
calore, come un’eruzione troppo a lungo trattenuta, lo investì in pieno facendo vacillare la sua volontà.
Senza pensarci, l’uomo si infilò con decisione nell’abitacolo: sentì la camicia incollarsi istantaneamente
alla pelle fradicia di sudore al contatto con le tappezzerie bollenti.
“Comincio a capire cosa vuol dire entrare all’inferno…” si disse mentre cercava di infilare la chiave
che gli avrebbe consentito di mettere in funzione il climatizzatore. Per fortuna quella macchina era
dotata di un impianto di refrigerazione veloce ed efficiente, e prima ancora che avesse ingranato la
marcia sarebbe stato investito dalla sospirata aria fresca. Mise in moto mentre le bocche di aerazione
ululavano cominciando ad ingaggiare battaglia con l’aria calda stagnante nella vettura, e poi partì.
Decise di allacciare la cintura di sicurezza solo dopo essere arrivato fuori città: era insostenibile il solo
pensiero di rimanere a lungo con la schiena schiacciata contro il sedile. Finalmente cominciò a percepire
un piacevole senso di refrigerio: l’aria si era fatta fresca, e gradualmente cominciava a farsi fredda.
Mentre si rilassava alla guida osservò senza invidia i rari passanti che, all’ora della peggiore canicola, si
azzardavano a sfidare le temperature africane di quella giornata di metà agosto. Rallentò per infilare gli
occhiali da sole, allacciò la cintura, e si predispose al viaggio. Sarebbe stata una corsa breve, di pochi
chilometri: la donna lo aspettava nella fresca penombra della sua casa, lontano dal sole e dal sudore.
Accese lo stereo: la musica era una delle sue grandi passioni ma, ormai, riusciva ad ascoltare i suoi
dischi preferiti soltanto in macchina.
Un tempo non era stato così, pensava con rammarico. Un tempo la musica era la sua vita, e la sua vita
intera era musica e poesia. Il disco cominciò a girare: l’uomo prese a canticchiare seguendo le note
familiari del suo gruppo favorito, la colonna sonora della sua vita. Ricordò di averlo ascoltato qualche
settimana prima insieme ad un amico, che gli aveva rimproverato – nonostante condividesse la sua
passione per quella musica – di essere diventato monocorde, noioso e prevedibile.
“E’ come se tu ti intestardissi a sfondare una porta già aperta. Non credi sarebbe più utile aprirne altre,
vedere cosa c’è in nuove stanze?” gli aveva detto l’amico. L’uomo gli aveva dato ragione senza
esserne intimamente convinto. Poi, però, aveva ribadito che per lui loro rimanevano i migliori, chiunque
ci fosse dentro alle altre stanze. La sera successiva l’amico gli si era presentato davanti con un disco,
“un piccolo regalo”, aveva detto, arricciando le labbra in un impercettibile sorriso. L’uomo aveva letto il
nome dell’autore senza esserne sorpreso: conosceva troppo bene l’amico per non immaginare di chi
fosse quel disco.
“Sei incredibile. Possibile che non ti rassegni mai? Te l’ho detto mille volte, a me questo tizio non
piace.”
“Aspetta a parlare .”
L’uomo sorrise e ripose il disco nel portaoggetti della sua macchina, dimenticandosi all’istante della sua
esistenza.

Il volante scorreva docilmente sotto le sue mani. L’uomo osservava la campagna sfrecciargli accanto in
un tripudio di colori intensi. Il giallo acceso del grano appena mietuto si assopiva all’ombra
dell’ondeggiante verde dei boschi di quercia. L’azzurro cobalto del cielo faceva già presagire la
profondità vertiginosa delle stelle notturne. L’uomo sospirò. A volte pensava di essere inadeguato, per
quel mondo così strenuamente saldo nella ricerca della perfetta armonia. Non si era accorto che
frattanto il disco era finito. Continuando a guidare ne prese un altro e lo infilò nello stereo. La voce uscì
quasi subito.
“Oh, no… proprio lui!” pensò, deluso dalla propria inconsapevole scelta.
Conosceva bene quella voce. Il disco era quello che gli aveva regalato il suo amico, con la speranza –
vana, fino a quel momento – che lo ascoltasse, prima o dopo. Non aveva mai sopportato quel tipo. Non
che lo conoscesse, anzi. Al contrario, si era sempre rifiutato di conoscerlo. Non sopportava, non l’aveva
mai sopportata, quella musica, e adesso il suo unico pensiero era come decontaminare il suo stereo
ormai compromesso. Allo stesso tempo, in uno strano slancio di autolesionismo, era curioso di capire, di
scoprire ciò che si celava dietro a quell’uomo.
Aveva sempre adorato la lingua inglese: a scuola aveva sempre i voti più alti, aveva viaggiato e in più
amava la musica anglosassone. Non aveva praticamente mai ascoltato musica italiana, e ciò lo aveva
aiutato a sviluppare un orecchio fuori dal comune per l’ascolto dei testi in lingua originale.
Ascoltò con più attenzione.
La prima canzone che sentì non fu una novità: chi, al mondo, non aveva mai ascoltato, anche solo per
una volta, quella melodia e quelle parole che sembravano sassi scagliati contro la corrente, domandando
reiteratamente al vento risposte che erano già nelle stesse domande?
La strada correva a perdita d’occhio davanti all’uomo. Non aveva incrociato altre macchine, da quando
era partito: tristemente meravigliosa, la solitudine di quelle montagne. Ascoltò la seconda canzone.
Conosceva anche quella, certo. Non ricordava come, quando né dove, ma sapeva di aver già sentito
quel motivo. Ma quelle parole… Presto i vostri muri tremeranno…. L’occasione non si ripresenterà…
La linea è segnata… Nell’intrico dei boschi, dove le querce si ergevano in attesa dell’autunno, l’uomo
cominciò ad intuire la sagoma inconfondibile della poesia. Non l’avrebbe mai ammesso, ma quelle
parole gli avevano toccato qualche corda segreta, negli anfratti reconditi della sua anima.
Il pugno nello stomaco arrivò alla terza traccia, senza alcun preavviso. L’orecchio teso a carpire il
mistero di ogni singola parola, l’uomo sobbalzò letteralmente quando sentì versi che aveva letto con
passione solo sui libri di poesia di autori di scuola francese. L’Armageddon si materializzava sull’asfalto
liquido dell’implacabile agosto, fuso in una unica colata con vessilli stracciati e anelli lampeggianti. Le
visioni, in dinamica sovrapposizione, lo lasciarono esausto, senza fiato. Ebbe un senso di nausea e di
stordimento, come in preda al delirio dell’assenzio.
Proprio quel pensiero lo folgorò. Ecco chi si era reincarnato, davanti a lui, quel pomeriggio: era proprio
lui, non ci si poteva sbagliare, il suo poeta prediletto, il suo padre spirituale, Arthur Rimbaud. Non c’era
possibilità di equivoco: l’aveva visto coi propri occhi, udito con le proprie orecchie. Aveva assistito al
miracolo.
Riascoltò la canzone dal principio per essere certo della rivelazione. Trovò la conferma che cercava:
soltanto Rimbaud aveva scritto cose simili. Soltanto lui aveva architettato, nella sua lucida folle visione,
edifici inverosimili costruiti con vagoni dipinti, zingari oracoli, code di dragone, treni zeppi di insani.
Mentre i versi proseguivano, l’uomo si rese conto, con immenso stupore, di essere stato folgorato come
Paolo sulla via di Damasco.
Il paesaggio era scomparso, intorno a lui. Esisteva solo quella voce da predicatore nelle sue orecchie e
nel suo sangue. Quando sentì parlare di “rovesciare i tavoli”, come gli evangelici banchi di Gesù nel
Tempio, tremò al pensiero della natura divina di quello sconosciuto.
Con il cuore palpitante, percorse gli ultimi chilometri pensando che il suo mondo, a partire da quel
giorno, sarebbe stato molto più ricco.

Trascorse con la donna una piacevole serata. Una pizza, una birra fresca ed una lenta passeggiata sotto
il lucore candido delle stelle. L’uomo non accennò alla scoperta pomeridiana, ma non l’aveva affatto
dimenticata. Quelle parole gli rimbombavano ancora dentro con assoluto fragore. La riaccompagnò a
casa. Lei aveva gli occhi scintillanti del riflesso lunare, quella sera più di ogni altra. Ritornò in macchina
per tornare verso casa. Accese, tremante, lo stereo, poi si addentrò nella notte.
Con le lacrime agli occhi, penetrando le tenebre, l’uomo ascoltò la storia della bambina triste e scorse la
poesia che grondava fra le righe. Dimentica i morti che hai lasciato, loro non ti seguiranno… Anche il
tappeto ti scivola da sotto i piedi… ed è tutto finito, adesso…
L’uomo pensò all’essere meraviglioso che aveva scritto quelle parole, e alla grandezza di Dio. Pensò
che al mondo esistono porte che vale la pena aprire. Molte camere, ancora chiuse e immerse
nell’oscurità millenaria, devono essere visitate. Molte soglie devono essere varcate.
Ed è tutto finito, ora, bambina triste…
Pensò agli innumerevoli modi di cantare l’amore, e a quanto fosse commovente quello, quel canto in
lacrime, quasi implorante un impossibile perdono. Ma, almeno per quella notte, mentre la macchina
correva nel buio, quel problema non lo riguardava.
La donna aveva gli occhi scintillanti perché l’uomo le aveva appena chiesto di sposarla.

di R. ‘72 


2480) Ciao Michele
l'altro giorno mi è arrivato Masked and Anonymous. Mi è piaciuto UN SACCO; davvero... I dialoghi sono bellissimi (tra l'altro il dvd ha i sottotitoli in francese, quindi me li sono potuti godere appieno...Il film secondo me è grandioso, è anche lui tutto in codice come R&C, ma contiene un messaggo di libertà e critica sociale molto forte, che con i sottotitoli si apprezza appieno! In più Bob è Bob, recita se stesso e secondo me è davvero grandioso: il film è pieno di messaggi e riferimenti particolari che sicuramente vengono tutti da lui... Ed è anche girato bene. L'ho trovato affascinante, poetico e culturalmente
elevato, per diversi aspetti... Mi dispiace, ma non concordo granché con quanto Carrera ha detto al riguardo, la sua recensione secondo me è troppo spietata, questo è un buon prodotto sotto parecchi punti di vista... E poi, insomma, tutto ruota intorno a Bob, e questo è più che sufficiente! E' chiaro che è un film strano e anche molto particolare e vagamente inintelleggibile per chi è al di fuori di un certo universo, ma secondo me è un film che può essere apprezzato anche da chi non è dylaniano, e in più è una specie di parabola, si potrebbe dire sulla libertà d'espressione e sull'arte e l'anima dell'uomo, una specie di tragedia greca permeata di ineluttabilità del fato e ricca di figure simboli... Un vero trip, insomma, e in fin dei conti, un vero mistero, come tutto quello che fa Bob... Eppure, proprio come tutto
quello che fa Bob, nel suo mistero funziona, ed è anche molto toccante in sé... Tu che ne pensi?
Un abbraccio,
Beni "Hamster"

Ciao Beni
concordo. Secondo me M&A è - come Renaldo and Clara - un film che non può essere giudicato secondo i parametri standard, cioè valutando la recitazione, la regia, la sceneggiatura e quant'altro secondo i criteri "normali" (che porterebbero alla stroncatura che Alessandro ha fatto nel suo saggio).
Secondo me se lo si guarda come un'opera di Dylan e non come un film "normale" contiene moltissime cose interessanti anche se probabilmente chi non conosce l'opera di Dylan resta sconcertato e va via dalla sala, come ci raccontava Alessandro. Secondo me bisognerà guardarlo più volte per poterlo comprendere appieno. Del resto è chiaro che Dylan non avrebbe mai potuto fare qualcosa pensando di rendersi commerciale e fruibile dal grande pubblico e certo non lo avrebbe in ogni caso potuto fare con un film strutturato come M&A in cui è chiaro che c'è il tentativo di fare un discorso complesso che va al di là della semplice trama che apparentemente caratterizza il film (un vecchio bluesman che esce di prigione per un concerto di beneficenza che si rivela una truffa), come giustamente tu sottolinei. E' chiaro che c'è molto di più, e sta allo spettatore trovarlo (come in moltissime canzoni di Bob).
Un abbraccio
Michele "Napoleon in rags" 


2481) Un paio di Talkin' fa Roby chiedeva il titolo dello strumentale che si sente prima che Bob e band entrino sul palco ai concerti. Visto che non sono riuscito a trovarlo da nessuna parte ho postato la domanda sul dylan pool e i nostri amici di lingua inglese mi hanno risposto con varie ipotesi. Eccole qui di seguito. Come si vede la maggioranza vota per un pezzo che si chiama Hoedown tratto dal balletto dal titolo "Rodeo" del compositore americano Aaron Copland.
Michele "Napoleon in rags"

i think it's called "the beef song"

Aaron Copland's Hoedown from Rodeo

"ardent scream" by charles cicirella.

Definently Aaron Copland's Rodeo

It's Copland's Rodeo.

I think it's the theme from "Hockey Night in Canada"

Magnificent Seven?

Ed ecco un po' di notizie su Copland:
Nella sua recente biografia di Copland, The life and work of an uncommon man, il musicologo Howard Pollack pone l’accento sul carattere “paradossale” (così lo definisce) della personalità artistica e umana del compositore. Pollack fa notare come il musicista, considerato una delle voci più autenticamente americane del Novecento, dovesse la sua abilità tecnica alla scuola europea di Nadia Boulanger presso cui a Parigi aveva studiato in gioventù e a cui rimase legatissimo tutta la vita; Copland, l’artista che spesso si era identificato con l’immagine del cittadino medio, del John Doe insomma, era in realtà una persona di cultura raffinatissima e non immune da un certo qual snobismo nei suoi rapporti con il prossimo. Se in lavori come Letter from home, Simple Gifts, The Tender Land glorificava la semplicità del vivere e la gioia delle piccole cose quotidiane, in realtà Copland si trovò spesso coinvolto in una fitta e complicata trama di rapporti interpersonali e sentimentali, i cui effetti si riflettevano nella scelta nei collaboratori artistici all’interno di una cerchia ristrettissima di fedeli amici e adepti; di qui le accuse pesanti da parte di chi restava escluso da questo club riservato. Se oggi ai nostri occhi la figura di Copland si identifica con quella del suo paese al punto tale da farlo considerare come un’equivalente musicale delle Zio Sam o di Lincoln, non bisogna dimenticare che le sue idee liberal e le amicizie con esponenti comunisti gli valsero sospetti di “attività antiamericane” e non pochi guai durante l’isteria del maccartismo. Anche la definizione di “populista musicale”, che troppe volte gli è stata frettolosamente affibbiata da certa critica europea, può valere (forse) solo per composizioni di grande successo come Rodeo e Billy the Kid. In realtà all’interno della vastissima produzione di Copland esistono parecchi brani di fruizione tutt’altro che immediata, e composizioni come le Piano Variations, Connotations, Music for the Theatre e il Concerto per Pianoforte e Orchestra appartengono a pieno titolo alle avanguardie musicali di questo secolo né più né meno delle composizioni di autori quali Bartòk o Stravinskij. Nulla di strano, dunque, se tra le numerose attività di un artista dalla personalità così complessa e multiforme ci sia stato anche spazio per la divulgazione musicale. Copland ha ritenuto fin da giovane che il compito di un musicista non si dovesse limitare alla produzione artistica in sé, ma che fosse necessario un lungo e paziente lavoro di diffusione capillare della cultura musicale attraverso ogni mezzo disponibile: dischi, concerti, registrazioni televisive, conferenze, seminari, attività didattica, interviste sulla stampa. Difficile trovare un’artista che nella sua opera sia stato più lontano dall’idea romantica del musicista chiuso nella sua arte, isolato dalle esperienze dei suoi consimili. Ancor più ammirevole è il fatto che in oltre quarant’anni di attività pubblica Copland non abbia mai cercato di propagandare sé stesso, ma invece abbia sempre sostenuto la causa della musica moderna in senso ampio. Nel volume What to Listen for in Music, pubblicato nel 1939, successivamente ampliato nel 1957 e che qui viene riproposto in versione italiana, Copland cerca di rivolgersi direttamente a quella grande massa di persone appassionate dell’arte musicale ma prive delle cognizioni tecniche di base. Eccoci dunque davanti a un’altra immagine che potrebbe apparire paradossale: un celebre compositore “colto” che fornisce ai suoi lettori non solamente consigli di estetica e storia musicale, ma anche nozioni assai più semplici, tra cui l’abc del solfeggio in modo da poter imparare da soli a leggere la musica. Un atteggiamento, del resto, tipico del pragmatismo della cultura americana. Francamente ci è difficile immaginare autori europei come Ravel, Prokof’ev o Debussy impegnati nella stesura di un volume simile (per non parlare dei compositori della generazione postbellica). Ovviamente la distanza temporale che ci separa dal volume di Copland fa sì che alcune sue idee di base possano apparire un po’ invecchiate, prima fra tutte quelle del compositore che si lascia guidare principalmente dall’ispirazione melodica, seduto al pianoforte in cerca dello spunto adatto per cominciare a lavorare. Oggi gli stimoli che possono aiutare il lavoro di un compositore sono infiniti e vanno dalla matematica (Xenakis, Stockhausen, Ligeti) alle musiche extraeuropee (Glass, Reich, Riley) alla musica popolare (Berio, Kurtàg), dalla gestualità teatrale e il cabaret (Kagel, Gruber) alla psicoacustica (Grisey, Fedele), alla dilatazione della percezione temporale (Cage, Feldman, Tavener), alla spiritualità trascendente (Part, Kancheli, MacMillan) passando per il montaggio dei materiali più svariati (Goebbels, Nyman, Ohering), la rivisitazione delle forme tipiche della tradizione operistica (Ferrero, Henze), la contaminazione con la musica di consumo e il jazz (Lang, Fitkin, Torke, Gordon, Andriessen), e si potrebbe continuare ancora a lungo. Negli anni Trenta il clima naturale era evidentemente assai diverso, le barriere tra generi musicali erano molto più rigide; il fatto che Copland dedichi diversi pagine di questo libro proprio al jazz, che all’epoca era considerato principalmente musica da ballo, la dice lunga sulla sua apertura intellettuale. In ogni caso se il punto di partenza dell’attività creativa può considerarsi oggi assai mutato, lo stesso non si può dire riguardo la volontà di comunicazione che questo volume dimostra in ogni pagina. Qui il musicista americano sembra anticipare di quasi cinquant’anni la tendenza attuale di molti autori a cercare un rapporto diretto con chi li ascolta, e non è difficile trovare oggi compositori che diffondono le loro idee con gli stessi mezzi utilizzati da Copland, (cui si è ormai aggiunto anche Internet). Come ascoltare la musica è dunque un manuale di grande praticità per avvicinarsi a un mondo (quello della composizione musicale) che troppo spesso appare oscuro e impenetrabile, destinato solo agli addetti ai lavori. La chiarezza della scrittura di Copland, invece, lo rende molto accessibile e introduce a un godimento pieno dell’esperienza musicale. Alla fine della lettura ci si rende conto che molte caratteristiche della personalità di Copland sono tutt’altro che “paradossali”. Apertura mentale, disponibilità nei confronti di qualsiasi musica purché di qualità, assenza di preconcetti ideologici, volontà di chiarezza, rifiuto di elitarismi; francamente ci sarebbe da augurarsi una proliferazione di persone così bizzarre! Oltre a disegnare una sintetica ma esatta geografia del mondo musicale, questo volume fornisce dunque una visione etica del modo in cui un compositore deve porsi di fronte alla società, ossia lavorare senza scendere ad alcun compromesso (cosa che del resto Copland non ha mai fatto), ma tenendo conto di doversi inserire in un tessuto sociale senza il quale l’esperienza artistica rischia di diventare uno sterile esercizio di accademia autorefenziale.

Carlo Boccadoro


2482) Grazie a Sal che mi ha segnalato le date europee comunicate da bobdylan.com e che ho annunciato giorni fa. Ecco il riepilogo (a proposito di Sal, non sta molto bene... ecco perchè la rubrica What's going on in your show è in ritardo, ma presto tornerà in pista...):

18 Jun Fri Cardiff, Wales International Arena
22 Jun Tue Newcastle, England Telewest Arena
23 Jun Wed Glasgow, Scotland SECC
26 Jun Sat Belfast, Ireland Stormont Castle
27 Jun Sun Galway, Ireland Pearse Stadium 29 Jun Tue Bonn, Germany
30 Jun Wed Worms, Germany
2 Jul Fri Padova, Italy Villa Pisani di Stra
3 Jul Sat Como, Italy Villa Erba di Cernobbio
5 Jul Mon St. Etienne, France
6 Jul Tue Montauban, France
7 Jul Wed Barcelona, Spain Poble Espanyol
9 Jul Fri Motril, Spain Plaza de Toros
12 Jul Mon Cordoba, Spain Plaza de Toros
13 Jul Tue Alcala de Henares(Madrid), Spain Huerto del Palacio
15 Jul Thu Leon, Spain Plaza de Toros
16 Jul Fri Santiago de Compostela, Spain Monte de Gozo Festival
18 Jul Sun Vilar de Mouros, Portugal Vilar de Mouros 


2483) MARTEDI' 23 MARZO

Gli amici del "Vicolo" Live

MERCOLEDI' 24 MARZO

Elvis Carpinelli (Canzone d'autore)

in concerto

Cover di Tim Buckley, Jeff Buckley e brani inediti

Concerti: ore 21.00

"Vicolo De' Musici-Folkosteria"
Via della Madonna dei Monti, 28 (Vicino Metro B fermata Cavour) Roma
Per info e contatti: Tel. 066786188
                                  3282874962 (Roberto - Direttore artistico)
Internet:www.servidisobbedienti.net



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