parte 202
Lunedì 23 Febbraio 2004


Iniziamo questa puntata con una mail di Alessandro Cavazzuti (che ringrazio) sulla "questione Budokan" alla quale era stato invitato ad intervenire da Stefano "Red Lynx" nell'ultima pagina della posta...

2401) Ciao Michele,
prendo spunto dalla lettera di Stefano sull’ ultimo Talkin’ per qualche riflessione su Budokan e il 1978 in
generale.
Vengo al dunque subito. Considero Budokan uno dei meno riusciti album live di Dylan. Meglio ancora,
un’occasione persa.
Non è un problema di sound, tanto per cominciare. Personalmente, adoro quegli arrangiamenti cosi
carichi, pieni, per nulla complicati e sicuramente immediati.
E’ anche, ammetto, una questione affettiva. Pur avendo ‘conosciuto’ Dylan nel 76, è nel 78 che ho
preso veramente coscienza della grandezza del personaggio. In quell’anno ho assistito al mio primo
concerto di Dylan, ho acquistato il mio primo bootleg… ancora oggi, quando sento quel sax e o la
chitarra così ‘glamour’ di Billy Cross la mia mente torna inevitabilmente a quei giorni e ai ricordi
che si porta dietro.
A parte le mie personalissime sensazioni, mi piace la svolta sonora che Dylan ha proposto quell’anno.
E’ riuscita ed è circoscritta, nel senso che Dylan ha pensato bene di non insistere negli anni a venire,
(certo, c’è stata la svolta ‘religiosa’ con tutto quello che ne è seguito anche a livello di sound proposto)
ed è giusto così. Perché quel sound , per quanto ben definito, studiato, riuscito, più di tanto non avrebbe
resistito, sarebbe venuto a noia, pomposo ed autoindulgente com’era. Ma non c’è dubbio che fosse
anche molto accattivante e di immediata presa.
Ciò che rese, inoltre, il 78 un anno felice fu la splendida forma vocale di Dylan, che non solo per i nuovi
arrangiamenti reinventò in toto molte linee vocali, ma dimostrò, ancora una volta, una capacità di
interpretazione fuori dal comune, spesso sopra le righe,  e una duttilità, una capacità di adattamento al
mood delle diverse canzoni veramente stupefacenti. Due esempi su tutti, Tangled Up In Blue e Is Your
Love In Vain dai concerti della parte finale dell’anno. Ma ne potrei citare molti altri.
In generale, il 78 non ha visto molte variazioni nei concerti dal punto di vista delle scalette e del sound. Il
copione era pressoché fisso. Ma è indubbio che coi mesi, la band e Dylan stesso hanno acquisito
sempre maggiore confidenza, l’una nei confronti dell’altro, cosa della quale hanno senza dubbio
beneficiato i concerti, che si sono fatti via via più intensi e convincenti.
Il problema di Budokan, a mio parere, è proprio questo, di far parte cioè di un tour dove ancora la band
e Dylan stavano prendendo le misure dei nuovi arrangiamenti, in cui il sound, per quanto già ben definito
(anche perché il tour fu preceduto da estenuanti prove tenutesi a cavallo tra il dicembre 77 e il
gennaio 78), manca ancora di profondità e convinzione.
Quando prima parlavo di occasione perduta, mi riferivo proprio a questo. Per testimoniare il sound di
quell’anno ci sarebbero state decine e decine di concerti a disposizione, più convincenti, brillanti ed
intensi che a quel tour mondiale avrebbero reso giustizia. Credo di non esagerare sostenendo che
praticamente qualunque concerto del tour americano dell’autunno avrebbe fatto migliore figura dei
concerti di Tokyo.
I concerti giapponesi, così come quelli australiani, sono nel complesso piatti, senza mordente. Certo,
Budokan resta un disco comunque interessante perché è l’unica testimonianza ufficiale di quel tour, ma
al di là di questo, non ne vedo in concreto altri lati positivi.
E a dirla tutta, se proprio si voleva premiare il tour giapponese traendone un album dal vivo, la scelta
poteva essere comunque migliore. I concerti di Osaka, ad esempio, sono molto più vivi di quelli di Tokyo
da cui Budokan fu tratto.
Alessandro Cavazzuti


Ed ora due mail sul tema Marco Pantani/Davey Moore:

2402) Ciao Michele, silenzioso continuo a seguirti. Ti segnalo che sul "Calcio in testa", rubrica di calcio e sport tenuta da Vittorio Zucconi sul sito di Repubblica, il giornalista ha scelto di commentare la morte di
Marco Pantani citando interamente la canzone di Dylan "Who killed Davey Moore?".
http://www.repubblica.it/2003/g/rubriche/ilcalciointesta/lirica/lirica.html
Ciao, Mino
__________________________________________
"E il giorno della fine non ti servirà l'inglese.."
F. Battiato "Il re del mondo"


2403) Ciao Michele
Sono Antonio "Cat" ... ti scrivo dopo molto tempo per un'impellenza tipicamente dylaniana ... alla quale
solo tu puoi dare soluzione ... di seguito troverai un articolo comparso oggi 17/02/2004 su Repubblica on
line a firma di Vittorio Zucconi... si parla della morte di Pantani ...  della morte di un pugile ... Davey
Moore ... e di una poesia di Dylan ....
Ora in se' nulla di eccezionale ... se non ci fosse di mezzo una mia fissa personale ... da qui l'impellenza
... questa poesia io la lessi una cosa come 10-15 anni fa su un'antologia scolastica ... che nonostante
affannose, faticose sudate e articolate ricerche tra soffitta ripostiglio e siti vari di casa mia non sono mai
piu riuscito a ritrovare ...
Allora mi colpi' molto ... naturalmente era già tradotta in italiano .... ecco ... mi piacerebbe che
cortesemente tu la traducessi .... e se sai qualche notizia su questo testo.... grazie mille anticipate
ciao
Antonio Cat

Tutti innocenti
http://www.repubblica.it/2003/g/rubriche/ilcalciointesta/lirica/lirica.html

Il 21 marzo del 1963, il campione del mondo dei pesi piuma, Davey Moore, incontrò in un match valido
per il titolo il cubano Ultimino "Sugar" Ramos a Los Angeles.

A trent'anni passati, dopo una lunga carriera che gli aveva dato 55 vittorie (30 per KO) e 8 sconfitte,
Moore aveva davanti il picchiatore Ramos (40 Knock Out) più giovane di lui di nove anni. Era
comunque favorito e lo "smart money", i soldi degli scommettitori più esperti, erano su di lui.

Da quel ring, Moore non sarebbe disceso vivo.
Pestato per 10 round da un Ramos chiaramente più forte, andò varie volte al tappeto dall'ottavo round in
avanti, ma l'arbitro non fermò l'incontro. Al decimo round, Davey Moore cadde e non si rialzò più.
Sarebbe morto poche ore dopo, senza più uscire dal coma.

A lui, e alla sua morte, Bob Dylan dedicò nel 1964 una delle sue liriche più belle, "Who killed Davey
Moore?", chi uccise Davey Moore?, che un lettore di questa rubrica ci ha ricordato.

Le liriche sono in inglese, e, per chi non avesse ancora usufruito appieno dell'apprendimento della lingua
della Regina grazie alla riforma scolastica delle tre "I" promesse dal governo, il senso è questo: nessuno
uccise Davey Moore. Nessuno si prese la responsabilità di fermare l'incontro, non l'arbitro, non il
medico, non l'impresario, non le tv, non gli scommettitori, non l'avversario che era pagato per menarlo,
non il pubblico che voleva i suoi dieci rounds.

Chi ha ucciso Davey Moore? Chi ha ucciso Marco Pantani? Nessuno. Non io, non tu, non prendetevela
con me, non spargiamo colpe a vanvera, siamo tutti innocenti, io non c'ero e se c'ero dormivo.
Nessuno li ha uccisi. Non se la prenda con noi giornalisti, signora Pantani, noi diamo soltanto ai
consumatori la droga che vogliono, non è vero? Se nessuno comperasse più lo stupefacente dello sport
professionale, non ci sarebbero più neppure gli spacciatori, non è vero?

I soli colpevoli sono i morti. Se Moore avesse fatto il cameriere a Los Angeles, se Pantani fosse stato
un venditore di crescione a Milano Marittima sarebbero ancora vivi. Voilà. Visto, come è facile
assolversi?
Voltiamo pagina. Avanti un altro.

Torniamo a occuparci di cose serie e gravi come i rigori negati e i fuorigioco passivi.

WHO KILLED DAVEY MOORE?

Who killed Davey Moore,
Why an' what's the reason for?

"Not I," says the referee,
"Don't point your finger at me.
I could've stopped it in the eighth
An' maybe kept him from his fate,
But the crowd would've booed, I'm sure,
At not gettin' their money's worth.
It's too bad he had to go,
But there was a pressure on me too, you know.
It wasn't me that made him fall.
No, you can't blame me at all."

Who killed Davey Moore,
Why an' what's the reason for?

"Not us," says the angry crowd,
Whose screams filled the arena loud.
"It's too bad he died that night
But we just like to see a fight.
We didn't mean for him t' meet his death,
We just meant to see some sweat,
There ain't nothing wrong in that.
It wasn't us that made him fall.
No, you can't blame us at all."

Who killed Davey Moore,
Why an' what's the reason for?

"Not me," says his manager,
Puffing on a big cigar.
"It's hard to say, it's hard to tell,
I always thought that he was well.
It's too bad for his wife an' kids he's dead,
But if he was sick, he should've said.
It wasn't me that made him fall.
No, you can't blame me at all."

Who killed Davey Moore,
Why an' what's the reason for?

"Not me," says the gambling man,
With his ticket stub still in his hand.
"It wasn't me that knocked him down,
My hands never touched him none.
I didn't commit no ugly sin,
Anyway, I put money on him to win.
It wasn't me that made him fall.
No, you can't blame me at all."

Who killed Davey Moore,
Why an' what's the reason for?

"Not me," says the boxing writer,
Pounding print on his old typewriter,
Sayin', "Boxing ain't to blame,
There's just as much danger in a football game."
Sayin', "Fist fighting is here to stay,
It's just the old American way.
It wasn't me that made him fall.
No, you can't blame me at all."

Who killed Davey Moore,
Why an' what's the reason for?

"Not me," says the man whose fists
Laid him low in a cloud of mist,
Who came here from Cuba's door
Where boxing ain't allowed no more.
"I hit him, yes, it's true,
But that's what I am paid to do.
Don't say 'murder,' don't say 'kill.'
It was destiny, it was God's will."

Who killed Davey Moore,
Why an' what's the reason for?

Bob Dylan

Ciao Mino, ciao Antonio,
grazie per le segnalazioni. Sulla canzone c'è poco da dire. Dylan la scrisse nel 1963 (e non nel 64 come scrive Zucconi) poco dopo l'episodio tanto che la cantò già diciotto giorni dopo, il 12 aprile 1963 alla New York Town Hall. E' stata pubblicata su Bootleg Series Vol. 1/3 nella versione eseguita da Bob alla Carnegie Hall, il 26 ottobre 1963. Dylan la cantò spesso per tutto il 63 e doveva essere inclusa anche nel progettato disco Bob Dylan In Concert poi abortito.
Ecco la traduzione richiesta:

CHI HA UCCISO DAVEY MOORE?
parole e musica Bob Dylan

Chi ha ucciso Davey Moore?
Perchè, per quale motivo?

"Non io" dice l'arbitro
"Non puntate l'indice contro di me
Avrei potuto fermare l'incontro all'ottava
e forse lo avrei salvato dal suo destino
Ma la folla avrebbe protestato, ne sono sicuro,
per aver sprecato il proprio denaro.
E' un peccato che sia morto
ma c'era pressione su di me, sapete.
Non sono stato io a farlo cadere
No, non potete assolutamente incolpare me"

Chi ha ucciso Davey Moore?
Perchè, per quale motivo?

"Non noi" dice la folla arrabbiata
le cui grida hanno riempito lo stadio stracolmo.
"E' un peccato che sia morto quella notte
ma a noi piace solo vedere un incontro di pugilato
Non intendevamo certo che egli morisse
volevamo solo vedere un pò di sudore
non c'è niente di sbagliato in questo
Non siamo stati noi a farlo cadere
No, non potete assolutamente incolpare noi"

Chi ha ucciso Davey Moore?
Perchè, per quale motivo?

"Non io" dice il suo manager
sbuffando col suo grosso sigaro
"E' dura da dire, è difficile da raccontare,
ma ho sempre creduto che stesse bene
E' un peccato per sua moglie e per i suoi figli che egli sia morto
ma se stava male avrebbe dovuto dirlo lui
Non sono stato io a farlo cadere
No, non potete assolutamente incolpare me"

Chi ha ucciso Davey Moore?
Perchè, per quale motivo?

"Non io" dice lo scommettitore
con il suo biglietto ancora in mano
"Non sono stato io quello che lo ha mandato a tappeto
Le mie mani non lo hanno nemmeno sfiorato
Non ho commesso nessun peccato
e ad ogni modo avevo pure scommesso sulla sua vittoria
Non sono stato io a farlo cadere
No, non potete assolutamente incolpare me"

Chi ha ucciso Davey Moore?
Perchè, per quale motivo?

"Non io" dice il giornalista sportivo
mentre pesta sulla sua macchina da scrivere
e dice "La boxe non ha colpe
c'è più rischio in una partita di football
Il pugilato deve continuare
è una questione di tradizione americana
Non sono stato io a farlo cadere
No, non potete assolutamente incolpare me"

Chi ha ucciso Davey Moore?
Perchè, per quale motivo?

"Non io" dice l'uomo i cui pugni
lo fecero cadere in un bagno di sudore
Che è venuto qui dalle frontiere di Cuba
dove la boxe non è più legale
"L'ho colpito, certo, è vero
ma è quello per cui sono pagato
Non dite "uccidere" non dite "assassinare"
E' stato il fato,  è stato il volere di Dio"

Chi ha ucciso Davey Moore?
Perchè, per quale motivo?


traduzione di Michele Murino

Sapete, qualche sera fa stavo guardando "Porta a Porta" dedicato alla morte di Pantani. Il titolo del programma era: "Chi ha ucciso Marco Pantani?" ed ho subito pensato al pezzo di Dylan "Chi ha ucciso Davey Moore?". E poi ho letto le mail sopra riportate con l'articolo di Zucconi... Durante la trasmissione ed in altre analoghe ho sentito più di uno dire frasi che erano in perfetta sintonia con quello che diceva Dylan quaranta anni fa... Qualcuno ha ancora dubbi sul fatto che Dylan è sempre attuale anche con le sue canzoni più antiche?...
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


2404) Una nota: Nella traduzione delle Liner Notes di Biograph che sto inserendo su MF mi chiedevo cosa fossero esattamente le Preacher Stations di cui parla Dylan ad un certo punto. Ne avevo una certa idea e con la nota seguente Alessandro Carrera mi dà conferma della mia supposizione. La frase di Dylan recitava: "La musica pop alla radio? Non saprei. Ascolto soprattutto le stazioni Preacher e le stazioni di musica country e quelle di vecchie canzoni... questo è tutto". Ed ecco Alessandro che ringrazio per l'aiuto...


2405) Caro Michele,
le "preacher stations" sono stazioni radio religiose che trasmettono prediche interminabili.
A presto
Alessandro Carrera

...E questo mi fa pensare che in tutto il film "Masked and Anonymous" si sente in sottofondo una di queste "Preacher Stations". Anzi il film inizia addirittura con la voce proveniente da una di queste radio... Mi sa che allora Dylan le ascolta ancora oggi... :o)
Michele "Napoleon in rags"


2406) Sono stato al concerto di Milano , a Novembre. Mi piacerebbe sapere perchè Dylan se ne è stato su di un lato del palco , suonando la tastiera , volgendo le spalle a mezza platea per l'intera durata del
concerto. Un amico non dylaniano che mi ha accompagnato al concerto , ha tacciato Bob di "poco
rispetto per il suo pubblico" . Cosa potrei rispondergli? In fondo anch'io, con dolore, ho pensato la stessa
cosa...
Leonardo

Ciao Leonardo,
c'è poco da dire purtroppo. Anche io credo che quella scelta di Bob sia stata scorretta. A Bolzano noi eravamo proprio alle sue spalle e fortunatamente eravamo un po' in alto e laterali sì da poterne vedere almeno il profilo ma tutti quelli che erano alla nostra sinistra a partire da una decina di file praticamente hanno visto solo la sua schiena per tutto il tempo, se gli è andata bene, perchè c'era anche un bel po' di roba che nascondeva Dylan alla vista di queste persone. A Roma, consapevoli del fatto che la posizione di Dylan alla tastiera era sulla sinistra guardando il palco ci siamo fiondati a destra ma chi naturalmente ha potuto vedere una sola data e si è ritrovato per sua sfortuna alla sinistra sulle gradinate Dylan praticamente lo ha visto solo quando è andato al centro per i saluti finali. Speriamo che Bob cambi idea e torni alla chitarra o quanto meno piazzi la tastiera in un punto visibile a tutti.
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2407) Ciao Michele, la nuova grafica delle Talkin' mi entusiasma:  ti saranno particolarmente piaciute le foto della mia top ten fotografica visto che gli sguardi di Bob che hai inserito sono tutti da foto di quella
classifica! Mi fa piacere davvero.
Mi è venuto spontaneo farne un'altra di classifica e voglio però davvero vedere con questa cosa farai: è
la top back ten Dylan's photo :-))))
Che ne pensi? Ti piace? A me moltissimo.............
Elio rooster

Ciao Elio
esatto! Quelle foto che mi avevi inviato per la tua Top Ten erano talmente belle che mi hanno "ispirato". Queste nuove sono un pò meno belle dal punto di vista dell'inquadratura :o) per quanto assai curiose. Le potremmo utilizzare per una nuova rubrica in cui riportare tutti i commenti negativi e le malignità su Bob ed intitolarla: "I know the reason why you talk behind my back"... :o)
Per chi vuole vederle le ho messe qui
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2408) Ciao Nap,
Ho un sacco di cose da dirti. Innanzitutto una domanda: esistono in Italia cover band di Dylan? E se sì,
quali? Sappi per intanto che ne sta nascendo una: la mia. Sto infatti trasformando il mio trio folk, i
TAMBOURINE, in una cover band del nostro Vate. Siamo 1) io alla voce chitarra ed armonica 2) il
vecchio Antonello "Dylan Doc" Amalfi alla chitarra ritmica e 3) il bravo polistrumentista Felice Zaccheo
alla seconda voce, chitarra solista, mandolin and fiddle.
Faremo il nostro debutto al mio locale (a proposito, lo sai che gestisco un locale? VICOLO DEI
MUSICI / FOLKOSTERIA, via Madonna dei Monti 28, tel 06.6786188 - ci sto tutte le sere). Conto sul
sostegno del sito e di tutti i dylaniati.
Ora ti saluto.
Ciao. FF

Ciao Franco
le cover band che conosco sono le seguenti (più i cantautori "singoli"): Dr. Faust and The Traveling Boys, The Tambourine Men, Jokermen, Maggie's Farm Southern Band, Alessandro Cavazzuti (da solo e nella "versione" Ale & Ben), Stefano Frison. Sono nella nostra sezione "Tutti figli di Zimmerman". Poi tra quelli non inseriti in quella pagina: The Beards (che fanno soprattutto cover di The Band ma anche di Dylan), i Before Hendrix, i Cheap Wine (che in realtà sono un gruppo che canta materiale proprio ma ha anche fatto covers di Bob). Chi ho dimenticato?
Naturalmente abbiamo sempre pubblicizzato il locale in questione nella vecchia gestione e lo faremo naturalmente anche ora a maggior ragione. In bocca al lupo e magari ci vediamo lì per qualche incontro dylaniano (uno c'è stato tempo fa - clicca qui).
Naturalmente se vuoi mandami tutti i dati e la storia del tuo gruppo e ti inserisco nella nostra pagina.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2409) Ciao a tutti.
Volevo inserirmi nel discorso riguardante De Andre'. Premetto che anch'io sono un grande estimatore di Fabrizio e possiedo tutti i suoi cd.
Francamente non sono per nulla d'accordo con i giudizi espressi da Jerry sulle sue qualità di musicista.
Trovo che Faber sia un grande anche dal punto di vista musicale e non inferiore a Battisti . Sarà che io ho solo 21 anni ma  da questo punto di vista le canzoni di Battisti mi sembrano abbastanza datate, non così quelle di Faber.
Tanto per entrare nello specifico si può confrontare volume 8 con qualsiasi altro album di Lucio degli
anni settanta e secondo me si può notare come la scelta di De Andre' di non suonare un genere di moda
all'epoca lo abbia reso intramontabile. Questa mia tesi è supportata dal fatto che mentre conosco parecchi miei coetanei che ascoltano Fabrizio quasi nessuno ascolta Battisti. Occorre poi non dimenticare che mentre Lucio dopo gli anni 70 non ha combinato più nulla (nell'ultimo periodo faceva fatica addirittura a trovare gente disposta a pubblicare i suoi album) Fabrizio ha continuato ad inanellare un capolavoro dopo l'altro.Vi risparmio infine un inutile confronto tra i testi.
Inoltre dire che quando Faber ha sfornato un grande album è perchè si è avvalso di varie collaborazioni
è a dir poco comico. Intanto perchè gli album musicalmente salvati da Gerry sono un considerevole
numero (creuza de ma, storia di un impiegato, nuvole, live con la pfm, indiano, rimini...) praticamente più della metà dell'intera produzione discografica. In secondo luogo perchè la grandezza di un musicista è
anche quella di sapersi scegliere i collaboratori giusti. Ad esempio nell'album creuza de ma Faber sapeva esattamente le sonorità che cercava non ha delegato la composizione delle musiche a Pagani.Tanto è vero che lo stesso Pagani prima di realizzare l'album in questione ha fatto un giro tra i paesi del mediterraneo in cerca di strumenti a lui sconosciuti che dessero particolari sonorità. Quello che voglio dire è che se un artista si avvale di collaboratori non significa che il suo compito diventa solamente quello di scrivere testi, rimane sempre lui che dà le direttive. Senza contare che poi se si applicasse lo stesso metro di giudizio a Dylan risulterebbe anche lui un mediocre musicista. Li avete presente i suoi primi album? Sono musicalmente molto semplici. In seguito si è avvalso di numerosi collaboratori ma ciò non toglie nulla alla sua grandezza . Non parliamo poi del neverending tour. Non penserete che sia lui a scrivere gli arrangiamenti delle canzoni vero? Dylan si limita a dare indicazioni ma poi il compito pratico di scivere gli arrangiamenti è della band (Tony Garnier su tutti). Se si seguisse il ragionamento di Jerry allora dovremmo dire che Eric Clapton, Santana, Hendrix sono decisamente superiori a Dylan che con la chitarra non è il massimo dal punto di vista tecnico. Questo non significa che a me non piaccia, tutt'altro, dico solo che le stesse cose che fa lui le potrebbe fare un normale chitarrista.
Come ultima considerazione volevo sostenere che, al contrario di quanto ho lettto in alcune mail nelle
precedenti talkin', Dylan non è stato un punto di riferimento per de andre'. Ben maggiore importanza
hanno avuto altri personaggi quali Brassens e Cohen. E'vero che egli ammirasse Bob ma a questo
proposito occorre ricordare che Faber come sottolinea Fernanda Pivano viene prima di Dylan: ad esempio la ballata del Miche' è del 1961. Le 2 canzoni del nostro sono state tradotte "per riempire degli album che altrimenti rimanevano monchi" e sono principalmente frutto del contributò di De Gregori. Quindi secondo me è profondamente sbagliato analizzare l'opera di Fabrizio mettendola in relazione con quella di Dylan: rimangono 2 cose diverse.
Senza Bob Dylan Faber avrebbe scritto le stesse canzoni. Se qualcuno non è d'accordo con quest'ultima frase aspetto che mi indichi qualche canzone che presenti una certa somiglianza con quelle di Bob...
Ciao
Davide

Ciao Davide,
credo che da un punto di vista strettamente musicale lo stesso De Andrè non avrebbe avuto difficoltà a
riconoscere la superiorità di Lucio Battisti, non solo rispetto a se stesso ma rispetto alla maggioranza dei musicisti autori di canzoni. Fermo restando che stiamo parlando di due campi alquanto differenti, se pur sempre di musica si tratta. Tra l'altro proprio gli album che tu citi come di difficile collocazione nei cataloghi delle case discografiche sono a mio avviso l'apice della grandezza di Battisti, dischi rivoluzionari che hanno anticipato di decenni sia musicalmente che liricamente le nuove correnti musicali, come già Battisti aveva fatto negli anni 60 e 70 rinnovando la struttura della canzone italiana ed il concetto stesso di musica leggera.
Resta il fatto che De Andrè, come scrivevo nella mia mail di risposta a  Jerry, sia stato capace di fare
cose egregie anche musicalmente, per quanto a mio avviso sarà ricordato soprattutto come il grande
poeta che era, sicuramente più interessato all'aspetto letterario che non strettamente musicale di un
brano. Soprattutto il De Andrè degli inizi e fino alla fine degli anni '70. Da qui il ricorso a strutture classiche di ballata o a musiche tradizionali ed a sonorità ripescate dai canti popolari e dalle musiche etniche, spesso dalle musiche medioevali, da tutta la prima produzione con i vari valzer, con le varie ballate, con le influenze francesi di Brassens, passando per i canti tradizionali sardi, fino a quel capolavoro che è Creuza de ma con le sonorità mediterranee riprese dall'antichità e che da Genova portavano ad Oriente.
Questo non vuol dire però che musicalmente questi lavori non siano validi, anzi!, perchè bisogna avere comunque una grande capacità per far proprio un patrimonio musicale del passato, personalizzandolo e rendendolo attuale, con tutto un lavoro di ricerca (evidente soprattutto in Creuza de ma) che non è cosa di poco conto.
Sul discorso delle collaborazioni, come scrivevo a Jerry, bisognerebbe sapere esattamente il
peso avuto dai vari De Gregori, Bubola, Pagani, Fossati, Piovani, Jannacci, PFM e Reverberi nei
rispettivi lavori che hanno cofirmato con De Andrè. Io non credo, come scrive Jerry, ad una semplice
attribuzione formale a De Andrè (per quanto Jerry si riferisse nello specifico solo all'album Storia di un
impiegato). Insomma io sono propenso a credere, come scrivevo, che il lavoro di De Andrè e del musicista di turno con il quale egli cofirmava i brani fosse quanto meno equamente diviso o che in ogni caso il peso avuto da De Andrè fosse tutt'altro che trascurabile.
Questo fino a prova contraria. Poi, ripeto, lo stesso De Andrè non ebbe difficoltà a dichiarare di essere affetto da una balbuzie musicale (parole testuali di Fabrizio) che lo "costringeva" a chiedere l'aiuto di altri musicisti per sopperire a questa sua "cronica mancanza" (sono sempre parole di Fabrizio). Ma direi che questo va a merito di De Andrè che come sottolinei tu evidentemente sapeva scegliere i propri collaboratori. Certo molti sostengono che il sound dei vari dischi cofirmati in effetti sia spesso molto più simile a quello dell'autore co-titolare delle musiche che non a quello di De Andrè. Basti pensare a come il Vol. 8 sia molto degregoriano come stile e come suono in molte canzoni, così come Rimini e L'indiano siano caratterizzati fortemente dallo stile di Bubola, e Le Nuvole (in parte) e Anime Salve da quello di Fossati, sia pur in maniera meno evidente rispetto a Bubola e De Gregori. Questo potrebbe far pensare ad un De Andrè che quanto meno si mettesse in "secondo piano" dal punto di vista musicale. Ma, ripeto, fino a prova contraria è vero tutto ed il contrario di tutto.
Sul paragone con Dylan sono d'accordo con te anzi direi che da questo punto di vista la cosa potrebbe
costituire una ulteriore testimonianza che avvalora l'ipotesi che molti fanno, quella cioè per cui era
soprattutto l'aspetto poetico che interessava Fabrizio. Intendo dire che è palese che l'influenza di Dylan
fosse avvenuta più per interposta persona (i dylanianissimi De Gregori e Bubola).
Ma tutto questo direi che non mette in discussione la grandezza assoluta di De Andrè.
Che ne pensano gli altri "deandreiani" in ascolto? Fateci sapere...
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


Ed ecco Stefano sullo stesso argomento:

2410) Ciao Michele
mi inserisco di nuovo nel dibattito sulla "presunta" povertà musicale dei nostri cantautori italiani (con
riguardo, nella fattispecie, a De André) replicando per la seconda (e spero ultima) volta all'amico Jerry,
che ringrazio per aver risposto.
Caro Jerry, sono contento innanzitutto della tua parziale "retromarcia" (rispetto a quanto affermavi nella
Talking 192...) su De André. E sono altresì contento di sentirti dire che in Italia - musicalmente
parlando - oltre al grandissimo Paolo Conte da te citato, c'è dell'altro.
Detto ciò (e in attesa che tu chiarisca un po' meglio anche quell'ultima affermazione circa la musica di
Bob "usata per interessi di bottega", che Michele - sostituendosi a te - ha tentato di interpretare...), mi
vedo tuttavia costretto, anche stavolta, a dissentire (quasi) in toto dalle tue opinabilissime e reiterate
affermazioni sulla "relativa" (a tuo parere) importanza di De André (e della musica di De André)
nell'ambito della tradizione popolare italiana.
Prima di proseguire in questo mio discorso, mi sembra però opportuno fare una doverosa premessa: a
me De André piace moltissimo. Non che gli altri cantautori italiani (quelli "storici", come li hai definiti
giustamente tu...) mi piacciano meno. Anzi. Ma per De André ho sempre avuto un debole particolare,
dato anche lo speciale rapporto (ma non solo per questo...) che ha legato per tantissimi anni lo stesso
De André con quella che lui era solito definire "la mia seconda patria", ossia la Sardegna, terra nella
quale vivo.
Sicché (piacendomi così tanto...) potrei facilmente rischiare di non essere obbiettivo. Mi sforzerò quindi, per quanto possibile, di esserlo e di analizzare le cose con il giusto distacco.
Vorrei dunque parlare, in questo mio intervento, della straordinaria importanza che ha avuto (a mio
avviso) l'opera di Fabrizio De André per la crescita, non solo culturale ma anche musicale, della
canzone popolare italiana degli ultimi quarant'anni.
E nel fare questo cercherò di focalizzare l'attenzione sui non pochi punti di contatto esistenti - a mio parere - tra lo stesso De André e il Nostro.
Considero personalmente De André il più grande cantautore italiano del Novecento. Credo che
l'importanza di De André (e della sua musica) per la (e nella) evoluzione della tradizione popolare
italiana sia assolutamente fuori discussione e non sia minimamente paragonabile a quella di nessun altro
artista italiano. Pur non avendo a casa mia tutti i suoi dischi (come l'amico Jerry...), conosco
praticamente tutto ciò che ha fatto e scritto De André. Ascoltavo De André ben prima di conoscere
Dylan, e ascolto Dylan da quasi dieci anni. Ho visto De André in concerto svariate volte. E, pur non
ascoltandolo più come un tempo (anche se in questi ultimi giorni, in verità, lo sto riascoltando
parecchio...), mi piace ancora tantissimo, e il mio affetto nei suoi confronti è sempre rimasto immutato
nel corso degli anni. Ascoltando i dischi di De André sono cresciuto, e la sua musica ha scandito per
lungo tempo le mie giornate. E se mi sono innamorato di Dylan restandone via via letteralmente
"folgorato" (poi un giorno anch'io racconterò "when I first met him"...), buona parte del merito è
certamente ascrivibile anche alla musica e alle canzoni di De André. In verità, sono riuscito ad
apprezzare meglio Dylan proprio per questo motivo. Perché è un artista (Dylan) che, pur provenendo da
un paese diverso e pur avendo seguito un percorso musicalmente diverso (affondando egli le sue radici
nella tradizione blues, laddove invece De André si era ispirato agli chansonniers d'Oltralpe, primo tra
tutti Brassens), presenta - a mio avviso - non pochi punti di contatto con lo stesso De André.
De André, in Italia (cioè per la evoluzione della musica popolare italiana), è stato non meno
"rivoluzionario" di quanto lo sia stato Dylan per la evoluzione della musica rock contemporanea. Come
Dylan ha fatto diventare "adulta" la musica rock, allo stesso modo De André ha fatto diventare "colta"
la canzone popolare italiana. L'ascolto e la lettura delle canzoni di De André inducono alla riflessione
non meno dell'ascolto e della lettura dei testi di Dylan. Da questo punto di vista, cioè, per me pari sono.
E così, come oggi mi riesce difficile, per Dylan, dire quali siano le sue canzoni migliori, allo stesso modo
questo discorso vale per De André. Non ricordo, in verità, una sola brutta canzone scritta da De André.
E il motivo che mi fa oggi apprezzare Dylan è lo stesso che per tanti anni mi ha fatto apprezzare De
André: né l'uno né l'altro sono mai stati banali.
Le canzoni di De André (come quelle di Dylan, Leonard Cohen, e forse pochi altri...) sarebbero
teoricamente in grado di reggersi da sole, cioè senza alcun accompagnamento musicale. Anche se poi -
come sappiamo - è la musica a trasmetterci le emozioni, e quindi le canzoni per "vivere" hanno bisogno
(come l'uomo ha bisogno dell'aria per respirare) del loro accompagnamento musicale.
E che De André abbia lasciato delle tracce indelebili, anche dal punto di vista musicale, nella nostra
musica italiana, non me lo leverà mai nessuno dalla testa, caro Jerry.
Così come c'è stato un "prima" e un "dopo" nel rock e nel jazz, rispettivamente con Bob Dylan e con
Miles Davis (altro musicista che adoro, e che assimilo, per l'importanza che ha avuto in quel genere, a
Bob Dylan... poi magari un giorno ne parlerò...), allo stesso modo, c'è stato un "prima" e un "dopo" nella
musica popolare italiana con Fabrizio De André.
In un paese come il nostro dove, per tanti anni, sembrava esserci spazio solo per "Papaveri e papere",
"Balli del mattone" e "Lacrime sul viso", sono arrivate ad un certo punto "La guerra di Piero" (canzone
che per il suo forte significato di denuncia contro la guerra è accostabile all'epocale "Blowin' in the
wind"...), "La canzone di Marinella" (brano che - grazie alla interpretazione fattane da Mina - contribuì
in maniera decisiva alla diffusione delle idee e della musica di De André... un po' come successe più o
meno in quello stesso periodo, ma in America, con la già citata "Blowin' in the wind" portata al successo
dal trio Peter, Paul & Mary...) e il "Testamento di Tito", straordinaria rilettura (alla rovescia) dei 10
comandamenti biblici, trasformata dalla penna di De André in un autentico "manifesto" contro ogni
forma di integralismo religioso.
Ho citato solo tre canzoni. Ma, così come per Dylan (e qui mi riallaccio a quanto diceva Elio nell'ultima
Talkin'...), potrei citarne tante altre o addirittura tutte. Perché anche l'opera (straordinaria) di De André
va vista, al pari di quella di Dylan, come un tutto, un continuum composto da tanti piccolissimi segmenti.
Caro Jerry, tu dici - nel tuo ultimo intervento - di amare molto De André... e di possedere addirittura tutti i suoi dischi. Non mi pare, in verità, che ciò traspaia dalle tue parole. Perché uno che ama (e conosce) veramente De André, non può definire lo stesso, in maniera a dir poco insolente, un "maestro
sopravvalutato" o addirittura (e in maniera ingenerosa) un artista solo "formalmente" responsabile delle
musiche dei suoi dischi.  Sono invece pienamente d'accordo con quanto dice Michele, nella sua risposta alla tua replica, circa la ripartizione dei meriti (cinquanta e cinquanta) da attribuire ad un artista (nella fattispecie a De André) ogniqualvolta questi realizza un disco "a quattro mani", cioè avvalendosi di altri collaboratori.
Anche se, a mio avviso, anziché star qui a "teorizzare" (col rischio assai probabile di parlare di cose che
non sappiamo...), sarebbe forse più utile e interessante (prendilo come suggerimento per eventuali
future interviste, Michele...) andare direttamente alla "fonte", cioè andare a sentire qualcuno di questi
"collaboratori eccellenti" (chissà... magari anche Fossati, Pagani e Bubola... oltre che il maestro Piovani e De Gregori... leggono ogni tanto la posta di MF...) e farsi spiegare da loro (che quei dischi li hanno
realizzati...) quale è stata la "genesi" dei dischi in questione. Per stabilire, se non con certezza, almeno a
grandi linee "fino a che punto - come dice Michele - il risultato finale è musicalmente più dell'uno o più
dell'altro".
Altra cosa. Se tu - caro Jerry - dici di amare (e quindi di conoscere) veramente De André, mi sembra
assai riduttiva (oltre che ingenerosa) la tua affermazione secondo cui, "a parte Creuza de Mà, Le
Nuvole, i dischi con Bubola e il live con la PFM", De André non avrebbe lasciato musicalmente (altre)
grandi tracce. Mi permetto ancora una volta di dissentire, e di ricordarti che (oltre al già citato "Storia di
un impiegato"...) esistono anche "La Buona Novella", "Non al denaro non all'amore né al cielo",
"Volume VIII", "Concerti '91" e (soprattutto) "Anime Salve", album che - a mio modesto avviso - è
musicalmente "inferiore" solo a "Creuza de Mà".
Quanto, infine, alla tua affermazione sulla presunta "superiorità musicale" di Battisti, essa si può
condividere o meno. Personalmente anch'io ritengo che Battisti sia stato un formidabile arrangiatore di
canzoni (superiore senz'altro a De André... da questo punto di vista...), anche se (comunque la si
pensi...) non possiamo e dobbiamo dimenticare che nei testi di Battisti (sebbene le canzoni della sua
prima produzione riportino accanto a quello di Mogol anche il suo nome...), dello stesso Battisti c'era
(probabilmente) ben poco.
Ciò che voglio dire insomma (e non sto mettendo in discussione - badate bene - la straordinaria
importanza di Battisti per la evoluzione della canzone italiana), è che - a mio avviso - De André, come
cantautore, è stato complessivamente "superiore" rispetto a Battisti, o - per usare un termine di
paragone calcistico - più "completo".
Battisti è stato indubbiamente (insieme a Mogol...) un profondo esploratore dell'animo umano. E' stato
probabilmente (sempre però insieme a Mogol...) un autore più "intimista". Ma ha cantato, in quasi tutte
le sue canzoni (scritte in coppia con Mogol...), sempre e solo dell'amore tra uomo e donna. Egli è stato,
cioè, da questo punto di vista, uno straordinario "coautore" (oltre che cantore e arrangiatore) di canzoni
d'amore. De André, invece, ha cantato (e scritto), esattamente come Dylan, anche sull'amore. Qui sta -
a mio avviso - la grande differenza tra i due. De André è stato un "cantautore" nel vero senso del
termine. Come Dylan, Cohen e Brassens (giusto per citare tre autori da lui profondamente amati e
cantati). Lo stesso non può dirsi invece - sempre a mio opinabilissimo avviso - per Battisti.
De André, con le sue canzoni, mi ha aperto maggiormente la mente rispetto a Battisti. Mi ha fatto
riflettere di più. E questo è il motivo per cui - pur amando molto anche Battisti - preferisco a
quest'ultimo De André.
Ricordo ancora come fosse ieri - e con questa chiudo davvero - l'infinito senso di tristezza e di
abbandono che provai all'indomani della sua scomparsa. Sentii veramente il mondo crollarmi addosso.
Non ci volevo credere. Non potevo credere che a poco più di cinquant'anni se ne fosse andato così
all'improvviso, per un fottutissimo cancro al fegato, il più grande di tutti. Mi sembrava immortale.
Proprio come Dylan.
Ciao a tutti...

Stefano "Red Lynx"

Ciao Stefano
concordo sul fatto che De Andrè come cantautore sia stato più completo di Battisti (e di tutti gli altri italiani). Non sono d'accordo su Battisti "formidabile arrangiatore". Battisti era un formidabile musicista, soprattutto. Per quanto riguarda i testi tutti quelli del primo periodo sono esclusivamente di Mogol (Battisti non ha mai scritto un rigo). Quelli del secondo periodo (un solo disco, "E già") sono di sua moglie Grazia Letizia Veronesi (anche se c'è chi sostiene che Battisti abbia collaborato senza mettere però la sua firma sul disco). Quelle del terzo periodo (i cinque dischi con Panella) sono cofirmate Battisti/Panella per cui si presume (per ammissione dello stesso Battisti nel corso delle pochissime dichiarazioni rilasciate al riguardo) che sia intervenuto anche in fase di scrittura del testo.
Sull'ipotesi di chiedere ai diretti interessati (che hanno co-firmato i dischi con De Andrè) l'idea sarebbe buona se se ne avesse l'occasione. Per quanto riguarda Bubola, in occasione dell'intervista che ha concesso a MF mi ha detto che preferisce non rilasciare dichiarazioni su Fabrizio (non sarà sfuggito a molti che in tutta l'intervista non si parla praticamente mai o quasi mai di De Andrè) e naturalmente è stata rispettata la sua scelta.
Sulla morte di Fabrizio mi hai fatto ricordare quando ho appreso la notizia (ho avuto una reazione simile alla tua). Mi ero appena seduto a tavola per mangiare. Stavo guardando "Studio Aperto" su Italia 1 e c'era un filmato su De Andrè che cantava... Quando capii che era un servizio che annunciava la sua morte rimasi in stato di trance per qualche minuto... mi sembrava impossibile. Quel giorno riascoltai un bel po' di dischi di Fabrizio tra le lacrime.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2411) Ciao Michele,
sempre a proposito di foto: questa (dal primo link oggi su expectingrain) entra di diritto nel podio della mia top 10 ..... però non mi sento di toglierne nessuna delle dieci, e allora, con la prossima settimana, la mia top passa a 25!
Elio rooster

Ciao Elio
ok!
Hai ragione è bellissima (eccola qui sotto). L'avevo vista su un libro a casa di Benedicta "Hamster"... L'autore è Daniel Kramer che ne ha fatte davvero di belle a Bob. Ho già capito che la tua Top Ten diventerà presto una top 100 :o)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2412) Cari amici Dylaniani,
di tanto in tanto mi viene in mente qualche cosa da chiederVi.
Credo che ogni intenditore riconosca che l'unico vero genere, sempre presente nei dischi di Dylan, sia il
Blues. Tanti dicono che sia la Sua vera musica. Il Folk, Il Rock'n'Roll, Il Country, Il Folk-Rock vanno e
vengono, ma il Blues c'e' sempre. Si sa che Bob da ragazzino fuggi' di casa piu' di una volta.
Vagabondo' unendosi a gruppi di Blues Man. Non ho mai saputo chi fossero e se, ancor giovanissimo,
abbia incontrato qualche Blues Man o musicista di grosso calibro di quegli anni (ben prima dei '60) che
gli abbia lasciato il segno.
Ciao e Grazie
Giorgio Malesani da Verona

Ciao Giorgio,
a proposito deli incontri tra Bob ed i vecchi bluesmen non si sa quanto ci sia di leggenda e quanto di realtà. Così come sulle sue fughe da casa (Dylan era solito esagerare o inventare di sana pianta episodi pittoreschi legati alla sua infanzia). Dunque non saprei rispondere alla tua domanda. Chi ha letto qualcosa al riguardo?
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


Ed ora un tentativo di risposta al Dylan Quiz n.4

2413) ci provo!

1) Karl Erik Andersen, responsabile del sito Expecting Rain

2) William Zanzinger, citato in THE LONESOME DEATH OF HATTIE CARROLL.

3) JEAN ARTHUR RIMBAUD, citato in YOU'RE GONNA MAKE ME LONESOME WHEN
YOU GO

4) Lenny Bruce, a lui è dedicata LENNY BRUCE.

ciao
Gianni.

Ciao Gianni,
una esatta, tre sbagliate. Chiaramente non posso dire quale sia quella esatta per non aiutare troppo...
Però do un aiutino (come si suol dire) su tutte e quattro.
Ecco alcuni indizi (sono molto vaghi, a volte alquanto contorti e di difficile decifrazione... se non aiuteranno più di tanto la prossima settimana ne darò di più chiari):
Foto 1: Bombay
Foto 2: Fisarmonica
Foto 3: Cradle Mountain
Foto 4: Stanley Beck
Ora è un po' più facile (o no?)...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2414) Ciao Michele!

Volevo chiederti un parere sui 3 concerti che Bob ha tenuto in Italia.

Quale ti è piaciuto e/o ti ha colpito di piu'? E perche'??
 

Ti ringrazio e complimenti ancora per tutto!

Jokerman

ps: A proprosito, sono riuscito a trovare quel video in cui Bob canta Old man, e si tratta di un Dvd Live 2002 Piano performance girato tra Philadelphia, Boston e Connecticut.

Ora sono alla ricerca di qualche registrazione video del concerto che Bob ha tenuto lo scorso novembre a Roma, Palalottomatica.

Grazie per lo spazio che ci metti a disposizione!

Ciao Jokerman
spero che prima o poi i nostri romani del Porcile, Carlo&Elio riescano ad entrare in possesso del video del Palalottomatica...
Per quanto riguarda i concerti italiani ultimi per me è stato un crescendo. Grande quello di Bolzano. Stupendo quello di Roma. Eccelso quello di Milano.
A Bolzano Bob ha fatto cose magnifiche come It's all right ma, Highway 61 o Love Minus Zero, che è stata incredibile con quel fraseggio "a scatti" e quel ritmo reinventato completamente. O come Summer Days con quegli assoli incredibili di Koella. Roma e Milano però li ho trovati ancora superiori come concerti nel loro insieme. A Roma per esempio ha fatto una delle canzoni che più attendevo, Man in the long black coat (sublime). Ed ha fatto una Don't think twice che mi ha fatto davvero venire le lacrime. A Milano secondo me Dylan ha mantenuto la qualità su tutte le canzoni in comune con Roma ma in più ha fatto una stupenda Desolation Row che mi fa mettere quel concerto un gradino su. Comunque è sempre molto difficile fare una classifica. Direi che il tour italiano è stato di qualità elevata in tutte le date.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2415) ciao a tutti
sto cercando il titolo della canzone strumentale che introduceva tutti i concerti del Nostro, sulla quale la
voce fuori campo diceva "...columbia recording's artist...BOB DYLAN". Si' quella strumentale tutta di
trombe....
risposte in privato
grazie
roby

Ok ti risponderò in privato se qualcuno mi aiuta perchè non mi ricordo più qual era (eppure mi sembra di ricordare che qualcuno proprio sulla Talkin' ne aveva individuato il titolo). Chi se lo ricorda?...


2416) Ciao Michele.
Ti segnalo che nel numero dell'"Espresso" attualmente in vendita (26 febbraio 2004, n.8, p. 78), Enzo
Biagi, nella rubrica "Annali", dedica un paio di colonne a Dylan sotto il titolo: "Menestrello del rock".
Dopo avere accennato al film che la Paramount farà su Dylan, racconta che, di Bob Dylan, lui ricorda
«la ballata che compose quando uccisero George Jackson», della quale cita anche alcuni versi in
traduzione italiana, e ricostruisce il rapporto tra George Jackson e Angela Davis.
A presto,
Giorgio Brianese

Ciao Giorgio
ok! Grazie per la segnalazione.
Curioso che tra tutte Biagi si ricordi George Jackson che credo sia una delle meno conosciute di Bob...
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2417) Ciao Michele,
una curiosità: esiste qualche rapporto tra Bob Dylan e i Led Zeppellin, che tu sappia?
Michele "Scorpion"

Io credo di no... Ma chi può dirlo? Qualcuno ha qualche notizia in merito?...
Michele "Napoleon in rags"
ps: ma naturalmente... "Bob Dylan influenced absolutely everything", quindi...


2418) Cheap Wine in studio per il nuovo album

Cheap Wine, sono entrati in sala di registrazione per le sessioni del nuovo album, la cui uscita è
prevista per ottobre 2004. Il mitico Studio Castriota di Marzocca (An) dove la band ha registrato tutti i
suoi album ufficiali è ancora la "base" prescelta. Il successore di "Crime Stories" sarà composto da
undici brani tra cui, probabilmente, la cover di una canzone di Bob Dylan.


2419) Ciao Michele,
puoi segnalare questo nuovo sito italiano? è un sito di scambi e tree di  bootleg audio e video, con forum, guide e possibilità di iscrizione automatica. Non ha ancora materiale di Dylan, ma di molti altri artisti che sicuramente interessano i lettori di Maggie's.
www.vcdtree.com
Carlo

Ciao Carlo
ok, fatto!


2420) Ciao Michele
ho letto su MF che Alessandro Carrera ha inciso anche un disco molti anni fa... Ne sai qualcosa (o puoi chiederglielo?)...
Ciao
Bruno

Ciao Bruno,
non ho quel disco e non ne sapevo moltissimo quindi ho chiesto direttamente ad Alessandro che ti risponde di seguito:


2421) Caro Michele,
alcune parole sul mio disco. Scegli tu quello che puo' interessare i lettori di Maggie's Farm.
Si chiama "Le cartoline" ed e' uscito con l'etichetta della Cooperativa L'Orchestra di Milano nel
febbraio 1981. L'avevo registrato nell'estate del 1980 con molti musicisti che collaboravano con la
cooperativa. Alcuni erano membri del gruppo Stormy Six. Altri erano jazzisti (Guido Mazzon, Toni
Rusconi, Marco Vaggi) o membri del Gruppo Folk Internazionale, che poi sarebbe diventato Ensemble
Havadia' che poi avrebbe dato origine a Moni Ovadia e alla sua Teaterorchester. Comprendeva otto
canzoni, di cui l'unica che ha avuto un certo airplay e' stata quella che dava il titolo al disco, appunto "Le
cartoline". Ogni canzone aveva un suo arrangiamento particolare, probabilmente troppo ambizioso per il
tempo limitato che avevamo a disposizione per registrare (alcune canzoni sono praticamente dal vivo e
solo la voce e' stata aggiunta a parte). Una in particolare, "Aspettando i barbari", ispirata all'omonima
poesia di Kostantinos Kavafis, era un ambizioso incrocio tra due mondi sonori diversi, tastiere minimaliste e due lunghi intermezzi jazz. Il disco e' stato recensito positivamente da Michele Straniero (non mi ricordo su quale testata) e abbastanza positivamente dal Manifesto.
Ha avuto vita breve perche' purtroppo la Cooperativa L'Orchestra ha cessato la sua attivita' poco dopo che il disco era uscito, non c'erano soldi per comperare tutte le copie dalla ditta che l'aveva stampato e io in quel periodo ero a militare e non potevo far niente. Abbiamo salvato duecento copie che sono state poi
vendute o regalate nell'anno successivo. Io ne ho ancora quattro copie. Ne e' stato tratto anche un 45
giri (in poche copie) con "Le cartoline" sul lato A e "Aznavour" sul lato B. La prima canzone del disco,
"Piazza Sant'Ambrogio" e' stata inserita in un'antologia della Cooperativa L'Orchestra intitolata
"Raccomandato di vinile" e uscita nel 1981 (uno degli ultimi dischi prodotti dalla Cooperativa).
Non molto tempo fa ho ricevuto una mail da un collezionista di Milwaukee, nel Wisconsin, che
possedeva una copia del mio disco, acquistata per posta direttamente dalla Cooperativa L'Orchestra nel
1981. Aveva trovato il mio indirizzo in Internet e voleva sapere se ero proprio io quello delle "Cartoline".
Mi ha detto che si era sempre chiesto che fine avesse fatto l'autore di quel disco che a lui piaceva
molto. L'aveva fatto sentire anche a un suo amico jazzista che aveva molto apprezzato gli inserimenti
jazz. Tutti e due concordavano sul fatto che certe cose ricordavano (in senso positivo) Bob Dylan (!!!).
Non riferisco il fatto per vantarmi (il disco e' stato realizzato con una tale "low budget production" che
sembra piu' un demo che un disco), e sono abbastanza lontano da quel progetto per vederlo per quello
che e'. E' curioso comunque, e anche istruttivo, il fatto che a distanza di tempo quelli che sembravano i
difetti di un lavoro (ad esempio l'eccessivo ibridismo, che mi era stato rimproverato) possono trasformarsi in pregi. E viceversa.
Ho scritto molte canzoni, ma sono sempre stato un semi-dilettante la mia discografia e' limitata. Oltre a
"Le cartoline" c'e' una mia canzone intitolata "Gli imbianchini della Statale" inclusa in un disco collettivo
di vari cantatutori intitolato "Punto e a capo" e uscito per l'etichetta Divergo nel 1978 (era una riflessione
sul decennale del '68). L'ho eseguita anche al Club Tenco di Sanremo nello stesso anno. La Rai mi ha
filmato in quell'occasione, ma la registrazione non e' mai andata in onda. Magari ce l'hanno ancora in
archivio.
Un'altra canzone, "La fortezza", che parlava della Germania all'epoca della Baader-Meinhof (vivevo
spesso in Germania allora), di cui io sono autore del testo e di parte della musica, e' stata incisa dal
Gruppo Folk Internazionale nel loro disco "Il nonno di Jonni" (L'Orchestra 1979). Per la "voce" del
Gruppo Folk, cioe' Mariuccia Colegni, ho poi scritto anche una canzone molto piu' melodica, in inglese,
dal titolo "Everybody". So che l'ha cantata parecchie volte in pubblico con un arrangiamento di Mario
Arcari (poi saxofonista e oboista con De Andre' e Fossati) ma non credo l'abbia mai incisa. Tutt'e due
le canzoni, "Gli imbianchini" e "La fortezza" sono state (la storia e' lunga) tradotte e pubblicate in
tedesco.

Ti accludo per tua curiosita' alcuni testi del mio disco, in un file a parte.

Grazie per la pazienza,

Alessandro Carrera
 

Alessandro Carrera – Cinque canzoni

Aspettando i barbari

Alla rocca sul confine l'ufficiale ci guidò,
nessun altro avrebbe vinto gli invasori, ci giurò.
Eravamo le officine un tempo, le università.
Siamo guardie del deserto, proteggiamo la città.

Molta sabbia sta soffiando, dietro il muro cade giù.
La tempesta è lenta, forse non si fermerà mai più.
L'ufficiale ci ha chiamati, ancora ci domanderà
come avvenne la menzogna, in quale strana libertà.

Cosa mai stiamo aspettando, radunati sulla piazza?
Oggi arriveranno i barbari, tra poco saran qui.
E perché mai nel Senato oggi non si fanno leggi?
Quando arriveranno i barbari ci penseranno loro.

E perché l'imperatore si è levato così presto,
e così solennemente sta seduto sul suo trono?
Oggi arriveranno i barbari, egli attende il loro capo,
e una ricca pergamena in regalo gli offrirà.

Perché i nostri magistrati sono oggi in toga rossa?
Perché tutti quei bracciali con smeraldi luccicanti,
e perché ciascuno ha in mano la sua mazza ingioiellata?
Oggi arriveranno i barbari, così li impressioneremo.

E perché i nostri oratori oggi non aprono bocca?
Oggi arriveranno i barbari, e non amano i discorsi.

Il deserto ha rivelato quale fu la verità,
noi soltanto potevamo conquistare la città.
Tu che vuoi che si ritorni, è impossibile, lo sai.
Il sentiero è cancellato, come ritrovarlo ormai?

E perché tutto ad un tratto questo smarrimento ansioso?
Perché mai le nostre piazze sono già tornate vuote,
e perché quell'espressione di sgomento che hanno tutti?
Già s'è fatta notte e i barbari non sono ancor venuti.

C'è chi è giunto dai confini e fa correre la voce,
sembrerebbe che di barbari non ce ne siano più.
E ora noi come faremo a tirare avanti ancora?
Quella gente, a questo punto, era l'ultima speranza.

(Dalla poesia omonima di Kostantinos Kavafis, con aggiunte, 1974-1980)

Le cartoline

Tu mi riveli le cose
quasi padrona ne fossi,
la tua alzata di spalle è dottrina morale,
vale un anno di dubbi.

Come faccio a chiamarti milady,
applicarti un po' di letteratura,
tu che di vecchio non hai neanche la saggezza,
anch'essa nata ieri, perfetta cittadina
di questi anni?

Qui il reale è un fatto comico e malato,
ci dà poca ispirazione.
Scattano applausi e penitenze,
ci sono fiere e molta contrattazione.
Ci è entrata un'aria nei polmoni
che è la coda di una guerra passata.
Le feste sanno di sudore
in mezzo ai cerchi di erba altissima tagliata.

Ma a me è rimasta un'allegria
per la sortita del cantare,
una chitarra giapponese
e ottanta accordi da imparare.

Fatto sta che studiando i caffè
meno cari a Venezia
la cartolina per te
mi si appiccica tutta.

Divagando tra saccenti citazioni
cerco la frase spiritosa.
Qui soltanto, tra bolli e piccioni,
torno a fare onore al coro letterato,
la sua istruita rosa.

C'è ancora quella luna piena
che è da un anno che ci insegue,
va pazza per i controluce
con tutto quello che ne segue.
Di colpo càpito a Parigi
in qualche film pieno di gatti,
ci manca solo un panettiere
in bicicletta che fischietti.

Sto bene, stiamo bene tutti,
mi sento solo un poco torpido e animale.
Qui c'è bisogno come minimo
di un grosso temporale.

(1979)

Piazza Sant'Ambrogio

Piazza Sant'Ambrogio alle otto di mattina,
la gente che lavora si alza il bavero e tossisce.
Piazza Sant'Ambrogio alle otto di mattina,
la gente che ci passa chissà cosa ne capisce.

I disoccupati riempiono la strada,
si portano magari due o tre cose da mangiare.
Si siedono davanti all'ufficio del lavoro,
qualche poliziotto è chiuso in macchina a guardare.

Mia madre arriva presto, è da sei mesi che ci torna,
l'hanno licenziata ma non riesce a stare a casa.
Mai che abbia avuto, dice, la soddisfazione
di sbattere la porta almeno prima del padrone.

Si mette a far la coda sotto un corridoio basso
che affoga anche la rabbia in una botte senza suoni,
in file che si fermano davanti a porte chiuse,
nel giallo degli uffici che sembrano prigioni.

Ma quello che le pesa è l'esser lì fra tanta gente
che non era neanche nata quando lei ha cominciato
gli scioperi, le pene per un posto di lavoro,
i maledetti anni Cinquanta che le sembrano tornati.

E quasi si vergogna di essere più vecchia,
trovare lei un posto le sembrerebbe di rubare.
Ci ride sopra male e dice vedi come fanno,
ti tolgono il lavoro e poi ti fanno vergognare.

Piazza Sant'Ambrogio alle otto di mattina,
la gente che lavora si alza il bavero e tossisce.
Piazza Sant'Ambrogio alle otto di mattina,
dalla filovia guarda fuori e non capisce.

(1979)

La collina dei treni

"Ecco, questa è casa mia,
i quadri e i mobili che vedi
li ho raccolti
qui d'intorno nei paesi.
Lo vedi il Cristo senza aureola,
le leghe contadine,
i manifesti del suffragio."
Io guardavo come si muoveva
tra la cenere e le braci
di un passato che moriva,
come se mi facesse luce verso
un fuoco spento che aspettava
chi lo aiutasse a ravvivare.

Solo a notte alta, poi,
ci affacciammo al balconcino
appena sopra
al cortile chiuso,
e alzando gli occhi la campagna limpida,
dalle cascine perse, cinte d'alberi,
fino alle strade chiare verso Mantova,
e una sensazione come se una voce
stesse per chiamare proprio me.

E la mia storia a quel punto qual era,
ferma e spaurita al balcone di un cielo,
pietraie interrotte e sentieri contrari
incrociati sul freddo di quella ringhiera.

Lei non sapeva da quale passione
veniva il silenzio che mi tratteneva.
Dovevo cercare l'anello spezzato,
un ricordo, un ricordo che fosse canzone.

Alto, mio nonno guardava
da quella collina di polvere ed erba
la sfatta stazione di periferia,
Milano al confine degli anni Cinquanta,
di sfondo le fabbriche di Rogoredo
e quei quattro binari alla fuga nei prati
coi treni che andavano a Lodi a Piacenza
a prender su gente sposata da poco
decisa a trovarsi una casa con l'acqua
e la luce vicino al lavoro così come
i miei, come tanti coi vecchi che già
cominciavano a avere vergogna di tutto
e da ultimo io che a mio nonno arrivavo
alla tasca e che non mi riuscivo a spiegare
perché l'orologio l'avesse alla cinta,
contento perché mi piacevano i treni,
e il treno correva, tagliava le vene
alla nostra sfinita campagna e mio nonno
che non mi lasciava la mano magari
pensava che quelle eran cose che a me
non potevano più interessare e taceva.

(1979-1980, rev. 1995)

La fortezza

Chi se non i costruttori di fortezze
ha innalzato intorno al cerchio della scena
il muro di fessure che spiava
l'uomo seduto, suo figlio e la sua cena?

La Germania ebbe cielo e religione,
verande e sigari pronti per la sera.
I costruttori poi si potè ucciderli,
la fortezza restò così com'era.

(Quelli sono tempi che il potere
cammina a tacchi alti per le strade.
Scostano le tende
nelle case di Berlino
e dicono: "Non va poi tanto male.
Certo se qualcosa
ci doveva capitare
ce ne saremmo accorti, non ti pare?")

Ora che uomini nuovi stanano i canali,
gridano: "Su come topi, senza più compagnia!
Voi ribellati, su, mostratevi alla fortezza,
voi condannati della socialdemocrazia!"

"Se tempo fa potevamo uccidervi con orgoglio,
oggi voi siete solo modifica di contesto."
Vanno così spiegando: "Voi siete il nostro errore,
luce d'allarme rossa, utile spia, pretesto."

(Questi sono tempi che il potere
racconta barzellette su se stesso.
Sciolgono le tende
nelle case di Berlino
e dicono: "Non va poi tanto male.
Certo se qualcosa
dovrà ancora capitare
ci avvertiranno prima, non ti pare?")

Mentre qui noi la vediamo, gente che legge attenta
il fosforo delle granate esplose su Mogadiscio,
tacciono i malsicuri, annuiscono gli ammirati,
alla mattina in tram si lanciano occhiate a striscio.

Cresce la soddisfazione nel gregge dei vassalli,
chiassano sopra i giornali sempre più convincenti,
brucano speranzosi qui sotto la fortezza,
insistono per entrare, farsi cambiare i denti.

(Questi sono tempi che il potere
non ha segreti, ride nudo aperto.
Chiudono le tende
nelle case di Berlino
e dicono: "Non va poi tanto male.
Certo se qualcosa
ci doveva capitare
sarà già capitato, non ti pare?")

(Testo di A. Carrera; musica di Mario Arcari, A. Carrera e Maurizio Dehò per il Gruppo Folk
Internazionale, Il nonno di Jonni, L'Orchestra 1979)

Ciao Alessandro,
grazie di tutto e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


2422) Ciao sono Gianni,
ti spedisco il link relativo a un articolo comparso oggi su L'Unione Sarda.
La notizia in sé non ha nulla a che fare con la musica ma è decisamente curiosa.
Il proprietario della discoteca "Bob Dylan", in un paesino della Sardegna, è indagato perché sospettato di
aver fatto saltare in aria alcuni locali "concorrenti".
Insomma, già è grave che il nome di Bob Dylan venga accostato a un dancing, ma che poi il titolare sia
pure una specie di boss del "racket delle discoteche" diventa a dir poco inquietante.
Ispirarsi a Dylan gli sarà servito a ben poco se sarà condannato e costretto a... stare seduto "like Buddha in a ten-foot cell"!
A ogni modo, la domanda è questa: fatte le debite proporzioni, se il proprietario di un dancing "Bob Dylan" fa il bombarolo, che cosa mai potrà architettare il proprietario di un sito web dedicato a Dylan?
Sgozzamenti, torture, rapine a mano armata, traffico di armi nucleari?
Ti lascio in balìa della meditazione.
la notizia di cronaca è qui:
http://www.unionesarda.it/UNIONE/2004/NZ2002/CRNP/MNU01/A01.html

a presto
ciao
Gianni

Ciao Gianni,
sull'ultima domanda meglio non indagare... (ho già FBI, CIA e SISDE alle costole)... :o)
Grazie per la curiosa segnalazione e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


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