parte 201
Lunedì 16 Febbraio 2004


2388) Ciao Michele e amici maggiesfarmiani. Sono Jerry. Come va? Mi rifaccio vivo dopo un po' di tempo perchè sono stato recentemente chiamato in causa, proprio sulla Talkin'. Volevo tornare sulla famosa questione del rapporto tra Dylan, cantautori italiani, quisquillie e pinizellacchere varie. Premetto che anch'io amo molto De Andrè, di cui possiedo tutti gli lp. Proprio per questo credo che, a parte "Creuza de mà" e "Le Nuvole" a cui aggiungerei anche i dischi con Bubola e il live con la PFM, non abbia lasciato musicalmente grandi tracce. Tutti sanno infatti che le musiche di "Storia di un  impiegato", a cui faceva riferimento anche Michele nella sua risposta alla mia mail, sono in gran parte scritte da Nicola Piovani e attribuite solo formalmente allo stesso De Andrè. Detto questo, Faber è comunque un grande per la capacità che aveva, forse sarebbe più giusto usare il presente perchè i grandi non muoiono mai, di raccontare la straordinarietà della vita di tutti i giorni. E' stato anche un grande cantante libertario, un tema che me lo fa apprezzare ancor di più, ma penso che Battisti gli sia stato musicalmente (e solo in quell'aspetto) superiore. Il più grande di tutti rimane, ovviamente, il grande Zimmy, che continua a stupirmi ed emozionarmi ogni volta che lo ascolto. A questo proposito volevo segnalaravi una cosa, ho trovato un sito in giapponese (credo) con una discreta quantità di canzoni del Nostro. Non ricordo l'indirizzo preciso, ma io ho cercato con google bob dylan, visions of johanna e mi sono apparse come per incanto, anche Like a Rolling stone, Quinn the Eskimo, Every Grain of sand, e molte altre canzoni pronte per essere ascoltate. Purtoppo  non ho trovato altrettanto materiale sui bootleg , soprattutto su Newport '65. Vi saluto indistintamente, come direbbe un'altro mio mito, il grande principe De Curtis. Un abbraccio, Jerry.

Ciao Jerry,
quello che tu sottolinei è giusto circa il fatto che De Andrè da un punto di vista musicale sia stato praticamente quasi sempre coadiuvato da altri. De Andrè stesso  parlava di se' come un "balbuziente" dal punto di vista musicale. Anche Creuza de ma che tu citi come esempio di disco con il quale Faber ha lasciato una "traccia" musicale nasce musicalmente dall'apporto di Mauro Pagani, così come Le nuvole in parte da Fossati e ancora da Pagani. Così come giustamente sottolinei Storia di un impiegato vede Nicola Piovani per le musiche (e Fabrizio Bentivoglio per i testi) dare il loro apporto a De Andrè. E così un po' in tutti gli altri dischi, da De Gregori a Bubola, da Dylan a Brassens, a Cohen e Brel. Comunque bisognerebbe sapere (e non credo che si possa stabilire con certezza) fino a che punto il risultato finale è musicalmente più dell'uno o più dell'altro, visto che le musiche sono comunque sempre cofirmate, o quasi sempre. Anche Dylan ad esempio ha cofirmato quasi tutte le canzoni di Desire con Jacques Levy per quanto riguarda i testi ma dubito che si possa stabilire quanto c'è dell'uno e quanto c'è dell'altro. E comunque, quanto meno, si presume che si debba fare una divisione al cinquanta per cento. Quando scrivi "formalmente" non sarei tanto sicuro, insomma.
Comunque hai sicuramente ragione quando dici che non è da un punto di vista musicale che De Andrè deve essere ricordato come uno dei più grandi. Quanto a Lucio Battisti sono sicuramente d'accordo. Battisti era un genio inarrivabile con pochi uguali al mondo. Comunque non dimenticherei che De Andrè ha scritto musicalmente delle grandi cose anche da solo, basti pensare a brani come Amico Fragile, La città vecchia, Ballata dell'amore cieco, Giugno '73, La guerra di Piero, molte de La Buona Novella e di Tutti morimmo a stento, ed altre...
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags" 


2389) Ciao Michele,
un caro saluto a tutti i magfarmiani.
Magari una delle prossime settimane scriverò alla posta per una piccola polemica con mat (con il quale
condivido la passione per Street Legal) a proposito del gradimento maggiore o minore dei dischi di Bob...
Mi premeva comunque dire che alla base di alcuni giudizi che si leggono qua e là sulla stampa ci sono
alcuni fraintendimenti:
1) come ho scritto altre volte, oggi nel 2004 ci rendiamo conto che Dylan è - a conti fatti e in una
prospettiva storica - pressochè l'unico della sua generazione che abbia mantenuto fede ad un'estetica
'rock'  (on the road, ai margini, ...) come la si poteva immaginare negli anni nei quali ha esordito. Ciò è
paradossale perchè si ritrova ad occupare nell'immaginario della gente una posizione che - presa alla
lettera - è decisamente limitativa per lui: lui è MOLTO di più che un musicista rock. I giornalisti,
tuttavia, sono per la maggior parte abituati a valutare questi musicisti sulla base della loro produzione
discografica. E' questo che impedisce ad alcuni di valutare le opere di uno come Dylan all'interno di una
storia personale. La logica delle stellette (da 1 a 5 - in effetti le trovi anche nel più volte citato ultimo
numero di UNCUT Legends) porta a dare l'intero ventaglio dei voti (da 1 a 5, appunto). E d'altronde
non ci vedo niente di male a pensare che anche Bob possa essere stato più o meno ispirato nel corso
della sua vita.
2) mi sembra poi comprensibile che alcuni giudizi possano mutare nel tempo (non ci vedo nulla di cui
vergognarsi). Se uno scopre Dylan con Desire, è possibile che Desire gli sembri il suo disco più bello o
comunque quello che a riascoltarlo gli procura delle determinate sensazioni. Poi può succedere di tutto:
che ci si dimentichi di "Dylan" e lo si riscopra più tardi, che Desire non piaccia, che ci si entusiasmi per
TOOM più o meno che per "L&T" (per me meno), che si torni indietro ad ascoltare la produzione
precedente - tipo la trilogia (ed ascoltarla dopo Desire, intendo dire a distanza di anni da quando fu
creata, siamo sicuri che ci possa dare la stessa carica che diede a chi sentì LARS per la prima volta
alla radio, nel panorama musicale di allora?) - o tipo SelfPortrait. Immaginiamo invece di essere
dei contemporanei di Dylan: io quando uscì Nashville Skyline me lo ricordo - ricordo di averne letto una
recensione su Ciao 2001 e di aver sentito Lay Lady lay alla radio - per ragioni d'età sono arrivato ad
ascoltare la trilogia poco dopo Nashville Skyline, forse anche dopo PG&BtK, ma ammettiamo che fossi
anch'io del 1941: posso essere certo che al momento avrei salutato Nashville Skyline come un
capolavoro? O magari ricorderei Bob più volentieri per uno dei suoi dischi precedenti, magari il primo
con il quale l'avessi incontrato? ... è tutto opinabile. Certo oggi siamo in grado di rivedere tutto con il
senno di poi. In grado di capire che non è che Dylan abbia fatto delle giravolte, ma semplicemente è
cresciuto e crescendo si cambia. Sono in grado di apprezzare meglio anche Nashville Skyline.
Non è che Bob abbia poi aiutato molto coloro che mettono le stellette (d'altronde non credo che gliene
freghi tutt'ora niente): la sensazione è che i dischi siano per lui qualcosa di piuttosto obbligato
(nell'intervista che ti accludo, la sensazione è che dica proprio: la creazione liriche/musiche è qualcosa
che se ne sta in giro imperfettamente; qualcosa che quindi lui al limite fissa malvolentieri su un disco). I
dischi veramente ben prodotti per me sono pochi (Highway 61 Revisited, Blood on the tracks, Oh mercy, "Love&Theft" - quest'ultimo autoprodotto). Per la critica basata sulla produzione discografica per gli altri dischi: giù con le stellette. E inevitabilmente anche per molti ascoltatori. Street Legal è mal prodotto, ma per me contiene dei tesori.
E non mi vergogno a dire che a lungo Dylan mi è piaciuto senza sapere perchè. Non mi preoccupavo
neanche di capire i testi.
Basta, ho esagerato come al solito. Rimando a quanto scritto su Hattie Carroll per ripetere (dico
ripetere perchè tanti più competenti di me l'hanno già detto) che gli elementi dell'arte di Dylan vanno
considerati sempre tutti insieme: le parole, la musica e la voce.
Ho tradotto una breve - ma a mio parere bellissima - intervista di Dylan della metà degli anni '90. Te la
mando. In molte versioni era preceduta da una sorta di avviso relativo al fatto che l'originale era stato
scannerizzato da un giornale, con conseguente cattiva riproduzione di alcuni caratteri a stampa. Ho fatto
quel che ho potuto, ma ad ogni buon conto ti accludo anche la versione originale che merita di essere
gustata per conto suo.
Ancora saluti
Alexan Wolf

Ciao Alexan,
grazie per il tuo contributo alla discussione. In effetti le stellette ed i voti lasciano sempre il tempo che trovano e quelle date da Morawetz nel suo articolo ne sono una chiara testimonianza. Però non sono sicuro, come dici, che a Bob non interessino le stellette, basti pensare a come inizia l'intervista che gli ha fatto Robert Hillburn per il Los Angeles Time nel 2001 con Bob che esclama: "Cinque stelle! E' il giudizio che Rolling Stone ha dato al mio nuovo album "Love And Theft". Quanti artisti hai intervistato negli ultimi 15 anni che hanno ricevuto una recensione da cinque stelle?"
Sono d'accordissimo sul fatto che spesso un disco ci colpisca più o meno rispetto ad un altro a seconda di quale abbiamo ascoltato per primo. Subentra un fatto affettivo, legato ai ricordi, alla nostra vita in quel particolare momento, che ce lo fa giudicare con un occhio diverso.
Poi giustamente è anche una questione legata ai tempi in cui il disco viene pubblicato ed anche io credo che alcuni dischi rivisti con gli occhi di vent'anni dopo non avrebbero gli stessi giudizi (nel bene e nel male) che ebbero a suo tempo.
Grazie per l'intervista che mi accludi che ho già provveduto a pubblicare su MF. Chi non l'ha ancora letta la trova qui.
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"

E proseguiamo la discussione con Elio "Rooster " e Carlo "Pig": 


2390) Ciao Michele, provo a esprimere la mia opinione su quanto mi richiedi nella scorsa Talkin' a proposito di Selfportrait, finendo ovviamente con il ripetere certi concetti già espressi su queste stesse pagine.

In quella che è una delle cose più ricorrenti che si fa quando, sui giornali, si dedica spazio a Bob Dylan,
ovvero l'analisi album per album della sua produzione discografica, di Selportrait si legge sempre la
stessa cosa. Sugli altri album non è che cambi molto, ma di Selfportrait ho sempre letto proprio le
stesse cose: la frase di Marcus innanzitutto, poi la classica considerazione di primo vero passo falso
della carriera di Dylan, e poi la definizione di autoritratto piuttosto enigmatico, e poi le solite altre cose.
Che a me hanno stancato, sia su Selfportrait che su tutti gli altri album di Dylan. Anzi, a me hanno
stancato i critici in generale, musicali e non, con la loro perenne ricerca su qualcosa che non va da cui
ricavare le proprie soddisfazioni. Anche se non è il caso dell'articolone sul Mucchio extra, che io ho
trovato comunque molto bello, pur non offrendo novità particolari sul nostro.

Io adoro Selfportrait. E' un album bellissimo, è un tassello importante della storia di Dylan, altro che uno
degli album peggiori di Bob o tra quelli non indispensabili. Se Dylan non lo avesse fatto, di Selfportrait
oggi, forse, se ne potrebbe non avvertire la mancanza, ma, siccome lo ha fatto, l'album è parte
integrante della sua opera e della sua storia, che non sarebbe la stessa senza Alberta, Little Sadie,
Living the blues, All the tired horses, It hurts me too e senza le belle interpretazioni di Blue moon, The
boxer, Early mornin' rain. Perchè, lo ribadisco una volta ancora, quello che ha fatto Bob Dylan io non
riesco più a separarlo, a valutarlo analiticamente, ma è per me qualcosa di così talmente unico ed
immenso da dover necessariamente essere considerato come una storia sola, composta da una lunga
serie di fasi imprescindibilmente collegate.

Nei giorni scorsi vedevo l'ennesima classifica dei migliori 50 rock album di tutti i tempi (anche questa
una moda che ha un pò annoiato...) fatta da Rolling Stone; ho provato a rifare la mia di classifica,
mettendo, tra il 50° e il 43° posto, The river di Springsteen, Electric ladyland di Jimi Hendrix, Miles of
aisles di Joni  Mitchell, Late for the sky di Jackson Browne, White album dei Beatles, War degli U2,
London Calling dei Clash, Living eyes dei Radio Birdman.  Al primo posto, ex-aequo, i 42 album di
Dylan..... perchè come possiamo ancora dire che di Bob questo è più bello, questo meno? Ma quello
che questo Artista ha fatto come facciamo a scinderlo, a valutarlo a pezzetti? Dovessero proprio
costringermi a rinunciare a 5 album di Bob forse a Selportrait rinuncerei, dovessero proprio obbligarmi a
sceglierne 5 soltanto a Blonde on blonde non potrei rinunciare mai, ma insisto: l'opera di Bob Dylan va
vista nella sua unica e straordinaria totalità, in ogni brano che ha scritto e cantato in ciascuno dei suoi
album, in ogni suo concerto.

In quanto al giudizio di decisamente inascoltabile espresso da Carlo Pig tempo fa su Selfportrait, ma tu
ci credi? Carlo mi ha definito più o meno così molte altre cose di Dylan e non, e mi ci sono abituato a
questi suoi giudizi. Ai quali non credo assolutamente, dandogli del bastian contrario più di una volta
perchè spesso ho la convinzione che lui lo faccia per gioco. Però ammetto di non aver ancora capito
bene - ad eccezione di Oh mercy e di un gruppo di canzoni che comprende Chimes of freedom, Senor,
Trail of the Buffalo, One more cup of Coffee e qualche altra - cosa è che Carlo veramente ritiene
ascoltabile di Dylan.

Elio rooster

Ciao Elio
inutile dire che mi trovi d'accordo su tutta la linea.
Anche io faccio fatica a giudicare un singolo album di Dylan enucleandolo dal corpus della sua produzione. Secondo me Self Portrait e Nashville Skyline sono dischi fondamentali perchè costituiscono dei passaggi, sia a livello musicale, sia vocale, sia dei testi, che dimostrano la continua evoluzione di un artista come Dylan che non è mai stato fermo a crogiolarsi sugli allori passati ma è sempre stato teso a sperimentare qualcosa di nuovo, a non cristallizzarsi su qualcosa di già fatto per quanto di enorme successo (quanti artisti invece sia in Italia che nel mondo si sono adagiati su uno stile consolidato, quello che li ha resi famosi, per paura che cambiando avrebbero perso i favori del pubblico?).
Concordo sui critici musicali di professione che devono a tutti i costi trovare qualcosa che non va. Nel caso specifico di Morawetz, il cui vecchio articolo ha dato vita a questa discussione, devo poi dire che in ogni caso i suoi giudizi in alcuni casi erano a mio avviso eccessivamente lapidari. Capisco che magari lo spazio a disposizione era quello che era però io continuo a pensare che definire Nashville Skyline un disco mediocre mi lascia molto perplesso. E nel caso di Self Portrait liquidare 21 canzoni con il giudizio "fa schifo" mi sembra un po' semplicistico. Nel caso di Self Portrait io ho sempre avuto l'impressione che da parte della critica musicale non si condannassero tanto le canzoni o le performance di Dylan quanto una sorta di scelta ideologica, cioè si condannasse il disco a prescindere dalle canzoni, se ne bocciasse la concezione stessa, anche solo la semplice idea. Da un Dylan che veniva da due trilogie rivoluzionarie come la prima acustica e la seconda elettrica degli anni 60 e da John Wesley Harding, non si accettava un progetto come Self Portrait. Invece secondo me Self Portrait finisce paradossalmente per essere rivoluzionario ed importante quanto Freewheelin' e Highway 61 perchè costituisce una scelta coraggiosa (insieme con Nashville Skyline) di rifiuto a rimanere fermi, trafitti dallo spillo come una farfalla, bella fin che si vuole ma indiscutibilmente morta, una fase di passaggio che getta i semi per il Dylan futuro. Il fatto è che secondo me la critica musicale tende a giudicare in maniera malevola tutto quello che un artista fa che esca fuori dai binari di quello che fino a quel momento gli ha decretato il successo, che gli ha fatto appiccicare sopra un'etichetta. Dylan era il cantante visionario, poetico e surreale di Bringing it all back home, Highway 61 e Blonde on Blonde... come può dunque cantare Blue Moon o Copper Kettle? Allora deve necessariamente "fare schifo".
Secondo me è tutto legato ai tempi. Ne è una prova "Love and Theft", disco giustamente osannato dai critici, considerato giustamente un capolavoro, da cinque stelle per Rolling Stone (come ho ricordato sopra)... Eppure se per assurdo fosse uscito al posto di Self Portrait la critica di fronte a brani come Bye and Bye, Moonlight, Po' Boy o a brani come Return to me, I can't get you off of my mind e Waitin' for you dello stesso periodo avrebbe gridato allo scandalo, avrebbe scritto che Dylan era impazzito e che quel materiale "fa schifo".
Già John Wesley Harding aveva lasciato peplessi i critici che avevano salutato nel Dylan rimbaudiano dei dischi precedenti il profeta visionario, il poeta acido delle nuove avanguardie. Dunque mettiamoci nei panni di Dylan. Fosse stato un cantante dei tanti, e non il genio che è, cosa avrebbe dovuto fare? Continuare a scrivere versi in stile Ballad of a thin man, o Desolation Row o Visions of Johanna, reiterando se stesso all'infinito, imitando il suo stesso stile per non venir meno all'etichetta che gli era stata appiccicata, finendo ben presto nel dimenticatoio, relegato ad un periodo, ad un exploit di qualche anno, legato per sempre a quell'immagine, diventare la pallida ombra di se stesso, come i tanti che cavalcarono l'onda all'epoca e di cui oggi non si ricorda più nessuno. Invece Dylan dimostra il coraggio che è proprio dei grandi e va avanti per la sua strada fatta di ricerca continua, di sperimentazione a tutti i livelli, sia di scrittura, sia musicale, sia di performance vocale, e se ne viene fuori con tre dischi, JWH, NS e SP che sembrano tradire il passato ma che in realtà sono un ponte per il Dylan degli anni successivi, in un percorso che come sottolinei è fatto di tappe legate l'una all'altra indissolubilmente.
A questo proposito mi vengono in mente le parole di Riccardo Bertoncelli che nell'intervista che Maggie's Farm gli fece anni fa dichiarò a proposito del fatto che egli era più legato al Dylan di un tempo che al nuovo Dylan: "Quella è stata la mia stagione "khomeinista", in cui dicevo "se un artista non ha il suono classico che lo ha caratterizzato non merita...". Non si aveva cioè la voglia di seguire i percorsi personali che a volte incrociavano le linee di tendenza che a me piacevano ma altre volte ne uscivano clamorosamente. Ecco perchè, tornando a "Nashville Skyline", fu un vero shock quell'album... Non parliamo poi di "Self Portrait", un'abiura totale... I suoi testi non erano più così interessanti, almeno
apparentemente. In realtà si sarebbe dovuto approfondirli, ma non c'era tempo ed incalzava un altro tipo
di musica".
Ecco, con quell' "apparentemente" secondo me si sintetizza tutto il discorso: il Dylan di quei nuovi dischi non era più quello dei tre dischi precedenti, dunque si rifiutava a priori, in blocco. E la frase di un attento osservatore come Bertoncelli che dice che ci sarebbe stata in realtà la necessità di approfondire quel Dylan mi sembra confermare il tuo discorso relativo alla inscindibilità dell'opera dylaniana, insomma come se Bertoncelli dicesse : "Non si aveva la lungimiranza di capire che non era un brutto Dylan ma semplicemente che era in atto un'evoluzione di cui quei dischi erano testimonianza".
Sui gusti di Carlo e sul suo metro di giudizio relativo a Dylan ho rinunciato da tempo a capirci qualcosa anch'io :o) comunque eccolo qui sotto.
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


2391) Eccomi a risponde alla domanda "provocatoria" di Michele:
non sono affatto imbarazzato per la mia insofferenza verso Selportrait e, visto che nella discussione si
parla pure di Nashville Skyline, ci metto dentro pure quello. Trovare piacevole l' ascolto di questi due
album è sicuramente un fatto di gusti, ma secondo me nessuna delle canzoni di quei due album può
essere accostata ad uno dei tanti capolavori di Dylan.... senza sentirsi, lei sì, in imbarazzo. Nè il
riscontro del pubblico (da leggersi come successo commerciale) elevato da Mattia a definitivo criterio di
giudizio, mi sembra una cosa ragionevole; altrimenti occorre rivalutare tante schifezze di Ramazzotti,
Pausini, Zucchero (per citare chi oltre a vendere molti dischi in Italia, è oggetto anche di esportazione).
Può darsi che Selfportrait e Nashville arricchiscano l' opera dylaniana ma forse anche chi li apprezza
può convenire su queste due affermazioni:
1) se quei due album non fossero stati incisi, l' importanza dell' opera di Dylan rimarrebbe invariata
2) un artista che avesse inciso solo quelle due cose (ed altre analoghe) non sarebbe ricordato come un
genio.
A proposito di imbarazzo. A chi è iscritto alla newsletter di Bobdylan.com è arrivata questi giorni una
e-mail (non è la prima del genere) che mi ha fatto pensare al disagio espresso da Corrado in una Talkin'
di un paio di settimane fa sull' eventualità di un Dylan che legasse la propria immagine alla promozione
di biancheria intima. Segnalo alcuni links a chi fosse interessato a: portafogli da motociclisti burini,
t-shirts militari, giubbotti di pelle "pieni di zip", marsupi, felpe, camicette, canottiere, tutte decorate da:
logo di Highway 61, "eye logo", stellette da bandiera americana, scritte tipo "bob dylan forever" e
persino una "I'll be your baby tonight" in stile Saranno Famosi di Maria De Filippi.
http://stores.musictoday.com/store/dept.asp?dept%5Fid=884&band%5Fid=381&sfid=2
http://stores.musictoday.com/store/dept.asp?dept%5Fid=1158&band%5Fid=381&sfid=2
http://stores.musictoday.com/store/dept.asp?dept_id=2387&band_id=381&sfid=2
tutto dal Bob Dylan Store, linkato dal sito ufficiale di Bob Dylan; suo, non della Columbia. Prevengo
qualsiasi argomento del tipo "sono cose previste dai contratti": i contratti si firmano in due nel caso di
contraenti miliardari.
Carlo
ps: Una considerazione su Milano '89 che ho ascoltato parzialmente e per la prima volta oggi: c'è una Knockin' con Dylan eccitato e coinvolgente come nella Blowin' di Barcelona 84.
Carlo

Ciao Carlo
sono d'accordo con te sul fatto che se Dylan avesse fatto solo quei due dischi non sarebbe stato considerato un genio ma naturalmene l'ipotesi è improponibile perchè sono parte integrante di una produzione che come sottolineato sopra da Elio costituisce un corpus unitario in cui un tassello non esisterebbe senza l'altro. Inoltre puo' essere vero che se ragionando per ipotesi quei due dischi non fossero stati incisi l'importanza dell'opera di Dylan sarebbe rimasta invariata ma la questione fondamentale era che quei due dischi sono stati liquidati come "mediocre" e "schifezza" e da molti (non sei il solo) giudicati "inascoltabili", è questo il punto. La tua ipotesi del punto 1 non regge secondo me perchè, sulla base di quel criterio, anche se per ipotesi non fossero stati incisi "Time out of mind" o "Desire" l'importanza dell'opera di Dylan sarebbe rimasta invariata. Eppure questi due dischi sono dei capolavori. Sicuramente Nashville Skyline e Self Portrait non sono a quei livelli ma la domanda era: sono mediocri? Sono una schifezza? Sono inascoltabili?
Riporto qui sotto un po' di quelle schifezze che citi pubblicizzate dalla newsletter. Però io la t-shirt con la scritta "Forever Young" me la comprerei (e sono sicuro che sotto sotto anche tu...) :o)
La stella da sceriffo l'avrei comprata invece solo se ci avessero scritto sopra "Mama take this badge off of me...". Strano che non ci abbiano pensato...
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"
 
 



2392) Ciao Michele!
Mi fa veramente piacere che, in questi ultimi tempi, sempre più persone stiano "riscoprendo" quel grandissimo disco di Bob che è "Live at Budokan".
La mia opinione in proposito l'ho espressa - sia pur incidentalmente - non molto tempo fa, parlando di quello speciale (assai deludente) dedicato al Nostro dal "Mucchio Extra" n.11, e in questa sede dunque non posso far altro che ribadire quanto già detto in quella occasione. Senza nulla togliere ai vari "Live '66", "Before the flood", "Hard Rain" e "Live '75", "Live at Budokan" è e resta - per quanto mi riguarda - un grandissimo disco dal vivo.
E non lo dico per ragioni di opportunità. Ma perché lo penso davvero e l'ho sempre pensato sin dal momento in cui - non ricordo nemmeno più quanti anni fa - lo ascoltai per la prima volta.
E sarebbe forse ora - secondo me - che tale disco venisse un po' rivalutato anche dagli "addetti ai lavori", cioè quegli stessi che troppe volte lo hanno impietosamente e - a mio avviso - ingiustamente stroncato.
Sembra quasi - leggendo le tante recensioni di "at Budokan" che si sono succedute nel corso degli anni - che, nel caso di specie, non si sia mai perdonato a Dylan ciò che, in realtà, Dylan (a partire da quella "famosa" sera del 25 luglio 1965 in quel di Newport...) ha sempre puntualmente fatto ogniqualvolta è salito sopra un palco, ossia reinterpretare sé stesso.
Per i tanti detrattori di questo disco, è come se qui, in sostanza, Dylan abbia "osato" troppo... cioè abbia osato spingersi troppo in là nella rilettura dei suoi "classici", utilizzando - in qualche caso per la prima volta - degli stili a lui inusuali come il reggae e l'hard rock (mi riferisco, nella fattispecie, agli arrangiamenti di "Don't think twice" e di "Knockin' on Heaven's door" - versione quest'ultima che riprende, rielaborandola parzialmente con l'innesto dei cori e dei fiati, e forse addirittura superandola in bellezza, quella altrettanto bella fatta, sempre in chiave reggae, da Eric Clapton nel '75 - e di "It's allright Mà"), col risultato di uno stravolgimento totale dei brani stessi.
Tutto ciò, francamente, mi sembra assurdo. In verità, trovo che non vi sia un solo arrangiamento fuori posto in questo splendido "live". Anzi, alcune delle riletture qui presenti sono - a mio avviso - tra le migliori di sempre. Altro che "pezzi storici che suonano come acqua fresca", come ha scritto "qualcuno" non troppo tempo fa...
Ma come si può - mi chiedo - se si ama veramente la musica, restare indifferenti, ad esempio, davanti a quell'assolo finale di violino in "All along the watchtower" (proposta qui in una versione semplicemente stratosferica...) o dinanzi all'epicità (accresciuta e non - come vorrebbe "qualcuno" - appesantita dai cori e dai fiati...) di "Maggie's farm" o, ancora, di fronte all'inedita (e peraltro riuscitissima) esecuzione elettrica di "Mr.Tambourine Man"? E che dire poi della strepitosa rilettura di "Like a rolling stone" (al cui cospetto quella presente su "Before the flood" fa una assai "magra" figura...), del groove ipnotico di "Oh Sister", della leggerezza quasi psichedelica di "Blowin' in the wind", della magia di "Simple twist of fate", della intensità di "I want you" (una interpretazione quest'ultima davvero "da pelle d'oca"...), della sconvolgente bellezza di "Just like a woman" o della "infuocata" esecuzione in chiave hard rock di una "tiratissima" (e mai più così muscolare) "It's allright Mà"?
Questo qui è un gran disco, signore e signori... un gran disco suonato alla grande da grandissimi musicisti. Altro che "orpelli ritmici e assolo ingiustificati", come direbbe sempre quel famoso "qualcuno"...
E' incredibile ciò che si prova ascoltando questo disco. E' come se Dylan, nelle 22 canzoni che compongono questo - non mi stancherò mai di ripeterlo - grandissimo "live", faccia altrettante cover di sé stesso. "Live at Budokan", per via della sua incredibile varietà stilistica, potrebbe tranquillamente essere un "disco tributo" alla musica di Bob Dylan, e invece siamo di fronte a Dylan che ricanta - con dei risultati a dir poco stupefacenti - sé stesso! E ciò anche grazie allo straordinario ensemble di musicisti che lo accompagna nella esecuzione dei 22 brani in scaletta.
Un' ultima notazione andrebbe poi fatta - infine - sulla voce del Nostro, mai (più?) così pulita e ispirata come in questo disco. E a questo proposito non possono non ritornare alla mente quelle presunte accuse di "svogliatezza" mosse (qualche volta, in verità, non a torto...), sin dalla prima metà degli anni '80, al modo di cantare di Bob durante i concerti.
In conclusione, "Live at Budokan", se non può vantare la stessa importanza "storica" di altri dischi dal vivo quali "Live '66", "Before the flood" e "Live '75", si pone probabilmente - per via delle sue indiscutibili soluzioni innovative - come il più "interessante", anche come impatto emotivo (ma mi rendo conto che qui la cosa è altamente soggettiva...), tra tutti i live ufficiali mai realizzati da Dylan.
E visto che la "macchina del tempo" ancora non esiste ed è - a quanto pare - ben lungi dall'essere inventata, non sarebbe davvero una cattiva idea se un giorno la Sony si decidesse a pubblicare un bel doppio DVD che ci consenta di poter apprezzare anche visivamente tutta la magia di quelle due irripetibili serate giapponesi.
See you...

Stefano "Red Lynx"

PS: sarebbe molto interessante sentire su "at Budokan" il parere di un "superesperto" in live dylaniani come Alessandro Cavazzuti... che dici Michele?

Ciao Stefano,
accidenti che recensione! Da domani nei negozi ci sarà un'impennata di richieste per Budokan :o)
Scherzi a parte, sono d'accordo; come scrivevo, parlare bene del Budokan per me è come sfondare una porta aperta. Mi ricordo di una vacanza estiva sulla Costa Azzurra in cui praticamente ascoltavo solo quel disco che fungeva da perfetta colonna sonora sulla Promenade des Anglais. Ancora oggi quando lo ascolto mi ricordo il sole sulle palme e sul mare azzurrissimo e tutta la fantasmagoria di colori della costa. Lo trovo uno dei dischi più ricchi, musicalmente parlando, di Bob e non capisco come molti possano criticarlo perchè gli arrangiamenti sono inusuali per Dylan. Come se questo fosse automaticamente un difetto. Mah! O quelli che dicono "E' un disco commerciale, non da Dylan". Io poi adoro le coriste quindi... e quella band era secondo me davvero grande con i fiati di Steve Douglas, Steve Soles e Billy Cross alle chitarre e David Mansfield al mandolino, tra gli altri (anche la batteria di Ian Wallace). Il fatto è che quel disco risente della patina glam del periodo, un periodo in cui imperava la disco music, ricordiamo, ed il reggae e molti fanno un discorso di "purezza" del suono, adducendo a motivo della critica al Budokan che quello non è il suono vero di Dylan. Mah! Secondo me ne è una delle molteplici sfaccettature e quel che conta è il risultato finale che secondo me è eccellente (magari si potrebbe solo criticare la scelta di quei concerti in particolare che se pur belli furono superati da molti di quelli successivi di quel tour).
Quanto ad Alessandro spero che legga queste righe. Facci sapere Al!
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


2393) Ciao Michele!
Innanzitutto complimentissimi a MF e al suo mitico creatore per le 200 puntate della Talkin'.... che
figata! Sono orgogliosa di essere un animaletto della Fattoria anche se, lo ammetto, ultimamente poco
presente nei suoi recinti!
Ho visto che siamo a 199 anche con Zimmy... mmm... dobbiamo metterci al lavoro per celebrare
degnamente questo nuovo traguardo... magari facciamo una strip a tre io te e Beni mandandoci i disegni
via posta .... ora mi metto a pensare a un soggetto coi fiocchi degno dell'occasione!
Cavolo, che flash pensare che il signor Bob era a Venezia, a poco più di 100 km da casa mia... in queste occasioni una inizia a pensare seriamente di iniziare una carriera di indossatrice di mutande & mutandoni.... sai com'è... se ti trovi come collega mr. dylan ( magari in boxer...ah ah ah!!.... ;-) )
Tornando a cose più serie (per modo di dire!) pochi giorni fa a casa di Mayla la camaleonta ho sentito
una versione veramente da brivido di A SATISFIED MIND di Jeff B. ... un flash! Non sapevo
nemmeno esistesse!
Tra l'altro sto risentendo a pieno MIX del Degre e secondo me il Principe in quest'occasione è più
dyaniano che mai.... (a parte "Come il giorno" ma anche la versione di Dr. Doberman secondo me è molto dylaniana).... a proposito, ci hai ripensato alla copertina di Mix?! secondo me quel gattone a fianco al Degre è un aggancio (e forse addirittura un omaggio) a Bob e alla sua mitica copertina di Bringing all back home... che ne pensate popolo di mfarmani?! io lancio l'idea, a voi il giudizio!
E poi anche un'altra cosa a proposito di Bob e il Degre.... sempre con Mayla abbiamo risentito il disco
della tourneè Mannoia - De Gregori - Pino Daniele - Ron... e secondo me (probabilmente perchè son
fissata direte voi!!) anche in quell'occasione il nostro principe si è liberamente ispirato al maestro.... dai,
quel tour è moooolto mooolto stile Rolling Thunder Revue anche negli arrangiamenti delle canzoni e nelle integrazioni delle voci dei quattro.... (non so, secondo me Fiorella fa molto la Joan Baez della situazione in questo caso!!)... anche per questo lascio a voi ogni considerazione varia ed eventuale....!!
Per ora ti mando un abbraccione e un a presto (prometto di scrivere prima della trecentesima puntata!!)
Un bacione
EleoMagpie

Ciao Eleo
grazie per i complimenti per la 200ma Talkin'.
In effetti sei sparita dalla Talkin' dunque datti da fare e ritorna in pianta stabile anche perchè mi sa che il dibattito su De Andrè/Cantautori e Dylan ti dovrebbe vedere molto coinvolta.
Per Zimmy 200 va benissimo. Datevi da fare ma sarebbe giusto per quanto riguarda la storia coinvolgere Anna Duck che ha una sorta di opzione su quella duecentesima strip per i meriti trascorsi e per essere la cotitolare della strip con il sottoscritto. Contattatela voi perchè dopo la rottura del nostro fidanzamento è un po' che non la sento.
Già, viste le foto di Bob a Venezia? Se te le sei perse le trovi qua!
Jeff B. sta per Jeff Buckley, immagino. Non la conosco ma mi hai incuriosito e dunque la cercherò.
Quanto alla copertina di De Gregori non ci avevo pensato!!! Mi sa che ci hai azzeccato!! Anche perchè secondo me Francesco si è ispirato ad Oh Mercy per la copertina del suo Canzoni d'amore, quindi potrebbe darsi... Ho provato ad affiancarle qui sotto.
Un bacione e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


A sinistra "Mix" di Francesco De Gregori. A destra "Bringing it all back home" di Bob Dylan (particolare)

"Oh Mercy" di Dylan (1989) a sinistra presenta un murale in copertina con un uomo e una donna che ballano. "Canzoni d'amore" di De Gregori a destra presenta anch'esso un murale con un uomo e una donna che ballano (foto scattata dallo stesso De Gregori a Santiago del Cile nel gennaio 91)

Altra strana coincidenza ancora con dei murales. "Lucky Town" di Springsteen a sinistra vede l'artista appoggiato ad un muro con un disegno che raffigura una strada. "Mira Mare" di De Gregori a destra presenta anch'esso una foto dell'artista appoggiato ad un muro con un disegno che raffigura una strada. Ma stavolta eventualmente è il Boss che si è ispirato a De Gregori ("Mira Mare" è del 1989 mentre "Lucky Town" è del 1992)

2394) CIAO MICHELE, HO TRADOTTO NEL MIO DIALETTO (SARDO DI GALLURA) LIKE A ROLLING STONE (NON CREDO CI SIA QUALCUNO CHE LA CAPISCA, MA MI PIACEVA L'IDEA), DOPO AVER LETTO LA TUA TRADUZIONE IN ROMANESCO CHE E' FANTASTICA, IL GALLURESE E' UN DIALETTO DEL NORD SARDEGNA, PER CAPIRCI E' LO STESSO DIALETTO CHE PARLAVA PERFETTAMENTE COME SE FOSSE NATO DALLE MIE PARTI IL GRANDE FABRIZIO DE ANDRE' CHE HA SCRITTO ANCHE DUE CANZONI ZIRICHILTAGGIA E MONTI DI MOLA COGLIENDO PERFETTAMENTE LA NOSTRA REALTA', E A PROPOSITO DICO DUE PAROLE SE POSSO ESSERE D'AIUTO SU DYLAN E I CANTAUTORI ITALIANI , SECONDO ME NON SI POSSONO FARE PARAGONI PERCHE' SE NON SEI NATO NELLO STESSO POSTO E STESSO PERIODO DIREI NON POSSIAMO COGLIERNE A PIENO LA GRANDEZZA, MAGARI LA POSSIAMO INTUIRE MA NON CI FA DIRE E' UN CAPOLAVORO, UN ESEMPIO PUO' ESSERE CHE IO ADORO L'LP "CREUZA DE MA" IN GENOVESE MA NON L'APPREZZERO' MAI COME UN GENOVESE, QUANTI DI VOI NON SARDI PENSANO CHE ZIRICHILTAGGIA E' UN CAPOLAVORO ANCHE DOPO AVERVELA TRADOTTA? NESSUNO PENSO
CIAO A TE E A TUTTA LA FATTORIA, SIETE FANTASTICI
GIMBO THE ANT

Ciao Gimbo
grazie! Ho inserito la tua LARS sarda nella nostra sezione Dylan in vernacolo.
Eccola qui sotto.
Ciao e alla prossima,
Michele "Napoleon in rags"

CUMENT'E' UN BOTTU D'ALGA
di gimbo the ant

UNA OLTA T'INNANDAZII TUTTA MUTATA
E A LI BALBONI LI DAZII UNA CAZZATA
CAND'ERI STEDDA
T'INNAMENTI?
LA IENTI TI DIZIA STAI ATTENTA,CHI GIRA LA CALTA
TU PINSAI CHI T'ERANI PIDDENDI PA LU CULU
E TI FAZII
UNA RISATA
DI GHISSI CHI ERANI MURENDI DI LA FAMMI
ED ERANI POARI IN CANNA,
MA ABALI NON NI FAI PIU' DI BARRA
NON TI CREDI PIU' MANNA MANNA
ABA' CHI TI TOCCA A DUMMANDA' SI CALCOSA OI MAGNA'

CUMENTI SI STAZI
CUMENTI SI STAZI
SENZA UN TETTU SUPRA LU CAPU
SENZA NISCIUNI CHI TI ZILCHIA
CUMENT'E' UN BOTTU D'ALGA

ANDAZII A LI MEDDU SCOLI E NON CAGAI A NISCIUNU
MA SAI BE CHI DRENTU GHI' TANI SOLU ABBADDINATA
E NISCIUNU T'A' IMPARATU A CAMPA'
IN MEZZU A LA STRADA
E ABA' TI SEI AVVISTA CHI TOCCA A TE
DATTI UNA MOSSA
NO ERI TU CHI AI DITTU EU NO VESCIU CUN CHISSI MOLTI DI FAMMI
MA TI SEI AVVIDENDI CHI NON ERANI ZILCHENDI SCUSI
CANDA L'AI ISTU LOCCI INCANTATI E LI DIZII
STEMMU INSEMMI?

CUMENTI SI STAZI
CUMENTI SI STAZI
SENZA UN TETTU SUPRA LU CAPU
SENZA NISCIUNI CHI TI ZILCHIA
CUMENT'E' UN BOTTU D'ALGA

NO TI SO MAI PIAZUTI L'ARTISTI DI STRADA CHI ZILCANI
DI FATTI PENA CU LI JOGHITTI
MA NO AI CUMPRESU CHI NO E' BEDDU RIRI' DI LI
DISGRAZI DI L'ALTI
CU LU PRINZIPI AZZURRO TI N'ANDAZII
CU LU CABADDU BIANCU
A SPASSU CU UN SIAMESU SUPRA LA SPADDA
MA CANDU TI SEI SCITATA NO VAI POSTU MEDA
A CUMPRIDI CHI NO ERI IN UNA FIABBA E VAI
POSTU PURU LA VERGINITA'

CUMENTI SI STAZI
CUMENTI SI STAZI
SENZA UN TETTU SUPRA LU CAPU
SENZA NISCIUNI CHI TI ZILCHIA
CUMENT'E' UN BOTTU D'ALGA

LA PRINCIPESSA SUPRA LU CAMPANILE
CHI CUN TANTA JENTI BIZI E MANGIA PINSENDI
CHI A' AGATATU L'AMERICA
E SI FAZI L'AUGURI CU LI RIGALI
MA TU NO LI PUNI' MENTI E PONITI
LI DINA' IN BUSCIACCA ABA CHI LU POI FA'
TI FAZIA RIDI' NAPOLEONI A PEZZI E
COMENTI FAIDA'
MA ABA' TE CIAMMENDI E TI TOCCA ANDA'
NON AI PIU' NUDDA E NUDDA' TI PO' PIDDA'
SEI UN PIENTU' E NO TI POI PIU' CUA'


2395) Hi friends

Another disc from the series of CB masters
(Temples In Flames tour) :

3 October 1987
Rome, Italy
ROMA PALAEUR

http://www.sharingthegroove.org/msgboard/showthread.php?s=&threadid=42963

Cheers
Roberto

Thanx.
Michele "Napoleon in rags"


2396) Ciao Michele,
DEVO scriverti per ringraziarti per le STUPENDE foto di Bobby che hai appena messo sul sito: GALATTICHE!!!!!
Ma dove le scovi? Sono storiche quelle del primissimo Dylan!!!!
Ti rinnovo i miei complimenti (sappi che se anche non mi faccio sentire ti "controllo" sempre......)
Ciao

Francesco "frog"

Ciao Francesco,
grazie per i complimenti.
Le foto di Bob le scovo sul web, o le prendo da riviste e giornali, o me le inviano i magfarmiani..., insomma dappertutto.
Sono contento che "mi controlli" sempre. Fatti vivo quando vuoi.
Ciao
Michele


2397) Ciao Michele,

ti scrivo per farti una domanda che forse è molto stupida, ma spero che potrai aiutarmi :o)

scaricando canzoni rare di Dylan con winmx mi sono imbattuta in una cover di Creep, la canzone dei Radiohead, cantata da BOB? La voce sembra la sua, la chitarrina elettrica strimpellata sembra un po’ poco per essere proprio lui che suona… ho pensato sia lo scherzo di qualche imitatore, tu sai aiutarmi?

Un abbraccio dalla Coccinella

Ciao Ilaria
sono andato a controllare ed ho scaricato il brano. Sinceramente la voce non mi sembra quella di Dylan anche se un po' le somiglia (in alcuni momenti, molto). Credo ad uno scherzo di un imitatore anche se la mano sul fuoco non ce la metto. Qualcuno puo' aiutarci? Ne sa qualcosa? Fateci sapere, grazie.
Un abbraccio e alla prossima,
Michele "Napoleon in rags"


2398) Ciao Michele,
potresti mandarmi l'indirizzo email del  dylaniano che ti ha mandato questo messaggio (pubblicato nella Talking 200): anche io ho abbastanza materiale di Dylan, magari riusciamo a combinare qualche scambio...
> 2381) Sono un dylaniano posseggo già molto materiale riguardante Bob mi interesserebbe trovare
>cd e videocassette riguardanti gli ultimi concerti tenuti da Bob in Italia.
>senza firma

Un saluto,e complimenti per il sito (in particolare per la sezione "testi e traduzioni": è forse la migliore del suo genere nel web! ).

Marco

Ciao Marco
volentieri ma non ho tenuto l'indirizzo e-mail. Se la persona in questione legge il messaggio si faccia vivo che vi metto in contatto.
Grazie per i complimenti.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


Ed ecco una nuova classifica delle canzoni che mi invia Alberto. Grazie (a proposito ieri ho aggiornato la TOP TEN).

2399) Ecco le mie canzoni preferite:
01. Visions of Johanna
02. Like a Rolling Stone
03. All Along the Watchtower
04. Blind Willie McTell
05. Love Minus Zero/No Limit
06. To Ramona
07. Foot of Pride
08. Mr. Tambourine Man
09. Dignity
10. Man in the long Black Coat

Alberto


2400) Mi segnala Sal "Eagle" una notizia che conferma quanto già detto dalla Baez nella sua biografia anni fa (segue una mia traduzione)

BAEZ'S LESBIAN ADMISSION
Folk legend JOAN BAEZ has come clean about her lesbian past - she once had a fling with another woman. The 63-year-old THE NIGHT THEY DROVE OLD DIXIE DOWN singer fell for a lesbian when she was in her late teens. She reveals, "I had a physical relationship with a woman when I was 19. It was lovely and lasted a year, but I've been men-oriented since." (KL/TG/IG)

CONFESSIONE LESBICA DELLA BAEZ
La leggenda del folk JOAN BAEZ ha fatto una confessione a proposito del suo passato lesbico - una volta ha avuto una relazione con un'altra donna. La cantante sessantatreenne di THE NIGHT THEY DROVE OLD DIXIE DOWN si era innamorata di una lesbica nella tarda adolescenza. Rivela la Baez: "Ho avuto una relazione fisica con una donna quando avevo 19 anni. E' stato bellissimo ed è durato un anno, ma  da allora sono stata orientata verso gli uomini." (KL/TG/IG)



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