TALKIN' BOB DYLAN BLUES
la posta di Maggie's Farm

Diciannovesima parte


E' un grande onore per noi di Maggie's Farm pubblicare la seguente lettera inviataci direttamente da Riccardo Bertoncelli, grande giornalista e critico musicale nonchè autore di numerose opere dedicate alla musica rock.

Premessa di Michele:
Avevo scritto a Riccardo Bertoncelli girandogli una lettera arrivata alla posta di Maggie's Farm da Giovanni Pratolini e Bertoncelli molto gentilmente risponde in prima persona...

Questa è la lettera che avevo ricevuto da Giovanni Pratolini:

Ciao Napoleon,
mi ha incuriosito la lettera di Antonio di Napoli relativa a Riccardo Bertoncelli e alla diatriba con Francesco Guccini (immagino che i due si odieranno). Cosa ne sai di più?... Inoltre mi piacerebbe conoscere i titoli delle opere di Bertoncelli dedicate a Dylan o al rock in generale.
Ciao da Giovanni "Clean-cut-kid" Pratolini

Questa è invece la lettera che avevo inviato a Bertoncelli girandogli la domanda di Giovanni:

Egr. Sig. Bertoncelli,
un cordiale saluto da noi "dylaniani" di "Maggie's Farm".
Dopo aver comunicato, in una pagina del nostro sito, il risultato del sondaggio effettuato tra i visitatori, ufficializzando la sua vittoria (mi riferisco alla manifestazione "Bob Dylan Forever" in cui è stata assegnata la targa a Riccardo Bertoncelli risultato il più votato in un sondaggio di Maggie's Farm), abbiamo ricevuto alcune lettere in cui ci si chiedevano informazioni dettagliate sulle sue opere relative alla musica rock ed in una lettera in particolare ci si chiedeva anche del celebre aneddoto che la riguarda con riferimento alla famosa (famigerata?) "Avvelenata" di Francesco Guccini (il nostro lettore/visitatore si chiedeva, tra l'altro, se lei e Guccini vi "odiate"...).
Qualora lei avesse tempo e voglia sarebbe per noi un grande onore pubblicare sul nostro sito qualche sua riga relativa a questi due argomenti in risposta ai nostri visitatori, o quanto meno una sua segnalazione su dove reperire tali dati.
Io non mi pronuncio per evitare errori ed omissioni anche se, in una risposta ad un lettore, ho segnalato il suo "Storia leggendaria della musica rock", uno dei miei preferiti tra i libri dedicati all'argomento.
Ad un altro lettore ho consigliato inoltre un altro suo libro che al momento non posseggo ma che mi era molto piaciuto e che avevo letto in passato ed il cui titolo, se non ricordo male, suonava come "Paesaggi leggendari" o qualcosa di simile (ricordo la copertina con il viso di Frank Zappa "montata" sul corpo di Bob Dylan e, sempre se non ricordo male, in quel volume lei ricordava anche l'aneddoto relativo a Guccini).

cordiali saluti

Murino Michele - Maggie's Farm

Ed ecco di seguito la risposta di Riccardo Bertoncelli, che qui ringrazio pubblicamente.
Faccio precedere però la risposta di Bertoncelli dal testo dell'Avvelenata di Francesco Guccini (una canzone a mio avviso in qualche modo vagamente avvicinabile alla dylaniana "Idiot wind") dal momento che se ne parla nella lettera di Riccardo e per chi non la conosce potrebbe essere difficile capire il succo della "polemica" Guccini/Bertoncelli (la strofa "incriminata" in cui Guccini cita Bertoncelli è la penultima).
Subito dopo il testo di Guccini c'è la lettera inviataci da Bertoncelli.

L'AVVELENATA
testo e musica di Francesco Guccini

(c) copyright 1976 Edizioni Musicali La Voce Del Padrone S.r.l.

Ma se io avessi previsto tutto questo, (dati causa e pretesto), le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni
va bè, lo ammetto che mi son sbagliato, e accetto il "crugifige" e così sia
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia,
il primo che ha studiato

Mio padre forse aveva anche ragione, a dir che la pensione è davvero importante
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più di un cantante
giovane e ingenuo io ho perso la testa sian stati i libri o il mio provincialismo
e un cazzo in culo e accuse di arrivismo, dubbi di qualunquismo
son quello che mi resta

Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a "vossia"
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia
io canto quando posso e come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi
vendere o no "non passa" fra i miei rischi, non comprate i miei dischi
e sputatemi addosso

Secondo voi, ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare
godo molto di più nell'ubriacarmi, oppure a masturbarmi, o al limite a scopare
se son d'umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie
di solito ho da far cose più serie, costruir su macerie,
o mantenermi vivo

Io tutto, io niente, io stronzo ed io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista
io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio e io cretino
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un pò di vino
e voglia di bestemmiare

Secondo voi ma chi me lo fa fare, di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento
ovvio il medico dice "Sei depresso", nemmeno dentro al cesso, possiedo un mio momento
ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no d'un certo metro
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro
io lo vendo per poco

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un pò di milioni
voi che siete capaci, fate bene, a aver le tasche piene e non solo i coglioni
che cosa posso dirvi? andate e fate, tanto ci sarà sempre lo sapete
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete
a sparare cazzate

Ma se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare
ho tante cose ancor da raccontare per chi vuole ascoltare
e a culo tutto il resto

(L'Avvelenata è reperibile sul disco di Francesco Guccini DEL 1976 dal titolo "Via Paolo Fabbri 43" - EMI)

Caro Michele,
grazie di tutto.
Quanto ai miei libri, è tutto giusto: "Paesaggi immaginari" si chiamava quel volume e c'era per l'appunto "La vera storia dell'Avvelenata" (nota - ecco uno stralcio di quel racconto:
"Presi il telefono e chiamai Francesco Guccini per fissare un incontro: una sfida all'OK corral, un duello dietro il convento delle carmelitane scalze, una gara di versi in ottava rima, facesse lui. Fu sorpreso ma gentile. Mi invitò a casa sua, in via Paolo Fabbri, e io ci capitai qualche giorno dopo, un pomeriggio alle cinque, dopo un rocambolesco viaggio in treno che ancora ricordo.
Fu una bella serata a incominciare da subito, da quando Francesco mi aprì la porta e mi apostrofò stupito: "Ti credevo piccolo, brufoloso e con gli occhiali". No, non ero quel tipo di frustrato con Olivetti lettera 22: mentre lui invece era proprio il tranquillo ciclone che mi ero immaginato, diviso tra cento interessi anche e soprattutto non musicali. Parlammo così volentieri di Bob Dylan, ma anche di Carl Barks e Paperino, di feuilleton d'inizio secolo, dell'improbabile Trimurti Ginsberg/Kerouac/Giovanni Pascoli. Fu un bel "riscaldamento" per arrivare al momento topico: quella canzone, L'Avvelenata, come diavolo ti è venuta in mente?
Mi raccontò che l'aveva scritta di getto, in treno, sull'onda di quella recensione che io mi ero dimenticato (nota di Michele: una recensione negativa fatta da Bertoncelli in riferimento all'album di Guccini dal titolo "Stanze di vita quotidiana") e che per lui era stata la classica goccia non più sopportabile. Tutti lo tiravano per la manica, in quel periodo, tutti gli dicevano cosa fare e chi essere, trasformandolo da "personaggio pubblico" in una sorta di "pubblico prigioniero". (...) Quella mia recensione su "Gong" aveva incendiato i suoi umori più cupi e la sua voglia di polemica. "Guarda che non hai capito un cazzo" mi spiegò, "l'idea che io possa far dischi per soddisfare la casa discografica è pura fantascienza". (...) Prese la chitarra, si appoggiò indietro sulla sedia e in diretta, vivo live, mi cantò L'Avvelenata tutta d'un fiato, senza errori e senza omissis. Fu divertente, davvero, ero stupito dalla valanga che le mie parole avevano provocato più che offeso dall'insulto che andava in onda: e respinsi con sdegno la sincera offerta di levare il mio nome dalla canzone, "ora che ci siamo conosciuti non ha più senso". "Guai a te" lo minacciai, "è la volta che ti denuncio per "omissione dolosa". (seconda nota di Michele: l'intero racconto di questa vicenda è reperibile sul volume di Riccardo Bertoncelli dal titolo "Paesaggi immaginari - Trent'anni di rock e oltre" pubblicato dall'Editore Giunti, marzo 1998 - il copyright è di Giunti Gruppo Editoriale - Firenze- 1998).

Ho pubblicato di recente anche la biografia ufficiale di Ligabue e "Storia leggendaria della musica rock". Altre cose sono fuori catalogo e molto lontane nel tempo.
Ciao, buon lavoro.
Riccardo Bertoncelli

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