parte 174
Lunedì 21 Luglio 2003
Vuoi discutere di Bob Dylan, della sua musica, della sua storia?... 
Hai domande da porre, storie da raccontare, emozioni da condividere,  sul grande Bob o inerenti la sua  musica e la sua vita? 
Scrivi a spettral@tin.it e le tue mail saranno pubblicate in queste pagine ogni lunedì.
Il curatore di questa pagina si riserva di pubblicare o meno, del tutto o in parte, le mail spedite a questa rubrica in relazione alla forma ed ai contenuti delle stesse, tagliando o cestinando quelle che dovessero contenere frasi ritenute non pubblicabili o argomenti non inerenti la rubrica stessa.
Napoleon in rags

1918) Ciao Napoleon,
vorrei proporre un sondaggio a te e a tutti i dylaniati: quali sono i 10 testi migliori scritti dal Nostro?
Per me, non necessariamente nell'ordine: Mr. Tambourine Man, Gates of Eden, Idiot Wind, Tangled Up in Blue, Jokerman, Changing of the guards, Visions of Johanna, The lonesome death of Hattie Carroll, A Hard Rain's gonna fall, Love Minus Zero.
Questi sono i testi che, infallibilmente, mi provocano il ben noto effetto: pelle d'oca/lacrime agli occhi!
Poi volevo soffermarmi su 5 signori che per me rappresentano il meglio mai espresso dalla musica Usa, sia come strumentisti (insuperabili!) che come compositori:
Levon Helm, Garth Hudson, Richard Manuel, Rick Danko, e il Grande Capo Indiano Robbie Robertson... in una parola : " I Falchi", o per i meno ferrati, " The Band"!
Chi non li conosce corra subito ad ascoltare capolavori da brividi come The Weight, The Night they drove old dixie down, Up on Cripple Creek, Stage Fright.. per non parlare di un vero gioiello spesso dimenticato che e' "Bessie Smith", dai mitici Basement Tapes... e poi la meravigliosa This wheel's on fire, forse il vertice della collaborazione di Zimmy con questi 5 maestri: 3 minuti di cavalcata maestosa stile "duello al sole" western!
Penso che Before the Flood e The Last Waltz (sia disco che film) debbano esserci nelle case di tutti quelli che amano il rock 'n' roll vero (e il blues, e il country, e il bluegrass, e il soul.. e quindi gli USA!). Si astengano solo gli irriducibili anti-yankee visto che i nostri insieme a Bob nel tour europeo del 1966 erano soliti suonare con una vistosa bandiera a stelle e strisce sul palco!
W the Band.... goodbye, good ole boys!

DARIO- Torino

Ciao Dario
un'altra classifica? Mmmm... questa però in effetti è intrigante... perchè riguarda i testi, e non credo ne siano state fatte o proposte molte del genere... Comunque anche in questo caso vale il discorso che facemmo tempo fa a proposito delle ipotetiche classifiche per le covers migliori delle canzoni di Dylan e per le live performances di Bob, due classifiche che erano state proposte da alcuni lettori qualche mese fa ma che non sono mai andate in cantiere per mancanza di votazioni. Se ci saranno partecipazioni a questa da te proposta la aggiungerò alle tre classifiche finora attive su MF: miglior canzone (nel suo complesso: testo e musica), miglior album, miglior copertina.
Siccome la cosa mi diverte e folle sterminate di dylaniani non vedono l'ora di conoscere il mio giudizio assolutamente imprescindibile per le generazioni future che vorranno scrivere a proposito dell'importanza dei testi di Bob ecco che emetto la mia inappellabile sentenza precisando che il mio criterio di scelta è basato sull'importanza del testo in quanto rivoluzionario, epocale, di svolta:
A hard rain's a-gonna fall
The Times They Are A-Changin'
Chimes of freedom
My back pages
Mr. Tambourine Man
Subterranean homesick blues
It's alright ma (I'm only bleeding)
Ballad of a thin man
Desolation row
Tangled Up in Blue
Allora, siete favorevoli ad una quarta classifica "Miglior testo"? Fatemi sapere e votate - se volete - se no pace :o)
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1919) Chi è la ragazza splendida che porta gli occhiali da sole nella talkin' 1899? L'autrice della lettera (quindi Eleo) o la sua amica Mayla? Insomma... soltanto una curiosità, più che mai spontanea...
Tra l'altro mi ha colpito l'idea di vedere due ragazze giovani più o meno come me apprezzare la buona musica; non è facilissimo trovare coetanei appassionati della musica dei vari Dylan, De Gregori, De Andrè e tanti (mica troppi) altri...
Ciao,
Simone.

Ciao Simone
a dire il vero io in quella foto vedo DUE splendide ragazze. Comunque nella fattispecie credo tu ti riferisca alla nostra insostituibile Eleonora "Magpie"... la gazza della Fattoria di Maggie già da tempo immortalata nella nostra paginona apposita (ti era sfuggita eh? Corri a guardarla ed anzi se vuoi inserisciti anche tu scegliendoti un animale adeguato, ok?). A proposito, in cima alla lista trovi un'altra splendida ragazza, Anna Duck, ma non provare a mandarle mail romantiche o a farle complimenti galanti perchè è off limits essendo già fidanzata felicemente con me.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1920) Ciao Michele.

Come va? Noto con piacere che la calura estiva non abbatte il tuo spirito
dylaniano dal momento che sei sempre così chiaramente super attivo ;)

Vengo subito al sodo: ho nuovamente bisogno del tuo aiuto (ho tre domande per
te, per dirla alla "Liga")

Leggevo la talkin' 173 (praticamente la posta di ieri...) dove viene
segnalato da Sandro il seguente link www.metrodora.net/nemo/ditd.zip
Non so se è un mio problema ma ... non riesco a trovare il file: la pagina è
inesistente on web :(

Punto 2- (domanda a titolo meramente curioso-personale) Sei stato al
concerto di Bob lo scorso anno a Ravenna? Ho "notato"
(veramente è stata la mia acuta twin-sister a farlo!) che in una delle foto
del "neverending tour" indossi la stessa maglietta del "Love & Teft Tour"
che ho comprato anch'io a Ravenna ;)

Punto 3- Hai per caso pubblicato qualche foto della tappa ravennate sul tuo
sito? Mi sembra di averne riconosciuta una, ma forse si tratta semplicemente
di una "coreografia" piuttosto simile ...

Ciao e grazie per la tua "missione" !!!
Ale Bally the Bee

Ciao Aleidita,
sì quella maglietta l'ho comprata proprio a Ravenna (eccola nella foto qui sotto in cui sono insieme alla mitica Benedicta "Hamster". Avete notato i due geni a confronto? No non parlo di noi due ma di Woody Guhtrie e Bob...).

Quanto alle fotografie da Ravenna ne trovi una
qui
ed altre cinque
qui
tra cui questa qui sotto:

Per quanto riguarda il file zippato segnalato nella scorsa pagina della posta in effetti hai ragione ed anche a me dà il messaggio "sito non disponibile o non trovato". Non saprei cosa dirti... Chi mi aveva mandato quel link ne sa qualcosa (Sandro mi sembra...)?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1921) Ciao Michele,
ho letto la puntata settimanale del BD Talkin' e a proposito della lettera
di Stefano io mi ricordo di un "It'll fit you like a glove" in WHEN THE
NIGHT COMES FALLING FROM THE SKY.
Un abbraccio
Corrado the elephant

Ciao Corrado
perfetto. Grazie per aver risolto il mistero. E' quella la canzone cui si riferiva Stefano "Porcupine" nella scorsa pagina della Posta, anche se a questo punto in quel contesto non saprei rendere benissimo quella frase. Ho corretto il verso in "ti andrà a pennello" ma a questo punto chiedo a Stefano con che significato ed in riferimento a cosa egli inquadra tale frase.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1922) ciao sono Fausto, ho appena letto la nota di Elio Rooster a proposito di Joe Ely e Gallo del Cielo, amo moltissimo qualsiasi tipo di riferimento geografico nei testi delle canzoni, questa ne è piena.
Gallo del Cielo è una delle più belle "songs of the border" (mi permetto di chiamarle cosi), canzoni come Sinaloa Cowboys e The Line di Springsteen, Billy di Dylan
è lunga la strada che percorre Carlos Saragosa, dai villaggi del Messico fino a San Antonio in Texas e poi forse California e qui chiedo a Elio: non credo che si tratti delle città californiane, credo che siano città omonime in Messico o Texas (e mi riferisco a San Diego e San Francisco), che ne pensi? la strada sarebbe troppo lunga per il povero e stanco Carlos.
grandi le musiche, si sente quasi il combattimento dei due galli. bellissimo il modo in cui canta "he fears that he has lost the 50.000 dollars riding on the fight" mentre tutto è appeso agli speroni delle zampe di Gallo del Cielo. altro verso importante è "Do the rivers still run muddy outside my beloved Casas Grandes?" quando, come scrive Elio, Carlos chiede notizie di casa sua e dice che non tornerà più per la vergogna di aver perso.
poi, beh, bisogna ascoltarla.
regards
fausto

Che ne dici Elio?


Ed ora alcune mail di "protesta" per la stroncatura di Bruce Springsteen fatta da Peter nell'ultima posta. A Peter eventualmente la replica alla prossima puntata.

1923) Ciao a tutti i dylaniani,

per prima cosa, vorrei scusarmi per l'intrusione con la maggior parte di voi; non scrivo per parlare di Dylan.

Premetto che non sono assolutamente una dylaniana...

fino a non molto tempo fa conoscevo le canzoni di Dylan che conoscono tutti (le mie preferite erano Like a rolling stone e One more cup of coffee) e non ne potevo più di sentire Blowin' in the wind.... niente di che.

Per essere sincera, avevo il sospetto che la sua conoscenza potesse essere meritevole di approfondimento, ma a tutt'oggi ancora non mi è capitato di pensare che questo debba diventare una mia priorità.

Poi, l'anno scorso, il mio fidanzato A., nel prepararsi al concerto di Dylan per il quale avevamo comprato i biglietti, si è molto appassionato alla sua musica ed alla sua biografia (addirittura mettendo per qualche tempo in secondo piano il suo amore di sempre Van Morrison!!)... dopo poco tempo abbiamo conosciuto un gruppetto di dylaniani (con tutto il rispetto, veramente dylaniati...!) e così, per amore di uno e simpatia/curiosità degli altri ho cominciato ad ascoltare qualcosa di nuovo....

Dal momento che A. mi manda per posta plichi consistenti di testi su Dylan, mi è capitato di curiosare sul vostro sito; e due cose che ho letto negli ultimi giorni mi hanno veramente irritata.

Parlando di musica si parla di emozioni profonde, che l'arte è capace di evocare o scatenare in modo assolutamente unico in ognuno di noi, esaltando e vivendo proprio della nostra diversità. Nessuna persona al mondo credo potrebbe restare indifferente ascoltando la Sonata al chiaro di luna di Beethoven.

Ma perché Beethoven? Proprio perché noi uomini siamo fatti, tra le altre cose più o meno spregevoli, di gusti, sensibilità, passioni e, soprattutto, ignoranza. Personalmente amo moltissimo Beethoven e penso sia il più grande compositore di tutti i tempi, ma solo perché "conosco poco e male" ma la sua musica sa aprire la porta di un recesso della mia anima che altri non riescono a raggiungere. Se in un accesso di follia dicessi che Beethoven non è paragonabile a Mozart (per esempio), che nemmeno si possono accostare i loro nomi, tanto uno sparirebbe al confronto con l'altro, pensate ci sarebbe tra voi uno solo che non mi suggerirebbe di farmi almeno una infarinatura di cultura su Mozart o, in alternativa, di farmi curare da un buon psichiatra?

Penso che lo stesso discorso valga per la musica contemporanea, con l'aggravante che quest'ultima non ha ancora dovuto affrontare la prova del tempo e, quindi, ancora non sappiamo chi tra i cantanti che conosciamo oggi sopravviverà ai secoli e chi verrà sepolto dall'oblìo. (Qualcosa, certo, si potrebbe tentare di predirlo. Chi fra B. Dylan e B. Spears ascolteranno i nostri pronipoti?)

Tutto ciò per dire che, una volta superato un livello "accettabile" di qualità (supponiamo, in questo caso ad esempio di scegliere lo "scrivere i testi delle proprie canzoni" e "aver prodotto almeno tre dischi "oggettivamente belli") non credo che sia intelligente provare a demolire grandi personaggi. Credo che le uniche espressioni che si possano usare per esprimere dissenso siano "non lo capisco""a me non piace""non mi comunica niente".

Adesso per mia e vostra fortuna devo tornare al lavoro. Penso che Peter possa riuscire a capire che la risposta è diretta a lui.

Se non conosci Springsteen, ti consiglio di leggere qualcosa prima di giudicare, una fra tutte, le ragioni per le quali ha deciso di tornare a suonare con la E-Street Band.

Nei mesi scorsi mi è stato spiegato che tutto ciò che Dylan non fa, non lo fa perché non lo sappia fare ma perché non vuole farlo.

Può essere.

Da medico, penso che se provasse a vivere anche solo dieci minuti di uno spettacolo emozionante, vivace, allegro e trascinante come quelli che Bruce regala in ogni concerto (e solo perché si diverte), avrebbe un infarto fulminante o finirebbe i suoi gloriosi giorni in un polmone d'acciaio.

Ognuno di noi si esprime come sa farlo, alcuni più spontaneamente, altri meno; credo che lo stesso valga per due grandi "scrittori di musica" come B. Dylan o Bruce o, per restare in Italia, come F. De Andrè, F. De Gregori o E. Ruggeri.

Io per un po' non guarderò più la vostra posta perché se dovessi leggere ancora che Bruce esiste perché esiste Dylan potrei sviluppare un'epilessia.

Voi, dylaniani moderati e voi dylaniani amici (Beni, Anna, Michele, mamma di Beni etc) perdonate lo sfogo.

Daria

PS : complimenti a Michele per la diplomatica risposta a Corrado "the elephant"?

PPS : propongo un nuovo slogan a Corrado (mettendomi sullo stesso piano di chi critica senza conoscere, ma non resisto) "Anyhow Bruce runs, sings and shouts, Bobby (??!) pants, squeaks and dies".


1924) Le opinioni sono opinioni. Anche quelle fesse sono opinioni. Diventano sì opinioni fesse, ma opinioni restano. Fesse, appunto. E ognuno ha il legittimo e democratico diritto di manifestarle. E non tanto perché è la nostra carta fondamentale  a garantirlo all'articolo 21, ma più semplicemente perché nel mondo c'è spazio per tutti. Anche per le opinioni fesse e i giudizi fessi.
Su Bobby ne ho ascoltate a bizzeffe sia da firme illustri che non illustravano alcuna informazione ma ci catapultavano addosso una gragnuola di opinioni (fesse) e giudizi (fessi) sia da amici e conoscenti. "Bob Dylan ha insegnato a Madonna a come campare cantando da trent'anni sempre la solita canzone", "Il Nobel non può essere dato a uno che scrive una schifezza letteraria che inizia con "Wiggle, wiggle wiggle…" (e questo era un più che serio media di stampo british, nda); "Dylan ha smesso di aver successo quando non ha avuto più la possibilità di mostrare il suo faccino presentabile. Una volta invecchiato si è svelato l'arcano: Dylan è il più grande bluff della storia della musica rock, una persona vuota", "Dylan è un ladro, un copione". E qui chioso con un bell'eccetera e la smetto di bastonarmi lì dove dir non si puote. «Ma andate a farvi fottere», questa la mia perla ai porci, ogni volta si è presentata l'occasione. Pensata e non parlata. Perché la parola chiede un'energia meccanica che non può mettersi in movimento sempre, comunque e con chiunque.
La democraticità della fesseria sta nel fatto che non colpisce solo Dylan. Meno male. Ok, Bobby ha anche le spalle larghe, ma sai che due marroni fare da parafulmine?
Fa male invece constatare che di opinioni fesse sono capaci anche i dylaniani. Popolo che ho sempre voluto pensare bello, bravo, buono e ricco (almeno di sentimenti e intelligenza). E' capitato quando ho aperto l'ultima puntata di quell'autentica goduria settimanale chiamata Talkin' Bob Dylan Blues all'interno di quell'umana-cultural-erotica goduria giornaliera che ha per nome www.maggiesfarm.it. A proposito di Bruce Springsteen e del suo concerto di Vienna del giugno scorso leggo:
1) "Questa era la mia prima volta per Bruce ma mi ha deluso molto, l'ho trovato patetico, e il richiamare la E STREET qualche tempo fa mi aveva fatto già dubitare su una possibile trovata commerciale, ma più di ogni altra cosa e stato soprattutto il suo volere accattivarsi il pubblico con uno show scontato, tutto ammiccamenti e sorrisi, privi di spontaneità e umiltà"
2) "A parte qualche suo bell'assolo di armonica e chitarra elettrica e una movimentata "Roll Over Beethoven" sul finale, il resto è stato un gran susseguirsi di canzoni urlate, di corse e scivoloni sulle ginocchia, salti  acrobatici o l'arrampicarsi con le gambe all'aria sullo "stander" del microfono come se fosse una pertica da spogliarellista per dimostrare che ha ancora la forza di qualche decennio fa".
3) "Forse io sono stato abituato troppo bene da Bob che non ha mai ingannato nessuno cercando di mostrarci quello che non è"
4) "Alla fine dopo i primi due bis me ne sono andato, quello che ho riportato a casa del concerto non era altro che il sibilio delle mie povere orecchie dovuto a quel caos di suoni, o alla cattiva acustica dello stadio o forse dovuto alle scelte di un'autore che sta cercando d'inseguire una giovinezza che da tempo lo ha lasciato ed è incapace di accettare che ... "Things Have Changed"
5) "Io preferisco tenermi l'originale finchè le mie orecchie e annessi e connessi me lo permetteranno. La differenza c'è ed è abissale, questo mi pare evidente."

Epperò, mi sono detto. Dentro a questo italiano un po' zoppicante c'è un coacervo di accuse verso Bruce Springsteen da voler mettere mano alla pistola, parafrasando una frase lasciata alla Storia da quel politico che, prima di diventare latitante (latitante e non esule), indirizzò agli intellettuali nostrani cotanto amore.
Quindi riassumiamo: Springsteen è un furbacchione, un discepolo che accende i ceri a Michael Jackson, un artista sostanzialmente falso la cui figura è cenere al cospetto di Bob Dylan.
Non me lo aveva detto mai nessuno in oltre vent'anni di frequentazione della parabola di Bruce Springsteen. Perché da quell'amante (fesso?) che sono del rock e della musica tradizionale americana io ho sempre sentito Bruce come un artista vero (che bada cioè a sé e non al gusto del pubblico); che compone e registra solo quando ha qualche cosa da dire; che non si mette in competizione con chicchessia (e men che meno col suo beloved Bob Dylan); consapevole, nelle sue canzoni, di far emergere alla luce anche suoi limiti di persona nel rapporto con se stesso e in quello con chi fa parte della sua quotidianità; capace di raccontare storie di frontiera di tutti i Tom Joad che siamo o che potremo diventare quando quel mostro a sei teste chiamato Economia inizierà a insediare anche il nostro privato; rivolto a seminare dubbi e non fornire risposte; amante del live show inteso come Circus, Revue (dicono niente queste parole?) che, tra grottesca rappresentazione e intima confessione, cerca il più possibile di mettere sul palco le varie sfumature dell'esistenza umana e della realtà. Con un'energia di vita che non sbiadisce nonostante il passaggio delle ore. Anche oggi che ha 53 anni. Età di cui è consapevole nei suoi minimi dettagli, a discapito di petulanti censori che dimostrano di non conoscere nulla della sua storia (altrimenti si utilizzerebbero ben altri ragionamenti per inquadrare il ritorno della (mai abbandonata) E Street Band.
Questo sento io quando ascolto un suo "three-minute record". E questo sento quando partecipo ai suoi concerti. Non quel livore ubriaco.

Corrado "The Elephant"

P.S. - E bisogna dirlo anche a Bob Dylan. Che, dopo aver avuto l'occasione di rileggere tali e tanti deliranti giudizi su Bruce, m'immagino risponderebbe con uno dei suoi proverbiali ghigni di carta vetrata. Di disgusto.


1925) Ciao Michele,
come al solito tanti complimenti per il sito e non ho più parole … immagino che probabilmente lo sforzo che fai non lo avverti in quanto solo la passione può concepire e realizzare una tale impresa …
L’ultima volta che ci siamo visti (non-compleanno della mitica “hamster”) mi sono dimenticato di portarti una chicca che ho raccolto per te a Barcellona: un poster/locandina su un convegno all’Università – Facultat d’Humanitats, in occasione del compleanno di Bob. Prova ad immaginare 7 ore di relazioni, filmati e cover, tutto in catalano. Te lo conservo per la prossima volta. Titolo: “Bob Dylan: musica y poesia al carrer de la Desolaciò”.
Vorrei rubare qualche riga per la questione “Springsteen/Dylan” perché ho letto cose che condivido ed altre con le quali non sono d’accordo. Ho anch’io da dire sul volume dei concerti. Secondo me, si vendono più biglietti del giusto; chiedo: è possibile che dipenda dal fatto che chi sta seduto sul secondo anello oltre a vedere poco rischi di non sentire bene se il volume non viene sparato a livelli intollerabili (almeno per me)?
La mia esperienza dal vivo è limitata a 4 di Bruce (Milano e Torino alla metà degli anni 80 e Barcellona e Milano quest’anno) e 2 di Bob (tour con Van Morrison a Milano e l’ultimo di Milano). I miei gusti sono cambiati nel tempo (ahimé sono un ‘ragazzo del ’56’) e, nel tempo, certi artisti mi hanno coinvolto di più o di meno a seconda delle ‘corde’ che dentro di me erano predisposte a vibrare in quel determinato momento. La passione per Van Morrison (che ho visto dal vivo 4 volte, la prima nel 1982 – l’ultima nel 2002), per Springsteen e per Dylan si è costruita in realtà molto più sull’ascolto dei dischi. Gli attestati di stima che i 3 musicisti si sono scambiati (anche di Dylan per Springsteen) mi sono sempre sembrati sinceri. E per farla breve è proprio la questione della sincerità che mi ha spinto a scrivere: laddove Peter dice ”qualche voce fuori del coro certe volte credo possa fare bene” sono d’accordo; non ho nulla da eccepire se a qualcuno un concerto non piace – a me, per esempio, Vasco Rossi non piace), là dove dice “io sono stato abituato troppo bene da Bob che non ha mai ingannato nessuno cercando di mostrarci quello che non è”, mi sembra invece che implichi – proprio per il contesto nella quale la frase è inserita – che Springsteen venga considerato insincero. Perché? Come fa a sapere che Springsteen non ‘senta’ di voler fare il tipo di concerto che fa? Certo che “la differenza c’è ed è abissale”, ma cosa vuol dire? Oggi Dylan ci dà delle emozioni che sono quelle che sono anche perché si nutrono del riflesso che tutta la sua storia riverbera sul suo presente. Oggi mi emoziono di più per un suo concerto che per uno di Springsteen, ma questo non impedisce che per altri sia diverso, senza dover pensare che gli ‘altri’ siano dei gonzi. E se c’è un valore che il pubblico avverte durante la partecipazione ad un concerto della E street Band è proprio quello della sincerità – si avverte che il personaggio in qualche modo appartiene ad un modo di sentire che è comune almeno ad una parte dei suoi fan.
Entrambi ad un certo punto della loro vita hanno voluto, prepotentemente, il successo – anche quello proprio ‘classico’, legato alla fama e ai soldi (cosa, peraltro, umana, oltre che molto americana). Ricordo di aver letto un saggio in inglese su come ad un certo punto fosse cambiato il significato della ‘canottiera’ nell’immagine di Springsteen – per dire che, comunque, lui non era più quello che era agli inizi, pur conservando la propria integrità. A Springsteen dobbiamo molte cose: non ultima la sua fede in un tipo di rock – e del modo di viverlo – che, negli anni nei quali lui esplodeva, rischiava veramente di scomparire. E sulla sua scìa – e con esiti artistici spesso non inferiori – Tom Petty, John Mellencamp ed altri.
Un altro aspetto è l’energia: non credo che Springsteen possa sentire “The promised land” piuttosto che “Born to run” nel modo nel quale le sentiva quando le compose … ma l’energia con le quali le restituisce al pubblico di adesso trovo che sia qualcosa di grande – trovo che sia la riproposizione di un desiderio che non si è dato per vinto. Greil Marcus ha detto che (a differenza di quanto accadeva per Elvis) per Springsteen c’è il dubbio che l’America non esista più … ed è per questo che la cerca in tante sue canzoni … e ne ferma delle verità in altre.
Dylan non prende posizioni pubbliche .. ma non penso che da ciò si dovrebbe derivare che non abbia posizioni (pensiamo al richiamo al senso di responsabilità di “Gotta serve somebody”) né che lui non prenda posizioni pubbliche perché tanto è già tutto implicito nelle sue canzoni (ed ovviamente noi siamo convinti che la sua sia comunque la posizione giusta), ma molto più semplicemente penso che tenga fede ad un impegno preso con se stesso chissa quanti anni fa, probabilmente in qualche momento dei primi anni ’60. Springsteen alcune posizioni le prende. Prima dell’ultima guerra in Iraq ha manifestato le sue perplessità sul fatto che fosse giustificata, e, ancora una volta, sulla direzione che l’America stava prendendo … e qualche parola l’ha spesa anche sulla censura (vedi caso delle Dixie Chicks). Esporsi è anche per lui un rischio, ma alla fine penso che entrambi i comportamenti siano leciti. E, soprattutto, che non ce ne sia uno ‘giusto’ ed uno ‘sbagliato’.
Se posso dire - ma questo probabilmente vale per molti – un’analogia tra i due la si coglie nel diverso approccio riservato ai pezzi dei loro ultimi album: versioni molto più partecipate rispetto al resto del repertorio. Nel caso del concerto di Springsteen a Milano, a me sembra difficile che, senza una qualche prevenzione del tipo “sono qui, ma certo non mi mescolo agli altri perché io sono un vero eletto che ha veramente capito l’importanza di Dylan e gli altri qui neanche si sognano di essere al mio livello”, dicevo mi sembra difficile che non si siano avvertite la vera gioia che emanava, dal palco e dal pubblico, “Waitin’ on a sunny day” piuttosto che l’intensità dell’interpretazione di “Lonesome day”.
Ci sarebbe poi da dire qualcosa sulla dimensione ‘epica’ dei concerti. Nel mondo contemporaneo credo che l’epica sia diventata impossibile … e comunque quand’anche si verifichino degli eventi che un alone epico ce l’abbiano, si tratta di fenomeni che non possono durare, pena la caduta nell’enfasi e/o nella retorica. Provo a spiegarmi anche se non so se ci riesco: “Sunday Bloody Sunday” e “The unforgettable fire” degli U2 a me ‘suonavano epici’ – “The Joshua tree” (che pure mi piaceva) mi sembrava già di maniera. Dal vivo si può suonare bene o meno bene, ma l’aspetto ‘epico’ ha più a che fare con l’intesa che c’è tra l’artista e il suo pubblico (magari è quello che succede ai concerti di Vasco Rossi – non lo saprò mai perché è un personaggio che proprio non mi attira) e su altri fattori che adesso non saprei neanche definire (magari qualcuno mi potrà aiutare – ma per esempio mi viene in mente la ‘ripetizione’: vedi due esempi diversissimi tra loro come Grateful dead e Ramones). A proposito di Springsteen ho parlato di ‘sincerità’, ‘integrità’, ‘energia’ e possiamo aggiungerci ‘generosità’ … beh, semplicemente forse sono questi alcuni degli elementi che contribuiscono a far ‘suonare epici’ molti momenti dei suoi concerti …
Ci stanno anche due parole sulla differenza d’età: Dylan è nato nel 1941, Springsteen nel 1948. Non una grande differenza in apparenza. Ma Dylan in certi momenti ci appare veramente di un altro secolo (… e quale poi?): una volta ha detto: “Io ho fatto in tempo a sentirli tutti …” e qui si potrebbe non finire più. Springsteen, invece, è arrivato ‘ultimo’. Come dicevo prima, negli anni ’70 – prima del ‘punk’ - il rock aveva preso delle vie - il ‘progressive’ (che in parte a me piace), la ‘disco’, etc. - che l’avevano portato molto lontano da alcuni dei suoi significati originali e Springsteen – che aveva nel suo bagaglio Woody Guthrie, Elvis, Dylan e gli Who – lo rivitalizzò, sempre senza smettere di ritrarre la realtà. E qui si può notare che la sua realtà era il New Jersey ed il suo ambiente socio-economico (la working class) dal quale ha tentato di emanciparsi, senza tradirlo. Laddove Dylan nasce nel Midwest (piuttosto a Nord per la verità), trae i suoi spunti dalla radio (analogia, e però: chissà quanto era diversa la musica che captava di notte tra i campi nei primi anni ’50, rispetto a quella che sentiva Springsteen in una realtà suburbana a metà degli anni ‘60) e ‘scappa’ dal suo ambiente socio-economico (piccola borghesia – il padre con negozio di elettrodomestici), lo rifiuta, arrivando a cambiare il suo nome all’anagrafe.
E allora? Allora vorrei dire che ognuno è figlio dei suoi tempi: quando Walter Bonatti scala in solitaria il Dru, nel massiccio del Monte Bianco, lungo quello che i francesi tutt’ora chiamano ‘spigolo Bonatti’ fa qualcosa di inconcepibile per i vecchi scalatori da almeno due punti di vista: abbatte una barriera psicologica (si trattava di una prima salita, di enormi difficoltà tecniche) e rischia la sua vita per una parete che non è una vera cima. Bonatti viene molto dopo i primi scalatori sulle Alpi, quelli che ‘conquistavano’ le cime. E arrampica con i mezzi tecnici che aveva conosciuto da giovanissimo senza mai tradirli. E i fortissimi alpinisti di oggi fanno lo stesso. Arrampicano con i mezzi che preferiscono nell’ampia varietà di scelta che è loro concessa. Non mi sento di rimproverare nulla a qualcuno per il solo fatto di essere nato dopo un certo periodo. Per certi versi la possibilità di realizzarsi diventa ancora più difficile. Per Springsteen essere arrivato ‘ultimo’ ha probabilmente reso le cose più difficili. Dopo Shakespeare è difficile fare della letteratura che gli si possa confrontare, nondimeno si fa.
E Van Morrison? Beh, qui in nome di un’antica devozione (‘vanatic’ come definito sulla stampa anglo-sassone) potrei diventare intollerante. Potrei dire che, senza scomodare i capolavori più noti di “Van the Man” (“Astral weeks” classico da salvare sull’isola deserta, “Moondance” la seconda facciata – per i nostalgici del vinile - più perfetta del rock, “No guru, no method, no teacher”, etc., etc., etc.), chiunque non si commuova per un pezzo come “When the healing has begun” da “Into the music” ha  una pietra al posto del cuore. Ma poi, chissà … Van dal vivo: nei primi anni ’70 durante i concerti veniva descritto come sopraffatto (overwhelmed) dalla musica, cadeva per terra, si inginocchiava, piangeva … nell’82 a Milano faceva un set ricco di interplay con gli altri membri della band (orchestrata da Mark Isham, mica fuffa, che suonava anche la tromba): ricordo una “Summertime in England” da “CommonOne” fatta tutta a ‘call and response’ con Pee Wee Ellis da brivido … l’anno scorso a Lugano era immobile come un frigorifero e i vecchietti (formidabili) che si era portato dietro sembravano più vivi di lui; tuttavia nell’occasione era ispirato (parentesi: perché a tutta questa gente – Bob compreso - può anche capitare di non essere in forma, esattamente come a qualsiasi atleta fuoriclasse) ed il concerto è filato via liscio all’insegna di un rhythm&blues il cui ingrediente principale – il feeling – era tutto nella sua voce … Credo che sia rimasto il solo a non aver mai fatto un video. Quanto ai Them, mi limito a consigliare di andarsi a risentire la sua versione di “It’s all over now, baby blue” e si capirà perché all’epoca quella sembrasse a Dylan stesso la più bella tra le cover fatte di una sua canzone … e ovviamente non voglio dimenticare che Springsteen in un’intervista fatta durante la tournèe di “Born in the USA” dichiarò: “Van Morrison fa uscire un disco all’anno e sono tutti capolavori, non capisco perché non sia sempre in cima alle classifiche”.
Note finali. Dylan non è un semplice rocker, è qualcos’altro (è molto di più), ma probabilmente ha ragione Tom Petty quando dice che per le generazioni a venire sarà proprio lui a meglio rappresentare l’icona del rocker sempre in viaggio, la più ‘ruspante’ (almeno di un certo roots rock americano). Bene, sono stato prolisso, ma non scrivo quasi mai. In sintesi: a me piacciono tutt’e tre. Di sicuro è tutta gente con un ego grosso così, che non si fa problemi di ‘ombra’ uno con l’altro – non capisco perché dobbiamo farcene un problema noi per loro.
Dylan dice molto semplicemente: “nessuno fa quello che faccio io” e nei decenni non ha esitato dal confrontarsi e dal suonare con tutti. Springsteen dà il meglio di sé – a mio parere – con un gruppo di amici (e questo, il concepire la musica anche come divertimento, meglio se con un gruppo di persone che magari non sono musicisti eccelsi – vedi Clarence Clemmons – ma che magari sono amici con i quali si coltiva una costanza nel tempo, mi sembra tutto tranne che un disvalore). Van Morrison – che è un europeo, anche se un po’ particolare in quanto irlandese – si è molto concretamente dedicato ad un’attività di tipo artigianale in un ambito musicale che prima di lui non esisteva, e non esisteva perché nessuno può scegliere le proprie radici. Forse si può fare qualcosa sulle foglie, ma le radici si ‘hanno’ – lui si è ritrovato adolescente, in quel momento storico (fine anni ’50-primi ‘60), ad essere un irlandese pregno della musica (celtica) della sua terra, appassionato della musica (americana) che ascoltava in quel periodo, e poi nel pieno dell’esplosione di una nuova ‘attitudine rock’ tra i giovani Irish/British. E, comunque, anche per lui l’alchimia musica celtica/musica americana non è stata facile – più facile fare un disco di solo blues o di solo rhytm&blues o di solo ‘soul celtico’.
Va bene, basta con gli sproloqui.
Ciao, Alexan “Wolf”


1926) Caro Michele
per quanto riguarda il "presunto dualismo" Dylan-Springsteen (che certa stampa ha, nel corso degli anni, contribuito non poco ad alimentare) cui faceva riferimento Peter nell'ultima Talkin', la mia opinione in proposito è che non c'è mai stato (né vi potrà mai essere) tra gli artisti in questione alcun dualismo, troppo diverso essendo lo spessore musicale e morale tra i due.
Pur non essendo un fan accesissimo di Springsteen (preferisco continuare a chiamarlo così, l'epiteto di <Boss> non essendo mai piaciuto molto, in verità, neanche a me), possiedo parecchi suoi dischi e ogni tanto mi fa piacere riascoltarne qualcuno.
Di Springsteen apprezzo soprattutto il primo periodo (quello, per intenderci, da <Asbury Park> a <The River>) e, onestamente, bisogna riconoscere che qualche bella (in certi casi forse anche qualcosa di più) canzone l'ha pur scritta anche lui.
A me piace molto, in particolare, il secondo disco di Springsteen The Wild, The Innocent & The E-Street Shuffle. Lo trovo di una musicalità e di una poeticità straordinarie. E' sicuramente uno di quei dischi che non mi stuferò mai di ascoltare.
Quello che invece di Springsteen mi piace decisamente meno è il suo approccio <live> con il pubblico. Secondo me esagera, si concede troppo ai fans, forse un pochino gioca veramente (ma la colpa di ciò, a mio avviso, è in buona parte da attribuire a quella "famosa" stampa, di cui parlavo all'inizio, che gli ha affibbiato addosso questa etichetta) "a fare il Boss". Non so. Tutto questo non mi convince. Non mi ha mai convinto. Non mi hanno mai convinto queste adunate oceaniche di fans in delirio in adorazione del <Boss> danzanti all'unisono al ritmo di <Dancing In The Dark>.
Ecco perché ho sempre preferito Dylan. "Troppo buono" (nel senso di auto-indulgente) Springsteen per i miei gusti. Preferisco quegli artisti (come Dylan appunto) che, all'occorrenza, sanno anche essere "cattivi" con il loro pubblico.
Che hanno il coraggio (come l'ha avuto Dylan in tante occasioni) di tirare diritti per la propria strada spiazzando e sfidando tutto e tutti. Di "svoltare" quando è il momento di svoltare, incuranti dei fischi e delle disapprovazioni dei fans (...I don't believe you...you're a liar...).
Figurarsi, quindi, se ho mai pensato a Springsteen come ad un <nuovo Dylan> o -peggio che mai- ad un <anti-Dylan>. Springsteen non è altro che uno dei tanti <figli naturali> (il termine "seguace" richiama troppo le sette e quello di "epigono", forse, è troppo riduttivo) sparsi nel mondo da Mr. Zimmermann.
Springsteen è un <figlio di Dylan> né più né meno che Tom Petty, Neil Young, Patti Smith, Nick Cave e, sebbene l'anagrafe dica il contrario, addirittura, e per sua stessa ammissione, Leonard Cohen; artisti questi molto diversi tra loro, ma tutti in larga misura influenzati da <Lui>.
Credo che Tom Petty dica la cosa giusta quando afferma che Dylan ha veramente influenzato tutti quanti. Dylan, secondo me, sta al rock come Robert Johnson sta al blues e come Miles Davis sta al jazz. Non c'è cantautore, di quelli venuti dopo, che non sia stato influenzato almeno indirettamente da Dylan.
Quindi, per quanto mi riguarda, il problema non esiste. Nel senso che la leadership di Dylan non è mai stata (neanche nei suoi periodi più difficili) in discussione. Troppo netto il divario artistico e morale tra <Lui> e gli altri.
Per tutti questi motivi preferisco Dylan. Perché è uno che non deve dimostrare più niente a nessuno e può realmente fare, dire e scrivere tutto ciò che vuole.

Ciao a tutti! Alla prossima!

Stefano


1927) Caro Michele
vorrei replicare, se me lo consenti, alla mail di Peter <Black Crow> apparsa nell'ultima Talkin', relativa alla "relatività" (scusa per il gioco di parole) delle classifiche.
Il tuo discorso, Peter, mi sembra condivisibile solo in parte. E' vero, infatti, da un lato, che stilando delle classifiche si rischia di essere riduttivi nei confronti di un artista, Dylan, la cui opera va vista prima di tutto nel suo insieme.
E' però altrettanto vero, dall'altro, che proprio l'estrema eterogeneità e dinamicità del percorso artistico di Dylan (con i suoi "timidi inizi", le sue innumerevoli "svolte", i suoi vertici creativi, le sue "conversioni" e le sue, ahimè, inevitabili -anche se, per fortuna, pochissime- cadute di tono) autorizzano -a mio avviso- l'ascoltatore "a mettere in piazza" (per così dire) i suoi gusti e a confrontarli (perché no?) con quelli degli altri (come ci insegna Vites, è praticamente se non addirittura matematicamente impossibile che 2 fans di Dylan la pensino allo stesso modo).
Io non credo, insomma, che le classifiche (tutte le classifiche, non solo quelle di Dylan) siano mai fini a sé stesse; non vedo, cioè, in tutto ciò -caro Peter- alcun rischio di "deriva sanremese" (o "sanremistica") all'orizzonte. Non per Dylan almeno.
Credo, invece, che la gente provi (a seconda dell'umore del momento, ma anche indipendentemente da ciò) emozioni diverse e che queste emozioni sia giusto esternarle anziché tenerle per sé.
Eh sì, perché la musica è fondamentalmente "emozione". "Mi piace più quel certo disco (o quella certa canzone) piuttosto che quell'altro perché mi emoziona in maniera diversa".
Per es., io ho messo in cima alla mia personale classifica <Bringing It All Back Home>, sicuramente uno dei (tanti) capolavori di Bob, perché il suo ascolto mi procura ogni volta una profonda emozione. Un'emozione diversa, per es., rispetto a quelle che suscitano in me <Blood On The Tracks>, <Saved> o <Street Legal>, solo per fare qualche nome.
Sto parlando, beninteso, di emozioni provocate prima ancora che dai testi (anche se gli stessi testi di Dylan, a leggerli, sembrano musicali) dalla musicalità dei dischi.
<Bringing It All Back Home>, per quanto mi riguarda, ha una musicalità fantastica, è un disco che non mi stancherei mai di ascoltare, la voce di Dylan qui è così diversa rispetto a quella di altri suoi dischi, sembra quasi che voglia riempire tutto lo spazio a disposizione. Incredibile!
Ho citato <Bringing It All Back Home> perché a me piace molto, ma potrei citarne altri, come ad es. il "notturno" <Oh Mercy> o il "sofferto" (e "ruvido" e "fangoso" e "speranzoso" e tante altre cose) <Time Out Of Mind>.
E analogo discorso può essere fatto, a mio avviso, sia per le copertine dei dischi sia per le covers. Le copertine dei dischi sono, in qualche caso, esse stesse dei piccoli capolavori. Trovo (tanto per ripetermi) che <Bringing It All Back Home>, ma anche <The Basement Tapes>, <Freewheelin'> e <Street Legal>, abbiano delle copertine fantastiche, dei veri e propri capolavori di artwork.
Per quanto riguarda, invece, le migliaia di covers dylaniane sino ad oggi pervenute (il "fenomeno" delle covers di Dylan meriterebbe, invero, un discorso a parte), non tutte sono -come sappiamo- memorabili, mentre alcune hanno eguagliato (e forse in qualche caso addirittura superato) gli originali.
Insomma la materia (dischi, canzoni, covers, copertine e quant'altro) è talmente vasta (e varia) che ne potremmo discutere per delle ore.
Quindi, per concludere, io sono a favore, per tutti i su elencati motivi, delle tanto vituperate "classifiche". Perché, lungi dal voler mettere in competizione le canzoni e le emozioni di ciascuno, ritengo, relativamente a queste ultime, che la loro esternazione possa costituire una formidabile occasione di confronto.

Ciao a tutti! Alla prossima!

Stefano

PS > Michele, visto che ci sono, ne approfitto ancora un po' e ti lascio con 2 domande; la prima è > quali sono, tra quelli ufficiali, i tuoi dischi <live> preferiti? I miei cinque
        preferiti sono > 1) Live ' 66  2) Before The Flood  3) Live ' 75 with RTR  4) At Budokan  5) Hard Rain.
        La seconda domanda è invece > qual è la tua opinione su <Planet Waves>?

* Queste due domande le rivolgo a Michele, ma valgono -beninteso- per tutti coloro che hanno voglia di dire la propria.

Un "caldo abbraccio" (nel vero senso del termine) da Cagliari a tutti quanti!!!

Ciao Stefano
presto detto:
1) The Bootleg Series Vol. 5 - Bob Dylan Live 1975 - The Rolling Thunder Revue
2) The Bootleg Series Vol. 4 - Bob Dylan Live 1966 - The "Royal Albert Hall" Concert
3) At Budokan
4) Hard Rain
5) Real Live

Planet Waves mi piace moltissimo anche se leggo da più parti che le canzoni contenute sono di livello scarso, che The Band era in fase "terminale" e che la velocità della registrazione del disco ha inficiato il risultato finale.
Io invece trovo che Forever Young, Dirge, Wedding song e Going going gone siano dei piccoli/grandi capolavori e adoro anche Hazel e Tough Mama ed anzi mi augurerei che Bob si decidesse un anno o l'altro a ritirarle fuori e farcele sentire dal vivo visto che sembra aver cancellato quell'album dalla sua memoria.
Che ne pensano gli altri?
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1928) Ciao Michele,
volevo segnalarvi che oggi (18) e' uscita la colonna sonora
del film "Masked and Anonymous" in 2 edizioni.
La prima in cd singolo contenente la colonna sonora, il
secondo, il Limited Edition 2-cd set, contenente un cd con la
colonna sonora, ed un altro della Columbia dal titolo "Bob Dylan -
The reissue series sampler" contenente 7 songs in
SACD.
All'interno c'e' un booklet tutto a colori con foto
tratte dal film interamente tutte o quasi di Bob Dylan
mai viste!
Ovviamente ho preso la Limited Edition e visto il
bassissimo costo del doppio cd (basso si fa per dire!)
potevano almeno metterci una traccia trailer del
film!
L'hanno messo in Gods and Generals e Dylan nel film non
compare!
Qui che e' da come si vocifera l'interprete principale
del film non c'e' il trailer.
Mah... misteri del marketing.

Un saluto

Stefano

Ciao Stefano
in effetti è strano che non abbiano pensato di inserire una traccia video nel cd di "Masked And Anonymous". Io ci avrei giurato. Comunque grazie per i dati che ho inserito nella nostra pagina dedicata al disco. Chi non l'ha ancora vista vada QUI.
Quello che noto con piacere in queste ultime uscite discografiche è che la Columbia finalmente sta curando con attenzione i booklet e le confezioni. Questa di "Masked And Anonymous" (io ho solo la versione "normale") mi sembra davvero ben fatta. Peccato che i prezzi continuino ad essere altini.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1929) Ed a proposito di "Masked And Anonymous" mi aveva incuriosito il testo di Like a rolling stone/Come una pietra scalciata per cui una volta tanto ho fatto io una domanda alla posta di MF :o) e mi ha risposto prontamente Salvatore "Eagle", che ringrazio, inviandomi il testo in questione.

Come una pietra scalciata
(Articolo 31)

Eri la più carina un eterna miss liceo
il trofeo per torneo erano i romeo
che dietro di te facevano corteo
e tu insultavi tutti senza scrupoli
indossavi uomini come abiti
con la tua bellezza li rendevi deboli
servili ed arrendevoli
poi quando ti stancavi li buttavi tipo straccio vecchio
dei loro sentimenti non ti curavi
e amavi solo la persona riflessa nel tuo specchio.
Così sei cresciuta giudicando tutto dall'aspetto
pensando che la confezione c'entri con la qualità del prodotto,
in base a questo hai scelto i tuoi amici persino il tuo compagno
era bello quindi era degno di far parte del regno
d'apparenza di cui in testa tu avevi il disegno,
era come un sogno
vi sposaste a giugno
a settembre lui ti mostrò il suo pugno,
dimmi ora come ci si sente ad essere insultata ignorata
a essere picchiata da una mano ubriaca
ora che anche il tuo specchio non ti vuole più vedere
ora che la tua bellezza sta nel fondo di un bicchiere
dimmi come ci si sente.

How does it feel? Dimmi come ci sente.
How does it feel? A stare sempre da sola.
To be on your own. Nè direzione nè casa.
With no direction home. Una completa sconosciuta.
A complete unknown. Come una pietra scalciata
Like a rolling stone.

Tu volevi chiudere tutti i diversi fuori
su questo hai investito tutte le energie e i tuoi averi
ricordo il tuo concetto di straniero
dicevi questo non è il posto loro
son maleducati sporchi ci portan via lavoro.
Difendevi la tua ottusità come un tesoro
quello il tuo sentiero
che non ti ha portato a sentire che il terreno su cui ogni giorno camminiamo
noi non lo possediamo lo occupiamo
e non è italiano africano
è un dono che è stato fatto ad ogni essere umano
i confini le barriere le bandiere sono giunti dopo
aiutando l'odio la guerra e il razzismo a fare il loro gioco
dimmi come ti senti ora che non ci sono più confini e le frontiere sono aperte
e che hai dovuto appendere al chiodo la tua camicia verde
la bandiera più non serve
ora che hai speso tutto e sei ridotta all'elemosina
finalmente sai che non c'è colore razza ma solo anima
ora tu sei l'emarginata evitata scalciata
ignorata quando chiedi qualche moneta
ora che non hai più una proprietà
che ti dia un identità
sventoli soltanto la bandiera della povertà.

How does it feel? Dimmi come ci sente.
How does it feel? A stare sempre da sola.
To be on your own. Nè direzione nè casa.
With no direction home. Una completa sconosciuta.
A complete unknown. Come una pietra scalciata
Like a rolling stone.

Tu vivevi in un mondo a parte
fatto di tasche piene e di porte aperte
madre insoddisfatta della vita e delle tue spalle coperte
non avevi mai lavorato per mangiare
lo stesso avevi tutto ciò che si può desiderare,
giravi declamandoti infelice a gran voce
io ti dicevo che eri fortunata ma non ti davi pace
il tuo dramma era scoprire chi eri ma quello è il dramma di ogni uomo
ed è più facile soffermarvici sopra a stomaco pieno
non immaginavi quanto scotta
e quanto è dura portarsi a casa la pagnotta
ora lo sai dopo che il papi ha fatto bancarotta,
avevi il meglio ma non lo hai apprezzato
perchè non possiedi niente se niente ti sei guadagnato
e dimmi come ci si sente ora che devi sudarti i beni materiali
vedi che hai poco spazio per i problemi esistenziali
ora che sei una parte del mondo che ignoravi
sei diventata una di quelle pietre che scalciavi!

How does it feel? Dimmi come ci sente.
How does it feel? A stare sempre da sola.
To be on your own. Nè direzione nè casa.
With no direction home. Una completa sconosciuta.
A complete unknown. Come una pietra scalciata
Like a rolling stone


1930) Dopo aver fatto richiesta, il newsgroup italiano sul grande autore
statunitense è nato. Per chi non ha outlook o comunque preferisce non usarlo
per la visione dei newsgroup, free.it.musica.bobdylan è leggibile su

http://www.mynewsgate.net/frameset.php?
w=1024&ng=free.it.musica.bobdylan&su=newsgroup.php

Ciao
Antonio Piccolo
codinho@email.it
http://degregori.ircq.it

Ciao Antonio
grazie per la segnalazione, inserirò il link tra quelli di MF.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1931) A volte ritornano.
Come stai?
Spero bene.
Il mio tempo su internet si è ridotto notevolmente e con questo le passioni coltivate in esso. Dylan è sempre presente nel taschino quando si tratta di ascoltare o di discutere di buona musica.
Anch'io sono stato a vedere De Gregori a Modena, e la scaletta era identica al concerto di Aosta, certo era gratis e dunque c'erano circa 4mila persone....
Ti segnalo il tour di Battiato, davvero un gran concerto, l'ho visto a Grado domenica scorsa.
Tornando a Dylan, ti segnalo una "gradevole" stroncatura del nostro ad opera di Nick Hornby, l'autore di Febbre a 90 o Alta fedeltà, che ha scritto un libro recensendo a modo suo alcune canzoni che ha amato. La scelta di una canzone di Dylan lo ha portato a dare un giudizio su Bob ed è sicuramente molto interessante leggerlo anche se, ahimè, il risultato è un forte ridimensionamento.
Passa buone vacanze, ti leggo spesso anche se non sembra...
Ciao, Mino
____________________________________
"E il giorno della fine non ti servirà l'inglese..."
(F. Battiato, "Il re del mondo")

Ciao Mino
bentornato.
Come si chiama il libro in questione? Così, tanto per poterlo stroncare su Maggie's Farm :o)
Comunque se non è lungo il pezzo puoi mandarmelo magari...
Sul pubblico di De Gregori ad Aosta stendo un velo pietoso... Evidentemente aspettano Gigi D'Alessio (peraltro grande artista).
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1932) Ciao Michele
ma secondo te la Like a rolling stone sul cd con la colonna sonora di Masked and Anonymous è da inserire nella discografia di Bob?
Luca

Ciao Luca
direi di sì. Io l'ho già inserita nella nostra sezione apposita. In effetti non è una cover perchè il testo degli Articolo 31 è originale, senza tener conto del fatto che le uniche parti identiche alla versione di Highway 61 Revisited (quelle del ritornello) sono cantate da Dylan stesso. Dunque a tutti gli effetti è da considerarsi come una nuova pubblicazione di Like a rolling stone cofirmata con gli Articolo 31.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1933) Grazie a Giampiero che mi invia questi due pezzi da "Il Mattino" di Napoli.

Da Il Mattino del 18 luglio

IL ROCKER
DAI MILLE VOLTI
Federico Vacalebre

Le canzoni di «Love and theft» sono «ispirate» dalle «Confessioni di uno
yakuza» scritte da Junichi Saga? Sarà un caso, ma la colonna sonora di «Masked
and anonymous», il film del ritorno dopo 16 anni di Bob Dylan sul grande
schermo, si apre con «My back pages» tradotta in giapponese dai fratelli
Magokoro. Mascherato, per modo di dire, sotto le mentite spoglie del protagonista
Jack Fate - cantautore dal passato glorioso che esce di galera per un ultimo
improbabile concerto di beneficenza - ma mai anonimo, l'uomo che ha messo
l'arte nel jukebox sorprende ancora una volta nel film di debutto di Larry
Charles, che finora aveva diretto solo sit-com come «Mad about you» e «Seinfeld»
ed è riuscito a convincere sua maestà Bob, oltre a Jeff Bridges, Penelope
Cruz, John Goodman, Jessica Lange, Luke Wilson, Angela Bassett, Bruce Dern,
Ed Harris, Val Kilmer, Chris Penn, Giovanni Ribisi e Mickey Rourke, tutti
accorsi a cachet ridotto pur di recitare al fianco dell'uomo di «Blowin'
in the wind».
«Masked and anonymous», nei negozi da oggi, non è il nuovo disco di Dylan,
ma uno strano viaggio nelle sue canzoni, scelte dallo stesso Charles tra
le migliaia di cover dylaniane incise in tutto il mondo. A partire dall'Italia:
c'è Francesco De Gregori con la sua tenera traduzione di «Non dirle che
non è così» («If you see her, say hello»), ma anche gli Articolo 31 che
riscrivono «Like a rolling stone» («Come una pietra scalciata»). E poi la
turca Sertab, recente vincitrice dell'Eurofestival, con una strepitosa «One
more cup of coffee». E i Grateful Dead («It's all over now, baby blue»)
e Jerry Garcia («Senor»), Sophie Zelmani («Most of the time») e i Los Lobos
(«On a night like this»), ma anche due novità assolute: la «Gotta serve somebody»
di Shirley Caesar è tratta dall'omonimo «Dylan-tribute» in chiave gospel
(a cui partecipano anche Aaron Neville, Gelen Baylor e Fairfield Four),
«City of gold» è un inedito destinato a un imminente album dei Dixie Hummingbirds,
quartetto fondamentale nell'evoluzione del gospel.
Zio Bob non si tira indietro: «Dixie» è un traditional che lui non aveva
mai inciso prima, anche se era citato nei versi di «Man of peace». Nuove,
semplici ed essenziali, sono invece le versioni di «Diamond Joe», altro
classico folk popolare, «Cold irons bound» e «Down in the flood». Insomma,
una dose abbondante per noi dylaniani in attesa delle prime del film, martedì
a New York e mercoledì a Los Angeles. L'attesa può essere riempita dalla
versione in digipack della colonna sonora, con un sacd (super audio cd)
ibrido, ovvero leggibile anche su un normale impianto cd, con 7 brani del
catalogo del rocker rimasterizzati in audio standard, super audio e 5.1
surround. Appena un acconto di quanto succederà in settembre con l'arrivo
su sacd di ben 15 titoli classici della discografia di mister Zimmerman,
da «The freewheelin' Bob Dylan» del '63 a «Love and theft» del 2001.
Quanto Dylan c'è in Fate? Tanto, tantissimo, anzi nulla. Ricordate l'autoepitaffio
che il cantautore affidò al suo primo, unico e folle romanzo, «Tarantula»?
«Qui giace Bob Dylan ucciso da un Edipo abbandonato che girava per indagare
su un fantasma e che scoprì che anche il fantasma era più di una persona»?
La scenografia, e soprattutto i dialoghi di «Masked and anonymous» sono
frutto della stessa penna, anche se nessuno lo conferma ufficialmente. Il
film si svolge in un'America da Terzo Mondo, in una città di confine sull'orlo
del caos e della guerra civile. Visioni corrusche, immagini che sposano
le parole e i suoni di Bob, anche se Charles giura di aver proceduto «quasi
con la tecnica del cut-up burroughsiano, disponendo le canzoni a casaccio».

Sullo schermo Dylan-Fate si concede dal vivo, ma soprattuto si muove tra
mezza Hollywood: è lui o non è lui? Ne discuteremo a lungo. «Tu hai tutte
le risposte» gli dice un personaggio, «le sue canzoni sono comprensibili?»
si chiede la Lange. «Io sono sempre stato un cantante, mai più di questo»,
assicura Bob-Jack, ricordando quella famosa conferenza stampa del 1965 in
cui Bob-Bob disse: «I'm a song-and-dance man».
«Viviamo in un mondo di finzione, anche se non ce ne accorgiamo», ha detto
più recentemente: «Masked and anonymous» racconta la storia di quel mondo
in cui Dylan-Fate si è accorto di vivere.
 

VITE DA GRANDE SCHERMO
Donna Reed

Los Angeles. Sarà l'Oscar vinto con «Things have changed», ma i rapporti
di Bob Dylan con il cinema non sono mai stati così buoni, nemmeno ai tempi
di «Renaldo e Clara» o di «Pat Garrett e Billy the Kid». Dopo «Masked and
anonymous», sono infatti previsti altri due film su di lui, entrambi approvati
dall'artista. Il primo, titolo probabile «Bob Dylan anthology project»,
è una biografia del menestrello del Minnesota firmato nientepopodimeno che
da Martin Scorsese, che già lo riprese in «The last waltz»,
il concerto d'addio della Band. «Questo progetto mi dà la possibilità di
esplorare uno dei più eccitanti artisti e icone degli ultimi 50 anni. Ho
sempre ammirato le sue innumerevoli trasformazioni», spiega il regista annunciando
il documentario, destinato al cinema come alla tv e coprodotto dalla Bbc:
«Per me non esiste altro artista che ha agitato le sue influenze così profondamente
da aver creato qualcosa di così personale e unico». Dall'arrivo al Greenwich
Village nel '63 alla rivoluzione elettrica del '66: questi gli anni esplorati
dal regista italoamericano, che ha avuto la totale collaborazione del rocker
che gli ha anche concesso una rarissima intervista per parlare appunto di
quel controverso periodo della sua carriera.
L'intera carriera di mister Tambourine Man sarà invece portata sullo schermo
da Todd Haynes, il filmaker di «Lontano dal Paradiso». Sette attori, compresa
una donna e un bambino di undici anni, interpreteranno Dylan nei cinquant'anni
di carriera che il film racconterà. «Vorrei mostrare tutti i suoi cambiamenti,
svelare il modo in cui è riuscito a catturare i bisogni della nostra cultura,
la tensione che ha impersonificato, la resistenza alle convenzioni che lo
ha spinto a reinventarsi costantemente», spiega l'autore di «Velvet Goldmine».


1933) Ecco un articolo su www.tgcom.it: Dylan attore, ecco la colonna sonora

Ciao a tutti

NIGHTINGALE Zimmy80

Dylan attore,ecco la colonna sonora
La soundtrack di "Masked and Anonymous"
Il menestrello del Village è tornato. E' nei negozi la colonna sonora del film di Larry Charles "Masked and Anonymous", in cui Bob Dylan recita, dopo 16 anni dalla sua ultima prova per il grande schermo. La soundtrack comprende 14 brani di Dylan, di cui 4 eseguiti da lui stesso, gli altri da ospiti illustri tra cui Francesco De Gregori. Il film sarà presentato il 24 luglio a New York e il 25 a Los Angeles, quindi programmato in tutto il mondo.
La colonna sonora
Dylan si cimenta in particolare in due brani tradizionali, "Dixie" e "Diamond Joe", eseguiti per la prima volta, e in nuove versioni di "Cold Irons Bound" e "Down In the flood". Gli altri brani sono cover di lusso eseguite da artisti di varia estrazione. La cantante gospel Shirley Caesar propone "Gotta Serve Somebody", tratta dall'album "Dylan-tribute" in cui erano contenute versioni gospel di canzoni dylaniane, i Dixie Hummingbirds interpretano "City Of Gold", brano inedito di Dylan.

Tra gli altri artisti coinvolti nel progetto ci sono i Grateful Dead, Jerry Garcia, i Los Lobos e anche il nostro Francesco De Gregori. Il cantautore italiano contribuisce con il brano "Non dirle che non è così", bella versione di "If You See Her, Say Hello", classico di Dylan degli anni settanta che De Gregori aveva già inserito nel suo album "La valigia dell'attore", uscito nel 1997.

Il film
E' il debutto nel cinema di Larry Charles, finora noto soprattutto come regista e sceneggiatore televisivo, e vede tra gli interpreti Penelope Cruz, Jessica Lange e Luke Wilson, con un cameo di Mickey Rourke. Verrà lanciato con un'imponente campagna di promozione che precederà l'uscita e che sarà curata direttamente da Larry Charles e da Luke Wilson. Nella pellicola Bob Dylan interpreta Jack Fate, leggenda decaduta del rock in età ormai avanzata che esce di prigione per partecipare ad un concerto di beneficenza.

L'album con la colonna sonora del film sarà disponibile in versione normale e, in tiratura limitata, in una confezione speciale contenente un Super Audio Cd (SACD), leggibile anche su un normale impianto cd, con sette canzoni dal repertorio di Dylan in audio standard, super audio e 5.1 surround.


1935) E grazie a Sal "Eagle" per questi altri articoli:

Bob Dylan, un gigante del rock che va a ruba (Fonte Brescia Oggi)
 

Un film sulla sua vita, un album tributo con le più belle voci del gospel e
un'inchiesta sul mensile di culto Mojo che rivela: "I cimeli di Dylan sono i
più ricercati".

di Olivia Corio

MILANO - Una leggenda vivente. Poeta, musicista, voce di tante generazioni.
Il mito di Bob Dylan non accenna a diminuire. Anzi si fa sempre più grande.
E di fronte a lui il mondo del rock continua a inchinarsi con riverenza. Ma
non solo. Anche il cinema subisce il fascino del menestrello che infiammò il
cuore degli idealisti negli anni Sessanta, la mano che guidò la rivolta
giovanile, il simbolo della controcultura, di quel rinnovamento che ha
scosso profondamente la coscienza collettiva americana. Tod Haynes, a cui è
andato l'onore di dirigere Dylan nella pellicola Masked and anonymous, ha
annunciato l'intenzione di girare una pellicola sulla vita del "Profeta di
Duluth".

Un progetto ambizioso e impegnativo se si pensa alla difficoltà di trovare
un attore che possieda il carisma dell'artista. "Ho intenzione di utilizzare
diversi personaggi per raccontare la sua storia. Vorrei mostrare tutti i
suoi cambiamenti, svelare il modo in cui è riuscito a catturare i bisogni
della nostra cultura, la tensione che ha impersonificato, la resistenza alle
convenzioni che lo ha spinto a reinventarsi
costantemente". Con il nuovo film Haynes, già autore di Velvet Goldmine,
cercherà sicuramente la rivincita dopo le critiche piovute su Masked and
Anonymous . Il film che vantava un cast stellare (oltre a Dylan: Jessica
Lange, Jeff Bridges, Angela Bassett, Val Kilmer e Mickey Rourke ) non ha
convinto. Troppo provocatorio e sociopolitico, hanno detto all'ultima
edizione del Sundance Festival.

In campo musicale invece la Columbia, storica etichetta
del menestrello, ha pubblicato un album tributo in omaggio a due dischi di
Dylan: Slow train coming (1979) e Saved (1980), entrambi registrati in
seguito alla sua conversione al cristianesimo. Il disco, battezzato Gotta
serve somebody: the gospel songs of Bob Dylan, include un duetto con la
cantante soul Mavis Staples e lo stesso Dylan. Tra gli altri interpreti:
Aaron Neville, Shirlkey Caesar, Gelen Baylor e Fairfiled Four.

Il repertorio di Dylan continua ad andare a ruba. Secondo un'inchiesta del
mensile musicale Mojo, i cimeli di Dylan sono i più richiesti dal popolo di
amanti del rock. La copia del 1963 di The Freewheelin' Bob Dylan, nella sua
versione Usa che include i brani Talkin' John Birch paranoid blues e Rocks
and gravel, Ramblin' gamblin' Willie e Let me die in my footsteps, è quotata
fino ai 18 mila euro. Mentre per un singolo come Positively 4th Street/Form
a Buick 6 "bastano" solo quattrocento euro.
 

«Non dire che non è così» nella colonna sonora del film interpretato dal
menestrello «Masked and anonymous» che comprende «Like a rolling stone»
degli Articolo 31 (Fonte Brescia Oggi)

Gli italiani per Bob Dylan

Roma. La colonna sonora del film «Masked and anonymous» contiene 14 canzoni
di Bob Dylan, quattro delle quali eseguite nel film dallo stesso Dylan e
realizzate per l'occasione: si tratta di «Dixie» e «Diamond Joe», brani
tradizionali registrati e qui eseguiti per la prima volta, e di «Cold irons
bound» e «Down in the flood», qui presenti in una nuova versione. Questa è
la prima volta, da 16 anni a questa parte, in cui Dylan appare in un film
come attore. La versione di Shirley Caesar di «Gotta serve somebody» è
tratta dall'omonimo «Dylan tribute», album composto da reinterpretazioni in
chiave gospel, mentre «City of gold», eseguita dai Dixie Hummingbirds, è una
canzone inedita di Dylan. Tra gli altri artisti, al progetto prendono parte
i Grateful Dead, Jerry Garcia, i Los Lobos e alcuni non americani tra i
quali Francesco De Gregori. Protagonisti del film sono Bob Dylan, Jeff
Bridges, Penelope Cruz, John Goodman, Jessica Lange, Luke Wilson, Ed Harris,
Val Kilmer, Cheech Marin, Chris Penn, Giovanni Ribisi e Mickey Rourke. Il
film è diretto da Larry Charles («Seinfield»), verrà presentato a New York
il 24 luglio e a Los Angeles il 25 e nelle settimane successive sarà in
programmazione in tutto il mondo. La cosa più strana è che non si sa quando
uscirà il film in Italia, e se uscirà, mentre la colonna sonora sarà
disponibile da fine mese.
Bob Dylan interpreta Jack Fate, leggenda decaduta del rock e in età ormai
avanzata, che esce di prigione per prendere parte ad un poco credibile
concerto di beneficenza; grande protagonista di questo caleidoscopico film è
anche la sua musica dalla grande carica emotiva, con il suo impatto, con le
sue diverse influenze e, soprattutto, con la sua grande vitalità. Le
quattordici canzoni incluse nella colonna sonora illustrano ottimamente i
tanti diversi aspetti della scrittura di Dylan.
L'album sarà disponibile in versione normale e in tiratura limitata in
digi-pack. Quest'ultima confezione conterrà un super audio cd ibrido
(leggibile anche su un normale impianto cd) con sette canzoni dal catalogo
di Dylan, recentemente rimasterizzato in audio standard, super audio e 5.1
surround.
Oltre a «Non dire che non è così» (If you see her, say hello) di Francesco
De Gregori, fra le altre canzoni figura «Like a rolling stone» degli
Articolo 31. Ricordiamo che questo ritorno di Dylan in una colonna sonora
cade nel trentennale di «Pat Garrett & Billy the Kid» che conteneva la
struggente ballata «Knockin' on heaven's door».
 

La maschera di Dylan (Fonte Del Rock.it)

Altro che periodo sabbatico. Anche il 2003 verrà ricordato come un anno
intensissimo dal punto di vista della produzione discografica dylaniana. Tre
gli album-tributo usciti nelle scorse settimane, cui sta per aggiungersi la
colonna sonora di Masked And Anonymous (film in uscita il 24 luglio negli
Stati Uniti), che arriverà nei negozi venerdì prossimo, il 18 luglio. Nel
film diretto dall'esordiente Larry Charles, Dylan torna al cinema sedici
anni dopo Hearts Of Fire per interpretare la parte di Jack Fate, un
cantastorie vagabondo che viene fatto uscire di prigione dal suo ex manager
per tenere un concerto di beneficenza. Sceneggiata da Rene Fontaine e Sergy
Petrov, la pellicola è si basa su un racconto inedito di Enrique Morales
intitolato Los Vientos del Destino. Diverse star di Hollywood, fra cui
Jessica Lange, Penelope Cruz, Jeff Bridges, Christian Slater, John Goodman,
Mickey Rourke e Angela Bassett, si sono rivolte alla produzione chiedendo di
partecipare alla realizzazione del film e accettando il minimo sindacale
(«solo» seicento euro a settimana) pur di recitare accanto a uno dei loro
idoli.

L'album propone invece due nuove versioni di brani del repertorio di Dylan
(Cold Irons Bound e Down in the Flood) e due reinterpretazioni di canzoni
tradizionali, Diamond Joe e Dixie. Il resto della colonna sonora è invece
composto da brani interpretati da artisti come Grateful Dead (It's All Over
Now, Baby Blue), Los Lobos (On a Night Like This) e lo scomparso Jerry
Garcia (Senor-Tales of Yankee Power). Ciò che più ha stupito il pubblico
italiano è però l'inclusione nella scaletta di un brano di Francesco De
Gregori e, soprattutto, degli Articolo 31. De Gregori si cimenterà in Non
dire che non è così, versione italiana di If You See Her, Say Hello, mentre
il duo milanese parteciperà all'operazione con Come Una Pietra Scalciata,
cover di Like A Rolling Stone che pare sia piaciuta allo stesso Dylan

I contatti tra Dylan e il cinema, comunque, non si fermeranno a Masked And
Anonymous. Diciotto anni dopo la sua ultima intervista televisiva, il
cantante tornerà davanti a una telecamera per raccontare i primi anni della
sua lunghissima carriera. L'autore di Blowin' In The Wind ha infatti
accettato l'invito di Martin Scorsese a partecipare a un documentario girato
dallo stesso regista per la BBC e incentrato sugli anni Sessanta. Dylan
ripercorrerà gli anni fra il 1962 e il 1966, il periodo intercorso fra la
pubblicazione del suo primo album e il grave incidente motociclistico
seguito alla pubblicazione di Blonde On Blonde. E anche la sua stessa vita
potrebbe diventare un film. Todd Haynes, regista di Lontano dal Paradiso, ha
infatti annunciato di aver iniziato a scrivere un soggetto, operazione
riguardo la quale pare abbia ottenuto il benestare del manager del cantante,
assieme al permesso di utilizzare numerose canzoni. Il copione punterà sui
diversi aspetti del carattere di Dylan, «per questo - ha detto il regista -
sto pensando a una serie di attori differenti che interpretino la sua
parte».


1936) Sempre Sal mi invia questo listino con aggiornamento prezzi:
 

Listino prezzi aggiornato dei più famosi su Bob Dylan

Bob Dylan. Mr. Tambourine. Tutte le canzoni e le poesie. Vol. 3: 1972-1985 Arcana - 15,49

Dylaniana - Williams Chris ; Kaos - 12,91

Bob Dylan 1962-2002. 40 anni di canzoni - Vites Paolo ; Editori Riuniti - 18,00

Quella strana vecchia America. I Basement Tapes di Bob Dylan - Marcus Greil; Arcana - 14,46

Bob Dylan. Un profilo - Vico Dario ; Logos - 11,36

La voce di Bob Dylan. Una spiegazione dell'America - Carrera Alessandro ; Feltrinelli - 14,46

Bob Dylan. La repubblica invisibile - Marcus Greil ; Arcana - 16,53

Battuti & beati. I beat raccontati dai beat - Dylan Bob; Ginsberg Allen; Kerouac Jack ; Einaudi - 6,71

Tarantola - Dylan Bob ; Mondadori - 4,65

Bob Dylan. Mr. Tambourine. Tutte le canzoni e le poesie. Vol. 2: 1965-1971 Arcana - 14,46

Bob Dylan. Mr. Tambourine. Tutte le canzoni e le poesie. Vol. 1: 1962-1964 Arcana - 14,46

Vita e musica di Bob Dylan - Shelton Robert ; Feltrinelli - 14,46

Bob Dylan. La biografia - Scaduto Anthony ; Arcana - 15,49

La storia dietro ogni canzone di Bob Dylan. Vol. 1: Gli anni Sessanta - Moryson Elaine ; Strade Blu - 12,39



 
vuoi replicare alle discussioni di questa pagina?
vuoi proporre nuove discussioni ?
vuoi porre domande o parlare di Bob?
scrivi a
spettral@tin.it
vuoi scrivere articoli su Dylan?
Mandali sempre a spettral@tin.it
e saranno pubblicati nella sezione
COME WRITERS AND CRITICS...
clicca qui

 
WHEN WE FIRST MET...
La "prima volta" con Dylan
Raccontate il vostro primo "incontro" con Bob ed i vostri racconti appariranno in questa rubrica...
Clicca qui per leggere i racconti finora pubblicati
Scrivete sempre a spettral@tin.it

 
BUONGIORNO
PRINCIPESSA!
sito dedicato a Nicoletta Braschi
clicca qui



MAGGIE'S FARM

sito italiano di Bob Dylan

HOME PAGE
Clicca qui

 

--------------------
è  una produzione
TIGHT CONNECTION
-------------------