parte 152
Lunedì 17 Febbraio 2003


Vuoi discutere di Bob Dylan, della sua musica, della sua storia?... 
Hai domande da porre, storie da raccontare, emozioni da condividere,  sul grande Bob o inerenti la sua  musica e la sua vita? 
Scrivi a spettral@tin.it e le tue mail saranno pubblicate in queste pagine ogni lunedì.
Il curatore di questa pagina si riserva di pubblicare o meno, del tutto o in parte, le mail spedite a questa rubrica in relazione alla forma ed ai contenuti delle stesse, tagliando o cestinando quelle che dovessero contenere frasi ritenute non pubblicabili o argomenti non inerenti la rubrica stessa.
Napoleon in rags

1599) Sollecitato dai tuoi scritti e dalle mie ultime esperienze di ascolto, ti parlo di De Andrè e Battiato. So che non è perfettamente attinente con il tema della Talkin', ma credo che alla fine confrontarsi su esperienze musicali e percorsi diversi possa servire a fornire sguardi alternativi e però coerenti alla lettura dell'opera dylaniana, posto che Dylan abbia mostrato veramente la strada. E penso che l'abbia mostrata.
De Andrè.
Ho letto quello che hai scritto e raccolto su di lui. Non mi sento di poter scrivere molto altro, ma alcuni spunti me li hai fatti venire a galla.
Il 27 gennaio del 93 lo incontrai in una cena dopo il concerto tenuto a Lecce. Amici comuni fecero sì che io fossi uno dei privilegiati a cenare con la band. Lui si presentò sostanzialmente in orario alla cena, giacca, jeans e una sciarpa del genoa in bella vista. Cordiale con chiunque, gran mangiatore di piatti locali e gran fumatore . Mi presentai (avevo 18 anni) giustamente emozionato, lui mi rispose tranquillo presentandosi come Fabrizio; io gli feci notare alcune sue citazioni latine del concerto, che da buon studente liceale classico avevo memorizzato e corretto. Gli dissi che la traduzione era errata: "Allora ho detto un sacco di stronzate!?", la sua risposta.
Mi colpì molto l'assoluta mancanza di un piedistallo tra me e lui, di formalità nel dialogo e di noia da parte sua, davanti ad un pischello come me. Era sinceramente interessato a quello che dicevo.
Di De Andrè mi piace aggiungere un dato che ho sempre molto apprezzato in lui: il dotarsi di grandi compagni di strada come collaboratori, arrangiatori, coautori di testi. Da loro ha preso moltissimo, se n'è fatto influenzare e questo ha fatto sì che la sua musica non fosse uno stanco canovaccio da riprodurre ad libitum (vedi Guccini, grande ma monocorde, secondo me), ma un percorso coerente che si rinnovava di album in album.
Gli arrangiamenti di Piovani nella Storia di un impiegato, l'incontro irripetibile con De Gregori, la seconda tappa di dylanizzazione con Bubola, l'incontro con Pagani e la PFM. Pagani soprattutto è stato fondamentale per il percorso etnico-mediterraneo di Creuza de ma e del bellissimo ibrido delle Nuvole. Il suo contributo musicale al percorso di Faber si nota nel documento del doppio album live del 1991: la versione del testamento di Tito è l'emblema della maturità musicale raggiunta dalla band.
Altrettanta importanza ha Ivano Fossati nelle Anime Salve. Chi conosce Fossati riesce ad individuare il suo contributo in quello straordinario album. Al di là della sua firma in tutte le canzoni, credo che la title track sia ascrivibile nella sua struttura melodica quasi interamente a Fossati, e anche il testo ricorda la modalità di composizione dell'autore di Lindbergh ( non è un caso che Fossati in concerto la canti sempre.) Analoga sensazione ho avuto per la splendida Smisurata Preghiera ( la si confronti con Iubilaeum Bolero, dall'album successivo La disciplina della terra del 2001).

Su Battiato.
Innanzitutto, un paradosso: mi sembra il cantautore il cui percorso musicale sembra il più lontano concepibile dall'esperienza dylaniana: lo sperimentalismo degli anni 70 non trova riferimenti in Blood on the tracks, l'esplosione degli anni 80 percorre binari lontanissimi rispetto a Infidels, il misticismo crescente a partire dal 91 non ha grandi appigli in Oh mercy.
Eppure, in tutta questa distanza, Battiato è il cantautore che più cita Dylan nelle sue canzoni: nella Voce del Padrone, il suo album più famoso, continue e ormai note sono le citazioni dylaniane.
Certo sarebbe interessante sapere cosa è stato Dylan per lui.
Senza dilungarmi oltre, rispondo alla tua domanda, cioè se preferisco il Battiato ante o post Sgalambro. Troppo pochi sono gli album di questa seconda vita battiatiana per poterli confrontare con la immane produzione che lo ha visto sfornare album fino al 1993.
Il Battiato che va dal 78 ( L'era del cinghiale bianco) al 1988 ( Fisiognomica) è un percorso musicale fatto di genialità purissima. Patriots (80) Voce del Padrone (81) e Arca di Noe (82) sono un concentrato di canzoni straordinarie e di intuizioni teoriche che lo pongono lontano da chiunque.
Degli album con Sgalambro ho apprezzato L'imboscata e Gommalacca, nonostante il secondo sia stato stroncato: Shock in my town è una canzone che nessuno in Italia riesce a scrivere, suonare, arrangiare. La parentesi delle cover di Fleurs ha dimostrato ancora una volta la sua ecletticità. Dal vivo ( l'ho visto a luglio 2001) è carichissimo, e il pubblico è molto più giovane di quello visto in concerto di altri cantautori: è un segno che Battiato si pone al di fuori degli schemi ancora adesso.
Mi scuso per aver annoiato i dylaniani strictu sensu che mi avranno letto, ma confrontarmi con il Professore sul cantautorame italiano mi piace assai...
Au revoir, Mino
____________________________________
"E il giorno della fine non ti servirà l'inglese..."
(F. Battiato, "Il re del mondo")

Ciao Mino
grazie per la bella mail. Io velocemente aggiungo che personalmente preferisco il Battiato con Sgalambro anche se come tu sottolinei gli album del periodo iniziale sono eccezionali (non conosco invece ahimè il periodo precedente sperimentale di Foetus, Pollution, Sulle corde di Aries, L'Egitto prima delle sabbie etc. o i singoli degli anni '60). Non ho ascoltato tutto tutto comunque quindi il mio giudizio è limitato agli album che conosco. A proposito di citazioni dylaniane io conosco queste due, fammi sapere se ce ne sono altre.

Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
(da Bandiera Bianca)

Lady madonna
i can try
with a little help from my friends
oh oh goodbye ? Ruby tuesday
come on baby let's twist again
once upon a time
you dressed so fine, Mary
like just a woman
like a rolling stone.
Cuccurucucu paloma
(da Cuccurucucu)

Inoltre di recente Salvatore Eagle mi diceva al telefono di una voce che girava a proposito di una ipotetica cover di Like a Rolling Stone di Battiato out take di Fleurs. Esiste? Chi ne sa qualcosa? Hai appurato, Sal?...

Ciao Mino e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


1600) Ho scorso un po' il vostro bel sito su Bob Dylan e quindi può darsi che la mia domanda sia già stata posta. Io ho avuto modo di leggere un bel libro di traduzioni ritmiche delle canzoni di Jacques Brel
realizzate da Duilio Del Prete. Esiste un qualcosa di analogo riferito a Bob Dylan? Io mi diletto a fare
traduzioni, alcune mi sono venute bene, credo, altre meno bene. Mi piacerebbe confrontarle con quelle di altri. E sono sicuro che ce ne sono. Si potrebbe creare un sito di raccolta. Ciao. Gianni

Ciao Gianni
sì, su MF esiste una pagina apposita. Si chiama Italian Version e la trovi qui. Chiunque voglia mi invii come sempre le proprie traduzioni ritmiche.
Ho già inserito in quella pagina la tua Lily Rosemary ed il Jack a cuori che riporto anche qui sotto. Tra l'altro proprio io avevo fatto una versione di Lily... che insieme ad una mia Hurricane, Isis e Judas Priest apre la pagina in questione.
Ciao e alla prossima (mandamene altre se ne hai)
Michele "Napoleon in rags"

LILY ROSEMARY ED IL JACK A CUORI (Lily Rosemary and the Jack of Hearts)
(di B. Dylan - versione italiana di G. Barnini)

La festa era finita qualcuno già pensava a cosa fare
Il bar era tranquillo solo tre operai a trapanare
Calato il coprifuoco finito il gioco duro
La gente di buon senso era già al sicuro
Lui in piedi lì all'ingresso sembrava proprio il Jack a Cuori

Entrò dentro il saloon "da bere a tutti – disse - pago io"
Un attimo in silenzio poi ritornò il solito brusio
Lui chiese a uno straniero muovendo un po' la testa
"Sapresti dirmi quando comincerà la festa?"
Poi si spostò di lato guardando come il Jack a Cuori

Nel retro sulle scale giocavano a poker le miss
Lily con la coppia sperava di riuscire a fare un tris
La porta spalancata la strada si affollava
Entrava anche lì dentro la brezza che soffiava
Lily fa un rilancio e tira fuori il Jack a Cuori

Big Jim non era un fesso sua era la miniera di diamanti
Entrò dentro al saloon col solito cappello ed i suoi guanti
La sua guardia del corpo e il bastone d'argento
oteva avere tutto e mandare tutto al vento
Ma tutto era ben poco paragonato al Jack a Cuori

Rosemary già agghindata salì sulla carrozza per la festa
Entrò da un'altra porta sembrava una regina senza testa
Sbatté le ciglia finte e a lui poi sussurrò
"Scusami mio caro" ma lui non l'ascoltò
Lo sguardo sempre fisso dove stava il Jack a Cuori

L'ho visto in qualche posto ma non ricordo bene dove sia
Può darsi giù nel Messico oppure in qualche libreria
Le luci furon spente si cominciò a sfollare
Big Jim e lui rimasero nel buio lì a fissare
Una farfalla strana che aveva attratto il Jack a Cuori

Lily era bellissima bianca e pura come il paradiso
Quando lei rideva le si formava un solco lungo il viso
Aveva avuto molte relazioni strane
Con uomini diversi in terre anche lontane
Ma mai aveva avuto uno come il Jack a Cuori

Entrò nel bar il giudice gli dettero da bere e da mangiare
Intanto gli operai stavano lì ancora a trapanare
L'anello della Lilly fu un regalo di Big Jim
Nessuno avrebbe osato interporsi fra lei e il "King"
Nessuno di sicuro nessuno tranne il Jack a Cuori

Rosemary prese a bere vedendosi riflessa sul pugnale
Lei moglie di Big Jim non ne poteva più di essere normale
Più volte aveva detto di volersi suicidare
Voleva far qualcosa per farsi ricordare
Pensava al suo futuro volando con il Jack a Cuori

Lily si spogliò e disse ridendo "sei finito!
Non puoi meravigliarti sapevi ti avevano avvertito
C'è la vernice fresca non toccare il muro
Mi piace che sei vivo sembri ancora così un puro"
Si udivano dei passi ed eran per il Jack a Cuori

C'era l'impresario che stava mordicchiandosi la mano
“Qui sta succedendo – disse – qualcosa di veramente strano"
Andò a cercare il giudice ma il giudice era sbronzo
E poiché il primo attore se ne era andato a zonzo
Non c'era in giro attore bravo più del Jack a Cuori

Nessuno nei dettagli seppe come fosse proprio andata
Il clic di una pistola e poi la porta spalancata
In piedi c'era Big Jim ma parve non sorpreso
Rosemary era lì accanto con lo sguardo teso
Lei stava con Big Jim ma era per il Jack a Cuori

Distrussero due porte i ragazzi che poi entrarono dal muro
Rubarono di tutto fuggendo con un carretto scuro
Di notte in riva al fiume seduti ad aspettare
Un altro che in città aveva un po' da fare
Loro non potevano partire senza il Jack a Cuori

Il giorno dopo è grigio è il giorno dell'impiccagione
Il corpo di Big Jim è a terra in una strana posizione
Rosemary sulla forca non batteva ciglio
Il giudice quel giorno era un po' più sveglio
Mancava dalla scena soltanto uno il Jack a Cuori

l bar era ormai vuoto con un cartello "chiuso per lavori"
Lilly i suoi capelli se li era già ritinti un po' più scuri
Pensava al vecchio padre visto raramente
Pensava a Rosemary pensava a tanta gente
Ma soprattutto lei pensava proprio al Jack a Cuori 


1601) Caro Michele,

eccoti qualche titolo in italiano per chi e' interessato a studiare le radici della musica americana (il riferimento è alla lettera di Corrado nella Talkin' scorsa). Mi sembra che per il momento i titoli disponibili piu' interessanti siano questi:

Woody Guthrie, Questa terra è la mia terra; Marcos y Marcos

Peter Guralnick, Elvis Presley. L'ultimo treno per Memphis. L'ascesa di Elvis Presley, Strade Blu

Peter Guralnick, Sweet soul music. Il rhythm'n'blues e l'emancipazione dei neri d'America, Arcana

Peter Guralnick, Robert Johnson. In cerca del re del blues; Arcana

Greil Marcus, Bob Dylan. La repubblica invisibile; Arcana

Greil Marcus, Quella strana vecchia America. I Basement Tapes di Bob Dylan; Arcana (seconda
edizione de "La repubblica invisibile")

Greil Marcus, Mystery train. Visioni d'America nel rock; Editori Riuniti

Alessandro Portelli, Woody Guthrie e la cultura popolare americana; Sapere 2000 Ediz. Multimediali

Quanto alle recensioni di "Masked & Anonymous", si', sono state tutte negative. Qualcuno e' stato piu'
generoso, vale a dire che non ha distrutto il film, ma una recensione positiva non c'e' stata. Non mi
stupisce affatto. Non posso giudicare il film perche' non l'ho visto, ma probabilmente (dico
probabilmente) e' un prodotto che alla fine non soddisfera' nessuno. Dylan non sembrava molto
contento e ha parlato di scene che a lui piacevano e che sono state tagliate (una vendetta della storia
contro qualcuno che spesso ha tagliato dai suoi dischi le canzoni che agli altri piacevano di piu', mi
sembra). Il regista stesso ha ammesso che il montaggio non e' definitivo e che la sequenza delle scene
verra' definita solo prima della distribuzione. C'e' chi ha detto che Dylan parla troppo poco e che non
recita affatto. C'e' chi ha detto che non ci si capisce niente dall'inizio alla fine. C'e' chi ha detto che, a
parte le scene in cui Dylan suona, la sua presenza in scena non e' affatto carismatica e anzi stare in
scena gli fa piu' male che bene.
Bisogna tener presente che la maggioranza dei giornalisti americani non pensa affatto che il cinema
possa essere arte. Per loro e' solo entertainment, magari colto o impegnato, ma sempre entertainment, e
se non segue certe regole di costruzione e di immediata comprensibilita' non puo' sopravvivere ai loro
giudizi. L'idea che possa esistere un cinema "di poesia", diciamo cosi', gli e' completamente estranea, e'
un'idea tutta "europea". Essenzialmente ragionano così: questo film non potra' avere successo, per cui e'
brutto.
Naturalmente niente impedisce che sia brutto lo stesso. Staremo a vedere. Una cosa che ormai e' quasi
certa e' che la sceneggiatura e' stata scritta da Larry Charles e da Dylan (gli altri nomi che compaiono,
Petrov, Fontaine, Morales, sono tutti pseudonimi), e alcune battute che Dylan pronuncia solo lui avrebbe
potuto scriverle. Esempio: "Che effetto fa essere liberi?" (glielo chiedono quando lo fanno uscire di
prigione). Risposta: "E' da parecchio tempo che mi sento libero". O ancora: uno gli dice: "Voglio stare
dalla tua parte". Risposta di Dylan: "Per stare dalla mia parte ci devi essere nato".

Alessandro Carrera

Ciao Alessandro
e grazie di tutto. Su Masked and Anonymous: a questo punto mi sa che l'unico Oscar per Bob resterà quello per Things have changed... Speriamo solo allora che in fase di montaggio definitivo aggiustino il tiro.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


1602) Ciao michele, l'ho trovata su rockol.it. magari ti può risultare utile, magari no. Nel dubbio te la mando.
Corrado Ori Tanzi

Cresce il mercato dei 'souvenir' di Bob Dylan: 12.000 euro per un suo giubbotto

Fred Dellar, giornalista del mensile musicale britannico "Mojo", riporta che il mercato dei "souvenir" di
Bob Dylan è in rapida espansione. Ad essere richiesti sono un po' tutti i "memorabilia" di colui che in
passato venne descritto come il "Profeta di Duluth". Si parte ad esempio da una innocente matrice di
biglietto: quella citata dalla rivista è quella del concerto che Dylan tenne all'Earl's Court di Londra nel
1981. Oggigiorno la matrice vale 23 euro, più di quanto all'epoca costò l'ingresso allo show. Poi si sale.
Una copia in vinile dell'LP, etichetta Fontana, "Newport folk festival evening concert vol. 1", edito nel
1965 ed in cui Bob è presente con i brani "Blowin' in the wind" e "We shall overcome", viene offerta a
77 euro. Il singolo "Positively 4th Street/From a Buick 6", quello pressato erroneamente con "Can you
please crawl out of your window" sul lato A, si aggira sui 460 euro. Avete per caso nella vostra
collezione l'album "Blood on the tracks", però in versione test (non potete sbagliarvi: il numero
d'etichetta è PC33235)? Potete prenotare una vacanza alle Maldive: c'è chi offre 3840 euro. A quota
12.3000 c'è il giubbotto "Born again" del cosiddetto "periodo cristiano" del musicista, con tre grandi croci
sulla schiena. Pare però che l'attuale proprietario non abbia intenzione di disfarsene. Nell'aria rarefatta
delle cime, il cimelio più prezioso. Si tratta dell'album "The freewheelin' Bob Dylan" del 1963.
Ovviamente nessuno cerca la copia "normale": quella che fa gola ai collezionisti ed ai dylanologi è l'unità
che include i brani "Talkin' John Birch paranoid blues", "Rocks and gravel", "Ramblin' gamblin' Willie" e
"Let me die in my footsteps", versione USA, etichetta Columbia e numero di serie CS8786. La
quotazione attuale si aggira attorno ai 18.460 euro.
(12 feb 2003 )

Ciao Corrado
grazie per la segnalazione. Corro a fare un'offerta per il giubbotto.
Michele "Napoleon in rags" 


1603) Ciao Michele ti segnalo un bel libro su Francesco De Gregori uscito pochissimo tempo fa. Ti allego la copertina e ti riporto degli stralci in cui De Gregori parla di Dylan (nel libro se ne parla spesso).
Ciao,
Luca

Ciao Luca
ecco la copertina e di seguito gli stralci. Grazie di tutto.
Michele

Francesco De Gregori - La valigia del cantante - Ed. De Ferrari - 12 euro

Francesco De Gregori: « Una canzone racconta solo delle storie,
può anche essere un insegnamento, ma solo incidentalmente,
come un film, un libro. Poi ognuno ci trova quello che vuole.
Gli unici che devono insegnare sono gli insegnanti: sono loro
che hanno il compito istituzionale di insegnare. Le canzoni
vanno bene durante la ricreazione». La scuola, quindi, quella
vera, in cui si copia anche, e a questo proposito "Rimmel"
contiene...una copiatura effettuata da Francesco, e da lui
stesso ammessa e spiegata: «C'è una canzone, che mi è venu-
ta benissimo (Buonanotte Fiorellino), in cui ho coscientemen-
te copiato la metrica e lo stile di un pezzo di Dylan,
"Winterlude". E poi ho il sospetto che tutto il mio album
Rimmel sia stato influenzato dal suono dylaniano. Del resto
come potrebbe un romanziere di oggi prescindere dalla lezio-
ne di Manzoni, di Cervantes, di Celine?». Un album, questo
quarto lavoro di De Gregori, che decretò il definitivo lancio
del cantautore romano nell'olimpo dei grandi, gratificandolo
con un riscontro di vendite notevole. Dopo "Rimmel", album
completo e dall'impianto testuale e sonoro capace di reggere
l'affronto del tempo nel migliore dei modi, De Gregori pote-
va sedere allo stesso tavolo della canzone d'autore di qualità,
dove già banchettavano diversi suoi colleghi del presente e del
passato, anche remoto.
 

L'album (Alice non lo sa),
pur presentando tracce autonome, può essere racchiuso in due
capisaldi principali: la narrazione ("La casa di Hilde", "1940",
" Alice"), e l'autobiografismo ("Buonanotte fratello", "Il ragaz-
zo", "Marianna al bivio"). Prepotente, infine, l'influenza di
Dylan, sia nella costruzione dei versi, con passaggi che si affol-
lano di personaggi, sia in quella delle musiche, volutamente
sobrie. A questo proposito, Francesco dichiarerà: «Confesso di
aver saputo dell'esistenza di Dylan un bel po' di tempo dopo
aver ascoltato quello che molti considerano il suo capolavoro,
vale a dire "Blowin' in the wind". Era successo che mio fra-
tello Luigi aveva portato a casa il 45 giri di Peter Paul & Mary
con quel brano. Lì per lì mi parve un delicato e malinconico
inno alla pace che mi conquistò, però, più per la ineccepibile
interpretazione (così levigata e polifonica), che non per il suo
folgorante contenuto. Più tardi arrivò la versione interpretata
da Dylan. Fu una rivelazione. Dylan non cantava, lui sputava
le parole come sassi, non cercava d'essere piacevole, al contra-
rio... Come tutti i grandi artisti non dava l'impressione di
voler parlare a qualcuno, ma di parlare a nome di qualcuno.
Magari a nome di un'intera generazione. Erano gli anni '64-
'65. Ciò che è stupefacente in Dylan, il suo dono più grande,
è il coraggio di interpretare la propria epoca e i suoi cambia-
menti senza mai abdicare alla propria condizione di indivi-
duo, e di vivere fino in fondo (chissà quanto dolorosamente)
questa contraddizione. Se proprio dovessi scegliere un verso -
ma non vorrei averlo scritto io, per la disperazione senza scam-
po da cui pare nascere -citerei quello tratto da "I and I": " Ho
fatto scarpe per tutti, anche per te, e io vado ancora in giro scal-
zo..."». Quando, molti anni dopo, qualcuno proporrà il Nobel
per la Letteratura al menestrello americano, De Gregori rea-
girà così: «E' un'idea da pazzi. Perche dargli un premio per la
letteratura? In fondo ha scritto solo un libro e nemmeno
memorabile. Dylan meriterebbe, se mai esistesse, un Nobel
per la canzone, per la musica, ma trascinare su un terreno,
quello della letteratura, un'arte, un mestiere completamente
diverso, è un omaggio non dovuto. D'altronde penso che a
Dylan non gliene freghi proprio niente. Non è un caso che
abbia scelto di essere uno zingaro itinerante, come non è un
caso che abbia cominciato a scrivere canzoni a quindici anni».
 

(...) Ecco, Francesco fa musica non per
tutti, ma di qualità, e la qualità è ormai merce rara, anche a
livello di fruitori di un determinato prodotto artistico. E ciò
non vale solo per la musica». L'influenza di Dylan e Cohen in
questo disco (Francesco De Gregori) è evidente, sia nei testi sia nelle musiche
delle 11 tracce presenti, arrangiate ancora una volta in modo sobrio,
nonostante questo album segni il passaggio di De Gregori
dalla It alla Rca. Un passaggio che lascerà integre le peculia-
rità dell'ispirazione di De Gregori, oltre al suo punto di rife-
rimento per eccellenza: quel Dylan di cui molto tempo dopo
questo disco, e a proposito dei cambiamenti che non cambia-
no, Francesco parlerà in questi termini: «È incredibile che ci
si possa ancora stupire dei cambiamenti operati da Dylan.
Tutti testimoniano la vivacità dell'uomo-Dylan, il suo essersi
testardamente rifiutato di somigliare, giorno dopo giorno, al
Dylan delle riviste specializzate per continuare semplicemen-
te a somigliare a se stesso. Quello che a certi "dylanologi"
sembrano rivoluzioni copernicane, in realtà sono solo impudi-
che testimonianze di un uomo che cambia in un mondo che
cambia. Penso che il voler ad ogni costo inquadrare Dylan in
un movimento politico sia una forzatura sciocca. Dylan ha
sempre ricercato la sintonia e perseguito la coerenza con se
stesso. Le sue prese di posizione politiche (sulle quali, peral-
tro, mi sembra che non abbia mai rilasciato interviste) credo
influiscano relativamente poco sulle canzoni che scrive.
Canzoni che non hanno (e non danno) certezze, che vivono di
una meravigliosa ambiguità. Canzoni necessariamente impe-
netrabili canzoni-specchio che riflettono realtà scomode e
contraddittorie, canzoni assolutamente non addomesticabili.
senza prezzo e senza regime...
 

(...) Francesco terrà un concerto alla
Piaggio di Pontedera il cui incasso andrà tutto ai soliti noti.
Le casse di Lc conteggiano anche i concerti di quel periodo
tenuti da Edoardo Bennato, Francesco Guccini, Giorgio
Gaber, Eugenio Finardi, Claudio Lolli, Gianna Nannini. E' di
questo periodo il cambio di rotta di Alan Sorrenti. Dopo
essersi messo in luce con" Aria" e "Come un vecchio incensie-
re", il cantante napoletano si produce nel canto del cigno di
quel momento di maggiore creatività partecipando al Festival
musicale di Licola, alla periferia di Napoli, sulla falsariga di
quelli organizzati al Parco Lambro di Milano da Re Nudo.
Dopo un vocalizzo di un quarto d'ora, Sorrenti viene conte-
stato duramente e fatto oggetto di lancio di lattine piene di
sabbia. Alan fugge sconvolto e poco tempo dopo abbandona
l'Italia per una più serena California: quando torna non è più
un figlio dei fiori, ma delle stelle. In quello stesso Festival, De
Gregori, terrorizzato da quanto accaduto a Sorrenti, canta solo
un paio di canzoni, per poi cedere la scena all'amico Giorgio
Lo Cascio. Contestazione che "Ciccio" si becca comunque a
Pescara da parte delle femministe, inorridite per le strofe di
"Buonanotte fiorellino", come già ricordato. Una contestazio-
ne che viene replicata con altri toni e con accenti violenti a
Milano, al Palalido, dove Francesco De Gregori è inseguito
fino nel camerino, dove viene sottoposto a un "processo pro-
letario" che se non avesse quei contorni drammatici accenna-
ti, resterebbe solo con i connotati del patetico e del ridicolo.
All'imputato vengono contestati i reati di arricchimento (i
cachet percepiti), ermetismo borghese (i testi delle sue canzo-
ni), linguaggio oscuro alle masse, e contenuti intimistici lon-
tani dal mondo dei lavoratori. Chissà cosa avrebbero fatto a
Dylan, che già all'epoca percepiva cifre astronomiche, arriva-
te, una ventina di anni dopo, a superare i duecentomila dolla-
ri a concerto. E chissà cosa avrebbero fatto a De Gregori se
avessero saputo che un giorno il loto imputato si sarebbe
espresso così circa quei guadagni di Dylan: «Ritengo che
Dylan guadagni esattamente quello che vale sul mercato.
Personalmente sono molto più preoccupato per il prezzo della
benzina che sale. E poi è stupefacente vedere riemergere pun-
tualmente, in occasioni del genere, l'atteggiamento blanda-
mente ipocrita di chi, senza conoscere le cose e le cifre, si erge
a pubblico moralizzatore dei costumi altrui. Sono certo che
Dylan non sarebbe disposto a cambiare una virgola di se stes-
so per un centesimo in più: e questo mi basta. Egli stesso,
intervistato sull'argomento, taglia corto: "E' l'essere fuori dal
compromesso che qualifica un artista. Non importa il denato
che si ha. Guardate Matisse: era un banchiere...".

da "Francesco De Gregori - La valigia del cantante" di Pino Casamassima - Ed. De Ferrari - 12 euro - Prefazione di Vincenzo Micocci - Interventi di Antonello Venditti, Zucchero ed altri


1604) Ciao Michele ecco un estratto dall'intervista a Nick Cave da "Uncut"
Elio Rooster

Ciao Elio,
ecco qua (di seguito una mia traduzione)

" It's quite difficult to make great albums when you're old. In fact it's quite difficult just to write a
fucking song the older you get. Because you have the accumulated weight of all that you've done, and
you have to carry all that. So it's exciting to see someone like Bob Dylan, for example, put out his last
record LOVE & THEFT, which I personally think is extraordinary, unique and lyrically an incredibly
adventurous record. Quite different from anything I've heard him do before, without being wilfully
different. There's something really exciting about that, because the older you get, the chances of failing
become more and more. It takes a certain audacity to continue.
Unless you just fail all the time like the Rolling Stones, who've been failing for years and just don't give
a fuck."

"E' abbastanza difficile fare grandi album quando sei vecchio. Infatti è difficile anche solo scrivere una fottuta canzone più vecchio ti fai. Perchè hai accumulato il peso di tutto quello che hai già fatto, e devi sopportare tutto quel peso. Così è incredibile vedere qualcuno come Bob Dylan,  ad esempio, realizzare il suo ultimo album "Love and Theft" che personalmente ritengo sia straordinario, unico e liricamente un album incredibilmente avventuroso. Diverso da qualsiasi altra cosa gli abbia sentito fare prima, pur senza essere premeditatamente differente. C'è qualcosa di veramente eccitante a proposito di ciò, perchè più vecchio ti fai e più le possibilità di fallire aumentano. Ci vuole una certa audacia a continuare. A meno di non fallire tutte le volte come i Rolling Stones che hanno fallito per anni e non gliene frega un accidente". 

1605) Caro Michele
a proposito della lunghezza di Sad Eyed Lady (vedi lettera 1574 di Gualtiero nella scorsa Talkin') credo che "Sad-Eyed Lady" sia sempre stata di 11 minuti. I 17 minuti sono un errore o una leggenda urbana.

Alessandro Carrera

Come dicevo anche io nella scorsa pagina della posta credo che effettivamente sia un errore (più sotto abbiamo altre conferme). Io ho trovato solo questi due siti che parlano di 14 minuti originari.

http://www.roxio.com/en/support/discs/everythingmedia.html

http://www.geocities.com/danielfjall/dylan.htm

Non è escluso che siano errori. 


1606) Ciao Michele e ciao a tutti i Mfarmiani! Allora, siete pronti per la mitica
reunion di Maggie's Farm di domenica? Guardate che sarà l'evento dell'anno, alla stregua di
un concerto di Bob.. Previste ampie dosi di rari videocd da guardare
maniacalmente, divani comodi, cibo e compagnia favolosa in un'amena località
ticinese a soli pochi km da milano... E chiacchiere a tutto spiano! Ricchi
premi e cotillons! Cosa volete di più dalla vita? Se qualcuno ha problemi
per trovare la strada non esiti a mandarmi un'e-mail o a contattare Michele
o Anna per organizzare un trasporto collettivo con ritrovo a Milano... E
guai a chi si astiene! Non vedo l'ora di vedervi, Michele, per cui
nell'attesa un salutone a tutti e... Preparatevi!!!
Peace and love everybody,
Beni

P.s.: si vocifera di un tour europeo di Bob a giugno, proprio come
pensavo!!! uaaaah!

Sentito ragazzi?
Non esitate!!! Chiunque voglia partecipare mi faccia sapere contattandomi a spettral@tin.it.
Ciao Beni , a domenica.
Michele "Napoleon in rags"
ps: Bob in Europa a giugno? Sperèm 


1607) Ciao Michele
ho ritrovato un articolo di Repubblica in merito alla notizia Cohen/De Andrè da te riportata di recente.
Carlo Pig

Dori Ghezzi "Una canzone del mio Faber per Zucchero"

Byrne vorrebbe pubblicare negli Usa "Creuza de mâ"
Leonard Cohen inciderà dieci canzoni di Fabrizio
Esce l'8 febbraio la versione di "Ho visto Nina volare" incisa dal rocker Il ricavato andrà a Emergency
Dori ci parla dell'impegno della Fondazione De André per la rivalutazione di Via del Campo a Genova

DAL NOSTRO INVIATO
GIUSPPE VIDETTI

PONTREMOLI (MS) - «Non vedo l'ora di riascoltarla» dice Dori Ghezzi mentre Zucchero l'aiuta a
sfilarsi il soprabito. E' appena arrivata da Milano per un sabato nella fattoria di Fornaciari, casupole
basse e un vecchio mulino di pietra su un fazzoletto di terra cucito tra Toscana e Liguria che solo un
fanatico di blues e soul poteva battezzare Lunisiana Soul (un'ardita associazione tra Louisiana e
Lunigiana, un incrocio bastardo tra Pontremoli e New Orleans, un impossibile mix tra le acque del
Magra e quelle del Mississippi). Bionda, minuta, elegante, gli occhi azzurri mobilissimi, è venuta ad
ascoltare la versione finale di Ho visto Nina Volare, la canzone del De André di Anime Salve che
Zucchero pubblicherà l'8 febbraio in un singolo e il cui ricavato sarà devoluto a Emergency. È un
pomeriggio gelido, grigio. Gli alberi sono scheletri, le zolle ammuffite di brina. Accanto al camino si parla
della scena musicale, che sembra non aver trovato la marcia giusta in questo inizio millennio.
Dell'incontro di Dori con Leonard Cohen a Luglio. «Mi aveva mandato un biglietto quando Fabrizio
morì. Abbiamo parlato due ore. Mi ha detto: "Mandami la traduzione delle dieci canzoni che tu reputi più
in sintonia con il mio spirito. Vorrei inciderle"». Di David Byrne che non ha mai abbandonato l'idea di pubblicare sulla sua etichetta Luaka Bop una versione internazionale di Creuza de ma.
«Sarebbe l'occasione per rimissarlo, perché lì c'è un mondo sommerso da scoprire. È un desiderio che
ho sempre avuto: quel che sentii in studio in quel lontano 1984 è una cosa che mi è rimasta nel cuore». «È uno dei dischi italiani più belli di sempre.
Quella è world music!» esclama Zucchero. «Fu premiato come album del decennio» conferma Dori «e inserito fra i 2000 dischi più importanti di tutti i tempi. Nella lista, di italiani, ci sono solo De Andrè e Morricone».
«Sono curiosa. Non vado via senza aver ascoltato la canzone» insiste Dori quando fuori comincia a
imbrunire. Nella House of Blues, il nastro è già montato sul registratore. Arrivano gli applausi (il brano è stato registrato nel corso del tributo a De André, al Carlo Felice di Genova il 12 marzo
2000). Poi, su un tamburo che scandisce il tempo della memoria, la voce di Zucchero entra assorta,
malinconica, dolente, prima di sciogliersi in un ruggito sulle parole: Stanotte è venuta l'ombra / l'ombra che mi fa il verso. Il silenzio alla fine dell'ascolto è irreale.
C'è commozione nell'aria.
Di chi è stata l'idea? Come scelse la canzone da cantare?
ZUCCHERO: «Fu Dori a farmi ascoltare "Ho visto Nina volare". "Tu la puoi rifare, puoi renderla tua"
mi disse.
DORI: «Pensavo all'atmosfera di "Dune mosse". In quella canzone tu e Fabrizio siete sulla stessa
lunghezza d'onda».
Z: «Non è facile cantare una canzone di De André. Per niente».
D: «Infatti ti avevo visto disorientato. Il piacere era tanto, ma anche la paura, il pudore, la
preoccupazione di fare un passo falso. Ma io pensavo a certi tuoi testi, ai frequenti riferimenti all'infanzia. Ti ci vedevo tutto dentro Nina. Ricordo quando arrivasti alle prove: mia figlia Luvi ed io
rimanemmo calamitate dalla tua interpretazione. E conquistate dalla tua dolcezza, dall'umiltà».
Z: «Non volevo rovinare qualcosa di bello. Si fa presto a dire: incido una cover. Ma che senso ha se non
riesci a fare tua la canzone, senza disturbare né l'essenza né il feeling dell'originale?»
D: «Non bisogna dimenticare il contesto in cui la canzone fu incisa. Un evento estraneo al business, dal
quale tenemmo lontane anche le telecamere per paura che i tempi televisivi guastassero l'atmosfera.
Come mai avete aspettato due anni per pubblicarla?
Z: «È il tempo che svela la grandezza di una canzone. Solo col tempo ho capito che Dune mosse e
Diamante erano due brani nati bene. Ho visto Nina volare mi ha fatto lo stesso effetto. Allora perché lasciarla lì nel cassetto?».
Fabrizio si era mai reso conto della devozione che lo circondava?
D. «Non credo fino a questo punto. Anche perché, come tutti i grandi uomini, Fabrizio non credeva di
aver detto queste cose straordinarie, di essere diventato quel punto di riferimento che ora è per molti di
noi. Lui non cercava mai la parola più dotta, per dimostrare che ne sapeva più degli altri, ma quella più
giusta, più immediata, alla portata di tutti».
Era geloso delle sue canzoni?
D: «No. Lo hanno cantato poco, ma non perché a lui non piacesse essere cantato. Forse perché gli altri
non hanno ritenuto giusto farlo».
Per pudore certo, per un eccesso di riverenza, non per mancanza d'amore.
Z: «Per cantare le canzoni di Fabrizio ci vuole un interprete: un vocalist troppo dotato rischierebbe di
distruggerle. Vasco Rossi, che non è un cantante tecnicamente superdotato, è riuscito a entrare
perfettamente nello spirito di Amico fragile».
D: «Certo, perché anche lui è un amico fragile. Con i travagli che ha passato, quella canzone potrebbe
benissimo averla scritta lui».
Qual è la storia dietro la canzone?
D: «Fabrizio è sempre rimasto molto legato a quel periodo della sua infanzia in cui viveva nell'agro di
Asti, una campagna nella quale i suoi genitori si erano rifugiati durante la guerra e dove rimase fino all'età di otto, nove anni, prima di tornare a Genova. E ogni tanto quei ricordi riaffioravano.»
La Fondazione sta ora lavorando ad altre iniziative?
D: «Ce ne sono diverse, ma una in particolare prenderà il via proprio nei prossimi giorni. Con il comune
di Genova ci occuperemo della rivalutazione del centro storico, in particolare di quella zona degradata in cui si trova Via del Campo. Potrebbe diventare una specie di Brera genovese, un centro
artistico e culturale per i giovani. Le proposte che riceviamo sono talmente tante che l'azione della
Fondazione a questo punto è diventata quella di frenare gli entusiasmi, di convogliare le energie in modo creativo».
D'altronde la famiglia era poco incline alla sovresposizione.
D: «Infatti, lui ci metteva sette anni a partorire un disco, qui invece si sta parlando di Fabrizio ogni
giorno».
Z: «Avrei voluto frequentarlo d più, da lui c'era solo da imparare. Aveva un senso dell'umorismo
pazzesco. Ricordo le sue battute fulminanti a una cena organizzata da "Sorrisi e canzoni"».
D: «Molti non riescono a crederci, ma Fabrizio era davvero molto spiritoso.
Aveva un'ironia. beh sapete che vi dico? Non so cosa non avesse.».

Ciao Carlo e grazie.
Michele "Napoleon in rags" 


1608) Ciao Michele complimenti per le foto con Joan Baez (vedi Talkin' 150). Beato te! Mi hai fatto ricordare che una volta avevi messo sul sito una tua poesia per Joan ma non la trovo più dov'era... mi era piaciuta molto. Inoltre volevo dirti che la versione di 17 minuti di Sad eyed lady credo non esista, probabilmente era un errore di stampa quello trovato da Gualtiero
Giorgio

Ciao Giorgio,
ho ripescato quella mia stupenda composizione che inspiegabilmente non ha ancora ricevuto nessun premio di Poesia... Confido nel prossimo Montale. Eccola qui; comunque più che una poesia è una canzone (la musica da utilizzare è quella di Guccini della canzone del "Che"):

J.B. (canzone del tempo che ci ha traditi)
di Michele "Napoleon in rags" Murino

Con riflessi di corvo, con riflessi di luna
nelle molte battaglie, e sconfitte qualcuna,
hai cantato e marciato e il tuo canto rimane
anche se le parole a volte sembrano vane

Nel sessanta cantavi di un America nuova
lontana dall'odio che tra la cenere cova
Nel sessanta marciavi per l'America nera
troppo sangue tra le stelle e strisce della bandiera

Troppi i corpi straziati in quella lontana guerra
guerra senza nemico, senza fronte nè terra
guerra di donne e bambini, guerra senza pietà
quando il denaro bestemmia non si guarda l'età

Un ragazzo ribelle combatteva al tuo fianco
un giorno ti ha lasciata, forse era troppo stanco
di inutili battaglie e di effimeri miti
o forse è solo il tempo che tutti ci ha traditi

Il corvo è ormai volato e ha raggiunto la luna
prosegue la tua battaglia, finchè ne resta una
finchè varrà la pena seguire un ideale
allora le parole non suoneranno vane
finchè varrà la pena seguire un ideale
allora le parole non suoneranno vane
se varrà ancora la pena seguire un ideale
allora le nostre parole non saranno mai vane

ps: inutile dire cosa cita il verso sul denaro che bestemmia vero? 


1609) Ciao Michele,
ti copio incollo velocemente due notizie:
ce ne sarebbe un altra.....a maggio il film di Battiato con relativa colonna
sonora, tra gli attori anche il principe De Gregori e altri due miei
beniamini Alberto Radius della Formula 3 e Morgan dei Bluvertigo.
PS domani alle 15 ho l'esame non so nulla, ah se me lo facessero su Bob
Dylan prendere 30 e lode!!!!!!

ecco gli articoli

Diventerà presto un film la vita di Bob Dylan

Todd Haynes, già regista di "Lontano dal paradiso" e del recente "Masked and
anonymous" (lungometraggio al quale il menestrello di Duluth ha partecipato
in veste di attore), ha annunciato l'intenzione di realizzare una pellicola
sulla vita di Bob Dylan: come riporta l'agenzia ADNKrons, pare che il
leggendario autore di "Blowin in the wind" non sia ancora stato messo al
corrente del progetto, ma il management dell'artista ha già dato l'ok per
l'utilizzo della canzoni di Dylan.

Ciao Michele.....io sto annegando glu glu glu....
Salvatore Eagle

Ciao Sal
la prima news non l'ho riportata perchè era la stessa della mail di Corrado in questa stessa pagina (quella dei cimeli dylaniani all'asta). Sulla seconda lancio un sondaggio al quale spero partecipiate: chi vedreste come attore nella parte di Dylan? Magari anche un paio di attori (uno per il Dylan giovane degli anni 60/70 ed uno per il Dylan maturo degli anni 80/90).
Michele "Napoleon in rags" 


1610) Ciao Michele & maggiesfarmiani,
dopo aver letto la mail di Gualtiero su Talkin’ di lunedì 10/2, sono andato a leggere sulla mia copia in
vinile di Blonde on Blonde: la lunghezza indicata per Sad Eyed Lady è 11'17'', circa la stessa del cd, ed
in effetti mi pare di avere in mente due versioni identiche, così a memoria… comunque è vero che la
canzone occupa da sola tutta la quarta facciata del doppio lp.

Aggiungo due mie foto (una in compagnia) per la fattoria, e questi versi da una canzone dell’Anthology
of American Folk Music da mettere a commento del mio nome: "The Coo Coo is a pretty bird, she warbles as she flies".

A presto, Gianluca Coo Coo Bird

Ciao Gianluca,
ok, conferma definitiva per Sad Eyed Lady. Ho aggiunto i versi e le foto nella pagina della Fattoria e le riporto anche qui sotto.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


1611) Ciao Michele.
Aggiungo qualcosa su Dylan e Barrett dal libretto del CD antologico "The
best of Syd Barrett. Wouldn't You Miss Me?" (Harvest, 2001), che
contiene "Bob Dylan Blues" finora inedita. Scrive Mark Paytress:
"Demand for new Syd Barrett material remains high, but while it's
unlikely that Syd will ever record any new music, his old friend and
colleague David Gilmour has kindly unearthed one previously unreleased
song for this collection. Titled "Bob Dylan Blues", and recorded at a 27
February 1970 demo session, it's a remarkable pastiche unlike anything
else in the Barrett canon. While R&B, improvised music and nursery
rhyme-like folksong clearly influenced him, the Dylan connection is more
obscure. Barrett and Gilmour - at the time mere Cambridge-based teenage
beat buffs - did catch the visiting American at an early show in London
in 1963, and it's likely that "Bob Dylan Blues" was written during the
following months. Peter Barnes, Pink Floyd's music publisher, maintains
that the song is "one of Syd's very earliest, written before he even had
a publishing deal".
This 1970 recording, with Syd accompanying himself on acoustic guitar,
is a neat take on Dylan's early, talking blues style. While
finger-picking with typical, Bob-like imprecision, Barrett gently
lampoons Dylan's activism and instead plays up the singer's infamous
nonchalance: "Got the Bob Dylan blues/And the Bob Dylan shoes/And my
clothes and my hair's in a mess/But you know I just couldn't care less."
The chorus is equally even-handed: "Cos I'm a poet/Doncha know it/And
the wind, you can blow it/Cos I'm Mr. Dylan, the King/And I'm free as a
bird on the wing." Though he later adopted Bob's unkempt curly-top
hairstyle, this is the first aural evidence of Syd Barrett's early
enthusiasm for Dylan and provides an amusing aside to his more
brain-teasing material".
Magari, se puoi, traducilo.
Ciao

Mirko

Ciao Mirko.
Il brano riporta che Bob Dylan Blues è stata registrata il 27 febbraio '70 da Syd Barrett ed è una delle prime cose scritte dal membro dei Pink Floyd (prima ancora che egli avesse un contratto) oltre ad essere un pastiche del tutto originale per i canoni di Barrett. La versione in questione vede Syd accompagnare se stesso con chitarra acustica in uno stile simile ai primi talking blues di Bob Dylan con un tipico fingerpicking impreciso alla Dylan. Barrett satireggia l'attivismo (?) del primo Dylan e si diverte a citarlo in frasi come Cos I'm a poet/Doncha know it/And the wind, you can blow it/. Questa canzone è il primissimo esempio dell'entusiasmo iniziale di Barrett per Dylan. Il testo, per chi non lo ha letto, lo abbiamo riportato nella scorsa Talkin' Bob Dylan Blues


1612) Ciao  Michele, sono Luca di BG (vedi talkin'150). Ti mando qualche riga di commento al concerto di Francesco Guccini.
Il concerto si è tenuto al Palasport di Treviglio (BG) il giorno 14 febbraio .Secondo i dati forniti dal
quotidiano locale i biglietti erano già esauriti in prevendita con un pubblico di almeno 4000 persone! Non
male per uno spettacolo in provincia! Ciò che mi ha colpito grandemente è stata la presenza
numerosissima di ragazzi giovanissimi ed entusiasti seduti sul campo che cantavano a memoria i testi di
tutte le sue canzoni! L'atmosfera era di grande emozione con i colori dell'iride delle molte bandiere di
pace che facevano da coreografia sulle tribune. Il Guccio è salito puntuale alle 21 sul palco seguito dal
gruppo e dal boato del pubblico! Soliti jeans , solita camicia con le maniche risvoltate e anche la solita
dialettica pungente. Si è guardato attorno , ha salutato e ha detto: "Come ci è stato insegnato nel ventennio e anche più recentemente, stasera qui non si parla di politica, qui si lavora! E allora noi lavoriamo suonando un pò di musica!". La situazione internazionale è stato il tema dominante della serata  e all'inizio  Guccini ne ha parlato con la sua solita ironia calamitando l'attenzione, le risa (un pò amare...) e gli applausi dei molti presenti. Ha spaziato dall'Iraq agli USA (Bush in particolare....) fino alla politica interna poi, stravolgendo la classica scaletta, ha attaccato con LIBERA NOS DOMINE, accompagnato solo dalla sua chitarra, definendolo brano un pò atipico ma dal testo di grande attualità. Con tutta la band ha suonato il vero primo pezzo, una versione molto delicata di CANZONE PER UN'AMICA terminata fra gli applausi. La prima ora e mezza di concerto potrei definirla di riflessione con il pubblico seduto ad ascoltare e il menestrello Guccini a raccontare passando da canzoni d'amore (che lui ha precisato essere d'amore ma molto particolari) a riflessioni soprattutto sull'America, sul presente e sul passato prendendo come spunto l'immagine stereotipata e patinata dei sorrisi smaglianti della rivista LIFE portata dai soldati alleati, ricordo della sua giovinezza. A seguito di DUE ANNI DOPO, infatti, è stata la volta di 100 PENNSYLVANIA AVENUE, descrizione di una sua fuga d'amore oltreoceano e di come rimase deluso nel vedere quella che per molti emigranti italiani era la terra promessa.Dopo un intensa esecuzione di SCIROCCO con un assolo di sax stupendo, è stata la volta dei tre inediti  che ho trovato molto interessanti sia nei testi che nella musica continuando sulla linea di STAGIONI. La prima è stata CANZONE che Guccini ha definito una canzone sulla canzone e su come essa può essere interpretata da ciascuno. La seconda si intitola VITE (al primo ascolto per me la migliore), già interpretata da Celentano nell'ultimo album, ma che è stata eseguita in una versione più lenta. L'ultima, una canzone dedicata a Che Guevara per la quale è stato chiesto l'attenzione e il silenzio del pubblico con musica di Biondini e testo traduzione dallo spagnolo di Guccini di brani tratti dagli scritti del Che . Successivamente è iniziata la parte più classica ed emozionante del concerto con l'attacco di ESKIMO. "Questa domenica in settembre, state seduti,state seduti!"; la canzone quasi si ferma rimproverando simpaticamente quelli che appena riconosciuto l'attacco si erano alzati. Poi riprende e tutto il pubblico accompagna battendo le mani e cantando (con grande fatica perchè il Guccio cambiava continuamente tonalità). Sono arrivate poi  IL VECCHIO E IL BAMBINO solo con la chitarra e ADDIO con l'accompagnamento del maestro Vince Tempera alle tastiere, terminata con" tu ipocrita uditore, mio simile..."e tutto il pubblico urlante"mio amico!!!". Ma al primo accenno di DON CHISCIOTTE (con il 'fedele' Biondini nella parte del 'fedele' Sancho Panza) tutti si sono alzati e si sono riversati contro le transenne mentre si sollevava lo striscione"per mille secoli almeno!". A questa è seguita una stupenda CYRANO e in seguito AUSCHWITZ che a mio giudizio è stato il momento topico di tutto lo spettacolo! Il pubblico sovrastava nel canto lo stesso Guccini accompagnati con forza e precisione dal gruppo tutto. Infine sono arrivati da sè gli ultimi due brani , due classicissimi; DIO E' MORTO  e la mitica finale LA LOCOMOTIVA. Dopo l'esecuzione  si è tolto la chitarra, ha agitato il braccio come per incitare ancora una volta il pubblico e ha salutato con un'unica parola: PACE!
 

Avrei voluto spedirti anche qualche foto della serata ma il rullino della mia macchina fotografica (vecchio stile!!) è praticamente nuovo e non so quanto ci vorrà per svilupparlo (conoscendo quanto
spesso la uso, molto!)
Avrei voluto scriverti anche le affermazioni che ricordo più incisive fatte durante la serata, ma non
vorrei (conosci la favella in questione!) che qualcuno si offendesse....

Luca

Ciao Luca
grazie per la bellissima recensione del grande Guccio.
Le foto puoi comunque mandarle quando le hai se vuoi e le aggiungo retroattivamente a questa pagina...
La volta scorsa mi ero dimenticato di dirti che, quando vieni a conoscenza di tributi dylaniani da parte di Dr. Faust e Tambourine Men, se puoi avvisami così magari vengo a vederli.
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


1613) ciao caro michele, come stai?
è da un po' che non mi faccio più sentire, ma sono stata impegnata a laurearmi e a viaggiare un pochino,
anche se almeno una volta ogni dieci giorni cercavo di tenermi aggiornata consultando maggie's farm...
sta diventando davvero sempre più grossa!!!
mi sono ricordata che avrei dovuto spedirti, molto molto tempo fa, una foto presa sul palco del filaforum
prima del concerto di bob, con la sua bella chitarrina acustica che ho avuto modo di prendere in mano e
rigirarla e pizzicarla. scusa se te la mando dopo tanto tempo...
spero proprio che tutti quanti tornino presto in italia, ho una voglia matta di rivederli!!!
un bacio
ila ladybird

Ciao Ila
bentornata su Talkin'. Grazie per le foto mitiche!!! Beata te (per chi non avesse letto a suo tempo sappiate che Ila ha la fortuna di accedere al backstage dei concerti di Bob essendo amica di Tom Morrongiello e di Larry Campbell). Tom lo vedete appunto ritratto con Ila qui sotto... Più sotto Ila e Daniele con la CHITARRA DI BOB!!! Più sotto ancora una foto dal backstage di Bob...
Un bacio anche a te Ila e la prossima volta mi raccomando una foto con Bob in person!!!!! :o)




1614) Ciao Michele

1) Ho letto l'intervista a De Gregori che hai pubblicato 2 settimane fa e mi è piaciuta parecchio,
soprattutto quando ha parlato de "il signor Hood". Ed a proposito dei giudizi che dà degli album di Dylan
("under the red sky"...) che ne pensi?

2) perchè hai deciso di chiamare il sito proprio "Maggie's farm"?

3) martedì 18 su RadioDue ci sarà in diretta il concerto di De Gregori con la Marini...

Ciao,
Simone.

Ciao Simone
grazie per la segnalazione del concerto di Francesco e della Marini. Segnatevelo nell'agenda e domani non perdetevelo!!!!
Il nome Maggie's Farm è nato nel seguente modo. Il sito inizialmente non si chiamava così. Per un solo giorno infatti si è chiamato "Like a rolling stone". La cosa è nata dal fatto che the mighty AndyGi aveva scelto provvisoriamente questo nome. Per i lettori recenti ricordo infatti che MF nasce esclusivamente grazie al mio amico Andrea Garutti (detto AndyGi appunto) che un giorno mi si presenta in negozio (una libreria specializzata in fumetti di cui è cliente da secoli condividendo con me la passione per i fumetti) e mi dice: "Voglio fare un sito dedicato a Joan Baez (suo mito di sempre)! Che ne dici se ci metto anche una sezione dedicata a Dylan? Potresti curarla tu visto che lo adori...". Io lo guardo e gli dico: "Vabbè ma sappi che io non ne capisco niente di computer... Gestisci tutto tu, giusto?". Detto fatto nasce il sito che ci tengo a precisare anche per dare a Cesare quel che è di Cesare è merito esclusivamente del Mighty AndyGi senza il quale MF non esisterebbe.
Allora - mi sembra di ricordare - fui io a suggerire ad Andy di chiamarlo Renaldo and Clara (o forse il nome venne spontaneamente a tutti e due visto che era un film che vedeva protagonisti sia Bob che Joan, anche se era un pò una forzatura visto che in realtà nel film Clara era Sara...). Vabbè comunque suonava bene come nome e dunque fu "Renaldo and Clara". All'interno di R&C c'erano poi i due siti veri e propri: Farewell Angelina era il titolo di quello di Joan curato interamente da Andy. Il mio non aveva nome inizialmente ed era curato da me per quanto riguarda il materiale e da Andy per quanto riguarda l''impaginazione e tutto il resto. Andy mi fa: allora come lo chiami quello su Dylan? Io non ne avevo idea e non mi veniva in mente niente e allora lui che voleva partire con il sito mettendolo on line mise un provvisorio "Like a rolling stone", tanto per mettere un nome. Credo sia rimasto on line un giorno o due. Poi fui fulminato sulla via di Damasco e mi venne in mente Maggie's Farm che suonava bene anche perchè dava il senso di un luogo. Ebbi ragione visto che poi mesi dopo Carlo Pig, uno dei primissimi lettori, ebbe la geniale idea di propormi di dare il nome di un animaletto ad ogni mfarmiano e poi è nata la Fattoria e poi è nata la cantina della Fattoria etc... (col contributo fondamentale anche di Anna Duck, anche lei una dei primi animali... "gran bell'animalo" direbbe Abatantuono, cioè nel senso che è una bella papera... eccezzzziunale veramente! Altri animali fondatori, un pò meno belli della papera, ad essere sinceri, furono Antonio Cat e Leonardo Lion e poi via via tutti gli altri).
Dopo un anno circa (se ricordo bene) AndyGi gettò la spugna e lasciò MF completamente nelle mie mani anche perchè altrimenti sarebbe andato al manicomio visto che gli davo pagine su pagine da inserire ogni sette minuti e non volendo rompere una lunga amicizia mandandomi a quel paese... Da allora lui gestisce Farewell Angelina ed io MF ed i due siti sono gemelli.
E dopo queste rivelazioni di importanza capitale ti passo a dire che sono d'accordo con De Gregori anche se naturalmente non me la sento di dire come fa lui che Oh Mercy sia il peggior disco di Bob...anzi! Ma credo che quello di "Ciccio" fosse un discorso legato al sound di Daniel Lanois che evidentemente De Gregori non ama. E da quel punto di vista preferisco anche io nettamente il sound poco leccato (per usare le parole di DeGre) di dischi come Blood on the tracks, Shot of love o "Love and Theft" rispetto a quello di Oh Mercy e Time out of mind.
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


1615) Ciao Michele.
Ti invio questa lettera che ho scritto ieri pomeriggio...e poi, animaletti della fattoria, non ditemi che non
vi penso!!...
....le emozioni nel trascriverla sono forti, nostalgia per quello che è finito, per i canti e le bandiere
ormai ripiegate o riattaccate fuori casa, la consapevolezza di sapere che c'è qualcosa di nuovo da
ieri nell'aria e nei nostri cuori...la felicità di sapere che quel qualcosa resterà, SEMPRE E PER
SEMPRE....

Roma,15 febbraio 2003

"Questa lettera ve la scrivo dal Circo Massimo cari animaletti della fattoria di Maggie, ve la scrivo
immersa in un mare di pace e gioia, di amore e di musica, circondata da un vento che fa garrire alte in
cielo le bandiere dell'arcobaleno, alti trasporta i gridi e i canti di questo mare di pace e amore.Ve la
scrivo perchè ora vi sto pensando visto che un ragazzo qui accanto a me sta cantando Blowin' in the wind ed una vecchia signora dai meravigliosi lunghi capelli argentati sta ballando scalza assieme a noi ragazzi ed assieme ad una decina di bimbi che si rotolano fra le bandiere poggiate sull'erba del Circo
Massimo....siamo tutti qui...ragazzi ed adulti, vecchi e bambini a cantare ancora una volta la pace sulle
note del nostro Bob....siamo tutti qui ed oggi in questo prato ci sembra davvero di esserci potuti
fermare, di aver potuto sospendere le nostre marce, le nostre lotte di ogni giorno...perché oggi ci
sentiamo davvero degni di essere chiamati uomini...siamo tutti qui perchè ci sembra che la colomba
bianca abbia trovato per un momento una spiaggia multicolore dove fermarsi a riposare...siamo qui e
non sentiamo il rumore delle palle dei cannoni ma soltanto canti d'amore e di vita...siamo qui oggi e
forse solo per oggi tutto questo non è solo una canzone, la nostra canzone...siamo tutti qui perchè mai
come ora ci sembra di sentire forte e chiaro l'eco della risposta...l'eco che perso nel vento per tanto
tempo è oggi arrivata al nostro cuore a tempo di chitarre, di bandiere e di tamburi e ci sta urlando
che....THE ANSWER MY FRIEND.........è tutta in questa piazza, è tutta in questa pace."
....................................................................................................................................
WE SHALL OVERCOME!!
Un abbraccio Eleomagpie

Ciao Eleonora
grazie di tutto.
A proposito la tua mail mi ha fatto ricordare che ieri in uno dei tanti servizi da Roma sulla marcia per la pace ho sentito in sottofondo Knockin' on heaven's door... L'hanno cantata in concerto lì? Chi ne sa qualcosa?
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"
ps: domani metto la tua nuova strip di Zimmy. Non perdetela! 1984 Massacre.


1616) Ciao Michele
ho trovato questo articolo...
Elio Rooster

Ciao Elio,
grazie. Da dove è tratto?
Michele "Napoleon in rags"

Domenica 16 Febbraio 2003

DUE SIMBOLI A CONFRONTO
Federico Vacalebre
Prendete un manager, Willy David, che dopo essere stato produttore del contingente neapolitan power
(Pino Daniele in primis), ha iniziato a trafficare con l’import-export musicale scegliendo l’Havana come
buen retiro. Prendete un altro manager, l’americano Michael Gaiman, che ha prodotto dischi e tour di
Jefferson Starship e Grateful Dead. Prendete due delle massime icone degli anni Sessanta, forse le
uniche sopravvissute nel senso letterale come in quello mediatico. Prendete uno slogan, «Canto per una
sola America». Prendete il tutto con le pinze, aggiungeteci i problemi diplomatici e quelli che potrebbero
arrivare in caso di guerra, shakerate forte ed eccovi pronto il cocktail possibile: Bob Dylan in concerto
all’Havana, alla presenza di Fidel Castro.
Gaiman conferma di star lavorando sull’evento, ma chiede una settimana di tempo prima di
ufficializzarlo. Mancano infatti ancora all’appello i visti necessari perché sua maestà Zimmerman e i
Jefferson Starship (che lo accompagneranno in quest’avventura) possano volare da Miami (o New York
o Los Angeles) alla capitale cubana, impresa un tempo proibitiva e ora concessa almeno agli artisti,
leggasi Ry Cooder e Oliver Stone. Dall’altra parte dell’oceano David deve mettere in piedi la macchina
organizzativa locale: l’invito ufficiale, che potrebbe portare la firma del ministro della Cultura Abel
Prieto (storico fan di Dylan e Lennon), la scelta della data e dello spazio giusti (si parla di uno o due
concerti, verso il 6-7 maggio, al teatro Karl Marx, nello stadio o nella piazza de la Revolucion), la
copertura economica (Bob e i Jefferson si esibiranno gratis, ma il resto si paga e il regime
economicamente se la passa maluccio).
«Tutto è cominciato da un sogno di Paul Kantner e Marty Balin, fondatori dei mitici Jefferson Airplane,
poi diventati Starship», racconta Willy David: «Ormai sono dei veterani, ma credono ancora nel loro
mestiere e nel potere positivo della musica. Quando mi hanno detto che nei loro desideri c’era quello di
suonare per il Papa, come Dylan ha già fatto, e a Cuba, mi sono messo in moto. Li avevo proposti per il
concertone del 10 aprile in piazza San Pietro, un evento di preparazione per il meeting internazionale
della gioventù che si terrà a Colonia ma, non senza ragione, dal Vaticano mi hanno risposto che non
erano proprio degli idoli della gioventù del nuovo millennio. Intanto, Gaiman ha parlato con Dylan del
progetto cubano: lui si è detto subito entusiasta, ora dobbiamo rimboccarci le maniche e far diventare
realtà l’incontro tra due icone della cultura degli anni Sessanta. La foto di Dylan con Castro farà il giro
del mondo e potrebbe anche significare qualcosa di nuovo nelle relazioni tra i due paesi. Quel che è
certo è che si tratta di qualcosa di mai accaduto a Cuba: con l’embargo è finito anche lo scambio tra i
musicisti americani e quelli cubani. Ry Cooder, Billy Joel e Wynton Marsalis sono le eccezioni che
confermano la regola. E poi non sono certo Bob Dylan, né per loro si è scomodato Fidel».
Il sito www.jeffersonstarshipsf.com annuncia già la probabile data all’Havana del 7 maggio e, per
l’occasione, David potrebbe anche riunire i supernonni di «Buena Vista social club», Compay Segundo
e Ibrahim Ferrer in testa, perché l’evento sia davvero il «Canto di una sola America». Se succederà
chissà che cosa ne dirà Bush, ma soprattutto che cosa si diranno il menestrello di Duluth e il «lider
maximo». Di lui l’uomo che ha introdotto l’arte nel jukebox e le cui canzoni sono risuonate anche ieri nei
cortei pacifisti di tutto il mondo aveva cantato in «Motorpsycho nightmare», un brano divertente di
«Another side of Bob Dylan» (1964), a metà strada tra il talkin’ blues e il rag. Giochi di parole,
situazioni surreali, un motociclista un po’ freakketone che trova ospitalità presso un fattore conservatore
e sua figlia, Rita, che gli propone di farsi una doccia ma gli ricorda un po’ troppo il Norman Bates di
«Psycho». Deve trovare una scusa per andar via: «Dovevo dire qualcosa per farlo arrabbiare», canta
Dylan, «così gridai: ”Mi piace Fidel Castro e la sua barba!». L’uomo risponde con un pugno, poi «disse
che mi avrebbe ucciso se non fossi uscito dalla porta in due secondi netti, ”tu antipatriottico, sporco
dottore, comunista”».
Forse i tempi stanno cambiando davvero, ma farà impressione - se mai succederà - osservare Bob e
Fidel alle prese col fantasma di quella risposta che soffia sempre nel vento.


1617) Ciao a tutti

Questa settimana la novità è Aosta 8/7/92.
Anche la dolce città di Michele Napoleon fu tappa del Never Ending Tour.

Chi se le vuole sentire, o risentire, c'è la registrazione integrale del
concerto:
http://digilander.libero.it/appleberry/dylaninitaly.htm

Saluti
Roberto


1618) Ciao Michele
Quali sono i 10 lead più belli dello sterminato repertorio di Bobby?
Quali sono i dieci secondi iniziali più leggendari delle sue canzoni? Questa
la mia assolutamente personale classifica.

1 - Like a rolling stone
2 - Knockin' on heaven's door
3 - Romance in Durango
4 - Rainy day women #12 & 35
5 - Hurricane
6 - Series of dreams
7 - All along the watchtower
8 - Is your love in vain?
9 - Jokerman
10 - The times they're a-changin'
 

PS. Hai letto "Rock, Jazz Pop e altro - Scritti sulla musica" di Nick
Hornby (Guanda)? Qualche episodio parla di Bobby...

Corrado Ori Tanzi - Milano

Ciao Corrado,
non ho letto il libro in questione. Se vuoi se hai tempo e scanner potresti inviarmi qualche stralcio in cui parla di Bob da mettere su Talkin'.
Mercoledì aggiorno la classifica.
Ciao
Michele "Napoleon in rags"


1619) Ciao Michele,

ho letto oggi sul sito di quello che mi chiedi,  purtroppo non posso
accontentarti in tempi brevi perché già mi sono fatta una sorta di
scaletta dalla quale ho sforato sin troppo, eccola qua nell'ordine:

*  Questa poesia che t'invio oggi
*  5 pagine di due stralci tratti da "Restless pilgrim"
*  7 pagine dell'intervista di cui già ti dissi, condotta in tedesco e
con risposte in inglese
*  Ancora 5 brani di una compilation (14 pezzi) che ho elaborato per
Natale come regalo per alcune amiche che, pazientemente, tuttora attendono la mia chiusura dei lavori e mi scrivono delicate lettere da "chi ha orecchi per intendere, intenda"
*  L'interpretazione approfondita del tema natale di BD; per questo ci vorrà parecchio tempo ma  -se t'interessa-  te la spedirò una volta completata.

Se pensi che  -inoltre-  Carlo mi ha spedito 9 (!) CDs in un solo colpo
tutti da catalogare e riordinare ed ascoltare, con testi da scrivere e
correggere e stampare e di cui ho tradotto con approfondimento solo i
tre cosiddetti cristiani (non che non intenda il senso degli altri:
tuttavia preferisco soffermarmi con maggiore attenzione; si hanno sempre
delle sorprese!)...ecco, allora puoi renderti conto che devo darmi una
regolata ,in un modo o nell'altro.
Quella Ballad of a thin man già l'avevo adocchiata, comunque, e mi ha
dato la sensazione di una sorta di gioco di parole, gioco di sonorità,
con un senso (ammesso che ci sia veramente; non tutto quello che ha
scritto ha un senso logico, si è pure dilettato nel puro piacere del
giocoso schizzo verbale) che forse gli è sfuggito di mano, saltando da
un'ambientazione ad un'altra.
Di primo acchito quelle strofe che citi farebbero pensare, in alcuni
punti, anche ad un doppio senso con
riferimenti sessuali: in particolar modo all'ambito -trans..trangender,
transvestite etc. Però dovrei avere il tempo per controllare con calma
se quello che è lo slang specifico inerente era già attivo nell'anno in
cui ha composto il brano, e non è detto. C'è un dizionario apposta ma ci
va tempo... E poi elaborare con calma l'intera canzone.
Quindi porta pazienza pure tu   e per ora goditi questa sua poesia del
'63.

Buona settimana
Annamaria

Ciao Annamaria
grazie di tutto. Ho inserito la poesia nella nostra sezione TESTI IN ITALIANO e la riporto anche qui sotto per i pigri. Quanto al resto: CERTO che mi interessa! Mandami tutto quando vuoi senza fretta, tempo ne abbiamo... Su Ballad of a thin man in molti hanno scritto a proposito di riferimenti sessuali in effetti...
Grazie ancora e alla prossima.
Michele "Napoleon in rags"
Ed ora ecco la poesia di Bob (Blowin' in the wind) preceduta da alcune note di Annamaria. Di seguito il testo originale in inglese di Dylan

NOTE  -  Nella composizione si parla di tre personaggi che
assolutamente non conosco: Premise, Jim Forman e  Ross Barnett .
Chi erano costoro?
Il fatto di non sapere di chi/cosa si stia parlando rende alquanto
incerta ed ambigua la traduzione, in particolar modo per quanto riguarda
gli ultimi due.

La traduzione che si riferisce al primo potrebbe essere, sviluppata più
sensatamente:
sta suonando l'ultimo disco di Premise
(supponendo che costui sia un cantante)

L'altra proprio non saprei:
può essere che questo Ross Barnett sia qualcuno che correva per una
qualche candidatura in quell'anno?
Entrambe le righe a me risultano decontestualizzate, se tu  conosci
qualche dato chiarificatore che può aiutarmi  a migliorare la
traduzione, per favore, fammelo sapere. Sono sempre disponibile a
motivate revisioni.

Si è reso necessario modificare pesantemente le tre linee che parlano
dei bar:  tracce di collegamento (poichè ho dovuto invertire il
soggetto) e aggiunte di completamento per rendere visibile il senso
anche a chi non è mai stato negli States sono state introdotte,
arbitrariamente anche se lo stretto indispensabile. Anche qui: accetto
commenti, proposte ed opinioni.
 

[Composizione poetica pubblicata sulla rivista HOOTENANNY - Dicembre 1963.]

NEL SOFFIO DEL VENTO.

E' inutile discutere di musica popolare -
E' inutile prendere posizione e partito e sudarci sopra un sacco -
Non ha davvero senso imparare nomi ed etichettarla a gran voce per
ritrovarsi del tutto confusi -
Non c'è alcun costrutto nel discuterla e difenderla -
E offenderla non significa nulla -
Da qualunque angolo la si guardi non si trovano risposte che abbiano
davvero valore
Semplicemente perchè la discussione non è poi di così grande importanza
-
Sia quel che sia la musica popolare non ha nulla a che fare con il mondo
-
Non è davvero sano lasciare che la musica diriga così la tua vita -
E' la tua vita a dover dirigere la musica -
Non puoi permettere che la tua chitarra s'impadronisca della tua mente -

E' la tua mente a dover essere padrona di quella chitarra -
Allora che t'importa se altri provano a creare delle regole al riguardo
-
Allora che t'importa se altri provano a tirar su linee di demarcazione
tutt'intorno -
Allora che t'importa se altri provano ad incatenarla a terra per venirti
poi a raccontare di cosa si tratta veramente -
Non fa davvero nessuna differenza se è la tua propria vita a governare
ogni faccenda -
Ma se è la musica che ti sta sopraffacendo allora finisci inghiottito da
tutte quelle chiacchiere blateranti -
Non starti a preoccupare di quello che la musica popolare è o non è -
Ragazzi, si tratta solo di un'ampia cerchia di sciocchi davvero senza
importanza -
Non permettere a nessuno di assediarti la mente -
Non permettere a nessuno di fabbricarti mura dinnanzi agli occhi -
Non permettere a nessuno d'insegnarti come nominare le cose -
Semplicemente al mattino alzati e vai -
Semplicemente apri gli occhi e cammina -
Scordati le chiacchiere  sciocche -
C'è un milione di sentieri da prendere -
C'è un milione di miglia da fare -
C'è un milione di confini da mandare a pezzi -
L'ombra della montagna che si muove e muta sicura -
Gocce di pioggia e fiocchi di neve che scendono liberi eternamente
trascinati dalle correnti -
Cime d'albero che tremano ed ondeggiano e la nebbia che si leva -
Il riverbero della bianca linea di mezzeria della statale -
Dietro il fosso baracche vuote in rovina ancora in piedi -
Oltre il livello della strada e dell'avvallamento ci sono ancora grotte
nascoste -
Nel retro del recinto i cani abbaiano ancora -
L'Oceano Pacifico che martella e risuona -
E le sabbie di Monterey stanno aspettando
i tuoi passi nudi -
C'è un treno sferragliante sui binari e c'è lo stridere del suo fischio
-
Il vento se ne va a spasso e ci sono autostoppisti che chiedono un
passaggio a scrocco -
Sta cambiando il colore del cielo
E muta il colore delle nuvole
E il colore del terreno sbiadisce
Padri e madri ridono e bimbi piangono
Ragazzine sospirano
E vecchi muoiono -

La notte scura si ripiega su se stessa e la gente si azzuffa impaurita
Navi salpano camion vanno tirandosi dietro il loro rimorchio
E New York City brulica
Di voci affamate che chiamano
E vecchi edifici rovinano giù
E corde per il bucato vengono tese e messe in fila
E camicie e pantaloni di colori tutti diversi vengono appesi ad
asciugare -
E l'immondizia nel vicolo aumenta
E vola la polvere del martello pneumatico -
E l'Hudson si riposa
E voci di bambini risuonano
Il poeta vagabondo sussurra mentre il barista non presta ascolto -
L'East Side sfacchina e s'infuria
E lotta per prendere fiato -
La Quarantaduesima va di corsa e ondeggia e salta e si contorce ed
esplode -
La metropolitana  prende passeggeri a bordo
Gente di ogni credo e colore si sistema a sedere su panchine del parco e
su angoli della strada e
                     sui cordoni del marciapiede e sulle terrazze dei
tetti e a fermate d'autobus -
Passanti e addetti ai lavori stradali e poeti di strada e pittori di
strada tutti quanti affamati
                      e con pensieri di solitudine riempiono i retro
delle sale da bar
                      sostando in piedi e allineandosi disciplinatamente
al bancone
L'odore di drogati e tirapiedi spande la scia sul lato della via dei
dimostranti pacifisti
Ragazze battono per denaro da questa parte della strada e
Ragazze fanno un sit-in per i loro diritti dall'altra parte della strada
-
Il nuovo Premise sta suonando
E Moondog batte sul tamburo e recita i suoi versi
Lenny Bruce chiacchiera
E il ricordo di Lord Buckley commuove ancora
E Doc Watson passeggia
Ray Charles grida e parla
Bertrand Russel sta strillando dall'altra parte dell'oceano
E Julian Beck  dice le stesse cose da questa parte del mare -
Jim Forman vive e Ross Barnett sta perdendo -
Harry Jackson dipinge -
Maybelle Carter sopravvive davvero e davvero strimpella
E Mike Seeger è veramente genuino -
E Pete Seeger è veramente Pete Seeger -
E Joan Baez ha ancora i nervi saldi
E Marlon Brando è dal lato buono -
E il tempo si srotola giù per ogni singola strada -
C'è una ragazza che aspetta ad ogni singolo angolo -
E gli uomini respirano ancora
E gli uomini respirano ancora
Ed è tutta musica -
Ogni spazio della vita umana
E' tutta musica -
E non ha bisogno di avere il timbro di approvazione da nessuno -
Non ha bisogno d'imprimatur da nessuno -
Non c'è nessuno studioso abbastanza acuto da escogitarne le regole -
Non c'è nessun legislatore abbastanza importante da confinarla in catene
-
Non c'è nessun secondino abbastanza in gamba da tenerla sotto tiro -
E non c'è nessuna arma da fuoco con abbastanza proiettili e cartucce da
fucilarla -

Ed è la tua vita
Vivila  -  non stare a parlarne -
Scordati dei chiacchieroni -
Loro saranno sempre dattorno
Tu no......

                                                 Bob Dylan.


Testo originale:

Blowin' In The Wind

It aint no use in talkin about folk music -
It aint no use in takin stands an sides an gettin all sweat about it -
It don make sense really t learn names an shout labels an get yer-
self all confused -
It aint got no meanin at all t discuss an defend it -
An it dont mean nothin t offend it -
Of all the corners a the question there aint no answers noplace worth
       lookin at seriously cause the question jus aint that almighty big

What folk music an what aint's got nothin t do with the world -
It just aint healthy t let the music run yer life like that -
Yer life's gotta run the music -
You can't afford t let yer guitar own yer mind -
Yer mind's gotta own that guitar -
So what if other folks try an makes rules for it -
So what if other folks try an boundary it all up -
So what if other folks try an chain it down and tell yuh what's it all
about -
It don make no difference at all if yer own life is running things -
But if the music's runnin you then yuh get swallowed up by all blabber
talk -
You don have t worry about that's folk music an what aint -
Man, it's just a wide circle a silly tongues ant it aint important at
all -
Don let nobody block your head off -
Don let no one weave a wall in front of yer eyes -
Don let no one teach yuh what t call things -
Just get up in the mornin an go -
Just open your eyes an walk -
Forget the silly talk -
There's a million paths t take -
There's a million miles t make -
There's a million border lines t break -
The shadow a the mountain sure moving an shiftin -
Raindrops an snowflakes're free fallin an forever driftin
Tree top're wavin an shakin an the fog is liftin
The white line on the highway's reflectin -
Behind the ditch broken down empty shack're still standin
Above the road an the cove caves're still hiden -
In back a the fence the dogs're still barkin -
The pacific Ocean is soundin and poundin
An the Monterrey sands're waitin
For yer bare feet t be walkin -
There's train lines rattlin an there's whistle's screamin -
The wind's jauntin an there's hitchhikers thumbin an bummin -
The color a the sky's changin
An the color a the clouds're turnin
An the color a the ground's fadin
Fathers an mothers laughing an biebies're cryin
Young girls're sighin
An ol men're dyin -

The dark nite's foldin an people're fightin an frightened
Ships're sailin an trucks're haulin
An New York City's crawlin
With hungry voices callin
An ol buildings fallin
An clothes lines're  stretched an strung out
With all different colors a pants an shirts hangin -
An the dirt in the alley's risin
An jackhammer dust's flyin -
An the Hudsin river're restin
An kid's voices're ringin
The hobo poet's whisperin and the bartender's not listenin -
The East Side is sweatin an steamin
an fightin' t be breathin -
Forty 2nd Street's flyin an floatin and jumpin an twistin an explodin -
Subways're loadin
Folks 'f all colors an creed're settlin an sittin on park benches an
street
  corners an curbs an roof tops an bus stops -
The back a the bar rooms're lined steady an standin full with road
  walkers an road workers an road poets an road painters with
  lonesome thoughts an hungry feelings -
Junkies an flunkies line the wind along side ban-the-bomb demonstrators
Girls're hustlin for dollars on one side a the street an
Girls're sittin down for their rights on the other side a the street -
The new Premise's playin
an Moondog's beatin his drum an sayin his lines -
Lenny Bruce's talkin
an Lord Buckley's memory still movin
An Doc Watson's walkin
Ray Charles's shoutin an speakin
Bertrand Russell's yellin from across the ocean
an Julian Beck's tellin the same on this side a the sea -
Jim Forman is livin an Ross Barnett's losin -
Harry Jackson's paintin -
Maybelle Carter's really standin an really strummin
an Mike Seeger's really real -
An Pete Seeger's really Pete Seeger -
An Joan Baez is still unshattered
An Marlon Brando's on the good side -
An the time's a rollin down every single street -
There's a girl waitin on every single corner -
An men're still breathin
An men're still breathin
An it's all music -
Every space a human life
It's all music -
An it don have t have no stamp 'f approval from nobody -
It don have to be ok ed by no one -
There aint no scholar that's smart enuff t invent the rules -
There aint no lawmaker high enuff t chain it down with boundaries -
There aint no guard that's good enuff t hold a gun on it -
An there aint no gun that's got enuff bullets an shells t shoot it -
 

An it's yer life
Do it - don talk it -
Forget about the talkers -
They'll always be around
You won't ......

                              Bob Dylan

[Poem published in Hootenanny magazine December 1963]



 

1620) Giovedì 20 Febbraio 2003 ore 21.30

"Vicolo De' Musici - Folkosteria", nell'ambito del ciclo "Anime salve - Canzone d'autore" (tutti i giovedì del mese) presenta:

Franco Fosca, Marco De Annuntiis, Filippo Lombardo, Guido Jandelli (degli "Steel Fingers") & company...

in:

"Saints in the city"

Omaggio a Bruce Springsteen.
Festa dedicata ai trent'anni di carriera del "Boss".

Sabato 22 Febbraio 2003 ore 21.30

"Vicolo De' Musici - Folkosteria"

presenta:

Manuel Baccio Fenicia Lorenzo
 

in:

"Strawberry night"

Omaggio ai Beatles

"Vicolo De' Musici - Folkosteria"
Via della Madonna dei Monti, 28 (Roma) Tel. 066786188
Internet: www.vicolodemusici.it
Ingresso libero



 
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