parte 145
Lunedì 30 Dicembre 2002


Vuoi discutere di Bob Dylan, della sua musica, della sua storia?... 
Hai domande da porre, storie da raccontare, emozioni da condividere,  sul grande Bob o inerenti la sua  musica e la sua vita? 
Scrivi a spettral@tin.it e le tue mail saranno pubblicate in queste pagine ogni lunedì.
Il curatore di questa pagina si riserva di pubblicare o meno, del tutto o in parte, le mail spedite a questa rubrica in relazione alla forma ed ai contenuti delle stesse, tagliando o cestinando quelle che dovessero contenere frasi ritenute non pubblicabili o argomenti non inerenti la rubrica stessa.
Napoleon in rags

Nella scorsa pagina della posta Diego chiedeva il testo con la traduzione della versione di Tonight I'll be staying here with you da "Bootleg Series Vol. 5". Ci viene in soccorso la prossima lettera.

1480) Ciao Michele,
ti invio il testo di 'Tonight I'll Be Stayin' Here With You', versione
Bootleg Series 5. Non sono sicuro che sia esatto al 100%, sarebbe
interessante sentire il parere di Alessandro Carrera al proposito.
Colgo l'occasione per farti gli auguri di Buon Natale e felice 2003.
Alessandro Cavazzuti

Ciao Alessandro
grazie per il testo. Lo riporto qui sotto con una mia traduzione.
Ciao e grazie per gli auguri che ricambio
Michele "Napoleon in rags"

TONIGHT I'LL BE STAYING HERE WITH YOU
words and music Bob Dylan
Versione da "Bootleg Series Vol. 5"
(1975)

Throw(n) my ticket in the wind
Throw(n) my mattress out there too
Draw(n) my letters in the sand,
'cause you got to understand
that tonight I'll be staying here with you

I could have left this town by noon
by tonight I'd been to someplace new
but I was feeling a little bit scattered
and your love was all that mattered
so tonight I'll be staying here with you, get ready,
cause tonight I'll be staying here with you

Is it really any wonder
the changes we put on each other's heads
you came down on me like rolling thunder
I left my dreams on the riverbed

I can hear that lonesome whistle blowin'
I hear them semis rolling too
If there's a driver on the road
let him have my load
cause tonight I'll be staying here with you

STANOTTE RESTERO' QUI CON TE
parole e musica Bob Dylan
Versione da "Bootleg Series Vol. 5"
(1975)

Getta il mio biglietto nel vento
getta pure il mio materasso di fuori
Scrivi le mie lettere nella sabbia
perchè devi capire
che stanotte resterò qui con te

Avrei potuto lasciare questa città a mezzogiorno
stanotte avrei potuto essere in un posto nuovo
ma mi sentivo un pò disperso
ed il tuo amore era tutto ciò che aveva importanza per me
perciò stanotte resterò qui con te, stai pronta,
perchè stanotte resterò qui con te

E' veramente un miracolo
i cambiamenti che noi ci mettiamo in testa l'un l'altro
Tu sei venuta giù su di me come un tuono rotolante
Io ho lasciato i miei sogni sul letto del fiume

Sento soffiare quel triste fischio
sento anche il rullio di quei camion con rimorchio
Se c'è un autista per strada
fategli avere il mio bagaglio
perchè stanotte io resterò qui con te 


1481) Auguri di Buon Natale e Felicissimo 2003 a tutti gli amici della Fattoria ed al nostro amico comune!!!

Massimo.

Amico comune chi? Ah, ho capito!
Ciao
Michele 


1482) Ciao a tutti,
secondo me discutere sulla voce attuale di Bob dovrebbe tenere conto del fatto che stiamo parlando di un uomo di 61 anni che naturalmente non può avere più la voce di un tempo. Basta ascoltare la voce che ha su Bootleg 5 e rendersi conto che dopo quasi trent'anni non può più avere quella voce potente... Secondo me bisognerebbe giudicarla non in confronto ai vecchi dischi. Anche Joan Baez non canta più come cantava a vent'anni. Posso essere d'accordo sul fatto che certe volte Bob pecca nello scandire le parole, questo sì ma ciò non avviene sempre. Ad esempio a Ravenna secondo me ha cantato benissimo Subterranean homesick blues quasi da non far rimpiangere l'originale (che però cantava a venticinque anni o giù di lì). Secondo me quando vuole Bob è sempre il maestro del fraseggio.
Ciao,
Giovanni

Ok. Ricevuto!
Michele "Napoleon in rags"


1483) Per Natale mi è stato regalato, tra gli altri cd, "Live At Budokan" e dopo un primo ed affrettato ascolto ho giudicato questo live in maniera poco complimentosa. Ho però continuato l'ascolto e dopo soli 3 giorni posso già dire che è un buon live con degli arrangiamenti davvero belli, spiazzanti.
Tra l'altro credo che in questo cd sia ancora più facile capire l'affinità di De Gregori con Dylan.

Ora Michele, ti chiedo: esiste nel vostro sito una sezione dedicata ai commenti (fatti magari dagli stessi
fans, piuttosto che da santoni musicologi drogati fino all'osso) alle varie canzoni di Dylan?

Grazie, auguri x il nuovo anno a tutti quanti,
Simone.

Ciao Simone
certo che sì. Se vuoi scrivere un articolo bello corposo o anche solo un commento breve su un disco, o anche su una singola canzone o anche solo su un verso, c'è la nostra sezione "Come Writers and Critics" che offre una lista interessantissima di saggi o articoli più o meno lunghi su Dylan, i suoi dischi, le sue canzoni, la sua musica (in cui trovi accanto a pezzi scritti dal gotha della critica musicale, da Alessandro Carrera a Paolo Vites, da Riccardo Bertoncelli a Cesare G. Romana, a Fernanda Pivano, anche pezzi di semplici fans come me o altri che contribuiscono a quella pagina).
Devi andare qui. Per la cronaca non c'è ancora nessun pezzo o commento su Live at Budokan. Se vuoi mandami qualcosa.
Per il momento ci sono articoli e commenti su Empire Burlesque, Self Portrait, Under the red sky, Bootleg series 5, Pat Garrett and Billy the kid, New Morning, Time out of mind, Dylan (A fool such as I) Jokerman, All along the watchtower, Blind Willie McTell, High Water, Chimes of freedom ed altri.
Ti ricordo che c'è anche una sezione per i commenti ai concerti di Bob. Si chiama Racconti dal Neverending Tour. La trovi nell'indice generale.
Inoltre ci sono ben 145 pagine di Talkin' Bob Dylan Blues che naturalmente sono zeppe di commenti alle canzoni di Dylan.
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


1484) Gentile Maggiesfarm.it,
vorrei esprimere la mia opinione riguardo a "Bob Dylan Live 1975", il disco uscito in questi giorni.
Appena arrivato nei negozi, e visto il prezzo che costava, ho deciso di non comprarlo in quanto la
scaletta mi sembrava un po' una presa per il culo, in quanto presentava sempre le solite canzoni degli
altri dischi live, e a me non è che me ne freghi molto di avere settecento versioni di "Just like a woman"
o di "Tangled up in blue".
Dopo avere letto le "recensioni" sulla rivista Jam e, soprattutto, sul vostro sito, ho deciso di comprarlo e,
una volta ascoltato, mi sono molto pentito.
Innanzitutto, ci sono ben 6 canzoni da "Desire", uno dei dischi più brutti di Dylan, che, a parte "Isis" sono
praticamente identiche alle versioni studio. Fosse stato la registrazione di un concerto intero, lo potevo
capire, ma visto che si tratta di una presunta selezione delle interpretazioni migliori di quel tour, mi
sembra una presa in giro. Che c'entra "Romance in Durango"? E poi una delle migliori, "Isis" era già su
Biograph e la meravigliosa "It ain't me, babe" sul singolo "Dignity" e su una infinità di bootlegs.
Certo, ci sono canzoni fatte molto bene, su tutte "Tonight I'll be staying here with you" e "Love minus
zero". E poi la voce, che voi dite sia all'apice della sua carriera, mi sembra un'eresia, almeno nelle
canzoni acustiche a solo. Provate a sentire "It's all over now, baby blue" nella versione su "Live 1966" e
poi questa e ve ne renderete conto.
Secondo me dovreste essere più obiettivi e meno faziosi. Così non sa di niente.
Ciao,
Andrea Baroni

Ciao Andrea
non sono d'accordo con te ovviamente. BS5 è il più bel live di Bob e per me uno dei
dischi migliori mai pubblicati (non parlo solo di Dylan, intendo in assoluto). Questo pensavo e questo ho
scritto. Dunque più che faziosi per me siamo stati realistici. Naturalmente tutte le opinioni sono valide.
Ma naturalmente su un sito come Maggie's Farm non ti aspettare che all'uscita di un gioiello come
Bootleg Series 5 noi si scriva:
- Attenzione perchè contiene sei canzoni da Desire, uno dei dischi più brutti di Dylan
- Inoltre le canzoni sono identiche a quelle registrate in studio per il suddetto brutto album
- La voce di Bob in questo disco è un'eresia
- Inoltre non contiene un concerto integrale ma una presunta selezione delle canzoni migliori
:-) :-) :-)
Scherzo naturalmente. Mi spiace se lo hai acquistato fidandoti di me o delle opinioni entusiastiche dei
lettori di MF sulle Talkin' e sei rimasto deluso.
Ma nel caso di BS5 avevi poca scelta visto che tutte le recensioni dei giornali piccoli o grandi ne consigliavano l'acquisto definendolo un grandissimo disco.
L'unica è non fidarsi delle recensioni ed ascoltare il disco a scrocco da qualcuno e poi eventualmente comprarlo (qui dove abito io ad esempio i negozi permettono l'ascolto di qualsiasi cd prima dell'eventuale acquisto).
Ciao
Michele "Napoleon in rags" 


1485) Auguri a tutta la Farm,
piccole notizie crescono; DylanPapà in concerto
lontano lontano in dolce compagnia di Ani Di Franco,
più raggiungibile invece DylanFigliolo a Milano:

Wallflowers Tour Europe
Feb 13th: Madrid, Spain-- Arena
Feb 14th: Barcelona, Spain-- Bikini
Feb 16th: Milan, Italy-- Magazini
Feb 18th: Munich, Germany-- Elserhalle
Feb 19th: Berlin, Germany-- Columbia Fritz
Feb 20th: Cologne, Germany-- Prime Club
Feb 21st: Hamburg, Germany-- Markethalle
Feb 23rd: London, England-- Shepherds Bush Empire

Segue il DylanAttore che compare nella guida dei
film in concorso al Sundance Film Festival 2003
(http://festival.sundance.org/pages/film_guide/pdfs/2003SFFonlinefilmguide.pdf);

Masked and Anonymous
U.S.A., 2002, 120 Minuti, Colore

Regia: Larry Charles
Produttori Esecutivi: David Thompson, Anatoly Fradis, Joseph Cohen, Vladimir Dostal, Guy East, Marie Cantin
Produttori: Nigel Sinclair, Jeff Rosen
Sceneggiatori: Rene Fontaine, Sergy Petrov
Riprese: Rogier Stoffers
Editors: Pietro Scalia, Luis Alvaerz
Musica: Bob Dylan
Cast: Jeff Bridges, Penelope Cruz, Bob Dylan, John Goodman, Jessica Lange, Luke Wilson
Formato: 35mm

Dall'universo Dylan2002 si capisce che mi potrò dylaniare anche nel 2003.

Ciao
Massimouse

Ciao Massimouse e grazie per le segnalazioni. A proposito nelle ultime Talkin' eri stato tirato in ballo in quanto ti si chiedeva notizie sulla chitarra di Bob sul retro di Traveling Wilburys 1 ed a proposito del tipo di armoniche che Bob suona. Non hai nulla da dichiarare?... :-)

Massimo mi allegava anche un articolo in inglese su Masked and Anonymous, una recensione di Geoffrey Gilmore. Eccola qui sotto (seguita da una mia traduzione):

Masked and Anonymous
Masked and Anonymous possesses such creative audacity,
such a flow of ideas and provoking observations,
transported by a barrage of wit, performance, and, of
course, song, that you are bound to emerge from this
singular film feeling both challenged and satisfied.

Given the credentials of its architects, Larry Charles
of Seinfeld and Bob Dylan, perhaps this is to be
expected. But expectations are exactly what this
extravagant political satire constantly overturns. At
turns adventurous, playful, theatrical, and serious,
this inspired combination of commentary and comedy is
to be congratulated for what it accomplishes as much
as the indulgence it avoids.

Set somewhere, sometime, in a unnamed country, torn by
civil war with unclear battle lines or ideology,
Masked and Anonymous tells the story of a "benefit
concert." Impressario Uncle Sweetheart (John Goodman)
is scheming to find a headliner for this event whose
purpose is unclear and whose charity is its promoter's
pockets. Nina Veronica (Jessica Lange) is the veteran
TV producer whose job it is to make the concert the
international spectacle which it can never be. And
when Sweetheart manages to get the iconic cult star
Jack Fate (Dylan, in a wonderfully taciturn
performance) released from prison, the stage is set
for tumult. Jeff Bridges as the cynical investigative
reporter, Penelope Cruz as his girlfriend, Luke Wilson
as the devoted acolyte, and a sundry cast of
supporting characters give this imaginative allegory
its energy and spirit. Masked and Anonymous is part
cartoon, part deconstruction, and all creative vision.
Geoffrey Gilmore

Masked and Anonymous
Masked and Anonymous possiede una tale audacia creativa, un tale flusso di idee e di osservazioni provocanti, trasportate da una diga di ingegno ed acutezza, esibizioni e, naturalmente, canzoni, che siete destinati a riemergere da questo particolare film sentendovi allo stesso tempo sfidati e soddisfatti.

Date le credenziali dei suoi architetti, Larry Charles di Seinfeld e Bob Dylan, forse ci si poteva aspettare tutto ciò. Ma le aspettative sono esattamente quello che questa stravagante satira politica sconvolge. A volte avventurosa, scherzosa, teatrale e seria, questa ispirata combinazione di cronaca e commedia è da lodarsi per quello che realizza tanto quanto per l'indulgenza che evita.

Ambientato da qualche parte, in una qualche epoca, in un paese senza nome, dilaniato dalla guerra civile con non chiare ideologie, Masked and Anonymous racconta la storia di un "concerto di beneficenza".
L'impresario Uncle Sweetheart (John Goodman) progetta di trovare un nome di richiamo per questo evento il cui scopo non è chiaro e la cui beneficenza è per le tasche del promoter. Nina Veronica (Jessica Lange) è la veterana produttrice televisiva il cui lavoro è rendere il concerto lo spettacolo internazionale che esso non potrà mai essere. E quando Sweetheart riesce ad ottenere il rilascio della star di culto Jack Fate (Dylan, in una meravigliosa e taciturna performance) dalla prigione in cui Jack è detenuto, il palco è pronto per il tumulto. Jeff Bridges nella parte di un cinico reporter investigativo, Penelope Cruz nella parte della sua ragazza, Luke Wilson nei panni di un devoto accolito, ed un nutrito cast di personaggi di supporto danno a questa allegoria il loro spirito e la loro energia. Masked and Anonymous è in parte cartoon, in parte decostruzione e visione creativa.
Geoffrey Gilmore


1486) Ciao Michele
guarda cosa preferisce Eleonora Giorgi

Eleonora Giorgi:

i miei cinque dischi
white album, the beatles
dark side of the moon, pink floyd
sticky fingers, rolling stones
blonde on blonde, b. dylan
absolutely live, the doors
 

le mie cinque canzoni:
purple haze, j. hendrix
like a rolling stone, b. dylan
imagine, j. lennon
you can't always get what you want, r. stones
wonderful tonight, e. clapton

Ciao,
Luca

Ho sempre pensato che la Giorgi fosse una persona molto intelligente oltre che bellissima. Io ne ero innamorato (soprattutto in "Inferno" di Dario Argento ed "Appassionata" con Ornella Muti. Se qualcuno ha quest'ultimo e me lo duplica è un santo. La Giorgi vi appariva in tutto il suo splendore, moooolto nuda... Il film credo sia stato ritirato dal mercato perchè la Muti ne ha acquistato gli originali e li ha distrutti visto che anche lei era molto... generosa in quel film).
Ciao Luca e grazie per la segnalazione
Michele "Napoleon in rags"


1487) Cerco le registrazioni dei tre concerti di Dylan a cui ho assistito:
Verona 1987 [a 12 anni su mia iniziativa], Brescia 2001, Milano 2002.
Grazie molte.
Mirko
mirkosaltori@libero.it 


1488) Ciao Michele

Per l'anno nuovo ho fatto questo proponimento: rendere disponibili le registrazioni dei concerti di Bob Dylan in Italia. Cominciando da quelli non circolati come bootleg, oppure anche quelli, se venissero richiesti, chissà?
Il primo sarà VERONA  1° OTTOBRE 1987

Ho pensato di realizzare una specie di Dylan Tree 'lampo': 5 copie ai primi che chiamano, e che magari si presteranno alla diffusione lasciando il loro indirizzo di e-mail sulla mia pagina
http://digilander.libero.it/appleberry/dylaninitaly.htm

Esaurito il primo concerto, avanti un altro e così via.

Ovviamente sto chiedendo ...ospitalità al tuo sito!

Buone Feste e Buon Anno.
Roberto

Ciao Roberto
tutto fatto!
Michele "Napoleon in rags"



Nella scorsa pagina della posta invitavo ad un mini sondaggio i dylaniani-degregoriani a proposito dell'ultima fatica di De Gregori, "Il Fischio del vapore". Ecco di seguito alcuni contributi:

1489) Caro Michele,
mi chiamo Giovanni Puma e sono (oltre che un folle dylaniano) un grande appassionato della musica di
Ciccio De Gregori. Ho tutti i suoi dischi e seguo l'opera del Principe ormai da parecchi anni. Ritengo
che "Il fischio del vapore" sia un disco bellissimo: emozionante, commovente, musicalissimo. E' un
viaggio importantissimo nella nostra tradizione e nella nostra memoria collettiva (in tal senso De Gregori
ha intrapreso un percorso che potremmo definire dylaniano) e nella nostra storia più intima e
profonda. Ma al di là dell'importanza culturale di un disco di questo genere in un'epoca di oblio come
quella che viviamo, ciò che mi preme dire è che questo disco è proprio bello, è ben suonato e ben
cantato (la voce di De Gregori é splendida, commovente e commossa). Credo che bisogna ascoltarlo
con attenzione, ne vale veramente la pena. Un abbraccio a tutti voi e buon anno.
Giovanni Puma 


1490) Ciao Michele,
rispondo alla tua domanda sulla scorsa talking, relativa a “Il fischio del vapore” di De Gregori, realizzato
in collaborazione con Giovanna Marini. Innanzitutto, pur non entusiasmandomi,  a me il disco piace e lo
preferisco di molto al live “In tour” dei 4, e leggendo nei forum (soprattutto quello del Rimmelclub) il
parere degli altri degregoriani mi pare che una discreta maggioranza apprezzi  molto questo lavoro,
anche dal punto di vista culturale.
Inoltre numerosissime sono state le interviste rilasciate da De Gregori e da Giovanna Marini, parte delle
quali le ho inserite nel mio sito, Atlantide. Te ne riporto una, secondo me particolarmente significativa, soprattutto
quando parla dell’innocenza, come tema portante del disco.
Ciao.
Francesco tiger

ROCKOL.IT
22 novembre 2002

Inaspettatamente loquace, il cantautore romano racconta il nuovo 'Il fischio del vapore', ma anche...
Chi l’avrebbe detto: Francesco De Gregori ha voglia di esporsi in pubblico. Parla volentieri con i
giornalisti, si concede al rito delle conferenze stampa (l’ha fatto di recente in occasione delle avventure
estive del “quartetto” con Fiorella Mannoia, Pino Daniele e Ron), va persino in televisione a far
promozione. Una mutazione imprevedibile, la sua. Merito soprattutto dell’ultimo disco uscito quasi senza
preavviso, “Il fischio del vapore”, collezione di canzoni popolari aggiornate in chiave elettroacustica che
lo vede al fianco di Giovanna Marini, icona e musa del folk revival nostrano dai tempi eroici del Nuovo
Canzoniere Italiano (roba di quarant’anni fa…). Dov’è finita la leggendaria ritrosia del Principe, vien
subito da chiedersi (e chiedergli)? “Sono sempre sfuggito ai media, è vero”, ammette lui. “Ma questo
disco meritava un’eccezione. E’ talmente controcorrente, talmente estraneo ai canoni commerciali
odierni, che ha bisogno di una visibilità speciale: se io e Giovanna non ci rendiamo disponibili a spiegarlo
e a farlo sentire in giro rischia di essere dimenticato”. Al telefono, Francesco è cordiale, loquace,
puntuale nelle descrizioni e nei commenti. Magari resterà un’occasione rara, data la naturale
riservatezza del personaggio. E non era il caso di farsela scappare…

Un disco come questo sembra destinato a “parlare” ad un paio almeno di generazioni. Ti sei chiesto se
lo capiranno anche i più giovani, che di mondine, di Togliatti e forse anche di Pasolini hanno solo una
vaga idea o non hanno mai sentito parlare?

Non lo vivo come un problema, a essere franco, ma condivido la curiosità di sapere come verrà accolto
dai ragazzi di oggi. L’idea di fare un disco come questo, e di coinvolgere Giovanna Marini, mi è venuta
una sera suonando al Palaghiaccio di Marino. Era una situazione strana, quella, e “L’attentato a
Togliatti”, che con il gruppo avevamo spesso provato per divertimento, è venuta fuori così, senza
motivo. La reazione positiva del pubblico mi ha fatto pensare di avere improvvisamente riaperto una
finestra su una musica diversa da quella di oggi, con un ritmo desueto che fa “zum pa pa” e che però
racconta cose reali. Io penso che un disco come questo possa suscitare curiosità in chi lo ascolta. Gli
arrangiamenti sono assolutamente contemporanei, il linguaggio musicale è allineato con quello del pop
odierno. Non abbiamo voluto fare un recupero accademico, né un’operazione d’archivio e polverosa.
Non ne sarei stato neppure capace, e comunque non era intenzione né mia né di Giovanna. Mi auguro
naturalmente che venda…

C’e anche un prezzo abbordabile che aiuta …

Si parla sempre male dei discografici, ma in questo caso debbo spezzare una lancia in loro favore: la
Sony ha capito che in questo caso era giusto fare uno sforzo.

In pezzi come “Sento il fischio del vapore” l’arrangiamento robusto ed elettrificato sembra quasi
riprendere il filo di certo folk-rock britannico tra i ’60 e i ’70…

E’ un genere che non conosco. Ho semplicemente chiesto alla mia band, che mi accompagna da anni,
di suonare quelle canzoni come se le avessi scritte io. Mi sono venuti dietro spontaneamente, e con gran
divertimento. Anche il batterista, che aveva teoricamente il compito più difficile, si è adattato
immediatamente a questi moduli ritmici diversi. Lo “zum pa pa” classico, in realtà, è rimasto solo ne
“L’attentato a Togliatti”: il resto è stato rielaborato dal gruppo in due o in quattro quarti, con grande
intelligenza. E tutti, mi sembra, hanno dato il meglio di sé.

Nel disco è frequente il recupero dei canti tradizionali delle mondine. Hai avuto modo di ascoltare la
rielaborazione che ne fecero qualche anno, nell’album “Matrilineare”, gruppi e solisti che ruotavano
nell’orbita dei CSI e del Consorzio Produttori Indipendenti?

No, il disco non l’ho mai sentito, ma credo che loro abbiano affrontato la materia da un versante molto
più sperimentale. Noi invece ci siamo limitati a riprendere in mano le partiture e a suonarle con lo spirito
di oggi, utilizzando gli strumenti consueti per me e per il mio gruppo ma senza fare uno sforzo
consapevole di aggiornamento. E’ stata un’operazione di una semplicità assoluta, in fondo…

Qualche purista potrebbe risentirsene?

Non lo so, magari qualcuno penserà che abbiamo commercializzato, deturpato una cosa sacra. Ma
questo senso di sacralità mi è estraneo: per me le canzoni sono cose vive, che vanno continuamente
rilette e rielaborate. Sicuramente un pezzo come “Bella ciao”, che è nato in risaia, non era in origine per
voce e chitarra…ma ognuno fa bene ad utilizzare gli strumenti che ha a disposizione. Noi abbiamo
voluto evitare anche quelli della tradizione colta, i liuti le concertine e via dicendo. In fondo, siamo una
garage band. Qualcuno avrà da ridire? Io mi sento in pace con la mia coscienza.

“Bella ciao” l’ha cantata Santoro in TV, la cantano i ragazzi del Social Forum a Firenze…E’ per darle
un significato diverso che avete deciso di recuperare la versione originale, nata anche quella dalle
mondine?

La rilettura partigiana è quella che è rimasta nelle orecchie di tutti, ma io e Giovanna volevamo far
conoscere quest’altra versione che, secondo me, è più bella sotto l’aspetto lirico. La “Bella ciao” dei
partigiani è estremamente coinvolgente come canzone di lotta, come canzone politica. Ma per qualità
poetica la versione delle mondine è più densa, più profonda. C’è, alla fine, quel verso straordinario che
dice: “Ma verrà un giorno che lavoreremo in libertà”. Ricorda come queste donne fossero allora quasi
in condizione di schiavitù. Ma è anche un verso attuale, perché ancora oggi c’è tanta gente, anche in
Italia, che non lavora in libertà: pensa ai clandestini, sottopagati e in nero, che vengono impiegati per la
raccolta dei pomodori.

E dalle risaie provengono molte delle canzoni che avete scelto di includere nel disco…

Sono state un punto di passaggio fondamentale della nostra musica popolare. Il lavoro nelle risaie ha
rappresentato un grande momento di aggregazione collettiva, un po’ com’è stato per le piantagioni di
cotone nel Sud degli Stati Uniti.

Già. Più difficile immaginare che qualcosa del genere potesse avvenire in fabbrica, dove il lavoro è
altrettanto duro ma più alienato e parcellizzato. E l’ambiente è estremamente rumoroso.
L’operaio al tornio, se si distrae per cantare, rischia di rimetterci una mano….

Ricorre spesso il nome di Giovanna Daffini, mondina e cantautrice. L’hai conosciuta?

Non personalmente, no. Ma ho ascoltato i suoi dischi e la sua voce mi ha sempre sconvolto: proviene
direttamente dal centro della terra, è di una bellezza e di una drammaticità straordinarie.

Cosa apprezzi in Giovanna Marini, invece?

La voce, innanzitutto. Anche Giovanna è una cantante straordinaria, con quella timbrica così poco
consona al canto classico. Mi colpisce il suo modo di intonare le note, di scandire le parole, di prendere
le pause: “I treni per Reggio Calabria” è una canzone difficilissima da cantare. Ma il suo non è stato
solo un apporto vocale: la scelta dei pezzi è avvenuta di comune accordo, guidata da lei che ha una
cultura in materia molto superiore alla mia. E i brani arrangiati in maniera più moderna, più estrema,
sono farina del suo sacco. La versione più consueta de “Il feroce monarchico Bava” è giocata su due
accordi di chitarra. Nel nostro arrangiamento invece c’è un’armonia fissa sotto la quale sono le voci a
spostarsi, e questa è opera di Giovanna: è arrivata in studio e ha detto ai musicisti cosa dovevano fare.
E i ragazzi della band erano felici di farsi dirigere da questa signora di 65 anni da cui erano
completamente affascinati.

Ripeterete l’esperienza? Insomma, ci sarà magari una seconda puntata?

Nel lavoro io mi affido sempre alla spontaneità, e questo per me è già un capitolo chiuso. Certo, il
bagaglio di esperienze è destinato a rimanere, e magari nel prossimo disco che farò certi elementi di
questo lavoro riaffioreranno: ma non in maniera cerebrale, non in maniera programmatica. Quello che
mi piacerebbe fare piuttosto è produrre un disco di Giovanna, che continua a scrivere canzoni, e canzoni
molto belle. Mi sembra un progetto più a portata di mano: potrei essere un buon tramite tra lei e i
musicisti rock, mi sentirei di mediare tra i due mondi. Intanto sto anche producendo un disco di mio
fratello, Luigi Grechi.

Tu e Giovanna avete spiegato di aver scelto le canzoni dell’album seguendo un criterio di puro
gradimento personale e piacevolezza musicale. Ascoltandole in sequenza, esiste un filo che le leghi tra
loro?

Mentre lo incidevamo non ci pensavo. Ma riascoltando il disco mi pare di poter dire che se c’è un tema
comune a molte canzoni dell’album questo è l’innocenza. Sono innocenti le mondine, sono innocenti
Pasolini, e Sacco e Vanzetti, e gli emigranti che affondano sulla nave Sirio…

Innocenti e vittime, tutti quanti…

Sì. Ma dopo tanti anni è la loro innocenza a rifulgere di più. Quando guardo la fotografia di Sacco e
Vanzetti che abbiamo riprodotto sul libretto del CD vedo le facce di due galantuomini, che però sono
finiti su una sedia elettrica. Mentre facevo il disco, però, non pensavo a quel tema: pensavo
esclusivamente ai suoni.

Molti dei fatti di cronaca raccontati dalle canzoni abbracciano un periodo storico che va da fine
Ottocento agli anni ’70 del secolo appena concluso. E poi? Manca la prospettiva, la distanza storica
sufficiente per affrontare episodi più recenti? O sono scomparsi piuttosto gli eredi dei cantastorie?

Ad un certo punto la musica è diventata industriale e ha privilegiato altri mezzi di comunicazione: si è
cominciato a far dischi, ad ascoltare la radio. I tempi coincidono anche con gli inizi della mia carriera: a
quel punto, cominciando a scrivermi i versi da solo, sono diventato un po’ parte in causa. Esistono
canzoni importanti di commento sociale scritte dopo quel periodo: ad esempio “I morti di Reggio Emilia”
o “Contessa”, che sono bellissime. Ma noi non abbiamo voluto fare un disco di canzoni di lotta.
Abbiamo voluto fare un disco di canzoni popolari. E sicuramente con l’industrializzazione della musica la
canzone popolare ha cambiato tono e spessore. A parte il mio pezzo, “L’abbigliamento di un fuochista”,
e quelli di Giovanna, il brano più recente che abbiamo scelto è “Nina ti te ricordi” di Gualtiero Bertelli
che, credo, risale a fine anni ’60 o ai primi ’70. Ma anche in questo caso non si è trattato di una scelta
programmatica.

Non è che oggi la canzone pop ha più difficoltà ad interpretare ed esprimere il sentire comune?

Ma no, molte canzoni di oggi sono altrettanto popolari, nel senso che parlano al popolo. Cambiano i modi
di comunicazione, perché oggi si passa attraverso la discografia, ma non i contenuti. Mi viene in mente
“Vita spericolata”: è una canzone popolare che descrive in modo straordinario lo stato d’animo di una
generazione. Se vai primo in classifica non sei più “popolare”? Forse è vero il contrario. Credo che lo
spartiacque tra la canzone tramandata oralmente e quella diffusa attraverso i mezzi di comunicazione di
massa possa essere fatto risalire alla nascita del festival di Sanremo e alla sua diffusione in TV. C’è
stato indubbiamente un cambiamento di temperatura, in quegli anni, sia nel modo di scrivere canzoni che
nel modo di ascoltarle. Ma sempre di musica popolare si tratta.

Quelle vecchie canzoni le hai messe in circolazione anche su Internet: tradizione e modernità…

Mi sembra un’evoluzione del tutto naturale, fisiologica, e non è la prima volta che lo faccio. Internet
oggi è come il telefono, un mezzo a disposizione di tutti.

In certi paesi, ad esempio in Irlanda, è normale che la musica tradizionale venga rielaborata e assorbita
nella produzione pop corrente. In Italia molto meno: non abbiamo più memoria storica?

E’ vero. E non è una bella cosa. Io spero, con un disco come questo, di aver lanciato un sasso nello
stagno, ricordando a qualcuno che anche noi abbiamo un patrimonio di musica popolare straordinario e
che si presta ad essere rielaborato. E’ un codice impresso dentro di noi.

Avevi familiarità con tutte le canzoni?

Sì, tranne un paio. Questa versione di “Sacco e Vanzetti” me l’ha fatta conoscere Giovanna.

Alcune le hai cantate la prima volta tanti anni fa, ai tempi del Folk Studio. Gli attribuisci un significato
diverso, oggi?

Stiamo parlando di trent’anni fa….Comunque direi di no: adesso come allora le amo per la loro bellezza
intrinseca. Fossero state brutte canzoni, non avrei fatto un disco come questo: invece sono belle
melodie, e cantarle dà gusto. Le parole hanno un senso, e cantare con Giovanna è davvero divertente.

Lo hai detto prima: non avete voluto fare un disco politico. Sbaglierebbe, dunque, chi gli attribuisse un
significato militante?

Io credo che si tratti di un’interpretazione sbagliata. Un disco militante sarebbe stato fatto di altre
canzoni, ci sarebbero stati “I morti di Reggio Emilia”, “Contessa”, “La ballata di Pinelli”. Ma resta il
fatto che il popolo è sempre stato di sinistra e che è difficile trovare una canzone popolare di destra.
Come Togliatti, anche Mussolini, durante il Ventennio, è stato vittima di attentati, tre addirittura. Eppure
non ci sono tracce di canzoni scritte su quegli episodi. Solo in questo senso “Il fischio del vapore” è un
disco di sinistra.

Eppure molte canzoni sembrano gettare una luce su episodi di attualità politica. Molti hanno tirato in
ballo il ritorno dei Savoia…

Lasciamoli stare, che hanno già i loro problemi da risolvere…E’ vero che molte canzoni – quella che
racconta della nave di emigranti, o quella che parla di Sacco e Vanzetti e di pena capitale – restano di
un’attualità sconvolgente. Gli innocenti esistono anche oggi, e anche oggi sono vittime.

Perché ti sei tirato fuori da alcuni brani?

Per rispetto al lavoro di Giovanna. Inutile aggiungere qualcosa ad un risultato che è già perfetto in sé.
Così è stato per “I treni per Reggio Calabria”, per “Bella ciao” e per “Lamento per la morte di
Pasolini”. Quest’ultima l’abbiamo anche provata insieme: ma mi è venuta fuori una voce da cantautore
che non c’entrava nulla con il suono che doveva avere la canzone.

Quando hai scritto “L’abbigliamento di un fuochista” hai fatto uno sforzo consapevole di stare nel solco
di una certa tradizione?

No, per quanto mi ricordi. Ma dopo averla scritta per l’album “Titanic”, nell ’82, mi resi conto che
dovevo cantarla con Giovanna. E così avvenne. Ci conoscevamo dal ’70, ma quello è stato l’inizio
ufficiale della nostra collaborazione. Per questo era giusto riprenderla anche in questa occasione.

Dell’Italia descritta nell’album abbiamo perso qualcosa? Forse la capacità di indignarci?

No, quella no. Mi pare che oggi siamo indignati a sufficienza. Ma sono mondi completamente diversi,
quello di oggi e quello di allora, certe cose le abbiamo perse ed altre le abbiamo guadagnate. Comunque,
non ho nessuna nostalgia di quell’epoca.

Ora tu e la Marini state preparando due concerti a Roma. Che ci sarà in scaletta?

Tutti i pezzi del disco. Poi Giovanna farà alcune canzoni sue con le tre cantanti con cui lavora
normalmente e con cui si produce spesso in improvvisazioni straordinarie, tra il classico e il
contemporaneo. Io ci metterò dentro qualcosa del mio repertorio: e magari alle canzoni de “Il fischio del
vapore” ne aggiungeremo qualcun’altra.

Non avete materiale scartato dal disco tra cui pescare?

No, abbiamo registrato insieme “Viva l’Italia” ma l’abbiamo tolta perché era una canzone troppo
programmatica, che non c’entrava nulla con il resto. E’ un pezzo troppo attuale: quando canto nei
concerti un verso come “Viva l’Italia che resiste” mi rendo conto che viene naturale pensare ad un
paese antagonista rispetto a questo governo…

Anche se in passato, come “Born in the USA” di Springsteen, era diventata una canzone ad uso e
consumo di tutti, buona per tutte le stagioni…

E’ vero, ognuno l’ha indossata come ha preferito. Ma se sono io a cantarla davanti al mio pubblico, io e
loro sappiamo benissimo di cosa stiamo parlando. E in questo disco non c’era bisogno di una bandiera
da sventolare.

Per promuovere l’album andrete anche in TV. Una scelta inattesa da parte di un artista riservato come
te…

Andremo da Gianni Morandi, siamo stati invitati per il 30 novembre. Mi piacerebbe fare un paio di
canzoni mie e un paio con Giovanna. Ma dobbiamo parlarne anche con lui, prima…Imbarazzi?
Assolutamente no. Questo è un disco di cantastorie: e oggi il sabato sera da Morandi equivale ad
esibirsi sulla piazza della chiesa o del comune cinquant’anni fa.

E’ un periodo in cui ti stai spendendo molto…Quasi in contemporanea esce il disco del “quartetto” con
Pino Daniele, Ron e la Mannoia.

Non sono mai stato ritroso quando si tratta di collaborazioni artistiche, e quello è stato un incontro di una
piacevolezza unica. Io e Pino, per esempio, non ci eravamo mai trovati di fronte: ed è stato bello
scoprire che ogni sera sul palco scaturivano delle idee, delle scintille nuove. So che molti giornalisti,
soprattutto all’inizio, l’hanno presa con scetticismo, come un’operazione puramente commerciale:
ricordo una conferenza stampa terribile…Ma facevano male a non fidarsi: il divertimento è stata la
motivazione principale, e sono state proprio le nostre diversità artistiche a rendere più gustoso il cocktail.
Anche questo è passato, comunque. Il disco? Me ne sono disinteressato, è stato Pino ad incaricarsi
dell’organizzazione e della produzione. Ma sono contento che ci sia in giro una testimonianza di quello
che abbiamo fatto, come il vecchio “Banana Republic” con Lucio Dalla.

E che succederà adesso, dopo queste deviazioni di percorso?

Non so se possano davvero essere considerate tali. Sto facendo molti concerti, mi diverto a suonare e
vado ovunque, nei teatri, nei palazzetti e nei piccoli club…

Una specie di “neverending tour”?

Lasciamo perdere questi paragoni, per favore. Il fatto è che con i musicisti del gruppo c’è ormai un
rapporto quasi simbiotico. Ci ritroviamo in modo quasi automatico, ci divertiamo e non sentiamo la
fatica. E dove ci chiamano a suonare, noi andiamo. Questo è il mio presente e il mio futuro immediato.
Prima o poi metterò le mani a un disco nuovo: ma in che direzione andrò di qui in poi, proprio non ne ho
idea.

(Alfredo Marziano)
(22 Nov 2002)
 

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