parte 122
Lunedì 22 Luglio 2002


Vuoi discutere di Bob Dylan, della sua musica, della sua storia?... 
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Napoleon in rags


1212) Caro Michele,
brevemente dico anche io la mia su TOOM.
Devo confessare che in quel periodo la mia attenzione per Dylan era
alquanto  scesa. Infatti i due precedenti dischi di traditionals (World Gone Wrong
e Good As I Been To You) non avevano certo suscitato il mio entusiasmo. Per questo
motivo mi persi l'uscita di TOOM e comprai il cd soltanto diversi mesi dopo la sua uscita e senza
sapere della buona accoglienza che aveva avuto.

Se tralasciamo "Standing in the Doorway" la mia impressione fu complessivamente
modesta, e concordo con Alessandro Cavazzuti quando dice che molte di quelle canzoni hanno
ripreso vita nelle recenti versioni live.

Forse non sono piu' incline al mood oscuro e notturno, tanto che rimasi
piacevolmente stupito quando scoprii che TOOM aveva segnato una sorta
di rinascita per Dylan presso un largo pubblico.

Il successivo riascolto, alla luce dei clamori di cui non sapevo, non ha
pero' cambiato la mia idea iniziale e per me TOOM rimane un lavoro modesto, senz'altro
inferiore a Oh Mercy.

Ora invece alla luce (abbacinante!) di Love And Theft credo di capire
che gli ultimi 10-12 anni di Dylan (che corrispondono se non erro alla
partenza del NET) TOOM non sia che la tappa di un percorso di ricerca. Se cosi'
fosse credo che anche LAT sia solo il preludio di un prossimo disco, se
possibile, ancora piu' bello.
Ciao
Bruno Jackass

Ciao Bruno grazie per il tuo intervento. Rispondo cumulativamente dopo la prossima mail di Antonio "Cat" dedicata ancora all'argomento TOOM.


1213) Ciao Michele

Inizio subito col ringraziare Paolo Vites ed Alessandro Cavazzuti per
l'attenzione che mi hanno
concesso e per gli apprezzamenti che hanno espresso sui contenuti del
mio intervento su Time Out Of Mind. Ne sono grato.

Ora, io dovrei controreplicare ma non è facile. Il pericolo di innescare
una discussione che alla fine ci  porterebbe solo a girare, per un paio di talkin', in circolo sulle
nostre rispettive opinioni è grande e poi, per dirla tutta, io non mi sento proprio adatto nelle veste di
difensore nè di Lanois, da una parte, e nè delle liriche di Dylan dall'altra. Figuriamoci. Per cui mi limito
solo a delle osservazioni sugli interventi di Vites e Cavazzuti; osservazioni che non hanno la pretesa
di controreplica ma semmai un approfondimento del confronto. Ciò che ha scritto Vites mi convince in
parte. Io non sono così certo che il sound di un disco non possa essere eterno e perfetto; io credo
che Dylan, a 56 anni, sia abbastanza consapevole di ciò che fa e non credo che lui fosse poco
convinto del sound, perché non saprei spiegarmi quale motivazione lo abbia spinto sia a ritornarci su
due volte, sia a pubblicarlo e sia a co-firmare la produzione. Certo Dylan dal vivo le ha rettificate ma ci
si dimentica di un particolare, un pò ingombrante, che rende TOOM un disco per certi aspetti dal sound
irreversibile. Il particolare è che subito dopo le registrazioni Dylan ebbe un problema di salute di
non poco conto che, in qualche modo, la ha cambiato.

In TOOM, Dylan, idealizza platonicamente il suo atteggiamento nei confronti della morte ma pochi
mesi più tardi questo atteggiamento lo prova sia fisicamente che  moralmente, per cui l' "esperienza
TOOM", a seguito di questo evento, ne è uscita contaminata. Tanto che io credo che TOOM non
sarebbe mai nato se Dylan fosse entrato in studio dopo la malattia o almeno nella forma nella quale
poi uscì. Cercherò di spiegarmi con una mia personalissima riflessione analogica tra TOOM, L&T
ed un grande romanzo che fa parte della coscienza collettiva americana.

In Highlands Dylan scrive

Some things in life, it gets too late to learn

In Summer day, cinque anni dopo, scrive

She says, "You can't repeat the past." I say, "You can't?
What do you mean, you can't? Of course you can"
 

Versi, apparentemente, contraddittori ma in realtà il fatto che quelli di Summer days provengono
dritti dritti da Grande Gatsby di Scott Fitzgerald ce li svela sotto una luce che, forse, li accomuna. Per
chi non l'avesse letto, il libro di Fitzgerald narra la storia un uomo, Gatsby, che si sforza fino alla morte
per raggiungere il suo sogno. Il desiderio di Gatsby è quello di realizzare un vecchio sogno d'amore,
Daisy, per ottenere ciò e raggiungere la felicità usa la ricchezza e il potere, conquistati anche in
maniera illecita, e torna nel passato nella speranza di riconquistare Daisy. Quello di Gatsby non è un
sogno materialistico, come potrebbe sembrare, ma è un sogno d'amore dettato dalla nostalgia. Ma
non si rende conto che Daisy non è capace d'amare, e che si sta illudendo; non riesce ad accettare
che il suo passato sia andato via per sempre e che non può più riprenderlo, per cui il suo sogno si
frantumerà scontrandosi con una realtà che lui non riesce a percepire perche, a differenza di Daisy,
che è ricca dalla nascita, lui lo è diventato in pochi anni e al solo scopo di riconquistare Lei.

C'è un passaggio di TOOM molto significativo ed è questo:

Well the fats in the fire and the water's in the tank
The whiskey's in the jar and the money's in the bank
I tried to love and protect you because I cared
I'm gonna remember forever the joy that we shared

Looking at you and I'm on my bended knee
You have no idea what you do to me

Ecco di cosa parla TOOM; TOOM parla di un sogno inseguito,
apparentemente conquistato ma in realtà fallito, qualsiasi sogno di felicità esso sia, e di tutte le
implicazioni e le conseguenze morali ed esistenziali che un tale fallimento comporta nell'animo umano e Dylan ha il coraggio di scrutarli e portarli alla luce senza reticenze attraverso un percorso che non
risparmia riflessioni sulla morte, sul valore dei rapporti umani, sull'amore, sulle speranze e sul desiderio di
liberazione. Si pensi, a tal proposito,  ad un verso Dirt Road Blues:

Rolling through the rain and hail,  looking for the sunny side of love

che fa il paio con un passo di Cent'anni di Solitudine che ricostruisce il riscatto del Colonnello Buendia dal vincolo con le proprie idealizzazioni,  che Marquez descrive così:

Aveva dovuto rivoltarsi come un maiale nel letamaio della gloria, per scoprire con quasi
quarant'anni di ritardo i privilegi della semplicità

In tutto questo a noi resta solo la scelta di seguirlo o meno in questo percorso, come in tutte le cose
che riguardano il nostro rapporto con l'Arte; ma questo dipende dalle esperienze di ognuno di noi.

Insomma Dylan in TOOM e L&T parla dello stesso sogno solo che di mezzo c'è stata una esperienza che ha portato Dylan a mutare opinione su di esso, e l'esperienza è stata quella malattia, che ha cambiato Dylan e di conseguenza il suo modo di cantare e sentire le proprie canzoni (una cosa del genere successe con John Wesley Harding, altro grandissimo album).

Per cui TOOM, nel suo complesso, è irreversibile e non può essere più cantato e suonato in quel
modo, (e quindi,  in un certo senso, il suo sound è eterno e perfetto), le esperienze di Dylan lo hanno
contaminato e minato e per lui non ha più lo stesso senso che aveva al momento della sua scrittura e
realizzazione. Solo che per TOOM questo processo è avvenuto in pochi mesi per altri lavori ci sono
voluti più anni. Non credo che Dylan, sino a qualche anno fa, avrebbe cantato Mr. Tambourine Man
come l'ha cantata a Towson nel 2000. Ma questo è un altro discorso.

Ciao

Antonio Cat

Allora dico brevissimamente (si fa per dire) la mia sull'argomento pur non avendo la profondità di Antonio Cat o la competenza di Paolo Vites (ricordo a quelli che non lo hanno seguito dall'inizio che tutto il dibattito nasce appunto dal libro di Paolo "Bob Dylan 1962/2002 - 40 anni di canzoni" e precisamente dal capitolo su TOOM). A conti fatti e dopo i vari interventi delle scorse talkin' devo dire che il mio punto di vista coincide particolarmente con quello di Vites ma non perchè in questo modo egli mi regalerà una copia del suo prossimo libro (cosa che spero comunque avvenga con puntualità svizzera) quanto perchè Vites ha scritto su carta quello che io ho sempre pensato a proposito di TOOM.
Innanzi tutto secondo me Vites citando Hammill e le sue mitologiche note di copertina da Blood on the tracks centra perfettamente la questione. L'arte di Dylan è davvero democratica. Forse nessun artista come Dylan ha la capacità di realizzare delle opere tali da essere fruite ad infiniti livelli e tutti ipoteticamente possibili non imponendo all'ascoltatore delle emozioni a senso unico ma lasciandolo libero di cogliere di ogni singola canzone, di ogni singolo verso, di ogni singola parola, le sfaccettature più varie, facendo sì che le stesse siano collegabili di volta in volta ad una personale emozione, ad un ricordo, ad una sensazione che inevitabilmente cambiano dopo un anno, dopo un mese, dopo un giorno. Facendo un paragone con i fumetti, mio grande amore, faccio mia una dichiarazione del grande Jean Giraud, in arte Moebius, il quale all'epoca della rivoluzione del fumetto francese legata al movimento degli "Humanoides Associeès" - da Moebius co-fondato insieme ad altri disegnatori francesi - dichiarò che un artista era libero di fare un fumetto che sembrasse "ali di farfalla" e che suscitasse in ogni singolo lettore un'emozione differente secondo il momento.
Dunque Antonio è sicuramente nel giusto quando descrive le sensazioni che TOOM gli suscita, relative all’usura del tempo, la nostalgia e il fascino per l’infinito, la tristezza della vecchiaia e della morte, il culto dei rapporti di amore e di amicizia. E da questo punto di vista secondo me le "intenzioni" di TOOM sono ottime ed il disco resta in ogni caso uno dei migliori di Bob. Quello che lo penalizza secondo me sono due cose fondamentali (attenzione il termine "penalizzare" è naturalmente eufemistico ed in questo caso può far sorridere visto che il risultato finale è comunque ottimo... Diciamo "sarebbe stato ancora meglio se..."). Sono due dicevo: innanzitutto, come sottolinea Vites, il lavoro di Lanois grande produttore ma, come dichiarato da Dylan, "prigioniero del proprio mito" (Dylan in realtà non ha fatto esplicitamente il nome di Lanois ma nella frase da lui pronunciata secondo me il bersaglio era proprio Daniel. Dylan dichiarò: "Quando lavori con un produttore, lo sai che può portarti in quella o quell'altra direzione se non sei particolarmente determinato. Molti miei dischi sono stati alterati. Spesso i produttori e i tecnici sono prigionieri del loro mito. Non pensano a come realmente le mie cose dovrebbero suonare").
Cioè Lanois ha voluto secondo me plasmare le canzoni di Bob facendole diventare non dei "brani di Dylan" ma dei brani scritti da Dylan e marchiati Lanois. Si potrà dire che il ruolo di un produttore è anche quello di dare un'impronta stilistica alle canzoni, e dunque all'album che sta producendo. Nel caso di Dylan invece secondo me questo discorso non regge e non a caso alcuni tra i migliori album di Bob sono quelli in cui il produttore si limitava a reggere il cavalletto su cui il genio di Dylan spandeva i suoi colori, tutt'al più limitandosi a pulire un pò qua e un pò là dove il geniale ma esuberante artista aveva sporcato nella foga. Nel caso di Lanois, o meglio del Lanois di Time out of Mind (da scindere nettamente da quello di Oh Mercy che in quel caso limitò la sua sovraproduzione, sicchè personalmente reputo Oh Mercy molte spanne sopra TOOM), nel caso di Lanois - scrivevo - ho sempre avuto l'impressione che egli si sia fatto prestare i soldi da Dylan e poi sia andato personalmente a comprare i colori, i pennelli, le tavolozze scegliendo le marche, i tipi e le dimensioni e per di più dipingendo in prima persona molte parti del quadro. Non a caso credo che - come sottolineava Riccardo Bertoncelli - TOOM sia il disco "intruso" nell'ultima produzione (Bertoncelli partiva da Good as I been to you per arrivare a Love and Theft). Un album, TOOM, che se avesse prodotto personalmente ed interamente Dylan, o comunque con un produttore "malleabile", sarebbe stato molto più simile a Love and Theft e ne avrebbe posseduto la freschezza e l'ispirazione.
E qui veniamo alla seconda cosa fondamentale (e chiudo perchè sento già parecchi sbadigli) di cui parlavo. L'ispirazione. Secondo me TOOM in diversi punti sembra privo di ispirazione o meglio sembra che l'ispirazione sia stata diluita, allungata, riciclata in diverse canzoni sicchè a volte le liriche sembrano involute, sembrano forzatamente incanalate in una struttura che debba tener fede all'atmosfera generale del disco. Insomma sembra che in Love and Theft Dylan abbia scritto le liriche che egli sentiva di voler scrivere mentre in parte di TOOM abbia scritto quelle che ci si aspettava che scrivesse in quel contesto ed in quell'atmosfera. L&T mi dà insomma un senso di maggiore sincerità mentre (ribadisco, in parte) TOOM mi sembra più costruito "a tavolino"... Sbaglierò.
Michele "Napoleon in rags"


1214) Scusa Michele,
ma trovo molto divertente questo lavoro collettivo di traduzione.

Sempre su uno dei siti circa shake sugaree ho trovato che
"split pea shell" si riferisce, dato il luogo, il tempo e il dialetto
della Cotten, alle "noccioline" (peanuts) piuttosto che al pisello (piu' letterale).

Effettivamente si capisce meglio il senso della frase dove il
guscio (shell) aperto della nocciolina (aperto = split) e' sicuramente
la metafora della bara, come lo e' ancor piu' chiaramente il verso
successivo dove si riferisce alla "scarpa di legno".

Pertanto io proporrei:

"me ne vado in cielo
in un bel guscio di noce"
che puo' anche rendere il senso del feretro ligneo (noce).

oppure
"me ne vado in cielo
come una nocciolina nel suo bel guscio".
che come immagine e' piu' simpatica e ironica.

Inoltre come vedi proporrei "cielo" piuttosto che "paradiso"
perche' non credo che la cantante, visto che a quanto dice ne
ha combinate di cotte e di crude, abbia la presunzione
di essere destinata sicuramente al paradiso.

C'e' da dire che analizzandola bene la canzone appare alquanto allegra
e delle molte versioni che ho reperito su Internet quella di Dylan e'
forse l'unica che coglie questo senso di ironia e di allegria.

Sarebbe bello poter ascoltare la versione originale della Cotten.

Bruno

Ciao Bruno e grazie per il contributo. Magari provvederò ad una nota alla mia traduzione.
Alla prossima,
Michele "Napoleon in rags"



 

1215) Un ciao a tutti, non ero sparito mi sono preso solo un riposo sabbatico:
basta concerti, basta giornalisti ipercritici o malissimo informati,
basta insomma a tante cose.

1) Sta uscendo un nuovo cd di Mr. Solomon Burke (MUSICA 336 pagina
30) il nostro che non conoscevo, dichiara di essere grato al grande BOB
per avergli concesso il privilegio di cantare una sua composizione
inedita, interpretata molte volte da Bob dal vivo. Dal sito Amazon.com
scopro che la traccia 8 è " Stepchild (Bob Dylan)". Voi amanti dei
bootleg vi prego di darmi lumi.

2) Adesso dico una piccola mia sul concerto di Milano, Bob sarà
stato sicuramente molto incazzato, ma poi alla fine che inchini, che
baci, che mano sul cuore per ringraziare. Ho avuto anch'io le luci sugli
occhi ma non ho fischiato, ho solo mandato a quel tal paese l'imbecille
che ha buttato la cicca sul palco.
Fatevi buone vacanze
"Papa" Mario

Ciao Papa
credo che la canzone cui ti riferisci potrebbe essere questa. Confermatemi la cosa:
(Suonata durante il tour autunnale del 1978 con continue modifiche nel testo . Questa è la versione di Oakland, California, del 13 novembre 1978)
AM I YOUR STEPCHILD?
words and music Bob Dylan

You mistreat me baby, I can't see no reason why
You know that I'd kill for you, and I'm not afraid to die
You treat me like a stepchild
Oh, Lordy, like a stepchild
I wanna turn my back and run away from you
but oh, I just can't leave you babe

I get nervous in your company, my knees get weak
both my eyes get misty and my tongue can't speak
You treat me like a stepchild
Oh, Lordy, like a stepchild
I wanna turn my back and run away from you
but oh, I just can't leave you babe

Ah you know that I love you honey, like a nervous wreck
this way it's gonna be like you hold me like a (incomprehensible) around your neck
You treat me like a stepchild
Oh, Lordy, like a stepchild
I wanna turn my back and run away from you
but oh, I just can't leave you babe

Stepchild
(stepchild)
You treat me like a stepchild
Oh, Lordy, like a stepchild
I wanna turn my back and run away from you
but oh, I just can't leave you babe

SONO IL TUO FIGLIASTRO?
parole e musica Bob Dylan

Tu mi maltratti, bimba, non capisco il motivo
Sai che ucciderei per te, e non avrei paura di morire
Mi tratti come un figliastro
Oh, Dio, come un figliastro
Vorrei voltarmi e scappar via da te
ma oh, non riesco a lasciarti bimba

Sono nervoso quando sto con te, mi vengono a mancare le ginocchia
mi si annebbia la vista e la lingua mi si paralizza
Mi tratti come un figliastro
Oh, Dio, come un figliastro
Vorrei voltarmi e scappar via da te
ma oh, non riesco a lasciarti bimba

Ah lo sai bene che ti amo dolcezza, come un rottame (?) nervoso
a questo modo succederà che mi terrai come un (incomprensibile) attorno al collo
Mi tratti come un figliastro
Oh, Dio, come un figliastro
Vorrei voltarmi e scappar via da te
ma oh, non riesco a lasciarti bimba

Figliastro
(figliastro)
Mi tratti come un figliastro
Oh, Dio, come un figliastro
Vorrei voltarmi e scappar via da te
ma oh, non riesco a lasciarti bimba

Buone vacanze anche a te Papa e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"


1216) Ciao Michele

Ti Mando la mia personale classifica!!!!
anche per sollevare alcune canzoni in coda!!!

1) Like a Rolling Stone
2) All Along the Watchtower
3) Hurricane
4) It Ain't Me Baby
5) A Hard Rain's A-Gonna fall
6) Shelter from the storm
7) I Want you
8) Things have Changed
9) Senor
10) Slow Train

Ciao a presto!!!
Tino 


1217) Ciao Michele,
complimenti per il sito, gli aggiornamenti, le traduzioni dei testi e tutto
il resto appresso. Ho letto che questo mese è in programma la proiezione di
Renaldo and Clara allo spazio Oberdan a Milano, solo che non quadra la data
dell'annuncio:

"Sabato 24 luglio presso lo Spazio Oberdan a Milano sarà proiettato il film
di e con Bob Dylan "Renaldo e Clara" alle ore 17 (thanx, Matteo!)"

Il 24 luglio è un mecoledì. Ne sai qualcosa? Forse è sbagliato il mese,
visto che il 24 agosto è effettivamente un sabato.

Grazie tante e stammi bene

Sandro

Ciao Sandro, credo sia un errore di stampa perchè io so che la data è il 27 luglio. Chi mi conferma la cosa?
Milanesi in ascolto... A proposito ci si vede tutti sabato allo spazio Oberdan, ok?
Michele "Napoleon in rags"


1218) Stefano, che ringrazio, mi invia:

Dal Corriere della Sera 22-7-02

LA BIOGRAFIA

Il bambino Bob:

di HOWARD SOUNES
 

Anticipiamo alcuni brani tratti da Down the Highway ,
che uscirà da Guanda a fine agosto con il titolo Bob
Dylan - Una biografia .
Dulut h è una città del Nord del Minnesota. È
costruita su una scogliera sulla riva occidentale del
Lago Superiore e vive del commercio di minerale di
ferro. Qui nacque Robert Allen Zimmerman, in arte Bob
Dylan, nel maggio del 1941. In un articolo del 1998
Elvis Costello scrisse: «... che cosa ci fa Robert
Zimmerman a Duluth? Già questa è una storia: la sua
famiglia dev’essere arrivata lì provenendo da qualche
altra parte. Già questo spiega la storia della musica
folk».
Il padre di Bob, Abe Zimmerman, era figlio di Zigman e
Anna Zimmerman, immigrati ebrei dell’Europa dell’Est.
La madre, Beatrice Stone, detta Beatty, con l’accento
sull’ultima sillaba, veniva da una nota famiglia ebrea
di Hibbing, una città della Iron Range.
Nel 1941 Abe era stato promosso a un ruolo
dirigenziale alla Standard Oil; così lui e Beatty
avevano abbastanza soldi da permettersi un
appartamento. Beatty era incinta quando si
trasferirono al 519 North della 3rd Avenue East, una
casetta bifamiliare di assicelle con un tetto
spiovente e una veranda in cima a una collina che
sovrastava Duluth. Avevano affittato l’appartamento
con due camere da letto al secondo piano. Alle nove e
cinque della sera del 24 maggio 1941, Beatty diede
alla luce un figlio maschio, nel vicino St. Mary’s
Hospital. Pesava tre chili e duecento grammi. Quattro
giorni dopo, quando il bambino venne registrato e
circonciso, gli fu dato il nome. In effetti ne
ricevette due. In ebraico si chiamava Shabtai Zisel
ben Avraham. Al secolo sarebbe stato Robert Allen
Zimmerman. Robert era all’epoca il nome più diffuso
tra i ragazzi. Quasi subito venne chiamato Bob o
Bobby. Sua madre diceva che era così bello che sarebbe
potuto essere una bambina.
Il quartiere di Central Hillside a Duluth era in
prevalenza abitato da ebrei e polacchi. C’erano una
sinagoga in fondo alla strada, un general store, un
fornaio europeo, il negozio di liquori Loiselle e un
Sears Roebuck ai piedi della collina. Il tempo
dipendeva dal Lago Superiore, così ampio e profondo da
rimanere freddissimo per tutto l’anno. Anche nel bel
mezzo dell’estate Duluth poteva essere avvolta da una
nebbia fredda. C’era il fresco odore dell’oceano e si
sentivano stridere i gabbiani. Quando le navi si
avvicinavano all’inconfondibile Ariel Bridge suonavano
la sirena e dal ponte rispondeva loro un’altra sirena.
Sono questi i paesaggi e i suoni che accompagnarono
l’infanzia di Bob, mentre la Seconda guerra mondiale
si avviava, violenta, al termine. Nel 1946, un anno
dopo la fine della guerra, Bob si iscrisse alle scuole
elementari di Nettleton, a due isolati da casa. Lo
stesso anno debuttò come cantante a una festa in
famiglia. I bambini erano incoraggiati a esibirsi per
intrattenere gli adulti. Quando venne il suo turno,
Bob, che aveva cinque anni, si mise a battere il piede
per terra per richiamare l’attenzione. «Se faranno
tutti silenzio - disse -, canterò una canzone per la
mia nonna. Canto Some Sunday Morning ». Ebbe un tale
successo che il pubblico chiese un bis. Bob li
accontentò con Accentuate the Positive . Erano canzoni
che andavano di moda alla radio, all’epoca. «Non la
smettevano di telefonarmi per congratularsi con me»,
ha raccontato Beatty, orgogliosa.
Poco tempo dopo, Bob ebbe una seconda opportunità di
esibirsi, al matrimonio della sorella di Beatty,
Irene. I parenti volevano che Bob cantasse ancora, ma
il ragazzo era riluttante. Uno zio gli offrì dei
soldi, ma solo Abe riuscì a persuaderlo. Di nuovo
introdusse la canzone dicendo ai parenti su di giri:
«Canterò se c’è silenzio». Fu un grande successo anche
la seconda volta. Tutti applaudivano ed esultavano, e
uno degli zii di Bob gli mise in mano dei soldi. Con
un istintivo senso dello spettacolo, Bob si girò verso
sua madre e disse: «Mamma, restituisco i soldi». Fece
impazzire i presenti. «La gente rideva di gioia
nell’ascoltarlo. Direi che era un bambino amabile, un
bambino molto insolito - ricordava Abe -. Credo
fossimo noi gli ultimi a immaginare che sarebbe
diventato famoso prima o poi... Quando aveva cantato
Accentuate the Positive nel modo in cui i bambini
della sua età cantavano Mary Had a Little Lamb
dicevano che era bravissimo». Ed era incredibile (ad
ammetterlo è la stessa Beatty) quanto poco suo figlio
fosse viziato, nonostante tutte le attenzioni.
(1 - continua
© Guanda)


1219) Qualche Talkin' fa qualcuno cercava foto di Dylan con Mark Knopfler.
Oltre a quelle pubblicate su MF c'è anche questa:

Qualcuno ne ha altre?



 
 
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