parte 119
Lunedì 1 Luglio 2002

Vuoi discutere di Bob Dylan, della sua musica, della sua storia?... 
Hai domande da porre, storie da raccontare, emozioni da condividere,  sul grande Bob o inerenti la sua  musica e la sua vita? 
Scrivi a spettral@tin.it e le tue mail saranno pubblicate in queste pagine ogni lunedì.
Il curatore di questa pagina si riserva di pubblicare o meno, del tutto o in parte, le mail spedite a questa rubrica in relazione alla forma ed ai contenuti delle stesse, tagliando o cestinando quelle che dovessero contenere frasi ritenute non pubblicabili o argomenti non inerenti la rubrica stessa.
Napoleon in rags


1177) Ciao Napoleon,
ho deciso che la mia collezione di bootlegs d'ora in poi si basera' sulla
lista dei 100 concerti imperdibili di Alessandro Cavazzuti (in appendice
all'ottimo libro di Vites che sto leggendo).
La decisione deriva da due motivi:
il primo e' che mi riconosco pienamente nella recensione di Alessandro
riguardante il concerto di Londra. Non ho assistito al concerto di Londra, e
purtroppo neanche a Milano e Ravenna, pero' le sensazioni di Alessandro sono
le stesse che ho spesso provato ai concerti di Bob (escluso quello di Roma
1998, La Scalinata dell'EUR, grandissimo concerto), cioe' una certa
insoddisfazione mista a delusione. E' come se Bob centellinasse la propria
potenza espressiva riservandola a pochi momenti straordinari. C'e' qualcosa
di scientifico in questo suo atteggiamento remissivo che dopo tanti anni
devo ancora capire a fondo. Non concordo con Alessandro soltanto quando dice
che il pubblico non-fanatico applaude ed e' contento comunque, io non lo
credo, difficilmente ho sentito commenti entusiastici ai concerti di Bob.
Molti di quegli applausi secondo me sono rituali. La prova e' nel fatto che
spesso sono proporzionali alla fama del brano, piuttosto che alla bonta'
della performance.

Il secondo motivo e' che le cover di Alessandro delle canzoni di Bob sono
straordinarie, cantate in modo impeccabile e suonate con grande maestria. La
devozione di Alessandro per Bob trapela in ogni nota ma soprattutto nel fatto che egli
si fa tramite di uno spirito pienamente dylaniano, quasi scomparendo lui
stesso. In effetti non direi neanche che sono intepretazioni, sono soltanto
le canzoni di Dylan come forse tutti vorremmo sentirle cantare da Bob
stesso.

Un saluto a tutti e in particolare ad Alessandro.
Bruno
the Jackass

Ciao "Jackass". Ricevuto. A questo punto se Alessandro vuole replicare... Per chi non ha visto il link alle covers di cui parla Bruno vada qui
Michele "Napoleon in rags"


1178) Ciao Michele,
grazie per aver evidenziato il link con gli argomenti del mio sito, su De Gregori. Come al solito, sono
sempre a chiederti traduzioni, perciò, quando avrai tempo: Shake Sugaree, The Roving blade
(Newry Highwayman) e Rank Strangers To Me.
Ciao.
Francesco Tiger
ps ...mi ero dimenticato: avrei bisogno anche della traduzione di "The Times We've Known" (Les Bons
Moments).
Ciao.
Francesco Tiger

Ciao Tigrotto,
le canzoni che citi appariranno nei prossimi giorni su MF... Le ho già tradotte quasi completamente... Il problema è rappresentato soprattutto dal verso "Oh lordie me/Didn't I shake sugaree" dal brano "Shake Sugaree"... Chi ha qualche idea su come sia possibile renderlo in italiano mi scriva...ok?
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


Ed ora una lettera di Diego:

1179) Prima di ogni cosa complimenti per il sito, così ricco di riflessioni e
soprattutto delle piccole grandi sensazioni che gli innumerevoli fans
del Maestro esprimono con una passione a me così vicina
anzi...vicinissima!!!...

... poi diego proseguiva col suo racconto della sua "prima volta" con Dylan che, se non avete ancora letto, trovate qui insieme ad altri che ho ricevuto di recente.
Grazie per i complimenti, Diego... Personalmente credo che le "piccole grandi sensazioni" che citi siano quelle che ci fanno amare Bob in maniera così viva. E la nuova rubrica sulla "prima volta" mi sembra particolarmente valida in questo senso... Quindi scrivete del vostro "colpo di fulmine" (mi rivolgo soprattutto ai latitanti mfarmiani della prima ora, che quelle pagine mi sembrano davvero molto belle)...
Ciao Diego e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"



 

1180) Ciao Michele ti invio le scansioni di una rivista francese "RockFolk" n. 138
Luglio 1978 con copertina molto bella e foto interne dell'articolo.
Sono finalmente entrato in possesso di scanner e quindi conto di mandarti
altre "memorabilie" in futuro.
Fammi sapere se il formato dei file... in questo caso .jpg, può andare bene
oppure preferisci altri formati.
Buona giornata Luca "Spider"

P.S. Le immagini sono numerate secondo anche l'ordine di apparizione nella
rivista.
 

Ciao Luca,
grazie. Inserirò le immagini nella nostra sezione "Memorabilia". Intanto eccole qui sotto in anteprima.
Il formato .jpg è perfetto.
Grazie e ciao,
Michele "Napoleon in rags"




 

1181) Caro "Napoleon in rags",
mi chiamo Giorgio e sono un giovane fan del mitico Bob, nonchè assiduo frequentatore del tuo
strepitoso sito. Volevo avvertirti dell'esistenza di una cover di "Knockin' on heaven's door"
realizzata nientedimeno che dai Pink Floyd, parliamoci chiaro non è nulla di particolare anzi
abbastanza deludente dagli autori di capolavori come "Wish you were here", ma mostra, se ancora
ce ne fosse bisogno, come tutti i grandi della musica rock debbano qualcosa di immenso al
leggendario menestrello di Duluth.
Un grosso saluto
Giorgio
 

P.s.Se a qualcuno interessasse la canzone è scaricabile tramite WinMX.

Ciao Giorgio,
grazie per la segnalazione. Ho già aggiornato la nostra pagina delle covers. Sai mica anche l'anno di pubblicazione? Non mi stupisce comunque che anche i grandi Pink Floyd abbiano fatto un piccolo omaggio a Bob... La classe non è acqua.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


1182) Ciao Michele,
rispondo a Giulio che nella passata Talkin' ha chiesto suggerimenti per
reperire foto delle date italiane di Dylan. Può rivolgersi a Giulio Molfese,
il webmaster del sito Bread Crumb Sins che trova linkato da Expectingrain
nella pagina "other dylan sites" e sul quale trova il suo indirizzo di posta
elettronica oltre a numerose preview delle foto.
Carlo Pig

Thank you pig... Ci sentiamo più giù...
Michele "Napoleon in rags"


1183) Ed ora per la prima volta nella storia della nostra pagina "Talkin' Bob Dylan Blues" una "lettera orale con quesito formulato per interposta persona"... Non sono impazzito (non più di quanto non lo sia normalmente, intendo) ma il fatto è che Carlo "Pig" mi aveva chiesto di domandare ad Alessandro Carrera quanto segue:
Mi piacerebbe sapere se secondo Carrera esistono altri, nel campo della canzone, che meritano, se non la stessa attenzione di Dylan, una simile, magari rapportata ad una mole di arte minore.
Carlo "Pig"
Bene, ieri noi di MF ci siamo incontrati con Carrera a Milano per una cena (a proposito un grazie agli altri partecipanti alla cena di questa bellissima serata, vale a dire Paolo Vites, Anna "Duck", Beni "Hamster" e Liaty "Ogden" Pisani) e nella marea di domande con cui abbiamo sommerso le due guest stars (Vites e Carrera intendo, non la papera e il criceto) abbiamo formulato anche la domanda di Carlo.
Risposta secca: Miles Davis.
Soddisfatto "Pig"...? Io personalmente, con tutto il rispetto per Davis, preferirei però un altro libro su Dylan, magari sui testi di Love and Theft, ma si sa che io sono monomaniaco...
Michele "Napoleon in rags"


1184) Non so se ho sognato ma mi sembrava di aver ricevuto una mail con il "racconto della prima volta con Dylan" da parte di Elena "Wallflower". Ma forse, appunto me lo sono sognato, ed in realtà Elena non me lo ha ancora spedito... Nel primo caso invece lo avrei perso...
Elena fammi sapere...
Michele "Napoleon in rags" 


1185) Buona sera,

Mi chiamo Pietro Alvino e scrivo da Caserta, ho 23 anni e le scrivo per
complimentarmi del sito,che per chi come me, è un appassionato del grande Bob
Dylan, soddisfa molte sue curiosità.

Sebbene non so se l'indirizzo e-mail (preso dal sito) corrisponde
all'indirizzo dell'autore, mi addentro con questa e-mail chiedendo un
piccolo aiuto.

Mi hanno regalato il libro di Bob Dylan "Tarantola",e trovo enorme
difficoltà nell leggerlo,lui stesso lo definisce un "manoscritto da incubo",
giuro che mai espressione è più idonea.

Chiedo,se conoscete una giusta chiave di lettura del libro o magari qualche
spiegazione.

In anticipo vi ringrazio

Pietro
 

Ciao Pietro (possiamo darci del tu),
sì l'indirizzo che hai utilizzato è quello del curatore del sito, ossia del sottoscritto.
Grazie per i complimenti al sito. Quanto a "Tarantula" (o "Tarantola", nell'edizione italiana) la tua è una bella domanda ma difficilmente risolvibile.
Non credo esista una chiave di lettura per interpretare quel libro nè credo che Dylan lo abbia scritto con l'intento di raccontare qualcosa di "comprensibile", che avesse una trama, uno svolgimento logico e tradizionale. Era un libro scritto con la tecnica della "scrittura automatica" e soprattutto ha un "senso" in inglese perchè è molto musicale, zeppo di rime, di assonanze come una lunghissima canzone del periodo "psichedelico" (metà anni 60) piena di simbolismi e di "jokes" tutti dylaniani. In italiano si perde naturalmente la musicalità in questione.
Ti riporto più sotto delle considerazioni su Tarantula da "Jokerman" di Heylin.

Se invece hai mezz'ora di tempo, se ti piace "The X-Files" e vuoi leggere la mia "verità" su "Tarantula" la trovi nel fantaracconto dylaniano pubblicato qui :-)
Ciao e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"

"Il progetto di Dylan del quale si era maggiormente parlato durante il periodo che aveva
coinciso con la sua ascesa alla fama era il libro che si diceva egli stesse scrivendo. Vi aveva
fatto riferimento per la prima volta nel 1963, e quindi in occasione di varie interviste tenute
nel corso del 1964 e del 1965 -facendosi ogni volta sempre più vago a proposito dei suoi
contenuti. Quando ebbe luogo il famoso incidente del Luglio 1966 il libro non era ancora
apparso [Fu infatti solo nel 1970 che Tarantula vide la luce, perlomeno in forma ufficiale,
visto che ne erano circolate già delle copie illegali delle bozze sin da pochi mesi dopo l'inci-
dente]. Dylan giunse all'approccio adottato per Tarantola solo dopo numerosi e infruttuosi
tentativi.
Sebbene siano stati fatti numerosi tentativi per valutare i reali meriti letterari di
Tarantola, la storia riguardante la realizzazione del libro non è mai stata esplorata a fondo.
Lo stesso Dylan ha sempre dato l'impressione di essere stato come persuaso con lusinghe a
scrivere il libro, dopo il successo ottenuto dalle due raccolte di bizzarre poesie e racconti
pubblicate da John Lennon.
Bob Dylan: "Nel corso delle interviste che rilasciavo prima e dopo i concerti, i giornali-
sti mi chiedevano cose del tipo: Che altro scrivi ? E io rispondevo: Be' veramente non scri-
vo nient'altro. E loro: Oh, andiamo, devi scrivere qualcosa! Su, dicci qualcosa di più. Così,
rispondevo: Certo, scrivo libri. Dopo che sui giornali apparve la notizia che scrivevo libri,
cominciarono ad arrivarmi dei contratti... prendemmo quello più vantaggioso, e così eccomi
vincolato a scrivere un libro" [1969].
La verità è che egli confessò apertamente di stare scrivendo perlomeno un libro e due
commedie in diverse interviste concesse nel 1964 -quando ormai aveva già firmato un
contratto con la Macmillan. Secondo Bob Markel, direttore editoriale della Macmillan, il
quale fece da supervisore alla pubblicazione di Tarantola, Dylan non sembrava essere
estremamente determinato a scrivere un libro, ed era incerto quanto lo stesso Dylan a propo-
sito di cosa la Macmillan avrebbe effettivamente ottenuto.
Bob Markel: "Conobbi Grossman prima di conoscere Dylan... Bob aveva appena comin-
ciato a lasciare il proprio segno come cantante e scrittore. Albert mi disse di ritenere che
Dylan fosse un personaggio da tenere di conto, che un giorno o l'altro avrebbe potuto voler
scrivere un libro, e se ero interessato avremmo potuto trovare un accordo per un contratto...
Gli demmo un anticipo per un libro... L 'editore si stava prendendo un bel rischio, dando un
anticipo a un giovane, potenziale fenomeno le cui capacità non erano ancora state messe alla
prova... Lui stesso non aveva idea di come sarebbe stato il libro".
L' incertezza riguardante l' effettiva natura del libro sarebbe durata ancora un po' .Già
nell' Aprile del 1963, Dylan aveva detto a Studs Sterkel di stare scrivendo un libro; in quella
occasione, però, non aveva parlato di un viaggio surreale attraverso il linguaggio, ma di qual-
cosa di "storico", in senso molto lato, perlomeno nel senso in cui My Life in a Stolen Moment
e Last Thoughts of Woody Guthrie erano da considerarsi "storiche": qualcosa, cioè, che
parlasse della genesi di Bob Dylan,folksinger newyorkese.
Bob Dylan: "Sto scrivendo un libro... Parla della mia prima settimana a New York...
Parla di qualcuno che è giunto alla fine di una strada, sa che davanti a sè c'è un'altra strada
ma non sa esattamente dove, però sa che non può tornare indietro per la strada appena percor-
sa... ci sono i miei pensieri a proposito degli insegnanti che ho incontrato a scuola e di tutti
gli autostoppisti che percorrono le strade di questo Paese... ragazzi che vanno al college, e
tutte le persone che conoscevo, ognuna delle quali è una specie di simbolo per ogni genere di
persone" [1963].
Nell' Autunno del 1963, Dylan conobbe il poeta Lawrence Ferlinghetti, col quale discusse
la possibilità di scrivere un libro per la sua casa editrice, la City Lights, la quale, pubblicando le
opere di quasi tutti i poeti Beat, avrebbe rappresentato per Dylan una scelta eccellente, in
termini di credibilità. In ogni caso, nell' Aprile del 1964 Dylan non aveva ancora prodotto
alcun tipo di manoscritto, e scriveva a Ferlinghetti che il suo approccio verso l'intero progetto
era in costante mutamento.
"Ho pronte per te delle canzoni e delle storie, una specie. Il mio problema, però, è che
so di averne delle altre, e preferirei mandarti tutto assieme, anzichè solo quello che ho pronto.
Questo è quanto, penso" [1964].
Al momento in cui la Macmillan espresse il proprio interessamento al libro, il progetto
era ancora lungi dall'essere definito. Secondo Markel, il contratto originale siglato dalla
Macmillan riguardava un libro di fotografie su Hollywood; le fotografie avrebbero dovuto
essere di Barry Feinstein, marito di Mary Travers e responsabile del severo ritratto di Dylan
che faceva bella mostra di sè sulla copertina di The Times They Are a-Changin', mentre il
testo avrebbe dovuto essere opera di Dylan. Dylan parlò di questo libro a Max Jones del
Melody Maker nel Maggio del 1964, a Londra.
Bob Dylan: "Si tratta di un libro fotografico, e le parole che ho intenzione di scrivere non
avranno direttamente a che fare con le foto, ma in un certo qual modo coincideranno con lo
stato d'animo da esse suscitato. Tutte le foto sono state scattate a Hollywood, e ritraggono
qualunque cosa, dalla scritta Hollywood sulla collina a Marlon Brando che parla mentre qual-
cuno regge un cartello con su scritto Amico dei negri... Mi piace questo fotografo, e mi piace
scattare io stesso delle foto" [1964].
Dylan disse anche a Max Jones di avere perlomeno un altro libro in mente, e di stare
preparando anche un paio di commedie; in effetti, tre mesi prima aveva riferito a un giorna-
lista canadese che una delle commedie sarebbe stata pronta "prima del romanzo". Nel frat-
tempo, stava ancora lavorando a quella forma poetica in versi sciolti che aveva elaborato in
Eleven Outlined Epitaphs. Mentre, nel Giugno del 1964, portava a termine il proprio quar-
to album, Another Side..., aveva espresso ancora una volta il desiderio di includere qualco-
sa scritto di proprio pugno nelle note di copertina; il problema -come nel caso di The Times
They Are a-Changin' -era che aveva troppe poesie sottomano perche potessero trovare
posto sulla copertina di un album. Come risultato, le poesie di Another Side... (che, ironica-
mente, erano intitolate Some Other Kinds or Songs, un'ammissione del fatto che, nono-
stante tutti i suoi sforzi, queste poesie free-form rappresentavano qualcosa di diverso dalle sue
canzoni) vennero come pigiate a forza sulla copertina dell'album, scritte con un carattere
tanto minuscolo da essere quasi illeggibile. Nonostante questo espediente, solo cinque di
queste "specie di canzoni" poterono trovare posto sul retro di copertina; sei ulteriori esempi
di tali composizioni vennero in seguito pubblicati come bonus sulla raccolta Writings and
Drawings, del 1973.
Some Other Kinds or Songs rappresenta un passo avanti rispetto a Eleven Outlined
Epitaphs e alle altre poesie che aveva scritto nell' Autunno del 1963. La principale differenza
consiste nei cambi di verso; in Eleven Outlined Epitaphs i versi sembrano interrompere il
testo in punti in cui un pensiero termina e ne inizia un altro, mentre in Some Other Kinds or
Songs sembra che qualunque tipo di struttura rappresenti un impaccio. Esse anticipano diret-
tamente le anfetaminiche scosse ritmiche che Dylan avrebbe in seguito impiegato in compo-
sizioni come Subterranean Homesick Blues o sembrano casuali intrusioni in una poesia-prosa
che procede a briglia sciolta; in effetti, tali poesie in prosa sembravano rappresentare lo stile
verso il quale si stava indirizzando Dylan.
Bob Markel incontrò Dylan poco dopo che questi ebbe scritto Some Other Kinds or
Songs, e chiaramente il concetto che Dylan aveva del libro si era già orientato verso una
forma più vicina a quella di Tarantola, il cui titolo iniziale pare fosse stato Side One.
Bob Markel: "II nostro primo incontro avvenne nei vecchi e meravigliosi uffici che la
Macmillan aveva in centro. Era, probabilmente, l'Inverno del 1964 [sic]. Quando avevo
parlato per telefono con Bob egli aveva insistito perchè il nostro incontro avvenisse dopo il
tramonto, perchè non se la sentiva di viaggiare con la luce del giorno. In quei giorni, girava
attorno a New York in motocicletta... Non aveva scritto ancora alcun libro... Il primo titolo
che sentii attribuire a quello che aveva scritto fu Other Side... Il materiale era, a quel punto,
molto confuso, e il redattore l' aveva definito inaccessibile. I simbolismi erano molto difficili da
comprendere, ma per contro era anche molto terreno, pieno di oscure ma meravigliose imma-
gini... Per me si trattava di qualcosa di molto valido, e di estremamente diverso da quanto
aveva prodotto Dylan fino a quel momento. Non era un libro".
La migliore prova del fatto che Dylan si stesse orientando verso un approccio poetico
sempre più surrealistico è data da quattro lettere che egli scrisse nel corso del 1964 a Tami
Dean, una studentessa della Oklahoma State University. Le lettere {che non vennero
pubblicate prima del 1984, sedici anni dopo la morte della Dean, avvenuta in un incidente
automobilistico} denotano un'evidente evoluzione nel suo stile. La prima lettera, degli inizi
di Marzo 1964, fa riferimento a una sua visita a Dallas avvenuta tre settimane prima e mostra
uno stile simile a quello contenuto nelle lettere in versi sciolti indirizzate l' anno precedente a
Tony Glover, Sis Cunningham e all'Emergency Civil Liberties Committee, anche se stavolta si
tratta di semplice prosa: "Ti rivedrò, una volta o l'altra. in una strana notte. quando le foglie
volano via. e fa un freddo che quasi si gela. quando i fari passano sopra il promontorio sì ti
incontrerò all'incrocio. sul confine della città. nella polvere marrone". La seconda lettera,
datata probabilmente Primavera 1964, prosegue nello stesso stile, sebbene includa qualcosa
che forse è un riferimento indiretto a Chimes of Freedom: "Guardo fuori dalle finestre della
cattedrale, quando posso. altre volte le osservo dal basso della strada piovosa".
La terza e la quarta lettera sono agli antipodi di queste due concatenazioni di pensieri.
Apparentemente datate fine Estate-Autunno 1964, sono entrambe più esplicitamente surreali, e
scivolano con facilità in uno stile tipo flusso-di-coscienza che pone strati di incongruenza
sopra l'assurdo. Nessuna delle due sembra essere rivolta direttamente a Tami Dean -a ecce-
zione di un breve passaggio nella terza lettera dove il Dottor Zen dice ciao -ma sembrano
piuttosto delle esposizioni dello stato mentale di Dylan. La terza lettera è la più coerente, ed
è una divertente parodia della classica lettera stile "Cara Mamma, stiamo tutti bene" che
aveva già messo in ridicolo in una lettera scritta alla madre di Joan Baez nell' Agosto del 1964
(la lettera è riportata nella autobiografia della Baez intitolata And a Voice to Sing With}. Il
personaggio del Dottor Zen segue lo stesso stile di Syd Dangerous, Silly Eyes e Herold the
Professor di Tarantola, o della famiglia di pazzi ritratta in On the Road Again:
"Non sta accadendo niente di nuovo. il dottor zen dice ciao. gli ho detto che eri via, in
oklahoma. lui ha detto no che non lo è. io ho detto ok, ho capito. l'oklahoma non esiste. lui
dice no, cretino, è lei che non esiste. io dico ok, ok, lui dice salutala. a volte il dottore è un
po' strano. si .ficca lsd nel turbante tutti i giorni".
La quarta lettera ha ancora meno precedenti stilistici nella sua antecedente poesia. Diretta
precorritrice del misto di poesie in prosa e delle "epistole" in versi sciolti contenuto in
Tarantola, la lettera assomiglia a una cronaca dadaista. Si apre con la frase "E così, eccomi
qua, a cavallo di quest'ombrello", e prosegue con un linguaggio che si muove parallelo a
quello del pazzo mondo di canzoni come Bob Dylan ' s 115th Dream.
"Attenta ai crolli e non essere troppo buona con nessuno. potrebbero farsi un'idea
sbagliata. deridi il cimitero. fai dei pasticcini grazie mamma buon dio figlio è al ponte di
Londra che stai per andare? confondo pazzifantasmi..,. vengo a trovarmi nella posizione di
uno tradito..".
La lettera si conclude con ventiquattro frasi in versi sciolti. Il tono di consiglio presente
in frasi come "Attenta ai crolli e non essere troppo buona con nessuno" può essere ritrovato,
maggiormente sviluppato, anche in lt's Alright Ma e in quella che può essere forse considerata
la prima delle sue poesie in prosa vere e proprie, la quale venne pubblicata a fine Ottobre
1964. Nel programma del primo concerto da lui tenuto a New York da un anno a quella parte,
il famoso concerto della Vigilia d'Ognissanti del 1964, egli incluse un componimento intito-
lato Advice for Geraldine on Her Miscellaneous Birthday. In un'ilare galoppata attraverso i
temi del restare in riga e del conformismo in generale, egli consiglia la misteriosa Geraldine
di non creare mai niente, perchè potrebbe essere male interpretato e quindi tormentarla per il
resto della sua vita. Il modo in cui egli si rivolge a un'immaginaria amica/critica/componen-
te del proprio pubblico e cerca di smontare parte delle aspre critiche che aveva cominciato ad
attirare su di sè a partire dall'autunno del 1963 lega questa lettera, da un punto di vista tema-
tico e stilistico, alle "lettere" dello Scultore col Burro e di Herold the Professor contenute in
Tarantula.
Nei primi mesi del 1965, gli scritti pubblicati di Dylan cominciarono ad adottare piena-
mente lo stile in prosa che si può riscontrare Tarantola; infatti, due poesie in prosa pubbli-
cate nell'Inverno 1964-'65 furono accreditate come tratte dal suo imminente libro. Il primo
di questi "estratti" venne incluso in Sing Out come introduzione a All I Really Wanna Do, ed
era apparentemente stato ripreso da Walk Down the Crooked Highway, chiaramente un
titolo provvisiorio dell'insieme di scritti che sarebbe divenuto Tarantola; la sua prosa in stile
flusso-di-coscienza fa pensare che fosse stato concepito per essere incluso in Tarantola,
alla luce di frasi come "laura parla di Dio onnipotente dragone su per avenue B
tagliagole bugiardo in pantaloni lunghi".
Il successivo "estratto" dal suo imminente libro, in questa occasione senza titolo, venne
pubblicato sulla rivista Pageant, che aveva sede a Chicago, assieme a un inserto fotografico
a opera di Daniel Kramer. Brevi "commenti" ( come "mi piacerebbe fare qualcosa di valido
/come, forse, piantare margherite nel deserto / ma sono soltanto un chitarrista") erano stam-
pati accanto a ogni foto; in effetti, erano stati scritti in un paio d'ore a Woodstock, su richie-
sta dello stesso Kramer, ma avrebbero potuto benissimo fare parte del libro. L 'ultima poesia
in prosa pubblicata da Dylan nell'Inverno del 1965 prese la forma di note di copertina per il
suo imminente album, Bringing It AlI Back Home. Quest'ultimo componimento era il
meno ortodosso da lui scritto, e rappresentò il suo tentativo più riuscito di avvicinarsi alla
tecnica impiegata nei propri scritti da Burroughs. Agli inizi di Aprile, parlando del proprio,
imminente libro con Paul Jay Robbins, Dylan accennò alla parte che i cut-up avrebbero
potuto avere nel modo in cui il libro -adesso intitolato Off the Record -sarebbe stato
realizzato.
Bob Dylan: "Il titolo, Bob Dylan Off the Record, costituisce una specie di tentativo. Mi
hanno detto che esistono già altri libri che contengono quella frase, "off the record", nel titolo.
Il libro non può effettivamente avere un titolo, ecco che tipo di libro è. Penso che ne scriverò
anche le recensioni... Ho scritto delle canzoni che sono davvero particolari, strane, lunghe
catene di strofe, roba del genere... Non ho mai davvero pensato a scrivere una canzone inte-
ramente in versi sciolti. Ti piace qualcosa come i cut-up? ...Ho scritto il libro perche ho sotto-
mano un sacco di cose che proprio non mi è possibile cantare... Qualcosa del tutto priva di
rima, tutta spezzettata; nella quale non c'è niente, se non parole" [1964].
Appare chiaro il fatto che egli stesse descrivendo la forma finale che avrebbe assunto il
proprio libro. La maggior parte di Tarantola venne scritta nelle ultime settimane del 1964 e
durante i primi mesi del 1965. Dylan sembrava essersi gettato anima e corpo nella realizza-
zione del proprio libro, sebbene non vi avesse ancora trovato un titolo che gli andasse a genio.
Mentre l'Inverno cedeva il passo alla Primavera, egli, ospite di Joan Baez nella sua casa di
Carmel, scriveva e scriveva. Secondo la cantante, egli lasciò a casa sua un'enorme pila di
bozze, che non venne mai più a riprendersi.
Quando, alla fine di Aprile, arrivò in Inghilterra, Dylan aveva quasi completato l'insie-
me di scritti che sarebbe divenuto Tarantola. Era anche finalmente riuscito a farsi venire in
mente un titolo che lo soddisfaceva, titolo che rivelò a Michael Hellicar del Daily Sketch
prima di partire per il proprio tour inglese. La scelta del titolo Tarantula non è mai stata moti-
vata in maniera convincente. Come nel caso del proprio nome d'arte, solo lo stesso Dylan
conosce le vere ragioni della scelta da lui operata; comunque, è pressochè certo il fatto che
egli avesse letto un particolare capitolo di un classico della filosofia ottocentesca, intitolato
Sulle Tarantole.
"Mirate, questa è la tana della tarantola. Volete vedere la tarantola stessa? Ecco lì la
sua tela; toccatela, che essa tremoli! Eccola che arriva, senza indugio: benvenuta, taranto-
la! Il tuo simbolo triangolare giace nero sulla tua schiena, e io so anche cosa c' è nella tua
anima. Vendetta è nella tua anima, e ogniqualvolta tu mordi, lasci cicatrici nere. Il tuo vele-
no sprofonda l'anima in vortici di vendetta... pertanto io strappo la tua ragnatela, così che
la tua rabbia possa attirarti fuori dalla tua tana e la tua vendetta possa balzare fuori da
dietro la tua parola giustizia. Giacche il fatto che l'uomo possa essere liberato dalla vendetta,
rappresenta per me il ponte che conduce alla più alta delle speranze, e un arcobaleno dopo
una lunga tempesta".
Così parlò Zarathustra, cioè Nietzsche. Il nome del filosofo tedesco appare tra i crediti
dell'album Highway 61 Revisited, e sebbene lo stile di Così Parlò Zarathustra assomigli
assai poco a quello di Tarantola, è possibile che, essendo un libro di poesie in prosa che
ritraggono le visioni di un visionario viaggiante, abbia costituito per Dylan una sorta di
modello al quale rifarsi. Ci fu anche un altro libro di visionarie poesie in prosa che, sebbene
ugualmente dissimile per stile, servì probabilmente anch'esso come fonte di ispirazione per
Dylan: Una Stagione all'Infemo di Rimbaud.
In ogni caso, quali che fossero i precedenti letterari di Tarantola -e tra questi c' è ovvia-
mente una buona dose di poeti Beat -i suoi simbolismi sono tipicamente dylaniani. Tanto tipi-
ci, in effetti, che egli cominciò ben presto a pensare che il senso del libro sarebbe sfuggito ai
propri fan e a quei critici letterari che stavano solo aspettando una scusa per denigrare il cosid-
detto "bardo delle onde radio". Egli si rese conto che, sono parole sue, "la gente, a casa, non
ci capirà un bel nulla". Ovviamente, aveva ragione. Tra le opere della letteratura moderna,
forse soltanto Finnegans Wake di Joyce è altrettanto illeggibile quanto le parti di prosa
contenute in Tarantola.
Il suo problema, ora, consisteva nel fatto che tutti si aspettavano un libro intitolato
Tarantula. I giornalisti pretendevano da lui che parlasse del proprio libro, ed egli elaborò un
miscuglio di descrizioni che ne dessero un'idea, facendo vaghi e generici accenni a un qual-
che tema nascosto. Pertanto, il suo era un libro che parlava "di ragni", "di insetti"; era una
"raccolta di epitaffi". A volte, Dylan lo definiva "un libro di confusione, piccoli e brevi detti,
come una macchia sul muro"; altre volte, più onestamente, ammetteva di non avere la minima
idea di cosa parlasse; per certo non era narrativa, nè niente di simile.
Dylan cominciò ad avere qualche legittimo dubbio sull'effettivo valore del proprio libro.
Cominciò a portarsene dietro le bozze ovunque andasse, per leggerle agli amici e chiedere
loro un' opinione spassionata. Nell ' Ottobre del 1965 accennò ad Allen Stone il fatto che stava
cominciando a nutrire seri dubbi sull'effettivo valore del libro.
Bob Dylan: "Ho scritto un sacco di parole per questo libro, ma non posso usare niente di
scritto... non posso usare queste idee. Sono troppo deformate, e non sono quelle
giuste. Roba che è stata espressa già un milione di volte in passato... Ora non scrivo, a meno
che propio non mi capiti" [1965].
Quello stesso Autunno, parlando con Nat Hentoff, Dylan fu ancora più esplicito a propo-
sito dei propri dubbi riguardo gli effettivi meriti del libro. Sebbene egli raccontasse a Hentoff
una specie di parabola riguardante un romanzo al quale aveva lavorato "una volta", sembra
più che evidente il fatto che egli stesse parlando di Tarantola.
Bob Dylan: "Una volta, volevo scrivere un romanzo; così vi dedicai un sacco del mio
tempo, circa sei mesi, anche se a momenti alterni... Infine arrivai semplicemente alla conclu-
sione che quello che vi veniva espresso non era il mio messaggio. Non importava quante
pagine avessi scritto -circa cinquecento, penso -per certo non vi era contenuto il mio messag-
gio. Mi dissi: Questa è una stronzata. Non è nulla. Se anche finisco questo romanzo, non
verrà pubblicato prima di un anno e mezzo, forse due anni da adesso. Quando uscirà, sarà
qualcosa di completamente diverso... Insomma, poteva anche darsi che, al momento della sua
pubblicazione, sarei stato una persona completamente diversa da quella che l'aveva scritta,
solo che io avrei dovuto mantenermi all'altezza di quel romanzo, e se la gente mi avesse chie-
sto facevo... Avrei DOVUTO dire che stavo scrivendo un altro romanzo!" [1965].
Nonostante tutto, all'inizio del 1966 Dylan sembrava assolutamente intenzionato a
pubblicare il proprio libro. In Gennaio, assicurò un libraio che il libro sarebbe uscito "entro
un paio di mesi", gli mancava soltanto di dare un'ultima occhiata alle bozze. La macchina
pubblicitaria era già pronta per una campagna autunnale di supporto al libro, che però non
avrebbe mai avuto luogo; per Dylan c'erano già troppe aspettative alle quali tenere fede
perchè egli desiderasse che se ne aggiungesse anche un'altra.
Tarantola rappresentò il culmine del desiderio provato da Dylan di uscire dai confini
della canzone; dopo Like a Rolling Stone egli si rese conto di potere inserire in una canzone
qualunque cosa volesse esprimere, anche se per fare ciò dovette ridefinire il concetto di
canzone stessa. Le sue ultime poesie in prosa (eccezion fatta per le note di copertina di Planet
Waves, del 1974) sarebbero apparse sul retro di Highway 61 Revisited, e nel foglio
del programma del Newport Folk Festival del 1965. Gli eventi di quel fatidico fine settimana lo
avrebbero spinto verso una nuova direzione, e non ci sarebbero stati, dopo di lui, altri
ragni tentati a ballare la tarantella
Bob Dylan: "Tutti i miei scritti diventano canzoni, ora; le altre forme letterarie non mi
interessano più" (1966)
 



 
 
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