parte 107
Lunedì 8 Aprile 2002

Vuoi discutere di Bob Dylan, della sua musica, della sua storia?... 
Hai domande da porre, storie da raccontare, emozioni da condividere,  sul grande Bob o inerenti la sua  musica e la sua vita? 
Scrivi a spettral@tin.it e le tue mail saranno pubblicate in queste pagine ogni lunedì.
Il curatore di questa pagina si riserva di pubblicare o meno, del tutto o in parte, le mail spedite a questa rubrica in relazione alla forma ed ai contenuti delle stesse, tagliando o cestinando quelle che dovessero contenere frasi ritenute non pubblicabili o argomenti non inerenti la rubrica stessa.
Napoleon in rags


1168)   Ti invito a leggere questo articolo: http://www.diario.it/cnt/articoli/inchieste/articolo166.html
   In attesa di inviarti l'articolo su Hibbing, ti mando questo articolo di due anni fa

   Gianni, the lonesome sparrow

Ciao Gianni e grazie mille sia per questo articolo che per quello che mi manderai del Diario relativo ad Hibbing (che io non ho trovato).
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"
 

da venerdì 26 maggio a giovedì 1 giugno 2000

QUANTA STRADA BOB

Alle soglie dei sessant'anni, Bob Dylan torna in Italia con «le cose sono cambiate». Per chi lo vuole premio Nobel per la  letteratura, è un poeta che ha cambiato il mondo. Lui dice di no: è solo blues

di Enrico Deaglio
 

   Sono anni che domando al mio vecchio amico Paolo di scrivere un articolo – un lungo pezzo – su Bob Dylan. Non ci    sono mai riuscito. Ci deve essere una ragione. La ragione che mi sono fatta è questa: che puoi anche essere amico di un dylanologo, sed magis amicus Bob. E a Paolo, Bob non ha ancora detto di scrivere.
   Agli inizi degli anni Novanta, quando abitava ancora in un essenziale open space in corso Re Umberto, Paolo aveva un armadio appositamente costruito per conservare tutte le registrazioni originali dei concerti di Dylan. Sembrava uno di quegli scaffali dove i commessi di farmacia vanno a prendere a colpo sicuro quella vecchia pomata che gli avete chiesto.
   Ascoltavamo come aveva cantato But It ain’t me, babe ad Amburgo e come l’aveva cantata a Lione. Un’altra volta (ma già aveva cambiato casa) ascoltammo il nastro dell’intervista, che sette fortunati prescelti dalla sorte avevano ottenuto da Bob. Il Dylan parlante aveva una voce dura, spessa, del tutto diversa da quella del Bob cantante che conosciamo: nasale, nervosa, solitaria. Una terza volta, nel 1997, proprio mentre la sua Juventus stava perdendo clamorosamente una Coppa dei campioni contro il Borussia Dortmund, arrivò la notizia che Bob stava per andarsene: pericardite. Lo davano per
   spacciato. Paolo avrebbe dato mille Juventus per il cuore di Bob. E venne ascoltato: la vecchia quercia Robert Zimmerman si riprese proprio sul filo della morte e, una volta fuori pericolo, commentò, acido: «E dire che ero quasi arrivato vicino a Elvis». Gli chiesero: «Sa che lassù Elvis ha organizzato un coro? Pensa che sarebbe stato accolto?».  «Oh, assolutamente sì».
   IL SIGNOR ANGOSCIA. Neanche questa volta sono riuscito ad avere l’articolo, ma forse ho rimediato un posto in prima fila per il concerto di Milano. «In prima fila è tutto diverso», promette Paolo. Bob Dylan canterà quello che vorrà, come fa sempre. Ma canterà sicuramente anche Things have changed, il suo ultimo single. A un milione di anni di distanza da The times they are a-changin’, quella che per capirla non occorreva un metereologo, quella che – alcuni sostengono – ha deviato il corso del mondo. La sentiamo, la si scarica con Mp3; non è triste. Canta di un uomo angosciato con una testa angosciata, con nessuno davanti e niente dietro; compare una donna dalla pelle bianca e con lo sguardo assassino, bevendo champagne. Lo invita a Hollywood e a vestirsi adeguatamente. Ma il signor Angoscia resta ad aspettare l’ultimo treno: la gente è diventata matta, i tempi sono strani, e lui? I used to care, but things have changed. Una volta si preoccupava per gli altri, ma le cose sono cambiate. Si parla di «un posto che non mi fa nessun bene», di «una città che per me è sbagliata», di tanta acqua che è passata sotto i ponti. Ma con lei, c’è passata anche tanta altra roba. Si parla di quelli che vorrebbero vincere senza le carte in mano, della saggezza (che non tutti hanno) nel passare quando si ha la mano perdente e di Mr Jinx e Miss Lucy che si sono buttati nel lago, ma il signor Angoscia non farà lo stesso errore. La risentiamo: non è affatto triste. È veloce. Irritata. Irritabile. Irritante. La voce non è di sessanta, caso mai quaranta. Beato  lui. Beato lui che se ne viene a cantare in Italia, nel paese del finto I care. Innocente lui, che ha anche nel repertorio una canzone di nome Silvio: Silvio, I gotta go find out something only dead men know. Silver and gold won’t buy back the beat of the heart grown old. Silvio, scoprirò qualcosa che sanno solo i morti. Oro e argento non ti restituiranno il battito di un cuore diventato vecchio. Navighiamo nei portali dylaniani e ci leggiamo le motivazioni della sua candidatura al premio Nobel per la letteratura.
   Allen Ginsberg: «Bardo e menestrello tra i maggiori del XX secolo, le sue parole hanno influenzato diverse generazioni in tutto il mondo. Merita il premio Nobel per i suoi poteri, grandi e universali». Lettere di raccomandazione  inviate dal comitato, presieduto dal professor Gordon Ball, Usa: «Nelle nostra era moderna, Bob Dylan ha fatto ritornare la poesia alla sua trasmissione primordiale, quella del respiro umano e del corpo. Il suo simbolismo straordinariamente inventivo lo avvicina ad Arthur Rimbaud e a William Butler Yeats». «Invitiamo i membri dell’Europa meridionale a votarlo, sulla scia dei premi a Eugenio Montale e a Camilo Jose Cela». «Ricordiamo che il ministro della Cultura francese Jack Lang lo ha insignito del titolo di Commandeur des Arts et des Lettres». «Ricordiamo anche che Sir Winston Churchill ebbe il premio Nobel per la letteratura nel 1953 non solo per le sue magistrali descrizioni storico biografiche, ma anche per la sua brillante oratoria spesa in difesa dell’esaltazione dei valori umani».
   Per quanto mi riguarda, io l’ho visto una volta sola, al Palasport di Roma e saranno stati gli anni Ottanta. Ci andai con Lisa, che è di mezza generazione più vecchia di me. Eravamo seduti sugli spalti; lui era rigidissimo, freddissimo. C’erano anche due amici di San Francisco. Loro avevano visto Dylan nella loro città, figli dei fiori e tutto il resto. Avrebbe dovuto essere a casa sua. E invece, Dylan si era presentato sul palco senza il minimo affetto e, accordando la chitarra, aveva detto solo: «Sono contento di essere di nuovo a San Francisco, la città del Golden Gate». Lisa si era portata nella borsa due grossi panini col salame e a un certo punto li offrì a due ragazzi che stavano vicino a noi. Furono felici, perché erano affamati. A quei tempi, Lisa, quando andava a votare, scriveva sulla scheda: «Bob Dylan for president». Mi sembra che un’altra volta abbia anche scritto: «Bob Dylan e Pete Seeger». Adesso, ovviamente, scrive: «Adriano».

   LA VECCHIA AMERICA. Altra questione. Ho sempre cercato un giornale che mi mandasse a fare un’inchiesta a Duluth, Minnesota, la cittadina dove Robert Zimmerman (Bob Dylan) è nato, ormai quasi sessant’anni fa. Non ci sono mai riuscito. Adesso però Paolo mi ha prestato un libro: Dylan in Minnesota, e sono soddisfatto. Le vecchie foto mostrano una città rugginosa, operaia, freddissima, sull’angolo occidentale del Lago Superiore, a cento chilometri dal Canada e non distante dalla Fargo dei fratelli Coen, tra magazzini, navi, scioperi. Gli Zimmerman, il patrimonio genetico del nostro Bob, erano un grosso clan di ebrei emigrati dalla Lituania alla fine dell’Ottocento. Nel libro molte curiosità sono appagate: c’era, a Duluth, una vecchia durezza di rapporti sociali. Prima c’era la corale del tempio ebraico, la filarmonica del liceo, poi arrivarono i juke box. C’era una grande strada, Howard Street, la solita grande strada americana che taglia in mezzo il paese o la cittadina, con le insegne pubblicitarie, i distributori di benzina, l’hotel, l’emporio e persone che passano da una parte all’altra. (Molte fotografie di Bob Dylan lo mostrano mentre attraversa una strada: è sempre a suo agio). Un giorno in Howard Street misero i parchimetri, che figurano spesso nei versi di Bob, che chissà poi se il nome d’arte lo prese da Dylan Thomas, come si è sempre detto, o da un suo zio che faceva di cognome Dillon.
   Ma negli anni Cinquanta, da quelle parti, tutto avrebbero dovuto produrre – la meccanica, elettronica, il sindacato – ma nessuno si sarebbe potuto aspettare che rinascesse il blues, che veniva dal Sud. E invece, lo portò la radio. Nato nel 1941, diplomato nel 1959, non particolarmente popolare tra i compagni di scuola, Robert Allen Zimmerman ricordava sei anni dopo, già all’apice del successo: «Duluth è il posto che mi resta più vicino. Io sono quel colore, io parlo in quel modo, io vengo da un posto che chiamano cintura dell’acciaio. Il mio cervello e i miei sentimenti vengono di lì. Io non darei mai un calcio a uno che sta affogando, e nessuno dalle mie parti lo farebbe». Strani frutti della storia, come quella di Janis Joplin, di Port Arthur (Texas), città dove tutti avevano le catene nel cervello e la ragazza bianca si trovò con la più grande voce nera del secolo. Strane storie, come quella successa a Leonard Bernstein, che se ne nacque povero in un posto infame di filande, a Lawrence Massachussetts, e divenne direttore d’orchestra perché nel suo quartiere da bambino il suo orecchio si era abituato a una mescolanza di dodici lingue e altrettanti dialetti.
   Nel 1965, a 24 anni,  Bob Dylan ebbe il suo annus mirabilis, con l’lp Bringing it all back home e il single Like a Rolling Stone, la rivoluzione della musica rock: sei minuti (tempo mai tentato per una canzone), recriminazione al posto dell’amore, rap, monologo monotono, apparizioni surreali, durezza. Divenne il numero 2 in America e il numero 4 in Gran Bretagna. E qui veniamo al punto, un punto su cui Paolo mi ha sovente intrattenuto. Il punto è questo, che Bob Dylan nel 1966 andò a suonare a Manchester – vecchie querce operaie inglesi – alla Free Trade Hall, luogo storico. Lui era famosissimo, il teatro era pieno, la band che lo accompagnava erano gli «Hawks». Misero, per la prima volta, l’amplificazione elettrica, cominciarono gli accordi per Like a Rolling Stone e cominciarono i guai, perché dal loggione venne, forte, un «Giuda!». Dylan restò in silenzio, poi rispose: «I don’t believe you!». Altri venti secondi di silenzio, poi gridò «You are a liar!», tu sei un bugiardo, e diede avvio alla canzone, rivolgendosi al gruppo: «Play it fucking loud!», suonatela a tutto volume. Era lui il Giuda? Era lui che aveva tradito il folk per l’elettrificazione? E chi era la persona che aveva gridato? Il concerto, registrato all’epoca, è stato messo in commercio l’anno scorso e per i dylanologi (una setta cui Paolo appartiene a pienissimo titolo) si pose il problema di trovare chi aveva gridato. Lo hanno trovato: si chiamava Keith Butler, era allora uno studente universitario e oggi è un bancario a Toronto. Rintracciato, ha dichiarato l’anno scorso a Manchester, in una specie di processo popolare, che effettivamente aveva gridato «Giuda», perché l’elettrificazione gli aveva portato via il senso delle parole. È ritornato nel vecchio teatro, si è ricordato tutto. Ha aggiunto, però, che «ora tutto gli sembrava più piccolo».
   Beh, questa è la storia di Bob e del perché Paolo non scrive. Troppo coinvolto. E poi, che cosa ci sarebbe da scrivere, ancora? Ora lo sradicato Robert di Duluth, Minnesota, arriva in Italia. Ormai da vent’anni, come nessun altro, gira il mondo: ha una media di più di cento concerti l’anno, che mantiene da molto tempo (anche nel 1996, l’anno in cui quasi arrivò nella corale di Elvis). Vive in albergo o nel pullman attrezzato, non gli si conoscono legami affettivi. Un figlio, Jesse, è un grande produttore di video; l’altro, Jacob, è il leader dei Wall Flowers. Il 15 maggio scorso, dalle mani di re Gustavo di Svezia ha ricevuto un assegno di 116 mila dollari per il Polar Music Prize. Su Internet, un portale quasi ufficiale, «Expecting rain» (citazione da Desolation Row), con sede in Norvegia e gestito da Karl Eric Anderson, viene aggiornato ogni ora e presenta tutte le tappe dei concerti, le cronache, le recensioni. Accanto a questo, esistono centinaia di altri siti dylaniani, compresa una Dylan chat nella quale la leggenda metropolitana vuole che intervenga egli stesso. Come è noto, ha suonato anche per il Papa, davanti al quale si è rigidamente inchinato e ha definito l’avvenimento «a great show». Suonò Forever Young. Quando glielo ricordarono, disse: «Sì, mi sembra di sì». Nella sua ultima intervista collettiva, in occasione del tour europeo del 1998, Dylan negò con tranquillità la politicità delle sue canzoni, negò di avere avuto un qualsiasi ruolo nel movimento di opposizione alla guerra e si disse anche privo di una solida idea politica, qualche volta trovandosi all’estrema destra, qualche volta all’estrema sinistra. E stupì i suoi intervistatori spiegando la sua poetica musicale. È, semplicemente, il blues: «È una struttura semplice, ma è una forma ideale per dire qualsiasi cosa tu voglia dire nella sua forma più semplice. Io non so che cosa sono i blues, non so chi li ha nelle vene e chi non li ha, ma non sono sicuro che la gente, oggi, in questa gara di topi in corsa, possa identificarsi nel blues. Per me, il blues è una cosa rurale, una cosa delle campagne. E anche quando i blues vengono portati nelle grandi città, continuano a rimanere tali, anche se vengono pompati con l’elettricità. E questo è il fatto: tutta la musica che ascoltiamo, oggi, è elettricità. Chitarre elettriche, basso elettrico, sintetizzatori elettrici... Non senti più il respiro delle persone, non ci senti più dentro il cuore. E più vai avanti su questa strada, meno hai a che fare con il blues. Il blues per me è forma pura, come la vecchia musica country».
   Lontano dal «play it fucking loud» di Manchester 1966. Nella stessa intervista, disse di apprezzare moltissimo Charles Aznavour. Gli chiesero, infine, se, con tutti i suoi concerti, con il tour de force cui si sottoponeva, volesse far sapere che andava sempre avanti. E Dylan rispose: «Oh, certo, sempre avanti. E poi indietro, e poi avanti. Ma sempre avanti». Caso unico per un quasi sessantenne, almeno tremila persone si presentano sempre, in qualsiasi parte del mondo, ai suoi concerti, e diventano più di diecimila se una band conosciuta, o una grande rock star lo accompagna. Ha cantato Blowin’ in the wind e Masters of war davanti ai cadetti dell’Accademia militare di West Point ed è stato applaudito. È stato un seguace della filosofia Zen, poi non lo è più stato. È stato per tre anni un cattolico fondamentalista, poi non lo è più stato. Non si hanno più notizie della mitica Sara, la madre dei suoi due figli. Arriva in Italia e ci dirà che le cose sono cambiate. Prenotatevi su Internet, tutte le carte di credito sono accettate. 


1169) Per iscriversi alla mailing list dedicata al principe della canzone d'autore italiana Francesco De Gregori è sufficiente spedire una email in cui comunicate la vostra intenzione di aderire ed il vostro indirizzo email  all'indirizzo turricano@libero.it
   Iscrivetevi!!! 



 

1170)   Salve Ragazzi!

   Io il 19 sarò da Bob a Ravenna, e che ve lo dico a fare...+ si avvicina il  giorno + l'euforia sale alle stelle!

   Da una parte sono insofferente perchè devo aspettare ancora due settimane!è per questo che vi scrivo!La mia insofferenza mi porta a voler sapere qualche "nuova" sul concerto!A chi scrivere se non a voi, che ne sapete sempre una in più del diavolo!Ditemi qualcosa!Cosa ne sapete?

   Secondo voi ho fatto bene a scegliere Ravenna piuttosto che Milano?
   Io personalmente ho scelto Ravenna perchè il concerto si terrà al palazzo Mauro De Andrè...hai visto mai che quel cognome (anche se Mauro è il fratello di Fabrizio) mi porti fortuna. Grazie!
Ah, non serve una risposta a me come singolo, pubblicate ciò che sapete su "cosa c'è di nuovo" tanto ogni santo giorno sono lì che spulcio notizie!
 

   CIAO BELLI,

   COLGO L'OCCASIONE PER DIRVI CHE SIETE MITICI, CONTINUATE COSì
  Daniele
 

Ciao Daniele,
come hai visto un pò di notizie buone ci sono come ad esempio il fatto che Bob ha tirato fuori due canzoni praticamente nuove di zecca (si fa per dire, parlo in termini di scalette...) come Man of constant sorrow che ha rifatto in una versione incredibilmente bella. E poi SOLID ROCK!!! Ne parleremo più giù in questa pagina. Speriamo che le sorprese non siano finite qui e che ce le faccia anche da noi in Italia... Se hai fatto bene a scegliere Ravenna piuttosto che Milano? Naturalmente hai fatto male. Dovevi fartele entrambe. Scherzi a parte azzeccare se quella sera Bob è "in" o "out" è come fare il tredici al totocalcio. Speriamo sia "in" in entrambe le occasioni (e magari anche ad Innsbruck e Zurigo dove molti della Fattoria saranno sicuramente presenti). Continua a seguire il "Cosa c'è di nuovo" dove commenteremo giorno per giorno le scalette fino a Ravenna e se ci sono altre belle notizie lo sottolineeremo.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"


1171) Ciao Michele
   Dalle mie recenti indagini a ritroso nel passato ho rintracciato qualche notizia interessante a livello di cover in Italiano di Dylan, restano tuttavia per me irrisolti due casi quello della Balatresi e della Hansen. Spero solo di non aver fatto la solita scoperta dell'acqua calda, tuttavia tutte le canzoni sono verificate con l'ascolto.

   Camaleonti Non Sperarlo più If You gotta go go now

   Honeybeats Fa come vuoi If You gotta go go now

   Crazy boy L'esquimese Mighty Queen

   Dik Dik L'esquimese Mighty Queen

   Rick Gianco Come Una Donna Just Like A Woman

   Jonathan & Michelle L'uomo che sa Master Of War
   La Risposta Blowin' In The Wind

   Kinks Bambina Non Sono Io It Ain't me babe
   La risposta Blowin' In The Wind

   Nomadi Ti voglio I Want You

   Gianni Pettenati Come Una Pietra che Rotola Like Rolling Stone

   Wretched Come Una Pietra che Rotola Like Rolling Stone

   NB Riky Maiocchi incise due versioni in Italiano del Traditional House of Risimg Sun una dal titolo La Casa Del Sole l'altra con titolo Non Dire A Mia Madre

   Quanto a nuove cover in Inglese ho avuto modo di ascoltare:
 

   Shelter From The Storm Cassandra Wilson nel suo ultimo album Belly Of The Sun

   White Stripes "Love Sick" Download presso Expecting Rain

   Sting I Shall Be Released

   Bryan Ferry dall'ultimo album in uscita a fine aprile dal titolo Frantic
   It's All Over Now Baby Blue (Primo Singolo)
   Don't Think Twice It's All Right

   Elliot Smith When I Paint My Masterpiece

   Cowboy Jukies You Ain't Goin' Nowhere

   A presto
   Salvatore The Eagle

Ciao Salvatore grazie per la lista. Settimana prossima aggiorno il paginone delle covers.
Michele "Napoleon in rags"



 

1172) Caro Napoleon,
accolgo il Tuo invito e provo a stilare una classifica dei brani "live".
 

   ALBUM UFFICIALI
 

   1. Idiot wind da Hard rain

   2. It ain't me babe da Live 1961-2000

   3. Blowin' in the wind da Budokan

   4. Shelter from the storm da Hard rain

   5. Knockin' on heaven's door da Before the flood

   6. Tangled up in blue da Real live

   7. Shooting star da Umplugged

   8. Like a rolling stone da Live '66

   9. Simple twist of fate da Budokan

   10. Ballad of a thin man da Real live
 

   Ma, lo sappiamo tutti, gli album live di Dylan non rispecchiano neanche la centesima parte delle sue live performers (a proposito: qualcuno mi sa spiegare il perche' il meglio del Dylan live non e' stato mai pubblicato? E' volonta' del Maestro o dipende solo dalla Sony?)
 

   Voglio, quindi, provare ad elencare una serie di canzoni tratte da bootlegs che amo in modo particolare, invitando gli altri maggiesfarmiani a fare altrettanto (sara' per me e per tutti un incentivo ulteriore ad andare in caccia di nuovi boot!)
 

   1. Lay, lady, lay Parigi 1998

   2. Jokerman Woodstock 1994

   3. Shelter from the storm Hiroshima 1993

   4. Romance in Durango Boston 1975

   5. Visions of Johanna Firenze 2000

   6. Every grain of sand Barcellona 1984

   7. Mr. Tambourine man Anzio 2001

   8. Desolation row Bruxelles 1987

   9. I and I Londra 1993

   10. Just like a woman Sydney 1986

   11. Blind Willie Mc Tell Washington 2001

   12. Senor Aschaffemburg 1995
 

   Saluti a tutti
 

   Stefano (quello che un paio di settimane fa si e' lamentato delle scalette sempre uguali!).
 

Ciao Stefano. Intanto avrai notato che dopo aver letto la tua mail sulle pagine di MF Bob ha inserito subito in scaletta due grosse novità. Tempo fa sempre sulla posta di MF ci si lamentava del batterista vecchio (Dave) e Bob l'ha prontamente sostituito con Receli. A questo punto io mi sbilancio: Bob, visto che stai leggendo sicuramente queste righe ci vediamo nel backstage di Ravenna dopo il concerto, ci farai entrare ok? Tutti quelli di MF presenti, ok? Bene. Tornando a noi, grazie per le classifiche... Io ci stavo pensando ma è dura scegliere... Magari tra qualche settimana provo a stilare la mia.
Ciao Stefano e se vieni a Ravenna naturalmente vieni anche tu con noi da Bob, ok?
Michele "Napoleon in rags" 



 

1173) Cerco disperatamente 2 biglietti per il concerto di Ravenna del 19 aprile 2002.
   Ogni aiuto o suggerimento sarà molto gradito.
   Grazie

   Andrea

   andrea.romano@re.nettuno.it

Ciao Andrea,
perchè, son già esauriti? Possibile?... Hai provato alla sede della banca "Monte dei Paschi di Siena" più vicina al posto in cui vivi? Io l'ho comprato da loro e ne avevano pacchi...
Ciao,
Michele "Napoleon in rags" 



 

1174)  Se non lo avete ancora fatto aggiornate i vostri bookmark col nuovo indirizzo di Maggie's Farm che è il seguente
Michele "Napoleon in rags"

http://www.maggiesfarm.it



 

1175) Questa è la mia classifica degli album; noterai che Blood on the tracks non compare: è un disco che non mi piace e mi piacerebbe sapere come fa ad essere 1°

   1.The freewheelin' Bob Dylan
   2.The times they are a-changin'
   3.Highway 61 revisited
   4.Bringing it all back home
   5.World gone wrong
   6.Oh Mercy
   8.John Wesley Harding
   9.Time out of mind
   10.Mtv unplugged

   Anche nella mia classifica delle canzoni (che dolore scartarne alcune come Forever young,My back pages...) non compare la vostra n°1 (Like a rolling stone), che non amo granché nonostante Highway 61 revisited mi piaccia molto.

   1.Blowin' in the wind
   2.Girl from the north country
   3.Shooting Star
   4.The Times They Are A-Changin'
   5.It Ain't Me Babe
   6.With God On Our Side
   7.Don't Think Twice, It's All Right
   8.The Lonesome Death of Hattie Carroll
   9.Ballad of a Thin Man
   10.Senor (Tales of Yankee Power)

Roberto

Ciao Roberto
due classifiche decisamente "classiche" con album e canzoni per il 90 per cento anni '60... Per quanto riguarda Blood on the tracks è praticamente sempre stato al primo posto nella nostra classifica ed ha un vantaggio tale che mi sa ci resterà a lungo. A te non piace proprio per niente? Nemmeno una canzone? Possibile?
Ciao,
Michele "Napoleon in rags" 



 

1176)   Caro Michele,
   nonostante i tuoi sforzi di aiutarmi purtroppo fino ad oggi non ho trovato nessuno che va al concerto di Ravenna per poi ripartirne sulla direttrice nord, e che sia in grado di dare a me ed ad una amica un passaggio da Ravenna a Venezia a fine concerto (ovviamente condividendo le spese).La mia e-mail è: me4623@mclink.it Ti dispiace di  riprovare a rimettere l'annuncio? Ti ringrazio tanto.
   Spero di vederti a Ravenna, naturalmente nelle prime file . Prima del concerto indosserò un K-way rosso fiammante,così sarò facilmente individuabile. Stammi bene,
stef "the porcupine"

Ciao Stef,
annuncio rimesso. Spero che qualche veneziano (e dintorni) possa aiutarti. Naturalmente a Ravenna ci vedremo, noi animaletti ci saremo tutti. Vatti a rivedere la nostra splendida foto qui così saprai riconoscerci... Naturalmente anche noi contiamo di essere nelle primissime file.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags" 


1177) Grandi i nuovi sfondi fotografici dei tre indici di MF. Complimenti davvero, quelle foto ritoccate sono stupende. Adoro in particolare quella con Bob che punta il dito e quella in cui è seduto con la tshirt bianca. Comunque sono tutte bellissime. Una domanda: perchè non ne metti uno con tutte copertine dei dischi rimaneggiate e ritoccate? Sarebbe una figata secondo me!
Bravo Michele, continua così!

   Valros

Ciao Val
effettivamente sono splendidi ma io non c'entro. Il merito è tutto di Massimouse che devo dire sta facendo un lavoro incredibile per abbellire sempre più MF. Avete visto i suoi vecchi lavori qui



 

1178) ciao a tutti
   ecco la mia classifica che cambia ogni 5 minuti
   1 blood on the tracks
   2 oh mercy
   3 pat garrett & billy kid
   4 highway 61 revisited
   5 time out of mind
   6 slow train coming
   7 blonde on blonde
   8 shot of love
   9 love and theft
   10 planet waves
   Andrea Chiodo

Ciao Andrea,
tanto per restare in tema... bott al primo posto... Settimana prossima sarà la volta dell'aggiornamento anche del paginone delle classifiche.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags" 



 

1179) Ciao Michele
   mi sono divorato l'anteprima del libro di Paolo Vites che hai pubblicato qualche giorno fa. Mi sembra molto bello "a prima vista" ma non ho capito una cosa: c'è scritto che coprirà tutta la produzione di Bob ma solo degli album ufficiali? O di tutto quello che ha pubblicato (45 giri, singoli, collaborazioni, apparizioni speciali su dischi altrui, edizioni limitate, canzoni per film e tutta la miriade di roba che Bob ha pubblicato in giro...?). Lo stesso dicasi per il Dylan live: ci saranno le schede dei bootleg o solo le segnalazioni dei concerti migliori anno per anno? Io di Dylan ho una conoscenza discreta per quanto riguarda le cose "trovabili", i dischi ufficiali "normali" e non mi dispiacerebbe avere un libro con le schede relative e i dati di tutto quello che Bob ha prodotto (anche se forse ci vorrebbe un'enciclopedia probabilmente). Comunque la scheda di BOTT - il mio disco di Bob preferito!! -  che ho letto è stupenda (sarà strutturato a singole schede il libro?) e mi fa piacere vedere che il libro è molto approfondito (ho visto che Vites non si limita a parlare del disco ma fa il punto sul momento storico parlando della vita di Bob in quel periodo). Non conoscevo l'episodio della chitarra "alla Joan Baez" così come non sapevo del ruolo così importante avuto dal fratello di Bob, David,  in BOTT (credevo si fosse limitato a consigliare a Bob di registrare di nuovo e basta invece ho letto che il suo ruolo è stato molto più importante). E quelle note di Pete Hammill dove si trovano? Sarebbe bello leggerle...magari tradotte in italiano (io ho solo il cd dove non ci sono). Un ultima cosa se la sai: quante pagine avrà il volume? E il prezzo?
   Ciao,
   Luca
   ps: un'ultimissima cosa. Vites scrive: (...) Dopo averla suonata in chiave di Sol, Dylan chiede un parere. "Passabile", risponde senza convinzione Odegard. "Mi fulminò con lo sguardo, sibilando: 'Passabile'?", racconta lo stesso Odegard, "nello stesso modo in cui in Don't Look Back fulmina con lo sguardo il povero Donovan.
   Perchè Bob aveva fulminato con lo sguardo "il povero Donovan" in Don't Look Back?...

Ciao Luca
giro la tua mail a Paolo Vites che spero potrà darti tutte le risposte...
Ciao,
Michele "Napoleon in rags" 



 

1180) Come mai nei concerti della scorsa settimana Bob ha ritirato fuori proprio Solid Rock? L'ultima volta che l'aveva cantata è stato addirittura nel 1981 (21 anni fa!!!). Un riferimento all'attuale situazione mondiale? Ai morti israeliani e palestinesi in Terra Santa ("i popoli aspettano che giunga una falsa pace")? Una conferma che come di recente si è discusso su Talkin' Bob Dylan Blues Bob è ancora profondamente cristiano? Che ne pensate?...

   SOLIDA ROCCIA
   parole e musica Bob Dylan

   Sono aggrappato ad una solida roccia
   creata prima della creazione stessa del mondo
   E non la lascerò, non posso lasciarla, non la lascerò,
   non posso lasciarla, non la lascerò, e non posso lasciarla più

   Per me Egli è stato punito, per me Egli fu odiato,
   per me fu rinnegato da un mondo che Egli stesso aveva creato
   Le nazioni sono adirate, alcune sono maledette,
   i popoli aspettano che giunga una falsa pace

   Bene, io sono aggrappato ad una solida roccia
   creata prima della creazione stessa del mondo
   E non la lascerò, non posso lasciarla, non la lascerò,
   non posso lasciarla, non la lascerò, e non posso lasciarla più

   E' normale che la carne combatta contro lo spirito
   lo puoi sentire ed ascoltare ventiquattr'ore al giorno
   usando ogni mezzo conosciuto.
   Ed Egli non cederà mai finchè la battaglia non sarà vinta o persa

   Bene, sono aggrappato ad una solida roccia
   creata prima della creazione stessa del mondo
   E non la lascerò, non posso lasciarla, non la lascerò,
   non posso lasciarla, non la lascerò, e non posso lasciarla più
 

La nuova versione è molto simile a quella su disco ed anche il testo è praticamente lo stesso anche se al verso:

Using all the devices under the sun.

...Bob dice una parola diversa rispetto a "devices" ma non riesco a capire quale

   Ed al verso successivo:

   And He never give up 'til the battle's lost or won.

   elimina il "or won" finale e non sono sicurissimo che dica "lost" o piuttosto un'altra parola. A parte queste due parole il testo è esattamente quello del disco originale. Qualcuno è riuscito a decifrare le due parole nuove (a meno che non siano le stesse pronunciate un pò "smangiate" da Bob)?
Napoleon


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COME WRITERS AND CRITICS...
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LE NOVITA DELL'ULTIMA SETTIMANA 
(e di un paio di settimane precedenti... per i ritardatari!)

 
Ho tradotto da Expecting Rain questa recensione del concerto di Stoccolma
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Ho tradotto i seguenti testi:
EAST VIRGINIA BLUES - GIRL ON THE GREENBRIAR SHORE - IN THE PINES - IT'S HARD TO BE BLIND - JOHN HARDY -  MY BLUE EYED JANE - NIGHT AFTER NIGHT - STOP NOW - TALKIN' DEVIL - TALKING FOLKLORE CENTER - THIS OLD MAN - IF YOU SEE HER SAY HELLO (VERSIONE ALTERNATIVA)
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STORIES IN THE PRESS
BOB DYLAN: 
PARIGI
LUGLIO 1978
PAVILLON DE PORTE PANTIN
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COME WRITERS AND CRITICS...
DYLAN LIVE: LUCI ED OMBRE di Alessandro Cavazzuti - Clicca qui
ANTEPRIMA
BOB DYLAN
1962/2002 
40 anni di canzoni
In anteprima un capitolo del nuovo libro di Paolo Vites
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COME WRITERS 
AND CRITICS...
I saggi di Maggie's Farm
TWO RIDERS WERE APPROACHING... 
di Michele Murino
LUNGO LE TORRI DI GUARDIA: UN'ESEGESI IN CHIAVE BIBLICA
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HO TRADOTTO 
I SEGUENTI TESTI:
Coverdown Breakthrough, Deportees, Go 'way little boy, Hallelujah I'm ready to go, Julius and Ethel, Kingsport Town, "Leadbelly Rap", Rocks and gravel, Spanish is the loving tongue, Troubled and I don't know why
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COME WRITERS AND CRITICS SEZIONE OFF TOPIC
IL CARISMA DI MASTRO LINDO
di Giovanni A. Cerutti
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Fuoco Amico: 
il nuovo live di Francesco De Gregori
MY BACK PAGES
Quarta puntata
Episodi ed immagini
POLAR PRIZE 2000 - Clicca qui
COME WRITERS AND CRITICS 
I saggi di Maggie's Farm:
JUST LIKE A MOVIE
La scrittura "cinematografica" 
in Dylan
di Michele Murino
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Della serie:
"Uno che aveva capito tutto"
BOB DYLAN: 
LIKE A ROLLING STONE 
Conversazione tra Bob Dylan ed A. J. Weberman 
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Bob Dylan è in trattativa per il ruolo in un nuovo film, riporta "Variety"
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LOVE AND THEFT HA VINTO IL GRAMMY COME
MIGLIOR ALBUM FOLK CONTEMPORANEO
Tutte le immagini della performance di Dylan ai Grammy Awards - Clicca qui
GRAMMY AWARDS 2002 - PICTURES GALLERY N. 2 - Clicca qui
MY BACK PAGES
Terza puntata
LENNON/DYLAN LONDON/RIDE (Eat the document out-take) 
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Subterranean homesick blues
Prima versione
(traduzione e manoscritto originale della prima stesura del brano di "Bringing it all back home")
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