parte 104
Lunedì 18 Marzo 2002
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discutere di Bob Dylan, della sua musica, della sua storia?...
Hai domande da porre, storie da raccontare, emozioni da condividere, sul grande Bob o inerenti la sua musica e la sua vita? Scrivi a spettral@tin.it e le tue mail saranno pubblicate in queste pagine ogni lunedì. |
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curatore di questa pagina si riserva di pubblicare o meno, del tutto o
in parte, le mail spedite a questa rubrica in relazione alla forma ed ai
contenuti delle stesse, tagliando o cestinando quelle che dovessero contenere
frasi ritenute non pubblicabili o argomenti non inerenti la rubrica stessa.
Napoleon in rags |
Apriamo con una mail di Alessandro
Carrera nell'ambito del dibattito che si è sviluppato nelle ultime
puntate di Talkin' in merito al verso di High Water "They got Charles Darwin
trapped out there on Highway Five/ Judge says to the High Sheriff, "I want
him dead or alive Either one, I don't care".
Per chi non ha letto gli interventi
precedenti: Racconti dal Neverending Tour parte
23, Talkin' 101, Talkin'
102, Talkin' 103
Ecco la mail di Carrera:
1134) Caro Michele,
ho visto che quella mia osservazione ha involontariamente
generato
una discussione. È una bella cosa, perchè
quei versi di "High Water"
meritano davvero di essere approfonditi. Per cui mi sento
di aggiungere
qualcosa a quello che avevo già detto. L'unico
problema è che la
questione è tremendamente compicata, per cui c'è
"molto" da aggiungere.
Confido nella tua pazienza, e in quella dei lettori di
Maggie's Farm.
Innanzitutto sarà il caso di citare:
Well, George Lewis [Lewes] told the Englishman, the Italian
and the Jew
"You can't open your mind, boys
To every conceivable point of view."
They got Charles Darwin trapped out there on Highway
Five
Judge says to the High Sheriff,
"I want him dead or alive
Either one, I don't care."
High Water everywhere.
Mia traduzione:
George Lewis [Lewes] disse all'inglese, all'italiano e
all'ebreo
"Sentite, non potete aprire la mente
a qualunque punto di vista concepibile".
Là sulla Cinque hanno messo Darwin in trappola.
Dice il giudice allo sceriffo,
"Lo voglio vivo o morto,
una cosa o l'altra, fa lo stesso."
Il colmo della piena è dappertutto.
Due annotazioni: "High Water" vuol dire "acqua alta",
ma è anche un
termine tecnico. Quando un'inondazione raggiunge il culimine,
si dice
che ha raggiunto "high water". Direi quindi che si può
tradurre con
"acqua alta" (se pensiamo a quella di Venezia), ma anche
come "colmo
della piena".
La seconda è sullo grafia: Lewis o Lewes? I testi
pubblicati sul sito
www.bobdylan.com danno "Lewis", ma a me sembra un errore
di
trascrizione, tanto più che tutti i commentatori,
ancora prima di avere
a disposizione i testi ufficiali, hanno dato per scontato
che fosse
Lewes. Mettiamo che sia George Lewis, l'esploratore che
guidò la
spedizione Lewis-Clark del 1804-1806 (la prima grande
esplorazione
dell'Ovest americano): il tutto avrebbe poco senso. Perché
dovrebbe
essere George Lewis, scopritore della natura americana
in un'epoca in
cui in America non c'erano ancora né italiani
né ebrei (o ben pochi), a
dire a loro che devono mettere dei limiti alla loro libertà
di pensiero?
Diciamo allora che si tratta di George Lewes (1817-1878),
critico
letterario, divulgatore filosofico e scientifico, per
venticinque anni
compagno di vita della scrittrice Mary Anne Evans (meglio
nota con lo
pseudonimo maschile di George Eliot), ateo e materialista
convinto,
sostenitore del positivismo di Comte e dell'evoluzionismo
di Charles
Darwin.
Apparentemente, Lewes pone ancora più problemi
di Lewis. Che c'entra
Lewes con la storia tutta americana che Dylan sta raccontando?
Si deve
tornare un po' indietro nel tempo. Credo che ci si debba
rifare al
cosiddetto "ateismo americano", un movimento filosofico
molto
influenzato dal darwinismo, che ebbe un certo peso nella
cultura
americana di fine Ottocento e che ovviamente mandò
sulle furie le chiese
americane dalla prima all'ultima (è per questo
che il clero americano è
ancora così furibondo con Darwin; un po' come
la chiesa italiana che è
ancora oggi furibonda con i "modenisti religiosi" a cavallo
tra
Ottocento e Novecento, e dei quali, chiesa a parte, ormai
sono rimasti
in pochi a curarsi). Come divulgatore di Darwin e di
Comte, Lewes era
una delle letture fondamentali per gli "atei americani".
Il mondo,
secondo Lewes, passava attraverso tre fasi di sviluppo:
dalla pura
supersitizione dei tempi antichi, al potere materiale,
fino alla
conoscenza conquistata di tempi moderni. Ovviamente,
la religione e la
teologia facevano parte dell'epoca della superstizione.
Bene, ma allora perché è proprio Lewes,
in "High Water" a dire quello
che dice all'Iinglese, all'italiano e all'ebreo? (Tra
l'altro, avete
notato che sembra l'inizio di una barzelletta? "Allora,
ci sono un
inglese, un italiano e un ebreo..."). Qui seguo l'opinione
di Sean
Wilentz - il suo articolo su "Love and Theft" si trova
online su
www.bobdylan.com - (nota di Michele:
ed anche in una mia traduzione nella
sezione Come
Writers and Critics): l'inglese, l'italiano e l'ebreo rappresentano
le tre
religioni protestante, cattolica ed ebraica. Bisogna
tener conto
dell'alto livello di ambiguità, di ironia e di
paradosso che Dylan
infila in due versi. È come se Lewes fosse arrivato
in America, anzi
negli stati del Sud, nell'Alabama, nel Mississippi, nel
Kansas, e si
fosse accorto che l'America non è l'Inghilterra.
In Inghilterra un
membro della buona borghesia può permettersi il
lusso di pensare e dire
quello che vuole, anche se così facendo "dà
scandalo". Lewes e la sua
compagna Mary Anne, che praticavano e sostenevano il
diritto al "libero
amore", fecero scandalo nella società vittoriana
e per parecchi anni,
nonostante fossero entrambi celebri, non ebbero visite
a casa. Ma nel
vecchio Sud, scopre Lewes, non è questione di
non avere ospiti a
prendere il tè. È questione che c'è
uno sceriffo che ti dà la caccia e
un giudice che ti vuole vivo o morto (il che vuol dire
morto). E dunque
è proprio il libertario Lewes che avverte i protestanti,
i cattolici e
gli ebrei e gli dice: "Ragazzi, qui bisogna stare in
campana". Con
duplice ironia: perche è l'ateo Lewes che lo dice,
e perché lo dice a un
"popolo" (i protestanti, i cattolici e gli ebrei) che
comunque è già
religioso per conto suo (anche l'ateismo praticante,
del resto, a suo
modo è una forma di religione, fa proseliti, cerca
di convertire ecc.).
Naturalmente può anche darsi che Lewes stia dicendo
un'altra cosa (altro
livello di ambiguità): "Ragazzi, qui bisogna scegliere
tra Darwin e il
giudice, non si può semplicemente dire che ogni
idea va bene, questo
relativismo qui non funziona" (You gotta serve somebody,
dopotutto).
Ma perché tutto questo accade sullo sfondo dell'alluvione
del
Mississippi del 1927? Per tre motivi, credo. Il primo
lo riprendo sempre
da Wilentz: perché Dylan non sta parlando solo
di una particolare
alluvione, ma anche del Diluvio Universale, o del grande
Rendiconto
Finale in cui non ce ne sarà più per nessuno.
Il secondo è perché (sto
delirando) potrebbe essere avvenuta una trasmutazione,
perché George
Lewis (non Lewes) è anche un trombonista del jazz
di New Orleans e
rappresenta il quarto (il nero) dopo l'inglese, l'italiano
e l'ebreo.
Miracolosamente, Charles Darwin e Chaley Patton sono
diventati la stessa
persona. I fondamentalisti americani non vogliono che
l'uomo "discenda
dalla scimmia", ma sono anche gli stessi che hanno ripetuto
per secoli
che i neri non meritavano diritti umani perché
"assomigliavano alle
scimmie". Il giudice dà la caccia a Charley Darwin
per la stessa ragione
per cui dà la caccia a Charles Patton.
E poi c'è una terza ragione, che può essere
subliminale e che finora
nessuno tirato fuori. La mia non è tanto un'ipotesi
quanto una
suggestione, un collegamento azzardato ma forse non impossibile.
Due anni prima dell'alluvione del '27, nella cittadina
di Dayton, nel
Tennessee, si era aperto un processo che per dodici giorni
tenne
l'America con il fiato sospeso. Era il luglio del 1925
e per la prima
volta un insegnante di scuola superiore, di nome John
Thomas Scopes, era
stato denunciato pubblicamente e incriminato dallo stato
del Tennessee
perché in classe insegnava l'evoluzionismo darwiniano.
Venne chiamato
"il caso della scimmia" ("The Monkey Trial") con riferimento
alla famosa
banalizzazione della tesi darwiniana ("L'uomo discende
dalla scimmia" -
chiunque abbia dato un'occhiata agli scritti di Darwin
sa che la
faccenda è molto più complessa). Il processo
non si concluse e non ci fu
una sentenza, ma nel 1955 due autori di teatro di nome
Jerome Lawrence e
Robert E. Lee ripresero in mano la storia e ne fecero
una commedia che
ebbe un enorme successo a Broadway e che cinque anni
dopo diventò un
film con protagonista Spencer Tracy. Il titolo era "Inherit
the Wind",
che viene da un verso dei Proverbi e che corrisponde
a: "Chi semina
vento raccoglie tempesta". Altri due film televisivi
ne sono stati
tratti, ogni tanto la commedia viene ripresa dai maggiori
teatri ed è
molto popolare nelle scuole (non in quelle fondamentaliste.
s'intende)
perché è didascalica e perché tocca
uno dei punti fondamentali della
cultura americana: il conflitto tra libertà di
pensiero e base
religiosa, che non sempre riescono a convivere ignorandosi.
Nel vecchio
Sud o nelle grandi pianure il problema esiste ancora:
non più di due
anni fa una commissione governativa del Kansas voleva
abolire
l'insegnamento dell'evoluzionismo dalle scuole; hanno
dovuto fare marcia
indietro, sepolti dalle risate degli stati delle coste.
Ma in Texas, ad
esempio, gli insegnanti di biologia delle scuole superiori
sono tenuti
per legge, quando spiegano l'evoluzionismo, a dire che
l'ipotesi non è
dimostrata e che la tesi creazionista (che il mondo sia
stato creato in
sei giorni, come dice la Bibbia, e "fossili compresi!",
come diceva un
vescovo anglicano) è altrettanto legittima.
Ora, Dylan fa parlare Lewes (che come darwiniano e "ateo"
ben conosciuto
in America grava come ombra sul "Monkey Trial") durante
la piena del
'27, due anni dopo il processo di Dayton e quando l'eco
non si era
ancora spenta. La vicinanza dei tempi mi sembra significativa.
Non dico
e non potrei sostenere che Dylan ci abbia pensato. Ma
"Inherit the Wind"
è un'opera così famosa in America che un
collegamento subliminale non è
da escludere a priori.
Resta il problema: ma Dylan da che parte sta? Con Lewes
in quanto ateo e
materialista certamente no, ma non mi sentirei di affermare
né che dà
ragione allo sceriffo né che vuole semplicemente
fare del sarcasmo sulle
pretese della scienza. Che Dylan non sia un grande amico
né della
scienza né della modernità è piuttosto
chiaro, ma non lo si può mettere
nella stessa compagnia dei fondamentalisti convinti (quelli
della
"Seconda Chiesa Battista" o di altri gruppi ancora più
estremi). Questa,
tanto per darvi un'idea, è gente che non più
tardi di tre mesi fa ha
organizzato un rogo in piazza, in una città del
Mississippi, dei libri
di Harry Potter, accusati di insegnare il satanismo ai
ragazzi. Così
come non si può affermare che, per il semplice
fatto che Dylan dichiara:
"Non sono un pacifista. Ognuno ha il diritto di difendersi",
allora lo
si può mettere nella stessa compagnia di Charlton
Heston e dei fanatici
della libera circolazione delle armi. Ci sono molti chiaroscuri
in
queste posizioni, e l'America è piena di democratici
convinti che sono i
primi a difendere la libertà di portare armi (senza
arrivare alle follie
della National Rifle Association) o a sostenere che tutti
hanno il
diritto di difendersi (diritto riconosciuto anche dalla
legge italiana,
peraltro). Le categorie politiche che ci sono familiari
si adattano male
all'America. Nemmeno Charlton Heston è un "fascista"
nel senso che noi
potremmo dare a questo termine, o un anarchico di destra.
Sarebbe forse
meglio definirlo un fondamentalista della Costituzione,
uno che impugna
la Costituzione come un creazionista impugna la Bibbia
e non ammette che
non venga interpretata alla lettera.
Dylan ha avuto il suo periodo fondamentalista, ma poi
ne è uscito e
credo che ormai valga al sua dichiarazione a "Newsweek"
del 1997,
all'epoca dell'uscita di "Time Out of Mind": "La verità
per quanto
riguarda il mio rapporto con la religione è questa:
io trovo religiosità
e filosofia nella musica. Non le trovo da nessun altra
parte... Non
seguo né rabbini, né predicatori, né
evangelisti, niente del genere. Ho
imparato più dalle canzoni di quanto abbia mai
imparato da questo tipo
di persone. Le canzoni sono il mio vocabolario. Credo
nelle canzoni ["I
believe the songs"].
Così, per concludere, e in questo penso di essere
d'accordo con Paolo
Vites, credo che Dylan in "High Water" non "stia" veramente
dalla parte
di nessuno. Coglie un nodo fondamentale della cultura
americana, con una
concisione estrema e con un senso dell'ambiguità
delle rispettive
posizioni che solo un artista può avere, e ci
fa capire che la libertà e
il suo contrario hanno trovato, in America, un terreno
dialettico unico,
inedito nella storia e forse impossibile da risolvere
in una sintesi.
Grazie per la vostra pazienza, se avete letto tutto.
Alessandro Carrera
Ciao Alessandro e grazie per l'intervento. Al quale fa seguito qui sotto quello di Elena.
1135) Ciao Michele,
Prima di tutto un ringraziamento a te, ad Anna e a tutti i "rami dell’albero" [5.4] per la perfetta organizzazione dei Dylan trees. Mi sembra un sogno poter ascoltare e riascoltare i concerti della scorsa estate. Trovo bellissimo poi che i trees affondino le loro radici nella sola passione per Dylan (tanto che non li collocherei nel "porcile" della Farm!).
Dirò di più, penso proprio che lo stesso Bob non avrebbe proprio nulla da ridire sui Dylan trees!!! Il Neverending Tour (chiamiamolo pure così anche se Dylan non ama questa definizione), tra i numerosi elementi di originalità, presenta quello di aver di fatto annullato la possibilità di creare dei veri e propri bootlegs (intendendo con questo termine delle registrazioni non ufficiali che trovano comunque un mercato). Moltiplicando a dismisura il numero di performances, Dylan ha distrutto il valore commerciale dei propri bootlegs. Di fatto oggi non esiste nessun collezionista che possa affermare di possedere, non dico "tutte" ma neanche la metà delle registrazioni delle performances del Nostro. Siamo di fronte alla distruzione del senso della riproduzione tecnica in favore dell’originalità dell’esibizione che si sottrae alla cristallizzazione data dalla registrazione. Paradossalmente, infatti, per riascoltare tutte le performances di Dylan (ipotizzando di poter raccogliere tutto il materiale) sarebbe quasi necessaria una vita intera: quella di Dylan, appunto…
Passando ad altro, ho trovato molto interessante il dibattito sul testo di High Water che si è sviluppato su MF nelle ultime settimane. Premesso che se tu dichiari di non aver capito il 90% dei versi di Dylan, la mia percentuale sfiora il 100%!!!, vorrei provare a fare qualche considerazione sperando di non "forzare" troppo il pensiero di Dylan (ha ragione Paolo Vites quando afferma che siamo portati a proiettare le nostre idee nei versi di Dylan, specie quando sono così oscuri…).
Il collegamento Darwin-scientismo ha senza dubbio un fondamento nel vecchio continente, dove già nella seconda metà dell’Ottocento Nietzsche rilevava i limiti del positivismo ("il ‘fatto’ è stupido"). Negli Stati Uniti però – principalmente per motivi religiosi - il darwinismo ha tardato ad affermarsi. Ed è vero che ancora oggi trova spazio con difficoltà nei programmi della scuola pubblica e viene, come minimo, affiancato dalla spiegazione biblica dell’origine del mondo. In altre parole, non si tratta di una dottrina egemone. Se è vero – come osserva giustamente Paolo Vites – che Dylan da tempo ha abbandonato il terreno della polemica contingente per "volare" più alto – non si comprende per quale ragione dovrebbe prendersela con una teoria che di fatto non si è trasformata in ideologia dominante (e sappiamo che una delle poche costanti che caratterizzano l’opera di Dylan è proprio quella di scagliarsi – alla Karl Kraus per intenderci - contro la banalità dell’"opinione pubblica"). Non c’è dubbio che Dylan insegua da sempre valori che trovano il loro fondamento nella tradizione religiosa. Ma anche su questa religiosità ci sarebbe da discutere a lungo. Conosciamo bene il suo "fondamentalismo" nei momenti immediatamente successivi alle conversioni (se è lecito usare il plurale). Ma si tratta di fasi (senza dubbio vissute con grande intensità come accade a tutti coloro che non si accontentano di percorrere la rassicurante via del compromesso) che sono state superate e in qualche modo ricomposte – mi sembra – in una visione molto personale e molto poco ortodossa della divinità (stando almeno alle affermazioni rilasciate nelle sue ultime interviste). Peraltro, nei suoi ultimi testi i forti accenti pessimistici circa il futuro dell’umanità e la mancanza di riferimenti a una figura salvifica che funga da mediatrice tra Dio e il mondo sembrano indicare un ulteriore allontanamento dal Cristianesimo, marcando piuttosto un ritorno – sia pure del tutto originale - alla religione ebraica.
Anche sull’individualismo di Dylan c’è poco da discutere. Ma anche in questo caso avrei non poche perplessità a ricondurlo in maniera diretta alla tipologia tutta americana del "self made man", all’uomo che pensa soltanto al proprio "particulare" e che per difendere il proprio benessere non esita a impugnare una pistola e a sparare contro coloro che possono mettere a repentaglio la propria ricchezza. Accostare alcune dichiarazioni di Dylan al George W. Bush pensiero mi sembra francamente una forzatura. L’affermazione "Io non sono un pacifista, credo sia diritto di chiunque difendersi", andrebbe interpretata – credo – in un senso un po’ meno limitato, quanto meno con riferimento al diritto dei popoli a difendersi quando attaccati, piuttosto che al proprietario di una villetta che spara dalla finestra al disgraziato ladruncolo di turno. Probabilmente rischio di forzare il pensiero di Dylan in direzione completamente opposta, ma quando ho letto questa dichiarazione, per una sorta di imprecisato corto circuito mentale, mi sono subito ricordata una singolare affermazione di Ernesto Guevara. All’amico Alberto Granado, che dalla prigione lo invitava a unirsi a una manifestazione contro la dittatura, il "Che" aveva risposto che non si sognava proprio di andare a rischiare di prendere botte dalla polizia; sarebbe andato solo se avesse avuto delle armi per difendersi. Chiarisco subito che non è mia intenzione "strattonare" Dylan a sinistra. Piuttosto definirei Dylan "anarchico", senza però con questo voler fare riferimento all’anarchismo come movimento storico. Direi piuttosto anarchico come lo sono i veri artisti e i gatti, che non ha né vincoli, né padroni.
Anche le dichiarazioni – senza dubbio di non facile interpretazione – rilasciate da Dylan dopo l’11 settembre mi sembra proprio che non possano essere lette in direzione di un sostegno alla politica di Bush. Se non ricordo male infatti, in una intervista pubblicata a novembre su "Rolling Stone", Dylan citava l’autore di un saggio dal titolo L’arte della guerra (Sun-Tzu?) che in un aforisma scriveva più o meno così: "Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di un centinaio di battaglie. Se conosci te stesso ma non il tuo nemico, per ogni vittoria ottenuta subirai una sconfitta. Se non conosci né il tuo nemico né te stesso soccomberai in ogni battaglia."
A me pare che con questa citazione Dylan volesse invitare il proprio Paese a riflettere in un modo un po’ meno superficiale sulle cause che hanno prodotto la tragedia dell’11 settembre, mettendo in guardia al contempo contro i facili entusiasmi patriottici che fanno perdere di vista i propri limiti e le proprie responsabilità. Sarei però curiosa di sentire altri pareri in proposito.
PS
Con l’indice alfabetico dei testi tradotti MF sta rasentando la perfezione!!!
Ciao a tutti i Mfarmiani!
"Wallflower" Elena
Ciao Elena
provo a dire la mia.
Secondo me, proprio come ha dichiarato,
Dylan non è un pacifista. Dylan non è per la guerra. C'è
una notevole differenza. E' dunque giustamente contro la guerra ma non
per la pace ad oltranza ed ammette la difesa di un popolo attaccato.
Masters of war non è giustamente
da lui considerata una canzone pacifista perchè non l'ha scritta
con l'intento di sposare la causa pacifista propugnata da artisti come
Joan Baez ed altri dei "suoi tempi" (i tempi intendo delle "canzoni che
puntavano il dito"). Sarebbe forzato ritenerla una canzone pacifista ed
infatti Dylan lo ha affermato a chiare lettere senza possibilità
di equivoco. Nel brano Dylan si scaglia contro i signori della guerra non
perchè questi non siano per la pace ma perchè costoro SONO
per la guerra e Dylan NON E' per la guerra. You that never done nothin'
but build to destroy. Cioè: voi fomentate la guerra perchè
è un vostro interesse, la provocate per il vostro lucro. Altra cosa
è come giustamente tu rilevi affermare il diritto alla difesa di
un popolo attaccato. E' quello che intende Dylan quando dice che non è
un pacifista. Quelli che attaccano SONO per la guerra. Quelli che sono
attaccati si difendono con le armi, non possono difendersi con la pace,
dunque NON SONO per la guerra ma non possono essere per la pace. Dylan
intende questo secondo me e dichiara: "Tutte le volte che canto Masters
of war c'è qualcuno che scrive che si tratta di una canzone contro
la guerra. Ma non c'è nessun sentimento contro la guerra in quella
canzone. Io non sono un pacifista. Credo di non esserlo mai stato. Se presti
attenzione alla canzone scopri che si tratta di quello che Eisenhower andava
dicendo in merito ai rischi del complesso bellico-industriale nel nostro
Paese. Credo profondamente che sia diritto di tutti difendersi in tutti
i modi necessari". Dunque attenzione...Dylan dice: "Non c'è nessun
sentimento contro la guerra in quella canzone". Non dice : "Non c'è
nessun sentimento contro chi fomenta la guerra in quella canzone". E' lì
la sottile ma sostanziale differenza cui allude Dylan. Infatti il brano
termina con "And I hope that you die/And your death'll come soon". Voglio
la vostra morte dice Dylan. Non certamente un sentimento pacifista...
"Voi armate i grilletti perchè altri sparino/poi vi sedete a guardare
il conto dei morti farsi più alto". Come risulta evidente Dylan
non si scaglia contro quegli "altri" che stanno sparando. Si scaglia contro
coloro che non sparano e lasciano che siano quegli "altri" a sparare dopo
che i primi (quelli che hanno armato i grilletti) "come Giuda dei tempi
antichi hanno mentito e ingannato facendo credere ai secondi (quelli che
sparano) che una guerra mondiale può essere vinta".
Ed ancora Dylan dichiara:"Non ci
sarà nessuna pace", "Mentre stai ricaricando il fucile, proprio
nel momento in cui lo stai ricaricando, quella è la pace. Può
durare molti anni."
Prepara la guerra se vuoi mantenere
la pace, insomma, dice Dylan.
Ed ancora dichiara: "Puoi essere
certo che chi protesta per la pace non è per la pace".
Cioè vuol dire: se sei per
la pace chi è per la guerra l'avra vinta e dunque la pace non ci
sarà. A meno che non fossero tutti per la pace. Cioè l'utopia.
Dylan canta: mettete un fucile
nella mia mano e vi nascondete al mio sguardo/ vi voltate e scappate lontano
quando volano i proiettili". Le parole sono chiare: Dylan non contesta
i proiettili ma quelli che gli hanno messo il fucile in mano e scappano
quando i proiettili iniziano a volare. Se quegli stessi invece prendessero
quei fucili per difendere la propria libertà e la propria vita e
si beccassero quei proiettili che volano Dylan proverebbe per loro quello
che prova per John Brown. Ma naturalmente se così fosse non sarebbero
"masters of war" e, appunto, Dylan non vorrebbe la loro morte. Dunque hai
sicuramente ragione secondo me nel ritenere che le dichiarazioni di Dylan
"andrebbero interpretate in un senso un po’ meno limitato, quanto
meno con riferimento al diritto dei popoli a difendersi quando attaccati".
Quanto alla portata del "difendersi" che Dylan sostiene, invece, non sono
sicurissimo su chi tra te e Vites sia più vicino al reale
senso dell'affermazione di Bob. Cioè se come dice Vites in Talkin'
103 Dylan "sposa la linea di chi è favorevole all’uso delle armi
da parte dei privati, quella posizione sposata da ultra conservatori di
destra come Charles Heston o il ‘caro’ George W. Bush" o se piuttosto come
tu sostieni questa sia in qualche modo una forzatura. Le parole di Dylan
in questo senso esprimono un concetto generale e dunque bisognerebbe porgli
la domanda specifica evidenziandogli l'alternativa. E' vero che una volta,
ai tempi dello "scandalo" presunto delle azioni della fabbrica di napalm
delle quali attribuirono l'aquisto a Bob, Dylan dichiarò: "Ho la
mia armeria personale, ho pistole, fucili, come tutti gli americani...del
resto... ma napalm no, proprio no, soltanto armi un po' più tradizionali...",
ma l'affermazione poteva essere interpretata in chiave ironica in quel
contesto. Comunque io non perderei mai di vista l'enorme influenza che
la Bibbia ha esercitato ed esercita tuttora su Dylan. Dunque in quest'ottica
secondo me non è escluso che il non essere pacifista di Bob sottintenda
l'accettazione dell'ineluttabilità di quanto scritto nella Bibbia.
Non a caso Dylan ha spesso fatto affermazioni del tenore di quella che
segue: "La battaglia di Armageddon lo ha fatto capire chiaramente: dove
si combatterà, o se vogliamo essere più tecnici, quando si
combatterà. La battaglia di Armageddon sarà combattuta definitivamente
proprio in Medio Oriente."
Come se paradossalmente Dylan intendesse
dire: "Io non sono pacifista perchè la Bibbia me lo impone".
Dove non sono d'accordo con Bob
è invece quando dice "credo di non esser mai stato pacifista". Secondo
me, stando almeno alle canzoni naturalmente, ci sono stati periodi in cui
lo è stato o ha cercato di esserlo. Un esempio su tutti: penso a
canzoni come Let me die in my footsteps in cui la passività è
quella di chi accetta la morte pur di preservare la pace.
(...)
Ci son state notizie di una prossima
guerra e guerre ci son già state
Il significato della vita si è
perduto nel vento
Ed alcuni che credono che la fine
sia vicina
invece di imparare a vivere imparano
a morire
Lasciatemi morire sui miei passi
prima di finire sotto terra
Non so se sono intelligente ma credo
di essere in grado di capire
quando qualcuno mi getta fumo negli
occhi
E se questa guerra arriva davvero
e la morte è prossima
Lasciatemi morire su questa terra
prima che muoia sotto terra
Lasciatemi morire sui miei passi
prima di finire sotto terra
Se avessi rubini e ricchezze e corone
comprerei tutto il mondo e cambierei
le cose
gettando tutte le armi ed i carri
armati in fondo all'oceano
perchè sono gli errori di
una storia passata
Lasciatemi morire sui miei passi
prima di finire sotto terra
Ciao Elena e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"
...e per quanto riguarda il tuo ps:
>Con l’indice alfabetico dei testi tradotti MF sta rasentando la perfezione!!!

1136) Caro Napoleon e Amici
di Maggies' Farm, tralascio i complimenti, che sono scontati, per il sito
e vengo al sodo.
E' la prima volta che scrivo e vorrei, se mi e' concesso,
esprimere qualche voce fuori dal coro.
Gia', perche' mi pare che i frequentatori di questo sito
siano sempre tutti "allineati e coperti" sulla parola d'ordine "Tutto quello
che fa Dylan e' sacro e non si puo' criticare".
Personalmente, credo che i pensieri che seguono siano,
soprattutto negli ultimi tempi, i pensieri di molti dylaniani i quali stanno
zitti forse perche' il mito non si tocca ! Dylan e' Dylan e basta! Non
e' cosi'! Io credo che chi ha fatto del Sig. Zimmermann una passione assoluta,
un compagno di strada e di emozioni abbia il diritto e il dovere di sottoporre
a critica anche severa il suo mito, proprio in quanto tale.
Lo spunto mi viene dall'esame delle scalette del tour
americano che ho esaminato con cura in vista delle prossime date europee
e italiane.
Il risultato e' stato avvilente e desolante!
Lo voglio urlare: BASTA Leopard, Rainy, Highway, Memphis
blues, Duncan, Roving o la tomba del soldato!
Chi segue Bob da anni penso che non piangerebbe neppure
se dalle scalette venissero tolte canzoni come Tangled, LARS, Watchtower:
ci escono dalle orecchie!!
L'inserimento in scaletta di alcuni brani di L&T
e' avvenuto, naturalmente, a scapito delle canzoni che avrebbero, invece,
dovuto rimanere.
Il motivo per cui un artista che ha scritto capolavori
assoluti come Every grain of sand o Blind Willie Mc Tell (sono solo esempi,
l'elenco e' lungo!) non ritenga giusto (pur andando in tournee' con una
frequenza spaventosamente superiore alla media) proporli a chi lo segue
da anni (anche con sacrifici) e si ostini ad aprire lo show con traditional
noiosi, inutili e,
arrivati a questo punto, veramente irritanti, appartiene
probabilmente alla serie di misteri dylaniani senza risposta.
Una cosa e' pero' a questo punto certa: la scarsa propensione
ad avere rapporti umani perlomeno decenti del Nostro (ultimo esempio, il
trattamento riservato a David Kemper) risulta perfettamente riprodotta
nei rapporti che, in questi 40 anni, e' riuscito a creare con il suo pubblico.
In altre parole: a Dylan non frega nulla di chi gli sta
di fronte! E' una sensazione questa che, per la verita', ho avuto in occasione
di tutti i concerti a cui ho assistito e dai quali si ricava chiaramente
la conferma di quanto Dylan, per la verita', ha piu' volte detto: Dylan
sale sul palco per se stesso, perche' e' l'unico posto dove sta bene, dove
puo' fare quello che gli pare (chiedere ai musicisti!).
La risposta che comunemente si da' e': le scalette sono
sempre uguali perche' a Bob interessa il famoso pubblico delle ultime file
(lo ha detto lui stesso in alcune interviste) al quale non puoi non proporre
i classici!
La verita' e' un'altra: Dylan fa quello che gli pare
da sempre, chiunque (vecchi o giovani fans) gli stia davanti.
Questo atteggiamento di onnipotenza e di narcisismo esasperato
e' sempre stato presente nel Nostro e poteva andar bene negli anni 60 e
70; adesso e' anacronistico, fuori luogo e persino patetico!
Saro' a Ravenna e a Milano; forse faro' qualche data
europea; spero di ricredermi perche' mi piange il cuore vedere il piu'
grande live performer di ogni tempo trascinarsi in giro a biascicare per
la millequattrocentosettantaseiesima volta All Along the watchtower! Quelli
delle ultime file si comprino i dischi degli anni 60! Ai concerti Bob deve
darci dell'altro!
Grazie per lo spazio.
STEFANO
Ciao Stefano
sono d'accordo con te che di alcune
canzoni non se ne può più e l'ho detto anche in molte vecchie
pagine della posta di MF. Non sarei sicurissimo invece del fatto che Bob
esegue quelle solite perchè se ne frega del pubblico e fa quello
che vuole... Voglio dire che io invece pensavo anzi che ultimamente si
sta facendo condizionare dal fatto che si è convinto che deve fare
i classici perchè il grosso pubblico (non i fans hard core quindi)
che va ai suoi concerti vuole quelli perchè conosce solo quelli
e Dylan non ha gran interesse per i fans hard core perchè come lui
stesso ha dichiarato quelli comunque andranno sempre ai suoi concerti anche
se sale sul palco e canta le Pagine Gialle. Quindi Bob giustamente guardando
agli incassi dice: "I fans "zombies" verranno comunque quindi io faccio
LARS, AATW etc. così faccio contenti i saltuari che mi tornano a
vedere ed attiro ai miei concerti anche loro perchè così
non andranno via delusi dicendo: "Ma non ha fatto quelle famose... Che
schifo!". Non so se regge comunque... Potrebbe esserci una componente di
pigrizia o di praticità da parte di Bob (è molto più
facile e meno dispendioso fare le solite i cui arrangiamenti sono ormai
consolidati e ben noti ai musicisti e che dunque funzionano piuttosto che
provare a cantare "Hurricane" o "Sad eyed lady of the lowlands" che richiederebbero
molto più impegno, prove, nuovi arrangiamenti, studio da parte dei
musicisti etc.).
Comunque se dessimo per buona la
tesi per cui Bob guarda con un occhio di riguardo al pubblico che di lui
conosce solo i classici allora non sarebbe nemmeno da biasimare perchè
se a me potrebbe far piacere un concerto in cui Bob mi cantasse per intero
"Desire", "Street Legal" e "Blood on the tracks" (dischi di cui non canta
più alcun brano da secoli tranne TUIB) sicuramente a molti altri
la cosa farebbe incazzare e andrebbero via dal concerto delusi perchè
Bob non ha fatto le canzoni famose che loro amano.
Se invece vale il tuo discorso
per cui a Bob non frega niente del pubblico di qualsiasi natura esso sia
e va sul palco solo per se stesso e canta quello che piace a lui allora
abbiamo poco da farci e non ci resta che prendere atto del messaggio che
ci lanciò nel suo Autoritratto: Take me as I am or let me go.
Che ne pensano gli altri amici?
Fatevi sentire...
Ciao Stefano e alla prossima
Michele "Napoleon in rags"
1137) Ciao Michele ho intervistato
Sheryl Crow
ed ecco cosa mi ha detto la bella cantante americana:
si è discusso a lungo su come fosse la versione
originale di Mississippi che Bob Dylan diede nel '98
a
Sheryl Crow. Innanzitutto è curioso come avvenne
il
famoso regalo: il management di Dylan telefonò
a
Sheryl chiedendole se fosse stata interessata a
incidere un brano inedito di Dylan, che il cantautore
pensava lei potesse farne un buon lavoro. Dunque Dylan
non parlò direttamente con lei. Non solo. Fu il
manager di Dylan ad andare personalmente da Sheryl con
una cassetta in mano, fargliela ascoltare e quindi
aspettare lì, a casa sua, che lei la imparasse
per poi
andarsene via senza nemmeno lasciarle una copia
dell'originale... della serie fidarsi è bene non
fidarsi è meglio ('con tutti i bootlegari che
ci sono
in giro'...)
Sheryl mi ha poi detto che la versione originale di
Mississippi era addirttura più lenta di come poi
Dylan
l'ha incisa su Love and theft (disco che peraltro
Sheryl dice di amare tantissimo, lo considera un
grandissimo disco).
le ho detto che in qualcuno dei recenti concerti
americani ho sentito che Dylan provava a fare, nel
ritornello, la linea melodica che lei fa nella sua
versione e ha strabuzzato gli occhi, estremamente
felice.
tutto qua... se pensi sia interessante puoi usare
questo piccolo raccontino
Paolo Vites
ps: l'intervista completa con Sheryl Crow sarà
sul
numero di JAM di aprile)
Ciao Paolo e grazie per l'anteprima
Michele "Napoleon in rags"
Esimio Napoleone Straccione, Guccini che fine avrebbe
fatto secondo voi?
In che modo si sarebbe, a dirla come la dite voi, sputtanato?
In che modo vi prendete la libertà di accomunarlo
a tali Venditti, Dalla, Bennato e compagnia bella?
Siamo d'accordo che i gusti non si discutono, ma allora,
per carità, evitiamo raffronti irriguardosi.
Anche perché negli ultimi anni il suo campione,
il De gregori, al mio e al di molti giudizio non pare troppo per la quale.
Di quali lacune, di quali mancanze si sarebbe macchiato,
secondo il vostro parere il Guccini?
Spero non sia una volgare e plebea questione di aderenza
ai canoni del divin menestrello di Duluth.
Il Guccini non guarda al Dylan da almeno venti anni,
ma le sue fonti d'ispirazone primaria, altrettanto nobili e rispettabili,
sono il francese Brassens e l'argentino Gardel.
Si sarebbe quindi (a dirla sempre come la dite voi) "sputtanato"
facendo riferimento a tali modelli così aristocraticamente fuori
moda?
Son trenta anni che il Guccini canta e compone
le medesime cose?
Ma non fan forse la stessa cosa, con esiti invero assai
diversi, il Dylan e il De Gregori?
No, no, pretendo soddisfazione!
L'attendo con i suoi secondi dietro il monastero per
affrontarla in singolar tenzone.
A Voi la scelta dell'arma: impianto Hi-fi o stereo portatile.
Voi porterete i dischi del De Gregori, io quelli del
Guccini.
Voglio vederVi affrontare gli affondi di "Stagioni"
con la pallida lama di "Amore nel pomeriggio".
Attendo notizie da Voi o dai Vostri secondi,
Tommaso della Mancia.
P.S. L'indirizzo del sito del critico Piero Scaruffi è: scaruffi.com
Ciao Tommaso
hai perfettamente ragione nel senso
che l'accomunamento che ho fatto non regge. In realtà il nome di
Guccini in quella schiera l'ho inserito solo per velocità e comodità
mentre avrei dovuto inserirlo in una categoria a parte sicuramente molto
più vicina a De Gregori che non agli altri visto che in effetti
Guccini non si è mai sputtanato in quel senso ed avrei dovuto fare
una distinzione motivata che non ho fatto anche per mancanza di tempo.
Anche perchè io adoro Guccini al pari di De Gregori ed effettivamente
è una blasfemia accomunarlo in qualsiasi modo ad esempio a Venditti.
Su questo non ci piove anche se chi ama anche il Venditti attuale naturalmente
non sarà d'accordo con me/noi. Ritiro dunque quanto ho scritto ed
elimino sicuramente Guccini da quella lista però ti spiego anche
perchè in un certo senso son stato tentato di inserirvelo (anche
se credo che non sarai d'accordo su quanto scriverò sotto... fammi
poi sapere). Devo dire che sinceramente, pur mantenendo un livello alto
Guccini non riesce secondo me a sfornare i dischi che una volta realizzava
e che mi fecero innamorare di lui (un tempo ascoltavo praticamente solo
Guccini, De Andrè e De Gregori). Quando esce un nuovo disco di Guccini
io sono sempre molto felice naturalmente e lo aspetto con ansia... però
mi è capitato con gli ultimi tre album di restare sempre soddisfatto
a metà e ti espongo per quali motivi: ho l'impressione, forse sbaglierò,
che a differenza appunto di De Gregori, Guccini stia pericolosamente rasentando
il burrone della "nostalgia" , del "revival"... Ti faccio un pò
di esempi per chiarire il mio pensiero. Una canzone come "I fichi" inserita
in "D'amore di morte e di altre sciocchezze" mi ha dato la sensazione di
un voler rinverdire i fasti di un capolavoro come "Opera Buffa" ma essendone
solo una pallida imitazione. E lo stesso dicasi per una serie di canzoni
tipo anche "Canzone per Silvia" in difesa della Baraldini o "Stagioni"
con la celebrazione/apologia di Ernesto Che Guevara, due temi, quello della
Baraldini e del "Che" che a mio avviso avrebbero meritato maggior cura,
maggior impegno. Insomma mi sembra come se Guccini tentasse di dire: "Ehi
sono sempre io! Quello feroce, sarcastico, "Dioèmorto" ed avvelenato
dei vecchi tempi!" ma non avendone più la forza ed anzi "Ho ancora
la forza" che ha inserito nell'ultimo "Stagioni" mi sembra quasi il tentativo
di convincere il pubblico (una sorta di "coda di paglia" musicale?) o addirittura
di autoconvincersi . Lo stesso dicasi per Cirano che mi è sembrata
il revival nostalgico dell'Avvelenata. Non dico che non sia un gran pezzo
però ripeto resta un'imitazione. Per di più "Cirano" è
stata in un certo qual modo inutilmente bissata il disco dopo con "Don
Chisciotte". Naturalmente tu obietterai che sono canzoni comunque diverse
e che hanno una loro valenza autonoma rispetto al passato però ripeto
che a me non sembra posseggano quella forza e pure pretendono di averla
(è la mia impressione naturalmente... sia il fatto che non ce l'abbiano
sia il fatto che pretendano di averla). Che poi in realtà la forza
di cui sopra Guccini ha dimostrato di averla davvero ancora in alcuni brani
recenti ma che secondo me stanno diventando l'eccezione dove prima erano
la regola. Parlo dei capolavori recenti che secondo me sono: Nostra signora
dell'ipocrisia, Dovevo fare del cinema, Parole (da Parnassius Guccinii),
Lettera (da "D'amore di morte e di altre sciocchezze"), "Addio" e "Autunno"
(da "Stagioni").
Per il resto mi sembra un Guccini
che scrive delle cose perchè son quelle che egli pensa ci
si aspettino da lui. E grida contro i reazionari con la bandiera in mano,
sventola la fiaccola dell'anarchia ergendosi quale ultimo baluardo della
canzone d'autore contro il ciarpame imperante con in testa calcato il basco
cheguevarista. Ed avrebbe anche ragione, anzi in effetti resterebbe fedele
al proprio sentire di sempre se non fosse, sempre a mio modesto avviso,
che il tutto risulti forzato ed in ogni caso "pallido". Dylan per fare
un esempio non ha mai tentato giustamente di rifare qualcosa come "Like
a rolling stone" o "Blowin' in the wind" o "Desolation row" o "The times
they are a-changin'". Ad esempio ho trovato debolissima la celebrazione
del Che Guevara in Stagioni con versi secondo me prevedibili e rime forzate
"Si offuscarono i libri, si rabbuiò
la stanza,
perchè con lui era morta
una nostra speranza",
"Che Guevara era morto ma ognuno
lo credeva/
che con noi il suo pensiero nel
mondo rimaneva"
"Anni di ogni scoperta, anni senza
rimpianti/
forza compagni all'erta si deve
andare avanti"
"Ognuno adesso sa che Che Guevara è morto mai più ritornerà".
Poi ascolto "Via Paolo Fabbri",
"Amerigo", "L'isola non trovata", "Stanze di vita quotidiana" e gli altri
capolavori assoluti che Guccini ha scritto in passato e personalmente trovo
che il paragone sia imbarazzante. Però forse sono io che vivo nella
nostalgia e che sogno un revival impossibile. Non so. Spero che Francesco
non mi lapidi se mai leggerà queste righe perchè gli voglio
un bene della Madonna e tra l'altro condivido con lui la passione per i
fumetti e considero una delle serie più belle mai pubblicate quella
de "Lo Sconosciuto" di Magnus cui Guccini collaborò in fase ideativa.
Comunque viva Guccini e che ci sforni nei prossimi anni almeno un'altra
ventina di album. Io li comprerò sempre e spero che mi smentisca
rispetto a quello che ho scritto sugli ultimi tre album.
Ciao Tommaso e chiedendo venia
al Guccio ti propongo una cosa: perchè non scrivi qualcosa su di
lui così aggiungo un'altra mini sezione accanto a quella dedicata
a De Gregori?... Dài...
Michele "Napoleon in rags"
ps: comunque, Tommaso, non hai
tenuto conto del fatto che probabilmente a livello inconscio ho inserito
Guccini in quell'elenco anche nella remota speranza che egli mi inserisse
in una sua canzone come ai tempi del Bertoncelli rendendo così anche
il mio nome imperituro (che uomo modesto che sono eh?).
"Tanto ci sarà sempre
lo sapete, un musico fallito un pio un teorete, un Napoleon in rags o un
prete, a sparare cazzate"
1139) ciao,
volevo farti i complimenti per la pagina dei testi
era proprio una cosa che ci voleva....
grazie
GI
Ciao Gi, anche secondo me ci voleva
proprio e pur costandomi un paio di mesi di lavoro mi sembra che il risultato
sia buono. Approfitto della tua mail per lanciare un appello. Se vi accorgete
che manca qualche canzone segnalatemelo (potrei averne dimenticata qualcuna
anche se ho controllato tre volte...) Grazie.
Ciao Rabbit (se mi ricordo bene
il tuo animaletto... giusto?)
e fatti sentire
Michele "Napoleon in rags"
1140) Ciao Michele,
ti invio qualche considerazione su Dylan ed in
particolare su Blood on the tracks, che considero in
assoluto il più bel disco di sempre ed una delle
opere
d’arte più importanti della storia dell’uomo.
Premetto che indispensabile mi è stata la lettura
di
quanto scritto da Alessandro Carrera nella guida
turistica al museo Bob Dylan.
Il tema è quello della costruzione dei rapporti
umani
e della possibilità che ha l’uomo di intervenire
su
questi. Dylan non li analizza distaccatamente (come
fanno gli psicologi ed i sociologi) ma li fa rivivere
nelle sue canzoni e le sue conclusioni non sono mai
certe, la sua è una ricerca perenne. In Simple
twist
of fate sembra che non ci si possa fare niente, che
sia il destino, del quale siamo in balia, a
determinare le situazioni. Il “protagonista” si sente
impotente, incapace di agire in alcun modo per
cambiare la storia e non può far altro che aspettare
una semplice svolta del destino. Ma questa svolta non
è definitiva e nel verso “and forgot about a simple
twist of fate” c’è tutta l’incomprensione del
perché
la situazione è cambiata. Inoltre c’è
l’identificazione del protagonista con il narratore
che svolge la funzione dell’alter ego cosciente (lui
la cerca ma sa che, se la situazione si ricomporrà,
sarà soltanto per un’altra svolta del destino).
Alla
fine il discorso passa in prima persona, il
protagonista è cosciente e non può far
altro che dare
la colpa al fato, del quale si sente schiavo, non
vedendo alcuna via d’uscita per poter in qualche modo
agire. Tutta la canzone esprime questa tensione tra la
volontà dell’agire e l’impossibilità a
farlo. In Idiot
wind nel quale il cantato di Dylan si trasforma in un
vero e proprio grido di disperazione Dylan parla
dell’impossibilità dello stare insieme e
dell’impossibilità dello stare da soli.
Particolarmente efficace l’ultimo verso “It's a wonder
we can even feed ourselves”.
In Shelter from the storm il protagonista, fortemente
a disagio nel mondo, non può pensare che all’amore
come l’unico rifugio, ma anche questo viene ricordato
nel passato. Significativo il verso “Do I understand
your question, man, is it hopeless and forlorn?” al
quale non dà alcuna risposta, ma ricorda soltanto
che
l’unico sollievo l’ha avuto appunto dall’amore.
Per quanto riguarda Lily, Rosemary and the jack of
hearts penso che Dylan ci abbia proiettato la sua
storia, idealizzandola, e che il fante sia come lui
avrebbe voluto, in un certo qual modo, essere, facendo
tutto ciò con una cosciente illusione. Oltre a
quelle
che ho citato stupende sono anche Tangled up in blue,
You’re a big girl now e If you see her, say hello.
Pure le altre canzoni dell’album sono comunque di un
ottimo livello.
Per l’interpretazione di "I shall be released" mi
rifaccio sempre a Carrera. Il tema è quello della
prigionia nel mondo e della prigionia dell’azione e
qui la libertà non viene vista come qualcosa di
raggiungibile con le proprie forze ma come qualcosa
che deve venire dall’esterno.
Per la questione dei testi se vuoi ti invio i testi di
qualche album di Dylan che ho ripreso dal tuo sito e
trasposto in word con la visualizzazione a doppia
colonna, in modo che se uno conosce poco l’inglese,
come me, una volta stampatili li può leggere in
contemporanea: potresti inserirli come zip
scaricabili.
Ciao.
Francesco, The Jack Of Hearts
Ciao Francesco,
prova a mandarmene un di prova
e ti saprò dire. Ok?
Grazie e ciao,
Michele "Napoleon in rags"
1141) Hi Michele,
non dico dove, non dico quando, non dico a che pagina
ma ci risiamo… il Nostro sta
arrivando e inizia il solito discorso: “Dylan” pubblicato
nel 1973 un disco assurdo.
“Selfportrait” uscito tre anni prima? Brutto anch’esso.
Meno male che in “Dylan” Bob
cantava “Mr. Bojangles” dice il critico.
Viene da dire meno male che farà solo due concerti
(purtroppo) così i prodi critici avranno
poco da scrivere.
che palle, che palle!!!
Sempre la stessa storia, meno male che a pagina 15 (articolo
comperato dal New York
Times) Johnny Cash dice la sua su Bob Dylan.
Statemi bene
Papa Mario
Ciao Papa
chi sarà il feroce recensore?...
Mica Vites? (Confessa Paolo sei stato tu?)... O forse Marinella "Bobsuonal'arpa"
Venegoni?... Rivelacelo Mario, dài!!
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"
1142) Ciao a tutti !
voglio innanzitutto ringraziare Michele
"Straccione" per l'incredibile lavoro di "tessitura" del sito,soprattutto
per quanto riguarda le traduzioni, le risposte alle lettere, gli approfondimenti
e tutte le altre iniziative connesse, nonchè per la ponderazione
delle risposte,mai comunque generiche ma ricche di informazioni e di spirito;
sì, ci piaci proprio! Devo ammettere che non sono uno specialista
dei testi di Dylan , e anzi mi piacerebbe approfondire anche questo aspetto
del nostro artista.Per quanto mi riguarda Dylan mi piace e basta.Ovviamente
ci sarà un perchè, ma comunque esso viene dopo.Tuttavia un
paio di fili, magari annodati a quelli degli altri amici estimatori, vorrei
lanciarlo anch'io.
Per quanto riguarda il soggettone (amo
chiamare Bob così, non me ne vogliate....), lancio qualche quesito
sparso qua e là:
- a voi il titolo "Blonde on Blonde" a cosa fa pensare?
Non necessariamente dev'esserci una spiegazione storica documentata(visto
che siamo nell'ambito della creazione poetica) , anche se sarebbe pure
interessante sapere cosa hanno detto i critici...A me fa pensare , collegandola
al tipo di testi e di mondo lessicale presente nell'album, a qualcosa di
finto, consumistico , nevrotico e (solo) incarnato da una donna, tipo :
tinture per capelli su capelli già biondi oppure sigarette (ma esiste
il corrispettivo delle " bionde" nell'americano di quegli anni?). Boh?...
- sarebbe carino, anche se non indispensabile per capire
Dylan, ricostruire la sua " biblioteca reale",così come del resto
si usa fare per tanti poeti, pensatori, filosofi e "spiriti illuminati"
del passato, ovvero fare un elenco dei libri che sappiamo con certezza
documentaria (da interviste,citazioni, riscontri) che dylan ha letto. Forse
ancora più utile e stimolante , anche se non proprio da professori
di dylanologia, sarebbe poi separatamente ricostruire una "biblioteca
ideale" ovvero ciò che ognuno reputa , per via di riscontri nei
testi, ma anche secondo le coincidenze con i propri interessi e le proprie
letture, coincidere significativamente con alcuni passaggi ed espressioni.
Per fare un esempio , recentemente mi sono imbattuto nella lettura di C.G.Jung
e ho notato delle affinità con certe espressioni del nostro , soprattutto
a partire dai tempi di Desire. Ora, non è assolutamente indispensabile
che Dylan abbia letto Jung direttamente (magari un surrogato americano),
ma proprio come le grandi menti, Dylan spesso ci investe di intuizioni,
ispirazioni enigmi, che vanno alla radice delle problematiche dell'essere
umano(in fondo, come disse un altro Grande uomo,"dai diamanti non nascono
i fiori" ed io Dylan continuo ad immaginarlo più a scribacchiare
in un pullman, nell'angolo di una rimessa o su un trespolo, che a consultare
testi in una biblioteca universitaria). E' quindi naturale che ,tra le
grandi menti, ed ai livelli più profondi ed ispirati, prima o poi
ci siano delle coincidenze di pensiero, o addirittura delle visioni, descrizioni
od immagini simili. A parte ciò , fondamentalmente credo che
chiunque ascolti Dylan,lo metta comunque in relazione oltre che con i propri
gusti e patrimoni,coi propri valori,le proprie visioni e i propri sogni,
ed in un certo senso , ciò non è"filologicamente corretto",anche
se è proprio questo il bello. Il mio motto è:non scimmiottare
Dylan ma ispirarsi a lui ed assorbirne ciò che può essere
fertile per ciascuno, differentemente.Sapendo questo in partenza, secondo
me si evita il rischio di affibbiargli qualsiasi etichetta (da "politico"
a "sociale" a "religioso" ad "intimista traditore" ) perchè sono
tutte interpretazioni relative,commisurate alla nostra personale cultura,
fede politica o credo o personalità. Anche l'immagine di cowboy
imbonitore, che sicuramente è radicata e lui stesso mostra evidentemente
di assumere, forse a noi italiani sembra la sostanza del suo pensiero,mentre
secondo me ne è più la scorza ( e spesso ironica ed arguta)del
suo contesto culturale e del suo patrimonio espressivo musicale.
E che altro doveva sembrare dylan, visto che è
americano al cento per cento, e che non è cresciuto in Nuova Zelanda?
Mi sono piaciuti molto gli stralci di Piero Scaruffi, dove la cosiddetta
"religiosità" di Dylan viene riportata alla sua giusta posizione,
ovvero di modo di sentire e di vedere continuo e sotterraneo e non
di "religione" come dottrina (anche se il linguaggio è spesso di
ascendenza biblica ma talvolta stravolto in chiave pop art o dogmatico/invasato
sulla scorta di una passionalità"nera"). Ancor più concordo
con ciò che afferma Tommaso nel riportare i passi di Scaruffi (posta
n.1111): "La ricerca delle radici della cultura nella nostra società
avviene in Dylan a livello musicale..." E' verissimo; sottoscrivo. Del
resto anche Anna "Duck"aveva secondo me centrato l'argomento(posta n 724)
sottolineando(lo dico in una frase) come l'artista è un uomo come
tutti gli altri e prende posizione sui vari temi d'attualità, anche
politici o di costume, ma che per ciò che egli produce, ossia l'arte,
se essa è veramente arte, essa resiste ed è al di sopra anche
della politica.
Aggiungo che spesso la poesia non può essere spiegata
con un discorso puramente logico o programmatico, ma "intuita" con altre
suggestioni poetiche. E così la musica. Non può essere "spiegata",
ma rimandata ad altro . Faccio un esempio: quando ho ascoltato "Bye
and Bye" ho pensato, non so perchè, alle melodie di Donald Fagen
mentre, che so,"Never Let Me Go"(è il titolo esatto?)in Renaldo
e Clara mi fa immaginare un vero proprio lied classico cantato a squarciagola
dai marinai di un porto di Amburgo,o sempre in alcuni pezzi di Renaldo
e clara(what will you Do When Jesus Comes?) il suono del piano in levare
è esattamente quello ancor oggi di alcune chiese battiste e alcune
melodie si avvicinano ai nostri inni religiosi(come la versione "evocante"di
"She Belongs to Me"dove l'amore per la donna è intrisa di sentimento
religioso;per inciso,la mia personalissima visione di quella canzone è
sempre stata che non si tratta di una donna ma di un'entità vicina
all'ispirazione artistica). Per non parlare dei richiami a Dylan stesso,musicalmente
parlando,durante l'ascolto di "Love and Theft". Secondo me Dylan non è
solo un grande inventore ,ma un geniale alchimista della citazione,della
reinterpretazione (spesso nelle covers,è meglio dei pezzi originali-cosa
davvero quasi unica-e questo fin dal suo primo album).In lui le citazioni
si sono sempre elevate al livello di richiami più vasti.In "Love
and Theft" oltre alle esplicite citazioni musicali in stili diversi tipo
rockabilly Sun Records,vaudeville,hard rock , banjo bluegrass, hawaij style
'40, mi hanno suggestionato delle assonanze e similitudini di sonorità
con "Time Out of Mind" ed "Hurricane"(Tweedle Dee And Tweedle Dum), "Empire
Burlesque" (ma "lo and Behold"di Self Portrait nella melodia) in "Honest
with Me", un mescolone di "Shooting Star"+"Joe Jackson"+"Like a Rolling
Stone" in "Mississippi", dei toni tipo "oh Mercy"genere "What Good Am I?"
(in "Sugar Baby"), fino al pieno stile rock blues"Blonde on Blonde" in
"Lonesome Day Blues". E' come se il nostro mescolasse sempre la stessa
zuppa , quella stessa di cui si nutre la sua instancabile curiosità
ed appetito creativo di artista, aggiungendo sempre altri ingredienti qua
e là e facendola diventare sempre più buona (uno più
uno =tre, quindi è impossibile risalire alle tre componenti iniziali
dividendo per due..)
A volte Dylan mi sembra una grande, geniale , impareggiabile , gustosissima
zuppa. Ha senso fino ad un certo punto tirare su un pezzettino che so,
di carota,ed affermare che solo quella dà un senso alla zuppa! Certo,
bisogna sapersi concentrare ed apprezzare i singoli elementi , ma
come parte di un tutto, anche se poi è quasi impossibile ridescrivere
il tutto, la zuppa , una volta che è gustata. L'unica forse è
cercare di farne una altrettanto buona , o di trovarne altre in giro della
stessa qualità?
-Faccio un salto indietro , all'americano visto e percepito
da noi italiani e propongo un gioco: ribaltiamo la cosa. Sono gradite
le idee su come Dylan può "sentire" ovvero "vedere" l'Italia, a
partire dalle prime canzoni(vedi "House Carpenter"). Io ho un'impressione
ma la dirò un'altra volta. Anticipo solo che è una visione
limitata e un po' naif... Perche allora se Dylan vede l'Italia in modo
naif, un italiano,per quanti sforzi faccia, non può sfalsare un
po' l'immagine dell'americano Dylan?
-Un'altra componente che a me sinceramente smuove dentro
di Bob Dylan, è la sua voce. Non posso che concordare pienamente
con quanto dice Stefano (posta n 1128) sulla grandezza canora e blues dell'artista.
Pochi minuti fa ascoltavo il sommo Mississippi john Hurt e mi sono sentito
così purificato nell'ascolto di una musica vera dove l'artista per
esprimersi ha a disposizione solo la bravura tecnica e l'immediatezza dell'espressione.
Oggi per me è raro sentire cantare una voce vera,con le giuste imperfezioni
ed invenzioni,improvvisata, modulata sottilmente; spesso si sentono in
giro anche dei blues classici scimmiottati da giovani viziati americani,pieni
di effetti,con una voce che non canta ma fa si lamenta perchè è
negata a livello di polmoni e corde vocali, senza uno straccio di melodia,che
solo alcuni esperti del sub settore dovrebbero capire e spendere un sacco
di soldi per comperare le loro copertine leccate dove sono tutti in posa
nell'ultima moda del momento(scusate lo sfogo acido!). Per me Dylan è
uno dei pochi grandi nel senso della reinvenzione, dell'improvvisazione
immediata ed infallibile...L'uso "espressionista" della voce è sempre
stato una costante fondamentale, se non primaria, in Dylan, e non stupisce
che spesso nei concerti egli renda di più che negli stessi pezzi
cantati in sale d'incisione asettiche (egli stesso ha talvolta dichiarato
questo suo disagio). Non è secondo me un caso che il campo del collezionismo
bootleg - live sia per lui così esteso come, credo , per nessun
altro cantante o gruppo contemporaneo.Egli rischia sempre nella performance
canora, e con lui ovviamente rischia il pubblico che va ai suoi concerti,perchè
, se la serata è storta,non c'è nulla da fare. Ma è
il prezzo che va pagato per un artista vero. Uno dei pochi che ci sono
in giro nel businness musicale.Secondo me è illuminante ed originalissima
la lettura del modo che ha Dylan di cantare , che ha dato Wallflower
Elena (posta 748) addirittura facendo un collegamento con l'asincronismo.Complimenti
per Elena! Sull'argomento non aggiungo altro.
Ora credo che correrò a rifugiarmi nell'ascolto
delle strimpellate del buon vecchio Skip James e scusate se vi sembro nostalgico,
ma non mi importa. Ciao a tutti ed in particolare a Michele (ci sarai
a Ravenna?)
Stef " the Porcupine"
Che domande!
Michele "Napoleon in rags"
ps: grazie per la bella lettera...
si attendono repliche
1143) Ciao Michele e un saluto
a tutta la fattoria...
ritorno a scrivere dopo un periodo di pausa dovuto agli
esami universitari,
gli argomenti non mi mancano...
Per tornare a Dylan, ho seguito la performance ai Grammy,
mi ha
entusiasmato subito la sua performance, tanto è
vero che ho scaricato anche
l'mp3, a risentirla ho notato che il suono della band
nonostante l'ingresso
del bravo Recile è tornato ad essere piatto, tutte
le canzoni sembrano
languire in una sorta di routine, e questo si è
aggravato anche con le
canzoni di L&T. Di recente ho avuto modo di ascoltare
vari concerti
degl'anni dal 95 al 2001 e qualche brano degli 80, ho
capito che la potenza
live di Dylan va scemando lentamente ed inesorabilmente
nonostante qualche
acuto di eccezionalissima qualità. Mi viene in
mente il concerto di
Bringhton del 1995, una ottima track list, suonata alla
grande con una
sezione ritmica eccellente dove il magico Wiston Watson
dava un tocco di
sano rock n' roll, dove la voce di Dylan era perfetta
come non mai. Il
confronto fatto con i recenti concerti è stato
spiazzante, i nuovi brani
suonano troppo simili al disco, forse anche meno incisivi...logico
che sono
mie deduzioni ma credo che il Dylan di qualche anno fa
avesse un'altra
forza. E che dire dell'esibizione al David Letterman
del 1984 con il trio
quasi punk-rock, in quell'occasione suonò Jokerman,
License To kill e Don't
Start Me Talkin', quest'ultima improvvisata al momento...caro
Bob il passato
non si ripete!! Poi l'ultima del licenziamento di David
Kemper è ridicola,
immaginate come si è sentito dopo il licenziamento
in tronco e senza nessuna
spiegazione...Bob non è nuovo a queste bastardate
e devo dirti che
incomincia a farmi un po' schifo come persona.
Data la situazione, ho pensato bene di consolarmi comprando
finalmente Blood
On The Tracks, e devo dire che non solo mi sono riappacificato
con Bob ma anche
con la vita...è un disco da sindrome di Stendhal.
Semplicemente fantastico,
anche se preferisco Shelter From The Storm nella versione
del film Jerry
Maguire e You're A Big Girl Now nella versione con la
Pedal Steel pubblicata
in Biograph. Infine vorrei farti i complimenti per la
conduzione del sito,
sto scoprendo lentamente ogni gemma del mondo di Dylan
e questo grazie a te
e alla fattoria intera. Spero di potervi fornire ancora
qualche piccolo
commento ai Dischi di Dylan, ma questa è solo
una questione di
tempo...arriverà presto.
Un caro saluto
Salvatore "The Eagle" Esposito
Ciao Salvatore,
come sarebbe "spero di potervi
ancora fornire etc..."? Se non mi mandi almeno un articolo alla settimana
da aquila ti retrocedo a quaglia... Ok? Comuque grazie per i complimenti,
se posso essere d'aiuto agli altri dylaniani col mio lavoro son già
felice così... Se so che su MF ci sono cose che servono a chi ha
la mia stessa passione mi sento ripagato del lavoro (che ho iniziato proprio
per quello, perchè non trovavo qualcosa di simile in giro e allora
me lo sono fatto da me).
Su Bob come persona non credo che
faccia schifo come dici. Probabilmente ha solo le debolezze che abbiamo
tutti. Poi la questione Kemper non so quanto sia vera... Tu dici che l'ha
buttato fuori e basta alla "core 'ngrato"?...
Ciao, e occhio alla sindrome di
Stendhal
Michele "Napoleon in rags"
1144) Ciao Michele,
ho appena letto l'intervista a Carrera "Quel Ferroviere
che illuminò il 900". Grande. Grazie davvero per farci leggere queste
cose. A volte mi chiedo se non ci fosse MF noi dylaniani come faremmo?
Vites, Bertoncelli... Non so come ci riesci ma mai avrei pensato che ci
sarebbe stato un giorno un sito di fans nel quale intervenissero personaggi
di questo calibro... Poi di Carrera mi piace il fatto che pur essendo
un "autorità" scrive e risponde a noi fans senza problemi o atteggiamenti
accademici. Finalmente qualcuno che parla di Dylan ed è del
livello di Greil Marcus ma che in più ha il pregio di farsi capire.
Io ho lasciato a meno di metà "La repubblica invisibile" di Marcus
perchè mi era diventato una palla mortale... di un'incomprensibilità
allucinante. Grazie ancora al prof. Carrera (e a Vites e agli altri naturalmente)
ma soprattutto a te Michele che stai facendo un lavoro pazzesco (ma dì
la verità quando dormi?).
Francesco
Ciao Francesco,
non ho mai affermato di dormire.
Grazie per i complimenti assolutamente
esagerati (quelli a me, non a Carrera e Vites ovviamente).
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"
ps: anche io ho dovuto rileggere
"La Repubblica Invisibile" tre volte ma mi sa che me lo rileggo per la
quarta...
1145) ciao Napoleon,
ho appena terminato di leggere La voce di Bob Dylan di
Carrera e devo dire che ne sono rimasto estasiato,soprattutto per l'aver
scoperto alcuni gioielli come I'm Not There... straordinaria,la sensazione
che trasmette quella canzone è davvero indiscrivibile,i brividi
ti passano sotto la pelle forse perchè avverti quel tentativo disperato
di esprimere tutte le emozioni in un solo momento.Pur nel suo non sense
dato dall'improvvisazione tremo ogni volta che ascolto quel "I don't belong
there"...mio dio,la cosa più straordinaria delle canzoni di Dylan
e che non smettono mai di sussurrarti....ogni volta che ascolto All along
the Watchtower il cuore mi palpita in modo diverso.Comunque giungo al fine
della mia missiva:le nuove classifiche
1 Tangled Up In Blue
2 All Along The Watchtower
3 Mr Tambourine Man
4 Mississippi
5 Blind Willie Mc Tell
6 Desolation Row
7 If You See Her See Hello
8 Not Dark Yet
9 Girl of the North Country
10 Like a Rolling Stone
Anche se per dire la verità e impossibile stilare una classifica del genere.....mentre per gli album
1 Blood on the tracks
2 Highway 61 revisited
3 Time out of mind
4 Love and theft
5 john wesley harding
6 blonde on blonde
7 the freewheelin'
8 planet waves
9 oh mercy
10 the basement tapes
un saluto a tuta la fattoria!!!
Luciano
Ciao Luciano, ok. Anche a me piace
moltissimo quel punto soprattutto quello che recita: "I'm not there è
Dylan che "parla in lingua" come un predicatore pentecostale, è
un codice alieno udito in sogno e messo in musica senza che ci sia il tempo
di decifrarlo". L'immagine del codice alieno è affascinante.
Ciao,
Michele "Napoleon in rags"
Cucciolata di 7 Golden Retriever.
Chi ne prende uno?
Altrimenti i proprietari li faranno sopprimere entro
le prossime due settimane.
Anche se non lo prendete voi, spargete la
voce!
CHI FOSSE INTERESSATO O CONOSCESSE QUALCUNO DI FIDUCIA
CONTATTI
ELISABETTA MIARI AL N. 02-3264278
P.S.
Non costano nulla!!!
SHELTER
FROM THE STORM
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