TALKIN' BOB DYLAN BLUES
la posta di Maggie's Farm

Decima parte


102) Scusa Michele,
mi sono scordato di dirti di indicare il mio indirizzo al termine della
lettera in cui mettevo in palio il bootleg.
Carlo

Ciao Carlo, hai ragione... anche io me ne ero dimenticato... Ricordo a tutti che Carlo si riferiva ad una sua lettera di qualche giorno fa. Chiunque gli mandi una e mail vincerà il boot che generosamente egli mette in palio (ovviamente vince chi scrive per primo quindi... affrettatevi!)
Riporto di seguito l'indirizzo di Carlo e... buona caccia al boot a tutti
branca@tiscalinet.it


103) Caro Michele,
colgo l'occasione per lanciare un appello : Ragazzi, sono di Napoli e non ho la più pallida idea di come fare a procurarmi cd bootleg in questa zona ! Qualcuno mi aiuti !!! E poi, se non sbaglio ho letto di Carlo, Antonio e Arcangelo che sono di Napoli, quindi, se avete consigli o dritte non esitate per favore ! E l'appello vale anche per te, naturalmente, Michele, che una volta abitavi qui da noi ! Se hai qualche dritta non ti risparmiare!
Ciao e Grazie.
Leonardo dylan81@libero.it

P.s. Che ne diresti di una sezione del sito che porta tutti i titoli alternativi delle canzoni e degli album? Non sarebbe male, se vuoi posso fare l'elenco. Fammi sapere.

Ciao Leonardo,
a quanto pare su Maggie's Farm c'è una specie di "club dei napoletani"... Per i dischi che cerchi ovviamente devi rivolgerti a collezionisti che ne posseggano più di una copia per tipo (non credo che un dylaniano sarebbe mai disposto a cedere i suoi...). Questo vale anche per me ovviamente, che piuttosto di separarmi da una rarità dylaniana preferirei guardarmi un centinaio di volte consecutivamente la Corazzata Potemkin inginocchiato sui ceci alla Fantozzi... Altra cosa invece è se ti accontenti di copie su nastro o cdr che puoi facilmente scambiare con collezionisti... Comunque il tuo appello ai parte-nopei e parte-napoletani (come diceva Totò) è pubblicato...Ora aspettati di essere sommerso di mails...
Per il tuo ps: aggiudicato!
Napoleon


104) Ciao Michele, sono Saverio, il fratello di Arcangelo (quel moccioso che mi
ha riempito la camera di album di Bob Dylan et similia) ed ho 18
anni. Approfitto della sua assenza per scriverti dandoti i miei più vivi complimenti
per il tuo sito e informarti che la dylanomania ha investito anche me da 7
mesi (è circa mezz' ora che sto cercando di aprire il cassetto segreto di
mio fratello per fregarmi i bootleg ma chist' ha mis' e lucchett'
AAAAAARGH!!!!!!). Inoltre ti volevo chiedere se potevi inviarmi la traduzione di "If
not for you" (le altre traduzioni dei bootleg già gliel'ho tolte da
dentro il cuscino compresa "Santa-fè" Hi-hi-hi-hi-hi). Non vedo l'ora di
essere il 31 a Firenze (mi nascondo dentro la valigia di mio fratello) e di
gridare Forza Zimmy! Saluti Saverio.

Ciao Saverio (parlando di lettere provenienti da Napoli la tua "casca a pisello", come diceva il mitico Diego Abatantuono). Benvenuto anche tu nel nostro "club dylaniano" e sia lodato tuo fratello per averti trasmesso il contagio... Grazie per la simpatica lettera della quale traduco, a vantaggio dei non partenopei, una frase in napoletano che tu hai usato. Saverio, infatti, con la frase "ma chist' ha mis' e lucchett'" voleva significare, nell'idioma italico (e qui voglio parafrasare Francesco Paolantoni, altro "mitico" comico): "Però egli ha apposto un sistema antifurto costituito da molteplici apparati in ferro o materiale similare con chiusura automatica apribile esclusivamente con chiavi corrispondenti alla combinazione di ciascuno di essi", o più semplicemente "Ma questo ha messo i lucchetti...".
Scherzi a parte, Saverio, eccoti subito accontentato per quanto riguarda la traduzione di If not for you di cui amo ricordare una bella versione di George Harrison.
Anche tu a Firenze? Cosa c'è una specie di Esodo biblico da Napoli a Firenze per il 31 maggio? Mosè viene in macchina con voi?... Attento a non farti beccare da Arcangelo... Ciao Saverio e fatti sentire quando vuoi...

IF NOT FOR YOU
words and music: Bob Dylan

If not for you,
Babe, I couldn't find the door,
Couldn't even see the floor,
I'd be sad and blue,
If not for you.

If not for you,
Babe, I'd lay awake all night,
Wait for the mornin' light
To shine in through,
But it would not be new,
If not for you.

If not for you
My sky would fall,
Rain would gather too.
Without your love I'd be nowhere at all,
I'd be lost if not for you,
And you know it's true.

If not for you
My sky would fall,
Rain would gather too.
Without your love I'd be nowhere at all,
Oh! what would I do
If not for you.

If not for you,
Winter would have no spring,
Couldn't hear the robin sing,
I just wouldn't have a clue,
Anyway it wouldn't ring true,
If not for you.

Copyright © 1970 Big Sky Music

SE NON FOSSE STATO PER TE
parole e musica: Bob Dylan

Se non fosse stato per te,
bimba, non sarei riuscito a trovare la porta
non sarei nemmeno riuscito a vedere il pavimento
sarei triste e sconsolato
se non fosse stato per te

Se non fosse stato per te,
bimba, sarei rimasto sveglio tutta la notte,
aspettando che la luce del mattino
splendesse,
ma non sarebbe stata nuova,
se non fosse stato per te

Se non fosse stato per te
il mio cielo sarebbe crollato
e con esso pure la pioggia.
Senza il tuo amore non sarei niente,
sarei perduto se non fosse stato per te,
e tu sai che è la verità.

Se non fosse stato per te
il mio cielo sarebbe crollato
e con esso pure la pioggia.
Senza il tuo amore non sarei niente,
sarei perduto se non fosse stato per te,
e tu sai che è la verità.

Se non fosse stato per te,
l'inverno non avrebbe primavera,
non potrei sentire il pettirosso cantare,
proprio non avrei un'idea,
e ad ogni modo non suonerebbe vera,
se non fosse per te

Nota di Napoleon: Un Dylan in versione tenera datato 1970 dall'album New Morning...quali parole di più potrebbe chiedere una donna?...


105) Ciao a tutti, mi chiamo Valerio. Sapreste darmi qualche notizia sui figli di Bob?...
Ciao, Valros

Ciao Valerio, benvenuto tra noi...
Allora, ho spulciato i miei appunti e questo è quanto mi risulta.
Dylan è padre di:
Maria, nata nel 1961
Jesse, nato nel 1965
Anna, nata nel 1967
Samuel, nato nel 1968
Jakob, nato nel 1970

In realtà, la più anziana dei figli, Maria, non è figlia di Bob ma di Sara Lownds (vero nome Shirley Nozinsky), sua moglie, e del suo primo marito Hans Lownds. Maria è stata adottata legalmente da Bob. Qualcuno ha sostenuto che She belongs to me, famosa canzone di Bob, sia dedicata proprio a Maria.

Per quanto riguarda Jesse, figlio di Sara e Bob, è un regista cinematografico e pubblicitario. Il suo primo film è una commedia per la Walt Disney "The deedles down under" (non conosco l'eventuale titolo italiano). Ha diretto anche un film ispirato ad un videogioco Sega, "The house of the dead", un horror con zombi e simili. Jesse ha diretto anche molti spot pubblicitari tra cui famoso è quello visto spesso anche nel nostro Paese del tipo in ospedale completamente ingessato che si lanciava nel vuoto appeso fuori della finestra per raggiungere con un cucchiaino una coppa di gelato (almeno mi sembra di ricordare che la scena era questa...). Ha diretto anche spot per la Coca cola e la Pepsi cola e per MTV.

Su Anna non ho notizie.

Scarse le informazioni anche su Samuel Dylan, figlio di Sara e Bob, nato il 30 luglio del 1968. Di professione fa il fotografo

Jakob Dylan (a volte si trova la forma Jacob Dylan), figlio di Sara e Bob, è sicuramente il più famoso dei figli di Dylan. Ha un suo gruppo rock chiamato Wallflowers e sta ottenendo un grosso successo in U.S.A. e non solo e qualcuno dice che è ora più famoso del padre. E' sposato con una ragazza di nome Paige.

Da qualche parte ho poi letto che sarebbe stata attribuita a Bob la paternità di un numero incalcolabile di figli (se ricordo bene 14 o 15) oltre a quelli legittimi o legittimati... certo se fosse vero non si potrebbe dire che Bob se ne è stato con le mani in mano tra una canzone e l'altra... (chissà se ha anche un figlio con Raquel Welch con la quale sembrava filare tempo fa...).

Ah, a proposito... dimenticavo! Ci siamo poi tutti noi che siamo praticamente tutti figli di Bob, o no?
Napoleon


106) Caro Michele,
avrei alcune cose da chiederti :
Scusa la mia ignoranza (!!!) ma mi sai dire chi è la ragazza che viene inquadrata nel film "Renaldo & Clara" durante l'esecuzione live di "It ain't me, babe" al verso "a lover for you life and nothing more" ? Credo sia Joan Baez, ma non ne sono sicuro. Comunque, se è lei può essere significativo il fatto che la telecamera va evidentemente su di lei proprio mentre Bob canta quel verso. E sempre su questo tema, era sempre Bob, vero, a decidere chi e come inquadrare (per esempio tutta la magnifica "Tangled up in blue" fatta in primissimo piano) anche quando lui era sul palco ad esibirsi ?
Poi, un piccolo quiz per te e naturalmente per tutti gli amici del sito : Ad un certo punto di una canzone live da "Renaldo & Clara", Dylan tocca il braccio destro al chitarrista alla sua sinistra (o Bob Neuwirth o Steven Soles non ne sono sicuro, comunque quello con i baffi !). Il gesto è strettamente legato al verso appena cantato. Mi sapete dire di che canzone si tratta e di quale particolare verso si parla?
Poi, amici, volevo provare ad aprire una piccola discussione sul famigerato Mr. Jones !
C'è chi pensa che Mr. Jones sia un giornalista di nome Jeff Jones che nell'estate del 1965 intervistò Dylan dopo un esibizione al Newport Folk Festival per un pezzo sulla rinascita dell'armonica nella musica folk. L'intervista fu eseguita in un camioncino con i fan di fuori che facevano un gran casino. Comunque, il govane Jones fece le solite domande sciocche a Dylan, che gli rispondeva, come usava fare a quei tempi, con risposte molto sbrigative. Poi Dylan andò via. Jeff Jones stava allo stesso albergo di Dyan e della sua band e per tutto il weekend, ogni volta che Dylan incrociava il signor Jones lo punzecchiava dicendogli cose tipo ""Oh, Mister Jooones! Hai altre domande per me, Mister Jooones? Vuoi sapere cosa sta succedendo, Mr. Jooones?!" Dopo poco usci alla radio una nuova canzone che faceva "You walk into the room...".
Poi abbiamo la già citata teoria dell'omosessualità con l'immagine del mangiatore di spade inginocchiato e "You're a cow! Give me some milk or else go home!". Che entrambi potrebbero far pensare a ... E poi c'è il "one-eyed midget" ...
Poi, naturalmente, c'è la tesi forse più accreditata, e cioè, quella che Mr. Jones sarebbe l'uomo supercomune, che non si accorge che i tempi stanno cambiando ecc.
Io avrei una mia idea : Secondo me, Mr. Jones potrebbe essere proprio il contrario dell'uomo supercomune. Per me potrebbe essere genericamente il ricco e potente, sulla cima della scala sociale ignaro che "The times they are a-changing'". I contatti tra i "lumberjacks" potrebbe essere un moderno "High office ralation with the politics of Maryland". Ha discusso con altri del suo ceto sociale di lebbrosi ed imbroglioni, è colto, ma qualcosa si sta muovendo ed ora anche un piccolo ometto orbo può far tremare la sua apparente stabilità. Quindi preferisce mettersi gli occhi in tasca, chiudersi in una stanza e fare finta di niente, poichè aprire gli occhi potrebbe fargli avere pessime sorprese. Ma come sapete, io mi "drogo" ! Bè, lo ammetto, a volte mi faccio un pò trasportare
(Michele ne sa qualcosa !), ma non ci fate caso. E comunque non ho la più pallida idea di cosa centri la strofa sul mangiatore di spade. Voi cosa ne pensate ? Qual'è, secondo voi, la tesi più accreditata ? Ne avete altre ?

Ma ancora uno spunto : Rainy Day Women #12 & 35. Secondo voi, il titolo cosa significa ? Le ipotesi che girano tra i "dylaniati" sono :
1) Che "Rainy Day Women" sarebbe un nome simbolico che indica uno spinello e che i numeri 12 e 35 siano stati presi a caso.
2) Che durante la registrazione di questa canzone arrivarono nello studio due ragazze amiche di un membro della band che partecipava alla session. Si dice che fuori piovesse e che le ragazze avessero 12 e 35 anni.
3) Che 12 x 35 = 420 che sarebbe il tempo che si impiega per accendere uno spinello (??? Non mi chiedete in che senso !!!).
4) Una tesi molto particolare dice che il titolo sia questo poichè 12 = 5 + 7 e 35 = 5 x 7 e 5 è il numero che rappresenta Gesù mentre 7 quello che rappresenta l'Onnipotente.
5) Che "Rainy Day Woman" sia un pò il corrispettivo di "fair weather friends" (amici da bel tempo) nel senso che alcuni amici sono tali con il bel tempo ma che non si riesce a trovarli quando "piove". E questo potrebbe avere qualche connessione con il testo della canzone.
6) Che il titolo sarebbe legato alla prima volta che Dylan ha fatto l'amore (a 12 anni) e all'ultima volta che l'ha fatto prima di scrivere la canzone (a 35 anni). E qui mi sono fatto sotto dalle risate dato che la canzone l'ha scritta a 25 anni !!! C'è gente addirittura più visionaria di me sulle interpretazioni delle canzoni di Bob !
7) Infine che il titolo non abbia alcun senso.
Voi cosa ne pensate ragazzi ? Avete anche altre teorie ? Credibili si spera !
Fatemi sapere !
Leonardo.

Ciao Leonardo,
allora vado con ordine a rispondere alle tue domande:
1) No, la ragazza a cui ti riferisci non è Joan Baez ma Ronee Blakely che secondo me in Renaldo and Clara è di una bellezza strepitosa soprattutto quando indossa quell'irresistibile basco azzurro...
Però la tua osservazione sull'inquadratura "mirata" regge perchè nel film si presuppone un coinvolgimento sentimentale di Renaldo (o di Bob) con Ronee (e da qualche parte ho letto che anche nella vita reale...) tanto che nella famosa scena in cui Steve Soles/Ramon litiga con lei si intuisce che sia geloso di Dylan/Renaldo.
Riporto la scena in questione:
35) Steve Soles, che nel film interpreta la parte di un personaggio di nome Ramon, litiga con quella
che si presume la sua ragazza, interpretata da Ronee Blakely. Il litigio avviene a causa del ritardo
della ragazza che continua a perdere tempo truccandosi davanti allo specchio ed a mettere a posto
il proprio abbigliamento ed a pettinarsi. L'uomo spazientito comincia a metterle fretta e la ragazza
adirata grida: "Ehi, vuoi lasciarmi in pace?". L'uomo le dice acido: "Io so con chi hai scopato". La
ragazza cerca di colpirlo e i due cercano di venire alle mani e si strattonano per qualche istante. Poi
la ragazza esclama quasi piangendo: "Ho bisogno di amore!"

Il motivo della gelosia del bel Ramon risulta evidente quando in un'altra scena che riporto di seguito la splendida Ronee è protagonista di una memorabile (a mio avviso) sequenza con Dylan... Una sequenza molto espressiva in cui, al solito, Bob cattura l'attenzione dello spettatore senza quasi mai muoversi sprizzando presenza scenica da ogni poro...

Stacco sul bar della scena precedente con Ronee Blakely che parla con Dylan e gli dice: "Mi piacciono gli uomini duri e belli, gli uomini forti sono molto dolci!". Dylan la guarda interrogativo ed esclama: "Davvero?". La ragazza ride e replica: "Davvero!". Poi lo guarda sensuale ed aggiunge: "Prenderò te!".

2) Naturalmente! Dylan è il regista del film quindi ogni inquadratura è quanto meno decisa da lui (poi ovviamente altri, tra cui Howard Alk, hanno messo in pratica le indicazioni di Bob quando è lui ad essere inquadrato).

3) La scena che citi in cui Dylan tocca il braccio destro del chitarrista alla sua sinistra (che è Bob Neuwirth) avviene durante la canzone "When I paint my masterpiece" e Bob tasta i muscoli del suo omonimo in corrispondenza del verso della canzoni in cui si parla di "Clergymen in uniform and young girls pullin' muscles", e dal sorriso di Bob non mi sembra che i muscoli di Neuwirth siano granchè...
 

4) Su Mr. Jones e su Rainy day women direi che hai riportato un pò tutte le fantasiose tesi che girano sulla Rete anche se su Mr. Jones ho trovato alcuni che sostengono si tratti di Brian Jones dei Rolling Stones (mi sembra morto suicida, ma potrei sbagliare...).
Personalmente propendo per la tesi semplice ma calzante dell' "uomo comune".
Anche per le "donne dei giorni di pioggia" c'è molto da ridere in alcuni casi... Io non ho un'idea precisa però credo che in effetti un riferimento velato alla marjuana ci sia...


107) Caro Michele, un salutone da un altro napoletano folgorato dal grandissimo Bob.
Sono un vecchio fan del Maestro (da ormai quasi 30 anni, dai tempi di Pat Garrett & Billy The Kid).
Da allora, la mia ammirazione per il vecchio Bob non è calata di un millimetro, anzi aumenta anno per anno.
Volevo semplicemente farti i complimenti per il tuo splendido sito e per aderire al simpatico club dei napoletani di Maggie's Farm.
A proposito, sarò al concerto di Modena del 27 maggio. I miei Bobconcert finora sono 9, da Roma 84 a New York MSG del 27 luglio 1999 con Paul Simon. Quello di Modena sarà il n.10 e ovviamente sarà fantastico, ma soprattutto diverso da tutti gli altri a cui ho assistito.
Per quanto concerne Dylan chitarrista (sono un discreto strimpellatore e ho studiato chitarra) il mio voto è sicuramente positivo, sia per acustica che elettrica; chiariamo non possiamo pretendere che uno che ha scritto canzoni-capolavoro possa confrontarsi con Hendrix o Clapton, però Bob ha raggiunto un livello eccellente e i suoi eventuali errori sono da imputarsi spesso alla totale improvvisazione delle sue prestazioni probabilmente eliminabili con una maggiore preparazione dei pezzi. Ciò significherebbe scalette molto più stabili e meno ricche di sorprese, e questo noi dylaniati non lo vogliamo, vero ?
Ciao, Antonio G.
an.genovese@libero.it

Ciao Antonio e benvenuto su queste pagine... Grazie per le tue precisazioni sul Dylan chitarrista...Il dibattito continua...
Cavoli! Nove concerti sono un bel pò... e poi anche New York! Se vuoi riscrivici per raccontarci aneddoti e sensazioni su questi concerti (cosa pagherei per vedere Bob live in Usa, magari al Madison nel 2002 per una eventuale Bobfest bis per i quaranta anni di attività...).
Grazie per i tuoi complimenti e... beh ormai è chiaro che Maggie's Farm è una specie di colonia napoletana (mi aggiungo anche io alla lista essendo nato a Pompei e vissuto per moltissimi anni a Fuorigrotta...). A questo punto non potete esimervi dalla creazione (magari virtuale) di un Dylan Fans Club Partenopeo tanto più che nella prossima lettera si scopre un nuovo membro (ed ormai ho perso il conto di quanti siete)...
Ciao, Michele "Napoleon in rags"


108) Carissimi amici, vorrei replicare ad alcune osservazioni che sono scaturite a seguito della
pubblicazione della mia lettera.
In merito ai giudizi dati da Michele sulle canzoni, non ho nulla da eccepire. Primo, perché la sua conoscenza biografica ed bibliografica, è superiore alla mia, e quindi ha più titolo di me nel dare un giudizio oggettivo alla produzione di Dylan.
Secondo perché pur possedendo quasi tutta la produzione discografica di Dylan, negli anni ho fatto la scelta di concentrarmi nell'ascolto di una sola parte, e solo sporadicamente torno ad ascoltare qualcosa altro.
Quindi il mio giudizio è soggettivo e non tiene conto dell'evoluzione artistica di Dylan. Non a caso ho detto che mi dispiaceva e non che non approvavo. Proporrei a Michele l'introduzione della "Super C" ma questo, mi rendo conto, non porterebbe a nulla.
Quello che più ci tengo a chiarire, perchè credo che sia stato frainteso, è che penso che su Dylan, dobbiamo incominciare a porci la questione se continuarlo a consideralo un cantante, con tutti i limiti che tale definizione impone, oppure qualcosa di più.Io non so se questo "qualcosa di più" è poesia, ma di sicuro, ed è l'unica certezza che ho su Dylan, è che lui lascerà alle sue spalle molto di più di una canzone.
Il poeta non dà risposte ma vede prima ciò che gli altri non hanno né il coraggio né la capacità di
vedere. E' Dylan, in tanti frangenti, ha avuto questa dote. Forse m'illudo, pensando che i tempi siano maturi per poter affermare con decisione che il rock, nel suo complesso, è stato un
fenomeno letterario importante del novecento, ma sono sicuro che quando un domani si analizzerà
con occhi meno "contemporanei", allora e solo allora a Dylan sarà riconosciuto, unanimemente, la sua figura di poeta rilevante all'interno del panorama della letteratura americana dello scorso secolo. Che i tempi non siano maturi per affermare ciò, lo si è notato in concomitanza
della candidatura al premio nobel, dove non ho visto questa gran mobilitazione da parte del mondo
della musica della cultura in suo sostegno. A Leonardo che mi accusa di cieca idolatria, addirittura
paragonandomi a Mr. Jones, voglio solo ribadire che ritengo che sia utile incominciare
a spulciare, con dovuta grazia e perizia, la figura di Dylan, al fine di ripulirla da tutto
quell'armamentario tipico del cantante rock. Io la penso così, è una mia opinione pienamente non
condivisibile, ma resta la mia idea di Dylan, e non è migliore di qualsiasi altra. In fondo, è questo uno dei limiti di un personaggio popolare, c'è un Dylan per tutti.
Inoltre alla favoletta che le canzoni non cambiano il mondo non ci ho mai creduto. A tal proposito
ti consiglio di rileggere la splendida introduzione di Fernanda Pivano al libro"Blues, Ballate e
Canzoni" a cura di Stefano Rizzo (A quest'uomo devo una statua d'oro. Chiunque sia, spero che giri
da queste parti per fargli sapere quanto gli sono grato). Il testo della Pivano, proprio perché scritto
nel 1971, ci restituisce il clima della America nel quale Dylan si trovò ad operare e ti renderai conto che qualche "contributino", al quel complesso movimento riformista
(termine vetusto ma che si usava spesso allora) che rese possibile agli Stati Uniti di emanciparsi da
certe condotte estremistiche che stavano prendendo presa nel paese, con le sue canzoni Dylan l'ha
data.
Concludo rinnovando il mio apprezzamento per lavoro che viene svolto da Michele su questo
sito, il quale credo vada incontro, come giusto che sia, all'esigenza delle diverse anime dylaniate
sparse sul tutto il territorio della nostra madre patria. "Grande" Michele al quale do un "in bocca al
lupo" per la festa di Aosta ed al quale, inoltre, chiedo cortesemente di dare uno sguardo al sito
http://www.dylanology.com/frame2.htm, perché essendo in inglese, non ciò capito il cosiddetto "fico secco", ma da un'occhiata furtiva, mi sempre che contenga roba interessante. Vorrei un tuo parere.
Grazie.
NAPOLI 4 MAGGIO 2000

ANTONIO

P.S. Scopro con Meraviglia mista ad inquietudine, che a Napoli c'è un covo di Dylaniani. Credo
che abbia caratteristiche clandestine, in quanto mi è sorta spontanea la domanda: "Ma dove c....
stavate?"

Arì P.S.: Però a Subterranean homesick gliela puoi dare la "C". Dai!! Che ti costa???!!!
Lo so! E' il tuo sito. Però, fallo almeno per il Metereologo, per i perdenti, per gli
imbroglioni, per i drogati, e per gli alcolizzati. Per quelli che studiano vent'anni e si
ritrovano al turno di giorno. Un po di umanità. E' che C..... sarà mai!

Riporto di seguito uno stralcio del pezzo della Pivano:

Non c'è dubbio che al di là dello stellismo, al di là dell'industria discografica, al di là perfino della vanità personale o se si vuole del culto della personalità, Bob Dylan non fu soltanto un cantante e un chitarrista, ma fu soprattutto un poeta e un profeta; e quando dico "fu" non intendo usare un passato remoto polemico ma soltanto sottolineare il fatto che la sua recente produzione si è scostata dall'attivismo sociale.
Le ricerche intimiste e para-bucoliche della sua nuova maniera sono state giudicate da qualcuno soltanto un trucco per far quattrini, ma forse sono state anche una proposta - un consiglio - di rivolgere l'attenzione ai problemi ecologici, al dramma della distruzione del pianeta di cui gli eccidi politici e militari sono parte almeno altrettanto integrante che gli eccidi industriali e commerciali; e sicuramente hanno indicato che Dylan ha spostato la sua creatività (i critici la chiamano "la sua innovazione") dalla musica folk della denuncia urbana, da lui
trasformata nella cosiddetta musica folk rock, all'antica country music, la musica di campagna, nella quale introdusse appunto una vena di denuncia ecologica, di protesta contro l'inquinamento, l'iperpopolazione, l'alienazione delle metropoli o anche soltanto delle grandi città.

Eppure quelli che lo sospinsero verso la sua favolosa celebrità furono i giovani attivisti di quegli anni, quando ai tempi di Kennedy gli studenti erano preoccupati della guerra nucleare della disonestà pubblica, del conformismo politico e dell'ipocrisia privata e l'attivismo si manifestava nella campagna per il disarmo nucleare, nella battaglia per i Diritti Civili (con Martin Luther King abbastanza spesso in prigione da non venir accusato di Riformismo) e nell'alleanza dei liberali e dei radicali bianchi (in lotta per far ottenere ai negri quel rispetto che i negri cercarono poi di procurarsi da soli con nuove immagini di mitra e uniformi paramilitari: non per niente
John Kennedy aveva ammonito che se non si vuole la rivoluzione bisogna organizzare le riforme).

La delusione che nacque dal fallimento dell'attivismo radicale e che convogliandosi col nuovo nome di "movimento" denunciò i risultati degli attivisti come un successo di carta e la guerra in Vietnam come una prova inconfutibile di insuccesso fece ritrovare Dylan in una posizione alienata e introversa, che lo condusse in fretta a vedere l'opinione pubblica trasformare il suo personaggio da un acclamato profeta a un "venduto" all'industria.
Tutto questo avvenne in fretta, molto in fretta, sempre più in fretta: il suo primo disco uscì nel 1962, il disco famoso, quello con Blowing in the Wind e Masters of War, nel 1963 (lo stesso anno in cui gli venne proibito di cantare alla radio Talking John Birch Society Blues, una denuncia, del neofascismo americano impegnato nella caccia alle streghe contro il comunismo coi versi pesantemente sarcastici: "Siamo d'accordo con le idee di Hitler/ nonostante abbia ucciso 6 milioni di ebrei/ non importa se era fascista/ almeno non si può dire che fosse comunista"), il terzo con The Times They Are A-Changin', nell 1964, quello con Gates of Eden, It's Alright Ma' e Mr. Tambourine Man (ritratto di uno spacciatore di marjiuana, così soprannominata da una marca di cartine da sigarette, che provocò abbastanza scandalo in piena "caccia alla droga" americana da venire radiato dalle trasmissioni radiofoniche e televisive e da diventare l'inno nazionale di una larga minoranza di gioventù) nel 1965 e quello con la Ballad of a Thin Man, che simboleggia un decennio col verso "Something is happening here/but you don't know what it is/Do you, Mr. Jones?", ancora nel 1965: nell'ottobre 1965 la rivista «Esquire» pubblicò i risultati di una inchiesta svolta nelle Università americane che si chiedeva quale fosse la personalità più notevole
del momento e i primi tre nomi che risultarono prescelti furono John Kennedy, Bob Dylan e Fidel Castro; e nel dicembre il « New York Times», riferendosi a un'inchiesta svolta dalla «Partisan Review», dedicò una pagina ai giovani intellettuali d'America col titolo "Bob Dylan è l'erede di Faulkner e di Hemingway?".

Quando dico in fretta, voglio dunque dire in tre anni; ma in quei tre anni Dylan cementò l'immagine del Nuovo Stile di Vita individuato da Jack Kerouac e cantato da Allen Ginsberg e rappresentò l'ultimo gradino della scala percorsa dai cantanti folk di città, sempre ispirati da un desiderio di trasformazione sociale a sfondo comunitario e di ispirazione ribelle, che dalle originarie canzoni anonime, nate spontaneamente in comunità rurali omogenee (preoccupate di tramandare una tradizione regionale basata sui problemi locali) presero nel secondo
dopoguerra l'idea di accompagnarsi con la chitarra per protestare contro i problemi che dilaniavano la vita cittadina: i ghetti, la discriminazione, lo sfruttamento dei minorenni, la guerra, la pace, la libertà, i sotto privilegiati e così via. Come un nuovo menestrello, un nuovo troubadour coinvolto con la condizione umana in un mondo nucleare, anche Bob Dylan, arrivato a New York, abbandonò i temi rurali per quelli urbani e si dedicò alla protesta, alla denuncia, al riscatto dall'alienazione, dalla standardizzazione e così via: qualcuno disse che fu il simbolo vivente della Beat Generation. I suoi umori furono l'ira, la solitudine, la disperazione, il furore, e li cantò
con sofisticazione e stilizzazione, in completa antitesi con la spontaneità e l'ingenuità dei vecchi cantanti folk rurali.

Joan Baez, l'altra cantante Jolk che divise con Dylan l'idolatria delle larghe minoranze di quegli anni, disse: "Bobby esprime ciò che io e molti altri giovani sentiamo, ciò che vogliamo dire. Di solito le canzoni di protesta contro la bomba e contro il pregiudizio razziale e contro il conformismo sono stupide, prive di bellezza. Ma le canzoni di Bobby sono forti come poesia e forti come musica. E, Dio mio, come sa cantare!".
Insieme agli adolescenti lo applaudirono gli intellettuali che allora si chiamavano hip: Allen Ginsberg, il poeta che negli Anni Cinquanta aveva portato la poesia dalla campagna agli agglomerati urbani, disse: "Scrive una poesia migliore di quella che scrivevo io alla sua età. E un genio menestrello dell'età spaziale piuttosto che un vecchio poeta da biblioteca". Robert Shelton, più tardi diventato il suo biografo, disse nell'articolo che lo lanciò sul «New York Time»: "Dylan ha rotto tutte le regole della canzone. Ma ha qualcosa da dire e lo dice".
In queste canzoni, che secondo i critici conservatori ricordano la pseudo poesia di protesta degli Anni Trenta (quando a protestare erano commediografi come Odets o Maxwell Anderson), Dylan usò uno slang, un gergo pesante, il nuovo gergo degli hipsters di quegli anni; con quel gergo aiutò Ginsberg a togliere la poesia dalle Accademie e come una specie di Omero del Ventesimo Secolo la restituì alle masse, con l'aiuto dei juke-boxes che altri poeti non ebbero a disposizione.

Ma al Festival di Newport, nel 1965, Dylan si presentò con un gruppo rock e con una chitarra elettrica invece che solo con la sua vecchia chitarra; e dal palcoscenico dove due anni prima aveva raggiunto la fama cantando davanti a 36.000 persone, accompagnate da tutte le stelle del momento, da Pete Seeger a Joan Baez, il suo Blowin' in the wind, già diventato l'inno degli attivisti per i diritti civili venne cacciato a fischi: i giovani che adoravano la sua presenza profetica, la sua denuncia libertaria, il suo orrore per la repressione violenta (il «New York Herald Tribune » lo definì "la personificazione della collera e della solitudine"), non gli perdonarono di abbandonare il folk per passare al rock. Poco dopo il disastro di Newport, a Forest Hills Dylan cantò nella prima
metà dello spettacolo canzoni folk e nella seconda canzoni rock, ma questa volta non si lasciò scacciare dai fischi e continuò fino alla fine dell' esecuzione, già sostenuto dall'80% del pubblico.

Dicembre 1971

(c) copyright Fernanda Pivano

Ciao Antonio, grazie per la tua lettera come sempre interessante...
Preciso che i miei giudizi sulle canzoni di Bob sono, ovviamente, soggettivi e non vogliono essere definitivi (come potrei?... nessuno credo possa farlo).
Il bello di Dylan è che quasi ogni singolo fan ha un giudizio diverso su ogni singolo album e a volte addirittura su ogni singola canzone... Parlavo proprio oggi al telefono con un cantautore valdostano il quale ama svisceratamente Desire considerandolo un capolavoro e quando gli ho chiesto: "E cosa ne pensi di Blood on the tracks?" mi ha risposto che sì, gli piaceva abbastanza (ma come a dire: "niente di speciale!")...
Sono d'accordo con te che non si può assolutamente definire Dylan semplicemente un cantante, sarebbe riduttivo per il suo genio e per la straordinaria forza poetica dei suoi versi che secondo me lo collocano di diritto tra i maggiori poeti e scrittori del ventesimo secolo.
Sono d'accordo anche quando dici che forse solo in futuro Dylan sarà apprezzato appieno ma direi che anche oggi non ci si può lamentare e proprio la candidatura al Nobel che tu citi (o il "Nobel" per la musica che riceverà tra qualche giorno, il Polar Prize, aggiungo io) ne sono la testimonianza dal momento che non so quanti altri artisti come Dylan possano vantare simili riconoscimenti...
Sulle osservazioni alla lettera di Leonardo ovviamente risponderà lui stesso, se vorrà...
Ciao e alla prossima Antonio
ps: ok! a furor di popolo (per così dire) i blues nostalgici riceveranno la c.


109) Caro Michele,
vorrei dire qualcosa ai ragazzi del sito (te compreso) :
Ragazzi, nella mail in cui chiedevo dei bootlegs mi sono espresso male ! Allora, a me non interessano particolarmente i pezzi rari, o comunque i bootleg stampati da una certa casa discografica a suo tempo. Io, non avendo nessun boot di Dylan mi accontento di copie su cd-r ! A me non interessa la collezione di boot (almeno per ora), io vorrei solo ascoltare cose introvabili nei dischi ufficiali, non vorrei perdermi concerti memorabili che non saranno mai ufficializzati ! Se non ufficializzavano il volume 4 e 5 della "Bootleg series" (Il concerto di "Judas!", per capirci) io non avrei mai ascoltato quella registrazione, e se ci penso divento matto !!! A proposito, ma non
vi sembra che alla fine del concerto Bob dica "fuck you" invece di "thank you" ? Comunque, ritornando a noi, mi accontento dei boot copiati su cd-r, perciò fatevi sentire ! Inoltre ho letto che Arcangelo e suo fratello, o uno dei due, andranno al concerto di Firenze, bè, mi chiedevo, dato che anche io sono di Napoli, che se i piani di partenza corrispondono (io ho deciso di andarci con il treno), magari potremmo viaggiare insieme ... Fatevi sentire ! Grazie di tutto !
Leonardo dylan81@libero.it

Ciao Leonardo, annuncio pubblicato. Secondo me alla fine di Manchester '66 Dylan esclama SICURAMENTE "Fuck you" (per i non anglofili e per dirla con Gene Gnocchi: "'fanculo").


110) Caro professore,
sto ascoltando il cd-single del nostro, e con grande sorpresa mi accorgo che la "Song to woody" presente come quarta traccia non è la stessa che si poteva ascoltare su bobdylan.com. Mi aspetto una tua recensione.
Poi volevo sottoporti un problema: io sono abbastanza stufo della politica commerciale della Sony che approfitta della fame dei dylaniati, non tanto con cd-single come questo, quanto piuttosto con "very best" e "greatest hits" con una traccia in alternate take o simili, con tutta la roba che dovrebbe pubblicare, non solo tra quella presente su bootleg ma anche tra quella pubblicata "di nascosto" (colonne sonore, b-sides, etc.) che poi finisce inevitabilmente anch' essa nel mercato dei bootleg, vedi le serie Alias e Hard to find. Purtroppo il discorso sarebbe molto più ampio perchè riguarda anche il futuro dell' industria discografica rispetto alla sopraggiunta facilità di spostamento dell' informazione immateriale con internet, ma per ora non mi allargo.
Ultimo: che ne pensi di George Jackson?
Carlo

Ciao Carlo, anche io ho appena comprato il cd maxi single di Dylan "Things have changed" e ne faccio qui una breve recensione: contiene Things have changed (radio edit, quindi più corta di quella apparsa su "Wonder Boys"), "To make you feel my love" (live version, ma di dove? Non lo specificano ed al momento non mi ricordo... Carlo aiutami...), Hurricane, Song to Woody, che come dici tu non è quella di bobdylan.com ma non saprei nemmeno io da dove viene... Strano ma stavolta la Columbia non ha segnalato le date ed i luoghi delle canzoni live... Vedremo...
Il disco ha una copertina secondo me STUPENDA con una foto di Bob inquietante con uno sguardo da divo del cinema anni trenta, veramente una grande foto di Dan Clinch...
Sul discorso che la Columbia "prende per la gola i collezionisti... beh ti dò ragione, il fatto è che, appunto perchè collezionisti, essa sa che acquisteranno TUTTO quello che esce di Dylan... Onestamente non me la sentirei di scagliarmi contro di lei tenuto conto che si tratta di una politica "logica" in una certa ottica... Quello che mi fa arrabbiare, come fa arrabbiare te, è proprio il fatto che non si decide almeno ad ufficializzare album lunghi pieni di materiale stupendo reperibile solo su bootleg, o se lo fa lo fa con il contagocce...
Sui "Best of" invece sono d'accordo con la Columbia perchè è materiale rivolto ad un altro pubblico diverso dai fans... che si presume abbiano già tutto... Conosco molte persone che di un cantante prendono solo i "Best of" e simili quindi essendoci un mercato è giusto che una casa discografica lo copra... Quanto poi alle "mosse strategiche" di impreziosirli con take alternative o simili... beh hai ragione ma direi che non è un gran problema... basta non comprare i "best of" spendendo soldi inutili ed aspettare il boot che contenga tutte le tracce "alternative" disseminate nel corso degli anni...
Ritengo George Jackson una buona canzone in stile "Blood on the tracks", musicalmente parlando, con un testo forse un pò troppo semplice soprattutto se paragonato a quel capolavoro che è Hurricane (parlando di una canzone dalla tematica simile) con un testo straordianario, cinematografico, con una forza descrittiva come non ho mai trovato in nessun altra canzone. Tuttavia GJ ha con un verso che la salva alla grande che è quello che recita:

Sometimes I think this whole world
Is one big prison yard.
Some of us are prisoners
The rest of us are guards.
Lord, Lord,
They cut George Jackson down.
Lord, Lord,
They laid him in the ground.

Per la cronaca George Jackson è una delle canzoni di Bob preferite da Francesco De Gregori.
Di GJ preferisco la versione acustica con Bob da solo a quella cosiddetta "big band".

Beh ragazzi, ormai ci siamo... domani partenza per Zurigo per la mia prima tappa della tourneè europea di Bob... Non mi sembra vero che tra poche ore avrò Bob in carne ed ossa a pochi metri da me (per la cronaca, dal momento che passerò a Zurigo tutta la giornata, mi trasformerò in una specie di investigatore e cercherò di scoprire dove si nasconde prima del concerto magari per avvicinarlo ma, chissà perchè, mi sa tanto che sarà alquanto arduo, per usare un eufemismo...).
Comunque al mio ritorno vi racconterò TUTTO quello che ho visto, sentito e provato... Lo stesso vale per voi se sarete a Zurigo così inaugureremo la nuova pagina di Maggie's Farm dal titolo "Racconti dal Neverending tour"...
ps: se sarò in prima fila ho deciso di lanciare io la battuta che di tanto in tanto si è sentita in qualche concerto con il richiedente di turno che gridava eccessivamente ottimista: "HURRICANE!!!"... solo che io esagererò e griderò eventualmente: "LILY, ROSEMARY AND THE JACK OF HEARTSSSSSSSS!!!" (comunque se un giorno avrete un boot di Zurigo 2000 e sentirete un pazzo gridare quella frase... beh sapete di chi si tratta...).
Ciao da
Napoleon in rags (Zurigo arrivo!)...



 

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