TALKIN'
BOB DYLAN BLUES
la posta
di Maggie's Farm
Decima parte
102) Scusa Michele,
mi sono scordato di dirti di indicare il mio
indirizzo al termine della
lettera in cui mettevo in palio il bootleg.
Carlo
Ciao Carlo, hai ragione...
anche io me ne ero dimenticato... Ricordo a tutti che Carlo si riferiva
ad una sua lettera di qualche giorno fa. Chiunque gli mandi una e mail
vincerà il boot che generosamente egli mette in palio (ovviamente
vince chi scrive per primo quindi... affrettatevi!)
Riporto di seguito l'indirizzo
di Carlo e... buona caccia al boot a tutti
branca@tiscalinet.it
103) Caro Michele,
colgo l'occasione per lanciare un appello : Ragazzi,
sono di Napoli e non ho la più pallida idea di come fare a procurarmi
cd bootleg in questa zona ! Qualcuno mi aiuti !!! E poi, se non sbaglio
ho letto di Carlo, Antonio e Arcangelo che sono di Napoli, quindi, se avete
consigli o dritte non esitate per favore ! E l'appello vale anche per te,
naturalmente, Michele, che una volta abitavi qui da noi ! Se hai qualche
dritta non ti risparmiare!
Ciao e Grazie.
Leonardo dylan81@libero.it
P.s. Che ne diresti di una sezione del sito che porta tutti i titoli alternativi delle canzoni e degli album? Non sarebbe male, se vuoi posso fare l'elenco. Fammi sapere.
Ciao Leonardo,
a quanto pare su Maggie's
Farm c'è una specie di "club dei napoletani"... Per i dischi che
cerchi ovviamente devi rivolgerti a collezionisti che ne posseggano più
di una copia per tipo (non credo che un dylaniano sarebbe mai disposto
a cedere i suoi...). Questo vale anche per me ovviamente, che piuttosto
di separarmi da una rarità dylaniana preferirei guardarmi un centinaio
di volte consecutivamente la Corazzata Potemkin inginocchiato sui ceci
alla Fantozzi... Altra cosa invece è se ti accontenti di copie su
nastro o cdr che puoi facilmente scambiare con collezionisti... Comunque
il tuo appello ai parte-nopei e parte-napoletani (come diceva Totò)
è pubblicato...Ora aspettati di essere sommerso di mails...
Per il tuo ps: aggiudicato!
Napoleon
104) Ciao Michele, sono Saverio, il fratello di
Arcangelo (quel moccioso che mi
ha riempito la camera di album di Bob Dylan et
similia) ed ho 18
anni. Approfitto della sua assenza per scriverti
dandoti i miei più vivi complimenti
per il tuo sito e informarti che la dylanomania
ha investito anche me da 7
mesi (è circa mezz' ora che sto cercando
di aprire il cassetto segreto di
mio fratello per fregarmi i bootleg ma chist'
ha mis' e lucchett'
AAAAAARGH!!!!!!). Inoltre ti volevo chiedere
se potevi inviarmi la traduzione di "If
not for you" (le altre traduzioni dei bootleg
già gliel'ho tolte da
dentro il cuscino compresa "Santa-fè"
Hi-hi-hi-hi-hi). Non vedo l'ora di
essere il 31 a Firenze (mi nascondo dentro la
valigia di mio fratello) e di
gridare Forza Zimmy! Saluti Saverio.
Ciao Saverio (parlando di
lettere provenienti da Napoli la tua "casca a pisello", come diceva il
mitico Diego Abatantuono). Benvenuto anche tu nel nostro "club dylaniano"
e sia lodato tuo fratello per averti trasmesso il contagio... Grazie per
la simpatica lettera della quale traduco, a vantaggio dei non partenopei,
una frase in napoletano che tu hai usato. Saverio, infatti, con la frase
"ma chist' ha mis' e lucchett'" voleva significare, nell'idioma italico
(e qui voglio parafrasare Francesco Paolantoni, altro "mitico" comico):
"Però egli ha apposto un sistema antifurto costituito da molteplici
apparati in ferro o materiale similare con chiusura automatica apribile
esclusivamente con chiavi corrispondenti alla combinazione di ciascuno
di essi", o più semplicemente "Ma questo ha messo i lucchetti...".
Scherzi a parte, Saverio,
eccoti subito accontentato per quanto riguarda la traduzione di If not
for you di cui amo ricordare una bella versione di George Harrison.
Anche tu a Firenze? Cosa
c'è una specie di Esodo biblico da Napoli a Firenze per il 31 maggio?
Mosè viene in macchina con voi?... Attento a non farti beccare da
Arcangelo... Ciao Saverio e fatti sentire quando vuoi...
IF NOT FOR YOU
words and music: Bob Dylan
If not for you,
Babe, I couldn't find the
door,
Couldn't even see the floor,
I'd be sad and blue,
If not for you.
If not for you,
Babe, I'd lay awake all
night,
Wait for the mornin' light
To shine in through,
But it would not be new,
If not for you.
If not for you
My sky would fall,
Rain would gather too.
Without your love I'd be
nowhere at all,
I'd be lost if not for
you,
And you know it's true.
If not for you
My sky would fall,
Rain would gather too.
Without your love I'd be
nowhere at all,
Oh! what would I do
If not for you.
If not for you,
Winter would have no spring,
Couldn't hear the robin
sing,
I just wouldn't have a
clue,
Anyway it wouldn't ring
true,
If not for you.
Copyright © 1970 Big Sky Music
SE NON FOSSE STATO PER TE
parole e musica: Bob Dylan
Se non fosse stato per te,
bimba, non sarei riuscito
a trovare la porta
non sarei nemmeno riuscito
a vedere il pavimento
sarei triste e sconsolato
se non fosse stato per
te
Se non fosse stato per te,
bimba, sarei rimasto sveglio
tutta la notte,
aspettando che la luce
del mattino
splendesse,
ma non sarebbe stata nuova,
se non fosse stato per
te
Se non fosse stato per te
il mio cielo sarebbe crollato
e con esso pure la pioggia.
Senza il tuo amore non
sarei niente,
sarei perduto se non fosse
stato per te,
e tu sai che è la
verità.
Se non fosse stato per te
il mio cielo sarebbe crollato
e con esso pure la pioggia.
Senza il tuo amore non
sarei niente,
sarei perduto se non fosse
stato per te,
e tu sai che è la
verità.
Se non fosse stato per te,
l'inverno non avrebbe primavera,
non potrei sentire il pettirosso
cantare,
proprio non avrei un'idea,
e ad ogni modo non suonerebbe
vera,
se non fosse per te
Nota di Napoleon: Un Dylan in versione tenera datato 1970 dall'album New Morning...quali parole di più potrebbe chiedere una donna?...
105) Ciao a tutti, mi chiamo Valerio. Sapreste
darmi qualche notizia sui figli di Bob?...
Ciao, Valros
Ciao Valerio, benvenuto
tra noi...
Allora, ho spulciato i
miei appunti e questo è quanto mi risulta.
Dylan è padre di:
Maria, nata nel 1961
Jesse, nato nel 1965
Anna, nata nel 1967
Samuel, nato nel 1968
Jakob, nato nel 1970
In realtà, la più anziana dei figli, Maria, non è figlia di Bob ma di Sara Lownds (vero nome Shirley Nozinsky), sua moglie, e del suo primo marito Hans Lownds. Maria è stata adottata legalmente da Bob. Qualcuno ha sostenuto che She belongs to me, famosa canzone di Bob, sia dedicata proprio a Maria.
Per quanto riguarda Jesse, figlio di Sara e Bob, è un regista cinematografico e pubblicitario. Il suo primo film è una commedia per la Walt Disney "The deedles down under" (non conosco l'eventuale titolo italiano). Ha diretto anche un film ispirato ad un videogioco Sega, "The house of the dead", un horror con zombi e simili. Jesse ha diretto anche molti spot pubblicitari tra cui famoso è quello visto spesso anche nel nostro Paese del tipo in ospedale completamente ingessato che si lanciava nel vuoto appeso fuori della finestra per raggiungere con un cucchiaino una coppa di gelato (almeno mi sembra di ricordare che la scena era questa...). Ha diretto anche spot per la Coca cola e la Pepsi cola e per MTV.
Su Anna non ho notizie.
Scarse le informazioni anche su Samuel Dylan, figlio di Sara e Bob, nato il 30 luglio del 1968. Di professione fa il fotografo
Jakob Dylan (a volte si trova la forma Jacob Dylan), figlio di Sara e Bob, è sicuramente il più famoso dei figli di Dylan. Ha un suo gruppo rock chiamato Wallflowers e sta ottenendo un grosso successo in U.S.A. e non solo e qualcuno dice che è ora più famoso del padre. E' sposato con una ragazza di nome Paige.
Da qualche parte ho poi letto che sarebbe stata attribuita a Bob la paternità di un numero incalcolabile di figli (se ricordo bene 14 o 15) oltre a quelli legittimi o legittimati... certo se fosse vero non si potrebbe dire che Bob se ne è stato con le mani in mano tra una canzone e l'altra... (chissà se ha anche un figlio con Raquel Welch con la quale sembrava filare tempo fa...).
Ah, a proposito... dimenticavo!
Ci siamo poi tutti noi che siamo praticamente tutti figli di Bob, o no?
Napoleon
106) Caro Michele,
avrei alcune cose da chiederti :
Scusa la mia ignoranza (!!!) ma mi sai dire chi
è la ragazza che viene inquadrata nel film "Renaldo & Clara"
durante l'esecuzione live di "It ain't me, babe" al verso "a lover for
you life and nothing more" ? Credo sia Joan Baez, ma non ne sono sicuro.
Comunque, se è lei può essere significativo il fatto che
la telecamera va evidentemente su di lei proprio mentre Bob canta quel
verso. E sempre su questo tema, era sempre Bob, vero, a decidere chi e
come inquadrare (per esempio tutta la magnifica "Tangled up in blue" fatta
in primissimo piano) anche quando lui era sul palco ad esibirsi ?
Poi, un piccolo quiz per te e naturalmente per
tutti gli amici del sito : Ad un certo punto di una canzone live da "Renaldo
& Clara", Dylan tocca il braccio destro al chitarrista alla sua sinistra
(o Bob Neuwirth o Steven Soles non ne sono sicuro, comunque quello con
i baffi !). Il gesto è strettamente legato al verso appena cantato.
Mi sapete dire di che canzone si tratta e di quale particolare verso si
parla?
Poi, amici, volevo provare ad aprire una piccola
discussione sul famigerato Mr. Jones !
C'è chi pensa che Mr. Jones sia un giornalista
di nome Jeff Jones che nell'estate del 1965 intervistò Dylan dopo
un esibizione al Newport Folk Festival per un pezzo sulla rinascita dell'armonica
nella musica folk. L'intervista fu eseguita in un camioncino con i fan
di fuori che facevano un gran casino. Comunque, il govane Jones fece le
solite domande sciocche a Dylan, che gli rispondeva, come usava fare a
quei tempi, con risposte molto sbrigative. Poi Dylan andò via. Jeff
Jones stava allo stesso albergo di Dyan e della sua band e per tutto il
weekend, ogni volta che Dylan incrociava il signor Jones lo punzecchiava
dicendogli cose tipo ""Oh, Mister Jooones! Hai altre domande per me, Mister
Jooones? Vuoi sapere cosa sta succedendo, Mr. Jooones?!" Dopo poco usci
alla radio una nuova canzone che faceva "You walk into the room...".
Poi abbiamo la già citata teoria dell'omosessualità
con l'immagine del mangiatore di spade inginocchiato e "You're a cow! Give
me some milk or else go home!". Che entrambi potrebbero far pensare a ...
E poi c'è il "one-eyed midget" ...
Poi, naturalmente, c'è la tesi forse più
accreditata, e cioè, quella che Mr. Jones sarebbe l'uomo supercomune,
che non si accorge che i tempi stanno cambiando ecc.
Io avrei una mia idea : Secondo me, Mr. Jones
potrebbe essere proprio il contrario dell'uomo supercomune. Per me potrebbe
essere genericamente il ricco e potente, sulla cima della scala sociale
ignaro che "The times they are a-changing'". I contatti tra i "lumberjacks"
potrebbe essere un moderno "High office ralation with the politics of Maryland".
Ha discusso con altri del suo ceto sociale di lebbrosi ed imbroglioni,
è colto, ma qualcosa si sta muovendo ed ora anche un piccolo ometto
orbo può far tremare la sua apparente stabilità. Quindi preferisce
mettersi gli occhi in tasca, chiudersi in una stanza e fare finta di niente,
poichè aprire gli occhi potrebbe fargli avere pessime sorprese.
Ma come sapete, io mi "drogo" ! Bè, lo ammetto, a volte mi faccio
un pò trasportare
(Michele ne sa qualcosa !), ma non ci fate caso.
E comunque non ho la più pallida idea di cosa centri la strofa sul
mangiatore di spade. Voi cosa ne pensate ? Qual'è, secondo voi,
la tesi più accreditata ? Ne avete altre ?
Ma ancora uno spunto : Rainy Day Women #12 &
35. Secondo voi, il titolo cosa significa ? Le ipotesi che girano tra i
"dylaniati" sono :
1) Che "Rainy Day Women" sarebbe un nome simbolico
che indica uno spinello e che i numeri 12 e 35 siano stati presi a caso.
2) Che durante la registrazione di questa canzone
arrivarono nello studio due ragazze amiche di un membro della band che
partecipava alla session. Si dice che fuori piovesse e che le ragazze avessero
12 e 35 anni.
3) Che 12 x 35 = 420 che sarebbe il tempo che
si impiega per accendere uno spinello (??? Non mi chiedete in che senso
!!!).
4) Una tesi molto particolare dice che il titolo
sia questo poichè 12 = 5 + 7 e 35 = 5 x 7 e 5 è il numero
che rappresenta Gesù mentre 7 quello che rappresenta l'Onnipotente.
5) Che "Rainy Day Woman" sia un pò il
corrispettivo di "fair weather friends" (amici da bel tempo) nel senso
che alcuni amici sono tali con il bel tempo ma che non si riesce a trovarli
quando "piove". E questo potrebbe avere qualche connessione con il testo
della canzone.
6) Che il titolo sarebbe legato alla prima volta
che Dylan ha fatto l'amore (a 12 anni) e all'ultima volta che l'ha fatto
prima di scrivere la canzone (a 35 anni). E qui mi sono fatto sotto dalle
risate dato che la canzone l'ha scritta a 25 anni !!! C'è gente
addirittura più visionaria di me sulle interpretazioni delle canzoni
di Bob !
7) Infine che il titolo non abbia alcun senso.
Voi cosa ne pensate ragazzi ? Avete anche altre
teorie ? Credibili si spera !
Fatemi sapere !
Leonardo.
Ciao Leonardo,
allora vado con ordine
a rispondere alle tue domande:
1) No, la ragazza a cui
ti riferisci non è Joan Baez ma Ronee Blakely che secondo me in
Renaldo and Clara è di una bellezza strepitosa soprattutto quando
indossa quell'irresistibile basco azzurro...
Però la tua osservazione
sull'inquadratura "mirata" regge perchè nel film si presuppone un
coinvolgimento sentimentale di Renaldo (o di Bob) con Ronee (e da qualche
parte ho letto che anche nella vita reale...) tanto che nella famosa scena
in cui Steve Soles/Ramon litiga con lei si intuisce che sia geloso di Dylan/Renaldo.
Riporto la scena in questione:
35) Steve Soles, che nel
film interpreta la parte di un personaggio di nome Ramon, litiga con quella
che si presume la sua ragazza,
interpretata da Ronee Blakely. Il litigio avviene a causa del ritardo
della ragazza che continua
a perdere tempo truccandosi davanti allo specchio ed a mettere a posto
il proprio abbigliamento
ed a pettinarsi. L'uomo spazientito comincia a metterle fretta e la ragazza
adirata grida: "Ehi, vuoi
lasciarmi in pace?". L'uomo le dice acido: "Io so con chi hai scopato".
La
ragazza cerca di colpirlo
e i due cercano di venire alle mani e si strattonano per qualche istante.
Poi
la ragazza esclama quasi
piangendo: "Ho bisogno di amore!"
Il motivo della gelosia del bel Ramon risulta evidente quando in un'altra scena che riporto di seguito la splendida Ronee è protagonista di una memorabile (a mio avviso) sequenza con Dylan... Una sequenza molto espressiva in cui, al solito, Bob cattura l'attenzione dello spettatore senza quasi mai muoversi sprizzando presenza scenica da ogni poro...
Stacco sul bar della scena precedente con Ronee Blakely che parla con Dylan e gli dice: "Mi piacciono gli uomini duri e belli, gli uomini forti sono molto dolci!". Dylan la guarda interrogativo ed esclama: "Davvero?". La ragazza ride e replica: "Davvero!". Poi lo guarda sensuale ed aggiunge: "Prenderò te!".
2) Naturalmente! Dylan è il regista del film quindi ogni inquadratura è quanto meno decisa da lui (poi ovviamente altri, tra cui Howard Alk, hanno messo in pratica le indicazioni di Bob quando è lui ad essere inquadrato).
3) La scena che citi in
cui Dylan tocca il braccio destro del chitarrista alla sua sinistra (che
è Bob Neuwirth) avviene durante la canzone "When I paint my masterpiece"
e Bob tasta i muscoli del suo omonimo in corrispondenza del verso della
canzoni in cui si parla di "Clergymen in uniform and young girls pullin'
muscles", e dal sorriso di Bob non mi sembra che i muscoli di Neuwirth
siano granchè...
4) Su Mr. Jones e su Rainy
day women direi che hai riportato un pò tutte le fantasiose tesi
che girano sulla Rete anche se su Mr. Jones ho trovato alcuni che sostengono
si tratti di Brian Jones dei Rolling Stones (mi sembra morto suicida, ma
potrei sbagliare...).
Personalmente propendo
per la tesi semplice ma calzante dell' "uomo comune".
Anche per le "donne dei
giorni di pioggia" c'è molto da ridere in alcuni casi... Io non
ho un'idea precisa però credo che in effetti un riferimento velato
alla marjuana ci sia...
107) Caro Michele, un salutone da un altro napoletano
folgorato dal grandissimo Bob.
Sono un vecchio fan del Maestro (da ormai quasi
30 anni, dai tempi di Pat Garrett & Billy The Kid).
Da allora, la mia ammirazione per il vecchio
Bob non è calata di un millimetro, anzi aumenta anno per anno.
Volevo semplicemente farti i complimenti per
il tuo splendido sito e per aderire al simpatico club dei napoletani di
Maggie's Farm.
A proposito, sarò al concerto di Modena
del 27 maggio. I miei Bobconcert finora sono 9, da Roma 84 a New York MSG
del 27 luglio 1999 con Paul Simon. Quello di Modena sarà il n.10
e ovviamente sarà fantastico, ma soprattutto diverso da tutti gli
altri a cui ho assistito.
Per quanto concerne Dylan chitarrista (sono un
discreto strimpellatore e ho studiato chitarra) il mio voto è sicuramente
positivo, sia per acustica che elettrica; chiariamo non possiamo pretendere
che uno che ha scritto canzoni-capolavoro possa confrontarsi con Hendrix
o Clapton, però Bob ha raggiunto un livello eccellente e i suoi
eventuali errori sono da imputarsi spesso alla totale improvvisazione delle
sue prestazioni probabilmente eliminabili con una maggiore preparazione
dei pezzi. Ciò significherebbe scalette molto più stabili
e meno ricche di sorprese, e questo noi dylaniati non lo vogliamo, vero
?
Ciao, Antonio G.
an.genovese@libero.it
Ciao Antonio e benvenuto
su queste pagine... Grazie per le tue precisazioni sul Dylan chitarrista...Il
dibattito continua...
Cavoli! Nove concerti sono
un bel pò... e poi anche New York! Se vuoi riscrivici per raccontarci
aneddoti e sensazioni su questi concerti (cosa pagherei per vedere Bob
live in Usa, magari al Madison nel 2002 per una eventuale Bobfest bis per
i quaranta anni di attività...).
Grazie per i tuoi complimenti
e... beh ormai è chiaro che Maggie's Farm è una specie di
colonia napoletana (mi aggiungo anche io alla lista essendo nato a Pompei
e vissuto per moltissimi anni a Fuorigrotta...). A questo punto non potete
esimervi dalla creazione (magari virtuale) di un Dylan Fans Club Partenopeo
tanto più che nella prossima lettera si scopre un nuovo membro (ed
ormai ho perso il conto di quanti siete)...
Ciao, Michele "Napoleon
in rags"
108) Carissimi amici, vorrei replicare ad alcune
osservazioni che sono scaturite a seguito della
pubblicazione della mia lettera.
In merito ai giudizi dati da Michele sulle canzoni,
non ho nulla da eccepire. Primo, perché la sua conoscenza biografica
ed bibliografica, è superiore alla mia, e quindi ha più titolo
di me nel dare un giudizio oggettivo alla produzione di Dylan.
Secondo perché pur possedendo quasi tutta
la produzione discografica di Dylan, negli anni ho fatto la scelta di concentrarmi
nell'ascolto di una sola parte, e solo sporadicamente torno ad ascoltare
qualcosa altro.
Quindi il mio giudizio è soggettivo e
non tiene conto dell'evoluzione artistica di Dylan. Non a caso ho detto
che mi dispiaceva e non che non approvavo. Proporrei a Michele l'introduzione
della "Super C" ma questo, mi rendo conto, non porterebbe a nulla.
Quello che più ci tengo a chiarire, perchè
credo che sia stato frainteso, è che penso che su Dylan, dobbiamo
incominciare a porci la questione se continuarlo a consideralo un cantante,
con tutti i limiti che tale definizione impone, oppure qualcosa di più.Io
non so se questo "qualcosa di più" è poesia, ma di sicuro,
ed è l'unica certezza che ho su Dylan, è che lui lascerà
alle sue spalle molto di più di una canzone.
Il poeta non dà risposte ma vede prima
ciò che gli altri non hanno né il coraggio né la capacità
di
vedere. E' Dylan, in tanti frangenti, ha avuto
questa dote. Forse m'illudo, pensando che i tempi siano maturi per poter
affermare con decisione che il rock, nel suo complesso, è stato
un
fenomeno letterario importante del novecento,
ma sono sicuro che quando un domani si analizzerà
con occhi meno "contemporanei", allora e solo
allora a Dylan sarà riconosciuto, unanimemente, la sua figura di
poeta rilevante all'interno del panorama della letteratura americana dello
scorso secolo. Che i tempi non siano maturi per affermare ciò, lo
si è notato in concomitanza
della candidatura al premio nobel, dove non ho
visto questa gran mobilitazione da parte del mondo
della musica della cultura in suo sostegno. A
Leonardo che mi accusa di cieca idolatria, addirittura
paragonandomi a Mr. Jones, voglio solo ribadire
che ritengo che sia utile incominciare
a spulciare, con dovuta grazia e perizia, la
figura di Dylan, al fine di ripulirla da tutto
quell'armamentario tipico del cantante rock.
Io la penso così, è una mia opinione pienamente non
condivisibile, ma resta la mia idea di Dylan,
e non è migliore di qualsiasi altra. In fondo, è questo uno
dei limiti di un personaggio popolare, c'è un Dylan per tutti.
Inoltre alla favoletta che le canzoni non cambiano
il mondo non ci ho mai creduto. A tal proposito
ti consiglio di rileggere la splendida introduzione
di Fernanda Pivano al libro"Blues, Ballate e
Canzoni" a cura di Stefano Rizzo (A quest'uomo
devo una statua d'oro. Chiunque sia, spero che giri
da queste parti per fargli sapere quanto gli
sono grato). Il testo della Pivano, proprio perché scritto
nel 1971, ci restituisce il clima della America
nel quale Dylan si trovò ad operare e ti renderai conto che qualche
"contributino", al quel complesso movimento riformista
(termine vetusto ma che si usava spesso allora)
che rese possibile agli Stati Uniti di emanciparsi da
certe condotte estremistiche che stavano prendendo
presa nel paese, con le sue canzoni Dylan l'ha
data.
Concludo rinnovando il mio apprezzamento per
lavoro che viene svolto da Michele su questo
sito, il quale credo vada incontro, come giusto
che sia, all'esigenza delle diverse anime dylaniate
sparse sul tutto il territorio della nostra madre
patria. "Grande" Michele al quale do un "in bocca al
lupo" per la festa di Aosta ed al quale, inoltre,
chiedo cortesemente di dare uno sguardo al sito
http://www.dylanology.com/frame2.htm, perché
essendo in inglese, non ciò capito il cosiddetto "fico secco", ma
da un'occhiata furtiva, mi sempre che contenga roba interessante. Vorrei
un tuo parere.
Grazie.
NAPOLI 4 MAGGIO 2000
ANTONIO
P.S. Scopro con Meraviglia mista ad inquietudine,
che a Napoli c'è un covo di Dylaniani. Credo
che abbia caratteristiche clandestine, in quanto
mi è sorta spontanea la domanda: "Ma dove c....
stavate?"
Arì P.S.: Però a Subterranean homesick
gliela puoi dare la "C". Dai!! Che ti costa???!!!
Lo so! E' il tuo sito. Però, fallo almeno
per il Metereologo, per i perdenti, per gli
imbroglioni, per i drogati, e per gli alcolizzati.
Per quelli che studiano vent'anni e si
ritrovano al turno di giorno. Un po di umanità.
E' che C..... sarà mai!
Riporto di seguito uno stralcio del pezzo della Pivano:
Non c'è dubbio che al di là dello
stellismo, al di là dell'industria discografica, al di là
perfino della vanità personale o se si vuole del culto della personalità,
Bob Dylan non fu soltanto un cantante e un chitarrista, ma fu soprattutto
un poeta e un profeta; e quando dico "fu" non intendo usare un passato
remoto polemico ma soltanto sottolineare il fatto che la sua recente produzione
si è scostata dall'attivismo sociale.
Le ricerche intimiste e para-bucoliche della
sua nuova maniera sono state giudicate da qualcuno soltanto un trucco per
far quattrini, ma forse sono state anche una proposta - un consiglio -
di rivolgere l'attenzione ai problemi ecologici, al dramma della distruzione
del pianeta di cui gli eccidi politici e militari sono parte almeno altrettanto
integrante che gli eccidi industriali e commerciali; e sicuramente hanno
indicato che Dylan ha spostato la sua creatività (i critici la chiamano
"la sua innovazione") dalla musica folk della denuncia urbana, da lui
trasformata nella cosiddetta musica folk rock,
all'antica country music, la musica di campagna, nella quale introdusse
appunto una vena di denuncia ecologica, di protesta contro l'inquinamento,
l'iperpopolazione, l'alienazione delle metropoli o anche soltanto delle
grandi città.
Eppure quelli che lo sospinsero verso la sua favolosa
celebrità furono i giovani attivisti di quegli anni, quando ai tempi
di Kennedy gli studenti erano preoccupati della guerra nucleare della disonestà
pubblica, del conformismo politico e dell'ipocrisia privata e l'attivismo
si manifestava nella campagna per il disarmo nucleare, nella battaglia
per i Diritti Civili (con Martin Luther King abbastanza spesso in prigione
da non venir accusato di Riformismo) e nell'alleanza dei liberali e dei
radicali bianchi (in lotta per far ottenere ai negri quel rispetto che
i negri cercarono poi di procurarsi da soli con nuove immagini di mitra
e uniformi paramilitari: non per niente
John Kennedy aveva ammonito che se non si vuole
la rivoluzione bisogna organizzare le riforme).
La delusione che nacque dal fallimento dell'attivismo
radicale e che convogliandosi col nuovo nome di "movimento" denunciò
i risultati degli attivisti come un successo di carta e la guerra in Vietnam
come una prova inconfutibile di insuccesso fece ritrovare Dylan in una
posizione alienata e introversa, che lo condusse in fretta a vedere l'opinione
pubblica trasformare il suo personaggio da un acclamato profeta a un "venduto"
all'industria.
Tutto questo avvenne in fretta, molto in fretta,
sempre più in fretta: il suo primo disco uscì nel 1962, il
disco famoso, quello con Blowing in the Wind e Masters of War, nel 1963
(lo stesso anno in cui gli venne proibito di cantare alla radio Talking
John Birch Society Blues, una denuncia, del neofascismo americano impegnato
nella caccia alle streghe contro il comunismo coi versi pesantemente sarcastici:
"Siamo d'accordo con le idee di Hitler/ nonostante abbia ucciso 6 milioni
di ebrei/ non importa se era fascista/ almeno non si può dire che
fosse comunista"), il terzo con The Times They Are A-Changin', nell 1964,
quello con Gates of Eden, It's Alright Ma' e Mr. Tambourine Man (ritratto
di uno spacciatore di marjiuana, così soprannominata da una marca
di cartine da sigarette, che provocò abbastanza scandalo in piena
"caccia alla droga" americana da venire radiato dalle trasmissioni radiofoniche
e televisive e da diventare l'inno nazionale di una larga minoranza di
gioventù) nel 1965 e quello con la Ballad of a Thin Man, che simboleggia
un decennio col verso "Something is happening here/but you don't know what
it is/Do you, Mr. Jones?", ancora nel 1965: nell'ottobre 1965 la rivista
«Esquire» pubblicò i risultati di una inchiesta svolta
nelle Università americane che si chiedeva quale fosse la personalità
più notevole
del momento e i primi tre nomi che risultarono
prescelti furono John Kennedy, Bob Dylan e Fidel Castro; e nel dicembre
il « New York Times», riferendosi a un'inchiesta svolta dalla
«Partisan Review», dedicò una pagina ai giovani intellettuali
d'America col titolo "Bob Dylan è l'erede di Faulkner e di Hemingway?".
Quando dico in fretta, voglio dunque dire in tre
anni; ma in quei tre anni Dylan cementò l'immagine del Nuovo Stile
di Vita individuato da Jack Kerouac e cantato da Allen Ginsberg e rappresentò
l'ultimo gradino della scala percorsa dai cantanti folk di città,
sempre ispirati da un desiderio di trasformazione sociale a sfondo comunitario
e di ispirazione ribelle, che dalle originarie canzoni anonime, nate spontaneamente
in comunità rurali omogenee (preoccupate di tramandare una tradizione
regionale basata sui problemi locali) presero nel secondo
dopoguerra l'idea di accompagnarsi con la chitarra
per protestare contro i problemi che dilaniavano la vita cittadina: i ghetti,
la discriminazione, lo sfruttamento dei minorenni, la guerra, la pace,
la libertà, i sotto privilegiati e così via. Come un nuovo
menestrello, un nuovo troubadour coinvolto con la condizione umana in un
mondo nucleare, anche Bob Dylan, arrivato a New York, abbandonò
i temi rurali per quelli urbani e si dedicò alla protesta, alla
denuncia, al riscatto dall'alienazione, dalla standardizzazione e così
via: qualcuno disse che fu il simbolo vivente della Beat Generation. I
suoi umori furono l'ira, la solitudine, la disperazione, il furore, e li
cantò
con sofisticazione e stilizzazione, in completa
antitesi con la spontaneità e l'ingenuità dei vecchi cantanti
folk rurali.
Joan Baez, l'altra cantante Jolk che divise con
Dylan l'idolatria delle larghe minoranze di quegli anni, disse: "Bobby
esprime ciò che io e molti altri giovani sentiamo, ciò che
vogliamo dire. Di solito le canzoni di protesta contro la bomba e contro
il pregiudizio razziale e contro il conformismo sono stupide, prive di
bellezza. Ma le canzoni di Bobby sono forti come poesia e forti come musica.
E, Dio mio, come sa cantare!".
Insieme agli adolescenti lo applaudirono gli
intellettuali che allora si chiamavano hip: Allen Ginsberg, il poeta che
negli Anni Cinquanta aveva portato la poesia dalla campagna agli agglomerati
urbani, disse: "Scrive una poesia migliore di quella che scrivevo io alla
sua età. E un genio menestrello dell'età spaziale piuttosto
che un vecchio poeta da biblioteca". Robert Shelton, più tardi diventato
il suo biografo, disse nell'articolo che lo lanciò sul «New
York Time»: "Dylan ha rotto tutte le regole della canzone. Ma ha
qualcosa da dire e lo dice".
In queste canzoni, che secondo i critici conservatori
ricordano la pseudo poesia di protesta degli Anni Trenta (quando a protestare
erano commediografi come Odets o Maxwell Anderson), Dylan usò uno
slang, un gergo pesante, il nuovo gergo degli hipsters di quegli anni;
con quel gergo aiutò Ginsberg a togliere la poesia dalle Accademie
e come una specie di Omero del Ventesimo Secolo la restituì alle
masse, con l'aiuto dei juke-boxes che altri poeti non ebbero a disposizione.
Ma al Festival di Newport, nel 1965, Dylan si
presentò con un gruppo rock e con una chitarra elettrica invece
che solo con la sua vecchia chitarra; e dal palcoscenico dove due anni
prima aveva raggiunto la fama cantando davanti a 36.000 persone, accompagnate
da tutte le stelle del momento, da Pete Seeger a Joan Baez, il suo Blowin'
in the wind, già diventato l'inno degli attivisti per i diritti
civili venne cacciato a fischi: i giovani che adoravano la sua presenza
profetica, la sua denuncia libertaria, il suo orrore per la repressione
violenta (il «New York Herald Tribune » lo definì "la
personificazione della collera e della solitudine"), non gli perdonarono
di abbandonare il folk per passare al rock. Poco dopo il disastro di Newport,
a Forest Hills Dylan cantò nella prima
metà dello spettacolo canzoni folk e nella
seconda canzoni rock, ma questa volta non si lasciò scacciare dai
fischi e continuò fino alla fine dell' esecuzione, già sostenuto
dall'80% del pubblico.
Dicembre 1971
(c) copyright Fernanda Pivano
Ciao Antonio, grazie per
la tua lettera come sempre interessante...
Preciso che i miei giudizi
sulle canzoni di Bob sono, ovviamente, soggettivi e non vogliono essere
definitivi (come potrei?... nessuno credo possa farlo).
Il bello di Dylan è
che quasi ogni singolo fan ha un giudizio diverso su ogni singolo album
e a volte addirittura su ogni singola canzone... Parlavo proprio oggi al
telefono con un cantautore valdostano il quale ama svisceratamente Desire
considerandolo un capolavoro e quando gli ho chiesto: "E cosa ne pensi
di Blood on the tracks?" mi ha risposto che sì, gli piaceva abbastanza
(ma come a dire: "niente di speciale!")...
Sono d'accordo con te che
non si può assolutamente definire Dylan semplicemente un cantante,
sarebbe riduttivo per il suo genio e per la straordinaria forza poetica
dei suoi versi che secondo me lo collocano di diritto tra i maggiori poeti
e scrittori del ventesimo secolo.
Sono d'accordo anche quando
dici che forse solo in futuro Dylan sarà apprezzato appieno ma direi
che anche oggi non ci si può lamentare e proprio la candidatura
al Nobel che tu citi (o il "Nobel" per la musica che riceverà tra
qualche giorno, il Polar Prize, aggiungo io) ne sono la testimonianza dal
momento che non so quanti altri artisti come Dylan possano vantare simili
riconoscimenti...
Sulle osservazioni alla
lettera di Leonardo ovviamente risponderà lui stesso, se vorrà...
Ciao e alla prossima Antonio
ps: ok! a furor di popolo
(per così dire) i blues nostalgici riceveranno la c.
109) Caro Michele,
vorrei dire qualcosa ai ragazzi del sito (te
compreso) :
Ragazzi, nella mail in cui chiedevo dei bootlegs
mi sono espresso male ! Allora, a me non interessano particolarmente i
pezzi rari, o comunque i bootleg stampati da una certa casa discografica
a suo tempo. Io, non avendo nessun boot di Dylan mi accontento di copie
su cd-r ! A me non interessa la collezione di boot (almeno per ora), io
vorrei solo ascoltare cose introvabili nei dischi ufficiali, non vorrei
perdermi concerti memorabili che non saranno mai ufficializzati ! Se non
ufficializzavano il volume 4 e 5 della "Bootleg series" (Il concerto di
"Judas!", per capirci) io non avrei mai ascoltato quella registrazione,
e se ci penso divento matto !!! A proposito, ma non
vi sembra che alla fine del concerto Bob dica
"fuck you" invece di "thank you" ? Comunque, ritornando a noi, mi accontento
dei boot copiati su cd-r, perciò fatevi sentire ! Inoltre ho letto
che Arcangelo e suo fratello, o uno dei due, andranno al concerto di Firenze,
bè, mi chiedevo, dato che anche io sono di Napoli, che se i piani
di partenza corrispondono (io ho deciso di andarci con il treno), magari
potremmo viaggiare insieme ... Fatevi sentire ! Grazie di tutto !
Leonardo dylan81@libero.it
Ciao Leonardo, annuncio pubblicato. Secondo me alla fine di Manchester '66 Dylan esclama SICURAMENTE "Fuck you" (per i non anglofili e per dirla con Gene Gnocchi: "'fanculo").
110) Caro professore,
sto ascoltando il cd-single del nostro, e con
grande sorpresa mi accorgo che la "Song to woody" presente come quarta
traccia non è la stessa che si poteva ascoltare su bobdylan.com.
Mi aspetto una tua recensione.
Poi volevo sottoporti un problema: io sono abbastanza
stufo della politica commerciale della Sony che approfitta della fame dei
dylaniati, non tanto con cd-single come questo, quanto piuttosto con "very
best" e "greatest hits" con una traccia in alternate take o simili, con
tutta la roba che dovrebbe pubblicare, non solo tra quella presente su
bootleg ma anche tra quella pubblicata "di nascosto" (colonne sonore, b-sides,
etc.) che poi finisce inevitabilmente anch' essa nel mercato dei bootleg,
vedi le serie Alias e Hard to find. Purtroppo il discorso sarebbe molto
più ampio perchè riguarda anche il futuro dell' industria
discografica rispetto alla sopraggiunta facilità di spostamento
dell' informazione immateriale con internet, ma per ora non mi allargo.
Ultimo: che ne pensi di George Jackson?
Carlo
Ciao Carlo, anche io ho
appena comprato il cd maxi single di Dylan "Things have changed" e ne faccio
qui una breve recensione: contiene Things have changed (radio edit, quindi
più corta di quella apparsa su "Wonder Boys"), "To make you feel
my love" (live version, ma di dove? Non lo specificano ed al momento non
mi ricordo... Carlo aiutami...), Hurricane, Song to Woody, che come dici
tu non è quella di bobdylan.com ma non saprei nemmeno io da dove
viene... Strano ma stavolta la Columbia non ha segnalato le date ed i luoghi
delle canzoni live... Vedremo...
Il disco ha una copertina
secondo me STUPENDA con una foto di Bob inquietante con uno sguardo da
divo del cinema anni trenta, veramente una grande foto di Dan Clinch...
Sul discorso che la Columbia
"prende per la gola i collezionisti... beh ti dò ragione, il fatto
è che, appunto perchè collezionisti, essa sa che acquisteranno
TUTTO quello che esce di Dylan... Onestamente non me la sentirei di scagliarmi
contro di lei tenuto conto che si tratta di una politica "logica" in una
certa ottica... Quello che mi fa arrabbiare, come fa arrabbiare te, è
proprio il fatto che non si decide almeno ad ufficializzare album lunghi
pieni di materiale stupendo reperibile solo su bootleg, o se lo fa lo fa
con il contagocce...
Sui "Best of" invece sono
d'accordo con la Columbia perchè è materiale rivolto ad un
altro pubblico diverso dai fans... che si presume abbiano già tutto...
Conosco molte persone che di un cantante prendono solo i "Best of" e simili
quindi essendoci un mercato è giusto che una casa discografica lo
copra... Quanto poi alle "mosse strategiche" di impreziosirli con take
alternative o simili... beh hai ragione ma direi che non è un gran
problema... basta non comprare i "best of" spendendo soldi inutili ed aspettare
il boot che contenga tutte le tracce "alternative" disseminate nel corso
degli anni...
Ritengo George Jackson
una buona canzone in stile "Blood on the tracks", musicalmente parlando,
con un testo forse un pò troppo semplice soprattutto se paragonato
a quel capolavoro che è Hurricane (parlando di una canzone dalla
tematica simile) con un testo straordianario, cinematografico, con una
forza descrittiva come non ho mai trovato in nessun altra canzone. Tuttavia
GJ ha con un verso che la salva alla grande che è quello che recita:
Sometimes I think this whole
world
Is one big prison yard.
Some of us are prisoners
The rest of us are guards.
Lord, Lord,
They cut George Jackson
down.
Lord, Lord,
They laid him in the ground.
Per la cronaca George Jackson
è una delle canzoni di Bob preferite da Francesco De Gregori.
Di GJ preferisco la versione
acustica con Bob da solo a quella cosiddetta "big band".
Beh ragazzi, ormai ci siamo...
domani partenza per Zurigo per la mia prima tappa della tourneè
europea di Bob... Non mi sembra vero che tra poche ore avrò Bob
in carne ed ossa a pochi metri da me (per la cronaca, dal momento che passerò
a Zurigo tutta la giornata, mi trasformerò in una specie di investigatore
e cercherò di scoprire dove si nasconde prima del concerto magari
per avvicinarlo ma, chissà perchè, mi sa tanto che sarà
alquanto arduo, per usare un eufemismo...).
Comunque al mio ritorno
vi racconterò TUTTO quello che ho visto, sentito e provato... Lo
stesso vale per voi se sarete a Zurigo così inaugureremo la nuova
pagina di Maggie's Farm dal titolo "Racconti dal Neverending tour"...
ps: se sarò in prima
fila ho deciso di lanciare io la battuta che di tanto in tanto si è
sentita in qualche concerto con il richiedente di turno che gridava eccessivamente
ottimista: "HURRICANE!!!"... solo che io esagererò e griderò
eventualmente: "LILY, ROSEMARY AND THE JACK OF HEARTSSSSSSSS!!!" (comunque
se un giorno avrete un boot di Zurigo 2000 e sentirete un pazzo gridare
quella frase... beh sapete di chi si tratta...).
Ciao da
Napoleon in rags (Zurigo
arrivo!)...
Chiunque voglia replicare alle discussioni
può inviare una e mail al seguente indirizzo: spettral@tin.it
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