TALKIN'
BOB DYLAN BLUES
la posta
di Maggie's Farm
Settima parte
80) Ecco una mail di Roberto
che risponde alla mia domanda di qualche lettera fa e che riporto di seguito:
A Collegno durante la presentazione
della band, se ricordo bene dopo aver presentato Larry Campbell, la chitarra
solista, e dopo il solito boato del pubblico, Dylan fece una battuta, forse
su Campbell stesso...
Qualcuno sa cosa disse
Bob in quell'occasione? Fatemi sapere...
Michele "Napoleon in rags"
Ciao, sono ancora Roberto
un appassionato inglese ha raccolto un'infinità
di dati su Dylan, praticamente tutto, su un programma chiamato DylanBase.
Tra le altre cose anche le parole pronunciate
tra una canzone e l'altra durante gli spettacoli.
Per quanto riguarda Collegno Luglio 98 ti copio:
Dopo 1: Thanks everybody Nice to be playing here.
The most beautiful country in the world
Dopo 5: Thank you everybody. Gracias
Dopo 12: Thanks everybody. I wanna introduce
my band to you right now. On guitar Larry Campbell. Yeah we gotta do that
one. Right away. On the drums David Kemper. He's playing on drums tonight.
Bucky Baxters on the mandolin and steel guitar. Tony Garnier is playing
bass guitar tonight.
Dopo 14: Thanks everybody.
E' un lavoro fatto amatorialmente ascoltando
i nastri e vi può essere qualche errore di interpretazione; (io
penso abbia detto Grazie e non Gracias!) confonta quanto sopra con il tuo
nastro; riesci a capire le stesse parole?
Ciao, Roberto
Ciao Roberto, sì
in effetti ho controllato e le frasi riportate sembrerebbero giuste anche
se non sempre è chiarissimo quello che Bob dice (un pò per
la qualità della registrazione ed un pò per la sua pronuncia...).
Grazie comunque per il tuo aiuto... Anche io credo che Dylan dica "grazie"
e non "gracias" anche se ovviamente non pronuncia perfettamente l'italiano.
Ciao e alla prossima,
Michele
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LE NUOVE RIGUARDO AI CONCERTI
ITALIANI DI DYLAN SEMBREREBBERO CONFERMARE LA MIA PREVISIONE, RIPORTATA
PIU' SOPRA NELLA PAGINA DELAL POSTA, DAL MOMENTO CHE SEMBRANO ANNULLATE
LE DATE DI CAGLIARI E PERUGIA (COME AVEVO SOSPETTATO) E SEMBRANO CONFERMATE
MILANO E FIRENZE (COME AVEVO PREVISTO)... MA LA MIA SFERA MAGICA NON MI
AVEVA FATTO VATICINARE DUE NUOVE DATE CHE SEMBRANO AGGIUNTE A MILANO E
FIRENZE. SI TRATTA DI MODENA ED ANCONA. RIEPILOGO QUINDI IL QUADRO ATTUALE
DELLE PROBABILI DATE (C'E' DA DIRE CHE ORA COME ORA SEMBRANO CONFERMATE
AL 100 PER 100 ANCHE SE E' BENE LASCIARE UN UN PER CENTO DI INCERTEZZA...)
SABATO 27 MAGGIO 2000 -
MODENA
DOMENICA 28 MAGGIO 2000
- MILANO
MARTEDI' 30 MAGGIO 2000
- FIRENZE
MERCOLEDI' 31 MAGGIO 2000
- ANCONA
Incrociando le dita sembra
proprio che quest'anno abbiamo l'imbarazzo della scelta... Prendendosi
le ferie nel periodo 6/31 Maggio praticamente si potrebbe fare un bel viaggio
con Bob da Nord a Sud (Zurigo, Milano, Modena, Firenze, Ancona) portafogli
permettendo...
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81) Ciao,
Purtroppo non ho il bootleg con la versione di
My Back Pages che citi (nota di Napoleon in rags:
Carlo si riferisce all'entusiastica recensione che avevo fatto qualche
lettera fa di My back pages dal boot "Bathed in a stream of pure heat").
Ti invio un articolo preso dal sito di De Andrè,
che forse già conosci; io
penso che la collaborazione paventata a quel
tempo sarebbe stata una cosa
meravigliosa!
A presto prof.
Carlo
Ciao Carlo, grazie per l'articolo
su Fabrizio che riporto integralmente sotto. Anche se riguarda Dylan solo
nella prima parte mi sembra talmente interessante anche il resto che l'ho
lasciato perchè credo possa far piacere anche ai dylaniani (a proposito,
esiste un fan di Dylan che non ami De Andrè... non credo! Se poi
pensiamo che lo stesso Dylan amò "La buona novella " e "Avventura
a Durango, tra le altre cose di Fabrizio...)
Ciao da Michele "Napoleon
in rags"
Ecco l'articolo con, tra le altre cose, l'aneddoto De Andrè/Dylan:
da "Amico Fragile" - Dylan? No grazie.
...peperoncini rossi nel sole cocente
polvere sul viso e sul cappello
io e Maddalena all'occidente
abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello
ho dato la chitarra al figlio del fornaio
per una pizza ed un fucile
la ricomprerò lungo il sentiero
e suonerò per Maddalena all'imbrunire...
"Avventura a Durango", da Rimini
Mentre Fabrizio stava rimuginando
l'idea di Creuza de ma, si ebbe il primo tour italiano di Bob
Dylan - a parte la casuale
esibizione del ’62 al Folkstudio di Roma, passata inosservata anche
perché a quell’epoca,
in Italia, il menestrello di Duluth era del tutto sconosciuto - con tre
tappe
trionfali all'Area di Verona,
al Palaeur di Roma e allo stadio di San Siro. Durante una conferenza
stampa tenuta a Sirmione,
Dylan aveva espresso la speranza di lavorare, in futuro, con musicisti
italiani, e così,
per la data milanese, gli si cercò un ospite di adeguato livello,
che si esibisse nel
pomeriggio prima di Carlos
Santana, il cui concerto precedeva a sua volta quello del cantautore
americano.
Dapprima si provò
con Joan Baez, che era stata in Italia da poco ed era ancora in giro per
l'Europa.
Ma la cantante, che nel
proprio recital aveva inserito "La canzone di Marinella" e poi "La donna
cannone" di De Gregori,
rifiutò senza fornire troppe spiegazioni. Si disse che fosse ancora
irritata
perché, in un precedente
spettacolo a due voci in Germania, Dylan aveva ottenuto più applausi
di
lei.
Si pensò allora a
un ospite italiano, quasi a realizzare la speranza che Dylan aveva espresso
a
Sirmione. David Zard, organizzatore
del tour, interpellò allora De André, al cui editore, a suo
tempo, Dylan aveva scritto
una lettera per felicitarsi della sua versione, scritta con Massimo Bubola,
di "Romance in Durango", e dalla cui voce il cantautore del Minnesota era
rimasto particolarmente colpito. Specie dopo che Zard gli aveva fatto ascoltare
"La buona novella", traducendogliene a braccio i testi.
Il potente promoter, dopo
aver ottenuto l'assenso di Dylan, fece balenare a De André l'ipotesi
di un
duetto sul palco col grande
Bob, e di eventuali collaborazioni discografiche. Ma Fabrizio rifiutò.
Il
solito cronista dell'epoca
racconta: "Quando Zard mi raccontò l'accaduto, chiesi a De André
perché
mai avesse dato un calcio
a una possibilità del genere. Lui rispose, con un pizzico di sbruffoneria
che non gli appartiene, che 'io non faccio il supporter a nessuno'. Poi
mi pare aggiungesse: 'Se mi trovo su un palco vicino a Dylan, come minimo
mi cago addosso'. Più avanti gli ricordai quest'ultima frase, e
lui però la ripudiò: 'Se l'ho detta', sostenne, 'l'ho detta
per ridere'".
Tra l'altro, De André
era troppo proteso a realizzare creuza de ma , che già nei primi
ammiccamenti progettuali
si delineava come l'album più ambizioso e inconsueto della sua carriera.
Utilizzare il dialetto
genovese era solo uno dei suoi propositi. Bisognava stanare gli strumenti
della
tradizione mediterranea,
i suoi ritmi e i suoi suoni. E bisognava puntare a un amalgama perfetto
tra
musica e phoné,
contenuti e colori, concetti e atmosfere.
Fu Mauro Pagani a prospettare
a De André, al termine della tournée del 1981, l'ipotesi
di un lavoro
in comune. Ex violinista
della Premiata Forneria Marconi, Pagani aveva da poco scritto le musiche
per lo spettacolo teatrale,
e relativo film, che il regista Gabriele Salvatores aveva tratto dal Sogno
di una notte di mezza estate di Shakespeare. De André lo aveva conosciuto
nel '70, ai tempi della
"Buona novella". Pagani
non era soltanto un compositore geniale, poco propenso agli stereotipi
della canzonetta di massa, ma un giramondo che andando a zonzo per il Mediterraneo
vi aveva fatto incetta di modi musicali e di strumenti etnici.
I due si misero a lavorare
febbrilmente, a quattro mani, tanto che quasi la metà dei brani
che ne
uscirono non poterono poi
trovare ospitalità nel disco. Litigarono, discussero, provarono,
distrussero, ricostruirono.
Pagani cercò di sottolineare le urgenze poetiche di Fabrizio e lo
indusse a
usare in modo diverso anche
la sua voce; lo persuase a mettere da parte i suoi birignao, a smettere
di baloccarsi con le sue
(bellissime) note gravi e a prosciugare il suo stile d'autore ma anche
di
interprete, fino a fornire
la sua prova canora più intensa e più viscerale, fino a buttarsi
a capofitto
nell'emozione totale, nella
desolazione cosmica di un brano da brividi, come "Sidùn".
MA SE GHE PENSU
"Quella di un disco cantato
nel mio dialetto, anzi nella mia lingua fu una voglia, per così
dire,
primordiale, nel senso
che aveva le sue radici in quelle mie e della mia gente. Me la portavo
in
pancia da anni, forse da
quando avevo cominciato a scrivere canzoni e a tradurre Brassens, molti
dei cui personaggi avrebbero
potuto benissimo essere abitanti dei nostri caruggi. Ma non avevo mai
trovato l'incoscienza o
la fede, o la chiarezza di idee sufficienti a tradurre l'intenzione in
fatti.
Era una grossa sfida, che potevo anche illudermi di vincere sul piano della qualità, ma difficilmente su quello delle classifiche di vendita: fatto di per sé poco rilevante, ma importante per i discografici, dai quali gli artisti dipendono.
Tenco diceva sempre che
è ora di smetterla di scimmiottare gli inglesi e gli americani,
proprio noi
che abbiano un patrimonio
popolare ricchissimo, e sarebbe ora di sfruttare la nostra tradizione come
hanno fatto i Beatles e Dylan con la loro. Io ero d'accordo, ma sapevo
anche che, in Italia, bisogna fare i conti con le nostre abitudini di colonizzati.
E che, in un mercato discografico in cui sono le multinazionali a dettar
legge, già era difficile tener testa alla concorrenza degli stranieri
con i nostri dischi in italiano, figurarsi poi quale poteva essere la sorte
di un album scritto in una lingua così difficile che, a momenti,
neanche i liguri la capiscono.
Negli anni Sessanta avevo
conosciuto un poeta genovese, Mario Tortora, che mi aveva fatto
leggere certi suoi racconti
in dialetto, pagine di stile naif scritte in una prosa violenta, tagliata
con
vigorosi colpi d'accetta.
Sperai di trarne qualche canzone, ci frequentammo per qualche tempo e lui
arrivava sempre con una
nuova serie di quei suoi fogli scritti fittamente a macchina, con impetuose
correzioni a mano. Ma i
tempi - o io - non erano ancora maturi, e non se ne fece nulla.
Più avanti scrissi
due musiche per Piero Parodi, un folksinger tuttora molto popolare in Liguria,
le
cui prime canzoni, sia
pure in modo più scanzonato, avevano qualche tema in comune con
le mie, e
che aveva inciso una versione
in genovese di 'Bocca di rosa'. Ma i testi di quei due brani non erano
miei: uno, una sorta di
lamento sul declino di Genova, era di Vito Elio Petrucci, un regista
radiofonico con baffoni
da tricheco, che parlava con voce da orco e scriveva versi di inattesa
delicatezza. L'altro era
di Peo Campodonico, un eterno goliardo diventato assessore, che nelle
riunioni di giunta scriveva
filastrocche in rima e testi per la Baistrocchi, fingendo di prendere appunti
e già per questo meritava simpatia. Ma anche quei due esperimenti
finirono li, nel disco che ne realizzò Parodi. Non era ancora il
momento di tirar fuori un discorso organico in lingua genovese, con un
album scritto e cantato da me.
Avevo letto la Storia di
Genova di Francesco Donaver, e i testi di autori ignoti o vecchi annali
trovati alla Biblioteca
comunale, ascoltando anche i racconti fattimi da gente della Foce. Scoprii
così l'esistenza di personaggi straordinari come Cicala, un marinaio
genovese che era stato rapito dai turchi ed era diventato, col tempo, gran
Visir e serraschiere del Sultano, assumendo il nome di Sinàn Capudàn
Pascià.
A Genova c'erano studiosi
che si davano molto da fare per portare alla luce reperti e misteri della
tradizione ligure: come
Edward D.R. Neill, un musicologo irlandese che sapeva tutto di Bruckner
e
di Paganini e girava per
l'entroterra registrando canti di contadini antichi come il mondo, per
ottenerne dischi preziosi
e invendibili.
Ne ricavai la convinzione
che molte delle canzoni genovesi in auge fossero per lo più degli
strani
ibridi, che con la vera
tradizione popolare avevano legami assai blandi. Alcune erano traduzioni
di
canti piemontesi o lombardi,
altre - soprattutto quelle uscite tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta
-
erano dei valzer ma ancor
più spesso dei tanghi, il che probabilmente garantiva loro un
ragguardevole mercato tra
i liguri trapiantati in Argentina, che vi trovavano mescolate la lingua
della loro patria d'origine e la musica della loro terra d'adozione.
Negli anni Sessanta un gruppo
d'autori e d'interpreti come i Reverberi, Natalino Otto, Lauzi,
Calabrese diedero via a
un repertorio di canzoni in genovese scritte su ritmi brasiliani, probabilmente
sfruttando cene affinità di cadenza e di fonetica tra il nostro
dialetto e il portoghese parlato in Brasile.
Col tempo mi si rafforzò
la convinzione che la via da seguire fosse un'altra, e l'idea decisiva
mi
nacque dalla scoperta che
la lingua genovese ospita al suo interno oltre duemila vocaboli di
provenienza araba o turca:
un retaggio di antichi traffici mercantili, comune soprattutto alle città
di
mare dell'area mediterranea.
Allora, il genovese è la meno neolatina tra le lingue neolatine, mi dissi. E cominciammo, con Pagani, a costruire delle trame musicali che rispondessero al progetto di un album mediterraneo, con suoni, ritmi, strumenti della tradizione islamica, greca, macedone, occitana. Cominciai a scrivere i testi in un arabo maccheronico, che poi 'tradussi' in genovese, o meglio nella lingua di una Genova sorella dell'Islam.
Cercai anche di esprimermi
in modo, finalmente, popolare, il che non ti è concesso con l'italiano,
dove sei schiavo della
lingua aulica. In questo senso abbiamo cercato di tornare all'antico, quando
l'idioma non divideva ma
avvicinava le classi: nella repubblica di Genova, prima che la Francia
ci
regalasse al Piemonte,
aristocratici e plebe parlavano genovese. Poi Chiesa e monarchia hanno
convinto le classi alte
che il dialetto era disdicevole e certe parole scurrili era meglio lasciarle
al
popolino. A me, invece,
sembrava meglio che la canzone, strumento espressivo così divulgabile,
servisse a gettare un ponte
tra le classi, fuori dell'amalgama fittizio dato dallo Stato.
C'era poi un altro aspetto.
Scrivere canzoni in italiano è difficile tecnicamente, perché
le esigenze
della metrica ti rendono
necessaria una gran quantità di parole tronche, che in italiano
non ci sono, o comunque non abbondano. A questo punto ti vedi costretto,
per garantire la qualità estetica del
verso, a cambiare addirittura
il senso di quello che vuoi dire. Invece il genovese è una lingua
agile, è possibile trovare un sinonimo tronco che abbia lo stesso
senso della traccia in prosa che tu hai
buttato giù per
poi tradurla in versi, visto che difficilmente le idee ti nascono già
organizzate
metricamente. È
un problema che abbiamo noi italiani, mentre inglesi e francesi non l'hanno,
dato
che la loro lingua è
molto più ricca di vocaboli tronchi, e che, scrivendo in genovese,
è stato assai
più facile risolvere."
(Luigi Galati)
(c) copyright dell'autore
82) HO SCOPERTO DI RECENTE IL TUO SITO. COMPLIMENTI!
GRAZIE PER LA TRADUZIONE DI THINGS HAVE CHANGED. CHE BELLA CANZONE! CE
LA FARA' SENTIRE NEI PROSSIMI CONCERTI IN ITALIA?
DIFFICILE COMPRENDERNE TUTTI I RIFERIMENTI, MA
E' POI COSI' IMPORTANTE? LO STILE DEL TESTO RICORDA QUELLO DI MOLTE ALTRE
COMPOSIZIONI DYLANIANE: SENZA ANDAMENTO NARRATIVO E APPARENTEMENTE SENZA
COESIONE LOGICA, MA CHE FORZA RAPPRESENTATIVA NELLE IMMAGINI CHE DESCRIVE
IN UNA SUCCESSIONE LIBERA E FORSE SENZA REGOLE.
NON BISOGNA DIMENTICARE CHE COME SEMPRE IL TESTO
VA COLLEGATO ALLA MUSICA, ALTRIMENTI LO SI IMPOVERISCE.
E LA MUSICA E' FORTE, SUGGESTIVA, CON TANTA CHITARRA
ACUSTICA E RICCHE
PERCUSSIONI.
ANCHE A ME PIACEREBBE RIVEDERE HARD RAIN E RENALDO
& CLARA QUINDI METTI PURE IL MIO INDIRIZZO SE VUOI PUBBLICARE QUESTA
LETTERA.
P.S. FORSE SONO UN PO' IGNORANTE, IN FONDO ASCOLTO
DYLAN SOLTANTO DAL 1976, PERO' NON SO IN QUALE CANZONE SIA STATO CITATO
NEIL YOUNG.
aurelio.t@libero.it
Ciao Aurelio, benvenuto
su Maggie's Farm, e grazie per i complimenti.
Credo che, sì, Bob
ci farà ascoltare il suo ultimo hit "Things have changed" nei concerti
italiani dal momento che, a quanto sembra, lo ha inserito praticamente
in maniera fissa nella scaletta dei suoi concerti attuali... Io me lo auguro
perchè adoro quella canzone e non vedo l'ora di ascoltarla dal vivo
con Bob a pochi metri da me...
Sono d'accordo con te sul
fatto che in THC ci sono molti riferimenti difficilmente comprensibili...
diciamo che io e gli amici di Maggie's Farm con i quali si è discusso
di questa canzone, ci siamo più che altro divertiti ad indovinarne
dei sottintesi ma che, come sottolineavo di recente, in effetti si parla
pur sempre di una canzone a volte da prendere per quello che è.
Mi sembra a tal proposito molto importante quello che tu segnali relativo
all'importanza della musica... Forse a volte si eccede nel dare importanza
al testo senza pensare che esso è scritto in un certo modo anche
per poter amalgamarsi e "calzare" in una struttura musicale... A tal proposito
mi viene in mente un'intervista al principe De Gregori che affermava tranquillamente
che molte delle parole da lui utilizzate nelle proprie canzoni in realtà
non hanno un significato preciso ma sono inserite per un fatto esclusivamente
musicale, sonoro, perchè suonano bene, perchè si adattano
alla metrica, o perche piacciono particolarmente a lui (se non ricordo
male, De Gregori faceva questo discorso con particolare riferimento alla
sua "Adelante adelante" ed a versi come "E' alla fine dell'avventura e
si nasconde in un polverone/nell'orizzonte di un acquazzone/e nei vapori
della benzina/diventa musica nella mattina/e meraviglie sudamericane/e
companatico senza pane/arcobaleno sotto le scale/e Paradiso nel temporale...)
Per quanto riguarda il
tuo p.s. la canzone in cui Bob cita il grande Neil Young è "Highlands"
da Time out of mind
("I'm listening to Neil
Young, I gotta turn up the sound
Someone's always yelling
turn it down
Feel like I'm drifting
Drifting from scene the
scene
I'm wondering what in the
devil could it all possibly mean?")
Ciao Aurelio, e fatti sentire
quando vuoi...
Michele "Napoleon in rags"
83) Ciao sono Fausto da Asti, sai mica dove si
possono trovare i biglietti per
Dylan (concerto Milano)? GRAZIE
Ciao Fausto, ovviamente
per Milano bisogna rivolgersi innanzi tutto al Palavobis (sempre che venga
confermata quella sede visto che in un primo tempo si era parlato del Filaforum
di Assago. Comunque le mie ultime notizie mi danno il Palavobis sicuro
al cento per cento ma non si sa mai in questi casi...). Per il momento
non ci sono ancora annunci ufficiali circa la prevendita che saranno appunto
ufficializzati tra una settimana (scrivo queste righe venerdì 21
aprile) comunque appena avremo notizie certe lo segnaleremo in evidenza
sul nostro sito nella pagina della posta.
Le casse del Palavobis
di Milano sono in via Antonio Sant'Elia al numero 33. Per quanto riguarda
il numero telefonico al quale prenotare i biglietti è il seguente:
Prenoticket 02/54271.
Per altre informazioni
relative al concerto o al raggiungimento del Palavobis (metro, autostrade
etc.) il numero è il seguente: 02/33400551
Ciao Fausto e fatti vivo
quando vuoi
Michele "Napoleon in rags"
84) Ciao Michele,
Volevo scriverti pochi giorni fa xchè
c'è stato un periodo in cui
non riuscivo ad entrare in Maggie's Farm....e
quindi non potevo farmi sentire!
Penso proprio che mi farò un bel viaggetto
x andare dal nostro Bob
.....Dresda il 24 maggio, che ne dici? Io festeggio
i miei 25 e Bob i suoi
59....ti immagini la band che attacca Happy Birthday??
THC promette veramente bene, ma ciò che
promette ancora meglio sono le 18
canzoni a concerto suonate durante l'ultimo tour.
La mia paura è che Bob si
svegli una mattina senza avere + la voglia di
suonare!
x ora è tutto...Buona Pasqua!
ci sentiamo
Elena
Ciao Elena, la tua lettera
mi dà l'occasione di ricordare ai nostri amici dylaniani che, qualora
trovino difficoltà ad accedere alle pagine di Maggie's Farm, possono
segnalare la cosa al solito indirizzo spettral@tin.it facendo cosa gradita
(e coi potenti mezzi a nostra disposizione aggiusteremo le cose...). Effettivamente
anche io qualche giorno fa, sicuramente nel periodo che tu citi Elena,
ho avuto problemi ad accedere al sito ma credo non per colpa nostra...
Mmm... Dresda 24 maggio?
Per me è un pò troppo lontano anche se ho sempre pensato
anche io che i Dylan birthday shows, ossia quelli del 24 maggio quando
si festeggia il suo compleanno, debbano essere particolarmente suggestivi
ed emozionanti e mi piacerebbe essere tra le migliaia di spettatori a cantare
a squarciagola "Happy birthday, Bob!". In compenso, non potendo esserci
io a Dresda, ho "inviato" il mio amico polacco Artur, autore diverse lettere
fa di una lucida disamina del testo di Things have changed nonchè
di una chat con il sottoscritto sempre con riferimento all'ultimo capolavoro
dylaniano (la potete trovare qui nella posta di Maggie un paio di parti
fa...) che poi mi racconterà e ci racconterà le sue impressioni
(e spero mi mandi anche un pò di fotografie da pubblicare sul sito).
A proposito, questo mi dà l'occasione di ricordare un discorso che
avevo fatto se non sbaglio tempo fa su queste pagine: quando andrete a
vedere Bob nei prossimi giorni, se avete voglia, mandate al solito indirizzo
sopra ricordato le vostre impressioni, recensioni, racconti ed aneddoti
che verranno inseriti in una pagina di Maggie's Farm che allestiremo appositamente
(e che potremmo chiamare "Racconti dal Neverending tour") ed in cui parleremo
dei concerti in questione pubblicando scalette, commenti, voti, giudizi
etc. etc. e, se saremo abili, pubblicheremo foto ricordo dai suddetti shows.
Anche io credo che Things
have changed prometta benissimo e se tanto mi dà tanto magari Bob
ci sforna un nuovo grande album a livello di Time out of mind. Tra l'altro
devo dire che personalmente ho apprezzatto THC ancor più dei brani
di TOOM da un punto di vista musicale, dal momento che l'ho trovata più
"vivace" e ricca musicalmente, e con un lavoro di chitarra come io adoro...
Anche io tremo al pensiero
che un giorno, come tu dici, Bob possa svegliarsi e decidere di smettere
con i tour (l'età certo non è più particolarmente
adatta a tour così faticosi) ma spero che questo avvenga il più
lontano possibile nel tempo (e del resto Bob quando è in tour mi
sembra tener fede al suo hit "forever young").
Ciao Elena, auguri di buona
Pasqua anche a te e a tutti gli amici in ascolto (io sarò in ferie
da Domenica 23 a mercoledì 26 quindi il sito tornerà ad essere
aggiornato da giovedì 27 - voi però continuate pure a scrivere,
se volete, faremo poi un recupero unico da giovedì in poi).
Michele "Napoleon in rags"
Murino
85) Ciao Michele, volevo mandarti una mail per
raccontare un episodio divertente a cui avevo assistito qualche anno fa
ad un concerto, ma prima devo assolutamente dirti che ho letto quello che
hai scritto su quella versione di My back pages, l'ho letto di nuovo, l'ho
riletto per la terza volta e be' ho pensato che potrei anche chiederti
di sposarmi se non fossi un po' vecchiotta e già felicemente impegnata
con un incallito mozartiano ! (che peraltro, apprezzando la genialità
musicale in tutti i suoi multiformi aspetti, mi accompagna spesso ai concerti
di Dylan). A parte la battuta scherzosa, sono rimasta davvero impressionata
da come hai saputo descrivere così bene quelle sensazioni, ti invidio
e lo trovo addirittura coraggioso: la mia ingombrante razionalità
a volte mi
impedisce di mettere a fuoco le mie emozioni
e ho sempre molta difficoltà - e quasi paura - ad esporle così
come hai fatto tu ! C'è una cosa che Dylan ha scritto e che fa proprio
al caso mio: I wish I could write a melody so plain/that could hold you
dear lady from going insane/ that could ease you and cool you and cease
the pain/of your useless and pointless knowledge.
Dopo questa parentesi "sentimentale" torno a quello
che accennavo all'inizio: nel 94, mi sembra ai primi di luglio, avevano
organizzato una specie di Woodstock casereccia (ma che originalità
!) in un parco alla periferia di Milano: naturalmente c'era anche Dylan,
e naturalmente c'ero anch'io. E pochi altri, forse 2 o 3 mila persone (ma
dove erano tutti i dylaniani ? forse appiccicati alla TV per le partite
dei mondiali di calcio ?) e così quella volta sono riuscita a raggiungere
la prima fila a due o tre metri dal palco, schiacciata contro le transenne.
C'erano stati scrosci di pioggia tutto il pomeriggio e il prato si era
trasformato in un acquitrino fangoso, ma quando Dylan è
apparso sul palco le nuvole erano sparite e la
luna piena brillava like a spoon ( ti assicuro che non è un esercizio
retorico, è successo proprio così). Ricordo soprattutto Love
minus zero, una delle mie preferite e ascoltata per la prima volta dal
vivo e una splendida It ain't me babe, e poi l'episodio più buffo:
al secondo o terzo pezzo la band attacca gli inconfondibili accordi di
Lay lady lay, ma evidentemente Bob ha altri progetti per la serata, probabilmente
è in fase creativa acuta e la vecchia melodia non fa più
alla bisogna; e così comincia a suonare e cantare "un'altra cosa"
concentratissimo e assolutamente incurante di ciò che gli sta accadendo
alle spalle. I
suoi compagni si guardano, ridacchiano ma non
riescono a capire cosa Bob stia facendo e continuano imperterriti come
bravi scolaretti a suonare LLL così come l'hanno imparata. Risultato:
un incredibile strepitoso adorabile pasticcio ! Ma dove ti può capitare
di vedere un genio al lavoro se non ad un concerto di Dylan !
Ho assistito ad altri simili affascinanti pasticci
all'ultimo concerto che ho visto lo scorso anno a Ischl in Austria, ma
qui la creatività non c'entra: Dylan suonava a 2300 m sui campi
da sci alle 2 del pomeriggio, ed era molto molto distratto: non c'erano
le solite luci, ma la neve che scintillava, una marea di gente colorata
ed una cerchia mozzafiato di montagne bianchissime, come avrebbe potuto
concentrarsi ? E infatti continuava a guardarsi intorno, e sorrideva, sorrideva
? poi guardava verso l'alto, squarci di tempered blue sky be' ha sbagliato
quasi tutti gli attacchi delle canzoni e ha fatto confusione con i versi,
ma avrai capito che non vedo l'ora di andare al
prossimo concerto !
Ciao - Anna
Ciao Anna e grazie per i
tuoi racconti sempre affascinanti... Grazie per i complimenti sulla mia
recensione accorata di My back pages del boot "Bathed in a stream...",
quello è uno dei pezzi (in quella versione intendo) che veramente
mi fa andare in estasi (anzi magari di tanto in tanto ne recensirò
altri che mi fanno lo stesso effetto, e invito voi tutti se avete voglia
a fare altrettanto... alla fine si potrebbe fare una megacompilation da
favola).
Anche a me diverte particolarmente
quando Bob fa una cosa e la band ne fa un'altra (e sappiamo che al 99 per
cento è "colpa" di Dylan e sottoscrivo la tua frase relativa alla
creatività ed al genio...). Direi che la strip di Zimmy che ho disegnato
dal titolo Take one (peraltro ispirata ad un fatto verissimo raccontato
da non ricordo quale musicista della band di allora sul volume "Jokerman
- vita e arte di Bob Dylan") sia simpaticamente esplicativa dell'approccio
di Bob alle sue stesse canzoni. Devo dire che di tanto in tanto parlo con
gente che ascoltando una versione differente di Bob di una delle sue canzoni
mi fa: "Ma che schifo, non somiglia per niente all'originale!" e sono convinti
che questo avvenga perchè Bob si è dimenticato com'è
la melodia o le parole originali... ed io dietro a spiegargli o a tentare
di convincerli che il tutto è il più delle volte voluto,
a parlargli di improvvisazioni, di estro del momento ma loro niente, sentenziano
che Dylan non è capace di cantare le sue canzoni... vabbè,
come si suol dire non si può "regalare perle ai porci" (senza offesa...).
Ciao Anna e alla prossima
86) Caro Michele,
per ora non mi viene in mente niente di utile
per le strips. Comunque sono curioso di vedere le tue ultime. Per il concerto
non so proprio se ci andrò, ma comunque, nel caso mi decidessi,
posso già comprare i biglietti ? Tu l'hai già fatto ? E poi,
non so se mi conciene andare più a Firenze o ad Ancona, tu che ne
pensi ? Poi, ancora una cosa, di quelli che seguono la posta di Maggie's
farm, mi sembra di aver letto di qualcuno delle mie parti, solo che non
ne ricordo il nome. Se ci riesci, mi potresti far avere il suo indirizzo
e-mail così, magari, se lui decide di andare al concerto ci potremmo
andare insieme. Ancora un'altra cosa : tu che sei più pratico, credi
sia difficile andarci con la macchina ? L'ultima volta che ho preso il
treno ho fatto Napoli-Roma ed ho pagato 100.000 £ !!! Quindi figurati
un pò per arrivare a Firenze o ad Ancona ! Mentre con la mia macchina,
con 100.000 £ vado e vengo tranquillamente ... perciò, come
vedi, per ora sto sondando tutte le possibilità ! Ma dove i prezzi
sono 40,50 e 60, una volta acquistato il biglietto da 60 devo comunque
fare a botte per cercare di arrivare il più vicino possibile al
palco, vero ? Vedi, il mio primo concerto di Dylan lo vorrei vedere ben
bene ! E "più prevendita" cosa vuol dire ?
Aspetto tue delucidazioni ed intanto ti mando
un regalino : sono le note alle canzoni di Biograph. Alcune le inseristi
già (Hattie Carrol e The Times they are a-changing mi pare) ma tutte
le altre le potresti usare per completare i testi o qualche altra "rubrica".
Grazie e alla prossima.
Leonardo
Ciao Leonardo, allora andiamo
con ordine:
1) Per le strips attendo
fiducioso altre idee (e voi altri là fuori? lasciate tutto il lavoro
a me ed a Leonardo? spremete le meningi... eh eh eh)
2) Le nuove strips sono
già apparse
3) Per i biglietti vedi
la risposta a Fausto più sopra... appena avremo certezze pubblicheremo
tutti i dati su Maggie's Farm
4) Io ho comprato finora
solo quello di Zurigo, ovviamente
5) Fra Ancona e Firenze
effettivamente ti conviene forse più la seconda tenendo conto del
discorso autostradale...
6) Macchina o treno? La
mia risposta cinque è chiarificatrice... macchina senza dubbio...
(e poi vuoi mettere! durante il viaggio puoi ascoltare tutti i dischi di
Bob che vuoi senza problemi...)
7) Per quanto riguarda
le diverse tariffe dei biglietti, in genere quelli più cari riguardano
settori dai posti numerati per cui una volta accaparratosi il biglietto
"da siuri" (per quelli che non conoscono il lombardo sarebbe "da signori")
il posto è garantito...
8) "Più prevendita"
significa che c'è una maggiorazione pecuniaria per la prevendita
che comunque è minima (poche migliaia di lire...)
9) Grazie per le tue note
tradotte che appariranno quanto prima sul sito
Ciao e alla prossima da
Michele "Napoleon in rags"
Chiunque voglia replicare alle discussioni
può inviare una e mail al seguente indirizzo: spettral@tin.it
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