Sunday Times, 1 luglio 1984


DYLAN 'Dio, chi ha il tempo per stare al passo coi tempi?'


Questa settimana Bob Dylan arriva in Gran Bretagna. Il folksinger, eroe del folk negli anni '60, non ha sempre ricevuto una buona accoglienza da queste parti. Nel 1965 i puristi del folk lo attaccarono per essere "diventato elettrico". Nel 1981 il suo nuovo evangelismo, al quale si era da poco convertito, ha lasciato interdetti molti dei suoi ammiratori. Cosa dovremo aspettarci questa volta? La scorsa settimana Mick Brown ha ottenuto un'intervista esclusiva.

Bob Dylan dà un tiro alla sigaretta, si accarezza le prime avvisaglie di una barba trascurata e osserva pensoso la corrente del traffico che passa sulla strada di Madrid. "Quello che devi capire," mi dice alla fine, "è che io faccio qualcosa perchè sento di doverla fare. Se la gente non riesce a relazionarvisi, va bene; se non possono, va bene uguale. Ma io penso che non sarò compreso davvero se non forse fra cento anni a partire da oggi. Quel che io ho fatto, quel che sto facendo, nessun altro lo fa o lo ha mai fatto."

Il tono messianico si fa più intenso. "Quando sarò morto e sepolto forse la gente lo capirà, e allora riuscirà a comprendere. Credo che niente di quello che io ho fatto sia stato inteso in maniera imparziale. Ci sono in giro tutte queste persone intente ad interpretare, ma in realtà non interpretano altro che le loro idee. Nessuno ci va neanche vicino alla realtà."

Ma un sacco di gente, a quanto sembra, ancora lo vuole. Forse Bob Dylan non venderà più dischi nella maniera consistententemente enorme in cui li vendeva un tempo - una cosa che gli procura una punta di rimpianto - ma la sua capacità di tenere fedele il suo pubblico sembra intatta.

Al momento in cui Bob Dylan arriverà in Gran Bretagna questa settimana per le esibizioni al St. James Park di Newcastle, Martedì, ed al Wembley Stadium, Sabato, si sarà già esibito davanti a quasi mezzo milione di persone in Europa - mezzo milione di persone che avranno cantato il ritornello di Blowing In The Wind, un esperanto che è una dichiarazione di fede per la durevole influenza e per il carisma di Dylan, tanto quanto lo è l'insaziabile interesse della stampa mondiale per le sue attività.

Questo interesse è eguagliato solo dalla determinazione di Dylan nel tenere segrete le proprie opinioni ogniqualvolta sia possibile. Come Bill Graham, il garrulo promoter Americano e più vicino consigliere di Dylan, continua a ricordarci, Bob "non è il vostro folksinger di tutti i giorni."

Tutto quello che la rivista Tedesca 'Stern' voleva fare era intervistarlo per cinque minuti in cambio di una copertina. Dylan ha declinato l'invito. La conferenza stampa che alla fine lo hanno convinto a tenere a Verona, e alla quale hanno presenziato 150 emotivi giornalisti Europei, è stata un fiasco: è stato impedito ai fotografi di scattare foto, e la prima domanda che è stata rivolta a Bob - "Quali sono le tue opinioni religiose oggi?" - è stata accolta da Dylan con irritazione mentre sgombrava la tavola che aveva di fronte, quasi a voler spazzar via quella e tutte le altre domande a seguire.

"Voglio dire, a nessuno importa quali sono le opinioni religiose di Billy Joel, giusto?" mi dice con un sorriso che più che altro è una smorfia. "Che importa alla gente sapere quali sono quelle di Bob Dylan? Ma sembra che sia così, giusto? Onestamente mi piacerebbe sapere perchè è così importante per la gente."

Uno si aspetta molte cose da Bob Dylan, ma una tale gioiosa ingenuità non è una di queste.

Dylan protegge bene se stesso, non con le guardie del corpo ma con una cortina di fumo di privacy ed elusività del tipo che incoraggia speculazioni ed alimenta il mito. Incontrare Dylan comporta un frustrante labirinto di "forse" e di "può darsi", di cautele e di mezze frasi - sembra di avere a che fare con la fine porcellana - e la cosa culmina con una telefonata che ti dà appuntamento in una cafeteria anonima piena di famiglie Spagnole che nemmeno danno una seconda occhiata alla figura vestita con una camicia hawaiana ed un cappello di paglia che alla fine arriva, entrando lemme lemme attraverso la porta.

Dylan è sorprendentemente geniale, giovane per i suoi 43 anni, magro, interessato ed attento, e tratta l'affare di essere Bob Dylan con un attraente sorta di divertita noia.

La cosa è in sorprendente contrasto con il look che Dylan ha presentato l'altra sera, sul palco di fronte a 25.000 persone nello stadio di calcio di Madrid, con la sua giacca nera, stivali alti e profilo di falco che lo faceva sembrare un vendicativo predicatore delle foreste vergini.

L'enfasi nella sua esibizione è mutata rispetto alle canzoni apertamente evangeliche ascoltate in occasione dell'ultima visita di Dylan in Gran Bretagna, tre anni fa. Adesso il concerto copre ogni fase della sua carriera che dura ormai da 21 anni. I temi della protesta sociale, l'amore personale e la fede religiosa non sono stati mai più che un pezzo dell'intero quadro. Dylan rimane quel che è sempre stato, un moralista che non accetta compromessi. Ed ascoltare canzoni come "Masters Of War", "A Hard Rain's A-Gonna Fall" (che parla della guerra nucleare), e "Maggie's Farm" (che parla di lavoratori che si ribellano) e che vengono oggi investite di nuove sfumature di significato, per non parlare di vetriolo, significa capire che, se i sentimenti possono forse essere diventati fuori moda nella musica popolare, non per questo sono meno pertinenti. Nessun altro scrive canzoni come Bob Dylan. Nessuno lo ha mai fatto.

"Per me, nessuna delle canzoni che ho scritto è veramente datata," dice. "Esse catturano qualcosa che non sono stato mai capace di migliorare, qualsiasi sia il loro argomento. Una canzone come "Maggie's Farm" - potrei essermi sentito così proprio l'altro giorno e potrei sentirmi così domani. La gente dice che ha "nostaglia", ma io nemmeno lo so cosa significa nostalgia. 'A Tale of Two Cities' è stato scritto 100 anni fa; è nostalgia? Questo termine, 'nostalgia', è solo un altro modo che le persone hanno di metterti in un posto che esse possano comprendere. E' solo un'altra etichetta."

Le etichette tormentano enormemente Bob Dylan. La gente ha cercato di appiccicargliele addosso fin dal primo momento, dice, "e nessuna di quelle etichette ha mai avuto alcun senso."

Il furore per il suo credo religioso ha reso perplesso soprattutto lui, "come se stessi concorrendo per essere eletto Papa o qualcosa del genere." Quando si sparse la voce per la prima volta che aveva abbandonato l'Ebraismo ed aveva abbracciato la fede Cristiana, e quando cominciò ad andare in tour in America nel 1979 cantando canzoni apertamente religiose, l'accoglienza più ostile non venne dal pubblico dei concerti rock, bensì quando Dylan suonò nei campus universitari, "ed i cosiddetti studenti intellettuali mostrarono il loro vero mostruoso se stesso."

"Cristiani rinati" è solo un'altra etichetta, dice. Dylan ha frequentato per tre mesi una scuola in California, in cui si studiava la Bibbia, ed il libro non è mai stato da lui lontano, ma l'idea che la fede sia una questione di passare attraverso una porta ed aprirne un'altra lo fa sentire ridicolo. "Vivo secondo un rigido codice di disciplina, sai, ma non so quanto sia morale o persino da dove venga realmente. Queste cose diventano semplicemente parte della tua pelle dopo un po'; ottieni il risultato di conoscere quale linea non oltrepassare - in genere perchè l'hai oltrepassata in precedenza e sei stato tanto fortunato da riuscire a tornare indietro."

E' un asceta? Dylan si accende un'altra sigaretta e chiede cosa significa la parola. "Penso di no. Ho ancora desideri, sai, che mi muovono ogni tanto. Non faccio cose all'eccesso, ma tutti ci passano attraverso queste cose. O ti uccidono o ti rendono una persona migliore."

A questo punto della conversazione, non sembra inopportuno chiedere: crede nel male?

"Certo che ci credo. Ci credo fin dalla cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden, credo che l'intera natura del pianeta abbia cominciato ad andare in una sola direzione, verso l'Apocalisse. E' tutto scritto nel libro dell'Apocalisse, ma è difficile parlare di queste cose alla gran parte delle persone perchè la maggioranza della gente non sa di cosa stai parlando, oppure non vuole ascoltare".

"Quel che ne consegue è che ci sono un sacco di differenti dei nel mondo in contrasto con Dio - tutto qui. Ci sono un sacco di differenti dei ai quali la gente è soggetta. C'è il dio di mammona (1). Le corporazioni sono dei. I governi? No, i governi non hanno più molto a che fare con questo, non credo. La politica è un'imbroglio. I politici non hanno alcun potere reale. Riempiono i giornali di tutta questa roba che ti fanno credere, parlando a proposito di quello che sta succedendo, ma che in realtà non è quello che sta realmente succedendo.

"Ma d'altra parte non credo che ciò mi renda una persona pessimista. Sono realistico. O forse sono surrealistico. Ma non puoi battere la tua testa nel muro per sempre."

Non sono mai stato, dice, un utopista: quello è sempre stato un termine straniero per lui, qualcosa a che fare con il muoversi per il Paese, vivere in comunità, e far crescere riso e fagioli. "Voglio dire, ho sempre voluto far crescere il riso e i fagioli da me - e ancora lo faccio - ma non mi sono mai sentito parte di quel movimento."

Ma Dylan può ancora guardare indietro agli anni '60 con un qualche approccio affettivo "Voglio dire, i Kennedy erano persone che sembravano grandi, amico, avevano stile," sorride.
"L'America non è più quella. Ma quel che è accaduto, è accaduto così velocemente che la gente sta ancora cercando di capire cos'è successo. I mezzi di comunicazione non erano così grandi all'epoca. E' come se a quei tempi la sola cosa che la gente sapeva era quello che sapeva, poi improvvisamente alla gente è stato detto cosa pensare, come comportarsi... C'è troppa informazione."

"E' soffocante. Come Woodstock - non è stato un evento che significasse qualcosa. E' stato soltanto un intero nuovo mercato per le magliette con disegni colorati. Era una cosa che riguardava i vestiti. Tutta quella gente ora è nei computer."

Questa è una cosa che è oltre la sua comprensione. Non è mai stato bravo con i numeri, e non ha desiderio di fissare uno schermo. "Non mi sento obbligato a tenere il passo dei tempi. E ad ogni modo non starò qui a lungo. Perciò dovrei stare al passo con questi tempi, poi stare al passo con gli anni '90... Dio, chi ha il tempo di stare al passo con i tempi?"

E' in momenti come questi che Dylan - il quale un tempo, forse erroneamente, è stato dipinto come un radicale - rivela di essere un tradizionalista; una persona che aderisce alle verità bibliche; una persona che crede fermamente nella famiglia e nell'istituzione del matrimonio, nonostante il suo divorzio dalla moglie Sara; un uomo che è disilluso nei confronti dei molti totem e valori della vita moderna, le comunicazioni di massa, la volgarità della cultura popolare, la "monotonia" di ogni cosa. Ha letto Cicerone, Machiavelli e John Stuart Mill. Letteratura contemporanea? "Oh, certo, ho letto un giallo, ma non mi ricordo come si intitolava."

"Almeno, negli anni '60 sembrava che ci fosse spazio per essere diversi. Per me, per la mia scena particolare, sono arrivato al momento giusto, ed ho capito i tempi in cui stavo vivendo. Se iniziassi a cantare oggi non so da dove prenderei ispirazione, perchè hai bisogno di respirare la giusta aria per far sì che il processo creativo funzioni. Ma non mi preoccupo molto di questo; l'ho fatto; non posso lamentarmi. Ma la gente che viene fuori oggi, gli artisti e gli scrittori, cosa faranno? Perchè queste sono le persone che cambiano il mondo."

Oggigiorno, ammette, scopre che scrivere è più difficile che mai. Una canzone come "Masters of War" gli prese 15 minuti ed un secondo dopo era passato alla canzone successiva. "Invece se scrivessi una canzone come quella oggi non mi sentirei di scriverne un'altra per almeno due settimane. Ci sono ancora delle cose a proposito della quali mi piacerebbe scrivere, ma il processo è più difficile. I vecchi dischi che ero solito fare... beh nel momento in cui uscivano già non li avrei voluti più pubblicare perchè ero già molto oltre rispetto a quelle canzoni."

Molto del suo tempo oggi lo spende viaggiando. Lo scorso autunno era a Gerusalemme per il bar-mitzvah (2) di suo figlio Jesse - "E' stata un'idea di sua nonna", dice sorridendo. Israele è per lui un interesse da un "punto di vista biblico", ma non ha mai sentito quell'atavistica sensazione Ebrea di ritorno a casa. Infatti egli vive principalmente nella sua fattoria del Minnesota, non lontano dalla città di Hibbing, dove ha trascorso la sua adolescenza.
Poi c'è la casa a forma di cupola di Malibu, California, originariamente costruita per i suoi cinque figli - ci sono buone scuole nei dintorni, dice - ma che ha utilizzato raramente dal suo divorzio in avanti, e poi c'è una barca di 63 piedi con la quale naviga nei Caraibi "quando non riesco a pensare a niente altro da fare."

Non ha mai pensato al ritiro: il bisogno di fare soldi non è stato un fattore determinante - Dylan è un uomo ricco - ma la molla è stato l'impulso di continuare a scrivere. "Non c'è mai stata alcuna gloria in questo lavoro per me in realtà," dice. "Essere visto in tanti posti ed avere le braccia di tutti intorno a te, non mi è mai importato di questo. Non mi importa quello che pensa la gente. Per me, la soddisfazione è sempre stata soltanto semplicemente nel farlo. E' tutto quel che davvero conta."

Mentre la conversazione proseguiva, molta gente ha capito chi sia l'uomo con in testa il cappello di paglia. Una corrente continua di persone ha iniziato a fluire verso il suo tavolo, tutte con in mano foglietti di carta. Dylan li autografa tutti, con una cura sorprendente - quasi come se fosse la sua professione - ma il suo disagio nell'essere in vista diventa più evidente.
Così, perentoriamente come è arrivato, Bob Dylan si scusa e se ne va.


traduzione e note di Michele Murino

(1) Mammona è un termine aramaico con il quale si indicano i "beni", non intesi solamente come beni in denaro. Gesù utilizza il termine "Mammona" per indicare la personificazione della ricchezza mal guadagnata. Questa parola appare nei Vangeli per quattro volte, di cui tre nel vangelo di Luca.
"Nessun servo può seguire due padroni, o odierà uno e amerà l'altro; oppure si affezionerà ad uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e Mammona." (Luca, 16:13)

(2) Il 'bar-mitzvah' è una cerimonia di iniziazione religiosa alla quale ogni ragazzo di religione ebraica si sottopone all'età di tredici anni; con essa l'iniziato viene ammesso al culto e da quel giorno è tenuto ad osservare i precetti della propria religione.
 



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