SPOONER OLDHAM
RICORDA IL
GOSPEL TOUR
DI BOB DYLAN

Il tastierista della band di Bob all'inizio degli anni Ottanta rievoca il periodo che va da
"Slow train coming" alla fine del Gospel Tour che lo vide accanto a Bob...

In una bella intervista di b-dylan.com condotta da Scott Marshal, il tastierista Lindon Spooner Oldham, un veterano tra i songwriters oltre che apprezatissimo musicista che ha condiviso molto con Bob Dylan sia in tour che nei lavori in studio, ha raccontato diversi aneddoti risalenti all'epoca in cui la sua collaborazione con Bob era stretta (il periodo dei "gospel years", quelli del "Dylan Cristiano").
Oldham è nato in Alabama ed è stato uno dei protagonisti del cosiddetto "Muscle Shoals Sound", quello che prende il nome dai mitici studi "Muscle Shoals" di Sheffield in cui Dylan registrò uno dei suoi album migliori, "Slow Train Coming", oltre al successivo "Saved".
Oldham ha scritto canzoni portate al successo da artisti come Janis Joplin ("A Woman Left Lonely"), The Box Tops ("Cry Like A Baby"), James and Bobby Purify (Iím Your Puppet"), e Shirley Caesar ("Jesus, Is Only A Prayer Away").
Oltre che con Bob Dylan, Spooner ha collaborato come musicista con artisti del calibro di Neil Young, Jackson Browne, Joe Cocker, e The Everly Brothers.
Ha suonato con Dylan al Saturday Night Live (il 20 ottobre 1979), alla notte dei Grammy Awards il 27 febbraio 1980, nell'album Saved e negli spettacoli del 1980.
Spooner racconta che ha conosciuto la musica di Dylan attraverso le canzoni di Bob cantate da Peter, Paul and Mary, in particolare "Blowin' in the wind". Ha lavorato per la prima volta con Dylan alla fine degli anni '70. Dylan stava registrando "Slow train coming" a Sheffield, ai Muscle Shoals Studios e alcuni amici di Spooner stavano lavorando a quel disco. In quel periodo anche Spooner stava lavorando negli stessi studi ad un altro progetto. Gli fu detto che Dylan stava cercando un tastierista per il prossimo tour e siccome Oldham avrebbe avuto piacere di suonare la musica di Dylan, il bassista Tim Drummond - che suonava in Slow Train Coming - fece il suo nome a Jerry Wexler, il co-produttore dell'album. Questi lo disse a Bob che lo chiamò e gli chiese se aveva voglia di andare in tour con lui per un po' di settimane. Oldham accettò e ricorda che Bob affittò un grosso edificio a Santa Monica dove provarono per tre settimane e Spooner rimase con la sua famiglia in un motel sulla spiaggia. A Spooner piaceva il fatto che Dylan fosse diventato un Cristiano e ricorda che quella musica era per lui molto eccitante, come nel caso del Saturday Night Live in cui suonò con Bob. Era l'ultimo show con il cast regolare del programma - Bill Murray e Jane Curtain - ricorda Spooner... Provammo direttamente sul set del programma, fu molto bello perchè suonavamo dal vivo in quello show... Le canzoni le avevamo già provate a Santa Monica, naturalmente. La risposta del pubblico fu molto positiva.
A proposito dei clamorosi concerti del Warfield Theater di San Francisco, in cui Dylan fu contestato da una parte del pubblico che non apprezzava il nuovo corso "evangelico", Oldham ricorda che gli show erano già da tutto esaurito prima ancora della data in cui si sarebbero svolti e - riferendosi in particolare alle prime tre serate - la reazione del pubblico fu eterogenea. Anche se è difficile fare una stima in termini numerici - dice Spooner - diciamo che la metà del pubblico applaudiva entusiasta alla fine di ogni canzone e l'altra metà fischiava e gridava in segno di protesta e disapprovazione. Fuori dei luoghi degli show, nei parcheggi, ricordo che c'erano persone con cartelli con su scritte frasi con cui queste persone protestavano per il nuovo corso e contestavano Dylan, una sorta di protesta sottile. Dopo le prime tre sere - continua Oldham - tutti i "ribelli" non tornarono o in alternativa si rassegnarono ad accettare lo show così com'era. Era comunque bello anche quando c'era una strana atmosfera, perchè c'era una specie di sfida nell'affrontare quel tipo di pubblico pronto a contestare. Mi piaceva molto il Warfield come luogo per suonarci e ricordo che Bill Graham ed il suo staff erano amabili. Mi sarebbe piaciuto scattare delle fotografie di quel tour, foto dei luoghi in cui suonavamo perchè molti di quei teatri erano stati ristrutturati, teatri che erano del tipo Vaudeville, molto belli. Non sapevo che esistevano ancora così tanti bei teatri dei vecchi tempi allora. Erano luoghi con un'ottima acustica e molto belli a vedersi, il che rese il tour molto piacevole. Rimasi colpito che gli show del Warfield fossero tutti esauriti, così non c'era da preoccuparsi chiedendosi se la gente sarebbe venuta o meno, si trattò solo di provare a fare buona musica e divertirsi.

A proposito dell'aspetto religioso del tour Spooner ricorda che Dylan e la band si riunivano e pregavano insieme prima dello spettacolo. Nel backstage, racconta, ci riunivamo per qualche minuto e tenendoci per mano in circolo pregavamo. Uno di noi a turno recitava di volta in volta una preghiera. Ricordo che una sera, forse eravamo a Nashville, Regina Havis - che era una delle cantanti del coro il cui padre era un pastore, credo Battista - fece venire suo padre che guidò la preghiera. Per lo più si trattava di un gruppo ristretto che in realtà nessuno vedeva o di cui nessuno sapeva, non era una cosa fatta per "spettacolo", era una cosa molto privata ma ricordo che una sera eravamo più vicini al corridoio dell'albergo così un po' di gente ci vide. Era bello quel momento in cui pregavamo. E non faceva male a nessuno.
A proposito degli show di Tempe in Arizona, dove la folla degli studenti del college fischiò sonoramente ed insultò volgarmente Dylan e la band, Oldham dice di non ricordare in particolare la contestazione del pubblico e che comunque non fu niente in confronto alle prime tre sere a San Francisco. O forse mi ci ero abituato. Mi ricordo che da qualche parte - forse proprio al Warfield - un tizio si arrampicò correndo sul palco e si diresse verso Bob prendendolo di soprassalto, gli faceva domande sulla Bibbia, credo. Fu una cosa spettrale.
A proposito del secondo "leg" del Gospel Tour nel Gennaio-Febbraio del 1980 Spooner ricorda che ci fu brutto tempo per molti giorni. Viaggiavamo in autobus ed era come se ci fosse una tempesta sulle nostre teste che ci seguiva in ogni città in cui andavamo. Mi ricordo in particolare un giorno, credo fossimo in Oregon, a Portland, che mentre andavamo in hotel andò via la corrente e tutto era avvolto nell'oscurità, cadeva la neve e soffiava il vento. Pensavo che non avremmo suonato, che lo show sarebbe stato annullato e invece la sera tutti erano lì, avevano montato le catene e il cattivo tempo non sembrava aver fermato la gente. Fui davvero stupito.
A proposito dell'album "Saved", Spooner racconta: "Le canzoni di quel disco le avevamo già fatte tutte dal vivo durante il tour. Bob le aveva scritte e noi le avevamo imparate e le avevamo suonate, i produttori erano gli stessi che avevano prodotto Slow Train Coming, Jerry Wexler e Barry Beckett, ed eravamo nello stesso posto, il Muscle Shoals Sound Studio, ma stavolta a registrare era una band da tour, così essenzialmente ripetemmo le nostre performance live, tutto andò liscio e fu molto semplice. Tutti si divertirono molto e molti di quei musicisti non erano mai stati prima in Alabama, la mia terra natale, così ero molto contento che tutti fossimo lì. Lavorare con Dylan fu dal mio punto di vista come lavorare con un musicista professionista da studio, anche se forse a lui non piace questo termine, so che gli piace avere tutta la spontaneità possibile. Fondamentalmente è come tutti i grandi artisti con cui ho lavorato, scrivono le loro canzoni e le cantano e tu gli vai dietro, non c'era molto da discutere, era fondamentalmente una cosa legata esclusivamente alla musica, un'esperienza musicale.
A proposito della serata in cui Dylan vinse a Los Angeles il Grammy Award per la canzone "Gotta Serve Somebody", Oldham ricorda con un sorriso soprattutto che il fotografo ufficiale dei Grammy fece una foto a lui insieme a Bob e Tim Drummond ma che non ebbe mai una copia di quella foto. Facemmo una prova durante il pomeriggio per i cameramen e i tecnici del suono, ricordo che qualcuno della produzione chiese a Dylan - o forse glielo fece chiedere da qualcuno che si fece da tramite - di tagliare la sua canzone per motivi di produzione. In altre parole la canzone durava quattro minuti e loro gli chiesero di ridurla a tre. Bob rispose categoricamente "No!". L'esperienza dei Grammys è unica... ci sono tutte queste star, questi artisti che si muovono disordinatamente qua e là tra le sale ed il backstage - Hall & Oats, Neil Diamond, Barbra Streisand - così scambi qualche parola con tutta questa gente. La performance in sè fu un po' nervosa perchè è dal vivo e naturalmente tu speri che vada tutto bene.
A proposito dell'ultima parte del tour, dall'aprile al maggio 1980, gli ultimi show in cui Oldham suonò con Dylan, egli ricorda che a quel punto tutto era molto piacevole perchè lo stress e l'incertezza erano del tutto sparite e tutti conoscevano la propria parte a meraviglia. L'unica cosa che bisognava fare era uscire e suonare così il pubblico mi sembrò divertirsi sempre dovunque andassimo anche se probabilmente c'erano sempre uno o due nella folla che si chiedevano perchè Dylan facesse quel che stava facendo, ovvero musica gospel.
Spooner parla anche di come si svolgeva la vita al di fuori del concerto. A quel punto le cose che più facevano spicco erano quelle che succedevano fuori dal palco, si andava a fare spese e cose del genere e si faceva sempre tardi la sera. Dylan era sempre con noi sul bus.
A proposito del fatto che in quel periodo Dylan faceva lunghi discorsi durante il concerto, a differenza di quanto solitamente avava fatto in passato, quando si limitava esclusivamente a cantare, Spooner racconta che Bob non gli ha mai spiegato il motivo per cui teneva quei lunghi discorsi al pubblico anche perchè il suo ruolo era solo quello di un musicista che imparava le canzoni al meglio che poteva e le suonava ogni sera. In effetti devo dire che molte persone del gruppo andavano nella stanza di Bob in albergo e parlavano con lui dello show. Io ero forse l'unico che non lo faceva anche perchè ad essere onesti non mi interessava. Sono contento di non averlo fatto. Meglio essere indifferenti. Non mi piaceva parlarne perchè io il concerto lo avevo vissuto in prima persona e allora cosa avrei potuto dire? Dopo che sei andato sulle montagne russe che fai, discuti del fatto che era veloce e che ci ritornerai oppure aspetterai fino al giorno dopo per andarci di nuovo?...
Michele Murino


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