15 Agosto 1981 - New Musical Express
"La voce di diamante di dentro"

di Neil Spencer

Le armoniche suonano le scheletriche chiavi musicali della pioggia che drappeggia Monaco nella grigia coltre acquiginosa, in occasione della permanenza della durata di due giorni di Bob Dylan in città.

Il nostro taxi Mercedes corre tra le pozzanghere delle zuppe strade verso le grigie forme moderniste a forma di museruola del complesso Olimpico costruito per ospitare i giochi del '74 e dove si terrà lo spettacolo di questa sera, nella splendida arena sportiva al coperto, davanti ad un pubblico di diverse migliaia.

Monaco è l'undicesima tappa di un tour Europeo che si dipana in otto paesi per un totale di 23 spettacoli, circa un terzo dei quali in Gran Bretagna. Sono stato impegnato in una ricerca senza posa nel tentativo di ottenere un'intervista con Bob Dylan. Sono andato a vedere i concerti di Parigi, Londra ed ora Monaco, dove la ricerca finalmente ha avuto termine; mi è stato promesso dall'amministrazione di Dylan che avrò un breve incontro con lui dietro il palco.

Questa è stata la sesta o settima visita di Dylan in Europa nella sua ventennale carriera, e questa volta la cosa è stata differente rispetto al passato. Molte cose sono cambiate dall'ultimo viaggio di Dylan verso le spiagge di Albione, non di meno la stessa struttura sociale e culturale britannica.

C'è stata la prevista fanfara mediatica, ma è mutata rispetto a quella prodotta dal viaggio del 1978, quando Dylan venne visto come il rappresentante della continuativa tradizione 'rock' trasmessa per successione fin dagli anni '60; l'enigmatico ed impenitente ribelle porta ancora gli stendardi dell'alienazione, della protesta e dell'esplorazione emozionale e spirituale dritto nel futuro.

Questa volta è stato infatti il turno di Bruce Springsteen di essere acclamato come suprema superstar Americana in visita, parimenti collocato nel cuore di una tradizione rock i cui miti sono, per un numero crescente di giovani Europei, ora spogliati e superati dalla realtà di ogni giorno o dai nuovi miti del punk e del post-punk.

La stampa nazionale, le radio e le tv non sembravano essere granchè consapevoli di come rispondere al nuovo Bob Dylan Cristiano; e per loro era un caso di 'meglio i comodi scenari dell'immaginazione del potere dell'ultima occasione che conduce sulle autostrade americane senza fine', piuttosto che gli scomodi imperativi morali del nuovo regno di Dylan.

Il rifiuto da parte di Dylan di piegarsi ai miti del rock (ha avuto comunque sempre un rapporto ambiguo con il 'rock', prima con le sue radici folk, poi con le frequenti digressioni nel country, nel blues ed in qualsiasi altra cosa che catturasse la sua immaginazione) e la sua insistenza a proposito della sua salvezza personale gli è costata molto nei confronti dei critici e degli ammiratori.

Per alcune di queste persone, ogni tipo di Cristianesimo rinato ha il sapore della "maggioranza morale" del presidente statunitense Ronald Reagan, sebbene le nuove canzoni di Dylan abbiano in maniera consistente espresso una posizione anti-establishment, l'epoca della protesta che si riaccende, forse.
Inoltre, ogni valore spirituale puzza di imbroglio per una cultura giovanile a volte insensibile, presa dai valori del materialismo e del consumismo (che essa professa di disprezzare) più di quanto forse essa stessa si renda conto o si preoccupi di ammettere.

Cristiano o no, in quel sabbioso affare che è il riuscire ad attirare clienti che paghino, ci sono pochi artisti capaci di ottenere la fedeltà che Dylan ancora oggi ha da parte del suo pubblico, e sgradevoli voci di biglietti invenduti hanno lasciato il posto ad un pubblico che affollava le sale al limite della capienza. Quasi 120.000 persone hanno visto i concerti britannici.

Come per Earl's Court, uno sguardo alla folla di Monaco rivela un sacco di vecchi fans di Dylan, molti dei quali ora avanzano verso la mezza età. E molti di più, senza dubbio, non possono permettersi l'impegno dei biglietti, del viaggio e delle baby-sitter. I fans più giovani, che Dylan è sempre sembrato poter attirare, sembrano più numerosi ai concerti Continentali, dove la tradizione rock e la protesta contemporanea (i movimenti pacifisti ed ecologisti Tedeschi ed i loro equivalenti in Francia, Benelux e Scandinavia) non hanno modificato la rotta che avevano nel piccolo, vecchio Regno Unito post-industriale.

Comunque non è stato tutto quanto un "guardare lo scenario passare attreverso il finestrino", dice Dylan descrivendo il tour che procede. Un quotidiano Danese ha pubblicato un articolo in prima pagina attaccando Dylan e accusandolo di essere paranoico, affermando che egli tiene una verificabile squadra di guardiaspalle Israeliani per calmare la sua paura di essere assassinato. Dylan è stato talmente irritato da questa storia che ha organizzato una estemporanea conferenza stampa nella Germania del nord nel corso della quale ha negato che l'omicidio di John Lennon abbia provocato panico in lui.

"Potrei più facilmente essere investito da un camion o qualcosa del genere...", è il tono della sua replica. Personalmente non ho mai visto più che una coppia di uomini della sicurezza, davanti o dietro il palco.

A parte questo, la scampagnata Europea di Dylan può essere senza tema di smentite giudicata un successo. Non ha nemmeno piovuto durante i concerti a volte ottimisticamente tenutisi in spazi aperti. Gli inservienti mi hanno parlato del modo in cui ha smesso, ehm, miracolosamente di piovere un'ora circa prima dell'inizio dei concerti, ricordandomi alcune voci che avevo sentito a proposito dei tour di Bob Marley ("Aveva una voce che poteva davvero commuovere", mi ha detto Dylan più tardi quando l'argomento è venuto fuori. I due non si sono mai incontrati, comunque).

La strategia di Dylan durante questo tour è stata quella di presentare un set di canzoni che stesse a cavallo di quasi tutta la sua intera carriera, risalendo fino al periodo delle coffee-house con canzoni come 'Barbara Allen' e 'Girl from the North Country', e presentando una generosa manciata dei successi degli anni '60 - 'Like a Rolling Stone', 'Tambourine Man', 'It's all over now Baby Blue' - e riservando il posto d'onore alle sue canzoni successive alla conversione, per le quali sembra che Dylan sfoderi un impegno vocale extra.

Il suo modo di cantare questa volta è stato stupefacente, nettamente superiore a tutti suoi stili passati, dai quali prende in prestito per quello attuale. Il gruppo attuale è più flessibile e minimizzato. L'armonica ha trovato nuovo apprezzamento, ed infatti, le parti acustiche e di armonica sono state tra le più emozionanti del concerto. Si poteva quasi sentire il pubblico rimanere senza fiato per l'incredibile gioia ogni volta che Dylan prendeva la sua chitarra acustica, si poteva sentire gli spettatori vibrare di eccitazione ogni volta che Bob toglieva l'armonica dalla tasca e suonava quella sua tipica musica folle, angolare, lamentosa che si diffondeva per tutta la sala.

In un momento in cui la performance rock convenzionale viene sempre più derisa da molti musicisti e fans, per Dylan sembra che la essa sia il crogiuolo della sua arte, un test importante.

"E' così immediata che cambia l'intero concetto di arte per me", mi dirà più tardi.

Ad ascoltarlo mentre estrae canzoni da quell'incredibile deposito di materiale che egli ha accumulato durante gli ultimi venti anni, è impossibile non meravigliarsi per la quantità e la qualità delle cose che ha scritto. 'Masters of War' non è mai sembrata più adatta come nell'attuale clima guerrafondaio. Altre canzoni - 'Like a Rolling Stone' è ovviamente una di queste - sembrano acquisire una nuova risonanza alla luce del nuovo credo del Dylan Cristiano.

Il nuovo materiale scritto da Dylan continua a riflettere la sua Cristianità, sebbene le canzoni del nuovo LP, 'Shot of Love', siano meno direttamente religiose nel loro approccio, e utilizzino il codice Cristiano come le fondamenta delle sue osservazioni piuttosto che sembrare dei meri sermoni, come troppo spesso è accaduto nel caso dell'album 'Saved'. L'entusiasmo di Dylan per il suo nuovo disco è contagioso solo ad intermittenza, ma certamente l'album vanta alcuni dei suoi migliori lavori da molti anni a questa parte, in particolare la commovente e malinconica 'Grain of Sand' (sic) in cui lo sguardo retrospettivo di Dylan alla sua vita lo porta a dichiarare "no inclination to look back on any mistake / as I hold this chain of events that I must break" (sic).

Le nuove canzoni che Dylan menziona nella mia intervista sembrano eccitanti e promettono una fusione del suo sound degli anni '60 in stile 'Blonde on Blonde' con la sua sensibilità degli anni '80. Uno degli addetti del suo staff parla delle nuove canzoni affermando che esse sono "profetiche a loro modo come le vecchie... e forse il loro tempo reale in qualche modo sarà nel futuro."

Qualsiasi cosa uno possa pensare a proposito della conversione di Dylan - ed il ridicolo e lo scherno al quale egli è stato sottoposto per la sua fede sono ingiusti - è ovvio che avremo bisogno di una sorta di dimensione spirituale per il nostro credo se vogliamo davvero costruire la Nuova Gerusalemme tra gli oscuri mulini di Satana.

Perciò sono rimasto un po' preso alla sprovvista quando Dylan nel corso dell'intervista ha eccepito per avergli io appiccicato "l'etichetta di Cristiano"... Sono rimasto sorpreso visto che proprio lui ha reso edotti in maniera così virulenta tutti quanti a proposito del suo nuovo credo religioso. Forse che la gente non si riferisce costantemente a Pete Townshend come ad un seguace di Meher Baba perchè egli mette sempre la sua fede nel contesto? Fine del sermone.

Nello spazio vuoto che si trova dietro al palco nell'area in cui si cambiano gli atleti, Bert, un Dylanologo Olandese della rivsita Oor ed il sottoscritto siamo in attesa per il nostro breve colloquio con Dylan.

"Oh Dio," la voce inconfondibile proviene dalla porta aperta del camerino quando un membro dello staff ricorda a Dylan della nostra incombente presenza ed entrambi possiamo cogliere per un attimo l'immagine di Dylan mentre si infila un calzino.

Un minuto più tardi stiamo stringendo la mano del maestro, il quale sembra altrettanto nervoso quanto lo siamo noi, ed ha l'aria di un uomo che sta lentamente esalando il potente carico di adrenalina di due ore passate su di un palco al centro dell'attenzione di 7.000 persone.

I suoi abiti di scena - pantaloni neri, giacca di raso con curiosi fregi dorati - giacciono flaccidi sulla sedia. Dylan indossa ora una morbida camicia sportiva bianca, dei jeans e delle scarpe da ginnastica. Sembra più muscoloso e forte di tutte quelle descrizioni che lo dipingono come un gattino magro, e anche più sportivo. La scena sembra quasi che si svolga in un collegio. Gli occhi sono larghi, colorati di blu elettrico, e concentrati, ancora sormontati da una grande esplosione di riccioli.

Parliamo un po' del concerto, che a Dylan non è piaciuto. "Non si sentiva niente ed il pubblico era strano, avreste dovuto venire allo show dell'altra sera". Parliamo della reazione avuta dalla stampa a proposito del concerto e Dylan sembra essere contrariato da quello che i giornali scrivono a proposito del modo in cui interpreta le vecchie canzoni: "Non c'è niente da fare", dice.

Sottolineo come "Maggie's Farm" sia di questi tempi una canzone molto popolare in Gran Bretagna. Dylan ed il suo bassista, che è presente durante il colloquio, si scambiano uno sguardo prima che il bassista colga l'allusione e dica "Maggie Thatcher", ed entrambi scoppiano a ridere mentre io mi stupisco della ritardata associazione di idee dopo una settimana a suonare per la "farm" in questione.

Dylan ha sentito parlare della versione di The Specials ma non ha familiarità con essa. Borbotta qualcosa a mezza voce a proposito di "correnti punk e new wave" mentre fa il suo bagaglio, prima di proporre: "Mi piace la canzone di George."

"George?"

"La canzone di George è stupenda."

"Oh, George Harrison". (Viene fuori che i due artisti hanno trascorso un po' di tempo insieme durante la permanenza di Dylan in Gran Bretagna, il che ha ispirato Bob che ha eseguito 'Here Comes the Sun' durante un concerto ad Earl's Court. C'è da chiedersi se abbiano parlato del film "Life of Brian" dei Monty Python, che Harrison ha finanziato.) Io accenno a qualcosa a proposito del fatto se egli ritenga o meno che le vecchie canzoni sembrano assumere un nuovo significato alla luce dei tempi che sono cambiati e delle sue nuove credenze religiose, e Dylan mi fissa con uno sguardo penetrante.

"Io sono diverso," dice. "Le canzoni sono le stesse".

"Le canzoni non significano così tanto per me in realtà," continua. "Le ho scritte e le canto..."

Non c'è niente da 'Desire' o da 'Street Legal' però.

"Possiamo fare un set completamente differente con canzoni completamente differenti. Sono tutte vecchie canzoni, anche quelle di 'Slow Train' sono vecchie ora.

"Però vi dirò che mi sento molto forte con questo show. Sento che ha qualcosa da offrire. Nessun altro fa questo tipo di show, nè Bruce Springsteen nè nessun altro."

E' rimasto sorpreso per l'atteggiamento ostile riservato da moltissimi alla sua conversione al Cristianesimo?

"Non sono rimasto affatto sorpreso. Sono sorpreso solo di sentire applausi ogni volta che suono. E' una cosa che apprezzo. Puoi sentire tutto quel che proviene dal pubblico... piccole cose individuali che succedono. E' una cosa molto immediata."

Di fuori il pullman del tour aspetta col motore che romba al minimo mentre si riempie di musicisti e di personale dello staff, ed una delle ragazze del quartetto gospel avanza con passo strascicato nella pioggia. Domani Dylan mi darà una intervista vera e propria, in hotel. Forse.

Sono andato a vedere lo zingaro, che stava in un grande hotel (in originale: "I went to see the gypsy, staying in a big hotel", citazione dal brano di "New Morning", "Went to see the gipsy") nel centro della citta, dove l'occasionale apparizione di un roadie abbigliato con una giacca di denim fornisce un contrasto pittoresco con le schiere vestite di grigio degli uomini d'affari Tedeschi.

Il nervosismo tipico che precede un match svanisce mentre trotterello sul tappeto erboso della suite di Dylan al quarto piano. Su di un lato un televisore tremola di luce senza suono. Dylan si aggira con addosso una giacca di pelle nera e jeans bianchi. Parla lentamente, con una voce più profonda di quanto ci si aspetterebbe stando al modo in cui canta. Una voce che non sembra per niente di sabbia e di colla. Le risposte vengono attentamente considerate e come al solito sono evasive e non impegnative, come è avvenuto nel corso degli anni.


traduzione di Michele Murino


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