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SOSTIENE PEREIRA
Anno: 1995
Personaggio interpretato da Nicoletta Braschi: Marta
CREDITI
Nazione: Italia/Francia
Durata: 104 minuti
Regia: Roberto Faenza
CAST
Marcello Mastroianni (Pereira)
Nicoletta Braschi (Marta)
Stefano Dionisi (Monteiro Rossi)
Daniel Auteuil (Dr. Cardoso)
Joaquim de Almeida (Manuel)
Marthe Keller (Signora Delgado)
Teresa Madruga (portiera)
Nicolau Breyner (padre Antonio)
Filipe Ferrer (Silva)
Mario Viegas (direttore del giornale)
Portogallo. Nella Lisbona del 1938, sotto la cappa del
fascismo del dittatore Salazar, un anziano giornalista, Pereira (Marcello
Mastroianni), è il direttore della pagina culturale del sabato
del giornale indipendente (almeno in teoria) "Lisboa". Egli ha una strana
passione per i necrologi di scrittori e poeti illustri. Casualmente incontra
due giovani impegnati nella lotta clandestina contro il regime, praticamente
due rivoluzionari. La prima è Marta (Nicoletta Braschi), il secondo
è il suo fidanzato di origine italiana, Monteiro Rossi, il quale
si guadagna da vivere facendo un pò di tutto (canta anche nei locali).
Marta spinge Monteiro sempre più all'impegno politico e alla ribellione
al regime. Il ragazzo riceve da Pereira la proposta di scrivere sul "Lisboa"
i necrologi di poeti e letterati ancora in vita nell'ipotesi di doverli
sfruttare alla loro morte. Monteiro scrive alcuni necrologi (in realtà
si scoprirà che il grosso di essi era opera di Marta) cui dà
un taglio politico piuttosto che cronachistico o letterario, esaltando
i poeti e gli scrittori antifascisti e dipingendo con pesanti termini quelli
legati al regime come Gabriele D'Annunzio.
Pereira si rifiuta di accettare simili lavori sostenendo
che nella pagina culturale non si deve parlare di politica. Ma la conoscenza
di Marta e Monteiro e la loro frequentazione lo spinge pian piano a prendere
una posizione uscendo dalla sua neutralità, una sorta di apatia
nella quale l'anziano giornalista era caduto anche in seguito alla scomparsa
di sua moglie, scomparsa che egli a fatica cerca di accettare (parla spesso
con il ritratto della consorte come se fosse ancora viva). Anche un medico
colto e democratico, il dottor Cardoso, che gli fa discorsi filosofici
(oltre che curarlo facendolo dimagrire nella sua clinica talassoterapica)
lo aiuta in questo senso al punto che Pereira si schiera dalla parte dei
due ragazzi.
Nasconde in casa il giovane Monteiro, ricercato dalla
polizia
politica che sospetta di lui e vuole fargli rivelare il nascondiglio di
Marta, dileguatasi perchè ricercata dal Regime.
Ma la portinaia dello stabile in cui vive Pereira, sposata
ad un poliziotto, spia in continuazione il giornalista subodorando che
egli possa avere connivenze con i rivoluzionari. Così un giorno
si presentano a casa di Pereira tre squadristi che scovano Monteiro e lo
uccidono a furia di percosse nel tentativo di fargli rivelare dove si trova
Marta. Poi se ne vanno minacciando Pereira di tacere sull'accaduto.
Quest'ultimo però decide di dire tutta la verità
in un articolo che riesce a far stampare sulla prima pagina del "Lisboa"
grazie ad un sotterfugio. Fa credere infatti allo stampatore di aver ricevuto
il visto censura positivo facendogli telefonare all'ufficio competente
(in realtà Pereira telefona all'amico medico che si spaccia per
il responsabile della Censura e dà il suo benestare alla pubblicazione).
Il film è tratto dal romanzo del 1994 di Antonio Tabucchi.
Qui sotto: Monteiro Rossi (Stefano
Dionisi) e Marta (Nicoletta Braschi)





Qui sopra (destra): Pereira (Marcello
Mastroianni)









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SOSTIENE PEREIRA
(1995)
Il cast tecnico
Regia: Roberto Faenza
Sceneggiatura: Roberto Faenza, Sergio Vecchio
Direttore della fotografia: Blasco Giurato
Direzione artistica: Giantito Burchiellaro
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Musica: Ennio Morricone
Produzione: Elda Ferri per Jean Vigo International/K.G.
Production
Origine: It./Francia
Distribuzione: Mikado
Il regista
Nato a Torino, Roberto Faenza ha alternato a
lungo il mestiere di cineasta con quello di docente. Dal 1970 ha insegnato
massmediologia presso il Federal City College di Washington; e, dal '77,
presso l'università di Pisa. Dietro la cinepresa, a partire dal
'68, finora ha realizzato 7 film. Tra i più noti: Escalation ('68),
Jona che visse nella balena ('93).
Antonio Tabucchi
Sostiene Pereira
IL PERSONAGGIO , L' AMBIENTE
Racconto lungo di una beffa geniale al regime di Salazar. Lungo, ma
non tedioso, non stucchevole. Un'impostazione quasi da giallo e l'alone
di mistero e di clandestinità del giovane conferiscono mordente
ed interesse alla narrazione.
Non si tratta tuttavia di ritmi incalzanti. E' una torrida estate,
fa caldo e il nostro protagonista è un cardiopatico in sovrappeso,
che si muove solitario (vedovo e senza figli) da un ventilatore all'altro
(a proposito, anche il ventilatore è asmatico). Pereira è
un intellettuale colto, può anche pensare velocemente, ma i movimenti
sono ansimanti
E' cattolico convinto, anche se non crede nella resurrezione della
carne. E' un tipo "conservatore": usa un profumo comprato in Spagna 11
anni prima. E' metodico: non c'è una volta che a tavola non si sistemi
il tovagliolo intorno al collo, beve solo limonate e mangia quasi esclusivamente
omelette alle erbe aromatiche. Ama la sua terra, e mal sopporta che le
forze migliori abdichino e lascino il Paese. Ha uno spirito sensibile e
trova "strana quella combinazione tra musica e polizia" 20. E' nostalgico.
Il passato è il suo mondo preferito; la moglie morta ne è
l'emblema e lui parla normalmente col suo ritratto. La nostalgia per l'età
magica dell'infanzia è un sentimento comune e plausibile, ma nel
caso di P assume contorni patologici; lo sorprendiamo spesso in preda ai
ricordi che lo lasciano in una condizione di struggente malinconia.
Nel presente attende con zelo e orgoglio alla pagina culturale del
Lisboa, un modesto quotidiano del pomeriggio e la sua vita potrebbe scorrere
tranquilla per chissà quanti anni, tanto che "gli venne la bizzarra
idea che lui, forse, non viveva, ma era come fosse già morto" 15.
E' appunto quasi ossessionato dal pensiero della morte ed è
per questa via che si intrufola nella sua vita il giovane Rossi ( R ) ,
con le sue ansie, le sue inquietudini, i suoi ideali e la lotta politica.
Il giovane cade come una pietra che increspa appena le acque placide nella
palude delle sue abitudini.
Anche qui, dunque, niente svolte radicali, lui che fa solo cultura
si lascia invischiare nella politica lentamente, quasi senza accorgersene.
E' un tarlo che lavora lentamente nella psiche e che lo mette in crisi.
Ritiene di far bene a non occuparsi di politica, ma il giovane in qualche
modo lo attira e forse vede in lui quel figlio che non aveva potuto chiedere
alla sua moglie malata.
Ma ... e se avesse ragione Rossi ?
Inizia così il "pentimento"; la riconsiderazione della sua vita
è lo snodo del racconto. Il giovane e la sua fidanzata , ancora
più spigliata e intraprendente, sono "romantici senza futuro", tuttavia
mettono in crisi il suo quadro di certezze, lo inducono ad osare qualcosa,
ad uscire dal guscio.
In questa direzione la spinta decisiva la dà un medico di ampie
vedute, il dr. Cardoso, con la teoria della "confederazione delle anime":
"La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro"
52.
La vicenda così si anima, ma sempre molto gradualmente. Si passa
dall'incertezza, all'accettazione senza entusiasmo, fino alla piena consapevolezza,
e si attende da una pagina all'altra l'evento intenso, drammatico, che
invece stenta ad arrivare.
Attraverso la cappa ossessionante ed oppressiva del Portogallo di Salazar
filtra appena qualche notizia. Dai diffusi focolai di guerre e insurrezioni
si svilupperà un incendio che infiammerà tutto il continente,
ma "qui non siamo in Europa, siamo in Portogallo; l'opinione pubblica è
un trucco che hanno inventato gli anglosassoni, gli inglesi e gli americani
"64; così lo rassicura un intellettuale integrato nel sistema, dal
quale P si ritrae deluso.
Una quiete pesante e innaturale grava dunque nel paese e nel racconto.
Nelle ultime pagine il colpa di coda: l'assassinio del giovane e l'idea
audace fino alla spericolatezza. P è un intellettuale prudente,
fin quasi alla vigliaccheria ("La storia è una parola grossa, non
è una bestia che si può addomesticare" 97). E' un personaggio
dotato di un ferreo self-control, che filtra ogni emozione, mortificando
la spontaneità di una reazione o di un pensiero ("avrebbe voluto
dire, ma non lo disse").
Ora finalmente, di fronte all'efferatezza dell'omicidio consumato nella
sua stessa casa da squadracce politiche, ha una reazione pronta, ma non
violenta. E' una reazione intelligente, consona col personaggio, un'idea
brillante con cui utilizza al meglio le armi di cui dispone un intellettuale
obeso e avanti negli anni; ed è un'idea che deve essere attuata
anche in tempi brevissimi.
L'attivismo lucido delle ultime pagine riscatta così il torpore
e le indecisioni precedenti e ci consegna un personaggio ormai consapevole
delle sue azioni e del suo ruolo nella società.
QUALE MESSAGGIO PER NOI
Fondamentale è la teoria della "confederazione delle anime".
Accettarla significa rinunciare alle certezze e considerare la vita un
continuo affinamento alla ricerca di sempre nuovi confini. Non ci sono
risultati conseguiti una volta per sempre, nè verità eterne
e precostituite. Certo, la tentazione dopo aver raggiunto un obbiettivo
è quella di adagiarsi per goderne i frutti. Ma la realtà
intorno continua ad evolversi e un solo periodo di sosta ce ne allontana
inesorabilmente.
Finiamo così per essere inghiottiti nel passato, venerandolo
come l'unica cosa esistente e non ci avvediamo di morire , pur continuando
a credere di essere vivi.
Coltivando il feticismo del ricordo, anneghiamo nell'anonimità
del disimpegno e alimentiamo il nostro superego in un processo di avvitamento
perverso che sempre più ci allontana dal vortice della vita.
La teoria della confederazione delle anime ci trae dal pantano dell'assuefazione
e ci insegna a metterci continuamente in discussione, a trascurare il nostro
superego , per assecondare quell'io che tende ad emergere in quel periodo.
Sarà quest'io emergente che scuoterà la nostra torpida
coscienza e ci consegnerà all'impegno civile.
Nei giorni nostri, contrassegnati dalla crisi delle ideologie, il libro
di Tabucchi ci stimola ad uscire dalla morta gora, tende a suscitare nel
nostro animo quel 'pentimento', anticamera dell'azione, consapevoli di
un rischio gravissimo: quando la cultura sonnecchia è fatale che
si materializzino i fantasmi della violenza, che sono sempre in agguato.
Libertà e democrazia sono pianticelle delicate che vanno continuamente
irrorate con l'impegno e appassiscono rapidamente se vengono abbandonate
al sole dell'ignavia.
C'è molta differenza tra il Nostro che si crogiolava nella quiete
della sua pagina culturale mentre venti di guerra spazzavano l'Europa,
e noi che sprofondiamo nelle nostre poltrone, inebetiti a guardare in TV
l'inaridirsi della democrazia reale o le disgrazie e le miserie dei nostri
simili vicini e lontani ? Unico segno di vitalità : il dito indice
affannosamente impegnato nello zapping !
Ma Pereira ci affida anche un'altra riflessione.
Di fronte a quella morte assurda e crudele, non affida la sua reazione
alla legge del 'sangue che chiama sangue', ma, in linea col ritrovato ruolo
dell'intellettuale, ci consegna il messaggio della superiore funzione della
cultura, rispetto alla barbarie della lotta sanguinaria.
Già un secolo prima si era detto che 'Le mie prigioni' di S.
Pellico avevano nuociuto all'Austria più di una battaglia perduta,
ma evidentemete l'istinto belluino che alligna nella psiche dell'uomo continua
ad avere periodicamente il sopravvento sulla razionalità.
A quando la civiltà del confronto ?
LA TECNICA NARRATIVA
Tabucchi utilizza il discorso diretto, ma senza le bardature dei due
punti, virgolette e linee. E' una maniera 'discorsiva' di scrivere, un
po' casual, con qualche effetto talora discutibile: Pronto, dottore, disse
Pereira, sono Pereira.
Il discorso diretto si fonde con la narrazione, dando alla pagine l'impostazione
compatta dei saggi, ma è solo un'impressione grafica.
La narrazione scorre lieve, senza intoppi, il lettore la 'beve' facilmente,
come P fa con le sue limonate. Non vi troviamo riflessioni impegnative,
con una sola eccezione in forma quasi di aforisma: la filosofia sembra
che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e
la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la
verità. 30
La 'voce narrante' sembra collegarsi ad una 'relazione' di P sui fatti,
dai quali vuole mantenere le distanze: sostiene Pereira... Una sorta di
anafora che però non sottolinea alcunchè ; anzi, spuntando
in modo impertinente nelle pieghe più disparate del racconto, sembra
piuttosto un vezzo di discutibile efficacia e del quale francamente nell'economia
generale non si avverte necessità alcuna.
25-7-1938 Pereira, responsabile della pagina culturale del Lisboa, riflette
sulla morte. Su una rivista trova un brano di Monteiro Rossi, laureatosi
con una tesi-riflessione sulla morte. Gli telefona e concordano un appuntamento
al bar.
13 - La polizia aveva ucciso un carrettiere socialista . Il vicedirettore
non aveva avuto il coraggio di pubblicare la notizia, preferendo una corrispondenza
da New York su panfili e ricconi. Va a trovare padre Antonio, che gli racconta
dell'assassinio, dell'agitazione che c'è in giro e lo rimprovera:
ma in che mondo vivi? P è vedovo, senza figli e ha imparato a parlare
col ritratto della moglie.
19 - La città è presidiata dalla polizia, tranne la piazza
dove si trova il bar dell'appuntamento; lì c'è la festa della
gioventù salazarista. P è imbarazzato, arriva R ; il giovane
è interessato alla vita ma, su richiesta di P scriverà anche
necrologi. Per intanto, orfano, ha bisogno di soldi. P gli anticiperebbe
qualcosa per uscire con la sua ragazza ?
27 - Arriva Marta, la ragazza di R, non gradisce l'ambiente e se ne
va. R farà il necrologio e lo porterà in redazione.
35 - E' su Garcia Lorca: impubblicabile sul Lisboa e in quel momento
politico, Delusione e amarezza. Scriverà di Bernanos o di Mauriac,
ma P non lo manda via. R ha bisogno e P non ha il coraggio di lasciarlo
solo; vanno insieme a pranzo.
43 - Al Rossio, il ristorante dei letterati, P non ne trova. R gli
confida di avere scritto col cuore. P: seguire le ragioni del cuore, ma
anche occhi ben aperti.
49 - La portiera intrigante gli consegna un espresso. In redazione
controlla una sua traduzione di Maupassant e poi legge la lettera. E'un
necrologio di R su Marinetti necrologio In redazione controlla unasua traduzione
di di R su Marinetti, sostenitore del fascismo italiano. Gli manderebbe
dei soldi ?
55 - R telefona e P capisce che ha dei problemi, dei quali parlerà
a voce. Intanto P andrà a Coimbra, alle terme, dov'è il direttore,
ma lui a trovare il suo amico Silva. Capannello davanti alla macelleria:
vetri rotti e scritte. C'è anche dell'altro, ma i giornali portoghesi
non ne parlano.
61 - A Coimbra incontra il direttore e ottiene il permesso di assumere
R. A Silva espone le sue preoccupaz. per l'Europa, ma Silva non lo ascolta:
qui non siamo in Europa, siamo in Portogallo.
69 - La mattina 'fa' le terme, ma poi decide di partire. In treno incontra
una signora tedesca di origini portoghesi. Pranzando insieme, apprende
che è ebrea e che spera di raggiungere l'America. Non sono tempi
propizi per gli ebrei. E lui, intellettuale, cosa fa per migliorare il
suo paese ? Non molto.
77 - R fissa per lettera un appuntamento al Cafè Orquidea. Suo
cugino è venuto dalla Spagna per reclutare portoghesi per una resistenza
internazionale antifranchista. P deve nasconderlo. R è impudente,
ma P pensa ad un nascondiglio. Il colloquio nel treno forse lo ha convinto
a fare qualcosa.
85 - Il cugino è italiano: Bruno Rossi. R chiede anche dei soldi
per l'albergo. P capisce che si sta mettendo in un pasticcio, così
come stava facendo Marta con R. Parla col ritratto della moglie e poi accompagna
Bruono alla pensione.
93 - Il medico gli consiglia di ricoverarsi in ospedale. La traduzione
di Honorine di Balzac - del pentimento - basterà per 2 o 3 settimane.
Legge il necrologio di R su D'Annunzio: inutilizzabile. All'appuntamento
Marta si presenta invece di R che è partito col cugino per Alentejo,
dove è più facile il reclutamento. Marta lo provoca e tenta
di coinvolgerlo ancora di più. Lui fa cultura, non politica, ma
intanto si lascia pilotare
103 - Parte per Parede, la città dell'ospedale . Lungo il viaggio
si affollano i ricordi e non resiste alla tentazione di fermarsi ad una
stazione intermedia per far un bagno e ripartire subito dopo.
111 - Il dr. Cardoso gli fa alcune domande sulla dieta (niente più
limonate !) e sul sesso. P è alquanto turbato. Il medico ha studiato
a Parigi ed è interessato alla letteratura francese che P traduce.
119 - A pranzo si parla di Balzac - pentimento - e il dottore espone
la tesi della Confederazione delle anime (Théodule Ribot e Pierre
Janet) e dell'io egemone che ora starebbe per prendere il sopravvento sul
precedente io egemone. Non può 'pentirsi', può solo assecondarlo.
127 - Tradurre Dernière classe di Daudet ? Non sarebbe il caso
nel Portogallo di oggi, a causa della morale antitedesca. Finisce una bella
settimana con riposo, conversazioni vivaci col dr. Cardoso e...4 kg di
meno.
135 - Felicitazioni a Lisbona per Honorine. Marta telefona e chiede
appuntamento. Al Cafè s'avvede che i due ragazzi sono sempre più
impegnati. 'Paga' un articolo di R. Apprende dal cameriere che Bernanos
ha fatto una denuncia sulle repressioni in Spagna e ne è scaturito
uno scandalo col Vaticano.
143 - Riferisce a p. Antonio della teoria delle anime e il sacerdote
lo mette in guardia contro le eresie e lo aggiorna sui fatti di Spagna
e sulle prese di posizione di scrittori francesi cattolici che sono scesi
in campo contro Franco. Torna al giornale e la portiera raggiante: sono
venuti gli impiegati del telefono, lei ora è il suo centralino.
In pratica il telefono e sotto controllo e la portiera è informatrice
della polizia.
113 - Viene pubblicato Daudet e comincia a tradurre Bernanos: A pranzo
col dr. Cardoso : aggiornamento sulla situazione politica spagnola e dubbi
sulla riuscita dei repubblicani; lui va in Francia. P deve accantonare
il suo superego che lo lega al passato e far emergere il nuovo io egemone
, cercando, ad es., R .
163 - Il direttore lo convoca. Quel racconto di Daudet è passato,
ma termina con 'W la Francia' e la Francia non è simpatica ; occorre
ritornare al patriottismo portoghese. Comunque vulle controllare la sua
pagina prima della pubblicazione.
173 - Si presenta a casa sua R, braccato e affamato; suo cugino è
stato arrestato. P gli darà ospitalità per alcuni giorni,
nasconde 20 passaporti falsi e si impegna a telefonare a Marta per rassicurarla.
183 - Telefona al direttore per rassicurarlo: pubblicherà Castelo
Branco, portoghese. Il direttore gli raccomanda ortodossia. Non riesce
a rintracciare Marta. Alla redazione la portiera lo informa di una telefonata
femminile che cercava anche di un sig, Rossi. Il cerchio comincia a stringersi.
Torna a casa ed è ancora a tavola quando arrivano tre ceffi in borghese.
193 - Cercano un giovane per dargli una lezione di patriottismo. Inutili
le obiezioni di P che alla fine cede .I due raggiungono R nell'altra stanza
e lo sottopongono ad 'interrogatorio', poi escono nervosi e scappano via
col terzo: dr. P, lei non ci ha mai visti. R non ha parlato ed è
morto sotto la tortura.
201 - Idea folle. Telefona al dr. Cardoso, pregandolo di fingersi un
pezzo grosso della censura. Descrive in un articolo tutti i fatti: 'Si
tende ad escludere che si trattasse di vera polizia...' 202. Per la prima
volta firma l'articolo. C'è pochissimo tempo, il giornale sta per
andare in stampa. Le perplessità del tipografo sono superate quando
P lo mette in comunicazione telefonica col dr. Cardoso, facendolo passare
per il maggiore della censura. Sceglie tra i passaporti quello che più
gli si addice e si affretta a partire. ' Era meglio affrettarsi, ll Lisboa
sarebbe uscito tra poco e non c'era tempo da perdere, sostiene Pereira'
207.
settembre '95
VALUTAZIONE CRITICA (tratta da www.pacioli.net)
Si direbbe che la preoccupazione principale di
Faenza nel trasporre sullo schermo il libro di Tabucchi sia stata quella
di essere il più possibile fedele ad esso, il che nel Cinema non
sempre è un merito, dal momento che quest’ultimo possiede pur sempre
una propria specificità, che certo non si esaurisce nel solo codice
verbale. Sostiene Pereira fatica a liberarsi dalla subalternità
al testo letterario, affidandosi quasi esclusivamente ai dialoghi, senza
cercare di attivare e caricare di significato altri elementi del linguaggio
filmico, come le scenografie, i colori, la musica, il montaggio, le inquadrature,
ecc. Tutto, insomma, è supinamente e piattamente al servizio della
priorità didascalica del cosiddetto messaggio morale-politico, che
per quanto possa essere condivisibile non è sufficiente a fare un
bel film. Ciò di cui soprattutto si sente la mancanza è una
tensione narrativa in grado di avvincere e catturare l’attenzione e una
delineazione psicologica e umana dei personaggi più complessa e
articolata, meno approssimativa ed esclusivamente funzionale alla pura
dimensione simbolica di cui ognuno si fa portatore.
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