Dylan: quante strade può
percorrere un uomo?

Sarà che non vedi mai quello che viene dopo, e l'avventura consiste in questo. Se non ti confronti col futuro, perchè dovresti confrontarti col passato?
Bob Dylan


Intro: Hey Mr. Tambourine...

Io amo Dylan. Questa dichiarazione d'affetto è bene farla subito: se vi aspettate una filippica contro l'establishment che mercifica il dissenso o un'invettiva verso l'ex impegnato miliardario, beh, cercatevele da un'altra parte. È la nostra
mediocrità che ci porta a conferire una leadership a chi ha un microfono davanti e a cercare di mummificarlo nel ruolo di portabandiera; salvo poi
incazzarsi e sentirsi traditi se l'idolo per qualche motivo si permette di deviare dall'Ideale che gli si richiede di incarnare.
I dischi, così come i libri, i film e qualunque genere culturale, si producono per essere messi sul mercato e se uno ne vende grosse quantità incassa molti soldi. Il punto è la qualità della proposta culturale; come giustamente scrive Max Stefani sul Mucchio Selvaggio: "lo vogliamo dire che non è affatto vero che il successo va per forza di cose appaiato con la commercialità (leggi sfruttamento)"? Un musicista può fare buona musica sia che viva in una baracca che in una villa a Sunset Boulevard. Un artista va giudicato per quello che fa e non per quello che vorremmo che facesse. Prendiamo di lui ciò che ha di buono da darci e lasciamo perdere ciò che non è altrettanto buono e "Non preoccupiamoci troppo. Una volta uscito dalla cassa sonora... il suono diventa nostro senza problemi. Possiamo farne quello che vogliamo, un aquilone o una bolla di sapone o un proiettile incendiario... dimenticandoci anche l'ignavia e la meschinità di chi ha avuto la brillante idea di comporre note e silenzi in quella dannatissima maniera " (Riccardo Bertoncelli da Un sogno americano).


Tema: i tempi stanno cambiando

Mister Zimmermann sembra fatto apposta per irritarci ed irridere chi abbia bisogno di identificare se stesso con l'artista. Capace di mutar pelle ogni
volta che glielo suggerisce il suo contorto e narcisistico Io, Dylan è il contrario esatto della commercialità: fa quel cazzo che gli pare prescindendo completamente dai gusti del pubblico, dell'epoca.
Non è neanche un anticipatore di tendenze che predomineranno di lì a poco, come altri grossi calibri quali Bowie e Robert Fripp, ad esempio.
Geniale come e forse più di loro (che di geni autentici del rock si tratta, su questo ci piove meno che nel Sahara) Dylan ha uno stile e una voce soltanto suoi, sua sarà la strada che seguirà. Una strada tutt'altro che lineare e prevedibile, come dicevo. Nei primissimi anni '60 l' America euforica
del benessere e della nuova frontiera, non ancora sconvolta dall' Apocalypse vietnamita e dalla deflagrazione sessantottesca, riceverà da lui grandi sputi in faccia. Giusto il tempo di far entrare la propria chitarra e la propria armonica, unico supporto strumentale dei primi quattro scarnissimi LP, nel cuore degli amanti del folk di protesta, ed ecco che da costoro il Nostro si farà fischiare a sangue presentandosi con una band elettrica e rocchettara al Festival folk di Newport nel '65. Più tardi farà incazzare anche il pubblico del rock propinandogli storie di amori agresti e di fattorie di campagna con tanto di banjo e sviolinate country. Ma durerà poco anche la fissa del country; una
tournee americana trionfalissima, un periodo intermedio di tre-quattro LP più che dignitosi (uno ottimo Blood on the tracks) e il cavaliere elettrico sembra ritrovato... e trak! La svolta religiosa. Altro che Vietnam, campus universitari, signori della guerra, altro che amore e ladies che si sdraiano. Dio, Dio, Dio, e basta, dischi che sembrano messali.
Lo scoramento dei fans, il calo delle vendite, lui li affronta con il distacco aristocratico di chi non deve render conto nemmeno a se stesso se non ne
ha voglia; cambierà quando gli andrà di farlo per fortuna di tutti; lo schiribizzo gli è venuto l'anno scorso e il risultato è Infidels, l'ultimo, più che dignitoso disco.


Inciso: che cosa soffia nel vento?

La domanda viene spontanea: cosa rappresenta Dylan oggi? Il pubblico del rock anni 80 cresciuto a sintetizzatori e creste variopinte, cosa troverà nella sua armonica e nelle sue ballate venate di blues? L'uomo venuto dal passato o la voce di storie e sensazioni dei giorni nostri?  Vedete, a mio avviso chiunque, da vent'anni a questa parte abbia scritto dei versi di una canzone con qualche pretesa di artisticità, deve qualcosa a Dylan.
Qualcuno lo ammette apertamente (valga per tutti Song for Bob Dylan di Bowie); altri lo dimostrano incidendo canzoni sue, e a volte traendone versioni più belle dell'originale.
Chi di voi ha amato Hendrix ad esempio non potrà non ricordare la sua struggente, commovente versione di All along the watchtower, con la tranquilla voce di Jimi a narrarci il dialogo terribile e ironico tra il buffone e il ladro chiusi nella torre; fuori i tempi sono cupissimi e incerti, tanto vale aspettare che si aggiustino un poco prima di sprecare fiato nel casino generale. Questo sentimento dell'incertezza dei tempi non lo sentite anche voi come dannatamente attuale? A me viene spesso da pensare al protagonista della Ballad of a thin man: "Qualcosa fuori sta accadendo, ma tu non sai cosa vero Mister Jones?".
Oggi a maggior ragione chi può vantarsi di non essere almeno un po' Mr. Jones? Domande da porsi ce ne sono quante ne volete, su tutto. E le risposte? Soffiano nel vento, proprio come allora: le acchiappi chi ne è capace. In questo anche oggi può esser maestra la strada. Viaggiate gente viaggiate: Bob è devoto al verbo di Jack Kerouac.
"Come è bella la luna amore / che brilla attraverso gli alberi / come è bello il frenatore / che segnala lungo la doppia S". Ma non solo la strada (o la ferrovia) reale e presente nel microcosmo dylaniano, ma soprattutto la strada come metafora di vita, ove fantasia e realtà si incontrano, la Highway 61, il Vicolo della desolazione, dove Dylan scatena il proprio gusto per il surreale e la visione allucinata. Un modo di scrivere divenuto comunissimo nelle liriche del rock, che prima di Dylan era impensabile.


Finale: Love songs

Ma doye Dylan ha lasciato una traccia ancor più indelebile è nel modo di scrivere le canzoni d'amore. Opinione personale, eh: quell'ironia disincantata, cinica magari, ma non distaccata, quel dolore che si crea da se il suo antidoto è qualcosa che fa di Dylan,secondo me, una grande voce dell'anima di tutti.
"Non sto dicendo che mi hai trattato male / avresti potuto fare di meglio, ma non fa niente / hai solo sprecato il mio tempo prezioso / ma non ci pensare, tutto bene". (Don't think twice it's all right).
Amori che finiscono, o che continuano e consolano: "La vita è triste, la vita è una fregatura / tutto ciò che devi fare è fare quel che devi / tu fai ciò che devi e fallo bene / e io lo farò per te, baby, vedrai" (Buckets of rain ). Storie di strada, amori di una notte come in un film di Scorsese: "Quando lui si svegliò la stanza era vuota / lei non c'era da nessuna parte / disse a se stesso che se ne fregava / spalancò con violenza la finestra / provò un gran vuoto dentro di sè / di cui non sapeva darsi ragione" (Simple Twist of fate).
Una grossa capacità di creare atmosferecon poche parole, supportata da una voce capace di esprimere le più piccole, curiose sfumature: il marchio Dylan. Quanta gente oggi canta scandendo il ritmo in modo strano, con anticipi, ritardi, sogghigni, recitativi, come lui? Decisamente senza Dylan tante, tantissime cose che ci arrivano dall'universo rock sarebbero diverse, mentre ora le abbiamo assimilate e messe in circolo.
Blues Brother


da "Prospettiva Socialista"

anno non conosciuto
 
 

MAGGIE'S FARM

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