"A volte non so che cosa sto scrivendo, fino a molti anni dopo quando le canzoni mi diventano chiare"

L'intervista di Karen Hughes - Sidney, 1 Aprile 1978

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Hughes: So che stai lavorando molto duramente al momento. Su che cosa stai lavorando in particolare?

Dylan: Sto cercando di preparare un nuovo album.

Hughes: Potresti dirmi qualcosa a proposito delle canzoni e delle idee che sono coinvolte in questo nuovo progetto?

Dylan: Sono canzoni difficili da definire. Alcune sono ballate, alcune sono ballate di taglio narrativo, ed altre non lo sono. In realtà io non scrivo a proposito di niente. Non so da dove mi arrivino queste canzoni. Forse si tratta di qualcosa che io pensavo in qualche epoca in cui ho visstuto in precedenza. Penso che in passato io debba aver avuto una qualche esperienza delle cose di cui parlo in queste canzoni perchè ci sono delle volte che non so davvero che cosa sto scrivendo, non fino a molti anni dopo quando le canzoni mi diventano chiare.

Hughes: Allora pensi che in quanto compositore tu sia più una specie di medium, che si sintonizza su qualcosa di più grande di sè?

Dylan: Penso che ogni compositore lo faccia. Nessuno che sia sano di mente potrebbe mai pensare che quelle cose vengono da lui, che sia lui che le ha inventate. Semplicemente arrivano attraverso lui.

Hughes: Che tipo di forza ti spinge a scrivere?

Dylan: Beh, qualsiasi allontanamento, come quello dal mio tradizionale io.

Hughes: Come stai componendo queste canzoni? Come fai a scriverle?

Dylan: Beh, in genere tutto parte da una melodia. Una melodia che semplicemente comincia a delinearsi mentre suono e poi cominciano a venire le parole qua e là. A volte però le parole mi vengono in mente prima.

Hughes: E' una cosa che ti succede velocemente o devi lavorarci su?

Dylan: Beh, a volte non mi vengono subito in mente mentre altre volte mi arrivano davvero velocemente. Ho scritto alcune canzoni complete in soli cinque minuti, e altre canzoni che invece ho tenuto in sospeso per mesi e mesi.

Hughes: E' una cosa che ha a che fare con qualcosa che succede intorno a te?

Dylan: No, semplicemente quando ho il tempo di portarle a termine o mi viene l'ispirazione... o di qualsiasi altra cosa ci sia bisogno per completarle.

Hughes: In passato quando registravi un disco eri solito entrare in studio e fare tutto in una sola volta e  poi incidere ogni traccia senza sovraincisioni.

Dylan: E' quello che ancora faccio oggi.

A questo punto Dylan nota la mia copia del libro di Brian Vesey-Fitzgerald "Gypsys of Britain" che ho lasciato sul tavolino del caffè. Lo prende e subito viene assorbito dalla lettura, saltando di pagina in pagina e impossessandosi dei contenuti con una velocità sbalorditiva. Ogni tanto si ferma in corrispondenza di qualche pagina particolarmente significativa per lui, mentre continuiamo l'intervista, per leggere più attentamente e fare qualche commento.

Sì, nel modo di vivere degli zingari la morte è una cosa molto felice.

Hughes: E' bello. Molte culture nomadi sono così.

Dylan: Già, capisco questo punto di vista.

Hughes: Una volta non avevi fatto visita ad un re degli zingari nel sud della Francia?

Dylan: Sì, era un vecchio e la persona con la quale ero andato a fargli visita lo conosceva quando era giovane... non giovane ma dieci anni prima, quando era ancora vitale ed attivo. E all'epoca aveva forse da 16 a 20 mogli e oltre 100 figli. Quando andai da lui aveva avuto un attacco di cuore così l'odore della morte era tutto intorno e molti dei suoi familiari lo avevano abbandonato. 15 o 16 delle sue mogli lo avevano lasciato e aveva solo 2 o 3 figli lì con lui, perciò era molto solo. Ma faceva ancora la sua scena. Si occupava di antichità e oggetti da rigattiere.

Hughes: Per tornare al tuo nuovo album, c'è qualcos'altro che puoi dirmi al riguardo?

Dylan: E' tuo questo libro? Non è che lo hai portato per me?

Hughes: No, ma se vuoi te lo regalo, se ti fa piacere...

Dylan: Certo, grazie.

Hughes: Che tipo di arrangiamenti stai usando?

Dylan: Beh, sono tutte canzoni nuove, con arrangiamenti molto semplici.

Hughes: Simili a qualcosa che hai fatto in passato?

Dylan: Sì, gli arrangiamenti sono...

Hughes: Non è che stai cambiando drasticamente il tuo stile come ha fatto Joan Baez con il suo ultimo album che è molto più orientato verso il funky?

Dylan: Non credevo che fosse poi così funky. Oh, forse lo è per Joan... (pausa) ... Funky non è qualcosa che tu puoi catturare su disco, è un modo di vivere. Un modo di sentire, non puoi far sì che un disco suoni funky. Ma credo di capire cosa intendi. E' qualcosa che ha a che fare con il gettare monete nella bara, quel genere di cose.

Hughes: Gettare monete nella bara?

Dylan: Già, è una cosa che ha a che fare con credi differenti.

Hughes: Pensi che ci sia ancora molto da dire sulla gente, qualcosa che non sia stato ancora detto?

Dylan: Sui singoli individui sì, ma non sulla gente in generale. Certo puoi parlare e parlare su singoli individui per tutte le caratteristiche davvero differenti e le differenti abitudini che molta gente ha. E poi certamente una volta che tu hai due persone che si mettono insieme ci sono molti differenti tipi di relazioni interpersonali, possono svilupparsi differenti rapporti tra differenti tipi di persone. Esistono molti e differenti livelli su cui la gente può relazionarsi con altra gente. Alcuni sono casuali, altri sono legati agli affari, alcuni sono avventurosi, altri sono romantici...

Hughes: E tu a cosa sai interessato?

Dylan: Beh, sono semplicemente consapevole delle differenti aree di rapporti.

Hughes: E pensi che i film siano un mezzo adeguato per esplorare queste aree?

Dylan: Certo, penso di sì.

Hughes: Qual è il significato del titolo Renaldo & Clara?

Dylan: Beh, la gente continua a chiedermelo. Non c'è più significato di quanto ce ne sia in Queen Jane, perchè aveva quel nome? Tolstoj ha scritto un libro intitolato "Anna Karenina" e allora qual era il significato di quel nome? Renaldo è una volpe e Clara è per supposizione la chiara comprensione di un futuro che non esiste.

Hughes: Che tipo di rapporti hai con le donne?

Dylan: Che tipo di rapporti?

Hughes: In che modo vedi le donne, cosa trai dai tuoi rapporti con le donne, pensi che siano uguali o...?

Dylan: Beh, penso che tutti gli esseri viventi siano uguali, ma io vado al di là del discorso della seduzione molto velocemente. Non ho più tempo per quel genere di cose.

Hughes: E quindi?

Dylan: Quante relazioni puoi davvero avere nella tua vita e di che tipo?

Hughes: Il motivo per cui ti ho fatto questa domanda è perchè l'altra notte tu parlavi di come è difficile per te trovare delle ragazze perchè devono sempre adattarsi alla TUA vita. E mi chiedevo se, dato che credi nell'eguaglianza, ti apsetteresti questo?

Dylan: No, ma chiunque entri nella mia vita lo rispetta. Il fatto che non torno a casa ogni sera.

Hughes: Dalle tue canzoni sembra che tu abbia la capacità di amare molte donne. Ti piacerebbe avere molte mogli, come il re degli zingari?

Dylan: Beh, certo, mi piacerebbe avere una moglie per ogni grado.

Hughes: Hai una casa?

Dylan: Una casa? Non ho tutti i miei averi in un solo posto. I miei vestiti sono dappertutto, vivo in molti posti diversi. Idealmente mi piacerebbe avere una casa da qualche parte.

Hughes: Può essere una persona o un sentimento o un...

Dylan: Conosci quel vecchio e trito proverbio "Una casa è dov'è il tuo cuore"?

Hughes: E' vero.

Dylan: (assentisce).


Dylan con Rubin Carter

Hughes: Una volta hai fatto visita a Rubin Carter in prigione e quando sei andato via hai detto che lo hai lasciato sapendo che "...la filosofia di quest'uomo e la mia filosofia corrono sulla stessa strada...", e che non incontri molta gente come Rubin. Beh, cosa mi dici dei tuoi fans, quelli che comprano i tuoi dischi? Certamente c'è anche in quel caso una sorta di empatia, no?

Dylan: Non sono certo se i miei fans pensino come me. Forse provano le stesse sensazioni che provo io, ma pensare come me? Non credo che si possa usare il termine "pensare", credo che dobbiamo parlare più che altro di sentimenti. Io sono interessato solo all'aspetto che riguarda i sentimenti. Sono interessato solo ai sentimenti che sembrano indistruttibili e la gente che mi segue e prova quegli stessi sentimenti lo sa. Ed è questo che unisce il tutto, penso.

Hughes: Credi che in qualche modo la stampa ti abbia fatto diventare qualcosa che non sei?

Dylan: Uh, no, non credo che il pubblico sia così ingenuo. Se io non stessi facendo quel che essi pensano che io stia facendo, sono sicuro che non basterebbe una grande quantità di articoli di giornale per quanto abilmente scritti a convincere il pubblico del contrario. Che ne pensi di questa maglietta?

Hughes: Mi piacciono i pinguini, l'hai comprata qui?

Dylan: Sì.

Hughes: La indosserai stasera sul palco?

Dylan: Questa maglietta con i pinguini? No, non indosso più i miei vestiti di tutti i giorni quando vado sul palco.

Hughes: Hai uno stilista?

Dylan: Ho qualcuno che realizza tutti questi vestiti. Divento troppo depresso se devo salire sul palco con i vestiti che indosso tutti i giorni.

Hughes: Qual è il nome del tuo stilista?

Dylan: Un tizio che vive a Los Angeles... si chiama Billy... è lui che ha disegnato questi vestiti...
 
 
 

Hughes: Mi chiedo se fai esercizi fisici... Il tuo fisico è in buona forma?

Dylan: Lo spero... Corro così tanto, sai, che immagino che... Non saprei (...) Non ricordo...

Hughes: Nelle canzoni che stai scrivendo per il nuovo album, hai scritto qualcosa che riguarda le tue esperienze qui in Australia?

Dylan: No, non dal punto di vista del turista. Non ho avuto molto tempo per quel tipo di esperienze.

Hughes: Sei riuscito ad ascoltare qualche gruppo musicale dal vivo mentre eri qui?

Dylan: No, ho visto qualcosa solo in televisione. Ma un paio di persone sono andate a vedere questo tipo, Dave Warner, e qualcuno è riuscito a registrare una musicassetta e mi è sembrato davvero bravo.

Hughes: Hai mai sentito Richard Clapton?

Dylan: Sì ho sentito Richard Clapton ad Auckland. Mi è piaciuto molto. Tanto è vero che ho provato a metterlo in cartellone per il tour Australiano, perchè sai che la legge australiana impone che ci sia un concerto di un artista australiano per ogni concerto di uno straniero...

Hughes: Richard ti cita sempre tra le sue influenze.

Dylan: Penso che sia davvero bravo, sinceramente.

Hughes: Lo hai anche incontrato?

Dylan: No, non l'ho incontrato. Ho solo sentito i suoi dischi. Mi piace l'armonica...

Hughes: Cosa pensi che caratterizzi gli Australiani?

Dylan: Beh, a Brisbane ho notato che tutti hanno una grande capacità di ridere.

Hughes: E cosa mi dici del resto del paese?

Dylan: Lo trovo molto... (pausa) ...Non credo che sia un territorio per esploratori.

Hughes: Vuoi dire che non lo consideri un territorio per esploratori perchè non c'è molto da scoprire?

Dylan: No, trovo che devi chiedere il permesso per qualsiasi cosa.

Hughes: Da un punto di vista della creatività?

Dylan: No, è solo una sensazione generale che sento nell'aria, non riesco a spiegarlo. E' come la sensazione che provi quando tutte le finestre sono chiuse e tu non puoi aprirle. Non riesco a spiegarlo ma sembra che sia una cosa molto diffusa. E' una cosa che ho constatato molto di più questa volta rispetto all'ultima volta in cui ero venuto qui e probabilmente tornerò di nuovo.

Hughes: Quando pensi di ritornare?

Dylan: Beh, la prossima volta che vengo a suonare.

Hughes: Hai idea di quando sarà?

Dylan: No, quando sarà il momento giusto. Mi piace l'Australia, mi piacciono tutte le città in cui abbiamo suonato e mi è piaciuta tutta la gente che è venuta a vederci.

Hughes: Credi che la sensazione di dover chiedere il permesso per ogni cosa sia collegata al complesso di inferiorità degli Australiani? Come "No, non puoi far questo, perchè questa è l'Australia" - tornando ai tempi delle colonie penali?

Dylan: Sì, perchè... abbiamo alcuni amici... ho un buon amico che voleva venire a vedere un concerto e non è riuscito ad ottenere il visto... veniva da Singapore. Non è riuscito ad ottenere il visto ed è stata una cosa oltraggiosa da parte loro... 


traduzione di Michele Murino

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