L'INTERVISTA DI
SIDNEY FIELDS
AGOSTO 1963

Solo un essere umano che viaggia ed impara
di Sidney Fields

Tutte le cose che un tempo ribollivano dentro Bob Dylan quando stava colpendo l'America ora stanno riversandosi fuori da lui.

Durante gli ultimi sei anni ha scritto oltre cento canzoni, con rara sensibilità, coprendo ogni argomento, dal fall-out nucleare e l'integrazione al lamento dell'innamorato o alla sua solitudine.

Alcune canzoni come "Hard Rains Are Going To Fall" fanno parte del suo attuale album che è diventato un best seller, "The Free Wheelin' Bob Dylan". Altri brani, come "Blowin' Nel Wind" e "Don't Think Twice, It's All Right" sono diventati dei grandi successi grazie a Peter, Paul and Mary e Bobby Darin.

Dylan ha ventuno anni, porta sbiaditi calzoni da operaio, capelli non tagliati, un accento alla hillbilly ed ha abitato per oltre due anni al Greenwich Village (dove altrimenti?). Prima stava provando a percorrere ogni autostrada e via del paese.

"Il desiderio irrefrenabile di muoversi, vedere e sentire, l'ho sempre avuto", dice. "Ma non voglio vedere le stanze da bagno atomiche e le camere da letto elettroniche; volevo vedere e sentire la gente e la polvere e i fossati ed i campi e gli steccati."

I suoi genitori e un fratello più giovane vivono ancora ad Hibbing, Minnesota, cittadina dalla quale ha provato a scappare quando aveva dieci anni, con la sua chitarra e la sua armonica. Ha percorso 900 miglia prima che la polizia lo prendesse e lo rispedisse a casa in treno.

"Le ho buscate ma non abbastanza forte da farmi restare", dice Dylan, "Me ne sono andato di nuovo a 12 anni e cinque volte ancora in seguito. Mi hanno ripreso ogni volta. Ma quando ho compiuto 18 anni ce l'ho fatta."

Ha toccato quasi ogni stato, provando a guadagnarsi i soldi per sbarcare il lunario raccontando storie a proposito di quel che vedeva, ma mangiando più regolarmente quando potava le siepi, falciava i prati, o quando faceva ogni lavoro possibile. Il suo primo impiego a New York gli ha fatto guadagnare 2 dollari per un lavoro di una notte in una coffee house del Village. Quando un'altra cantante folk ha inciso un disco per la Columbia gli è stato chiesto di accompagnarla all'armonica. La Columbia lo ha messo sotto contratto. Ha inciso il suo primo album e ha debuttato alla Town Hall.

Le note del programma di quel concerto che lo riguardano provenivano da "My Life In A Stolen Minute" una lunga poesia autobiografica. Una parte di questa poesia recita: "Con il pollice sempre teso, gli occhi assonnati, il cappello calato e la testa accesa /Andavo alla deriva ed imparavo nuove lezioni."

La sua voce non è potente, ma è comunicativa e quello che egli canta nel suo modo così penetrante ha il ritmo luminoso di un poeta conscio delle cose del mondo.

Dalla sua apparizione alla Town Hall, si è esibito nei college ed ai festival folk, da costa a costa, ed a Londra ed a Roma. È stato all'Ed Sullivan Show e sul palco della Carnegie Hall. Darà un secondo concerto alla Carnegie Hall il 27 ottobre prossimo. Si è esibito anche sullo stesso palco con Joan Baez in numeri estemporanei.

Dopo il suo primo album, chiamato semplicemente "Bob Dylan", ha dichiarato "Quello non sono io. C'erano soltanto un paio delle mie storie su quel disco." E' stato più soddisfatto del suo secondo album. "Ho scritto tutte le storie tranne che per una o due canzoni."

Le sue canzoni iniziano sempre come storie. Quando era sulla strada è diventato un bravo narratore delle storie degli altri. Ma ora ha rinunciato a tutto ciò.

"Visto che Dickens, Dostoevsky e Woody Guthrie raccontavano le loro storie molto meglio di quanto potessi mai fare io, allora ho deciso di seguire le mie idee."


traduzione di Michele Murino

Questo articolo/intervista è stato pubblicato originariamente nel New York Mirror, il 12 Settembre 1963. Ristampato in "Bob Dylan. A Retrospective" (Craig McGregor).

Ndt: Ho volutamente mantenuto inalterati gli errori presenti nel testo originale.
 



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