Ivan Graziani

SENI E COSENI



1) Ehi Padre Eterno
2) Signorina
3) Pasqua
4) Cleo
5) Oh Mamma Mia
6) Tigre
7) Digos Boogie
8) Ugo L'Italiano

Testi, musica e produzione Ivan Graziani
Arrangiamenti Tony Mimms

Ed. Universale Edizioni Musicali Srl

Numero Uno - 1981 - BMG Ricordi S.p.A.


Le Canzoni:

Ehi Padre Eterno
Con un inizio in perfetto stile "canto di chiesa", con tanto di organo in sottofondo, è una sorta di preghiera con la quale Ivan si rivolge direttamente al Padre Eterno (chissà se a quello vero o se ad uno metaforico visto che è un Dio che vive nei grattacieli). Pervasa dal consueto spirito dissacratorio ed acido, tipico del cantautore teramano, è uno sguardo alle miserie del mondo... Un mondo in cui "...puoi vedere gli scimmioni dondolare appesi ai rami... e più vanno in alto su tra le foglie e più gli vedi le vergogne...", ma in cui tutto sommato - dice il cantante - "...non si sta poi tanto male..."
"Ehi Padre Eterno che stai nei grattacieli (restaci!)... Puoi restare ancora un poco a casa tua? E puoi lasciarmi alle mie miserie? Oh io su questa terra ci sto bene..."
Invece che in quei grattacieli è meglio vivere in questo mondo, anche in mezzo all'immondizia, dove una ragazza di quattordici anni ne sa più di un uomo di 40... "Ma è meglio lei di tante finte suore, che hanno fatto tutto ma arrivano vergini all'altare..."
Musicalmente è un affascinante "slow" blues con tinte jazzy caratterizzato da un bel pianoforte dal ritmo lento e cadenzato, un perfetto coro femminile in stile "gospel" ed un bel ritmo di batteria in crescendo.
"E se è così, Padre Eterno, allora non ci facciamo guerra... A Te lascio i grattacieli e a me questa terra..."

Signorina
Una giovane insegnante "sola e disperata" si innamora di uno dei suoi studenti, "Raimondo il poeta, ripetente di diciotto anni che sta sempre agli ultimi banchi..."
L'episodio suscita lo scandalo generale e l'insegnante, "...cattivo esempio per tutti quanti...", viene allontanata e spedita "...giù in Calabria... da dove nessuno sa quando ritornerà..."
Un'altra delle tipiche storie di Ivan, ricche di situazioni di vita vissuta, di scene descritte con un linguaggio minimalista, colorite qua e là con un certo acido sarcasmo (che si ritroverà in particolar modo anche in "Malelingue") e pervase dal desiderio di fuggire da un mondo provinciale in cui tutto è noia, alla ricerca di un luogo "...dove niente è peccato e dove non ti senti solo e disperato..."
Da un punto di vista musicale prosegue idealmente la linea strumentale del brano precedente, ancora con il piano in grande evidenza che disegna una bella e malinconica melodia.

Pasqua
Pasqua ha un bellissimo testo, molto evocativo, ricco di sfumature psicologiche che ben descrivono la deriva del protagonista il quale si ritrova solo nel giorno di Pasqua dopo un pranzo in trattoria con gli amici (...mi accorgo solo adesso che è già Pasqua...) e se ne va in giro annoiato per la città alle sei del pomeriggio (...nella mia anima c'è un cane enorme che sbadiglia e muove piano la coda...) senza una meta definita e con il vuoto nel cuore. Incontra un pazzo che parla alle mosche e che gli urla "...ero anche io un artista e per la fame ho perso la vista... cinquemila lire e ti faccio andare con mia sorella... non è un granchè è vero ma ho soltanto quella...".
Nel contrasto che vede da una parte la gente che ride forte nel giorno di festa, gli amici che mangiano a crepapelle e le parole del pazzo (...questa terra è tutta da bruciare...), e dall'altra la malinconia e la rabbia del protagonista (...ma vattene scemo e vai ad impiccarti dove vuoi che me ne torno per i fatti miei...), il brano si conclude mentre l'uomo torna sotto casa di lei (ma nulla è più come ieri) alla ricerca di un passato che non puo' più tornare e con l'amara constatazione che "...il tempo è stato un giustiziere per i miei e per i tuoi anni..."
Ancora un eccellente piano caratterizza la canzone che musicalmente è di rara bellezza anche se risente di echi dell'amico Venditti (come un po' anche i brani precedenti) ed ha l'incipit del ritornello che risulta un po' troppo simile a quello di "Quella carezza della sera" dei New Trolls.

Cleo
Un altro degli indimenticabili ritratti femminili di Ivan sorretto da una delle sue migliori melodie.
Cleo è una ragazza greca per cui l'amore è un dono degli dei, "vergine bianca in un tempio"... Ma io - canta il protagonista - non sono Ercole di Lidia e la strada è lunga tra Torino e Salonicco...
Bellissimo il ritornello estremamente orecchiabile ed accattivante con la voce di Ivan come sempre molto suggestiva ed un eccellente lavoro di chitarre che conferiscono al brano quel sound mediterraneo che ben si attaglia al tema trattato, ricco di echi della classicità greca.
E' uno dei brani più affascinanti di Ivan.

Oh mamma mia
Irresistibile ed esilarante rock 'n' roll a base di doppi sensi erotici con un fraseggio teso e serrato per una storiaccia di sesso ed alcool al limite del porno in cui il protagonista si ritrova insieme alla ubriaca e forse un po' ninfomane Antonia, attrice di teatro impegnata con un Pirandello "metafisico informale", chiuso dentro un gabinetto di un'osteria per camionisti. E allora scatta la libidine e... su il cappello, giù il cappello per Molière e Pirandello.
Irresistibili alcuni versi carichi di ironia come quello che, parodiando certe scelte estetiche teatrali, recita: "Antonia non stava sulle gambe e in un modo informale voleva anche lei mettersi in mutande..." o come quello erotico enologico: "E al quarto o quinto bicchiere di Barolo controllato / Antonia accavallò le gambe in un modo esagerato".
Probabilmente la censura (o un autocensura?) modificò la strofa che recita: "E un energumeno peloso che aveva appena scaricato il fieno / fece pesanti apprezzamenti su Antonia e sul suo seno / Poi si alzò dì scatto, che quasi ci venne addosso / "A te ti rompo in due - mi disse – e la tua donna me la porto via", laddove - visto il tenore della storia e la natura non proprio oxfordiana dell'aggressore - il verso finale per ragioni di rima con il verso precedente (che recitava: "Poi si alzò dì scatto, che quasi ci venne addosso...") avrebbe piuttosto visto un altro luogo in cui il rude camionista avrebbe desiderato portare l'ubriaca Antonia... e che si conclude invece con un metricamente inadeguato se pur meno esplicito: "...la tua donna me la porto via...".
Tutto il secondo lato del LP che inizia con questa canzone è caratterizzato da brani veloci a base di r'n'r in contrapposizione con i quattro brani lenti del primo lato, tutte ballate pianistiche di grande atmosfera.

Tigre
Un vigoroso rock per la strana storia di un uomo che di fronte alla donna che ama non è capace di parlare: "Che succedeva però quando lei mi guardava, la mia balbuzie feroce allora mi condannava, colpi di frusta sulla mia schiena di tigre...rosso sul nero sulla mia pelle di tigre..."

Digos boogie
Un divertente e scatenato boogie "poliziesco" in cui gli agenti italiani della Digos sono "tutti quanti poliziotti Digos boogie", sono tutti "cattivi ma sempre giusti" e "tutti quanti poliziotti da quattro generazioni" che credono "nella legge che non perdona e che non sbaglia mai".
Ma poi la notte vanno in cerca di un po' di amore a spiare per i vicoletti scuri scuri le coppiette appiccicate a far l'amore contro i muri...
Il testo sembra più un pretesto per una lunga jam strumentale al ritmo di boogie woogie... Forse se fosse stato sviluppato ne poteva nascere una storia interessante e dissacrante... così resta più che altro un bozzetto appena accennato...

Ugo l'italiano
Un quasi reggae dal testo alquanto ermetico. Musicalmente ben suonato ed arrangiato.

Michele Murino