Le interviste di
MAGGIE'S FARM 
Tito Schipa Jr.
a cura di Salvatore Esposito e Michele Murino


Tito Schipa Jr.
Da Then An Alley a Dylaniato
Storia di un cantautore a cui Dylan mostrò la strada

di Salvatore Esposito

Tito Schipa Jr. è sin dagli anni '70 di diritto tra i personaggi più importanti della musica italiana per essere stato il primo artista a mettere in scena un'opera rock in grande stile al Teatro Sistina. Era l'epoca di Orfeo 9, lavoro che venne ripreso poi su doppio lp e divenne anche un film prodotto e trasmesso dalla RAI.
Orfeo 9, era l'ideale completamento di un percorso iniziato al Piper nel '67 con il progetto Then an Alley, in cui aveva selezionato 18 canzoni di Bob Dylan e, cucitele insieme, aveva dato vita ad una sorta di "Opera Beat". Lo spettacolo andò in scena al PIPER CLUB, dove Schipa lavorava come presentatore, e subito ebbe un successo enorme ed un'eco internazionale. Questo fece sì che a Schipa si aprisse il mondo del teatro ufficiale, che lo vide assistente di Giorgio De Lullo, Giancarlo Menotti, Luigi Squarzina, Lina Wertmuller.
Tuttavia quando la notizia arrivò all'orecchio dei manager di Bob Dylan, questi inviarono a Tito una lettera che lo diffidava dal continuare le sue rappresentazioni. Si dedicò quindi con grande impegno alla realizzazione di un'opera rock originale, e dalle ceneri di Then An Alley nacque Orfeo 9, idealmente ispirato al mito di Orfeo, che cercava di portare l'attenzione dei giovani sui temi dell'ecologia e del raggiungimento della felicità, facendo largo uso di lirche sostenute da una base orchestrale più che da interventi solistici degli strumenti rock.
Tra gli interpreti più noti di quest'opera segnaliamo Renato Zero e Loredana Bertè che debuttarono nel mondo della musica proprio in questo contesto sperimentale. Sull'onda dei successi Schipa continuò il suo cammino da artista sperimentale e, dopo aver portato anche negli States i suoi spettacoli, negli anni ottanta pubblicò due veri gioielli, Concerto per un primo amore e l'ormai celebre Dylaniato. Nell'87 si chiuse il cerchio aperto da Then An Alley, di cui restavano solo due incisioni su nastro. Infatti grazie all'interessamento ed all'incoraggiamento di alcuni amici Tito decide di pubblicare l'album DYLANIATO (It, Dischi Italia) raccolta di canzoni di BOB DYLAN da lui tradotte ed interpretate magistralmente; il disco fu presentato da Fernanda Pivano, storica amica di Bob Dylan a cui il cantautore è ancora oggi legato da una sincera amicizia. Tito Schipa Jr. sembra sentire davvero le liriche di Bob Dylan, le fa sue, interiorizzandole e tratta ogni testo con cura, senza snaturarli. Ascoltare oggi il disco è ancora un piacere perché il lavoro fatto dal cantautore italiano è il compimento di un percorso segnato da una profonda stima per l'opera del menestrello di Duluth. Nell'ascolto si nota come le celebri assonanze dylaniane restino immutate nel loro spirito originario, le rime sono precise e sempre misurate in base agli arrangiamenti dei pezzi originali. Anche la scelta delle canzoni è eccezionale, troviamo i temi più complessi dell'Universo dylaniano, un Universo fatto di poesia (Girl From The North Country), dai toni spesso forti ed evocativi (Masters of War), quasi una visione parallela della realtà (Mr. Tambourine Man).
Alla fine dell'ascolto si avverte come l'intero disco ha colto lo spirito, intriso da quel linguaggio surreale e venato di ironia che è il marchio di fabbrica di Dylan; il suo lavoro si discosta sia da quella che è stata la corrente beat che tradusse i primi pezzi di Bob con estrema facilità e con poco rispetto, sia da artisti quali Francesco De Gregori e Fabrizio De Andrè che pochi anni prima si erano cimentati con Desolation Row, traendone una delle cover in italiano più belle; tuttavia il loro fu un lavoro diverso, finalizzato ad una sola canzone. L'innovazione di Tito Schipa Jr. invece fu quella di incidere un intero disco con le canzoni di Dylan, cosa molto facile da pensare ma quasi impossibile nella realizzazione fedele. Il suo lavoro di traduttore fu cristallizzato quando fu contattato dall'Arcana per pubblicare l'opera Omnia di Bob Dylan con i testi tradotti dagli anni sessanta al 1985. Non furono capite o meglio accettate le sue traduzioni cantabili, perché si disse che snaturavano gli originali e che erano troppo libere e slegate dagli originali, tuttavia restano ancora l'unico esempio di traduzioni dylaniane cantabili. A tutt'oggi ancora nessuno è riuscito a superare l'immenso lavoro di Tito Schipa Jr.
Salvatore Esposito



 
MAGGIE'S FARM 
intervista
Tito Schipa Jr.

a cura di Salvatore Esposito e Michele Murino





Maggie's Farm: Sul nostro sito dylaniano abbiamo da tempo proposto una rubrica dal titolo "When we first met...", in cui molti di noi hanno raccontato come è nata la propria passione per Bob Dylan. Puoi anche tu raccontare ai nostri lettori come ti sei avvicinato all'arte del "menestrello di Duluth"?

Tito Schipa, Jr.: Per un racconto dettagliato di questo momento importante della mia vita potete leggere il "Making di Orfeo 9" su www.orfeo9.com. Lì si parte dall'esperienza per me indimenticabile del mio primo spettacolo, quello basato appunto sulle musiche di Dylan, e si risale dopo qualche capitolo al momento dell'incontro con questo artista che ha condizionato fortissimamente tutto quello che sarei stato e avrei sentito. Comunque, in poche parole, la "rivelazione" la ebbi davanti a un juke-box del Lungotevere, dove un amico mi costrinse (ero piuttosto riluttante a considerare tutto quello che non era classico o operistico) ad ascoltare "Like a Rolling Stone". Di colpo trovai quello che avevo cercato per tutta l'adolescenza: il Verdi della nostra generazione. E trasposi su Dylan tutto l'amore appassionato che portavo da sempre al nostro genio più grande, ma che il gioco del tempo non mi aveva messo in grado di incontrare vivente. Dylan era invece tra di noi, lo si poteva - ed è quello che avrei fatto - seguire in tempo reale nell'espressione del suo genio infinito.

Hai tradotto magistralmente gran parte dell'opera di Bob Dylan in tre volumi pubblicati da Arcana (Mr. Tambourine Man). Puoi  raccontarci come sei riuscito a rendere così bene in italiano il senso delle sue canzoni e le difficoltà che hai incontrato misurandoti con un repertorio così vasto ed importante?

Vi ringrazio di apprezzare il mio lavoro. Come saprete, non tutti lo hanno recepito con entusiasmo. Ma capisco bene chi non si riconosce nel mio modo di tradurre. Non credo possano esistere traduzioni che vadano bene per tutti. Chi ha accettato le mie dimostra innanzitutto di non tenere in gran conto (o di non averne bisogno) la letteralità severa. Sono sempre stato portato a "traslare" più che a tradurre. Ma è naturale, essendo io ineluttabilmente un creativo, e non uno scienziato. Penso sia più efficace
una sensazione "riconoscibile" di una solo comprensibile. E per riconoscere uno stato mentale, un feeling, bisogna che questo sia espresso in termini, contesti e linguaggi che ci appartengono nel profondo anche a rischio che siano più lontani, apparentemente, dall'originale.

Con le tue traduzioni hai cercato di trasporre Bob completamente in un'ottica italiana; ne è un esempio il titolo della canzone "Highway 61 Revisited" in cui nella tua traduzione iniziale rendevi il nome della strada con "Firenze Mare". Quali sono i motivi di questa scelta ardita, ma sicuramente di gran pregio?

Infatti la prima strofa, e in modo simile le altre, terminava, nella versione non accettata dall'editore, con: "Abramo disse: allora, 'st'assassinio dove lo si va a fare?  E Dio disse: un bel po' fuori laggiù sulla Firenze Mare!".
Era il tratto d'asfalto che più frequentemente percorrevamo in tutti i nostri spostamenti, era la "nostra" autostrada da "on the road", quella che se eri del Nord o del Sud, indifferentemente, specie se musicista in continuo spostamento, a un certo punto ti trovavi sotto le ruote, proprio come la 61 americana. L'effetto comico dei finali di strofa così appariva nel modo giusto, mentre per un italiano "Autostrada 61" non significa, in prima battuta, proprio nulla.

Come ti sei comportato di fronte ai testi del periodo elettrico-acido, zeppi di riferimenti puramente americani e profondamente segnati da una poetica particolarissima per niente comune al panorama letterario americano? Sono i tuoi testi dylaniani preferiti o ami maggiormente un altro Dylan (quello "bucolico" country, quello religioso, quello "di protesta" etc...)

Se vogliamo accettare che quei testi non avessero rapporti stretti con la letteratura americana dell'epoca (ma forse Ginsberg o Corso obbietterebbero qualcosa) dobbiamo però dire che ne avevano con il modo di sentire universalmente condiviso dalla nostra generazione, tant'è vero che in una delirio di canzone come "115mo sogno" tutto ci è allo stesso tempo completamente estraneo ed incredibilmente familiare. Il mio debole comunque è per il Dylan epico-visionario, che al di là del tipo di accompagnamento musicale esprime una poesia "eroica", quella che ritrae il meglio dei nostri giorni e della nostra avventura: "Chimes of freedom", "Visions of Johanna", "It's allright ma" "Sad eyed lady of the lowlands", avventure dell'individualità che sfondano nell'universale e nell'eterno. Gigantesco.

Tradurre testi ermetici come Isis o Changing Of The Guards sarà stata un'impresa. Come sei riuscito a sbrogliare queste matasse ben ingarbugliate da Bob?

Isis non mi è mai sembrata ingarbugliata. Del resto se mi trovo davanti a un testo con forti ermetismi non mi sforzo di "capire" (sarei mai autorizzato poi a "spiegare"?) ma di mettermi nella stessa condizione visionaria e "sofferente" dell'autore. Confido nel fatto che se percepisco un'analogia fra la mia frase e la sua, una stessa ricchezza di "armonici" sia sonori che espressivi, al di là della razionalizzazione, sono sulla strada giusta.

In che misura pensi che la poetica di Bob Dylan sia stata influenzata dal misticismo e dall'esoterismo?

Francamente sono due termini che non mi vengono mai in mente quando penso alla sua opera. Forse perché ritengo piuttosto limitato il loro raggio di azione. Difficilmente un mistico sarà un poeta sconvolgente, perché la grande poesia esprime una meravigliosa "patologia" cui il mistico sfugge o
crede di sfuggire. L'esoterista, poi, è solo uno che è partito per andare in Cina e si è fermato sul pianerottolo di casa credendo di essere arrivato.
Poeti minori, teneramente minori come un Jim Morrison, possono muoversi bene in quei territori limitati. Dylan è come Dante. Non definirei Dante né mistico né esoterico. Il fatto è che quando sei un gigante, tutto ti compete, compresi, forse, quei due "momenti" particolari. (Se avete fatto caso, l'ho già paragonato a Verdi e a Dante. Mi pare che come fan non mi si può dire niente...)

Come consideri le canzoni del periodo religioso di Dylan, e quali difficoltà hai incontrato a misurarti su questi testi estremamente complessi?

Veramente i testi del periodo cristiano mi paiono tra i più semplici, direi banali, al punto di avermi irritato, qualche volta. Non farei l'errore troppo frequente di identificare completamente "religioso" con "cristiano".
Conosco pochi testi che esprimono la sensazione del divino come "I shall be released", che certo non appartiene al "periodo religioso".

Hai pubblicato anche "Dylaniato", un disco con cover in italiano delle canzoni di Bob Dylan. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a questa ardua impresa?

Le mie traduzioni "cantabili" risalgono agli anni '60, quando lo stesso Dylan aveva appena scritto gli originali. Tradurli è stato per me spontaneo, anzi, inevitabile. Quando poi negli anni '80 Vincenzo Micocci e Roberto Righini le hanno ascoltate per caso, la decisione di fare il disco è venuta da loro.

Dylaniato è diventato un disco culto della canzone d'autore italiana insieme ad un lavoro come Orfeo 9... Come vivi questa posizione diciamo di artista di culto?

Come uno che se l'è meritato (come si merita una contravvenzione...)

Cosa pensi della canzone italiana di oggi e soprattuto come consideri i recenti lavori di De Gregori e le sue traduzioni di If You See Her Say Hello o quella più antica di Desolation Row scritta insieme a Fabrizio De Andrè?

Parliamo di grandi artisti. Il loro lavoro è al di sopra dei giudizi. Ma non vedo il nesso, scusate, tra loro e la canzone italiana di oggi...

Anche Massimo Bubola è si è impegnato a tradurre Bob insieme a Fabrizio De Andrè, bellissima è la loro resa in italiano di Romance In Durango. Cosa ne pensi?

A parte la bellezza della canzone, che mi ha sempre affascinato (ecco il grande "narratore in musica" che mi colpì da principio) l'uso perfetto del dialetto non può che farmi tirare in aria il cappello. Anche qui si "trasla" verso di noi un rapporto fra linguaggi diversi badando alla resa dello spirito originale e non alla "correttezza", che avrebbe voluto lo spagnolo lasciato al suo posto.

Nota: De Andrè e Bubola utilizzarono il napoletano in luogo dello spagnolo usato da Dylan nell'originale:
Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango
Strigneme Maddalena
stu deserto finirà
e tu potrai ballare o'fandango
(Avventura a Durango - dall'album "Rimini" di Fabrizio De Andrè)

Come hai vissuto il periodo beat italiano? Ci fu un fiorire di traduzioni dylaniane, da Come una pietra che rotola di Gianni Pettenati a L'Esquimese dei Dik Dik, per parlare delle più famose. Cosa ricordi di quelle versioni pionieristiche in italiano? Anche Mogol provò a tradurre in italiano Bob Dylan, gettando la spugna su Ballad Of Thin Man, o - come sostenne lui in un intervista - Mr. Jones...

Purtroppo non ricordo le prime traduzioni che citate. Quelle di Mogol le ricordo, invece, ma non mi pare che fossero un risultato esaltante. Troppo legate all'esigenza di commercializzare le canzoni e ridurle ai minimi termini per un pubblico che di Dylan non sapeva ancora assolutamente nulla. Erano esigenze discografiche probabilmente estranee a Mogol. Visto a che livelli è arrivato in seguito, non credo che lui stesso ne abbia oggi una buona opinione.

La scena musicale italiana sembra essere poco attenta ai rock-poets americani come Bob Dylan e Lou Reed, secondo te come mai? Eppure sono personaggi che hanno fatto la storia del rock. Un artista emergente in Italia si ispira più ad un gruppo nu-metal che a Bob Dylan...

Veramente io ho sentito eco di Dylan da De Gregori e Bennato fino a Ligabue, e tutti nobilissimi. Ma sarà una deformazione mia... D'altra parte anche molti pasticci di personaggi minori mi sembrano cattivi esiti di tentativi in quella direzione.

Ormai da parecchi anni Bob Dylan viene regolarmente candidato al Premio Nobel per la Letteratura. Ha un senso secondo te una candidatura del genere che in un certo senso separererebbe i testi di Dylan dalla musica e dall'arte performativa cui tali testi sono abbinati e che ne sono una componente essenziale?

La proposta ha visto in Fernanda Pivano, la cui amicizia mi onora, e in me stesso due fervidi sostenitori in ogni luogo e situazione. La poesia è un fatto musicale sempre e comunque, e Dylan è fra i pochissimi poeti eccelsi della seconda metà del secolo scorso.



I testi di Tito Schipa Jr. dall'album "Dylaniato"

SIGNORI DELLA GUERRA  (MASTERS OF WAR)

Ehi voi Mastri Guerrai / voi coi vostri cannoni
Con le vostre testate / e coi vostri aeroplani
Non c’è muro che basti / e non c’è scrivania
Io vi leggo nella testa / come fosse la mia

Cos’avete inventato / che non serva a disfare?
Il mio mondo per voi / è un giochetto banale
Mi passate un fucile / poi correte al riparo
E non c'è traccia di voi / già dopo il primo sparo

Una guerra nucleare / è una guerra vincibile
E noi dovremmo anche credere / che questo sia possibile
Voi mentite come Giuda / ma io vi vedo lo stesso
Come vedo attraverso l’acqua / dello scarico del mio cesso

Voi mettete il colpo in canna / agli altri tocca sparare
Mentre voi osservate il conto / dei morti aumentare
Dalle vostre tenute / insieme ad altre cose belle
Come il sangue dei ventenni / risucchiato dalle zolle

Siete voi voi la causa / del terrore più tremendo
Il terrore di mettere / dei figli al mondo
Per bloccare mio figlio / nel mondo dei non nati
Schifo voi ed il sangue / che vi ha generati

Io che cosa ne so / per entrare nel merito
Voi direte che son fuori / e che parlo a sproposito
Forse è vero - di quel che fate / non sappiamo abbastanza
Ma farebbe orrore a Cristo / questo basta e ci avanza

Posso chiedervi una cosa? / ‘Sto denaro è così buono
Ma davvero è così forte / da comprarvi il perdono?
Sarà pure ma se in cielo / ci si va con un pedaggio
Non c’è oro in tutto il mondo / che vi compri il passaggio

Io mi auguro che moriate / e che moriate fra poco
Seguirò il vostro feretro / in un pomeriggio opaco
Veglierò sui becchini / ché vi interrino correttamente
E non me ne andrò senza esser certo / che siate crepati veramente


APPARTIENE A ME  (SHE BELONGS TO ME)

Lei sa bene quel che vuole / è un’artista - non bada in giro
Lei si ruba il buio della notte / e tinge il giorno in nero

Tu prova a star su in piedi / forte e fiero – rubale ogni sensazione
Ma finirai a spiare dalla chiave / chino a pecorone

Lei mica inciampa / chi non sta su non cade
E’ apolide è enne enne / la Legge lei manco la vede

Porta un anello assiro / se splende ti parlerà
E’ un’ipnocollezionista / e tu sei una bioantichità

La domenica un inchino / il compleanno un’ovazione
A carnevale una trombetta / e a Natale un bel torrone


TI VOGLIO  (I WANT YOU)

Becchino in colpa non sorride / spremiarance abbandonato stride
Sassofono argentato esclude / io debba averti
Campane rotte e corni smunti / mi soffiano in faccia indifferenti
Ma son perdenti / io vivo per amarti

Ti voglio / da star male

Politico ubriaco spunta / dovunque sta una madre affranta
E tutti i salvatori con quell’aria stanca / è te che aspettano
Ed io aspetto loro perché sia interrotto / questo mio succhiare da un boccale asciutto
Perché serva chi ti spalanchi tutto / e me ci mettano

Ti voglio / da star male

Ebbi tanti padri e non li ho più / al grande amore non diedero importanza
Le loro figlie ora mi buttan giù / perché io ne faccio senza

E io ritornerò alla mia regina nera / farò due confidenze alla mia cameriera
Guardarla fisso in viso non mi fa paura / e lei lo sente
E’ buona con me e per la verità / non c’e’ nulla di me che lei non sa
E anche se non sempre vorrei essere qua / per lei non fa niente

Ti voglio / da star male

Quanto al tuo ballerino di seta cinese / aveva quattro note e glie le ho prese
Non è che io sia stato granché cortese / che dici tu?
Ma l’ho fatto perché – perché mentiva / perché ha preso da te quel che gli serviva
E anche perché il tempo è lui che favoriva / e poi perché – perché

Ti voglio / da star male


LUNGO I MERLI DI VEDETTA (ALL ALONG THE WATCHTOWER)

Tocca squagliarsela da qui / disse il jolly al ladro
C’è troppa confusione / mi sento fuori squadro
Zappaterra e bottegai / mi ruban vino e campo
Ma ce ne fosse almeno uno / che si rendesse conto

Non agitarti più di tanto / disse il ladro sornione
Tra noi molti già lo sanno / la vita è il tiro di un buffone
Ma tu ed io noi si è già dato / niente che ci riguardi
E allora meno storie su / si sta facendo tardi

Lungo i merli di vedetta / regnanti all’erta
In un viavai di donne ossesse / e servitù stravolta
Ringhiò una lince in lontananza / e in avvicinamento
Ecco due cavalieri / e già si alzava il vento


RAGAZZA DEL NORD  (GIRL FROM THE NORTH COUNTRY)

Tu che vai tra i bei monti del nord
Ai confini battuti dai venti
Parla di me a lei che vive laggiù
Al mio amore degli anni innocenti

Se la bianca tormenta ti assale
Quando gela nei fiumi l’estate
Cerca per lei un dolce tiepido manto
Che la protegga dalle urla ghiacciate

Guarda che ondeggino sciolti i capelli
Così morbidi e lunghi sul seno
Guarda per me che abbia lunghi i capelli
Questo è il mio bel ricordo lontano

Tu che vai tra i bei monti del nord
Ai confini battuti dai venti
Parla di me a lei che vive laggiù
Al mio amore degli anni innocenti


AMORE VIA ZERO / ILLIMITATO  (LOVE MINUS ZERO / NO LIMIT)

L’amore mio se tace / nun te fa guera ne pace
E nun je serve la sincerità / perché è lei la verità
La gente se scappella / je dice quanto sei bella
Se un fiore ride lei così riderà / lo strambotto nun la comprerà

Ner monno a magazzino / orecchio a radio mattino
La gente sta ar bollettino e se fa / de sentenze che so’ guere pe’ metà
Rivorta cielo e tera / l’amore mio no – sussura
Te dice vinci solo se perderai / ma pe’ perde tu nun devi vince mai

Lo spadaccino oscilla / madama ha un cero e brilla
La cerimonia è pe’ cchi in groppa sta / ma anche er cruccio de’n pedone conterà
Statue de teracotta / schianteno co’na gran botta
L’amore mio più de tutti ne sa / e più de tanto nun se sposterà

Ponte te reggi a stento / dottore aranchi ner vento
Erditiera te sbanchi a incetta’ / donazioni obbligazioni concessioni confezioni
E er vento je da’ sotto / e piove piove a dirotto
Sur mio terazzo l’amore mio vola / come un corvo che ha spezzato l’ala


115° SOGNO DI BOB DYLAN  (BOB DYLAN'S 115th DREAM)

Be', eravamo tutti sul Mayflower / quando guardo e grido "Terra!"
chiamo subito Capitan Arab / sì, lo zoppo "Corra, corra!"
Quello sgomma come un papero / fa "Scordatevi la balena
Lasca il boma! Scazza il triglio! / Giu' le mani dalla polena!”
E puntiamo verso terra / fischiettando quel motivetto
Come fanno tutti i marinai / quando sentono odor d’asciutto
"Vabbe', la chiamo America" / annuncio mentre scendo
Respiro a pieni alveoli / e stramazzo boccheggiando
Capitan Arab tira fuori / qualche foglio protocollo
Fa "Prepariamo le perline / e aspettiamo il primo pollo"
E invece ecco due vigili / in paranoia nera:
"Gli arpioni sono armi improprie, ah!" / E ci sbattono in galera
Ahi io mi son squagliato subito / non so con che coraggio
E un po' con l'autostop / un po' a dorso di scarafaggio
Mi ritrovo in mezzo ad un corteo / co'sti gran cartelli eretti
Con su scritto "Giustizia ai poveri / giustiziamoli proprio tutti"
Dico "Bravi scemi, ve l'appoggio / ecco i veri concetti eterni"
Quando un crampo mi rende memore / che non mangio da quattro giorni
Mi trascino in un ristorante / e racconto non so che storia:
Sono il critico itinerante / di un mensile di culinaria
Chiedo trippa e la cameriera / mi sussurra un bruciante invito
Faccio appena in tempo a accorgermi / che si tratta di un travestito
Quando scoppia l'intero stabile / fra soffioni e colate d'unto
Schizza cibo un po' dovunque / Esco senza pagare il conto
Senza un minimo di malizia / vado dritto dentro una banca
Mi capite, no? La cauzione / per Arab e tutta la ghenga
Quelli chiedono garanzie / io sbottono la cerniera
Sto volando dalla finestra / quando arriva questa straniera
E' gentile, mi invita a casa sua / dove ci abita un tipo alto
Che mi espropria degli stivali / e mi ributta sull'asfalto
Non è tutto. Busso a un chiosco / con su esposto il vecchio Stellestrisce
Dico "Gente serve aiuto! / Ciò gli amici in serie ambasce
Quello fa "O te ne vai subito / o ti spiaccico quel bel nasino
"Rifiutarono anche Gesù!" / "Gesù era Cristo, tu'n sei nessuno
Esci subito o ti scarnifico" / Io decido che questo è troppo
Ribollente di fuoco civico / vado in  cerca di un poliziotto
Schizzo in taxi ma troppo in fretta / casco fuori dal lato opposto
Salto un autobus schivo un filobus / incredibile quanto pisto
Finché arrivo davanti a 'st'altro pizzo / con l'insegna "Fratellanza"
Bene. Attracco con un cristiania / e col mio modulo di denuncia
Ma per noi altri marinai sfigati / ci son cose che non stupiscono:
E' un'impresa di pompe funebri / manca poco mi seppelliscono
E ripeto tutta la triste storia / "Ciò gli amici che stanno al fresco!"
Mi rifilano un depliant / io ribatto che non capisco
Dice "Chiamaci decedessero" / Scappo fuori passo col giallo
E non vedo 'sta palla da bowling / che mi stende come un birillo
Un telefono squillla isterico / mi sbomballa tutto il cervello
Mi rialzo e faccio "Pronto" / Ho toccato la linea: fallo
A 'sto punto mi sono sfranto / di tutta quanta questa menata
Dei problemi di capitan Arab / e del resto della brigata
Mi risolvo a frullare un penny / e a tornare come un frescone
A seconda che dice testa o croce / alla nave o alla prigione
E mi impegno il mio nordovest / perché serve la monetina
Tiro: croce - rima con foce / e mi avvio per la banchina
Torno a bordo e che ti trovo? / Una multa sotto il bompresso
Sono lì che la faccio in mille pezzi / i guardiacoste mi sono addosso
Mi domandano il mio nome / io rispondo "Il Corsaro Rosa"
E mi credono mi credono / ma gli serve qualc'altra cosa
Io mi invento che batto i mari / per il Ministro della Cultura
E mi mollano - Sempre detto io / che la Pula sta in para dura
Be' le ultime che ho di Arab / lo danno appeso a una balena
Che era poi la moglie del direttore / dell'istituto di pena
Ma il più forte arriva adesso / prendo il largo a tutta birra
E ti incrocio 'ste tre tinozze / che veleggiano verso terra
Riconosco il comandante / perché gongola come una luna
Chiedo il nome - fa "Colombo" / Io gli dico "Buona fortuna"


TU COL TAMBURINO  (MR. TAMBOURINE MAN)

Ehi tu col tamburino
Senti vuoi suonare
Non ho sonno e non ho un posto in cui tornare
Ehi tu col tamburino
Ascolta vuoi suonare
Fai nell'alba un suono amico e docilmente verrò
Lo so che con l'incanto
Della notte che scompare
Anche i sogni vanno a mare
E rimango a mani cieche vuote insonni ormai
Ma questa volta è peggio sai
Non so ricominciare
Non ho un nome da invocare
E la strada antica è morta più che mai
Aprimi una strada col tuo magico tintin
Sai mi sembra di sognare
Quando non ti puoi aggrappare
Tenti ma non puoi scappare
Non ti chiedo niente meglio che fuggire via
Son pronto per qualunque cosa
Pronto per svanire
Per lasciarmi scomparire
Dammi un canto da seguire
E sarò tuo lo giuro
Sì c'è un vago riso
A mo' di sviso
In contrappunto al sole
Ma non ti farà alcun male
La sua smania è di vagare
E oltre al cielo non conosce altre frontiere
E se udrai un trottolar di rime
Seguirti nel mattino
A tempo col tuo tamburino
Non voltarti è un clown soltanto
Lui sorride e non sa intanto
Che può udirti ma non ti potrà vedere mai
Cancellami dal cuore
Ogni pensiero annuvolato
Nebbie e resti del passato
Via dagli alberi stregati
Dai germogli intirizziti
Fuori al vento e via lontano
Dal dominio insano di magoni infami
Sì danzare sotto un cielo
Di diamanti e ondeggerà
La mia mano incontro al mare
Sui prosceni d'ogni riva
Le memorie ed i destini
Persi in vortici lontani
Porta l'oggi via con te fino a domani
Ehi tu col tamburino
Senti vuoi suonare
Non ho sonno e non ho un posto in cui tornare
Ehi tu col tamburino
Ascolta vuoi suonare
Fai nell'alba un suono amico e docilmente verrò


Biografia


Con suo padre Tito Schipa


Figlio d'arte (il padre Tito Schipa è stato il più grande tenore di grazia del secolo), ha vissuto i suoi primi anni tra Los Angeles e Parigi, stabilendosi poi definitivamente a Roma dove ha seguito gli studi classici e, contemporaneamente, canto e pianoforte. 
Un giorno del 1966, dopo aver dato il primo esame universitario, (Storia della Musica con Luigi Ronga) ascolta casualmente BOB DYLAN. Decide così di mediare la sua passione per VERDI con quella per la CANZONE POPOLARE. Nel 67 concretizza il progetto prendendo 18 canzoni di Dylan e cucendole insieme come in un'opera (l'OPERA BEAT). La "cosa" va in scena al PIPER CLUB, dove Schipa lavora da presentatore. Il gioco ha un successo enorme e un'eco internazionale
e a Schipa si apre il mondo del teatro ufficiale, che lo vede assistente di Giorgio De Lullo, Giancarlo Menotti, Luigi Squarzina, Lina Wertmuller, sempre nello specifico campo dello SPETTACOLO MUSICALE, cinema e teatro. 
Nel 69, grazie a Garinei e Giovannini, che gli offrono il Teatro Sistina nell'ambito di una rassegna di teatro giovane, Schipa riapre il pianoforte per scrivere ORFEO 9, prima ROCK OPERA italiana originale e prima rappresentata nel mondo, che nel 1972 diventa un doppio LP Fonit Cetra e un film televisivo.
Nel 76 apre e inaugura, con il drammaturgo Mario Moretti, il Teatro in Trastevere, rappresentandovi L'ISOLA NELLA TEMPESTA, il suo secondo Musical, basato su una contaminazione tra Aldous Huxley e Shakespeare. 
Nel 78, per rendere omaggio a DONIZETTI, ne riscrive il Don Pasquale, sotto forma di triplo LP RCA, così come pensa l'avrebbe scritto e vissuto l'autore oggi: nasce così ER DOM PASQUALE, le cui rappresentazioni iniziano nell'80 fino ad arrivare a BROADWAY nell'83, in un adattamento di Joseph Papp, e al TEATRO DI ROMA nell'86. 
L'attività di CANTAUTORE di Schipa Jr. era già avviata dal 72, anno in cui il suo primo album IO ED IO SOLO (Fonit Cetra) trova un forte riscontro fra il pubblico giovanile soprattutto grazie a brani come NON SIATE SOLI, SONO PASSATI I GIORNI e COMBAT, che alla Gondola d'Oro di Venezia gli vale l'ostracismo RAI per la forte politicizzazione del testo. Da questo momento gli verrà attribuito, suo malgrado, un ruolo di outsider nel cantautorato nazionale. 
Il suo secondo album, CONCERTO PER UN PRIMO AMORE (Gattacicova) è del 1980. 
Nell'87 pubblica l'album DYLANIATO (It, Dischi Italia) raccolta di canzoni di BOB DYLAN da lui tradotte e interpretate.
Sulle sue canzoni sono basati i due tour di CONCERTI LIVE CONCERTO D'ADDIO (1974) e CONCERTO PER UN PRIMO AMORE (1981). Tra l'88 e il 93 prepara e pubblica una BIOGRAFIA PATERNA scritta e una filmata, in occasione del centenario della nascita.
Nell'89, grazie a Fernanda Pivano, avviene l'incontro con l'Arcana Editrice di Riccardo Bertoncelli, che porta alla traduzione dell'OPERA OMNIA DI BOB DYLAN e JIM MORRISON in 6 volumi. 
Il suo SEMINARIO SULLA DRAMMATURGIA NEL MELODRAMMA, "Opera Full Immersion", (1991) ottiene un vivissimo successo a "Stanze Segrete" di Roma e viene tenuto in seguito all'Università Orientale di Napoli, all'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, all'Accademia Musicale Monteverdi di Campobasso e in altri enti culturali privati a Roma e a Milano. 
Schipa è inoltre autore di COLONNE SONORE per il cinema e per il teatro, e ha collaborato con Bruno Cirino, Dacia Maraini, Alberto Moravia, Sergio Rossi, Antonio Salines, Mario Moretti, Italo Moscati, Roberto Marafante, Mario Orfini, Laura Belli. 
Dal 92 al 95 ha collaborato regolarmente con la RAI e con MEDIASET come autore di musiche originali e riadattamenti delle grandi colonne sonore cinematografiche per lo Show del Sabato sera. 
Come AUTORE E REGISTA RADIOFONICO Schipa ha realizzato per RADIO UNO tre SERIALS: L'USIGNOLO DI LECCE (biografia di Tito Schipa Senior, 1984), IL VIOLINISTA SUL TETTO (storia del Musical americano, 1985), e FAME (la biografia surreale di due cantautori sconosciuti, tutt'ora in attesa di programmazione). 
Come REGISTA D'OPERA è stato il più giovane a mettere in scena un melodramma in un Ente Lirico italiano (ALCESTE di Gluck nel 1969 al Regio di Torino). L'ultimo suo allestimento è L'AMICO FRITZ di Mascagni ad Alessandria e Novara. 
Ha realizzato come AUTORE E REGISTA TELEVISIVO tre DOCUMENTARI per la RAI, Dipartimento Esteri: TITO SCHIPA, UN ITALIANO DEL MONDO, LECCE E IL SUO BAROCCO, LA PIETRA CHE CANTA E SORRIDE, e DITTA RANCATI. 
Il suo progetto di film-opera-rock GIOIA ha ottenuto il finanziamento da parte dell'European Script Fund per le migliori sceneggiature europee. 
E' l'ideatore e il regista del progetto VIRTUALMENTE TOSCA, primo esperimento di unione tra il Melodramma e le tecniche dell'Animazione Computerizzata e della Realtà Virtuale.


www.titoschipa.it/pag1jr.htm


Per le altre interviste di Maggie's Farm
clicca qui


MAGGIE'S FARM

sito italiano di Bob Dylan

HOME PAGE
Clicca qui

 

--------------------
è  una produzione
TIGHT CONNECTION
--------------------