di Giovanni M. Ripoli
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Non sarebbe onesto parlando del colossale impegno dell' Arcana e di
Tito Schipa Jr, a proposito dei due volumi già in libreria e del
prossimo (nel '92), contenenti il più completo corpo di scritti
di Bob Dylan, dimenticarsi di Stefano Rizzo, primo, nel lontano febbraio
'72, a tradurre nostro fratello maggiore Roberto Zimmerman, in Italia.
Perche' questo sincero omaggio? Perche' onestamente, è su quei libri
della Newton Compton (lire milleduecento cadauno) che molti di noi si sono
svezzati, incuriositi o innamorati di Dylan.
Quelle infatti erano e sono, buone, oneste, fedeli traduzioni delle
canzoni di Dylan.
Da allora sono passati parecchi anni (anche per Dylan purtroppo), molti
hanno imparato l'inglese, molti sono stati in America, altri (anche musicisti)
hanno rivisitato, saccheggiato, mutato Dylan, ciascuno per le proprie esigenze.
In buona sostanza è diventata per tutti più facile la fruizione
del "maestro".
Allora solo se teniamo conto di questo mutato panorama, delle rinnovate
e più raffinate curiosità odierne, possiamo comprendere appieno
l'idea buona della Arcana Editore e lo sforzo di Schipa traduttore di affrontare
nella sua quasi interezza (ci spiegherà Riccardo Bertoncelli nella
puntuale prefazione al primo volume di quanto e di cosa sia orfana l'opera
omnia) lo straordinario e intricato complesso di scritti dylaniani.
In realtà, non si tratta di un'idea assoluta, giacche' il corpus
delle canzoni & poesie & scritti vari ascrivibili a Dylan è
dal '73, con approvazione del titolare, nelle mani dell'editore Alfred
A. Knopf di New York che lo ha pubblicato flegli States col semplice titolo,
Lyrics 1962-85 e che, salvo errori ed omissioni, lo rimpinguerà
periodicamente in base ai contributi del maestro stesso. Ma, ben venga
in Italia la prima e completa traduzione di quanto Dylan ha scritto. Ed
è quanto sta accadendo grazie ai primi due volumi dell'articolato
progetto intitolato, Bob Dylan Mr. Tambourine Man, tutte le canzoni e le
poesie, a partire dal '62, a finire al '90. Finora alle stampe sono stati
dati i testi relativi al periodo '62-'64 (ottobre '90) e alla fase '65,'71
{maggio '91), opportunamente in tempo per il "sempre ricordato" cinquantesimo
compleanno di lui. Occorre dire che se comune è stato" il plauso
per l'iniziativa, qualche perplessità ha suscitato invece, il come,
un così fondamentale discorso, è stato portato avanti.
Trattandosi di traduzioni di personaggi a volte ermetici, traduco:
a qualcuno non sono piaciute le versioni italiane di Schipa jr. A molti
perche' non le hanno lette con attenzione (è il balordo limite di
grandi e piccoli critici professionisti di fidarsi della prima impressione.
Mi si perdoni: che cazzata!), e costoro - è chiaro - sono in torto;
a molti perche' le hanno trovate troppo "italiane", il che è già
un punto di vista più confrontabile; a molti perche' la traduzione
di Schipa è parsa eccessivamente libera, quindi non letterale (ed
è la più vecchia diatriba fra traduttori di mestiere, per
cui, meglio astenersi); ad altri, infine, perche la rivisitazione è
sembrata gergale quando non "fricchettona".
In un paese che discute ancora se faccia ridere di più Grillo
o Cossiga, tutto è possibile, ma non mi sembra corretto parlare
male di un lavoro onesto ed ispirato come sembra essere indiscutibilmente
quello di Schipa jr. Il che è diverso da doverselo far piacere per
forza o giudicarlo "fedele" o "infedele". Già, perche' trattandosi
di Dylan, ovvero di un geniale pazzo furioso, di un imprevedibile captatore
di suoni & parole & atmosfere, del più sapiente "ladro"
di storie della cultura rock, il problema sta nella comprensione tout court
e non tanto nei particolari. Quindi, a meno di rassegnarsi a corrette traduzioni
di routine, qualsivoglia sforzo creativo di rendere Dylan in italiano si
sarebbe infranto contro critiche e diffidenze, stante l'ostica interpretazione
del "tradotto" (colui che si traduce). Come spesso accade occorreva scegliere,
schierarsi, optare insomma per la traduzione scolastica (che già
abbiamo o ormai sappiamo fare tutti) o piuttosto l'interpretazione il più
possibile autentica, pur sempre col filtro del traduttore (o traducente),
dell'originale. La seconda via - una strada ardua, ma per questo più
ricca di soddisfazioni una volta percorsa tutta - è stata intrapresa
da Schipa e co. con la logica di "tradurre per chi, in un ipotetico mondo
senza video e senza foto, ha bisogno di chi gli descriva un quadro famoso".
L 'operazione è sostanzialmente riuscita, nel senso sperato:
non di copia conforme si tratta, bensì di resa dell'originale la
più vicina possibile. Ricordiamo poi che nelle poesie e nelle canzoni,
Dylan ha sempre in testa la rima; se ci pensiamo bene non è un dettaglio
trascurabile, non possiamo allora non apprezzare, pure con qualche forzatura
(It's Alright Ma, è troppo "poetica" per essere vera) lo sforzo
di chi ha tentato di lasciare la musicalità della frase, trasmettere
il senso dell'autore e, ove possibile, creare una prosodia autonoma e funzionale.
È allora il caso di storcere la bocca se "Peggy Day" diventa"Peggy
Dì", se "Frankie Lee eJudas Priest" dell'omonima ballata, si italianizzano
in Franco Lee e Giuda Preti, se il mitico "Welfare Department" si sputtana
in "Usl" e se molti e molti nomi e soprannomi americani si riducono a macchiette
di casa nostra? Forse no (o almeno non sempre) se in cambio di qualche
concessione alla forte creatività del traduttore (non dimentichiamo
che Schipa è autore e musicista ispirato), in cambio di qualche
riferimento di troppo al gergo o al vernacolo (per lo più romanesco),
in cambio del riferimento a realtà italiane assunte
per analogia, in cambio di non gravi violenze, ci ritroviamo insomma
una (forse non la sola) apprezzabilissima chiave di lettura all'ancora
misterioso cosmo dylaniano.
Era inevitabile soffermarsi sul dato della traduzione perche' da lì
parte una corretta comprensione di Dylan, ma resta inteso che l' obiettivo-principe
della proposta della Arcana è ancora e solo lui, lo "zelighiano"
artista, finalmente riproposto nella quasi
interezza della sua produzione letteraria.
Riportando allora il discorso alla sua integrità (gli scritti
di Dylan), quello che ci viene proposto, nel miglior mix forma-sostanza,
è l'occasione ghiotta di leggerci finalmente, prima in originale
e poi in traduzione, "tuttodylan", ovvero la mole davvero ponderosa (e
poderosa) di canzoni, poesie, note di copertina (basilari), articoli (una
leccornia il commento al Folk Festival di Newport del '65), articoli (molti
dei quali inediti) che "percorrono" i primi trent'anni dell'esperienza
di Robert Zimmerman da Hibbing, artista. I volumi in questione, due a tutt'oggi,
sono vivaddio curati in ogni dettaglio: dalle intelligenti prefazioni alle
note puntuali, dai disegni originali dell'autore alle riflessioni del traduttore.
Il tutto ordinato con scrupolo archivistico secondo il logico iter
cronologico.
Sui contenuti non entro, è evidente che al centro dell'operazione
c'è un grande artista nella sua accezione più ampia, un artista
che si ama (!) o si detesta (?), ma non si può ignorare. Della traduzione
viscerale e personale di Schipa jr., delle sue molte sfide (quasi sempre
vinte) con i tanti enigmi dell'originale cui mai s'è sottratto,
ho già detto.
Stelle e palline di merito non sono abituato a darne, ma il caldo suggerimento
a possedere un lavoro così importante spero traspaia forte e chiaro.
GIOVANNI M. RIPOLI
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Subterranean Homesick Blues
Vecchia e nuova traduzione a confronto
di Bob Dylan
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Vecchia traduzione
Johnny è in cantina
mischia la medicinaio sono sul pavimento
e penso al governo
l'uomo nell'impermeabile
distintivo alla mano
dice che ha una brutta tosse
vuole una bustarella
fai attenzione ragazzo
è qualcosa che hai fatto
dio sa quando
ma lo stai facendo di nuovo
è meglio che te la fili dal cortile
e ti cerchi un nuovo amico
l'uomo col cappello di pelliccia
vicino al porcile
vuole undici dollari
e tu ne hai soltanto dieci
maggie arriva lesta lesta
la faccia coperta di carbone
parlando al calore ha messo
le piante nel letto ma
il telefono è controllato comunque
maggie dice che molti dicono
che scoppieranno ai primi di maggio
ordini del da
fai attenzione ragazzo
qualsiasi cosa hai fatto
cammina in punta di piedi
non prendere eccitanti
meglio stare lontano da quelli
che vanno in giro con gli idranti
pulisciti il naso
e stai attento agli agenti in borghese
non hai bisogno dell'uomo del tempo
per sapere da che parte soffia il vento
ah ammalati guarisci
perdi tempo intorno a un calamaio
suona la campana difficile a dirsi
se qualcosa venderà
fatti includere fatti escludere
torna indietro scrivi in braille
vai in prigione perdi la cauzione
arruolati se non ci riesci
fai attenzione ragazzo
stanno per colpirti
ma i perdenti gli imbroglioni
i drogati gli alcolizzati
stanno fuori dai teatri
la ragazza vicino al mulinello
cerca un altro sciocco
non giocare alle imitazioni
stai attento ai divieti di sosta
ah fatti nascere tienti al caldo
pantaloni corti innamoramenti impara a ballare
vestiti fatti benedire
cerca di essere un successo
falle piacere fagli piacere compera regali
non rubare non fregare
venti anni a scuola
e poi ti mettono sul turno di giorno
fai attenzione ragazzo
tengono tutto bene nascosto
meglio saltare dentro un tombino
accenditi una candela
non portare i sandali
cerca di evitare gli scandali
non vuoi fare il fannullone
è meglio che mastichi una gomma
la pompa non funziona
i vandali hanno rubato il manico
Nuova traduzione
Johnny sta in cantina
A mischia' la medicina
Io sto per terra
E penso a chi governa
L 'uomo coll'impermeabile
Distintivo spianato
Dice che è influenzato
Vuoi essere saldato
Sta' in campana pupetto
È qualcosa che hai fatto
Dio sa quando
Ma ci stai rifacendo
Meglio che schivi e via per il vicolo
E cercati un nuovo amico
Il tipo col berretto di tasso
Nel grosso recinto
VuoI biglietti da undici dollari
Tu ne hai da dieci soltanto
Maggie arriva piè leggera
La faccia piena di fuliggine nera
Parla che il caldo ha messo
Piante nel letto ma lo stesso
Il telefono è controllato
Maggie dice che ha saputo
Che cacciano a maggio iniziato
Ordini del magistrato
In campana pupetto
Non importa cosa hai fatto
Cammina in punta di piedi
Con le anfe non rimedi
Meglio star alla larga se vedi
Tipi con pompe antincendi
Tieni il naso pulito e intanto
A quelli in borghese sta' attento
Che mica ti serve un metereologo
Per sapere da che parte tira il vento.
Stai a posto, stai un guaio
Giri attorno a un calamaio
Suoni alla porta, difficile dire
Se qualcosa ti riuscirà di piazzare
Ci provi duro, fuori ne sei
Torni indietro, scrivi in braille
Vai in prigione, la cauzione non la ripigli
Ti arruoli, casomai sbagli,
In campana pupetto
Sarai presto fatto
Ma perdenti, truffatori
Sei -volte-consumatori
Và ai teatri e stan lì fuori
La ragazza del mulinello
Si cerca un altro zimbello
Ai partiti non iscriverti
Occhio a quei parchimetri
Ah esser nato, star riscaldato
Calzoncini, emozioni, ballo in lezioni
Vestizione, benedizione
Tentativo di affermazione
Cura lei, cura lui, fai regali
Non rubare, non plagiare,
Vent'anni di scuola
E nel turno di giorno vai a finire
Sta' in campana pupetto
Questi inquattano tutto
Meglio un salto in un tombino
Accendersi un lumino
Niente sandali
Sta' fuori dagli scandali
Vorrai mica dormire sotto i ponti
Meglio una gomma sotto i denti
Sta pompa non funziona
Perche il manico se lo son fregato i vandali.
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Un traduttore dylaniato
intervista a Tito Schipa jr.
di Giovanni M. Ripoli
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Ogni quattro anni, qualcuno del Mucchio (io, in genere) parla di e con
Tito Schipa jr .
È un buon segno, significa che il personaggio (fra i più
seri e meno presenzialisti del panorama culturale autoctono) tira fuori,
a beneficio dei contemporanei, qualcosa di veramente importante. Fu così
con Opera Beat nel '67 (in assoluto la prima opera
rock del mondo), con Orfeo 9 nel '70 e, saltando quasi un ventennio,
con Dylaniato (nell'87), il raffinato album in cui proponeva le sue personali
versioni di brani più o meno celebri di Bob Dylan.
Dylan che è nuovamente sulla sua strada - o forse il contrario
- visto che Schipa è andato a impelagarsi nell'improba fatica di
tradurre "Tuttodylan", in sostanza, buttandosi sul considerevole malloppo
che dal 73 l'editore Knopf (il Mondadori d'America), cori il placet di
Mr . Zimmerman stesso, sta periodicamente offrendo alle stampe.
Come dire che se non è l'opera omnia, perche onestamente talune
lacune si avvertono, è certamente la massima summa del pensiero
dylaniano: canzoni, poesie, discorsi, ultime e prime di copertina e altro
ancora. Per i pensieri di Dylan, i soli forse
che potrebbero spiegare davvero questo fondamentale "mostro" della
cultura contemporanea, ancora sono in corso trattative, ma arriveremo anche
a quello...
Ironizzando su tale evenienza torno a Schipa jr, accaldato ma in forma,
perche è con lui che ho avuto un'amichevole conversazione sul Dylan-tradotto.
Eccola in presa diretta; appena stimolato da qualche domanda "non strutturata"
Schipa si concede.
ORMAI UN TRADUTTORE DI MITI. DOPO MORRISON, DYLAN. UN CASO O C'È UNA RAGIONE PRECISA?
Onestamente la mia conoscenza di Morrison è stata tardiva, risale
agli anni '80 e la devo a Riccardo Bertoncelli. Confesso che si è
trattato di un colpo di fulmine al punto che ho in allestimento un recital
su Morrison e Dylan insieme; forse lo intitoleremo
Tradur Rock o qualcosa del genere. Di sicuro, Dylan e Morrison possono
essere letti come due facce di una stessa medaglia. Con Dylan conobbi il
versante "apollineo" della poesia rock: tutto intelletto, razionalizzazione
poetica di un mondo variegato di
implicazioni bibliche, sociologiche, politiche, in un linguaggio basato
formalmente su quello dell'hobo, procedente in apparenza per "botte di
poesia"; Morrison è tutto di pancia, tutto basato sul suo intimo,
sull'emozione orgiastica, rappresenta quindi il versante "dionisiaco".
Per reazione alla confusione interna, Morrison si da' nelle sue poetiche
forme da lirico greco: un modo di scrivere classico al servizio della mitologia
degli hippies. Comunque, penso, che nessuno possa stare al passo con queste
due autentiche colonne portanti della cultura rock contemporanea.
AVREMO SICURAMENTE MODO DI TORNARE SUL LEADER DEI DOORS VISTO CHE SEMPRE PER LA ARCANA STAI CURANDO ALTRE TRADUZIONI, MA È DYLAN L'OGGETTO DEL CONTENDERE. DOMANDA APERTISSIMA: COSA HA RAPPRESENTATO E/O ANCORA RAPPRESENTA PER TE?
Mi appartiene, è il classico fratello maggiore (dev'essere una
famiglia numerosissima la sua...) che ti ruba le parole di bocca. Dylan
è stato l'incontro fondamentale per la mia vita artistica. Nel '64
o '65 conobbi Dylan grazie ad alcuni amici ebrei americani e da allora
non l'ho più abbandonato; la mia prima performance al Piper Club
di Roma, non a caso, era basata
sulla rivisitazione in italiano di brani di Dylan. Dylan era quello
che aspettavo: avvolto com'ero, anche per tradizioni familiari, nella matrice
culturale del melodramma, cercavo un tramite che potesse legarmi al teatro
contemporaneo... beh, non dico dal giorno alla notte, ma l'ascolto di Like
A Rolling Stone mi suggerì il melodramma contemporaneo, ovvero l'espressione
in musica, la facoltà di esternare, il linguaggio comune - quindi
basso - della gente, però in rima, insomma, il recitar cantando!
MI PARE RESA L'IDEA DEL VALORE CHE HA AVUTO DYLAN NEL TUO ITER CULTURALE, MA, IN CHE TERMINI VALUTI UN'OPERAZIONE COME LA TRADUZIONE QUASI PER INTERO DEL CORPUS DYLANIANO A TE AFFIDATA?
Nel secondo volume di Bob Dylan, Mr. Tambourine Man, che contiene tutte
le canzoni e le poesie dal '65 al '71, ho cercato di affrontare le problematiche
legate al tipo di traduzione che ho tentato di dare, sforzandomi al contempo
di rispondere alle spesso giuste, talvolta pretestuose, critiche ed obiezioni
ricevute. Certo, tradurre Dylan, più di Morrison (per il quale mi
sono "limitato" a riproporre una traduzione paludata, rispettando il suo
desiderio di porgersi come un classico moderno che contamina la sfinge
con l'autostoppista} non è impresa semplice. Dylan è un maestro
di non facile lettura; è banale vederlo come cantante di protesta,
non esaustivo definirlo poeta; egli è soprattutto un cantante d'amore,
ma di sublime ironia. È come Mozart: sorride sempre. Quindi più
della traduzione, già da altri resa in modo fedele, è fondamentale
coglierne lo spirito. Mettendomi dalla parte dei lettori, specie di quanti
ancora non conoscono Dylan o lo conoscono troppo poco, il mio più
sincero tentativo è stato quello di rendere il verso musicale, le
rime o l'impostazione prosodica non conformi all'originale, ma almeno fedeli,
sì. Mi spiego meglio, uno dei miei obiettivi, peraltro condivisi
dall' Arcana, era portare il lettore nei "pressi" - traslando quindi più
che traducendo - visto che era quasi impossibile portarlo "là".
Ovviamente la mia non è l'arroganza di chi
crede di aver capito tutto su Dylan, ma solo la presente consapevolezza
di volerlo interpretare per come lo sento.
Io devo in ogni caso dare il massimo, questo è il mio obbligo,
questo l'impegno verso i lettori, ma più ancora verso me stesso
e Dylan. Credo che un'opera, ma vorrei dire "opera d'arte", si misura anche
dal lavoro; nelle mie traduzioni lavoro ce n'è tanto:
ogni sillaba è meditata, mi piacerebbe che la gente si fidasse.
QUALI SONO STATE LE MAGGIORI DIFFICOLTÀ INCONTRATE, QUALI LE SCOPERTE FATTE DURANTE IL VIAGGIO?
Non c'era lavoro sulla lingua italiana nelle traduzioni esistenti. Ho
dato alla parte italiana la stessa importanza che ho riconosciuto all'inglese.
Ho inteso cogliere l'aura complessiva. Non potevo fare una traduzione di
servizio, non potevo essere distaccato, casomai ho rischiato un'eccessivo
coinvolgimento. Come rendere, ad esempio, la famosa ironia o certi giochetti
di parole? Rischiando! Così traduco Guglielmo il Conquistatore e
non Napoleone Bonaparte perche so che Dylan vuol mantenere la rima, il
che in fondo non cambia la struttura, ma il senso, ma a qualcuno non va...
pazienza! Per rendere una gag, trovo sia inutile rispettare a tutti i costi
la dimensione originale, specie se l'autore si riferisce a fatti, cose
o persone che a noi non dicono nulla. Meglio trasporle allora in qualcosa
che non stravolga il senso e da noi possa essere capito.
Scoperte in traduzione? Continue naturalmente. Mi viene in mente Let
Me Die in My Footsteps nella sua ultima strofa con l'invito ad "andare
in giro per il vostro paese" che è simile alla "Search Of America"
di Simon & Garfunkel, motivo che in pieno rende l'idea di una generazione
in viaggio... Ma mi commuove anche She's Your Lover Now, contenuta in Blonde
On Blonde , che si rivela una recita cantata: Dylan che si rivolge a due
persone, il vecchio amore di Dylan e il nuovo amore di lei, facendo autentico
teatro, teatro musicale; ecco la concezione drammaturgica della canzone.
Assolutamente geniale. E, restando ai due volumi già pubblicati,
direi che sorprendenti, per quanto possono aiutare ad una migliore comprensione
del mondo di Dylan, sono Off The Top Of My Head, scritta per il programma
del Festival di Newport del 1965, in cui dipinge il festival senza mai
parlarne e conclude: "... nel frattempo, giù al Folk Festival di
Newport...", come pure le note di copertina da Bringing It All Back Home,
ricche di squarci di autentica poesia.
DOPO TANTO DYLAN, CHE IDEA TI SEI FATTO DI LUI E QUALE DIMENSIONE PREFERISCI?
Mi sono reso conto abbastanza presto, nonostante le giuste suggestioni
pre e post sessantottine, che il miglior Dylan non era quello della protesta,
ma quello che canta l'amore, anzi quello che prende in giro la donna che
ama.
Credo in assoluto che Sad-Eyed Lady Of The Lowlands sia, per sfumature,
la più bella lovesong mai scritta. Ma ho finito per amare anche
un Dylan minore, sganciato dalla musica, probabilmente fuori misura: quello
che scrisse Tarantula, ad esempio, per dimostrare delle cose che pochi
forse capirono (io non le capii -ndr) e che rilette oggi con attenzione
hanno un loro senso.
Indubbiamente ci sono dei periodi oscuri o forse meno fulgidi, quello
di Nashville e dintorni coincide sicuramente con una fase di spegnimento
e bisogna aspettare Three Angels per individuare la premonizione di una
ripresa, seppure segnata da un cambiamento del suo cosmo, anche religioso.
Inutile negare tuttavia che, come molti, sono legato al primo Dylan elettrico:
lì ogni verso e suono erano perfetti, dopo non è mai più
stato così infallibile.
Ci saranno altri momenti di grandezza (Father Of Night è degna
del miglior periodo, cito a memoria. ..) ma sempre alternati a cose meno
riuscite. Lui chi è? Certamente un artista molto più sapiente
musicalmente di quanto si sia voluto credere. Come performer uno-che-se-ne-frega,
che sembra non dare la minima importanza a quello che ci s'aspetta da lui.
Si rinnova sempre: è una (la) sua nevrosi, ma non è questo
che lo rende grande. Lui è il massimo scrittore di canzoni della
nostra generazione con il complesso di non sapersi valutare colpe musicista.
Io lo capisco: è un (il) problema degli eclettici; vuole sempre
cogliere in contropiede lo spettatore. Se comunque l'artista è un'antenna,
lui è stata la più potente...
VORREI CHEDERTI SE "LA NOTTE È SOGNO O I SOGNI AIUTANO A VIVERE MEGLIO?", MA MI ACCORGO CHE LA SINDROME-MARZULLO È VICINA, COSÌ OPTO COME DULCIS IN FUNDO SU: SENZA DYLAN COME SAREMMO STATI O CHI NON CI SAREBBE STATO?
Impossibile dire chi avrebbe potuto indicare la strada al posto suo,
come pure quali strade avremmo percorso; più facile concordare che
gran parte dei "nostri" è fortemente impregnata di lui, e parlo
di Springsteen, dei Dire Straits, degli stessi Beatles per taluni aspetti,
di Hendrix. Se vogliamo il solo Zappa, impermeabile a tutto quanto accadeva
intorno, nulla gli deve.
Forse la West Coast per un po' (Byrds esclusi) si è evoluta
secondo schemi indipendenti, ma la norma è per l'influenza esercitata
da Dylan su tutti i contemporanei.
L 'Italia ovviamente non sfugge alla regola, escludendo Conte, direi
che tutti dobbiamo qualcosa a Dylan, qualcuno tutto...
CILIEGINE FINALI. IL TERZO LIBRO, QUELLO COL DYLAN PIÙ ATTUALE, A CHE PUNTO È? HAI VISTO L'ULTIMO CONCERTO ITALIANO DEL MAESTRO?
Le traduzioni procedono e devo riconoscere che si tratta di un'esperienza
ancora più intensa, perche' il mio approccio col Dylan degli anni
'80 e '90 avviene quasi da neofita.
Rispetto all'ultima esibizione live a Roma posso dire di non esserci
stato e per molte ragioni; ma una sola è la vera: dal vivo Dylan
mi delude sempre, forse perche' è troppo colossale quello che ricavo
dall'ascolto dei suoi dischi.
GIOVANNI M. RIPOLI
da "Bob Dylan - 50th Anniversary 1941 - 1991" (Quaderni
del disastro - Supplemento al n. 165 - ottobre 1991 - della rivista Il
Mucchio Selvaggio)
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