Bob Dylan
INTERVISTA PER "SCENE"
GENNAIO 1963




La Top Venti di domani

Costituirebbe davvero una prova dei poteri di assimilazione di Tin Pan Alley (1) se la musica folk improvvisamente scalasse le classifiche su larga scala.

Come se la caverebbero ad esempio con Bob Dylan gli uomini nei vestiti eleganti, come se la caverebbero con il ragazzo genio dal passo strascicato della musica folk americana? Dylan fa del suo meglio per parlare, muoversi, vestirsi e comportarsi come un uomo di montagna del Tennessee.

Quando l'ho incontrato per la prima volta stava parlando vagamente di andare a Roma, Parigi o forse New York. E lo preoccupava pochissimo il fatto di essere nel bel mezzo della registrazione televisiva  della commedia "Madhouse on Castle St." della BBC e che conferenze ad alto livello si stavano tenendo per tutta Londra a causa di un battibecco con la BBC che aveva minacciato di prolungare il periodo di produzione della commedia di alcune settimane oltre il tempo stipulato nel contratto di Dylan.

"Mi pagano duemila dollari per fare questa commedia." ha dichiarato Dylan. "Se dovessi restare altre tre settimane per portarla a termine probabilmente dovranno pagare la stessa cifra un'altra volta."

"Ma per me duemila o quattromila dollari non fanno differenza. Sono comunque una cifra eccessiva. E a che serve il denaro per tre intere settimane? Tre settimane sono troppo lunghe per perderle."

Dylan è una delle star più grandi del circuito folk Americano...

E' il momento del pranzo per il ragazzo dall'aria arruffata che ha aperto la porta, sulla quale è appeso un cartello con la scritta "Non disturbare". La faccia magra con la barba di una settimana sul mento, Dylan si leva una morbida massa di capelli dagli occhi e si va ad appollaiare sul suo letto, a piedi nudi, con le gambe incrociate.

La custodia della sua chitarra è al centro del pavimento, una pila di magliette arrotolate straborda da una valigia aperta  ed un largo giaccone di lana con un terribile bisogno di essere lavato giace di fianco al letto, dove è stato ovviamente fatto cadere la notte prima.

Dylan è il più entusiasmante cantante bianco di folk e di blues che l'America abbia mai prodotto, dicono gli esperti. Ha scritto la gran parte delle sue canzoni, e le canta "cercando consapevolmente di ricatturare la rude bellezza di un bracciante del Sud che canta una dolce melodia sul suo portico", e si accompagna con la chitarra e l'armonica (sistemata attorno al collo).

Dylan parla come Brando imitando quel bracciante del Sud. "Non sono nello show-business," dice. "Il denaro? Non so quanto ne guadagno. A volte lo chiedo a volte no. Non so per che cosa lo spendo, semplicemente mi cade fuori dai buchi delle mie tasche."

Le tende sono ancora tirate nella sua stanza e così rimangono per tre ore.

"Non mi piace cantare per altri se non per gli Americani. Le mie canzoni dicono delle cose. Le canto per la gente che sa quel che dico."

"Oggigiorno suono solo nei concerti." dice, "Non suono più nei clubs. Pochi anni fa quando avevo bisogno di denaro i clubs non mi pagavano. Ora mi scrivono in continuazione chiedendomi di suonare da loro. A volte gli rispondo e gli dico di no, a volte non rispondo nemmeno. Ma loro continuano a farmi richieste, offrendomi alte percentuali e tutto il resto."

Dylan si veste per scendere in una cafeteria del posto per il pranzo con il suo manager, Mr. Albert Grossman.

Poco dopo quello stesso pomeriggio Mr. Grossman e Dylan decidono di portare a termine la commedia TV, nella quale Dylan recita la parte di un hobo suonatore di chitarra.

Circa una settimana dopo incontro nuovamente Mr. Grossman e Dylan a Londra. Dylan indossa ora un cappello nero con una banda colorata.

Nelle lussuose poltrone del nuovo Prince Charles Theatre Dylan sprofonda nel suo posto....


traduzione e note di Michele Murino

Articolo pubblicato originariamente sulla rivista inglese "Scene" il 26 Gennaio 1963. Il giornalista non è specificato ma si pensa sia Ronnie o Richard Gilbert. L'articolo è stato ristampato nel volume di Clinton Heylin "More Rain Unravelled Tales" del 1984.

(1) Alla fine del 1800 negli Stati Uniti la musica popolare diventa un grosso business. Gli editori musicali affittano così uffici ad Union Square, a New York, in un'area che sarà in seguito ribattezzata "Tin Pan Alley". In quegli uffici, compositori e musicisti sfornano tutti i più grossi successi musicali destinati a scalare le classifiche. Ecco il ricordo di Bob Dylan: "All'epoca non ne ero consapevole, ma tutte le canzoni venivano composte a Tin Pan Alley, nel palazzo Brill. Avevano valanghe di compositori, i quali fornivano i brani agli artisti. Ne avevo sentito parlare ma non mi ci ero mai soffermato più di tanto. Erano dei bravi compositori ma il mondo che loro conoscevano e quello che conoscevo io erano del tutto diversi. Ad ogni modo la maggior parte delle canzoni che venivano incise proveniva da Tin Pan Alley e credo che ciò avvenisse soprattutto perchè i cantanti non erano anche compositori, non ci pensavano nemmeno. Comunque l'era di Tin Pan Alley è finita, e l'ho fatta finire io. Oggi i musicisti possono pubblicare le proprie canzoni; o almeno ci si aspetta che lo facciano. L'aspetto più divertente di tutta questa faccenda è che io non ho cominciato come compositore; mi ci sono semplicemente lasciato trascinare. Gli altri invece l'hanno fatto coscientemente".
 
 


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