Maggie's Farm
intervista
Graziano Romani

a cura di Salvatore Esposito

Da almeno vent’anni Graziano Romani porta sui palchi della nostra penisola ma anche all’estero il suo rock potente, incisivo, denso di poesia mutuata in maniera diversa sia da Springsteen che da Dylan a cui ha aggiunto un cuore tutto italiano. Era il 1988 quando pubblicò con i mitici Rocking Chairs, il suo primo disco, New Egypt, che conteneva una bella versione di It’s All Over Now Baby Blue, da allora con coraggio e onestà ha portato avanti la sua idea di rock che nel recente Up In Dreamland trova la sua completa realizzazione. Questa intervista da lui gentilmente concessaci ripercorre quasi interamente la sua carriera fino ai più recenti lavori. Insieme a Michele Murino voglio ringraziare Graziano per la disponibilità.

INTERVISTA

1) Come sei entrato nel mondo del rock?

GR: Ci sono entrato da ragazzino, prima ascoltando la radio all'età di 8-10 anni, ricordo che ascoltavo Radio Luxembourg di notte, con un'apparecchio tascabile a transistor, lo tenevo sul comodino... Trasmetteva da Londra, spesso era rock classico, o pop, ed era magico... Poi le prime 'radio libere' in Emilia, ricordo 'Punto Radio' di Zocca, ci trasmetteva anche un giovane di nome Vasco Rossi, passavano tantissimo rock. Anch'io a mia volta da teenager ho fatto il deejay in una radio rock di Scandiano, vicino a dove abito, si chiamava 'Radio Monte Croci Tre', il nome derivava dalla collina che sovrasta Scandiano, ovvero il Monte Vangelo o le 'Tre Croci'... Ci ho scritto su anche una canzone dallo stesso titolo, finita poi sul mio secondo
album in italiano...

2) C'è stato un momento particolare che ti ha fatto decidere per questa carriera? Quali furono gli ascolti che ti hanno spinto a questa scelta?

GR: Fino alla metà degli anni 70 ho ascoltato i cantautori inglesi e molto progressive, sono tuttora un grande estimatore di Cat Stevens, di Peter Gabriel... Poi ho scoperto la musica americana e il soul. Importanti i cantautori, da Jackson Browne a Warren Zevon, Neil Young ed ovviamente Dylan... Ma la scelta di provare a diventare musicista è scattata grazie a Bruce Springsteen e la sua musica, la sua umanità, la sua energia. Ricordo ancora esattamente il giorno in cui ascoltai per la prima volta il singolo di 'Born To Run' trasmesso a metà degli anni 70 in un programma radiofonico RAI, credo che il conduttore fosse Carlo Massarini, che poi ho conosciuto personalmente nei primi anni 90... Forse la 'molla' è scattata definitivamente al ritorno dal concerto di Bruce all'Hallenstadion di Zurigo, nell'81, in occasione del tour di 'The River'... Ero talmente galvanizzato e stimolato che ho fondato la mia prima band, i Rocking Chairs, subito dopo.

3) Ci puoi raccontare dell'esperienza con i Rocking Chairs?

GR: E' stata un'esperienza importantissima per me, nata per passione, eravamo un gruppo di amici... Dopo alcuni anni di concerti e di tantissime 'covers' di brani rock-soul, ho trovato l'energia e gli stimoli per iniziare a comporre le mie prime canzoni, musica e testi, ovviamente in inglese... Fondamentale l'esperienza dei concerti, davvero tanti in un decennio, 1981-1991, e quattro album, due dei quali registrati e prodotti in America, a New York e a Nashville, insieme ad artisti e produttori americani come Elliott Murphy, Willie Nile, Robert Gordon, Chris Spedding...

4) Pensi che la carriera dei Chairs sia stata in qualche modo influenzata dalla scelta dell'inglese per i testi delle canzoni?

GR: La scelta dell'inglese è stata solo mia, in quanto leader della band e comunque unico songwriter del gruppo... Non mi sembrava corretto proporre brani in italiano insieme alle entusiasmanti cover che eseguivamo nei concerti, mi sembrava un contrasto troppo forte... Alla fine scrivevo dei brani rock'n'roll e r&b, la scelta dell'inglese era quasi obbligata, oltretutto era congeniale alla mia vocalità... Amo cantare in inglese!

5) Quanto ha influito e influisce la poesia e la letteratura in genere nella scrittura delle tue canzoni? Quali sono i tuoi riferimenti principali?

GR: Mille riferimenti, ho letto ovviamente i poeti della beat generation, insieme ai poeti classici in lingua inglese... Sono un fan di Walt Whitman. Ma anche di scrittori come Carver... Poi c'è la poetica della 'strada', e quella la rimedi in mille modi, è l'arte dell'arrangiarsi, dal rubare idee qua e là dal cinema, dai fumetti, dall'esperienza, dai testi dei sommi cantautori e delle stupide ma eterne pop songs degli anni 60... La rivoluzione e il sociale, l'amore e la tristezza, la gioia e i drammi, le storie quotidiane, ho imparato che per scrivere il rock non importa poi tanto se sei di Detroit o di Reggio Emilia, ci devi solo mettere tutta l'anima che puoi!

6) In quasi tutti i tuoi dischi compare almeno una cover; come mai pur disponendo di una ottima vena di songwriter senti la necessità di reinterpretare composizioni altrui?

GR: Si, è vero... Mi è sempre piaciuto 'fare mie' le canzoni che ho amato... Ho sempre cercato di interpretarle in modo personale, esclusivo, ma di rispettarle sempre, di non massacrarle. Le cover, se sono davvero sincere, diventano importanti quanto e forse piu' delle tue canzoni, credo.
E poi in me si è creata una forma di scaramanzia, nell'includere almeno una cover in ogni mio disco... Ma di sicuro questo cambierà presto, sto lavorando ad un nuovo album che spero di far uscire entro novembre 2004, e garantisco che non ci saranno cover ma solo 13 canzoni mie.

7) Nel tuo primo disco con loro compare una cover di Bob Dylan, 'It's All Over Now, Baby Blue', ma anche durante i concerti, e successivamente nel disco Megajam 5 ( dove hai inciso 'Simple Twist Of Fate' ), e nel live benefico 'C'è Bisogno Di Un Sogno' (dove hai cantato prima 'Ti Voglio' la famosa versione in italiano dei Nomadi di 'I Want You' e poi 'Like A Rolling Stone' ) non hai mancato di eseguire brani del menestrello di Duluth. Insomma più che l'alter ego italiano di Springsteen sei un mix tra il Boss e Dylan...

GR: Li amo tutti e due, non ci sarabbe stato Bruce senza Bob... Sì, la definizione mi sta bene!

8) Una curiosità: ho sempre pensato che il nome Rocking Chairs derivasse dal titolo di una canzone di The Band, è vero?

GR: Verissimo, è proprio quel brano, quel 'Rocking Chair Blues'... E poi se scomponi il nome trovi le parole 'rock', 'king'... E poi dà l'idea di un bel movimento, no?

9) 'No Sad Goodbyes', come mi hai detto in una e-mail, lo consideri il tuo miglior lavoro con i Chairs, come nacque quel disco?

GR: Quel disco contiene forse alcune tra le mie canzoni migliori, la band era al top della forma, la produzione a New York fece la differenza... Ma il disco nacque nella mia testa, nella mia camera, nei demo che registrai voce e chitarra acustica su un vecchio walkman a cassette... Le canzoni parlano di esperienze, dell'America che ho prima immaginato e poi vissuto, dell'amore e delle storie che finiscono...

10) Per quel disco hai collaborato con due dei più importanti 'Alias Bob Dylan': Elliott Murphy e Willie Nile, cosa ci racconti di questa tua esperienza?

GR: Elliott è un vero amico, ci siamo incontrati per la prima volta a Roma, al locale Big Mama dove lui teneva un concerto... Soltanto poche ore dopo ero sul palco con lui, due voci e due chitarre acustiche, a cantare 'Like A Rolling Stone' e 'Route 66'... Elliott fu entusiasta già di produrre un brano per l'album dei Chairs dell'88, 'Freedom Rain', ovvero la famosa ballata degli Stones 'Wild Horses'. Averlo in studio come produttore per 'No Sad Goodbyes' è stata per me un'esperienza fondamentale, mi ha insegnato molto. Ricordo che Willie Nile fu molto felice di partecipare al duetto nella sua canzone 'Vagabond Moon', è una persona molto semplice, sincera, sensibile.

11) Recentemente con Elliott Murphy avete scritto 'Ground Zero' che canti in duetto con lui nel suo ultimo disco. Quando ho ascoltato per la prima volta quella canzone ho pensato che avrebbero dovuto sentirla tutti, attraverso liriche intensissime riuscite a far emergere lo spirito di New York dopo l'11 settembre. Ci puoi raccontare come è nata questa canzone?

GR: Senz'altro la canzone è nata dall'esigenza di Elliott di raccontare le sue sensazioni riguardo quel dramma... Mi ha spedito il suo demo e mi ha coinvolto al punto tale da scrivere due strofe in italiano e cantarle in studio... Canto anche nei ritornelli finali, la versione è molto toccante, sarebbe dovuta uscire nella versione stampata in Italia del suo ultimo disco 'Strings Of The Storm', ma poi sono uscite solo le edizioni spagnole, francesi e tedesche... Peccato, ho rivisto Elliott molto di recente e mi dice che ha ancora speranze di veder pubblicata la nostra versione, vedremo.

12) Dopo l'esperienza con i Rocking Chairs hai pubblicato un disco in italiano così come 'Storie Della Via Emilia' del 2001, come mai questi continui ritorni alla tua lingua madre. E' un esigenza o semplicemente una casualità?

GR: E' un'esigenza, nessuna casualità. Ho quasi pronto un nuovo album in italiano, nuove canzoni in cui, oltre ai miei musicisti, appaiono alcuni dei Modena City Ramblers... C'è anche un brano, 'Guardando In Faccia Il Sole', che dovrebbe diventare un duetto con i Gang, ovvero Marino e Sandro Severini, veri amici e compagni di strada da tanti anni. Questo mio nuovo progetto in italiano però uscirà a tempo debito, probabilmente non prima dell'autunno 2005.

13) Hai inciso per il disco tributo a Battisti 'Innocenti Evasioni 2', una bella versione de 'L'Aquila'. Quanto ha influito Lucio Battisti nella tua carriera, e come mai hai deciso di cantare proprio quella canzone?

GR: Ho sempre amato Battisti, uno dei pochi cantautori 'soul' italiani, e il suo brano 'L'Aquila' è uno di quelli piu' assimilabili ai testi, alle sonorità e alle caratteristiche melodiche che preferisco, quindi...

14) 'Storie Della Via Emilia' contiene una canzone dedicata ad Augusto Daolio, da questo deduco che hai amato fortemente anche i Nomadi?

GR: Giusto. Mi hanno impressionato molto, quando da ragazzino li vedevo suonare nelle feste di piazza estive del mio paese, sono stati un forte stimolo per avvicinarmi alla musica, anche quella cantata in inglese... Augusto faceva molte 'versioni' di classici anglofoni di rock e folk anni 60, ma ovviamente con testi in italiano... Una voce e un gruppo fondamentali.

15) Nello stesso disco c'è anche la cover di 'Rimmel' di Francesco De Gregori, perché hai scelto proprio quel brano?

GR: Amo quella canzone, tra le piu' belle della storia della musica italiana, e adoro De Gregori, il cantautore. Un po' meno De Gregori il cantante, ma questa è un'altra storia...

16) Puoi parlarci del tuo rapporto con la produzione di Bruce Springsteen? Come mai hai deciso di dedicargli un album intero di cover, 'Soul Crusader'?

GR: E' il mio artista preferito, mi ha ispirato e insegnato molto... E ' facile da capire.

17) Perché hai scelto canzoni meno note del Boss?

GR: Forse il fatto che siano meno note è solo casuale, ho scelto quelle canzoni perchè le amo, perchè hanno qualità tematiche e melodiche molto vicine alla mia sensibilità e vocalità... Ho cercato di reinterpretarle dal mio punto di vista, di renderle mie in qualche modo...

18) Una tua splendida versione di 'The Promise' è stata inclusa nel recente tributo a Springsteen, 'Light Of Day', sarà stata sicuramente una bella emozione per te vero?

GR: Assolutamente sì, aggiungi il fatto che è un doppio album che vede la partecipazione di grandi artisti e gruppi americani e inglesi, distribuito in tutto il mondo, e fatto per finanziare una causa benefica... Non è poco, sono davvero onorato di essere tra quegli artisti, del calibro di Elvis Costello, Joe Ely, Nils Lofgren,Graham Parker, Garland Jeffreys...

19) Cosa provi quando esegui dal vivo un brano di Bob Dylan? Quali 'vibrations' ti da' cantare una sua canzone?

GR: Non lo so spiegare, è poesia, ma anche qualcosa di terreno, di forte... Sono i contrasti, le simbologie, l'ironia e la spiritualità dei testi, e spesso delle musiche, che adoro... Recentemente, in occasione degli show natalizi, ho eseguito 'Ring Them Bells', c'è tutto in quella song, la spiritualità, il gospel, il blues, il soul...

20) Come vedi Dylan dopo i successi di Time Out Of Mind e "Love & Theft" ? Hai avuto modo di vederlo dal vivo recentemente?

GR: Come lo vedo? ... 'Forever Young', naturalmente! No, è un pò di anni che non riesco a 'beccarlo' live, capita sempre quando devo suonare anch'io...

21) Sin dal periodo con i Chairs il sound dei tuoi dischi è più vicino a Springsteen, prima o poi farai un disco dal sound totalmente dylaniano? Cioè chitarra, voce e armonica, come di solito fai durante i tuoi concerti Unplugged?

GR: Ti confesso che è da tanto che ho questa idea, prima o poi si concretizzerà.

22) Ci parli del tuo progetto teatrale 'L'America Sognata'?

GR: OK, è uno spettacolo molto emozionante composto da parti recitate da un giovane attore riminese, Simone Felici, e parti suonate in forma 'unplugged' ovvero voce e chitarra acustica, armonica, violino, tastiere e pianoforte fornite dal sottoscritto, coadiuvato dal maestro Francesco Germini, musicista della mia attuale band. Uno show di liriche e canzoni di tre cantautori americani, tre generazioni... Woody Guthrie, Bob Dylan, Bruce Springsteen. Molto lirico e coinvolgente, abbiamo portato questo spettacolo in giro per alcuni teatri del nord Italia... Un'esperienza davvero toccante, con il pubblico sempre attento e coinvolto emotivamente.

23) Veniamo finalmente al recente e bellissimo 'Up In Dreamland', che hai definito come il tuo disco migliore dai tempi di 'No Sad Goodbyes', puoi parlarci della sua gestazione?

GR: Ho composto le canzoni nervosamente, in un lasso di tempo relativamente breve, e le ho registrate in modo analogo, in fretta, per non perdere quella 'freschezza' che credo si avverta e che comunque diventa una delle peculiarità del disco... Ho cercato di renderlo il piu' sincero, diretto e semplice possibile.

24) I testi di 'Up In Dreamland' codificano i sentimenti di un italiano nel rock americano, il risultato si svela con più ascolti, come riesci in questa impresa quasi impossibile?

GR: Non lo so se è un'impresa impossibile, scrivo le cose che sento, ci metto cuore, corpo ed anima e tutta la sincerità che posso, mi fa piacere che vengano fuori sempre nuovi particolari ad ogni ascolto... E' un bel complimento, grazie.

25) 'Up In Dreamland' già dal titolo svela una certa speranza di fondo, tuttavia a tratti come nelle canzoni d'amore appare lontana, come mai?

GR: Lo sappiamo bene che niente è eterno, che tutto cambia in qualcos'altro, quindi anche l'amore... No, la speranza c'è sempre, forse quella che hai colto è solo tristezza... Ma nel disco ci sono anche canzoni positive, cariche, comunque propositive... 'Face The World' è un buon esempio.

26) Per la prima volta nella tua vita hai inciso un brano reggae, 'Don't Close Your Eyes'. Il risultato è secondo me eccezionale, anche se più che Bob Marley mi ricorda certi arrangiamenti dylaniani di 'Live At Budokan' del 1978. Come mai hai deciso di provare con il reggae?

GR: Mah, avevo questa canzone in forma di ballata, e non funzionava un granchè, non riuscivo a sviscerarla totalmente... Poi grazie anche all'influenza e i consigli del mio bassista Max Ori, leader di una reggae band chiamata 'Big Bamboo', ho deciso per questa formula, che si è rivelata vincente!

27) Quanto c'è di esperienza personale nelle canzoni di 'Up In Dreamland'?

GR: Tutto quello che riesci o immagini di riuscire a cogliere... Molte cose comunque.

28) "Lovin' words mean nothing to me if they don't come from the heart, though I trusted in your beauty blind, yeah right from the start, ride your stallion evil princess..." (Le parole d'amore non significano niente per me se non vengono dal cuore, mi sono fidato ciecamente della tua bellezza, comunque, fin dall'inizio, cavalca il tuo stallone principessa maligna... ) il tono di queste parole tratte da 'Jezebel', mi riportano all'atmosfera tesa di non-amore di 'Don't Think Twice It's All Right', come nasce questa splendida ballad?

GR: Da esperienza vissuta, immagino 'Zimmy' Dylan provare le stesse cose per qualcuno, lo stesso risentimento, la stessa delusione... Il sole brilla per tutti e il mondo è piccolo, non è vero?

29) 'Que Pasa Loco Baby' è un brano travolgente, come del resto 'Let's Come Alive' che apre il disco; che impatto hanno questi brani dal vivo?

GR: Molto potente, te lo giuro! Il pubblico è sempre molto coinvolto da questi brani, spesso cantano tutti insieme i ritornelli, è una sensazione fantastica, di vera unione.

30) Come mai hai deciso di incidere 'Where Do We Go From Here' per soli piano e voce? In certi punti mi ricorda qualcosa di 'Wichita Lineman' di Jimmy Webb, vero?

GR: Mi fai un gran complimento, sono un grande estimatore di Jimmy Webb, compositore e artista quasi misconosciuto nel nostro paese, ma davvero importante della musica americana pop-rock, ho tutti i suoi dischi, ha scritto anche un libro sulla tecnica dello scrivere canzoni, intitolato 'Tunesmith: Inside The Art Of Songwriting', davvero valido... 'Si, forse 'Where Do We Go From Here' ha qualcosa della malinconia di certe ballate Webbiane... Sono molto contento che tu abbia percepito questo aspetto, questa influenza, davvero.

31) Penso di averti fatto una delle interviste più lunghe della tua vita, però una domanda ancora mi sembra d'obbligo. Tu hai un intensa attività live, cosa provi sul palco? Quanto ti senti Spirito Libero?

GR: Stai sicuro, questa è proprio la piu' lunga intervista della mia carriera, fino ad ora almeno... Poi si passa al 'settore biografie', ha ha... Ok, sul palco provo quasi sempre le sensazioni della prima volta, è indescrivibile leggere le emozioni nei visi della gente e degli 'Spiriti Liberi', è un senso di unità e legame col pubblico davvero forte, e questo legame sono le canzoni, quelle cose invincibili ed impalpabili che facciamo nostre, anche se le ha scritte qualcun altro... Parlano di noi, della nostra essenza, delle nostre storie, e ci emozionano, ecco perche succede questo.
Qualche volta sul palco mi commuovo, mi viene la pelle d'oca, oppure un'ilarità inspiegabile quasi come se fossi in stato di ubriachezza conscia. Mi godo tutto questo, mi piace comunicare, stare in mezzo alla gente, dare e ricevere, ecco perchè mi sento 'Spirito Libero', e tutti i miei 'Spiriti Liberi' lo sanno bene quanto... E mi sa che da ora lo sai anche tu, magari sei uno 'Spirito Libero' senza saperlo, pensaci bene... Adios!


UP IN DREAMLAND: La recensione

Esiste un luogo immaginario, senza tempo, dove il rock convive in una magnifica armonia con la poesia , in pochi riescono a riprodurlo nei loro dischi, a chi ci riesce va riconosciuta una grande sensibilità. Up In Dreamland di Graziano Romani è un disco di speranza dove immagini e sogni diventano la base per guardare il mondo in modo migliore. Libero ormai dai condizionamenti delle major, da quando è nata la sua etichetta la Freedom Rain Records, Graziano ha avuto modo di vivere una seconda giovinezza artistica, Up In Dreamland giunge a conclusione di un ciclo in cui ha toccato sia la canzone italiana sia quella americana con uno splendido album tributo a Springsteen. Ben tredici canzoni per un totale di un'ora di grande musica in cui trovano posto splendide ballate ma anche vigorosi e trascinanti brani rock che si amalgamano alla perfezione rendendo l’ascolto piacevolissimo. Ad accompagnarlo in questo viaggio verso la terra dei sogni c’è la Lost & Found Band ovvero Max “Grizzly” Marmiroli (sax), Fabrizio Tedeschini (chitarra), Massimo Ori (basso) e Pat Bonan (batteria), che in piccolo ricrea un sound a metà tra quello della E-Street e i toni più intimistici di John Mellencamp.
In apertura troviamo subito le chitarre in bella evidenza della programmatica Let’s Come Alive, brano perfetto per i live act,  che invita sia a vivere la vita attimo per attimo sia a lottare per i propri sogni. Poi arrivano due bellissime ballads dai toni romantici Face The World e Every Road I Travel che aprono alla splendida cover di Bruce Springsteen in cui il violino di Francesco Germini dipinge in modo commovente l’atmosfera quasi onirica del brano.
Se Another Day riporta il rock sugli scudi Jezebel svela una storia d’amore sofferta (Lovin' words mean nothing to me if they don't come from the heart though I trusted in your beauty blind, yeah right from the start ride your stallion evil princess” - Le parole d'amore non significano niente per me se non vengono dal cuore, mi sono fidato ciecamente della tua bellezza, comunque, fin dall'inizio, cavalca il tuo stallone principessa maligna) in cui Graziano dimostra di aver recepito l’insegnamento delle canzoni di non-amore di Dylan, in particolare di Don’t Think Twice It’s All Right. L’alternarsi di brani solidi e diretti a ballate intensissime si ripete con la coppia Que Pasa Loco Baby? e Shine Your Light, entrambe rappresentano molto bene le due facce di Graziano che in questi due brani dimostra come sappia reinventarsi continuamente senza mai risultare ripetitivo. Il momento più intenso del disco è sicuramente la splendida ballata acustica per soli piano e voce, Where Do We Go From Here, che ci riporta alla mente per certi versi Wichita Lineman di Jimmy Webb. Segue l’altra cover del disco Mother Of Violence di Peter Gabriel che come Frankie viene baciata dal violino di Francesco Germini che stende un tappeto melodico di rara intensità. Inaspettata poi arriva il reggae di Don't Close Your Eyes dove più che Bob Marley, Graziano sembra riprodurre certi arrangiamenti dylaniani di Live At Budokan del 1978, tuttavia  il testo è in linea con le tematiche del cantautore giamaicano. L’ultimo brano Up In Dreamland è sicuramente in brano più personale del disco, in cui Graziano si mette a nudo dimostrandoci in pieno tutta la sua onestà intellettuale.

LA TRACKLIST

1. Let's Come Alive
2. Face The World
3. Every Road I Travel
4. Frankie*
5. Another Day
6. Jezebel
7. Que Pasa Loco Baby?
8. Shine Your Light
9. Where Do We Go From Here
10. Mother Of Violence #
11. The Bridges You Burn
12. Don't Close Your Eyes
13. Up In Dreamland

Produced by Graziano Romani

Thirteen new songs recorded in 2003 by Graziano Romani & The Lost And Found Band
Includes two interpretations of songs by Bruce Springsteen (*) and Peter Gabriel (#).


Il sito ufficiale
http://www.grazianoromani.it


E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION