ROLLING STONE INTERVIEW 1987


La seguente intervista è apparsa sulla rivista "Rolling Stone" nel 1987



 

Kurt Loder: Avevi intenzione di diventare una star?

Bob Dylan: Non sul serio, perchè io ho sempre avuto bisogno di una canzone per avere
successo.
C'è un sacco di cantanti che non hanno bisogno di canzoni per sfondare. Un mucchio di loro
sono alti, belli, sai? Non hanno bisogno di dire qualcosa per far presa sulla gente.
Io dovevo riuscirci con qualcos'altro che non il mio aspetto o la mia voce.

KL: Cosa ti ha fatto decidere di diventare un cantante ed autore di rock'n'roll?

BD: Bè, dunque, Chuck Berry era un cantante ed autore di rock & roll. Perciò io
non ho mai provato a scrivere canzoni di rock & roll, perchè pensavo che l'avesse
già fatto lui. Quando ho iniziato a scrivere canzoni, dovevano essere diverse.
Perchè, chi vuole essere il secondo in classifica? Una nuova
generazione era cresciuta, ed io ne facevo parte -- la seconda
generazione del rock & roll. Per me, e per gli altri come me, era
uno stile di vita.

KL: Com'era la scena del rock quando arrivasti a New York nei primi
anni sessanta?

BD: Quello che stava succedendo era Joey Dee and the Starliters, ecco
come era, una scena twist. C'era una vera e propria mania per il twist. C'erano
dei buchi, credo, in tutto il Paese dove la gente suonava
del rock & roll. Ma era terribilmente difficile. Ho conosciuto dei
tizi che suonavano nel Greenwich Village, e per fare del denaro extra suonavano
in clubs di midtown come il Metropole, che era un locale di spettacoli di varietà
sulla Settima Avenue. Erano posti incredibili.
Potevi suonare per sei ore e tirar su dieci dollari, e c'era una
spogliarellista per tutto il tempo. Molto avvilente. Dovevi fare del denaro
per suonare con strumenti elettrici. Questo è il motivo che mi ha fatto allontanare
da ciò, in realtà. Era troppo dura.

KL: Così optasti per la musica folk.

BD: La musica folk crea un suo pubblico. Perchè puoi portare una
chitarra dovunque, in qualsiasi momento. La maggioranza dei luoghi in cui suonavamo
nei primi tempi erano tutte feste in casa. Bastava un qualsiasi tipo
di motivo per andare a suonare da qualche parte e noi eravamo lì.

KL: Sei rimasto sorpreso dalla reazione del pubblico alle tue prime canzoni, oppure
dall'eventuale consenso della massa?

BD: No, davvero. Perchè avevo pagato i miei debiti. Non successe tutto dalla sera alla
mattina, sai. Mi sono affermato un passo alla volta. E sapevo quando
realizzavo qualcosa di buono. Per esempio, "Song to Woody", sul mio primo
disco: sapevo che nessuno aveva mai scritto niente di simile prima.

KL: Tuttavia, dato il tuo stile unico di scrivere e di cantare, tu sembravi
un candidato improbabile per il divismo sulla scena pop della metà degli anni sessanta.

BD: Bè, non stavo provando di arrivare alla radio. Non cantavo
per Tin Pan Alley. Avevo rinunciato a tutta quella roba. Io volevo fare
dischi, ma pensavo che il più lontano che potessi arrivare era fare
un disco di musica folk. Fui incredibilmente sorpreso quando
fui messo sotto contratto dalla Columbia Records. Fui il più sorpreso di
tutti. Ma non ho mai lasciato che questo mi fermasse (risate).
Quando ripenso alle mie prime canzoni adesso, sono sorpreso di averne
scritte tante. All'epoca sembrava una cosa naturale da fare. Ora
riesco a guardarmi indietro e vedere che devo avere scritto quelle canzoni "nello
spirito", capisci? Come "Desolation Row" -- ci stavo giusto pensando l'altra
sera. Non c'è una maniera logica con la quale riesci ad arrivare a versi come
quelli. Non so come l'ho scritta.

KL: Ti è solo venuta?

BD: E' solo venuta fuori attraverso me.

KL: All'epoca di "Desolation Row", nel 1965, hai iniziato a fare dischi con arrangiamenti
elettrici e sei stato più o meno espulso dal movimento dei puristi folk.
E' stata un'esperienza dolorosa?

BD: No. Quella mi sembrò un'opportunità di tornare a quello che
ero stato molto tempo prima. I circoli di musica folk erano molto
freddi, comunque. Tutti erano parecchio rigorosi e severi nei loro
atteggiamenti; era un tipo di scena molto soffocante.
Non mi scocciò il fatto che la gente non capisse quello che stavo facendo,
perchè lo stavo facendo da molto tempo prima che loro fossero attorno. E sapevo,
mentre facevo quelle cose, che non erano state fatte prima.
Perchè conoscevo tutta la roba che era stata fatta prima. Conoscevo
quello che i Beatles stavano facendo, e che sembrava vero pop.
I Rolling Stones facevano cose blues -- proprio blues duro.
I Beach Boys, naturalmente, facevano roba che io non pensavo
non fosse mai stata fatta prima. Ma sapevo anche che io stavo facendo roba
che non era mai stata fatta prima.

KL: Sei ancora ispirato come in quei giorni lontani?

BD: Non so. E' stato un momento, uh... Quello che ti spinge a
scrivere è qualcosa che ti interessa in maniera profonda. Devi anche avere
il tempo per scrivere. Devi avere l'isolamento per scrivere. E più
sono le pressioni che ti vengono fatte, più difficile è farlo. Intendo dire che sembra
come se ognuno voglia un pezzo del tuo tempo ad un certo punto. C'è stato
un tempo in cui a nessuno importava, e quello è stato uno dei periodi più
produttivi, quando a nessuno fregava niente chi io fossi.

KL: La vita si complica col passare degli anni.

BD: Già. Diventi più vecchio; cominci a diventare più orientato verso la famiglia.
Inizi ad avere speranze per gli altri piuttosto che per
te stesso. Ma non ho niente di cui lamentarmi. Ce l'ho fatta, sai?
Ho fatto quello che volevo fare. E lo sto ancora facendo.

KL: Un sacco di fans sostengono che The Band, la tua backing band
della metà degli anni sessanta, è stata la band più grande che tu abbia mai
avuto. Sei d'accordo?

BD: Bè, ci sono state diverse cose che mi sono piaciute di ogni band che ho avuto.
Mi piace un sacco la band dell'album Street legal. Pensavo fosse un suono
veramente buono. In genere sono il batterista ed il bassista che fanno
la band.
The Band aveva il proprio sound originale, sicuramente. Quando suonavano
con me, non erano The Band; erano chiamati Levon and the Hawks.
Robbie (Robertson) iniziò ad ottenere quel suono di chitarra davvero tirato
e "compresso" - non aveva mai suonato in quel modo prima nella sua vita.
Potrebbero fare grandi covers. Erano soliti fare canzoni stile Motown,
e quello, secondo me, è stato il periodo in cui hanno fatto le cose migliori.
Anche meglio di quello di canzoni come "King Harvest" e "The Weight" e cose simili.
Quando penso a The Band, me li immagino a cantare cose come "Baby Don't You
Do it", facendo covers di Marvin Gaye e cose del genere. Quelli sono stati
gli anni d'oro di The Band, anche più di quelli in cui hanno suonato con me.

KL: Quali sono stati i più memorabili shows che avete fatto insieme?

BD: Oh Dio, non so. Forse tutti. Ogni sera era la fine del mondo.

KL: E' strano, il music business era piccolo a quei tempi, primitivo.
Però la musica che veniva fuori era veramente commovente. Ora il
business è enorme, e tuttavia sembra non avere un effetto reale su nulla.
Cosa pensi si sia perso lungo la strada?

BD: La causa di tutto ciò è stato il fatto che la musica è stata coperta, sepolta sotto l'attacco
del denaro e quel modo di pensare avido -- lo sfruttamento. Attualmente sembra come se
la sola cosa da fare sia sfruttare ogni cosa, sai?

KL: Un sacco di gente sembra felice di essere sfruttata.

BD: Già.

KL: Si mettono in coda.

BD: Già, proprio così.

KL: Ti hanno mai proposto di fare pubblicità o roba simile?

BD: Oh si! Vorrebbero usare le mie canzoni per varie compagnie di birra
profumi ed automobili. Mi hanno proposto quella roba. Ma, diamine, non
le ho scritte per quel motivo. Non è mai stato il mio genere.

KL: Ascolti ancora gli artisti che ti piacevano quando hai iniziato?

BD: La musica con la quale sono cresciuto non invecchia mai. Io sono
stato fortunato a comprenderla nei primi anni, ed ancora suona
vera per me... Io ascolto ancora Bill e Charlie Monroe piuttosto
che ogni altro disco attuale. Per me quello è ciò che l'America è.
Intendo dire che si potrebbero non fare più dischi nuovi -- ce n'è abbastanza
di quelli vecchi, sai? Sono andato in un negozio di dischi un paio di settimane fa ---
Non sapevo cosa comprare. Ci sono così tanti tipi di dischi.

KL: Ed anche CD.

BD: Anche CD. Non so. Ho ascoltato dei CD. Non mi sembra che
suonino particolarmente meglio di un disco di vinile. Personalmente,
non credo nella separazione dei suoni, in ogni caso. Mi piace ascoltare
i suoni "mescolati" insieme.

KL: Il metodo di Phil Spector.

BD: Bè, il metodo dal vivo. Mi piacerebbe ascoltarlo con Prince.

KL: Ritieni che Prince abbia talento?

BD: Prince? Sì, è un ragazzo prodigio.

KL: Ultimamente sembra essere un pò intrappolato...

BD: Bè, deve esserci un gigante là dentro che sta scalpitando per uscire.
Voglio dire che certamente non manca di talento, questo è sicuro.

KL: Quali sono i più grandi artisti che tu abbia mai visto dal vivo?

BD: Mi piace un sacco Charles Aznavour. L'ho visto negli anni sessanta
alla Carnegie Hall e mi fece letteralmente impazzire. Andai lì con qualcuno
che era francese.
Howlin' Wolf, secondo me, è stato il più grande dal vivo perchè non
doveva muovere un dito quando si esibiva -- se vogliamo dire così,
usare la parola "esibirsi". Non mi piace la gente che salta qua e là. Quando la gente
pensa ad Elvis che si muoveva intorno -- lui non saltava qua e là. Si muoveva
con grazia.

KL: Mick Jagger sembra saltare un pò troppo sul palco, non credi?

BD: Mi piace Mick Jagger. Ma vederlo saltare come fa... Non devi farlo,
amico. E' ancora più cool essere Ray Charles, seduto al piano, e non
muovere un dito. Spingendo il ritmo e l'anima dall'altra parte.
Non ha nulla a che fare con il saltare qua e là. Voglio dire, come
potrebbe avere a che fare con il saltare?

KL: Showbiz?

BD: Non so. Showbiz -- bè, non mi piace. Non vado a vedere
qualcuno saltare sul palco. Odio vedere i polli esibirsi. Lo odio.

KL: Perchè?

BD: Perchè si prostituiscono. Specialmente quelli che non indossano niente.
Si prostituiscono dannatamente.

KL: Anche una come Joni Mitchell?

BD: Bè, no. E poi Joni Mitchell è quasi come un uomo (risate).
Voglio dire, amo Joni. Però Joni ha uno strano senso del ritmo
che è tutto suo... Joni Mitchell vive in un mondo tutto suo,
perciò lei ha il diritto di tenere il ritmo che vuole.

KL: Cosa ne pensi di Chrissie Hynde?

BD: Chrissie Hynde è una cantante di rock & roll che in realtà dovrebbe tornare
a studiare della musica country. Potrebbe andare più in profondità nel cuore di
quel materiale. Perchè Chrissie Hynde è una chitarrista dal buon ritmo.
Il meglio che puoi essere è un chitarrista dal buon ritmo e un cantante, e lei
scrive bene ed ha buone idee. Sa cosa è giusto e cosa è sbagliato.

KL: Perciò non stai dicendo che le donne non dovrebbero esibirsi, non è vero?

BD: No, assolutamente no, amico.

KL: Vedi qualche band di prestigio sulla scena attuale? Che ne pensi degli U2?
Sono tuoi amici, no?

BD: Già, gli U2 resteranno per parecchi anni in giro. John Cougar
Mellencamp, resterà in giro a lungo. Sicuro, ci sono vari personaggi.
In ogni modo quello che sta succedendo nella musica è una degenerazione.
Specialmente il rock & roll europeo -- è così strano. Viene tutto dall'America,
ma è così lontano dalle prime cose, come quelle di Little Richard e
Chuck Berry. Quello era rock & roll puro, sai? Ma cosa ne è stato? E'
degenerato... Mi piacciono gli U2, però, bè, gli U2 in realtà sono piuttosto
originali. Ma sono Irlandesi; sono Celtici. L'America ti bombarda con troppa
porcheria. Devi fare un tentativo consapevole di stare lontano da quella
spazzatura. Invece un tempo, non ricordo di avere mai fatto un tentativo consapevole
di stare lontano da qualcosa.

KL: Pensi che oggi la gente provi a cambiare le cose come negli anni sessanta?

BD: Bè, la gente sta ancora sforzandosi di fare del bene. Ma deve vincere
l'impulso del male. E se prova a farlo le cose possono migliorare. Ma c'è così
tanto male. Si spande sempre di più e causa sempre più confusione.
In ogni campo. Ti toglie il respiro.

KL: Forse perchè così tante cose che erano aborrite negli anni sessanta, come vivere
la propria vita solo per fare soldi, adesso sono accettate?

BD: Già. Ma in realtà non sono accettate. Forse in America lo sono, ma
questo è il motivo per cui l'America va sempre peggio, sai?

KL: Hai mai preso in considerazione l'idea di trasferirti in un altro paese? Dove
ti sentiresti più come a casa tua?

BD: Io sto bene dovunque la gente non mi ricordi chi sono. Ogni volta
qualcuno mi ricorda chi sono.

KL: Ma tu sei una stella...

BD: Già, bè, credo di sì. Ma, uh... Mi sento come una stella, ma posso risplendere
per quelli per i quali voglio risplendere. Capisci cosa intendo?

[That's all, folks.]



 
 
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