(da CityMilano di Sabato 20 Aprile 2002)

Bob Dylan
Filaforum
Assago


IL CONCERTO

Un concerto dìBob Dylan è un evento imperdibile, forse l'evento dell'anno, vista la carriera e la fama indiscussa di questo incredibile personaggio che ha segnato gli ultimi quarant'anni di storia musicale. Dylan festeggia il traguardo dei 40 anni dì carriera con un grandioso album ("Love and theft") uscito lo scorso anno, il quale ha non ha deluso le attese, anzi ha messo in luce una rinnovata grinta e l'inossidabile bravura dell'ormai sessantenne menestrello della musica americana. Un disco semplice, senza sovrastrutture ma che ha li pregio di scaldare e avvolgere con le sue chitarre e i testi toccanti. Il nuovo millenno ci ha restituito un grande uomo. La rentree nelle scene è avvenuta in grande stile. Prima vince l'Oscar per la migliore canzone con "Things have changed" (inserita in "WondetBoys" di Curtis Hanson) e poi sfodera "Love and theft", che rimarrà senz'altro negli annali della musica. In quest'ultimo periodo Bob Dylan sta attraversando l'Europa con un tour con il quale proporrà quasi interamente la sua ultima fatica ma anche i suoi più grandi successi: "Mr Tambourine Man" "Like a rolling stone",  "Knockin' on heaven's door" e "Blowin' in the wind". La scaletta proposta in tutte le precedenti date della tournée non è stata mai la stessa, motivo in più per gustarsi le sorprese che il veterano Dylan ha preparato per tutti i suo affezionati fan italiani.


(dal Corriere della Sera di sabato 20 aprile 2002)

Ieri la prima tappa italiana del "menestrello" in tour mondiale. Stasera al Filaforum di Milano



DYLAN, EMOZIONI ROCK PER L'11 SETTEMBRE

"Mr.Tambourine" ha aperto il Ravenna Festival che commemora i caduti di New york


SUL PALCO - Tutto esaurito per il concerto di Bob Dylan a Ravenna. Questa sera si replica a Milano



Ravenna - E' la prima volta nei suoi 13 anni di storia che il Ravenna Festival s'è inaugurato con un concerto non di musica sinfonica: per questa edizione intitolata "New York undici settembre" ha scelto di portare sul palco Bob Dylan che dell'America è una delle voci più importanti, poetiche e consapevoli da quattro decenni. E al Pala DeAndrè per Mr. Tambourine al primo dei suoi due appuntamenti italiani (stasera sarà al Forum di Assago) è stato un tutto esaurito; tra i quattromila presenti, con biglietti dai 28 ai 37 euro, fan della prima ora, trenta/quarantenni in netta prevalenza, under 21 in numero significativo, a conferma che lui, il cantautore della protesta anni '60, è intergenerazionale, un poeta & musicista vitale, presente, attuale, tutt'altro che prigioniero del suo leggendario passato.
Baffetti, cappellaccio bianco calato sui ricci, indomabili nonostante i 61 anni che compirà il 24 maggio, abbigliamento western, Dylan è accompagnato da quattro musicisti, come per il tour estivo del 2001; ma stavolta con i fedeli Thony Garnier al basso, Charles Saxton alla chitarra e Larry Campbell alle tastiere c'è George Recile alla batteria al posto di David Kemper (che ha suonato nel disco "Love and Theft" uscito nel settembre 2001).
Palco e luci minimali. Chitarra a tracolla, Dylan attacca preciso alle 21 con "I am the man Thomas" classico del folk USA. Prosegue con "The times they are a-changin'" e "It's Alright Ma (I'm only bleeding). Inanella pezzi da novanta come "Forever young" e "Just like a woman" e brani nuovi come "Tweedle Dee and Tweedle Dum" e "Moonlight". Nei primi 90 minuti il brano pià tosto risulta "All along the watchtower". Alle 10.45 sembra tutto finito ma torna per una mezz'ora di bis in cui non fa mancare le mitiche "Like a rolling stone" e "Blowin' in the wind".
E' evidente che per Dylan il periodo felice della ritrovata salute e creatività perdura. E' un concerto senza finzioni, senza artifici; le parole sono un fiume di rime in piena, la musica evoca influenze differenti, swinga, sconfina nel rock elettrico, va alle radici del blues e del folk, jazzeggia, ruvida o languida, acustica o elettrica. Seppure negli ultimi tempi la sua proverbiale scontrosità sembri essersi addolcita, dal palco non ammicca, non sorride, non introduce nè commenta le sue canzoni, non si autocelebra; con l'esperienza di un veterano e l'energico calore del giovane talentuoso, si concentra sulla chitarra, soffia nell'armonica, fa a botte con la sua voce irregolare. Scorrazza tra i suoi capolavori, ne dilata i tempi, tiene la scena.
Dylan macina concerti uno dopo l'altro: questa tranche del suo neverending tour, che si intitola "Live and in Person" ha totalizzato dal 31 gennaio a oggi 18 date negli States e 12 in Europa (si chiuderà con due serate alla Docklands Arena di Londra l'11 e il 12 maggio). E ogni concerto è diverso dai precedenti e da quelli che seguiranno. Per feeling quotidiano e per setlist: sceglie all'ultimo minuto le canzoni da interpretare, e con 43 dischi all'attivo ne ha ben 500 in repertorio tra cui spaziare. Una volta che le ha scelte le propone fresche di arrangiamenti inediti, stravolte nelle scansioni del canto, trasformate totalmente ai limiti del riconoscibile eppure incredibilmente uguali a se stesse.
E' un trionfo. Dylan si porta la mano sul cuore e s'inginocchia davanti al pubblico. Lo applaude calorosamente anche Cristina Mazzavillani Muti, presidente del Ravenna festival, la quale non nasconde di sognare che il gran finale della manifestazione in programma a New York il 22 luglio, con Muti alla guida dei Musicians of Europe Unite e il Coro Filarmonico della Scala, possa svolgersi a Ground Zero.
Gloria Pozzi


(da Ravenna Oggi - Aprile 2002)

LA TREDICESIMA EDIZIONE DEL RAVENNA FESTIVAL
"NEW YORK: UNDICI SETTEMBRE"


How many deaths will it take till he knows that too many people have died?
The answer, my friend, is blowin' in the wind" (quanti morti serviranno
perche sappia che troppa gente è dovuta morire? La risposta, amico,
sta soffiando nel vento): con queste parole Bob Dylan aprirà il 19 aprile
la tredicesima edizione di Ravenna Festival dal titolo, tanto laconico,
quanto terribilmente evocativo, New York: undici settembre.
Un'edizione che intende fornire momenti di riflessione sui recenti, tragici
accadimenti a cui il mondo dell'arte e della cultura non può e non deve rimanere indifferente.
Un programma, come ha annunciato Cristina Mazzavillani Muti, che "volge
lo sguardo a quelle novelle, simbolicamente bibliche,'Torri di Babele' che tutto hanno sepolto e dalle quali solo con la conoscenza e l'amore potremo risorgere insieme, migliori di prima".
Il grande menestrello apre una composita serie di appuntamenti dedicati all'America ed a quel crogiolo creativo, di idee, esseri umani, stili e visioni che è New York. Il canto gospel e spiritual di Joan Orleans che renderà omaggio a
Mahalia Jackson, il contributo del Dance Theatre of Harlem, una delle più accreditate compagnie di danza new-yorkesi, con il suo trittico intitolato "The Apollo show" composto sulle grandi voci di artisti come James Brown e Aretha Franklin e il gruppo più conosciuto ed apprezzato internazionalmente, ovvero i
Manhattan Transfer, che renderà omaggio all'indimenticabile Louis Armstrong.
Emblematica la composizione che Ravenna Festival ha commissionato ad uno tra i Compositori italiani più conosciuti, apprezzati e amati, Ennio Morricone che darà voce a quel senso di dolenza e di perdita, dedicando il suo brano alle
vittime dell'attentato terroristico dell'11, Voci dal silenzio. La composizione verrà eseguita in prima mondiale il 14 luglio dall'Orchestra Filarmonica e dal Coro Filarmonico del Teatro La Scala e sarà diretta da Riccardo Muti.
Tre le 'opere' in pro- gramma, due "anomale" della seconda metà del Novecento, di due compositori delle due americhe particolarmente sensibili alla musica popolare: lo statunitense Leonard Bernstein e l'argentino Astor Piazzolla: West Side Story (28, 29 e 30 giugno) in un nuovo allestimento proveniente da Broadway e Maria de Buenos Aires di Piazzolla (13, 14, 15 giugno) in coproduzione con il Comunale di Bologna.
Le Nozze di Figaro (5, 7 , 9 luglio), dirette da Riccardo Muti concluderan-
no il trittico "Mozart-Da Ponte" realizzato in collaborazione con lo
Staatsoper di Vienna.
Corposa sarà la sezione "sinfonica", che ospiterà alcuni tra i maggiori direttori attivi sulla scena internazionale come Zubin Mehta (12 luglio), Mstislav Rostropovic (20 luglio), Gennadij Rozhdesvenskij (1 luglio), Heinz Holliger (19 luglio), lo stesso Riccardo Muti (21 luglio, concerto di chiusura) e l'esordiente Daniele Pollini (13 luglio).
La musica da camera vedrà grandi ospiti: Gidon Kremer, il grande Murray
Perahia, le "prime parti" dei Wiener, Wiener Philharmonia Quintett e il concerto dell'Ensemble Wien-Berlin che vedrà la partecipazione straordinaria, in veste di pianista, di Riccardo Muti.
Al regista e coreografo Micha van Hoeche è affidata una delle produzioni più significative del Festival, ideata da Cristina Mazzavillani Muti: "II Paradosso svelato" (26 giugno), uno spettacolo 'policromo' che vedrà l'alternarsi di un ensemble di musica tradizionale araba e dell' Accademia Bizantina alla quale si aggiungerà il famoso contraltista Andreas Scholl e la compagnia di danza Ensemble, nel serrato confronto di due grandi tradizioni "classiche", alla
ricerca di radici comuni.
Con questa produzione il Festival, nelle parole del suo presidente, "vuole impegnarsi sul difficile tema del confronto delle civiltà". 


clicca qui per un articolo da Liberation sui
concerti di Strasburgo e Parigi (in francese)



MAGGIE'S FARM

sito italiano di Bob Dylan

HOME PAGE
Clicca qui

 

--------------------
è  una produzione
TIGHT CONNECTION
--------------------