La Repubblica
giovedì 24giugno 1993

PRONTO? SONO 
BOB DYLAN... 
"Ora ascolto la classica"

di Gino Castaldo

Una inaspettata telefonata dalla Grecia: è il musicista che si presta ad una veloce intervista.
Domani sera da Napoli inizierà il
suo tour italiano

Roma - Il telefono squilla e dall'altra parte del filo una inconfondibile voce nasale annuncia: Hallo, I'm Bob Dylan». Ecco
una di quelle situazioni che non ci saremmo mai sognati di poter vivere. Abbiamo al telefono Bob Dylan, che chiama dalla Grecia, nell'imminenza del suo breve tour taliano (debutterà domani a
Napoli, e poi sarà sabato a Pisa e Domenica a Milano). Ci racconta che in Grecia fa molto caldo ma sta andando tutto bene. Lo stupore è d'obbligo, non tanto per la mitica incorporeità del perso-
naggio, proverbialmente distante ed irrangiungibile, ma proprio perchè nella sua introversa carriera di interviste ne ha concesse così poche da poterle contare sulle dita di una sola mano. Unico
precedente, in Italia, una folle conferenza stampa a Verona nel corso della quale rispose evasivamente e sarcasticamente alle domande dei giornalisti.
Il motivo di questa decisione, considerando che da decenni Dylan è braccato da richieste di colloqui, rimarrà un mistero. Eppure sta accadendo, e perdipiù lui è anche cortesissimo, disponi-
bile a chiacchierare, anche se le
risposte sono molto sintetiche, com'è nel suo stile. Ne approfittiamo subito.

Mister Dylan, nei suoi concerti si ha l'impressione che le sue canzoni, anche le più antiche, siano sempre diverse. Perchè questi continui cambiamenti?

"Il tempo permette che ci siano sempre nuovi significati nelle canzoni, anche in quelle di molto tempo fa, ed è importante cercare sempre questi nuovi  significati. Certo, il corpo della canzone è sempre lo stesso, il significato centrale non cambia, anche se indossa nuovi vestiti."

Dylan parla lentamente ed è perfino comprensibile, molto di più di quanto non lo sia sul palco dove stravolge e rende irriconoscibili anche i suoi testi più celebri.
Come mai ha scelto di incidere un disco come Good as I been to you tutto acustico e con canzoni non sue?

"E' successo assolutamente per caso. Mi è bastato un pò di tempo in studio per incidere queste canzoni che per me sono molto importanti, che mi hanno accompagnato per anni. E le ho trattate come canzoni, non come delle cover. Ci ho messo poco ad inciderle perchè in fondo sono dei pezzi folk e non hanno bisogno di molti ornamenti".

A proposito di dischi acustici. E' vero che le hanno proposto di registrare un concerto
"unplugged"?

«Si, ne abbiamo discusso. Ma ora non so bene, diciamo che, quando sarà il momento, è una cosa che potrebbe accadere".

Non si è sentito talvolta prigioniero di un'immagine che non le corrispondeva del tutto?

«L'importante è riuscire a fregarsene, a non porre molta attenzione su questo. Seguendo la propria strada,ogni giorno è diverso.
Sì un tempo mi succedeva di non
sentirmi compreso, è vero era un problema, ma adesso non ci penso più, anche perchè è cambiata la gente. Non sono visto alla stessa maniera di un tempo. Mi sento molto più libero da queste limita-
zioni".

Considerato il suo travagliato rapporto con la religione, cosa ne pensa oggi che la
religione viene usata come strumento di guerra?

«Il fatto è che c'è molta politica nella religione, com'è sempre stato. Non è possibile diversamente. La politica è dovunque".

A proposito di questo ha un' idea di quello che sta capitando In ltalia?

«Sì, lo so,la politica sta traboccando".

Crede che la musica possa fare qualcosa per questo?

"Dipende da quale musica sia. Ma di sicuro ogni musica ha la possibilità di superare le barriere".

Per la prima volta si è esposto accanto ad un politico come nel caso di Bill Clinton.
Come mai?

«Mah, è successo perchè era stato già eletto, non ho pertecipato alla campagna elettorale. Se era la prima volta? Forse sì, forse no, ma comunque il fatto è che
prima nessuno mi aveva invitato lì».

Il dialogo scorre lìeve, leggero.
Dylan ci racconta dei vecchi tempi, della difficoltà di essere cresciuto in una famiglia non musicale, e non risparmia battute ad
effetto: 

«Contrariamente a quanto si dice, la prima importante folgorazione musicale l'ho
avuta ascoltando Elvis Presley".

Ancora più stupefacente è la risposta alla domanda sui libri che più lo hanno intluenzato ag!i inizi della sua caniera. Ne ricorda uno soprattutto: Il Principe di Ma-
chiavelli. 

Quando gli chiediamo di specificare il suo disco preferito tra tutti quelli che ha inciso, risponde elusivamente: "Quello che devo ancora fare» ma spende parole di elogio per il suo pubblico italiano: "Mi piace molto. Gli italiani capiscono, hanno sempre capito».

Non è mai stato a Napoli prima d' ora ma si ricorda tutte le città in cui ha suonato: Bologna, Milano, Roma, Pisa, un paio di volte a Verana, Aosta, Genova. Ci racconta che sta lavorando ad un nuovo disco che uscirà entro la fine dell'anno e che sta preparando un grande tour insieme a Santana. Al pubblico italiano non vuol dire nulla di paIrticolare perchè: "Tutto quello che ho da dire lo dico
nelle mie canzoni». 

Ma c'è ancora una sorpresa, e forse la più stravagante di tutte. Dichiara che in
questo periodo ascolta molta musica classica, e quando gli chiediamo di rivelarci i suoi sogni, riprende a parlare con piacere:
"Oggi non ci sono più sogni, la maggior parte dei sogni è finita.
Ma per quanto riguarda la musica ci sono dei sogni che vorrei realizzare , per esempio un disco di musica classica. Per questo sto lavorando con un'orchestra filar-
monica. Tra non molto vorrei realizzare un disco del genere, chissà...». 

E la telefonata finisce tra cordiali saluti e arrivederci in Italia, lasciandoci un invevitabile dubbio: ma sarà stato davvero Dylan?
 
 
 

Qui sopra, Bob
Dylan fotografato a
New York nell'
ottobre scorso
durante il concerto
celebrativo dei suoi
30 anni di musica; 
sotto, un'altra
immagine del
musicista



 
 
MAGGIE'S FARM

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