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http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20010907/spettacoli/40posso.html
"Scriverò la mia storia
per questo tempo irreale"
Intervista esclusiva con il grande cantautore
americano che, appena compiuti i sessanta, pensa a una
autobiografia e pubblica un nuovo disco
GINO CASTALDO
Bob Dylan parla, a lungo, ed è già
una novità di rilievo. In Italia, in particolare, non era mai successo.
Racconta di sé , del nuovo disco, del
suo passato, del mondo che lo circonda, di come scrive le sue canzoni.
E rivela a sorpresa che per la prima volta
nella sua vita si è messo a scrivere una sorta di autobiografia.
L'occasione di questo incontro esclusivo ci
viene offerta dalla pubblicazione del nuovo album, "Love and
theft" (dal 10 settembre nei negozi) la sua
prima raccolta di nuove canzoni dopo quattro anni. Con "Love
and theft" Bob Dylan torna brillantemente
sulla scena, appena compiuti i sessant'anni, dopo il diluvio di
premi che lo ha sommerso recentemente (compresi
un Oscar e una candidatura per il Nobel) e con queste
canzoni inaugura il nuovo millennio e la sua
quinta decade di musica. È un disco denso di immagini e
racconti, musicalmente molto vario, di gran
lunga più estroverso di quanto non fossero le sue ultime
produzioni, un album immediato, suonato come
se fosse davanti a un pubblico, ricco di influenze di vario
genere, compresi alcuni accenti swing e melodie
da languido intrattenitore che non mancheranno di
sorprendere gli appassionati. Ha deciso di
concedere una sola intervista in Italia e ha scelto La Repubblica.
L'incontro si è svolto nella suite
di un albergo romano con una terrazza panoramica da cui si vedeva la
scalinata di Piazza di Spagna, la stessa che
ha cantato in una sua vecchia canzone intitolata "When I paint
my masterpiece".
ROMA - Qualche volta succede di incontrare
la Storia. Anche fuori dai musei. Bob Dylan è lì, entra nella
stanza vestito come un gentiluomo del vecchio
West. Nero e grigio. È invecchiato, ovviamente, ma il tempo
gli ha ammorbidito il volto, che oggi è
più ironico, asimmetrico, saggio di quanto fosse un tempo. Si siede
davanti a noi sul divano della suite con espressione
cortese, ma è intimorito, perplesso di fronte a qualcosa
che non gli è familiare, malgrado tutti
questi anni di musica: parlare di se stesso. Ogni ruga racconta un
decennio, ma in mezzo a quel volto ombreggiato
da ricci disordinati, ci sono due occhi celesti
spaventosamente grandi e attenti, guizzanti
come le finestre di una grande mente che lavora
instancabilmente. Dylan si apre, ha voglia
di parlare, arriva perfino a sorridere. Forse la sua è una vera
e
propria rinascita.
Ci sono molti libri pubblicati sul suo conto. Li ha letti?
"Non ne ho più letti dopo che uscì
la biografia di Shelton. È difficile leggere di se stessi perché
nella propria
mente le cose non accadono mai in quel modo.
Sembra tutto fittizio".
Non ha avuto la tentazione di scrivere su se stesso?
"Sì... in realtà lo sto facendo".
Crede che ora sia il momento giusto per riflettere
sul suo passato, o stava preparando questo libro da
anni?
"Credo che quello che sto scrivendo stesse
cercando da tempo la strada per uscire, non è una storia del
passato a mio uso e consumo.
Nelle canzoni di Love and Theft ci sono versi che potrebbero sembrare autobiografici...
"Probabilmente, non vedo come potrebbe essere
altrimenti... Ma non c'è nulla di premeditato. Molte di
queste liriche sono state scritte in una sorta
di stream of cosciousness. Non mi capita di sedermi a un tavolo
e meditare su ogni singolo verso".
Teme le analisi compiute da altri?
"No, non so cosa la gente possa trovare in
quello che faccio. Oppure intende analisi di tipo freudiano, o
idealistica o marxista? Non ne ho la più
pallida idea".
Una volta ha scritto: "Il futuro per me è già una cosa del passato".
"L'ho detto per tutti. Non sono forse il portavoce di una generazione? Lo dico per tutti noi".
Dal vivo canta spesso vecchie canzoni, come
Song to Woody. È qualcosa di più che un rapporto astratto
con
il passato?
"È perché sono contento di aver
scritto quella canzone. Al di là di tutto, Woody Guthrie rimane
un
fenomenale performer. È come Charlie
Parker, Hank Williams o altri di quella statura".
Beh, neanche le sue canzoni possono essere considerate un semplice sottofondo.
"No, le mie canzoni sono tutte cantabili. Sono
attuali. Questa è l'età del ferro, ma prima c'era dell'altro
e noi
possiamo ancora percepirlo. Se cammini nelle
strade di una città come Roma, ti rendi conto che qui c'era
gente prima di te e forse erano a un livello
più alto di quanto noi possiamo essere".
Sente l'influenza di alcuni poeti?
"In realtà, non studio molto la poesia".
Ma è in cerca di nuovi scrittori?
"Sì, ma non credo che ce ne siano, perché
viviamo in un'altra epoca. I media sono molto invasivi. Cosa si
può pensare di scrivere che non si
veda ogni giorno sui giornali o in televisione?"
Ma ci sono emozioni che devono essere espresse.
"Sì, ma i media muovono le emozioni
della gente in ogni caso. Quando c'erano tipi come William Blake,
Shelley o Byron, non c'era probabilmente alcun
tipo di media, solo bollettini. Potevi sentirti libero di mettere
giù ogni cosa che avevi in mente".
Non si sente libero quando scrive?
"Come ho detto, non sono abituato a sedermi
e scrivere. I miei versi vanno nelle canzoni e quelle hanno una
determinata struttura e devono conformarsi
a un preciso idioma. Non sono forme libere, non c'è modo di
buttarci dentro cose ideologiche. Non puoi
farlo in una canzone".
Eppure lei lo ha fatto.
"Se è successo, è capitato de-facto
ma non sono mai partito con questa intenzione. Forse altri lo fanno, ma
non io". Crede che la Tv e i media abbiano
ucciso la poesia?
"Oh, assolutamente. Perché la letteratura
è scritta per un pubblico. Nessuno è come Kafka, e si siede
a
scrivere qualcosa senza desiderare che qualcuno
la legga".
Tutti gli scrittori?
"Sì, certo, ma i media fanno questo
per tutti. Non puoi vedere cose più orribili di quelle che propongono
i
media. Le news mostrano alla gente tutto quello
che neanche hanno potuto sognare e anche i pensieri che
pensavano di poter sopprimere, però
li vedi e così non puoi più neanche sopprimerli. Quindi cosa
può fare
uno scrittore se ogni idea è già
esposta nei media prima che si possa coglierla e farla evolvere?".
Come reagisce a tutto ciò?
"Noi viviamo in un mondo di fantascienza nel
quale ha vinto Disney, la fantascienza di Disney. È tutta
fantascienza. Per questo dico che se uno scrittore
ha qualcosa da dire, deve assolutamente farlo. Questo è
un mondo reale. La fantascienza è diventata
il mondo reale. Che noi ce ne accorgiamo o no".
In un suo scritto, ha parlato del mondo contemporaneo come una nuova epoca di oscurità.
"L'età della pietra, mettiamola in questo
modo. Noi parliamo dell'età dell'oro, che credo sia quella di Omero,
poi abbiamo avuto un'età dell'argento,
e poi del bronzo, e c'è un'età eroica da qualche parte. Poi
abbiamo
quella che chiamiamo età del ferro,
ma potrebbe essere l'età della pietra".
Forse l'età del silicio? "Oh sì (ride), proprio così".
Ci sono mutamenti nella sua carriera. Uno di
questi è avvenuto nel pieno dei Sessanta, dopo Blonde or
blonde, quando ha avuto l'incidente in moto.
Tempo dopo è uscito John Wesley Harding, e molta gente ha
pensato che fosse un Dylan diverso. Era il
tempo di "love and peace", e il disco era completamente diverso
da tutto il resto. È stato l'incidente
a farla cambiare?
"È difficile per me sapere quando ho
preso una decisione consapevolmente o no. Ma ovviamente a quel
tempo non avevo molta voglia di uscire fuori
e suonare. Non mi sentivo parte di quella cultura".
Una volta Springsteen ha detto che Elvis aveva liberato il corpo e Dylan la mente.
"Ha detto così? Liberare la mente? È bene essere liberati da qualsiasi cosa... Tutti dovremmo pensarla così".
Non crede che ci sia una sorta di feeling religioso tra lo zoccolo duro dei suoi fans?
"Io non penso di avere uno zoccolo duro di
appassionati. C'è un po' di gente che vediamo in molti concerti...
E poi che religione sarebbe la loro? Che sacrifici
compiono e verso chi? Se lo fanno allora è vero che
abbiamo uno zoccolo duro religioso e allora
vorrei sapere dove e quando compiono sacrifici, perché vorrei
esserci anche io".
Una volta ha scritto un romanzo, Tarantula. Non sentiva una contrapposizione con la musica?
"Le cose in quel periodo correvano selvaggiamente:
non avevo mai avuto intenzione di scrivere un libro.
Avevo un manager a cui fu chiesto: scrive
tutte quelle canzoni, cos'altro scrive? Forse scrive libri? E lui deve
avere risposto: naturalmente, certo che scrive
libri, anzi, stiamo per pubblicarne uno. Credo sia stata una di
quelle occasioni in cui lui ha predisposto
tutto e così ho dovuto scrivere il libro. L'ha fatto spesso. Una
volta
mi ha proposto come attore in uno show, e
io non ne ho saputo nulla fino al giorno in cui è avvenuto.
Pensavo di dover cantare. Queste cose accadevano
ai vecchi tempi del secolo scorso".
Ci sono state fasi nella sua vita che lei considera difficili?
"Di sicuro ce ne sono state molte. Ci sono
dei momenti strani, in cui devi assumere un diverso carattere per
sopravvivere".
In quale momento, in quali anni?
"Fondamentalmente bisogna sottomettere le proprie
ambizioni in funzione di quello che hai bisogno di
essere".
Che tipo di ambizioni?
"È proprio quello che uno deve scoprire".
Qualcuno dice che è più felice
nel suo bus col quale va in tour, piuttosto che in una delle sue 17 abitazioni.
È così?
"Beh, il bus è diventato piuttosto di
lusso ora. Per come mi sento quando sono a casa, non posso dire di
non sentirmi a casa ovunque. Non desidero
qualcosa che non sia quello che al momento presente ho
davanti".
Suo figlio Jacob ha ascoltato il nuovo disco?
"Credo che l'abbia avuto da uno dei suoi fratelli. Ma non ne sono certo, sono in viaggio da molto tempo".
Com'è essere Dylan, oggi. Più facile di quanto lo fosse in passato?
"Non sono la persona giusta a cui chiederlo. È una domanda filosofica per questioni di ordine filosofico".
Lei ha dichiarato che non ama andare a riascoltare
le cose del passato. Ma questo lavoro autobiografico
non la costringe a farlo?
"Sto solo guardando il tutto da un nuovo punto
di vista. Molte cose vanno da un punto all'altro senza che
ci sia un motivo. Perché sono successe,
potevano succedere se qualcos'altro non fosse successo? E se
sembravano così brutte all'epoca, perché
hanno portato a un beneficio sul lungo termine? Mi piace scriverlo.
Ma non sono affatto scrupoloso".
Ripensando ai suoi 43 dischi, quale pensa sia
quello che ha avuto più successo dal suo personale punto di
vista?
"Successo? In realtà non li ascolto
mai! Sono sicuro che hanno tutti avuto successo a loro modo e sono
sicuro che a loro modo hanno tutti fallito".
Eppure ci devono essere dei dischi che lei ritiene migliori di altri.
"Non li ascolto perché non penso che
le canzoni siano state perfezionate. Spesso pensavo che una canzone
non fosse stata registrata bene, o almeno
non nel modo in cui l'ascoltavo nella mia testa. Sei o sette mesi
dopo la canzone veniva pubblicata così
com'era, da gente di cui mi fidavo. È successo troppe volte. Mi
è
stato chiesto, come fai essere un così
cattivo giudice del tuo materiale, non metti le cose migliori. Non so chi
può giudicare cosa è meglio,
io non giudico il materiale, piuttosto amo inserire alcune cose. È
capitato con
l'album Time out of mind. Non era registrato
particolarmente bene, ma per fortuna non è stato pubblicato
subito, e così ho potuto registrarlo
da capo. Ma anni fa non sarebbe mai potuto accadere".
Per questo nuovo album non c'è un produttore. Come mai?
"Quando lavori con un produttore, lo sai che
può portarti in quella o quell'altra direzione se non sei
particolarmente determinato. Molti miei dischi
sono stati alterati. Spesso i produttori e i tecnici sono
prigionieri del mito. Non pensano a come realmente
le mie cose dovrebbero suonare. Quando suono dal vivo
la gente dice: ma le canzoni non suonano come
nel disco. Naturalmente no, anche perché non erano state
incise nella maniera giusta".
Nel nuovo album la sua voce sembra più scura del solito.
"Credo che non sia mai stata registrata in
modo più accurato. Non credo di aver cantato meglio che in
passato".
Pensa che sia difficile registrare la sua voce?
"Non credo. Anche se mi sembra che nessuno
l'abbia capito. Per il nuovo disco ho trovato un giovane
tecnico che ha capito. Non ho bisogno di effetti
o trucchi. Il fatto è che la mia voce va su e giù, è
irregolare, e
sovverte i sistemi classici di registrazione.
Ma in realtà credo che la via giusta sia la più semplice.
Basta una
registrazione analogica, realistica".
Pensa che ci siano preconcetti su certe voci come la sua e quelle di Lou Reed o Cohen?
"Credo che la voce di Leonard sia facilmente
comprensibile perché il suo raggio vocale è basso e lineare.
Lou ha un suo modo di cantare e parlare allo
stesso tempo. La registrazione non dovrebbe essere un
problema"
Sembra che il suo pubblico stia crescendo.
Ci sono molti giovani che ascoltano i suoi concerti, oltre ai
vecchi fan?
"Non credo che ci siano molti vecchi fan. Il
fatto è che la gente della mia età muore, o cambia vita.
A un certo
punto della vita partono nuove problematiche,
la famiglia i figli, altre priorità rispetto all'intrattenimento".
Si considera un intrattenitore?
"No, ma devo confrontarmi col mondo dell'intrattenimento".
Pensa di andare a trovare George Harrison?
"Sono in contatto con lui, ma ora non ho tempo. Se ne avrò la possibilità, lo farò".
Crede che il gruppo dei Traveling Wilburys nel quale lei era insieme a Harrison potrà tornare?
"Chi può dirlo? È difficile da sapere".
Quando va sul palco ha in mente a chi si rivolge?
"Sì, io suono per la gente che è
più lontana in platea. Non guardo chi mi sta di fronte, perché
di solito è la
gente che ritrovo a ogni concerto. A loro
il concerto piacerà in qualsiasi caso".
Dopo tanti anni lei ancora va in giro per concerti. Qualcuno l'ha definito il never ending tour.
"Mi irrita sentir parlare di never ending tour.
Naturalmente ogni cosa deve finire. Ciò che ci lega tutti e ci
rende eguali è la mortalità.
Le cose devono avere una fine".
Riflette spesso sulla morte?
"Non direi spesso, ma certamente mi succede quando la gente che mi è vicina scompare".
E sulla sua mortalità?
"Beh, posso vedere me stesso negli altri, questo
è il modo in cui posso rifletterci sopra. Non ci penso più
di
quanto non facciano tutti. Non appena una
persona entra nel mondo è vecchia abbastanza per lasciarlo".
CORRIERE DELLA SERA
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=SPETTACOLI&doc=DYLAN
Ancora una svolta per Bob Dylan
Esce «Love and Theft», quasi un musical tra ottimismo e grinta rock
«Non puoi ripetere il passato»,
dice lei. E lui risponde «Non puoi? Che significa non puoi? Certo
che puoi!»:
questo dialogo, che appare in «Summer
Days» può essere la chiave di lettura di «Love and Theft»,
il nuovo
sorprendente album di Bob Dylan, nei negozi
da lunedì. Sorprendente perché Mr. Robert Zimmermann,
all'indomani del suo sessantesimo compleanno,
si scatena in una sequenza di canzoni allegre, ottimiste, facili
e ballabili che affrontano una serie di generi
tipicamente americani come il vaudeville, il country, il blues
tradizionale con atmosfere rockabilly con
frequenti richiami anni Quaranta e Cinquanta. Insomma fine dei
lamenti, dell'acidità, del misticismo.
Un disco spiritoso, quasi un musical a stelle e strisce, destinato a
soddisfare gli esperti e anche il grande pubblico
( Rolling Stone , la «bibbia» del rock commerciale, gli
assegna 5 stelle). «Love and Theft»
offre storie d'amori difficili o senza futuro, in un'America popolata di
borseggiatori, bettole per ubriaconi, spogliarelli
e bancomat. Ma niente denuncia, e tanta indulgenza, tipica
di chi conosce troppo bene il passato per
farsi spaventare da qualsiasi forma di futuro. In questo carnevale
felliniano la sua voce è roca, artificiosamente
invecchiata, ma nello stesso tempo piena e generosa, come
appare evidente in «Lonesome Day Blues».
L’ironia comincia già nel titolo, mutuato
da un saggio pubblicato a metà degli anni 90 dallo studioso Eric
Lott - «Love and Left: Blackface Minstrelsy
and The american Working Class (Race and american Culture)»
- sul rapporto amore-odio fra la cultura nera
e quella bianca, la cultura alta e la cultura bassa, sfociato,
secondo l'autore, in una «nerizzazione»
più o meno strisciante di tutta la cultura americana (e Bob non
teme
di sporcarsi le mani dandosi anima e corpo,
per una volta, a uno stile molto popolare). In perfetta sinergia,
come non accadeva dai tempi della Band, con
i musicisti, fra i quali il tastierista Augie Meyers e i chitarristi
Charlie Sexton e Larry Campbell.
Si parte con «Tweedle Dee & Tweedle
Dum», country, ma con un pizzico di angoscia che non guasterebbe
in un film di Tarantino. Poi un Dylan vecchia
maniera, «Mississippi», ballata struggente nelle atmosfere
e nei
versi («I tuoi giorni sono contati e
così sono i miei, Ho bisogno di qualcosa di forte per distrarre
la mia
mente... ti guarderò finche i miei
occhi non diverranno ciechi»). Dopo la già citata «Summer
Days», revival
rock and roll, la romantica «Bye And
Bye», con una significativa citazione di «Blue Moon».
E ancora
«Lonesome Day Blues», trascinante
e aggressiva. Altro Dylan doc in «High Water» una delle tante
storie
d'amore a non lieto fine dell'album («Butta
i tuoi pantaloni fuori bordo, non rischiare per me, non vedi che
sto affogando anch'io») mentre «Moonlight»,
soave, sussurrata, sembra uscita dalla Parigi degli anni Trenta
come certe canzoni di Paolo Conte. L'uso della
slide guitar conferisce una pennellata retrò alla frizzante
«Honest with Me», mentre «Po’
Boy» inserisce una punta di humor ebraico con un ragazzo che, ospite
del
Palazzo della Tristezza, chiama il «room
service» e chiede: «Mi mandate su una stanza?».
Finale col blues elettrico «Cry a While»
e con la sentimentale «Sugar Baby» dove, a una donna che non
vuol aprire gli occhi sull'amore dice: «Sei
andata avanti per anni senza di me, puoi continuare così».
Per la
prima volta nella sua carriera Dylan ha accettato
di apparire in uno spot che reclamizza il disco. Sulle note di
«Tweedle Dee & Tweedle Dum»,
lui stesso gioca a poker con altri in un clima molto teso.
Mario Luzzatto Fegiz
UNITA’
Il ritorno al futuro. La quarantatreesima svolta
di Dylan
di Roberto Brunelli
http://www.unita.it/dy_notizie_inc.asp?articolo=HP4
Dylan ha ammazzato la storia. Si è fatto
crescere dei baffetti assurdi, un po’ da criminale di seconda tacca:
piegato sulla chitarra, con un cappello bianco
in testa, canta con una voce che è sempre più un paradosso,
rauca e levigatissima, dolce e cubista. È
un cowboy ebreo, un crooner-filosofo, un rocker di sessant’anni,
che estende al suo massimo limite possibile
la proiezione del tempo, un concetto per cui lo spazio di oggi è
impregnato di passato e il passato assume
significato a seconda di quello che è il nostro presente. In barba
al monumento del menestrello, del poeta, di
quello che volete.
Ieri, oggi, domani, quarantatrè dischi
alle spalle, sessant’anni compiuti a maggio, dodici nuove canzoni:
lunedì prossimo troverete nei negozi
il nuovo disco di Bob Dylan. Il titolo è "Love and theft", amore
e furto.
E ancora una volta mr tambourine man fa una
giravolta su se stesso, cambia tono, cambia voce, cambia
registro, ancora una volta si fa storia, ancora
una volta incarna la mitologia della canzone popolare
americana. È lo «spirito della
terra» che aleggia in questo cd, il primo da "Time out of mind" (che
nel 1997
sorprese tutti vincendo tre Grammy award tra
cui quello di miglior disco dell’anno), il primo da quando Bob
ha vinto il tardivo Oscar per Things have
changed.
Proprio perché Dylan è talmente
impregnato di mitologia, proprio perché è una tale «galassia
di significati»,
come ha scritto qualcuno, diventa sempre più
difficile parlare di Dylan, di un suo nuovo disco: è diventato
rituale dire ogni volta che spiazza tutti,
che gioca con la propria immagine, che si fa beffe della propria
mitologia ingigantendola sempre di più,
che irride la filosofia che si fa intorno alla sua icona, intorno alla
sua
storia, intorno alla sua musica, che esistono
uno, cento, mille, centomila Dylan.
Di certo c’è solo che Dylan, con "Love
and theft", smentisce e al tempo stesso conferma il precedente "Time
out of mind": lo smentisce abbandonando il
tono crepuscolare, dolente, duro, del lavoro del ‘97 e tuffandosi
in un viaggio nel tempo che è sì
dolcemente melanconico, ma in qualche modo leggero, cristallino, fluido,
andando a scavare negli anni trenta, quaranta,
cinquanta, nel country e nel folk, nel blues del Mississippi (i
riferimenti di oggi sono alcune gemme apparentemente
meno gloriose di quelle dell’era visionaria e
fulminante dei primi anni sessanta - tipo
"Visions of Johanna" o "Like a Rolling stone" - sono piuttosto
l’album Nashville Skyline oppure quel capolavoro
a lungo tenuto nel cassetto che era la canzone "Blind
Willie McTell). "Love and theft" invece conferma
"Time out of mind" da un altro punto di vista: Dylan era la
rivoluzione negli anni sessanta, si è
reinventato nei settanta, era in crisi negli anni ottanta, è rinato
nei
novanta, e con questi ultimi due dischi ha
posto le basi per un’evoluzione completamente nuova, che
riguarda le età del rock: il quale,
essendo nato come fenomeno musicale e culturale «giovane»,
sta
imparando oggi a fare i conti con il fatto
che sta invecchiando. Sta reinterpretandosi affondandosi
coraggiosamente nelle proprie radici, nelle
radici del suo paese, che è la mamma del rock. Il fatto, però,
è che
l’intuizione di quel che sta compiendo oggi
Dylan l’aveva già avuta quando i suoi colleghi erano convinti
(anche a ragione) che il loro presente, ovvero
gli anni sessanta, fosser il futuro, e cioé nel ‘68 e nel ‘69, con
gli album "John Wesley Harding" e "Nashville
Skyline" (nota bene: la foto del retro del cd ne «cita» la
celebre copertina). Che rappresentavano sì
uno sguardo al passato country, ma con un’ottica che
successivamente si sarebbe definita, prosaicamente,
«postmoderna»: è lo sguardo che cambia, e lo sguardo
è quello di uno che ha conosciuto la
psichedelia e la «ribellione», di uno che ripulisce la propria
memoria, fa
fuori la propria mitologia, ci spiega (con
una lucidità che non è propria dei suoi coevi) che tutto
quello in cui
abbiamo appena iniziato a credere tutto sommato
è soffiato nel vento.
Ma a quei tempi era ancora un’operazione «mediata»:
sentimentale, poetica, ma mediata. Oggi il cantore di
Duluth, l’inventore di leggende, il filologo
e teologo Dylan, cerca di incarnarsi nel passato, vuole «essere»
il
passato, vuole abbattere il muro, lo schermo,
che separa l’artista dalla storia che sta raccontando. Non solo:
in questo modo Dylan fa acquisire al presente
del rock (o chiamatelo come volete) una «quarta dimensione»,
una profondità nuova, più viscerale,
abbatte il muro che c’è fra lui, che nell’83 cantava le gesta del
grande
bluesman Blind Willie McTell, e il medesimo
Blind Willie McTell. Come dire: io non sono più un interprete
della storia. Io sono la storia. Attenzione,
non è presunzione. È il contrario. Dylan ci dice: buttate
a mare
tutto, tutto il bla bla, io non sono il dio
della canzone d’impegno o un visionario creatore di mito, io sono
solo un vecchio arnese che canta all’angolo
della strada.
Per far questo lascia per strada l’amico produttore
Daniel Lanois, quello a cui dobbiamo le sofisticazioni di
"Time out of mind", si affida al più
pragmatico Jack Frost, si circonda (oltre che dei più solidi basso
batteria
chitarra della sua storia) di violini, banjo,
mandolini nonché da un leggendario organista come Augie
Meyers, e ci fa sprofondare in alcune delle
composizioni più maliosamente dolci, melanconicamente allegre
che mai siano comparse nell’immenso universo
dylaniano: blues swingati come "Moonlight", un rock’n’roll
spudoratamente vecchio che sembra uscito dai
più ruminanti anni cinquanta come "Summer days", questa
specie di versione più levigata di
"Highway 61" che è "Honest with me". Qua e là arriva a sfiorare
suggestioni ragtime ("Bye and bye" e "Floater"),
ma è il country la vena forte dell’album: "Tweedle dee &
tweedle dum", che apre il cd, è un
country quasi filosofico, che subito ci fa capire in che pianeta siamo
capitati: lunare, irridente, sottilmente beffardo.
È tutto impressionantemente lieve,
ingannevolmente spensierato epperò energico: è "Mississippi"
il pezzo
che metterà d’accordo tutti (un capolavoro),
un country-blues dall’andamento distaccatamente maestoso
che fa venire vari tuffi al cuore, eseguito
come se Dylan avesse «disarmato» "Like a rolling stone" facendola
scivolare lungo un lungo fiume di campagna.
E poi, al capitolo dieci del romanzo Amore
e furto (il furto si riferisce agli antichi repertori saccheggiati?)
arriva "Po’ boy" (che i veri dylaniati già
da qualche settimana si sono scaricati dal sito bobdylan.com, così
come il bizzarro spot girato per promuovere
l’album): la voce di Bob diventa lucente e malinconica come mai
(no, non è più il ringhio cupo
di "Lovesick"), si apre, facendoci conoscere nuove vibrazioni dylaniane,
appoggiandosi sulle dolci colline disegnate
dall’arpeggio di una chitarra che sembra fatta di crema. È
speziata, "Po’ boy", crudele e romantica,
aerea: ma non ha niente di teatrale, non è una messinscena tinta
di
blues, non è Bob Dylan che finge di
cantare una vecchia canzone. "Po’ boy", scritta oggi, è una vecchia,
vecchissima, antica canzone: Dylan non ha
reinventato il tempo. L’ha annullato. Ieri è oggi, ieri è
domani. Il
rock non ha più età: il vecchio
Bob ha compiuto il suo prodigio
LA STAMPA
http://www.lastampa.it/Search/Giornale/home.asp?PG_ID=226419&TxT=bob%20dylan.
DODICI BRANI NELL’ULTIMO LAVORO DEL CANTAUTORE,
ODOROSO DI APPALACHI E DI BANJO, INTRISO DI
ROMANTICISMO E PROFONDE MALINCONIE AUTUNNALI
BOB DYLAN, canzoni per stupire ancora
Marinella Venegoni
Venderà quel che può o quel che
vuole, «Love and Theft» (amore e furto) di BOB DYLAN che esce
lunedì
prossimo. Di moderno dentro non ha proprio
nulla: e cosa volete mai, che BOB DYLAN si butti nell’hip hop
o nell’elettronica? No, il quarantatreesimo
disco del vecchio vate di Duluth è antico anzi eterno; è
polveroso,
odoroso di Appalachi e di banjo e di Delta
Blues, intriso di romanticismo, di gelosia e di profonde malinconie
autunnali. Si ascolta come un volume di racconti
ed è semplicemente bellissimo. Ma naturalmente, essendo
Dylan (con tutto il rispetto) un mascalzone,
dei testi che come piccoli romanzi visionari prendono corpo e
vita attraversando folk e blues, country e
rock, nei risvolti di copertina non c’è una riga. Chi può,
vada a
leggerseli al sito www.expectingrain.com.,
magari ascoltando il disco; pratica di solito sconsigliata, però
con
il vecchio Bob si viaggia per le praterie
di storie splendidamente raccontate, senza tempo e sempre uguali
come la vita. La voce rauca, a tratti cartavetrata
ma stranamente disponibile al mondo, è meno scoscesa del
solito, addirittura quasi comprensibile. La
sfilata dei dodici brani si apre con una citazione di Lewis Carrol e
si chiude con una di Frank Sinatra. Musica
e letteratura sono espliciti e ripetuti punti di riferimento, ma è
spiazzante trovare Frank Sinatra in un disco
di Dylan. C’è proprio il verso «city that never sleeps»,
(«Chicago»), nella rock ballad
«Honest With Me» (che ha poi liriche folgoranti come «le
mie memorie
potrebbero strangolare un uomo»), mentre
il finale di «Sugar Baby» è una citazione da «The
Lonesome
Road» di Old Blue Eyes: «Alza
gli occhi, scegli il tuo Dio prima che Gabriele suoni il suo corno».
E anche
questa finisce per essere solo l’ultima delle
tante frasi che alludono a un tempo che corre e di cui s’intravede
la fine. «Tweedle Dee & Tweedle
Dum», che apre l’album, rimanda al titolo di un capitolo di «Alice
dietro lo
specchio» di Lewis Carrol: un rockabillino
frizzante nel quale due emarginati agresti prendono un tram che si
chiama desiderio e faranno fortuna. «Mississippi»,
il secondo brano, è l’unico edito, già cantato da Sheryl
Crow: ed è anche il più contemporaneo
come suoni, perché Bob sceglie poi sempre altre strade: un r’n’r
d’epoca per «Summer Days», in
cui c’è un accenno alle stanze (ovali) del potere quando canta «Il
politico ha
le scarpe da jogging/ Correrà per l’ufficio,
non ha tempo da perdere». «Bye and Bye» invece ha dentro
un
pezzo di «Blue Moon», ed è
l’ironica storia di un innamorato maturo: «Il futuro per me appartiene
già al
passato/ Sei il mio primo amore/ E sarai l’ultimo».
Nelle due parole che ha scambiato con «Usa Today»,
Dylan dice di pensare a questo album «come
a un greatest hits senza ancora gli hits», e disdegna ogni altro
commento: ma ve lo vedete Dylan che racconta
le proprie malinconie? Meglio godersele mentre emergono,
disperate, nel blues tradizionale «Lonesome
Day Blues» («Vorrei che mia madre fosse ancora viva»),
o nella
ballad con violini «Floater» che
ci porta nelle orecchie certo Paolo Conte: qui c’è una discussione
tutt’altro
che pacata fra Giulietta e Romeo, e più
tardi in «Po’Boy» (povero ragazzo) arriverà Desdemona
a confessare
ad Otello di avergli fatto bere il vino avvelenato;
ma c’è pure Don Pasquale, nel blues «Cry A While», che
batte con lo stivale un segno di tradimento.
«High Water» è un omaggio al bluesman dei 30 Charlie
Patton,
con nel testo citazioni di un altro padre
del blues, Robert Johnson. Ma il brano più inatteso è «Moonlight»,
di raro romanticismo su un sogno d’amore agreste:
«Il viale dei cipressi/ la danza degli uccelli e delle api/ I
petali che brillano bianchi...incontriamoci
al chiaro di luna». Vecchio Dylan, s’è pure tolto la scorza
RECENSIONE DI ROCK-OL
http://www.rockol.it/recensione.asp?idrecensione=1815
Bob Dylan
LOVE AND THEFT
Columbia
Un Dylan d’altri tempi come questo non si era
mai visto. 12 canzoni letteralmente “out of time”, fuori dal
tempo, lontane dal presente musicale e fuori
da ogni moda.
Che Dylan se infischiasse di tutto e di tutti,
che fosse un bastian contrario a cui piace spiazzare il pubblico
era cosa nota. Qualcuno si ricorderà
la svolta elettrica, la svolta country, la svolta mistica, e potremmo
andare avanti per un po’. Questo disco è
“la svolta swing/blues”? Non proprio, è difficile parlare ancora
in
questi termini del sommo vate del rock. Ormai
è letteralmente su un altro pianeta.
“Love and theft” ha colto e coglierà
di sorpresa un po’ tutti. E’ stato annunciato dallo stesso Dylan con un
paio di inaspettate interviste un paio di
mesi fa, ed ha suscitato parecchia curiosità. Qualcuno l’aveva
definito "Nashville skyline" parte due, ovvero
una ipotetica continuazione di quel lavoro che, alla fine degli
anni '60, segnò una (temporanea) svolta
country di Dylan. Il disco, invece, è una conferma quasi letterale
delle parole che Dylan, per una volta meno
criptico del solito nelle sue affermazioni, disse al quotidiano
statunitense U.S.A. Today lo scorso 16 luglio:
“Tutte le canzoni sono variazioni sul tema delle 12 battute e
su melodie basate sul blues. La musica in
questo caso è una griglia elettronica, mentre i testi sono la
sotto-struttura che tiene tutto insieme”.
Di elettronico, ovviamente, non c'è nulla in questo disco, come
peraltro era facile prevedere. Per il resto
si tratta di melodie decisamente retrò, liricamente strutturate
sulla
forma della ballata blues e country, ricche
di citazioni letterarie: dal “Il Grande Gatsby” di Francis Scott
Fitzgerald (la frase “you can't repeat the
past”, “non puoi ripetere il passato” ripresa in “Summer days”), a
Sheakespeare (Otello e Desdemona, in “Po’
boy” e e Romeo e Giulietta in “Floater”).
Senza colpo ferire, Dylan passa dal blues
(“Honest with me”, “Cry awhile”, "Lonesome day blues") al
rockabilly ("Tweedle dee and tweedle dum",
“Summer days”), dal country (“High country”, “Po’ Bo” allo
swing (“By and by”, “Moonlight”), esplorando
territori praticamente mai battuti nella sua lunga carriera. Un
plauso, in questa cavalcata, va alla band,
che è quella che l’ha accompagnato recentemente nel suo “Never
ending tour”. Larry Campbell, David Kemper,
Tony Garnier e Charlie Sexton, con l'aggiunta del tastierista
Augie Myers. “Love and theft”, insomma , non
rappresenta nessuna svolta, ma solo l’ennesima grande
conferma di un artista che, dopo quasi quarant’anni
di carriera, non ha ancora smesso di cambiare e di
stupire.
Tracklist:
"Tweedle dee and tweedle dum"
"Mississippi"
"Summer days"
"By and by"
"Lonesome day blues"
"Floater"
"Highwater (for Charlie Patton)"
"Moonlight"
"Honest with me"
"Po' boy"
"Cry awhile"
"Sugar Baby".
NB: il disco esce in anche una versione digipack
limitata con un secondo CD, che contiene due inediti,
entrambi registrati nei primi anni ’60: “I
was young when I left home” (1961) e una versione inedita di “The
times they are a’changin” (1963).
KWMUSICA
http://kwmusica.play.kataweb.it/kwmusica/pp_scheda.jsp?idContent=75909&idCategory=2028&vban=sm
DYLAN, GRAN DISCO TRA RADICI E FUTURO
In Love And Theft Bob attinge con umiltà
alla tradizione per ridarle freschezza coi sentimenti universali delle
sue canzoni
di John Vignola
Dopo quattro
anni esce finalmente il nuovo abum di Bob Dylan: in Love And Theft si respira
la
povere degli "incroci" che furono e nello
stesso tempo si vive la curiosità del presente senza i
cedimenti che qualcuno aveva temuto. L'artista
affronta quelle che lui stesso ha definito
"variazioni melodiche basate sul blues, sulle
dodici battute" con il piglio di chi vuole ancora
scoprire qualcosa. Chi ha visto almeno uno
dei suoi concerti estivi - per esempio quello di
Roma - sa bene cosa intendiamo: la noia non
alberga, in questo momento, nello spirito di Mr.
Zimmerman, piuttosto c'è la ricerca
di una nuova voce da dare alla tradizione. Tradizione, sia
ben chiaro, è un termine usato assolutamente
"a posteriori", nel senso che non c'è arida filologia
fra i solchi di Love And Theft, ma uno sguardo
ben aperto sui suoni americani degli ultimi
sessant'anni almeno. E' un tentativo di stilizzare
lezioni importanti, dal folk al country, in qualcosa
che abbia ancora una sua dignità essenziale,
lontana dalla maniera o dal riciclo puro e semplice,
e accresciuta da un canto che ci è
sembrato assai più lirico e vibrante degli ultimi tempi.
Questioni cruciali, che nelle mani di una figura
chiave della musica popolare del Novecento non
possono che prendere una svolta interessante.
Sfruttando al meglio la band che lo accompagna
sul palco (Larry Campbell alla chitarra, violino,
banjo, mandolino; Charlie Sexton alla chitarra;
Tony Garnier e David Kemper a basso e batteria,
con il valore aggiunto del celebre tastierista
texano Augie Meyers e la produzione di Jack
Frost), Dylan ravviva le sue memorie in una
scorribanda che tocca i crocicchi degli anni
Trenta, la forma canzone pura e semplice, una
specie di swing elettrico che si conficca
nella parte centrale dell'album. Rispetto però ad altri
dischi, qui il piglio è inevitabilmente
più frizzante e meno crepuscolare: l'energia quasi "live" che
colpisce su canzoni come Summer Days, un vero
e proprio stomp su chitarra alla Charlie
Christian (precursore nell'utilizzo dello
strumento), oppure nell'avvio alla Bo Diddley di
Tweedle Dee & Tweedle Dum, abbatte qualsiasi
paragone stretto.
In Love And Theft si trova soprattutto una
grande forza espressiva, su forme non elaborate
all'eccesso. "I testi sono sostanzialmente
serviti a tenere insieme le musiche, sono stati una
specie di sovrastruttura, di percorso agile
verso le melodie", ha dichiarato il Nostro, e in effetti
la sensazione di un fluire felice da un'idea
all'altra, da un pezzo all'altro, caratterizza ogni
momento del Cd. Messe da parte alcune inevitabili
"revisioni" personali, Dylan sembra ritrovare
la forza visionaria degli esordi, come dimostrano
una Lonesome Day Blues splendida,
involontario omaggio ai fasti di Highway 61
Revisited, Floater (Too Much To Ask), la
polverosa High Water, il refrain di Po' Boy.
Tutto questo accade proprio perché
una leggenda del songwriting di ogni tempo si "dimentica"
del tutto di esserlo e scende ad attingere
dal fiume della musica statunitense con la giusta, umile
attitudine. Il risultato è un insieme
di canzoni che, siamo sicuri, reggerà bene l'ingiuria del tempo,
in virtù soprattutto di una semplicità
felice, concentrata sulla trasmissione di emozioni universali
attraverso un linguaggio lirico e diretto.
Di queste sonorità c'è ancora bisogno, se non altro per
ricordare qual è la differenza fra
un prodotto industriale e un manufatto garantito a vita.
Nota - Dell'album verranno stampati e messi
in circolazione pochi esemplari con materiale inedito e foto rare
di Dylan. Ci sarà I Was Young When
I Left Home, registrata prima del 1961, e una versione alternativa di
The Times They Are A-Changing del 1963.
(7 settembre 2001)

IL MATTINO di Napoli
http://www.ilmattino.it/index.htm
LA LEGGENDA
DEL ROCK
Federico Vacalebre
Forse ha ragione un suo biografo, Curtis Heylin,
quando dice che oggi Bob Dylan è un reazionario, forse
sarebbe meglio dire un conservatore, che vorrebbe
che l’orologio della storia tornasse indietro di
trenta-quarant’anni, riportandolo ai giorni
in cui aveva ancora un sogno, in cui inseguiva ancora la risposta
che soffiava nel vento. Forse è per
questo che il neosessantenne Robert Allen Zimmermann negli ultimi
tempi ha frequentato così volentieri
i suoni di un’America che non c’è più: quella del folk, quella
del blues,
quella del country, forse anche quella del
rock che credeva ancora di essere anelito di cambiamento e voce
di rivoluzione e non puro business. Il nuovo
album di sua maestà Dylan, «Love and theft», nei negozi
da
martedì, segue infatti un percorso
coerente iniziato all’alba degli anni Novanta col ritorno al futuro di
«Good
as I been to you» e «Word gone
wrong» e proseguito col tributo a Jimmie Rodgers che segnò
nel ’97 il
debutto della sua etichetta personale, la
Egyptian (a proposito, che fine ha fatto?).
«Love and theft», però,
mette da parte i classici, anche se misconosciuti, dell’american music
per provare a
rifondarli: il quarantratreesimo album di
mister Tamburino sembra infatti frutto di un gap temporale, quasi
fosse il regalo di un viaggiatore nel tempo.
Dodici brani nuovi di zecca che sembrano scritti subito prima o
subito dopo la Grande Depressione, blues vigorosi
e languide melodie alternate con precisione sistematica
pensando alla colonna sonora che accompagnò
l’educazione sonora del giovane Bob in Minnesota.
Insomma, Dylan confonde le acque mischiando
passato e presente, riscrivendo le sue origini ed
esercitandosi come sempre nel mestiere di
stupire e provocare l’esercito dei suoi fans. Questa volta, ad
esempio, lo vediamo giocatore di poker nello
spot voluta dalla Columbia per lanciare l’album sulle note di
«Tweedle Dee e Tweedle Dum».
Musicalmente parlando, non c’è nulla
di nuovo, eppure il disco avvince, convince, travolge e richiama alla
memoria la sbornia country di «Nashville
skyline», ma anche un capolavoro come «The basament tapes»:
Larry Campbell, Charlie Sexton, Tony Garnier
e David Kemper non sono The Band, ma ormai accompagnano
da anni Dylan in tour e riescono ad assecondarne
alla perfezione i desideri. Chitarre slide, riff affilati ed
affamati come alligatori del Delta, ma anche
violini e banjo che piangono come per una festa di piazza
hillibilly, e poi l’organo e la fisarmonica
del texano Augie Meyers.
E poi la sua voce, la Voce più inconfondile
del rock. Voce che non vuole essere più il megafono di nessuno
(non ci sono i testi, naturalmente, nel libretto
del cd), e così preferisce raccontare col piglio nasale di un cane
della prateria preso in trappola storie private
piuttosto che ansie collettive. Voce che non vuole più essere
politica eppure lo ridiventa confessando l’inattualità
a cui è costretto il premio Oscar che un tempo era
convinto che le cose dovessero cambiare e
ora si limita a constatare che sono cambiate, anche se non
proprio come voleva lui. Voce che si riscopre
improvvisamente romantica sulle sponde del «Mississippi»,
alle prese con un addio amoroso («Bye
bye», con quei dolorosi versi da nonnetto rock che si accorge di
come il futuro inizi ad assomigliare al passato),
o improvvisamente disposta a rispolverare persino i tormenti
di una Giulietta e di un Romeo d’altri tempi,
magari quelli dei dischi di Leon Redbone, forse anche quelli del
Tom Waits di «Blue Valentine»
e a innalzare un’ode alla luna piena («Moonlight»). Old time
music educata e
retrò («Po’ boy»), quasi
un sfottò per i sessant’anni compiuti in maggio, ma mitigata da
versi assassini che
ci riconsegnano il rocker aggrovigliato nel
suo blu preferito, quello dei blues ironici, deliranti come un
incubo di Bosch.
Ma «Love and theft» è anche,
anzi soprattutto, un pugno di bluesoni tirati, saltellanti come «Tweedle
Dee e
Tweedle Dum» e «Honest with me»,
chitarre elettriche che fanno incetta d’emozione per i giorni solitari
(«Lonesome day blues»), un omaggio
a Charlie Patton («High water», fantastica).
IL MESSAGGERO
http://www.ilmessaggero.it/indexmsgr.htm
L’album arriverà nei negozi lunedì prossimo
di MARCO MOLENDINI
ROMA - Evidentemente i sessant’anni fanno bene.
Come rinfrescato e rigenerato, dopo un tour
da spettacolo (di musica e nient’altro, ma
che musica) Bob Dylan si fa ascoltare in un disco
decisamente felice e ispirato. Eleganza, estro,
sulla linea dorsale di un country blues
piacevolissimo che alterna acustico ed elettrico
fra testi colti e citazioni (Shakespeare e Scott
Fitzgerald), omaggi (al blues di altri tempi),
riscoprendo il gusto di fare melodia o di cantare
morbide ballad accompagnate dalle spazzole
della batteria, oppure di avventurarsi in un
rock’n’roll vecchia maniera.
Sì, è proprio un gran bel disco
questo Love and theft, il quarantatreesimo nella carriera di Mr.
Zimmerman: dodici pezzi pieni di nostalgie,
di riferimenti, di ricordi senza falsi pudori, incisi
come dal vivo con la band che l’ha accompagnato
nel tour estivo (ascoltato anche in Italia):
Larry Campbell, David Kemper, Tony Garnier
e Charlie Sexton, con l'aggiunta del tastierista
Augie Myers). Del resto gli ultimi anni per
Dylan sono stati un continuo tour,
quattrocentocinquanta concerti in quattro
anni a cui, dal 5 ottobre, si aggiungerà un nuovo giro
americano. E, guardacaso, il disco suona come
una colonna sonora radiofonica di un viaggio
nell’America profonda.
E’ una fase felice per il cantautore americano,
ha riscoperto la felicità di far musica, si tiene
lontano da ogni insidia consumistica, fa dischi
con il contagocce, l’ultimo Time out of mind era
del ’97, e costruisce musica semplice, diretta,
senza trucchi, frutto dell’ispirazione, ma anche del
mestiere sopraffino di un musicista che ha
cavalcato a modo suo quattro decenni lasciando
un’impronta inedelebile. Un disco nudo e crudo,
questo, Love and theft (accompagnato da
una copertina assai scarna: solo i credits
e i titoli dei brani), ma che ha tutte le carte in regola per
essere un best seller, perchè risponde
alla sete di musica autentica e viva che c’è in giro e
perchè tiene lontani i sintomi di stanchezza
e ripetitività che minacciano la salute dell’industria
musicale.
Dylan c’è. Al meglio. E, probabilmente,
lo sa anche lui. Lui che non ama mostrarsi, che non ha
mai sorriso, e stavolta si fa ritrarre nel
retrocopertina in un primissimo piano con cappello e uno
sguardo penetrante ma morbido, conciliante.
E’ il nuovo Dylan, che stavolta accetta perfino di
recitare in un clip che accompagna il disco:
una pubblicità, della durata di un minuto, supportata
dal brano che apre il cd, Tweedle dee &
tweedle dum, e mostra il signor Zimmerman mentre
gioca a poker con il leggendario giocatore
di carte Ricky Jay.
Fra i dodici pezzi (svariati sono stati anticipati
da internet) ce ne sono alcuni indimenticabili,
come la splendida ballad Moonlight, così
romantica da ammorbidire la voce aspra di Dylan
che, col tempo, è diventata più
pronda e scura. Trascinante e divertente è Summer days, un
rock ’n’ roll all’antica che Bob canta senza
sudare, eppure con grande efficacia, facendo
scivolare le parole dove c’è anche
un sofisticato riferimento letterario: la frase «you can't repeat
the past», non puoi ripetere il passato,
ripresa dal Grande Gatsby di Scott Fiztgerald. La
swingante Bye and bye, un old fashion che
ricorda tante vecchie canzoni. Vecchio stile è anche
la country song Floater, dove il riferimento
letterario stavolta è a Romeo e Giulietta. Ma ci
sono anche la delicata Po’ boy, i blues classici
Highwater, dedicata a un chitarrista del Delta
del Mississippi degli anni trenta, Charlie
Patton e che nel testo cita il blues singer Big Joe
Turner, Lonesome day blues, Cry a while, Mississippi
blues.
Love and theft del sessantenne Bob Dylan,
arriverà nei negozi lunedì prossimo. Primo di una
serie di album realizzati da veterani dai
capelli grigi (sono grigi anche se se li tingono) come
Leonard Cohen, Tom Waits, Mick Jagger, Elton
John e Paul McCartney.
IL SECOLO XIX
Il poeta rock dedica il nuovo album “Love and
Theft ”agli standard musicali che hanno
segnato un’epoca
Dylan, l’Americano
Dylan in stato di grazia, rende omaggio all’America
della sua infanzia. Una musica
travolgente,un disco che piacerà anche
a chi non ama il rock
Così, il suo volto è cambiato.
Le rughe e il tempo hanno restituito il viso enigmatico,
scarnificato, assorto del Dylan giovane.Una
leggenda blues, come quella di Robert Johnson,
direbbe che Dylan ha incrociato il diavolo,
a uno dei mille incroci i campagna, giù nel profondo
sud degli States.E se non è stato durante
uno dei suoi interminabili tour in bus, se non è stato
mentre attraversava un ponte coperto i lamiere,
bruciate dal sole, allora è stato nell’inferno dei
ricordi. Che affollano un poeta e i vecchi.
L ’11 settembre, martedì prossimo, esce in tutto il
mondo Love and Theft, 43° album di Bob
Dylan. Amore e furto. Ma non c’è regola nello
scambio d’amore:“Non nutro altro che affetto
per chi ha navigato con me ”. Ci sono 12
canzoni in questo disco, un’elegia sulla vecchia
America, su quella degli anni Quaranta, che
Dylan ricorda da bambino. Non c’è retorica,
ma letteratura, in una rivisitazione brillante i vecchi
standard, poeti delle serenate, vecchi patrioti
senza dollari, gente perbene che non ha mai
guardato oltre il Grande Cielo, perché
quel cielo era così grande da illuminare qualsiasi
speranza. A 60 anni, Dylan è Melville,
Steinbeck ed Hemingway. Cita “Il grande Gastby ” di
Francio Scott Fitzgerald, e non dimentica
John Donne, quando ricorda il verso “per chi suona la
campana?”, scolpito per primo in una meditazione
del poeta inglese del ’700. Amore e furti.
Canzoni che graffiano Frank Sinatra, il country
&western, il rockabilly, che piacerebbero ai
fratelli Cohen per un loro film sull’avventura.
A quattro anni da Time Out Of Mind,
capolavoro di riflessione sulla morte e l’eclisse
che aspetta ciascuno di noi, Dyla scrive una
pagina memorabile di musica per generazioni
che si estendono come un campo di cotone del
sud. Con i suoi cinque compagni i strada,
quelli che lo seguono da almeno dieci anni in giro per
il mondo, Dylan incanta i vecchi fans, sorpresi
di ascoltarlo in una varietà sterminata i stili così
diversi fra loro. Da “Tweedle Dee &Tweedle
Dum ”a “Summer days ”, passando per “Bye
And Bye ”, “Lonesome Day Blues ” e “Po ’ Boy
”, sembra di ascoltare uno i quei vecchi album
ereditati per caso, in cui la voce del cantante
e l’orchestra stilano una classifica di amori perduti,
lavori mal pagati, letti sfatti o mai toccati,
di amanti sognate, adorate, conosciute e perse.
Ancora una volta il talento visionario di
Dylan immagina una folla di brava gente, in perenne
viaggio.
E almeno tre volte il talento si fa riflessione
profonda, lascia gli standard a ballo egli anni ’40, e
riprende la strada della ballata rock. Almeno
tre volte, in Mississippi, High Water e Sugar
Baby, Dylan traccia la strada. Con quei baffetti,
il volto asciutto dei vecchi, lo sguardo di chi ha
visto tutto, e un volto che ricorda le grandi
icone dell’America di ieri, come Ronald Colman e
John Gilbert, Dylan si allontana da tutti,
con quel distacco che hanno solo i fuoriclasse.
Non c’è distanza, solo valore assoluto,
basta ascoltare “Mississippi ”, il più bel manifesto
dylaniano sulla solitudine del coraggio, sulla
sfida irrinunciabile con se stessi, sulla circonferenza
perfetta della dignità. Rimanere un
giorno di troppo, a qualche parte. E non rimpiangere mai
nulla. Perché ci sarà ancora
un incrocio, giù nel profondo sud della nostra coscienza.
Renato Tortarolo
Il Manifesto
11 Settembre 2001
Le antiche novità di Dylan
Esce "Love and theft", un viaggio sonoro profumato di blues
FLAVIANO
DE LUCA
Ha compiuto 60 anni a maggio e ha suonato in Italia a giugno (parte finale
di un tour
mondiale di 450 date), ha vinto un Oscar per la canzone Things have changed
e sta
scrivendo la sua autobiografia tra un concerto e una stanza d'hotel, ancora
oggi
Bob Dylan non guarda indietro e non sta mai fermo. Da ieri nei negozi è
arrivato Love
and Theft, il disco n.43 della sua carriera, a quattro anni di distanza
dal precedente
ipervenduto Time out of mind. E' stato registrato in due settimane con
la sua solita
band d'accompagnamento arricchita dal tastierista texano Augie Meyers,
forse sono
gli arrangiamenti più sofisticati mai fatti dal cantautore di Duluth
che non ha voluto
un produttore di chiara fama, dopo l'esperienza infelice con Daniel Lanois.
Dentro ci
sono dodici canzoni nuove, una sintesi molto piacevole di musica popolare
americana, dalla Guerra Civile ai Sun Studios, quasi un concept album,
ritmi radicati
nel Delta Blues e ballate da crooner anni '50, scudisciate elettriche e
sonorità da
folksinger impastate con una voce un po' più arrotondata ma sempre
rauca e
smaliziata, pronta a raccontare trame misteriose tra citazioni, giochi
di parole e
visionarietà (i testi mancano nel libretto del disco ma si possono
agevolmente
prendere da www.expectingrain.com, sito per autentici maniaci zimmermaniani).
I giornali statunitensi hanno sottlineato che "solo un veterano, solo una
leggenda
poteva misurarsi con le tradizionali strutture del rock e del folk ma interpretandole
con uno spirito nuovo". L'album è bellissimo e piacevole, farà
impazzire gli
appassionati di Dylan ma attrarrà anche quella schiera di under
30 che accorre
compatta alle sue esibizioni. Il titolo "Amore e Furto" (altra citazione
di un libro sullo
scambio culturale tra i minstrel shows e la working class bianca) è
stato spiegato
come un grande atto d'amore verso i classici musicali studiati da teenager
nel
Minnesota, una passione sconfinata che porta quasi a "rubare" lo spirito
e la
sensibilità di quegli standard del dopoguerra che aleggiano un po'
dovunque,
portando un'atmosfera da Appalachi polverosi e languidi banjo, acque profonde
da
Mississippi e violini western. Il disco è dotato di portentosa energia,
sia nei tamburi
iniziali di Tweedle Dee & Tweedle Dum (titolo che si richiama a Lewis
Carroll e Elvis
Presley, aiutato da un videoclip dove si gioca a poker, è la storia
di due malandrini
tra droghe e colpacci), un rockabilly saltellante che si snocciola con
gli alti e bassi
della sua voce che nella sferzante Lonesome Day Blues, un potente dodici
battute
che ogni ragazzino sogna di ripetere nella sua cameretta. Ma altrettanto
forte è la
vena quasi ironica, quel gusto per la forma canzone che affiora tra i relitti
di Leon
Redbone e Frank Sinatra (qualcuno ha cercato le varie frasi ma è
più un lunghissimo
filo melodico che attraversa l'album da Bye bye a Po' Boy, l'episodio più
dolce di
questa dozzina di canzoni taglienti). Ancora una volta Dylan, come un consumato
giocatore al tavolo verde, si diverte a mischiare le carte, a lanciare
il passato nel
futuro (come in High Water, dedicata a Charley Patton, uno dei bluesman
più
famosi, un rock'n'roller ante-litteram che suonava la chitarra tenendola
stretta tra le
gambe o pestandola come un tamburo, a inizio '900), a prendere in giro
il presente
con un album che rimanda ai tempi della seconda guerra mondiale, quasi
un
promemoria per le nuove generazioni.
L’AVVENIRE del 07/09/2001
MUSICA
L'11 settembre esce il disco «Love and
Theft», quarantatreesimo album della sua
carriera
Bob Dylan, segreti e bugie
Nei 12 nuovi brani creati in scioltezza con
la sua band abituale, sapori antichi fra anni Trenta e
Cinquanta
Massimo Bernardini
Avevamo sedici anni e niente capivamo di quel
che cantava nei dischi quella strana voce
chiamata Bob Dylan. Ne abbiamo trenta di più
ed è più o meno lo stesso. Colpa degli
insufficenti studi anglofoni (ah l'inglese,
sapessimo meglio l'inglese...), o colpa dei testi che nei cd
dove li vorremmo non ci sono mai? Il tempo
passa e sinceramente, arrivati al 43° disco del
cantante più carismatico del rock,
non ce ne importa più nulla.
Dunque l'11 settembre arriva il nuovo album
di Bob Dylan intitolato Love and Theft, il primo
dopo quattro anni. Mentre ascoltiamo il cd,
prodotto da Jack Frost e distribuito dalla Columbia
Records coi suoi 12 nuovi brani registrati
con la sua band abituale, sentiamo scioltezza e sapori
antichi, alcuni fra anni Trenta e Cinquanta
mai uditi da lui.
Ma non chiedetevi perché stavolta li
abbia tirati fuori, né perché Tweedle Dee & Tweedle Dum
suoni così spiccia, Mississipi così
classica ballata, Summer Days così rock & roll degli inizi,
Bye And Bye così swing, Lonesome day
blues così blues, Floater così anni '30, Highwater
(For Charley Patton) così country &
western, Moonlight persino parodistica, Honest With
Me così anni Sessanta, Pò Boy
(la più bella, la più riuscita), così perfetta, Cry
Awhile così
fumosa e rauca e Sugar Baby. così malinconica.
In questo album Dylan, al secolo Robert Allen
Zimmerman, 60 anni compiuti a maggio, mostra
una prodigiosa ironia, insieme a un distacco
che solo un veterano della musica come lui può
esibire. Ironia e distacco di chi non ha più
niente da dimostrare ma solo da continuare ad
essere, forse fra segreti e bugie. Come ha
scritto il Los Angeles Times, l'album è «pervaso da
un energia e una immaginazione tutte sue,
quasi come se volesse rivisitare alcuni classici del pop,
del folk e del rock dopo averli ascoltati
alla radio come un giovane del Minnesota», stato di
origine di Dylan.
L'uscita di Love And Theft giunge nel bel
mezzo di uno dei suoi periodi più creativi e prolifici.
In soli quattro anni dall'uscita, nel 1997,
del disco di platino Time Out Of Mind (uno dei suoi
album più venduti e acclamati dalla
critica, oltre che vincitore di tre Grammy Awards, incluso
l'Album dell'Anno), Dylan si è esibito
in circa 450 concerti in tutto il mondo. L'artista ha anche
firmato e registrato il brano Things Have
Changed, colonna sonora del film Wonder Boys, per
il quale ha ricevuto l'Oscar e il Golden Globe
all'inizio dell'anno. Ed è infine in procinto di partire
con un tour autunnale che farà tappa
in 34 città statunitensi, dal 5 ottobre (a Spokane,
Washington) al 24 novembre (al 'Fleet Center'
di Boston).
Per promuovere l'uscita di Love And Theft,
la Columbia ha deciso per la prima volta di creare
uno speciale spot televisivo interpretato
dallo stesso Dylan, già in onda dal 3 settembre. Lo spot
presenta, sulle note di Tweedle Dee &
Tweedle Dum, brano che apre il nuovo album, un cast
di personaggi impegnati in una partita di
poker ricca di tensione. Ci guarda sornione fra baffetti
e cappellone, il vecchio Bob. I suoi segreti
li tiene tutti per sè.
Sito on line della rivista ROCKSTAR
BOB DYLAN
Love And Theft
[Columbia]
Dylan discende il grande fiume sul battello
a vapore dei padri.
Genere: mitologia folk-rock
Produttori: Bob Dylan
Titoli: Tweedle Dee And Tweedle Dum • Mississippi
• Summer Days • Bye And Bye •
Lonesome Day Blues • Floater • Highwater (For
Charlie Patton) • Moonlight • Honest With
Me • Po’ Boy • Cry Awhile • Sugar Baby
Brano migliore: Cry Awhile
Ha il suono di: Harry Connick, Hank Williams,
Muddy Waters
Voto: DM
Forse non è un caso che nel nuovo album
di Bob Dylan, antologie a parte il primo in quattro
anni, ci sia un brano intitolato “Mississippi”.
Perché sembra proprio il Mississippi il filo
conduttore dei dodici brani della tracklist;
non tanto per i testi (per capirli ci vogliono i
sottotitoli), quanto per l’atmosfera che si
respira. Atmosfera languida e giallastra, umida e densa
di umori, tale e quale a quella del Delta.
Dove i suoni del blues sono nati e cresciuti,
diffondendosi poi a macchia d’olio nel paese,
e dove il jazz è stato cullato fin da piccolo. Robert
Hillburn del “Los Angeles Times” ha scritto
che sembra di sentire le stesse canzoni che il
giovane Dylan ascoltava alla radio nel Minnesota,
con le medesime tessiture musicali dei classici
del blues, del folk e del rock, ma più
sofisticate nei testi e decisamente rimodernate. Esatto.
Forse meno pastoso ed avvolgente di Time Out
Of Mind, il 43° volume dell’opera dylaniana
suona come un impegnativo divertissment, un
non dichiarato omaggio alla musica dei padri. La
voce di Mr. Tambourine, più piena e
profonda rispetto al passato, è quella di un vecchio
storyteller, mai pago di raccontare ogni giorno
una nuova verità. Verità che passa attraverso
boogie tirati e blues limacciosi, archetipi
di folksong e standard da entertainer, jazz noir e
Nashville, violini, mandolini e chitarre dobro.
Discreta ma sostanziale la band, la stessa che lo
segue nel suo neverending tour, con Charlie
Sexton in bella evidenza, oltre al tastierista texano
Augie Meyers. Insomma un Dylan diverso, inaspettato,
scarno nei suoni ma denso nelle
sonorità, ancora una volta sorprendente
(ri)scopritore di un’America diversa dall’iconografia
ufficiale.
Maurizio Iorio
"Love and theft è uno
dei più importanti album dell'intera carriera di Dylan" (Indipendent)
http://enjoyment.independent.co.uk/music/recorded_reviews/story.jsp?story=92667
"Bob Dylan è una dinamo
sonica. Love and theft è il primo album di Dylan da Highway 61Revisited
in cui la musica ti cattura prima delle parole" (Los
angeles Times, giudizio: 4 stelle su 4)
http://www.calendarlive.com/top/1,1419,L-LATimes-Calendar-X!ArticleDetail-42211,00.html
"Con Love and theft Dylan supera
tutte le attese con un tipo molto differente di capolavoro" (Billboard)
http://www.billboard.com/billboard/reviews/review_displayprint.jsp?vnu_content_id=1051572
"Bob Dylan porta tutto a casa
nel suo 43mo album, Love and theft, un capolavoro che è un viaggio
attraverso la storia musicale americana" (Rolling
Stone, giudizio: 5 stelle su 5)
http://www.rollingstone.com/features/loveandtheft/
"Bob Dylan è il moderno
Shakespeare" (The Guardian)
http://www.guardian.co.uk/arts/story/0,3604,549780,00.html
"Dylan dipinge un altro capolavoro.
Love and theft è il miglior album dell'anno ed il primo grande album
del 21mo secolo"
(The Berkshire Eagle)
http://www.rogovoy.com/121.shtml
"Con «Love and Theft»
il musicista torna ai tempi d'oro", "Love And Theft ha fatto gridare
critici devoti e ascoltatori comuni al miracolo",
"E' tornato a essere il Dylan
che era (...) Il se stesso di sempre, manifesto perfetto e completo di
una poetica che ora ritroviamo intatta." (Ranieri
Polese da "Sette", settimanale del Corriere della Sera).
Un grazie all'autore dell'articolo
che cita in maniera lusinghiera il nostro sito. Clicca
qui
"Con il suo 43mo nuovo album "Love and theft" la sterminata discografia di Dylan si arrichisce di nuovi capolavori", "In ognuna delle 12 splendide canzoni di questo cd la sua voce intercetta un'inquietudine universale" (Antonella Fiori da "Sorrisi e Canzoni TV") - Clicca qui
"E’ al suo 43esimo album, ma è più in forma che mai" (Andrea Carugati da "Il Messaggero", con una intervista a Dylan) - Clicca qui
"Love and Theft: a 60 anni Dylan
ha dipinto un altro capolavoro" (Washington Post)
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A32376-2001Sep14.html
"Love and Theft è un disco sorprendente" (Paolo Carù, da "Buscadero") - Clicca qui
"Bob Dylan, ovvero poco meno della storia del rock reincarnata", "Robert Zimmerman, il più grande narratore in musica della nostra epoca", "È in grande forma, lo si sente dalle prime note di Love and theft. C'è una buona energia in questi pezzi! Dylan è più forte e vitale di prima", "Non c'è artista pop o rock, o folk al mondo che non sia stato influenzato da Dylan" (Gino Castaldo, da "Il Venerdì di Repubblica") - Clicca qui
Un grazie a Riccardo Bertoncelli che mi invia questa sua recensione di Love and Theft - Clicca qui
GUIDA TURISTICA AL MUSEO BOB
DYLAN - SECONDA PARTE di Alessandro
Carrera
E' un onore ed un piacere per
me pubblicare questo lungo articolo che Alessandro Carrera ha scritto appositamente
per Maggie's Farm (comprensivo di una recensione di "Love and theft") -
Clicca
qui
"Ritrovando a 60 anni l'autentico
blues e l'ironia dei suoi debutti Dylan realizza con "Love and theft"
uno dei più grandi album della sua carriera". "Non c'è un
solo titolo mediocre su questo album e molti possono rivaleggiare con le
migliori canzoni di tutta la sua produzione" (Liberation)
http://forum.liberation.fr/musique/dylan/actu/20010907dylan.html
"Bussando alle porte dell'Inferno
Bob Dylan riesplode con un capolavoro blues con un tocco di diabolico ingegno".
"La voce di Dylan non è mai suonata così meravigliosamente
distrutta" (Daily News)
http://www.nydailynews.com/2001-09-09/New_York_Now/Music/a-124423.asp
"Dylan è sicuramente al
suo massimo. Sconvolgendo le aspettative "Love and Theft" getta un ponte
tra futuro e passato in una radicale reinvenzione degli stili musicali
dell'America ante-guerra e sta registrando uno sfrenato entusiasmo come
i suoi primi classici. Rolling Stone ha assegnato al disco cinque stelle,
il primo punteggio pieno per un album dal lontano 1992" (USA
Today)
http://www.usatoday.com/life/music/2001-09-10-bob-dylan.htm#more
"Love and Theft" mette in vetrina
la gloriosa spontaneità che Dylan ostenta sul palco ma che solo
raramente è stata catturata su disco". "Love and Theft" è
affascinante perchè, come Blonde on Blonde, il filo che lo tiene
insieme è "quel selvaggio suono mercuriale" che Dylan una volta
disse in un'intervista di sentire nella sua testa. Sia nel sound che nello
spirito "Love and Theft" dimostra che Dylan è tornato on the road"
(New
York Magazine)
http://www.nymag.com/page.cfm?page_id=5153
"Catturando lo spirito dei tempi
Dylan libera un fremito a tutta velocità con musiche e testi ispirati.
Dylan e la sua band creano quel rombo che ha caratterizzato la sua trionfante
assimilazione e potenziamento del rock'n'roll nell'album "Highway 61 Revisited".
"E' la migliore e più aggressiva band di Dylan fin dalle pietre
miliari degli anni '70 come "Desire" e "Blood on the tracks". Si può
definire "Love and Theft" il documento del passaggio in stile Blake dalle
"Canzoni di Innocenza" che hanno forgiato la leggenda della sua giovinezza
a queste "Canzoni di Esperienza" che consolidano l'ossatura dell'immortalità"
(NBC)
http://www.msnbc.com/news/626656.asp?0dm=L11OL&cp1=1
"Ehi, Bob! Ci vediamo ai Grammy
Awards" (NEW YORK POST)
http://www.nypost.com/entertainment/3918.htm
"Canzoni come “Mississippi”,
“High Water (For Charley Patton)” e “Sugar Baby” raggiungono i punti più
alti della intera discografia di Dylan". "Dylan sembra entusiasta di eseguire
la musica che gli piace. E per nostra fortuna quella musica non è
mai stata migliore." (Kansan.com)
http://www.kansan.com/arch/2001fall/09_13_01/jayplay/000458.html
"Con Love and Theft il più
celebrato poeta del Rock colpisce ancora. Bob Dylan è il più
importante artista del mondo e continua ad evolversi musicalmente rifiutando
di ricreare l'immagine della sua gloria passata. Dylan è tornato.
A 60 anni la più venerabile icona del rock ha realizzato musica
tra le più ispirate di tutta la sua carriera" (The
Oracle)
http://www.usforacle.com/vnews/display.v/ART/2001/09/13/3ba0a2451ec67
"Bob Dylan cattura la gloria
di un tempo in "Love and Theft". Speriamo che il fervore per la nuova musica
non sia già dato per scontato quando sarà tempo di Grammy
Awards" (Houston Chronicles)
http://www.chron.com/cs/CDA/story.hts/headline/entertainment/1047176
"L'ascolto di Love and Theft
non fa altro che dimostrare che a 60 anni Bob Dylan è al massimo
della sua arte" (Cyberpresse, Canada)
http://www.cyberpresse.ca/soleil/arts/0109/art_201090014499.html
"Questo album è una gioia
per le orecchie" (The Boston Globe)
http://www.boston.com/dailyglobe2/250/living/King_of_hearts+.shtml
"Bob Dylan dimostra il suo rinascimento
creativo nel suo nuovo disco "Love and theft". Era uno dei dischi più
attesi dell'anno e soddisfa tutte le aspettative. Love and theft contiene
canzoni del livello di album come Highway 61 Revisited.
Un disco che ha la forza e la
ricchezza narrativa del miglior Dylan. Dylan l'alchimista, lo stregone
che ha a sua disposizione la storia e la mitologia" (El
Pais)
http://www.elpais.es/diario/espectaculos/index.html?d_date=20010909
http://www.elpais.es/articulo.html?d_date=20010909&xref=20010909elpepiesp_1&type=Tes&anchor=elpepiesp
"Love and theft ha un'energia che non si era sentita da moltissimo tempo su disco. Dylan ha composto dodici canzoni che raggiungono il livello dei suoi migliori album" (Le Monde)
http://www.lemonde.fr/rech_art/0,5987,222637,00.html
"Bob Dylan, sessant'anni e tutto
il suo talento. Per i suoi 60 anni Bob Dylan dona ai suoi fans "Love and
theft", uno dei suoi migliori album. Questo 43mo disco conferma che il
cantante, chitarrista, armonicista e poeta americano è ritornato
al massimo della sua ispirazione.
Una pioggia di elogi. In 40
anni di carriera pochi album di Bob Dylan sono stati incensati dalla critica
come "Love and theft". La rivista americana Rolling Stone ha gratificato
questa notevolissima opera con cinque stelle, giudizio rarissimo il cui
precedente risale al 1992. Il quotidiano USA Today si infiamma evocando
"un capolavoro che unisce pezzi antichi ed invenzioni audaci. Qualcosa
di cui la musica del 21mo secolo ha disperatamente bisogno: una rivoluzione
culturale americana." (Le Monde)
http://www.lemonde.fr/rech_art/0,5987,222636,00.html
"... e se parlassimo di musica
nuova da consigliare??? Beh strano a dirsi le cose migliori del momento
arrivano dai pluridecorati come Bob Dylan ed il suo magnifico Love and
theft" (Gianni De Berardinis)
http://www.radio24.it/uominidiparola/uominidiparola.htm
"Love and Theft vede Dylan ruggire
ricordandoci - come fece con Blonde on Blonde, The Basement Tapes e Blood
on the tracks - che non esiste nessun altro capace di fare il suo lavoro"
(PopMatters)
http://www.metacritic.com/music/artists/dylanbob/loveandtheft
"Love and Theft è il lavoro
di Dylan che dimostra maggior coesione in oltre un decennio" (E!
Online)
http://www.metacritic.com/music/artists/dylanbob/loveandtheft
"Love and Theft funge da perfetta
chiusura per lo scorso decennio. "Mississippi" è probabilmente la
canzone migliore del disco. La canzone fa ritornare la pienezza del suono
che Dylan ottenne su Blonde on Blonde. Dopo oltre 40 anni di lotta con
i riflettori Dylan ritorna con un'altra perfromance. E suona meglio che
mai" (Daily Pennsylvanian)
http://www.dailypennsylvanian.com/vnews/display.v/ART/2001/09/28/3bb415aa84ea8?in_archive=1
"In Love and Theft la musica
si muove su di un'asse che va da Highway 61 Revisited del '65 a Blood on
the tracks del '75. Gli arrangiamenti della band di Dylan, incredibilmente
duttile, riflettono lo spirito delle canzoni, immerso nella tradizione"
(Sonicnet)
http://www.sonicnet.com/reviews/rev.jhtml?genreNameForDisplay=Rock&
genreDirectoryName=rock&cid=1449197&configPathName=Rock
"Dylan ha 60 anni, suona 200 concerti l'anno ed ha avuto il tempo e la creatività di produrre un 43mo album. E che album. Love and Theft può orgogliosamente collocarsi accanto ai suoi migliori lavori. Dylan è altrettanto notevole oggi come ai suoi esordi quasi 40 anni fa. Ed è una chiara conferma di un glorioso ritorno alla forma" (Unison)
"Bye and Bye è una romantica ballata. Se c'è stata una canzone più bella di questa durante l'anno, mi piacerebbe ascoltarla" (Unison)
"Love And Theft non è
niente di meno che un classico" (Unison)
http://www.unison.ie/entertainment/stories.php3?ca=61&si=513763
"Love and Theft, il 43mo album
di Dylan, è tra i suoi migliori di sempre" (Los
Angeles Weekly)
http://www.laweekly.com/ink/01/45/music-lloyd.shtml
"Love and Theft è piacevole.
Un album musicalmente più attraente della maggioranza dei suoi precedenti
42" (New Zealand Herald)
http://www.nzherald.co.nz/storydisplay.cfm?
storyID=218297&thesection=entertainment&thesubsection=music
"Love and Theft" prosegue la
rinascita di Dylan con profondità e chiarezza musicale. Bob Dylan
è un artista raro nell'odierno panorama musicale: un impavido inventore.
Dylan è stato criticato in passato e lo sarà indubbiamente
in futuro, ma non tanto presto se continua con la totale superiorità
dimostrata su "Love and Theft" (Excite, Canada)
http://music.excite.ca/reviews/news/uw/010917/entertainment-music-30
5 STELLE a Love and Theft
anche da "Musica!" (La Repubblica)
"Dylan possiede un'energia spaventosa,
ai margini dell'ignoto, e penetra in quella sostanza polverosa che lega
sempre un artista al proprio mistero, fatto di codici irripetibili" (Enrico
Sisti - "Musica") - Clicca
qui
"Love And Theft" il nuovo album
di Dylan è un evento. E' difficile credere che qualcuno che ha fatto
così tanto possa produrre qualcosa di così bello ed allo
stesso tempo così doloroso e piacevole. Il Maestro è tornato!
(MusicZone)
http://www.2fm.ie/musiczone/reviews/dylan_b.html
"Love and Theft è una
sublime riflessione composta da 12 canzoni sulla fugace avventura e la
memoria duratura, la poesia e la potenza della canzone" (Billboard.com)
http://www.billboard.com/billboard/reviews/review_displayprint.jsp?vnu_content_id=1051572
"Love and Theft offre acri considerazioni,
umorismo da farsa, ed un sacco di intenso rock-blues, il prodotto di un
uomo che è maturato e che vuole ancora imparare una o due cose lungo
la strada. La musica è nervosa ed i testi sono pieni di una combinazione
unica di humour nero e doloroso cinismo" (Barnes&Noble.com)
clicca
qui
"Con Love and Theft il ritorno
di Bob Dylan alla terra dei vivi è completo" (Entertainement
Weekly)
http://www.ew.com/ew/article/review/music/0,6115,173933~4~~lovetheft,00.html
"La voce di Dylan è invecchiata
in una potente macchina blues - che sa di fumo e di aceto - e la rotolante
e sfrenata "Lonesome Day Blues" è una vera gioia per le orecchie"
(Spin
Cycle)
http://austin.citysearch.com/feature/35947/?cslink=cs_music_1_2#review1
"You can always come back, but
you can't come back all the way" canta Bob Dylan sul suo nuovo album, "Love
and Theft". Si è tentati di sorridere a questo verso dal momento
che appare su un altro superbo lavoro" (The
Onion AV)
http://www.theonionavclub.com/reviews/music/music_l/loveandtheft01.html
"Con Love and Theft Dylan ritorna
ai fasti di Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde. Non resta che inchinarci
di fronte alla sua Arte" (The London Daily
Telegraph)
http://www.telegraph.co.uk:80/et?ac=006192358112043&rtmo
=LSSNylbd&atmo=rrrrrrrq&pg=/et/01/10/4/bmsolid4.html
"L'11 Settembre Bob Dylan ha
pubblicato un capolavoro scintillante ed irradiante l'energia della Folk
Music Americana" (PopMatters)
http://www.popmatters.com/music/reviews/d/dylanbob-love.html
"Le riflessive appropriazioni di Bob Dylan elevano le canzoni di "Love and Theft" dalla semplice nostalgia al reame della reinvenzione divina" (E! Online)
"In Love and Theft il genio di
Dylan riesplode in tutta la sua ineguagliabile grandezza" (The
New Yorker)
http://www.newyorker.com/THE_CRITICS/MUSICAL_EVENTS/
"Love and Theft" prosegue la
rinascita di Dylan con profondità e chiarezza musicale. Bob Dylan
è un artista raro nell'odierno panorama musicale: un impavido inventore.
Dylan è stato criticato in passato e lo sarà indubbiamente
in futuro, ma non tanto presto se continua con la totale superiorità
dimostrata su "Love and Theft" (Excite, Canada)
http://music.excite.ca/reviews/news/uw/010917/entertainment-music-30
"A 60 anni Dylan dimostra che
l'età non conta. Love and Theft segna un miglioramento rispetto
all'etereo Time Out of Mind. Non esistono sufficienti elogi da riversare
sulla band di Dylan in Love and Theft: la chitarra solista Charlie Sexton,
il pluri-strumentista Larry
Campbell, il bassista Tony Garnier,
il batterista David Kemper ed Augie Meyers alle tastiere" (Columbia
Chronicle)
http://www.ccchronicle.com/back/2001-10-01/arts6.html
"Dylan è ancora un genio
dopo tutti questi anni. Egli ha l'abilità di usare il gergo del
suo tempo per provocare e per "pizzicare" le debolezze della società
ai raggi x utilizzando la sua sapienza ogni tanto leggera ma spesso profonda,
la sua immaginazione acida, la sua inclinazione romantica e la sua facilità
a mescolare diversi riferimenti culturali. Proprio quando pensavi che Dylan
era pronto a "sparire nella sua parata personale", il suo nuovo album si
pone tra le cose migliori del nostro uomo. Leggasi: tra gli album più
belli di sempre della musica pop. Chi avrebbe mai pensato che c'era un
altro Blood on the tracks in lui?...
Sad Eyed Lady of the Lowlands
fa spazio a Tweedle Dee e Tweedle Dum. Incontra e saluta un tipo che è
stato in Mississippi un giorno di troppo. Ezra Pound e T.S. Eliot fanno
strada a George Lewes. Hollis Brown e John Brown salutano la cugina Samantha
Brown che "ha vissuto a casa mia per circa quattro o cinque mesi/Non so
cosa ne pensano gli altri, non ho mai dormito con lei nemmeno una volta".
Love And Theft deve essere assaporato,
un altro prezioso dono da parte di Bob Dylan. Egli è semplicemente
il migliore" (Louisville.com)
http://www.louisville.com/leodisplay1.html?article=6976
"Love and Theft è uno
dei più originali ed emozionalmente irresistibili album di Bob Dylan.
Dylan è un uomo che vive simultaneamente nel passato, nel presente
e nel futuro (la sua benedizione e la sua maledizione, e la nostra fortuna).
Il suo livello di irrequietezza emozionale all'età di 60 anni è
allo stesso tempo consolante e terrificante. In Love and Theft c'è
lo stesso line-up che ha aiutato Dylan a produrre le sue pietre miliari
"Highway 61Revisited," "Blonde on Blonde" e "Bringing It All Back Home".
Con Love and Theft" che segue il brillante "Time Out of Mind" a Dylan manca
solo un disco per pareggiare quella sua grande esplosione artistica della
metà degli anni 60". Se riuscirà a realizzarlo sarà
un'impresa simile alla vittoria di Mohammed Alì del suo terzo titolo
di campione dei pesi massimi" (Courier Journal)
http://www.louisvillescene.com/music/rev2001/20010922loveandtheft.html
"Dylan è ritornato con
un album puro, autoprodotto, tempestato di canzoni che suonano immediatamente
familiari. Le canzoni di Love and Theft ingigantiscono il repertorio di
Dylan con classe e verve" (Cleveland Scene)
http://www.clevescene.com/issues/2001-09-13/playback.html
"Dopo Time out of mind del 1997
Dylan riporta tutto a casa con un nuovo fresco ed eclettico album. Love
and Theft, con le sue radici fermamente piantate nella tradizione musicale
Americana, prova che Dylan è rilevante nell'odierno panorama musicale
come lo era 30 anni fa" (Business 2.0)
http://www.business2.com/articles/mag/0,1640,17007,ff.html
"A differenza degli altri dinosauri
del rock Bob Dylan non ha bisogno di imbarazzare le ragazzine, nè
vestirsi o pettinarsi alla moda, nè utilizzare la tecnologia nè
lasciarsi andare ad assoli di chitarra per dimostrare qualcosa. A 60 anni
la sua unica arma è una chitarra ed il suo talento. Love and theft
è un opera maestosa nella incredibile discografia del suo autore"
(Emol,
Spagna)
http://www.emol.com/tiempolibre/musica/zz_programas/script/cdsactual.asp?id_disco=780
"Bob Dylan ruba altro successo
con Love and Theft. L'icona rock ritrova se stesso sul suo ultimo album,
il suo primo in quattro anni. Questo è un artista sicuro del suo
posto nell'universo, che scrive musica che lo diverte. Love and Theft è
la testimonianza che egli ha ancora moltissimo da offrire come musicista
ed autore" (Bangor Daily News)
http://www.bangornews.com/editorialnews/article.html?ID=42890
"Dylan ringhia nello stridore
che egli ha trasformato nell'unico e vitale strumento della musica odierna"
(The
Straits Times)
http://www.dylanite.com/dok/cd/2001/straits.shtml
"Vi è mai capitato di
imbattervi in una canzone che vi piace così tanto che non riuscite
a smettere di ascoltarla in continuazione come un bambino di tre anni che
ha scoperto per la prima volta The Barney Song? Summer days è esattamente
così per me. Ho ascoltato la terza traccia del nuovo album di Dylan
almeno due volte al giorno per le ultime due settimane. Fa ribollire il
sangue. Con il suo ritmo veloce, la chitarra di Charlie Sexton e quelle
liriche che fanno riflettere sullo scorrere del tempo: "What do you mean
you can't repeat the past? Of course you can!". Canzoni che rivelano musica
migliore e testi più splendenti di quelli che Dylan ha realizzato
da moltissimo tempo a questa parte" (Jam,
Canada)
http://www.canoe.ca/JamAlbumsD/dylan_bob_theft3-sun.html
"Time out of Mind è stato
un legittimo ritorno, la prima collezione di canzoni originali di Bob Dylan
in quasi dieci anni ed una rischiosa meditazione sulla mortalità,
ma il suo seguito, Love and Theft, è il suo vero ritorno alla forma,
non solo il suo miglior album da Blood on the tracks in poi, il più
libero, divertente, eccitante album che egli abbia mai realizzato dai Basement
Tapes. Da un punto di vista musicale Dylan non è mai stato così
naturale e vitale dai tempi in cui era con The Band. Tutto questo da solo
renderebbe Love and Theft un'opera notevolissima ma c'è anche uno
straordinario corredo di canzoni. Reminescenza dei suoi dischi classici,
ma Dylan non ha mai realizzato un disco così puro, così vertiginosamente
divertente, che si colloca orgogliosamente tra i suoi migliori album di
sempre"(All Music Guide)
http://www.allmusic.com/cg/amg.dll?p=amg&sql=Aoft67ur020j0
"Love and Theft mostra che Dylan puo' ancora sorprendere.
Dylan è vivo e sta bene. Love and theft suona come nessun altro
album di Dylan" (Addicted - 4 stelle su 4)
http://www.addicted.com.au/aus/Reviews/20011008/50000.shtml
(Dalla recensione sopra citata):Tweedle Dee e Tweedle
Dum potrebbero essere Elvis ed il suo manager, Colonnello Tom Parker.
I migliori versi secondo "Addicted":
Tweedledum and Tweedledee: "They're
one day older and a dollar short; they got a parade permit and a police
escort"
Mississippi: "You can always
come back, but you can't come back all the way"
Summer Days: "She said 'You
can't repeat the past,' I said, 'you can't? What do you mean you can't,
of course you can'"
Bye and Bye: "Bye and bye, I'm
breathin' a lover's sigh"
Lonesome day blues: "Funny,
the things you have the hardest time parting with, are the things you need
the least"
Floater (Too Much to Ask): "Sometimes
somebody wants you to give something up and tears or not, it's too much
to ask"
High Water (For Charlie Patton):
"Don't reach out for me, she said, can't you see I'm drowning too"
Moonlight: "The boulevards of
cypress trees, the masquerade of birds and bees"
Honest With Me: "I'm glad I
fought, I only wish we'd won"
Po' Boy: "Po' boy in the hotel
called the Palace of Gloom. Called down to room service, says 'send up
a room"
Cry Awhile: "Last night, 'cross
the alley, there was a poundin' on the wall; must have been Don Pasquale
makin' a 2 a.m. booty call"
Sugar Baby: "You went years
without me, might as well keep goin' now"
"Love and Theft è l'album
meglio cantato, meglio suonato, meglio prodotto e meglio scritto da Dylan
in oltre 15 anni" (Shredding Paper)
http://members.home.net/shredding/reviews11.html
"La buona novella di Dylan. Dodici canzoni in dodici
giorni. Un disco straordinariamente fresco, più moderno dei lavori
di cento nuovi geni, più rilevante di quelli di mille ed un
Eminem: è musica viva e vitale" (Le Devoir)
http://www.ledevoir.com/public/client-css/news-webview.jsp?newsid=4613
"AMALI E RUBALI. DYLAN E' IMPREVEDIBILE
COME NON MAI SUL SUO NUOVO CAPOLAVORO". Bob Dylan non si è mai preoccupato
molto su cosa voi o io pensiamo. Anche per questo il suo posto è
nel pantheon delle leggende viventi. Ci sono dei ringhianti capolavori
blues sul nuovo album. Le liriche mostrano spesso lampi dello splendore
del Dylan di un tempo. I musicisti hanno un bel taglio "croccante" ed "ispido"
e riportano alla mente i giorni di Dylan con The Band" (Cleveland
Free Times)
http://www.freetimes.com/issues/952/music-disclead.php3
"Love and Theft, è una
pietra miliare. Un capolavoro proprio come il precedente Time out of Mind"
(Hamburger
Morgenpost)
http://www.mopo.de/seiten/20011009/hamburg-artikel13.html
"Dylan ha iniziato il suo Tour Nordamericano a Spokane dopo aver provato qui durante la settimana. Dylan e la sua band pressochè perfetta si sono esibiti in uno show imperioso di due ore, arricchito con i suoi nuovi suoni ma con abbastanza classici rielaborati per il sorriso dei fans più accaniti. Il pubblico ha accolto Dylan e la sua band di quattro componenti con un benvenuto da eroi, con standing ovation sia all'inizio che alla fine dello show. Dylan era al suo meglio su alcune canzoni del suo ultimo album, Love and Theft. Particolarmente imponente è stata la performance della band sulla prima traccia del nuovo album "Tweedle Dee & Tweedle Dum," con la sua introduzione da sbuffante treno merci e con scintillanti riff di chitarra. La band ha dato il massimo anche sulla rockabilly "Summer Days," e sull'assolutamente stupenda "Sugar Baby" (spokesman.com)
"Le dodici canzoni di Love and
Theft possono essere lette come una continua investigazione delle fonti
spesso arcane del folk e del blues che caratterizzarono la carriera del
cantante negli anni '60 ed i cui misteri sono alla fine diventati inseparabilmente
avvinti allo stesso mito di Dylan. Ma ascoltare Love and Theft esclusivamente
come un nostalgico sogno ad occhi aperti o un esercizio di etnomusicologia
significa perdersi metà del divertimento. Significa perdersi il
criptico estro, la libertà che Dylan si è concesso e che
era ampiamente assente nell'oscurità e nella gravità di Time
Out of Mind" (The Atlanta Journal)
http://www.accessatlanta.com/ajc/living/music/0911dylan.html
"C'era la paura che Love and
Theft, il seguito del grande ritorno alla forma degli anni novanta, Time
Out of Mind, sarebbe stato un passo indietro. Invece è ufficiale:
Bob Dylan può realizzare due grandi album di seguito! Love and Theft
è ottimo come il suo predecessore, se non addirittura superiore.
Il sessantenne Dylan inizia a sfidare le posizioni in classifica di suo
figlio Jakob (The Wallflowers). La sua voce, dopo anni di Never Ending
Tour, non è mai stata così buona o distinta. Dal punto di
vista dei testi in Love and Theft c'è una penetrazione introspettiva
ed una narrazione intrigante che lasciano più di una piacevole sorpresa
nelle rime finali, allo stesso tempo umoristiche e profonde. Se una vita
può avere due leggende, allora Dylan è sulla strada per crearsene
un'altra. (Tollbooth)
http://www.tollbooth.org/2001/reviews/dylan.html
"Love and Theft è il miglior
lavoro di Bob Dylan da anni. Superando il suo predecessore, il pluripremiato
con Grammy Awards "Time out of mind", questo nuovo album è superiore
a qualsiasi cosa Dylan abbia realizzato fin dalla metà degli anni
'70. Al top delle sue composizioni di alta qualità, Dylan e la sua
touring band eseguono in Love and Theft versioni di queste canzoni
molto superiori ai lavori realizzati con Daniel Lanois, il produttore di
"Time out of mind" ed "Oh Mercy", acclamati dalla critica. E non solo gli
arrangiamenti e le esecuzioni musicali sono imponenti, anche la sua voce
è meno ruvida rispetto a quella dagli anni '70 ad oggi" (Lousville
Cardinal)
http://www.louisvillecardinal.com/vnews/display.v/ART/2001/09/10/3b9d0bb339041
"Non solo questo Maestro delle
meraviglie è ritornato con un album dello stesso livello del suo
ultimo ma ha anche trovato una leggerezza che aveva perso per anni" (Totally
Hong Kong)
http://www.totallyhk.com/TimeOff/NightLife/Article/FullText_asp_ArticleID-20010927085401532.asp
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8 dicembre 2001 |
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DYLAN SI TRASFORMA ANCORA: L'ULTIMO LAVORO E' UN SUCCESSO di James Beaty |
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E' un album che sembra uno scoppiettante
treno merci.
Tra i suoi passeggeri ci sono i
fantasmi di Elvis Presley, Jimmie Rodgers, Hoagy Charmichael, Cole Porter,
Muddy Waters, Frank Sinatra, Nat King Cole, Hank Williams ed il bluesman
Charley Patton - e questi sono solo alcuni degli artisti che hanno ispirato
Dylan nella creazione dell'album.
Dylan ha preso queste ispirazioni
ed ha creato un nuovo tipo di poesia, un flusso di immagini che simultaneamente
evocano un'atmosfera d'epoca e paradossalmente risuona con un nuovo primitivo
grido sopra i tetti del mondo.
La sua touring band è in
viaggio con Dylan.
E' la migliore rock band del giorno
d'oggi e la migliore band con cui egli abbia mai suonato dai tempi della...
Band.
L'album si apre con "Tweedle Dee
& Tweedle Dum" che presenta frementi percussioni ed un battente riff
di chitarra dietro la storia che Dylan racconta su due tipi che "non sopportano
la compagnia l'uno dell'altro".
Poi l'album passa a "Mississippi"
uno dei molti brani chiave di questo album degno di essere affiancato ai
migliori lavori di Dylan.
Pieno di immagini di un viaggiatore
che inizia il suo viaggio e resta in un posto troppo a lungo, "Mississippi"
evoca la stanchezza di un uomo che è così abituato alla strada
che non può più lasciarla.
Dylan e la sua band sterzano verso
il rockabilly con la canzone successiva, la ritmata "Summer Days", che
presenta Tony Garnier al basso "dog house".
Il brano suona come se provenisse
direttamente da uno studio della Sun Records di Sam Phillips intorno al
1956, quando Elvis Presley, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis ed altri esplodevano
a Memphis.
In "Bye and bye" Dylan rallenta
per una sognante ballata, con l'organista Augie Meyers che echeggia il
cantato di Dylan in un omaggio al pop pre-rock'n'roll degli anni '50.
Agitando le chitarre elettriche
Dylan ed il suo gruppo passano a "Lonesome day blues" con stridenti riff
di chitarra che Dylan, Charlie Sexton e Larry Campbell strappano ai loro
strumenti.
Poi Dylan evoca un sognante paesaggio
del Delta in "Floater (Too much to ask)", una deliziosa e melodica canzone
che dipinge immagini di fragranti brezze del sud e fa venire voglia di
unirsi a Jim ed Huckleberyy Finn per un viaggio su una zattera sull'Old
Man River.
Dylan mescola di nuovo le sue carte
musicali con "High Water (For Charlie Patton)".
Quand'è stata l'ultima volta
che qualcuno ha usato un banjo in un album rock? Con il polistrumentista
Larry Campbell che suona vorticosi riff di banjo, Dylan canta di un diluvio
in una sorta di metafisica acqua stagnante, dove lo sceriffo vuole Charles
Darwin "vivo o morto, non mi importa".
Dietro al cantato di Dylan il batterista
David Kemper percuote i tamburi per creare un suono sciabordante di sottofondo
alla sua voce triste.
"Things are tough out there" canta
Dylan sul sottofondo di banjo e batteria.
"High water everywhere".
Il crooner Dylan ritorna in "Moonlight"
che si potrebbe facilmente immaginare cantata da Bing Crosby o Frank Sinatra.
La canzone offre un'altra virata
melodica con la steel guitar di Larry Campbell che aggiunge un tocco delizioso.
Dopo la serenità di "Moonlight"
ritorna il blues in dodici battute con la ringhiante "Honest with me",
la terza canzone blues dell'album caratterizzata da un riff di chitarra
assassino questa volta con le slide guitars.
Tra "Honest with me" ed il rolling
blues "Cry awhile" c'è la acustica "Po' boy", un'altra delle gemme
dell'album.
E' raro che una canzone contenga
sia un "knock knock joke" che personaggi scespiriani, ma la tenera "Po'
boy" li contiene entrambi.
L'album si chiude con "Sugar Baby".
Destinata a diventare un altro
classico dylaniano è l'inquieto addio del poeta ad una donna che
gli ha fatto del male ma senza il veleno di "Like a rolling stone" o "Idiot
wind".
Questa volta l'addio è più
dolceamaro caratterizzato dalla rassegnazione di un uomo che ha percorso
un duro cammino sulla strada dell'amore.
"Sei andata avanti anni senza di
me" canta Dylan, "Devi continuare ad andare, adesso".
Nessun altro poeta vivente ha avuto
un tale impatto sul linguaggio e sulla cultura o ha creato un'opera così
imponente come ha fatto Dylan per 40 anni.
C'è da chiedersi perchè
il Comitato del Premio Nobel non premia Dylan con il Nobel per la Letteratura.
E' stato candidato già diverse
volte a questo premio.
"Love and theft" serve a potenziare
l'asserzione che Dylan è il più grande poeta dei nostri tempi.
Ascoltando il nuovo album di Dylan
ci vuole un pò per abituarsi alle giustapposizioni talvolta stridenti
delle sognanti e melodiche canzoni come "Bye and bye", "Floater" e "Moonlight"
con le scosse elettriche di "Lonesome day blue", "Cry Awhile" ed "Honest
with me".
Ma, dopo vari ascolti, tutto si
amalgama perfettamente ed i taglienti contrasti accrescono l'atmosfera
dell'album con l'incontro tra Tin Pan Alley ed il Delta Blues.
Con "Love and Theft" Dylan conferma
che la sua ispirazione musicale lavora ancora alla
massima velocità.
"Highway 61 revisited" davvero.
http://www.zwire.com/site/news.cfm?newsid=2757463&BRD=1126&PAG=461&dept_id=434982&rfi=6
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è
una produzione
TIGHT CONNECTION
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