LOVE AND THEFT: LE RECENSIONI







http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20010907/spettacoli/40posso.html
 
 

                    "Scriverò la mia storia
                        per questo tempo irreale"

  Intervista esclusiva con il grande cantautore americano che, appena compiuti i sessanta, pensa a una
                      autobiografia e pubblica un nuovo disco

                            GINO CASTALDO
 
 

Bob Dylan parla, a lungo, ed è già una novità di rilievo. In Italia, in particolare, non era mai successo.
Racconta di sé , del nuovo disco, del suo passato, del mondo che lo circonda, di come scrive le sue canzoni.
E rivela a sorpresa che per la prima volta nella sua vita si è messo a scrivere una sorta di autobiografia.
L'occasione di questo incontro esclusivo ci viene offerta dalla pubblicazione del nuovo album, "Love and
theft" (dal 10 settembre nei negozi) la sua prima raccolta di nuove canzoni dopo quattro anni. Con "Love
and theft" Bob Dylan torna brillantemente sulla scena, appena compiuti i sessant'anni, dopo il diluvio di
premi che lo ha sommerso recentemente (compresi un Oscar e una candidatura per il Nobel) e con queste
canzoni inaugura il nuovo millennio e la sua quinta decade di musica. È un disco denso di immagini e
racconti, musicalmente molto vario, di gran lunga più estroverso di quanto non fossero le sue ultime
produzioni, un album immediato, suonato come se fosse davanti a un pubblico, ricco di influenze di vario
genere, compresi alcuni accenti swing e melodie da languido intrattenitore che non mancheranno di
sorprendere gli appassionati. Ha deciso di concedere una sola intervista in Italia e ha scelto La Repubblica.
L'incontro si è svolto nella suite di un albergo romano con una terrazza panoramica da cui si vedeva la
scalinata di Piazza di Spagna, la stessa che ha cantato in una sua vecchia canzone intitolata "When I paint
my masterpiece".

ROMA - Qualche volta succede di incontrare la Storia. Anche fuori dai musei. Bob Dylan è lì, entra nella
stanza vestito come un gentiluomo del vecchio West. Nero e grigio. È invecchiato, ovviamente, ma il tempo
gli ha ammorbidito il volto, che oggi è più ironico, asimmetrico, saggio di quanto fosse un tempo. Si siede
davanti a noi sul divano della suite con espressione cortese, ma è intimorito, perplesso di fronte a qualcosa
che non gli è familiare, malgrado tutti questi anni di musica: parlare di se stesso. Ogni ruga racconta un
decennio, ma in mezzo a quel volto ombreggiato da ricci disordinati, ci sono due occhi celesti
spaventosamente grandi e attenti, guizzanti come le finestre di una grande mente che lavora
instancabilmente. Dylan si apre, ha voglia di parlare, arriva perfino a sorridere. Forse la sua è una vera e
propria rinascita.
 
 

Ci sono molti libri pubblicati sul suo conto. Li ha letti?

"Non ne ho più letti dopo che uscì la biografia di Shelton. È difficile leggere di se stessi perché nella propria
mente le cose non accadono mai in quel modo. Sembra tutto fittizio".

Non ha avuto la tentazione di scrivere su se stesso?

"Sì... in realtà lo sto facendo".

Crede che ora sia il momento giusto per riflettere sul suo passato, o stava preparando questo libro da
anni?

"Credo che quello che sto scrivendo stesse cercando da tempo la strada per uscire, non è una storia del
passato a mio uso e consumo.

Nelle canzoni di Love and Theft ci sono versi che potrebbero sembrare autobiografici...

"Probabilmente, non vedo come potrebbe essere altrimenti... Ma non c'è nulla di premeditato. Molte di
queste liriche sono state scritte in una sorta di stream of cosciousness. Non mi capita di sedermi a un tavolo
e meditare su ogni singolo verso".

Teme le analisi compiute da altri?

"No, non so cosa la gente possa trovare in quello che faccio. Oppure intende analisi di tipo freudiano, o
idealistica o marxista? Non ne ho la più pallida idea".

Una volta ha scritto: "Il futuro per me è già una cosa del passato".

"L'ho detto per tutti. Non sono forse il portavoce di una generazione? Lo dico per tutti noi".

Dal vivo canta spesso vecchie canzoni, come Song to Woody. È qualcosa di più che un rapporto astratto con
il passato?

"È perché sono contento di aver scritto quella canzone. Al di là di tutto, Woody Guthrie rimane un
fenomenale performer. È come Charlie Parker, Hank Williams o altri di quella statura".

Beh, neanche le sue canzoni possono essere considerate un semplice sottofondo.

"No, le mie canzoni sono tutte cantabili. Sono attuali. Questa è l'età del ferro, ma prima c'era dell'altro e noi
possiamo ancora percepirlo. Se cammini nelle strade di una città come Roma, ti rendi conto che qui c'era
gente prima di te e forse erano a un livello più alto di quanto noi possiamo essere".

Sente l'influenza di alcuni poeti?

"In realtà, non studio molto la poesia".

Ma è in cerca di nuovi scrittori?

"Sì, ma non credo che ce ne siano, perché viviamo in un'altra epoca. I media sono molto invasivi. Cosa si
può pensare di scrivere che non si veda ogni giorno sui giornali o in televisione?"

Ma ci sono emozioni che devono essere espresse.

"Sì, ma i media muovono le emozioni della gente in ogni caso. Quando c'erano tipi come William Blake,
Shelley o Byron, non c'era probabilmente alcun tipo di media, solo bollettini. Potevi sentirti libero di mettere
giù ogni cosa che avevi in mente".

Non si sente libero quando scrive?

"Come ho detto, non sono abituato a sedermi e scrivere. I miei versi vanno nelle canzoni e quelle hanno una
determinata struttura e devono conformarsi a un preciso idioma. Non sono forme libere, non c'è modo di
buttarci dentro cose ideologiche. Non puoi farlo in una canzone".

Eppure lei lo ha fatto.

"Se è successo, è capitato de-facto ma non sono mai partito con questa intenzione. Forse altri lo fanno, ma
non io". Crede che la Tv e i media abbiano ucciso la poesia?

"Oh, assolutamente. Perché la letteratura è scritta per un pubblico. Nessuno è come Kafka, e si siede a
scrivere qualcosa senza desiderare che qualcuno la legga".

Tutti gli scrittori?

"Sì, certo, ma i media fanno questo per tutti. Non puoi vedere cose più orribili di quelle che propongono i
media. Le news mostrano alla gente tutto quello che neanche hanno potuto sognare e anche i pensieri che
pensavano di poter sopprimere, però li vedi e così non puoi più neanche sopprimerli. Quindi cosa può fare
uno scrittore se ogni idea è già esposta nei media prima che si possa coglierla e farla evolvere?".

Come reagisce a tutto ciò?

"Noi viviamo in un mondo di fantascienza nel quale ha vinto Disney, la fantascienza di Disney. È tutta
fantascienza. Per questo dico che se uno scrittore ha qualcosa da dire, deve assolutamente farlo. Questo è
un mondo reale. La fantascienza è diventata il mondo reale. Che noi ce ne accorgiamo o no".

In un suo scritto, ha parlato del mondo contemporaneo come una nuova epoca di oscurità.

"L'età della pietra, mettiamola in questo modo. Noi parliamo dell'età dell'oro, che credo sia quella di Omero,
poi abbiamo avuto un'età dell'argento, e poi del bronzo, e c'è un'età eroica da qualche parte. Poi abbiamo
quella che chiamiamo età del ferro, ma potrebbe essere l'età della pietra".

Forse l'età del silicio? "Oh sì (ride), proprio così".

Ci sono mutamenti nella sua carriera. Uno di questi è avvenuto nel pieno dei Sessanta, dopo Blonde or
blonde, quando ha avuto l'incidente in moto. Tempo dopo è uscito John Wesley Harding, e molta gente ha
pensato che fosse un Dylan diverso. Era il tempo di "love and peace", e il disco era completamente diverso
da tutto il resto. È stato l'incidente a farla cambiare?

"È difficile per me sapere quando ho preso una decisione consapevolmente o no. Ma ovviamente a quel
tempo non avevo molta voglia di uscire fuori e suonare. Non mi sentivo parte di quella cultura".

Una volta Springsteen ha detto che Elvis aveva liberato il corpo e Dylan la mente.

"Ha detto così? Liberare la mente? È bene essere liberati da qualsiasi cosa... Tutti dovremmo pensarla così".

Non crede che ci sia una sorta di feeling religioso tra lo zoccolo duro dei suoi fans?

"Io non penso di avere uno zoccolo duro di appassionati. C'è un po' di gente che vediamo in molti concerti...
E poi che religione sarebbe la loro? Che sacrifici compiono e verso chi? Se lo fanno allora è vero che
abbiamo uno zoccolo duro religioso e allora vorrei sapere dove e quando compiono sacrifici, perché vorrei
esserci anche io".

Una volta ha scritto un romanzo, Tarantula. Non sentiva una contrapposizione con la musica?

"Le cose in quel periodo correvano selvaggiamente: non avevo mai avuto intenzione di scrivere un libro.
Avevo un manager a cui fu chiesto: scrive tutte quelle canzoni, cos'altro scrive? Forse scrive libri? E lui deve
avere risposto: naturalmente, certo che scrive libri, anzi, stiamo per pubblicarne uno. Credo sia stata una di
quelle occasioni in cui lui ha predisposto tutto e così ho dovuto scrivere il libro. L'ha fatto spesso. Una volta
mi ha proposto come attore in uno show, e io non ne ho saputo nulla fino al giorno in cui è avvenuto.
Pensavo di dover cantare. Queste cose accadevano ai vecchi tempi del secolo scorso".

Ci sono state fasi nella sua vita che lei considera difficili?

"Di sicuro ce ne sono state molte. Ci sono dei momenti strani, in cui devi assumere un diverso carattere per
sopravvivere".

In quale momento, in quali anni?

"Fondamentalmente bisogna sottomettere le proprie ambizioni in funzione di quello che hai bisogno di
essere".

Che tipo di ambizioni?

"È proprio quello che uno deve scoprire".

Qualcuno dice che è più felice nel suo bus col quale va in tour, piuttosto che in una delle sue 17 abitazioni.
È così?

"Beh, il bus è diventato piuttosto di lusso ora. Per come mi sento quando sono a casa, non posso dire di
non sentirmi a casa ovunque. Non desidero qualcosa che non sia quello che al momento presente ho
davanti".

Suo figlio Jacob ha ascoltato il nuovo disco?

"Credo che l'abbia avuto da uno dei suoi fratelli. Ma non ne sono certo, sono in viaggio da molto tempo".

Com'è essere Dylan, oggi. Più facile di quanto lo fosse in passato?

"Non sono la persona giusta a cui chiederlo. È una domanda filosofica per questioni di ordine filosofico".

Lei ha dichiarato che non ama andare a riascoltare le cose del passato. Ma questo lavoro autobiografico
non la costringe a farlo?

"Sto solo guardando il tutto da un nuovo punto di vista. Molte cose vanno da un punto all'altro senza che
ci sia un motivo. Perché sono successe, potevano succedere se qualcos'altro non fosse successo? E se
sembravano così brutte all'epoca, perché hanno portato a un beneficio sul lungo termine? Mi piace scriverlo.
Ma non sono affatto scrupoloso".

Ripensando ai suoi 43 dischi, quale pensa sia quello che ha avuto più successo dal suo personale punto di
vista?

"Successo? In realtà non li ascolto mai! Sono sicuro che hanno tutti avuto successo a loro modo e sono
sicuro che a loro modo hanno tutti fallito".

Eppure ci devono essere dei dischi che lei ritiene migliori di altri.

"Non li ascolto perché non penso che le canzoni siano state perfezionate. Spesso pensavo che una canzone
non fosse stata registrata bene, o almeno non nel modo in cui l'ascoltavo nella mia testa. Sei o sette mesi
dopo la canzone veniva pubblicata così com'era, da gente di cui mi fidavo. È successo troppe volte. Mi è
stato chiesto, come fai essere un così cattivo giudice del tuo materiale, non metti le cose migliori. Non so chi
può giudicare cosa è meglio, io non giudico il materiale, piuttosto amo inserire alcune cose. È capitato con
l'album Time out of mind. Non era registrato particolarmente bene, ma per fortuna non è stato pubblicato
subito, e così ho potuto registrarlo da capo. Ma anni fa non sarebbe mai potuto accadere".

Per questo nuovo album non c'è un produttore. Come mai?

"Quando lavori con un produttore, lo sai che può portarti in quella o quell'altra direzione se non sei
particolarmente determinato. Molti miei dischi sono stati alterati. Spesso i produttori e i tecnici sono
prigionieri del mito. Non pensano a come realmente le mie cose dovrebbero suonare. Quando suono dal vivo
la gente dice: ma le canzoni non suonano come nel disco. Naturalmente no, anche perché non erano state
incise nella maniera giusta".

Nel nuovo album la sua voce sembra più scura del solito.

"Credo che non sia mai stata registrata in modo più accurato. Non credo di aver cantato meglio che in
passato".

Pensa che sia difficile registrare la sua voce?

"Non credo. Anche se mi sembra che nessuno l'abbia capito. Per il nuovo disco ho trovato un giovane
tecnico che ha capito. Non ho bisogno di effetti o trucchi. Il fatto è che la mia voce va su e giù, è irregolare, e
sovverte i sistemi classici di registrazione. Ma in realtà credo che la via giusta sia la più semplice. Basta una
registrazione analogica, realistica".

Pensa che ci siano preconcetti su certe voci come la sua e quelle di Lou Reed o Cohen?

"Credo che la voce di Leonard sia facilmente comprensibile perché il suo raggio vocale è basso e lineare.
Lou ha un suo modo di cantare e parlare allo stesso tempo. La registrazione non dovrebbe essere un
problema"

Sembra che il suo pubblico stia crescendo. Ci sono molti giovani che ascoltano i suoi concerti, oltre ai
vecchi fan?

"Non credo che ci siano molti vecchi fan. Il fatto è che la gente della mia età muore, o cambia vita. A un certo
punto della vita partono nuove problematiche, la famiglia i figli, altre priorità rispetto all'intrattenimento".

Si considera un intrattenitore?

"No, ma devo confrontarmi col mondo dell'intrattenimento".

Pensa di andare a trovare George Harrison?

"Sono in contatto con lui, ma ora non ho tempo. Se ne avrò la possibilità, lo farò".

Crede che il gruppo dei Traveling Wilburys nel quale lei era insieme a Harrison potrà tornare?

"Chi può dirlo? È difficile da sapere".

Quando va sul palco ha in mente a chi si rivolge?

"Sì, io suono per la gente che è più lontana in platea. Non guardo chi mi sta di fronte, perché di solito è la
gente che ritrovo a ogni concerto. A loro il concerto piacerà in qualsiasi caso".

Dopo tanti anni lei ancora va in giro per concerti. Qualcuno l'ha definito il never ending tour.

"Mi irrita sentir parlare di never ending tour. Naturalmente ogni cosa deve finire. Ciò che ci lega tutti e ci
rende eguali è la mortalità. Le cose devono avere una fine".

Riflette spesso sulla morte?

"Non direi spesso, ma certamente mi succede quando la gente che mi è vicina scompare".

E sulla sua mortalità?

"Beh, posso vedere me stesso negli altri, questo è il modo in cui posso rifletterci sopra. Non ci penso più di
quanto non facciano tutti. Non appena una persona entra nel mondo è vecchia abbastanza per lasciarlo".


CORRIERE DELLA SERA
 
 

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=SPETTACOLI&doc=DYLAN
 
 

Ancora una svolta per Bob Dylan

Esce «Love and Theft», quasi un musical tra ottimismo e grinta rock

«Non puoi ripetere il passato», dice lei. E lui risponde «Non puoi? Che significa non puoi? Certo che puoi!»:
questo dialogo, che appare in «Summer Days» può essere la chiave di lettura di «Love and Theft», il nuovo
sorprendente album di Bob Dylan, nei negozi da lunedì. Sorprendente perché Mr. Robert Zimmermann,
all'indomani del suo sessantesimo compleanno, si scatena in una sequenza di canzoni allegre, ottimiste, facili
e ballabili che affrontano una serie di generi tipicamente americani come il vaudeville, il country, il blues
tradizionale con atmosfere rockabilly con frequenti richiami anni Quaranta e Cinquanta. Insomma fine dei
lamenti, dell'acidità, del misticismo. Un disco spiritoso, quasi un musical a stelle e strisce, destinato a
soddisfare gli esperti e anche il grande pubblico ( Rolling Stone , la «bibbia» del rock commerciale, gli
assegna 5 stelle). «Love and Theft» offre storie d'amori difficili o senza futuro, in un'America popolata di
borseggiatori, bettole per ubriaconi, spogliarelli e bancomat. Ma niente denuncia, e tanta indulgenza, tipica
di chi conosce troppo bene il passato per farsi spaventare da qualsiasi forma di futuro. In questo carnevale
felliniano la sua voce è roca, artificiosamente invecchiata, ma nello stesso tempo piena e generosa, come
appare evidente in «Lonesome Day Blues».
L’ironia comincia già nel titolo, mutuato da un saggio pubblicato a metà degli anni 90 dallo studioso Eric
Lott - «Love and Left: Blackface Minstrelsy and The american Working Class (Race and american Culture)»
- sul rapporto amore-odio fra la cultura nera e quella bianca, la cultura alta e la cultura bassa, sfociato,
secondo l'autore, in una «nerizzazione» più o meno strisciante di tutta la cultura americana (e Bob non teme
di sporcarsi le mani dandosi anima e corpo, per una volta, a uno stile molto popolare). In perfetta sinergia,
come non accadeva dai tempi della Band, con i musicisti, fra i quali il tastierista Augie Meyers e i chitarristi
Charlie Sexton e Larry Campbell.
Si parte con «Tweedle Dee & Tweedle Dum», country, ma con un pizzico di angoscia che non guasterebbe
in un film di Tarantino. Poi un Dylan vecchia maniera, «Mississippi», ballata struggente nelle atmosfere e nei
versi («I tuoi giorni sono contati e così sono i miei, Ho bisogno di qualcosa di forte per distrarre la mia
mente... ti guarderò finche i miei occhi non diverranno ciechi»). Dopo la già citata «Summer Days», revival
rock and roll, la romantica «Bye And Bye», con una significativa citazione di «Blue Moon». E ancora
«Lonesome Day Blues», trascinante e aggressiva. Altro Dylan doc in «High Water» una delle tante storie
d'amore a non lieto fine dell'album («Butta i tuoi pantaloni fuori bordo, non rischiare per me, non vedi che
sto affogando anch'io») mentre «Moonlight», soave, sussurrata, sembra uscita dalla Parigi degli anni Trenta
come certe canzoni di Paolo Conte. L'uso della slide guitar conferisce una pennellata retrò alla frizzante
«Honest with Me», mentre «Po’ Boy» inserisce una punta di humor ebraico con un ragazzo che, ospite del
Palazzo della Tristezza, chiama il «room service» e chiede: «Mi mandate su una stanza?».
Finale col blues elettrico «Cry a While» e con la sentimentale «Sugar Baby» dove, a una donna che non
vuol aprire gli occhi sull'amore dice: «Sei andata avanti per anni senza di me, puoi continuare così». Per la
prima volta nella sua carriera Dylan ha accettato di apparire in uno spot che reclamizza il disco. Sulle note di
«Tweedle Dee & Tweedle Dum», lui stesso gioca a poker con altri in un clima molto teso.

Mario Luzzatto Fegiz
 



 

UNITA’
 
 

Il ritorno al futuro. La quarantatreesima svolta di Dylan
di Roberto Brunelli
 
 

http://www.unita.it/dy_notizie_inc.asp?articolo=HP4
 
 

Dylan ha ammazzato la storia. Si è fatto crescere dei baffetti assurdi, un po’ da criminale di seconda tacca:
piegato sulla chitarra, con un cappello bianco in testa, canta con una voce che è sempre più un paradosso,
rauca e levigatissima, dolce e cubista. È un cowboy ebreo, un crooner-filosofo, un rocker di sessant’anni,
che estende al suo massimo limite possibile la proiezione del tempo, un concetto per cui lo spazio di oggi è
impregnato di passato e il passato assume significato a seconda di quello che è il nostro presente. In barba
al monumento del menestrello, del poeta, di quello che volete.
Ieri, oggi, domani, quarantatrè dischi alle spalle, sessant’anni compiuti a maggio, dodici nuove canzoni:
lunedì prossimo troverete nei negozi il nuovo disco di Bob Dylan. Il titolo è "Love and theft", amore e furto.
E ancora una volta mr tambourine man fa una giravolta su se stesso, cambia tono, cambia voce, cambia
registro, ancora una volta si fa storia, ancora una volta incarna la mitologia della canzone popolare
americana. È lo «spirito della terra» che aleggia in questo cd, il primo da "Time out of mind" (che nel 1997
sorprese tutti vincendo tre Grammy award tra cui quello di miglior disco dell’anno), il primo da quando Bob
ha vinto il tardivo Oscar per Things have changed.
Proprio perché Dylan è talmente impregnato di mitologia, proprio perché è una tale «galassia di significati»,
come ha scritto qualcuno, diventa sempre più difficile parlare di Dylan, di un suo nuovo disco: è diventato
rituale dire ogni volta che spiazza tutti, che gioca con la propria immagine, che si fa beffe della propria
mitologia ingigantendola sempre di più, che irride la filosofia che si fa intorno alla sua icona, intorno alla sua
storia, intorno alla sua musica, che esistono uno, cento, mille, centomila Dylan.
Di certo c’è solo che Dylan, con "Love and theft", smentisce e al tempo stesso conferma il precedente "Time
out of mind": lo smentisce abbandonando il tono crepuscolare, dolente, duro, del lavoro del ‘97 e tuffandosi
in un viaggio nel tempo che è sì dolcemente melanconico, ma in qualche modo leggero, cristallino, fluido,
andando a scavare negli anni trenta, quaranta, cinquanta, nel country e nel folk, nel blues del Mississippi (i
riferimenti di oggi sono alcune gemme apparentemente meno gloriose di quelle dell’era visionaria e
fulminante dei primi anni sessanta - tipo "Visions of Johanna" o "Like a Rolling stone" - sono piuttosto
l’album Nashville Skyline oppure quel capolavoro a lungo tenuto nel cassetto che era la canzone "Blind
Willie McTell). "Love and theft" invece conferma "Time out of mind" da un altro punto di vista: Dylan era la
rivoluzione negli anni sessanta, si è reinventato nei settanta, era in crisi negli anni ottanta, è rinato nei
novanta, e con questi ultimi due dischi ha posto le basi per un’evoluzione completamente nuova, che
riguarda le età del rock: il quale, essendo nato come fenomeno musicale e culturale «giovane», sta
imparando oggi a fare i conti con il fatto che sta invecchiando. Sta reinterpretandosi affondandosi
coraggiosamente nelle proprie radici, nelle radici del suo paese, che è la mamma del rock. Il fatto, però, è che
l’intuizione di quel che sta compiendo oggi Dylan l’aveva già avuta quando i suoi colleghi erano convinti
(anche a ragione) che il loro presente, ovvero gli anni sessanta, fosser il futuro, e cioé nel ‘68 e nel ‘69, con
gli album "John Wesley Harding" e "Nashville Skyline" (nota bene: la foto del retro del cd ne «cita» la
celebre copertina). Che rappresentavano sì uno sguardo al passato country, ma con un’ottica che
successivamente si sarebbe definita, prosaicamente, «postmoderna»: è lo sguardo che cambia, e lo sguardo
è quello di uno che ha conosciuto la psichedelia e la «ribellione», di uno che ripulisce la propria memoria, fa
fuori la propria mitologia, ci spiega (con una lucidità che non è propria dei suoi coevi) che tutto quello in cui
abbiamo appena iniziato a credere tutto sommato è soffiato nel vento.
Ma a quei tempi era ancora un’operazione «mediata»: sentimentale, poetica, ma mediata. Oggi il cantore di
Duluth, l’inventore di leggende, il filologo e teologo Dylan, cerca di incarnarsi nel passato, vuole «essere» il
passato, vuole abbattere il muro, lo schermo, che separa l’artista dalla storia che sta raccontando. Non solo:
in questo modo Dylan fa acquisire al presente del rock (o chiamatelo come volete) una «quarta dimensione»,
una profondità nuova, più viscerale, abbatte il muro che c’è fra lui, che nell’83 cantava le gesta del grande
bluesman Blind Willie McTell, e il medesimo Blind Willie McTell. Come dire: io non sono più un interprete
della storia. Io sono la storia. Attenzione, non è presunzione. È il contrario. Dylan ci dice: buttate a mare
tutto, tutto il bla bla, io non sono il dio della canzone d’impegno o un visionario creatore di mito, io sono
solo un vecchio arnese che canta all’angolo della strada.
Per far questo lascia per strada l’amico produttore Daniel Lanois, quello a cui dobbiamo le sofisticazioni di
"Time out of mind", si affida al più pragmatico Jack Frost, si circonda (oltre che dei più solidi basso batteria
chitarra della sua storia) di violini, banjo, mandolini nonché da un leggendario organista come Augie
Meyers, e ci fa sprofondare in alcune delle composizioni più maliosamente dolci, melanconicamente allegre
che mai siano comparse nell’immenso universo dylaniano: blues swingati come "Moonlight", un rock’n’roll
spudoratamente vecchio che sembra uscito dai più ruminanti anni cinquanta come "Summer days", questa
specie di versione più levigata di "Highway 61" che è "Honest with me". Qua e là arriva a sfiorare
suggestioni ragtime ("Bye and bye" e "Floater"), ma è il country la vena forte dell’album: "Tweedle dee &
tweedle dum", che apre il cd, è un country quasi filosofico, che subito ci fa capire in che pianeta siamo
capitati: lunare, irridente, sottilmente beffardo.
È tutto impressionantemente lieve, ingannevolmente spensierato epperò energico: è "Mississippi" il pezzo
che metterà d’accordo tutti (un capolavoro), un country-blues dall’andamento distaccatamente maestoso
che fa venire vari tuffi al cuore, eseguito come se Dylan avesse «disarmato» "Like a rolling stone" facendola
scivolare lungo un lungo fiume di campagna.
E poi, al capitolo dieci del romanzo Amore e furto (il furto si riferisce agli antichi repertori saccheggiati?)
arriva "Po’ boy" (che i veri dylaniati già da qualche settimana si sono scaricati dal sito bobdylan.com, così
come il bizzarro spot girato per promuovere l’album): la voce di Bob diventa lucente e malinconica come mai
(no, non è più il ringhio cupo di "Lovesick"), si apre, facendoci conoscere nuove vibrazioni dylaniane,
appoggiandosi sulle dolci colline disegnate dall’arpeggio di una chitarra che sembra fatta di crema. È
speziata, "Po’ boy", crudele e romantica, aerea: ma non ha niente di teatrale, non è una messinscena tinta di
blues, non è Bob Dylan che finge di cantare una vecchia canzone. "Po’ boy", scritta oggi, è una vecchia,
vecchissima, antica canzone: Dylan non ha reinventato il tempo. L’ha annullato. Ieri è oggi, ieri è domani. Il
rock non ha più età: il vecchio Bob ha compiuto il suo prodigio
 



 

LA STAMPA

http://www.lastampa.it/Search/Giornale/home.asp?PG_ID=226419&TxT=bob%20dylan.
 
 

DODICI BRANI NELL’ULTIMO LAVORO DEL CANTAUTORE,
ODOROSO DI APPALACHI E DI BANJO, INTRISO DI
ROMANTICISMO E PROFONDE MALINCONIE AUTUNNALI

BOB DYLAN, canzoni per stupire ancora
 
 

Marinella Venegoni
 
 

Venderà quel che può o quel che vuole, «Love and Theft» (amore e furto) di BOB DYLAN che esce lunedì
prossimo. Di moderno dentro non ha proprio nulla: e cosa volete mai, che BOB DYLAN si butti nell’hip hop
o nell’elettronica? No, il quarantatreesimo disco del vecchio vate di Duluth è antico anzi eterno; è polveroso,
odoroso di Appalachi e di banjo e di Delta Blues, intriso di romanticismo, di gelosia e di profonde malinconie
autunnali. Si ascolta come un volume di racconti ed è semplicemente bellissimo. Ma naturalmente, essendo
Dylan (con tutto il rispetto) un mascalzone, dei testi che come piccoli romanzi visionari prendono corpo e
vita attraversando folk e blues, country e rock, nei risvolti di copertina non c’è una riga. Chi può, vada a
leggerseli al sito www.expectingrain.com., magari ascoltando il disco; pratica di solito sconsigliata, però con
il vecchio Bob si viaggia per le praterie di storie splendidamente raccontate, senza tempo e sempre uguali
come la vita. La voce rauca, a tratti cartavetrata ma stranamente disponibile al mondo, è meno scoscesa del
solito, addirittura quasi comprensibile. La sfilata dei dodici brani si apre con una citazione di Lewis Carrol e
si chiude con una di Frank Sinatra. Musica e letteratura sono espliciti e ripetuti punti di riferimento, ma è
spiazzante trovare Frank Sinatra in un disco di Dylan. C’è proprio il verso «city that never sleeps»,
(«Chicago»), nella rock ballad «Honest With Me» (che ha poi liriche folgoranti come «le mie memorie
potrebbero strangolare un uomo»), mentre il finale di «Sugar Baby» è una citazione da «The Lonesome
Road» di Old Blue Eyes: «Alza gli occhi, scegli il tuo Dio prima che Gabriele suoni il suo corno». E anche
questa finisce per essere solo l’ultima delle tante frasi che alludono a un tempo che corre e di cui s’intravede
la fine. «Tweedle Dee & Tweedle Dum», che apre l’album, rimanda al titolo di un capitolo di «Alice dietro lo
specchio» di Lewis Carrol: un rockabillino frizzante nel quale due emarginati agresti prendono un tram che si
chiama desiderio e faranno fortuna. «Mississippi», il secondo brano, è l’unico edito, già cantato da Sheryl
Crow: ed è anche il più contemporaneo come suoni, perché Bob sceglie poi sempre altre strade: un r’n’r
d’epoca per «Summer Days», in cui c’è un accenno alle stanze (ovali) del potere quando canta «Il politico ha
le scarpe da jogging/ Correrà per l’ufficio, non ha tempo da perdere». «Bye and Bye» invece ha dentro un
pezzo di «Blue Moon», ed è l’ironica storia di un innamorato maturo: «Il futuro per me appartiene già al
passato/ Sei il mio primo amore/ E sarai l’ultimo». Nelle due parole che ha scambiato con «Usa Today»,
Dylan dice di pensare a questo album «come a un greatest hits senza ancora gli hits», e disdegna ogni altro
commento: ma ve lo vedete Dylan che racconta le proprie malinconie? Meglio godersele mentre emergono,
disperate, nel blues tradizionale «Lonesome Day Blues» («Vorrei che mia madre fosse ancora viva»), o nella
ballad con violini «Floater» che ci porta nelle orecchie certo Paolo Conte: qui c’è una discussione tutt’altro
che pacata fra Giulietta e Romeo, e più tardi in «Po’Boy» (povero ragazzo) arriverà Desdemona a confessare
ad Otello di avergli fatto bere il vino avvelenato; ma c’è pure Don Pasquale, nel blues «Cry A While», che
batte con lo stivale un segno di tradimento. «High Water» è un omaggio al bluesman dei 30 Charlie Patton,
con nel testo citazioni di un altro padre del blues, Robert Johnson. Ma il brano più inatteso è «Moonlight»,
di raro romanticismo su un sogno d’amore agreste: «Il viale dei cipressi/ la danza degli uccelli e delle api/ I
petali che brillano bianchi...incontriamoci al chiaro di luna». Vecchio Dylan, s’è pure tolto la scorza
 



 

RECENSIONE DI ROCK-OL

http://www.rockol.it/recensione.asp?idrecensione=1815
 
 

Bob Dylan

LOVE AND THEFT

Columbia
 
 

Un Dylan d’altri tempi come questo non si era mai visto. 12 canzoni letteralmente “out of time”, fuori dal
tempo, lontane dal presente musicale e fuori da ogni moda.
Che Dylan se infischiasse di tutto e di tutti, che fosse un bastian contrario a cui piace spiazzare il pubblico
era cosa nota. Qualcuno si ricorderà la svolta elettrica, la svolta country, la svolta mistica, e potremmo
andare avanti per un po’. Questo disco è “la svolta swing/blues”? Non proprio, è difficile parlare ancora in
questi termini del sommo vate del rock. Ormai è letteralmente su un altro pianeta.
“Love and theft” ha colto e coglierà di sorpresa un po’ tutti. E’ stato annunciato dallo stesso Dylan con un
paio di inaspettate interviste un paio di mesi fa, ed ha suscitato parecchia curiosità. Qualcuno l’aveva
definito "Nashville skyline" parte due, ovvero una ipotetica continuazione di quel lavoro che, alla fine degli
anni '60, segnò una (temporanea) svolta country di Dylan. Il disco, invece, è una conferma quasi letterale
delle parole che Dylan, per una volta meno criptico del solito nelle sue affermazioni, disse al quotidiano
statunitense U.S.A. Today lo scorso 16 luglio: “Tutte le canzoni sono variazioni sul tema delle 12 battute e
su melodie basate sul blues. La musica in questo caso è una griglia elettronica, mentre i testi sono la
sotto-struttura che tiene tutto insieme”. Di elettronico, ovviamente, non c'è nulla in questo disco, come
peraltro era facile prevedere. Per il resto si tratta di melodie decisamente retrò, liricamente strutturate sulla
forma della ballata blues e country, ricche di citazioni letterarie: dal “Il Grande Gatsby” di Francis Scott
Fitzgerald (la frase “you can't repeat the past”, “non puoi ripetere il passato” ripresa in “Summer days”), a
Sheakespeare (Otello e Desdemona, in “Po’ boy” e e Romeo e Giulietta in “Floater”).
Senza colpo ferire, Dylan passa dal blues (“Honest with me”, “Cry awhile”, "Lonesome day blues") al
rockabilly ("Tweedle dee and tweedle dum", “Summer days”), dal country (“High country”, “Po’ Bo” allo
swing (“By and by”, “Moonlight”), esplorando territori praticamente mai battuti nella sua lunga carriera. Un
plauso, in questa cavalcata, va alla band, che è quella che l’ha accompagnato recentemente nel suo “Never
ending tour”. Larry Campbell, David Kemper, Tony Garnier e Charlie Sexton, con l'aggiunta del tastierista
Augie Myers. “Love and theft”, insomma , non rappresenta nessuna svolta, ma solo l’ennesima grande
conferma di un artista che, dopo quasi quarant’anni di carriera, non ha ancora smesso di cambiare e di
stupire.
Tracklist:
"Tweedle dee and tweedle dum"
"Mississippi"
"Summer days"
"By and by"
"Lonesome day blues"
"Floater"
"Highwater (for Charlie Patton)"
"Moonlight"
"Honest with me"
"Po' boy"
"Cry awhile"
"Sugar Baby".

NB: il disco esce in anche una versione digipack limitata con un secondo CD, che contiene due inediti,
entrambi registrati nei primi anni ’60: “I was young when I left home” (1961) e una versione inedita di “The
times they are a’changin” (1963).
 
 


KWMUSICA

http://kwmusica.play.kataweb.it/kwmusica/pp_scheda.jsp?idContent=75909&idCategory=2028&vban=sm
 
 
 
 

DYLAN, GRAN DISCO TRA RADICI E FUTURO
 
 

In Love And Theft Bob attinge con umiltà alla tradizione per ridarle freschezza coi sentimenti universali delle
sue canzoni
 
 

di John Vignola

Dopo      quattro anni esce finalmente il nuovo abum di Bob Dylan: in Love And Theft si respira la
povere degli "incroci" che furono e nello stesso tempo si vive la curiosità del presente senza i
cedimenti che qualcuno aveva temuto. L'artista affronta quelle che lui stesso ha definito
"variazioni melodiche basate sul blues, sulle dodici battute" con il piglio di chi vuole ancora
scoprire qualcosa. Chi ha visto almeno uno dei suoi concerti estivi - per esempio quello di
Roma - sa bene cosa intendiamo: la noia non alberga, in questo momento, nello spirito di Mr.
Zimmerman, piuttosto c'è la ricerca di una nuova voce da dare alla tradizione. Tradizione, sia
ben chiaro, è un termine usato assolutamente "a posteriori", nel senso che non c'è arida filologia
fra i solchi di Love And Theft, ma uno sguardo ben aperto sui suoni americani degli ultimi
sessant'anni almeno. E' un tentativo di stilizzare lezioni importanti, dal folk al country, in qualcosa
che abbia ancora una sua dignità essenziale, lontana dalla maniera o dal riciclo puro e semplice,
e accresciuta da un canto che ci è sembrato assai più lirico e vibrante degli ultimi tempi.

Questioni cruciali, che nelle mani di una figura chiave della musica popolare del Novecento non
possono che prendere una svolta interessante. Sfruttando al meglio la band che lo accompagna
sul palco (Larry Campbell alla chitarra, violino, banjo, mandolino; Charlie Sexton alla chitarra;
Tony Garnier e David Kemper a basso e batteria, con il valore aggiunto del celebre tastierista
texano Augie Meyers e la produzione di Jack Frost), Dylan ravviva le sue memorie in una
scorribanda che tocca i crocicchi degli anni Trenta, la forma canzone pura e semplice, una
specie di swing elettrico che si conficca nella parte centrale dell'album.  Rispetto però ad altri
dischi, qui il piglio è inevitabilmente più frizzante e meno crepuscolare: l'energia quasi "live" che
colpisce su canzoni come Summer Days, un vero e proprio stomp su chitarra alla Charlie
Christian (precursore nell'utilizzo dello strumento), oppure nell'avvio alla Bo Diddley di
Tweedle Dee & Tweedle Dum, abbatte qualsiasi paragone stretto.

In Love And Theft si trova soprattutto una grande forza espressiva, su forme non elaborate
all'eccesso. "I testi sono sostanzialmente serviti a tenere insieme le musiche, sono stati una
specie di sovrastruttura, di percorso agile verso le melodie", ha dichiarato il Nostro, e in effetti
la sensazione di un fluire felice da un'idea all'altra, da un pezzo all'altro, caratterizza ogni
momento del Cd. Messe da parte alcune inevitabili "revisioni" personali, Dylan sembra ritrovare
la forza visionaria degli esordi, come dimostrano una Lonesome Day Blues splendida,
involontario omaggio ai fasti di Highway 61 Revisited, Floater (Too Much To Ask), la
polverosa High Water, il refrain di Po' Boy.
Tutto questo accade proprio perché una leggenda del songwriting di ogni tempo si "dimentica"
del tutto di esserlo e scende ad attingere dal fiume della musica statunitense con la giusta, umile
attitudine. Il risultato è un insieme di canzoni che, siamo sicuri, reggerà bene l'ingiuria del tempo,
in virtù soprattutto di una semplicità felice, concentrata sulla trasmissione di emozioni universali
attraverso un linguaggio lirico e diretto. Di queste sonorità c'è ancora bisogno, se non altro per
ricordare qual è la differenza fra un prodotto industriale e un manufatto garantito a vita.

Nota - Dell'album verranno stampati e messi in circolazione pochi esemplari con materiale inedito e foto rare
di Dylan. Ci sarà I Was Young When I Left Home, registrata prima del 1961, e una versione alternativa di
The Times They Are A-Changing del 1963.

(7 settembre 2001)
















IL MATTINO di Napoli
 
 

http://www.ilmattino.it/index.htm
 

LA LEGGENDA
DEL ROCK

Federico Vacalebre
Forse ha ragione un suo biografo, Curtis Heylin, quando dice che oggi Bob Dylan è un reazionario, forse
sarebbe meglio dire un conservatore, che vorrebbe che l’orologio della storia tornasse indietro di
trenta-quarant’anni, riportandolo ai giorni in cui aveva ancora un sogno, in cui inseguiva ancora la risposta
che soffiava nel vento. Forse è per questo che il neosessantenne Robert Allen Zimmermann negli ultimi
tempi ha frequentato così volentieri i suoni di un’America che non c’è più: quella del folk, quella del blues,
quella del country, forse anche quella del rock che credeva ancora di essere anelito di cambiamento e voce
di rivoluzione e non puro business. Il nuovo album di sua maestà Dylan, «Love and theft», nei negozi da
martedì, segue infatti un percorso coerente iniziato all’alba degli anni Novanta col ritorno al futuro di «Good
as I been to you» e «Word gone wrong» e proseguito col tributo a Jimmie Rodgers che segnò nel ’97 il
debutto della sua etichetta personale, la Egyptian (a proposito, che fine ha fatto?).
«Love and theft», però, mette da parte i classici, anche se misconosciuti, dell’american music per provare a
rifondarli: il quarantratreesimo album di mister Tamburino sembra infatti frutto di un gap temporale, quasi
fosse il regalo di un viaggiatore nel tempo. Dodici brani nuovi di zecca che sembrano scritti subito prima o
subito dopo la Grande Depressione, blues vigorosi e languide melodie alternate con precisione sistematica
pensando alla colonna sonora che accompagnò l’educazione sonora del giovane Bob in Minnesota.
Insomma, Dylan confonde le acque mischiando passato e presente, riscrivendo le sue origini ed
esercitandosi come sempre nel mestiere di stupire e provocare l’esercito dei suoi fans. Questa volta, ad
esempio, lo vediamo giocatore di poker nello spot voluta dalla Columbia per lanciare l’album sulle note di
«Tweedle Dee e Tweedle Dum».
Musicalmente parlando, non c’è nulla di nuovo, eppure il disco avvince, convince, travolge e richiama alla
memoria la sbornia country di «Nashville skyline», ma anche un capolavoro come «The basament tapes»:
Larry Campbell, Charlie Sexton, Tony Garnier e David Kemper non sono The Band, ma ormai accompagnano
da anni Dylan in tour e riescono ad assecondarne alla perfezione i desideri. Chitarre slide, riff affilati ed
affamati come alligatori del Delta, ma anche violini e banjo che piangono come per una festa di piazza
hillibilly, e poi l’organo e la fisarmonica del texano Augie Meyers.
E poi la sua voce, la Voce più inconfondile del rock. Voce che non vuole essere più il megafono di nessuno
(non ci sono i testi, naturalmente, nel libretto del cd), e così preferisce raccontare col piglio nasale di un cane
della prateria preso in trappola storie private piuttosto che ansie collettive. Voce che non vuole più essere
politica eppure lo ridiventa confessando l’inattualità a cui è costretto il premio Oscar che un tempo era
convinto che le cose dovessero cambiare e ora si limita a constatare che sono cambiate, anche se non
proprio come voleva lui. Voce che si riscopre improvvisamente romantica sulle sponde del «Mississippi»,
alle prese con un addio amoroso («Bye bye», con quei dolorosi versi da nonnetto rock che si accorge di
come il futuro inizi ad assomigliare al passato), o improvvisamente disposta a rispolverare persino i tormenti
di una Giulietta e di un Romeo d’altri tempi, magari quelli dei dischi di Leon Redbone, forse anche quelli del
Tom Waits di «Blue Valentine» e a innalzare un’ode alla luna piena («Moonlight»). Old time music educata e
retrò («Po’ boy»), quasi un sfottò per i sessant’anni compiuti in maggio, ma mitigata da versi assassini che
ci riconsegnano il rocker aggrovigliato nel suo blu preferito, quello dei blues ironici, deliranti come un
incubo di Bosch.
Ma «Love and theft» è anche, anzi soprattutto, un pugno di bluesoni tirati, saltellanti come «Tweedle Dee e
Tweedle Dum» e «Honest with me», chitarre elettriche che fanno incetta d’emozione per i giorni solitari
(«Lonesome day blues»), un omaggio a Charlie Patton («High water», fantastica).
 
 
 


IL MESSAGGERO

http://www.ilmessaggero.it/indexmsgr.htm
 

L’album arriverà nei negozi lunedì prossimo

di MARCO MOLENDINI

ROMA - Evidentemente i sessant’anni fanno bene. Come rinfrescato e rigenerato, dopo un tour
da spettacolo (di musica e nient’altro, ma che musica) Bob Dylan si fa ascoltare in un disco
decisamente felice e ispirato. Eleganza, estro, sulla linea dorsale di un country blues
piacevolissimo che alterna acustico ed elettrico fra testi colti e citazioni (Shakespeare e Scott
Fitzgerald), omaggi (al blues di altri tempi), riscoprendo il gusto di fare melodia o di cantare
morbide ballad accompagnate dalle spazzole della batteria, oppure di avventurarsi in un
rock’n’roll vecchia maniera.
Sì, è proprio un gran bel disco questo Love and theft, il quarantatreesimo nella carriera di Mr.
Zimmerman: dodici pezzi pieni di nostalgie, di riferimenti, di ricordi senza falsi pudori, incisi
come dal vivo con la band che l’ha accompagnato nel tour estivo (ascoltato anche in Italia):
Larry Campbell, David Kemper, Tony Garnier e Charlie Sexton, con l'aggiunta del tastierista
Augie Myers). Del resto gli ultimi anni per Dylan sono stati un continuo tour,
quattrocentocinquanta concerti in quattro anni a cui, dal 5 ottobre, si aggiungerà un nuovo giro
americano. E, guardacaso, il disco suona come una colonna sonora radiofonica di un viaggio
nell’America profonda.
E’ una fase felice per il cantautore americano, ha riscoperto la felicità di far musica, si tiene
lontano da ogni insidia consumistica, fa dischi con il contagocce, l’ultimo Time out of mind era
del ’97, e costruisce musica semplice, diretta, senza trucchi, frutto dell’ispirazione, ma anche del
mestiere sopraffino di un musicista che ha cavalcato a modo suo quattro decenni lasciando
un’impronta inedelebile. Un disco nudo e crudo, questo, Love and theft (accompagnato da
una copertina assai scarna: solo i credits e i titoli dei brani), ma che ha tutte le carte in regola per
essere un best seller, perchè risponde alla sete di musica autentica e viva che c’è in giro e
perchè tiene lontani i sintomi di stanchezza e ripetitività che minacciano la salute dell’industria
musicale.
Dylan c’è. Al meglio. E, probabilmente, lo sa anche lui. Lui che non ama mostrarsi, che non ha
mai sorriso, e stavolta si fa ritrarre nel retrocopertina in un primissimo piano con cappello e uno
sguardo penetrante ma morbido, conciliante. E’ il nuovo Dylan, che stavolta accetta perfino di
recitare in un clip che accompagna il disco: una pubblicità, della durata di un minuto, supportata
dal brano che apre il cd, Tweedle dee & tweedle dum, e mostra il signor Zimmerman mentre
gioca a poker con il leggendario giocatore di carte Ricky Jay.
Fra i dodici pezzi (svariati sono stati anticipati da internet) ce ne sono alcuni indimenticabili,
come la splendida ballad Moonlight, così romantica da ammorbidire la voce aspra di Dylan
che, col tempo, è diventata più pronda e scura. Trascinante e divertente è Summer days, un
rock ’n’ roll all’antica che Bob canta senza sudare, eppure con grande efficacia, facendo
scivolare le parole dove c’è anche un sofisticato riferimento letterario: la frase «you can't repeat
the past», non puoi ripetere il passato, ripresa dal Grande Gatsby di Scott Fiztgerald. La
swingante Bye and bye, un old fashion che ricorda tante vecchie canzoni. Vecchio stile è anche
la country song Floater, dove il riferimento letterario stavolta è a Romeo e Giulietta. Ma ci
sono anche la delicata Po’ boy, i blues classici Highwater, dedicata a un chitarrista del Delta
del Mississippi degli anni trenta, Charlie Patton e che nel testo cita il blues singer Big Joe
Turner, Lonesome day blues, Cry a while, Mississippi blues.
Love and theft del sessantenne Bob Dylan, arriverà nei negozi lunedì prossimo. Primo di una
serie di album realizzati da veterani dai capelli grigi (sono grigi anche se se li tingono) come
Leonard Cohen, Tom Waits, Mick Jagger, Elton John e Paul McCartney.


IL SECOLO XIX
 
 

Il poeta rock dedica il nuovo album “Love and Theft ”agli standard musicali che hanno
segnato un’epoca

Dylan, l’Americano

Dylan in stato di grazia, rende omaggio all’America della sua infanzia. Una musica
travolgente,un disco che piacerà anche a chi non ama il rock
 
 

Così, il suo volto è cambiato. Le rughe e il tempo hanno restituito il viso enigmatico,
scarnificato, assorto del Dylan giovane.Una leggenda blues, come quella di Robert Johnson,
direbbe che Dylan ha incrociato il diavolo, a uno dei mille incroci i campagna, giù nel profondo
sud degli States.E se non è stato durante uno dei suoi interminabili tour in bus, se non è stato
mentre attraversava un ponte coperto i lamiere, bruciate dal sole, allora è stato nell’inferno dei
ricordi. Che affollano un poeta e i vecchi. L ’11 settembre, martedì prossimo, esce in tutto il
mondo Love and Theft, 43° album di Bob Dylan. Amore e furto. Ma non c’è regola nello
scambio d’amore:“Non nutro altro che affetto per chi ha navigato con me ”. Ci sono 12
canzoni in questo disco, un’elegia sulla vecchia America, su quella degli anni Quaranta, che
Dylan ricorda da bambino. Non c’è retorica, ma letteratura, in una rivisitazione brillante i vecchi
standard, poeti delle serenate, vecchi patrioti senza dollari, gente perbene che non ha mai
guardato oltre il Grande Cielo, perché quel cielo era così grande da illuminare qualsiasi
speranza. A 60 anni, Dylan è Melville, Steinbeck ed Hemingway. Cita “Il grande Gastby ” di
Francio Scott Fitzgerald, e non dimentica John Donne, quando ricorda il verso “per chi suona la
campana?”, scolpito per primo in una meditazione del poeta inglese del ’700. Amore e furti.
Canzoni che graffiano Frank Sinatra, il country &western, il rockabilly, che piacerebbero ai
fratelli Cohen per un loro film sull’avventura. A quattro anni da Time Out Of Mind,
capolavoro di riflessione sulla morte e l’eclisse che aspetta ciascuno di noi, Dyla scrive una
pagina memorabile di musica per generazioni che si estendono come un campo di cotone del
sud. Con i suoi cinque compagni i strada, quelli che lo seguono da almeno dieci anni in giro per
il mondo, Dylan incanta i vecchi fans, sorpresi di ascoltarlo in una varietà sterminata i stili così
diversi fra loro. Da “Tweedle Dee &Tweedle Dum ”a “Summer days ”, passando per “Bye
And Bye ”, “Lonesome Day Blues ” e “Po ’ Boy ”, sembra di ascoltare uno i quei vecchi album
ereditati per caso, in cui la voce del cantante e l’orchestra stilano una classifica di amori perduti,
lavori mal pagati, letti sfatti o mai toccati, di amanti sognate, adorate, conosciute e perse.
Ancora una volta il talento visionario di Dylan immagina una folla di brava gente, in perenne
viaggio.

E almeno tre volte il talento si fa riflessione profonda, lascia gli standard a ballo egli anni ’40, e
riprende la strada della ballata rock. Almeno tre volte, in Mississippi, High Water e Sugar
Baby, Dylan traccia la strada. Con quei baffetti, il volto asciutto dei vecchi, lo sguardo di chi ha
visto tutto, e un volto che ricorda le grandi icone dell’America di ieri, come Ronald Colman e
John Gilbert, Dylan si allontana da tutti, con quel distacco che hanno solo i fuoriclasse.

Non c’è distanza, solo valore assoluto, basta ascoltare “Mississippi ”, il più bel manifesto
dylaniano sulla solitudine del coraggio, sulla sfida irrinunciabile con se stessi, sulla circonferenza
perfetta della dignità. Rimanere un giorno di troppo, a qualche parte. E non rimpiangere mai
nulla. Perché ci sarà ancora un incrocio, giù nel profondo sud della nostra coscienza.

Renato Tortarolo



Il Manifesto

11 Settembre 2001
 
 
 

          Le antiche novità di Dylan
          Esce "Love and theft", un viaggio sonoro profumato di blues
       FLAVIANO DE LUCA
 

          Ha compiuto 60 anni a maggio e ha suonato in Italia a giugno (parte finale di un tour
          mondiale di 450 date), ha vinto un Oscar per la canzone Things have changed e sta
          scrivendo la sua autobiografia tra un concerto e una stanza d'hotel, ancora oggi
          Bob Dylan non guarda indietro e non sta mai fermo. Da ieri nei negozi è arrivato Love
          and Theft, il disco n.43 della sua carriera, a quattro anni di distanza dal precedente
          ipervenduto Time out of mind. E' stato registrato in due settimane con la sua solita
          band d'accompagnamento arricchita dal tastierista texano Augie Meyers, forse sono
          gli arrangiamenti più sofisticati mai fatti dal cantautore di Duluth che non ha voluto
          un produttore di chiara fama, dopo l'esperienza infelice con Daniel Lanois. Dentro ci
          sono dodici canzoni nuove, una sintesi molto piacevole di musica popolare
          americana, dalla Guerra Civile ai Sun Studios, quasi un concept album, ritmi radicati
          nel Delta Blues e ballate da crooner anni '50, scudisciate elettriche e sonorità da
          folksinger impastate con una voce un po' più arrotondata ma sempre rauca e
          smaliziata, pronta a raccontare trame misteriose tra citazioni, giochi di parole e
          visionarietà (i testi mancano nel libretto del disco ma si possono agevolmente
          prendere da www.expectingrain.com, sito per autentici maniaci zimmermaniani).
          I giornali statunitensi hanno sottlineato che "solo un veterano, solo una leggenda
          poteva misurarsi con le tradizionali strutture del rock e del folk ma interpretandole
          con uno spirito nuovo". L'album è bellissimo e piacevole, farà impazzire gli
          appassionati di Dylan ma attrarrà anche quella schiera di under 30 che accorre
          compatta alle sue esibizioni. Il titolo "Amore e Furto" (altra citazione di un libro sullo
          scambio culturale tra i minstrel shows e la working class bianca) è stato spiegato
          come un grande atto d'amore verso i classici musicali studiati da teenager nel
          Minnesota, una passione sconfinata che porta quasi a "rubare" lo spirito e la
          sensibilità di quegli standard del dopoguerra che aleggiano un po' dovunque,
          portando un'atmosfera da Appalachi polverosi e languidi banjo, acque profonde da
          Mississippi e violini western. Il disco è dotato di portentosa energia, sia nei tamburi
          iniziali di Tweedle Dee & Tweedle Dum (titolo che si richiama a Lewis Carroll e Elvis
          Presley, aiutato da un videoclip dove si gioca a poker, è la storia di due malandrini
          tra droghe e colpacci), un rockabilly saltellante che si snocciola con gli alti e bassi
          della sua voce che nella sferzante Lonesome Day Blues, un potente dodici battute
          che ogni ragazzino sogna di ripetere nella sua cameretta. Ma altrettanto forte è la
          vena quasi ironica, quel gusto per la forma canzone che affiora tra i relitti di Leon
          Redbone e Frank Sinatra (qualcuno ha cercato le varie frasi ma è più un lunghissimo
          filo melodico che attraversa l'album da Bye bye a Po' Boy, l'episodio più dolce di
          questa dozzina di canzoni taglienti). Ancora una volta Dylan, come un consumato
          giocatore al tavolo verde, si diverte a mischiare le carte, a lanciare il passato nel
          futuro (come in High Water, dedicata a Charley Patton, uno dei bluesman più
          famosi, un rock'n'roller ante-litteram che suonava la chitarra tenendola stretta tra le
          gambe o pestandola come un tamburo, a inizio '900), a prendere in giro il presente
          con un album che rimanda ai tempi della seconda guerra mondiale, quasi un
          promemoria per le nuove generazioni.



L’AVVENIRE del 07/09/2001
 

MUSICA
L'11 settembre esce il disco «Love and Theft», quarantatreesimo album della sua
carriera

Bob Dylan, segreti e bugie

Nei 12 nuovi brani creati in scioltezza con la sua band abituale, sapori antichi fra anni Trenta e
Cinquanta

Massimo Bernardini

Avevamo sedici anni e niente capivamo di quel che cantava nei dischi quella strana voce
chiamata Bob Dylan. Ne abbiamo trenta di più ed è più o meno lo stesso. Colpa degli
insufficenti studi anglofoni (ah l'inglese, sapessimo meglio l'inglese...), o colpa dei testi che nei cd
dove li vorremmo non ci sono mai? Il tempo passa e sinceramente, arrivati al 43° disco del
cantante più carismatico del rock, non ce ne importa più nulla.
Dunque l'11 settembre arriva il nuovo album di Bob Dylan intitolato Love and Theft, il primo
dopo quattro anni. Mentre ascoltiamo il cd, prodotto da Jack Frost e distribuito dalla Columbia
Records coi suoi 12 nuovi brani registrati con la sua band abituale, sentiamo scioltezza e sapori
antichi, alcuni fra anni Trenta e Cinquanta mai uditi da lui.
Ma non chiedetevi perché stavolta li abbia tirati fuori, né perché Tweedle Dee & Tweedle Dum
suoni così spiccia, Mississipi così classica ballata, Summer Days così rock & roll degli inizi,
Bye And Bye così swing, Lonesome day blues così blues, Floater così anni '30, Highwater
(For Charley Patton) così country & western, Moonlight persino parodistica, Honest With
Me così anni Sessanta, Pò Boy (la più bella, la più riuscita), così perfetta, Cry Awhile così
fumosa e rauca e Sugar Baby. così malinconica.
In questo album Dylan, al secolo Robert Allen Zimmerman, 60 anni compiuti a maggio, mostra
una prodigiosa ironia, insieme a un distacco che solo un veterano della musica come lui può
esibire. Ironia e distacco di chi non ha più niente da dimostrare ma solo da continuare ad
essere, forse fra segreti e bugie. Come ha scritto il Los Angeles Times, l'album è «pervaso da
un energia e una immaginazione tutte sue, quasi come se volesse rivisitare alcuni classici del pop,
del folk e del rock dopo averli ascoltati alla radio come un giovane del Minnesota», stato di
origine di Dylan.
L'uscita di Love And Theft giunge nel bel mezzo di uno dei suoi periodi più creativi e prolifici.
In soli quattro anni dall'uscita, nel 1997, del disco di platino Time Out Of Mind (uno dei suoi
album più venduti e acclamati dalla critica, oltre che vincitore di tre Grammy Awards, incluso
l'Album dell'Anno), Dylan si è esibito in circa 450 concerti in tutto il mondo. L'artista ha anche
firmato e registrato il brano Things Have Changed, colonna sonora del film Wonder Boys, per
il quale ha ricevuto l'Oscar e il Golden Globe all'inizio dell'anno. Ed è infine in procinto di partire
con un tour autunnale che farà tappa in 34 città statunitensi, dal 5 ottobre (a Spokane,
Washington) al 24 novembre (al 'Fleet Center' di Boston).
Per promuovere l'uscita di Love And Theft, la Columbia ha deciso per la prima volta di creare
uno speciale spot televisivo interpretato dallo stesso Dylan, già in onda dal 3 settembre. Lo spot
presenta, sulle note di Tweedle Dee & Tweedle Dum, brano che apre il nuovo album, un cast
di personaggi impegnati in una partita di poker ricca di tensione. Ci guarda sornione fra baffetti
e cappellone, il vecchio Bob. I suoi segreti li tiene tutti per sè.
 



Sito on line della rivista ROCKSTAR
 

BOB DYLAN
Love And Theft
[Columbia]
Dylan discende il grande fiume sul battello a vapore dei padri.
 

Genere: mitologia folk-rock
Produttori: Bob Dylan
Titoli: Tweedle Dee And Tweedle Dum • Mississippi • Summer Days • Bye And Bye •
Lonesome Day Blues • Floater • Highwater (For Charlie Patton) • Moonlight • Honest With
Me • Po’ Boy • Cry Awhile • Sugar Baby
Brano migliore: Cry Awhile
Ha il suono di: Harry Connick, Hank Williams, Muddy Waters
Voto: DM
 
 

Forse non è un caso che nel nuovo album di Bob Dylan, antologie a parte il primo in quattro
anni, ci sia un brano intitolato “Mississippi”. Perché sembra proprio il Mississippi il filo
conduttore dei dodici brani della tracklist; non tanto per i testi (per capirli ci vogliono i
sottotitoli), quanto per l’atmosfera che si respira. Atmosfera languida e giallastra, umida e densa
di umori, tale e quale a quella del Delta. Dove i suoni del blues sono nati e cresciuti,
diffondendosi poi a macchia d’olio nel paese, e dove il jazz è stato cullato fin da piccolo. Robert
Hillburn del “Los Angeles Times” ha scritto che sembra di sentire le stesse canzoni che il
giovane Dylan ascoltava alla radio nel Minnesota, con le medesime tessiture musicali dei classici
del blues, del folk e del rock, ma più sofisticate nei testi e decisamente rimodernate. Esatto.
Forse meno pastoso ed avvolgente di Time Out Of Mind, il 43° volume dell’opera dylaniana
suona come un impegnativo divertissment, un non dichiarato omaggio alla musica dei padri. La
voce di Mr. Tambourine, più piena e profonda rispetto al passato, è quella di un vecchio
storyteller, mai pago di raccontare ogni giorno una nuova verità. Verità che passa attraverso
boogie tirati e blues limacciosi, archetipi di folksong e standard da entertainer, jazz noir e
Nashville, violini, mandolini e chitarre dobro. Discreta ma sostanziale la band, la stessa che lo
segue nel suo neverending tour, con Charlie Sexton in bella evidenza, oltre al tastierista texano
Augie Meyers. Insomma un Dylan diverso, inaspettato, scarno nei suoni ma denso nelle
sonorità, ancora una volta sorprendente (ri)scopritore di un’America diversa dall’iconografia
ufficiale.
 
 

Maurizio Iorio


"Love and theft è uno dei più importanti album dell'intera carriera di Dylan" (Indipendent)
http://enjoyment.independent.co.uk/music/recorded_reviews/story.jsp?story=92667


"Bob Dylan è una dinamo sonica. Love and theft è il primo album di Dylan da Highway 61Revisited in cui la musica ti cattura prima delle parole" (Los angeles Times, giudizio: 4 stelle su 4)
http://www.calendarlive.com/top/1,1419,L-LATimes-Calendar-X!ArticleDetail-42211,00.html


"Con Love and theft Dylan supera tutte le attese con un tipo molto differente di capolavoro" (Billboard)
http://www.billboard.com/billboard/reviews/review_displayprint.jsp?vnu_content_id=1051572


"Bob Dylan porta tutto a casa nel suo 43mo album, Love and theft, un capolavoro che è un viaggio attraverso la storia musicale americana" (Rolling Stone, giudizio: 5 stelle su 5)
http://www.rollingstone.com/features/loveandtheft/


"Bob Dylan è il moderno Shakespeare" (The Guardian)
http://www.guardian.co.uk/arts/story/0,3604,549780,00.html


"Dylan dipinge un altro capolavoro. Love and theft è il miglior album dell'anno ed il primo grande album del 21mo secolo" (The Berkshire Eagle)
http://www.rogovoy.com/121.shtml



"Quarantasette dischi in trentanove anni di carriera. Di certo Bob Dylan non ha mai conosciuto il "blocco dello scrittore". Non è tanto la mole di dischi che sorprende, ma la qualità di ciascuno di loro. C'è una sola spiegazione plausibile: siamo di fronte a un genio. C'è più talento e più passione in una sola adenoide di Dylan che in tutti i suoi colleghi più giovani messi insieme. Il nuovo disco "Love & Theft", uscito in questi giorni, è l'ennesima conferma di un talento unico tra i musicisti (e non solo) contemporanei. Di questi tempi non capita spesso di avere la fortuna di ascoltare un disco così."
Clicca qui sotto
http://www.clarence.com/contents/musica/speciali/010919dylan/index2.html


"Con «Love and Theft» il musicista torna ai tempi d'oro", "Love And Theft  ha fatto gridare critici devoti e ascoltatori comuni al miracolo",
"E' tornato a essere il Dylan che era (...) Il se stesso di sempre, manifesto perfetto e completo di una poetica che ora ritroviamo intatta." (Ranieri Polese da "Sette", settimanale del Corriere della Sera).
Un grazie all'autore dell'articolo che cita in maniera lusinghiera il nostro sito. Clicca qui


"Con il suo 43mo nuovo album "Love and theft" la sterminata discografia di Dylan si arrichisce di nuovi capolavori", "In ognuna delle 12 splendide canzoni di questo cd la sua voce intercetta un'inquietudine universale" (Antonella Fiori da "Sorrisi e Canzoni TV") - Clicca qui


"E’ al suo 43esimo album, ma è più in forma che mai" (Andrea Carugati da "Il Messaggero",  con una intervista a Dylan) - Clicca qui


"Love and Theft: a 60 anni Dylan ha dipinto un altro capolavoro" (Washington Post)
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A32376-2001Sep14.html


"Love and Theft è un disco sorprendente" (Paolo Carù, da "Buscadero") - Clicca qui


"Bob Dylan, ovvero poco meno della storia del rock reincarnata", "Robert Zimmerman, il più grande narratore in musica della nostra epoca", "È in grande forma, lo si sente dalle prime note di Love and theft. C'è una buona energia in questi pezzi! Dylan è più forte e vitale di prima", "Non c'è artista pop o rock, o folk al mondo che non sia stato influenzato da Dylan" (Gino Castaldo, da "Il Venerdì di Repubblica") - Clicca qui


Un grazie a Riccardo Bertoncelli che mi invia questa sua recensione di Love and Theft - Clicca qui


GUIDA TURISTICA AL MUSEO BOB DYLAN - SECONDA PARTE  di Alessandro Carrera
E' un onore ed un piacere per me pubblicare questo lungo articolo che Alessandro Carrera ha scritto appositamente per Maggie's Farm (comprensivo di una recensione di "Love and theft") - Clicca qui


"Ritrovando a 60 anni l'autentico blues e l'ironia dei suoi debutti Dylan realizza  con "Love and theft" uno dei più grandi album della sua carriera". "Non c'è un solo titolo mediocre su questo album e molti possono rivaleggiare con le migliori canzoni di tutta la sua produzione" (Liberation)
http://forum.liberation.fr/musique/dylan/actu/20010907dylan.html


"Bussando alle porte dell'Inferno Bob Dylan riesplode con un capolavoro blues con un tocco di diabolico ingegno". "La voce di Dylan non è mai suonata così meravigliosamente distrutta" (Daily News)
http://www.nydailynews.com/2001-09-09/New_York_Now/Music/a-124423.asp


"Dylan è sicuramente al suo massimo. Sconvolgendo le aspettative "Love and Theft" getta un ponte tra futuro e passato in una radicale reinvenzione degli stili musicali dell'America ante-guerra e sta registrando uno sfrenato entusiasmo come i suoi primi classici. Rolling Stone ha assegnato al disco cinque stelle, il primo punteggio pieno per un album dal lontano 1992" (USA Today)
http://www.usatoday.com/life/music/2001-09-10-bob-dylan.htm#more


"Love and Theft" mette in vetrina la gloriosa spontaneità che Dylan ostenta sul palco ma che solo raramente è stata catturata su disco". "Love and Theft" è affascinante perchè, come Blonde on Blonde, il filo che lo tiene insieme è "quel selvaggio suono mercuriale" che Dylan una volta disse in un'intervista di sentire nella sua testa. Sia nel sound che nello spirito "Love and Theft" dimostra che Dylan è tornato on the road" (New York Magazine)
http://www.nymag.com/page.cfm?page_id=5153


"Catturando lo spirito dei tempi Dylan libera un fremito a tutta velocità con musiche e testi ispirati. Dylan e la sua band creano quel rombo che ha caratterizzato la sua trionfante assimilazione e potenziamento del rock'n'roll nell'album "Highway 61 Revisited". "E' la migliore e più aggressiva band di Dylan fin dalle pietre miliari degli anni '70 come "Desire" e "Blood on the tracks". Si può definire "Love and Theft" il documento del passaggio in stile Blake dalle "Canzoni di Innocenza" che hanno forgiato la leggenda della sua giovinezza a queste "Canzoni di Esperienza" che consolidano l'ossatura dell'immortalità" (NBC)
http://www.msnbc.com/news/626656.asp?0dm=L11OL&cp1=1


"Ehi, Bob! Ci vediamo ai Grammy Awards" (NEW YORK POST)
http://www.nypost.com/entertainment/3918.htm


"Canzoni come “Mississippi”, “High Water (For Charley Patton)” e “Sugar Baby” raggiungono i punti più alti della intera discografia di Dylan". "Dylan sembra entusiasta di eseguire la musica che gli piace. E per nostra fortuna quella musica non è mai stata migliore." (Kansan.com)
http://www.kansan.com/arch/2001fall/09_13_01/jayplay/000458.html


"Con Love and Theft il più celebrato poeta del Rock colpisce ancora. Bob Dylan è il più importante artista del mondo e continua ad evolversi musicalmente rifiutando di ricreare l'immagine della sua gloria passata. Dylan è tornato. A 60 anni la più venerabile icona del rock ha realizzato musica tra le più ispirate di tutta la sua carriera" (The Oracle)
http://www.usforacle.com/vnews/display.v/ART/2001/09/13/3ba0a2451ec67


"Bob Dylan cattura la gloria di un tempo in "Love and Theft". Speriamo che il fervore per la nuova musica non sia già dato per scontato quando sarà tempo di Grammy Awards" (Houston Chronicles)
http://www.chron.com/cs/CDA/story.hts/headline/entertainment/1047176


"L'ascolto di Love and Theft non fa altro che dimostrare che a 60 anni Bob Dylan è al massimo della sua arte" (Cyberpresse, Canada)
http://www.cyberpresse.ca/soleil/arts/0109/art_201090014499.html


"Questo album è una gioia per le orecchie" (The Boston Globe)
http://www.boston.com/dailyglobe2/250/living/King_of_hearts+.shtml


"Bob Dylan dimostra il suo rinascimento creativo nel suo nuovo disco "Love and theft". Era uno dei dischi più attesi dell'anno e soddisfa tutte le aspettative. Love and theft contiene canzoni del livello di album come Highway 61 Revisited.
Un disco che ha la forza e la ricchezza narrativa del miglior Dylan. Dylan l'alchimista, lo stregone che ha a sua disposizione la storia e la mitologia" (El Pais)

http://www.elpais.es/diario/espectaculos/index.html?d_date=20010909
http://www.elpais.es/articulo.html?d_date=20010909&xref=20010909elpepiesp_1&type=Tes&anchor=elpepiesp


"Love and theft ha un'energia che non si era sentita da moltissimo tempo su disco. Dylan ha composto dodici canzoni che raggiungono il livello dei suoi migliori album" (Le Monde)

http://www.lemonde.fr/rech_art/0,5987,222637,00.html


"Bob Dylan, sessant'anni e tutto il suo talento. Per i suoi 60 anni Bob Dylan dona ai suoi fans "Love and theft", uno dei suoi migliori album. Questo 43mo disco conferma che il cantante, chitarrista, armonicista e poeta americano è ritornato al massimo della sua ispirazione.
Una pioggia di elogi. In 40 anni di carriera pochi album di Bob Dylan sono stati incensati dalla critica come "Love and theft". La rivista americana Rolling Stone ha gratificato questa notevolissima opera con cinque stelle, giudizio rarissimo il cui precedente risale al 1992. Il quotidiano USA Today si infiamma evocando "un capolavoro che unisce pezzi antichi ed invenzioni audaci. Qualcosa di cui la musica del 21mo secolo ha disperatamente bisogno: una rivoluzione culturale americana." (Le Monde)

http://www.lemonde.fr/rech_art/0,5987,222636,00.html


"... e se parlassimo di musica nuova da consigliare??? Beh strano a dirsi le cose migliori del momento arrivano dai pluridecorati come Bob Dylan ed il suo magnifico Love and theft" (Gianni De Berardinis)
http://www.radio24.it/uominidiparola/uominidiparola.htm


"Love and Theft vede Dylan ruggire ricordandoci - come fece con Blonde on Blonde, The Basement Tapes e Blood on the tracks - che non esiste nessun altro capace di fare il suo lavoro" (PopMatters)
http://www.metacritic.com/music/artists/dylanbob/loveandtheft


"Love and Theft è il lavoro di Dylan che dimostra maggior coesione in oltre un decennio" (E! Online)
http://www.metacritic.com/music/artists/dylanbob/loveandtheft


"Love and Theft funge da perfetta chiusura per lo scorso decennio. "Mississippi" è probabilmente la canzone migliore del disco. La canzone fa ritornare la pienezza del suono che Dylan ottenne su Blonde on Blonde. Dopo oltre 40 anni di lotta con i riflettori Dylan ritorna con un'altra perfromance. E suona meglio che mai" (Daily Pennsylvanian)
http://www.dailypennsylvanian.com/vnews/display.v/ART/2001/09/28/3bb415aa84ea8?in_archive=1


"In Love and Theft la musica si muove su di un'asse che va da Highway 61 Revisited del '65 a Blood on the tracks del '75. Gli arrangiamenti della band di Dylan, incredibilmente duttile, riflettono lo spirito delle canzoni, immerso nella tradizione" (Sonicnet)
http://www.sonicnet.com/reviews/rev.jhtml?genreNameForDisplay=Rock&
genreDirectoryName=rock&cid=1449197&configPathName=Rock


"Dylan ha 60 anni, suona 200 concerti l'anno ed ha avuto il tempo e la creatività di produrre un 43mo album. E che album. Love and Theft può orgogliosamente collocarsi accanto ai suoi migliori lavori. Dylan è altrettanto notevole oggi come ai suoi esordi quasi 40 anni fa. Ed è una chiara conferma di un glorioso ritorno alla forma" (Unison)


"Bye and Bye è una romantica ballata. Se c'è stata una canzone più bella di questa durante l'anno, mi piacerebbe ascoltarla" (Unison)


"Love And Theft non è niente di meno che un classico" (Unison)
http://www.unison.ie/entertainment/stories.php3?ca=61&si=513763


"Love and Theft, il 43mo album di Dylan, è tra i suoi migliori di sempre" (Los Angeles Weekly)
http://www.laweekly.com/ink/01/45/music-lloyd.shtml


"Love and Theft è piacevole. Un album musicalmente più attraente della maggioranza dei suoi precedenti 42" (New Zealand Herald)
http://www.nzherald.co.nz/storydisplay.cfm?
storyID=218297&thesection=entertainment&thesubsection=music


"Love and Theft" prosegue la rinascita di Dylan con profondità e chiarezza musicale. Bob Dylan è un artista raro nell'odierno panorama musicale: un impavido inventore. Dylan è stato criticato in passato e lo sarà indubbiamente in futuro, ma non tanto presto se continua con la totale superiorità dimostrata su "Love and Theft" (Excite, Canada)
http://music.excite.ca/reviews/news/uw/010917/entertainment-music-30


5 STELLE  a Love and Theft anche da "Musica!" (La Repubblica)
"Dylan possiede un'energia spaventosa, ai margini dell'ignoto, e penetra in quella sostanza polverosa che lega sempre un artista al proprio mistero, fatto di codici irripetibili" (Enrico Sisti - "Musica") - Clicca qui


"Love And Theft" il nuovo album di Dylan è un evento. E' difficile credere che qualcuno che ha fatto così tanto possa produrre qualcosa di così bello ed allo stesso tempo così doloroso e piacevole. Il Maestro è tornato! (MusicZone)
http://www.2fm.ie/musiczone/reviews/dylan_b.html


"Love and Theft è una sublime riflessione composta da 12 canzoni sulla fugace avventura e la memoria duratura, la poesia e la potenza della canzone" (Billboard.com)
http://www.billboard.com/billboard/reviews/review_displayprint.jsp?vnu_content_id=1051572


"Love and Theft offre acri considerazioni, umorismo da farsa, ed un sacco di intenso rock-blues, il prodotto di un uomo che è maturato e che vuole ancora imparare una o due cose lungo la strada. La musica è nervosa ed i testi sono pieni di una combinazione unica di humour nero e doloroso cinismo" (Barnes&Noble.com)
clicca qui



"Time Out of Mind conteneva cinque canzoni eccellenti, cinque abbastanza buone. Il nuovo Love and Theft è un album molto, molto superiore. Le canzoni sono più intense, la voce  più potente, il suono e la produzione più chiari", "Summer Days da sola contiene liriche molto superiori a qualsiasi altro album Dylan abbia pubblicato fin da Street Legal", "E' stupido discutere su quale sia il miglior album di Dylan da... chissà quando. Il vecchio Mr. Zimmerman in persona anticipa la domanda con una secca e divertente risposta da Summer days: "She said, 'You can't repeat the past" canta meditabondo e poi con un improvviso lampo di chiarezza "I said, 'You can't? What do you mean you can't? Of course you can"(Japan Times)
http://www.japantimes.co.jp/cgi-bin/getarticle.pl5?fm20010919a3.htm


"Con Love and Theft il ritorno di Bob Dylan alla terra dei vivi è completo" (Entertainement Weekly)
http://www.ew.com/ew/article/review/music/0,6115,173933~4~~lovetheft,00.html


"La voce di Dylan è invecchiata in una potente macchina blues - che sa di fumo e di aceto - e la rotolante e sfrenata "Lonesome Day Blues" è una vera gioia per le orecchie" (Spin Cycle)
http://austin.citysearch.com/feature/35947/?cslink=cs_music_1_2#review1


"You can always come back, but you can't come back all the way" canta Bob Dylan sul suo nuovo album, "Love and Theft". Si è tentati di sorridere a questo verso dal momento che appare su un altro superbo lavoro" (The Onion AV)
http://www.theonionavclub.com/reviews/music/music_l/loveandtheft01.html


"Con Love and Theft Dylan ritorna ai fasti di Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde. Non resta che inchinarci di fronte alla sua Arte" (The London Daily Telegraph)
http://www.telegraph.co.uk:80/et?ac=006192358112043&rtmo
=LSSNylbd&atmo=rrrrrrrq&pg=/et/01/10/4/bmsolid4.html


"L'11 Settembre Bob Dylan ha pubblicato un capolavoro scintillante ed irradiante l'energia della Folk Music Americana" (PopMatters)
http://www.popmatters.com/music/reviews/d/dylanbob-love.html


"Le riflessive appropriazioni di Bob Dylan elevano le canzoni di "Love and Theft" dalla semplice nostalgia al reame della reinvenzione divina" (E! Online)


"In Love and Theft il genio di Dylan riesplode in tutta la sua ineguagliabile grandezza" (The New Yorker)
http://www.newyorker.com/THE_CRITICS/MUSICAL_EVENTS/


"Love and Theft" prosegue la rinascita di Dylan con profondità e chiarezza musicale. Bob Dylan è un artista raro nell'odierno panorama musicale: un impavido inventore. Dylan è stato criticato in passato e lo sarà indubbiamente in futuro, ma non tanto presto se continua con la totale superiorità dimostrata su "Love and Theft" (Excite, Canada)
http://music.excite.ca/reviews/news/uw/010917/entertainment-music-30



 

"A 60 anni Dylan dimostra che l'età non conta. Love and Theft segna un miglioramento rispetto all'etereo Time Out of Mind. Non esistono sufficienti elogi da riversare sulla band di Dylan in Love and Theft: la chitarra solista Charlie Sexton, il pluri-strumentista Larry
Campbell, il bassista Tony Garnier, il batterista David Kemper ed Augie Meyers alle tastiere" (Columbia Chronicle)
http://www.ccchronicle.com/back/2001-10-01/arts6.html


"Dylan è ancora un genio dopo tutti questi anni. Egli ha l'abilità di usare il gergo del suo tempo per provocare e per "pizzicare" le debolezze della società ai raggi x utilizzando la sua sapienza ogni tanto leggera ma spesso profonda, la sua immaginazione acida, la sua inclinazione romantica e la sua facilità a mescolare diversi riferimenti culturali. Proprio quando pensavi che Dylan era pronto a "sparire nella sua parata personale", il suo nuovo album si pone tra le cose migliori del nostro uomo. Leggasi: tra gli album più belli di sempre della musica pop. Chi avrebbe mai pensato che c'era un altro Blood on the tracks in lui?...
Sad Eyed Lady of the Lowlands fa spazio a Tweedle Dee e Tweedle Dum. Incontra e saluta un tipo che è stato in Mississippi un giorno di troppo. Ezra Pound e T.S. Eliot fanno strada a George Lewes. Hollis Brown e John Brown salutano la cugina Samantha Brown che "ha vissuto a casa mia per circa quattro o cinque mesi/Non so cosa ne pensano gli altri, non ho mai dormito con lei nemmeno una volta".
Love And Theft deve essere assaporato, un altro prezioso dono da parte di Bob Dylan. Egli è semplicemente il migliore" (Louisville.com)
http://www.louisville.com/leodisplay1.html?article=6976


"Love and Theft è uno dei più originali ed emozionalmente irresistibili album di Bob Dylan. Dylan è un uomo che vive simultaneamente nel passato, nel presente e nel futuro (la sua benedizione e la sua maledizione, e la nostra fortuna). Il suo livello di irrequietezza emozionale all'età di 60 anni è allo stesso tempo consolante e terrificante. In Love and Theft c'è lo stesso line-up che ha aiutato Dylan a produrre le sue pietre miliari "Highway 61Revisited," "Blonde on Blonde" e "Bringing It All Back Home". Con Love and Theft" che segue il brillante "Time Out of Mind" a Dylan manca solo un disco per pareggiare quella sua grande esplosione artistica della metà degli anni 60". Se riuscirà a realizzarlo sarà un'impresa simile alla vittoria di Mohammed Alì del suo terzo titolo di campione dei pesi massimi" (Courier Journal)
http://www.louisvillescene.com/music/rev2001/20010922loveandtheft.html


"Dylan è ritornato con un album puro, autoprodotto, tempestato di canzoni che suonano immediatamente familiari. Le canzoni di Love and Theft ingigantiscono il repertorio di Dylan con classe e verve" (Cleveland Scene)
http://www.clevescene.com/issues/2001-09-13/playback.html


"Dopo Time out of mind del 1997 Dylan riporta tutto a casa con un nuovo fresco ed eclettico album. Love and Theft, con le sue radici fermamente piantate nella tradizione musicale Americana, prova che Dylan è rilevante nell'odierno panorama musicale come lo era 30 anni fa" (Business 2.0)
http://www.business2.com/articles/mag/0,1640,17007,ff.html


"A differenza degli altri dinosauri del rock Bob Dylan non ha bisogno di imbarazzare le ragazzine, nè vestirsi o pettinarsi alla moda, nè utilizzare la tecnologia nè lasciarsi andare ad assoli di chitarra per dimostrare qualcosa. A 60 anni la sua unica arma è una chitarra ed il suo talento. Love and theft è un opera maestosa nella incredibile discografia del suo autore" (Emol, Spagna)
http://www.emol.com/tiempolibre/musica/zz_programas/script/cdsactual.asp?id_disco=780


"Bob Dylan ruba altro successo con Love and Theft. L'icona rock ritrova se stesso sul suo ultimo album, il suo primo in quattro anni. Questo è un artista sicuro del suo posto nell'universo, che scrive musica che lo diverte. Love and Theft è la testimonianza che egli ha ancora moltissimo da offrire come musicista ed autore" (Bangor Daily News)
http://www.bangornews.com/editorialnews/article.html?ID=42890


"Dylan ringhia nello stridore che egli ha trasformato nell'unico e vitale strumento della musica odierna" (The Straits Times)
http://www.dylanite.com/dok/cd/2001/straits.shtml


"Vi è mai capitato di imbattervi in una canzone che vi piace così tanto che non riuscite a smettere di ascoltarla in continuazione come un bambino di tre anni che ha scoperto per la prima volta The Barney Song? Summer days è esattamente così per me. Ho ascoltato la terza traccia del nuovo album di Dylan almeno due volte al giorno per le ultime due settimane. Fa ribollire il sangue. Con il suo ritmo veloce, la chitarra di Charlie Sexton e quelle liriche che fanno riflettere sullo scorrere del tempo: "What do you mean you can't repeat the past? Of course you can!". Canzoni che rivelano musica migliore e testi più splendenti di quelli che Dylan ha realizzato da moltissimo tempo a questa parte" (Jam, Canada)
http://www.canoe.ca/JamAlbumsD/dylan_bob_theft3-sun.html


"Time out of Mind è stato un legittimo ritorno, la prima collezione di canzoni originali di Bob Dylan in quasi dieci anni ed una rischiosa meditazione sulla mortalità, ma il suo seguito, Love and Theft, è il suo vero ritorno alla forma, non solo il suo miglior album da Blood on the tracks in poi,  il più libero, divertente, eccitante album che egli abbia mai realizzato dai Basement Tapes. Da un punto di vista musicale Dylan non è mai stato così naturale e vitale dai tempi in cui era con The Band. Tutto questo da solo renderebbe Love and Theft un'opera notevolissima ma c'è anche uno straordinario corredo di canzoni. Reminescenza dei suoi dischi classici, ma Dylan non ha mai realizzato un disco così puro, così vertiginosamente divertente, che si colloca orgogliosamente tra i suoi migliori album di sempre"(All Music Guide)
http://www.allmusic.com/cg/amg.dll?p=amg&sql=Aoft67ur020j0


"Love and Theft mostra che Dylan puo' ancora sorprendere. Dylan è vivo e sta bene. Love and theft suona come nessun altro album di Dylan" (Addicted - 4 stelle su 4)
http://www.addicted.com.au/aus/Reviews/20011008/50000.shtml


(Dalla recensione sopra citata):Tweedle Dee e Tweedle Dum potrebbero essere Elvis ed il suo manager, Colonnello Tom Parker.
I migliori versi secondo "Addicted":
Tweedledum and Tweedledee: "They're one day older and a dollar short; they got a parade permit and a police escort"
Mississippi: "You can always come back, but you can't come back all the way"
Summer Days: "She said 'You can't repeat the past,' I said, 'you can't? What do you mean you can't, of course you can'"
Bye and Bye: "Bye and bye, I'm breathin' a lover's sigh"
Lonesome day blues: "Funny, the things you have the hardest time parting with, are the things you need the least"
Floater (Too Much to Ask): "Sometimes somebody wants you to give something up and tears or not, it's too much to ask"
High Water (For Charlie Patton): "Don't reach out for me, she said, can't you see I'm drowning too"
Moonlight: "The boulevards of cypress trees, the masquerade of birds and bees"
Honest With Me: "I'm glad I fought, I only wish we'd won"
Po' Boy: "Po' boy in the hotel called the Palace of Gloom. Called down to room service, says 'send up a room"
Cry Awhile: "Last night, 'cross the alley, there was a poundin' on the wall; must have been Don Pasquale makin' a 2 a.m. booty call"
Sugar Baby: "You went years without me, might as well keep goin' now"


"Love and Theft è l'album meglio cantato, meglio suonato, meglio prodotto e meglio scritto da Dylan in oltre 15 anni" (Shredding Paper)
http://members.home.net/shredding/reviews11.html


"La buona novella di Dylan. Dodici canzoni in dodici giorni. Un disco straordinariamente fresco, più moderno dei lavori di cento nuovi geni, più rilevante di quelli  di mille ed un Eminem: è musica viva e vitale" (Le Devoir)
http://www.ledevoir.com/public/client-css/news-webview.jsp?newsid=4613


"AMALI E RUBALI. DYLAN E' IMPREVEDIBILE COME NON MAI SUL SUO NUOVO CAPOLAVORO". Bob Dylan non si è mai preoccupato molto su cosa voi o io pensiamo. Anche per questo il suo posto è nel pantheon delle leggende viventi. Ci sono dei ringhianti capolavori blues sul nuovo album. Le liriche mostrano spesso lampi dello splendore del Dylan di un tempo. I musicisti hanno un bel taglio "croccante" ed "ispido" e riportano alla mente i giorni di Dylan con The Band" (Cleveland Free Times)
http://www.freetimes.com/issues/952/music-disclead.php3


"Love and Theft, è una pietra miliare. Un capolavoro proprio come il precedente Time out of Mind" (Hamburger Morgenpost)
http://www.mopo.de/seiten/20011009/hamburg-artikel13.html


"Dylan ha iniziato il suo Tour Nordamericano a Spokane dopo aver provato qui durante la settimana. Dylan e la sua band pressochè perfetta si sono esibiti in uno show imperioso di due ore, arricchito con i suoi nuovi suoni ma con abbastanza classici rielaborati per il sorriso dei fans più accaniti. Il pubblico ha accolto Dylan e la sua band di quattro componenti con un benvenuto da eroi, con standing ovation sia all'inizio che alla fine dello show. Dylan era al suo meglio su alcune canzoni del suo ultimo album, Love and Theft. Particolarmente imponente è stata la performance della band sulla prima traccia del nuovo album "Tweedle Dee & Tweedle Dum," con la sua introduzione da sbuffante treno merci e con scintillanti riff di chitarra. La band ha dato il massimo anche sulla rockabilly "Summer Days," e sull'assolutamente stupenda "Sugar Baby" (spokesman.com)


"Le dodici canzoni di Love and Theft possono essere lette come una continua investigazione delle fonti spesso arcane del folk e del blues che caratterizzarono la carriera del cantante negli anni '60 ed i cui misteri sono alla fine diventati inseparabilmente avvinti allo stesso mito di Dylan. Ma ascoltare Love and Theft esclusivamente come un nostalgico sogno ad occhi aperti o un esercizio di etnomusicologia significa perdersi metà del divertimento. Significa perdersi il criptico estro, la libertà che Dylan si è concesso e che era ampiamente assente nell'oscurità e nella gravità di Time Out of Mind" (The Atlanta Journal)
http://www.accessatlanta.com/ajc/living/music/0911dylan.html


"C'era la paura che Love and Theft, il seguito del grande ritorno alla forma degli anni novanta, Time Out of Mind, sarebbe stato un passo indietro. Invece è ufficiale: Bob Dylan può realizzare due grandi album di seguito! Love and Theft è ottimo come il suo predecessore, se non addirittura superiore. Il sessantenne Dylan inizia a sfidare le posizioni in classifica di suo figlio Jakob (The Wallflowers). La sua voce, dopo anni di Never Ending Tour, non è mai stata così buona o distinta. Dal punto di vista dei testi in Love and Theft c'è una penetrazione introspettiva ed una narrazione intrigante che lasciano più di una piacevole sorpresa nelle rime finali, allo stesso tempo umoristiche e profonde. Se una vita può avere due leggende, allora Dylan è sulla strada per crearsene un'altra. (Tollbooth)
http://www.tollbooth.org/2001/reviews/dylan.html


"Love and Theft è il miglior lavoro di Bob Dylan da anni. Superando il suo predecessore, il pluripremiato con Grammy Awards "Time out of mind", questo nuovo album è superiore a qualsiasi cosa Dylan abbia realizzato fin dalla metà degli anni '70. Al top delle sue composizioni di alta qualità, Dylan e la sua touring band eseguono in Love and Theft  versioni di queste canzoni molto superiori ai lavori realizzati con Daniel Lanois, il produttore di "Time out of mind" ed "Oh Mercy", acclamati dalla critica. E non solo gli arrangiamenti e le esecuzioni musicali sono imponenti, anche la sua voce è meno ruvida rispetto a quella dagli anni '70 ad oggi" (Lousville Cardinal)
http://www.louisvillecardinal.com/vnews/display.v/ART/2001/09/10/3b9d0bb339041


"Non solo questo Maestro delle meraviglie è ritornato con un album dello stesso livello del suo ultimo ma ha anche trovato una leggerezza che aveva perso per anni" (Totally Hong Kong)
http://www.totallyhk.com/TimeOff/NightLife/Article/FullText_asp_ArticleID-20010927085401532.asp



CONTINUA INARRESTABILE IL CLAMOROSO SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA PER "LOVE AND THEFT". GIA' DISCO D'ORO, IL NUOVO ALBUM DI BOB DYLAN E' IL LAVORO CHE NELL'INTERA CARRIERA DELL'ARTISTA AMERICANO HA SUSCITATO MAGGIOR ENTUSIASMO (E CONSENSI UNANIMI IN TUTTO IL MONDO) TRA I CRITICI ED I SEMPLICI FANS.
Bob Dylan ce l'ha fatta ancora realizzando la musica più brillante ed intensa della sua quarantennale carriera. Love and Theft è una maestosa cavalcata attraverso le paludi ed i vicoli della Storia musicale Americana. E' il primo grande album rock di un artista della sua età. Uscito l'11 settembre Love and Theft ha ricevuto recensioni entusiastiche ed è entrato al quinto posto nelle classifiche di Billboard, il miglior piazzamento d'esordio di tutti i tempi per Dylan. Delle 12 canzoni di Love and Theft Dylan ne ha già suonate almeno otto nel suo tour e tra queste alcune delle migliori che egli abbia mai scritto: "Honest With Me" e "Summer Days" sono le "Highway 61 Revisted" e "Like a Rolling Stone" del 21mo secolo. "Mississippi" e "Sugar Baby" sono significative come "Visions of Johanna" ed "It’s All Over Now, Baby Blue". "Tweedle Dee and Tweedle Dum" è la nuova "Tombstone Blues" mentre "Cry Awhile" mescola "It’s Alright Ma" con "Outlaw Blues". "Highwater (for Charley Patton)" è un apocalittico bluegrass che rinnova "Desolation Row." (Isthmus)
http://www.thedailypage.com/going-out/music/news/managedit.php?intmusicnewsid=160


Al primo ascolto di Love and Theft due cose sorprendono immediatamente: 1. la varietà degli stili musicali (blues, rockabilly, ballate, swing, country, rock’n’roll…) che rimanda alla sorgente della musica americana nella quale Dylan affonda profondamente le proprie radici per creare la sua musica o piuttosto per riscrivere le sue melodie ed i suoni che percorrono da molti anni il suo mondo interiore 2. il fiume di parole che in queste dodici canzoni precipitano come in una cascata dando l'impressione vertiginosa di una serie di quadri che si succedono gli uni agli altri con alcuni motivi (personaggi, atmosfere e luoghi...) che ritornano per sparire velocemente. Dylan ha registrato questo suo nuovo album a New York nel maggio 2001 con la sua attuale touring band (Larry Campbell, Charlie Sexton, Tony Garnier e David Kemper) ai quali si è aggiunto lo straordinario pianista ed organista Augie Meyers. Per tutta la durata delle dodici canzoni i musicisti hanno sostenuto un vero tour de force e "Love And Theft" entra a far parte indubitabilmente dei più riusciti album di Dylan.  (Multimania)
http://www.multimania.com/wantedman/loveandtheft.htm


Questo è  un album assolutamente delizioso. Dylan ci regala soprattutto variazioni di blues - Chicago, Mississippi, Nawlins, Tin Pan Alley, forse persino Hibbing, Minnesota. A volte la musica ricorda "Highway 61 Revisited" e "Blonde on Blonde". Altre volte ricorda i tempi di Bing Crosby ed Hoagy Carmichael (Adult Pop)
http://www.adultpop.com/browse.phtml?review=119


E' difficile impressionare una leggenda del rock come Roger Daltrey e tuttavia egli è rimasto entusiasta del nuovo disco di Bob Dylan "Love and Theft". A Daltrey è stato chiesto di scegliere il miglior album dell'anno e senza esitazione il cantante degli Who ha dichiarato: "Il nuovo album di Bob Dylan. Sono un fan di Bob Dylan. Non ha mai smesso di sorprendermi e sta invecchiando con una tale grazia e dignità". Pubblicato in Settembre "Love and theft" è già diventato disco d'oro.
http://music.launch.com/read/news.asp?contentID=206494


da Star Tribune:
Mean Larry: "Tutte le canzoni di Love and Theft suonano come se fossero state prese da uno spettacolo live alla VFW Hall, sai, quella sensazione di benessere di un sabato sera con indosso i tuoi migliori vestiti, passando la notte con vecchi amici e Bob che suona ogni canzone per te come se ognuna fosse la tua preferita. Penso che questo sia il miglior disco di Bob Dylan".


Bob Feldman (capo della Red House Records): "Love and Theft è un album rilevante. Mi piace un sacco ed ho apprezzato il fatto che Dylan abbia prodotto egli stesso l'album con la sua touring band. Ecco perchè ha quel suono schietto. Sto ancora rileggendo i testi e sono veramente sbalorditivi. E quella voce diventa sempre più interessante con l'esperienza e l'età".


Paul Metsa: "E' un magnifico album. I dischi di Dylan si rivelano costantemente nel tempo e così sarà per questo in maniera mirabile. Questo album è profondo ed oscuro, un fiume profondo ed un'alta montagna. La mia sensazione è che queste canzoni miglioreranno ancora quando saranno suonate dal vivo, perchè Dylan è importante come performer tanto quanto songwriter. Mississippi e Sugar Baby sono quanto di meglio egli abbia mai scritto"


Thea Ennen: "Con Love and Theft è' come se stessi ascoltando Zio Bob mentre mi racconta tutte quelle storie che egli ha ascoltato negli anni, riportandomi ai cartoons del mattino di Walter Lanz e poi al Viking Bar, rinarrando vicende che non dovrebbero mai morire. Per me è un classico di Bob".


Mark Trehus (proprietario del negozio di dischi Treehouse): "Love and theft è un ulteriore lato di Bob Dylan. Uno sguardo panoramico e felice attraverso il ricco arazzo musicale dell'America, trasformato da un menestrello del 21mo secolo in un personale manifesto sorprendentemente amalgamato. Probabilmente il miglior album che egli abbia mai realizzato".


"Vi siete alzati l'11 settembre ed avete visto le torri del World Trade Center crollare in televisione. Più tardi nella mattinata, intontiti e confusi, avete provato a tornare alla vita normale e così siete andati a comprare Love and Theft, il nuovo album di Bob Dylan. Non vi sentivate granchè in vena di ascoltare musica ma lo avete comunque messo nel lettore cd. E vi siete domandati: ha scritto queste canzoni stamattina? Come ha fatto a far uscire nei negozi questo album pochi secondi dopo che queste cose sono accadute? Forse avete comprato il Village Voice dove Greg Tate si chiedeva: "Cosa sapeva Dylan, e quando lo ha saputo?". Amico, lo sapeva da prima che fossimo nati. "Things are breaking up out there" canta. Incredibile. Ma farai meglio a credergli. Questo disco suonerà profetico un centinaio d'anni da adesso". (David Vest)
http://www.mindspring.com/~dcqv/dylan2.htm


"Dylan non mostra segni di cedimento su "Love and Theft". Le gemme sono grandi canzoni come Mississippi, Honest With Me, Sugar Baby ed Highwater (for Charlie Patton), canzoni che possono tranquillamente annoverarsi tra quelle degli album più grandi di Dylan di ogni epoca". (Rocky Mountain News)
http://www.rockymountainnews.com/drmn/music/article/0,1299,DRMN_54_814225,00.html


"Love and Theft è una strepitosa corsa nelle forme della canzone americana del Ventesimo secolo con echi di Woody Guthrie, Leadbelly, Chuck Berry, Hoagy Carmichael, George Gershwin, persino del primo Bob Dylan. Lonesome Day Blues è il solo pezzo 12-battute puro, ma il blues è il filo conduttore; rispunta attraverso quasi tutti i brani creando momenti di irresistibile purezza. I membri della touring band di Dylan si comportano meglio di qualsiasi altra band che ha accompagnato Dylan fin dai tempi di Robbie Robertson e compagni". (National Post)
http://www.nationalpost.com/search/story.html?f=/stories/20010908/691770.html&qs=bob%20dylan


"La lettura delle recensioni del nuovo album di Bob Dylan, Love and Theft, fa pensare che la leggenda del rock è ritornata ai verdi anni della metà dei '60 quando sfornava un classico ogni nove mesi. Greil Marcus ha guidato la folta schiera con il suo saggio pubblicato il 2 Settembre sul New York Times. Nel suo articolo Marcus collega Love and Theft ad una tradizione sotterranea di artisti country e blues degli anni '20 e '30 che include Dock Boggs e Charlie Patton. "Rolling Stone" ha premiato Love and Theft con una recensione da cinque stelle, una rarissima onorificenza riservata solo ai capolavori assoluti. Il critico Rob Sheffield ha definito Love and Theft un classico. "My clothes are wet, tight on my skin/ not as tight as the corner that I've painted myself in,", canta Dylan in "Mississippi", dimostrando che è sempre capace di modellare i versi come nessun altro".(MSN)
http://slate.msn.com/culturebox/entries/01-10-16_117361.asp

da "McAlester News Capital"
8 dicembre 2001
Top Stories
DYLAN SI TRASFORMA ANCORA: 
L'ULTIMO LAVORO E' UN SUCCESSO
di James Beaty
Il nuovo album di Bob Dylan, "Love and Theft", è un viaggio alle radici dell'America, dal Delta del Mississippi a Tin Pan Alley, e fermate intermedie

E' un album che sembra uno scoppiettante treno merci.
Tra i suoi passeggeri ci sono i fantasmi di Elvis Presley, Jimmie Rodgers, Hoagy Charmichael, Cole Porter, Muddy Waters, Frank Sinatra, Nat King Cole, Hank Williams ed il bluesman Charley Patton - e questi sono solo alcuni degli artisti che hanno ispirato Dylan nella creazione dell'album.
Dylan ha preso queste ispirazioni ed ha creato un nuovo tipo di poesia, un flusso di immagini che simultaneamente evocano un'atmosfera d'epoca e paradossalmente risuona con un nuovo primitivo grido sopra i tetti del mondo.
La sua touring band è in viaggio con Dylan.
E' la migliore rock band del giorno d'oggi e la migliore band con cui egli abbia mai suonato dai tempi della... Band.
L'album si apre con "Tweedle Dee & Tweedle Dum" che presenta frementi percussioni ed un battente riff di chitarra dietro la storia che Dylan racconta su due tipi che "non sopportano la compagnia l'uno dell'altro".
Poi l'album passa a "Mississippi" uno dei molti brani chiave di questo album degno di essere affiancato ai migliori lavori di Dylan.
Pieno di immagini di un viaggiatore che inizia il suo viaggio e resta in un posto troppo a lungo, "Mississippi" evoca la stanchezza di un uomo che è così abituato alla strada che non può più lasciarla.
Dylan e la sua band sterzano verso il rockabilly con la canzone successiva, la ritmata "Summer Days", che presenta Tony Garnier al basso "dog house".
Il brano suona come se provenisse direttamente da uno studio della Sun Records di Sam Phillips intorno al 1956, quando Elvis Presley, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis ed altri esplodevano a Memphis.
In "Bye and bye" Dylan rallenta per una sognante ballata, con l'organista Augie Meyers che echeggia il cantato di Dylan in un omaggio al pop pre-rock'n'roll degli anni '50.
Agitando le chitarre elettriche Dylan ed il suo gruppo passano a "Lonesome day blues" con stridenti riff di chitarra che Dylan, Charlie Sexton e Larry Campbell strappano ai loro strumenti.
Poi Dylan evoca un sognante paesaggio del Delta in "Floater (Too much to ask)", una deliziosa e melodica canzone che dipinge immagini di fragranti brezze del sud e fa venire voglia di unirsi a Jim ed Huckleberyy Finn  per un viaggio su una zattera sull'Old Man River.
Dylan mescola di nuovo le sue carte musicali con "High Water (For Charlie Patton)".
Quand'è stata l'ultima volta che qualcuno ha usato un banjo in un album rock? Con il polistrumentista Larry Campbell che suona vorticosi riff di banjo, Dylan canta di un diluvio in una sorta di metafisica acqua stagnante, dove lo sceriffo vuole Charles Darwin "vivo o morto, non mi importa".
Dietro al cantato di Dylan il batterista David Kemper percuote i tamburi per creare un suono sciabordante di sottofondo alla sua voce triste.
"Things are tough out there" canta Dylan sul sottofondo di banjo e batteria.
"High water everywhere".
Il crooner Dylan ritorna in "Moonlight" che si potrebbe facilmente immaginare cantata da Bing Crosby o Frank Sinatra.
La canzone offre un'altra virata melodica con la steel guitar di Larry Campbell che aggiunge un tocco delizioso.
Dopo la serenità di "Moonlight" ritorna il blues in dodici battute con la ringhiante "Honest with me", la terza canzone blues dell'album caratterizzata da un riff di chitarra assassino questa volta con le slide guitars.
Tra "Honest with me" ed il rolling blues "Cry awhile" c'è la acustica "Po' boy", un'altra delle gemme dell'album.
E' raro che una canzone contenga sia un "knock knock joke" che personaggi scespiriani, ma la tenera "Po' boy" li contiene entrambi.
L'album si chiude con "Sugar Baby".
Destinata a diventare un altro classico dylaniano è l'inquieto addio del poeta ad una donna che gli ha fatto del male ma senza il veleno di "Like a rolling stone" o "Idiot wind".
Questa volta l'addio è più dolceamaro caratterizzato dalla rassegnazione di un uomo che ha percorso un duro cammino sulla strada dell'amore.
"Sei andata avanti anni senza di me" canta Dylan, "Devi continuare ad andare, adesso".
Nessun altro poeta vivente ha avuto un tale impatto sul linguaggio e sulla cultura o ha creato un'opera così imponente come ha fatto Dylan per 40 anni.
C'è da chiedersi perchè il Comitato del Premio Nobel non premia Dylan con il Nobel per la Letteratura.
E' stato candidato già diverse volte a questo premio.
"Love and theft" serve a potenziare l'asserzione che Dylan è il più grande poeta dei nostri tempi.
Ascoltando il nuovo album di Dylan ci vuole un pò per abituarsi alle giustapposizioni talvolta stridenti delle sognanti e melodiche canzoni come "Bye and bye", "Floater" e "Moonlight" con le scosse elettriche di "Lonesome day blue", "Cry Awhile" ed "Honest with me".
Ma, dopo vari ascolti, tutto si amalgama perfettamente ed i taglienti contrasti accrescono l'atmosfera dell'album con l'incontro tra Tin Pan Alley ed il Delta Blues.
Con "Love and Theft" Dylan conferma che la sua ispirazione musicale lavora ancora alla massima velocità.
"Highway 61 revisited" davvero.

http://www.zwire.com/site/news.cfm?newsid=2757463&BRD=1126&PAG=461&dept_id=434982&rfi=6
 

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